Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Due anni di reclusione per tentata violenza sessuale ai danni di una bambina. Pena sospesa

    Due anni di reclusione per tentata violenza sessuale ai danni di una bambina. Pena sospesa

    di EUGENIO SPADAFORA – ACRI – Ora il verdetto è definitivo: padre Kevin Chukmwka è stato condannato a 2 anni di reclusione per il reato di tentata violenza sessuale nei confronti di una bambina. La parola fine alla nota vicenda giudiziaria è stata messa dalla III Sezione della Corte di Cassazione, che, rigettando il ricorso dell’imputato, ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 14 dicembre del 2007, che poi ricalcava quanto statuito nel primo grado di giudizio dal Gup di Cosenza. Tuttavia il prete di origine nigeriana non dovrà scontare la condanna in carcere: la pena è infatti sospesa. Ma se il risvolto penale della vicenda è definitivamente chiuso, a breve dovrà cominciare un altro giudizio. Ovvero quello civile, dove si dovrà stabilire l’entità del danno che padre Kevin dovrà risarcire ai due genitori (che si sono costituiti nel processo come parte civile per mezzo degli avvocati Franz Caruso e Marina Pasqua) della bimba che fu oggetto delle attenzioni del prelato. In questo senso era già stata stabilita in primo grado una provvisionale di 10.000 euro.

    IL FATTO. 7 febbraio 2004, San Giacomo d’Acri. Questi i connotati spazio temporali della vicenda. Giornata di catechismo, per i più piccini, a lezione da padre Kevin presso l’abitazione parrocchiale. Una delle catechiste tornò a casa piangendo.

    Si trattava di S. M. all’epoca di 9 anni (ora ne ha 13). Ai genitori disse singhiozzando che padre Kevin aveva cercato di spogliarla e di toccarla. Seguì la denuncia ai carabinieri e la vasta cassa di risonanza che tutta la vicenda ebbe. Gli esami medici disposti dalla magistratura bruzia non riscontrarono violenze carnali. Padre Kevin Chukwuka fu comunque tratto in arresto in quanto il racconto reso dalla vittima e dai suoi genitori fu ritenuto attendibile. Dopo un po’gli furono concessi gli arresti domiciliari, prima presso l’Oasi di Sant’Antonio di Cerisano, poi presso il seminario arcivescovile di Rende.

    Nella fase delle indagini preliminari la piccola fu sottoposta a diversi test psicologici, coi periti che l’hanno ritenuta credibile. La piccola in fase di incidente probatorio, raccontò tutti i particolari ai magistrati. Da qui le due condanne, una in primo e una in secondo grado. E adesso il punto esclamativo messo dai giudici di Piazza Cavour, che non hanno fatto altro che confermare quanto già statuito nei precedenti gradi di giudizio. Il prete nigeriano, dal canto suo, si è sempre proclamato innocente, parlando «di una maledetta storia inventata, solo perché le ho negato (il riferimento è alla piccola vittima, ndr) la prima comunione».

    LE CONSEGUENZE. Subito dopo la sentenza della Corte d’Appello, Monsignor Nunnari sospese a divinis Padre Kevin. Ora per lui potrebbe profilarsi un provvedimento di allontanamento definitivo dalla Chiesa. Ma questa è ancora un’ipotesi e nulla più.

  • Pedofilia, altro prete indagato sei bambini lo accusano

    Pedofilia, altro prete indagato sei bambini lo accusano

    di Marino Bisso e Rory Cappelli – Si allarga l´indagine sui preti pedofili. Dopo Don Ruggero Conti nel mirino della procura si trova ora un altro sacerdote, lo spagnolo José Poveda Sanchez, 48 anni, che non vive più in Italia: è stato iscritto nel registro degli indagati con l´accusa di violenza sessuale aggravata e detenzione di materiale pedopornografico.

    Avrebbe abusato di almeno 6 bambini di 10-12 anni quando operava nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima di Aranova (Fiumicino).

    Nel corso della perquisizione in un´abitazione che don Josè utilizza quando viene in Italia, sono stati sequestrati un computer e sono state ritrovate alcune lettere, da cui gli inquirenti sono risaliti ad un ragazzo di 18 anni, che all´epoca delle violenze aveva 14 anni e che avrebbe, però, negato di essere stato molestato o violentato dal prete.

    Il religioso, nel novembre del 2005, a causa delle accuse, era stato poi trasferito, molto probabilmente da monsignore Gino Reali nella cui diocesi ricade la parrocchia di Aranova. Lo stesso monsignore che il pm Francesco Scavo sentirà nei prossimi giorni anche in relazione a don Ruggero Conti, che sarà invece interrogato entro metà novembre. Su don Ruggero, infatti, da anni – pare addirittura dagli anni Ottanta, quando faceva parte della diocesi di Legnano – giravano voci, se non accuse, circa le sue predilezioni pedofile. Perché – si domanda il pm – monsignor Reali non ha ascoltato queste accuse?

    Perché il prete è sempre rimasto in contatto con minori? Le indagini su Ruggero Conti – accusato di violenza sessuale aggravata e continuata, arrestato il 30 giugno e da metà settembre, su decisione del Gip Andrea Vardaro, nonostante il parere negativo del Tribunale del riesame, agli arresti domiciliari in attesa di essere interrogato – erano partite dalla denuncia di un altro prete della stessa parrocchia – quella della Natività di Santa Maria Santissima in via Selva Candida – a seguito della quale erano stati messi sotto controllo i telefoni e il computer del religioso.

    Tantissime le conferme che erano arrivate agli investigatori dagli sms, dalle telefonate e dalla navigazione in rete. Non solo. I carabinieri, perquisendo l´abitazione di don Ruggero, avevano trovato materiale pedopornografico e pornografico. Le accuse più pesanti, tuttavia, erano venute da una decina di ragazzi che all´epoca dei fatti avevano intorno ai 10-12 anni: tutti avevano testimoniato di aver subito dal parroco 55enne pesanti molestie sessuali.

    Il prete, inoltre, li avrebbe anche corrotti, offrendo denaro, vestiti, regali, li avrebbe obbligati a vedere con lui video pornografici per poi costringerli a rapporti sessuali, allontanandoli – come hanno tutti sottolineato nelle loro testimonianze – dalla chiesa. Le prove raccolte avevano portato gli inquirenti a indagare, dopo la denuncia di altri minori, sul periodo trascorso da Don Ruggero nella Chiesa della Beata Vergine Immacolata alla Giustiniana, dove – grazie ad alcune testimonianze – hanno scoperto anche i reati di don Josè.

    (01 novembre 2008)

    http://roma.repubblica.it/dettaglio/Pedofilia-prete-indagato%3CbR%3Esei-bambini-lo-accusano/1538195?ref=rephp

  • Fiumicino. Don José Poveda Sanchez indagato per pedofilia. Trasferito in Spagna

    Fiumicino. Don José Poveda Sanchez indagato per pedofilia. Trasferito in Spagna

    Nel mirino il sacerdote della chiesa di Fiumicino, trasferito nel 2005 in Spagna

    Avrebbe abusato di almeno quattro minorenni nella sua abitazione parrocchiale. Perciò è stato iscritto sul registro degli indagati J. P.V. già parroco della parrocchia di Nostra Signora di Fatima ad Aranova, comune di Fiumicino, fino al novembre 2005.

    Violenza sessuale aggravata e detenzione di materiale pedopornografico i reati contestati al prete dal pm Francesco Scavo, che già in passato si è occupato di casi analoghi. Questa inchiesta, infatti, ha preso spunto da alcune segnalazioni ricevute dagli investigatori nel corso delle indagini su un altro prete, don Ruggero Conti, già parroco della parrocchia Natività di Maria Santissima a Selva Candida.

    Accusato di violenza sessuale continuata e aggravata per aver ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure, tra l’altro, nell’oratorio e ai campeggi estivi, il sacerdote nel giugno scorso per queste contestazioni fu anche arrestato. Don Ruggero dovrebbe essere sentito la prossima settimana dal magistrato, che poi dovrebbe procedere a chiudere le indagini nei suoi confronti.

    Recente invece l’iscrizione nel registro degli indagati del 48enne, cui si contesta di aver abusato di almeno quattro ragazzini che all’epoca avevano circa 11 anni e che adesso ne hanno circa 14. I fatti si sarebbero svolti in un arco temporale ancora da definire, ma che comunque si conclude nel novembre del 2005, quando il parroco venne trasferito in Spagna dal vescovo Gino Reali. I ragazzi avrebbero raccontato i dettagli di quegli incontri con il sacerdote. Oltre a questi c’è un altro ragazzo, oggi diciottene, che sarebbe stato oggetto delle attenzioni del prete quando aveva 14 anni. Sentito dagli investigatori, il giovane, cui sono state sequestrate alcune missive invitagli dal prete, avrebbe negato di aver avuto rapporti intimi.

    Circa due settimane fa è stato sequestrato un computer in una casa vicino ad Aranova, dove il prete è ospitato quando torna in Italia. L’apparecchio è ora all’attenzione dei carabinieri del Nucleo investigativo. Su entrambi i casi di presunta pedofilia il magistrato potrebbe sentire monsignor Reali: entrambe le parrocchie guidate dai due sacerdoti indagati rientravano nella diocesi di sua competenza.
    01/11/2008

  • Violenza su minore don Marco dal gup

    Violenza su minore don Marco dal gup

    MARILÙ MUSTO – È stata fissata per il diciannove dicembre l’udienza preliminare nella quale il gup del tribunale di Santa Maria Capua Vetere deciderà se ci sono sufficienti e idonei elementi di prova per sostenere in dibattimento l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di don Marco Cerullo, sorpreso in una campagna dai carabinieri di Casal Di Principe il diciannove dicembre del 2007 con un suo alunno in atteggiamenti intimi.

    Non si esclude che il difensore del sacerdote possa chiedere il rito abbreviato che permetterà a don Marco, arrestato a dicembre, di beneficiare dello sconto di pena di un terzo ammettendo, però, le colpe. In questo modo la pena da scontare potrebbe essere al di sotto dei sei anni di carcere o di domiciliari.

    Gli avvocati difensori della vittima di undici anni, Costantino Puocci e Sergio Cavaliere, chiederanno, per conto della famiglia del bambino, la costruzione di parte civile. In pratica reclameranno un risarcimento di danni morali e materiali subiti dal minore. Don Marco Cerullo, trentaquattro anni, insegnante di religione nella scuola media di Villa Literno e viceparroco nella chiesa del Santissimo Salvatore a Casal Di Principe, da un anno, è agli arresti domiciliari in una comunità religiosa del basso Lazio mai resa nota dalla curia. La diocesi di Aversa non ha mai commentato le accuse di pedofilia rivolte al giovane sacerdote colto in flagrante dai carabinieri. Alcune indiscrezioni fanno trapelare, ora, che don Marco non ha mai chiesto scusa alla famiglia del suo alunno, né è mai tornato a Casal Di Principe per prendere le sue cose dalla sua stanza in parrocchia.

    Dalle confessioni del ragazzo sarebbe emerso che le attenzioni dell’insegnante di religione erano rivolte non solo a lui, ma anche ad altri alunni che, però, non hanno mai denunciato l’accaduto. Non solo. In sede di incidente probatorio è emerso che con il pretesto di una pizza o di una visita al seminario vescovile di Aversa o in una festa di compleanno, il sacerdote avrebbe cercato di adescare l’alunno facendolo sentire privilegiato. La presunta inclinazione sessuale è venuta allo scoperto solo a dicembre scorso quando i ragazzi della scuola media ed elementare di Villa Literno erano intenti a preparare un progetto sul Natale.

    A don Marco servivano i pastelli per colorare un albero. Così pensò di andarli a comprare in una cartoleria vicina e di portare con sé il ragazzo di undici anni. Alla cartoleria, però, don Marco non arrivò mai. Si fermò in una strada sterrata tra Cancello Arnone e Casal Di Principe e, stando al racconto della vittima, abusò di lui. In caserma il sacerdote pianse davanti ai carabinieri che lo interrogarono ammettendo, probabilmente, il fatto. Solo in seguito pare abbia dichiarato che si trattava solo di un abbraccio affettuoso. Don Marco venne arrestato, ma uscì di prigione venti giorni dopo. Da allora il ragazzo ha intrapreso una terapia ed è stato aiutato dalla famiglia a superare il trauma.

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20081017&ediz=CASERTA&npag=40&file=obj_3803.xml&type=STANDARD

  • Curie e Curiali La Chiesa polacca dice sì alla castrazione chimica. Anche sui preti pedofili

    Curie e Curiali La Chiesa polacca dice sì alla castrazione chimica. Anche sui preti pedofili

    di Andrea Bevilacqua 

    Questa è bella: la Chiesa polacca, quella del defunto Papa Giovanni Paolo II, ha preso nei giorni scorsi un’iniziativa davvero singolare. In sostanza, si è schierata a favore della castrazione chimica.

    Certo, non con un documento ufficiale, ma semplicemente con le dichiarazioni bomba di un importante suo rappresentante. Proprio così. Dopo i recenti casi di pedofilia e incesto che hanno sconvolto l’opinione pubblica – l’ultimo è stato scoperto tre settimane fa: una ragazza di 21 anni era stata tenuta segregata dal padre per sei anni e aveva messo al mondo due bambini – e di fronte alla proposta del governo di approvare una severa legge contro questo tipo di crimini, è stato l’arcivescovo polacco Tadeusz Goclowski a esprimersi a favore della castrazione chimica obbligatoria: «Deve essere intesa come una cura e non come un castigo – ha detto il prelato durante un intervento a Radio Zet – e il progetto del governo va nella direzione giusta».

    È stata la scorsa settimana che il governo polacco ha presentato un progetto di legge che prevede la castrazione chimica per i reati di pedofilia e incesto. Il premier Donald Tusk ha specificato che «il metodo può essere utilizzato con l’approvazione del paziente», ma gli ultimi sondaggi dimostrano che l’80 per cento dei polacchi sarebbe favorevole alla castrazione chimica obbligatoria. La dichiarazione di Tadeusz Goclowski suona come singolare non soltanto in Polonia ma anche all’interno delle mura vaticane. La Santa Sede, infatti, si è sempre dichiarata contraria al metodo della castrazione chimica.

    E anche nei confronti dei “propri” pedofili (ovvero dei tanti sacerdoti che in varie parti del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, si sono macchiati di abusi sessuali perpetrati su minori) non ha mai portato avanti una politica particolarmente repressiva. È vero: da qualche anno, complici le direttive impartite da Ratzinger quando era prefetto dell’ex Sant’Uffizio, si è chiesto ai vari vescovi del mondo di non ammettere al sacerdozio nessuno che non mostri stabilità affettiva e una maturità psicologica, ma in generale la politica preventiva della Santa Sede non è mai arrivata a prevedere la castrazione chimica.

    A parte qualche eccezione: stando infatti a riviste specialistiche come The Howard journal of criminal justice, la Chiesa cattolica approverebbe il trattamento farmacologico e centri come il Saint Luke Institute, in Usa, lo praticherebbero sui religiosi pedofili. Secondo uno studio del gesuita Curtis Bryant, «il maggior numero di preti pedofili è efebofilo, ossia è attratto da ragazzi nella fase post-puberale in età tra 15 e 17 anni». Nell’approccio al ragazzo di solito essi non ricorrono alla forza fisica, ma sono groomers, ricorrono cioè all’adescamento, alla persuasione e all’intrappolamento. Egli poi rileva che il 50 per cento dei preti curati presso il Saint Luke Institute a loro volta avevano subìto violenza sessuale quando erano bambini. In questi casi la percentuale è molto più alta di quella stimata per i maschi molestatori, la quale, secondo questo studio, si aggira sul 30 per cento.

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1571810&codiciTestate=1&sez=giornali

  • «Aiutarono il prete accusato di pedofilia» Vescovi in Procura

    «Aiutarono il prete accusato di pedofilia» Vescovi in Procura

    * * * Faccia a faccia COMO – Monsignori in silenzio davanti alle domande del magistrato che li accusa di favoreggiamento nell’ inchiesta per violenza sessuale che ha portato alla condanna dell’ ex parroco di Laglio.

    Convocati ieri in Procura, il vescovo emerito di Como, Alessandro Maggiolini, il vescovo di Crema, Oscar Cantoni e l’ ex vicario generale della Curia lariana, Enrico Bedetti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I tre prelati sono stati convocati in tribunale dal pubblico ministero Maria Vittoria Isella, titolare dell’ inchiesta che ha portato nel maggio scorso alla condanna a 8 anni di don Mauro Stefanoni.

    Nella requisitoria conclusiva, il magistrato aveva puntato il dito contro i massimi vertici della Curia di Como, dichiarando apertamente che l’ allora vescovo monsignor Maggiolini e i suoi più stretti collaboratori avevano ostacolato le indagini, avvisando in anticipo l’ ex parroco di Laglio dell’ inchiesta in corso. Ieri pomeriggio, il magistrato ha convocato in Procura i monsignori indagati. Nessuno dei tre però ha risposto alle domande.

    Il primo ad arrivare al palazzo di giustizia del capoluogo lariano, attorno alle 15, è stato il vescovo emerito di Como monsignor Maggiolini. Seduto su una sedia a rotelle, il presule è entrato da una porta sul retro, accompagnato dagli avvocati Vittorio e Carlo Rusconi, legali di fiducia della Curia lariana. Nell’ ufficio di Maria Vittoria Isella, Maggiolini è rimasto una decina di minuti, senza rispondere ad alcuna domanda.

    Poi si è allontanato velocemente, sempre da un’ uscita secondaria, senza rilasciare dichiarazioni. »Sto bene, grazie», si è limitato a rispondere alle domande dei cronisti. Poco prima delle 16 è stata la volta del vescovo di Crema Oscar Cantoni. Accompagnato dagli stessi legali di fiducia della Curia, l’ ex braccio destro di monsignor Maggiolini è sfilato a sua volta davanti al magistrato lariano, restando però in silenzio davanti alle domande del sostituto procuratore. Il copione si è ripetuto identico un quarto d’ ora dopo, quando è stato il turno di monsignor Bedetti.

    Come gli altri prelati, si è avvalso della facoltà di non rispondere e non ha risposto al magistrato. Silenzio anche all’ uscita dal tribunale di Como. Né il vescovo di Crema, né l’ ex vicario generale della Curia hanno voluto dire nulla ai cronisti. Nessun commento neppure dai legali che li hanno accompagnati dal pubblico ministero. Qualche minuto più tardi, raggiunto mentre tornava a piedi verso casa per le vie del centro storico del capoluogo lariano, monsignor Bedetti si è abbandonato però a uno sfogo amaro. «Non c’ è nessun rispetto per la nostra privacy – ha detto -. L’ inchiesta è ancora in una fase preliminare e non siamo accusati di nulla, ma vediamo i nostri nomi sui giornali.

    Questa è la cosa che mi addolora più di tutto». * * * Il caso L’ inchiesta Il 21 ottobre 2004 i genitori di un ragazzo minorenne di Laglio denunciano il parroco, don Mauro Stefanoni, per presunte violenze sessuali sul figlio. Il pubblico ministero Maria Vittoria Isella apre un’ inchiesta che si conclude il 29 maggio 2008 con la condanna a 8 anni del sacerdote, che nel frattempo era stato trasferito a Colico (Lecco). Solo il mese successivo don Mauro viene sospeso dall’ attuale vescovo di Como monsignor Diego Coletti La curia Nell’ inchiesta vengono coinvolti i vertici della curia lariana, monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo all’ epoca dei fatti e i suoi più stretti collaboratori, monsignor Enrico Bedetti e monsignor Oscar Cantoni.

    Secondo l’ accusa, i tre hanno ostacolato le indagini, convocando in curia don Mauro e avvisandolo dell’ inchiesta a suo carico prima che gli inquirenti firmassero l’ avviso di garanzia e potessero concludere gli accertamenti. Secondo l’ accusa, dopo essere stato informato dai suoi superiori, don Mauro diventò «muto» al telefono e guardingo

    Campaniello Anna

    https://web.archive.org/web/20150927215034/http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/05/Aiutarono_prete_accusato_pedofilia_Vescovi_co_7_080905044.shtml

  • CONFESSIONE SHOCK DELL’ABATE: “SI HO ABUSATO DI 30 BAMBINI”

    CONFESSIONE SHOCK DELL’ABATE: “SI HO ABUSATO DI 30 BAMBINI”

    FARNETA (Arezzo) – Un santo fuori, un orco dentro. Due facce, una sola vergogna, quella per l’uomo e quella per la Chiesa. Quando Pierangelo Bertagna ha abbassato gli occhi grandi e neri e la fronte alta e calva, neanche gli investigatori gli volevano credere.

    E’ tutto vero, il Belfagor dei Bambini, quell’omone dalla faccia grande e le mani forti, era davanti a loro, perché trenta ne ha raggirati guadagnando un primato che la difesa semplificherà in molestie sessuali e l’accusa chiamerà violenza carnale. Trenta, e l’ha confessati tutti con la voce fonda e l’animo bifido.

    «Mamma, devo dirti una cosa…»: è cominciato tutto così, in Valdichiana, con un bambino di appena 13 anni che ha provato a spiegare alla mamma quelle cose strane che faceva con don Pierangelo, il sacerdote dell’abbazia di Farneta, il suo parroco, vincendo da solo la vergogna. La mamma, sconvolta, è corsa dai carabinieri alla ricerca di una giustizia che potesse diventare conforto. Era l’11 luglio, quando la procura di Arezzo ha aperto il fascicolo affidando le indagini al pm aretino Ersilia Spena, disposto le intercettazioni telefoniche e ottenuto le prime conferme: pedofilia. Scattano gli arresti domiciliari, la Chiesa corre ai ripari: due settimane fa, il vescovo di Arezzo, Gualtiero Bassetti, lo stesso che, nel 2000, ha ordinato sacerdote Pierangelo Bertagna, decide di sospenderlo “a divinis” e lo trasferisce in un eremo della Valdichiana aretina, dove il pedofilo sconta il provvedimento deciso dal gip Gianni Fruganti: arresto per violenza sessuale nei confronti di minori. La scorsa settimana, la diocesi ha annunciato la sua sospensione e ha disposto il processo canonico che potrebbe togliergli qualsiasi titolo religioso.

    Di certo, la Chiesa di Papa Ratzinger non interverrà nella vicenda con mano leggera. Nel frattempo, inizia anche il via vai di molte famiglie dai carabinieri del posto, tante, troppe per denunciare un incubo terribile: «Anche nostro figlio ha subito le strane attenzioni di quell’abate, aiutateci». In quelle famiglie vivono bambini che non superano i quindici anni. Trenta di questi bimbi, otto, nove, undici anni, sono stati violentati da quell’abate dalla barba lunga e gli occhiali da vista, un “babbo Natale” buono, così attento ai ragazzi del posto e attivo nei loro confronti, ma anche così falso. Chi poteva immaginarlo: don Pierangelo incantava con le parole e con quei modi pacati, il suo carisma aveva affascinato e convinto tutti. Ma, forse, la solitudine passata nell’eremo lo ha costretto a riflettere, a guardarsi nell’animo con onestà.

    E, dopo mesi di indagini serrate e silenzio, ha confessato tutto. Gli abusi sono iniziati negli anni ’90, quando Pierangelo Bretagna, oggi quarantaquattrenne, era un missionario laico all’estero per la congregazione dei “Costruttori della preghiera”, con cui condivideva una rigidissima vita di rinunce e sacrifici: «Dormivo sul pavimento e mangiavo solo verdura», ha raccontato agli inquirenti. Ma tutte quelle privazioni non sono bastate a spegnere quegli istinti insani: «Trenta ragazzi, ho abusato di trenta ragazzini, bambini o adolescenti tra gli 8 e i 15 anni». Un brivido di gelo e di rabbia. La confessione continua: quelle violenze sarebbero iniziate nella sua zona d’origine, la Lombardia e il Bresciano (don Bertagana è nato a Gardone Valtrompia, in provincia di Brescia), dove lavorava come missionario laico, poi proseguite al seminario di Arezzo dove, a 39 anni, era diventato sacerdote, fino all’abbazia di Farneta, a poca distanza da Cortona, in cui era stato nominato parroco. Violenze e molestie si intrecciano in un filo di orrore che percorre mezza Italia. Le indagini continuano, continua la ricerca delle conferme che, puntualmente, arrivano. In paese, invece, c’è solo voglia di dimenticare.

    http://www.gaynews.it/view.php?ID=35127

  • Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!

    Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!

    Le ho già sentite queste frasi! molte volte! Ci sono sempre dei malvagi, secondo i sacerdoti accusati di pedofilia ed i loro difensori, che ordiscono e tramano per distruggere loro e la chiesa! per ora leggiamo le parole di Don Mologni ma certamente poi leggeremo…è un complotto, gente invidiosa, io lo conosco bene, chi lo risarcirà del torto subito?, è innocente!… ed alle vittime toccherà altro fango!!

    La storia infinita!!

    Le parole del sacerdote di Lombardore accusato di abusi sessuali
    Don Mologni: «Infangato da uomini malvagi, ho fiducia nella giustizia»

    IVREA 25/07/2008 – Si dichiara innocente, don Pierpaolo Mologni, il parroco di Ozegna accusato di pedofilia. Ma dichiara anche di aver fiducia nella giustizia.

    In clinica
    Ieri pomeriggio il sacerdote ha lasciato l’ospedale di Ivrea – dove fino all’altro giorno era ricoverato in rianimazione – ed è stato trasporto alla Casa del Clero, dove è attualmente ricoverato.

    Una delle ultime persone ad averlo incontrato è stato il suo difensore, l’avvocato Elio Guglielmino del foro di Ivrea.
    L’avvocato Guglielmino ha trovato l’anziano parroco molto provato ed in condizioni di salute precarie, ma fermo del respingere tutte le accuse che gli verrebbero mosse.

    Anche oggi il prevosto ha respinto ogni addebito: «Sono estraneo ad ogni fatto che mi vene addebitato dalla Procura di Torino. Anzi non sono ancora a conoscenza dei motivi veri di queste falsità e della fonte da cui possono venire simili e gravi accuse. Di tutto il materiale che io avrei avuto non so proprio cosa dire, non ho mai conservato fotografie pedopornografiche di bambini. Nella mia vita – prosegue don Pierpaolo – credo di non aver mai commesso alcunché di delittuoso ma confido serenamente nel corso della giustizia, sono fermamente convinto di uscire da questa brutta storia nel migliore dei modi perché non ho commesso gli atti di cui mi si accusa».

    Dichiarazioni di una certa e completa innocenza ed estraneità ai gravi fatti addebitategli, una posizione nettamente antitetica a quanto emergerebbe, invece, dai fascicoli di indagine.

    «Sono falsità – ha ripetuto il sacerdote – io non ho mai toccato un bambino in vita mia e credo che certe cose siano venute fuori per la malvagità di certi uomini. Io sono un uomo di Chiesa e se devo sopportare questo Calvario, lo faccio con la serenità di chi sa di non aver commesso alcunché. E fin d’ora dico – ha voluto concludere il parroco di Ozegna – che perdono coloro che hanno orchestrato questa dolorosa calunnia».

    La curia
    Nel frattempo la curia vescovile eporediese si è affrettata a diffondere un comunicato stampa, attribuito direttamente al vescovo Miglio e concordato con il cardinal Bertone, nel quale si prendono decise distanze dal sacerdote indagato. «Sorpresa e sofferenza hanno destato le accuse rivolte ad un sacerdote della nostra diocesi – scrive il presule, quasi per allontanare da sè il sospetto che la vicenda di don Pierpaolo fosse in qualche modo già nota in ambienti ecclesiastici -, circondato dalla stima e dall’affetto di molti che lo conoscono, al quale tutti esprimiamo gratitudine per il bene compiuto e vicinanza in questo particolare momento».

    Miglio si rivolge ai giudici e alle vittime del “presunto” prete pedofilo: «Esprimiamo fiducia nella magistratura per il suo delicato compito, vicinanza e solidarietà alle persone, specialmente se minori, per quanto possono aver patito in questa vicenda». E poi la “stoccata” finale: «È molto vivo in tutti noi l’eco delle parole pronunciate da Benedetto XVI sia nel recente viaggio negli Stati Uniti, sia in Australia in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù appena conclusasi» e cioè: «I preti pedofili devono essere condannati».

    Sotto accusa i tribunali ecclesiastici
    Per i pedofili in parrocchia niente galera, soltanto l’esilio
    TORINO 25/07/2008 – Sulla pedofilia Sua Santità l’ha detto chiaramente: «I sacerdoti che si macchiano di questa vergogna devono essere condannati». Papa Benedetto XVI l’ha detto solo pochi giorni fa, durante le Giornate mondiali della gioventù a Sidney. Ma l’interrogativo che ci si pone è se questi sacerdoti debbano essere condannati dalla magistratura ordinaria o da quella del Vaticano.

    L’ultimo sacerdote condannato da un tribunale piemontese è stato don Roberto Volaterra, giovane parroco di Castagnole Piemonte, arrestato quattro anni fa con l’accusa di violenza sessuale: molestie e attenzioni morbose per una ragazzina di 11 anni, che avrebbe dovuto aiutare a fare i compiti. Tempo dopo lo stesso sacerdote avrebbe confessato tutto: «Ero innamorato di lei». Poi, nel luglio del 2005, il patteggiamento a un anno e otto mesi di reclusione e 45mila euro di risarcimento alla famiglia della piccola. Ma don Volaterra non è mai andato in prigione: grazie alla sospensione condizionale. E così, lasciata la parrocchia di Mirafiori dove aveva scontato i domiciliari, ha raggiunto la nuova destinazione scelta per lui dall’arcivescovo di Torino, il cardinale Poletto: una comunità gestita dalla Congregazione di Gesù sacerdote dei Padri Venturini a Trento. Non dice più messa, è ovvio, ma è ancora un prete. Il Concilio di Trento, infatti, ha stabilito chiaramente l’impossibilità del ritorno alla condizione di laico.

    Stessa sorte – patteggiamento ed esilio – era toccata a padre Domenico Marcanti di Alessandria: tre anni di reclusione la condanna per abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzini del doposcuola.

    In ciascuno di questi casi, come è naturale, le rispettive diocesi avevano «fatto quadrato», mirando a difendere l’integrità e la bontà del mondo sacerdotale dall’infamia del comportamento di pochi. Teoricamente, però, oltre alla condanna in tribunale, questi sacerdote avrebbero dovuto rendere conto alla legislazione ecclesiastica. Ed è qui il vero nocciolo del problema. Il Tribunale Vaticano, infatti, è segnato dai processi lumaca.
    Solo l’anno scorso una inchiesta del settimanale “Panorama” aveva svelato i problemi della giustizia d’Oltretevere. In pratica nel giro di sei anni, al Tribunale Ecclesiastico sono giunti un migliaio di segnalazioni di casi di pedofilia e abusi sessuali da ogni parte del mondo. Ma solo una decina sono i processi avviati. Anche in virtù della lentezza della macchina giuridica che deve occuparsi di raccogliere informative da tutto il mondo, svolgere accertamenti, redigere voluminosi dossier. Processi e sentenze sono poi coperti dal più totale segreto. Le pene che possono essere comminate vanno dalla sospensione del sacerdote, alla dimissione – molto rara – per l’abuso sessuale, fino alla scomunica «latae sententiae» prevista per chi si macchia di complicità, ossia assolve la persona con cui ha avuto rapporti sessuali dal peccato di atti impuri.

    Andrea Monticone – CronacaQui

    Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!

  • Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare vittima abusi

    Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare vittima abusi

    NAPOLI – Un sacerdote di 44 anni e’ stato condannato a versare 44mila euro a titolo di indennizzo a un giovane dei Quartieri Spagnoli di Napoli, vittima dei suoi abusi sessuali, che all’epoca dei fatti – nel 1999 – aveva 12 anni.

    Lo ha stabilito il giudice del tribunale civile di Napoli, Paola Del Giudice, accogliendo parzialmente le richieste dei legali della vittima degli abusi. “E’ la prima volta in Europa che viene avviato un procedimento per responsabilita’ oggettiva nei confronti di una Curia”, ha dichiarato uno dei due avvocati. Nonostante i presunti abusi sul minore fossero stati accertati, il procedimento penale si era concluso con il proscioglimento del prete. (Agr)

    ViviCentro (art. 19 e 21)

    La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).

    10 Lug 2008 01:58
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Ancora una volta il prete è protetto dall’anonimato. Si sa solo che si chiama Padre Ivan P. (Giovanni), 44 anni, ex viceparroco in una chiesa dei Quartieri Spagnoli a Napoli, attualmente cappellano ospedaliero all’ospedale Cardarelli di Napoli. La causa era importante perché i legali del minore chiedevano la condanna anche della Curia di Napoli per omessa vigilanza. La tesi non ha trovato accoglimento non perché in astratto tale responsabilità non è configurabile ma solo perché non è stata provata la conoscenza da parte del card. Giordano delle condizioni psichiche del prete. I legali del minore sostengono la consapevolezza, poiché lo psichiatra del prete avrebbe rilasciato dichiarazioni contraddittorie, oggetto di una futura querela per falsa testimonianza.

    Alcuni vecchi articoli che parlano del caso:

    La perizia ignorata
    La prima causa legale contro una curia, accusata di essere responsabile dell’operato di un suo parroco, è stata presentata a Napoli, dagli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni. Chiedono 170 mila euro perché l’ex arcivescovo, il cardinale Michele Giordano, “era a conoscenza della malattia di padre Giovanni ma non fece niente per impedire che molestasse sessualmente Gaetano, un ragazzo di 14 anni con lieve ritardo mentale”. Questa settimana il tribunale deciderà se accogliere le motivazioni dei legali di Gaetano e procedere nell’iter che potrebbe costringere la curia a risarcire i danni, morali e psichici, subiti dal ragazzino. Un precedente assoluto che, se accolto, aprirebbe la strada a decine di risarcimenti milionari. La tesi dei legali Aulino e Santoianni si fonda su una lettera che Franco Poterzio, medico psichiatra e docente all’Università Statale di Milano, scrisse al cardinal Giordano. Nella lettera lo psichiatra informava l’arcivescovo che padre Giovanni “è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale”. Poterzio segnalava anche l’opportunità che il sacerdote fosse allontanato dai servizi di catechesi e comunque non fosse lasciato solo insieme ai ragazzini. Il professore per tre volte ha parlato al telefono col cardinale. Inutilmente.

    Padre Giovanni aveva delle attenzioni particolari verso i suoi chierichetti. Uno di questi, Gaetano, aveva qualche problema di apprendimento e per questo era seguito dagli assistenti sociali. Sono stati loro a denunciare quel prete alla magistratura. Dagli atti del processo svolto a Napoli si scopre che, nel luglio ’99, durante una gita organizzata dalla parrocchia a Marechiaro, mentre sono tutti in mare, Gaetano viene abbracciato da dietro da padre Giovanni. Alle assistenti sociali e al magistrato, racconterà di aver sentito “il suo pene che struscia sul mio sedere”. In un’altra occasione, il 15 dicembre dello stesso anno, durante un viaggio a Roma, il sacerdote e Gaetano passano la notte nell’istituto dei Padri missionari della Carità, in via di sant’Agapito 8. Secondo il racconto di Gaetano, padre Giovanni si sarebbe accoppiato davanti a lui con altri due ospiti di sesso maschile. Il terzetto avrebbe costretto Gaetano ad assistere, chiedendogli anche di partecipare, ma senza che questo avvenisse. I riscontri della polizia giudiziaria hanno verificato la presenza del sacerdote e del ragazzo nell’istituto religioso, ma non hanno potuto scoprire se l’orgia c’è stata davvero. Il tribunale, al termine di una lunga istruttoria, nel 2002 decreta il non luogo a procedere perché “il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere”. In attesa dell’esito della causa civile, la curia non ha adottato alcun provvedimento di cautela. Dopo le parole dei giudici, dopo le perizie psichiatriche, dopo le stesse ammissioni di padre Giovanni, l’unica misura del vescovado, ora retto dal cardinale Sepe, è stato quello di un suo primo trasferimento in una parrocchia del quartiere popolare dell’Arenaccia e la sua successiva destinazione come cappellano in uno dei più importanti ospedali napoletani. Oggi padre Giovanni si sveglia tutti i giorni all’alba, dice la prima messa alle 7.45 del mattino e poi passa a dare parole di conforto e di fede tra le corsie dell’ospedale, anche nel reparto pediatrico, dove 42 lettini ospitano ogni anno 3 mila bambini.

    www.ecpat.it/archivio/archivionov2005.htm

    10 novembre 2005 – PEDOFILIA. INCOMINCIA UN PROCESSO CONTRO LA CURIA DI NAPOLI

    L’azione promossa chiede il coinvolgimento indiretto anche della Chiesa cattolica per la condotta dei propri rappresentanti

    Gli Avvocati LUCIANO SANTOIANNI e GIUSEPPE AULINO del foro di Napoli comunicano che il giorno 15 novembre 2005 iniziera il primo processo civile in Italia, e presumibilmente in Europa, avente ad oggetto un’azione di responsabilita oggettiva a carico della Curia Arcivescovile di Napoli per la condotta posta in essere da un Ministro del Culto nell’esercizio delle sue funzioni,concretizzatesi in atti di libidine su di un minore a lui affidato durante il corso di catechizzazione.

    L’azione promossa chiede il coinvolgimento indiretto anche della Chiesa cattolica per la condotta dei propri rappresentanti che compiono atti di pedofilia e si avvicina a quelle gia poste in essere negli Stati Uniti d’America in situazioni analoghe.

    Sull’argomento e sui temi che hanno dato origine alla promossa azione legale i detti difensori saranno presenti unitamente alla parte, Sig. Russo Gaetano,alla conferenza stampa che avra luogo in Napoli alla via Roma n? 205 presso lo studio dell’Avv. Luciano Santoianni 4? piano il giorno 14 novembre 2005 alle ore 11,30.

    www.uaar.it/news/2005/11/15/…curia-processo/

    Pedofilia a Napoli, prete assolto ma Curia a processo

    Tre anni fa il giudice per l’udienza preliminare chiuse il caso con una sentenza di proscioglimento. Era l’estate del 2002: e per un sacerdote napoletano accusato di reati gravi e infamanti quali la violenza sessuale e gli atti sessuali con un minorenne quella sentenza rappresentò l’uscita di scena da una vicenda giudiziaria scottante. Sembrava un caso definitivamente archiviato, quello che portò un ragazzo che all’epoca dei fatti aveva 14 anni a denunciare i presunti abusi subìti da parte del giovane prete, e invece oggi la vicenda si riapre in maniera assolutamente clamorosa e torna in un’aula di giustizia, questa volta civile, e non penale. I legali del ragazzo – gli avvocati Luciano Santoianni (penalista) e Giuseppe Aulino (civilista) – hanno infatti citato in giudizio la Curia arcivescovile di Napoli, avanzando una richiesta di risarcimento danni. […] La vicenda risale al ’99, quando la Procura aprì un’inchiesta sul comportamento del sacerdote, allora collaboratore in una parrocchia nella zona dei Quartieri spagnoli: secondo l’accusa, il giovane prelato avrebbe riservato «attenzioni» ad uno dei ragazzi che frequentavano la parrocchia dove seguiva i corsi per il catechismo. Il sacerdote, rinviato a giudizio, venne poi prosciolto dal gup che, accogliendo le conclusioni del perito d’ufficio, lo ritenne incapace di intendere e volere nel momento in cui sarebbero stati commessi gli atti denunciati. «Riteniamo che la Curia – dichiara l’avvocato Luciano Santoianni – debba rispondere per la condotta tenuta da un suo sacerdote per una vicenda che richiama molto da vicino quelle accadute negli Stati Uniti. Crediamo infatti che questa vicenda si sarebbe potuta evitare se, a monte, la Curia avesse esercitato una funzione di controllo e verifica psico-attitudinale su quel sacerdote». […]
    L’articolo di Giuseppe Crimaldi è stato pubblicato sul sito de Il Mattino

    Ultima modifica di steve il 10 Lug 2008 14:32, modificato 4 volte in totale
    steve
    10 Lug 2008 13:00
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    Martedì 24 Febbraio : 2009 http://stage7.presstoday.com/_Standard/Articles/4527505

    Corriere del Mezzogiorno pag. 11
    “Abusò di un minore, prete pagherà 40 mila euro”
    Data: 10/07/08

    Cronaca Locale

    Corriere del Mezzogiorno – CASERTA –
    sezione: NAPOLI – data: 2008-07-10 num: – pag: 11
    categoria: REDAZIONALE
    Sentenza civile, la vicenda avvenuta nel 1999 ai Quartieri Spagnoli
    Abusò di un minore, prete pagherà 40 mila euro

    NAPOLI — Luca partirà per Reggio Emilia con in tasca un «indennizzo» di 40 mila euro, ché ormai di Napoli ne ha le scatole piene. Il prete che ha più volte abusato di lui, padre Ivan, prosciolto dalle accuse in sede penale perché incapace di intendere e di volere (ma solo al momento di commettere i fatti) continuerà a fare il cappellano all’ospedale Cardarelli di Napoli. La vicenda è quella che vide coinvolti nel ’99 un minorenne che denunciò abusi sessuali da parte di un prete che lavorava in una chiesa dei Quartieri Spagnoli, e nel 2005 la stessa vittima che citò in giudizio la Curia perché — sostenevano i suoi avvocati — i suoi vertici erano a conoscenza dei fatti e non fecero niente per impedire al viceparroco di nuocere al prossimo. Oggi, dopo la sentenza del tribunale penale che prosciolse il prete — e che divenne definitiva perché il pm accolse la richiesta di appello un giorno dopo i termini di scadenza — arriva quella del tribunale civile che da una parte stabilisce l’assenza di responsabilità da parte della Curia, e dall’altra condanna padre Ivan al versamento di un «indennizzo» di 40 mila euro alla giovane vittima, che all’epoca dei fatti era ben lontana dalla maggiore età. Luca subì violenze prima a Napoli, poi a Roma, nella struttura dei Padri missionari della Carità che ospita (normalmente) persone senza fissa dimora di sesso maschile. In quell’occasione, il prete coinvolse nel menage anche un gruppo di clochard.
    «Ma non erano proprio bambini…avevano almeno quattordici-quindici anni», rispose padre Ivan allo psichiatra Pannain che gli domandava perché rivolgesse le sue attenzioni ai bambini, nel corso di una perizia nel 2001. Lo psichatra che invece aveva in cura il prete, lo stesso dottor Poterzio che aveva sostenuto in sede penale di aver più volte avvisato il cardinale Giordano delle condizioni di padre Ivan, «consapevole che dato il ruolo che rivestiva, poteva essere pericoloso per gli altri», in sede civile ha ritrattato quasi del tutto le dichiarazioni rese, scaricando la Curia di ogni responsabilità. Allontanamento dalla scuola, inappetenza per molti mesi con senso di nausea, insonnia e frequenti incubi per oltre tre anni, crisi di pianto, comportamenti regressivi, tendenza all’isolamento: Luca viene «indennizzato» con 40 mila euro. Padre Ivan, fa il cappellano. Gli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni, che difendono la vittima, ora vogliono querelare per falsa testimonianza lo psichiatra Poterzio in base alla difformità delle due dichiarazioni rese. Poi, appelleranno la sentenza nella parte dove si esclude la responsabilità della Curia.
    Ste. Pie.

    steve
    10 Lug 2008 14:24
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Martedì 24 Febbraio : 2009 http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?d…l&type=STANDARD

    10/07/2008

    ELIO SCRIBANI Un prete pedofilo, I.P., 44 anni, è stato condannato dal giudice civile a pagare un indennizzo di 40mila euro (la difesa ne chiedeva 170mila) a favore della sua vittima, un ragazzino minorenne all’epoca dei fatti. Lo stesso prete, però, era già stato prosciolto in sede penale perchè una perizia psichiatrica lo aveva riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento degli abusi. Storia torbida e paradossale, che comincia nel 1999 tra i vicoli dei Quartieri spagnoli e vanta almeno un altro paio di aspetti singolari. Il primo è che il prete, nonostante l’etichetta di pedofilo, ha continuato e continua a fare il prete, sia pure in una zona diversa da quella dove commise le violenze sessuali. Il secondo aspetto riguarda l’ipotesi di responsabilità oggettiva da parte della Curia.

    Il magistrato civile, Paola Del Giudice, ottava sezione, pur mandando assolto il cardinale Giordano, arcivescovo dell’epoca, perché in giudizio non è stata raggiunta la prova della consapevolezza della Curia rispetto al «vizietto» del prete, non ha escluso, infatti, compensando le spese tra le parti, che in linea teorica quella responsabilità potesse essere ipotizzata. Gli avvocati della vittima, Luciano Santojanni, penalista, e Giuseppe Aulino, civilista, annunciando battaglia, vantano il record di una sentenza che, a detta loro, sarebbe la prima in Europa a non escludere l’ipotesi di responsabilità oggettiva della chiesa in un caso di pedofilia. «Presenteremo – dice l’avvocato Santojanni – una querela per falsa testimonianza nei confronti del medico che in sede civile, rispetto all’interrogatorio del Pm, non ha confermato di aver avvertito anche per iscritto la Curia della «pericolosità» del prete e poi impugneremo la sentenza di condanna nella parte in cui esclude la responsabilità oggettiva della Curia».

    I fatti, al di là degli aspetti tecnici, grondano la tristezza di ogni vicenda di pedofilia. Il prete, all’epoca vice parroco, commise gli abusi in un paio di occasioni nei confronti di un ragazzino della parrocchia. Una volta al mare, la spiaggia di Marechiaro. Un’altra volta a Roma, un seminario dove il sacerdote, rubando la fiducia del bambino, lo condusse con la falsa promessa di accompagnarlo a vedere la Carrà in tv. Bugie. La voce degli abusi corse tra i vicoli, un’associazione di quartiere, la «Urban», se ne fece carico, sostenendo la famiglia della vittima nel difficile percorso che può condurre dalla vergogna alla denuncia. Cominciò il processo, ma la legge, quella volta, si incanalò su un binario inatteso. Il perito stabilì, infatti, che il prete, peraltro in cura da uno psichiatra, non era in grado di intendere e di volere al momento degli abusi. Il Gip lo prosciolse dalle accuse. Ora, la condanna civile. E torna la voglia di giustizia.

    steve
    14 Lug 2008 17:54
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    Stasera, alle ore 19.00, su C6.TV si parlerà del caso di Padre Ivan P. :

    http://laici.forumcommunity.net/?t=17458633

    http://c6postit.blogspot.com/

    steve
    24 Feb 2009 17:28
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Martedì 24 Febbraio : 2009 http://federicotulli.wordpress.com/…ta-in-vaticano/

    Scomode verità in Vaticano

    Pubblicato da Federico Tulli su 23 Gennaio 2009

    Un lungo stillicidio di storie di pedofilia nelle pagine dei giornali. Nuovi libri e vicende giudiziarie offrono per la prima volta la possibilità di approfondire anche in Italia il fenomeno ancora sommerso dei crimini contro i minori commessi da uomini di chiesa di Federico Tulli

    In sede penale è stato riconosciuto colpevole di aver violentato un bimbo di 14 anni. Poi è stato prosciolto perché giudicato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. La storia di Giovanni P., il sacerdote che nel 1999 abusò di quel minore, è una delle circa 60 che dal 2000 a oggi nel nostro Paese hanno visto preti protagonisti in crimini di pedofilia. Alcuni di questi sono in attesa di giudizio, molti sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali almeno in primo grado. Quasi tutti indossano ancora l’abito talare e continuano “normalmente” a esercitare il magistero. Ricevendo i bambini in confessionale, facendo catechismo e così via. Padre Giovanni P. è uno di questi. Confessato il “peccato” e ricevuta l’assoluzione del papa, accade raramente che la Chiesa costringa un prete pedofilo ad abbandonare il sacerdozio. priest_collar_apNegli ultimi anni, in Italia, è arrivato sulle pagine di cronaca un unico caso del genere. Quello di don Lelio Cantini, parroco della chiesa Regina della Pace a Firenze fino al 2005, accusato per abusi sessuali avvenuti tra il 1973 e il 1987, denunciato nel 2004 al vescovo dai parrocchiani, e ridotto allo stato laicale, quando ormai era ultraottantenne, lo scorso ottobre. Al contrario di Cantini, Giovanni P. che di anni ne ha 46, è ancora un prete “in attività”. Ma, per diversi motivi, anche il suo è un caso particolare, «anzi, per quanto accaduto nel processo civile addirittura unico» racconta a left l’avvocato Luciano Santoianni, che in sede civile ha difeso la vittima, risarcita nel luglio 2008 dal prelato con oltre 40mila euro. Proprio in questo ultimo processo l’avvocato Santoianni ha posto all’attenzione del giudice l’Istruzione Crimen sollicitationis, per la prima volta in Europa citato nell’aula di un tribunale “laico”. Questo documento, emanato nel 1962 dalla Congregazione per la dottrina della fede e mai pubblicato nell’Acta apostolicae sede (la gazzetta ufficiale vaticana), per quasi mezzo secolo ha fornito al Vaticano lo strumento giuridico per coprire i crimini di pedofilia, ma anche altri tipi di violenza sessuale, derubricati dalla Chiesa come “situazioni negative”, alla stregua di atti contro la morale cattolica, insomma. Il Crimen, infatti, istruisce i vescovi su come devono comportarsi nel caso in cui vengano a conoscenza di violenze sessuali da parte di appartenenti al clero, imponendo loro, ma anche agli autori della violenza nonché alle vittime, di mantenere il segreto; pena la scomunica. Secondo l’avvocato, riguardo il comportamento del sacerdote ci sarebbe stata «una responsabilità oggettiva della curia di Napoli, in particolare del cardinal Giordano che, come dichiarato in sede penale da un teste, era stato messo al corrente della “stranezza” di certi comportamenti del presunto pedofilo». A quel punto la curia invece di denunciare tutto all’autorità giudiziaria si sarebbe limitata a spostare Giovanni P. in un’altra parrocchia. «Il condizionale è d’obbligo – spiega Santoianni – perché nel corso della causa civile il testimone ha ritrattato parzialmente quanto aveva dichiarato nel primo processo. “Rivedendo” in particolare tutto quello che chiamava in causa proprio la curia». Tutto ciò, prosegue Santoianni, «ha comportato che il giudice si limitasse ad acquisire il Crimen senza approfondirne la valutazione». pedof1L’avvocato è però convinto della responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche, e per uno come lui che è sempre stato particolarmente impegnato nel sociale ed è esperto nella difesa di vittime in processi per pedofilia la battaglia non è finita. A questo punto tutto può decidersi nelle prossime settimane in caso di ricorso in appello. Che si fonderà sulla querela per falsa testimonianza presentata dal ragazzo nei confronti dell’autore della ritrattazione e sulla ripresentazione del Crimen sollicitationis quale causa della reticenza del teste. «Sotto l’aspetto processuale le colpe del prete sono acclarate e la presunta “omertà” del testimone non fa che aumentare i sospetti verso l’atteggiamento di chi aveva il potere di fermare padre Giovanni», conclude l’avvocato che a istruttoria in corso «di più non può dire». Così alcuni tasselli mancanti della storia vengono forniti da don Vitaliano della Sala, da sempre voce critica nei confronti della Chiesa anche per il debole atteggiamento verso la piaga della pedofilia. Secondo don Vitaliano, che sul proprio sito ricostruisce gran parte della vicenda, la tesi di Santoianni si fonda su una lettera che il teste, Franco P., un medico psichiatra e docente all’università statale di Milano, avrebbe scritto alla curia sostenendo che padre Giovanni «è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale». Una diagnosi che evidenziava la necessità di allontanare il sacerdote da quei servizi di catechesi particolarmente seguiti dai bambini. Il medico, in sede penale, ha quindi sostenuto di aver parlato del caso per tre volte al telefono col cardinale Giordano. Ma a oggi, dopo le due sentenze che hanno accertato la responsabilità del prete e dopo la perizia psichiatrica che ha stabilito che «il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere», l’unica misura a cui è stato sottoposto il vice parroco Giovanni P. dai suoi superiori è stato il trasferimento. Per qualche tempo in un’altra parrocchia di Napoli al quartiere dell’Arenaccia. Poi in uno dei maggiori ospedali del capoluogo campano, che ogni anno ospita in media tremila bambini.

  • Abusi all’oratorio e ai campeggi Arrestato un sacerdote a Roma

    Abusi all’oratorio e ai campeggi Arrestato un sacerdote a Roma

    Roma, 30 giugno 2008 – Abusi durante le ore d’oratorio, le gite in campagna, i campeggi estivi. Avvenuti negli ultimi dieci anni. Per l’accusa di violenza sessuale continuata e aggravata, è finito in carcere un sacerdote della parrocchia ‘Natività di Maria Santissima’, in via di Selva Candida, a Roma.

    Nei confronti del prete, R.C., 55 anni, è stata emessa una ordinanza di custodia cautelare dal gip Andrea Vardaro, su richiesta del sostituto procuratore Francesco Scavo. Già in passato il prete sarebbe stato rimosso, per un breve periodo, dal suo incarico, dopo alcune voci che lo chiamavano in causa per i fatti oggetto ora dell’inchiesta penale.

    Gli abusi sarebbero avvenuti – stando all’atto d’accusa – tra il 1998 e il marzo scorso, a danno di almeno 7 minori. Anche se secondo chi indaga le vittime del sacerdote potrebbero essere di più. A dare il via all’indagine è stata la denuncia di un altro prete. Gli investigatori del nucleo operativo di via In Selci, poi hanno sentito i ragazzi che hanno raccontato le violenze subite quando frequentavano l’oratorio e le altre attività della parrocchia, e che oggi hanno ormai tra i 16 ed i 24 anni.

    Gli abusi e le violenze, sarebbero avvenuti, in alcuni casi, nello stesso appartamento del prelato, all’interno della canonica. R.C., dopo esser riuscito ad accattivarsi le simpatie di alcuni bambini, che si stavano preparando a ricevere la prima comunione, li avrebbe invitati a pranzo o a cena, per poi vincerne le resistenze. In altri casi la scusa era quella di impartire lezioni private. Le violenze sarebbero avvenute anche nel corso dei campi estivi che il sacerdote, responsabile dell’oratorio, organizzava in località di montagna.

    Il prete, secondo gli atti d’accusa, attirava i ragazzi nella sua dimora dietro la promessa di soldi, cd, dvd, capi d’abbigliamento. Il prete, inoltre, avrebbe fatto vedere ai bambini, prima degli abusi, film pornografici. Questi, inoltre, sarebbero stati trovati addirittura nell’appartamento del sacerdote, nel corso di una perquisizione.