Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • “Ha abusato di 11 studenti inviando anche foto e video hard”: prof di religione rinviato a giudizio

    “Ha abusato di 11 studenti inviando anche foto e video hard”: prof di religione rinviato a giudizio

    E’ stato rinviato a giudizio il docente di religione originario di Caccamo e accusato di aver abusato di 11 allievi minorenni in una scuola superiore piacentina: deveo rispondere di tentata violenza sessuale, violenza sessuale, stalking e molestie per un totale di 14 capi di imputazione. Oltre ad alcuni ragazzi anche il ministero dell’Istruzione si è costituito parte civile. Ministero che, però, è anche stato chiamato in causa come responsabile civile dai genitori di alcuni ragazzi e dovrà quindi eventualmente risarcire i danni.

    I presunti abusi sarebbero avvenuti sia con l’invio di foto e video hard sia con incontri fuori dalla scuola. La vicenda risale al 2020, quando le vittime avevano segnalato alla scuola gli atteggiamenti del docente. La dirigenza aveva poi presentato una denuncia alla polizia locale facendo scattare le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Antonio Colonna.

    All’epoca, vennero ascoltati i giovani e acquisiti i tabulati nonché il materiale contenuto nei telefoni delle presunte vittime relativo alle app di messaggistica usate dal professore per contattarli. Nel settembre del 2022, il docente era stato arrestato. L’imputato, che è difeso dall’avvocato Francesco Gueli e ha respinto le accuse, dopo aver trascorso un periodo ai domiciliari, era stato sottoposto alla misura dell’obbligo di firma. Ad oggi è libero. Era stato subito sospeso dalla scuola dove prestava servizio.

    All’udienza davanti al gup Francesca Gigli, quattro ragazzi si sono costituiti parte civile con gli avvocati Monica Capurri, Marco Guidotti e Pasquale Angelini. Tre parti civili hanno chiesto e ottenuto la citazione del responsabile civile, cioè il ministero dell’Istruzione.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/violenza-sessuale-prof-religione-caccamo-piacenza-processo.html

  • La criminalità minorile nella Chiesa: cosa rivela il primo rapporto indipendente presentato in Italia

    La criminalità minorile nella Chiesa: cosa rivela il primo rapporto indipendente presentato in Italia

    Mai prima d’ora era stata effettuata un’indagine di questo tipo all’interno della Chiesa cattolica italiana. Lunedì 20 gennaio 2025, un rapporto indipendente commissionato dalla diocesi di Bolzano e Bressanone, in Alto Adige (Nord), ha evidenziato casi di violenza sessuale commessi al suo interno. Risultato: 41 sacerdoti sono stati accusati di aver abusato di 75 persone, soprattutto minorenni, tra il 1964 e il 2023.

    L’indagine è stata condotta dalla società tedesca Westpfahl Spilker Wastl, autrice del rapporto di Monaco del 2022, in cui l’ex papa Benedetto XVI era implicato per la sua inerzia nei confronti dei preti pedofili quando era arcivescovo.

    “Errori” e “negligenze”

    Per produrre questo file di 631 pagine, gli autori hanno passato al setaccio gli archivi diocesani. È stato inoltre lanciato un invito a presentare testimonianze. «Al di là del numero delle vittime e dei sacerdoti accusati, quest’opera presenta le dinamiche e gli aspetti strutturali che hanno contribuito a questi abusi», spiega don Gottfried Ugolini, responsabile del servizio di prevenzione della diocesi. Questa dimensione “sistemica” è stata rivelata nel rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) presentato ai vescovi francesi il 5 ottobre 2021.

    Gli autori descrivono nel dettaglio una ventina di casi evidenziando “errori” e “negligenze” da parte dei funzionari diocesani. Come il caso di questo sacerdote trasferito di parrocchia in parrocchia, da quasi cinquant’anni, nonostante le denunce di abusi su bambine. «Mi assumo la responsabilità degli errori commessi durante il mio episcopato», ha reagito venerdì Ivo Muser, vescovo della diocesi di Bolzano dal 2011, venuto a conoscenza dei risultati del rapporto al momento della sua pubblicazione, quattro giorni prima. Il vescovo ha chiesto “perdono alle persone coinvolte, alle comunità parrocchiali e ai fedeli”. Prima di annunciare nuove misure in arrivo, tra cui l’istituzione di “procedure più chiare”, una maggiore presenza di donne in posizioni dirigenziali, o anche un sistema di “monitoraggio e controllo”, per prevenire la recidiva in caso di sospetto abuso.

    Una diocesi in prima linea

    Da diversi anni la diocesi di Bolzano e Bressanone – culturalmente vicina alla Germania – è in prima linea nella lotta alla pedofilia nella Chiesa in Italia. Nel 2010 è stato il primo ad aprire un centro di ascolto per le vittime di preti abusivi.

    Il sondaggio pubblicato è “un’esperienza che consideriamo positivamente e che studieremo”, ha commentato mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI). Finora la Chiesa cattolica italiana si è rifiutata di affidare il dossier sugli abusi sessuali a una commissione indipendente, come in Francia. In questa fase sono stati prodotti due rapporti esclusivamente sulla base dei casi denunciati alle autorità ecclesiastiche tra il 2020 e il 2022. Un altro è previsto, alla fine del 2025, sui fatti denunciati alle diocesi tra il 2001 e il 2021.

    “Un risultato parziale”

    Ancor prima della sua pubblicazione, Francesco Zanardi parla già di “farsa”.  «Questo rapporto non sarà completo perché la Cei non tiene conto dei dati della magistratura», lamenta il presidente dell’associazione Rete l’abuso, che elenca i casi di abusi sessuali nella Chiesa italiana. Ricorda inoltre che il clero, ancora potente nel Paese, non è obbligato a denunciare queste violenze ai tribunali. Un privilegio previsto dal Concordato, adottato nel 1929 e modificato nel 1984, che definisce i rapporti tra il Vaticano e l’Italia.

    Quanto all’inchiesta della diocesi di Bolzano, Francesco Zanardi non si mostra più entusiasta. “Dove furono messi i preti violenti? Cosa è stato fatto alle vittime? », chiede. Certamente l’indagine è stata condotta da uno studio legale indipendente, “ma i dati restano quelli della diocesi. Non possono essere imparziali ”, sottolinea con scetticismo. Inoltre, questo rapporto non tiene conto né dei casi giudicati nei tribunali né di quelli denunciati negli istituti religiosi. “È un risultato parziale”, ammette Don Gottfried Ugolini. Sappiamo che questa è solo la punta dell’iceberg”.

  • Violenze sessuali giudizio immediato per padre Melis

    Violenze sessuali giudizio immediato per padre Melis

    Giudizio immediato per padre Andrea Melis, il parroco accusato di violenza sessuale nei confronti di minorenne a Finale e avances ad altri sette a Genova.

    E quanto richiesto dal pm Elisa Milocco dopo la chiusura delle indagini.

    Il fascicolo, passato per competenza da Genova a Savona (Le violenze sarebbero state compiute quando era parroco a Finale Ligure) aveva visto il giudice ridisporre il carcere in quanto a seguito di una segnalazione dei carabinieri di Genova, l’Istituto del padri Scolopi di Chiavari, dove Sacerdote era stato posto inizialmente ai domiciliari (dopo il primo arresto) era troppo vicino alle scuole e quindi potenzialmente a rischio.

    Per il Sacerdote si sono così aperte le porte di una comunità umbra dove adesso è rinchiuso da qualche mese.

    Lo scorso dicembre era stato poi svolto l’incidente probatorio a cui ha fatto seguito la chiusura delle indagini. Il pm Milocco chiede il giudizio immediato.

    Padre melis, appartenente ai padri scolopi, già direttore della scuola elementare della fondazione Asarotti a Genova, nel savonese era stato parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure.

    E proprio nel filanese gli sono state addebitate le accuse più pesanti: avrebbe a abusato di un giovane chierichetto di 12 anni.

  • Gisana / Rugolo – Un “ispettore” dal Vaticano a Piazza Armerina

    Gisana / Rugolo – Un “ispettore” dal Vaticano a Piazza Armerina

    All’indomani della notizia del rinvio a giudizio del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, attualmente parroco della chiesa Madre di Enna, per falsa testimonianza, il Vaticano ha inviato un visitatore apostolico per un’indagine sul comportamento che il vescovo, e gli altri prelati coinvolti, avrebbero tenuto nella vicenda relativa al processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale su minori dal tribunale di Enna, lo scorso 5 marzo.

    Il visitatore, vescovo di una città del nord Italia, è stato nell’ennese dal 15 al 18 gennaio ed ha incontrato alcuni prelati coinvolti nella vicenda.

    A lui toccherà relazionare direttamente a Papa Francesco sullo stato della diocesi piazzese, travolta dalla scandalo dopo che, le intercettazioni degli inquirenti, che hanno fatto parte del processo al sacerdote condannato, hanno catturato la voce del vescovo Gisana che dice, al telefono, all’imputato “Giuseppe, non hai capito che ora il problema è anche mio, perché io ho insabbiato tutto.

  • Don Giuseppe Rugolo – L’appello fissato per l’8 aprile

    Don Giuseppe Rugolo – L’appello fissato per l’8 aprile

    La corte d’appello di Caltanissetta ha fissato per il prossimo 8 aprile l’udienza del processo d’appello contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso 3 marzo, dal tribunale di Enna, a 4 anni e mezzo per violenza sessuale a danno di minori.

    L’appello era stato proposto, avverso la sentenza di primo grado, da Rugolo e dalla curia vescovile di Piazza Armerina, condannata, in solido, alla responsabilità civile.

    Nell’appello gli avvocati del prete, Antonino Lizio e Dennis Lovison, hanno contestato tutto l’impianto accusatorio, chiedendo sia la riapertura del dibattimento per l’assunzione di prove a discarico dell’imputato sia di ascoltare altre due giovani.

    I legali parlano di motivazione illogica, contraddittoria ed errata che avrebbe portato il Tribunale di Enna a travisare “la documentazione, emettendo una motivazione nella quale perviene a conclusioni scorrette nonché prive di supporto probatorio e, conseguentemente, ad un giudizio di colpevolezza errato”.

    Anche la Curia di Piazza Armerina, ritenuta dal tribunale responsabile civilmente in solido con Rugolo, ha presentato appello alla sentenza.

    Gabriele Cantaro, il legale del vescovo Rosario Gisana, sostiene che la Curia essendo un soggetto privo di personalità giuridica non può essere ritenuta responsabile civilmente.

  • Falsa testimonianza, a giudizio vescovo e parroco nell’ennese

    Falsa testimonianza, a giudizio vescovo e parroco nell’ennese

    l pm della procura a Enna, Stefania Leonte, ritenendo sussistenti tutti gli elementi probatori, ha disposto il rinvio a giudizio con l’accusa di falsa testimonianza per il vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana e per il vicario giudiziale , Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre di Enna.

    I due prelati avevano ricevuto l’avviso di conclusioni indagini lo scorso dicembre dopo la denuncia di Antonio Messina, l’archeologo che ha dato la stura al processo contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso 5 marzo, a 4 anni e mezzo di carcere, dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori.

    Il vescovo Gisana e monsignor Murgano sono accusati di avere mentito in aula durante il processo a Rugolo.

    Il vescovo non avrebbe detto il vero anche sull’offerta di denaro, 25 mila euro in contanti, che avrebbe proposto, secondo i magistrati, a Messina in cambio del silenzio. Gisana e Murgano dovranno comparire davanti al tribunale di Enna, giudice Maria Rosaria Santoni, il prossimo 26 maggio.

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2025/01/20/falsa-testimonianza-a-giudizio-vescovo-e-parroco-nellennese_b5e0b0d3-0e4b-46b1-b87a-05cc3c6936d2.html

  • Federazione protestante di Francia pronta ad agire contro gli abusi

    Federazione protestante di Francia pronta ad agire contro gli abusi

    In seguito alle recenti rivelazioni pubblicate nell’articolo del portale Mediapart intitolato “#MeToo: i protestanti francesi esaminano la loro coscienza”, nel quale vengono citati alcuni episodi di abusi a sfondo sessuale avvenuti nell’ambito delle chiese evangeliche transalpine, la Federazione protestante francese (Fpf) attraverso un comunicato «ribadisce il suo profondo sostegno a tutte le vittime di violenza sessuale e spirituale».

    «La sofferenza delle vittime non può essere ignorata e le loro parole devono essere ascoltate e riconosciute – si legge nel testo – . Rendiamo omaggio al loro coraggio e alla loro determinazione nel denunciare situazioni intollerabili».

    Di fronte a questa realtà, la Federazione protestante francese «ribadisce il suo impegno ad agire per prevenire questa violenza, sostenere le vittime e promuovere un ambiente sicuro e rispettoso in tutte le comunità protestanti». A tal fine, sono in fase di elaborazione e saranno attuate diverse misure concrete quali un numero telefonico dedicato per offrire accoglienza, consulenza e supporto professionale a tutte le vittime di violenza nell’ambito del protestantesimo. La Federazione ha inoltre avviato corsi di formazione per pastori, leader ecclesiastici e membri della comunità, per prevenire e individuare meglio possibili episodi di violenza. Questi moduli riguardano l’etica dell’autorità e la lotta ai comportamenti abusivi. Inoltre, è stata organizzata una prima sessione di sensibilizzazione nel quadro interreligioso, a cui hanno partecipato leader di tutte le religioni presenti in Francia.

    «La prossima Assemblea generale annuale della Federazione protestante di Francia deciderà di adottare un quadro di riferimento sulla condotta da adottare in caso di denuncia di violenza sessuale o di abuso spirituale, incoraggiando così tutti i suoi membri ad agire per attuare le condizioni per realizzare un ambiente sicuro e rispettoso in tutte le comunità protestanti. A tal fine è in fase di pubblicazione anche una guida rivolta al grande pubblico: “Comprendere e combattere la violenza nel protestantesimo”».

    «Come Federazione siamo determinati a trarre insegnamento da questi eventi e a lavorare instancabilmente per sradicare questa violenza» si legge ancora.

    «La Federazione protestante francese incoraggia tutte le vittime e i testimoni a farsi avanti, affinché le loro voci siano ascoltate e sia fatta giustizia.Insieme dobbiamo costruire comunità basate sul rispetto, sulla solidarietà e sulla fiducia per tutti».

    Federazione protestante di Francia pronta ad agire contro gli abusi

  • Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

    Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

    “Io direi che il vescovo potrebbe avere il coraggio di fare un passo indietro”. Lo ha detto, nel corso della trasmissione Zona Bianca, andata in onda ieri sera su Rete 4 , monsignor Maurizio Gronchi, teologo dell’università pontificia, in merito alla posizione di Rosario Gisana, il vescovo di Piazza Armerina sul caso di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione per “violenza sessuale a danno di minori”.

    Antonio Messina a Rete 4

    Ospite della puntata Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, l’archeologo di Enna, dalla cui denuncia per aver subito un abuso, è partita l’inchiesta della Procura di Enna, che ha raccontato la sua drammatica vicenda, ponendo l’ accento anche sulle omissioni della Curia.

    Le intercettazioni

    Nella trasmissione, condotta dal giornalista, Giuseppe Brindisi, sono stati riportati alcuni stralci delle intercettazioni tra il vescovo, indagato per falsa testimonianza, e Rugolo. “Qua il problema non è solo tuo, il problema è anche mio che ho insabbiato questa storia” è l’audio in cui Gisana parla con il sacerdote condannato.

    Le parole del papà su Gisana

    Ma sono state anche riportate le frasi di papa Francesco, assolutamente dalla parte del vescovo: “Monsignor Rosario Gisana: bravo questo vescovo. E’ stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre giusto, uomo giusto” ha detto il papa.

    Gronchi, “Francesco non aveva tutte le informazioni”

    “Il papa non ha tutte le informazioni, basterebbe leggere le 222 pagina di sentenza della condanna” ha tagliato corto monsignor Gronchi che ha espresso la sua valutazione anche su don Rugolo. “Intanto, desidero esprimere la mia solidarietà ad Antonio, io sto dalla parte delle vittime di Antonio, senza se e senza ma. Alcune considerazioni: questo sacerdote era seminarista, per conto mio ci sono motivi canonici per pensare all’invalidità della sua ordinazione”.

    “Gisana ha agitato con ritardo”

    Inoltre, “la condanna – ha aggiunto Gronchi – è di 4 anni e sei mesi e ne erano stati chiesti 10: pare che certi reati siano andati in prescrizione ma la Chiesa cattolica, sotto questo punto di vista, ha abolito la prescrizione. C’è un’altra cosa da dire: probabilmente, il vescovo Gisana ha agito con grande ritardo ed il ritardo non è solo il passaggio di carte. La prassi è che si faccia una indagine previa e si ascolti la vittima per poi trasmettere gli atti e questo è stato fatto dopo un anno mezzo o due anni”.

    Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

  • GIUBILEO DELLA SPERANZA. IL VESCOVO GISANA, ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA, SI FACCIA DA PARTE

    GIUBILEO DELLA SPERANZA. IL VESCOVO GISANA, ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA, SI FACCIA DA PARTE

    Nonostante un avviso conclusioni indagini per falsa testimonianza, emesso dalla Procura di Enna, e notificato al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, per falsa testimonianza,  oltre ad un profilo di scarsa etica che ammanta, ormai chiaramente, la Circoscrizione vescovile di Piazza Armerina, il vescovo ed il suo vicario generale Nino Rivoli, continuano imperterriti ad officiare cerimonie ufficiali come quella della inaugurazione del Giubileo della Speranza, lanciando strali dal pulpito.

    E’ accaduto ieri a Piazza Armerina dove Gisana ha officiato il Giubileo ordinario dell’Anno Santo 2025,  nella Basilica Cattedrale di Piazza Armerina. “Una chiesa gremita” dicono dalla Diocesi, pochi pochissimi fedeli considerato che la Diocesi conta tantissimi comuni, da Enna fino a Gela, in provincia di Caltanissetta  e, dunque, l’affluenza doveva essere oceanica.

    Ed è saltato agli occhi la totale assenza delle istituzioni, eccezion fatta per il sindaco Nino Cammarata, che è andato via quasi subito, e dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine. E’ proprio il vicario generale, Rivoli, a pronunciare le parole prese in prestito direttamente da Dio “ Guarda le stelle, e contale se riesci a contarle, rubo la voce a Dio “ dice il prelato in chiesa, lo stesso Dio che il vicario bestemmia, più volte, nel corso delle intercettazioni, finite agli atti del processo contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo, in primo grado dal Tribunale di Enna per “violenza sessuale a danno di minori”.

    E, così ancora una volta, il Movimento “non accetto prediche da chi copre un abuso” costituito da cattolici ferventi e non, torna a chiedere di porre fine a queste pagliacciate nella casa di Dio, chiede di potere tornare a pregare nelle chiese in cui officino sacerdoti puliti, che il vescovo, cosi come il vicario giudiziale Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, anche lui colpito dall’avviso conclusioni indagini per falsa testimonianza, facciano un passo indietro e liberino questa Diocesi dalle loro presenze ingombranti. Per il bene della Chiesa e dei tanti fedeli che in quel Dio ancora ci credono .

    Il silenzio assordante che ha contraddistinto tutto il processo a Giuseppe Rugolo, non è più accettabile. La sentenza e le sue motivazioni segnano un momento drammatico che va ben oltre il singolo caso: coinvolge la reputazione e la credibilità di intere istituzioni religiose e civili. Non possiamo più ignorare le implicazioni morali, sociali e civili che tale vicenda ha sollevato.

    Chiediamo, con forza, che il vescovo faccia un passo indietro e riconosca le proprie responsabilità in una vicenda che ha danneggiato la comunità, gettando ombre sulle istituzioni ecclesiastiche . Un vescovo, che alla luce di quanto emerso durante il processo, non ha mai avuto una sola parola di conforto per le vittime di abusi, perpetrati sotto il suo manto e nella sua Diocesi.

    Enna 30 dic 24

    Il movimento “non accetto prediche da chi copre un abuso”

  • Ex sacerdote di Sant’Angelo in Vado festeggia i 25 anni di attività in Svizzera, ma a Urbino è imputato per molestie su una 14enne

    Ex sacerdote di Sant’Angelo in Vado festeggia i 25 anni di attività in Svizzera, ma a Urbino è imputato per molestie su una 14enne

    URBINO – Sul sito della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, aprendo il foglietto diocesano del mese di novembre 2024, a pagina due appare una foto di alcuni parroci riuniti per festeggiare gli anni di sacerdozio. In particolare a destra c’è Roberto Pellizzari, già sacerdote a Sant’Angelo in Vado, ora residente in Svizzera.

    Il 14 ottobre 2024, infatti, è stato ricevuto in vescovado per i festeggiamenti del 25esimo di servizio religioso, che ricorreva il 31 gennaio 2024. Don Pellizzari, però, già da diversi mesi in Italia è imputato presso il Tribunale di Urbino per molestie e violenze sessuali ai danni dell’allora 14enne figlia della badante dell’anziana madre. Per questo motivo, dal 29 settembre 2023 è stato sospeso in via preventiva dal vescovo della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo monsignor Charles Morerod su segnalazione del vescovo di Pesaro monsignor Sandro Salvucci. Sul sito della diocesi in Svizzera, Pellizzari viene definito “missionario” della missione cattolica italiana a Le chaux de Fonds.

    La vicenda

    Nel 2020 per due mesi Margherita (nome di fantasia) visse insieme alla madre in una villetta a Sant’Angelo in Vado abitata da don Pellizzari che ai tempi affiancava il parroco del paese. Ascoltata lunedì 10 dicembre 2024 in incidente probatorio in udienza a porte chiuse al Tribunale di Urbino, ha raccontato al pubblico ministero di essere stata oggetto delle attenzioni sessuali del sacerdote. Secondo la versione che la ragazza ha fornito in tribunale, da un lato Pellizzari controllava con fare autoritario la vita della ragazza e della madre, dall’altro invece assumeva degli atteggiamenti considerabili al pari di molestie. Questo modo di fare andò avanti finché le due non fuggirono di nascosto dalla casa per timore di qualche reazione da parte del sacerdote.

    Una volta fuggita, Margherita iniziò a confidarsi con le amiche, raccontando l’accaduto anche a una psicologa, senza però entrare troppo nei dettagli. Da quello sportello di ascolto, però, è partita la segnalazione che ha portato all’avvio delle indagini da parte della procura per violenza sessuale su minore.

    L’avvocato dell’accusa Silvia Vanni ha raccontato al Ducato il disagio vissuto da Margherita in quel periodo: “La ragazza viveva in uno stato di soggezione e aveva paura di Pellizzari: quando lo incontrava per strada o fuggiva o faceva di tutto per non incrociarlo. La ragazza durante quel periodo e nei mesi successivi ha sofferto di un importante disagio”.

    Della vicenda ha parlato al Ducato anche il sindaco di Sant’Angelo in Vado Stefano Parri: “Dopo il sopralluogo che fece la scientifica a casa sua, il sacerdote non si è più visto in paese. In un piccola comunità come la nostra se ne parlò per molto tempo. Adesso siamo solo in attesa della sentenza definitiva”.

    Il Ducato ha provato a contattare la diocesi di Losanna, Pellizzari e il vescovo di Pesaro-Urbino Salvucci, senza ricevere però alcun riscontro.

    https://www.ilducato.it/2024/12/20/ex-sacerdote-di-santangelo-in-vado-festeggia-i-25-anni-di-sacerdozio-in-svizzera-ma-a-urbino-e-imputato-per-molestie-su-una-14enne