Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

    Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

    di Paola Del Vecchio

    MADRID – Era stata la Santa Sede a ordinare la riapertura di un’inchiesta indipendente sui reati di violenza sessuale denunciati da ex seminaristi ed alunni di un collegio cattolico nella provincia di Astorga (Leon),  in Castilla y Leon, nonostante fossero prescritti sia civilmente che per il diritto canonico. E oggi è stato il vescovo di Astorga, Juan Antonio Menendez, a comunicare la decisione Vaticano di sospendere per dieci anni dal ministero il sacerdote José Manuel Ramos Gordón, ritenuto colpevole di «grave delitti di abusi sessuali su minori» commessi 35 anni fa nel collegio ‘Giovanni XXIII’ del paesino di Puebla de Sanabria (Zamora). Sono stati “considerati provati” nel processo amministrativo penale condotto da “esperti giuristi extra-diocesani”. Dopo aver scontato la condanna, Ramos Gordón dovrà vivere nella casa sacerdotale e non potrà più officiare la messa in pubblico, salvo esplicito permesso dei vescovi. Il Vaticano vuole accertarsi che sia allontanato dalla comunità, dopo che per una precedente condanna a un anno di sospensione dal sacerdozio, per abusi ai danni di seminaristi, il prete era tornato dopo soli sei mesi alla sua attività, ricevendo perfino un omaggio pubblico da parte dei fedeli.

    Per 26 anni Manuel Ramos Gordón è stato parroco della diocesi, fino al luglio 2017, quando il Vescovado lo sospese dopo un processo canonico in cui il prete ammise di aver abusato di vari bambini durante tre decenni, quando era docente del Seminario Minore di La Bañeza, in provincia di Leon. Tuttavia lo scandalo, nonostante le denunce pubbliche di varie vittime, è stato a lungo messo a tacere, poiché lo stesso vescovo di Astorga, Juan Antonio Mendez, ha mantenuto in segreto la condanna,  stando a quanto riferito dai media spagnoli.  Una delle vittime, Francisco Javier Redondo, già nel 2014 in una prima lettera inviata al Papa Francesco raccontava gli abusi subiti durante il corso 1988-1989, assieme al fratello, quando avevano rispettivamente 13 e 14 anni, e ad altri due compagni di collegio. «Le notti erano diventate un incubo di paura, un inferno di vessazioni fisiche e psicologiche», per le visite notturne del loro tutore, scriveva l’uomo, oggi 41enne, che ancora soffre le conseguenze delle violenze subite. E chiedeva al pontefice di non occultare l’orrore vissuto.

    Il Papa ordinò la riapertura del caso e, dopo un primo processo, il Vaticano condannò il sacerdote a un anno di sospensione della sua attività di parroco. Ma Manuel Ramos Gordón era tornato tranquillamente al suo posto. Fino a quando si sono fatte avanti altre vittime, finora tre gli ex alunni che hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi, anche se dal loro racconto è emersa l’esistenza di molti altre vittime delle violenze.

    Un’altra inchiesta è stata aperta dopo la denuncia presentata da un ex seminarista, Emiliano Alvarez. E si attendono le conclusioni di un’indagine sulle presunte violenze sessuali commesse nel Seminario di La Beñeza dall’educatore Angel Sanchez Cao, un prete oggi in servizio attivo nella provincia di Lugo, in Galizia. E, benché il vescovo di Astorga abbia promesso «tolleranza zero», non si placano le critiche per aver mantenuto in segreto i gravissimi fatti emersi dall’inchiesta sul prete di Leon, aperta dopo solo l’intervento del Papa.

    «Guardando al passato non sarà mai sufficiente ciò che si farà per chiedere perdono e cercare di riparare il danno fatto», ha detto il prelato in conferenza stampa. «Guardando al futuro non sarà mai poco quello che si faccia per generare una cultura capace di evitare che queste situazioni non solo non si ripetano, ma trovino spazi per essere coperte e perpetrarsi», ha aggiunto. Mentre le vittime invocano giustizia e che siano accertate le responsabilità anche di coloro che per decenni sapevano e hanno taciuto.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/choc_spagna_vaticano_espelle_sacerdote_pedofilo-3979580.html

  • Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

    Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

    MADRID – Era stata la Santa Sede a ordinare la riapertura di un’inchiesta indipendente sui reati di violenza sessuale denunciati da ex seminaristi ed alunni di un collegio cattolico nella provincia di Astorga (Leon),  in Castilla y Leon, nonostante fossero prescritti sia civilmente che per il diritto canonico. E oggi è stato il vescovo di Astorga, Juan Antonio Menendez, a comunicare la decisione Vaticano di sospendere per dieci anni dal ministero il sacerdote José Manuel Ramos Gordón, ritenuto colpevole di «grave delitti di abusi sessuali su minori» commessi 35 anni fa nel collegio ‘Giovanni XXIII’ del paesino di Puebla de Sanabria (Zamora). Sono stati “considerati provati” nel processo amministrativo penale condotto da “esperti giuristi extra-diocesani”. Dopo aver scontato la condanna, Ramos Gordón dovrà vivere nella casa sacerdotale e non potrà più officiare la messa in pubblico, salvo esplicito permesso dei vescovi. Il Vaticano vuole accertarsi che sia allontanato dalla comunità, dopo che per una precedente condanna a un anno di sospensione dal sacerdozio, per abusi ai danni di seminaristi, il prete era tornato dopo soli sei mesi alla sua attività, ricevendo perfino un omaggio pubblico da parte dei fedeli.

    Per 26 anni Manuel Ramos Gordón è stato parroco della diocesi, fino al luglio 2017, quando il Vescovado lo sospese dopo un processo canonico in cui il prete ammise di aver abusato di vari bambini durante tre decenni, quando era docente del Seminario Minore di La Bañeza, in provincia di Leon. Tuttavia lo scandalo, nonostante le denunce pubbliche di varie vittime, è stato a lungo messo a tacere, poiché lo stesso vescovo di Astorga, Juan Antonio Mendez, ha mantenuto in segreto la condanna,  stando a quanto riferito dai media spagnoli.  Una delle vittime, Francisco Javier Redondo, già nel 2014 in una prima lettera inviata al Papa Francesco raccontava gli abusi subiti durante il corso 1988-1989, assieme al fratello, quando avevano rispettivamente 13 e 14 anni, e ad altri due compagni di collegio. «Le notti erano diventate un incubo di paura, un inferno di vessazioni fisiche e psicologiche», per le visite notturne del loro tutore, scriveva l’uomo, oggi 41enne, che ancora soffre le conseguenze delle violenze subite. E chiedeva al pontefice di non occultare l’orrore vissuto.

    Il Papa ordinò la riapertura del caso e, dopo un primo processo, il Vaticano condannò il sacerdote a un anno di sospensione della sua attività di parroco. Ma Manuel Ramos Gordón era tornato tranquillamente al suo posto. Fino a quando si sono fatte avanti altre vittime, finora tre gli ex alunni che hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi, anche se dal loro racconto è emersa l’esistenza di molti altre vittime delle violenze.

    Un’altra inchiesta è stata aperta dopo la denuncia presentata da un ex seminarista, Emiliano Alvarez. E si attendono le conclusioni di un’indagine sulle presunte violenze sessuali commesse nel Seminario di La Beñeza dall’educatore Angel Sanchez Cao, un prete oggi in servizio attivo nella provincia di Lugo, in Galizia. E, benché il vescovo di Astorga abbia promesso «tolleranza zero», non si placano le critiche per aver mantenuto in segreto i gravissimi fatti emersi dall’inchiesta sul prete di Leon, aperta dopo solo l’intervento del Papa.

    «Guardando al passato non sarà mai sufficiente ciò che si farà per chiedere perdono e cercare di riparare il danno fatto», ha detto il prelato in conferenza stampa. «Guardando al futuro non sarà mai poco quello che si faccia per generare una cultura capace di evitare che queste situazioni non solo non si ripetano, ma trovino spazi per essere coperte e perpetrarsi», ha aggiunto. Mentre le vittime invocano giustizia e che siano accertate le responsabilità anche di coloro che per decenni sapevano e hanno taciuto.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/choc_spagna_vaticano_espelle_sacerdote_pedofilo-3979580.html

  • Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania

    Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania

    Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania. Dichiarazione di Matthias Katsch, speaker e presidente del ECKIGER TISCH e ECA Socio Fondatore.

    12 Settembre 2018. E ‘bene che finalmente abbiamo dati disponibili che dimostrano quello che già sospettavamo: Come le sue chiese sorelle negli Stati Uniti, Australia, Irlanda e molti altri paesi del mondo, in cui la Chiesa cattolica è rappresentata, la Chiesa in la Germania è impigliata in un sistema di abusi e insabbiamenti, ed è stato in grado di ingannare il pubblico su di esso per decenni.

    Lo studio ci mostra solo una parte della realtà: i file sono stati distrutti, molti casi non erano adeguatamente documentati, e c’era confusione nella conservazione dei file Soprattutto, le comunità religiose non sono state affatto esaminate! Le vittime del Canisius-Kolleg, Kloster Ettal, il Regensburger Domspatzen e tutti gli altri collegi, scuole e case non sono stati considerati in questo studio.

    Una palese omissione è che non ci sono dichiarazioni da parte delle vittime, anche se ci sono stati migliaia di casi di abuso sessuale segnalati nella Chiesa cattolica tedesca . Inoltre, non c’erano testimonianze di testimoni e nessuna possibilità di cercare direttamente negli archivi per i collegamenti trasversali, modelli di criminalità o confidenti. Inoltre, non ci vengono detti i nomi dei perpetratori e non vengono identificati vescovi responsabili che hanno coperto e perfezionato il sistema di violenza sessuale e occultamento per decenni.

    Tuttavia, ciò che viene mostrato qui in figure sobrie è scioccante quando si immagina la sofferenza che è stata causata a così tanti bambini e giovani, alle loro famiglie e parenti..

    L’entità spaventosa della violenza sessuale perpetrata da sacerdoti contro i bambini e gli adolescenti rende chiaro ciò che abbiamo urgente bisogno: una completa indagine  indipendente. A tal fine, la Chiesa deve fornire un accesso diretto ai propri file e archivi. Le indagini di commissioni in Pennsylvania e in Australia, possono servire come modelli per chiarire questi crimini con procedimenti pubblici e cosa si intende per crimine.

    Per otto anni, la Chiesa ha promesso di prendersi cura del trattamento di questi casi. Politica e società guardano questi sforzi in gran parte in modo apatico. Ora è chiaro: un’organizzazione di perpetratori e insabbiamenti non può occuparsi di se stessa.

    Mi appello ai politici e alla società affinché lavorino per la creazione di una base legale per una commissione d’inchiesta indipendente e dotata di professionalità.

    Infine, è tempo per la politica per ricordare alla Chiesa della raccomandazione della Tavola Rotonda a cercare un accordo con le sue vittime su un risarcimento adeguato per questo sistema di abusi e insabbiamenti. Il riconoscimento del pagamento unilateralmente attuato dai vescovi non può sostituirlo. È arbitrario e poco trasparente nella procedura e ridicolo nelle somme concesse, che in media non ammontano nemmeno a 3000 euro.

    Alla luce delle scuse in questione, che sentiremo presto, queste non sono attendibili a condizione che i vescovi non accettino un trattamento completo della questione e quindi il pagamento di un adeguato risarcimento per il fallimento della loro istituzione.

    Media Contact
    Matthias Katsch, spokesperson for ECKIGER TISCH (Squared Table), Member of the German Council of Survivors, ECA Global Founding Member .
    matthias.katsch@ecaglobal.org,contactus@ecaglobal.org
    Tel: +49 (0) 1781674838

    CHI SIAMO 
    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione giustizia globale di spicco di sopravvissuti agli abusi del clero, leader e attivisti dei diritti umani provenienti da oltre 18 paesi e 4 continenti. ECA costringe la Chiesa cattolica romana per porre fine abusi del clero, in particolare abusi sessuali, al fine di proteggere i bambini e per chiedere giustizia per le vittime. https://ecaglobal.org– @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

    https://www.ecaglobal.org/figures-published-today-on-the-extent-of-sexual-abuse-by-priests-in-germany/

  • India, si allarga lo scandalo del vescovo accusato di abusi sessuali

    India, si allarga lo scandalo del vescovo accusato di abusi sessuali

    In Kerala i fedeli invocano sanzioni canoniche contro Mullakal, reo del presunto stupro di una religiosa. La polizia lo convoca, altre tre suore lo inchiodano

    PAOLO AFFATATO

    Si allarga lo scandalo di violenza sessuale che sta travolgendo la Chiesa in India. Accusato di aver violentato più volte una suora, il 54enne vescovo Franco Mullakal, alla guida della diocesi di Jalandhar, nello stato indiano del Kerala, dovrà comparire il 19 settembre per un interrogatorio davanti alla Squadra investigativa speciale della polizia del Kerala. Il Prelato, accusato di aver aggredito sessualmente una suora per 13 volte nel biennio 2104-2016, sarà chiamato a rispondere delle accuse che, secondo quanto trapela dal team investigativo, sembrano essere circostanziate e suffragate da prove. La vicenda, inoltre, assume nuovi contorni perchè altre tre suore accusano il vescovo di molestie sessuali. L’interrogatorio, dunque, potrebbe anche risolversi con un clamoroso arresto.

    E mentre la giustizia ordinaria fa il suo corso, la comunità cattolica appare in subbuglio: da cinque giorni sono in corso a Kochi, la capitale commerciale del Kerala, manifestazioni di protesta e cortei pubblici, con la partecipazione di preti, fedeli e suore della Congregazione delle Missionarie di Gesù, l’ordine cui appartiene la suora vittima delle presunte violenze. Alla protesta si sono aggregate personalità del mondo della cultura e della società civile come il poeta Balachandran Chullikkad, una icona in Kerala: tutti accomunati dalla difesa dei diritti delle donne. Anche l’ex magistrato Kemal Pasha ha espresso solidarietà ai manifestanti scesi in piazza a Kochi, rilevando: «Questa non è una lotta contro la Chiesa cattolica, ma contro una grave ingiustizia».

    La 43enne suora del Kerala, sulla cui identità tuttora si preferisce mantenere l’anonimato, ha scritto una lunga lettera a papa Francesco, inviandola al nunzio apostolico in India Giambattista Diquattro e altre alte autorità ecclesiali, confermando le accuse e denunciando i tentativi del vescovo di «usare il suo potere politico e finanziario» per insabbiare il caso. Rinnovando il suo appello per un intervento urgente delle autorità ecclesiali sul vescovo molestatore, la religiosa ha spiegato il suo silenzio, dato che molti le chiedono come mai abbia denunciato solo ora violenze avvenute tra il 2014 e il 2016. «Provavo tremenda paura e vergogna», confessa, ammettendo di non aver avuto il coraggio di alzare la voce. Ora, però, «perché la Chiesa sta chiudendo gli occhi davanti alla verità?», chiede. «Il silenzio delle autorità della Chiesa e la protezione di quanti commettono un crimine creano perdita di credibilità della Chiesa nella società», scrive, ribadendo la sua richiesta di giustizia.

    Sono diversi i preti e i religiosi indiani che invocano sanzioni canoniche nei confronti del vescovo. Scrive Suresh Matthew, sacerdote e direttore dell’Indian Currents Weekly, settimanale cattolico di Delhi: «Costernato, faccio appello alla più alta gerarchia ecclesiastica perchè si intervenga. Invito il vescovo a farsi da parte fino a quando non sarà dimostrato innocente da una corte di giustizia. Non è il momento di mantenere il prestigio. È tempo di mantenere intatta la santità della Chiesa».

    Citando papa Francesco e la sua recente «Lettera al Popolo di Dio», in cui si esprimono «vergogna e pentimento», Mathew chiosa: «Speriamo che la Chiesa in India agisca rapidamente».

    Anche padre Paul Thelakat, direttore del settimanale Sathyadeepam («Luce di verità»), edito dalla Chiesa indiana siro-malabarese, rileva che «la riluttanza della gerarchia ad agire contro il vescovo sta portando grande vergogna su tutta la Chiesa», sollecitando organismi come la Conferenza episcopale indiana e il Consiglio episcopale del Kerala.

    Sul fronte della difesa, il vescovo Mullakal ha dichiarato: «Se sarò riconosciuto colpevole, e non lo sono, sarò punito. Comparirò di fronte alla polizia. Sono un cittadino rispettoso della legge». Esprimendo un sentire diffuso tra alcuni Pastori, Thomas Tharayil, ausiliare dell’arcidiocesi di Changanassery, in Kerala, ha ricordato il necessario approccio garantista, prerogativa di ogni cittadino indiano: «Un cittadino è innocente, e come tale va trattato, finchè il suo crimine non viene accertato davanti a un tribunale. Oppure se l’accusato è un vescovo, tutto si ribalta e va forse trattato come un colpevole, fino alla prova della sua innocenza?», ha detto.

    Inoltre suor Regina, la superiora generale dell’Ordine delle Missionarie di Gesù – congregazione diocesana con una sessantina di religiose, ispirate a una forma di vita francescana – ha scagionato Mullakal, affermando di credere alla sua innocenza, piuttosto che alle accuse della suora. Questa presa di posizione della superiora, a capo della comunità della religiosa violentata, ha sparigliato le carte, alimentando il dibattito tra innocentisti e colpevolisti, anche sui mass media, cattolici e non.

  • AVERSA. Abusi sessuali. La verità di don Barone in una lettera scritta in carcere

    AVERSA. Abusi sessuali. La verità di don Barone in una lettera scritta in carcere

    AVERSA – È tornato a parlare dopo diverso tempo Michele Barone, il sacerdote della diocesi di Aversa, sospeso, in quanto accusato di abusi e violenza sessuale su minori. Il ‘prete’ crede nella giustizia e soprattutto cerca, per l’ennesima volta, di spiegare la sua versione dei fatti.

    «Io non sono un’esorcista, ma noi sacerdoti siamo abilitati alle preghiere di guarigione e liberazione», spiega Barone. La sua lettera è arrivata a Storie Italiane, il programma condotto da Eleonora Daniele su Rai 1.

    L’ex sacerdote è stato arrestato il 23 febbraio all’aeroporto di Capodichino, quando era appena ritornato da un suo viaggio a Medjugorie. Una volta giunto nella casa circondariale, il prete ha ricevuto non poche minacce di morte e, per tale motivo, attualmente è in regime di isolamento. Nella medesima lettera, confida: «Mi sento affidato al Signore ed emergerà tutta la verità».

    Michele Barone ha sempre cercato di difendersi dall’accusa di aver sfregiato una ragazzina durante alcune pratiche di esorcismo. L’ex sacerdote spiega di aver messo in atto solo quanto prescritto dai manuali canonici sull’esorcismo: tali ‘cure’ potrebbero aver causato al massimo un ematoma temporaneo. Medesima risposta per quanto concerne ad un video prodotto dalla Procura, dove si nota Barone praticare un rito di esorcismo su un 50enne, ma con modi violenti.

    AVERSA. Abusi sessuali. La verità di don Barone in una lettera scritta in carcere

  • Una mano lava l’altra

    Una mano lava l’altra

    Tra i Paesi più sviluppati, l’Italia è l’unico in cui non c’è mai stata un’indagine governativa sulla pedofilia clericale. Eppure, a livello numerico è molto più diffusa che altrove. Un’inerzia che, oltre ai rischi per i bambini, è valsa una denuncia all’Onu per complicità con la Chiesa

    di Federico Tulli

    “Era lei a prendere l’iniziativa». Così don Paolo Glaentzer ha pensato bene di giustificare la presenza nella sua auto di una bambina di 11 anni. Lui con i pantaloni abbassati, lei con la magliettina alzata. E ancora: «È stata una mia stupidata, mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto, ci penserà il nostro Signore. Lui è in grado». Parole fatue e agghiaccianti che non hanno messo al riparo il parroco 70enne, colto in flagrante, dall’arresto con l’accusa di violenza sessuale. «Con» la stessa bambina, stando a quanto il prete ha dichiarato alla stampa locale, era già «capitato altre poche volte». Infine l’ultima “coltellata”: «È stato uno scambio d’affetto, è stato esagerato, a volte le cose vanno in una certa maniera». Avete letto bene. Con una bimba di 11 anni, per un sacerdote, a volte le cose vanno in questa maniera. Ed effettivamente e tragicamente, è vero. In quei giorni di fine luglio, rimbalzava dal Cile la notizia di un’inchiesta governativa con relativa messa in stato d’accusa di 158 tra vescovi, parroci, sacerdoti e laici dipendenti di associazioni religiose (vedi Antonini a pag. 31). «La stragrande maggioranza dei fatti riportati corrisponde a crimini “sessuali” commessi da sacerdoti, parroci o persone associate a istituti scolastici», scrive la Fiscalia generale cilena nel documento. Nel mirino dei giudici, con l’accusa di aver sistematicamente insabbiato le denunce ricevute e coperto i responsabili, sono finiti anche due ex capi della Conferenza episcopale cilena, mons. Errazuriz e mons. Ezzati, e l’ex arcivescovo di Osorio, mons. Barros. Non si tratta di ecclesiastici qualsiasi. Errazuriz fa parte del cosiddetto C9, il consiglio dei nove cardinali creato da Bergoglio che coadiuvano il papa nella riforma della Curia. Ezzati, che è l’arcivescovo della capitale del Cile, da Bergoglio è stato nominato cardinale nel 2014. Infine Barros, è stato nominato vescovo di Osorio sempre dall’attuale pontefice nonostante fosse ben nota la sua “vicinanza” per oltre 25 anni al “carismatico” e pedofilo seriale padre Fernando Karadima. Il 21 agosto scorso è iniziato il suo interrogatorio in procura, staremo a vedere. Spostandoci dal continente latinoamericano verso Nord segnaliamo brevemente, sempre in agosto, la chiusura di un’inchiesta monstre condotta per 18 mesi dallo Stato Usa della Pennsylvania in sei delle otto diocesi cattoliche (a pag. 31, l’approfondimento).

    Stando ai risultati dell’indagine, circa 300 preti hanno molestato e violentato migliaia di bambini dagli anni Quaranta a pochi mesi fa, e alti prelati, incluso l’attuale arcivescovo di Washington, Donald William Wuerl, hanno coperto gli stupri. L’inchiesta segue quella di un altro grand jury che ha rivelato abusi e insabbiamenti nelle altre due diocesi dello Stato. «I preti hanno violentato ragazzini e ragazzine e i loro superiori non solo non fecero niente, ma hanno nascosto tutto», ha detto il procuratore Shapiro precisando che l’indagine è ancora in corso. Quanto scritto fin qui è accaduto nell’ultimo mese. In Italia, dai primi anni Duemila a oggi, i casi come quello di don Paolo Glaentzer sono stati circa 140 (decine dei quali sono giunti a sentenza definitiva). Contando anche le denunce che non hanno avuto seguito per la prescrizione del reato si arriva velocemente a circa 300 segnalazioni in poco meno di 20 anni. In termini di freddissimi numeri, ciò che è successo in Cile e Pennsylvania segnala l’esistenza di un fenomeno criminale di proporzioni minori rispetto all’Italia.

    Eppure la stima non è frutto di un’indagine governativa ma del capillare lavoro d’inchiesta e monitoraggio degli organi di stampa di una Onlus, Rete L’Abuso, che si occupa di tutela dei diritti di circa 500 sopravvissuti italiani a violenze pedofile di matrice clericale (vedi box a pagina 30). Già perché a differenza di quanto accaduto oltre che negli Usa e in Cile, in Irlanda, Olanda, Belgio, Australia, Germania e Brasile, solo per citare alcuni Paesi (per approfondire, vi invitiamo a consultare l’archivio di Left), da noi a livello nazionale non c’è mai stata un’indagine governativa, né mai alcun esecutivo ha sentito la necessità di farla. Questo, sebbene proprio le esperienze degli altri Paesi dimostrino che almeno in termini di prevenzione – sia di “nuovi” crimini che di recidiva da parte dei pedofili seriali – inchieste di questo tipo sono decisamente efficaci e produttive. In poche parole, è provato che quando uno Stato fa sentire la sua presenza con tutti gli strumenti a sua disposizione, la Chiesa di quel Paese corre velocemente ai ripari. Offrendo collaborazione alle autorità laiche e vigilando con maggiore attenzione sui suoi sacerdoti. In Italia questo non accade. Basti ricordare che nelle Linee guida antipedofilia che la Conferenza episcopale si è data nel 2014 (al tempo guidata da mons. Bagnasco), i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare alla magistratura i casi di cui vengono a conoscenza. Attenendosi così rigidamente alla segretezza che prevede la “lettera” De delictis gravioribus emanata nel 2001 dall’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Ratzinger (vedi box a pag. 34).

    A fine giugno, Rete L’Abuso ha presentato un esposto all’Onu per segnalare l’inerzia del governo di Roma e la sua scarsa vigilanza sul modo in cui la Conferenza episcopale affronta e gestisce i casi di pedofilia di cui viene a conoscenza. L’associazione afferma che è stata ripetutamente violata la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che l’Italia ha ratificato quasi 20 anni fa e che la obbliga a presentare ogni cinque anni un rapporto sulla prevenzione dei crimini contro i minori (non solo quelli compiuti da uomini di Chiesa) e sui risultati ottenuti. In sostanza, documenti alla mano, Rete L’Abuso ritiene di poter dimostrare che molto spesso le autorità competenti hanno chiuso un occhio non sui singoli casi di stupro e sui preti responsabili, ma sui loro superiori titolari di diocesi e di alte cariche all’interno della Chiesa di Roma che li avrebbero coperti. Insabbiando le denunce e/o trasferendoli in altre sedi. Contribuendo, di fatto, ad alimentare il fenomeno criminale della pedofilia. L’inchiesta del comitato Onu per i diritti dei minori si conclude il 19 gennaio 2019 e il governo italiano sarà chiamato a presentare le sue controdeduzioni. Spiegando perché pur essendoci gli strumenti e le leggi per intervenire (riducendo ad esempio i rischi di recidiva), pur di fronte a un pericolo incombente, considerando il carattere di serialità del crimine, le misure cautelari per un sacerdote oggetto di indagine sono spesso per non dire sempre quelle meno “intense”. Vale a dire, per esempio l’obbligo di firma, i domiciliari presso strutture della Chiesa o “affiliate” ad essa, e non il carcere.

    E l’Italia dovrà anche spiegare perché un magistrato prima di aprire un fascicolo contro un prete deve avvisare il vescovo titolare della diocesi di cui fa parte il prete. A questo in realtà possiamo rispondere anche noi. Questo notevole vantaggio che nessun altro cittadino italiano ha, è frutto del Concordato con il Vaticano rinnovato nel 1984 da Craxi. Il Concordato, che è inserito nella Costituzione all’articolo 7 alterando il caposaldo della laicità dello Stato, è stato più volte messo in discussione. Ma la risposta è sempre la stessa: è un Trattato internazionale quindi può essere modificato solo per volontà di entrambe le parti. Di recente hanno rivisto i loro accordi persino le due Coree, perché mai Italia e Vaticano non vogliono fare altrettanto? Una possibile risposta ci viene da un fatto avvenuto in questi giorni e che solo apparentemente è scollegato da quanto abbiamo scritto fin qui: perché in Italia Stato e Chiesa si sostengono a vicenda, specie nei momenti di difficoltà. Come è noto, per sbloccare la situazione della nave Diciotti, il ministro Salvini si è rivolto alla Cei. E la Conferenza episcopale non si è sottratta, almeno così ce l’hanno raccontata, prendendo in carico 100 dei 150 profughi “sequestrati” per dieci giorni sulla nave della Guardia costiera bloccata in porto dal ministro dell’Interno e da quello dei Trasporti, Toninelli. «Non era più sostenibile la situazione e per questo la Chiesa italiana ha deciso di aprire le porte, nel rispetto dei principi espressi più volte dal papa» ha spiegato il portavoce della Cei, don Ivan Maffeis. Peccato che il Centro di accoglienza straordinaria Mondo Migliore di Rocca di Papa, presso cui sono stati trasferiti i 100 ragazzi eritrei, faccia parte della rete italiana di prima accoglienza per richiedenti asilo. Ma questo, Salvini e Maffeis non l’hanno detto. Ciò significa che i profughi eritrei in fuga dalla dittatura di Afewerki presenteranno al governo italiano la loro istanza di diritto d’asilo. Come del resto prevedono la legge e i trattati internazionali. E come ha fatto Salvini a convincere la Cei, fin qui immobile di fronte alle altre “crisi” provocate dal ministro (Aquarius, etc), a prestarsi a questa pantomima? È lecito ipotizzare che una risposta vada ricercata nell’esposto di Rete L’Abuso che chiama in causa la connivenza dello Stato con la Chiesa italiana in materia di pedofilia. E perché è lecito pensarlo? Perché questa denuncia, per conoscenza, è da due mesi sul tavolo del presidente del Consiglio, dei suoi due vice, del ministro della Giustizia e del ministro dell’Interno. Tu dai una mano a me, io do una mano a te.

    Da LEFT del 30agosto 2018

    Leggi la versione completa su LEFT https://left.it/prodotto/left-35-2018-31-agosto/

  • Scozia, suore arrestate per presunti abusi su minori nell’orfanotrofio di Smyllum Park

    Scozia, suore arrestate per presunti abusi su minori nell’orfanotrofio di Smyllum Park

    Ci sono 12 clamorosi arresti nell’ambito della maxi inchiesta sui presunti abusi sessuali ai danni di minori che, sino al 1981 (anno della definitiva chiusura), alloggiavano presso lo storico orfanotrofio cattolico scozzese di Smyllum Park, nella città di Lanark. Tra le persone finite in manette ci sono alcune suore che, secondo l’accusa, avrebbero contribuito a innumerevoli reati, tra cui stupri e brutali pestaggi.

    Aperta nel 1864, la struttura avrebbe ospitato circa 10mila bambini nel corso della sua attività, oggi uomini, alcuni dei quali hanno trovato il coraggio di denunciare gli orrori che si sarebbero consumati nel silenzio della loro innocenza violata.

    Fonti di polizia, stando a quanto diffuso dal Daily Record, avrebbero confermato che 11 donne e un uomo sono stati raggiunti dalla misura cautelare e si trovano ora in stato di arresto. L’età degli indagati è compresa tra i 62 e gli 85 anni, ma nel fuoco investigativo, da diverso tempo, sarebbe finita anche una monaca oggi 93enne.

    Nel gennaio scorso, sentita dal giudice titolare dell’inchiesta, la religiosa aveva rigettato ogni addebito in merito al suo presunto coinvolgimento nel caso, posizione tuttora al vaglio degli inquirenti.

    Tutte le suore arrestate facevano parte dell’ordine delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, che ha gestito sino la Casa per l’infanzia di Lanark sino alla chiusura.

    Le accuse degli ex ospiti

    Gli ex ospiti dell’orfanotrofio di Smyllum Park hanno raccontato le loro personali esperienze alla polizia, dando l’input all’avvio di una indagine che tiene occupati gli inquirenti da circa un anno.

    Stando a quanto ricostruito dalla stampa britannica, altre 4 persone sarebbero prossime destinatarie di un provvedimento da parte dei pubblici ministeri.

    L’ispettore capo Sarah Taylor, dell’Unità investigativa nazionale sugli abusi sui minori, ha dichiarato che il lavoro investigativo prosegue nella massima riservatezza, trattandosi di ipotesi di reato gravissime su cui non si placa l’attenzione dei media. Ogni sfumatura nel resoconto delle presunte vittime viene attentamente sezionata e vagliata dalle autorità, al lavoro in una complessa ricerca di verità e responsabilità.

    Morti sospette

    Tra i testimoni chiave, in mano all’accusa, ci sarebbe un uomo che ha denunciato rituali a sfondo satanico, nel corso dei quali si sarebbero consumati i più efferati dei crimini contro alcuni dei minori presenti nella struttura. Avrebbe dichiarato che uno di questi, la cui scomparsa è un giallo ancora irrisolto, potrebbe essere morto dopo essere stato lasciato nudo, per circa tre ore, sotto la pioggia battente, in seguito a un’abominevole punizione corporale.

    Il cadavere del piccolo non sarebbe mai stato ritrovato.

    I resti di 400 bambini, nel 2017, furono trovati in una fossa comune in una delle sezioni del cimitero di St. Mary, a Lanark. Per l’accusa si sarebbe trattato di vittime degli abusi di Smyllum Park, ma la notizia non è stata ancora pienamente confermata. Occorrerà ancora del tempo per capire se effettivamente i decessi fossero correlati ai crimini contestati.

    Bambini costretti a mangiare vomito

    Fra le atrocità di cui sono accusate le 12 persone finite in carcere, oltre alla violenza sessuale reiterata su minore, ci sono anche abusi che si sarebbero replicati negli anni con la stessa efferata condotta, quasi una prassi punitiva di cui i testimoni ancora in vita avrebbero dato una lucida testimonianza. Sotto accusa anche alcuni membri del personaledell’orfanotrofio, che avrebbero costretto i più piccoli a mangiare il loro vomito e a subire stupri e percosse con la connivenza delle suore.

    https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/08/scozia-suore-arrestate-per-presunti-abusi-su-minori-nellorfanotrofio-di-smyllum-park-002694693.amp.html

  • I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    By Daniel Burke, CNN Religion Editor

    (CNN) I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero si sono presentati davanti all’ambasciata vaticana a Washington giovedì e hanno esortato due alte potenze – il Papa e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – a prendere provvedimenti concreti per prevenire ulteriori abusi e ritenere gli abusatori responsabili.

    La Rete dei sopravvissuti di coloro che sono stati abusati da sacerdoti (SNAP) e Centro per i diritti costituzionali hanno anche inviato una lettera al sostituto procuratore generale Rod Rosenstein chiedendo “indagini e azioni penali contro funzionari di alto livello nella Chiesa cattolica” per crimini sessuali e insabbiamenti.

    “È passato molto tempo, che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avvii un’indagine su vasta scala a livello nazionale sugli stupri sistemici e le violenze sessuali e le coperture nella Chiesa cattolica e, se del caso, porti a procedimenti penali e / o civili contro la gerarchia che ha permesso le violazioni”, hanno detto i gruppi nella lettera.

    Pam Spees, procuratore senior del Centro per i diritti costituzionali, ha detto che un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha confermato la ricezione della richiesta. Spees faceva parte della piccola protesta davanti all’ambasciata vaticana giovedì.

    Chiesto un commento, un portavoce del Dipartimento di Giustizia ha dichiarato: “Non confermiamo o neghiamo l’esistenza di indagini”.

    “Hanno un sacco di prove”, ha detto Peter Isely, portavoce del gruppo Ending Clergy Abuse. “Lanciamo questa indagine. Facciamolo ora”.

    La lettera di SNAP che richiede un’indagine federale è datata 15 agosto, un giorno dopo un rapporto schiacciante da parte di un gran giurì in Pennsylvania ha detto che ci sono prove credibili che 301 “preti predatori” hanno abusato di più di 1.000 bambini in sei diocesi dal 1947.

    Poiché la legge sulle prescrizioni era intervenuta nella maggior parte dei crimini, solo due preti sono stati accusati a seguito dell’indagine durata due anni.

    Ma il rapporto della Pennsylvania ha spinto funzionari di diversi altri Stati , tra cui l’Illinois e il Missouri, ad aprire indagini su accuse di cattiva condotta sessuale da parte del clero cattolico.

    Lo SNAP ha affermato di aver chiesto un’indagine federale sulla Chiesa cattolica dal 2003, durante l’ultimo diffuso scandalo della violenza sessuale da parte del clero.

    Mentre la bandiera papale bianca e gialla dell’ambasciata ondeggiava dietro di loro, i sopravvissuti hanno anche chiesto a Papa Francesco di rilasciare documenti che potessero far luce su quali alti funzionari vaticani erano a conoscenza dell’ex cardinale di Washington, l’arcivescovo Theodore McCarrick, accusato di aver abusato di un minore e seminaristi.

    McCarrick ha negato le accuse secondo cui ha abusato del minore e non ha commentato le accuse sui seminaristi.

    In una lettera esplosiva pubblicata domenica, l’ex ambasciatore vaticano, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha affermato che i massimi esponenti della chiesa, incluso papa Francesco, sapevano che McCarrick era stato accusato di aver abusato dei seminaristi, ma l’aveva coperto. Viganò ha anche accusato Francesco di aver revocato le restrizioni imposte a lui dal precedente papa, Benedetto XVI.

    Vigano ha scritto che i documenti a sostegno delle sue accuse erano in archivi vaticani nell’ambasciata di Washington, dove ha lavorato dal 2011 al 2006, quando è stato rimosso da Papa Francesco.

    Il Papa ha detto che non commenterà le accuse.

    “Non dirò una sola parola su questo”, ha detto domenica in una conferenza stampa a bordo dell’aereo papale. “Credo che la dichiarazione parli da sola e che tu abbia la capacità giornalistica sufficiente per trarre le tue conclusioni: è un atto di fiducia”.

    Il Vaticano non ha risposto a una richiesta della CNN di rivedere i file della chiesa di McCarrick. La CNN ha anche tentato di parlare ai funzionari vaticani presso l’ambasciata a Washington giovedì, ma nessuno ha risposto alla porta.

    Ha esortato il Papa a fare immediatamente tre passi: attuare una politica di “tolleranza zero” in tutto il mondo per ogni sacerdote accusato di abusi sessuali; fare lo stesso per i vescovi accusati di abuso sessuale o di aver coperto i crimini degli altri; pubblicare un registro completo di ogni sacerdote cattolico accusato in modo credibile di abuso sessuale.

    (traduzione con google translate)

    https://edition.cnn.com/2018/08/30/us/church-abuse-investigation/index.html

     

  • Casapesenna. Don Michele Barone in carcere: ancora tanti perché

    Casapesenna. Don Michele Barone in carcere: ancora tanti perché

    Ancora tanti punti interrogativi sulla vicenda di don Michele Barone, il sacerdote del Tempio di Casapesenna arrestato con l’accusa di aver esorcizzato una tredicenne con abusi, maltrattamenti e violenza sessuale. I perché riguardano soprattutto l’origine degli episodi che si sono verificati in carcere fin dai primi momenti del suo ingresso presso il carcere di Vallo della Lucania. Struttura nella quale è stato trasferito dalla Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove fu condotto al momento del suo suo arresto avvenuto il 23 febbraio di quest’anno. Il sacerdote sarebbe stato minacciato dagli altri detenuti secondo il “codice d’onore” dei carcerati che mira a punire i pedofili e i violentatori.

    A comunicarlo alla stampa con una nota è stato Vincenzo Barone padre del sacerdote. Ecco cosa racconta: “Il primo episodio strano che si è verificato consiste in minacce di morte che il sacerdote ha subito, da altri detenuti, successivamente trasferiti presso altre strutture. Il secondo riguarda altre minacce che lo stesso Don Michele avrebbe ricevuto da altri detenuti e fermate in tempo grazie all’ausilio delle telecamere e al tempestivo intervento della direttrice del carcere di Poggioreale che stava sostituendo la direttrice del carcere di Vallo della Lucania.

    Il sacerdote è stato isolato per evitare altri comportamenti dannosi nei suoi confronti. I detenuti responsabili dei fatti si sono giustificati dicendo che era stato Don Michele a mettere in atto le minacce nei loro confronti ma i video delle telecamere di sorveglianza hanno smentito questa tesi. I dubbi relativi alla vicenda riguardano anche le ragioni che fino ad ora hanno impedito al sacerdote di ottenere i domiciliari, anche alla luce della chiusura delle indagini all’incidente probatorio che invece sono stati concessi agli altri soggetti coinvolti nella vicenda. Perché venga fatta maggiore chiarezza sul caso, non resta che attendere la fase del dibattimento, durante la quale verranno portate prove dai difensori, così come gli stessi hanno fatto sapere, di una certa rilevanza, consistenti anche in registrazioni audio o video che dovrebbero testimoniare l’estraneità del sacerdote rispetto ai fatti di cui è stato accusato”.

    Anzia Cardillo

    http://www.larampa.it/2018/08/31/casapesenna-don-michele-barone-in-carcere-ancora-tanti-perche/

  • “È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

    “È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

    TPI ha intervistato Francesco Zanardi, presidente della Rete di sopravvissuti alle molestie del clero in Italia “L’Abuso”, che a 12 anni è stato abusato dal prete della sua parrocchia e oggi non si accontenta delle “scuse ad hoc” di Papa Francesco

    di Viola Stefanello

    Francesco Zanardi aveva soltanto 12 anni quando è stato abusato per la prima volta dal prete della sua parrocchia, a Savona. Era il 1981.

    Il suo parroco era quel don Nello Giraudo che soltanto nel 2017 è stato condannato a un anno e due mesi di carcere per violenza sessuale su un minore. I ragazzini da lui molestati negli anni, però, sono decine e decine.

    Raccontando, insieme a tante altre vittime di pedofilia del clero italiano, la propria storia al fotografo Tomaso Clavarino per il suo progetto Confiteor, Francesco – che oggi ha 48 anni – ricorda di non essere stato il solo.

    “Eravamo tre ragazzi e venivamo tutti da famiglie non strutturate: c’erano quelli che non avevano un padre, che avevano una madre alcolizzata; io non avevo né uno né l’altro”, ha detto.

    “Era normale pernottare e lui ci ha chiesto di dormire con lui. Pensavamo che fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci dava. Dopotutto, ci ha dato una famiglia, ci ha ascoltato, ci ha trattato come se fosse nostro padre, noi che non avevamo nessuno…”.

    Oggi, Francesco è il fondatore e direttore della Rete L’Abuso, l’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero nata nel 2010.

    La decisione di chiamarsi sopravvissuti, e non vittime, non è causale: sono sopravvissuti, infatti, “ai tanti tentativi di suicidio che uno sconvolgimento psicologico dato dai danni dell’abuso causano”.

    TPI ha parlato con lui per discutere dell’ultimo gigantesco scandalo di pedofilia che ha colpito la Chiesa Cattolica quando si è scoperto che negli Stati Uniti potrebbero essere trecento i religiosi coinvolti in un’inchiesta, scaturita dalle indagini iniziate diciotto mesi fa, per aver molestato oltre mille bambini nell’arco di settant’anni.

    Papa Francesco si è espresso duramente contro quanto avvenuto in seno alla Chiesa di cui lui è il massimo leader, innanzitutto con una lettera di scuse indirizzata all’oltre un miliardo di cattolici al mondo.

    “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”, ha scritto il pontefice.

    Ma per Francesco Zanardi e le altre vittime di abusi da parte di membri del clero, queste scuse sono troppo poco, troppo tardi.

    “Sono le ennesime scuse di facciata: se venissi investito da una macchina e finissi in sedia a rotelle, basterebbe sentirsi dire ‘mi scusi tanto, non lo faccio più’?”, domanda.

    “Infatti le associazioni delle vittime dopo queste sparate, che sono un po’ fatte per quietare l’opinione pubblica, sono infuriate”.

    Un esempio lampante di questa ingiustizia è quello offerto proprio dal suo molestatore, che nella sua “carriera da pedofilo” ha fatto più di settanta vittime.

    “Il mio abusatore gira per Savona tranquillamente, non fa più il prete ma non è stato denunciato dalla Chiesa. Della settantina di vittime, ne è stata risarcita una”, spiega.

    Quanto è diffuso il problema dei preti pedofili in Italia

    Che della piaga della pedofilia la Chiesa faccia fatica a sbarazzarsi è sotto gli occhi di tutti.

    In Italia non esistono dati ufficiali, ma la Rete L’Abuso conta più di 300 preti pedofili nella propria mappa del Bel Paese, aggiornata al 25 agosto 2018, che elenca tutti i sacerdoti condannati o indagati in giro per lo Stivale.

    Nonostante questo, nel nostro Paese una vera e propria inchiesta di larga scala al riguardo non c’è mai stata.

    Da noi, infatti, il presidente della Rete L’Abuso spiega che “quando un prete diventa troppo pericoloso per essere lasciato in una parrocchia, viene mandato in una bella comunità per bambini in difficoltà, così alla fine della giornata i bambini non tornano a casa e la Chiesa non corre pericoli che il sacerdote venga denunciato”.

    All’epicentro di questa “abitudine” sta un centro per bambini sordomuti, l’Istituto Antonio Provolo di Verona, dove la Rete ha contato nel tempo 27 preti pedofili e almeno 130 vittime.

    “Al Provolo, escludendo i preti ormai morti, ce ne sono ancora 17 che sono ancora sacerdoti. Uno di questi 17, don Nicola Corradi, è stato arrestato nel novembre 2016 e accusato di aver molestato 24 ragazzini, tutti sordomuti. Quando è diventato pericoloso l’hanno inviato all’Istituto Provolo di La Plata, in Argentina, e lì ha continuato la sua carriera di pedofilo”, racconta Francesco Zanardi.

    La differenza tra noi e l’estero, secondo lui, è l’approccio al problema: lì “c’è una magistratura e ci sono dei governi che fanno commissioni di inchiesta: in Italia questo non succede”.

    E rincara la dose, aggiungendo: “In Italia credo che quando lo Stato farà una commissione d’inchiesta e la magistratura farà delle indagini, credo che purtroppo oltrepasseremmo ampiamente i dati degli altri Paesi”.

    Parlando del lavoro da loro svolto con la mappa interattiva, che conta più di 300 sacerdoti accusati o condannati per pedofilia, un veloce calcolo fa comprendere la vastità del problema nel nostro Paese.

    “Se si moltiplica 300 per il numero di vittime che ha fatto qualcuno come il mio abusatore, che erano una settantina, il numero è enorme”. Non a caso negli 8 anni in cui la Rete ha raccolto testimonianze di sopravvissuti alle molestie da parte del clero, si sono fatte avanti più di 700 persone.

    Un quadro legale sconfortante

    Tra stigmatizzazione e procedure fumose, intraprendere delle azioni legali per le vittime minorenni, anche a distanza di anni, è molto difficile.

    “Ci sono delle gravi conseguenze dal punto di vista psicologico, al di là del tentativo di suicidio, come le dipendenze in cui cade spesso chi ha questo genere di trauma. Ma quando le vittime chiedono giustizia alla Chiesa e scoprono qual è davvero la giustizia della Chiesa, è la mazzata finale”, afferma Zanardi.

    Infatti, continua il presidente dell’associazione dei sopravvissuti, “di giustizia nella Chiesa non ce n’è. Ci sono delle scuse del Papa fatte ad hoc quando servono, ed è finita lì. Nessun aiuto per la vittima. 99 volte su 100 nessuna denuncia nei confronti del prete”.

    La cosiddetta “cultura dell’insabbiamento” nella Chiesa cattolica, denunciata anche dal Papa negli scorsi giorni in seguito all’enorme scandalo degli Stati Uniti, fiorisce proprio grazie al fatto che l’istituzione religiosa più grande del mondo li vuole evitare, questi scandali, e preferisce non denunciare.

    E se, ancora nel 2015, il Papa annunciava la nascita di un tribunale per i vescovi che occultano i casi di pedofilia, questo organo non ha mai visto la luce.

    Ma, secondo Francesco, il problema è proprio che a giudicare questi casi non dovrebbe essere il Vaticano, ma la magistratura.

    “È inutile che il Papa pianga perché c’è la cultura dell’insabbiamento. Se io fossi un vescovo e avessi la facoltà di spostare il mio prete non andrei certo a sputtanarmi dicendo “ho un prete pedofilo in casa”, dice il 48enne, scusandosi per il “francese”.

    Sono in molti a credere che il problema risieda anche nel fatto che, ad oggi, per il Vaticano la pedofilia sia un reato contro la morale, e non un crimine contro la persona.

    “Ora la pedofilia per la Chiesa è considerata come un’offesa a Dio. In un processo canonico, il prete e la vittima vengono messi sullo stesso piano perché per loro la vittima non è la reale vittima. La vittima è Dio”, spiega l’uomo. Aspramente aggiunge: “A me questo può anche andare bene, ma non dimentichiamo esiste anche una vittima vera”.

    https://www.tpi.it/2018/08/29/vittime-preti-pedofili-italia/