Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • La cultura della Chiesa cattolica “non vedere il male, non sentire il male, non parlare male” viene messa alla prova nel processo per abusi sessuali

    La cultura della Chiesa cattolica “non vedere il male, non sentire il male, non parlare male” viene messa alla prova nel processo per abusi sessuali

    ATTENZIONE: questa storia contiene dettagli inquietanti.

    Quasi 50 anni dopo il suo primo giorno alla scuola elementare Holy Trinity di North Vancouver, “John Doe” ricorda ancora con orgoglio le scarpe con la fibbia che indossava come parte di un’uniforme che comprendeva un maglione rosso, una camicia bianca e pantaloni blu.

    Aveva sei anni. E sarebbe stato un anno di ricordi che Doe aveva cercato di scacciare per tutta la vita: la morte di suo padre, il passaggio improvviso a una scuola cattolica e il suo stupro da parte di un insegnante di educazione fisica e del prete che governava le operazioni della Holy Trinity.

    Cinque decenni dopo, il cinquantacinquenne – il cui vero nome è protetto da un divieto di pubblicazione – prese posizione in un’aula della Corte Suprema della British Columbia a New Westminster nel tentativo di ritenere la Chiesa cattolica responsabile delle azioni di Ray Clavin e padre John. Kilty.

    “Mi sentivo molto sicuro. Come qualcosa che mancava nella mia vita”, ha detto Doe lunedì descrivendo le sue prime impressioni su Kilty, un uomo che viveva accanto alla scuola.

    I bambini andavano a casa di Kilty durante la ricreazione. Lasciò che lo guardassero mentre si radeva. Doe si sedette sulle sue ginocchia.

    “Gli ero estremamente affezionato”, ha detto Doe. “Ho amato Padre Kilty.”

    “Kilty governava la parrocchia”

    Durante le prossime quattro settimane, Doe spera di convincere un giudice che la Chiesa cattolica dovrebbe essere ritenuta direttamente responsabile per tutta la vita delle sofferenze che Doe sostiene di aver subito a causa degli abusi di Clavin e Kilty.

    Il processo civile è unico. La Chiesa cattolica – rappresentata nel procedimento come entità giuridica denominata Arcivescovo cattolico romano di Vancouver – ha ammesso che l’abuso è avvenuto e ha accettato la responsabilità indiretta.

    Ma la chiesa nega che ci sia stata negligenza.

    Come ha spiegato l’avvocato di Doe, Sandy Kovacs, nella sua dichiarazione di apertura, Doe vuole che il giudice Catherine Murray lo consideri un “tutore dell’interesse pubblico” – invitando danni punitivi contro la chiesa per aver consentito abusi attraverso una cultura radicata che dà potere ai pedofili.

    “Kilty governava la parrocchia. I parrocchiani e il personale docente erano sottomessi al suo potere e alla sua autorità”, ha detto Kovacs al giudice.

    “Sentirai che [John Doe] non è stata l’unica vittima di Kilty.”

    “È terrificante in un modo così sconcertante”

    Poco più di una dozzina di persone si sono radunate su due panche di legno in un’aula di tribunale al quarto piano per vedere Doe prendere la parola come primo testimone del processo.

    Ha detto a Kovacs di aver perso sei chili a causa dello stress la scorsa settimana. Ha detto che la sua temperatura corporea andava su e giù. Si sedette, poi si alzò, lamentandosi della reclusione. Ha detto che aveva un “prurito inscalfibile” sulla gamba; continuava a chinarsi lo stesso per grattarlo.

    I suoi ricordi erano frammentari. Doe ha detto che anni di terapia lo hanno portato a questo momento: “Non sono più disgustato da quanto sono disgustato da me stesso”.

    Ha descritto gli abusi di Kilty durante un pigiama party nella casa vicino alla scuola. Era una serata scolastica. Kilty invitò il ragazzo nel suo letto. Doe ricordava di aver visto un barattolo di vaselina.

    “Non voglio che non gli piaccio”, ha detto. “Ci sto provando, ma il mio corpo lo rifiuta completamente.”

    Alla domanda sugli abusi di Clavin, si è ricordato dell’insegnante di ginnastica che gli urlava contro in uno scantinato. Ricordava di essere stato in una stanza senza vestiti. E più tardi fluttuare lontano dal suo corpo per guardare Clavin sdraiarsi sopra di lui.

    “È terrificante in un modo così sconcertante”, ha detto. “Fino all’assurdo.”

    “Il problema continua”

    Secondo una memoria depositata prima del processo, Clavin è stato condannato per due capi d’accusa di violenza sessuale negli anni ’90. Kovacs ha detto che non si sa dove si trovi oggi.

    I documenti del tribunale affermano che nel 2020 la chiesa ha anche riconosciuto che Kilty era “accusato in modo credibile di abusi sessuali da parte del clero storico”.

    Kilty morì nel 1983. Due decenni dopo, si fece avanti la prima di numerose vittime.

    Kovacs ha detto che si aspetta di chiamare come testimone un uomo che ha subito abusi da Kilty nel 1967.

    “Parlerà delle sue osservazioni sul comportamento degli insegnanti e delle suore attorno a padre Kilty, e di ciò che descrive come una cultura del ‘non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male’”, ha detto.

    Si prevede che il processo ascolterà anche le testimonianze dei vescovi di Saskatoon e Prince George, entrambi i quali secondo Kovacs erano stati chierichetti alla Holy Trinity e avrebbero testimoniato della relazione tra Kilty e Clavin.

    Kovacs ha anche detto che intende chiamare testimoni esperti per testimoniare sugli abusi sessuali istituzionali – e in particolare sugli abusi all’interno della Chiesa cattolica.

    Ha detto che uno di quei testimoni, Thomas Doyle, è un prete cattolico romano che ha prestato servizio presso l’ambasciata vaticana a Washington negli anni ’80.

    “Vi dirà che gli abusi sui bambini da parte di Kilty e Clavin non erano un’anomalia”, ha detto Kovacs al giudice.

    “Nonostante le innumerevoli dichiarazioni, spiegazioni, assicurazioni e scuse da parte della Chiesa istituzionale in tutto il mondo, il problema continua – e il benessere delle vittime non sembra essere una delle maggiori preoccupazioni”.

    In risposta alla denuncia di Doe, l’arcivescovo cattolico romano di Vancouver ha negato la responsabilità diretta per gli abusi di Kilty e Clavin, affermando che non esisteva una “cultura operativa” che consentisse agli uomini di aggredire sessualmente i bambini nella scuola.

    Anche se una tale cultura fosse esistita, la Chiesa afferma di “negare di esserne stata complice o di aver agito in altro modo con negligenza come presunto o di aver agito affatto”.

    https://www.cbc.ca/amp/1.7105492

  • Rovigo. Fa sedere una ragazza su di sé, poi la tocca fra le gambe e sul seno: sacerdote condannato. Chi è don Peter Onyenso

    Rovigo. Fa sedere una ragazza su di sé, poi la tocca fra le gambe e sul seno: sacerdote condannato. Chi è don Peter Onyenso

    Un sacerdote e una ragazza, poco più che maggiorenne. E degli atti di natura sessuale che hanno visto il prete, condannato ieri a una pena di 3 anni di reclusione, oltre all’interdizione in perpetuo da tutela e curatela e per cinque anni dai pubblici uffici. Secondo quanto accertato dal tribunale di Rovigo, il prete, dopo aver fatto sedere sulle proprie gambe la giovane, le avrebbe infilato le mani dentro i pantaloncini, toccandola nelle parti intime, poi le avrebbe baciato il collo e, dopo averle slacciato il reggiseno, l’avrebbe palpeggiata. Un atto sessuale inaspettato per la ragazza, affetta da una fragilità psicologica, che ha configurato il reato di violenza sessuale, pur nella sua ipotesi lieve e senza il riconoscimento dell’aggravante, che invece l’accusa aveva contestato, ovvero di abuso dei poteri inerenti alla qualità di ministro di un culto.

    Un episodio che risale al 3 luglio del 2022. E che, un mese dopo, la giovane ha denunciato ai carabinieri. I fatti si sono svolti a casa del sacerdote, a Lusia, paese polesano in riva all’Adige, dove ha ricoperto l’incarico di collaboratore pastorale. Ordinato nel 2011, don Peter Onyenso, originario della Nigeria è stato a lungo anche riferimento della Chiesa del Cristo a Rovigo, dove la domenica viene celebrata la messa in lingua inglese.

    Nel corso del processo è stata ascoltato il racconto della vittima, che, secondo la difesa, affidata all’avvocato Cecilia Tessarin, sarebbe caduta in alcune contraddizioni tali da minare la piena validità delle sue parole. La difesa ha poi chiamato a testimoniare alcuni sacerdoti, compresi i parroci dei quali don Peter è stato collaboratore pastorale. Da parte sua, il religioso africano ha spiegato di aver ingenuamente toccato la pancia della ragazza, ma di non aver compiuto atti di natura sessuale come quelli descritti dalla giovane.

    L’ACCUSA
    L’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Sabrina Duò ha rimarcato la presenza di una foto, che sarebbe stata scattata dalla ragazza, nella quale si vedono delle mani sul corpo, ma non i volti. Per questo aveva chiesto una condanna ad una pena di 2 anni e 6 mesi. Il collegio giudicante ha poi stabilito una pena più severa, con l’ulteriore condanna al pagamento di una provvisionale di 10mila euro a titolo di immediato indennizzo del risarcimento, il cui ammontare sarà da determinarsi in sede civile, per il danno morale subito dalla ragazza, costituita in giudizio con l’avvocato Sandra Passadore.
    Proprio l’avvocato Passadore spiega come la sua assistita, «che ha delle fragilità e non è stata presente in aula perché per lei era una situazione troppo pesante, ha accolto con una sensazione di sollievo la sentenza, perché temeva di poter essere vittima due volte e che le sue parole non fossero credute: quando è stata sentita, infatti, è stata sottoposta a una forte pressione per aggredire la sua credibilità, ma è chiaro che le eventuali imprecisioni sono dovute al ricordo di un fatto traumatico, all’ansia di rivivere ciò che ha passato con un uomo nel quale riversava massima fiducia».

    LA DIOCESI
    Dalla Diocesi si sottolinea come, già dopo il rinvio a giudizio il vescovo di Adria e Rovigo, Pierantonio Pavanello, ha provveduto, in via cautelare, a proibire al sacerdote l’esercizio del ministero pubblico e ha aperto una procedura penale canonica tuttora in corso. Poi, si aggiunge, «il sacerdote ha contestato l’accusa proclamandosi sempre innocente nel corso del processo ed è intenzionato a ricorrere in appello». Infine, si precisa, che «i fatti addebitati al sacerdote hanno avuto luogo in un contesto estraneo all’esercizio di compiti affidati dall’autorità ecclesiastica, come riconosciuto dallo stesso Tribunale, che ha escluso l’aggravante dell’abuso della qualità di ministro di culto».

    https://www.ilgazzettino.it/nordest/rovigo/sacerdote_condannato_palpeggiato_ragazza_gambe_seno_don_peter_onyenso-7902249.html

  • Violenza sessuale, abusò di giovane con disturbi: sacerdote condannato a 4 anni e 4 mesi

    Violenza sessuale, abusò di giovane con disturbi: sacerdote condannato a 4 anni e 4 mesi

    Condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione, con processo in rito abbreviato, don Emanuele Dondoli, sacerdote accusato di aver abusato di una 19enne con disturbi della personalità mentre era titolare di una parrocchia nel Mugello.

    In base alle indagini coordinate dalla procura, i fatti contestati al sacerdote risalirebbero al periodo che va da marzo a giugno 2018.

    Don Dondoli, difeso dagli avvocati Francesco Stefani e Fabio Generini, avrebbe abusato della giovane che tra l’altro all’epoca sarebbe stata convinta di essere posseduta dal ‘demonio’.

    Per l’accusa lui le avrebbe impartito ‘benedizioni risolutive per il malessere’ compiendo in realtà abusi sessuali in sagrestia.

    La nota dell’Arcidiocesi

    “Appresa la notizia della condanna in primo grado di don Emanuele Dondoli, l’Arcidiocesi di Firenze rende noto che nei confronti del sacerdote è in corso il procedimento penale canonico che si svolge in confronto con la Congregazione per la dottrina della fede competente in materia. Si attendeva la decisione del giudice perché gli atti possano eventualmente rientrare anche nel procedimento in fase di istruzione. Al termine del procedimento canonico sarà pronunciato un giudizio sulla base delle prove acquisite, giudizio indipendente da quello della magistratura dello Stato. Nel frattempo, sin dal 24 agosto del 2019, a don Dondoli è stato proibito l’esercizio del ministero, mentre la cura della parrocchia è stata affidata ad un altro sacerdote. La vicenda continua a suscitare dolore nella diocesi, viene ribadita la vicinanza alla giovane coinvolta e alla sua famiglia e la piena fiducia nella magistratura. La diocesi è impegnata nell’accompagnare il sacerdote in questa vicenda. Un pensiero è rivolto ancora anche per la comunità parrocchiale”.

    https://www.firenzetoday.it/cronaca/abusi-sessuali-condanna-prete-pedofilo.html

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 21 del 27 gennaio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 21 del 27 gennaio

    • Federica Tourn – Ribaltata la sentenza sul Preseminario Pio X

    La corte di appello ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha condannato a 2 anni e 6 mesi don Gabriele Martinelli”, ex allievo del Preseminario Pio X.

    Lo dichiara l’avvocato Laura Sgrò, difensore della vittima nel processo per abusi sessuali di cui oggi in Vaticano si è celebrato l’appello.

    La Corte di appello vaticana, secondo quanto riporta il dispositivo della sentenza, ha dichiarato Martinelli “colpevole del reato di corruzione di minore”.

    La sentenza di secondo grado “dichiara Gabriele Martinelli, “non punibile limitatamente ai fatti contestati fino al 2 agosto 2008, in quanto minore di anni sedici”; assolve Martinelli “dai reati a lui contestati in relazione al periodo successivo al 9 agosto 2008 per insufficienza di prove”, conferma “la riqualificazione dei fatti in contestazione quali integrativi del delitto di corruzione di minore previsto e punito dall’art. 335, c.p., limitatamente al periodo dal 9 agosto 2008 al 19 marzo 2009 e, in riforma dell’impugnata sentenza dichiara Martinelli Gabriele colpevole del reato di corruzione di minore, previsto e punito dall’art. 335, comma 1 e 2, c.p., limitatamente al periodo dal 9 agosto 2008 al 19 marzo 2009; visti gli articoli 53, comma 2, e, 47, comma 1, n. 3, c.p., condanna Martinelli Gabriele alla pena complessiva di anni due e mesi 6 di reclusione e euro mille di multa”.

     Il 6 ottobre del 2021, in primo grado, il Tribunale vaticano aveva deciso di prosciogliere i due imputati don Gabriele Martinelli e don Enrico Radice. Per alcuni reati erano stati assolti, per altri non punibili, per altri ancora era intervenuta la prescrizione. Don Gabriele Martinelli era accusato di violenza carnale e l’ex rettore don Enrico Radice era accusato invece di favoreggiamento.

    E’ la prima volta che in Vaticano viene pronunciata una condanna per abusi per atti commessi nello stesso territorio vaticano.

    Fonte Ansa


    • Francesco zanardi – Più di 9.000 vittime di abusi sessuali nella Chiesa evangelica

    Il primo rapporto indipendente sugli abusi sessuali avvenuti nella Chiesa evangelica in Germania, e le sue 20 chiese regionali, ha fatto emergere oggi un numero di 2.225 bambini e giovani vittime, tre volte superiore alle 858 persone colpite e rese note finora, e un totale di 1.259 autori sospetti dal 1946: le rivelazioni, presentate presso l’Università di Hannover, sono state definite “la punta dell’iceberg” dai responsabili della ricerca. Estrapolando i dati dalla totalità della documentazione raccolta, compresa quella che contiene informazioni non complete, il numero delle vittime sale a 9.355 mentre gli imputati delle violenze, prevalentemente parroci e pastori, lievitano a 3.497 di cui 1.402 parrocchiani.

    La Evangelische Kirche in Deutschland (EKD) ha commentato ieri così i risultati: «L’elevato numero di casi che i ricercatori hanno raccolto su base scientifica è scioccante. Dietro ogni caso c’è ingiustizia e sofferenza. Allo stesso tempo, però, sappiamo che esiste un gran numero di casi di violenza sessuale non denunciati e anche di casi che sono finiti negli schedari o nei documenti, ma non sono inclusi nel numero totale dei casi».


    • Alessio Di Florio – «Arriveremo alla fine ma non abbiamo limiti di tempo. Una frase del genere dopo 40 anni non puoi dirla»

    Piazza colma di gente, tantissimi accorsi in risposta all’appello di Pietro Orlandi per chiedere “Verità e giustizia per Emanuela”, perché non venga silenziato nulla e non cali un velo di omertà, depistaggi, verità di comodo, a coprire un tassello di un sistema di ricatto (parole di Pietro Orlandi durante la manifestazione).

    Durante il suo intervento Pietro Orlandi ha fatto ampi riferimenti all’inchiesta vaticana (non una riapertura ma una apertura perché in quarant’anni nulla si era mai mosso) e alla commissione parlamentare che non viene ancora fatta partire. Nel novembre scorso ai partiti aveva indirizzato anche un appello perché la commissione potesse avviarsi il prima possibile.

    «Mi piacerebbe una parola di Papa Francesco, visto che ha chiesto l’apertura di questa inchiesta in Vaticano, che alzasse un po’ la voce. Dovrebbe dire: ‘io vi ho detto di andare avanti e ancora stiamo così? Una parola per dire stiamo facendo qualcosa, vogliamo arrivare alla verità quanto prima.

    Capisco che il Papa abbia altri problemi, ma perché rimanere in silenzio?»

    «Dal fronte del Vaticano l’ultima uscita del promotore di giustizia Diddi mi è dispiaciuta ma forse voleva intendere altro. Ha detto: ‘arriveremo alla fine, ma non abbiamo limiti di tempo’.

    Una frase del genere dopo 40 anni non puoi dirla. Due, tre nomi che ho presentato a lui erano importanti e alcuni, a distanza di un anno, non li hanno ancora chiamati. Quello che non accetto è che si insinui sulla famiglia, come è stato accusare mio zio».

    «Pietro Orlandi si è detto “contento” della Commissione e del Parlamento «perché, nonostante dal Vaticano abbiano fatto capire di non volere questa commissione, quando Diddi si è presentato al Senato e ha detto: ‘noi la vediamo come una intromissione perniciosa dell’ottimo lavoro che stiamo facendo’ è stato come a dire fatevi gli affari vostri. Ma il fatto che il Parlamento abbia agito in modo diverso significa – ha spiegato – non accettare quel tipo di imposizione.

    Mi piacerebbe che la commissione mi convocasse subito, come sono stato convocato da Diddi, e presenterei lo stesso memoriale depositato in procura e allo stesso promotore”. Alla commissione “consiglierei di non partire da zero, ma di ascoltare le persone relative a fatti avvenuti di recente: la questione di Capaldo, dei due emissari vaticani che sono andati in procura”».

    (Pietro Orlandi durante la manifestazione del 13 gennaio, fonte Adn Kronos)

    La voce di Emanuela Orlandi che sembra essere torturata, voci maschili su un nastro del 1983 poi cancellate. Restano ancora tanti gli interrogativi e i misteri nel giallo sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Domande alle quali il fratello Pietro vorrebbe finalmente una risposta. Per questo oggi ha rivolto un appello ai partiti perché si accelerino i tempi per la costituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela e di Mirella Gregori.

    «L’appello ai partiti è di accelerare i tempi il più possibile: la Commissione di inchiesta è legge e aspettare altri mesi perché i nominativi (dei componenti, ndr) non vengono presentati è pesante», afferma Pietro Orlandi alla presentazione del suo libro ‘Cercando Emanuela’, alla presenza dei senatori del Pd Simona Malpezzi e Dario Parrini.

    «Il problema è che per presentare i nominativi (dei membri della Commissione, ndr) non c’è limite di tempo – ricorda Orlandi – questa è la mia preoccupazione perché se ci sta ancora qualcuno che vuole rallentare può farlo».

    «L’attesa sta diventando ingombrante. L’obiettivo è quello della verità e della giustizia e non riesco a capire perché il raggiungimento debba trovare sempre ostacoli», sottolinea Pietro Orlandi.

    Una verità velata per anni anche perché, secondo l’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, «sono stati coinvolti, a mio avviso e non solo a mio avviso, gli apparati dello Stato e forse non hanno avuto un comportamento sempre lineare.

    Esiste un nastro, depositato nel luglio ’83 – ricorda Sgrò – da cui sono sparite delle voci, il nastro originale prevedeva delle voci maschili, andate poi ripulite nel corso degli anni. Pietro (Orlandi, ndr) ha ritrovato tutta una serie di documenti dove si faceva riferimento alla presenza di voci maschili, sarebbe interessante, e la Commissione di inchiesta lo potrebbe fare, recuperare gli originali».

    Secondo il legale sarebbe interessante «vedere chi ha condotto le indagini da parte dei Servizi, sentire queste persone per ricostruire quel pezzo di storia di non poco conto». «Nel nastro – continua – c’era una voce che, in alcuni tratti, i familiari hanno riconosciuto come la voce di Emanuela che sembra essere torturata. Poi, chiamato in procura, il papà di Pietro si è sentito dire che era un film porno». «Altra cosa che lascia basiti è la sepoltura a Sant’Apollinare di Enrico de Pedis» ha sottolineato.

    (Adn Kronos 29 novembre 2023)


    • Federico Tulli – La castità e il celibato

    Chi è davvero interessato a far luce sui crimini pedofili che avvengono negli ambienti ecclesiastici si chiede spesso se Oltre Tevere sia del tutto chiaro il livello delle mostruosità che per decenni, e probabilmente fino a oggi, sono state compiute nella più totale impunità da preti pedofili. Già perché nella Chiesa, dal papa in giù, prevale ancora l’idea che la violenza su un bambino prepubere sia un delitto contro la morale, di cui peraltro non si è macchiato solo il carnefice: le Norme della Chiesa parlano di atto sessuale di un chierico ‘con’ un minore e nessuno le ha cambiate. Nemmeno papa Francesco. Una questione che spesso viene chiamata in causa si lega all’imposizione della castità e del celibato dei sacerdoti.

    Il Vaticano stesso ha predisposto un maggior rigore nei controlli sulle ammissioni ai seminari, in particolare per ‘verificare la reale disponibilità dei candidati a votarsi a una vita di celibato e castità’. Celibato, castità e pedofilia. C’è davvero un nesso? Chiediamo allo psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli di aiutarci a fare chiarezza.

    «Il celibato e la castità», racconta lo psichiatra, «sono solo mezzi per perseguire l’annullamento del corpo e dell’identità connessa a ogni forma di desiderio sessuale. Nelle vite dei santi si legge spesso come il digiuno e la conseguente debilitazione organica fosse un espediente per impedire l’insorgere del desiderio. È chiaro che il celibato e la castità in quanto negazione della realtà corporea non possono che facilitare l’insorgere di forme di condotte sessuali perverse, che nei casi estremi si configurano come ‘parafilie’ o pedofilia. Il pedofilo reagisce con un eccitamento sessuale a stimoli che per loro natura, come quelli provenienti dai bambini, non sono sessuali. In lui è presente un delirio di significato. Vale a dire una alterazione del pensiero e della capacità di giudizio. Si attribuisce un significato ‘sessuale’ a situazioni di rapporto che niente hanno a che vedere con la sessualità. Ciò è la conseguenza di un annullamento del nesso che intercorre fra realtà fisica e psichica. Da una parte si ha l’ideale di una spiritualità astratta completamente desessualizzata, dall’altra un corpo che ridotto a un fascio di reazioni cieche è suscettibile, quando non si può ignorare la sua esistenza, di indurre un agire autistico e criminale in totale disprezzo delle norme e dei valori alla base della convivenza sociale».

  • Oltre 9.000 vittime di abusi sessuali nella Chiesa evangelica tedesca dal 1946

    Oltre 9.000 vittime di abusi sessuali nella Chiesa evangelica tedesca dal 1946

    Il primo rapporto indipendente sugli abusi sessuali avvenuti nella Chiesa evangelica in Germania, e le sue 20 chiese regionali, ha fatto emergere oggi un numero di 2.225 bambini e giovani vittime, tre volte superiore alle 858 persone colpite e rese note finora, e un totale di 1.259 autori sospetti dal 1946: le rivelazioni, presentate presso l’Università di Hannover, sono state definite “la punta dell’iceberg” dai responsabili della ricerca. Estrapolando i dati dalla totalità della documentazione raccolta, compresa quella che contiene informazioni non complete, il numero delle vittime sale a 9.355 mentre gli imputati delle violenze, prevalentemente parroci e pastori, lievitano a 3.497 di cui 1.402 parrocchiani.

    La Evangelische Kirche in Deutschland (EKD) ha commentato ieri così i risultati: «L’elevato numero di casi che i ricercatori hanno raccolto su base scientifica è scioccante. Dietro ogni caso c’è ingiustizia e sofferenza. Allo stesso tempo, però, sappiamo che esiste un gran numero di casi di violenza sessuale non denunciati e anche di casi che sono finiti negli schedari o nei documenti, ma non sono inclusi nel numero totale dei casi».

    «Come EKD ci assumiamo la responsabilità di garantire che i risultati siano tradotti in misure concrete», ha affermato ad Hannover oggi la presidente ad interim del consiglio dell’EKD Kirsten Fehrs. «Come istituzione, siamo colpevoli di aver fatto del male a innumerevoli persone. E posso solo scusarmi dal profondo del mio cuore con coloro che sono rimasti feriti», ha continuato Fehrs.

    Lo studio, costato alla Chiesa protestante 3,6 milioni di euro, è stato elaborato nell’arco di tre anni dalla rete di ricerca indipendente ForuM ed è stato commissionato dieci anni dopo lo scoppio di un grande scandalo risalente al 2010. È la prima volta che un gruppo di ricerca indipendente si occupa del tema della violenza sessuale nella Chiesa protestante tedesca.

    ForuM comprende ricercatori di varie discipline scientifiche: servizi sociali, storia, pedagogia, psicologia, sociologia, psichiatria forense, scienze sessuali, criminologia.

    La Chiesa evangelica sostiene di non aver avuto alcuna influenza sul contenuto del lavoro dell’associazione di ricerca, sui risultati e sulla pubblicazione, in quanto ForuM è indipendente e contrattualmente la sua indipendenza è stata garantita da un contratto e un finanziamento.

    Resta da vedere quali saranno le ripercussioni dello studio sulle vittime e sulle famiglie delle vittime, e sulla Chiesa protestante stessa, accusata finora di aver voluto celare le dimensioni di questa tragedia. Non è ancora chiaro quali saranno i prossimi passi nella Chiesa protestante, anche per evitare che queste violenze possano ripetersi.

    https://www.ilsole24ore.com/art/oltre-9000-vittime-abusi-sessuali-chiesa-evangelica-tedesca-1946-AFSS5KTC

  • «Le suore frustavano col rosario i bambini in orfanotrofio e li costringevano a mangiare il loro vomito»

    «Le suore frustavano col rosario i bambini in orfanotrofio e li costringevano a mangiare il loro vomito»

    Recitare preghiere e avere tra le mani un rosario non rende cattolici e tantomeno brave persone. L’esempio lampante dell’abito che non fa il monaco è la carcerazione di due suore di 79 anni, accusate di aver abusato di numerosi bambini in un orfanotrofio.

    Per la legge scozzese le suore Sarah McDermott e Eileen Igoe, e l’inserviente Margaret Hughes, di 76 anni, sono colpevoli di maltrattamenti su minori. Le violenze hanno avuto luogo nell’orfanotrofio dello Smyllum Park di Lanark in cui prestavano ‘servizio’ le donne. Anziché prendersi cura dei bambini, crescerli ed educarli, le suore hanno adottato la strada della ‘punizione’: i piccoli venivano seviziati, picchiati col rosario e costretti a mangiare il loro vomito, così come comandavano le donne di chiesa.

    La condanna

    Secondo le indagini, gli abusi sui bambini sono avvenuti dal 1969 al 1981, anno della chiusura della struttura ospitante i piccoli orfani. Le suore sono state condannate un paio di giorni fa a scontare tre anni di reclusione ciascuna. In merito al verdetto pronunciato presso la Airdrie Sheriff Court, lo sceriffo Scott Pattison ha dichiarato: «Spero che la sentenza funga da deterrente per altri casi come questi. Tutti i crimini commessi sui bambini verranno puniti», anche se a distanza di tempo.

    Sulla permanenza in carcere delle suore, lo sceriffio ha incolpato l’età avanzata delle tre imputate, di 76 e 79 anni.

    In caso contrario, avrebbero scontato più anni di prigione, poiché non hanno solo commesso crimini disumani, ma sono anche «venute meno alla loro vocazione morale e all’impegno sociale promosso dall’orfanotrofio».

    Gli abusi

    Le testimonianze sugli abusi dei bambini sono molteplici. Durante il processo avvenuto nelle scorse settimane, molte donne e uomini hanno avuto il coraggio di farsi avanti e dire la verità su ciò che accadeva in orfanotrofio, dopo anni passati a non raccontare a nessuno delle violenze subite in quegli anni. Una donna, vittima delle vessazioni da parte delle suore, ha dichiarato che all’epoca era stata picchiata da suor McDermott per aver raccontato di aver assistito a una scena di violenza sessuale: il fratellino di 3 anni della testimone era stato portato nel bagno dell’orfanotrofio e violentato da un volontario, Brian Dailey, poi condannato a 15 anni di carcere per abusi su minori. Secondo il Daily Mail la suora, invece di indagare, schiaffeggiò la bambina per aver fatto la spia.

    Altre testimonianze accusano le suore di aver usato un rasoio come oggetto contundente per punire i bambini. Gli orfani venivano quotidianamente picchiati, costretti all’alimentazione forzata e molti di loro venivano immersi nell’acqua gelida con la testa spinta verso il fondo della vasca finché resistevano.

    https://www.leggo.it/esteri/news/suore_frusta_rosario_bambini_mangiano_vomito_scozia_oggi_24_1_2024-7891876.html

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 20 del 20 gennaio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 20 del 20 gennaio

    • Francesco Zanardi – Addio Simonetta: una leonessa contro le mafie

    Se ne è andata Simonetta Castiglion, fondatrice e Vice Presidente della “Casa della Legalità”, da cui nel 2013 prese vita la Rete L’ABUSO.

    Nella sua vita a Genova Simonetta, ha affrontato coraggiosamente senza compromessi mafie e illegalità, proprio come aveva fatto precedentemente a Vicenza, dove si batteva per i diritti dei lavoratori della sanità e perché questa fosse efficace e centrata su diritti e dignità dei pazienti.

    Lottava da decenni anche contro la Sclerosi Multipla, che la colpiva e lei si rialzava, più e più volte sino a quando, pur restando lucida, non è stata più in grado di muoversi. L’inabilità al lavoro e l’invalidità totale non l’hanno fermata dal continuare a sostenere le battaglie e le iniziative della Casa della Legalità. Seguiva le attività, continuando ad indignarsi per le ingiustizie che osservava e desiderando sempre contribuire al meglio.

    Purtroppo, il Covid che l’ha colpita a metà dicembre non le ha dato scampo.

    Se ne è andata serenamente, senza rimanere da sola nemmeno negli ultimi istanti, con dignità e senza accanimento, come ha sempre voluto. Vicino a lei il compagno di sempre Christian Abbondanza.

    Per ricordarla e salutarla si terrà una cerimonia laica sabato 20 gennaio, alle ore 12, presso il Tempio Laico del Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova.

    Zanardi – Segretario C.L.C


    • Pierelisa Rizzo – Rinvio tecnico per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo

    Rinvio tecnico per sanare il vizio di notifica al secondo difensore nominato dall’imputato, così come rilevato dal difensore della parte civile. L’udienza preliminare, dopo la richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Siracusa per violenza sessuale su minori per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, 67 anni, difeso dall’avvocato Antonino Lizio,  sarà fissata dopo quella del prossimo 30 gennaio. Il Gip, Andrea Migneco dovrà sciogliere la riserva sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dal Pm Stefano Priolo, a cui i legali del giovane che ha denunciato, Giovanni Di Giovanni del foto di Caltanissetta ed Eleanna Parasiliti Molica, del foro di Enna, non si sono opposti.  Il religioso era stato già sospeso  la scorsa estate dal vescovo di Piana degli Albanesi, dove il cappellano era incardinato. Le indagini erano scaturite dalla denuncia di un giovane di Francofonte, Giovanni Castiglia, oggi maggiorenne, che ha raccontato alla squadra mobile di Siracusa le violenze subite dall’età di nove anni fino ai 18 anni. Il giovane prima di rivolgersi alla polizia aveva denunciato i fatti al Vescovo di Siracusa, Francesco Lo Manto che non solo aveva avviato il processo canonico ,  ma aveva personalmente accompagnato il ragazzo, oggi ventenne, a denunciare.  Cunsolo, all’epoca dei fatti era sacerdote della chiesa Madre di Francofonte. “Martedì, prossimo 16 gennaio,  è una giornata importante per me – aveva scritto il giovane qualche giorno fa sul suo profilo facebook  – Il gip deciderà se rinviare a giudizio o meno don Salvatore Cunsolo , il cappellano che per anni ha abusato di me. La prima volta avevo solo 9 anni successe nell’abitazione di casa sua.

    Oggi sono un giovane di 23 anni che ha deciso di metterci la faccia per provare a tenere a bada gli  incubi che questo uomo ha causato al mio equilibrio esistenziale. Comunque vada io ho il cuore sereno, sereno di avere fatto la cosa giusta per proteggere anche i tanti che in questa come in altre storie come la mia hanno taciuto ed a cui dico di denunciare. Non abbiate paura!”.


    • Federica Tourn – Vescovo argentino scelto da papa Francesco si dimette per accuse di abusi sessuali

    Nuovo scandalo legato ad abusi sessuali in Argentina. Papa Francesco ha accettato la rinuncia di monsignor Gustavo Larrazabal dall’incarico di vescovo di Mar de la Plata, che avrebbe dovuto assumere il prossimo 20 gennaio. È il secondo vescovo in pochi mesi che si dimette dall’incarico senza prima assumerlo e, al suo posto, il Papa ha nominato non un nuovo vescovo ma un amministratore apostolico.

    La vicenda sta creando imbarazzo in Vaticano, perché il pontefice, che ha più volte preso posizioni nettissime contro gli abusi sessuali, ha difeso fino alla fine la nomina di Larrazabal.

    Monsignor Larrazabal si è dimesso dopo che è infuriata una polemica legata ad accuse di abusi sessuali da parte di una donna nei suoi confronti, nonostante il Vaticano avesse bollato in un comunicato queste accuse come “prive di fondamento” e il prelato avesse ottenuto il massimo sostegno della nunziatura apostolica in Argentina.

    Il Vaticano non ha commentato la rinuncia di monsignor Larrazabal, mentre lo stesso nunzio (cioè l’ambasciatore vaticano in Argentina) ha fatto una vera e propria retromarcia emettendo una dichiarazione per la stampa in cui afferma che “al termine di un processo di discernimento e preghiera realizzato con molta coscienza monsignor Larrazabal è giunto alla conclusione che non è opportuno assumere il governo pastorale della diocesi di Mar de la Plata e ha presentato la sua rinuncia a papa Francesco che, con molta comprensione, l’ha accettata”.

    Nonostante ciò, lo scandalo era ormai troppo evidente e Larrazabal, a cui Francesco ha rinnovato la piena fiducia appena pochi giorni fa, ha fatto un passo indietro. Gli abusi sarebbero avvenuti tra il 2007 ed il 2013, ma con maggiore intensità tra il 2008 ed il 2009. La donna, una cinquantaseienne che ha rifiutato di parlare con la stampa, ha già da tempo presentato formale denuncia alle autorità religiose argentine, e avrebbe dichiarato che la situazione è ben nota negli ambienti cattolici di Mar de la Plata.

    Non è la prima volta che un nuovo vescovo scelto direttamente da Francesco si trova al centro di uno scandalo prima ancora di assumere il governo della sede assegnatagli. Questo accade con maggiore frequenza che in passato perché, per prassi, era la Congregazione per i Vescovi che proponeva al Papa terne di nomi dopo una fase di indagine in cui si scandagliavano pro e contro di ogni possibile nomina.

    Negli ultimi anni, invece, Francesco ha declassato la Congregazione a dicastero e decide nella massima autonomia i nomi dei nuovi vescovi.

    Fonte: Fanpage


    • Ludovica Eugenio – IN RITARDO LE CONCLUSIONI DELL’INDAGINE PRELIMINARE SUI VESCOVI SVIZZERI ACCUSATI DI INSABBIAMENTI

    L’indagine preliminare contro due vescovi svizzeri mons. Charles Morerod e mons. Jean-Marie Lovey, accusati di aver insabbiato casi di abusi, nonché contro l’abate dimissionario di Saint-Maurice, p. Jean Scarcella, accusato di molestie sessuali) avrebbe dovuto concludersi entro il 31 dicembre 2023, ma è in ritardo. Lo ha confermato la diocesi di Coira in un comunicato richiesto e ottenuto l’11 gennaio dal portale elvetico di informazione religiosa kath.ch. Il rapporto finale dell’inchiesta è atteso a Roma nelle prossime settimane, ma non è affatto chiaro se esso sarà pubblicato e se l’opinione pubblica conoscerà i risultati delle indagini vaticane; secondo quanto afferma il comunicato diocesano, la Chiesa locale non prevede di informare il pubblico.

    Questi i fatti: alla fine di giugno 2023, papa Francesco aveva incaricato il vescovo di Coira mons. Joseph Maria Bonnemain di condurre un’indagine preliminare canonica contro tre membri della Conferenza episcopale svizzera. Dopo che era trapelata sulla stampa una lettera riservata inviata al nunzio apostolico da un personaggio di rilievo della Chiesa svizzera, mons. Nicolas Betticher. La lettera accusava fondatamente di insabbiamento sei vescovi (quattro ancora in esercizio e due emeriti), provocando l’intervento del Vaticano che ha avviato un’inchiesta previa, affidata al vescovo di Coira, già alla guida in passato di indagini e procedimenti penali analoghi. La lettera andava ad aggiungersi ai risultati dello studio preliminare sugli abusi del clero, commissionato a un gruppo di quattro ricercatori dell’Università di Zurigo e pubblicati il 12 settembre, che rivelavano l’esistenza di 1.002 casi, 510 accusati e 921 vittime. Lo studio accusava un settimo vescovo, ormai deceduto, lo stimato mons. Ivo Fürer di San Gallo, di aver ignorato sistematicamente le denunce di pedofilia contro un suo prete, denunce credibili e supportate da testimonianze.

    Nella lettera riservata, Betticher tirava in causa il vescovo di Losanna, Friburgo e Ginevra Charles Morerod (per insabbiamento) e tre preti della diocesi, accusati di abusi sessuali; altri cinque vescovi per aver coperto o rallentato l’iter delle denunce: in particolare mons. Jean-Marie Lovey di Sion.

    Nel comunicato della diocesi di Coira si informa, ora, che l’istruttoria non è ancora stata completata: e che mons. Bonnemain, insieme ai due esperti esterni con cui ha collaborato, vuole approfondire ancora qualche questione e preparare la relazione per il dicastero per i vescovi e poi inviarla a Roma. Con la trasmissione del rapporto d’indagine preliminare «si completa il mandato del Dicastero al vescovo, e non è detto «che la diocesi di Coira sarà informata della decisione».


    • Alessio Di Florio – «Purtroppo Emanuela è stata il tassello di un puzzle in un sistema di ricatti molto ampio»

    «Più saremo e più forte sarà il messaggio a chi vuole continuare ad occultare la verità» ha scritto Pietro Orlandi nell’appello per la manifestazione “Verità e Giustizia per Emanuela” tenutasi il 13 gennaio scorso.

    Un appello alla partecipazione, ad essere in tantissimi per « dare una risposta forte al silenzio che da dopo l’estate sta avvolgendo questa storia. Stanno cercando di far dimenticare, di abbassare l’attenzione e per questo serve una forte presenza alla manifestazione. Devono capire tutti, Vaticano, procura, politica, media, che la sete di giustizia non si può silenziare».

    L’altissima partecipazione, la piazza piena, sono la prima forte risposta a chi vuole silenziare, far dimenticare, impedire oltre quarant’anni dopo che sul rapimento di Emanuela Orlandi cali una definitiva e totale omertà, sull’ampio sistema di ricatti di cui è stato il tassello di un puzzle, come Pietro Orlandi ha scritto nei giorni scorsi su facebook in risposta ad un commento sotto il post in cui ha pubblicato una delle interviste rilasciate nei giorni precedenti la manifestazione.

    Omertà che continua a far rima con depistaggi, verità di comodo, confusione strumentalizzando e falsificando fatti, atti e parole. Un gioco sporco, come lo ha definito il curatore di Notte Criminale Alessandro Ambrosini che nel dicembre 2022 pubblicò l’audio “Vatican Shock”, dopo quanto fu scatenato contro Pietro Orlandi nelle ore successive ad una dichiarazione nella trasmissione televisiva DiMartedì.

    E anche nelle ore successive la manifestazione del 13 gennaio scorso ci sono state sue dichiarazioni che sono finite sui giornali in una maniera fin troppo imprecisa.

    «Leggo molti articoli stamattina in riferimento alla questione di Santa Maria maggiore secondo i quali la mia ipotesi è che i resti di Emanuela si troverebbero a Santa Maria a maggiore. io non ho mai detto di resti di Emanuela a Santa Maria maggiore , ho parlato di una cassa che potrebbe contenere materiale relativo ad Emanuela ( documenti, prove ) che sarebbe stata portata a Santa Maria maggiore secondo alcuni testimoni dei quali sollecito la convocazione da parte del promotore Diddi» (Pietro Orlandi, post su facebook del 14 gennaio alle ore 12.14)

    «In relazione a un coinvolgimento della Basilica di Santa Maria Maggiore con il rapimento di Emanuela Orlandi e al fatto che presso tale Basilica vi sia stato un intervento del Ministero dei beni culturali mentre era ministro Franceschini, che l’avrebbe autorizzato, presumibilmente negli anni 2013-2014, la famiglia Orlandi precisa che nessuna responsabilità è stata imputata in capo al ministro stesso, ma chiede che venga verificata quanto prima questa circostanza, così come rappresentato agli inquirenti. Oggi Emanuela Orlandi compie cinquantasei anni. L’auspicio della famiglia è quello della massima collaborazione, nell’interesse della verità, attesa da più di quaranta anni». Avv. Laura Sgrò

    (post facebook di Pietro Orlandi pubblicato il 14 gennaio alle ore 12.31)

    «Il Vaticano questa Commissione bicamerale non la vuole perché non la può controllare – ha affermato Pietro Orlandi durante la manifestazione – sappiate che Emanuela è un piccolo tassello di un sistema di ricatto, io sono a disposizione e spero di essere convocato quanto prima».

    Nel suo intervento il fratello di Emanuela ha fatto riferimento a messaggi whatsapp che nel 2014 si sono scambiati alti funzionari vaticani, all’epoca vicini a Bergoglio e riportati nel memoriale redatto dallo stesso Pietro Orlandi con l’avvocato Laura Sgrò.

    https://www.wordnews.it/purtroppo-emanuela-e-stata-il-tassello-di-un-puzzle-in-un-sistema-di-ricatti-molto-ampio

  • Cappellano militare accusato di violenza sessuale su minori, salta l’udienza. Vittima: «La prima volta avevo nove anni»

    Cappellano militare accusato di violenza sessuale su minori, salta l’udienza. Vittima: «La prima volta avevo nove anni»

    Un vizio di notifica è il cavillo che ha fatto rinviare l’udienza preliminare del processo per violenza sessuale su minori in cui è imputato l’ex cappellano militare 67enne Salvatore Cunsolo. Tutto è nato dalla querela di un giovane di Francofonte (nel Siracusano), oggi 23enne, che ha denunciato di avere subito abusi da parte del prete da quando aveva nove anni e fino al compimento della maggiore età, per quasi un decennio. Cresciuto con la nonna anziana e malata – dopo la morte del padre e il trasferimento fuori dall’Isola della madre – il ragazzo, fin dall’infanzia si sarebbe legato alla figura di Cunsolo. Il prete, adesso in pensione, per un periodo avrebbe continuato a celebrare la messa dall’altare maggiore della chiesa madre di Francofonte pur senza alcun incarico. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale.

    Dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura di Siracusa, l’udienza preliminare era stata fissata per oggi. A rilevare un vizio di notifica al secondo difensore nominato dal cappellano militare (che oggi era presente nell’aula del tribunale aretuseo) è stata l’avvocata che – insieme al collega Giovanni Di Giovanni – assiste la vittima, Eleana Paralisiti Molica. La stessa legale che è al fianco del giovane archeologo che ha denunciato le violenze subite quando era minorenne dal sacerdote Giuseppe Rugolo a Enna. A difendere sia lui che Cunsolo è l’avvocato Antonino Lizio, che con i due preti condivide un lungo passato in abito talare. In seguito al rinvio tecnico, l’udienza preliminare è stata spostata a martedì 30 gennaio. In quella occasione, il giudice per le indagini preliminari Andrea Migneco dovrà sciogliere la riserva sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dal pubblico ministero Stefano Priolo di sentire la vittima. Una richiesta a cui non si sono opposti gli avvocati di parte civile.

    Prima di denunciare gli abusi subiti dall’allora parroco della chiesa madre di Francofonte ai poliziotti della squadra mobile di Siracusa, la vittima avrebbe esposto tutto al vescovo della diocesi di Siracusa. Francesco Lomanto aveva avviato il processo canonico (che è ancora in corso), informato il Dicastero della dottrina della fede a Roma e aveva anche personalmente voluto accompagnare il giovane a depositare la denuncia. «La prima volta che don Salvatore Cunsolo ha abusato di me – ha scritto il giovane qualche giorno fa sul suo profilo Facebook – avevo solo nove anni ed è successo a casa sua. Oggi – continua il post social della vittima – ho deciso di metterci la faccia per provare a tenere a bada gli incubi che quest’uomo ha causato al mio equilibrio esistenziale. Comunque vada, io ho il cuore sereno di avere fatto la cosa giusta per proteggere anche i tanti che hanno taciuto e a cui dico di denunciare».

    Cappellano militare accusato di violenza sessuale su minori, salta l’udienza. Vittima: «La prima volta avevo nove anni»

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 19 del 13 gennaio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 19 del 13 gennaio

    • Francesco Zanardi – Gela – Tentò contatti fisici con ragazzina, sacerdote sotto accusa

    L’accusa è di avere tentato “contatti” fisici con una ragazzina. Questi i sospetti che pendono su un sacerdote di Gela. Fatti che risalirebbero a un po’ di tempo addietro.

    È approfittando di contatti con la famiglia della ragazzina, per questioni parrocchiali, che avrebbe tentato di avvicinarla. Questo è lo scenario generale in cui la vicenda sarebbe maturata.

    Ma la ragazzina avrebbe sempre respinto quei presunti tentativi di cui il sacerdote si sarebbe reso autore. Almeno secondo i contenuti dell’accusa.

    E successivamente, durante la fase investigativa, la minorenne avrebbe confermato questa versione dei fatti fino a fare aprire un procedimento a carico dello stesso religioso.

    La ragazza e i suoi genitori si sono costituiti parte civile nell’istruttoria dibattimentale che ne è derivata.

    https://www.castelloincantato.it


    • Alessio Di Florio – LASCIATE CHE LE FANCIULLE VENGANO A ME!

    «Se la giustizia non farà il suo corso sicuramente ne risponderanno davanti a Dio». Si lascia andare ad uno sfogo di rabbia e delusione in aula la madre di Marta (nome di fantasia), vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate nel tempo, dal 2009 al 2012, da quando aveva solo 14 anni. Sul banco degli imputati G. V. ex catechista della parrocchia di Santa Rita da Cascia, nel quartiere Casalotti di Roma.

    L’accusa è di abusi aggravati dal ruolo svolto all’interno della comunità religiosa. «Nel 2013 un presbitero di cui non posso fare il nome mi riferì di alcune problematiche intime sorte all’interno del gruppo di giovani – racconta durante la sua testimonianza uno dei responsabili dei catechisti della parrocchia – mi disse che c’erano stati dei problemi tra un educatore e una ragazzina, ma senza farmi nomi e cognomi».

    Eppure, anche senza i dettagli, il religioso individua subito chi possa essere coinvolto: «Ho guardato l’elenco, ho chiamato personalmente G. V. e l’ho invitato a casa mia fuori Roma per farmi raccontare cosa fosse realmente accaduto. Lui ha ammesso di essersi baciato con una ragazzina. Mi ha parlato solo di un bacio e quando ho chiesto a Marta di raccontarmi i fatti anche lei ha confermato». Solo qualche bacio in macchina, niente di più, stando alla testimonianza dell’ex catechista e la promessa di non raccontare nulla ai genitori per scongiurare una reazione sconsiderata da parte del padre poliziotto della ragazza.

    «Così ho informato subito il parroco di Santa Rita da Cascia, ormai deceduto da diversi anni, che mi ha consigliato di non dire nulla a nessuno per non allarmare sia la famiglia della ragazza sia la famiglia dell’imputato, padre di quattro figli».

    Tutto cambia nel 2018, quando crolla il muro di omertà costruito intorno a questa vicenda. Questa volta è la madre a chiamare il responsabile dei catechisti ed è molto arrabbiata.

    «Ho ricevuto una telefonata dalla mamma di Marta prosegue l’uomo nella testimonianza – che diceva di aver parlato con la figlia». Marta si sfoga e racconta tutto, descrivendo le violenze sessuali subite in anni di catechismo da parte di quell’uomo del quale lei si fidava ciecamente.

    «Mia figlia è viva per miracolo si sfoga la donna in aula non ho idea di come abbia fatto a proseguire con la sua vita tenendosi tutto dentro. Ha subito le violenza da quando aveva 14 anni e dopo essere diventata maggiorenne ha deciso di sfogarsi. Una vergogna quello che è accaduto. All’interno della chiesa ci sono persone che fanno del bene, ma non tutte purtroppo. E poi c’è anche la morale. Non mi interessa se il parroco, all’epoca delle violenze, ha detto di tacere. Loro dovevano raccontare tutto e invece non l’hanno fatto».

    (…) Nel capo d’imputazione si legge un particolare che rende ancora più torbida una storia già difficile da raccontare: l’imputato avrebbe costretto la ragazzina ad avere rapporti sessuali non protetti, per via delle sue convinzioni religiose.


    • Federica Tourn – Pubblicato un rapporto sugli abusi nel nord Michigan

    La procuratrice generale Dana Nessel ha pubblicato un rapporto sulle accuse di abusi avvenuti nella diocesi cattolica di Gaylord, nel nord del Michigan, Stati Uniti.
    Il rapporto contiene 28 nomi, tra cui 26 sacerdoti e due diaconi, accusati di cattiva condotta sessuale dal 1° gennaio 1950. Secondo il rapporto, 18 di queste persone sono state ordinate o incardinate dalla diocesi di Gaylord.

    Contiene descrizioni dettagliate delle accuse di abuso, compreso l’adescamento e l’abuso di autorità contro minori e adulti.
    “La nostra promessa alle vittime era che ogni caso di abuso e aggressione sessuale sarebbe stato attentamente esaminato e che i risultati delle indagini sarebbero stati trasparenti”, ha affermato Nessel. “Voglio ringraziare in particolare i sopravvissuti che hanno condiviso le loro storie, a volte per la prima volta dopo decenni di silenzio. La loro disponibilità a farsi avanti ha contribuito a portare l’attenzione su una questione che ha colpito così tante persone nel nostro Stato e nel nostro Paese, in particolare i bambini. .”

    Secondo Nessel, l’eventuale perseguimento di molti di questi casi non è possibile per i seguenti motivi:
    •lo statuto delle limitazioni
    •il prete accusato è morto
    •se la condotta non violava la legge del Michigan
    •se la persona che ha accusato un sacerdote di abusi sessuali non vuole perseguire accuse penali

    Questo fa parte dell’indagine sugli abusi del clero di Nessel. Nell’ottobre 2018, le forze dell’ordine hanno eseguito mandati di perquisizione nelle sette diocesi dello Stato.
    Il primo rapporto del procuratore generale sulla diocesi di Marquette è stato pubblicato nel 2022. Ad oggi, 11 sacerdoti sono stati accusati di aggressione da parte di Nessel, ma nessuno di questi casi riguardava sacerdoti della diocesi di Gaylord.

    Fonte: CBS News


    • Pierelisa Rizzo – Dieci anni di reclusione più le pene accessorie.

    È questa la richiesta del pm Stefania Leonte nel processo che si celebra al tribunale di Enna contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danni di minori .

    La richiesta è giunta dopo una requisitoria durata quasi sei ore nel corso della quale il pm Leonte ha ricostruito passo passo tutti le fasi processuali e le fonti di prova.

    La pubblico ministero ha avuto parole dure contro il vescovo Rosario Gisana che, in una intercettazione agli atti del processo, parlando al telefono con Rugolo, ammette di avere insabbiato tutto. La Leonte ha parlato del sistema di copertura messo in atto anche dagli altri sacerdoti che sapevano ma non hanno fatto nulla.

    “ Antonio, questo il nome della vittima, – ha detto il pm-  comunque vada ha vinto contro tutti gi abusi subiti , ha squarciato il velo anche per le altre vittime e per tutti quelli che hanno subito in silenzio”,   In aula anche le arringhe delle parti civili, l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica per la vittima, minorenne all’epoca dei fatti,  dalla quale denuncia è scaturita l’inchiesta della Procura di Enna, l’avvocato Mario Caligiuri per Rete l’ Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti alle violenze clericali, Irina Mendola per l’associazione  Co.Tu.Le.Vi, Contro tutte le violenze e Giovanni Di Giovanni per i genitori della vittima. Prossima udienza il 13 febbraio con gli avvocati dei responsabili civili e dell’imputato. La sentenza è prevista il 5 marzo.


    • Federico Tulli – Violenza plurima

    Nell’ambito della nostra ricerca permanente sulle violenze di matrice ecclesiastica torniamo a occuparci delle sue conseguenze sulle vittime, siano esse bambini o donne, con la psichiatra e psicoterapeuta Irene Calesini.

    “Ogni tipo di violenza, che sia fisica, sessuale, psicologica, tramite il Web, ecc, ha sempre conseguenze sulla sfera psichica, mentale, oltre che fisica. Si va da malattie psicosomatiche, al disturbo post traumatico da stress, a disturbi di ansia, a varie forme di depressione; in alcuni casi ci possono essere anche viraggi verso aspetti francamente psicotici, in genere acuti, e/o dissociativi. Non sono rari i tentati suicidi o i suicidi. La violenza psicologica ha la caratteristica di protrarsi nel tempo, è subdola; si esplicita con atteggiamenti, frasi, oppure silenzi, volti a sminuire l’altra, a intimidirla, a disconfermare le sue azioni, parole, pensieri; con minacce di aggressione o di abbandono. La donna o il bambino vittima esperisce un senso di allarme e di essere costantemente sottoposta a giudizio”.

    Spesso il violentatore non è uno sconosciuto.

    “Qui c’è il discorso della fiducia che viene tradita: se qualcuno che tu riconosci come autorità morale – in questo contesto è opportuno parlare di morale – un tuo superiore, un maestro, una persona per te degna di stima e fiducia, ti usa violenza, questa diventa ancora più grave. E lo è tanto che nel nostro codice penale il reato di maltrattamento in famiglia è perseguibile di ufficio, perché viene ritenuto ancora più grave subire violenza da qualcuno con cui è in atto una relazione che implica fiducia. L’Unicef nel 2000 ha dichiarato che «la violenza intra-familiare è una delle negazioni più perniciose dei diritti umani, in quanto è perpetrata non da persone sconosciute, ma da persone di cui ci si fida”.

    Il magistrato Pietro Forno nel caso della pedofilia dei preti ha parlato di violenza simile a un rapporto incestuoso. “Forse, osserva in conclusione Calesini – se pensiamo alle suore, nelle comunità religiose anche i loro rapporti di convivenza, per vicinanza e consuetudine, si possono considerare familiari. Queste donne sono spesso inoltre in condizioni di dipendenza economica. E questa è una storia che si ripete in tutta la società cosa che ancora di più ci fa dire quanto sia sistemica e trasversale la violenza contro le donne”.

  • Don Rugolo il PM chiede dieci anni di reclusione più le pene accessorie

    Don Rugolo il PM chiede dieci anni di reclusione più le pene accessorie

    Ansa 10 gen 23 – Enna – Dieci anni di reclusione più le pene accessorie.

    È questa la richiesta del pm Stefania Leonte nel processo che si celebra al tribunale di Enna contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danni di minori .

    La richiesta è giunta dopo una requisitoria durata quasi sei ore nel corso della quale il pm Leonte ha ricostruito passo passo tutti le fasi processuali e le fonti di prova.

    In aula ora le parti civili, l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica per la vittima dalla quale denuncia è scaturita l’inchiesta della Procura di Enna, l’avvocato Mario Caligiuri per Rete l’ Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti alle violenze clericali, Irina Mendola per l’associazione Co.Tu.Le.Vi, Contro tutte le violenze e Giovanni Di Giovanni per i genitori della vittima.

    Prossima udienza il 13 febbraio con gli avvocati dei responsabili civili e dell’imputato. La sentenza è prevista il 5 marzo. Yur