Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Crimini sessuali e il Vaticano

    Crimini sessuali e il Vaticano

    Il reato di sollecito di persecuzione (crimen solicitationis) fu applicato per 20 anni dal cardinale Joseph Ratzinger prima che diventasse Papa.

    Fornisce istruzioni ai vescovi su come affrontare le accuse di abusi su minori da parte dei sacerdoti ed è stato visto da pochi esterni.

    Secondo i critici, il documento è stato utilizzato per eludere il procedimento penale per reati sessuali.

    Il Crimen Sollicitationis è stato scritto nel 1962 in latino e distribuito ai vescovi cattolici di tutto il mondo, con l’ordine di custodirlo sotto chiave nella cassaforte della chiesa.

    Il testo spiega come comportarsi con i sacerdoti che sollecitano rapporti sessuali nel confessionale. Tratta inoltre di “qualsiasi atto esteriore osceno… con giovani di entrambi i sessi”.

    Impone un giuramento di segretezza alla vittima minorenne, al sacerdote che si occupa del caso e a eventuali testimoni.

    Violare quel giuramento significa essere scomunicati dalla Chiesa cattolica.

    In un reportage per Panorama, Colm O’Gorman ha scoperto che sette sacerdoti accusati di abusi su minori vivono dentro e intorno alla Città del Vaticano.

    Uno dei sacerdoti, padre Joseph Henn, è stato incriminato con 13 capi d’accusa per abusi sessuali da una giuria popolare negli Stati Uniti.

    Durante le riprese di “Crimini sessuali e il Vaticano”, Colm scopre che Padre Henn sta combattendo contro le richieste di estradizione dall’interno della sede centrale di quest’ordine religioso in Vaticano.

    Il Vaticano non lo ha obbligato a tornare in America per affrontare le accuse a suo carico.

    Dopo le riprese, padre Henn ha perso la battaglia contro l’estradizione, ma è fuggito dal quartier generale e si ritiene che si nasconda in Italia, mentre su di lui pende un mandato di arresto internazionale.

    Colm O’Gorman fu violentato da un prete cattolico nella diocesi di Ferns, nella contea di Wexford, in Irlanda, quando aveva 14 anni.

    Padre Fortune fu accusato di 66 capi d’imputazione per violenza sessuale e atti osceni, oltre a un altro grave reato sessuale relativo a otto ragazzi, ma si suicidò alla vigilia del processo.

    Nel marzo del 2002 Colm avviò un’inchiesta con la BBC che portò alle dimissioni del dottor Brendan Comiskey, vescovo a capo della diocesi di Ferns.

    Colm si batté quindi per un’inchiesta governativa che portò alla stesura del Rapporto Ferns.

    Il rapporto, pubblicato nell’ottobre del 2005, concluse: “Una cultura di segretezza e timore di scandali che spinse i vescovi a privilegiare gli interessi della Chiesa cattolica rispetto alla sicurezza dei bambini”.

    La Chiesa cattolica conta 50 milioni di bambini tra i suoi fedeli in tutto il mondo e non dispone di una politica universale di protezione dell’infanzia, sebbene nel Regno Unito esista l’Ufficio cattolico per la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili.

    In alcuni paesi ciò significa che il Crimen Sollicitationis è l’unica politica seguita.

    Il Vaticano ha rifiutato le ripetute richieste di Panorama di commentare alcuno dei casi presentati nel film.

    Panorama: Crimini sessuali e il Vaticano è andato in onda su BBC One il 1° ottobre 2006.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/panorama/5389684.stm

  • Roma, si uccide l’ex parroco di Pomezia accusato di pedofilia

    Roma, si uccide l’ex parroco di Pomezia accusato di pedofilia

    Marco Agostini, 43 anni, era agli arresti domiciliari in casa della madre aveva già tentato il suicidio in precedenza ingerendo delle pasticche. Un biglietto alla madre: “Scusa per questi mesi, non sono un pedofilo “Lo accusava un gruppo di ragazzi maggiorenni, per vicende del 1993.

    ROMA – Si è suicidato Marco Agostini, 43 anni, l’ex parroco di Pomezia arrestato lo scorso aprile con l’accusa di pedofilia e violenza sessuale, in un biglietto ha scritto: “Non sono un pedofilo”.

    Il sacerdote era agli arresti domiciliari in casa della madre, in un appartamento della zona Prenestina a Roma. La donna si era assentata solo per pochi minuti, ma quando è tornata lo ha trovato impiccato con un lenzuolo fisssato a una trave del lavatoio, sul terrazzo della palazzina. Nel biglietto lasciato alla madre l’ex parroco ha scritto: “”Ti chiedo scusa mamma per quello che è successo in questi mesi ma ci tengo a dire che non sono un pedofilo”. Agostini aveva già tentato il suicidio in precedenza, ingerendo delle pastiglie, ma era stato trovato in tempo e ricoverato in ospedale.

    Marco Agostini era stato arrestato nell’ambito di un’indagine su episodi avvenuti nel 1993, quando appunto era parroco a Pomezia. Era accusato di centinaia di abusi, denunciati da un gruppo di ragazzi, che avevano frequentato gli oratori diretti da Don Marco. Ad accusare l’ex parroco maggiorenni che affermavano di non aver parlato prima per paura: sostenevano infatti di essere stati plagiati e progressivamente persuasi a subire le sue attenzioni:

    Agostini veniva descritto come un uomo di grande carisma, con grandi capacità di coinvolgere e aggregare le persone. Quando era stato arrestato ad Assisi, dove era stato trasferito da Pomezia e si occupava di una casa-ostello per la gioventù, non poche erano state le voci che si erano levate in sua difesa.

    Insieme con Agostini, per il quale il Vaticano aveva avviato il processo di secolarizzazione non appena saputo delle accuse, erano stati coinvolti nelle indagini don Ennio, parroco di San Benedetto, e don Germano, anziano parroco della chiesa di San Michele, sempre a Pomezia.

    http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/cronaca/parroco-ardea/parroco-ardea/parroco-ardea.html

  • Novate di Merate: abusati ospiti della “Casa del giovane“. Al Parroco 4 anni e 8 mesi di carcere per omesso controllo

    Novate di Merate: abusati ospiti della “Casa del giovane“. Al Parroco 4 anni e 8 mesi di carcere per omesso controllo

    Monsignor Renzo Cavallini, parroco di Novate, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione dalla quinta sezione penale di Milano per omesso controllo nella comunità “La casa del giovane” dove sarebbero avvenuti abusi su alcuni ospiti compiuti dall’allora direttore Massimiliano Azzolini.

    Difeso dagli avvocati della Curia, che avevano chiesto il rito abbreviato, il religioso è stato condannato dal gup milanese Enrico Manzi dopo che il pubblico ministero Isidoro Palma aveva chiesto una pena di due anni e sei mesi.

    4 anni e 8 mesi anche a Massimiliano Azzolini con un’accusa più infamante: violenza sessuale e violenza privata ai danni di due giovani extracomunitari ospiti del centro. I capi di imputazione erano tre, ma solo di due il religioso e il direttore sono stati ritenuti responsabili.

    Per il terzo lo stesso PM aveva chiesto e ottenuto l’assoluzione. I fatti contestati risalgono al 2000. Responsabile della comunità di accoglienza per ragazzi disagiati, con problemi di droga e violenza alle spalle, il religioso secondo l’accusa avrebbe omesso di intervenire mentre all’interno dell’istituto si sarebbero compiuti tali abusi.

    Azzolini è stato condannato invece per aver compiuto violenze sessuali ripetute su un maggiorenne albanese e in un altro, secondo quanto raccontato dalla vittima, di avere costretto a fare una doccia, sotto i suoi occhi e la minaccia di un cane daguardia, un minorenne di origini marocchine. Fatti che, secondo quanto riferito dal parroco di Novate – che tuttavia al momento preferisce non rilasciare dichiarazioni – non sarebbero accaduti. Gli avvocati difensori della Curia, che da gennaio dello scorso anno si stanno occupando del caso, avevano chiesto il rito abbreviato per il religioso che, da un anno circa, è stato nominato parroco nella comunità di Novate Brianza.

    La questione, assai delicata, era nota solamente in pochi ambienti ecclesiastici e solo lo stesso Cardinale Dionigi Tettamanzi ne era a conoscenza. L’accusa, infatti, per il sacerdote risulta un “atto dovuto” poiché al tempo dei fatti Monsignor Renzo Cavallini era responsabile, quindi anche penalmente, della “Casa del giovane” e di ciò che avveniva all’interno. Il religioso, stimatissimo per via dei suoi incarichi fra cui diverse cause di beatificazione (Don Gnocchi, i marchesi Faletti di Barolo,…) è stato raggiunto dalla notizia mentre si trovava nella sua abitazione di Via Cerri a Novate e, come dicevamo, al momento ha preferito non commentare l’accaduto. E’ probabile che gli avvocati proporranno ricorso in appello contro la sentenza.

    Luisa Biella

    Fonte: http://www.merateonline.it

  • Omesso controllo: condannato un prete

    Omesso controllo: condannato un prete

    Il responsabile di una comunità di accoglienza religiosa non impedì gli abusi commessi dal direttore della stessa. Il gup li ha condannati a 4 anni e 8mesi

    Milano, 10 maggio 2006 – In giudizio abbreviato davanti al Gup milanese Enrico Manzi, sono stati condannati a 4 anni e 8 mesi monsignor Renzo Cavallini e Massimiliano Azzolini, rispettivamente il responsabile di una comunità di accoglienza religiosa e il direttore di uno dei centri della stessa, con le accuse, per il primo di omesso controllo e per l’altro di violenza sessuale e violenza privata ai danni di due giovani extracomunitari ospiti del centro.

    Per loro il pm Isidoro Palma aveva chiesto una pena di due anni e sei mesi, quasi raddoppiata dal gup.

    Ai due erano stati contestati tre episodi di abuso avvenuti nel centro diretto da Azzolini. Per un fatto, lo stesso pm aveva chiesto, ottenendola, l’assoluzione, ma negli altri due casi il giudice ha riconosciuto pienamente responsabili i due imputati.

    Azzolini è stato condannato in particolare per avere in un caso compiuto violenze sessuali ripetute su un maggiorenne albanese, in un secondo caso per avere costretto a una doccia, nudo sotto il suo sguardo e nel pieno della notte, un minorenne marocchino, minacciato con un cane da guardia, secondo quanto raccontato dalla stessa vittima.

    Il sacerdote è stato invece riconosciuto colpevole per non aver mai tentato di impedire gli abusi di cui era stato avvertito con diverse segnalazioni da parte di operanti del centro.

    Fonte: www.ilgiorno.it

  • Milano – Condannati monsignor Renzo Cavallini e Massimiliano Azzolini, rispettivamente responsabile di una comunità di accoglienza religiosa e il direttore di uno dei centri.

    Milano – Condannati monsignor Renzo Cavallini e Massimiliano Azzolini, rispettivamente responsabile di una comunità di accoglienza religiosa e il direttore di uno dei centri.

    Milano – Sono stati condannati a 4 anni e otto mesi di reclusione, in giudizio abbreviato davanti al Gup milanese Enrico Manzi, monsignor Renzo Cavallini e Massimiliano Azzolini, rispettivamente il responsabile di una comunita’ di accoglienza religiosa e il direttore di uno dei centri della stessa, con le accuse, per il primo di omesso controllo e per l’altro di violenza sessuale e violenza privata ai danni di due giovani extracomunitari ospiti del centro.

    Per loro il pm Isidoro Palma aveva chiesto una pena di due anni e sei mesi, quasi raddoppiata dal gup.

    Ai due erano stati contestati tre episodi di abuso avvenuti nel centro diretto da Azzolini. Per un fatto, lo stesso pm aveva chiesto, ottenendola, l’assoluzione, ma negli altri due casi il giudice ha riconosciuto pienamente responsabili i due imputati.

    Azzolini e’ stato condannato in particolare per avere in un caso compiuto violenze sessuali ripetute su un maggiorenne albanese, in un secondo caso per avere costretto a una doccia, nudo sotto il suo sguardo e nel pieno della notte, un minorenne marocchino, minacciato con un cane da guardia, secondo quanto raccontato dalla stessa vittima.

    Il sacerdote e’ stato invece riconosciuto colpevole per non aver mai tentato di impedire gli abusi di cui era stato avvertito con diverse segnalazioni da parte di operanti del centro.
    10 maggio 2006

  • Patteggia un anno e otto mesi il prete che insidiò la ragazzina

    Patteggia un anno e otto mesi il prete che insidiò la ragazzina

    PINEROLO – Un anno e otto mesi con la condizionale: con questa condanna «patteggiata” si è conclusa ieri nel tribunale di Pinerolo la scabrosa storia di don Roberto Volaterra, ex parroco di Castagnole Piemonte, arrestato l’ anno scorso con l’ accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 11 anni.

    Lui, l’ imputato, difeso dagli avvocati Fulvio Gianaria e Alberto Mittone che hanno scelto il patteggiamento della pena accompagnato da un risarcimento alla famiglia della piccola di 45mila euro, non era in aula. Il perché è comprensibile.

    Nei primi mesi del 2004 la vicenda sconvolse l’ intero Pinerolese. Non era facile accettare che un parroco di 36 anni, capelli rasati e voce infantile, adorato dal paese e con un oratorio sempre pieno di bimbi fosse in realtà un pedofilo. Ma a provare quell’ accusa infamante ci sono le lettere scritte dal religioso alla piccola già a marzo 2002 quando per tre pomeriggi alla settimana lui va a casa sua per ripetizioni di matematica a domicilio. Lei ha appena dieci anni e i suoi genitori lavorano la terra e non sospettano nulla. Lui invece scrive: «Con te me mi sento più umano, più felice. Mi piaci proprio.

    La tua bocca è fatta per parlare dolcemente, per cantare, per baciare…”. Un passione quella di don Roberto che dura per un anno e mezzo, all’ insaputa di tutti. Poi alla fine dell’ agosto 2003 lui pare rinsavire: »Non doabbiamo più parlarci, il paese potrebbe parlare…”. E invece a Castagnole Piemonte nessuno dice nulla e tanto meno dubita del parroco. Chi invece non tace è la piccola vittima: sei mesi dopo quando a Natale il parroco bussa alla sua porta per fare gli auguri probabilmente rivive l’ incubo e decide di smascherare il molestatore in tonaca. La sera del 18 gennaio quando tutta la famiglia è riunita per la cena lei riceve una chiamata sul cellulare. Padre e madre la sentono rispondere: “Perché mi dici queste cose don Roberto?”.

    E’ tutta una finta: lei si è chiamata dal telefono di casa e non sta parlando con nessuno. Arrivano altre cinque telefonate. Dal telefono di un amico con cui si è confidata ma lei continua a fingere che sia don Roberto e trova il coraggio di dire tutta la verità. Il 24 gennaio la famiglia firma la denuncia contro il religioso. Il procuratore capo di Pinerolo Giuseppe Marabotto e il suo sostituto Ciro Santoriello cinque giorni dopo ordinano l’ arresto del parroco.

    Lui confessa il 2 febbraio: «L’ immagine di quella ragazzina si è impossessata di me, l’ ho toccata senza ritegno”. In paese è scandalo, la Curia è imbarazzata. Lo psichiatra Mario Fulcheri, in una discussa perizia psichiatrica compilata durante l’ indagine preliminare, spiega: «Don Luciano in grado di intendere e volere ha agito in quel modo con la sua giovane parrocchiana perché condizionato da una forte immaturità della sfera affettiva…». In sostanza, secondo lo psichiatra, il prete nonostante i suoi 36 anni avrebbe avuto in realtà un’ età psico-affettiva di un ragazzo di quindici anni.

    L’ avvocato Maria Grazia Pellerino che assisteva la famiglia della piccola molestata aveva denunciato per diffamazione lo psichiatra deferendolo anche all’ ordine dei Medici.
    MEO PONTE
    22 luglio 2005

  • Violentò ragazzina, prete condannato

    Violentò ragazzina, prete condannato

    03 maggio 2005 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…029violent.html

    Violentò ragazzina, prete condannato
    Repubblica — 03 marzo 2005 pagina 7 sezione: BARI

    Prima ha sedotto la madre. Poi ha molestato la figlia, ancora minorenne. Per quest’ accusa un prete di una città del Nord Barese è stato condannato ieri dal tribunale di Trani a un anno e quattro mesi di reclusione con il beneficio della condizionale.

    L’ accusa è pesantissima: violenza sessuale. I fatti fanno riferimento a fine anni ’90 quando la ragazza – all’ epoca dei fatti aveva 17 anni – denunciò di avere subito delle avance dal prelato, amico di famiglia. La vicenda è molto scabrosa. Secondo quanto ricostruito dai giudici nel corso delle udienze nel tribunale di Trani, infatti, i genitori della ragazza si erano separati proprio a causa del prete. Il padre avrebbe scoperto la moglie in atteggiamenti inequivocabili con il religioso.

    Per questo motivo ha poi chiesto la separazione dalla donna, provocando non pochi chiacchiericci in città. La notizia si era diffusa tanto da arrivare anche alle orecchie dei vertici ecclesiastici: il prete fu rimosso dal suo posto e fu incaricato di una missione in Brasile.

    L’ esilio, però, durò molto poco. Nemmeno un anno dopo l’ incarico il sacerdote tornò in città ma fu incaricato di svolgere le proprie funzioni in un centro a qualche chilometro di distanza. I rapporti con la donna sembravano continuare. Tanto che lei e la figlia andarono a vivere in un appartamento di proprietà del prelato. Secondo alcuni, e come risulterebbe anche da alcune dichiarazioni della ragazza, di fatto la coppia “abusiva” conviveva. Circostanza però sempre smentita dai protagonisti nonostante, una sera, la polizia durante un controllo avesse trovato, in casa delle due donne, il prete «presumibilmente in pigiama» come recita il rapporto. Probabilmente le attenzioni nei confronti della madre continuano.

    Sicuramente cominciano quelle nei confronti della figlia. La ragazza – che ora ha 22 anni- ha raccontato agli inquirenti, infatti, che una mattina il prete l’ ha abbracciata. L’ ha palpata nelle parti più intime sussurrandole all’ orecchio: «Fatti trovare domani mattina a casa, che domani tua madre non c’ è». La ragazza, sconvolta, dopo essersi confidata con le amiche ha deciso di denunciare il tutto alle forze dell’ ordine. La denuncia l’ ha presentata suo padre il 9 gennaio 2000, poi lei l’ ha sottoscritta. L’ episodio sembrerebbe essere stato soltanto l’ ultimo di una serie di ammiccamenti che la ragazza ha subito nonostante la sua volontà. Il fascicolo era finito sul tavolo dell’ allora sostituto procuratore del tribunale di Trani, Maria Vulpio, che aveva chiesto il rinvio a giudizio del prete. Il processo è stato lungo e assai complesso.

    La difesa del sacerdote è stata strenua: lui ha sempre smentito di avere avuto un rapporto con la madre della ragazza. E soprattutto si è sempre proclamato innocente rispetto alle accuse che gli venivano mosse: «Non ho mai toccato con un dito quella ragazza» ha detto più volte alla corte. La sua difesa ha anche sostenuto che la ragazza parlasse così perché ancora scioccata dalla separazione traumatica dei suo genitori. Tutte argomentazioni che evidentemente avevano convinto l’ accusa.

    Il pm che affrontò il caso un mese fa, in sede di requisitoria, chiese l’ assoluzione dell’ imputato: non convincevano molti punti dell’ impianto accusatorio. Ieri questa tesi è stata però ribaltata, non senza sorpresa, dalla corte presieduta dal giudice Grazia Miccoli. Il prete è stato ritenuto «colpevole del reato di violenza sessuale» pur nella considerazione dell’ «ipotesi di minore gravità» e con la sospensione condizionale della pena. Inoltre il prelato è stato «perpetuamente interdetto da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla curatela» e condannato al risarcimento dei danni e a una provvisionale di 5mila euro. Entro 90 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza. Molto probabilmente la difesa ricorrerà in appello. – GIULIANO FOSCHINI

  • Pedofilia, 4 anni e sei mesi all’ex parroco

    Pedofilia, 4 anni e sei mesi all’ex parroco

    (di Roberto Pontiroli Gobbi. Fonte: il Messaggero)

    L’ex parroco di Colleferro Scalo, Paolo Pellegrini, condannato nel giugno 2004 in primo grado a sei anni e 9 mesi per violenza sessuale aggravata su minore ed istigazione all’uso di sostanze stupefacenti, è ricorso in Appello e, con il rito del patteggiamento, è riuscito ad avere un ulteriore sconto di pena: 4 anni e 6 mesi di reclusione.

    L’ex parroco venne arrestato dai carabinieri della compagnia Casilina, diretti dal maggiore Oronzo Greco, nel febbraio 2004. L’arresto scattò dopo la denuncia di un ragazzo diciottenne della periferia sud romana, che per anni aveva avuto rapporti con il prelato e veniva pure utilizzato per acquistare droga. Dalle indagini coordinate dal pm Carlo Lasperanza emersero aspetti sconcertanti di questa torbida vicenda, compreso il fatto che Pellegrini aveva rapporti anche con un altro ragazzino di appena otto anni.

    Nel corso delle perquisizioni, i carabinieri trovarono ampi riscontri alle parole del ragazzo che aveva denunciato. Nell’abitazione del parroco, infatti, gli investigatori rinvennero decine di foto e videocassette molto eloquenti realizzate all’insaputa delle giovanissime vittime. Eloquenti al punto che si scoprì che il prete aveva usato violenza anche con un altro ragazzino. Non solo: nell’indagine emerse perfino che il prete aveva avuto una relazione con la madre del ragazzo che aveva sporto denuncia e che pagava i rapporti con l’adolescente a suon di regali costosi: telefonini ultimo grido, scarpe e capi di abbigliamento griffati. E ieri, la sentenza di Appello. Con relativo sconto di pena e una provvisionale esecutiva di 60 mila euro da corrispondere alle vittime delle sue turpi attenzioni.

    https://blog.uaar.it/2005/03/31/pedofilia-anni-mesi-parroco/
  • Padre Domenico Marcanti

    Padre Domenico Marcanti

    14 luglio 2004 – Alessandria –

    Ha patteggiato una condanna a poco più di tre anni padre Domenico Marcanti di 48 anni, l’orionino che era stato arrestato nel gennaio scorso con l’accusa di violenza sessuale su minori e circa un mese dopo, a metà febbraio, trasferito dal carcere di Biella in una comunità di preghiera del Pavese agli arresti domiciliari.

    http://wildgreta.wordpress.com/scandali-ecclesiastici-2/

  • MOLISE, PRETE PEDOFILO? IL PAESE SI SPACCA IN DUE

    MOLISE, PRETE PEDOFILO? IL PAESE SI SPACCA IN DUE

    1 luglio 2004 – Grosseto Due anni e sei mesi per don Felix Cini, sacerdote accusato di aver molestato sessualmente alcuni bambini nella parrocchia di Arcille, in provincia di Grosseto.

    Il processo e’ durato due anni, alla fine l’imputato ha patteggiato davanti al gup Armando Mammone. Durante l’inchiesta sono stati ascoltati 17 bambini tra i 10 e i 14 anni.

    MOLISE, PRETE PEDOFILO? IL PAESE SI SPACCA IN DUE

    Comunità divisa tra innocentisti e colpevolisti a Cercemaggiore, in provincia di Campobasso, dopo che un giornale locale ha pubblicato la notizia del patteggiamento per molestie sessuali su minori, nel 2004, a Grosseto, di un sacerdote maltese, don Felix Cini, che da oltre un anno opera in paese, con l’incarico di supportare l’anziano parroco. La vicenda, avvenuta in un centro nei pressi di Grosseto nel 2003 e conclusa con il patteggiamento a due anni e mezzo, prima della pubblicazione dell’articolo era da alcuni mesi al centro di chiacchiere e pettegolezzi in paese. Ora che la notizia è divenuta di dominio pubblico lo stesso religioso si è difeso rilasciando interviste televisive in cui ha spiegato che all’epoca gli fu consigliato di scegliere il patteggiamento, considerato la via più breve per concludere la vicenda, ma ha respinto le accuse, affermando di essere stato incastrato. A Cercemaggiore ora la maggior parte degli abitanti difende il sacerdote, molti fanno notare che da quando è arrivato lui, un anno e mezzo fa, tanti giovani si sono avvicinati alla chiesa. Ma c’è anche chi non vuole avere a che fare con un religioso che ha alle spalle una condanna per questo tipo di reato ed ha sollecitato una presa di posizione della diocesi. Così, in questo clima, qualcuno nei giorni scorsi ha pensato di consegnare negli uffici del Comune il verdetto emesso nel 2004 nei confronti del parroco, affinchè sia possibile a tutti visionarlo.

    CAMPOBASSO, BUFERA SUL PRETE
    “MOLESTÒ DEI BIMBI, VADA VIA”

    «Don Felix deve andare via da Cercemaggiore». È quanto chiedono un centinaio di abitanti del Comune in provincia di Campobasso – che hanno costituito un comitato ad hoc – dopo avere appreso che il sacerdote nel 2004 è stato condannato per molestie sessuali nei confronti di alcuni bambini di un paese in provincia di Grosseto. «Non vogliamo diffamare nessuno – hanno detto alcuni esponenti del comitato – ma desideriamo solo portare a galla la verità di un passato che non può essere rinnegato». Don Felice Cini, che si è dichiarato innocente nonostante il patteggiamento, fino a qualche tempo fa avrebbe infatti negato di essere lui il prete condannato, spiegando che si trattava di un caso di omonimia. Ora, però, dopo l’intervento del vescovo di Campobasso, Giancarlo Maria Bregantini, che intervenendo ieri sulla vicenda ha parlato di «misericordia che avrà sempre la meglio sul giudizio» facendo luce sul caso, in molti non hanno più fiducia in don Felix. «Come prete non smentiamo il suo operato – hanno aggiunto alcuni componenti del Comitato – ma come uomo abbiamo i nostri dubbi in quanto non possiamo più fidarci di una persona che fino a pochi giorni fa ha negato il suo passato. Come genitori ci sentiamo minacciati da tutto questo e vogliamo una soluzione». «Come madre – ha detto una giovane donna – sento il dovere di proteggere i miei bambini che hanno il sacrosanto diritto di vivere sereni nella comunità».

    Prete condannato per pedofilia
    Paese del Molise, Cercemaggiore, si divide
    19 dicembre, 18:18

    (ANSA) – CAMPOBASSO, 19 DIC – Cercemaggiore diviso tra innocentisti e colpevolisti dopo la notizia della condanna per molestie sessuali su minori di don Felix Cini.Il sacerdote, che da oltre un anno supporta l’anziano parroco del paese, ha patteggiato nel ’04 la condanna per una vicenda avvenuta in un centro del grossetano nel ’03.Ora che la notizia e’ apparsa su un giornale locale il prete si difende, respinge le accuse e dice che gli fu consigliato il patteggiamento ritenuto la via piu’ breve per chiudere la vicenda.

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/molise/2009/12/19/visualizza_new.html_1647995152.html

    Pedofilia: prete condannato, deve andare via
    Lo dice comitato paese molisano dopo aver appreso condanna
    20 dicembre, 19:47

    (ANSA) – CAMPOBASSO, 20 DIC – ‘Don Felix deve andare via da Cercemaggiore’: e’ quanto chiedono un centinaio di abitanti del Comune in provincia di Campobasso.

    La richiesta e’ stata inoltrata dopo avere appreso che il sacerdote nel 2004 e’ stato condannato per molestie sessuali nei confronti di alcuni bambini di un paese in provincia di Grosseto. Gli abitanti affermano di non avere piu’ fiducia in lui visto che fino a qualche tempo fa avrebbe negato di essere lui il prete condannato.

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/molise/2009/12/20/visualizza_new.html_1648060465.html

    Pedofilia. Comitato Cercemaggiore: “Don Felix deve andare via”

    20 dicembre 2009

    Don Felice Cini aveva patteggiato una condanna per abusi a minori in un centro del grossetano nel 2004; aveva sempre detto di essere innocente e che si trattava di un caso di omonimia; ieri la conferma del vescovo di Campobasso che chiede “misericordia”

    http://www.blitzquotidiano.it/tag/don-felice-cini/

    Prete pedofilo italiano trasferito a Malta?

    Abbiamo ricevuto da un nostro lettore la notizia del trasferimento a Malta di un prete pedofilo italiano, don Felice Cini di Grosseto, che ha patteggiato recentemente la pena davanti al gup Armando Mammone.
    L’inchiesta è aperta dal 2004 e la pena per don Felice Cini è stata di due anni e mezzo. Ora a Malta gli sarebbe stata affidata una parrocchia.
    Questo prete è quello di cui ha parlato don Di Noto durante la trasmissione Anno Zero che ha trasmesso il video della BBC sui preti pedofili. Siamo stati infatti noi a segnalarglielo e lui si è correttamente attivato.
    Ci auguriamo che la nostra segnalazione riesca a salvare qualche bambino.

    In ogni caso chiediamo a chiunque possa entrare in contatto con cittadini Maltesi, di segnalare questo pericolo. Dall’altro lato notiamo come la pratica dei trasferimenti dei preti pedofili in altre parrocchie continua, nonostante quello che mons. Fisichella ha affermato durante la trasmissione Anno Zero. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ma su queste cose è ora di cambiare radicalmente comportamento da parte delle gerarchie ecclesiastiche, non fosse altro che per dare credibilità al lavoro di persone come don Di Noto.

    http://collettivamente.com/articolo/1717509.html

    Lunedì, 04 giugno 2007

    L’arcivescovo di Campobasso – Bojano: “La misericordia avrà sempre la meglio sul giudizio”
    Bregantini difende Don Felix
    Bregantini difende Don FelixUna vicenda, quella di don Felix Cini, che ha scosso Cercemaggiore. Ora tutti sanno che il prete maltese, che da un anno e 4 mesi celebra messa e fa catechismo in paese, è stato condannato per molestie sessuali nei confronti di alcuni minorenni, nella provincia di Grosseto. Ha patteggiato e scontato la pena in una comunità a Trento. Una notizia che ha creato trambusto nella comunità, c’è chi è preoccupato e chi invece si schiera a spada tratta a difesa di Don Felix. Sulla questione interviene l’arcivescovo di Campobasso Bojano, Giancarlo Bregantini. “Ad un sacerdote, nel cui passato compare un’ombra, anche se controversa – dice il presule – è stata offerta la possibilità di un riscatto che gli restituisse dignità e credibilità. Di questascelta – continua – assunta con il vescovo di Grosseto, e informandone la Santa Sede, sarebbe singolare fare una colpa alla Chiesa di Cristo, maestro di perdono e di speranza”.

    Bregantini poi precisa che don Felix, a Cercemaggiore, ha solo un ruolo di appoggio all’anziano prete e che non è stato nominato parroco, né vice parroco. “Il suo comportamento però – dice ancora l’arcivescovo – è stato sempre corretto, anzi, egli ha raccolto intorno a sé il consenso e la stima di larga parte dei fedeli. La fiducia riposta in lui, dunque – sottolinea – è stata ricompensata”. A quanti si chiedono perchè si è taciuto sul passato di don Felix Bregantini spiega che la risposta è nella “necessaria discrezione che accompagna ogni opera di recupero morale di un fratello al quale l’amore di Cristo – mediato dalla nostra povertà di uomini – si dona per risalire dal buio alla luce. Nessuno dunque ha tradito Cercemaggiore, per questo – rimarca l’arcivescovo – serenamente respingiamo l’accusa di avere scelto la via del silenzio strategico o della leggerezza colpevole. La via scelta è quella del Vangelo, che – conclude Bregantini – non è esente da rischi, ma per la Chiesa non ci sono altre strade, perché la misericordia avrà sempre la meglio sul giudizio”.

    red [19/12/2009]

    http://ilgiornaledelmolise.it/view.php?idarticolo=71398967919122009151752

    Tutore dei minori: intervento sul caso di Cercemaggiore | Stampa |
    Scritto da Il Tutore Pubblico dei Minori Nunzia Lattanzio
    lunedì 21 dicembre 2009

    lattanzio_nunzia.jpgNella mia veste di Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, in relazione all’ormai nota vicenda che vede coinvolto don Felix Cini, destinato da alcuni mesi a questa parte dagli Uffici ecclesiastici a coadiuvare il parroco di Cercemaggiore, osservo che dal tenore delle imputazioni contestate al sacerdote, di oggettiva gravità – riportate nella sentenza di patteggiamento resa pubblica da un comitato di cittadini – e tenuto conto del coinvolgimento di giovani vite evidentemente tradite nella loro innocenza in un momento delicatissimo del loro sviluppo, si imponga una severa valutazione di quanto accaduto.

    L’episodio grave ed increscioso, da me già segnalato alla locale Stazione dell’Arma e alla competente Autorità religiosa, ha prodotto l’inevitabile senso di disperazione tra la gente e in special modo tra i genitori dei bambini che sono soliti frequentare l’ambiente parrocchiale del piccolo paese della provincia di Campobasso.Il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto dalle Istituzioni, sia esse civili che religiose, è sancito dal buon senso civico, dalla nostra Carta costituzionale e dall’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo, Carte di diritto nazionale ed internazionale che ho l’obbligo di monitorare nella loro applicazione nella regione Molise.

    Ricordo a me stessa che “ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa” (art. 11, c. 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani), e che pertanto.

    Pur non contestando in alcun modo le decisioni delle Autorità ecclesiali, e riconoscendo anzi l’opportunità di concedere concrete possibilità di recupero a tutti coloro operanti nell’Ecclesia che vengono interessati da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, evidenzio che nel caso portato all’attenzione dalle cronache non può assumere alcuna rilevanza la circostanza dell’essere il provvedimento con cui è stata irrogata la sanzione una sentenza di patteggiamento. Detto istituto mal si concilia infatti con la volontà da parte del soggetto interessato di voler pervenire ad un accertamento nel merito delle accuse e ad un’auspicata sentenza di piena assoluzione.

    Ciò non è accaduto e tale elemento avrebbe probabilmente dovuto condurre ad assegnare al sacerdote, così intimamente coinvolto in una vicenda che di certo lo ha visto parte attiva, funzioni del tutto diverse che non prevedessero contatti diretti con la comunità dei bambini e degli adolescenti.

    Non va sottaciuto che il Codice di Diritto Canonico, al canone 1395, paragrafo 2, prevede in tali casi, sia pure come misura estrema, addirittura la dimissione dallo stato clericale.

    Auspico pertanto che quanto deciso dagli Organi della Chiesa possa essere rivisitato nel superiore interesse dei minori, delle loro madri e dei loro padri, i quali hanno il diritto di vivere ed esercitare le difficili funzioni genitoriali in clima di assoluta serenità – non inquinato da ‘ombre’ di nessun genere.

    Ritengo che Don Felice Cini, colpevole per i gravi delitti ascrittigli debba astenersi da ogni servizio pubblico che gli consenta di avviare relazioni interpersonali con Minori di età; sarebbe quindi auspicabile che l’Uffizio religioso assegni a lui e a tutti i preti coinvolti in episodi di violenza sessuale o maltrattamenti a danno di bambini e adolescenti impieghi di gestione delle biblioteche o degli archivi ecclesiali.

    Nunzia Lattanzio

    • testo del canone 1395:

    Can. 1395 – §1. Il chierico concubinario, oltre il caso di cui al can. 1394, e il chierico che permanga scandalosamente in un altro peccato esterno contro il sesto precetto del Decalogo, siano puniti con la sospensione, alla quale si possono aggiungere gradualmente altre pene, se persista il delitto dopo l’ammonizione, fino alla dimissione dallo stato clericale.

    §2. Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione.

    19/12/2009 10:24
    Don Felix: Non volevo patteggiare

    Il parroco di Santa Maria della Croce ha celebrato messa anche ieri sera

    Cercemaggiore La piccola chiesa in pietra bianca domina la vallata e guarda il piccolo centro illuminato a festa. E’ un giorno strano per Cercemaggiore. Di gioia per un traguardo raggiunto: si inaugura, con gli onori del caso, la casa alloggio che ospiterà gli anziani del paese. Di dolore perché la verità processuale su padre Felix è venuta fuori in tutta la sua violenza. Una sentenza che certifica una dolorosa vicenda processuale capitata nel 2004. Abusi su minori, pena patteggiata. Due anni e sei mesi.
    Don Felix Cini sta celebrando messa, il rito in suffragio di un defunto. La piccola chiesa in pietra bianca è gremita di gente. Si conoscono tutti, per questo non passiamo inosservati. Nell’atrio della chiesetta la bacheca ospita un avviso ai fedeli. Ci sono i recapiti telefonici del parroco che spiega che è costretto ad allontanarsi un po’ dal paese, a colpa di quello che sta avvenendo. Riposo, preghiera, meditazione. Non c’è una data ma non è recente. In paese spiegano che da quando questa storia è cominciata, un paio di mesi fa, padre Felix aveva deciso una sorta di allontanamento volontario. Aspettiamo che la funzione religiosa termini, chiediamo di incontrare il sacerdote che non rifiuta. E subito dice:
    «e cosa volete che vi dica di più, avete scritto tutto».
    Ecco, il solito equivoco. Confondere il piano professionale con quello personale. Non è stato facile raccogliere informazioni e decidere di raccontare una vicenda lacerante che però, ed è il caso di ribadirlo, si fonda su un dato di fatto concreto. Una sentenza, emessa nel luglio del 2004, con la quale il parroco di Santa Maria della Croce viene condannato per abusi su minori. Ed è proprio questo il punto di partenza.
    «Non avrei voluto patteggiare dice padre Felix mentre fuma una sigaretta volevo andare fino in fondo. Volevo affrontare il processo. Ma mi è stato consigliato di patteggiare, era meglio chiudere la faccenda il prima possibile».
    Impossibile non replicare ad una affermazione di tale entità. Chiudere la faccenda, perché se lei non era colpevole di nulla?
    «Pressioni politiche».
    E’ ancora più inquietante, ancor più difficile da
    comprendere e quindi spiegare ai lettori, alla comunità di Cercemaggiore ma anche a tutti i molisani cosa significa un’affermazione del genere.
    Lui, padre Felix, sa perfettamente che non ha risolto alcun dubbio, anzi ne ha ingenerati molti di più. Ma le sue dichiarazioni finiscono qui. «Chiedete in giro, chiedete chi è don Felix» dice Annamaria Testa, una collaboratrice del parroco. Che, logicamente,
    appartiene alla fazione che sostiene il parroco, che crede abbia già pagato per quello che ha fatto, che debba essere perdonato e aiutato a tornare a compiere la sua missione.
    «Ha riportato i giovani in chiesa, lo sa che l’anno scorso in 125 hanno preso la Cresima? Ecco, questo è padre Felix, anche io ho dei bambini, non ho timore a farli frequentare la Chiesa».
    C’è però chi la pensa diversamente, c’è chi crede che forse la verità non andava nascosta. Dire tutto, chiarire fin da subito i dubbi avrebbe aiutato non poco la comunità a trovare una strada diversa da quella intrapresa a furia di smentite categoriche.
    «Certo commentano altri giovani arrivati in sacrestia se la Curia avesse chiarito, non appena la questione è venuta fuori, i termini dell’intera vicenda forse nessuno avrebbe preso la decisione di far protocollare la sentenza in Comune».
    Perché non dirlo, perché allora nascondere una verità processuale di certo dura da spiegare ma assolutamente impensabile di poter nascondere per sempre. Forse proprio questa verità mancata ha generato i mostri, forse l’aver impedito ai cittadini di scegliere se fidarsi o meno di don Felix nascondendosi dietro un muro di no probabilmente dettati da una precisa strategia ecclesiale da utilizzare in casi simili ha diviso il paese, ha esa sperato gli animi ed ha portato all’atto finale. Il clamore mediatico che, si sa, è un punto di non ritorno.
    La verità adesso è sotto gli occhi di tutti.
    Una verità parziale, se si vuol dare ascolto a padre Felix, una verità che potrebbe nascondere altri fatti molto oscuri, di cui il parroco non vuole parlare.
    «Perché non ne so nulla, ho fatto quello che mi veniva chiesto».
    E i 17 ragazzini, tra i 10 i 14 anni, ascoltati come testimoni e che diventano pare fondamentale della sentenza?
    «Non ci sono testimonianze, loro non hanno detto nulla».
    Quindi il gup ha condannato senza prove certe, ha accettato la proposta di patteggiamento sapendo di punire per sempre secondo la Giustizia degli uomini un innocente? Famiglie divise, comunità spaccata, colpevolisti contro innocentisti e una versione dei fatti che stride con una sentenza di condanna. Che è l’unica cosa certa di tutta questa brutta storia. lusa lucsam66@gmail.com

    http://www.nuovomolise.net/e_view.asp?E=12466&S=1&C=2&G=4