Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 18 del 6 gennaio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 18 del 6 gennaio

    • Alessio Di Florio – Verità e giustizia per Emanuela Orlandi, sit in a Roma il 13 gennaio

    Il 13 gennaio è il giorno del compleanno di Emanuela Orlandi, data in cui il fratello Pietro e tutta la famiglia ogni anno tornano ad esprimere la battaglia lunga ormai più di quarant’anni per chiedere verità e giustizia sul suo rapimento. Anche quest’anno ci sarà una nuova manifestazione a Roma. Appuntamento il 13 gennaio in piazza Cavour alle ore 15.30. “Verità e giustizia per Emanuela Orlandi” si legge nel manifesto di convocazione in cui è riportata la frase di Dostoevskij «Chiunque voglia sinceramente la verità è sempre spaventosamente forte».

    Nei giorni scorsi Pietro Orlandi ha rilanciato un’inchiesta di Andrea Purgatori in cui è stata riportata l’inchiesta di Mino Pecorelli sulla “Gran Loggia vaticana”. Purgatori intervistò Rosita Pecorelli, sorella del giornalista ucciso. «Mino mandò a Papa Luciani l’elenco dei prelati infedeli … Quella notte il Papa morì» ha dichiarato Rosita Pecorelli nell’intervista. «Questa interessantissima inchiesta di Andrea Purgatori ( che consiglio di vedere)spiega molto bene il mondo sporco di quegli anni tra Stato, Chiesa e criminalità, il coraggio di Andrea di raccontare le cose senza peli sulla lingua – ha scritto sui social Pietro Orlandi – un mondo che ancora oggi occulta la verità sul rapimento di Emanuela».

    Nell’inchiesta sulla “Gran Loggia vaticana” Pecorelli rivelava che 121 tra alti prelati e cardinali erano membri di una loggia massonica. «Tra loro ce ne erano quattro che riportano ad Emanuela Orlandi: l’allora segretario di Stato Agostino Casaroli, il cardinale Ugo Poletti che fornì la dispensa per la sepoltura del capo della fazione testaccina della Banda Magliana Enrico De Pedis nella Basilica di Sant’Apollinare, sede della scuola di musica di Emanuela – sottolinea Alessandra De Vita su Il Fatto Quotidiano online – nell’elenco consegnato a Papa Luciani, poche ore prima della sua morte, c’erano anche Pietro Vergari, ex rettore della stessa Basilica di Sant’Apollinare e indagato nella seconda inchiesta sul caso Orlandi (poi archiviata) per concorso in sequestro e Paul Marcinkus, ex capo dello Ior, la banca Vaticana».


    • Federica Tourn – I risarcimenti alle vittime di abuso: un problema aperto

    La Chiesa francese sta cominciando a fare letteralmente i conti di quanto costano i preti pedofili. I numeri aggiornati a ottobre 2023 indicano che hanno interpellato la la Commission Reconnaissaince e Réparation, il programma di ascolto e indennizzo delle vittime di abuso clericale una commissione istituita dai vescovi francesi in seguito alla pubblicazione del rapporto Ciase, 801 persone, di cui 313 hanno ricevuto un risarcimento, per una cifra totale che supera gli undici milioni; 1186 persone si sono invece rivolte all’Inirr dell’Inirr, l’Instance nationale de reconaissance et de réparation, , l’omologa commissione istituita per i religiosi (dati del marzo 2023), di cui 190 sono state risarcite con una cifra media di 37mila euro (il massimo è 60 mila euro):  le due commissioni hanno finora sborsato più di diciotto milioni di euro per soli 503 casi. I soldi  arrivano da un fondo di solidarietà, il fondo Selam, istituito dalla conferenza dei vescovi nel luglio 2021. Alla sua costituzione, questo fondo aveva all’attivo venti milioni, cinque dei quali erano destinati a risarcire le vittime di abuso, ma è stato subito evidente che sarebbero bastati appena per un acconto.  Un’inchiesta di France 2, però, ha fatto i conti in tasca alla chiesa nazionale e ha verificato che la cifra messa a disposizione dei sopravvissuti non è che l’1% del suo patrimonio, stimato intorno agli otto miliardi: la sola diocesi di Lione ha 84,3 milioni di beni immobili e quella di Parigi arriva a 238,8 milioni di euro, con ben 737 immobili.

    Oltreoceano, il problema è ben chiaro da anni. Un’ondata di cause legali ha travolto la Chiesa cattolica negli Stati Uniti dopo che, nel 2019, è stata permessa una finestra di deroga di tre anni alla prescrizione per gli abusi sui minori. Per far fronte alle richieste di risarcimento, molte diocesi hanno fatto ricorso al Capitolo 11, una norma del diritto fallimentare che permette di stipulare una sorta di concordato preventivo, in cui viene garantita la liquidazione dei debiti con un risarcimento forfettario; l’azienda o l’istituzione rimangono però in funzione, «con i loro meccanismi di guadagno e i loro segreti legali nascosti», come precisa David Clohessy, ex direttore di Snap, la più grande rete di sostegno ai sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti degli Stati Uniti. Questo non significa che la Chiesa non abbia i mezzi per pagare: «nessuna diocesi è senza soldi – precisa Clohessy – i funzionari della Chiesa affermano di essere in rosso, ma in realtà ciò che temono davvero è il contenzioso con le vittime, e in particolare il dover affrontare domande difficili, sotto giuramento, su quanto sapevano e quanto poco hanno fatto per fermare i crimini sessuali commessi dai preti sui minori».

    Fonte: Domani


    • Francesco Zanardi – Più di 40 anni a combattere fantasmi, ricordi, traumi e dolore

    Più di 40 anni a combattere fantasmi, ricordi, traumi e dolore. A quell’età eravamo vittime e non solo di pedofili compulsivi e stupratori seriali, eravamo anche vittime dell’abuso del loro potere e della coscienza.

    Nove mesi dopo lo scandalo degli abusi clericali scoppiato in Bolivia, Flores e un gruppo di persone colpite hanno fondato la Comunità Boliviana dei Sopravvissuti, la prima associazione nazionale delle vittime della pedofilia nel paese latinoamericano. Il suo obiettivo è che ci sia un rifugio per queste persone, in modo che possano venire con fiducia per raccontare la loro storia e sentirsi accolti. “Cerchiamo giustizia, la nostra lotta è per la sicurezza dei nostri ragazzi e ragazze”, dice Flores, che è stato nominato presidente dell’associazione.

    Al momento sono 25 i membri attivi che compongono l’organizzazione, ma già si contano che più di mezzo migliaio di persone hanno subito abusi in Bolivia negli ultimi decenni, circa 200 all’interno della Compagnia di Gesù. Lo scandalo degli abusi in Bolivia è scoppiato a maggio, dopo la pubblicazione di un’inchiesta di EL PAÍS sul diario segreto del sacerdote spagnolo Alfonso Pedrajas in cui questi confessava di aver abusato di 85 minori tra gli anni ’60 e l’inizio degli anni 2000. Il gesuita, che morto nel 2009, ha detto di averlo detto più volte ai suoi superiori e che loro gli hanno insabbiato la cosa.

    “Non sapevamo essere tanti, di essere troppi. Dopo che è stato rivelato il diario del prete pedofilo, ci siamo ritrovati e abbiamo scoperto l’inferno a cui eravamo collettivamente condannati”, dice Flores. Il rapporto ha provocato un terremoto mediatico venendo alla luce numerosi casi fino ad ora inediti.

    La Procura boliviana ha avviato un’importante indagine, ancora aperta, e la Conferenza episcopale boliviana ha creato una commissione per raccogliere denunce.

    El Pais


    • Pierelisa Rizzo – Abusi nella chiesa evangelica

    Sono attesi per il prossimo 25 gennaio i risultati i uno studio, in Germania secondo i quali anche nella Chiesa evangelica riformata in Svizzera ci sono stati molti abusi. A dirlo è la presidente dell’istituzione, Rita Famos, secondo cui vi è la necessità di agire e di riesaminare i casi di violenza sessuale.

    La Chiesa evangelica riformata si è voltata dall’altra parte per troppo tempo”, ha detto la Famos nel corso di una trasmissione su una radio svizzerotedesca.

    “Anche noi abbiamo i nostri casi e certamente sono parecchi”, ha ammesso la presidente, pur dicendosi dell’opinione che la portata sia inferiore a quella emersa nella Chiesa cattolica. La Chiesa Evangelica sta cercando un modo di fare i conti con il proprio passato e garantire di essere un “luogo sicuro” per le persone che cercano sostegno e consulenza, ha continuato Famos. Per far ciò, ad esempio, sono stati istituiti centri di segnalazione per i casi di abuso mentre si fa sempre più strada la possibilità di realizzare uno studio nazionale separato sulla situazione in Svizzera.

    Fonte https://www.laregione.ch


    • Federico Tulli – Dieci anni dopo

    «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». È uno dei passaggi più significativi del rapporto redatto dalla Commissione Onu sui diritti dell’infanzia deputata al controllo del rispetto della relativa  Convenzione da Parte del Vaticano. Ratificata nel 1990 dalla Santa Sede, la Convenzione prevede come clausola ineludibile l’obbligo di proteggere la crescita dei bambini da qualsiasi situazione a rischio. Secondo la Commissione Onu l’essenza della Convenzione è stata ripetutamente e palesemente violata dal Vaticano, elencando i motivi in un rapporto che fu reso noto il 5 febbraio 2014 al termine di una capillare inchiesta avviata a luglio del 2013.

    Sono dunque passati dieci anni da quel durissimo atto di accusa. L’indagine si basò su migliaia di denunce raccolte nel corso di anni da Survivors Voice Europe, Snap, Rete l’Abuso e altre onlus che si occupano della tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili. Le organizzazioni hanno chiesto di conoscere i motivi per cui la Santa sede per decenni ha ignorato le denunce contro pedofili ben noti. Tra questi spicca il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, ‘protetto’ di Giovanni Paolo II che proprio nel 2014 è stato santificato quasi a tempo di record da papa Francesco e dal papa emerito Benedetto XVI.  Perché per decenni furono ignorate le denunce nei suoi confronti? Perché migliaia di sacerdoti pedofili sono stati trasferiti da un luogo all’altro invece di essere consegnati alle forze dell’ordine?  E come mai a fronte della ‘tolleranza zero’ annunciata sia da Benedetto XVI sia da Francesco I, ci sono stati «tentativi di nascondere e occultare nuovi casi?» è stato chiesto ai nunzi vaticani, monsignori Tomasi e Scicluna. «Come mai non vige l’obbligo di denuncia dei crimini all’autorità giudiziaria del paese? Agire contro i responsabili fa parte della giustizia». Una delle risposte fu che  «la regola è sempre stata quella di rispettare le leggi nazionali vigenti nei paesi dove la Chiesa opera». In Italia come sappiamo questo obbligo non c’è e i vescovi italiani non hanno sentito nemmeno la necessità morale di darselo. Tomasi e Scicluna hanno quindi riferito che la Santa Sede ha accolto favorevolmente tutti i suggerimenti che potessero aiutare a proteggere i bambini. Peccato che solo un mese prima la Santa sede aveva rifiutato di fornire alla Commissione Onu diverse informazioni fondamentali, tra cui l’esito dei procedimenti penali vaticani contro preti pedofili di competenza esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede.  Sono passati dieci anni e di queste informazioni non c’è ancora nessuna traccia. Si sa però che centinaia sono stati i pedofili ridotti allo stato laicale. Questo significa che sono in circolazione senza che nessuno conosca la loro identità. Nessuno, tranne la Chiesa.

  • ‘Anche nella Chiesa evangelica ci sono casi di abusi’

    ‘Anche nella Chiesa evangelica ci sono casi di abusi’

    È verosimile che anche in seno alla Chiesa evangelica riformata in Svizzera ci siano stati molti abusi. A dirlo è la presidente dell’istituzione, Rita Famos, secondo cui vi è la necessità di agire e di riesaminare i casi di violenza sessuale.

    “La Chiesa evangelica riformata si è voltata dall’altra parte per troppo tempo”, ha dichiarato Famos oggi alla trasmissione della radio svizzerotedesca SRF “Tagesgespräch”. Questa valutazione si basa fra le altre cose su uno studio in Germania, i cui risultati dovrebbero essere divulgati il 25 gennaio.

    “Anche noi abbiamo i nostri casi e certamente sono parecchi”, ha ammesso la presidente, pur dicendosi dell’opinione che la portata sia inferiore a quella emersa nella Chiesa cattolica. La Chiesa Evangelica sta cercando un modo di fare i conti con il proprio passato e garantire di essere un “luogo sicuro” per le persone che cercano sostegno e consulenza, ha continuato Famos.

    Ad esempio, sono stati istituiti centri di segnalazione per i casi di abuso. Inoltre sta venendo discussa la possibilità di realizzare uno studio nazionale separato sulla situazione in Svizzera.

    https://www.laregione.ch/svizzera/svizzera/1721877/chiesa-casi-abusi-presidente-istituzione

  • Il dato del New Sun amplia l’elenco delle persone accusate di abusi sulla Chiesa cattolica oltre l’arcidiocesi di Baltimora

    Il dato del New Sun amplia l’elenco delle persone accusate di abusi sulla Chiesa cattolica oltre l’arcidiocesi di Baltimora

    Kurt Rupprecht era euforico la scorsa primavera quando l’ufficio del procuratore generale del Maryland ha reso pubblico il suo rapporto sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Ma ha lasciato l’avvocato delle vittime della contea di Harford, sopravvissuto alla violenza sessuale infantile, a desiderare di più.

    Il “Rapporto del procuratore generale sugli abusi sessuali su minori nell’arcidiocesi di Baltimora” era proprio questo: sebbene elencasse 156 membri del clero e del personale che hanno abusato di più di 600 bambini nel corso di ottant’anni, copriva solo la giurisdizione della chiesa di Baltimora, la più grande delle tre in lo stato. Non si rivolgeva all’arcidiocesi di Washington, un territorio che comprende i sobborghi della capitale della nazione e al Maryland meridionale, o alla diocesi di Wilmington, nel Delaware, che comprende le contee della costa orientale del Maryland.

    “Le persone che non seguono da vicino questa storia potrebbero pensare al rapporto del procuratore generale come al ‘Rapporto Maryland’. Ma non lo è”, dice Rupprecht, 53 anni, che ha subito abusi nel 1979 a Salisbury, che fa parte della diocesi di Wilmington. “È fondamentale per la comunità dei sopravvissuti che le persone siano in grado di comprendere la portata della tragedia a livello statale”.

    Il Baltimore Sun ha creato il più grande e unico database consultabile nello stato, pubblicando venerdì un elenco di 309 persone con legami con la chiesa accusate di abusi sessuali su minori o cattiva condotta e ha vissuto o lavorato ovunque nel Maryland, indipendentemente da dove si sono verificati i presunti atti. Aggiunge 107 nomi, ricercati dai giornalisti del Sun, alle persone elencate nel rapporto del procuratore generale pubblicato ad aprile.

    È lo sguardo più ampio a livello statale allo scandalo cattolico globale, che comprende decenni di insabbiamenti. Esistono due database nazionali: uno di ProPublica, aggiornato l’ultima volta nel 2021 e l’altro di BishopAccountability.org, l’ultimo dei quali mostra 187 individui del Maryland.

    Da quando la crisi è emersa all’opinione pubblica più di 20 anni fa, i funzionari e le autorità della chiesa hanno stabilito politiche per indagare meglio e ritenere responsabili i trasgressori. Ma tra gli sforzi per guarire, la chiesa continua a essere scossa da nuove rivelazioni anche se persistono lacune nella trasparenza, alcune derivanti dai criteri della chiesa e delle forze dell’ordine su come affrontare le informazioni sulle accuse.

    Sopravvissuti, molti dei quali non raccontano a nessuno degli abusi se non più tardi nella vita, hanno affermato che il riconoscimento pubblico delle denunce è importante. Dicono che aiuta altre vittime a stabilire collegamenti sui loro casi e mostra la portata del problema. Hanno anche sottolineato che può essere una conferma per le persone che non sono state prese sul serio riguardo a ciò che hanno sofferto da bambini per mano di un’istituzione mondiale consapevole dei problemi diffusi al suo interno.

    Tra i nomi appena aggiunti dal Sun ci sono quelli di 41 persone che hanno vissuto o lavorato nella parte del Maryland dell’arcidiocesi di Washington. Altri 41 vivevano o lavoravano nell’arcidiocesi di Baltimora e 24 vivevano o lavoravano sulla costa orientale. Un altro prete aveva legami sia con Washington che con Baltimora. Tra i nomi figurano quelli di sacerdoti, religiosi, insegnanti e allenatori i cui presunti reati sono avvenuti a partire dagli anni Quaranta.

    Il Sun ha iniziato a sviluppare l’elenco sette mesi fa dopo essere stato contattato da Frank Dingle, un difensore e ricercatore delle vittime che ha cercato di comprendere la portata della crisi degli abusi nel Maryland cercando rapporti di accuse che coinvolgevano persone con qualsiasi legame con lo stato.

    Dingle, 82 anni, ex studente del 1957 della Calvert Hall High School di Towson, ha una visione onnicomprensiva, ritenendo che anche un prete dell’arcidiocesi di Washington che è stato formato nel Distretto di Columbia o assegnato a una parrocchia della Virginia settentrionale potrebbe, se accusato di abuso, hanno commesso reati anche nel Maryland durante una visita o un incarico temporaneo, breve o altrimenti non registrato. Con questo in mente, ha setacciato gli elenchi dell’arcidiocesi di Washington, della diocesi di Wilmington, della diocesi dei servizi militari, nonché BishopAccountability.org e articoli di notizie.

    Dingle, che non ha subito abusi, ha detto di essersi indignato quando ha saputo del crescente scandalo mondiale più di 20 anni fa.

    “Sono stato cresciuto credendo che questi fossero uomini santi, ma ovviamente molti di loro si sono rivelati qualcos’altro”, ha detto Dingle.

    Il Sun si è concentrato sul personale della chiesa e della scuola parrocchiale, sugli allenatori e sui volontari che hanno lavorato o vissuto nel Maryland. I giornalisti hanno tentato di raggiungere le 52 persone vive appena elencate. Alcuni non sono stati raggiunti per un commento, mentre le persone che hanno risposto al telefono per altri hanno affermato di essere ormai troppo vecchie e inferme per parlare.

    L’ex sacerdote Wayne Wigglesworth, 83 anni, ha rifiutato di parlare del periodo trascorso come prete a Baltimora tra il 1967 e il 1982 prima di essere condannato per aver abusato di ragazzi in Indiana.

    “Non posso rispondere a una cosa del genere”, ha detto. “Ho paura. Sto facendo del mio meglio e lo faccio già da un po’ di tempo”.

    Brenda Jones, direttrice esecutiva di Families Advocating Intelligent Registries con sede nel Maryland, ha contattato The Sun dopo aver appreso degli sforzi di un giornalista per raggiungere gli accusati per un commento. Ha detto che il suo gruppo si oppone ai registri degli autori di reati sessuali, compresi gli elenchi ufficiali gestiti dagli stati, in quanto inutile vergogna pubblica di persone che cercano di ricostruire la propria vita, in genere anni dopo essere stati puniti per “il loro momento peggiore”.

    “Causa molto più male che bene”, ha detto.

    Sono emerse diverse tendenze nel database del Sun, proprio come nel rapporto del procuratore generale. Una manciata di località della costa orientale, ad esempio, hanno ospitato un numero sproporzionato di presunti molestatori.

    Nove sono stati assegnati alla chiesa cattolica di San Francesco di Sales a Salisbury, dove Rupprecht ha subito abusi all’età di 8 anni. Il sacerdote nel suo caso, Joseph McGovern, è elencato dalla diocesi come accusato credibilmente. Il Sun non è riuscito a contattarlo per un commento.

    Altri sei vivevano o lavoravano presso le Suore Oblate di San Francesco di Sales nella contea di Cecil, dove si trovava una casa di riposo. Sei lavoravano presso la chiesa di St. Mary Refuge of Sinners a Cambridge e cinque erano affiliati alla Chiesa del Buon Pastore a Perryville.

    Rupprecht ritiene che negli anni ’60 e ’70 la diocesi di Wilmington abbia inviato in bicicletta i “sacerdoti problematici” nella sua parte del Maryland per tenerli lontani dal suo quartier generale.

    Un portavoce della diocesi, Robert Krebs, ha suggerito una causa meno sinistra.

    “I sacerdoti più giovani, in particolare, verrebbero spostati tra le parrocchie (a Cambridge, Salisbury e Dover) per dare loro esperienza nel servizio a diversi dati demografici e aree geografiche della diocesi prima del loro incarico iniziale come pastore”, ha scritto in una e-mail a Il Sole.

    La diocesi di Wilmington comprende 76 parrocchie e missioni, tra cui San Francesco di Sales a Salisbury. La diocesi ha dichiarato bancarotta nel 2009 a causa delle crescenti denunce di abusi sessuali risalenti a più di 50 anni fa. Il procedimento ha portato a un accordo da 77 milioni di dollari che richiedeva l’aggiunta dei nomi dei religiosi implicati al proprio sito web. La diocesi mantiene un elenco pubblico dal 2006.

    L’arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta a settembre, poco prima che il nuovo Child Victims Act del Maryland revocasse i termini di prescrizione per le cause legali per abusi sessuali su minori. Mentre il caso di fallimento implica che le rivendicazioni contro l’arcidiocesi di Baltimora verranno avanzate davanti al tribunale fallimentare federale, nuove azioni legali sono state intentate presso il tribunale statale contro scuole, agenzie statali e l’arcidiocesi di Washington. Quest’ultimo mette in discussione la costituzionalità della nuova legge.

    L’ufficio del procuratore generale del Maryland ha affermato di aver iniziato a esaminare gli abusi nelle altre due diocesi dello stato nello stesso momento in cui ha iniziato a indagare sull’arcidiocesi di Baltimora nel 2018. Aleitheia Warmack, portavoce del procuratore generale democratico Anthony Brown, ha affermato che l’ufficio sta ancora indagando su Washington e Wilmington. Ha rifiutato ulteriori commenti perché le indagini sono in corso.

    Lo stato del Maryland ad agosto ha concesso all’ufficio di Brown più di 560.000 dollari per aggiungere quattro membri alla squadra investigativa. Uno è stato assunto, ha detto Warmack, e altri tre dovrebbero essere a bordo entro la fine di dicembre.

    In una e-mail al Sun, Patricia Zapor, portavoce dell’arcidiocesi di Washington, non ha risposto alle domande dei giornalisti su coloro che figurano nell’elenco del giornale. Ha pubblicizzato le politiche che la diocesi ha da tempo in atto per combattere gli abusi sessuali, inclusa una politica scritta sulla protezione dei minori che risale a quasi 40 anni fa e che viene “rivista e aggiornata regolarmente”. Ha aggiunto di aver collaborato con le indagini del procuratore generale del Maryland.

    Christian Kendzierski, portavoce dell’arcidiocesi di Baltimora, ha affermato che la più antica diocesi cattolica della nazione – che comprende la città di Baltimora e nove contee nel Maryland centrale e occidentale – concentra la propria lista su sacerdoti e fratelli “che hanno effettivamente prestato servizio nell’arcidiocesi di Baltimora”. Avvisa i parrocchiani di altri delinquenti credibilmente accusati tramite comunicati stampa e contattando le parrocchie, le scuole e le comunità interessate. Ha detto che “elenchi più ampi che includono individui che non hanno prestato servizio nell’arcidiocesi di Baltimora sono gestiti da altri”, compreso il registro statale degli autori di reati sessuali.

    “L’arcidiocesi di Baltimora sostiene tutti gli sforzi volti a sradicare la piaga degli abusi sessuali sui minori”, ha scritto in una e-mail.

    Un nome nell’elenco appena ampliato è quello di Timothy Slevin, un prete che ha molestato un ragazzo di nome Buddy Robson in una chiesa nella contea di Prince George, nell’arcidiocesi di Washington. Slevin si dichiarò colpevole di sodomia nel 1986, ammettendo di aver abusato di almeno sei ragazzi e di aver scontato due anni in una prigione federale. Ha rifiutato il 5 dicembre per parlare con un giornalista.

    Il Sun in genere non nomina le persone che affermano di essere vittime di violenza sessuale, ma Robson e Rupprecht hanno accettato di pubblicare i loro nomi.

    Come molti sopravvissuti, Robson, 68 anni, non ha denunciato l’orrore fino ai 60 anni.

    “Quando subisci abusi da bambino, la cosa che fai è tenerlo segreto”, dice. “Pensi di essere l’unico… Mantieni tutte quelle emozioni sepolte. Non guarisci mai completamente.

    Questo, dice, è uno dei motivi per cui rivelare i nomi dei predatori credibilmente accusati in tutto il Maryland è utile: può aiutare coloro che potrebbero ancora tenere segreti i loro abusi a portarli alla luce.

    È anche uno dei motivi per cui Rupprecht, che vive a Forest Hill, definisce “meraviglioso” che l’elenco degli accusati di abusi si sia appena ampliato.

    “All’interno della comunità dei sopravvissuti, siamo tutti uno”, ha detto. “Siamo una confraternita e una confraternita uniche, una confraternita e una sorellanza, che attraversa diocesi, confini statali e confini internazionali”.

    Il Maryland Crime Victims’ Resource Center, un’organizzazione di sopravvissuti che offre servizi di patrocinio, assistenza legale e altro supporto alle vittime di crimini, può essere contattato al numero 301-952-0063. La rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei preti elenca i suoi capitoli locali su https://www.snapnetwork.org.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    • Francesco Zanardi – L’UE risponde all’istanza della Rete L’ABUSO. La comunicazione ai Membri

    Petizione n. 0354/2023 – Le osservazioni della Commissione Petizioni

    La Commissione è impegnata a combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori. Il 24 luglio 2020, la Commissione ha pubblicato una strategia globale dell’UE per una lotta più efficace contro l’abuso sessuale di minori.

    La strategia definisce otto iniziative concrete per combattere questi crimini online e offline, utilizzando tutti gli strumenti disponibili a livello UE, legislativi e non legislativi, come finanziamenti. In particolare, un’iniziativa chiave della strategia è garantire la completa attuazione della normativa vigente.

    La Direttiva 2011/93/UE2 stabilisce norme minime relative alla definizione penale di reati e sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale di bambini, materiale di abuso sessuale e adescamento di minori a fini sessuali. Richiede agli Stati membri adottare una serie di misure per prevenire gli abusi sessuali sui minori, come programmi di intervento per gli autori di reato, campagne di educazione e sensibilizzazione. La Direttiva stabilisce inoltre degli standard e obblighi per gli Stati membri in relazione ai procedimenti giudiziari e all’assistenza e misure di supporto per i minori vittime. Gli Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva nei propri sistemi legislativi nazionali.

    Quanto alla denuncia dei reati, l’art. 16 rimuove gli ostacoli che potrebbero impedire la segnalazione, ma lo fa senza imporre un obbligo. Le regole di riservatezza imposte dalla legislazione nazionale su alcuni i professionisti il ​​cui compito principale è lavorare con i bambini non devono costituire un ostacolo alla possibilità, per tali professionisti, di segnalare qualsiasi situazione ai servizi competenti dove hanno fondati motivi per ritenere che un minore sia vittima di reati commessi dalla direttiva. Inoltre, impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie per incoraggiare chiunque sia a conoscenza o sospetti che siano stati commessi reati previsti dalla Direttiva, a segnalare l’accaduto ai servizi competenti.

    Un obbligo potrebbe essere considerato nell’imminente revisione della Direttiva.

    Per quanto riguarda il certificato, per contrastare i rischi che i delinquenti possano riottenere l’accesso ai minori attraverso attività di lavoro o di volontariato, l’art. 10 della Direttiva attribuisce questo diritto ai datori di lavoro e reclutamento per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con i bambini a richiedere i precedenti penali delle persone da assumere. Obbliga inoltre gli Stati membri a fornire il casellario giudiziale quanto più completo possibile in risposta a tali richieste, ricorrendo al sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari, ove opportuno, e a qualsiasi altra fonte adeguata di informazioni.

    Per garantire il rispetto degli obblighi sopra menzionati, la Commissione monitora attentamente l’attuazione della Direttiva 2011/93/UE negli Stati membri, compresa l’Italia, continua ad avvalersi dei poteri conferiti loro dai trattati nella misura necessaria per garantire una piena e completa implementazione.

    La Commissione sta preparando una revisione della direttiva. In questo contesto si sta valutando una possibile inclusione dell’obbligo per gli Stati membri di introdurre un obbligo, almeno per professionisti che lavorano a stretto contatto con i bambini nei settori dell’istruzione, dell’assistenza all’infanzia e della sanità, a segnalare alle autorità competenti se hanno fondati motivi di ritenere che è stato commesso o rischia di essere commesso un reato ai sensi della presente direttiva.

    Un altra un’eventuale modifica potrebbe mirare a rendere obbligatoria la richiesta del casellario giudiziale a datori di lavoro che reclutano per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con bambini.

    • Conclusione

    Si raccomanda di informare il ricorrente che, pur non sussistendo ancora alcun obbligo derivante dalla legislazione dell’UE impone ai singoli individui di denunciare gli abusi sessuali su minori alle autorità competenti, creando un obbligo legale, almeno per le persone che hanno contatti regolari con i bambini in virtù della loro professione, è attualmente allo studio.

    Inoltre, la Commissione sta anche valutando controlli obbligatori dei precedenti personali per le persone assunte per attività professionali e volontarie attività che comportano un contatto stretto e regolare con i bambini.


    • Federica Tourn – Un vescovo svizzero accusato di abusi sessuali

    Non si ferma l’onda lunga delle denunce di abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera. L’ultimo episodio in ordine cronologico è arrivato a toccare i vertici della gerarchia ecclesiastica. L’attuale vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, Charles Morerod, ha dichiarato che in base ad una testimonianza, il suo predecessore Bernard Genoud – deceduto nel 2010 – avrebbe abusato sessualmente di una 19enne. La violenza si sarebbe ripetuta più volte, nel periodo in cui Genoud insegnava filosofia al Collège du Sud di Bulle (Friburgo). È il primo caso a coinvolgere una personalità di tale rango.

    Morerod ha specificato che la presunta vittima, che verserebbe in uno stato di “grande sofferenza”, ha chiesto di rimanere anonima e per questo la Chiesa non indica il periodo in cui si sarebbero verificati gli episodi. La donna ha contattato l’attuale vescovo alcuni mesi fa. Già vittima di abusi in passato in altre circostanze, la donna si era rivolta a Genoud – che era amico dei suoi genitori –  proprio per confidarsi sulle violenze, ma questi avrebbe abusato della situazione. Parlando con Morerod – lui stesso un ex allievo di Bernard Genoud – la donna avrebbe detto di “essersi liberata di un peso, anche se il percorso è doloroso da intraprendere”.

    L’attuale vescovo ha dunque lanciato un appello a testimoniare, perché la lunga carriera da insegnante del suo predecessore potrebbe celare ulteriori vittime. Ordinato prete nel 1968, Bernard Genoud ha insegnato al Collège du Sud dal 1976 al 1994, ma ha lavorato come docente anche in altre scuole fra gli anni Settanta e Novanta. È stato vescovo dal 1999 fino al suo decesso nel 2010. L’obiettivo, ha detto Morerod, è “liberare la verità”. Perché “è compito della Chiesa non lasciare senza risposta la sofferenza di vittime schiacciate dal peso di un silenzio insopportabile”.

    La Chiesa cattolica svizzera continua così a essere travolta da una bufera di rivelazioni sconcertanti. Dopo la pubblicazione, nello scorso settembre, del primo studio scientifico sulla materia, realizzato dall’Università di Zurigo, si sono infatti succeduti gli annunci di nuovi casi.

    A novembre Felix Gmür, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza dei Vescovi svizzeri (CVS), e Joseph Maria Bonnemain, vescovo di Coira, sono stati ricevuti in Vaticano da Papa Francesco. L’incontro è stato l’occasione per presentare al pontefice un insieme di iniziative prese dai vertici della Chiesa cattolica svizzera per affrontare l’attuale situazione e per prevenire che casi analoghi possano verificarsi in futuro.

    Fonte:

    https://www.tvsvizzera.it


    • Pierelisa Rizzo – «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

    Non ci sarebbe stata alcuna manipolazione, nessuna modifica e nessuna alterazione negli  screenshot della chat, che era stata ammessa dal tribunale di Enna nel processo per violenza sessuale aggravata a danni di minori in cui è imputato il sacerdote Giuseppe Rugolo. Lo ha certificato in aula un perito che ne ha confermato la corrispondenza con l’originale. La chat riguarda una conversazione tra l’archeologo Antonio Messina, che ha denunciato il prete per gli abusi subiti quando era minorenne, e che da ultimo è stato, a sua volta,  querelato dal sacerdote per diffamazione, e una sua amica. Un dialogo che proverebbe, all’epoca dei fatti, le violenze subite dalla vittima. Ancora una volta, come era già successo nel corso della scorsa udienza,  di un processo che si celebra a porte chiuse per «esigenze di riservatezza», è saltata la requisitoria della pm Stefania Leonte. Un ulteriore rinvio che, in questo caso, si è reso necessario per via dell’assenza,  giustificata per malattia ,  di uno dei giudici che compongono il collegio per cui la requisitoria è slittata alla prossima udienza che è già stata fissata per mercoledì 10 gennaio. In quella stessa data ci saranno le conclusioni degli avvocati delle parti civili. Appuntamento successivo per martedì 13 febbraio con i legali dei responsabili civili,  la diocesi di Piazza Armerina  e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna. e gli avvocati difensori dell’imputato. La sentenza, con le eventuali repliche,  è prevista per martedì 5 marzo.

    Fonte (meridionews.it)


    • Alessio Di Florio – Un anno fa la pubblicazione “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi”

    Il 9 dicembre 2022 sul canale youtube del blog d’inchiesta giornalistica Notte Criminale è stato pubblicato da Alessandro Ambrosini e Marco Milioni il video “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi” con l’audio di alcune dichiarazioni nel 2009 di Marcello Neroni. La scomparsa di Emanuela Orlandi «trova una nuova chiave di lettura attraverso le parole di un insider della Banda della Magliana» si legge nella presentazione del video.

    Dodici mesi dopo Ambrosini su facebook ha pubblicato un riassunto di quanto accaduto dopo la pubblicazione. «Dodici mesi fa, io e Marco Milioni, pubblicammo l’audio che “rubai” a Marcello Neroni. La “spia alla francese” della Banda della Magliana. Una registrazione sul “caso di Emanuela Orlandi”che costrinse il Vaticano ad aprire un’inchiesta, dopo 40 anni. Indignò il Papa, a tal punto da parlarne nell’Angelus domenicale. Spinse la Procura di Roma a riaprire un fascicolo chiuso alcuni anni prima, moralmente impegnò il Parlamento a istituire una commissione d’inchiesta per indagare sulla sparizione della giovane cittadina vaticana. Vero o falso, quel documento che ho trattenuto nei miei cassetti per 13 anni, ha svolto il suo ruolo. In questi dodici mesi, il Vaticano ha giocato a silenziare questa particolare registrazione. Ha nascosto l’argomento e il personaggio registrato, “sotto il tappeto”. Ha “secretato” l’intera inchiesta, dando pubblicamente esito solo di testimonianze inutili. Gettando fumo sugli occhi. Non si scorda niente».

    «E purtroppo non è finita – ha commentato Pietro Orlandi – La commissione è passata anche al Senato, è diventata legge, bene. Manca solo che tutti i partiti consegnino i nominativi ai presidenti di camera e senato. Dopo un mese ancora nulla. Chiedo, entro quanto tempo dal voto al Senato devono presentare i nomi? Mi rispondono che questa clausola non è inserita e quindi i partiti non hanno un limite di tempo. Quindi se qualcuno vuole ancora rallentare per non far partire questa commissione basta che ritarda ad oltranza la presentazione dei nominativi del proprio partito. Spero che il mio sia solo un cattivo pensiero».


    • Federico Tulli – Il potere e la colpa

    Cose che difficilmente vedrete accadere in Italia. Nel pieno del primo scandalo che travolse nel 2010 la Chiesa cattolica tedesca il primo canale televisivo pubblico ARD propose per diverse volte dei faccia a faccia tra vittime di una violenza e sacerdoti anche di alto rango. Uno dei più noti “duelli” avvenne nel corso di un programma dal titolo “I preti e il sesso. Quanta verità accetta la Chiesa (cattolica)?  Il quesito dava anche il titolo a un’inchiesta giornalistica. E anche qui a parte rarissimi casi in Italia raramente ne sono state proposte di simili.

    Abbiamo chiesto un commento alla psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg, presidente di Netforp-Network europeo per la psichiatria psicodinamica: ”Trasmissioni come quelle di ARD hanno avuto il pregio di dimostrare come la Chiesa cattolica si arroghi il diritto di costruire uno Stato nello Stato. Ed è un discorso che ovviamente vale in Germania come altrove. Da psichiatra dico subito che si è vista la patologia della Chiesa, il suo cinismo, l’ipocrisia. E l’incompatibilità dell’impianto giuridico della Chiesa con uno Stato di diritto, per le modalità di gestione sia degli scandali, sia dei rapporti con le vittime. Oltre alla distruzione che il violentatore provoca nella vita delle vittime, e che una di queste seppur segnata profondamente è riuscita a denunciare pubblicamente con estrema lucidità, c’è la violenza e l’assoluta mancanza di senso civico dei vescovi che li hanno “coperti”. Approfittando del fatto che le vittime, dato che vengono dall’ambiente cattolico, si rivolgono spesso prima a loro che alle autorità civili”. Così il crimine viene immediatamente insabbiato, col pretesto che si devono fare delle indagini interne, diciamo noi.  «Ma ovunque nel mondo la pedofilia è un reato che deve essere perseguito dalle autorità preposte», osserva dal canto suo la dottoressa Homberg. E non da compiacenti vescovi, come quello apparso in un’altra trasmissione di ARD, che continuava a sostenere che il suo prete, scaricando materiale pedo-pornografico da Internet, era «caduto in una trappola», come se vi fosse stato spinto da quei bambini violentati. Commenta la psichiatra: “Allora il “male” sarebbe nei ragazzini? La pedofilia è “colpa” loro? Temo che questo sia un pensiero non tanto latente in seno alla Chiesa. Psichiatricamente un pensiero interessante però non è un pensiero tanto sano”.

  • «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

    «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

    Nessuna manipolazione, nessuna modifica e nessuna alterazione. Gli screenshot della chat, che era stata ammessa dal tribunale di Enna nel processo per violenza sessuale aggravata a danni di minori in cui è imputato il sacerdote Giuseppe Rugolo, sono stati analizzati da un perito che ne ha confermato la corrispondenza con l’originale. Si tratta di una conversazione tra l’archeologo Antonio Messina che ha denunciato il prete per gli abusi subiti quando era minorenne (e che, a sua volta, è stato querelato dal sacerdote per diffamazione) e una sua amica. Un dialogo – uno dei tanti finiti all’interno di questo processo – che proverebbe le confidenza sulle violenze alla vittima.

    Ancora una volta, come era già successo nel corso della scorsa udienza – di un processo che si celebra a porte chiuse per «esigenze di riservatezza» – è saltata la requisitoria della pm Stefania Leonte. Un ulteriore rinvio che, in questo caso, si è reso necessario per via dell’assenza – giustificata per malattia – del giudice titolare del collegio, ovvero la persona che poi dovrebbe essere incaricata proprio a scrivere la sentenza del processo. Insomma, una mancanza non da poco per cui si è ritenuto di posticipare la requisitoria alla prossima udienza che è già stata fissata per mercoledì 10 gennaio. La stessa occasione in cui la parola andrà anche agli avvocati delle parti civili per le conclusioni. Appuntamento successivo per martedì 13 febbraio con i legali dei responsabili civili (la diocesi di Piazza Armerina e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna) e gli avvocati difensori dell’imputato. La sentenza, con le eventuali repliche, è prevista per martedì 5 marzo.

    Una vicenda che è iniziata con la denuncia della giovane vittima, minorenne all’epoca dei fatti e oggi 28enne. I suoi genitori avevano poi denunciato di avere ricevuto dalla diocesi di Piazza Armerina un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio. Il vescovo Rosario Gisana ha sempre sostenuto, invece, sarebbero stati proprio i genitori ad avanzare una richiesta di denaro. Lo stesso vescovo che nel corso di una conversazione, che non sapeva essere intercettata, avrebbe detto al sacerdote imputato: «Caro Giuseppe, per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo». E lo stesso vescovo che, di recente, è stato perfino elogiato da Papa Francesco. Intanto, nell’ultimo periodo sono emerse diverse denunce presentate da don Rugolo nei confronti, non solo della vittima che lo ha denunciato, ma anche dei giornalisti che si sono occupati della vicenda e di Francesco Zanardi, il presidente di Rete l’Abuso. L’unica associazione italiana di vittime di abusi da parte di esponenti della chiesa. Al momento, tutte le querele sono state ritenute prive di fondamento.

    «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

  • L’elenco dei preti denunciati per pedofilia e abusi sessuali in Colombia

    L’elenco dei preti denunciati per pedofilia e abusi sessuali in Colombia

    Juan Pablo Barrientos (a destra) e Miguel Ángel Estupiñán, giornalisti autori dell’inchiesta. A destra, la copertina del libro che pubblicano.

    Foto: per gentile concessione di Daniel Reina

    Il fascicolo segreto È il terzo libro sugli abusi sessuali del clero scritto in Colombia negli ultimi quattro anni. Se ne potrebbero scrivere ancora decine e non finiremmo mai di raccontare come migliaia di ragazzi, ragazze e adolescenti abbiano subito abusi sessuali da parte di preti e vescovi. Ma non solo minorenni, ma anche uomini e donne incapaci di resistere sono stati violentati sessualmente da sedicenti rappresentanti di Cristo sulla terra. Alcune denunce furono registrate in un dossier tanto segreto quanto aberrante.

    Il libro è il frutto di sette anni di ricerca, il cui primo momento di diffusione è stata la pubblicazione, il 21 marzo 2018, dello speciale radiofonico dal titolo “Lasciate che i bambini vengano a me”, su W Radio, che denunciava l’esistenza di una rete di preti pedofili e molestatori sessuali nell’arcidiocesi di Medellín. La ricerca che pubblichiamo in questo libro conferma che questa rete si è diffusa in tutto il Paese con l’insabbiamento di vescovi, superiori di comunità religiose e perfino del Vaticano.

    Siamo arrivati ​​a questa conclusione grazie ai giudici della repubblica che hanno costretto alcuni vescovi del Paese a consegnare il dossier segreto. Il 10 gennaio 2023, alle 8:32 del mattino, tutti i vescovi della Colombia hanno ricevuto un diritto di petizione con quattro punti che indagavano sulla carriera dei sacerdoti e sulle possibili denunce contro di loro per abusi sessuali. Il giornalista Miguel Ángel Estupiñán Medina, coautore di questo libro, si è unito a questa indagine nel 2022. Insieme abbiamo inviato centotrentasette petizioni sui diritti ai vescovi e ai superiori delle comunità religiose della Chiesa cattolica in Colombia. Ma centoventi di loro hanno deciso di ignorare, all’unisono, la giurisprudenza emessa dalla Corte Costituzionale in due sentenze del 2020 e del 2022 che li obbliga a fornire l’informazione. Diversi religiosi sono stati assistiti da Marcel Fernando Tangarife Torres, avvocato dell’arcivescovo di Medellín, denunciato per frode procedurale insieme al vescovo militare Víctor Manuel Ochoa, in una causa che chiede il risarcimento di due vittime di un prete pedofilo.

    Visto il rifiuto dei gerarchi anziani, abbiamo depositato centoventi tutele pretendendo le dovute risposte: settantacinque tutele sono state risolte a nostro favore e quarantacinque contro. Per garantire l’obiettività e la trasparenza di questa indagine giornalistica, cerchiamo l’accesso alle informazioni semi-private che risiedono negli archivi segreti delle istituzioni religiose del Paese. Questi dati sono necessari per rispondere a quattro domande:

    1) quanti sacerdoti sono stati denunciati alle autorità clericali per delitti contro la formazione, l’integrità e la libertà sessuale di ragazzi, ragazze e adolescenti.

    2) Come ha reagito alle denunce la gerarchia locale della Chiesa cattolica.

    3) In che misura queste denunce sono state portate all’attenzione della Procura per evitare l’impunità.

    4) Quali misure sono state adottate contro i religiosi denunciati, al loro interno, per proteggere i bambini e gli adolescenti.

    Nel 2020, la sentenza T-091 della Corte Costituzionale ha risolto due casi molto simili a quelli sollevati nelle centoventi tutele che abbiamo presentato nel 2023 e ha protetto i diritti di petizione e di accesso alle informazioni. A causa di questa decisione, l’arcidiocesi di Medellín ha dovuto fornire i dati di centocinque sacerdoti. Nel 2021, abbiamo inviato un nuovo diritto di petizione della stessa natura all’Arcivescovo Ricardo Tobón Restrepo, dell’Arcidiocesi di Medellín, chiedendo informazioni su novecentoquindici chierici di cui non gli era mai stato chiesto.

    Nonostante il precedente costituzionale, l’arcidiocesi si è rifiutata di fornire l’informazione, quindi abbiamo presentato una nuova tutela contro mons. Tobón. Il giudice Muriel Massa Acosta costrinse l’Arcidiocesi a consegnare le informazioni, ma, in secondo grado, la Sezione Civile della Corte Superiore di Medellín, su presentazione del giudice Julián Valencia Castaño, revocò tale sentenza e negò l’accesso all’archivio segreto di l’Arcidiocesi di Medellin.

    L’errata decisione del giudice Valencia Castaño, ignorando un precedente costituzionale per proteggere l’arcivescovo di Medellín, ha attirato l’attenzione della Corte costituzionale e, nel gennaio 2022, il giudice Jorge Enrique Ibáñez Najar ha insistito sulla scelta della tutela contro l’arcidiocesi di Medellín. La Camera Plenaria ha accolto la sua richiesta all’unanimità ed ha emesso la Sentenza SU-191 del 2022, riaffermando l’obbligo di Mons. Tobón di rispondere ai diritti della petizione così come le ha ricevute.

    I vescovi e i superiori delle comunità religiose, seguendo l’esempio di Tobón, hanno distorto le due sentenze della Corte Costituzionale per continuare a rifiutarsi di fornire tutte le informazioni che chiediamo loro. Solo 19 su 137 vescovi e superiori di comunità religiose (13%) hanno fornito informazioni su tutti i sacerdoti nella loro giurisdizione; Cioè hanno risposto alle quattro domande e ai 22 letterali del nostro diritto di petizione. Quarantacinque leader hanno mentito nelle risposte incomplete che hanno fornito e, nel processo, hanno commesso il reato di falsità ideologica in un documento privato.

    Su 569 sacerdoti denunciati per pedofilia e abusi sessuali, 155 esercitano attualmente il sacerdozio. Trecentoquarantaquattro denunce sono state inviate alle autorità civili, ma la stragrande maggioranza dalle vittime stesse; Quaranta delle persone segnalate da vescovi e superiori di comunità religiose sono state portate all’attenzione della Procura solo dopo aver ricevuto il diritto di ricorso per questa inchiesta giornalistica. Secondo le informazioni in nostro possesso, ci sono state solo cinquantuno condanne penali in Colombia e nove all’estero. Sedici sacerdoti sono stati assolti da giudici della repubblica o di altri paesi. Il 94% dei reclami risale agli ultimi 20 anni; Il 96%, per fatti denunciati che hanno coinvolto minori e almeno 552 sacerdoti.

    Dall’alto verso il basso, l’insabbiamento e la protezione dei preti pedofili sono stati il ​​denominatore comune. Il cardinale Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá, come la maggior parte dei vescovi del Paese, ha incaricato uno studio legale molto costoso di intervenire nelle tutele che abbiamo depositato e si rifiuta di ottemperare a quanto ordinato dalle sentenze T-091 del 2020 e SU – 191 del 2022. La cosa non sarebbe così grave se non fosse il presidente della Conferenza episcopale e primate della Colombia, il vescovo più importante del Paese, chiamato a dare un esempio di pulizia e trasparenza. Al contrario, in una prima risposta a un diritto di petizione nel 2022, Rueda ha assicurato che, in tutta la storia dell’arcidiocesi, solo sei sacerdoti erano stati denunciati per violenza sessuale su minori nella capitale del Paese. Rispetto ad altre città (Medellín: 70, Villavicencio: 50, Manizales: 24, Armenia: 12, Rionegro: 21), questa cifra è chiaramente una bugia. E sì, lo è, perché in risposta ad un altro diritto di petizione inviato da Miguel Estupiñán nel 2023, il cardinale Rueda si rifiutò di rispondere alle quattro domande e alle undici letterali, e in cambio fornì i nomi di nove sacerdoti denunciati e una scatola con centocinquantasei copie di una rivista istituzionale che non rispondono a tutte le domande che ci poniamo sul diritto di petizione, dando libero sfogo a leggi tipiche di chi insabbia crimini gravi come quelli contro i bambini.

    Testimonianze e documenti dimostrano che, fornendo informazioni incomplete, vescovi e superiori di comunità religiose intendono nascondere la gravità del fenomeno degli abusi sessuali da parte del clero in Colombia, che sono riusciti a coprire non inoltrando, ove opportuno, le denunce alla Procura Ufficio. Il cardinale Rueda, per citarne solo uno, ha insabbiato, nella sua carriera episcopale, almeno dieci sacerdoti denunciati per abusi sessuali. Con il permesso di vescovi, cardinali e papi, la stessa cosa è avvenuta nel resto del mondo. Tra il 1950 e il 2020, in Portogallo, 4.815 ragazzi e ragazze hanno subito abusi sessuali da parte di membri della Chiesa cattolica. Nello stesso periodo in Francia ci furono 216.000 denunce contro preti, 200.000 in Spagna. E molto recentemente è stato scoperto il diario di un prete gesuita spagnolo pedofilo che ha violentato più di 85 bambini in Bolivia e ha lasciato l’orrore catturato in diversi quaderni come se fossero storie per bambini.

    Ad oggi, la Corte Costituzionale ha selezionato per la revisione quarantotto tutele delle centoventi che abbiamo depositato contro vescovi e superiori di comunità religiose. La negligenza degli alti gerarchi sembra essere una buona notizia in mezzo a tutto, poiché la Corte emetterà una terza sentenza, speriamo, questa volta non solo contro l’arcivescovo di Medellín, ma contro tutti gli alti gerarchi colombiani, con la quale potrebbe costringere a consegnare il dossier segreto una volta per tutte. La decisione è nelle mani dei giudici Jorge Enrique Ibáñez Najar, Alejandro Linares Cantillo e Antonio José Lizarazo Ocampo. Dipenderà da loro se i progressi in termini di accesso all’informazione saranno tali che i giornalisti, e la società in generale, possano conoscere i file etichettati come segreti e che sono di interesse generale.

    Il libro si compone di due parti e di un allegato: dodici racconti, l’archivio segreto della Chiesa cattolica della Colombia e un’intervista rivelatrice a un sacerdote che ha detto in pubblico ciò che i presuli dicono – e credono – in privato. In Il fascicolo segreto non ci sono dati incompleti o mancanti. Questi sono i dati che abbiamo grazie, principalmente, a due fonti: i vescovi e i superiori delle comunità religiose, obbligati dai giudici della repubblica a rispondere ai nostri diritti di petizione, e le storie dei sopravvissuti.

    L’indagine sull’archivio segreto non si esaurisce con il libro; Continueremo ad ascoltare le vittime e a raccogliere dati. Confidiamo che la Corte Costituzionale riaffermi e garantisca il diritto fondamentale di petizione e di accesso alle informazioni che ci permettono di accedere all’archivio segreto dell’87% dei vescovi e dei superiori delle comunità religiose che non hanno fornito tutte le informazioni da noi richieste. Dopo tale pubblicazione, il dossier segreto continuerà ad essere aggiornato sul portale giornalistico casamacondo.co.

  • Il nuovo vescovo cattolico di Palmerston, North John Adams, critica le vittime e i sopravvissuti agli abusi del clero per “una quasi totale mancanza di carità”.

    Il nuovo vescovo cattolico di Palmerston, North John Adams, critica le vittime e i sopravvissuti agli abusi del clero per “una quasi totale mancanza di carità”.

    Nationwide, Aotearoa Nuova Zelanda, 7 dicembre 2023 – La Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti (SNAP) di Aotearoa, in Nuova Zelanda, ha ricevuto diverse segnalazioni di abusi sessuali da parte del clero e abusi basati sulla chiesa da parte di vittime e sopravvissuti nella diocesi cattolica di Palmerston North.

    SNAP ha invitato il nuovo vescovo cattolico di Palmerston North, John Adams, a conoscere la rete dei sopravvissuti. Tuttavia, il vescovo Adams ha risposto: “Ho dato un’occhiata alla vostra pagina Facebook. Ad essere onesti, sono rimasto scioccato dal livello di vetriolo che ho trovato lì, anzi una quasi totale mancanza di carità”.

    Mons. Adams ha poi sottolineato l’importanza di proteggere il suo clero invece di sostenere le vittime: “Sicuramente il clero cattolico ha diritto sia al giusto scrutinio, sia alla protezione della legge”.

    SNAP è deluso dal fatto che il vescovo Adams abbia giudicato la rete dei sopravvissuti dai commenti su Facebook piuttosto che dal sito ufficiale di SNAP  o dalle conversazioni personali con i membri della rete.

    SNAP riferisce che il vescovo Adams ha anche chiesto “garanzie” alla rete prima di offrire supporto. Non è chiaro cosa intendesse il vescovo per “rassicurazioni”, ma quando gli è stato chiesto di chiarire, non ha risposto.

    SNAP riferisce che una delle maggiori preoccupazioni quando si ha a che fare con gli abusi sessuali del clero è che coloro che hanno la responsabilità finale, che sono obbligati a sostenere le vittime, spesso incolpano le vittime piuttosto che gli abusatori.

    SNAP ha chiesto ad alcuni dei suoi membri di rispondere ai commenti del vescovo Adams. L’affermazione del Vescovo secondo cui le vittime “mancano di carità” è stata particolarmente sconvolgente.”Che reazione ingiusta, accusare i sopravvissuti di mancanza di carità e usarla per non sostenerci”, ha detto un sopravvissuto. Altre risposte che SNAP ha ricevuto dai suoi membri sono:

    “Il Vescovo si aspetta che le persone che portano con sé ricordi di traumi che sconvolgono la vita parlino con toni dolci e delicati”.

    “Se qualcuno osa dire quanto è sconvolto e arrabbiato per essere stato aggredito sessualmente da un prete, allora lo chiama vetriolo?”

    SNAP riferisce che se il vescovo Adams sta giudicando la rete dei sopravvissuti dai commenti che le persone lasciano sulla pagina Facebook della rete, allora deve anche guardare le pagine Facebook cattoliche di tutto il mondo. Vedrà allora che ci sono alcune “cose brutte e vendicative” dette anche su di loro.

    SNAP è consapevole del fatto che la Chiesa cattolica in Nuova Zelanda ha standard di salvaguardia che includono l’ascolto degli abusati. La reazione del vescovo Adams all’invito a conoscere una rete di sopravvissuti e a sostenere gli abusati, sembra essere una violazione di questi standard di salvaguardia.

    Il leader nazionale di SNAP ad Aotearoa, in Nuova Zelanda, il dottor Christopher Longhurst, ha dichiarato in risposta ai commenti del vescovo Adam:

    “Penso che sia spaventoso che un leader della chiesa critichi qualsiasi vittima di violenza sessuale su minori da parte del clero o di qualsiasi abuso legato alla chiesa, accusandola di mancanza di carità o chiedendo rassicurazioni prima di sostenerla. Questo tradisce una totale ignoranza sulla risposta informata al trauma. Le vittime e i sopravvissuti hanno sofferto abbastanza. Meritano il sostegno incondizionato di tutti i membri della chiesa. La loro rabbia è perfettamente giustificata. È la mancanza di carità da parte dei leader della Chiesa come questo vescovo che è scioccante”.

    Anche il leader nazionale di SNAP in Australia, Donald McLeish, ha risposto ai commenti del vescovo Adam:

    “Non si rendono conto del dolore che hanno causato e continuano a causare. Non ho altra risposta se non quella di non aspettarmi sostegno quando non c’è. Il vescovo sta dicendo, a condizione che si fermino le critiche, collaborerà. Non possiamo farlo finché le critiche sono giustificate”.

    Se tu o qualcuno che conosci è stato danneggiato da abusi in contesti religiosi o istituzionali, contattaci per ricevere supporto.
    Telefonare o inviare un messaggio NZ 0223440496 o e-mail aotearoa-newzealand@snapnetwork.org

  • Il consiglio regionale di Assostampa a fianco dei colleghi querelati da Don Rugolo.

    Il consiglio regionale di Assostampa a fianco dei colleghi querelati da Don Rugolo.

    Il consiglio regionale dell’ Associazione Siciliana della Stampa riunitosi a Palermo il 5 dicembre 2023 esprime forte preoccupazione e stupore per la terza querela per la giornalista Pierelisa Rizzo sempre ad opera di Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna con l’accusa di  violenza sessuale aggravata su minori. Preoccupazione e stupore che riguarda anche l’allungarsi continuo dell’ elenco dei giornalisti denunciati  per avere garantito  il diritto all’informazione su un fatto che ha profondamente scosso la comunità ennese. Adesso è stato denunciato un altro giornalista, il quarto dopo Federica Tourn, giornalista freelance di Torino e Manuela Acqua giornalista di Enna, Filippo Occhino direttore della testata on line Ennalive. Anche in questo caso la Procura di Enna ha ritenuto infondata la denuncia ed ha chiesto l’archiviazione ma i legali di Rugolo hanno proposto l’opposizione. La Rizzo e Occhino compariranno davanti al Gup il 9 luglio del 2024. Sale, dunque a 4 il numero dei giornalisti denunciati dal sacerdote.

    Il consiglio regionale del sindacato unitario dei giornalisti, nel dare la  massima solidarietà ai colleghi querelati, respinge con   determinazione ogni tentativo che potrebbe configurare la querela temeraria finalizzato a spegnere il diritto di cronaca.

    https://www.assostampasicilia.it/notizie/2838-il-consiglio-regionale-di-assostampa-a-fianco-dei-colleghi-querelati-da-don-rugolo.html

  • Terza denuncia per la giornalista Pierelisa Rizzo sempre ad opera di Giuseppe Rugolo

    Terza denuncia per la giornalista Pierelisa Rizzo sempre ad opera di Giuseppe Rugolo

    Ansa 5 dic 23 – Terza denuncia per la giornalista Pierelisa Rizzo sempre ad opera di Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minori.

    Assieme alla giornalista è stato denunciato un altro giornalista, il quarto dopo Federica Tourn, giornalista freelance di Torino e Manuela Acqua giornalista di Enna, Filippo Occhino direttore della testata on line Ennalive.

    Anche in questo caso la Procura di Enna ha ritenuto infondata la denuncia ed ha chiesto l’archiviazione ma i legali di Rugolo hanno proposto l’opposizione. La Rizzo e Occhino compariranno davanti al Gup il 9 luglio del 2024.

    Salgono, dunque a 6 i denunciati dal sacerdote. Rugolo ha denunciato, negli scorsi mesi anche la vittima, dal quale è partita l’inchiesta, Antonio Messina e Francesco Zanardi. presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali.

    Tutti sono stati denunciati per diffamazione e diffusione di atti processuali. Tutte le procure, da Enna a Savona, hanno ritenuto infondate le querele “L’accanimento nei mie confronti è ormai palese – dice Pierelisa Rizzo che segue fin dall’inizio l’inchiesta prima e il processo poi – A fronte delle richieste di archiviazione mi chiedo perché provare ancora a zittirmi o ad intimorirmi con querele, chiaramente, temerarie.

    Io ho fatto solo il mio lavoro nell’interesse pubblico e lo continuerò a fare fino alla fine del processo”. Il prossimo 13 dicembre è prevista la requisitoria del pm Stefania Leonte .

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

    Federica Tourn – La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi

    Madrid , 24 nov 14:06 – (Agenzia Nova) – La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi, anche nei casi in cui il colpevole sia deceduto, quando la Chiesa avrà la “convinzione morale” che ciò sia avvenuto.

    “Dovrà essere studiato caso per caso. E se si arriva a questa conclusione morale, ci sarà una riparazione morale”, ha spiegato il portavoce e segretario generale della Cee, Cesar Garcia Magan, nel corso della conferenza stampa seguita all’assemblea plenaria dell’episcopato spagnolo, pur non specificando i tempi previsti per l’approvazione del piano né in merito all’entità dell’indennizzazione.

    “In linea di principio, la riparazione deve essere pagata dagli autori del reato e, se del caso, dalle istituzioni coinvolte. Ad esempio, se il colpevole è deceduto, l’istituzione. Se si tratta di una diocesi o di un istituto di vita consacrata. In linea di principio, non la Conferenza episcopale”, ha chiarito il portavoce.

    “La Chiesa farà sempre delle riparazioni. Se viene creato un fondo per risarcire tutte le vittime, noi parteciperemo. Se si tratta di risarcire le vittime della Chiesa, sia con una sentenza giudiziaria, sia senza sentenza giudiziaria, sia dal punto di vista dell’obbligo di risarcimento, parteciperemo”, ha ribadito Garcia Magan.


    Pierelisa Rizzo – Gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie

    Una lettera anonima contenente gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie sarebbe stata recapitata all’associazione Rete l’Abuso, unica associazione in Italia che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali, e poi tramessa dal presidente dell’associazione, Francesco Zanardi, alla Procura di Enna.

    Nella lettera, scritta al computer, si accuserebbe la moglie del carabiniere, vicina ad una associazione cattolica di Gela e sorella di una donna che ricoprirebbe un incarico delicato all’interno della Diocesi piazzese, di schierarsi apertamente a favore del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, coinvolto nella vicenda di Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Secondo l’anonimo, il carabiniere invece di indagare, si sarebbe posto a fianco della moglie in questa battaglia a difesa di Gisana, non perdendo occasione di schierarsi sul social o nelle parrocchie che frequenta, mentre andrebbe segnalato e trasferito in altra città. E’ questa l’ennesima esasperazione di una vicenda che intreccia Enna con Gela e che ha come fil rouge proprio il vescovo Gisana.

    Alla stazione dei carabinieri di Piazza Armerina è stato, infatti, trasferito da qualche mese un militare di Gela accusato di violenza sessuale ai danni del figlio minore, visto e fotografato in più occasioni proprio accanto a Gisana. E qualche giorno fa , a Gela, dopo la richiesta di rinvio a giudizio di qualche settimana fa, si sarebbe dovuta tenere l’udienza preliminare contro un formatore-catechista , per anni impegnato in attività alla chiesa Madre gelese.

    A denunciare il catechista sarebbe stato un giovane, allora minorenne, che ha raccontato alla Squadra Mobile di Caltanissetta come si sarebbero consumati gli atti sessuali, alcuni avvenuti anche nei locali di una chiesa. Il ragazzo ha riferito di avere informato delle violenze sia il vescovo Gisana che Vincenzo Cultraro, ex direttore del seminario ed ora parroco alla chiesa Madre di Gela che però nulla avevano fatto.

    Sarà dunque il gup a valutare gli elementi acquisiti dalla polizia contro il catechista , tra i quali finti profili social e conversazioni che comproverebbero le violenze.

    Pierelisa Rizzo


    Alessio Di Florio – Una rete di abusi?

    Formatasi attorno alle comunità giovanili, alle scuole e in particolare alle parrocchie e alle case famiglia, una sinistra rete di pedofili è stata stesa. Si è rafforzata sfruttando rapporti instauratisi all’interno di una importante associazione cattolica, gode di protezioni o quantomeno di una significativa tolleranza. Così Repubblica ha descritto quel che è emerso in un’inchiesta giudiziaria a Tivoli: una rete di abusi con un diacono e un ex dirigente cattolico. Alla luce di una serie di elementi, che man mano che procede il lavoro degli inquirenti si stanno sommando l’uno all’altro, è l’ipotesi che sta facendo perdere il sonno a magistrati e carabinieri prosegue l’articolo. Primo allarme a gennaio, indagini e domiciliari per un prof di religione impegnato anche in una casa famiglia e in parrocchie. Le indagini sono poi arrivate ad un altro insegnante e al diacono.

    Riporta ancora l’articolo di Repubblica. A uno dei minori che ha riferito di aver subito violenze sessuali ignoti hanno bruciato il citofono di casa. E alla garante per l’infanzia, che segue anche il caso di Tivoli, è stata danneggiata per due volte l’auto. Il procuratore del centro tiburtino, Francesco Menditto, ha utilizzato parole dure: «Il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. I genitori non vogliono accettare la violenza che può avere patito il loro figlio e spesso si rivolgono all’autorità religiosa che tende a tenere la vicenda al suo interno».


    Federico Tulli – Il peccato originale

    Anche oggi proseguiamo nella nostra ricerca sulle radici ideologiche della pedofilia, un crimine che in Occidente si consuma da 2500 anni sotto la copertura culturale che comincia con Platone, Socrate e Aristotele e prosegue nel mondo romano prima e quello a tradizione cristiana e cattolica poi fino ai nostri giorni.

    Disse lo psichiatra Massimo Fagioli durante un dibattito pubblico nel 2010: “Una madre deve essere consapevole che il figlio ha nascita e identità. Non è identità adulta, non ha la parola, non cammina, però è un’identità. Quella del bambino è una identità di pensiero. Mentre nella cultura millenaria il

    bambino al massimo è considerato un animale. Con il conseguente, terribile, battesimo dei cattolici. Come se il neonato fosse una bestia che soltanto loro rendono umano”.

    È questa la violenza invisibile che nega la realtà umana del bambino che sta alla base di quella cultura che ancora oggi giustifica e quindi legittima la pedofilia.

    Riguardo gli «stupratores puerorum», il Cristianesimo segna una cesura radicale nella cultura romana molto ben raccontata da Eva Cantarella nei suoi libri, ma solo perché per la dottrina dei cristiani l’unico rapporto secondo natura è quello che porta alla procreazione. L’aver avuto dei rapporti “con” bambini o poco meno che adolescenti non deve essere stato però così tanto esecrabile nemmeno per i cattolici della prima ora poiché non impediva di diventare Papa. Lo stanno a testimoniare i diciassette pontefici pedofili (tra cui pure qualche santo) che si contano tra il 336, con san Damaso, e il 1555 con Giulio III di cui abbiamo parlato in una delle precedenti puntate.

    Del resto la sanzione stabilita nel Concilio di Elvira del 305, cui vanno incontro gli «stupratores puerorum», consiste nel divieto perpetuo di fare la comunione. Una sanzione già blanda di per sé che non facciamo fatica a immaginare raramente applicata. Perché? Ma perché l’essere umano è peccatore per natura. Quindi ogni violenza che subisce è considerata un’espiazione.

    A chi chiedeva: «Perché Iddio permette la morte degli innocenti?» Bartolomeo Spina, maestro del Sacro Palazzo, nel 1523 rispondeva: “Dio opera con giustizia. Perché se essi non muoiono a causa dei peccati commessi, muoiono pur sempre perché colpevoli del peccato originale”.

    Se alla parola “morte” sostituiamo “stupro” (idea niente affatto peregrina stante il livello di distruzione psichica che subisce un bimbo o una bimba violentata), l’equazione è risolta. La pedofilia è un omicidio psichico ha detto la pediatra e psicoterapeuta della scuola di psicoterapia Bios e Psiche Maria Gabriella Gatti.

    Con l’idea di peccato originale ogni omicidio, ogni violenza trova nella cultura che propala questa idea di peccato originale, una sua giustificazione. E ogni omicida e violentatore, trova riparo.