Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Focolari-Francia: rapporto finale sugli abusi

    Focolari-Francia: rapporto finale sugli abusi

    Con qualche mese di ritardo – la consegna era prevista entro la fine del 2021 – è stato pubblicato il 30 marzo 2022 il rapporto finale dell’inchiesta indipendente condotta dalla GCPS Consulting sulla vicenda riguardante «i casi di violenza sessuale su minori commessi da JMM [Jean-Michel Merlin], ex focolarino consacrato residente in Francia» (cf. qui su SettimanaNews).

    Le vittime al centro

    «Il compito di questa indagine indipendente – si legge nella sintesi del rapporto, che è pubblicata e disponibile anche in italiano (qui) – era ascoltare le vittime e raccogliere ulteriori testimonianze, oltre a indagare se ci fossero state omissioni, insabbiamenti o silenzi da parte dei responsabili del Movimento».

    GCPS Consulting – a cui l’inchiesta era stata affidata il 23 dicembre 2020 dai responsabili del Movimento dei Focolari – è un organismo indipendente «la cui missione è da sempre quella di aiutare le istituzioni a migliorare i loro sistemi di prevenzione e segnalazione degli abusi», si legge nel comunicato pubblicato sul sito ufficiale dei Focolarini (qui). «Su richiesta delle vittime» – si legge ancora nel comunicato – l’inchiesta è stata affidata a un organismo indipendente, seguendo la decisione e lo spirito della Conferenza episcopale francese, che nel 2019 ha incaricato la CIASE, «con il solo obiettivo di porre le vittime al centro delle priorità e del lavoro dell’inchiesta».

    Il Movimento ha voluto – quale ulteriore forma di garanzia per le vittime – che l’inchiesta e la stesura del rapporto fossero supervisionate da una figura terza e indipendente, senza alcun rapporto col Movimento, nella persona dell’alto funzionario di stato Alain Christnacht (la cui relazione è disponibile qui in italiano).

    Le conclusioni

    Oltre al rapporto completo (di un centinaio di pagine, disponibile qui), GCPS pubblica anche una sintesi del lavoro svolto, del metodo seguito e dei risultati raggiunti. I quali – per il caso specifico oggetto d’indagine – sono perentori: attraverso racconti «credibili e affidabili» di vittime di abuso e di altri testimoni che coprono un arco temporale di oltre 30 anni (1963-1998), «l’Indagine Indipendente è giunta alla conclusione che JMM è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, includendo quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri».

    Le vittime direttamente accertate per via di denuncia sono 26 (di altre 11 si sospetta, avendone ricevuta notizia indiretta). La commissione indipendente si è preoccupata di ascoltare anzitutto i loro racconti e di verificarne la credibilità. L’inchiesta è giunta alla conclusione che «tutti gli abusi denunciati hanno avuto luogo in condizioni che l’Indagine indipendente etichetta come “ascendente psicologico”», dove appunto l’abuso psicologico (di coscienza) ha accompagnato quello sessuale in un contesto di relazioni «caratterizzate da significativi squilibri di potere».

    Il tratto manipolatore di Jean-Michel Merlin emerge dai racconti sia delle vittime, sia delle loro famiglie sia anche dei suoi responsabili all’interno del Movimento, «che per anni furono a conoscenza della situazione soltanto in minima parte». Le responsabilità del Movimento vengono però chiaramente riconosciute nel rapporto: non diversamente da quanto accadeva in altri ambiti ecclesiali, anche il Movimento dei Focolari – scrive la commissione – «per molto tempo si è preoccupato più di proteggere gli abusatori e la propria reputazione piuttosto che sostenere le vittime», contribuendo talora «a far sentire in colpa le vittime» e lasciando per anni Jean-Michel Merlin «nella stessa posizione di autorità, permettendogli di abusare del suo potere».

    Per delineare il contesto nel modo più completo possibile, la commissione ha raccolto anche altre denunce di abuso interne ai Focolari (non collegate al caso Merlin) – di carattere non solo sessuale, ma anche psicologico, spirituale ed economico-finanziario – ricavandone che il profilo degli abusatori è «spesso simile a quello di JMM, persone carismatiche idolatrate dagli altri, considerate centrali, intoccabili, moralmente irreprensibili e degne di fiducia». Aspetto che denuncia l’esistenza di «situazioni di abuso sistematiche che erano e sono tuttora note ai responsabili fin dai primi tempi del Movimento ma che non sono state affrontate».

    «Vi chiediamo PERDONO»

    In una Lettera (qui il testo), pubblicata alla vigilia della presentazione del rapporto (29 marzo), la presidente del Movimento, Margaret Karram, e il copresidente (e responsabile per le questioni morali), Jesus Moran, si sono rivolti ai focolarini di Francia e di tutto il mondo, in modo particolare alle vittime. Riconoscendo il valore del lavoro svolto dal team che ha elaborato l’inchiesta («concluso con professionalità e competenza» dopo più di un anno), i responsabili del Movimento accolgono «un risultato che non può non provocare dolore, vergogna, pentimento».

    «Con questa lettera vogliamo innanzitutto rivolgerci alle vittime di abuso di JMM e ad altre vittime, che sono tra di noi, all’interno della nostra famiglia: ogni nostro pensiero ed espressione va a coloro che hanno subìto un crimine gravissimo che in molti casi ha rovinato la loro vita. Non ci sono parole adeguate ad esprimere lo shock e il dolore che proviamo per tutto questo.

    Le vittime hanno riferito di aggressioni e abusi a vari livelli nei loro riguardi, lasciandole con ferite profonde e indicibili. Per questo vogliamo dirvi grazie con tutto il cuore per aver avuto la forza di denunciare.

    A tutte e tutti voi, a ciascuna e ciascuno personalmente e a nome del Movimento dei Focolari, vi chiediamo PERDONO per la sofferenza a voi inflitta non solo da chi ha commesso abusi, ma anche a causa della nostra indifferenza, della nostra mancanza di vigilanza, della nostra incomprensione. Invitiamo tutti i membri del Movimento dei Focolari in Francia ad associarsi a noi in questa accoglienza delle vittime e delle loro famiglie».

    Consapevoli che «l’avventura del carisma dell’unità, nella sua storia decennale, non registra solo abusi o attentati contro la dignità delle persone, ma è anche costellata da tanta vita, luce e fedeltà e da tanta donazione al servizio dell’unità nella Chiesa e nell’umanità», i vertici focolarini affermano «la determinazione di una condanna senza riserve per queste azioni contrarie ai principi che animano il nostro Movimento, totalmente incompatibili con le regole più elementari del rispetto e dell’integrità della persona umana».

    Le raccomandazioni

    «Mi impegno a nome del Movimento dei Focolari – afferma ancora Karram – a rispondere con azioni, misure di ascolto, accoglienza e prevenzione, alle raccomandazioni finali formulate dall’indagine indipendente».

    Alcune misure di garanzia e buone pratiche sono già state intraprese dal Movimento, come la costituzione della Commissione centrale per la promozione del benessere e la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili (qui), e delle commissioni nazionali, composte da professionisti di vari ambiti (giuristi, psicologi, educatori, esperti dell’età evolutiva, pediatri), cui far pervenire le segnalazioni dei casi di abuso. Anche per le vittime di Merlin è stata attivata una procedura di sostegno psicologico. Il rapporto lo riconosce: «senza dubbio il Movimento ha compiuto passi significativi per cambiare la situazione in relazione alla tutela dei minori e sta progettando ulteriori misure».

    Il rapporto offre anche alcune raccomandazioni finali. Anzitutto, sul risarcimento delle vittime: «il meccanismo di risarcimento sia indipendente dal Focolare, eseguito in modo trasparente ed efficiente da un’organizzazione o entità terza composta da persone adeguatamente esperte e indipendenti dal Focolare». Poi, che si tenga conto delle altre vittime e dei casi pendenti, includendoli nella strategia per monitorarli e nelle procedure di sostegno.

    Da parte loro, i Focolari hanno espresso come preoccupazione principale quella di «contribuire il più possibile al processo di ricostruzione delle vittime, incluso un risarcimento finanziario se necessario e richiesto». Per questo, su raccomandazione della Chiesa in Francia, il Movimento ha chiesto alla «Commission indépendante de reconnaissance et de réparation» (qui), organo multidisciplinare composto da esperti della società civile e istituito dai religiosi francesi (CORREF) di accompagnare le vittime che lo desiderano nel loro percorso di riparazione.

    http://www.settimananews.it/ministeri-carismi/focolari-francia-rapporto-finale-sugli-abusi/

  • Prete, artista di fama e pedocriminale: un nuovo vecchio caso scuote la Francia

    Prete, artista di fama e pedocriminale: un nuovo vecchio caso scuote la Francia

    41022 SAINT-ETIENNE-ADISTA. Lo chiamavano “il Picasso della Chiesa”, prete-pittore le cui opere – vetrate, affreschi, quadri – sono diffuse in moltissime chiese della Francia centroorientale, tanto che nel 2020 sono state promosse, durante le Giornate del Patrimonio, su un’applicazione appositamente lanciata dalla Diocesi di Lione. Si chiamava p. Louis Ribes, si firmava RIB, e negli anni ‘70-’80 ha abusato, stando ai dati pervenuti finora, di almeno una cinquantina di bambini. Probabilmente il doppio. Sembra un nuovo “caso Preynat” – il prete che abusò di decine di scout, la cui vicenda causò le dimissioni dell’arcivescovo di Lione card. Philippe Barbarin – anche per via della regione in cui ha agito il prete, deceduto nel 1994, che comprende le tre diocesi di Lione, Saint-Etienne e Grenoble. Il caso, emerso da poco oltralpe, sarà una cartina di tornasole della reale buona volontà della Chiesa francese di affrontare con rigore la questione degli abusi clericali, dopo lo choc del Rapporto Sauvé, che nell’autunno scorso ha rivelato l’esistenza nel Paese transalpino di 216.000 vittime di preti (v. Adista Notizie n. 36/21). Lo scorso 13 gennaio, i tre vescovi delle diocesi coinvolte – che hanno creato per questo caso una unità interdiocesana di coordinamento – hanno emesso un comunicato in cui affermavano che diverse persone si erano rivolte loro denunciando abusi sessuali perpetrati da p. Ribes: inizialmente avevano ricevuto due segnalazioni, una a Grenoble, nel 2016, da parte di Annick Moulin, e una a Lione, da parte della figlia di una vittima, Luc Gemet, nel luglio 2021. Un’altra, a gennaio 2022, è stata presentata a Saint-Etienne. «Lo scorso ottobre abbiamo acquisito la certezza della veracità dei fatti», hanno scritto, esprimendo alle vittime «la loro profonda compassione e la vergogna che un prete abbia commesso tali atti» e annunciando che «per rispetto alle vittime, le opere di p. Ribes saranno progressivamente rimosse e ritirate» dalle chiese. I vescovi inoltre hanno invitato le vittime a farsi avanti, attraverso le unità d’ascolto create nelle diocesi. Ma hanno anche organizzato un incontro pubblico in una sala comunale, il 18 gennaio, nel luogo di origine del prete, il villaggio di Grammond (Loire), alla presenza del vescovo di Saint-Etienne mons. Sylvain Bataille e del sindaco del paese. A quella riunione, cui si sono presentate ben 60 persone, ne sono seguite altre – e altre ne seguiranno – nei dipartimenti interessati: si sono presentate decine di vittime. A oggi, quelle che si sono esposte pubblicamente e che chiedono un risarcimento sono una cinquantina.

    Liberare la parola

    Il 18 gennaio, all’incontro di Grammond (800 abitanti) si conoscevano tutti e così si sono confrontati tra loro. «Tutti sapevano quello che vivevamo, ma nessuno parlava», raccontano i più anziani. «Questa riunione è importante – ha subito detto il vescovo Bataille, promotore dell’incontro –: si parlerà di un prete, pittore apprezzato, che ha abusato di bambini. Sono venuto dunque a liberare la parola». Moderava il dibattito il diacono Jean-Louis Reymondier: «Fare verità talvolta è doloroso», ha esordito. «Ci siamo attivati per sollecitare testimonianze di potenziali vittime nella diocesi e nel Comune. A oggi se ne sono presentate 5». Una voce si è levata dal pubblico: «Solo nel nostro villaggio, potete moltiplicare questa cifra per 10».

    Gli abusi di p. Ribes

    La maggior parte degli abusi di Ribes – mai assegnato a una parrocchia – avveniva nel contesto della sua attività di pittore, usando la sua doppia autorità di sacerdote e artista per attirare i bambini in una trappola. Aggirando la vigilanza degli adulti, li spingeva a spogliarsi per le sue “opere”, sottolineando quanto fossero importanti per la loro realizzazione. Li aggrediva sessualmente, poi li riempiva di regali mettendo la museruola alle loro parole. «Mi faceva posare nudo per le sue opere», racconta Gemet, 58 anni, padre di quattro figli, abusato dagli 8 ai 15 anni a Vienne e oggi uno dei testimoni principali, spinto dalla figlia a denunciare l’accaduto e motivato dal desiderio che suo nipote «non debba più vivere niente del genere»; «Diceva che era amore, l’amore di Dio, usava la religione per sottomettermi». La sua famiglia, molto osservante, aveva conosciuto il prete convalescente dopo un infarto. «Ha usato il pretesto che aveva bisogno di me per fare degli esercizi di respirazione. Bisognava salirgli sopra, sui suoi polmoni perché espirasse, poi deviava verso il sesso: mi baciava sulla bocca, mi imponeva delle fellatio, mi stuprava». Ribes era un manipolatore: «Ero attirato dal lato artistico, era colto. Mi faceva posare nudo, poi mi faceva regali, una batteria, strumenti musicali». «Pensavo di essere solo – confessa Gemet, che poi ha trovato la forza di raccontare la sua storia al settimanale Marianne (17/1) – ma mi rendo conto che c’è stato un numero enorme di vittime, un centinaio come minimo». Ribes era molto noto e ricercato nella regione per la sua pittura di ispirazione cubista, e questo gli rendeva molto facile trovarsi da solo con bambini, che utilizzava come modelli, come conferma anche Annick Moulin: «Faceva degli schizzi – racconta – in camera sua, sul suo letto. Una volta finito il disegno, mi toccava» (Francebleu, 17/1). «Era arte, e in più lui era un artista conosciuto. Era un amico dei miei, che erano a mille miglia dall’immaginare ciò che accadeva». Annick aveva 9 anni. I fatti, ovviamente, sono caduti in prescrizione, e la Chiesa afferma di esserne venuta a conoscenza l’autunno scorso in seguito al Rapporto Sauvé. Ma per Annick, la Chiesa avrebbe potuto rendersene conto già alla morte del prete, quando fra i suoi averi saltò fuori materiale pedopornografico: «C’erano schizzi di bambini nudi, Polaroid, talvolta in pose allusive. Sopra c’erano i nostri nomi! Quando si trovano cose del genere, qualche domanda ce la si pone», afferma Annick suggerendo che all’epoca la cosa sia stata intenzionalmente taciuta, distruggendo i documenti. «È un grande passo ora, che la Chiesa ci riconosca come vittime. Ma io ho deciso di parlare, voglio che queste cose si sappiano. È stato talmente venerato!». Dopo Luc e Annick, in tanti, all’incontro di Grammond, si sono fatti avanti a denunciare «la capacità di presa di quest’uomo, con la sua pittura, la sua aura, le sue conoscenze, i suoi regali… ci ha ingannati tutti», come afferma una donna. «Solo adesso, con l’ondata mediatica che c’è stata, ho preso coscienza che anch’io, avendo posato nuda per lui, sono una vittima». Un’altra confessa: «Oggi sono felice, tutti sanno chi era quest’uomo. Non ho mai detto niente ai miei genitori». Stordito dalle testimonianze il vescovo: «Sono molto addolorato con voi, è spaventoso. Bisogna creare un gruppo di discussione». Luc concorda: «Dobbiamo aiutare le persone a ricostruire la loro vita. Il risarcimento va elargito subito, prima che qualcuno si suicidi».

    Le vittime si organizzano

    In questi pochi mesi, le vittime hanno lanciato un collettivo, con l’obiettivo di scambiarsi informazioni, di sostenersi a vicenda e di andare avanti insieme, per ottenere risarcimento. «È inevitabile, quando si comprende la portata di questa vicenda, che si senta il dovere di unire le forze», afferma la figlia di Luc, Danaï Gemet, membro del collettivo. Queste persone che sono state in silenzio per anni, devono essere consce dell’entità del danno. E poi, quando una vittima passa davanti a un quadro, davanti alle vetrate, è una ferita profonda. Per noi, è davvero una lotta per far togliere queste produzioni. Tutto ciò che potrebbe toccare la commercializzazione delle produzioni di Ribes… c’è stata un’asta, credo, negli anni ’90, la diocesi di Lione ha commercializzato un libro… vogliamo che tutto ciò che può portare soldi sia fermato, e che le persone colpite da questa vicenda non debbano più soffrire».

    La risposta della Chiesa

    L’attività pedocriminale del prete e le denunce delle vittime oggi non possono più restare senza risposte. Le tre diocesi francesi sembrano aver capito di doversi mobilitare su diversi fronti. In primis, l’ascolto delle vittime: «È stata creata un’unità di coordinamento interdiocesana. Alcune carenze in termini di archiviazione o di trasmissione delle informazioni alla gerarchia sono state identificate e sono state messe in atto soluzioni per migliorare la raccolta e il follow-up delle testimonianze delle vittime», affermano i tre vescovi. «Questa dolorosa vicenda ci impegna a continuare il lavoro già iniziato negli ultimi anni, che ha portato in particolare alla creazione di unità di ascolto nelle nostre diocesi (che lavorano sette giorni su sette, 24 ore su 24, ndr), alla pubblicazione del rapporto Ciase e ora all’istituzione dell’INIRR (Autorità Nazionale Indipendente di Riconoscimento e Riparazione, ndr) nonché, a livello locale, a gruppi di discussione». «Per quanto riguarda le richieste di riconoscimento e di riparazione (sostegno, mediazione, eventuale importo del risarcimento, ecc.), ribadiamo – affermano i vescovi – la nostra volontà di accompagnare le vittime delle nostre diocesi nei loro sforzi e ricordiamo che i vescovi di Francia hanno incaricato e finanziato un’Autorità nazionale indipendente di riconoscimento e riparazione (INIRR), che sarà operativa entro la fine del mese. Speriamo sinceramente che possa aiutare le vittime». Tutte e tre le diocesi hanno fatto inoltre una segnalazione alla Procura della Repubblica, trasmettendo il numero e i nomi delle persone coinvolte. La Procura deciderà poi se procedere a un’indagine o meno. Le ombre sul passato restano, ovviamente: p. Ribes ha certamente beneficiato della complicità di persone che sapevano e hanno taciuto. A questo proposito, i vescovi hanno anche affermato di aver appreso, il 28 gennaio, che nel 1994, alla morte del prete, erano stati ritrovati disegni e schizzi «nel suo appartamento del seminario maggiore di Vienne-Estressin (dove aveva trascorso gli ultimi 26 anni della sua vita, ndr), in seguito bruciati da un prete e da una laica, come riferito alla giustizia. Inoltre, ci possono essere foto, dipinti e schizzi di proprietà privata». Come quelle in possesso di Luc Gemet, che ha deciso di pubblicare su Marianne. Quanto alle opere, sono state quasi tutte collocate in locali diocesani inaccessibili al pubblico. Una, monumentale, è temporaneamente coperta. Discorso più complesso per le vetrate delle chiese nella diocesi di Lione, di proprietà del Comune: sono state inviate lettere agli otto sindaci interessati perché prendano una decisione. «Dal momento che le realizzazioni pittoriche sono frutto di violenza sessuale, non sono opere, non sono arte», è stato affermato.

    E adesso?

    Il timore delle vittime è che dopo l’esplosione iniziale, tutto si sgonfi. Dalla pubblicazione del Rapporto Sauvé certamente qualcosa è cambiato, ma basterà? «Nel nostro caso, le cose sono andate così: la maggior parte delle vittime, 49, ha inviato la propria testimonianza alle tre diocesi interessate e sono state ricevute; altre non vogliono più avere contatti con l’istituzione della Chiesa cattolica», racconta ad Adista il 23 marzo Annick Moulin. «Da parte mia, ci sono andata il 5 febbraio con le mie due sorelle e mio fratello, anche loro vittime, e siamo stati accolti piuttosto bene. Le diocesi ci hanno informato di aver fatto una denuncia al Pubblico Ministero perché i fatti erano stati denunciati nel 1976 ma sono stati taciuti e coperti da persone ancora in vita. Inoltre, un prete e una laica hanno distrutto prove al momento della morte di Ribes». Quanto alla rimozione delle opere, «le diocesi hanno accolto le nostre richieste, ma non ci sono più notizie riguardo alla rimozione delle vetrate». «Abbiamo anche chiesto – ci spiega Annick – di mettere a disposizione un fondo di emergenza per le vittime in sofferenza morale in modo che possano accedere alle cure psicologiche, e ci è stato detto di contattare l’INIRR. Questo organismo però è entrato in funzione alla fine di febbraio e i dossier non saranno trattati per diversi mesi… Dal 19 febbraio, non ci sono più notizie dalle diocesi». L’inquietudine, dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora, è tanta: «Domenica 20 marzo è stata una giornata nazionale di preghiera per le vittime della violenza sessuale e degli abusi di potere e di coscienza all’interno della Chiesa. Nessuno di noi è stato contattato dalle tre diocesi». I giorni passano, il silenzio è il peggior nemico, e le vittime non hanno più tempo: «Dalla presentazione del Rapporto Sauvé, nell’istituzione della Chiesa cattolica le cose finora sono cambiate poco», conclude Annick con amarezza.

    https://www.adista.it/articolo/67798

  • ABUSI SESSUALI DEL CLERO SU DONNE E UOMINI ADULTI

    ABUSI SESSUALI DEL CLERO SU DONNE E UOMINI ADULTI

    REGENSBURG-ADISTA. Nonostante quanto comunemente si ritiene, anche gli adulti possono diventare vittime di abusi in contesti ecclesiali. In particolare, tre quarti degli abusi all’interno della Chiesa cattolica si verificano o iniziano in un contesto di cura pastorale – consulenza, incontri in parrocchia, direzione spirituale ecc. -, un ambito di azione della Chiesa che presenta potenziali fattori di rischio interdipendenti al suo interno. Esso infatti presenta rischi potenziali e reali per l’assoluta mancanza di regole, di una deontologia e di ruoli definiti, di confini invalicabili, in una relazione (quella tra il pastore e la persona adulta che chiede aiuto) fortemente squilibrata a livello di potere e autorità. La questione si gioca sui concetti di “vulnerabilità” e di “vulneranza”, neologismo che indica non tanto gli attori della cura pastorale, quanto il contesto generale, che esprime un potenziale di vittimizzazione e che strutturalmente permette, quando non favorisce, lo sviluppo di abusi. Di qui la necessità di una teoria della cura pastorale che non riguardi solo l’individuo ma che incorpori anche riflessioni sulle dinamiche di potere strutturali e sistemiche.

    Di questo tema, fondamentale per risalire alle cause radicali dell’abuso clericale, tratta “Vulnerance of Pastoral Care”, un saggio accademico di Ute Leimgruber, docente di Teologia pastorale e Omiletica alla Facoltà di Teologia cattolica dell’Università di Regensburg, pubblicato il 17 marzo scorso in modalità “open access” sulla rivista Religions (13, 256; piattaforma open access MDPI), che dedica un numero speciale al tema “Violenza sessuale e spirituale cvontro donne e uomini adulti nella Chiesa cattolica”. Lo traduciamo integralmente dall’inglese per i nostri lettori, mettendolo gratuitamente a disposizione online, nello spirito con cui è stato concepito, come abbiamo già fatto con l’articolo nello stesso numero di Doris Reisinger, su abusi e gravidanze nella Chiesa .

    https://www.adista.it/articolo/67792

  • Cassazione: torna in carcere sacerdote accusato di abusi

    Cassazione: torna in carcere sacerdote accusato di abusi

    (ANSA) – PALERMO, 24 MAR – È tornato in carcere don Sergio Librizzi, per molti anni al vertice della Caritas diocesana di Trapani.

    La Corte di Cassazione ha infatti confermato la sentenza di condanna a sei anni inflitta dalla Corte di Appello.

    Il sacerdote era stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale e corruzione. In qualità di componente della Commissione per il riconoscimento dello status di richiedente asilo era accusato di avere ottenuto prestazioni sessuali dai migranti in cambio di favori nella pratica per il permesso di soggiorno. Librizzi era stato arrestato nel giugno del 2014 e in primo grado condannato a nove anni, pena confermata dalla Corte di Appello di Palermo. La Cassazione aveva però annullato la sentenza con rinvio e alla fine del 2020, dopo il secondo processo di appello, era stato condannato a sei anni due mesi e 20 giorni, modificando il reato in induzione alla corruzione. Il prete ha già scontato quattro anni, dovrà scontare il residuo della pena nel carcere di Termini Imerese. (ANSA).

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2022/03/24/cassazione-torna-in-carcere-sacerdote-accusato-di-abusi_2cabba69-f0e7-4987-b166-d36263d5d7f8.html

  • Abusò di un ragazzino durante la colonia estiva: prete a processo

    Abusò di un ragazzino durante la colonia estiva: prete a processo

    Durante una colonia estiva avrebbe abusato sessualmente di un ragazzino di 13 anni. Denunciato dai genitori dell’adolescente, don Livio Graziano, sacerdote operatore della comunita’ “I Figli di Emmaus” di Prata Pcrincipato Ultra e’ comparso questa mattina di fronte ai giudici di Avellino per rispondere di violenza sessuale.

    Ascoltato da esperti e psicologi il ragazzino ha poi confermato i sospetti dei familiari e sul cellulare del sacerdote sono stati trovati messaggi a sfondo sessuale che il 50enne inviava alla vittima. I genitori si sono costituiti parte civile e nella prossima udienza fissata per il 21 aprile sara’ ascoltato il padre del 13enne.
    https://www.cronachedellacampania.it/2022/03/abuso-ragazzino-prete/
  • Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

    Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

    Il colonnello dei carabinieri, Saverio Lombardi, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità.

    Lombardi, che è stato a capo dei carabinieri di Enna, qualche mese fa è stato trasferito a Lecce come capo ufficio del personale.

    Il rinvio a giudizio, al termine dell’udienza preliminare, presente il procuratore di Enna, Massimo Palmeri, pm Michele Benintende, giudice Michele Martino Ravelli. La vicenda del colonnello Lombardi è emersa nel corso dell’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Enna e coordinata dalla Procura ennese, sul sacerdote Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile dello scorso anno, per violenza sessuale a danno di minori. Nel corso di una telefonata, intercettata all’epoca dagli inquirenti, tra il colonnello ed il vicario del vescovo, Nino Rivoli, Lombardi annuncia una sua visita al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana perchè vuole parlare della vicenda Rugolo. La procura decide così di interrogare il vescovo Gisana per comprendere quali siano le ragioni che possano avere portato un ufficiale dei carabinieri a recarsi di sera ed in borghese all’episcopio.

    Ed è proprio il Vescovo a raccontare che Lombardi sarebbe andato a trovarlo per consigliargli di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio della sua benemerenza come Cavaliere del Santo Sepolcro. “Mi disse – dice il vescovo – che sarebbe stato meglio cambiare avvocato perché, quello che avevo scelto, poteva essere finito dentro un’inchiesta per mafia“. Il processo al colonnello Lombardi inizierà al Tribunale di Enna il prossimo 5 luglio.

    Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

  • Gli abusi sessuali di don Rugolo a Enna, l’inchesta si allarga: chiesto il processo per il colonnello dei Cc Saverio Lombardi

    Gli abusi sessuali di don Rugolo a Enna, l’inchesta si allarga: chiesto il processo per il colonnello dei Cc Saverio Lombardi

    La procura di Enna ha chiesto il rinvio a giudizio per tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità per il colonnello dei carabinieri di Enna, Saverio Lombardi ora trasferito a capo ufficio del personale a Lecce.

    È emerso nel corso dell’udienza del processo, ieri a tarda sera, che si celebra al Tribunale ennese, contro il prete Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile dello scorso anno, per violenza sessuale a danno di minori. Durante l’inchiesta che riguardava le violenze su un minore sono emersi altri due casi. Per la prima volta, dall’inizio del processo, in aula era presente l’imputato.

    Nel corso dell’udienza sono stati sentiti gli ufficiali di pg che hanno confermato che il colonnello Lombardi avrebbe consigliato al Vescovo Rosario Gisana di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio dell’appoggio dell’alto prelato per diventare cavaliere del Santo Sepolcro.

    È il colonnello Lombardi a chiamare il vicario del vescovo, Nino Rivoli, e annunciare una sua visita per la vicenda Rugolo. Lombardi si sarebbe recato di sera ed in borghese all’episcopio. Il fatto non è sfuggito agli inquirenti e la procura ha convocato il vescovo Gisana il quale ha confermato che Lombardi era andato a trovarlo per consigliare di cambiare avvocato. «Mi disse – ha affermato il vescovo- che era meglio che cambiassi avvocato perché quello che avevo scelto poteva essere finito dentro un’inchiesta per mafia».

    Nell’udienza gli investigatori della polizia di Stato che hanno testimoniato hanno raccontato di foto e chat a sfondo sessuale sequestrati nei supporti informatici a don Giuseppe Rugolo. Dalle intercettazioni, sulle quali hanno riferito gli ufficiali di P.G., emerge che tra i prelati della diocesi di Piazza Armerina fosse diffuso il timore che fossero in corso le intercettazioni. L’analisi dei dati informatici confermerebbe che il sacerdote intratteneva rapporti sessuali con giovani, anche dopo il suo trasferimento a Ferrara, nonché con giovani che erano stati suoi alunni in istituti scolastici di Enna.

    Da una registrazione fatta dallo stesso imputato, nel corso di un incontro con il vescovo Gisana, viene fuori come quest’ultimo fosse disponibile ad elargire somme di denaro per soddisfare tutte le esigenze di natura economica dell’imputato che veniva anche informato delle iniziative legali della vittima da parte della Diocesi. A conferma di questo, tra i file rinvenuti all’interno dei supporti informatici sequestrati, è stata trovata la denuncia consegnata dalla vittima nelle mani del Vescovo, che doveva avere natura strettamente riservata. Nel corso dell’udienza è emerso che il vescovo Gisana era già stato informato prima della denuncia della parte offesa, delle presunte violenze sessuali di Rugolo a danno di altri giovani.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/news/gli-abusi-sessuali-di-don-rugolo-a-enna-l-inchesta-si-allarga-chiesto-il-processo-per-il-colonnello-dei-cc-saverio-lombardi-1513442/

  • Caso Rugolo: Chiesto il rinvio a giudizio per il colonnello dei carabinieri Saverio Lombardi

    Caso Rugolo: Chiesto il rinvio a giudizio per il colonnello dei carabinieri Saverio Lombardi

    La procura di Enna ha chiesto il rinvio a giudizio per tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità per il colonnello dei carabinieri di Enna, Saverio Lombardi ora trasferito a capo ufficio del personale a Lecce.

    È quanto emerge nel corso della V udienza del processo, che sì celebra al Tribunale ennese, contro Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile deIlo scorso anno, per violenza sessuale ai danni di minori.

    Per la prima volta dall’inizio del processo, in aula era presente Rugolo. Nel corso dell’udienza sono stati sentiti gli ufficiali di PG che hanno confermato l’intervento del colonnello Lombardi il quale consigliò al Vescovo Rosario Gisana di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio della sua insignitura a Cavaliere del Santo Sepolcro.

    È il colonnello Lombardi a chiamare iI vicario del vescovo, Nino Rivoli e annunciare una sua visita aI vescovo per la vicenda Rugolo. Lombardi si sarebbe recato di sera ed in borghese all’episcopio.

    Il fatto non è sfuggito agli inquirenti e la procura ha convocato il vescovo Gisana il quale, candidamente, ha confermato che Lombardi era andato per consigliargli di cambiare avvocato. “Mi disse – dice il vescovo – che era meglio che cambiassi avvocato perché quello che avevo scelto poteva essere finito centro un inchiesta per mafia”.

    Caso Rugolo: richiesto rinvio a giudizio per il Colonnello dei Carabinieri Saverio Lombardi

  • Abusi sessuali dal prete nel 2016. Il pm: denuncia tardiva, archiviate

    Abusi sessuali dal prete nel 2016. Il pm: denuncia tardiva, archiviate

    Milano – Gli abusi denunciati risalgono al 2015 e al 2016 quando la vittima, all’epoca 47enne, frequentava la parrocchia dell’Annunciazione nel quartiere milanese di Affori. Violenze, secondo il racconto della donna, commesse dall’allora parroco, don Maurizio Lucchina, ora indagato per violenza sessuale. Il pm Roberto Fontana ha chiesto l’archiviazione del procedimento, in quanto la denuncia è stata presentata l’anno scorso, oltre il limite temporale di un anno dai fatti già aumentato dal cosiddetto Codice rosso. Istanza alla quale si è opposto il legale della donna, l’avvocato Daniela Cultrera, che ha chiesto di disporre l’imputazione coatta del sacerdote 65enne, attualmente responsabile della parrocchia Santa Maria alla Fontana di Milano, per il reato di violenza privata (procedibile d’ufficio) aggravato perché commesso da un ministro di culto, in concorso con il reato di violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità psichica.

    In questo modo si potrebbe aprire un processo, “bypassando“ i termini. Il caso approderà quindi davanti al gip di Milano, che dovrà fissare l’udienza per decidere se archiviare il caso, disporre l’imputazione coatta del sacerdote oppure chiedere alla Procura nuove indagini. Il parroco denunciato dalla donna è fratello di un altro prete, don Alberto Lucchina, anche lui finito al centro di accuse su presunti abusi sessuali. Episodi non collegati fra loro. Nel 2020, quando don Alberto era parroco di Inzago, alle porte di Milano, una donna pubblicò una lettera sul portale dell’associazione Rete L’abuso, che sostiene le vittime di abusi sessuali in ambienti ecclesiastici, accusandolo di averla violentata negli anni Novanta.

    «Lo può sapere bene chi come me, in prima media, affidata come tanti altri bambini/e dai propri genitori alle sue cure durante i campeggi estivi – scriveva la donna – lo vedeva togliersi la maschera da prete integerrimo la notte, quando veniva a trovarmi nel mio sacco a pelo”. Nei confronti di don Alberto Lucchina, che si è autosospeso, è in corso un procedimento davanti al Tribunale ecclesiastico regionale: la vittima, ascoltata, ha confermato gli episodi. Il fratello, don Maurizio, è stato invece denunciato in Procura dall’altra donna, anche lei sostenuta da Rete L’abuso, che ha depositato una chiavetta Usb con la videoregistrazione di un incontro con il sacerdote avvenuto nel 2021 e ha citato come testimoni una psichiatra, una psicologa e un’educatrice. Dopo gli episodi, avvenuti in casa e nell’ambiente della parrocchia, la donna ha vissuto infatti una profonda e crisi, sfociata l’anno scorso nella decisione di denunciare. Testimoni mai ascoltati.

    Anche la donna e il parroco non sono mai stati convocati dalla Procura, che ha chiesto da subito l’archiviazione perché il termine per denunciare la violenza sessuale è scaduto il primo gennaio 2017. “Termini così stringenti non hanno senso – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione – perché gli abusi avvenuti in questo ambiente hanno un iter di maturazione lunghissimo. Secondo gli studi, una persona può arrivare alla scelta di denunciare anche dopo 35 anni. Noi abbiamo raccolto in questi anni circa 1.400 segnalazioni: il 90% è improcedibile, sia in ambito civile che penale, perché i reati sono già prescritti”.

  • AVVISO AZIONE – Lancio dell’invito all’azione dei sopravvissuti al G7 per porre fine alla violenza sessuale infantile

    AVVISO AZIONE – Lancio dell’invito all’azione dei sopravvissuti al G7 per porre fine alla violenza sessuale infantile

    Domani, giovedì 24 febbraio 2022, i leader del G7 si incontreranno in  un  vertice virtuale  come incontro di avvio per preparare il vertice principale del G7 il 26-28 giugno in Germania.
    La task force per la mobilitazione dei sopravvissuti del G7 ha approvato l’invito all’azione del G7 per porre fine alla violenza sessuale nell’infanzia ha approvato la scorsa settimana un invito all’azione del G7 dei sopravvissuti per porre fine alla violenza sessuale nell’infanzia e dozzine di organizzazioni e alleati di sopravvissuti si stanno unendo a questa campagna di advocacy.
    RICHIESTA DI AZIONE:
    Si prega di contattare gli sherpa del G7, i capi di Stato e i ministeri dei governi sono la nostra massima priorità oggi a causa della chiamata virtuale dei leader del G7 domani. Puoi trovare la presentazione con i dettagli degli sherpa G7 qui .   
    Se hai ulteriori informazioni/informazioni di contatto sugli sherpa G7, ti preghiamo di condividerle in modo che possiamo aggiornare la presentazione.
    PUNTI DI DISCORSO   per conversazioni o e-mail con gli sherpa del G7 qui .
    ELENCO OBIETTIVI G7  con una scheda per ogni paese G7 qui   Se hai ulteriori informazioni/informazioni di contatto, condividilo in modo che possiamo aggiornare il foglio di calcolo.