Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Enna, la condanna del prete per abusi sessuali sui minori fa discutere: botta e riposta tra diocesi e vittima

    Enna, la condanna del prete per abusi sessuali sui minori fa discutere: botta e riposta tra diocesi e vittima

    Per le motivazioni bisognerà attendere ancora 88 giorni, ma la sentenza con cui don Giuseppe Rugolo è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata su minori fa già discutere. Da una parte c’è l’avvocato difensore della curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina (di cui fa parte la parrocchia San Giovanni Battista di Enna dove era in servizio il sacerdote); dall’altra c’è la legale che assiste la prima vittima, un archeologo oggi 30enne ma all’epoca dei fatti minorenne, che ha denunciato.

    Il dispositivo è stato letto nell’aula del tribunale di Enna dal presidente Giuseppe Pitarresi, dopo otto ore di camera di consiglio, nel pomeriggio di martedì 5 marzo. Rugolo è stato condannato per tentata violenza sessuale ai danni dell’archeologo per i fatti accaduti nell’agosto del 2013. Per altre due vittime, invece, la condanna del sacerdote è per violenza sessuale continuata dal 2016 al 2018. Assolto, invece, con la formula «perché il fatto non sussiste» per gli stessi reati contestati ai danni di una vittima tra il 2018 e il 2019. Prescritte, infine, sono le presunte condotte portate avanti dal parroco fino al maggio del 2011. Intanto, Rugolo è stato anche interdetto «in perpetuo» – cioè per sempre – da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minorenni. L’interdizione durerà invece cinque anni per i pubblici uffici. Rugolo, inoltre, è stato condannato anche a risarcire le parti civili.

    «Prendiamo atto della decisione del tribunale di Enna, aspettando di leggere le motivazioni». Inizia così un comunicato inviato dall’avvocato Gabriele Cantaro, il difensore della curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina che è stata condannata come responsabile civile nel processo. Nell’attesa, però, il legale qualche puntino sulle i prova a metterlo. Innanzitutto sottolineando che il reato, almeno nei confronti della prima vittima, è stato «riqualificato in termini di tentativo» per i fatti accaduti nel 2013. «Il reato risulta solo tentato – risponde l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica che assiste il giovane – solo grazie al fatto che la vittima è riuscita a sottrarsi all’aggressione sessuale». Stando a quanto si legge nel dispositivo della sentenza, i fatti avvenuti dal 2009 al 2012 sarebbero avvenuti ma, a causa del tempo trascorso, i reati sono ormai prescritti. «Se il tribunale avesse ritenuto che non fossero accaduti – puntualizza – avrebbe prosciolto l’imputato nel merito». Per le altre due vittime, Rugolo è stato condannato per violenza sessuale aggravata a danno di minori e per atti sessuali con minori. «La reale pericolosità delle condotte del sacerdote – aggiunge Parasiliti Molica – si evince dalla decisione di dichiarare l’interdizione in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole o in strutture frequentate da minori».

    E qualche precisazione, dal legale della curia viene fatta proprio in merito alla responsabilità civile dell’organismo ecclesiastico. «La condanna in solido della curia vescovile di Piazza Armerina non riguarda la condotta attribuita al vescovo (né a quello attuale, Rosario Gisana; né a quello in carica all’epoca del fatti, Michele Pennisi, ndr) ma una responsabilità di tipo oggettivo per l’operato dei chierici». Ultima questione di cui discutere, ma questa sì dopo avere letto le motivazioni della sentenza sarà la «presunta offerta di denaro per insabbiare la vicenda». I genitori della vittima hanno sempre denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di soldi della Caritas in cambio del silenzio sulla vicenda; il vescovo Gisana, invece, ha sostenuto che proprio da loro sarebbe arrivata una richiesta economica.

  • Enna: Sentenza Rugolo, l’avvocato di Antonio Messina replica al legale della Diocesi

    Enna: Sentenza Rugolo, l’avvocato di Antonio Messina replica al legale della Diocesi

    Si pubblica di seguito dichiarazione dell’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, difensore della parte civile Antonio Messina, in replica alle dichiarazioni del legale della Diocesi di Piazza Armerina in merito alla sentenza del Processo Rugolo.

    In merito alle esternazioni formulate dal legale della Diocesi di Piazza Armerina, quale difensore della parte civile, Antonio Messina, mi trovo mio malgrado a replicare al fine di fare chiarezza sul contenuto del dispositivo di sentenza emessa dal Tribunale di Enna sulla vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo.

    Contrariamente a quanto affermato dalla Diocesi, il Tribunale di Enna, con riferimento alla posizione di Antonio Messina, ha condannato Rugolo per tentata violenza sessuale in ordine ai fatti accaduti nel 2013, dichiarando la prescrizione per i fatti accaduti in precedenza. Il tentativo di minimizzare i fatti, non coglie nel segno, perché si omette di raccontare che, con riferimento ai fatti del 2013, il reato risulta tentato solo grazie al fatto che Antonio Messina è riuscito a sottrarsi all’aggressione sessuale. Ciò significa che a dire del Tribunale, i fatti che vanno dal 2009 al 2012 sarebbero avvenuti ma si sarebbero estinti per prescrizione a causa del decorso del tempo. Se il Tribunale avesse ritenuto che i fatti non fossero accaduti, avrebbe prosciolto l’imputato nel merito.

    Nella nota contestata si omette di dire che, comunque, Rugolo è stato condannato per “violenza sessuale aggravata a danno di minori” e “per atti sessuali con minori” relativamente alle altre due vittime. E la reale pericolosità delle condotte ascritte al sacerdote, riconosciuta dalla sentenza, si evince dalla decisione del Tribunale di dichiarare l’interdizione in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonchè da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori. Proprio questa statuizione evidenzia l’importanza di questa pronuncia che ha condannato il metodo abusante utilizzato da Rugolo nei confronti dei minori, a cui sono stati affidati i giovani di questa città. In tal senso è significativa la condanna della Diocesi nella qualità di responsabile civile.

    A fronte di queste considerazione, è intenzione di questa difesa portare a conoscenza alla autorità giudiziarie competente il contenuto dell’hard disk, elaborato dalla Polizia Giudiziaria dopo il sequestro dei supporti informatici di Rugolo, perchè venga accertata la presenza di immagini pedopornografiche, alcune delle quali già prodotte in aula. Tutto ciò per maggiori approfondimenti circa contenuti che, prima face, potrebbero appartenere alla categoria del materiale pedopornografico.

    In attesa della lettura delle motivazioni auspico un contegno rispettoso nei confronti di quelli che sono stati e rimangono vittime e che si prenda atto di una sentenza di condanna.

    Ora la Chiesa faccia la sua parte.

    Comunicato di replica alla Diocesi.pdf

    Enna: Sentenza Rugolo, l’avvocato di Antonio Messina replica al legale della Diocesi

  • La Confessione – Come la Chiesa italiana insabbia gli abusi

    La Confessione – Come la Chiesa italiana insabbia gli abusi

    CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

    Lunedì 11 marzo ore 15

    sala Walter Tobagi della Federazione Nazionale della Stampa Italiana

    via delle Botteghe Oscure 54, Roma

    Per connettersi da remoto usare questo LINK


    Perché soltanto in Italia non è ancora scoppiato il caso degli abusi nella Chiesa cattolica? Perché il sistema di copertura degli abusatori è ancora in piedi ed efficace, coinvolge decine e decine di preti e vescovi ed è tacitamente approvato da papa Francesco.

    Il podcast La Confessione ricostruisce come la Chiesa italiana silenzia le denunce delle vittime, copre i preti sotto accusa e nasconde lo scandalo. E sono loro, i preti, a raccontarlo.

    “Ho insabbiato tutto”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, intercettato al telefono mentre parla con il prete accusato di violenza sessuale, don Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale in primo grado a Enna martedì 5 marzo.

    Per la prima volta possiamo ascoltare direttamente i protagonisti di una vicenda di abusi spiegare come funziona il sistema per insabbiare e depistare, come si usano le risorse della Chiesa per tacitare le vittime e lasciare gli abusatori impuniti. Secondo Gisana, le accuse di violenza sessuale per Rugolo sono un dono di Dio, “per diventare santo”.

    Antonio Messina è un ragazzo di Enna che per anni è stato abusato da don Rugolo, fin da quando era minorenne. Nel 2014 inizia a chiedere giustizia alle strutture ecclesiastiche, dieci anni dopo arriva la sentenza dalla magistratura ordinaria.

    Grazie alla sua denuncia, sono emersi i documenti audio su cui si basa questo podcast: intercettazioni telefoniche e dialoghi registrati dai protagonisti all’insaputa l’uno dell’altro.

    Possiamo sentire così monsignor Gisana, vescovo tuttora in carica, che propone di comprare il silenzio della vittima con soldi tolti ai poveri della Caritas, e che ammette di usare i fondi dell’otto per mille per sostenere il prete abusatore e mandarlo a Ferrara, al riparo dalle accuse, sempre per occuparsi di ragazzini, con l’appoggio del vescovo locale, monsignor Gian Carlo Perego.

    La Confessione è un podcast che sviluppa l’inchiesta di rilievo internazionale che conduce ormai da due anni Federica Tourn sugli abusi nella Chiesa e che già ha fatto esplodere il caso del gesuita Marko Rupnik.

    Ferderica Tourn ha seguito tutte le fasi dell’inchiesta e del processo, ha intervistato i protagonisti e gli esperti. Con Stefano Feltri e Giorgio Meletti ha costruito un atto d’accusa che per la prima volta racconta le responsabilità dei vertici della Chiesa italiana e del Vaticano, incluso papa Francesco che ha pubblicamente elogiato il vescovo insabbiatore Gisana.


    La Confessione

    è un podcast di giornalismo investigativo in 7 puntate disponibile su Spotify e tutte le principali piattaforme

    Autori:

    Stefano Feltri

    Giorgio Meletti

    Federica Tourn

    Con la collaborazione di

    Carmelo Rosa

    Consulenza musicale e sonora

    Stefano Tumiati

     Produzione:

    Il podcast La Confessione è possibile grazie al sostegno degli abbonati alla newsletter Appunti

  • Enna: Sentenza Rugolo, dichiarazioni dell’avvocato difensore della Curia vescovile

    Enna: Sentenza Rugolo, dichiarazioni dell’avvocato difensore della Curia vescovile

    Si pubblicano di seguito dichiarazioni dell’avvocato difensore della Curia vescovile di Piazza Armerina Gabriele Cantaro sulla sentenza del Processo Rugolo inviate alla redazione dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Piazza Armerina.

    Prendiamo atto della decisione emessa del Tribunale di Enna, aspettando di leggere le motivazioni, astenendoci da ogni commento al riguardo.

    Non si può fare a meno, tuttavia, di rilevare come una corretta lettura del dispositivo di sentenza mal si concili con i termini in cui – ancora una volta – la notizia è stata diffusa da alcuni cronisti, in maniera difforme dal suo contenuto, nei termini appresso specificati:

    – il Tribunale di Enna ha dichiarato RUGOLO Giuseppe responsabile del reato di TENTATA violenza sessuale ex art. 609 bis c.p. RIQUALIFICANDO il reato ascrittogli al capo 1), LIMITATAMENTE alla condotta perpetrata nell’agosto del 2013 cosa che evidenzia come il Tribunale abbia valutato le dichiarazioni di MESSINA Antonio in termini diversi rispetto alla contestazione di reato;

    la qualificazione dei fatti in termini di TENTATIVO non è certo aderente a quanto dichiarato dallo stesso RUGOLO nel corso della propria deposizione che non a quanto dichiarato dal MESSINA Antonio, di tale evidente constatazione ognuno potrà trarre le considerazioni che riterrà più opportune, in attesa del deposito di una motivazione che, certamente, darà ampia giustificazione di quanto il dispositivo sintetizza.

    – i fatti ritenuti più gravi sono quelli che riguardano gli altri due giovani e, in relazione a tali vicende si annota l’applicazione della speciale attenuante di cui all’ultimo comma dell’art. 609 bis c.p. (“Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi”)

    a Giuseppe RUGOLO sono state concesse le attenuanti generiche, verosimilmente per una condotta processuale comunque ritenuta lineare;

    – la richiesta di riconoscimento della responsabilità civile nei confronti della parrocchia di San Giovanni NON È STATA AMMESSA, diversamente da quanto riportato dai predetti cronisti con tali evidenti difformità;

    – la condanna in solido della CURIA VESCOVILE di Piazza Armerina non riguarda certo la condotta attribuita al Vescovo (tanto a Mons. GISANA quale Vescovo attualmente in carica, quanto al suo predecessore in carica all’epoca dei fatti) quanto una responsabilità di tipo “oggettivo” ex art. 2049 cod. civ. della Curia per l’operato dei chierici.

    Su tale aspetto è stata sollevata l’eccezione di difetto di legittimazione passiva della Curia in quanto semplice “organo” della Diocesi, eccezione che diventerà motivo di impugnazione della sentenza.

    Anche sulla tesi della presunta “offerta di denaro per insabbiare la vicenda” ancora una volta riproposta in barba a quanto emerso in dibattimento, riteniamo che la motivazione della sentenza farà definitivamente chiarezza.

    Enna: Sentenza Rugolo, dichiarazioni dell’avvocato difensore della Curia vescovile

  • Diocesi di Lugano: dopo lo studio dieci segnalazioni di abusi

    Diocesi di Lugano: dopo lo studio dieci segnalazioni di abusi

    «Dal 12 dicembre 2023 a oggi, 10 persone si sono rivolte alla Diocesi. Alcune hanno segnalato nuovi casi, mentre altri sono già stati denunciati». È quanto afferma la Diocesi di Lugano in merito ai casi di abusi emersi dopo lo studio condotto dall’Università di Zurigo, nel rispondere a una serie di domande formulate dall’agenzia Keystone-ATS. La Diocesi ha pure precisato che tali «segnalazioni sono giunte sia tramite la Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale della Diocesi, sia direttamente tramite il Vescovo».

    Inoltre ha fatto sapere che la maggior parte delle segnalazioni «riguarda casi di molestie sessuali (toccamenti inappropriati), mentre pochi sono gli atti sessuali con fanciulli e coazione sessuale».

    La Diocesi ha quindi spiegato come intende affrontare il problema e aiutare le vittime. «Le persone vittime posso indirizzarsi autonomamente o tramite delle persone di contatto (che sono un medico psichiatra e una psicoterapeuta) della Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale della Diocesi e vengono sentite anche più volte da queste persone preparate e competenti». In seguito «se la persona vittima lo consente», segue «la preparazione di un rapporto indirizzato a tutta la Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale della Diocesi, che analizza la situazione e decide come proseguire».

    Le segnalazioni, ricorda infine la Diocesi, «possono arrivare anche direttamente al Vescovo, che le condivide con la suddetta Commissione» e «gli ulteriori sviluppi della procedura (trasmissione del caso alla Commissione d’indennizzo svizzera o altro) sono valutati a seconda delle richieste della vittima».

    Ieri, la diocesi di Basilea ha fatto sapere di avere ricevuto 183 segnalazioni riguardanti episodi di violenza sessuale durante il mandato del vescovo Felix Gmür. La metà di queste sono state ricevute dal settembre 2023, in seguito allo studio condotto da storici dell’Università di Zurigo. Per i 13 anni di mandato del vescovo Felix Gmür, sono state segnalate 92 aggressioni dal settembre 2023, 58 riguardavano presunti reati sessuali con bambini, 56 dei quali si erano già verificati nel secolo scorso.

    https://www.cdt.ch/news/diocesi-di-lugano-dopo-lo-studio-dieci-segnalazioni-di-abusi-344988

  • Violenza sui minori, condannato don Rugolo: il caso fu insabbiato dal vescovo

    Violenza sui minori, condannato don Rugolo: il caso fu insabbiato dal vescovo

    Don Giuseppe Rugolo è stato condannato a quattro anni e sei mesi per violenza sessuale ex articolo 609 bis e quater del codice penale (quindi su minori di 16 anni) e tentata violenza sessuale, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.  La curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina è stata riconosciuta responsabile civile e dovrà rispondere in solido con il sacerdote del risarcimento delle parti civili. Prescritti invece i fatti avvenuti prima del maggio 2011. Si è concluso così il 5 marzo il processo di primo grado al sacerdote di Enna, 42 anni, chiamato a rispondere di violenza aggravata su minori secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale.

    Il prete di Enna era stato arrestato il 27 aprile 2021 dopo la denuncia di Antonio Messina, sedicenne all’epoca degli fatti; nel corso delle indagini erano poi emerse anche altre due vittime minorenni. Il tribunale, composto dal presidente Francesco Pitarresi e dai giudici a latere Elisa D’Aveni e Maria Rosaria Santoni ha emesso il verdetto dopo otto ore di camera di consiglio. Una sentenza che arriva dopo 22 udienze a porte chiuse e 53 testimoni sentiti. Il procedimento si era aperto il 7 ottobre 2021 davanti al tribunale di Enna ( come abbiamo raccontato qui); Messina, oggi trentenne, aveva raccontato agli inquirenti di essere stato abusato da Rugolo per quattro anni, dal 2009 al 2013.

    «Questa è una sentenza importante perché non solo è stata riconosciuta la responsabilità penale del sacerdote, ma è stato anche messo in luce un metodo abusante sostenuto dall’ambiente ecclesiastico locale», ha dichiarato Eleanna Parasiliti Molica, avvocata di Antonio Messina. «Sono soddisfatto per il risultato – ha commentato Messina – la condanna è un passo importate perché riconosce la presenza di abusi, anche se è chiaro che per me non ci sono stati tentativi di condizionamento nel corso del processo». Gli avvocati di Giuseppe Rugolo,  Antonino Lizio e Dennis Lovison, non hanno rilasciato commenti.

    Il 24 dicembre 2018 Antonio Messina aveva denunciato i fatti anche al vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana che, all’inizio del 2019, aveva disposto l’investigatio previa sul sacerdote. L’indagine ecclesiastica si era però conclusa in un niente di fatto, perché l’allora Congregazione per la dottrina della fede, il dicastero preposto a decidere dei casi di abuso sessuale su minori, aveva stabilito di non essere competente perché Rugolo era ancora un seminarista all’epoca dei primi approcci con il ragazzo. Gli altri abusi, secondo quanto sostenuto dai giudici ecclesiastici, risalivano a quando Antonio era ormai maggiorenne e Rugolo non ancora sacerdote, e quindi non rientravano nei casi di competenza del diritto canonico.

    Certo è che, secondo le intercettazioni agli atti, il vescovo Gisana era al corrente delle violenze subite da Messina sin dall’agosto 2016, quando don Giuseppe Fausciana, parroco della chiesa di Sant’Anna a Enna, gli aveva riferito le confidenze ricevute dal ragazzo. A giugno 2017 sono i genitori di Antonio Messina ad andare per la prima volta dal vescovo a raccontare gli abusi subiti dal figlio, ma monsignor Gisana prende tempo, dicendo che si occuperà lui della faccenda. Passa ancora più di un anno prima che il vescovo incontri Antonio Messina, a ottobre 2018; don Rugolo, nel frattempo, viene nominato parroco della chiesa di San Cataldo. Il vescovo, dopo aver parlato con Antonio, da un lato avvia l’indagine ecclesiastica, dall’altro offre alla famiglia del ragazzo 25 mila euro (che avrebbe preso dai fondi della Caritas) da giustificare con una generica causale di «borsa di studio». Un risarcimento con il vincolo del silenzio che Antonio Messina rifiuta. Intanto il sacerdote viene mandato nella diocesi di Ferrara per un periodo di studio e riflessione – periodo in cui Rugolo continua a essere in contatto con i ragazzini della parrocchia. Quando scatta la denuncia penale, anche Gisana risulta coinvolto: «Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia… eh vabbè, pazienza, vedremo come poterne uscire!», si sente in un’intercettazione. Proprio il comportamento di copertura del vescovo è stato stigmatizzato duramente durante la requisitoria del pubblico ministero Stefania Leonte.

    Nel processo si erano costituiti parte civile, oltre alla vittima, assistita da Eleanna Parasiliti Molica, i genitori di Antonio Messina con l’avvocato Giovanni Di Giovanni, La Rete l’Abuso, assistita da Mario Caligiuri, e l’associazione Contro Tutte le Violenze con Irina Mendolia mentre responsabili civili erano la diocesi di Piazza Armerina, assistita dall’avvocato Gabriele Cantaro e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna, con Mauro Lombardo.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/abusi-chiesa-condanna-giuseppe-rugolo-pedofilia-su9zg8qp

  • Condanna a 4 anni e 6 mesi per don Rugolo. Per Papa Francesco Gisana “perseguitato”. Si chiede l’archiviazione per i cinque denunciati dal prete

    Condanna a 4 anni e 6 mesi per don Rugolo. Per Papa Francesco Gisana “perseguitato”. Si chiede l’archiviazione per i cinque denunciati dal prete

    Si è concluso ieri a Enna con una condanna in primo grado a quattro anni e sei mesi, il processo che vedeva imputato don Giuseppe Rugolo condannato per violenza sessuale continuata e tentata violenza sessuale ai danni dia Antonio Messina, oggi trentenne. La curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina invece, è stata riconosciuta responsabile civile.

    L’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri commenta così la sentenza;

    Restando in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza si può già affermare che questo risultato è importante e soddisfacente perché dimostra che per ottenere verità e giustizia, per le vittime è necessario denunciare, ma alle autorità civili. Senza esitare. Il tentativo della difesa e dei responsabili civili di spostare il focus insinuando dubbi sulla credibilità di Antonio Messina e delle altre prede di don Rugolo è andato in frantumi.

    Antonio è stato creduto, prima dalla procura, poi dal Tribunale. A lui va riconosciuto il merito di aver avviato con il coraggio di denunciare una controtendenza in un territorio difficile dove le asimmetrie, generate dal potere e dall’omertà, soppiantando la legge. Antonio con determinazione lo ha fatto sostenuto dalla sua famiglia. Il risultato è come se fosse stato piantato uno scalpello di frassino nel cuore dell’ipocrisia e dell’omertà, nei luoghi che avrebbero dovuto garantire la massima protezione possibile ai ragazzini divenuti preda delle aggressioni di un uomo che dalle prove raccolte è risultato sicuramente problematico e assai pericoloso.

    La comunità dei fedeli, le cittadine e i cittadini di Enna, devono prendere atto della verità processuale, che coincide con la verità storica. Il Tribunale di Enna con la sua pronunzia ha disvelato che sotto i paramenti di colori o foggia diversi indossati da don Rugolo in realtà si celava un abusante sessuale che predilige i ragazzini.

    Il dato sistemico e diffuso di questo fenomeno, soprattutto nel nostro Paese, deve indurre seriamente l’esecutivo a rendere per questi casi obbligatoria la denuncia: “erga omnes “.

    Il sacerdote nel frattempo aveva querelato con l’accusa di diffamazione non solo la stessa vittima, ma la parte civile nella persona del Presidente della Rete L’ABUSO, oltre a tre giornalisti, Pierelisa Rizzo, Manuela Acqua e Federica Tourn.

    Querele per le quali il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione, tuttavia, forse in attesa della pronuncia di Enna, non sono ancora state archiviate e per le quali, unitamente al dispositivo di condanna emesso ieri, sene chiederà la definitiva archiviazione.

    Da vedere ora quali provvedimenti prenderà la chiesa nei confronti del sacerdote, al momento non toccato da un’indagine canonica anzi, lo stesso Papa Francesco difendendo pochi mesi fa l’operato del vescovo Rosario Gisana, dichiarò che era “un perseguitato“.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/11/06/qualcosa-di-indecente-alla-vigilia-della-requisitoria-sul-caso-rugolo-il-papa-dice/

  • Violenze sessuali su minori, don Giuseppe Rugolo condannato a 4 anni e 6 mesi a Enna

    Violenze sessuali su minori, don Giuseppe Rugolo condannato a 4 anni e 6 mesi a Enna

    Quattro anni e sei mesi di reclusione. È questa la condanna che il tribunale di Enna ha emesso oggi nei confronti di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La sentenza è stata emessa dopo 8 ore di camera di consiglio. Il dispositivo è stato letto dal presidente del tribunale Francesco Pitarresi nel corso di una udienza a porte aperte dopo che tutto il processo era stato celebrato a porte chiuse.

    L’inchiesta era scattata dopo la denuncia di A. M., un giovane oggi trentenne, che ha raccontato alla squadra mobile di Enna le violenze subite dal 2009 al 2013 e che è stato denunciato a sua volta per diffamazione dall’imputato insieme a quattro giornalisti e al presidente di Rete l’Abuso, Francesco Zanardi.

    Le violenze, secondo quanto raccontato dal ragazzo, che avrebbe confidato a don Rugolo la volontà di entrare in seminario, si sarebbero consumate nella sagrestia della Chiesa di San Giovanni Battista a Enna.

    Dopo la denuncia del giovane, nel corso delle indagini, sono emersi altri presunti abusi a danno di altri giovani. Il Pm Stefania Leonte aveva chiesto la condanna a dieci anni dell’imputato. “Comunque vada – aveva detto il Pm nel corso della sua requisitoria – il ragazzo oggi ha vinto, ha vinto il coraggio di questo ragazzo di affrontare l’incubo della sua adolescenza, perché non si è fermato davanti al timore di non essere creduto e al pregiudizio della gente, perché ha presentato la denuncia per un senso di dovere nei confronti di se stesso e dei suoi coetanei, che avevano subito i suoi stessi abusi e dei tantissimi adolescenti che frequentavano il gruppo sotto l’egida di Rugolo”.

    https://www.fanpage.it/attualita/violenze-sessuali-su-minori-don-giuseppe-rugolo-condannato-a-4-anni-e-6-mesi-a-enna/

  • Enna – Processo Rugolo: 4 anni e 6 mesi per abusi e violenza sessuale

    Enna – Processo Rugolo: 4 anni e 6 mesi per abusi e violenza sessuale

    Dopo ore di camera di consiglio Giuseppe Rugolo è stato condannato  a 4 anni  6 mesi di carcere per i reati contestati di abusi e violenza sessuale, nei confront del giovane Antonio Messina all’epoca dei fatti minorenne.

  • Prof di religione accusato di violenza sessuale sugli alunni: Diocesi fuori dal processo

    Prof di religione accusato di violenza sessuale sugli alunni: Diocesi fuori dal processo

    La giudice per l’udienza preliminare Laura Morelli ha respinto la richiesta delle parti civili di citare come responsabile civile la Diocesi di Latina nell’ambito di un eventuale processo nei confronti di Alessandro Frateschi. A riportarlo è la Repubblica. L’ex diacono e professore di religione è accusato di violenza sessuale su alcuni studenti del liceo in cui insegnava, tutti minorenni. Le parti civili avevano chiesto che anche la Chiesa fosse chiamata in causa nel processo perché Frateschi per insegnare aveva avuto il permesso dalla diocesi di appartenenza, quella di Latina. Questo nonostante nel 2022 due suore avevano già segnalato i comportamenti del professore.

    “La Diocesi non è stata citata come responsabile civile ritenendo che non vi fosse un rapporto contrattuale con Frateschi – ha dichiarato a la Repubblica l’avvocato di parte civile Nicodemo Gentile – ma noi andremo avanti perché parliamo di drammi che non sono solo dei minori coinvolti, ma di un’intera comunità. La Chiesa è una seconda famiglia e non c’è spazio per zone d’ombra. La comunità chiede chiarezza e atteggiamenti forti e puliti. Nessuno ci impedisce di poter agire in sede civile”.

    La giudice deve adesso pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio. Frateschi, che conosceva bene anche l’ex professore di religione pure lui accusato di violenza sessuale, Mirko Campoli, avrebbe abusato dei suoi studenti in diverse occasioni. Secondo l’accusa, il modus operandi era sempre lo stesso: l’uomo parlava con i suoi studenti sui social network, carpiva la loro fiducia e poi si faceva mandare foto e video intimi. In diverse occasioni li avrebbe invitati nella sua abitazione, abusando di loro e costringendoli ad avere rapporti sessuali.

    https://www.fanpage.it/roma/prof-di-religione-accusato-di-violenza-sessuale-sugli-alunni-diocesi-fuori-dal-processo/