Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Enna, prete arrestato querela una giornalista: chiesto il sequestro del pc

    Enna, prete arrestato querela una giornalista: chiesto il sequestro del pc

    Il consiglio dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia esprime viva preoccupazione per il caso della collega Pierelisa Rizzo di Enna, querelata da don Giuseppe Rugolo, ai domiciliari e sotto processo per violenza sessuale, per avere riportato nel suo profilo Facebook una conversazione agli atti del processo nel quale il sacerdote è accusato di reati sessuali.

    Don Rugolo ha chiesto tramite i suoi legali il sequestro preventivo del profilo Facebook e dei dispositivi informatici della cronista. Secondo il consiglio dell’Ordine, iniziative di questo genere rischiano di intralciare l’attività professionale della giornalista che riferisce atti e fatti di pubblico interesse. Il consiglio esprime anche la propria netta contrarietà rispetto alla richiesta di sequestro di pc, telefoni, tablet e pen drive: strumenti fondamentali per il lavoro giornalistico, che possono peraltro contenere dati sensibili anche in relazione al rapporto tra la cronista e le fonti.

    Intanto sarà la Cassazione a stabilire se il post pubblicato sul profilo social di Rizzo, denunciata da Don Giuseppe Rugolo per diffamazione e pubblicazione di atti procedurali, dovrà essere oscurato. Rugolo aveva chiesto il sequestro dei supporti informatici delle pen drive e dei telefoni della giornalista e la cancellazione del post nel quale vengono mostrate le chat, a sfondo sessuale, intercorse tra il sacerdote ed un giovane della provincia di Ferrara. La Procura di Enna, però, non ha ritenuto di procedere al sequestro, le chat erano già contenute nell’ordinanza di arresto del sacerdote dell’aprile dello scorso anno, e si è appellata alla Cassazione sulla decisione del Gip di procedere all’oscuramento del post.

    ” E’ un chiaro tentativo di intimidazione per evitare che io possa continuare a scrivere su questa terribile vicenda – dice Rizzo – La denuncia sostiene che quelle chat sarebbero state lette, per la prima volta, in aula durante la scorsa udienza del 29 aprile, nel processo che si celebra a porte chiuse. In realtà io ho solo fatto il mio lavoro informando correttamente i lettori a fronte di testate giornalistiche e colleghi che, senza alcun fondamento, si ostinano a scrivere che nel pc di Rugolo non ci sono contenuti a sfondo sessuale. Per questo sto valutando, insieme ai miei avvocati, la possibilità di procedere per vie legali».

    https://enna.gds.it/articoli/cronaca/2022/05/27/enna-prete-arrestato-querela-una-giornalista-chiesto-il-sequestro-del-pc-04992f5b-2e3e-4d24-bc22-7db76d346816/

  • MILANO; I fratelli don Lucchina e le pericolose leggerezze dell’arcivescovo Delpini

    MILANO; I fratelli don Lucchina e le pericolose leggerezze dell’arcivescovo Delpini

    Una vicenda che ha dell’incredibile riporta alla luce ancora una volta le leggerezze della diocesi Ambrosiana e le recidività del suo arcivescovo, Mario Delpini, promosso tale da papa Francesco dopo aver insabbiato il caso di don Mauro Galli, oggi nascosto nel seminario di Seveso e già condannato in primo grado e in appello dal tribunale italiano, che con molta probabilità vedrà confermata in Cassazione il prossimo 9 giugno la condanna definitiva.

    Un caso che fece molto clamore soprattutto perché malgrado gli insabbiamenti noti in Vaticano, vide papa Francesco nominare Delpini comunque arcivescovo di Milano.

    Ma Delpini ci ricasca, in sprezzo oltre che alla salute dei minori affidati alle sue parrocchie, anche alle direttive di papa Francesco.

    Tutto accade a Milano dove poche settimane fa, a seguito della condanna in primo grado da parte del tribunale diocesano di uno dei due fratelli Lucchina, in questo caso Alberto, la Rete L’ABUSO che è titolare dei procedimenti avviati nei confronti dei due, pubblica la notizia della condanna di Alberto, riportando le dichiarazioni dello stesso tribunale diocesano che nel condannarlo a 5 anni sottolinea al nostro avvocato che il sacerdote che si era autosospeso, è recluso da un anno in un luogo isolato e quindi dovrà scontare solo più 4 anni dei 5 inflitti.

    Pochi giorni dopo la pubblicazione della notizia, diverse segnalazioni dei parrocchiani giungono alla Rete L’ABUSO,qualcuno addirittura ci accusa di mentire sulla vicenda dicendo che don Alberto Lucchina non è affatto sospeso, fa il sacerdote nel quartiere Isola da un anno, insieme al fratello Maurizio.

    Ma i poveri parrocchiani non sanno che anche il fratello di Alberto, Maurizio è stato denunciato per violenza sessuale, quest’altro però non a danno di minori, ma di una donna maggiorenne, con disabilità.

    Naturalmente nella sede operativa della Rete L’ABUSO a Savona lo sesso Presidente Zanardi è incredulo alle segnalazioni che in poche ore diventano parecchie e non si spiega, soprattutto perché in un periodo dove la CEI che è alla vigilia dell’elezione del nuovo presidente sta vantando l’efficienza degli sportelli diocesani, che qualcuno possa avere azzardato una simile idiozia e ordina al distaccamento operativo di Milano un’immediata verifica delle segnalazioni.

    Passeranno meno di 24 ore per accertare che le segnalazioni sono più che fondate. Immediatamente la sede operativa di Savona informerà sollecitamente la Procura Penale e quella minorile di Milano, continuando a presidiare le due parrocchie e scoprendo un terzo parroco don Aurelio, in realtà il titolare delle due parrocchie dove i Lucchina sono nascosti dalla Diocesi.

    E qui l’ultima delle drammatiche scoperte, lo scorso lunedì in una riunione con i parrocchiani si viene a conoscenza che i due fratelli sacerdoti stanno organizzando l’oratorio estivo, ad uno saranno assegnati i ragazzi delle medie, all’altro i più piccini.

    Zanardi

  • Il senso di impunità del prete e lo scaricabarile dei vescovi

    Il senso di impunità del prete e lo scaricabarile dei vescovi

    Federica Tourn EDITORIALE DOMANI – Quando apre la porta ai carabinieri, don Livio non sospetta nulla. Conosce già quella coppia, venuta a chiedere informazioni per mandare il figlio nella comunità “Effatà Apriti” che il sacerdote gestisce a Prata Principato Ultra, in provincia di Avellino. Invece si tratta della copertura di un’indagine per violenza sessuale ai danni di un bambino di dodici anni e per don Livio Graziano, 56 anni, scatta l’arresto: l’ordine di custodia cautelare viene firmato il 22 ottobre scorso dalla Gip del tribunale di Avellino Francesca Spella. Quattro giorni dopo, la sede della comunità viene perquisita: «come indicato con precisione dal ragazzo, nell’armadietto del bagno del sacerdote vengono trovati preservativi, vaselina e lubrificanti – afferma l’avvocato Giovanni Falci, difensore del padre della vittima – oltre a 107mila euro in due scatole chiuse a chiave». Quando, due giorni dopo, viene interrogato dalla gip, l’indagato si avvale della facoltà di non rispondere.

    Originario della provincia di Caserta, don Livio è un prete sui generis. Le sue messe sono perturbanti, pervase da spirito carismatico: impone le mani e i fedeli si accasciano a terra, i malati vanno da lui per essere guariti. È anche un educatore: si dedica ai bambini senza famiglia, va nelle periferie per cercare chi è rimasto ai margini. Nel 2002 fonda ad Avellino la Fidde, Fraternità i Discepoli di Emmaus, una onlus che in breve tempo si ramifica in tutta la regione, aprendo ambulatori, attività per disabili, gruppi di auto aiuto per chi soffre di ansia, ludopatie, disforie di genere, disagio giovanile in generale. A Castel Volturno dal 2004 al 2020 il sacerdote gestisce anche una comunità educativa a gestione famigliare, dove accoglie decine di ragazzi in difficoltà.

    Nel 2015 la onlus si costituisce in cooperativa sociale con il nome di Effatà Apriti, specializzata in problemi alimentari e convenzionata con il Servizio sanitario nazionale e con il Tribunale di Avellino, un progetto che sta particolarmente a cuore a don Livio perché, come confessa in un’intervista a Repubblica, lui stesso ha sofferto a lungo di bulimia e anoressia. Fra i vari ambiti della missione del versatile sacerdote c’è, tragica ironia, anche la lotta contro la pedofilia: nel 2012, infatti, don Livio partecipa come esperto a un convegno sulla pedopornografia patrocinato dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Benevento, con un intervento sul “recupero del minore vittima di abusi”. Per il suo impegno sociale e umanitario, due anni dopo riceve addirittura il premio “Padre Pio da Pietrelcina”.

    Andrea (nome di fantasia) ha una famiglia normale; va a scuola, ha la passione per il calcio e da tifoso del Napoli sogna di incontrare Insigne. Ha la curiosità e il desiderio di esplorare tipico della sua età: da un rapporto con un coetaneo si prende un’infezione e i genitori, disorientati, lo indirizzano propro a don Livio. La speranza è che il prete, forte della sua esperienza con i ragazzi in crisi, possa aiutare Andrea a mettere ordine nei suoi turbamenti preadolescenziali. Glielo affidano da giugno alla fine di agosto 2021: tre mesi Andrea resterà nella grande casa di Prata Principato Ultra, dormendo su un materasso ai piedi del prete: secondo quanto racconta il padre del ragazzo, dopo solo cinque giorni dal suo arrivo don Livio abusa di lui con il pretesto di “visitarlo”. «Le violenze da quel momento si ripeteranno per tutto il periodo della sua permanenza nella comunità», conferma l’avvocato Falci.

    Il programma della “rieducazione di Andrea” è organizzato in una rigida griglia di impegni giornalieri, seguito passo passo da un’équipe di specialisti, e la famiglia è informata regolarmente dei suoi progressi. «Don Livio mi aggiornava su come proseguiva il soggiorno e mi mandava foto del ragazzo impegnato in diverse occupazioni», racconta il padre, che vede Andrea spazzare il cortile, mettere in ordine i libri in biblioteca ed è convinto che tutto prosegua per il meglio. Ma è soltanto una messinscena per tranquillizzare i genitori: «mio figlio mi ha detto in seguito che il prete lo metteva in posa apposta per le foto», riporta il padre. Al termine dell’estate, nella relazione consegnata ai genitori e firmata dallo stesso don Graziano, si legge che Andrea è molto migliorato e «mostra una serenità e una pace interiore. Quella serenità che è la scoperta di esserci, di vivere l’istante intensamente».

    A settembre, Andrea torna a casa. «Mi sono insospettito perché mio figlio era silenzioso, se ne stava sempre in disparte con il telefono – racconta il padre – gli ho chiesto a chi scrivesse continuamente e mi ha risposto: “a padre Livio, se non gli rispondo subito poi mi stressa”». Dalla chat fra i due, racconta il padre, vengono fuori centinaia di messaggi: quelli del prete sono incalzanti, si lamenta che il ragazzino non lo considera, gli scrive che senza di lui la sua vita non ha più senso. Don Livio è inarrestabile, non cerca nemmeno di essere prudente: manda whatsapp a tutte le ore, anche di notte, pieni di chioccioline che – gli spiega Andrea – significano “ti amo”. «Gli scriveva anche mentre celebrava la messa – sottolinea sempre il padre – Durante il soggiorno estivo gli aveva anche fatto regali costosi: un iphone 12, un orologio, un Apple smart watch». Non è tutto: secondo quanto riportano i difensori della famiglia, il prete dava anche dei soldi al ragazzino in cambio delle prestazioni sessuali. «Durante l’esame del contenuto dell’iphone di don Livio sono emerse anche alcune fotografie di Andrea mentre dorme, in pose inequivocabili – dichiara l’avvocata Benedetta Falci, che rappresenta la madre della vittima – foto cancellate dal sacerdote ma recuperate dagli inquirenti nella memoria dei file eliminati».

    La Chiesa, alla notizia dell’arresto, prende le distanze. La diocesi di Aversa, a cui il sacerdote appartiene, diffonde un comunicato stampa in cui dice che don Livio «da ormai molti anni aveva intrapreso un suo percorso di attività personali che esulavano dalla vita e dalla pastorale della comunità ecclesiale». Monsignor Arturo Aiello, vescovo di Avellino dal 2017, a sua volta alza le mani e rimpalla la questione al suo predecessore, monsignor Francesco Marino, che a più riprese aveva chiesto al sacerdote di non esercitare il ministero pastorale nel territorio diocesano.

    Marino conferma, spiegando che l’attività terapeutica di don Graziano lo preoccupava: «agiva in maniera autocefala e senza controllo – sottolinea il vescovo – questa situazione a me non convinceva, sia perché sganciata da ogni riferimento ecclesiale, sia perché in campi tanto delicati ci sarebbe stato bisogno di discernimento e competenza, che a me non risultava lui avesse». «Ero convinto – rincara l’ex vescovo di Avellino – che agisse al riguardo senza averne effettiva capacità; lui stesso non mi sembrava avere un retroterra psicologico personale equilibrato ed adeguato».

    Dubbi, chiacchiere sul conto del prete non mancano, ma denunce esplicite non arrivano, specifica monsignor Marino, che non manca di sottolineare come don Graziano operasse comunque non sotto la sua responsabilità ma alle dipendenze del vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo. Dal canto suo, Spinillo ribadisce che il prete da ormai quindici anni manteneva con la diocesi di Aversa «un rapporto molto occasionale». «Il mio giudizio – spiega il vescovo –  era che si trattasse di un sacerdote che, pur avendo una buona sensibilità personale, non riuscisse a vivere l’attività che sviluppava come un vero apostolato, ma piuttosto quasi come ricerca di un’affermazione di sé».

    Proprio Spinillo, però, aveva ingiunto a don Livio un periodo di discernimento e di recupero spirituale nella comunità monastica di Montevergine. Don Vitaliano Della Sala, vicedirettore della Caritas di Avellino, che ha conosciuto il sacerdote proprio a Montevergine, lo ricorda come una specie di santone: «padre Livio incoraggiava la superstizione della gente e a volte ho avuto l’impressione che confondesse la fede con la magia». «Che io sappia è stato allontanato da Aversa per sospetti di pedofilia – precisa don Vitaliano – purtroppo i vescovi in questi casi, invece di fare un’indagine seria alle prime avvisaglie e interrompere subito ogni rapporto fra il prete e i ragazzi, lo spostano da un’altra parte aggravando il problema». Con conseguenze drammatiche se, come nel caso di don Livio, il sacerdote si occupa di minori a rischio, anche in convenzione con il servizio pubblico: «se avessero avuto una denuncia in mano, le istituzioni ci avrebbero pensato due volte ad affidargli dei ragazzini», chiosa don Vitaliano.

    Andrea, intanto, ha lasciato gli amici e a calcio non parla con nessuno. «È sempre da solo, gli sta montando la rabbia», dice il padre, desolato. «Il ragazzo ha subito un’esperienza di abuso continuativa che il sacerdote ha qualificato come amore – spiega lo psichiatra Egidio Errico, che ha fatto una perizia su richiesta dell’avvocato Falci – i danni, già evidenti, purtroppo tenderanno a peggiorare con il tempo».

    Il processo a don Livio Graziano è nella fase dibattimentale e si celebra a porte chiuse; è stato chiesto il giudizio immediato ed è probabile che si arriverà presto a una sentenza. Al momento il sacerdote è sospeso dal ministero sacerdotale e il Tribunale ecclesiastico ha avviato un processo a suo carico, che procede su un binario parallelo e indipendente da quello dello Stato. Lo scorso dicembre il sacerdote è uscito dal carcere in seguito a uno sciopero della fame e si trova agli arresti domiciliari in una struttura di proprietà della Chiesa in attesa del giudizio ecclesiastico e civile.

    Federica Tourn EDITORIALE DOMANI del 23/5/22

     

  • Sacerdote e collaboratore a processo Sono accusati di abusi su minore

    Sacerdote e collaboratore a processo Sono accusati di abusi su minore

    Il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Marco Malerba, ha rinviato a giudizio don Giglio Gilioli, 76 anni ed un suo collaboratore laico di 39 anni, Lucio Fossanova, con l’accusa di violenza sessuale asu minore, oggi trentenne. I fatti si sarebbero consumati fra il 2008 e il 2012. I due imputati sono i assistiti dagli avvocati Cristina Menichetti e Carlotta Taiti. Giunge ad una seconda svolta la faccenda dei presunti abusi sessuali emersi dai racconti di un ragazzo pratese e che si sarebbero consumati nella comunità religiosa de “I discepoli dell’Annunciazione”, fondata dallo stesso don Giglio e soppressa dal Vaticano per il perdurare di una serie di inadempienze. A disporre dello scioglimento dell’associazione è stata nel 2019 la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata.

    Il gup ha fissato la data dell’inizio del processo, che prenderà il via il 3 ottobre prossimo con alla sbarra degli imputati il fondatore don Giglio Gilioli ed il suo collaboratore.

    Nel dicembre scorso il gip Francesca Scarlatti aveva archiviato dieci posizioni di altrettanti religiosi appartenenti ai Discepoli dell’Annunciazione. Il gip aveva accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura per dieci componenti della congregazione finita nella bufera dell’inchiesta del 2020 di presunte violenze su minori.

    L’inchiesta era partita a seguito dei racconti di un ragazzo pratese che aveva denunciato di aver subito abusi mentre frequenteva la comunità fondata da don Giglio Gilioli. Sui fatti denunciati – emersi durante sedute psicanalitiche condotte con la tecnica Emdr – la Procura non è riuscita a trovare riscontri, neppure interrogando altri ragazzi che avevano frequentato la comunità religiosa in quello stesso periodo.

    L’accusatore dei religiosi, che oggi ha 23 anni, è stato sottoposto a perizia psichiatrica su richiesta della stessa Procura, risultando inattendibile. Il gip aveva deciso per l’archiviazione del reato di violenze su minori. In quella occasione sono decadute le accuse anche per don Gilioli, accusato di violenze sessuali di gruppo, ma solo per questo primo filone dell’inchiesta.

    Il fondatore dei Discepoli dell’Annunciazione, comunità che aveva sedi non solo a Prato, ma anche a Lucca e ad Aulla, è rimasto indagato insieme a Fossanova nell’altro ramo dell’inchiesta, che si è sviluppato prendendo le mosse dai racconti del fratello maggiore del primo denunciante.

    In quest’ultimo caso la Procura ha ritenuto attendibile la testimonianza facendo la richiesta di rinvio a giudizio per i due indagati, che devono rispondere dell’accusa di violenza sessuale aggravata su minore.

    https://www.lanazione.it/prato/cronaca/sacerdote-e-collaboratore-a-processo-sono-accusati-di-abusi-su-minore-1.7665171/amp

  • A processo l’ex prete accusato di abusare di giovani profughi

    A processo l’ex prete accusato di abusare di giovani profughi

    Inizierà il prossimo 20 settembre di fronte al tribunale di Terni in composizione collegiale, il processo a carico di un ex prete 59enne di Pisa – L.G. le sue iniziali – accusato di violenza sessuale, prostituzione minorile e sostituzione di persona in relazione ai fatti avvenuti presso il centro accoglienza profughi di Villanova di Orvieto (Terni) fra il 2016 e il 2020. L’uomo è stato rinviato a giudizio dal gip di Perugia su richiesta del pubblico ministero Mara Pucci, titolare del fascicolo. L’indagine era stata condotta dagli agenti della polizia di Stato del commissariato di Orvieto.

    Le accuse ‘sessuali’

    All’ex prete – non più tale dal 2004 – viene addebitato di aver imposto la sua ‘legge’ all’interno della struttura di accoglienza, anche con metodi intimidatori e facendo capire senza mezzi termini che l’obbedienza dei giovani ospiti di nazionalità straniera, sarebbe stata ripagata con agevolazioni come documenti, sussidi economici ed altri vantaggi. Per ‘obbedienza’, però, l’ex presule intendeva anche prestazioni sessuali – talvolta remunerate con 50 euro – da parte dei ragazzi, anche minorenni all’epoca dei fatti. In un caso il 59enne pisano avrebbe anche millantato contatti con il mondo della moda, per convincere uno dei giovani profughi a sfilare nudo nel suo appartamento e facendogli credere, a suon di complimenti, che avrebbe potuto guadagnare fino a 2 mila euro a sfilata.

    Finto prete

    Ma non è tutto. L’ex prete era solito indossare l’abito talare e celebrare messa, nonostante non fosse più sacerdote della chiesa cattolica dal 2004. Fatto, questo, che avrebbe tratto in inganno più persone fra addetti della struttura orvietana, ospiti, forze dell’ordine, agli occhi dei quali l’uomo avrebbe acquistato una certa credibilità proprio in ragione del suo ruolo di religioso. Da qui l’ulteriore contestazione di cui dovrà rispondere di fronte al tribunale di Terni, dove a difenderlo ci sarà l’avvocato Emilio Festa. Una delle parti civili costituite è invece assistita dall’avvocato Nicola Pepe.

    A processo l’ex prete accusato di abusare di giovani profughi

  • Milano, violentò una giovane parrocchiana: prete sospeso per 5 anni

    Milano, violentò una giovane parrocchiana: prete sospeso per 5 anni

    Milano, 5 maggio 2022 – «Lo può sapere bene chi come me, in prima media, affidata come tanti altri bambini dai propri genitori alle sue cure durante i campeggi estivi, lo vedeva togliersi la maschera da prete integerrimo la notte, quando veniva a trovarmi nel mio sacco a pelo”. Con queste parole, nel 2020, una donna accusò l’allora parroco di Inzago, don Alberto Lucchina, di averla violentata negli anni Novanta, quando era un giovane sacerdote nel Varesotto. Il procedimento davanti al Tribunale ecclesiastico della Lombardia nei confronti del religioso, che si è autosospeso quando la lettera della donna è stata pubblicata dall’associazione Rete L’Abuso e larcidiocesi di Milano ha avviato un’indagine, si è concluso con una condanna a cinque anni di esercizio del sacerdozio solo presso una casa di riposo per anziani, con sospensione dalle attività con minori.

    Ascoltata dal Tribunale ecclesiastico la donna, assistita dall’avvocato Daniela Cultrera, ha confermato le violenze sessuali. E il procedimento ha segnato anche un inedito, dal punto di vista giuridico. “Per la prima volta è stato concesso alla nostra assistita la presenza di un nostro avvocato ad affiancarla – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione che si occupa di abusi sessuali in ambienti ecclesiastici – mentre in altri casi chi ha subito le violenze si è trovato solo in aula, senza neanche un supporto”. Le decisione di sospendere don Alberto Lucchina per cinque anni “conferma la credibilità della vittima e la veridicità di quanto raccontato nella denuncia”.

    Anche il fratello di don Alberto, il sacerdote milanese don Maurizio Lucchina, è accusato di abusi sessuali, nei confronti di un’altra donna. Episodi non collegati fra loro. Il caso è approdato in Procura, dopo che la vittima ha denunciato episodi risalenti al 2016. Il pm ha chiesto l’archiviazione, in quanto la denuncia è stata presentata oltre il limite temporale. Istanza alla quale si è opposto il legale della donna che ha chiesto l’imputazione coatta del sacerdote 65enne, indagato per violenza sessuale.

  • L’Italia inadempiente denunciata per la seconda volta all’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite

    L’Italia inadempiente denunciata per la seconda volta all’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite

    Un fascicolo che fa impallidire e documentato dalle indagini della Giustizia italiana, quello sulle omissioni del Governo in violazione dela Convenzione per la tutela dei diritti dell’infanzia, depositato sul tavolo del Comitato delle Nazioni Unite lo scorso febbraio, di cui diamo notizia oggi e nel quale Rete L’ABUSO chiede attraverso una Petizione, l’avvio di una procedura di infrazione sulla base del terzo Protocollo addizionale OPIC, sottoscritto dall’Italia nel 2016.

    L’Italia risulta recidiva di fronte al Comitato ONU e non ha mai dato seguito alle raccomandazioni che seguirono la prima denuncia della Rete L’ABUSO del 2019, il Comitato rispose; 21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile,

    il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Un quadro oggi aggravato nel contesto europeo dalle reticenze continuate del Governo italiano, l’unico inadempiente. che non accenna un intervento e neppure l’ipotesi di avviare una discussione.

    Tra i casi portati a campione dello scenario italiano quello di Enna, esemplare nell’attualità del totale fallimento delle norme canoniche, che hanno visto rigettare dalla stessa CDF la denuncia del caso e che oggi vedono la stessa CEI non intervenire (secondo Motu proprio Vos estis lux mundi) nei confronti del vescovo Gisana che da quanto emerge dalle sue stesse parole nelle intercettazioni della Procura, insabbiò il caso.

    Altri due casi a corredo delle gravi lacune italiane, di cui ci riserviamo i particolari in quanto ci sono denunce e si presume anche indagini in corso.

    Una descrizione drammatica della situazione italiana, ampiamente documentata e che va oltre il solo clero, sulla quale si attende la pronuncia dell’Ufficio ONU di Ginevra.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2022/04/22/preti-pedofili-il-gioco-della-cei-mentre-il-governo-italiano-cala-le-braghe/

  • Ammesse la produzione delle registrazioni tra il vescovo Gisana dalle quali emerge chiaramente che Rugolo avesse ammesso i fatti

    Ammesse la produzione delle registrazioni tra il vescovo Gisana dalle quali emerge chiaramente che Rugolo avesse ammesso i fatti

    Ammesse la produzione delle registrazioni tra il vescovo Gisana e i genitori della parte offesa, dalle quali emerge chiaramente che Rugolo avesse ammesso i fatti dallo stesso nell’ambito di un’indagine dallo stesso espletata. È emerso inoltre come due monsignori ennesi a conoscenza della vicenda avessero taciuto su quanto a loro conoscenza sulle segnalazioni già effettuate dalla persona offesa.

    Ansa 29 apr 22 – Enna – Offrire denaro della Caritas, in contanti, in cambio del silenzio della vittima di violenza sessuale di Don Giuseppe Rugolo sarebbe stata una proposta della Diocesi di Piazza Armerina.

    A confermare la circostanza in aula, nel corso del processo che si celebra al Tribunale di Enna, presidente del collegio Francesco Pitarresi, contro il sacerdote, agli arresti domiciliari dall’aprile dello scorso anno, è stato l’allora capo della Squadra Mobile della Questura di Enna, Antonino Ciavola.

    Il dirigente sentito in aula, per oltre 4 ore, ha anche testimoniato come dalle carte emerga il diniego netto della vittima ad accettare questa proposta, che proveniva dal vescovo Rosario Gisana. Il giovane che, avrebbe subito violenza dal 2009 al 2013 avrebbe ritenuto questa proposta immorale e illecita.

    Tutte circostanze documentate dai materiali prodotti dalla parte civile che testimonierebbero l’offerta di 25 mila euro in contanti, dunque non tracciabili, da parte del vescovo Gisana al giovane in cambio del silenzio e il rifiuto della vittima ad accettare il denaro. In aula sono state lette anche alcune chat a sfondo sessuale intercorse tra Rugolo e giovani, alcuni anche ex alunni della scuola dove per anni il sacerdote ha insegnato, nonché con giovani residenti nel territorio di Ferrara.

    Rugolo avrebbe frequentato siti pornografici dove era possibile interagire attraverso la telecamera con altre persone. È stato, inoltre, ricostruito il modus operandi del prelato come modalità volta ad agganciare i giovani in condizione di fragilità psicologica, al fine di perseguire i suoi scopi di natura sessuale. Il sacerdote, che era presente in aula, è attualmente ristretto ai domiciliari al seminario di Ferrara.

  • Clericalismo e abusi, i precedenti della Commissione francese. Un articolo

    Clericalismo e abusi, i precedenti della Commissione francese. Un articolo

    Ludovica Eugenio – Una “eccessiva sacralizzazione della persona del sacerdote” e una “perversione dell’obbedienza” sono elementi messi in luce sia dal Rapporto Sauvé sugli abusi nella Chiesa in Francia, sia da un altro Rapporto francese, che ne costituisce in qualche modo il precedente: quello  – siamo nel 1992 – commissionato dall’allora arcivescovo di Lione card. Albert Decourtray allo storico René Rémond sull’”affare Touvier”, il miliziano lionese antisemita che, durante la Seconda guerra mondiale, represse la resistenza e perseguitò gli ebrei insieme ai tedeschi e che, condannato a morte durante la Liberazione, sfuggì alla giustizia grazie alla complicità all’interno della Chiesa.

    Su questo tema e sulla attuale crisi degli abusi sessuali come elemento che mina profondamente «un’organizzazione basata su una casta specializzata», verte un interessante articolo dello storico dell’Università di Reims Frédéric Gugelot, docente di Storia contemporanea, pubblicato il 14 aprile sulla rivista accademica internazionale online The Conversation.

    Riportiamo l’articolo in una nostra traduzione dal francese.

    Abusi sessuali nella Chiesa cattolica: una lunga storia

    All’inizio di aprile, la Commissione per il riconoscimento e le riparazioni ha annunciato una scala da 1 a 7 per i risarcimenti fissata per le persone che hanno subito abusi sessuali da parte di membri della Chiesa cattolica in Francia. Gli importi varieranno da 5.000 a 60.000 a seconda di criteri diversi.

    Queste decisioni fanno seguito a diverse indagini intraprese dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE). Al di là dell’eco ricevuta dalla stampa e dall’opinione pubblica, questa Commissione ha voluto conciliare l’ascolto delle vittime, l’accertamento dei fatti nel corso di 70 anni e il controllo delle risposte fornite dall’istituzione. I contributi dell’indagine Sauvé coincidono con altri lavori già realizzati all’estero.

    Le relazioni del Gran Giurì in Pennsylvania (USA) e in Germania nel 2018, nonché le dimissioni dei 34 vescovi cileni nel 2019 avevano già messo in luce l’entità dei crimini commessi all’interno della Chiesa cattolica e il numero considerevole di vittime.

    Una cronologia degli atteggiamenti

    Al di là delle spaventose cifre che riguardano vittime, abusatori e testimoni, emerge l’ aspetto “massiccio” e “sistemico” della violenza sessuale all’interno della Chiesa. Qui si stabilisce una cronologia degli atteggiamenti: così negli anni Cinquanta e Sessanta si trattava di preservare la Chiesa allontanando i criminali e mettendo a tacere le vittime, poi la questione è scomparsa e, negli anni Novanta, timidamente, comincia ad emergere l’attenzione alle vittime seguita da un riconoscimento parziale a partire dagli anni 2010.

    Mentre una delle principali associazioni di vittime, quella degli abusi di padre Preynat, fondata a Lione nel 2015, si chiama “La Parole Liberée”, la pubblicazione parallela di una raccolta, intitolata “Da vittime a testimoni” , segna il cambiamento di prospettiva avviato.

    Per la prima volta, si riconoscono e rendono pubbliche le parole delle vittime, che contrastano con il lungo silenzio e la lunga cecità rispetto alla portata degli abusi. Mentre cresce la preoccupazione per la questione degli abusi sessuali, l’istituzione si è mostrata per lungo tempo favorevole a una risoluzione interna degli abusi, opponendosi spesso alla magistratura e promuovendo su larga scala una politica di trasferimento dei religiosi colpevoli. Inoltre si è dedicata più ai preti colpevoli che alle vittime, laddove la Chiesa risulta essere al secondo posto in Francia per violenza sessuale sui bambini, dopo la famiglia.

    Un’altra commissione pionieristica

    L’appello a una commissione che affrontasse un profondo divorzio tra l’opinione e l’immagine della Chiesa non è una novità. La scelta della CIASE, commissione voluta dai vescovi e diretta da un cattolico riconosciuto, è ispirata dal successo di un’altra identica commissione diretta dallo storico René Rémond.

    Nel 1992, fortemente contestato dai media, il primate francese mons. Decourtray decise di dar vita a una commissione d’inchiesta “indipendente” sull’“affare Touvier”. Paul Touvier, capo miliziano a Lione, represse la resistenza e perseguitò gli ebrei insieme ai tedeschi. Partecipò all’arresto dei coniugi Victor e Hélène Basch, uccisi poco dopo, e scelse personalmente gli ebrei giustiziati a Rillieux-la-Pape nel giugno 1944.

    Condannato a morte durante la Liberazione, sfuggì alla giustizia grazie alla complicità all’interno della Chiesa. Una somma di iniziative individuali più che una politica volontaria e uno sgradito miscuglio di misericordia, ignoranza delle questioni politiche e, talvolta, vicinanza ideologica controrivoluzionaria, favorirono la sua fuga. Lo storico René Rémond ha aggiunto che una concezione eccessivamente clericale aveva bloccato i religiosi in un supporto criminale che dimenticava le vittime.

    Tuttavia, il fatto che le autorità ecclesiastiche siano prigionieri di logiche interne che, dimenticando la vittima, privilegiano l’attenzione sui chierici colpevoli opera anche negli abusi sessuali e favorisce l’ampiezza della portata dei delitti. Svelando la storia delle protezioni concesse al miliziano Touvier, il Rapporto Touvier ha permesso alla Chiesa di porre fine allo scandalo.

    La presentazione di una relazione del genere nel contesto di uno scandalo che mette in discussione l’istituzione permette di creare un anno zero, un prima e un dopo. I vescovi speravano di rinnovare il successo del rapporto Touvier con la CIASE?

    Una relazione che produce uno shock, e dopo?

    Se è troppo presto per identificare appieno l’impatto del rapporto CIASE sui fedeli, al di là della sofferenza di essere associati a una comunità macchiata da questi crimini e tradita da chierici che dovrebbero guidarla verso la salvezza, sembrano però emergere tre atteggiamenti: reale resistenza da parte di alcuni credenti, che si rammaricano per l’istituzione della commissione, mentre altri si interrogano sul posto e sul ruolo del clero. Emergono quindi dei “cristiani senza Chiesa” . Senza rompere con la fede, questi credenti, per obiezione di coscienza, si distaccano dai riti e dall’istituzione. Non si tratta necessariamente di una contestazione della fede, ma di un rifiuto di iscriversi in una certa forma di organizzazione della fede.

    Questa terza via darà alla luce un “terzo uomo”? Con questo termine, il gesuita François Roustang evocava nel 1966 l’emergere di credenti che avevano adottato un “disinteresse” istituzionale per vivere meglio la loro fede in modo più spirituale.

    Se il riconoscimento delle vittime non sembra più in discussione, queste posizioni riflettono interpretazioni divergenti. Se i preti abusivi sono casi isolati, basta escluderli. Le mele marce non mettono in discussione né la santità della Chiesa né la sua organizzazione e dottrina. Se gli abusi sono “sistemici”, come dimostra la CIASE, sorgono almeno interrogativi sull’autorità e sul suo esercizio all’interno dell’organizzazione. La sfida, al di là del Rapporto Sauvé, è discutere una certa idea di Chiesa.

    Una concezione clericale della Chiesa

    Quest’ultima ha già subito un gran numero di riforme per quanto riguarda il clero. La più importante è forse quella avvenuta al Concilio di Trento (1545-1563) in risposta alla Riforma protestante, che aveva, tra l’altro, denunciato l’indegnità di alcuni chierici. Il papato scelse quindi di affidarsi al clero per realizzare la riforma cattolica e la riconquista spirituale dell’Europa.

    Questa scelta rifiuta la concezione protestante del sacerdozio – il sacerdozio universale dato a tutti mediante il battesimo – ed esalta l’esemplarità del sacerdote.

    Se il rapporto della Ciase non mette in discussione il cattolicesimo come fede, il fallimento della Chiesa docente mina una certa concezione della Chiesa stessa. Tra le spiegazioni avanzate, la commissione Sauvé, come il rapporto Rémond, fa emergere infatti una “eccessiva sacralizzazione della persona del sacerdote” e una “perversione dell’obbedienza”. La crisi degli abusi sessuali segna una possibile messa in discussione di un’organizzazione basata su una casta specializzata senza che sia possibile determinare fino a che punto si spingerà la “svalutazione del sacerdozio”.

    Quale reputazione per la Chiesa?

    La Chiesa è una delle fonti morali riconosciute della società. A causa del suo diritto di primogenitura, che è un diritto di anzianità storica, il cattolicesimo continua ad affermare la sua superiorità numerica e storica e pretende di ispirare la vita sociale.

    La posta in gioco di questo “riconoscimento” è la ricomposizione dei rapporti tra le espressioni religiose nel Paese e il loro posto nelle istituzioni pubbliche (esercito, scuola, ospedali, carceri). Quando il cappellano si rivela un abusatore, si può mantenere la fiducia nel suo datore di lavoro?

    I cattolici pretendono di partecipare allo sviluppo delle norme e dei valori della convivenza. Ma questa affermazione socio-etica al centro delle battaglie guidate dalla Chiesa cattolica negli ultimi anni – i movimenti per la vita e il rifiuto dell’aborto, il rifiuto del matrimonio omosessuale, l’opposizione alla procreazione medicalmente assistita e all’adozione da parte delle coppie omosessuali – è messa in discussione dal rapporto della Ciase. In Francia, il Manif pour Tous nel 2012-2013 ha incarnato questa esigenza. La sua difesa della famiglia, illustrata dallo slogan “Papà, mamma e figli, è naturale”, va in pezzi di fronte allo svelamento dei crimini “familiari” e al silenzio che li ha circondati.

    https://www.adista.it/articolo/67964

  • Pedofilia Vaticano, la Chiesa in Francia ha già raccolto 20 milioni di euro per risarcire le vittime

    Pedofilia Vaticano, la Chiesa in Francia ha già raccolto 20 milioni di euro per risarcire le vittime

    In Francia al momento sono circa 526 le persone che hanno bussato alla porta dell’Autorità Nazionale Indipendente per il Riconoscimento e la Riparazione (INIRR), la struttura incaricata di rispondere alle richieste delle vittime della pedofilia nella Chiesa. Si tratta di ex bambini abusati, ora adulti, che vorrebbero ottenere una forma di risarcimento. Il conteggio aggiornato è stato annunciato dalla presidentessa dell’Inirr, Marie Derain de Vaucresson che ha presentato il funzionamento della sua struttura ai vescovi.

    Di queste 526 persone il 68% sono uomini. Oltre il 50% ha un’età compresa tra i 56 e i 70 anni, e per quasi tutti loro, il 70% dei casi, la violenza sessuale è avvenuta tra gli 11 e i 15 anni e in quasi un quarto tra i 6 e i 10 anni.

    Queste persone hanno spiegato di avere contattato la struttura per ottenere soprattutto un risarcimento morale dopo tante sofferenze. Dai dati raccolti sulle aspettative, risulta che per il 23% riguardano solo la possibilità di parlare ed essere ascoltati, senza chiedere riconoscimento o riparazione economica, il 46% desidera, invece, un riconoscimento di tipo morale, attraverso una lettera o un incontro con un vescovo o un cardinale, il 28% ammette di non avere aspettative in merito mentre il 57% delle persone – ossia la maggioranza – pensa a un risarcimento finanziario.

    Al momento sono stati raccolti fondi per finanziare le richieste di risarcimento dalle diocesi pari a 20 milioni di euro. Una cifra che potrebbe aumentare visto che dovrebbero essere alienati anche beni immobiliari.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vaticano_abusi_risarcimenti_vittime_francia_vescovi_francesi_vaticano_papa_francesco_cei-6614762.html