Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Sconcerto e preoccupazione per il rinvio a giudizio di don Marco Redaelli, 75 anni

    Sconcerto e preoccupazione per il rinvio a giudizio di don Marco Redaelli, 75 anni

    2 febbraio 2009
    Arese, prete rinviato a giudizio per pedofilia
    Sconcerto e preoccupazione per il rinvio a giudizio di don Marco Redaelli, 75 anni, parroco della chiesa di Valera ora allontanato dalla curia perchè accusato di aver pesantemente molestato sessualmente una bimba di 6 anni.
    I giornali locali Settegiorni e il Il Notiziario nella loro uscita del Venerdì hanno dato amplissimo risalto alla notizia, Settegiorni dava la notizia in prima pagina.
    Anche in rete la notizia è girata.
    I fatti: 24 febbraio 2007, la bimba viene attirata da don Marco nel suo ufficio con la scusa delle caramelle e viene molestata sessualmente. La bimba racconta tutto alla nonna che lo riferisce al papà che decide di denunciare il gravissimo fatto.
    Visto il caso delicatissimo le indagini sono state lunghe ed accurate coordinate dal pm Giancarla Serafini.
    Questo 27 gennaio il gip Giorgio Vanore ha deciso che c’erano basi sufficienti per rinviare a giudizio l’anziano prete con la pesante accusa di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima , dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sarcedote.
    Il processo inizierà il 16 aprile.
    Ora don Marco è stato allontanato da Arese, ma risulta che circolasse ancora per il paese anche dopo la denuncia del padre della bimba, ed è libero.
    Il padre sostiene di essere stato isolato dopo la denuncia ed io non stento a credergli. La domanda ora è: ma sarà l’unico caso?
    Naturalmente la difesa ha attaccato il padre dicendo che aveva sporto denuncia solo per spillare soldi alla chiesa, ma è mai possibile che i Salesiani di Arese abbiano in testa solo i soldi?

    Questo caso mi ha riportato alla memoria un altro fatto, all’apparenza non così grave, l’allontanamento da Arese in tutta fretta e segretezza di don Gianni parroco del MAC (Maria aiuto dei Cristiani), tante storie sono girate per il paese ma una cosa è sicura tutto è stato fatto in gran segreto. Mah!

    Quando lo scorso settembre è stato inaugurato il nido di Via Ferrari non mi era piaciuta l’idea del comune di darlo in gestione ad una cooperativa gestita dai Salesiani di Arese.
    La nostra scuola deve essere laica e deve garantire a tutti la sua accessibilità, se poi i vari ordinamenti religiosi, a loro spese, istituiscono scuole e i privati cittadini decidono di avvalersi del loro insegnamento, senza gravare economicamente sul pubblico, io non ho nulla in contrario.

    Ma dopo casi gravi come questo pretendo che la nostra amministrazione comunale provveda alla propria scuola e non finanzi quelle religiose.

    Elenco dei contributi 2007 del comune di Arese. Alla scuola materna “Scuola dell’Infanzia Sacra Famiglia” sono stati dati 213.000 euro perchè? Testo della legge 241/90 .

    ACCUSE INGIUSTE
    Il prete salesiano è una guida spirituale
    «DON MARCO È UN UOMO DEVOTO»
    Arese
    «Gentile redazione di Settegiorni,volevo dare anch’io un contributo concreto alle già numerose voci pervenutevi a difesa di don Marco …

    Commenta l’articolo 13/02/09

    http://www.settegiorni.it/login.php?artID=987352

    ARESE
    Il prete sarà processato per presunti abusi su una bimba
    «DON MARCO NON L’HA FATTO!»
    In tanti difendono il salesiano accusato di violenza sessuale
    Arese
    «No, don Marco Redaelli non può aver fatto una cosa del genere!». Questa la frase ripetuta da tante persone ad …

    http://www.settegiorni.it/login.php?artID=980477

    L’ACCUSA HA CONVINTO IL GUP IN POCHI MINUTI
    Caramelle per attirare la minore
    ABUSI SU BIMBA: PROCESSANO IL PRETE
    Ad Arese il rinvio a giudizio del salesiano don Marco Redaelli ha scosso la comunità
    Arese
    La notizia che Settegiorni aveva già dato in anticipo a marzo del 2008 ha ricevuto conferma ufficiale questa settimana: …

    http://www.settegiorni.it/login.php?artID=980289

    ARESE – DON MARCO REDAELLI È STATO RINVIATO A GIUDIZIO. IL DIFENSORE: «INNOCENTE»
    PRETE MOLESTÒ BIMBA? LO STABILIRÀ IL GIUDICE

    Don Marco Redaelli, 75 anni, non vive più in paese ma in un’altra comunità; anche la famiglia della piccola si è trasferita altrove dopo aver sporto denuncia nei confronti del sacerdote salesiano
    Arese
    Don Marco Redaelli, 75 anni, sacerdote presso i Salesiani di Arese, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza …

  • Milano/ Rinviato a giudizio un prete: avrebbe molestato una bambina di 7 anni

    Milano/ Rinviato a giudizio un prete: avrebbe molestato una bambina di 7 anni

    Milano/ Rinviato a giudizio un prete: avrebbe molestato una bambina di 7 anni
    Martedí 27.01.2009 14:52

    Avrebbe molestato una bambina di 7 anni che frequentava un oratorio di Arese, attirandola nel suo ufficio con la promessa di darle delle caramelle. Questa l’accusa a carico di un sacerdote di 75 anni e missionario che oggi è stato rinviato a giudizio per pedofilia.

    In base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Giancarla Serafini, la violenza è avvenuta il 24 febbraio 2007 all’oratorio. Quel giorno il sacerdote, che in alcune occasioni è stato missionario in Africa e America latina, avrebbe indotto la bambina a seguirlo nel proprio ufficio con la scusa di regalarle delle caramelle. Tuttavia, rimasto solo con lei, l’avrebbe molestata, costringendola a subire atti sessuali. La bimba ha poi raccontato quanto successo alla nonna, che poi ne ha parlato con il padre della piccola il quale ha sporto querela contro l’anziano sacerdote. Ha preso il via l’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Giancarla Serafini che si è avvalsa di un incidente probatorio in cui, nel contraddittorio tra le parti, è stata registrata la testimonianza della presunta vittima.

    Il sacerdote, nel frattempo rimosso dall’incarico dalla Curia, è stato poi accusato di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sacerdote (in qualità di ministro di un culto, recita il codice penale). Incensurato, non è sottoposto ad alcuna misura di custodia cautelare. Oggi nei suoi confronti si è tenuta l’udienza preliminare in cui il padre della bambina si è costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Daniele Rescaldani, nella doppia veste di colui che esercita la patria potestà della bimba con l’autorizzazione del giudice tutelare e per i danni morali da lui stesso subiti. Il sacerdote è stato invece rappresentato dal legale della Curia, l’avvocato Mario Zanchetti. Il giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Vanore ha disposto il rinvio a giudizio. Il processo comincerà il 16 aprile davanti al collegio della quinta sezione penale.

  • Anziano sacerdote rinviato a giudizio per molestie sessuali su una bambina

    Anziano sacerdote rinviato a giudizio per molestie sessuali su una bambina

    I fatti risalgono a un anno fa. il processo il 16 aprile prossimo

    Il 75enne prelato avrebbe attirato la piccola di 7 anni nel suo ufficio offrendole caramelle e l’avrebbe palpeggiata

    MILANO – E’ stato rinviato a giudizio, con l’accusa di violenza sessuale aggravata, un sacerdote 75enne accusato di aver molestato, un anno fa, una bambina di 7 anni. Il prelato sarà processato il 16 aprile prossimo, davanti ai giudici della quinta sezione penale. Il rinvio a giudizio è stato deciso oggi dal gup di Milano Giorgio Vanore, su richiesta del pm Giancarla Serafini.

    LE CARAMELLE – I fatti risalgono al 24 febbraio del 2007. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe attirato la piccola nel suo ufficio con la scusa di darle delle caramelle; qui l’avrebbe toccata nelle parti intime. La bambina lo raccontò alla nonna e questa al padre della piccola, che decise di sporgere denuncia. Da qui l’apertura di un’inchiesta, durante la quale la bambina è anche stata sentita con la formula dell’incidente probatorio. Le aggravanti contestate sono l’età della vittima, la qualità di ministro di culto dell’imputato e il fatto di avere approfittato di circostanze che ponevano la bambina in condizioni di «minorata difesa», dal momento che si fidava del sacerdote.

    27 gennaio 2009

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_gennaio_27/sacerdote_rinviato_giudizio_violenza_sessuale-150939247379.shtml

  • USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    Esce un libro sulla violenza sessuale nelle diocesi americane
    sabato 24 gennaio 2009 , di la Repubblica

    Cifre realistiche indicano tra i quaranta e i sessantamila casi negli Usa

    Una delle autrici del dossier ha assistito alle riunioni a porte chiuse dei vescovi

    Denunce che vengono dall´interno dell´area cattolica

    Non è il celibato in sé a favorire le pulsioni trasgressive

    Non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici ma la riflessione sull´istituzione e sulle vittime, in maggioranza ragazzi in età pre e post puberale

    di MARCO POLITI

    Le voci dall´inferno sono innumerevoli. «Accadde quando il sacerdote J. era chierichetto. Un giorno, dopo la messa, il prete si mise davanti a J. con il pene eretto e guidò le sue mani fino a raggiungere l´orgasmo… Quando entri in sacrestia, dopo aver servito messa, padre Bill ti dice che hai fatto un buon lavoro e tu sei felice e orgoglioso. Il tuo prete ti offre di aiutarti a sfilare la veste, scherzando. Ma appena l´ha sollevata, padre Bill la spinge sulla tua faccia con una mano mentre con l´altra si sbottona i pantaloni e si spinge dentro di te… Andai su e c´era il buon padre Donald, fumammo insieme (dell´erba) e poi mi fece delle proposte. Era la prima volta che qualcuno soddisfaceva me e mi piacque molto… Il dodicenne Julian fu abusato per tre anni da padre Scott, il quale gli aveva detto che per ricevere la cresima avrebbe dovuto partecipare a speciali sessioni di consulenza… All´età di cinque anni X cominciò ad essere prelevato da letto e portato sul divano del sacerdote (ospite dei genitori), che lo stendeva sopra di sé… I miei ricordi più terribili sono di noi due, io e padre Larry, che facciamo sesso nella mia stanza e dopo scendiamo al piano di sotto per cenare con la mia famiglia… La chiesa nella quale fui violentata era la stessa in cui i preti ascoltavano le confessioni, era la chiesa in cui tutti i figli della mia famiglia si sono sposati e alcuni nipoti battezzati, e in cui sono sepolti i miei genitori».

    Il panorama è devastante. Quando papa Ratzinger è stato in America nell´aprile scorso il nuovo cardinale di Boston, Sean O´Malley, lo ha fatto incontrare con un piccolo gruppo di vittime di abusi che portavano con sé un libriccino con i nomi di altri mille abusati. Mille. Proviamo a trasporre la cifra in una diocesi come Torino, Bologna o Genova. Mille casi nascosti, insabbiati, negati e poi faticosamente portati alla luce. Ma basta già lo scandalo esploso ora a Verona, dove decine di ex allievi di un istituto per sordomuti, ormai adulti, hanno denunciato abusi sistematici da parte di esponenti del clero avvenuti nell´arco di un trentennio, per mostrare ciò che può nascondersi dietro la facciata della normalità quotidiana.

    Le statistiche (come i processi) negli Stati Uniti sono impietose. Tra il 1950 e il 2004 si sono registrati undicimila casi documentati. Ma tutti i poliziotti sanno che le statistiche dei furti sono per difetto, perché riguardano solo gli episodi denunciati. Lo stesso vale per gli abusi sessuali. E così le cifre realistiche indicano in quaranta-sessantamila i casi di violenza subiti da minori da parte di predatori in tonaca. La media dei preti diocesani coinvolti è del 4,3 per cento. Certe annate di ordinazioni sacerdotali hanno prodotto tassi specialmente alti di preti-predatori. Otto per cento nel 1963, nel ´66, nel ´70, nel ´74. Addirittura 9 per cento nel 1975.

    Atti impuri. La piaga dell´abuso sessuale nella Chiesa cattolica (a cura di Mary Gail Frawley-O´ Dea e Virginia Goldner, ed. Raffaello Cortina, pagg. 294, euro 20) non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici americani e portato alla bancarotta per risarcimenti più di una diocesi, ma è soprattutto un´analisi dell´istituzione in cui tutto ciò è potuto avvenire e una riflessione sugli individui colpiti, in maggioranza maschi tra gli undici e i diciassette anni nell´età pre o post-puberale, quando la psiche è maggiormente fragile. Riflessioni e denunce che vengono dall´interno stesso della Chiesa cattolica. Mary Gail Frawley-O´ Dea, una delle curatrici del dossier, è stata l´unica psicoterapeuta ammessa al vertice dei vescovi americani, quando a porte chiuse hanno discusso degli abusi sessuali. Hanno collaborato sacerdoti, religiosi, oltre ad esperti di problemi sessuali, docenti di religione e rappresentanti di altre confessioni cristiane.

    Dal dossier emerge un quadro di analisi sfaccettato. Non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma è l´«opportunità» che favorisce i rapporti con maschi dello stesso sesso. Non è il celibato in sé – come astensione da relazioni sessuali – a favorire le pulsioni all´abuso, ma una concezione del celibato come «integrità» ossessivamente ideologizzata e come «purezza» contrapposta ad una sessualità considerata peccaminosa o di inferiore. Non è tanto questione di trasgredire divieti, ma di personalità che scoppiano perché educate a idealizzare il sacerdozio e che non reggono l´urto con il quotidiano. Del tutto falso, poi, è che questi episodi siano frutto dello spirito libertino contemporaneo, poiché da diciotto secoli la Chiesa ha sancito norme e punizioni (il più delle volte rimaste teoriche) per combattere il fenomeno.

    La vicenda non riguarda solo l´America, riguarda l´Italia, l´Irlanda, la Polonia, tutte le nazioni cristiane in misura variabile. L´America è solo il laboratorio di uno studio approfondito che interessa tutta la Chiesa. L´aspetto fondamentale è che le vittime sono «superstiti», carichi di ferite, segnati dall´orrore o dalla manipolazione della propria personalità. «Papa, funzionari del Vaticano e vescovi – scrive il domenicano Thomas Doyle – hanno mancato sistematicamente di accogliere le vittime come fratelli e sorelle in Cristo». Non è questione di brevi incontri dei papi con i «sopravvissuti» né di alcuni interventi, che condannano la mostruosità degli abusi. Il fatto è che finora né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI sono arrivati a riconoscere fino in fondo le responsabilità dell´istituzione ecclesiastica e le sue manovre di occultamento. Se l´ex arcivescovo di Boston, cardinale Bernard Law, colpevole di non aver perseguito immediatamente i preti predatori, limitandosi a trasferirli di incarico, viene poi nominato (da papa Wojtyla) arciprete di una delle basiliche più venerande della cristianità, Santa Maria Maggiore, per sistemare lo scandalo dei vertici, l´esempio è assolutamente negativo.

    Ancora di più pesa che la maggioranza dei vescovi non abbia saputo instaurare un rapporto umano con le vittime. Troppi vescovi, commenta il gesuita James Martin, hanno finito per anteporre alle vittime gli interessi dei preti violentatori.

    Lo si coglie dalle strategie di fuga sistematicamente messe in atto dalla Chiesa allo scoppio di uno scandalo. La vittima ha enormi difficoltà a farsi sentire, i «superiori» invitano al segreto, il primo riflesso è di trasferire i colpevoli in altra parrocchia, poi si accusano i media, infine si pensa che il risarcimento economico chiuda la vicenda, magari concentrando l´attenzione sulla Chiesa «ferita».

    Così rimane al centro l´istituzione e non la vittima. E invece gli abusi pongono interrogativi di fondo. E´ pronta la Chiesa a formare preti disposti a crescere con la propria comunità, ad ascoltarla, a considerarsi guide che «imparano» smettendo di autorappresentarsi in versione super-sacralizzata di «altro Cristo»? Il pastore che non è nutrito, sottolinea la pastora anglicana Anne Richardson, «divorerà la pecora».

  • Scomode verità in Vaticano

    Scomode verità in Vaticano

    Pubblicato da Federico Tulli su 23 Gennaio 2009

    Un lungo stillicidio di storie di pedofilia nelle pagine dei giornali. Nuovi libri e vicende giudiziarie offrono per la prima volta la possibilità di approfondire anche in Italia il fenomeno ancora sommerso dei crimini contro i minori commessi da uomini di chiesa di Federico Tulli

    In sede penale è stato riconosciuto colpevole di aver violentato un bimbo di 14 anni. Poi è stato prosciolto perché giudicato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. La storia di Giovanni P., il sacerdote che nel 1999 abusò di quel minore, è una delle circa 60 che dal 2000 a oggi nel nostro Paese hanno visto preti protagonisti in crimini di pedofilia. Alcuni di questi sono in attesa di giudizio, molti sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali almeno in primo grado. Quasi tutti indossano ancora l’abito talare e continuano “normalmente” a esercitare il magistero. Ricevendo i bambini in confessionale, facendo catechismo e così via. Padre Giovanni P. è uno di questi. Confessato il “peccato” e ricevuta l’assoluzione del papa, accade raramente che la Chiesa costringa un prete pedofilo ad abbandonare il sacerdozio. priest_collar_apNegli ultimi anni, in Italia, è arrivato sulle pagine di cronaca un unico caso del genere. Quello di don Lelio Cantini, parroco della chiesa Regina della Pace a Firenze fino al 2005, accusato per abusi sessuali avvenuti tra il 1973 e il 1987, denunciato nel 2004 al vescovo dai parrocchiani, e ridotto allo stato laicale, quando ormai era ultraottantenne, lo scorso ottobre. Al contrario di Cantini, Giovanni P. che di anni ne ha 46, è ancora un prete “in attività”. Ma, per diversi motivi, anche il suo è un caso particolare, «anzi, per quanto accaduto nel processo civile addirittura unico» racconta a left l’avvocato Luciano Santoianni, che in sede civile ha difeso la vittima, risarcita nel luglio 2008 dal prelato con oltre 40mila euro. Proprio in questo ultimo processo l’avvocato Santoianni ha posto all’attenzione del giudice l’Istruzione Crimen sollicitationis, per la prima volta in Europa citato nell’aula di un tribunale “laico”. Questo documento, emanato nel 1962 dalla Congregazione per la dottrina della fede e mai pubblicato nell’Acta apostolicae sede (la gazzetta ufficiale vaticana), per quasi mezzo secolo ha fornito al Vaticano lo strumento giuridico per coprire i crimini di pedofilia, ma anche altri tipi di violenza sessuale, derubricati dalla Chiesa come “situazioni negative”, alla stregua di atti contro la morale cattolica, insomma. Il Crimen, infatti, istruisce i vescovi su come devono comportarsi nel caso in cui vengano a conoscenza di violenze sessuali da parte di appartenenti al clero, imponendo loro, ma anche agli autori della violenza nonché alle vittime, di mantenere il segreto; pena la scomunica. Secondo l’avvocato, riguardo il comportamento del sacerdote ci sarebbe stata «una responsabilità oggettiva della curia di Napoli, in particolare del cardinal Giordano che, come dichiarato in sede penale da un teste, era stato messo al corrente della “stranezza” di certi comportamenti del presunto pedofilo». A quel punto la curia invece di denunciare tutto all’autorità giudiziaria si sarebbe limitata a spostare Giovanni P. in un’altra parrocchia. «Il condizionale è d’obbligo – spiega Santoianni – perché nel corso della causa civile il testimone ha ritrattato parzialmente quanto aveva dichiarato nel primo processo. “Rivedendo” in particolare tutto quello che chiamava in causa proprio la curia». Tutto ciò, prosegue Santoianni, «ha comportato che il giudice si limitasse ad acquisire il Crimen senza approfondirne la valutazione». pedof1L’avvocato è però convinto della responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche, e per uno come lui che è sempre stato particolarmente impegnato nel sociale ed è esperto nella difesa di vittime in processi per pedofilia la battaglia non è finita. A questo punto tutto può decidersi nelle prossime settimane in caso di ricorso in appello. Che si fonderà sulla querela per falsa testimonianza presentata dal ragazzo nei confronti dell’autore della ritrattazione e sulla ripresentazione del Crimen sollicitationis quale causa della reticenza del teste. «Sotto l’aspetto processuale le colpe del prete sono acclarate e la presunta “omertà” del testimone non fa che aumentare i sospetti verso l’atteggiamento di chi aveva il potere di fermare padre Giovanni», conclude l’avvocato che a istruttoria in corso «di più non può dire». Così alcuni tasselli mancanti della storia vengono forniti da don Vitaliano della Sala, da sempre voce critica nei confronti della Chiesa anche per il debole atteggiamento verso la piaga della pedofilia. Secondo don Vitaliano, che sul proprio sito ricostruisce gran parte della vicenda, la tesi di Santoianni si fonda su una lettera che il teste, Franco P., un medico psichiatra e docente all’università statale di Milano, avrebbe scritto alla curia sostenendo che padre Giovanni «è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale». Una diagnosi che evidenziava la necessità di allontanare il sacerdote da quei servizi di catechesi particolarmente seguiti dai bambini. Il medico, in sede penale, ha quindi sostenuto di aver parlato del caso per tre volte al telefono col cardinale Giordano. Ma a oggi, dopo le due sentenze che hanno accertato la responsabilità del prete e dopo la perizia psichiatrica che ha stabilito che «il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere», l’unica misura a cui è stato sottoposto il vice parroco Giovanni P. dai suoi superiori è stato il trasferimento. Per qualche tempo in un’altra parrocchia di Napoli al quartiere dell’Arenaccia. Poi in uno dei maggiori ospedali del capoluogo campano, che ogni anno ospita in media tremila bambini.

    Mercoledì, 9 Luglio : 2008

  • Arese: rinvio a giudizio per un prete, accusato di pedofilia nei confronti di una bimba

    Arese: rinvio a giudizio per un prete, accusato di pedofilia nei confronti di una bimba

    Arese: rinvio a giudizio per un prete, accusato di pedofilia nei confronti di una bimba
    Pubblicato da Arianna Ascione, Blogosfere staff alle 15:57 in Milano cronaca

    E’ molto brutto dover parlare di queste cose, si spera che fatti del genere non capitino mai. E’ di oggi la notizia che un prete di Arese si sarebbe macchiato di un crimine orrendo.

    Avrebbe molestato una bambina di 7 anni che frequentava l’oratorio, attirandola nel suo ufficio con la più classica delle scuse, la promessa di darle delle caramelle. Questa l’accusa gravissima che è stata fatta ad un sacerdote (che era stato anche missionario in Africa e America Latina) di 75 anni, rinviato a giudizio per pedofilia. La violenza sarebbe avvenuta l’anno scorso.

    La bimba avrebbe raccontato quanto successo alla nonna, che ne ha parlato con il padre e di conseguenza è scattata la querela. Il pm Giancarla Serafini ha avviato l’inchiesta ed è stata registrata la testimonianza della piccola.

    Come spiega Affaritaliani il sacerdote è stato già rimosso dall’incarico dalla Curia.

    Le accuse sono di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto in qualità di ministro di un culto.

    Oggi c’è stata l’udienza preliminare: il padre della bambina si è costituito parte civile mentre il prete, incensurato, non è stato sottoposto ad alcuna misura di custodia cautelare. Il giudice Giuseppe Vanore ha disposto il rinvio a giudizio e il processo comincerà il 16 aprile.

    Purtroppo, come spiegava poco tempo fa Blogosfere Cronaca e Attualità, questi crimini rimangono ancora diffusi e poco denunciati.

  • Canada: diocesi rimborsa 13 mln dollari per abusi sessuali

    Canada: diocesi rimborsa 13 mln dollari per abusi sessuali

    La diocesi canadese di St. George, nel Terranova, ha saldato il suo debito con le vittime degli abusi sessuali di cui negli anni Settanta fu protagonista uno dei suoi sacerdoti. La diocesi ha versato oggi un risarcimento danni per 13 milioni di dollari.

    Nel 1990 Kevin Bennett, uno dei preti della diocesi, era stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti di 36 ragazzini di parrocchie per lo più in zone rurali. Negli anni Ottanta era stato condannato a pagare oltre 14 milioni di dollari. Alla fine la diocesi è riuscita a raccogliere circa 13 milioni, che sono stati versati alle famiglie delle vittime a titolo risarcimento danni, come confermato dal vescovo Douglas Crosby.

    “Io – ha dichiarato il vescovo – ho mandato una lettera con le scuse a ciascuno. Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo”.

    Il caso Bennett è stato solo uno dei numerosi processi in Canada che hanno coinvolto sacerdoti e Fratelli Cristiani, un ordine che si occupava, tra l’altro, di un orfanotrofio.

  • Mantova: parroco accusato di abusi sessuali

    Mantova: parroco accusato di abusi sessuali

    Il parroco della chiesa di San Leonardo a Mantova, Walter Mariani, 60 anni, è stato rinviato a giudizio per violenza sessuale e falso ideologico.

    Il prete è accusato di aver preteso da tre donne extracomunitarie favori sessuali in cambio dell’aiuto nel rinnovare il permesso di soggiorno: per la Procura la violenza è stata consumata in sacrestia, per più di una volta.

    I fatti risalgono a due anni fa quando le tre donne sono rivolte alle Polizia per denunciare il sacerdote, il quale ha sempre respinto le accuse. Don Walter è molto conosciuto nella città lombarda per la sua attività alla guida di una comunità per il recupero dei tossicodipendenti e l’ospitalità ad ex prostitute.
    11/12/2008 22:35

  • Pedofilia. Diacono Andrea Tiloca da Rueglio (TO) condannato a 7 anni e 6 mesi. Il parroco lo difende

    Pedofilia. Diacono Andrea Tiloca da Rueglio (TO) condannato a 7 anni e 6 mesi. Il parroco lo difende

    Pedofilia: Andrea Tiloca, diacono e bidello di Rueglio, condannato a sette anni e mezzo.

    Il Giustiziere degli Angeli

    Anche oggi la notizia di una condanna per pedofilia. Anche oggi la notizia di 7anni e sei mesi di reclusione. Anche oggi la notizia non ci rende contenti perchè faremmo volentieri a meno di aver certezza che dei bambini sono stati oggetti di carne per qualcuno.

    E sapendo quanto durerà l’inferno per questi bambini, non sentiamo che giustizia è fatta con sette anni di carcere. Leggendo poi che un prete ha alzato la sua voce per difendere un pedofilo fà ancora più male: don Arnaldo Bigio doveva fare solo il prete e non il giudice ed aveva il dovere di pensare ai bambini. Ora cosà farà questo “Don” di turno? alzerà la sua voce ancora contro le vittime? Che razza di Chiesa è diventata questa? Da notare inoltre, in fondo all’articolo, che anche in questo caso non è mancata la “passeggiata romantica a lume di candela” (fiaccolata) ancora in favore dell’accusato. Che schifo!!

    Pedofilia: Andrea Tiloca, diacono e bidello di Rueglio, condannato a sette anni e mezzo.

    E’ stato condannato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di cinque minori
    Pedofilia, 7 anni al bidello di Vico
    IVREA 03/12/2008 – E’ stato condannato a sette anni e mezzo di reclusione con l’accusa….

    di violenza sessuale nei confronti di cinque minori e al risarcimento di 30 mila euro alle famiglie, Andrea Tiloca, 36 anni, diacono ed ex operatore scolastico di Vico Canavese (Torino). La sentenza è stata emessa, questa sera, in Tribunale a Ivrea (Torino) al termine dell’udienza che si è svolta a porte chiuse davanti al collegio giudicante presieduto dal giudice Ivana Peila. La sentenza combacia con la richiesta del pm Frencesco Saverio Pelosi. I fatti risalgono al settembre 2006 quando Andrea Tiloca, difeso dall’avvocato Ferdinando Ferrero di Ivrea, lavorava come operatore scolastico alla scuola elementare di Rueglio (Torino), in Valchiusella.

    Ad accusarlo erano stati i genitori di tre bambini tra i 6 e 7 anni. All’epoca dei fatti il pm Pelosi, ascoltando le testimonianze dei cinque bimbi in un’udienza protetta, era riuscito a ricostruire il quadro delle violenze che il bidello aveva loro inflitto. Aveva così scoperto che la vittima prediletta del collaboratore scolastico era un piccolo di sei anni. Terminate le indagini, il gip Marco Tornatore aveva emesso l’ordinanza condannando il bidello agli arresti domiciliari. A testimoniare l’innocenza di Andrea Tiloca, lo scorso 22 febbraio, a Vico Canavese (Torino), il parroco del paese, don Arnaldo Bigio, e un centinaio di cittadini avevano organizzato una fiaccolata in difesa del bidello.

    Cronaca.Qui LINK: http://www.cronacaqui.it/news-pedofilia-7-…vico_15975.html

  • La vicenda scoperta dai carabinieri a fine 2007 Poi le accuse della vittima

    La vicenda scoperta dai carabinieri a fine 2007 Poi le accuse della vittima

    MARILÙ MUSTO Sei anni e otto mesi di carcere per don Marco Cerullo, il sacerdote di trentatré anni di Villa Literno processato per pedofilia.

    La condanna è arrivata ieri sera al termine dell’udienza preliminare definita con il rito abbreviato e a porte chiuse chiesta dalla difesa dell’insegnante di religione della scuola media liternese, accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di un suo alunno di dodici anni.

    La pena inflitta al sacerdote dal giudice Francesco Chiaromonte è superiore alla condanna di cinque anni di reclusione chiesta dal pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere Rita De Selva. Le parti civili, Costantino Puocci e Giacomo Cassandra, dopo l’arringa del pubblico ministero, hanno reclamato una pena più severa, esemplare, perché «dagli atti sono emersi insistenti e duraturi ricatti morali che il prete perpetrava ai danni della vittima».

    Schiaccianti le prove raccolte a carico del sacerdote, viceparroco della chiesa Santissimo Salvatore trasferito dieci mesi fa in una comunità religiosa del basso Lazio, ma ancora a piede libero. Ieri mattina in udienza il difensore dell’imputato pare abbia accennato a un «interessamento» della diocesi aversana alla vicenda. Circostanza, questa, smentita, poi, dai legali della famiglia del bambino secondo i quali in un anno la diocesi «non ha mai chiesto scusa alla famiglia del dodicenne violentato dal sacerdote».

    Il rappresentante legale della madre del ragazzo, Puocci, ha chiesto un risarcimento danni morali e psicofisici di trecento mila euro che verrà discusso in sede civile. Per ora la richiesta è stata accordata in via provvisoria con il riconoscimento di cinquanta mila euro. Per don Marco, dunque, potrebbero spalancarsi di nuovo le porte del carcere se la sentenza diventerà esecutiva, ma è possibile che la difesa faccia ricorso in Appello. Il sacerdote ha già goduto dello sconto di un terzo della pena avendo chiesto il rito abbreviato.

    La storia della sua presunta perversione era venuta alla luce il 19 dicembre del 2007 quando una pattuglia dei carabinieri lo aveva colto in flagranza di reato mentre si trovava a bordo della sua auto in un viottolo di campagna in compagnia del dodicenne. Don Marco aveva cercato di fuggire, ma era stato arrestato subito dopo e davanti ai carabinieri della compagnia di Casale, in lacrime, ammise tutte le colpe.

    Il bambino, nel corso di incidente probatorio, aveva fornito un racconto chiaro degli abusi e aveva dichiarato che don Marco gli diceva sempre: «Se non lo facciamo io mi uccido». Il vescovo della diocesi di Aversa non ha mai voluto commentare il fatto né, secondo la difesa del ragazzo. Le indagini non hanno escluso che «l’interessamento» del sacerdote ai ragazzi poteva esserci stato molto prima della scoperta dei carabinieri.

    http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20081120&ediz=CASERTA&npag=42&file=obj_3389.xml&type=STANDARD