Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 3 del 23 settembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 3 del 23 settembre

    • Francesco Zanardi – Carpineto Romano: Padre Carlos Alberto Pérez condannato anche in appello

    Si è svolto mercoledì a Piazzale Clodio il processo di appello a padre Carlos Alberto Pérez, un colombiano con una serie di abusi alle spalle e trasferito in Italia, a Carpineto Romano, dove però ha reiterato su più minori gli stessi crimini.

    La Corte di appello di Roma ha confermato la condanna, in primo grado otto anni, con la riduzione a 7 in appello..

    Il religioso dell’Istituto Missionario colombiano di San Giovanni Eudes, residente a Carpineto Romano da qualche anno, era stato arrestato dai carabinieri pochi giorni prima della Pasqua dell’anno scorso, su ordine del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Velletri.

    Da una lettera in nostro possesso datata 31 agosto 2018, mosignor Humberto Lugo Arguelles – Fondatore del carisma della casita– accusava in un documento di nove pagine, l’ex Responsabile, Jesús Amaya León di una serie di irregolarità, comprese le complicità in casi di pedofilia, tra cui quello di Perez, tuttavia accolto a Carpineto Romano.

    La chiesa italiana sembra non abbia mai indagato su chi sia il responsabile del suo trasferimento malgrado i precedenti.


    • Federica Tourn – La diocesi di Roma riabilita Rupnik

    «Emerge con chiarezza che in seno al Centro Aletti è presente una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità»: questo il risultato della visita canonica disposta dal cardinale vicario di Roma, il vescovo Angelo De Donatis, sul Centro fondato da Marko Rupnik, l’ex gesuita accusato di aver abusato di almeno una ventina di donne. Non solo: il cardinale vicario ha messo in dubbio la scomunica in cui era incorso Rupnik per aver assolto in confessione una donna con cui aveva avuto un rapporto sessuale e che gli era stata rimessa pochi giorni dopo, molto probabilmente dal papa in persona.

    La visita canonica, avviata il 16 gennaio scorso, aveva l’obiettivo di indagare sulle dinamiche interne all’équipe del Centro Aletti, associazione pubblica di fedeli dal giugno 2019, e in particolare, sui rapporti fra l’attuale gruppo dirigente e Rupnik. La relazione finale del visitatore incaricato, don Giacomo Incitti, docente di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Urbaniana, attesta che «la vicenda ha aiutato le persone che vivono l’esperienza del Centro Aletti a rafforzare la fiducia nel Signore, nella consapevolezza che il dono della vita di Dio si fa spazio anche attraverso la prova».

    Il visitatore canonico non ha avuto nulla da ridire sul fatto che la direttrice del Centro Maria Campatelli – ricevuta qualche giorno fa in udienza privata dal papa – fosse in prima fila il 5 marzo scorso, insieme al resto dell’équipe, quando Rupnik concelebrava nella basilica di Santa Prassede a Roma, violando il divieto dei suoi superiori di esercitare attività ministeriale e sacramentale in pubblico; o sugli esercizi spirituali che Rupnik avrebbe dovuto condurre per il Centro Aletti, in violazione delle restrizioni imposte dalla Compagnia; e, soprattutto, non ha commentato gli abusi che il sacerdote e artista commetteva anche nei locali del Centro, a Roma, approfittando del suo ruolo, come più di una vittima ha testimoniato alla Compagnia di Gesù nel corso dell’indagine avviata lo scorso febbraio.

    Fonte: Domani


                    Ludovica Eugenio – Lettera delle vittime di Rupnik

    E continuiamo a occuparci del caso Rupnik, perché in seguito allo sconcertante comunicato del vicariato di Roma sull’esito della visita canonica al Centro Aletti, 5 vittime  hanno rivolto una lettera aperta a papa Francesco, al cardinal vicario De Donatis, al cardinale Zuppi, presidente della CEI e al Cardinal Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per i religiosi. E lo hanno fatto senza nascondere la loro identità: Fabrizia Raguso, Mira Stare, Gloria Branciani, Vida Bernard e Mirjam Kovac. «L’udienza privata concessa dal papa a Maria Campatelli, ex religiosa della Comunità Loyola e attuale presidente del Centro Aletti e il comunicato diffuso oggi – affermano le firmatarie nella lettera, pubblicata sul sito del Coordinamento ItalyChurchToo – ci lasciano senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo». Sono due fatti che dimostrano, dichiarano, che “alla chiesa non interessa nulla delle vittime e di chi chiede giustizia; e che la “tolleranza zero sugli abusi nella chiesa” è stata solo una campagna pubblicitaria”. “Non c’è posto in questa chiesa per chi ricorda verità scomode”, aggiungono, “tutta la sofferenza delle vittime l’abbiamo esposta come una ferita aperta, e certo disgustosa…. E le vittime sono perciò state censurate per non essere state discrete, ma aver esposto qualcosa di ripugnante: il loro dolore”. “La manipolazione e gli abusi ne hanno ferito per sempre la dignità. Tutto quello che hanno ricevuto e continuano a ricevere è solo silenzio”.

    Il report della visita canonica, che tenta di riabilitare di fatto Rupnik, “ridicolizza – sottolineano le firmatarie ”il dolore delle vittime, ma anche di tutta la chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata”.

    In questo contesto, continuano, il colloquio concesso dal papa a Campatelli è sbattuto, in faccia alle vittime; un incontro che il papa a loro ha negato, così come non ha mai risposto a quattro lettere a lui recapitate nel luglio 2021.  E così, le vittime sono lasciate “nel grido afono di un nuovo abuso”.

    Il testo integrale della lettera è pubblicata nella sezione blog del sito www.italychurchtoo.org. Ed è possibile sottoscriverla scrivendo a postmaster@italychurchtoo.org


                    Alessio Di Florio – Un’agghiacciante storia tra la Sicilia e il Vaticano

    La pedofilia e gli abusi da parte di membri della Chiesa sono stati tabù, totalmente censurati per tanti anni. La prima a spezzare l’omertà è stata Sinead O Connor, perseguitata, isolata, boicottata, insultata da allora e persino da morta. Trattata come una pazza o quasi per quella denuncia pubblica. Solo dieci anni dopo arrivò Spotlight, inchiesta giornalista statunitense che scoperchiò il vaso di Pandora negli USA. Uno dei protagonisti, vent’anni dopo, lo ritroviamo in una denuncia di abusi che dalla Sicilia arriva in Vaticano.

    Ne hanno scritto Repubblica, intervistando la vittima, e con un’approfondita inchiesta Federica Tourn su Domani. A febbraio dell’anno scorso  viene licenziato monsignor John Anthony Abruzzese, originario di Boston e canonico della Basilica papale di Santa Maria Maggiore all’Esquilino. Abruzzese da bambino è stato chierichetto di “Johnny l’Allegro”, come veniva chiamato padre John Gheogan, il prete pedofilo condannato nel 2002 per violenza su minori e ucciso l’anno seguente in carcere. Gheogan, abusatore seriale a cui sono state attribuite 130 vittime in trent’anni di sacerdozio, ha fatto da detonatore al primo grande scandalo sulla pedofilia nella Chiesa cattolica, portato all’attenzione internazionale dall’inchiesta del Boston Globe, da cui è stato tratto il film Spotlight. La vittima invece è stata abbandonata al suo destino dalla Chiesa. Un’ordinaria storia di brutalità ecclesiastica, in cui eminenti personalità ecclesiastiche si premurano di allontanare un sacerdote perché ospita un ragazzo, soltanto quando questi si decide a rivelare al suo vescovo la violenza subìta. Senza preoccuparsi quindi della vittima né di fermare i suoi potenziali abusatori, ma facendo attenzione a non venire coinvolte in scandali di pedofilia, sottolinea Federica Tourn su Domani.

    Abusi, manipolazione, stalking: il ragazzo dichiara di aver vissuto sotto il controllo totale di questo prete, in uno stato di soggezione fisico e mentale che lo ha più volte portato in ospedale in preda a crisi di ansia o in seguito a tentativi di suicidio. Il 22 marzo 2021 il ragazzo si rivolge alla giustizia ecclesiastica, e il giorno successivo a quella civile, ma ad oggi non si sa nulla dell’indagine. Il ragazzo, esasperato, dopo la denuncia chiede più volte al vescovo di intervenire nei confronti di questo sacerdote, che continua a dire messa e a frequentare le attività parrocchiali anche con i bambini ma senza risultato. Soltanto il 16 novembre 2021, quando la vittima decide di parlare con la stampa, il vescovo comunica in una nota ufficiale che il prete, «residente nella diocesi di Siracusa senza alcun incarico», il 31 ottobre è stato interdetto dall’esercizio pubblico del ministero.

    Fonte Domani


                    Federico Tulli – Le domande esca di un prete pedofilo alla sua preda

    «Hai commesso atti impuri? Quali? Ti sei toccato? Dove? Quello che hai fatto è un peccato molto grave, difficile da perdonare, lo sai? Se fai quello che ti dico, chiederò io a Dio di perdonarti, sei d’accordo? Sai mantenere un segreto?».

    Queste che avete appena sentito sono le domande solitamente utilizzate da preti pedofili per carpire informazioni e per verificare il grado di vulnerabilità della possibile preda. Il dato è emerso dall’indagine conoscitiva della Conferenza episcopale tedesca del 2011-2014 e lo ha reso noto il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann.

    «Ogni violenza che abbiamo accertato era premeditata con perfidia. I sacerdoti hanno carpito “pazientemente” la fiducia delle loro vittime e, dopo la manipolazione psicologica, ne hanno abusato in momenti di tranquillità. Durante la preghiera e soprattutto durante la confessione» ha detto mons. Ackermann al quotidiano Rhein Zeitung.

    Ackermann nel 2010 è stato responsabile della commissione indipendente d’inchiesta commissionata dalla Chiesa tedesca nelle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona. Al termine dell’indagine furono accertate circa 1.200 vittime di sacerdoti pedofili negli anni dal 1950 al 1980.

    In Italia non solo non è mai stata realizzata un’indagine approfondita come quella tedesca per  realizzare l’identikit del prete pedofilo e di conseguenza organizzare una efficace prevenzione del crimine e tutela dei bambini che frequentano scuole e luoghi religiosi, ma la Conferenza episcopale italiana ha opposto uno sprezzante silenzio a tutti coloro che dall’interno del mondo cattolico chiedono da anni a gran voce di innalzare l’età della comunione da 7 anni almeno a 12-14 come era stato fino a circa un secolo fa. A cosa servirebbe? L’eucarestia è un sacramento strettamente correlato a quello della confessione ed è nel tempo della confessione che notoriamente avviene gran parte delle violenze. Anche perché tutto quel che accade nel confessionale è soggetto al sigillo sacramentale, al segreto che se violato comporta la scomunica. E questo per decenni è stata la matrice dell’impunità per migliaia di preti violentatori. «Nessun abuso è successo per caso» ha detto il vescovo Ackermann nell’intervista citata in precedenza. Ma per i vescovi italiani si tratta di una considerazione irrilevante.


    • Francesco Zanardi – Voci per la giustizia: Sopravvissuti e attivisti di tutto il mondo si riuniscono per la tolleranza zero in vista del Sinodo Papale

    Ending Clergy Abuse (ECA), una coalizione globale di leader di sopravvissuti, attivisti e avvocati per i diritti umani, che rappresenta le vittime di 25 Paesi nei 5 continenti, annuncia una serie di eventi a Roma, incentrati sulla richiesta a Papa Francesco di firmare un mandato vincolante e universale di tolleranza zero prima del Sinodo.

    Nel frattempo Dieci sopravvissuti e attivisti hanno iniziato una marcia verso Roma, partendo da Montefiascone, portando una croce di legno di 8 piedi con un messaggio di tolleranza zero e distribuendo volantini che esortano i residenti lungo la strada, a denunciare gli abusi del clero alle autorità civili locali e a promuovere il loro messaggio e le attività previste a Roma.

    Attraverseranno le città di Viterbo, Caprarola, Sutri, Campagnano di Roma, Isola Farnese fino a Roma.

    Fonte: ECA Global


    Lo speciale di questa settimana

  • Voci per la giustizia: Sopravvissuti e attivisti di tutto il mondo si riuniscono per la tolleranza zero in vista del Sinodo Papale

    Voci per la giustizia: Sopravvissuti e attivisti di tutto il mondo si riuniscono per la tolleranza zero in vista del Sinodo Papale

    Roma, Italia – Il gruppo di vittime e attivisti che stanno percorrendo la Via Francigena per raggiungere Roma hanno commentato il loro viaggio, condividendo immagini e impressioni. Di seguito il commento del Presidente di ECA Global, Timothy Law:

    “Oggi abbiamo terminato il giorno 2 del nostro pellegrinaggio di 6 giorni a Roma.

    Parte della Via Francigena si trova su antiche strade romane risalenti al 50 d.C. La Via è più impegnativa di quanto mi aspettassi.

    Parti del sentiero di oggi erano ripide e non mantenute. Le recenti forti piogge hanno spazzato via il sentiero principale e abbiamo dovuto fare un po ‘di bushwacking attraverso cespugli di bacche nere che è stato reso ancora più impegnativo portare la croce. Ci siamo tutti graffiati un po ‘. L’abbiamo chiamato il sentiero delle spine.

    Siamo in 8 nel pellegrinaggio e ci fermeremo in Piazza San Pietro mercoledì per la benedizione del Papa a mezzogiorno. Altri 2 si uniranno a noi lungo il percorso.

    A Roma altre 45 persone da tutto il mondo parteciperanno alle attività e agli eventi stampa il 27, 28, 30 settembre e 2 ottobre.

    La reazione alla croce è interessante. All’inizio le persone non vogliono avvicinarsi troppo, pensando che siamo fanatici religiosi. Quando qualcuno chiede quali sono le nostre intenzioni, gli diciamo che stiamo protestando contro il papa per non aver posto fine agli abusi del clero. Poi si rilassano e chiedono maggiori informazioni. Due sorelle tedesche vogliono raggiungerci a Roma.

    Non sono mai stato in pellegrinaggio prima. È un’esperienza speciale di quiete e meditazione, ma anche conversazioni profonde e molte risate. Certamente portare la nostra croce aggiunge significato. I sopravvissuti con noi riferiscono di provare un senso di empowerment nel portare il simbolo della vita e dell’amore della chiesa a Roma, nel cuore di una chiesa che non è stata vivificante per loro.

    Il nostro messaggio è che la tolleranza zero deve essere scritta nel Diritto Canonico della Chiesa.

    Le mezze misure del Papa dal Summit sugli abusi del clero del 2019 sono fallite.

    Ad oggi, il Papa si è rifiutato di fare della tolleranza zero una legge universale.

    I chierici della Chiesa possono essere noti per aver abusato sessualmente di un bambino e rimangono ancora nel ministero e nello stato clericale. Questo deve finire. Portiamo con noi la proposta di legge canonica 1395 dell’ECA per ritenere finalmente responsabili i chierici che abusano sessualmente dei bambini e dei loro supervisori. Chiediamo a Papa Francesco di firmare questo in legge il 4 ottobre, il primo giorno del Sinodo”.

    PROGRAMMA COMPLETO DELLE ATTIVITÀ A ROMA

    Ending Clergy Abuse (ECA), una coalizione globale di leader sopravvissuti, attivisti e avvocati per i diritti umani, che rappresentano le vittime in 25 paesi in 5 continenti, è orgogliosa di annunciare una potente serie di eventi a Roma, incentrati sulla nostra richiesta che Papa Francesco firmi in legge un mandato di tolleranza zero vincolante e universale prima del suo Sinodo sulla sinodalità.

    Tale legge attuerebbe le raccomandazioni chiave alla Santa Sede del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC) del 2014 – in particolare un aggiornamento del diritto canonico che mette il diritto interno della Chiesa in conformità con la Convenzione CRC relativa ai “diritti dei bambini ad essere protetti contro la discriminazione, la violenza e tutte le forme di sfruttamento sessuale e abuso sessuale”.

    Oltre quattro anni dopo l’incontro dell’ECA con gli organizzatori del Summit Papale 2019 sulla protezione dei minori, e dopo diverse revisioni insufficienti del diritto canonico, un chierico, un dipendente della Chiesa o un volontario che è noto ai funzionari della Chiesa per aver abusato sessualmente di un bambino o di un adulto vulnerabile può rimanere nel ministero. I sopravvissuti globali chiedono che questo finisca.

    La serie di eventi sarà caratterizzata dalle seguenti attività chiave:

    1. Pellegrinaggio a Roma (21-26 settembre): dieci sopravvissuti e attivisti si recheranno in pellegrinaggio / marceranno (75 miglia) a Roma da Montefiascone, lungo la Via Francigena, portando una croce di legno di 8 piedi con un messaggio di tolleranza zero e distribuendo volantini che esortano i residenti lungo la strada a denunciare gli abusi del clero alle autorità civili locali e a promuovere il nostro messaggio e le attività pianificate a Roma. Attraverseremo le città di Viterbo, Caprarola, Sutri, Campagnano di Roma, Isola Farnese fino a Roma.

    PROGRAMMA COMPLETO QUI

    1. Completamento del pellegrinaggio in Piazza San Pietro (12:00, 27 settembre): i manifestanti che viaggiano verso Roma da Montefiascone termineranno il loro pellegrinaggio di 75 miglia incontrando i sopravvissuti di tutto il mondo in Piazza San Pietro.
    1. Evento stampa presso il Dicastero per la Dottrina della Fede (10:00, 28 settembre): Sopravvissuti e sostenitori discuteranno e valuteranno la gestione dei casi di abusi sessuali da parte dei 21 cardinali designati del Papa che saranno elevati sabato 30 settembre.
    1. Marcia e Veglia ai giardini di Castel Sant’Angelo, fine di Via della Conciliazione (16:00-20:00, 30 settembre): l’ECA ospiterà una marcia e una veglia per i sopravvissuti agli abusi del clero insieme a una potente presentazione fotogiornalistica intitolata “Vergogna”, tra cui una mostra carica di emozioni che espone la dolorosa realtà dei bambini vittime di abusi del clero da tutto il mondo attraverso una raccolta di ritratti inquietanti e documentazione minuziosa. A partire ufficialmente alle 18:00, la veglia presenterà contributi di vittime di abusi del clero, attivisti e organizzazioni anti-abuso.
    1. Evento stampa al Foreign Press Club (11:00, 2 ottobre): sopravvissuti e sostenitori chiederanno che Papa Francesco firmi la nuova proposta di legge sulla tolleranza zero dell’ECA prima dell’inizio del suo Sinodo sulla sinodalità.

    ECA crede che unendoci nel cuore di Roma, possiamo amplificare le nostre voci, chiedere un cambiamento e garantire che i sopravvissuti ricevano il sostegno e la giustizia che meritano.

    Per ulteriori informazioni e dettagli sull’evento, visita www.ecaglobal.org. Incoraggiamo i rappresentanti dei media, i leader e i membri del Sinodo e i cattolici interessati a unirsi a noi in questa causa cruciale.

    Contatto:

    United States – English
    Peter Isely, ECA Founding Member
    peter@natesmission.org
    +1 414-429-7259
    Tim Law, ECA Founding/Board Member
    timalaw@aol.com
    +1 206-412-0165
    Canada – English
    Gemma Hickey (they/them)
    Pathways Foundation Founder/ECA Member
    gemmamhickey@gmail.com
    +1 709-690-5244
    Evelyn Korkmaz, ECA Founding Member
    ACTS Canada Founding Member
    ekorkmaz16@hotmail.com
    613-854-1303
    Latin America – Spanish/English
    Adalberto Méndez, ECA Founding/Board Member
    adalsamma@yahoo.com.mx
    +52 155 36533007
    Europe – German/English
    Matthias Katsch, ECA Founding Member
    makazade@gmail.com
    +49 178 1674838
    Italy – Italian/English/Spanish/Portuguese
    Simone Padovani, ECA Founding/Board Member
    simon.padovani@gmail.com
    +39 392 1454211

    ECA IN ROME 2023

  • Abusi su un’adolescente, indagato sacerdote

    Abusi su un’adolescente, indagato sacerdote

    di Michela Di Pietro – Indagato un sacerdote di origine africana per abusi su una diciassettenne. Il religioso dopo le prime segnalazioni è stato trasferito in un paese dell’Alta Tuscia dal Vescovo di Viterbo.

    L’inchiesta è scattata a Settembre dello scorso anno, dopo che ai Carabinieri, sono arrivate numerose segnalazioni inerenti a delle strane frequentazioni intorno alla casa del sacerdote, in una piccola frazione di un comune della Teverina, nonostante svolgesse il suo ministero come viceparroco in un altro paese della zona a circa 40 km di distanza. L’inchiesta della Procura di Viterbo è seguita dal Pm Paola Conti.

    La ragazza è stata già ascoltata in Procura diverse volte in forma protetta: indiscrezioni sembrano coinvolgere anche la madre della vittima, che pare sapeva della condotta del sacerdote, ma non ha mai denunciato gli abusi sulla figlia.

    Il parroco è stato sollevato dall’incarico subito dopo l’iscrizione nel registro degli indagati.

    Abusi su un’adolescente, indagato sacerdote

  • Morto don Gino più volte indagato dal Vaticano

    Morto don Gino più volte indagato dal Vaticano

    GAMBASSI. Se ne è andato all’età di 86 anni dopo una lunga malattia don Gino Burresi, sacerdote con grande seguito di fedeli ma anche sconfessato dalla Conferenza episcopale italiana e che in passato aveva ricevuto denunce per abusi. Originario di Gambassi, da alcuni anni si era ritirato a vita privata a Tuscania, in provincia di Viterbo. Ma sarà tumulato vicino alla sua casa di nascita in località Casanova, lungo la via Francigena, come richiesto dall’ordine religioso al quale padre Gino faceva riferimento, e che aveva fondato, i Servi del cuore immacolato di Maria.Padre Burresi era nato il 6 luglio 1932 e aveva fatto parte fino al 1992 degli Oblati della Vergine Maria, un ordine fondato nel 1816 dal sacerdote Bruno Lanteri.

    Devotissimo alle rivelazioni di Fatima, divenne prete a 51 anni nel 1983, ma già prima si era guadagnato una grande fama come mistico e direttore spirituale. Come asserivano i suoi seguaci, aveva le stimmate, le visioni ed emanava profumo di rose. La sua popolarità somigliava a quella di padre Pio. Da lui accorrevano centinaia di persone in cerca di conforto: alti prelati, politici, ambasciatori e artisti. Il suo quartier generale era vicino Tivoli, a San Vittorino, dove venne costruito un santuario mariano edificato con le offerte raccolte tra i devoti.

    Nel maggio del 1988, in seguito a un’inchiesta avviata dopo alcune denunce per abusi presentata da giovani seminaristi, venne trasferito in Austria. Quando rientrò in Italia, scelse la sua terra, la

    parrocchia di Montignoso, in Valdelsa, a due passi da Gambassi e da Castelfalfi. E qui ristrutturò completamente il santuario di San Frediano che divenne metà di centinaia e centinaia di fedeli ogni settimana.Poi in seguito ad un’altra inchiesta del vaticano dovette ritirarsi a vita privata.

  • Teverina, abusi su una 17enne: indagato sacerdote.

    Teverina, abusi su una 17enne: indagato sacerdote.

    Ad essere indagato un sacerdote di origine africana in un paese della Teverina. Il prete, dopo le prime segnalazioni, è stato trasferito.

    Un sacerdote di origine africana, di un paese della Teverina, avrebbe abusato sessualmente di una 17enne: è questo il quadro che emerge da un’ inchiesta della procura di Viterbo, diretta dal PM Paola Conti.

    L’inchiesta è scattata a Settembre dello scorso anno, dopo che ai Carabinieri, sono arrivate numerose segnalazioni  inerenti a delle strane frequentazioni intorno alla casa del sacerdote, in una piccola frazione di un comune della Teverina, nonostante svolgesse il suo ministero come viceparroco in un altro paese della zona a circa 40 km di distanza.

    Gli abusi ai danni della ragazza, si sarebbero svolti proprio nella casa in questione: i Carabinieri, dopo le segnalazioni hanno iniziato l’indagine, sequestrando al sacerdote il Pc e lo smartphone.

    La ragazza è stata ascoltata in procura in forma protetta: da alcune indiscrezioni sembra che la mamma fosse al corrente delle violenze, ma non le avrebbe mai denunciate.

    Intanto il parroco è stato sollevato dall’incarico e spostato in un paese dell’Alta Tuscia dal Vescovo di Viterbo: la misura è stata presa prima della notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati, a causa delle lamentele dei fedeli che avevano visto donne di varie età entrare anche in piena notte nella casa del prelato.

    Giorgio Massaini

  • Pedofilia, rintracciato a Milano l’ex parroco evaso dai domiciliari a Genzano

    Pedofilia, rintracciato a Milano l’ex parroco evaso dai domiciliari a Genzano

    L’ex responsabile della parrocchia di Selva Candida è stato condannato a una pena di 14 anni e due mesi per aver abusato di sette ragazzini

    È stato rintracciato dai carabinieri a Milano, don Ruggero Conti, l’ex parroco di Selva Candida evaso da una clinica alle porte di Roma dove si trovava ai domiciliari. Era stato arrestato dai carabinieri alcuni anni fa con l’accusa di violenze sessuali su minori. Secondo quanto si è appreso, l’uomo martedì si è allontanato in taxi da una casa di cura di Genzano. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

    L’ex parroco è stato condannato nel 2013 in appello a una pena di 14 anni e due mesi. A marzo del 2015 la Cassazione aveva confermato la sentenza. L’ex parroco era ai domiciliari nella struttura per ragioni di salute. I fatti addebitati a don Conti, sospeso dal sacerdozio dal 2011, risalgono a quando operava, tra il 1998 e il 2008, nella parrocchia romana.

    Don Ruggero sapeva che tra pochi giorni sarebbe dovuto andare in carcere per scontare 11 anni, dei 14 e 2 mesi a cui era stato condannato. I carabinieri, infatti, erano in procinto di notificargli un provvedimento di revoca dei domiciliari. E così martedì scorso l’ex parroco nel pomeriggio si è infilato in un taxi ed ha fatto perdere le sue tracce. Dopo essere stati allertati dai responsabili della clinica di Genzano, i militari della compagnia di Velletri si sono subito messi al lavoro, analizzando le celle di telefonia mobile a cui si agganciava il cellulare dell’ex parroco, per ricostruire i suoi movimenti. Lo hanno individuato presso una struttura sanitaria di Milano, dove i carabinieri della compagnia di Porta Monforte, su input dai colleghi di Velletri, hanno provveduto a rintracciarlo. Circostanza che era stata confermata dal suo difensore che si era messo in contatto con i carabinieri. All’uomo è stato notificato un ordine di esecuzione di espiazione di pena detentiva dopo la revoca della detenzione domiciliare, emesso lo scorso 26 settembredall’ufficio esecuzioni penali della procura generale della repubblica presso la Corte di Appello di Roma. Ora si trova piantonato presso la struttura sanitaria milanese.

    È una storia infinita quella di Don Ruggero Conti ed è anche uno dei casi di pedofilia più gravi tra quelli che hanno coinvolto uomini della Chiesa italiana.

    Il prete, 64 anni, venne arrestato il 30 giugno del 2008 mentre era in procinto di partire alla volta di Sydney per partecipare, con alcuni ragazzi, alla Giornata mondiale della Gioventù. Era accusato di aver compiuto molestie per dieci anni, tra il 1998 e il maggio 2008, quando era parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida nei confronti di sette bambini affidati alle sue cure in oratorio e nei campi estivi. Nel corso delle indagini emersero, però, altri casi di abusi compiuti in Lombardia e risalenti a 25 anni prima, ma caduti in prescrizione. La Procura non potette procedere ma fece testimoniare le vittime nel primo processo contro di lui: erano altre tre persone, che sarebbero state molestate da don Ruggero quando ancora non aveva preso i voti e lavorava nell’oratorio San Magno a Legnano.

    “Non sono un mostro, sono innocente, lo dico umilmente. Se fossi colpevole confesserei” disse l’ex parroco nell’aula giudiziaria, dove oltre le vittime, si presentarono centinaia di giovani in sua difesa, alcuni con t-shirt bianche con la scritta “Don Ruggero, ti vogliamo bene” e furono molte anche le mamme dei ragazzini schierate col prete: “Per i nostri figli é stato come un padre” dissero. In primo grado il parroco, che nel 2011 fu sospeso dal sacerdozio, fu condannato a 15 anni e 4 mesi, ridotti a 14 anni e 2 mesi in appello e confermati nel 2015 dalla Cassazione. Fino ad agosto Don Ruggero stava scontando i domiciliari a Viterbo, poi aveva fatto richiesta ed ottenuto il trasferimento in clinica a Genzano per motivi di salute. E’ stato proprio il personale della casa di cura a dare l’allarme.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/09/29/news/pedofilia_ex_parroco_evade_dai_domiciliari_a_genzano-176855195/

  • Roma, dieci anni di abusi sui bambini dell’oratorio: parroco arrestato

    Roma, dieci anni di abusi sui bambini dell’oratorio: parroco arrestato

    Dieci anni di abusi su sette adolescenti. Avvenuti tra il 1998 e il 2008 proprio lì, in quei gruppi parrocchiali nella chiesa della Natività di Maria Santissima, dove avrebbe dovuto svolgere la propria missione. E’ per questo che i carabinieri di Tuscania, ieri, hanno arrestato don Ruggero Conti, ex parroco della curia di Roma.
    Violenza sessuale su minori e induzione alla prostituzione minorile: queste le gravissime accuse. I carabinieri lo hanno portato in un istituto religioso protetto, prima del suo trasferimento in carcere. Don Conti era già stato sottoposto al divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso a divinis nel 2011.
    I militari dell’Arma ieri hanno eseguito un’ordinanza della Corte d’appello di Roma, al termine della decisione della Sprema Corte di Cassazione. L’uomo ora è chiamato a scontare una condanna di 11 anni, 10 mesi e 19 giorni, oltre a pagare una multa che sfiora i 40 mila euro.

    http://www.ilmessaggero.it/viterbo/arresto_don_ruggero_conti_pedofilia_abusi_bambini-1529416.html

  • Roma, adescò due minorenni vicino a una scuola: ai domiciliari ex prete

    Roma, adescò due minorenni vicino a una scuola: ai domiciliari ex prete

    Concessi dal gip di Roma gli arresti domiciliari per l’ex sacerdote Patrizio Poggi, sotto processo per aver calunniato alcuni prelati della Curia di Roma, e arrestato il 28 ottobre scorso per l’accusa di prostituzione minorile per aver tentato di adescare un ragazzino vicino ad una scuola di Viterbo. Roma, adescò due minorenni È stato lo stesso gip Paola Della Monica che aveva emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a concedere i domiciliari per Poggi, dopo l’interrogatorio di garanzia ed una istanza del difensore, l’avvocato Federico Spuntarelli. L’inchiesta sull’ex sacerdote è coordinata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e condotta dal pm Eugenio Albamonte. I fatti contestati risalgono al 2014.

    http://www.ilmessaggero.it/VITERBO/roma_prete_domiciliari_pedofilia_patrizio_poggi/notizie/1676066.shtml

     

  • Pedofilia, agli arresti domiciliari ex prete Patrizio Poggi

    Pedofilia, agli arresti domiciliari ex prete Patrizio Poggi

    Roma, 12 nov. (askanews) – E’ agli arresti domiciliari in casa di un parente fuori Roma l’ex sacerdote Patrizio Poggi, già finito in manette nel giugno del 2013, perché accusato di avere calunniato alcuni alti rappresentanti della Curia di Roma, accusandoli di pedofilia.

    Poggi era stato fermato nelle scorse settimane con l’accusa di prostituzione minorile per aver tentato di adescare un ragazzino vicino ad una scuola di Viterbo.

    E’ stato lo stesso gip Paola Della Monica che aveva emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a concedere i domiciliari per Poggi, dopo l’interrogatorio di garanzia ed una istanza del difensore, l’avvocato Federico Spuntarelli. L’inchiesta sull’ex sacerdote è coordinata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e condotta dal pm Eugenio Albamonte.

    A Poggi si contesta fatti risalenti al 2014. In particolare una tentata prostituzione minorile rispetto ad un episodio avvenuto nell’estate dell’anno scorso, a Viterbo. Poi c’è anche un secondo fatto, registratosi a Pavona, con un minorenne romeno.

    http://www.askanews.it/regioni/lazio/pedofilia-agli-arresti-domiciliari-ex-prete-patrizio-poggi_711658272.htm

  • Spunta Bibbia a luci rosse, ma il legale di padre Placido smentisce

    Spunta Bibbia a luci rosse, ma il legale di padre Placido smentisce

    VITERBO – ”Padre Placido andava alla stazione per fare beneficenza, non è un pedofilo. Le foto? Non sapeva fossero minorenni”. A Radio Cusano Campus parla Sergio Ruperto, legale di Placido Greco, alias don Dino, prete accusato di prostituzione minorile e pedopornografia, arrestato nell’inchiesta sui minorenni che si vendevano alla stazione Termini di Roma. ”Ci andava a cogliere il suo sacerdozio, per fare beneficenza e aiutare i barboni – ha detto l’avvocato di don Dino -. Per quanto riguarda le foto, ha sostenuto che la prima volta era andato da lui un ragazzino a pregarlo di fargli delle foto che gli servivano per partecipare a un film porno. Il ragazzo era minorenne, ma lui non lo sapeva. Ha detto che a quell’età, 17-18 anni, è complicato capire se uno è minorenne. Dopo è partito un passaparola tra i ragazzi e in tanti sono andati da lui a farsi fare queste foto”.

    Intanto, nell’ambito dell’operazione Meeting Point, ci sarebbe un terzo prete che alla stazione Termini andava a caccia di giovani rom la cui posizione, ora, è al vaglio della procura. Si tratta di un sacerdote sudamericano che nei giorni scorsi è stato fermato con un ragazzo rom appena 18enne mentre si dirigeva in un hotel per consumare un rapporto dietro compenso. Quello su cui i magistrati di piazzale Clodio vogliono far luce è se l’uomo abbia abusato di minori, fatto questo che costituisce reato. I pm infatti hanno scoperto che sul cellulare del prete c’erano alcune chiamate e sms inviati a dei minorenni rom che vendono il loro corpo tra i binari del principale scalo ferroviario della capitale. Elementi che fanno pensare al peggio ma sui quali ancora non c’è una prova tale da iscriverlo nel registro degli indagati come è avvenuto invece per Galleschi e Greco.

    Per quest’ultimo intanto proseguono le indagini. Oltre ai rapporti con almeno due rom minorenni, per il quale è finito a Regina Coeli, il religioso ha stravolto le sacre scritture scrivendo la Bibbia dei ”pedofili”. Il sacerdote avrebbe manipolato interi versi accompagnandoli con foto porno delle vittime delle sue perversioni. A proposito della Bibbia a luci rosse il suo avvocato ha risposto, sempre ai microfoni di Radio Cusano Campus: ”Non ha mai scritto una Bibbia, ha scritto alcune pagine a forma di romanzo. A luci rosse? Non lo so, scrivere era una sua passione. Ma il mio assistito nega fermamente di essere un pedofilo e sostiene di non aver mai avuto rapporti con minorenni dietro compenso”.

    Ma nel frattempo, più la procura indaga, più viene a galla il passato torbido del sacerdote, fatto di frequentazioni di minori che potrebbero risalire anche a 10 anni fa. Gli inquirenti lo deducono anche da un archivio con 1700 foto scoperto a casa del prete: scatti di adolescenti non solo rom ma anche ragazzi di colore e forse degli italiani. Il sospetto, quindi, è che don Dino possa aver avuto rapporti anche con altri ragazzini oltre ai due minori alla stazione Termini.

    Ora è rinchiuso al carcere romano di Regina Coeli ma secondo l’avvocato ”gli arresti domiciliari possono essere sufficienti, non capisco l’applicazione di una misura così grave come la detenzione in carcere – ha detto ancora il legale -. Hanno trovato delle foto fatte con macchina digitale e altre immagini in una chiavetta usb. Immagini pedopornografiche va bene, ma questo non giustifica una misura così grave”.”Se ha intenzione di scusarsi con la chiesa e con i cattolici visto il suo ruolo di sacerdote? – conclude Ruperto -. Per il momento non ne abbiamo parlato, magari poi approfondiremo anche questo”.

    http://www.viterbonews24.it/news/spunta-bibbia-a-luci-rosse,-ma-il-legale-di-padre-placido-smentisce_51979.htm