Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • “Informai il Vaticano ma il caso non interessò”

    “Informai il Vaticano ma il caso non interessò”

    È fissato per lunedì a Enna l’interrogatorio di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote siciliano quarantenne arrestato l’altro ieri per di violenza sessuale e atti sessuali su minori. Il religioso, ora ai domiciliari al seminario di via Fabbri, è accusato di aver abusato di tre minorenni mentre ricopriva il ruolo di collaboratore canonico ed educatore dell’Azione Cattolica in provincia di Enna. I fatti si sarebbero verificati sia quando era ancora seminarista che dopo essere stato ordinato sacerdote. A giorni, quindi, don Giuseppe potrà fornire al giudice la propria versione dei fatti.

    “Spiegheremo la nostra posizione – è il commento dell’avvocato Denis Lovison, difensore del prete insieme al collega catanese Antonio Lizio – e poi faremo il Riesame verso la misura cautelare. Rimaniamo infatti convinti che non sussistano le esigenze cautelari”. In attesa dei prossimi passaggi giudiziari, trapelano altri dettagli sul percorso che ha portato all’arresto del sacerdote siciliano, partito dalla denuncia di un giovane che, dieci anni prima, avrebbe subito violenza da Rugolo.

    Inizialmente, prima di rivolgersi alla polizia, il giovane racconta ad altri sacerdoti quello che stava accadendo. Grazie all’intermediazione di un parroco, prima i genitori e poi la stessa presunta vittima riescono a parlare con il vescovo di Piazza Armerina (diocesi di riferimento di don Giuseppe), Rosario Gisana. Il monsignore avvia così un’indagine “previa”, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo. L’istruttoria, però, come scrive il gip nell’ordinanza, “non avrebbe dato alcun esito”, anche a causa del fatto che alcuni testimoni non hanno risposto alla convocazione. Il passaggio successivo è l’allontanamento di Rugolo. Il sacerdote viene infatti trasferito a Ferrara, ufficialmente per ragioni di studio ma in realtà per sottoporsi a cure e a un percorso psicoterapeutico.

    Ma non è tutto. Del caso, a suo tempo, viene informata anche la Santa Sede. A rivelarlo è lo stesso vescovo Gisana, in una telefonata del gennaio 2021 intercettata dagli inquirenti. La chiacchierata arriva all’indomani di una richiesta di informazioni sull’argomento arrivata dalla Congregazione del Clero.

    Il monsignore parla con un altro prelato illustrando le iniziative adottate nei confronti di don Giuseppe e chiedendo consigli. Spiega di avere informato “la Congregazione della Fede” la quale avrebbe poi rispedito tutto al mittente spiegando che “non interessa perché il giovane è stato… quando era seminarista ha avuto questo abuso con un minore ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era maggiorenne il minore…”. Insomma, la questione non sarebbe di competenza della Congregazione.

    Ma Gisana non si ferma. “Per scrupolo – prosegue – ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno risposto con la stessa dicitura”. E ancora: “Io l’ho tolto dalla parrocchia, l’ho mandato in un’altra diocesi dove l’ho sottoposto a un percorso psicologico. Ora come mi devo comportare?”. Intanto il caso è approdato anche su ‘Chi l’ha visto’. Ieri sera, durante la trasmissione di Rai3, il capo della Squadra Mobile di Enna, Antonino Ciavola ha rivolto un appello ad eventuali altre vittime.

  • Arrestato prete pedofilo

    Arrestato prete pedofilo

    di Pierelisa Rizzo e Mimmo Trovato

    ENNA. Violenza sessuale e abusi sessuali con minorenni, aggravati dall’aver approfittato delle presunte vittime a lui affidate per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica. È l’accusa mossa dalla Procura di Enna a don Giuseppe Rugolo, ex parroco della città siciliana, arrestato dalla squadra mobile e posto ai domiciliari nel seminario di Ferrara. Nei suoi confronti il Gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare che è stata eseguita nella citta Estense, dove il sacerdote era stato trasferito.

    Il primo caso era emerso dopo la denuncia, nel dicembre scorso, della vittima alla squadra mobile di Enna, gli altri due, per atti sessuali, durante le indagini. Per questo il procuratore Massimo Palmeri ha lanciato un appello “invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare” visto che diversi “elementi ci inducono a ritenere probabile che ci siano altre vittime delle attenzioni sessuali del sacerdote: li invitiamo a farsi avanti”. Nella denuncia alla polizia il giovane ha raccontato di violenze subite tra il 2009 ed il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino a 20 anni. Aveva segnalato la vicenda anche alla diocesi di Piazza Armerina, ma, hanno sostenuto i suoi legali, la risposta nel 2019 sarebbe stato un indennizzo da 25mila euro attraverso la Caritas in cambio di una clausola sul silenzio.

    È emerso, infatti che il Tribunale ecclesiastico aveva aperto un procedimento canoni- co, nel corso del quale il sacerdote non è stato sentito con la sola acquisizione di una sua dichiarazio- ne resa al vescovo di Piaz- zaArmerina don Gisana, ma il procedimento si sarebbe concluso per difetto di competenza, perché i fatti, secondo la sentenza della Chiesa, sarebbero avvenuti quando era seminarista. La vittima aveva anche scritto al Papa, cercando giustizia e per impedire che altri giovani potessero subire le stesse violenze.

    La svolta arriva con le indagini della squadra mobile di Enna che, con la collaborazione della polizia postale, riescono ad accedere a chat e scambi di messaggi sul cellulare del sacerdote che, scrive la Procura di Enna, sono stati “un riscontro dell’attività investigativa, a conferma della piena genuinità dei fatti denunciati” dalla vittima. Non solo. La polizia ha scoperto anche altri abusi: atti sessuali con minorenni quando don Rugolo era già stato ordinato sacerdote. Reati che la Procura gli ha contestato dopo avere anche sentito le due nuove vittime. “La mia dolorosa storia – ha commentato il giovane che ha denunciato – sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare.

    La Squadra Mobile di Enna e in particolare il suo dirigente, Nino Ciavola, hanno fatto un lavoro eccezionale riscontrando, insieme alla Procura, tutte le cose che io avevo raccontato. Invito chi ha subito abusi a denunciare, un atto che impone coraggio, ma che ti rimette in pace con te stesso”. Il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, parla di “accuse, se accertate, gravi, sia sotto l’aspetto penale che morale” ed ha “espresso vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna”. “Fin da subito – afferma – ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti e ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile. Alle presunte vittime assicuro la mia preghiera confidando che l’opera della magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti”.

    https://www.americaoggi.us/post/arrestato-prete-pedofilo

  • Enna, violenza sessuale su minori: arrestato un prete dopo la denuncia di un ragazzo

    Enna, violenza sessuale su minori: arrestato un prete dopo la denuncia di un ragazzo

    ENNA. Per farsi ascoltare aveva scritto perfino a papa Francesco, che ha chiesto chiarimenti alla diocesi di Piazza Armerina. Poi sono state le indagini della Squadra mobile di Enna a dargli ragione e una giovane vittima di abusi sessuali, oggi 28enne, con la sua denuncia ha permesso l’arresto di un sacerdote, don Giuseppe Rugolo, insegnante di religione, ex parroco a Enna e organizzatore di tante iniziative a favore dei bambini e dei ragazzi.

    Il sacerdote, che il vescovo di Piazza Armerina aveva allontanato e che era stato trasferito a Ferrara, si trova adesso agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Enna, per i reati di «violenza sessuale ed atti sessuali con minori sia quando era ancora seminarista, sia dopo essere stato ordinato sacerdote; reati aggravati dal fatto di essere stati consumati in danno di minori a lui affidati per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica», come informano in una nota procura e questura di Enna.

    La vittima nello scorso dicembre, dopo che le sue denunce pubbliche non sortivano effetti, si è finalmente decisa a presentarsi in questura e a raccontare agli uomini della Squadra mobile diretti da Nino Ciavola cosa aveva dovuto subire. L’indagine è stata lunga e molto delicata; la procura con il capo Massimo Palmeri e i sostituti Stefania Leonte e Orazio Longo, hanno anche ascoltato il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, come persona informata dei fatti. Il sacerdote era stato già allontanato dalla diocesi nell’ottobre 2019. Nel corso della messa domenicale aveva detto che doveva lasciare Enna per andarsi a curare al Nord. Ma la scorsa estate era rientrato a Enna, partecipando ad attività nell’oratorio con bambini e adolescenti.

    Ciò che ha richiamato nella mente della vittima, gli abusi subiti da ragazzino e che, a quel punto, ha deciso di denunciare. Ne ha prima parlato con altri sacerdoti, poi con il vescovo, quindi ha scritto al Papa, prima di recarsi in questura. «La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare – dice il giovane -. La Squadra mobile di Enna e in particolare il suo dirigente, Nino Ciavola, che ha accolto la mia denuncia hanno fatto un lavoro eccezionale riscontrando, insieme alla procura, tutte le cose che io avevo raccontato. Invito chi ha subito abusi a denunciare, un atto che impone coraggio, ma che ti rimette in pace con te stesso».

    «Il giovane – dicono gli investigatori – ha raccontato ogni dettaglio circa gli atti subiti tra il 2009 ed il 2013, ovvero da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20». Sono stati ascoltati decine di testimoni, alcuni da anni non vivono più a Enna e sono stati raggiunti da agenti di altre Squadre mobili, e il sospetto era che il giovane non sia stata l’unica vittima di quel sacerdote. E infatti, durante le indagini sono emersi «ulteriori reati commessi ai danni di altri due minori, nei confronti dei quali l’indagato ha svolto ruolo di guida spirituale».

    La polizia postale ha poi cercato tracce degli abusi su computer e telefono cellulare del prete. «In tal modo ogni dettaglio raccontato dalla presunta vittima ha trovato riscontro all’esito dell’attività investigativa, a conferma della piena genuinità dei fatti denunciati». La procura di Enna ha lanciato un appello a tutti coloro che hanno frequentato quella parrocchia di Enna alta ai tempi in cui era parroco il sacerdote finito ora ai domiciliari: «La procura della Repubblica di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime – scrivono i pm -. L’appello dei magistrati è, quindi, rivolto a tali soggetti, che sono invitati a recarsi presso gli uffici della Polizia per denunciare quanto eventualmente subito».

    Alcuni mesi fa, don Rugolo aveva ricevuto dalla procura l’avviso delle indagini. Nel Ferrarese, il sacerdote ha fondato un’associazione che raccoglie 300 giovani. E sono state proprio alcune mamme a formare il «Comitato per don Rugolo», che definisce «indicibili ed inaccettabili» gli accertamenti e i risultati dell’inchiesta. Questa presa di posizione ha scatenato la reazione di Francesco Zanardi, presidente nazionale di «Rete l’Abuso»: «Una comunità che rema contro gli stessi appelli di Papa Francesco, che chiede trasparenza. Una trasparenza che manca. A partire dal vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana che, appena raccolta la denuncia della presunta vittima, non ha sospeso il prete, ma lo ha trasferito nel Ferrarese, dove continua ad occuparsi di giovani».

    «Le accuse contestategli, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale – è il commento del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana –. Fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile. Alle presunte vittime assicuro la mia preghiera confidando che l’opera della magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti».
    https://www.lastampa.it/cronaca/2021/04/27/news/enna-violenza-sessuale-su-minori-arrestato-il-parroco-a-piazza-armerina-1.40203878

  • Enna, chi è il prete arrestato per violenza sessuale: almeno 3 le vittime di don Giuseppe Rugolo

    Enna, chi è il prete arrestato per violenza sessuale: almeno 3 le vittime di don Giuseppe Rugolo

    ENNA – Sono almeno tre le presunte vittime, all’epoca dei fatti tutti minorenni, del sacerdote ennese della Diocesi di Piazza Armerina arrestato oggi dalla polizia a Ferrara (dove il prete si era trasferito)  su disposizione del Gip di Enna che ha concesso i domiciliari. In manette è finito don Giuseppe Rugolo, parroco che ha gestito un’associazione con centinaia di giovani dai 12 ai 20 anni – Progetto 360 – e che ha sempre riscosso un particolare plauso per le attività svolte, dai 12 ai 20 anni.

    Inizialmente il trasferimento da Enna del sacerdote, avvenuto nell’ottobre del 2019, si era detto collegato a problemi di salute. Poi negli ultimi mesi sono venuti fuori i reali motivi del suo spostamento in Emilia Romagna.

    L’arcidiocesi di Ferrara Comacchio, che si è messa a disposizione della magistratura una volta appreso delle indagini a carico del prete di Enna, con una nota aveva precisato che al momento dell’arrivo del sacerdote non esisteva alcun impedimento canonico per il completamento del suo curriculum universitario nella facoltà teologica di Padova e che la permanenza a Ferrara era stata accuratamente concordata con il vescovo della diocesi di Piazza Armerina. Lì il sacerdote è stato apprezzato per la sua disponibilità e nessun dubbio era sorto sulla sua condotta.

    L’indagine, che ha scosso la comunità ennese, ha avuto origine da un esposto dettagliato che la presunta vittima ha consegnato alla squadra mobile. Il giovane che ha anche scritto a Papa Francesco per raccontare quanto accaduto, aveva appena 15 anni quando sarebbero avvenuti «in parrocchia ed anche nei campi organizzati dal prete» i fatti adesso al centro delle attività di approfondimento investigativo. La lettera avrebbe aperto ad una richiesta di chiarimenti alla diocesi da parte del Vaticano.

    Ma ci sarebbero anche altri due ragazzini vittime di abusi. Il primo caso come detto è emerso dopo la denuncia della vittima alla squadra mobile di Enna, gli altri due durante le indagini. Per questo la Procura di Enna ha lanciato un appello «invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare».

    Il giovane, nella sua denuncia, ha raccontato di violenze subite tra il 2009 ed il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20 anni. La Procura ha delegato le indagini alla squadra mobile che ha svolto attività tecnica, sentendo decine di persone informate sui fatti, trovando elementi di riscontro alla ricostruzione della vittima. Diversi potenziali testimoni da anni non vivono più ad Enna per studio o lavoro e sono stati sentiti da personale delle squadre mobili di varie Questure d’Italia.

    Oltre a intercettazioni ed alle tecniche investigative di tipo tradizionale, la polizia ha effettuato perquisizioni domiciliari e accertamenti informatici alla ricerca di elementi di prova. Grazie al prezioso lavoro della Polizia Postale i contenuti dei numerosi supporti di memoria, computer e telefono cellulare sono stati sequestrati, duplicati da un consulente tecnico nominato dalla Procura e analizzati dalla squadra mobile di Enna. E questo, secondo l’accusa, ha permesso agli investigatori di trovare ulteriori riscontri al racconto del denunciante.

    Durante le indagini sono emerse come detto nuove ipotesi di reato, abusi, che sarebbero stati commessi dal sacerdote nei confronti di altri due minorenni, per i quali l’indagato svolgeva il ruolo di guida spirituale. La Procura di Enna «non esclude che possano esserci altre potenziali vittime» e ha rivolto loro «un appello» invitandoli a «denunciare alla polizia quanto eventualmente subito».

    Mentre i fatti che hanno fatto partire l’indagine  e che la presunta vittima aveva già denunciato al vescovo Gisana,  si sarebbero svolti dal 2008 al 2013, gli altri sarebbero, invece, più recenti. Da indiscrezioni, oltre al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, sarebbero state sentite dalla squadra mobile di Enna decine di persone tra cui anche alcuni sacerdoti della città ai quali il giovane ormai maggiorenne avrebbe chiesto aiuto, raccontando le violenze subite. La presunta vittima avrebbe trovato sostegno in un solo sacerdote.

    La denuncia formalizzata alla squadra mobile sul finire dello scorso anno dal giovane assistito dall’avv. Eleanna Parasiliti, seguirebbe nel tempo un processo al tribunale ecclesiastico di Palermo che si sarebbe però concluso con un archiviazione motivata da, un “difetto di competenza” poiché al momento dei fatti contestati, il prete era ancora seminarista.

    Recentemente un gruppo di mamme ennesi i cui figli hanno partecipato alle tante attività organizzate da padre Rugolo – che dal 2018 fino al trasferimento a Ferraro è stato parroco della chiesa di San Cataldo a Enna  per aggregare i più giovani –  hanno espresso solidarietà al prete e hanno sottolineato tutta la loro incredulità di fronte alla accuse che oggi hanno portato all’arresto. Ed alla loro incredulità si è unita anche quella di numerosi fedeli che raccontano di avere trovato nel tempo, in padre Rugolo un amico ed un alleato nei momenti più difficili, fedeli che hanno affidato i propri figli al prete per partecipare ai tanti Grest da lui organizzati e che stanno adesso vivendo con profondo dolore questa vicenda.

    Eppure si pensa che ci possano essere altri vittime dei presunti abusi. «Dall’inchiesta, oltre a quella su cui la polizia indagava, sono emersi due casi – il procuratore di Enna, Massimo Palmeri -. Questo e altri elementi ci inducono a ritenere probabile che ci siano altre vittime delle attenzioni sessuali del sacerdote. Li invitiamo a farsi avanti, a denunciare».

    «C’è da sottolineare – ha osservato il magistrato – il ruolo di educatore e formatore spirituale religioso dell’autore dei fatti contestati che ha un compito molto delicato nella società. Educatori a cui i genitori si rivolgono e affidano speranzosi i loro figli, credendoli veicolatori di una formazione, di un’educazione e di principi. Questi comportamenti rappresentano una sorta di tradimento per i genitori che si sono fidati».

    Il procuratore Palmeri sottolinea come «in questa indagine sono comparse le difficoltà classiche che gli investigatori incontrano in una città come Enna, non abituata a fatti del genere».

  • Li educava alla religione e li violentava

    Li educava alla religione e li violentava

    ENNA – Un sacerdote delle diocesi di Piazza Armerina, don Giuseppe Rugolo, è stato arrestato dalla quadra mobile di Enna per violenza sessuale e atti sessuali con minorenni commessi quando era seminarista e anche dopo la sua ordinazione.

    La Procura gli contesta l’aggravante dell’aver approfittato delle presunte vittime a lui affidate per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica.

    Il gip ha emesso un’ordinanza agli arresti domiciliari, il prete si trova a Ferrara. Le indagini erano stata avviate lo scorso dicembre dopo la denuncia di un giovane alla squadra mobile.

    Sono tre le presunte vittime, all’epoca dei fatti tutti minorenni. Sono un giovane che avrebbe subito violenza sessuale e altri due ragazzini vittime di abusi. Il primo caso è emerso dopo la denuncia, gli altri due durante le indagini.

    Per questo la Procura di Enna ha lanciato un appello “invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare”. Il giovane ha raccontato di violenze subite tra il 2009 ed il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20 anni.

    “La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare”, dice il giovane che ha dato lo spunto all’avvio dell’inchiesta. “La squadra mobile di Enna ha fatto un lavoro eccezionale riscontrando, assieme alla Procura, tutte le cose che io avevo raccontato. Invito chi ha subito abusi a denunciare, un atto che impone coraggio, ma che ti rimette in pace con te stesso”.

    Grazie al prezioso lavoro della polizia postale i contenuti dei numerosi supporti di memoria, computer e telefono cellulare sono stati sequestrati, duplicati da un consulente tecnico nominato dalla Procura e analizzati dalla squadra mobile di Enna. E questo, secondo l’accusa, ha permesso agli investigatori di trovare ulteriori riscontri.

    Durante le indagini sono emerse nuove ipotesi di reato, abusi, che sarebbero stati commessi dal sacerdote nei confronti di altri due minorenni, verso i quali l’indagato ha svolto ruolo di guida spirituale. La Procura di Enna “non esclude che possano esserci altre potenziali vittime”.

    “Nei confronti di don Giuseppe Rugolo si è determinata una gogna mediatica – dicono gli avvocati Antonio Lizio di Catania e Denis Lovison di Ferrara, difensori del sacerdote -, con contenuti anche calunniosi e diffamatori, che non possono ulteriormente essere tollerati e in relazione ai quali ci riserviamo di agire a tutela del nostro assistito, che allo stato ha il diritto di essere considerato innocente, ex articolo 27 comma 2 della Costituzione”.

    I difensori respingono le accuse rivolte al prete e si dicono anche certi “di poter fare chiarezza il prima possibile nelle sedi opportune, a tutela dell’onorabilità, della dignità e del decoro del nostro assistito”.

    “Abbiamo appreso dagli organi di informazione – spiegano il legali – che il nostro assistito Don Giuseppe è stato destinatario di una misura cautelare emessa dal Gip di Enna”.

    Il prete, ricostruiscono, è stato convocato in Questura a Ferrara per la notifica dell’ordinanza di domiciliari, uscendo dagli uffici verso le 12.30, “ma alle ore 8.40 il contenuto dell’ordinanza era già stato diffuso pubblicamente”.

    I difensori si dicono “perplessi dalle tempistiche e dalle modalità di diffusione di informazioni relative a un procedimento penale, ancora in fase di indagini, con grave vulnus per tutte le persone coinvolte, a vario titolo. Tale diffusione è avvenuta ancora prima ancora che questi difensori potessero avere contezza delle contestazioni formulate al proprio assistito, in violazione del segreto istruttorio. Si tratta di aspetti in relazione ai quali il nostro assistito non è stato ancora in grado di interloquire e di fornire la propria versione”.

    https://www.lasiciliaweb.it/2021/04/27/li-educava-alla-religione-e-li-violentava/

  • Ferrara, abusi su minori: arrestato sacerdote di Enna

    Ferrara, abusi su minori: arrestato sacerdote di Enna

    Il parroco era stato trasferito nel Ferrarese per seguire un dottorato. Gli inquirenti: le vittime denuncino le violenze

    FERRARA. E’ agli arresti domiciliari a Ferrara il parroco don Luigi Rugolo, accusato di violenza sessuale su minori. Sono tre le presunte vittime, all’epoca tutte minorenni, del sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina (Enna) posto agli arresti domiciliari dal Gip della città siciliana ed eseguito dalla polizia di Ferrara dove il prete si è trasferito. Nel Ferrarese il parroco non ha mai celebrato funzioni o fatto vita di parrocchia, quindi non è mai entrato in contatto con la comunità. I fatti contestati risalgono al periodo siciliano. L’indagine, particolarmente articolata e complessa, parte dalla denuncia di un giovane, oggi maggiorenne, che aveva segnalato le violenze prima ad altri sacerdoti e al vescovo della diocesi. Don Rugolo era stato così trasferito in altra sede, ufficialmente per seguire un dottorato. La vittima però a quel punto, dopo avere scritto anche a papa Bergoglio, ha denunciato tutto alla polizia.

    Il giovane ha raccontato ogni dettaglio degli atti subiti tra il 2009 e il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20. I pm hanno delegato l’attività investigativa alla Squadra mobile di Enna, che ha sentito decine di persone informate sui fatti, molte delle quali hanno fornito elementi di riscontro a quanto denunciato dalla vittima. Ogni dettaglio raccontato dalla presunta vittima ha trovato riscontro anche sui pc, telefoni e supporti informatici, che nei mesi scorsi erano stati sequestrati al sacerdote, per anni parroco a Enna e alla guida di un’associazione giovanile. L’esame, affidato a un consulente della procura, ha accertato che i contenuti dei numerosi supporti di memoria confermano i fatti. Tra l’altro, le indagini hanno permesso di trovare riscontri sugli abusi che avrebbero subito altri due minorenni dei quali Rugolo era la guida spirituale. Dopo essere stato condotto in questura per la formale contestazione dei capi di accusa e il rilievo delle impronte, il sacerdote è stato posto agli arresti domiciliari. Gli inquirenti lanciano un appello a chiunque avesse subito abusi da lui a farsi avanti e denunciare.

  • ENNA – Agli arresti don Giuseppe Rugolo

    ENNA – Agli arresti don Giuseppe Rugolo

    La Procura della Repubblica lancia un appello invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare.

                     La Polizia di Stato – Squadra Mobile di Enna – ha eseguito la misura cautelare degli arresti domiciliari, disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Enna su richiesta del Procuratore della Repubblica, dott. Massimo Palmeri, e dei Sostituti Procuratori, Dr.ssa Stefania Leonte e Dott. Orazio Longo.

                     La misura cautelare è stata applicata ad un sacerdote della diocesi di Piazza Armerina, indagato per aver commesso i reati di violenza sessuale ed atti sessuali con minori sia quando era ancora seminarista, sia dopo essere stato ordinato sacerdote; reati aggravati dal fatto di essere stati consumati in danno di minori a lui affidati per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica.

                     Lo scorso mese di dicembre un giovane ha chiesto aiuto agli uomini della Squadra Mobile della Questura di Enna denunciando le violenze subite ad opera di un seminarista (poi ordinato sacerdote), educatore di una associazione cattolica.

                    Gli investigatori della Polizia di Stato, ascoltati i gravissimi fatti denunciati dal ragazzo, hanno immediatamente avvisato la Procura della Repubblica che ha coordinato le complesse ed articolate indagini con Magistrati altamente specializzati in reati contro la persona.

                  Il giovane ha raccontato ogni dettaglio circa gli atti subiti tra il 2009 ed il 2013, ovvero da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20. I Pubblici Ministeri hanno delegato ogni attività investigativa alla Squadra Mobile ennese che ha curato l’espletamento delle attività tecniche, esaminando altresì decine di persone informate sui fatti, molte delle quali hanno fornito elementi di riscontro a quanto denunciato dalla vittima.

                   Molte delle persone a conoscenza dei fatti da anni non vivono più ad Enna per motivi di studio o di lavoro e, pertanto, è stata richiesta la collaborazione delle Squadre Mobili di varie Questure d’Italia.

                 Oltre alle intercettazioni ed alle tecniche investigative di tipo tradizionale, gli uomini della Polizia di Stato hanno effettuato perquisizioni domiciliari accertamenti informatici, utili per ricercare elementi di prova. Grazie al prezioso lavoro della Polizia Postale, i contenuti dei numerosi supporti di memoria, computer e telefono cellulare, sono stati sequestrati, duplicati da un consulente tecnico nominato dalla Procura della Repubblica e analizzati dalla Squadra Mobile di Enna.

                In tal modo ogni dettaglio raccontato dalla presunta vittima ha trovato riscontro all’esito dell’attività investigativa, a conferma della piena genuinità dei fatti denunciati.

                  Nel corso delle indagini sono emersi ulteriori reati commessi ai danni di altri due minori, nei confronti dei quali l’indagato ha svolto ruolo di guida spirituale.

                 Alla luce delle numerose e concordanti risultanze emerse dalle indagini della Squadra Mobile, la Procura della Repubblica di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime.              L’appello dei Magistrati è, quindi, rivolto a tali soggetti, che sono invitati a recarsi presso gli Uffici della Polizia di Stato per denunciare quanto eventualmente subito.

                 A tale proposito, è opportuno ricordare che presso le Squadre Mobili delle Questure italiane prestano servizio uomini e donne specializzati in materia di reati contro la persona, pronti ad ascoltare le potenziali vittime, avvalendosi anche del supporto di psicologi specializzati.

                  Nelle prime ore della mattinata odierna, personale della Squadra Mobile della Questura di Enna, coadiuvato dai colleghi della Squadra Mobile della Questura di Ferrara, ha dato esecuzione alla misura cautelare disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Enna. Il sacerdote, dopo essere stato sottoposto ai rilievi foto-dattiloscopici dalla Polizia Scientifica e dopo le incombenze di rito, è stato ristretto in regime di arresti domiciliari per rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

    Comunicato stampa Squadra Mobile

  • COMUNICATO ROSSO: VIOLENZA SESSUALE NEI CONFRONTI DI UN BIMBO: LA PROCURA LO ASCOLTA DOPO 72 GIORNI DALLA DENUNCIA

    COMUNICATO ROSSO: VIOLENZA SESSUALE NEI CONFRONTI DI UN BIMBO: LA PROCURA LO ASCOLTA DOPO 72 GIORNI DALLA DENUNCIA

    Ci sono voluti ben 72 giorni perché la Procura di Gela trovasse il tempo per ascoltare un bambino, presunta vittima di reati a sfondo sessuale.

    Questo è il tempo intercorso fra la presentazione della denuncia, trasmessa scrupolosamente il giorno successivo dal Commissariato competente, ed il giorno in cui è stato ascoltato il piccolo.

    E ancora oggi, malgrado le evidenze probatorie acquisite, anche con l’incidente probatorio del piccolo, sempre su esclusiva sollecitazione degli Avvocati della persona offesa, il fascicolo giace presso gli uffici della Procura di Gela, così come altri che riguardano lo stesso indagato, accusato di fatti gravissimi anche ai danni della moglie e di altre donne.

    Tutti i procedimenti avviati, alcuni già dal 2019, non hanno avuto alcuno sviluppo processuale in un senso o in un altro.

    Eppure il rispetto della normativa sul codice rosso avrebbe imposto l’ascolto della persona offesa entro tre giorni ed invece, oltre che all’inadeguata applicazione delle norme procedurali, abbiamo assistito all’inaspettato intervento del Pubblico Ministero che ha financo avanzato una richiesta di affidamento del bambino ai Servizi Sociali, nonostante quest’ultimi avessero valutato inopportuno e dannoso separare il piccolo dalla mamma.

    Giustamente il Tribunale di Gela, rigettando la richiesta del Pubblico Ministero, ha affidato in via esclusiva il bambino alla madre, scongiurando la beffa.

    Una vicenda che ha dell’assurdo soprattutto perché l’indagato è un appartenente alle forze dell’Ordine che continua a fare una vita normale nel silenzio del suo Corpo di appartenenza e soprattutto con il pieno sostegno della sua parrocchia.

    Durante il triduo pasquale, pochi giorni dopo il provvedimento di affidamento esclusivo del figlio alla madre, l’indagato è stato immortalato, sull’Altare Maggiore di una chiesa appartenente alla Diocesi di Piazza Armerina, accanto al sacerdote, perfettamente informato di tutte le vicende ed accanto a Monsignor Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina.

    Eppure la delicatezza della vicenda oltre che ragioni di opportunità avrebbero dovuto imporre alle Istituzioni coinvolte maggiore attenzione e certamente un contegno rispettoso anche delle presunte vittime.

    Enna 20 apr 21

    Avv. Giuseppe S. Messina                                             Avv. Eleanna Parasiliti Molica

  • Papa Francesco, rimosso vescovo Usa che copriva abusi sessuali

    Papa Francesco, rimosso vescovo Usa che copriva abusi sessuali

    Monsignor Michael J. Hoeppner non è più vescovo della diocesi statunitense di Crookston, nel Minnesota, dopo essere stato sollevato dall’incarico da Papa Francesco, in seguito alla copertura di un caso di abusi sessuali.
    Hoeppner ha 71 anni e in passato avrebbe fatto pressioni su un ragazzo candidato a diventare diacono affinché tacesse gli abusi subiti da un sacerdote e non li facesse diventare accuse formali.

    Nel maggio 2017 Monsignor Hoeppner è stato il primo vescovo a essere citato in giudizio individualmente per coercizione. Un record negativo, certo, ma una vittoria e una liberazione per tutte le persone vittime di abusi da parte di prelati. Il giovane candidato al diaconato ha fatto sapere che le gravi pressioni ricevute dal Monsignore erano state come “subire di nuovo abusi”.
    Questa è l’ennesima macchia che cade sulla Chiesa guidata oggi da Papa Francesco. Lo stesso pontefice sta facendo ogni cosa in suo potere per riportare l’ordine e stare dalla parte delle vittime di abusi.

    Era il mese di settembre del 2019 quando è stato comunicato che il vescovo Hoeppner sarebbe stato il primo vescovo al mondo a essere indagato per insabbiamento di abuso ai sensi del motu proprio di papa Francesco “Vos Estis Lux Mundi”, quello che descrive l’obbligo di denuncia e le responsabilità dei vescovi sulle proprie omissioni. Una delle tante novità introdotte da Bergoglio nello svolgimento del suo pontificato.

    Ma non ci sono solo gli Usa in questa cattiva compagnia. Meno di un mese fa Francesco aveva fatto dimettere monsignor Marcelo Alejandro Cuenca Revuelta, alto prelato argentino molto criticato nel Paese sudamericano, colpevole di aver insabbiato gli abusi sessuali ai danni di una ragazza da parte di un prete suo amico da venticinque anni, Luis Alberto Bergliaffa.

    Il problema degli abusi sessuali su donne e uomini da parte di sacerdoti è davvero internazionale. Stati Uniti, Argentina e adesso anche la Germania. Come accaduto nella diocesi di Colonia travolta dallo scandalo pedofilia. Secondo quanto emerso dall’indagine indipendente sulla gestione della violenza sessuale nell’arcidiocesi di Colonia, che ricordiamo è la più grande della Germania, commissionata dal cardinale Rainer Maria Woelki, centinaia di minori avrebbero subito violenza da parte dei sacerdoti che sarebbero stati coperti da diversi vescovi. Ed è la seconda volta che la Chiesa Cattolica tedesca finisce viene travolta da uno scandalo relativo alla pedofilia.

    https://www.affaritaliani.it/cronache/papa-francesco-rimosso-vescovo-usa-che-copriva-abusi-sessuali-734519.html

  • Giada Vitale, abusi sessuali da Don Marino Genova/ “Nuova istanza per riaprire caso”

    Giada Vitale, abusi sessuali da Don Marino Genova/ “Nuova istanza per riaprire caso”

    A Storie Italiane la vicenda di Giada Vitale, una ragazza che ha denunciato un prete, Don Marino Genova, per molestie e abusi, poi condannato dalla Cassazione a 4 anni e 10 mesi.

    La vittima si dice arrabbiata: “20 giorni fa abbiamo presentato la terza istanza di riapertura visto che il mio caso era stato archiviato per ben due volte. In questi (altro…)