Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • «Violenza sessuale, botte e aborti: il rosario degli abusi dei preti pedofili»

    «Violenza sessuale, botte e aborti: il rosario degli abusi dei preti pedofili»

    «Sono stato molestato sessualmente per tanto tempo, e oltre cento volte, e queste molestie sessuali mi hanno provocato traumi e flashback per tutta la vita. Fa fatica vivere la vita, fa fatica stare insieme alla gente, avere rapporti con le persone, anche con la mia famiglia e i miei amici».

    Sono le parole di uomo, asiatico, vittima, da quando era bambino, di un prete pedofilo, che irrompono di prima mattina nell’aula nuova del Sinodo, dove sono riuniti i 190 cardinali, vescovi, presidenti delle conferenze episcopali e superiori generali di tutto il mondo partecipanti all’incontro sulla «Protezione dei minori nella Chiesa». «Ogni volta che ho parlato con i provinciali e con i superiori maggiori, questi hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusatori, e questo a volte mi uccide», prosegue l’uomo, che ora chiede «di produrre azioni severe che realmente rimettano in riga gli abusatori», che li «indichino con nome e cognome», che «li puniscano».

    È una delle cinque testimonianze video delle vittime di abusi sessuali – le identità non sono state divulgate all’esterno dell’aula – con cui papa Francesco ha voluto che fosse aperto il summit sulla pedofilia nella Chiesa, immediatamente prima del suo intervento. Parla un altro uomo, dal Cile, dove è esploso l’ultimo scandalo in ordine di tempo, attorno al pedofilo seriale don Fernando Karadima, per anni parroco a Santiago, nel 2011 condannato dalla Santa sede per abusi su minori (ma sono oltre ottanta i preti cileni coinvolti in abusi sessuali su minori dal 2000 ad oggi), e ai vescovi a lui più vicini (ne sono stati rimossi nove): «È difficile parlare dell’abuso sessuale subìto», racconta, ma mi decido e «vado a raccontare tutto a santa madre Chiesa, dove penso che mi ascolteranno e mi rispetteranno. Ma la prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa.

    Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo deve finire». E rivolgendosi direttamente ai partecipanti all’incontro: «Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati, in alcuni casi, in assassini dell’anima, in assassini della fede. Vediamo solo la punta dell’iceberg. Nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché? Perché si procede come quando ci si trova di fronte a un tumore: si deve trattare tutto il tumore, non limitarsi a rimuoverlo; quindi serve la chemioterapia, la radioterapia, bisogna fare dei trattamenti. Non serve estirpare il tumore e basta».

    Una prassi, quella di ignorare e anzi di aggredire le vittime, confermata anche da un prete abusato quando era adolescente, oggi 53enne, dell’Europa dell’est: «Andavo dal prete perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa, e lui toccava le mie parti intime – racconta –. Ho passato una notte nel suo letto. Dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto al vescovo, gli ho scritto, ma non mi ha mai risposto», anzi quando «l’ho incontrato, mi ha attaccato senza tentare di comprendermi».

    «Dall’età di quindici anni ho avuto relazioni sessuali con un prete, questo è durato tredici anni. Sono rimasta incinta tre volte e tre volte mi ha fatto abortire, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi», racconta una donna africana. «Avevo paura di lui – continua – e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano. In questa relazione non avevo il diritto di avere dei ragazzi; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché mi aiutasse economicamente… Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava. Sento di avere una vita distrutta. Ho subito così tante umiliazioni in questa relazione che non so che cosa mi riservi il futuro».

    https://ilmanifesto.it/violenza-sessuale-botte-e-aborti-il-rosario-degli-abusi-dei-preti-pedofili/

  • Rozzano (MI): ex parroco condannato a 6 anni e 4 mesi, il ruolo del vescovo di Brescia „”Questa cosa resti tra noi”: quando il vescovo cercò di coprire un prete pedofilo“

    Rozzano (MI): ex parroco condannato a 6 anni e 4 mesi, il ruolo del vescovo di Brescia „”Questa cosa resti tra noi”: quando il vescovo cercò di coprire un prete pedofilo“

    “Una vicenda oscura, dalla provincia milanese: la storia di don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano, condannato a 6 anni e 4 mesi lo scorso settembre con l’accusa di tentata violenza sessuale su minore. I fatti risalirebbero al dicembre del 2011: la vittima (tale o presunta) è un ragazzo che all’epoca aveva soltanto 15 anni. Il tribunale ha decretato per don Galli anche il divieto di contatto con minori e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici: la difesa ha già annunciato che ricorrerà in Appello.

    Ma non tutti sanno che questa strana storia coinvolge in qualche modo anche la nostra provincia. O meglio, l’attuale vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada, all’epoca vescovo vicario di Milano e responsabile della formazione del clero. Da alcune registrazioni telefoniche, realizzate da un familiare della vittima e pubblicate da Fanpage (gli audio sono ascoltabili per intero a questo link), sarebbe emersa una certa conoscenza di quanto accaduto, di fronte ai familiari del ragazzo.

    Le parole del vescovo

    “Noi non vogliamo dare l’impressione di minimizzare le cose, ma dall’altra parte abbiamo davanti delle persone e dobbiamo anche in qualche modo tutelarle”, dice Tremolada con riferimento a don Galli. E ancora, in merito al trasferimento di don Galli a Legnano: “E’ vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti. Ma lo diremo se ci verrà chiesto perché lo avete fatto”.

    La terza registrazione entra nel dettaglio di quanto successo: era la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011 quando don Galli avrebbe abusato del ragazzino, nel letto matrimoniale della sua abitazione. Il giovane ha raccontato di essere stato “toccato”, e quindi abusato; don Galli ha invece sempre negato questa circostanza, ma ha comunque ammesso di aver dormito con lui in quel letto.

    “Gli ho raccontato quello che è successo – dice ancora Tremolada – però questa cosa ce la teniamo per noi”. Nel dibattito interviene un familiare, chiede a cosa si riferisca. La risposta del Vescovo di Brescia sembra lasciare pochi dubbi: “A questa cosa qui del letto”.

    Gli sviluppi giudiziari

    I genitori di Fausto, nome di fantasia, denunciano l’accaduto nel 2014. Nei mesi successivi verrà sentito anche Mario Delpini, che oggi è arcivescovo di Milano. Sarà lui ad ammettere davanti ai familiari di aver voluto trasferire don Galli da Rozzano a Milano. La condanna in primo grado per don Galli arriverà quattro anni più tardi, nel settembre del 2018.

    Nel mezzo la tribolata esistenza del ragazzo vittima dell’abuso. “Sono un sopravvissuto – avrebbe detto il giovane – perché ho tentato il suicidio ben quattro volte”. Circostanza poi confermata dalla madre, intervistata ancora da Fanpage: “Mio figlio ha lasciato la scuola, ha cominciato a stare male. Fino a decidere di pensare di togliersi la vita, con quattro tentativi di suicidio”.

    Seguiranno dei ricoveri in ambito psichiatrico protetto, e nuovi percorsi terapeutici. “Siamo sempre stati una famiglia cattolica – ha detto ancora la madre – e inserita in parrocchia. Ma anziché essere riconosciuti come vittime dalla Chiesa, siamo diventati la loro controparte al processo. Ed è questa forse la cosa più dolorosa, e incomprensibile”.

  • Il caso del sacerdote milanese arriva al tavolo del Papa

    Il caso del sacerdote milanese arriva al tavolo del Papa

    Domani Bergoglio incontrerà le vittime delle violenze. Ma anche il presidente di Rete l’Abuso, che portò all’Onu la storia di don Galli

    di Giorgio Gandola

    “Come potrei recitare il Credo senza un brivido?”. È la domanda suprema, quella che accompagna Alessandro Battaglia quando si ritrova davanti la facciata di una chiesa, un campanile, un uomo in tonaca. E per rispondere a questo quesito, che accomuna nella perdita della fede numerose vittime di abusi del clero, domani papa Francesco ha deciso di rispondere, di allargare le braccia e accogliere questi figli martoriati nel corpo e più ancora nello spirito.

    Sarà un incontro riservato, a Roma (luogo e orario segreti). Il Pontefice ha voluto ricavare un momento per le vittime dei preti pedofili a margine del grande summit sul tema della violenza sessuale dei sacerdoti nel mondo, convocato dal 21 al 24 febbraio per discutere della piaga con i presidenti delle Conferenze episcopali, per studiare strategie per prevenire, per combattere. Il titolo “La protezione dei minori nella Chiesa”dice tutto; gli incontri in sessione plenaria saranno moderati da padre Federico Lombardi, ex direttore della sala stampa vaticana, attuale presidente della Fondazione Ratzinger, al rientro sotto i riflettori. Quello del Papa è stato un colpo di scena. Vuole incontrare i rappresentanti delle vittime, ascoltare le loro storie proprio per mandare un messaggio forte a tutti coloro che parteciperanno al summit, che non è inteso come un convegno fra studiosi, ma (le parole sono di Francesco) “una riunione di pastori, un incontro di preghiera e discernimento”. Così domani, fra gli uomini e le donne che attendono da anni di poter ascoltare la parola di conforto del Santo Padre, ci sarà in spirito anche Alessandro, vittima quando aveva 15 anni di don Mauro Galli, giovane sacerdote che abusò di lui a Rozzano, in provincia di Milano, ed è stato condannato a sei anni e otto mesi in primo grado.

    Il dossier verrà consegnato nelle mani di Jorge Mario Bergoglio da Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, che da oltre un decennio è in prima linea contro la pedofilia dei preti e che l’anno scorso ha presentato il caso in un convegno mondiale organizzato dall’Onu, a Ginevra, innescando un modo di indignazione planetario. La particolarità della vicenda sta nel coinvolgimento morale dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, che al tempo dei fatti (dicembre 2011) erano vicario episcopale e responsabile dei giovani sacerdoti. Allora, pur a conoscenza della vicenda, non aprirono il procedimento canonico, ma si limitarono a spostare il prete in un’altra città, sempre a contatto con adolescenti. Di fatto contravvenendo a uno dei punti cardine della tolleranza zero auspicata dal Vaticano: l’obbligo di denuncia da parte degli alti prelati, pena la rimozione dall’ufficio “per cause gravi”.

    La famiglia di Alessandro, molto cattolica, affidò la propria disperazione e la propria sete di giustizia all’arcidiocesi. Ma dopo tre anni di rassicurazioni vuote e di quella che nel calcio si definirebbe melina, decise di denunciare il caso ai carabinieri. Senza per questo rinunciare a scrivere al Papa per illustrargli la vicenda con tutte le sue anomalie e inadempienze. “Abbiamo sempre notato una gentilezza solo formale”, ha ripetuto la famiglia anche dopo la sentenza, “con un disinteresse per la vittima e un solo interesse: difendere l’istituzione”.

    Il carteggio fu regolarmente protocollato, finì negli uffici del Pontefice, ma invano. Infatti non gli impedì di promuovere Delpini e Tremolada. Domani lo riceverà di nuovo dalle mani di chi ha difeso la famiglia fin dal primo giorno. Zanardi rimane diffidente: “Quel summit mi sembra propagandistico, pubblicitario. Se Francesco vuole dare un segnale forte punisca i vescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare”.

    (trascrizione da La Verità del 19 febbraio 2019)

  • Sesso col ragazzino, niente sconti a don Blanchetti

    Sesso col ragazzino, niente sconti a don Blanchetti

    Niente sconti. E un appello «lampo», visto e considerato che la sentenza di primo grado, in abbreviato, porta la data del 26 giugno scorso. Cioè quando don Angelo Blanchetti fu condannato a cinque anni per atti sessuali con minorenne (dopo la riqualificazione del reato contestato, violenza sessuale su minore). Ex parroco di Corna di Darfo e Bessimo, 58 anni, per lui scattarono gli arresti domiciliari nell’estate del 2016, proprio dopo le accuse mosse nei suoi confronti da un 14enne straniero che proprio al sacerdote si era rivolto per prepararsi al battesimo.

    Le lezioni di catechismo, però, si sarebbero trasformate in ben altro: rapporti sessuali consumati nell’arco di un paio di anni (e con una frequenza di almeno due volte al mese) nella cucina della casa del parroco. In appello la conferma della condanna. E le stesse riflessioni da parte della Curia, così come dopo il verdetto di primo grado: «Prendiamo atto della sentenza in appello. Il reato per cui don Blanchetti è stato condannato è tra i più gravi e come Chiesa bresciana viviamo con tristezza questo momento». Ma esprimendo «solidarietà alle vittime di ogni abuso, riteniamo siano sempre doverosi il rispetto e la cautela fino a che intervenga una sentenza definitiva». Durante la perquisizione, all’epoca, nell’abitazione del sacerdote i carabinieri trovarono lubrificanti, profilattici, e la coperta trapuntata (come descritta dal ragazzino) che don Blanchetti sarebbe stato solito stendere a terra prima degli incontri.

    «Se parli finirai all’inferno» gli avrebbe più volte intimato. Nel gennaio di un anno fa la Diocesi (che aveva sospeso il parroco) stabilì in sede stragiudiziale un «ristoro» per il 14enne e sostenerne gli studi.

    https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/19_febbraio_13/sesso-col-ragazzino-niente-sconti-don-blanchetti-b0fedb46-2f7d-11e9-9db5-c6e1c6b28b3d.shtml

  • Scarcerazione in vista per don Walter Mariani

    Scarcerazione in vista per don Walter Mariani

    MANTOVA A quasi cinque anni esatti dal suo ingresso in carcere per don Walter Mariani, il 78enne ex parroco di San Leonardo finito dietro le sbarre per violenza sessuale, si avvicina il momento del ritorno in libertà. Questo grazie ad uno sconto di pena per buona condotta avallato dal Tribunale di Sorveglianza.

    In sostanza al religioso verranno condonati i residui 14 mesi di reclusione a fronte di una pena definitiva pari a sei anni e due mesi. Pena espiata in anticipo dunque per il religioso mantovano a cui, come previsto dall’ordinamento penitenziario, sono stati detratti 3 mesi per ogni anno di detenzione effettivamente scontato. Stando alle indiscrezioni la sua scarcerazione dalla casa circondariale di Bollate dovrebbe avvenire, salvo eventuali ritardi burocratici, già all’inizio del mese prossimo.

    La reclusione per don Walter era iniziata il 4 marzo 2014 col regime d’isolamento nel penitenziario di Bergamo; quaranta giorni dopo era stato trasferito nella struttura carceraria milanese, dov’è rimasto per l’intero iter detentivo, condividendo la cella con altri sacerdoti, nel contesto di un reparto creato appositamente per ospitare religiosi condannati per reati di varia natura. Lo scorso anno il tribunale di Sorveglianza aveva espresso parere favorevole per il suo affidamento ai servizi sociali; ogni settimana poi a casa della sorella a Melzo, località alle porte di Milano, sono numerosi gli ex parrocchiani rimasti a lui legati che gli portano visita.

    L’accusa per don Walter Mariani era quella di aver violentato tre ex prostitute ospiti della comunità “Casa di Ruth”. Il sacerdote era stato poi assolto da uno dei tre casi contestati, ma in primo grado a Mantova era stato condannato a cinque anni di reclusione, poi divenuti sette e mezzo in Appello. La Cassazione aveva quindi annullato la precedente sentenza rinviando il processo a Brescia, dove una nuova sentenza lo aveva condannato a sei anni e due mesi. Condanna, questa, confermata poi in via definitiva dai giudici della Corte Suprema.

    Scarcerazione in vista per don Walter Mariani

  • Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

    Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

    Come per primi avevamo anticipato a giungo 2018 (e tuttora Left è stata l’unica testata giornalistica in Italia ad aver documentato costantemente l’evoluzione del caso), il 22-23 gennaio scorso a Ginevra si è svolto il confronto tra il governo italiano e il Comitato Onu dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in merito al rispetto da parte dello Stato italiano della relativa Convenzione ratificata nel 1989. L’Italia è stata chiamata a rispondere di pesanti accuse di negligenza nella gestione, prevenzione, controllo e giudizio in particolare dei casi di pedofilia clericale, mosse dall’associazione di vittime Rete L’Abuso. Tutto è iniziato lo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’Abuso è uno dei membri fondatori). La Rete L’Abuso, coadiuvata dall’avvocato Mario Caligiuri, ha iniziato a documentare al Comitato di Ginevra “responsabile” della Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza le gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Nel pomeriggio di giovedì 7 febbraio 2019 sono state pubblicate dal Comitato Onu le Conclusioni di cui l’Italia dovrà rispondere quanto prima. Ecco una sintesi tradotta in italiano (a cura di Rete L’Abuso):

    Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia

    dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    1. Garantire la “riabilitazione” dei minori vittime di violenze di genere.

    Link al documento originale

    Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

  • PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019, il Governo italiano è stato interrogato dalle Nazioni Unite, in riferimento all’applicazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

    Dallo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il Funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’ABUSO è uno dei membri fondatori) la Rete L’ABUSO ha iniziato a documentare all’ufficio di Ginevra le varie e gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Relazione Rete L’ABUSO

    Le argomentazioni sollevate dalla Rete L’Abuso sono state portate all’attenzione del Comitato dal Membro Jorge Cardona. Di seguito le opinioni del Comitato, in riferimento ai report che l’Associazione ha inviato.


    Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    Coordinazione
    (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.
    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    (11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

    (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

    Documento integrale 
    Redazione Web

  • Usa, le diocesi del Texas pubblicano i nomi di 286 sacerdoti accusati di abusi

    Usa, le diocesi del Texas pubblicano i nomi di 286 sacerdoti accusati di abusi

    Nell’ambito dell’operazione trasparenza della Chiesa cattolica Usa dopo il report Pennysilvania

    Prosegue l’operazione trasparenza della Chiesa cattolica americana, con la pubblicazione da parte dei responsabili della Chiesa cattolica del Texas di circa 300 nomi di sacerdoti accusati di pedofilia a partire dal 1950. Dopo lo stato di Washington, dell’Illinois e dell’ordine dei gesuiti, le quindici diocesi del secondo Stato più popoloso degli Stati Uniti hanno reso noti i nomi di 286 preti investiti da «accuse credibili di violenza sessuale su un minore» negli ultimi decenni.

    «I vescovi del Texas hanno deciso di rilasciare i nomi di questi sacerdoti in questo momento perché è corretto e giusto, con l’obiettivo di offrire speranza a coloro che hanno sofferto», ha detto in una dichiarazione il cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo della diocesi di Galveston-Houston e presidente della Conferenza episcopale Usa.

    Questa del Texas rappresenta per numero una delle più grandi liste dopo quella pubblicata nel famoso rapporto del Grand Jury in Pennsylvania, dell’agosto 2018, che copre un arco di tempo di circa settant’anni e che ha scosso la Chiesa statunitense già da anni alle prese con indagini federali sulla cattiva condotta sessuale del clero.

    Sono quattordici le diocesi del Texas che hanno fornito i nomi dei sacerdoti abusato pubblicati online. Tra queste: Austin, San Antonio, Dallas e Houston; la quindicesima, Fort Worth, aveva già fornito i dati sulla situazione lo scorso ottobre. Mentre a novembre le autorità texane avevano perquisito gli uffici dell’arcidiocesi di Galveston-Houston alla ricerca di documenti relativi ad un sacerdote colpevole di reati sessuali.

    Dei 286 uomini accusati di pedofilia, 172 sono morti; alcuni dei casi riportati risalgono agli anni ’40, altri come nella diocesi di Laredo al 2000, poco tempo dopo la sua creazione.

  • Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    IL 29 GENNAIO si è svolta davanti al giudice Rossella Tammaro della quarta sezione penale del tribunale di Napoli la prima udienza della causa che vede imputato il cancelliere arcivescovile della curia partenopea padre Luigi Ortaglio. Il giudizio è stato promosso da una persona oggi quarantatreenne che dai tredici ai diciassette anni a Ponticelli, periferia orientale di Napoli, è stato vittima di violenze sessuali da parte del suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Una vicenda che gli ha sconvolto la vita e per la quale dal 2010 chiede giustizia scontrandosi con il muro di gomma della curia.
    Quando nel febbraio del 2017 la sua denuncia ha ripreso slancio grazie a una inchiesta pubblicata sulle pagine nazionali di Repubblica, il cardinale Crescenzio Sepe ha risposto con una nota della curia, firmata da Ortaglio, con la quale sosteneva che il caso era chiuso, riuscendo in trentuno righe a citare otto volte, anche nel titolo, il nome completo della vittima che non era mai stato pubblicato.
    Il 9 marzo del 2017, con l’assistenza del penalista Gianfranco Iannone, la vittima ha presentato querela perché le norme sulla privacy vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare viene considerato reato la pubblicazione del nome delle vittime di abusi sessuali. E il sostituto procuratore Emilia Sorrentino Galante ha disposto il rinvio a giudizio di Ortaglio che di sicuro non ha deciso da solo di ‘aggredire’ la vittima della violenza sessuale ma ha probabilmente obbedito a input superiori.
    La prossima udienza è fissata per l’undici giugno quando ci sarà la sentenza perché il difensore di Ortaglio Mauro Tornincasa ha chiesto il rito abbreviato che significa la riduzione di un terzo della pena.
    Primi, decisivi, passi per il penale, fase avanzata per il civile. Diego Esposito, questo il nome di fantasia utilizzato fino al giugno scorso dalla vittima del prete pedofilo, ha presentato richiesta di risarcimento danni nei confronti di Mura, di Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Nelle prime udienze il giudice Ulisse Forziati della decima sezione civile ha ammesso le prove testimoniali chieste dall’avvocato di Esposito Carlo Grezio e l’otto aprile verranno ascoltati altre due vittime delle violenze di Mura.
    Ed è in dirittura d’arrivo la decisione del tribunale ecclesiastico di Milano incaricato dalla Congregazione per la dottrina della fede di decidere sulle accuse nei confronti di Silverio Mura visto il lavoro carente svolto dalla curia partenopea. I ‘giudici’ milanesi hanno ascoltato e registrato a Napoli diversi testi, tra i quali Diego Esposito e altre ragazzini violentati dal sacerdote, e acquisiti gli atti dell’avvocato Grezio. Nel giro di pochi mesi dovrebbe arrivare la ‘sentenza’.
    Nel caso fossero riconosciute le responsabilità del sacerdote, Mura verrebbe ridotto allo stato laicale con un risarcimento congruo alla vittima a carico del Vaticano. In questa ipotesi diventerebbe indifendibile la posizione di Sepe in base a quanto stabilito dalla lettera in forma di ‘motu proprio’ intitolata “Come una madre amorevole”, pubblicata dal pontefice il 4 giugno del 2016. “Con la presente lettera – scrive papa Francesco – intendo precisare che tra le ‘cause gravi’ (che portano alla rimozione, ndr) è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sui minori e adulti vulnerabili”.

  • Condanna Pell, i sacerdoti: “La pedofilia? Una montatura”

    Condanna Pell, i sacerdoti: “La pedofilia? Una montatura”

    Condanna Pell, quando i sacerdoti spiegavano: “La pedofilia? Una montatura”. Oggi, 26 febbraio, arriva la notizia che il cardinale George Pell, tesoriere del Vaticano, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti dei bambini. È stato condannato per crimini sessuali contro minori in Australia. È il più alto funzionario della Chiesa cattolica condannato in un caso di pedofilia. Nel 2017 Servizio Pubblico ha intervistato il Cardinale, proprio su queste accuse.