Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Arrestato prete pedofilo. «Aiutatemi, sono malato»

    Arrestato prete pedofilo. «Aiutatemi, sono malato»

    COLLEFERRO (Roma) – «Devo curarmi, lo so, sto cercando di curarmi, aiutatemi», ha detto lui, don Paolo Pellegrini, 52 anni, parroco della chiesa di San Gioacchino, quando sono andati ad arrestarlo, una settimana fa, a Colleferro Scalo.

    Accuse pesanti: violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minori. Una storia triste di pedofilia, cinquanta chilometri a sud della Capitale. La denuncia è partita da un ragazzo che oggi ha 18 anni, ma lui stesso, agli uomini della Compagnia di Roma Casilina, diretti dal maggiore Oronzo Greco, ha raccontato che gli abusi cominciarono quando ne aveva appena 14 e soltanto grazie all’ aiuto di uno psicologo ha trovato la forza di uscire allo scoperto.

    I carabinieri, però, per una settimana, sono stati cauti, hanno indagato prendendo in considerazione anche l’ ipotesi che si trattasse di un mitomane. Ma alla fine, nella casa del sacerdote, a circa un chilometro dalla vecchia chiesetta, fondata nel 1902, hanno ottenuto i riscontri: filmini, fotografie e altro materiale pornografico giudicato «inequivocabile». A quel punto, il 17 febbraio, è scattata la richiesta d’ arresto del pubblico ministero Carlo Lasperanza e il giudice per le indagini preliminari, Romina Incutti, in meno di un paio d’ ore aveva già firmato il provvedimento.

    L’ inchiesta non è ancora chiusa: gli inquirenti non escludono che possano venire alla luce altri casi analoghi, altre storie di giovani stuprati e filmati dal prete di Colleferro, raggiunto già nel ‘ 98 da una denuncia per atti osceni contro un minore. Adesso, don Paolo è recluso nel carcere di Regina Coeli, in regime d’ isolamento per evitare le rappresaglie degli altri detenuti, solitamente spietati con coloro che vengono accusati di pedofilia. «Vediamo, aspettiamo, per il momento è solo indagato – frena monsignor Giovanni Maria Erba, vescovo della diocesi di Segni e Velletri da cui dipende la chiesa di San Gioacchino -.

    Il sacerdote verrà sospeso soltanto se le accuse verranno provate e se ci sarà una condanna. Noi non sapevamo nulla, non conoscevamo questa situazione, ora siamo sconvolti». A Colleferro Scalo, i fedeli si dicono sollevati: «Erano cinque anni che aspettavamo questo momento – racconta una donna inviperita -. Quel prete diceva sconcezze, era dedito all’ alcol, sempre ubriaco, le messe che diceva duravano non più di dieci minuti, effetto del cognac… Da tempo avevamo allontanato da lui i nostri bambini. Le sue foto le abbiamo strappate quasi tutte per rabbia». I parroci del territorio, invece, ora pregano per la sua anima. Don Franco Fagiolo, della parrocchia di San Bruno, rimane incredulo: «Si dava tanto da fare per giovani e anziani, aveva fatto restaurare la sua chiesa bisognosa di lavori, non posso pensare che questa storia sia vera».

    Don Luciano Lepore, della parrocchia di Santa Barbara, invita tutti alla cautela: «Sapete come sono fatti i paesi… Girano le voci, i veleni. Don Paolo si era messo contro i suoi parrocchiani per via delle campane… Ma sì, aveva voluto installare dei megafoni fuori della chiesa per diffondere il suono riprodotto delle campane e contro di lui, per questo motivo, c’ era stata una raccolta di firme. Poi ci ha pensato un fulmine, un mese fa, a risolvere tutto, mandando in fumo l’ impianto». C’ è chi ora ricorda il prete sempre in giro con un ragazzo e prodigo di regali: «Gli dava soldi, gli regalava motorini, poi però si chiudeva con lui dentro il garage di fronte alla canonica e chissà che faceva…». Ancora chiacchiere, sospetti, voci velenose di ricatti. C’ è chi parla di una storia intrecciata da don Paolo con una donna di Roma: «Poi lui voleva lasciarla e lei si è vendicata mandando suo figlio dai carabinieri a raccontare questa storia così squallida…».

    «Non so che dire – ammette ancora pensoso don Luciano -. Certo, se sono scattate addirittura le manette temo che qualcosa di vero per forza ci debba essere. Don Paolo si è fatto prete tardi, a 42 anni mi pare. E le vocazioni adulte sono sempre difficili, pongono dei problemi. Però io lo ricordo anche prendere una posizione molto dura, a esempio, contro la festa di San Gioacchino, patrono di Colleferro Scalo, ritenendola un’ occasione pagana, con tutti i cantanti, i camioncini con la porchetta… Insomma, si era fatto dei nemici, questo sicuramente». Un altro parrocchiano rammenta le numerose richieste avanzate dal parroco incarcerato al Comune di Colleferro, affinché venissero tolte le panchine davanti alla chiesa.

    «Diceva che non voleva che si fermassero là i bimbi a giocare», aggiunge l’ uomo. Chissà. Certo, se quella di togliere le panchine era una richiesta d’ aiuto, dettata dalla paura o dalla consapevolezza di poter fare ancora del male; nessuno, purtroppo, ha saputo fermarlo. Fabrizio Caccia Le prove contro di lui IL SACERDOTE Don Paolo Pellegrini (foto), 52 anni, uno dei quattro parroci di Colleferro, comune di 23 mila anime alle porte di Roma, è stato arrestato una settimana fa per pedofilia. A casa sua i carabinieri di Roma hanno trovato materiale pedo-pornografico, compresi filmini che lo ritraevano come protagonista assieme alle sue vittime LE ACCUSE I capi d’ accusa formulati dal Gip del Tribunale di Roma che ha firmato l’ ordinanza di custodia cautelare vanno dalla violenza sessuale aggravata agli atti sessuali con minori

    Caccia Fabrizio

    Pagina 20
    (26 febbraio 2004) – Corriere della Sera

  • «Molestie sulla bambina? Sono impazzito per amore»

    «Molestie sulla bambina? Sono impazzito per amore»

    Torino, il parroco confessa: «Pagherò per la mia colpa»

    DAL NOSTRO INVIATO PINEROLO (Torino) – «E’ vero, le ho messo le mani addosso, senza alcun ritegno. Mi sono invaghito di lei, c’ è stato un trasporto che piano piano è cresciuto.

    Mi sono innamorato, ma lei a un certo punto per me è diventata un’ ossessione». «E’ vero, è vero» ripete in continuazione «l’ ho baciata, l’ ho toccata». Non esita a raccontare i dettagli don Roberto Volaterra, il parroco di 36 anni di Castagnole Piemonte accusato di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne.

    Confessa davanti al gip di Pinerolo Marco Battiglia durante l’ interrogatorio di garanzia. Ammette di aver toccato al seno e nelle parti intime quella bambina mentre la seguiva nei compiti a casa. Lo fa accanto ai suoi avvocati Fulvio Gianaria e Alberto Mittone, che hanno chiesto e ottenuto per lui gli arresti domiciliari in una comunità della diocesi.

    Ma il parroco nega le telefonate volgari e oscene del 18 gennaio scorso. Sei chiamate una in fila all’ altra, l’ ultima a mezzanotte, ascoltate anche dai familiari della ragazza. Don Roby sorride quando lascia il tribunale per salire a bordo della jeep blu della polizia penitenziaria, accompagnato da quattro agenti in borghese. Sorride nonostante qualcuno dalla strada gli urli «Vattene, sei un pedofilo». Si volta, ma non dice una parola.

    «Mi dispiace, ho sbagliato, sono colpe che dovrò pagare – dice in aula il sacerdote – ma per lei provavo una grande attrazione, ho perso la testa». Il parroco e la ragazzina si conoscono nel settembre del 2000, quando don Roberto si insedia a Castagnole. Nasce un’ amicizia, anche la famiglia della ragazzina, che all’ epoca aveva dieci anni, si fida del nuovo sacerdote che si offre di insegnare la matematica a domicilio. Nella primavera del 2002 lui comincia a scriverle lettere, alcune dolci, altre molto ambigue che sfociano in una passione non razionale. Gli investigatori ne trovano diciotto: «Adesso sei diventata una donna, ora ti devo spiegare che cosa succederà al tuo corpo», le scrive dopo l’ arrivo del primo ciclo mestruale. Poi diventa più tenero: «Cucciolotta mia, piccina, ti voglio tanto bene, tanto tanto tanto».

    Un’ altra lettera, per il pm Ciro Santoriello e per il procuratore capo Giuseppe Marabotto, è la prova che la studentessa cercava di allontanarlo: «Anche se fra noi ci sono ventitré anni di differenza, anche se tu me lo rinfacci ogni volta, io sto troppo bene con te. Per questo ti cerco ancora». Poi, alla fine dell’ estate del 2003 don Roberto Volaterra cerca di fermarsi: «Non dobbiamo più vederci. Devo farmi un esame di coscienza». Fino alla sera del 18 gennaio scorso, quando don Roby le telefona sei volte. Ma non è più il parroco dolce e affettuoso. Il suo è un concentrato di volgarità e insulti. Secondo l’ accusa don Volaterra è in canonica in compagnia di un animatore, 26 anni, agli arresti domiciliari. «Domani non devi andare a scuola, ti porto una lettera e una scatola di preservativi, sei una puttana».

    Poi mette giù. Un delirio pornografico senza fine a cui assistono anche i genitori della studentessa, la madrina e il nonno. «Lo sto facendo con Xxxxx, ho addosso le mutande rosse che mi avete regalato a Capodanno». E poi altre parole, irripetibili. Tutti confermano di aver riconosciuto la voce e il numero di cellulare di don Volaterra. Ma il parroco, pur ammettendo di aver toccato la studentessa nelle parti intime, nega con fermezza quelle telefonate tanto volgari. «Non le ho fatte io quelle chiamate, io con questa storia non c’ entro» ripete il sacerdote che vuole cancellare l’ ombra di festini gay a luce rossa in canonica.

    «Quella domenica non ero a Castagnole, ho trascorso la serata con mio zio a Torino e ci sono testimoni». La procura ha disposto l’ acquisizione dei tabulati telefonici che segnaleranno anche le celle identificative per tentare di chiarire il mistero delle telefonate. Ma se davvero non sono di don Roberto, chi ha fatto quelle chiamate? Qualcuno che sapeva dell’ amore malato del parroco e ha voluto portarlo a galla? Forse lo scherzo di qualche adolescente che conosceva quel segreto?

    Ma c’ è un altro mistero con cui la procura deve fare i conti: Xxxxx il giorno dopo l’ escalation di telefonate porno avrebbe cercato di giustificarsi con la famiglia: «Dovete scusarci, io e don Roberto abbiamo esagerato con gli spinelli». Ma entrambi gli indagati hanno smentito di aver mai riferito una circostanza simile. Molti gli aspetti ancora da chiarire. E il pm Ciro Santoriello lancia un appello: «Chi sa qualcosa parli». Potrebbero esserci altri casi, mai denunciati, di molestie su ragazzi che frequentavano l’ oratorio. Cristina Marrone Dalle lezioni di matematica agli abusi L’ ARRESTO «Violenza sessuale» Don Roberto Volaterra è stato arrestato giovedì scorso con l’ accusa di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne che frequentava l’ oratorio e alla quale impartiva lezioni di matematica L’ INTERROGATORIO «È vero, ho sbagliato» Ieri il sacerdote è stato ascoltato per due ore e mezza dal gip.

    «Avevo perso la testa per quella ragazzina – ha ammesso il prete – l’ ho toccata più volte quando eravamo da soli. Ho sbagliato, pagherò per le mie colpe» IL PRESUNTO COMPLICE Un giovane educatore Respinge invece ogni accusa Xxxxx, il giovane educatore parrocchiale accusato di avere preso parte alle telefonate, e in due casi di avere palpeggiato pure lui la ragazzina. Rimane agli arresti domiciliari IL PAESE LO DIFENDE «Sono solo calunnie» Ieri qualcuno alla vista del prete ha urlato: «Pedofilo, vattene». Una voce stridente in mezzo a tante altre che sino a domenica davanti alla chiesa l’ hanno difeso: «Sono tutte calunnie, don Roby si è sempre comportato bene» IL RAVVEDIMENTO Fra noi ci sono ventitré anni di differenza… Non dobbiamo più vederci. Devo farmi un esame di coscienza LA PASSIONE Cucciolotta mia, ti voglio tanto bene… Ora sei diventata una donna, ti devo spiegare cosa succederà al tuo corpo

    Marrone Cristina

    Pagina 18
    (3 febbraio 2004) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/2004/febbraio/03/Molestie_sulla_bambina_Sono_impazzito_co_9_040203059.shtml

  • Pedofilia, arrestati due preti Adescavano nell’ oratorio

    Pedofilia, arrestati due preti Adescavano nell’ oratorio

    TORINO – Due sacerdoti piemontesi sono finiti in carcere, nel giro di 48 ore, per violenza sessuale su minori.

    Il primo è padre Domenico Marcanti, 48 anni, di Alessandria, che al doposcuola dell’ istituto don Orione svolge l’ attività di animatore.

    Lo accusano cinque ragazzini di dodici anni. Lo inchiodano i filmati delle telecamere che i poliziotti hanno installato nell’ oratorio. Il secondo è don Roberto Volaterra, 30 anni, parroco di un paesino di 2000 abitanti, Castagnole Piemonte, e vicario episcopale in quella zona della provincia di Torino dove, in mezzo a una immensa pianura, ci sono le fabbriche della ex Indesit, ora Fiat Ricambi. A denunciarlo è stata una ragazzina di tredici anni che da un anno subiva le sue molestie.

    L’ adolescente è figlia di una parrocchiana che proprio a don Roberto, in confessionale, aveva confidato di essere stata violentata, in gioventù, dal maestro elementare. Il sacerdote non ha esitato a fare subire alla figlia la stessa violenza sessuale e psicologica che la madre aveva sofferto da bambina. L’ ha palpeggiata con la forza mentre si trovava a casa sua – approfittando dell’ assenza dei genitori – mentre l’ aiutava a fare i compiti. Le ha scritto lettere oscene con pesanti riferimenti alla sua pubertà.

    E l’ ha molestata al telefono. Con il sacerdote è finito agli arresti domiciliari, per lo stesso reato, anche l’ animatore della parrocchia (poi risultato estraneo ai fatti): pure lui, secondo l’ accusa del pm di Pinerolo Ciro Santoriello, avrebbe molestato l’ adolescente. Quelle telefonate sconce di don Roberto («Lo sai che Xxxx mi sta facendo questo, sai cos’ è vero? Poi lo fai anche tu, eh?»), avevano turbato la ragazzina al punto che i genitori si erano insospettiti. Quando hanno ascoltato il tenore di quei colloqui telefonici, hanno subito sporto denuncia. Ai carabinieri che ieri lo hanno arrestato, il parroco ha bisbigliato, quasi giustificandosi, «quella ragazzina mi provocava».

    Don Roberto Volaterra è orfano, vive solo. I magistrati temevano che la solitudine forzata degli arresti domiciliari avrebbe potuto portarlo a un gesto di estremo sconforto. Paradossalmente, hanno ritenuto che il carcere, in questo momento così delicato della sua vita, fosse per lui più sicuro. Sulla vicenda è intervenuto l’ arcivescovo di Torino, monsignor Severino Poletto. Il cardinale «ha espresso la propria vicinanza a quanti sono turbati dalla dolorosa vicenda» e ha auspicato che «le autorità competenti possano in tempi brevi fare piena luce sul caso». Poi, ha voluto «confermare stima e fiducia nei confronti del clero della sua diocesi che da sempre si distingue per il generoso impegno pastorale».

    Analoga, e altrettanto triste, la storia che ha visto come protagonista, nell’ Alessandrino, padre Domenico Marcanti. Contro di lui le intercettazioni ambientali, anche filmate, disposte dopo la denuncia presentata una decina di giorni fa in questura dai genitori di un ragazzino di dodici anni. Il minore aveva parlato di abbracci, palpeggiamenti e baci, comportamenti raccontati anche dagli altri minorenni identificati attraverso le immagini registrate e ascoltati dagli investigatori. «Ce l’ aspettavamo», è stato il commento del padre di un ragazzo che frequenta il doposcuola. Il sacerdote è stato interrogato ieri pomeriggio nel carcere di piazza don Soria. Per oltre un’ ora ha risposto alle domande del gip, che ha firmato l’ ordinanza di custodia e del pm che conduce l’ inchiesta.

    ALBERTO CUSTODERO

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/01/30/pedofilia-arrestati-due-preti-adescavano-nell-oratorio.html

  • Un anno e otto mesi al parroco vittoriese accusato di aver molestato alcuni ragazzini.

    Un anno e otto mesi al parroco vittoriese accusato di aver molestato alcuni ragazzini.

     «Il patteggiamento non è stata un’ammissione di colpa, ma un modo per chiudere rapidamente la vicenda, senza coinvolgere utleriormente i minorenni», ha spiegato al termine dell’udienza l’avvocato Andrea Franchin, difensore del sacerdote.

    Dopo il pronunciamento della giustizia, si apre per don Paolo Gardenal un nuovo futuro. Il sacerdote non solo non ha sciolto i voti, ma sta gradualmente riprendendo l’attività pastorale. Attività interrotta dopo le gravi accuse formulate nei suoi confronti dal sostituto procuratore Luisa Napolitano.

    Il pm aveva ipotizzato la violenza sessuale aggravata nei confronti di giovanissimi parrocchiani. I ragazzini sarebbero stati molestati in diverse occasioni: durante la benedizione, in sala preghiera, mentre giocavano a pallavolo o mentre erano a letto con la febbre. Il primo episodio contestato risale al maggio del 2001 quando, stando alle accuse, don Paolo si era recato in un’abitazione di Vittorio Veneto per la benedizione: in quell’occasione avrebbe preso in braccio il ragazzino (oggi quindicenne) accarezzandolo alle parti intime.

    Il caso esplose però qualche mese più tardi, tra il 13 e il 21 giugno, durante i campi scuola organizzati dalla parrocchia ad Auronzo. Secondo le ricostruzioni della Procura, don Paolo avrebbe molestato quattro ragazzini, tutti dodicenni, toccandoli ai genitali. Il sacerdote avrebbe avvicinato i minori mentre erano impegnati in diverse attività: uno stava scrivendo una lettera, un altro era a letto per un malore.

    Al ritorno dai campi estivi uno dei ragazzi aveva parlato con i genitori che avevano prontamente denunciato l’accaduto a Telefono Azzurro e ai carabinieri di Vittorio Veneto. La segnalazione era arrivata sul tavolo del sostituto procuratore Luisa Napolitano che aveva aperto un’inchiesta sentendo i cinque minori coinvolti e decidendo alla fine la richiesta di rinvio a giudizio. Ieri mattina, davanti al giudice Gianlugi Zulian, si è tenuta l’udienza conclusasi con il patteggiamento del parroco.

    Soddisfatto l’avvocato Andrea Franchin: «Sono state accolte le richieste della difesa. Per don Paolo si è chiuso un incubo e ora il sacerdote può affrontare con serenità tutti i problemi connessi alla sua vicenda».
    – Sabrina Tomè

     

  • Piacenza – Un sacerdote piacentino di circa 50 anni e’ accusato di abusi sessuali su minorenni. I ragazzi frequentano l’istituto professionale nel quale insegnava il prete

    Piacenza – Un sacerdote piacentino di circa 50 anni e’ accusato di abusi sessuali su minorenni. I ragazzi frequentano l’istituto professionale nel quale insegnava il prete

    15 novembre 2003. http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html

    Piacenza – Un sacerdote piacentino di circa 50 anni e’ accusato di abusi sessuali su minorenni. I ragazzi frequentano l’istituto professionale nel quale insegnava il prete.

    (Ansa, 15 novembre 2003).

    http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=179529 http://it.groups.yahoo.com/group/controinf…smo/message/181 http://it.groups.yahoo.com/group/controinf…smo/message/189 25-11-2003: Sacerdote accusato di pedofilia respinge le accuse Era stato sottoposto al provvedimento di arresti domiciliari nei giorni scorsi perchè sospettato di aver abusato di alcuni minorenni PIACENZA (25 nov. 2003) – Ha respinto punto per punto ogni contestazione a lui rivolta il sacerdote piacentino di 50 anni accusato di abuso sessuale nei confronti di minorenni. Il sacerdote è comparso nel primo pomeriggio in tribunale a Piacenza davanti al Gip Giovanni Picciau e al Pm Antonio Colonna. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato più di un’ora, il religioso ha respinto ogni accusa, e all’uscita dall’aula del Tribunale, avvicinato dai giornalisti, ha preferito non rispondere alle domande. Il prete era stato sottoposto al provvedimento di arresti domiciliari nei giorni scorsi perché sospettato di aver abusato di alcuni minorenni che fanno parte di un istituto piacentino.

    16) 17 gennaio 2004 17 gennaio 2004. Forlì – Il prete accusato di pedofilia ha ammesso alcune responsabilità. E il giudice lo ha condannato a una pena di due anni. Si è chiuso in Tribunale il caso di pedofilia che aveva coinvolto la parrocchia dei Romiti di Forlì… aveva abusato sessualmente di alcuni bambini. (Anonimo, Pedofilia, condannato il parroco, in “Corriere Romagna”, 17 gennaio 2004.) http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html Dopo aver ammesso alcune responsabilità condannato a 2 anni di reclusione per pedofilia un prete della parrocchia dei Romiti di Forlì http://forum.quotidiano.net/phpBB2/viewtop…c3250cbd0d682ea Inflitti dal Gip due anni per lo scandalo che dodici mesi fa sconvolse la comunita’ dei Romiti
    Pedofilia, condannato il parroco
    Il sacerdote in una lettera ha ammesso in parte le proprie responsabilita’
    L’imputato ha patteggiato e ottenuto lo sconto della pena
    FORLI – Il prete accusato di pedofilia ha ammesso alcune responsabilita’. E il giudice lo ha condannato a una pena di due anni. Si e’ chiuso in Tribunale il caso di pedofilia che aveva coinvolto la parrocchia dei Romiti di Forli’. Lo scandalo, sullo stile di quello che in America ha chiamato in causa per reati simili molti preti della chiesa cattolica, era scoppiato a Forli’ esattamente un anno fa. Un anziano sacerdote forlivese era stato denunciato per violenza sessuale con le aggravanti previste dal nuovo articolo del codice penale che punisce piu’ severamente se la vittima e’ un minore. Secondo il Sostituto procuratore della Repubblica Alessandra Serra il presule aveva abusato sessualmente di alcuni bambini. Per questo motivo la pubblica accusa aveva chiesto addirittura l’arresto, ma il Gip aveva rigettato la misura cautelativa considerando l’avanzata eta’ della persona sotto accusa. Il caso aveva sollevato molte polemiche, la parrocchia interessata si era spaccata in due fazioni fra innocentisti e colpevolisti. Tutto era nato dalla denuncia di un bambino che aveva riferito ai genitori su alcuni episodi attraverso i quali sarebbe stato al centro delle attenzioni del religioso. L’indagine e’ stata lunga e delicata e portata avanti dal sostituto procuratore Alessandra Serra col supporto della sezione speciale che segue i reati di natura sessuale dell’Ufficio minori e della Squadra Mobile che come prima cosa aveva cercato di verificare la veridicita’ di quella pesantissima accusa. Fra le persone informate dei fatti fu persino sentito dal pubblico ministero il vescovo di Forli’ monsignor Vincenzo Zarri. Poi erano state svolte delle perizie sul piccolo. Molte persone (fra cui adulti, ragazzi e bambini) frequentatori della parrocchia erano state interrogate e almeno cinque di queste avevano confermato di aver subito abusi sessuali da parte dell’anziano prete nel corso degli anni. Spunto’ fuori anche un adulto che aveva raccontato una triste vicenda che gli era accaduta nel passato. L’anziano sacerdote, quando scoppio’ il caso, fu colto da malore e si rifugio’ in una casa di carita’ di Ravenna sotto l’autorita’ del cardinal Ersilio Tonini, in attesa che la sua posizione venisse affrontata nelle competenti sedi giudiziarie. Nel frattempo erano giunte altre complicazioni di salute, tanto da far rinviare un’udienza proprio per l’indisponibilita’ dell’accusato. La vicenda, come detto, si e’ conclusa in primo grado con un patteggiamento. In pratica in una lunga lettera il sacerdote ammette alcune responsabilita’ che gli erano state ascritte. L’avvocato difensore ha cosi’ chiesto di procedere con un rito alternativo. In un’udienza preliminare e’ stato quindi accolto un patteggiamento. In questa maniera l’accusato ha usufruito dello sconto di un terzo della pena e condannato a due anni. http://web.tiscalinet.it/alahome/FedeFoia.htm

  • PARROCO FINANZIAVA BANDA DI PEDOFILI. ARRESTATO INSIEME A TRE COMPLICI.

    PARROCO FINANZIAVA BANDA DI PEDOFILI. ARRESTATO INSIEME A TRE COMPLICI.

    Un sacerdote bergamasco di 56 anni finanziava un gruppetto di pedofili e partecipava alla loro attivita’; insieme con lui altri tre uomini adescavano bambini e ragazzi, solo maschi, di eta’ compresa tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’estero.

    I quattro sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in collaborazione con la questura di Genova. Violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile.

    Sono questi i reati per i quali la procura di Chiavari ha ordinato l’arresto di D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I., 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara. Sono coinvolte, ma con responsabilita’ minori e ancora da chiarire, altre due persone, una di Carrara e una di Pavia.

    http://www.alateus.it/FedeFoia.htm

  • Inquirenti: “La mente era un prete così adescavano quei ragazzini”

    Inquirenti: “La mente era un prete così adescavano quei ragazzini”

    La rivostruzione dei movimenti della banda di pedofili. Con regali costosi e viaggi facevano prostituire i piccoli.

    GENOVA – Adescavano bambini e ragazzi, maschi, tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero. Delle spese si occupava un sacerdote bergamasco di 56 anni.

    Era lui che tirava le fila del gruppo di pedofili che, secondo gli inquirenti, agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni è stata sequestrata un ingente quantità di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste.

    I quattro uomini sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in collaborazione con la questura di Genova. Gravissime le accuse nei loro confronti: violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile.

    Adesso, D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara sono finiti dietro le sbarre. Mentre altre due persone, una di Carrara e una di Pavia, sono indagate.

    Le indagini hanno preso l’avvio dopo una prolungata fuga di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni. Una sparizione “sospetta” che aveva messo in allarme gli investigatori. Sei mesi fa i genitori denunciarono la scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza “strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’indagine. I due raccontarono di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali.

    Parole che misero gli investigatori sulle tracce dei pedofili. Cominciarono intercettazioni, appostamenti e controlli. “In poco più di 6 mesi – racconta il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La banda sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

    I quattro pedofili facevano leva sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. “Sacerdote e operatore informatico – spiegano i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente libertà. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che è apparso casuale, e abbiamo così potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che è andato su tutte le furie quando s’è accorto che il suo piano era saltato”.

    Il blitz anti pedofili è scattato nei giorni scorsi. Gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote è stato sorpreso a letto insieme con l’operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. “E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’è giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

    (6 maggio 2003)

    http://www.repubblica.it/online/cronaca/pedovenezia/sacerdote/sacerdote.html

  • PEDOFILIA:PRETE ARRESTATO,CON TRE UOMINI ADESCAVA BIMBI/ANSA

    PEDOFILIA:PRETE ARRESTATO,CON TRE UOMINI ADESCAVA BIMBI/ANSA

    (ANSA) – GENOVA, 6 MAG – Un sacerdote bergamasco di 56 anni finanziava un gruppetto di pedofili e partecipava alla loro attivita’: insieme con lui altri tre uomini adescavano bambini e ragazzi, solo maschi, di eta’ compresa tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero.

    I quattro sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in
    collaborazione con la questura di Genova.

    Violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile. Sono questi i reati per i quali la procura di Chiavari ha ordinato l’ arresto di D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara. Sono coinvolte, ma con responsabilita’ minori e ancora da chiarire, altre due persone, una di Carrara e una di Pavia.

    E’ stata la fuga prolungata e sospetta di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni a mettere gli inquirenti sulle tracce
    dei pedofili, circa 6 mesi fa. I genitori denunciarono la loro scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza ”strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’ indagine. I due raccontarono alla fine di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali. Sono cosi’ cominciati intercettazioni, appostamenti e controlli. Dal ”contatto” con i due ragazzini rapallesi, la polizia ha potuto individuare gli altri protagonisti del giro pedofilo.

    ”In poco piu’ di 6 mesi – hanno raccontato stamane il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La ‘banda’ sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

    I quattro facevano leva – in un’ eta’ di trasformazione e ribellione come l’ adolescenza – sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. ”Sacerdote e operatore informatico – hanno raccontato i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente liberta’. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che e’ apparso casuale, e abbiamo cosi’ potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’ aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che e’ andato su tutte le furie quando s’e’ accorto che il suo piano era saltato”.
    Nei giorni scorsi, certi di aver acquisito prove sufficienti, gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote e’ stato sorpreso a letto insieme con l’ operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. ”E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’e’ giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

    Il gruppo di pedofili – secondo gli inquirenti – agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni e’ stata sequestrata un ingente quantita’ di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste. Gli inquirenti ritengono molto probabile che, vista l’ attivita’ dell’ operatore informatico, immagini dei ragazzini adescati siano finite anche in rete.
    (ANSA).

  • Fare causa al Papa: la storia di Colm

    Fare causa al Papa: la storia di Colm

    L’inchiesta si è concentrata sul tormento di Colm O’Gorman dopo essere stato abusato sessualmente da padre Sean Fortune, il parroco della contea di Wexford.

    1879407 bishop150

    Padre Fortune ha aggredito e violentato Colm O’Gorman per oltre due anni e mezzo.

    Monsignor Comiskey, vescovo di Ferns, ha ammesso di essere a conoscenza delle accuse di abusi su minori che coinvolgevano diversi sacerdoti della sua diocesi quando fu nominato per la prima volta nel 1984.

    Ma nei successivi 15 anni non riuscì a impedire a uno dei peggiori abusi clericali d’Irlanda, padre Sean Fortune, di condurre una campagna di terrore nelle sue parrocchie.

    Il vescovo si è dimesso

    Il vescovo Comiskey si è rifiutato di rilasciare interviste, quindi è stato affrontato al suo arrivo nella chiesa di Wexford, dove si stava recando per celebrare la messa.

    È uscito dall’auto cantando: “Sopravviveremo” e ha subito respinto l’intervistatore.

    L’emittente pubblica irlandese RTE ha ritrasmesso il film in seguito alle numerose richieste del pubblico.

    38753909 150announcement

    Il vescovo Comiskey ha pronunciato il suo discorso di dimissioni sui gradini del suo palazzo di Wexford il giorno prima della trasmissione.

    Nel suo discorso ha affermato: “La mia permanenza in carica potrebbe essere un ostacolo alla guarigione… perciò ho presentato le mie dimissioni a Papa Giovanni Paolo II”.

    Di fatto, il vescovo Comiskey fu costretto a dimettersi.

    Il Papa accettò le sue dimissioni.

    Il Vaticano ha annunciato che il suo Canone 401 del Diritto Canonico recita: “Un Vescovo che… sia diventato inadatto all’adempimento del suo ufficio è caldamente invitato a presentare le proprie dimissioni”.

    Una scia di abusi

    Padre Fortune, il sacerdote al centro della controversia, era stato rimosso da una parrocchia, per poi esserne assegnato a un’altra.

    Continuava a comportarsi in modo vergognoso, quindi il vescovo Comiskey lo mandò a Londra per farsi visitare da uno psichiatra e per seguire un corso sui media.

    Tornato in Irlanda, fu nominato direttore di un’azienda cattolica di radiodiffusione e formazione nel settore dei media.

    Questo gli garantiva un accesso illimitato a un numero ancora maggiore di ragazzi.

    1879407 wexford 150map

    Padre Fortune fu infine arrestato nel 1995 e accusato di 66 capi d’imputazione per violenza sessuale e sodomia.

    Si suicidò nella prima settimana del suo processo, nel 1999.

    Invece di prestare soccorso alle numerose vittime di Fortune, il vescovo Comiskey fuggì dalla sua diocesi e fu infine ritrovato in una clinica per la disintossicazione da alcol negli Stati Uniti.

    In “Suing the Pope – the update” Colm O’Gorman racconta come ha cercato di costringere la Chiesa ad ammettere l’entità della sua conoscenza e dell’insabbiamento degli abusi commessi da Fortune.

    Il governo irlandese ha quindi avviato un’inchiesta e da allora il paese ha attraversato una sorta di crisi costituzionale.

    Il diritto canonico non offre protezione

    Per la prima volta, lo Stato è stato costretto a sfidare l’autorità della Chiesa cattolica e ad affermare il proprio predominio in ambito giuridico.

    Il “Diritto Canonico”, che regola internamente la Chiesa Cattolica, è stato deriso dal ministro della giustizia irlandese.

    Lo ha descritto come: “Poco più rilevante delle regole di un golf club”.

    Ha avvertito la Chiesa che non può più usare il Diritto Canonico come scusa per occultare le prove.

    La Chiesa ha ormai abbandonato la propria “indagine indipendente” sugli abusi sessuali sui minori.

    1879407 gorman150

    Tuttavia, Colm O’Gorman continua a intentare causa contro il vescovo Comiskey, il nunzio apostolico e il Papa.

    Tuttavia, continuano a rivendicare l’immunità diplomatica, che li esonera dal dover rispondere a qualsiasi domanda sullo stupro subito da padre Fortune.

    Per il coraggio dimostrato di fronte alle sue sofferenze, Colm ha ricevuto il premio “Personaggio irlandese dell’anno” da RTE.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/correspondent/2681141.stm

  • Parroco condannato il paese lo difende

    Parroco condannato il paese lo difende

    SAN GIULIANO MILANESE – Forse lo dirà anche oggi, alla Messa grande della domenica.

    «Vado via, almeno per tre o quattro mesi. Dopo trent’ anni ho diritto a una vacanza. E intanto spero si chiarisca, una volta per tutte, la storia nella quale sono stato coinvolto». Alla voglia di vacanza di don Renato Mariani non crede nessuno.

    Il parroco se ne va perché la nebbia che sembrava avvolgere la sua «storia» – un’ accusa di violenza sessuale a un ragazzo di 17 anni, una condanna a quattro anni di carcere in attesa di appello – è stata spazzata via dal vento delle polemiche americane e delle dure parole del Papa. Meglio decidere di andare via, così nessuno può dire che un pastore condannato viene lasciato nella sua parrocchia come se nulla fosse.

    «Sono sereno – ha comunicato don Mariani alla curia milanese – e con serenità aspetto la decisione dei giudici. Per ora mi metto in ferie». Dovrebbe arrivare a settembre, la seconda sentenza. I giudici del primo grado hanno deciso che don Renato Mariani, 59 anni, è colpevole di violenza privata, violenza sessuale e appropriazione indebita. Un verdetto arrivato nell’ ottobre scorso, che a San Giuliano non tutti conoscevano. L’ inchiesta parte nel 2000, quando il prete denuncia alcuni ragazzi che lo ricattano.

    Ma uno di questi, al magistrato, racconta di avere subito violenza. «Mi ha detto che ero intelligente e bello, poi mi ha chiesto di salire in camera da letto». Nel rinvio a giudizio, al prete si contestava l’ aggravante di avere «abusato delle condizioni di inferiorità della vittima derivanti dalla sua qualifica di parroco, dalla differenza di età, di cultura e di posizione sociale».

    L’ appropriazione indebita è stata formulata perché il prete, per pagare i ricattatori, avrebbe sottratto denaro al conto della curia milanese. La chiesa di San Giuliano è in piazza della Vittoria, che con il monumento ai caduti e il vecchio municipio trasformato in biblioteca cerca di dare un’ identità a un paese che non vuole essere solo un pezzo di Milano. I passeri scappano, quando vedono il falco, ma dalla chiesa e dalla canonica di don Renato Mariani non se n’ è andato nessuno. Un cartellone colorato annuncia che «serve l’ aiuto di tutti, per migliorare l’ oratorio».

    E’ prevista una spesa di 360.000 euro, per ora ne sono stati raccolti poco più di ottomila. In bacheca, gli annunci di pellegrinaggi alla Madonna del Fonte e a Caravaggio, e campeggi di «vacanza comunitaria con preghiere, mare e montagna» il prossimo agosto in Calabria. «C’ è sempre qualcosa da dire, sui preti». La filastrocca è accanto all’ ufficio del parroco. «Se parla di giustizia sociale /fa politica. Se ha un po’ di coraggio /è di sinistra. Se parla da solo con una donna / c’ è sotto qualcosa. Se parla da solo con un uomo / eh!». «Nessuno ha abbandonato don Renato perché tutti noi siamo certi della sua innocenza». Non ha dubbi, il sindaco Marco Toni, 42 anni, alla testa di una giunta di centro sinistra. «Il parroco ha la mia solidarietà e quella dell’ amministrazione.

    C’ è stata la prima sentenza, ma faremo di tutto per difendere il ruolo e la dignità del sacerdote. Quelli che lo accusano non sono chierichetti. Sono ragazzi difficili, e don Renato assieme al Comune e altre associazioni si occupa proprio di ragazzi in difficoltà. Se hai il coraggio di affrontare certe situazioni, accuse e calunnie si possono mettere in conto. Io mi chiedo: se entra qui una persona e mi chiede un lavoro, e poi va a dire che io ho chiesto favori sessuali, come mi difendo? Per questo Don Renato – che sta vivendo un dramma tutto suo e lo affronta con dignità assoluta – non va lasciato solo.

    Giusto è il monito del Papa, ma non vorrei che adesso ci fosse la caccia alle streghe». Le sentenze dei magistrati, nell’ oratorio dedicato a san Luigi, sembrano arrivare da un altro pianeta. «Tutta colpa di quelli che accusano: uno si prostituisce, altri due sono stati in carcere». «Siamo alla follia. Quello che accusa il parroco ha detto che come premio veniva portato a prostitute proprio da don Renato, che prima di scendere dall’ auto pagava le donne. Ed è stato creduto». In pochi hanno già saputo che il parroco ha deciso di andare via. «Stamattina – dice il presidente del circolo Arci, Damiano Aiello – qualcuno ha portato la notizia, ed è successo come per Cogne. Dibattito acceso fra colpevolisti e innocentisti. Io ho un figlio di 12 anni e gli ho spiegato che deve stare attento a certe cose. Ma all’ oratorio lo lascio andare, e sono più che tranquillo». Al bar delle Acli il gestore dice che sì, «non è una bella coincidenza» quella fra il monito del Papa e la partenza del parroco. Ma in tv ci sono le qualificazioni per il Gran Premio di Spagna, «davvero troppo forti, queste Ferrari».

    DAL NOSTRO INVIATO JENNER MELETTI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/04/28/parroco-condannato-il-paese-lo-difende.html