Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • CEI e tutela dei minori: la sedia vuota…

    CEI e tutela dei minori: la sedia vuota…

    Riportiamo degli estratti significativi degli interventi alla CEI riunita ad Assisi da parte di S.E.R. Mons. Thibault Verny e di S.E.R. Mons. Luis Manuel Alì Herrera, rispettivamente Presidente (da quattro mesi) e Segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Particolarmente toccante è stata l’immagine della sedia vuota utilizzata dal primo e il riferimento all’emozione della paura effettuato dal secondo.

    “…Sono consapevole che il secondo Rapporto annuale della Commissione, avvenuto lo scorso 16 ottobre abbia suscitato alcuni malintesi in talune realtà ecclesiali, in particolare nella vostra Conferenza Episcopale. Permettetemi di ribadire quanto è chiaramente indicato nel documento stesso e quanto è stato sottolineato durante la presentazione nella Sala Stampa della Santa Sede: la Relazione è stata completata nel primo trimestre del 2025 e si riferisce ai dati raccolti nell’anno solare 2024. Detto ciò, in qualità di nuovo Presidente, mi assumo la piena responsabilità del lavoro svolto dal team della Commissione… Tre anni fa, la Conferenza Episcopale Italiana e la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori hanno sottoscritto un accordo, denominato Memorare Initiative, che ha segnato l’inizio di una collaborazione strutturata tra noi. Tale accordo non è rimasto lettera morta: si è trasformato in un laboratorio di dialogo, azione e corresponsabilità, con ricadute positive in Chiese di quattro continenti. Attraverso questa intesa – insieme a voi – stiamo aiutando le comunità ecclesiali a prevenire gli abusi, a proteggere chi è a rischio e a intervenire con competenza e compassione quando si verificano situazioni di abuso, ovunque esse si manifestino.

    Come in ogni collaborazione viva, non mancano incomprensioni e divergenze. Tuttavia, è proprio in tali frangenti che siamo chiamati ad accompagnarci con prudenza e trasparenza, in una dialettica di ascolto sincero e apprendimento reciproco. Intendiamo proseguire su questa strada, condividendo il vostro impegno e le vostre procedure di tutela con un numero sempre maggiore di Chiese nel mondo. Così facendo, riconosciamo e valorizziamo ciò che funziona, mentre valutiamo e correggiamo ciò che può essere migliorato. Questo punto è cruciale: indicare con trasparenza le lacune nei sistemi di salvaguardia e offrire risposte professionali rafforza la credibilità della Chiesa, affinché la nostra casa ecclesiale sia un luogo sicuro per tutti, per le famiglie, i giovani e i bambini…

    Come vescovo francese, mi rivolgo a voi oggi con umiltà. Di fronte allo scandalo degli abusi sessuali, nessuno può affermare di operare alla perfezione. Credo che tutti stiamo cercando di fare il meglio possibile, riducendo al minimo il danno. In Francia è stata istituita una commissione indipendente, la CIASE, che ha avuto punti di forza e di debolezza, aspetti positivi e fragilità. Ciononostante, essa rappresenta un riferimento per la Conferenza Episcopale Francese… Inoltre, la metodologia e i risultati di tale commissione sono stati ripresi e convalidati dal governo francese, che ha successivamente istituito una commissione sugli abusi commessi nelle famiglie (CIIVISE).

    Sono convinto che non esista un modello unico di approccio. Spetta a ciascuna Conferenza Episcopale assumere la questione, discernere e decidere autonomamente, in base al contesto storico e culturale locale. Siamo qui per avanzare insieme e sostenerci reciprocamente. A ciascuno di noi spetta guardare con coraggio al passato e riconoscere la verità della situazione: solo così potremo gettare le basi per costruire il futuro.

    Permettetemi di condividere un’immagine che mi ha profondamente colpito durante un recente incontro con un gruppo di vittime e sopravvissuti, tutti adulti, molti dei quali anziani, che hanno subito abusi da bambini nella Chiesa in Belgio. Ci siamo intrattenuti con loro per oltre tre ore: un incontro intenso, talvolta doloroso. Vi era una sedia vuota tra due membri del gruppo; la signora accanto spiegò che era per suo fratello, anch’egli vittima di abusi, che si era tolto la vita. Quella sedia rappresentava lui e gli innumerevoli altri che hanno compiuto lo stesso gesto a causa degli abusi subiti. La sedia vuota era presente anche nel loro incontro con Papa Leone XIV. In tutto ciò che facciamo, dobbiamo guardare a quella sedia vuota: guardare al presente, attraverso cellule di ascolto, riconoscere e accompagnare le vittime e i sopravvissuti, accogliere le loro parole, per quanto difficili. Essi sono per noi come l’uomo ferito sul ciglio della strada da Gerusalemme a Gerico. E dobbiamo guardare al futuro, attraverso la prevenzione nelle istituzioni ecclesiali, nelle scuole e nelle famiglie…” (Mons. Thibault Verny).

    ***

    “… considero un segno della provvidenza divina il fatto che stiamo conversando con voi proprio nel giorno in cui celebriamo la Giornata di preghiera per le vittime, con il tema “il rispetto genera relazioni autentiche”, indetta da questa Conferenza Episcopale… Per questo motivo, desidero ringraziare sinceramente i vescovi italiani che hanno scelto di partecipare a questo momento di dialogo: la loro disponibilità ha permesso di ricevere contributi ricchi di riflessioni ed esperienze che hanno arricchito anche la Commissione stessa. Se in qualche circostanza ciò che avete condiviso è stato percepito come travisato o trasmesso in modo inesatto, desidero esprimere il nostro sincero rammarico. La nostra intenzione è – e rimane – quella di servire la verità con delicatezza, nel rispetto di coloro che, con coraggio e onestà, hanno accettato di avviare un dialogo…

    È vero che per il rapporto pubblicato lo scorso ottobre sono state ricevute 81 risposte su 226 questionari inviati alle circoscrizioni ecclesiastiche che compongono questa conferenza e le sue 16 conferenze regionali. Tuttavia, questo dato, estrapolato dal suo contesto, può essere soggetto a interpretazioni parziali. Inoltre, come abbiamo visto, tali interpretazioni omettono l’enfasi posta nel rapporto sugli otto punti di forza del sistema operativo, della formazione e della ricerca, concentrandosi invece solo sulle attività che devono essere ulteriormente implementate in alcune regioni.

    Come in ogni processo scientifico, l’indagine è un punto di partenza e non un giudizio: non misura l’impegno degli individui, ma aiuta a capire dove rafforzare la rete e migliorare la comunicazione. Quando si opta per la trasparenza e la responsabilità, la Chiesa si espone anche a interpretazioni che non sempre colgono la complessità e lo sforzo del percorso. Tuttavia, è un rischio che vale la pena correre, perché solo una Chiesa che parla con sincerità può essere credibile. L’importante è che questo percorso non diventi una competizione basata sui numeri, ma un processo di crescita comune in cui la ricerca, la verifica e l’accompagnamento siano finalizzati a un unico scopo: costruire fiducia.

    Solo la verità, anche quando è dolorosa, può diventare il fondamento di un rinnovamento e questo richiede rigore e indipendenza, per questo il lavoro scientifico e documentato, come quello avviato congiuntamente in Italia, rimane essenziale… Nel 2016, molte comunità di fedeli erano riluttanti a riconoscere la presenza di vittime o sopravvissuti al loro interno. Questa riluttanza a volte nasceva dalla paura, dalla paura di ascoltare le terribili verità che le vittime e i sopravvissuti ci raccontano. La paura che le nostre comunità non siano perfette e possano anche essere luoghi di orrore. La paura di non sapere cosa fare, come confortare, come aiutare. Paura di confrontarci con i nostri fratelli o sorelle che potrebbero aver commesso un crimine e del costo che questo potrebbe avere per loro e per noi.
    Troppo spesso questa resistenza ha tenuto molti uomini e donne rinchiusi nel silenzio per anni, per decenni, per tutta la loro vita.

    La nostra Commission crede fermamente che giornate come questa odierna è un esempio di come la preghiera si traduca in azione, in consapevolezza e accoglienza . Abbiamo assistito in questi 10 anni di giornate di preghiere un pellegrinaggio graduale e progressivo che sta smantellando questa paura e permettendo alle nostre comunità di diventare luoghi in cui le vittime e i sopravvissuti vengono ascoltati e sostenuti, con compassione e soprattutto con professionalità…

    Le esperienze concrete del popolo di Dio, quelle che toccano la sofferenza e la speranza della guarigione, devono poter entrare nei luoghi in cui si prendono le decisioni e si elaborano le linee guida universali. Solo in questo modo la riflessione non rimane astratta, ma si radica nella vita e diventa uno strumento di conversione pastorale. Questa collaborazione tra ricerca, pastorale e ascolto delle vittime è ciò che potrà far maturare una Chiesa più credibile e attenta ai segni dei tempi… Se voi ce lo consentite, la nostra missione è che la Commissione rimanga al vostro fianco, non come osservatore esterno, ma come compagno di viaggio…” (Mons. Luis Manuel Alì Herrera).

    Non è un caso che l’attenzione dei vescovi francesi sul problema abusi sia sempre alta. Un’indagine e un indirizzo si sono concentrati sui preti francesi (cfr. SETTIMANANEWS, 17/11/2025).

    CEI e tutela dei minori: la sedia vuota…

  • Rete L’Abuso: i numeri del Piemonte e della provincia di Cuneo

    Rete L’Abuso: i numeri del Piemonte e della provincia di Cuneo

    In Italia oltre quattromilaquattrocento persone hanno segnalato abusi sessuali commessi da sacerdoti o religiosi.

    È uno dei dati che emergono dal report di Rete L’Abuso, l’associazione fondata da Francesco Zanardi, sopravvissuto da ragazzo agli abusi di un prete a Savona e oggi tra le principali voci italiane ed europee sul tema.

    Secondo il database di Rete L’abuso, i casi totali di autori di violenze sessuali segnalate (presunte e accertate) nella Chiesa italiana sono 1.296, di cui 1.154 rappresentati da sacerdoti. Le vittime note sono 4.674, di cui 4451 di età inferiore ai 18 anni: 4.444 abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. Di queste, 2.414 sono seguite direttamente dall’associazione.

    L’incidenza dei preti coinvolti – il 3,72% dei circa 31 mila sacerdoti italiani – è considerata “molto alta”, soprattutto tenendo conto che si tratta di un censimento non ufficiale. Le segnalazioni raccolte da Rete L’Abuso coincidono quasi perfettamente con quelle riconosciute da fonti cattoliche nello stesso arco di tempo: uno scarto di soli 60 casi su più di mille censiti.

    Nel panorama regionale, il Piemonte con i suoi 106 segnalati è al secondo posto in Italia dopo la Lombardia che ne ha 174. Dal 2020 a oggi le segnalazioni in Piemonte riguardano 106 abusatori presunti o conclamati. Le vittime piemontesi note sono 388: 40 donne, 348 uomini, di cui 10 adulti vulnerabili e una persona con disabilità; 377 sono minori.

    La distribuzione per provincia mostra: Asti 6 abusanti, Biella 8, Cuneo 24, Novara 12, Torino 31, Verbano 6, Vercelli 8. Tra questi: 91 preti, 4 catechisti, 10 laici, 1 scout.

    Riguardo ai processi canonici ne risultano 5 avviati, 3 mai avviati, dei restanti 98 non si hanno dati, 0 risultano condannati in sede canonica.

    Per quanto riguarda la giustizia penale: 73 casi sommersi (casi noti e mai denunciati all’autorità giudiziaria italiana), 1 denuncia, 4 indagati, 2 condanne in primo grado, 1 in secondo grado, 18 condanne definitive, 3 prescrizioni, 2 confessioni, 2 patteggiamenti. Rete L’Abuso pubblica sul proprio sito i dati che raccoglie. Esiste anche una sezione dedicata ai dati forniti dalla CEI, nei cui report ufficiali tuttavia non compaiono i nomi dei segnalati, né le diocesi di appartenenza, né i luoghi dei reati, né i provvedimenti adottati, né il numero di vittime coinvolte da ciascun caso.

    «Le scienze psicologiche definiscono gli abusi un vero e proprio omicidio psichico» afferma Zanardi. «Per questo non dovrebbero essere soggetti a prescrizione. E per questo la legge italiana dovrebbe prevedere l’obbligo di denuncia alla magistratura anche per i vescovi, come avviene negli altri paesi. Ma ciò non è possibile finché, in base al Concordato, non sono considerati pubblici ufficiali».

    Donatella Signetti

  • Abusi nella Chiesa, in Diocesi Trento 4 persone a Centro ascolto

    Abusi nella Chiesa, in Diocesi Trento 4 persone a Centro ascolto

    Il Centro di ascolto del Servizio per la tutela minori della Diocesi di Trento ha accolto nuove persone che hanno trovato la forza di chiedere aiuto contro gli abusi.

    Dei quattro accessi negli ultimi dodici mesi – sottolinea la Diocesi di Trento in un comunicato pubblicato sul proprio sito – due si riferiscono ad abusi di carattere sessuale da parte di membri di istituti religiosi, risalenti entrambi a circa 60 anni fa.

    In uno dei casi, si è rilevato anche un abuso di potere. Un altro accesso riguarda invece il disagio avvertito da una giovane da parte di un educatore nel contesto di un’iniziativa parrocchiale. Un’altra segnalazione ancora si riferisce ad abusi sessuali da parte di un sacerdote di un’altra diocesi, accolto temporaneamente in Trentino, morto alcuni decenni fa.

    Tutte le segnalazioni sono state prese in carico e sono state valutate le modalità più adeguate per alleviare la sofferenza delle persone coinvolte. Domani, venerdì 21 novembre, alle 20.30, nel Duomo di Trento, la Diocesi di Trento si raccoglierà in un momento di preghiera in memoria delle persone delle vittime di abusi nella Chiesa.

    https://www.ansa.it/trentino/notizie/2025/11/20/abusi-nella-chiesa-in-diocesi-trento-4-persone-a-centro-ascolto_a89ad93d-4d25-4cc7-b04e-5eea1a30f93f.html

  • Abusi sessuali nella chiesa, 4 persone al centro di ascolto della Diocesi di Trento

    Abusi sessuali nella chiesa, 4 persone al centro di ascolto della Diocesi di Trento

    Il centro di ascolto del servizio per la tutela dei minori della Diocesi di Trento ha accolto nuove persone che hanno trovato la forza di chiedere aiuto contro gli abusi. 

    Dei quattro accessi negli ultimi dodici mesi – sottolinea la Diocesi di Trento – due si riferiscono ad abusi sessuali da parte di membri di istituti religiosi, risalenti entrambi a 60 anni fa. In uno dei casi, si è rilevato anche un abuso di potere. 

    Un altro accesso riguarda invece il disagio avvertito da una giovane da parte di un educatore nel contesto di un’iniziativa parrocchiale. Un’altra segnalazione ancora si riferisce ad abusi sessuali da parte di un sacerdote di un’altra diocesi, accolto temporaneamente in Trentino, morto alcuni decenni fa.

    Tutte le segnalazioni – fa sapere la Diocesi – sono state prese in carico e sono state valutate le modalità più adeguate per alleviare la sofferenza delle persone coinvolte.

    I contatti del centro di ascolto del servizio diocesano di tutela dei minori

    Il Centro di Ascolto del Servizio Diocesano Tutela Minori risponde al seguente numero telefonico: 349/23.72.946 e all’indirizzo e-mail tutelaminori@diocesitn.it.  L’indirizzo postale è: Servizio Tutela Minori, piazza Fiera 2 , Trento.    

    Veglia in Duomo a Trento contro gli abusi

    La sera di venerdì 21 novembre, alle 20.30 nel Duomo di Trento, la Diocesi di Trento si raccoglierà in un momento di preghiera in memoria delle persone delle vittime di abusi nella Chiesa.

    Il tema della Veglia di quest’anno sarà il proprio il rispetto, declinato nell’invito a “generare relazioni autentiche”, in sintonia con la V Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa, in calendario il 18 novembre.

    “La Veglia – spiega don Alessandro Aste, Referente del Servizio Tutela Minori – vuole essere un momento di raccoglimento che invita tutta la comunità ecclesiale ad assumere ogni giorno la responsabilità di custodire la dignità e la sicurezza di ciascuno, oltre la sola occasione di una ricorrenza”.

    Nel corso della Veglia troverà spazio l’ascolto del vissuto di due persone ferite. “Ricordare – prosegue don Aste – significa innanzitutto ascoltare: l’ascolto delle persone che hanno subito abusi aiuta a comprendere più profondamente come accompagnarle nel loro cammino di ricostruzione, nella gestione del dolore e nella riconquista della propria storia. Allo stesso tempo ci orienta nel promuovere ambienti sempre più sicuri, capaci di favorire relazioni sane e rispettose per bambini, bambine, ragazzi e ragazze”.

    Il Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori

    La Diocesi di Trento fa sapere che il servizio diocesano per la tutela dei minori ha proseguito anche quest’anno il proprio impegno formativo, accompagnando diverse realtà in percorsi di crescita e responsabilità condivisa. Tra le attività realizzate, si è tenuta una formazione dedicata agli educatori e alle educatrici del Collegio Arcivescovile; una serata di approfondimento rivolta a una comunità parrocchiale e un incontro di presentazione delle linee guida ai sacerdoti della Diocesi, per sostenere un cammino comune di attenzione e cura verso le persone più vulnerabili.

    A queste iniziative si aggiunge l’accompagnamento di tre associazioni Noi Oratori presenti sul territorio trentino, che hanno richiesto percorsi specifici legati alla tutela.

    A febbraio 2026 si terrà il quarto Convegno diocesano sulla tutela dei minori e delle persone vulnerabili, che ancora una volta partirà dalla voce delle vittime. Una parte dell’incontro sarà dedicata a una testimonianza, momento essenziale per orientare il cammino della Chiesa verso una responsabilità sempre più consapevole, matura e attenta alla cura dell’altro.

    https://www.rainews.it/tgr/trento/articoli/2025/11/abusi-sessuali-nella-chiesa-trentina-4-persone-al-centro-di-ascolto-della-diocesi-di-trento-ultimi-12-mesi-87ead504-49ae-4e73-a48a-1286d754dc6e.html

  • Separazione delle carriere e giustizia fragile: conseguenze su donne e minori

    Separazione delle carriere e giustizia fragile: conseguenze su donne e minori

    La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri viene presentata come riforma tecnica e garantista. In realtà incide sul nucleo costituzionale dell’ordinamento giudiziario: l’unità della magistratura delineata dall’art. 104 Cost.. Tale unitarietà assicura che giudici e PM condividano cultura professionale, limiti comuni e un unico CSM, che opera quale presidio di indipendenza esterna, bilanciamento e controllo interno.

    Creare due ordini distinti significherebbe organi di autogoverno separati e possibili differenze nell’approccio alle indagini e ai processi. Il rischio concreto sarebbe un indebolimento del pubblico ministero, più esposto a pressioni politiche o a priorità governative contingenti, soprattutto in una fase storica segnata da un’evidente espansione del diritto penale. Si assiste all’ introduzione di nuovi reati, all’inasprimento generalizzato delle pene, all’emanazione di misure restrittive alla libertà di manifestazione e di norme che gravano in modo selettivo su gruppi socialmente marginalizzati.

    A ciò si affiancano proposte ulteriori — dalla non punibilità dell’omicidio del ladro alla cauzione per manifestare fino agli sgomberi accelerati — che pare confermino una strategia politico-criminale orientata al controllo sociale più che alla proporzionalità e alla prevenzione.

    Analoga tendenza emerge nella gestione dei fenomeni migratori, tra cui: l’esternalizzazione delle procedure tramite deportazioni, contrasti con i giudici che dichiarano illegittime alcune detenzioni, misure punitive contro le ONG impegnate nei soccorsi in mare. In settori tanto politicizzati, l’azione del PM è decisiva. Un PM isolato in un ordine separato rischierebbe — anche solo per struttura istituzionale — di divenire più permeabile alle priorità governative, perdendo quel contrappeso culturale e organizzativo che deriva dalla comune appartenenza alla giurisdizione. L’attuale assetto, seppur con molteplici limiti, assicura invece maggiore coerenza nei procedimenti, omogeneità nelle strategie investigative e un contrappeso culturale interno che salvaguarda l’autonomia dell’azione requirente.

    Il profilo forse più delicato riguarda la tutela delle vittime esposte a condizioni di particolare svantaggio, anzitutto economico e/o culturale. In primis donne vittime di violenza di genere e minori vittime sopravvissute ad abusi sessuali e maltrattamenti — specialmente quando i reati avvengono in contesti istituzionali di vita comunitaria chiusi, come talune realtà ecclesiastiche. Qui il PM opera accanto a ostacoli rilevanti, dove si distingue: il condizionamento del Concordato, la gestione interna e secretata del fatto di violenza – non solo sessuale – da parte dell’ente religioso, aggravata: dall’assenza dell’obbligo di denuncia nei casi di vittima minorenne, dall’omertà diffusa, dalla disinformazione, oltre che dalla pressione sociale esercitata sulla stessa e i famigliari.

    L’unità della magistratura rappresenta un presidio essenziale perché evita l’isolamento del singolo PM, assicura un controllo interno omogeneo e rafforza l’indipendenza necessaria per indagare su poteri forti e tutelare chi non ha strumenti autonomi di difesa e di informazione.

     Occorre riconoscere che i veri problemi della giustizia non risiedono nella separazione delle carriere, ma nella durata irragionevole dei processi, nella cronica carenza di personale amministrativo e di magistrati, nella mancanza di risorse materiali — talvolta persino della carta per le fotocopie e degli strumenti essenziali di cancelleria — e nelle disfunzioni organizzative che rallentano il lavoro quotidiano di procure e tribunali. A fronte di queste criticità strutturali, è evidente che ciò di cui il sistema ha bisogno non è una riforma simbolica che frammenta l’ordinamento, ma investimenti stabili e non burocratizzati: potenziamento degli organici, formazione tecnica culturale solida e continua, digitalizzazione realmente funzionante e semplificazione dei flussi operativi nelle cancellerie. Come accade per sanità, istruzione e lavoro, anche la giustizia richiede risorse adeguate e una visione sistemica, non interventi di facciata privi di incidenza sui problemi reali. L’incondivisibile ottica ad investire in armamenti conferma le priorità.

      La logica economicista che riduce giustizia, sanità e istruzione a sistemi produttivi a basso costo accresce disuguaglianze e precarietà, minacciando non solo i servizi, ma l’equilibrio democratico complessivo. In questo contesto, la separazione delle carriere rischia di indebolire uno dei pilastri fondamentali della Costituzione: una giurisdizione forte, unitaria e realmente indipendente, capace di tutelare efficacemente le vittime più fragili, esposte a violenza, abuso e silenzio omertoso.

    La conseguenza sarebbe un disequilibrio strutturale che compromette non solo l’assetto costituzionale, ma la capacità dello Stato di proteggere efficacemente le vittime più esposte alla violenza di genere, agli abusi sessuali e al maltrattamento minorile.

    Roma, 14/11/2025

    Avv. Mario Caligiuri

    (RESP. DELL’OSSERVATORIO PER LA TUTELA DELLE VITTIME DI RETE L’ABUSO)

  • LA MENZOGNA DEI PADRI

    LA MENZOGNA DEI PADRI

    Da piccoli, al catechismo ci insegnano a vivere seguendo i dieci comandamenti, di questi uno ha sempre ritenuto la mia attenzione, l’ottavo: “Non dire falsa testimonianza”.

    Mi sono sempre chiesta: ma la chiesa, perché non rispetta questo comandamento?

    All’età di cinque anni mi sono trasferita con la mia famiglia a Reggio Calabria, mia madre, molto credente e cattolica, pensò che sarebbe stato bene per me iscrivermi subito al catechismo e all’azione cattolica per farmi conoscere e frequentare altri bambini, ed inserirmi in un ambiente “sano e sicuro”.

    Ricordo ancora la prima festa del Ciao, tutte le parrocchie riunite in Duomo, io ero tra i più piccoli del gruppo acierrini, era la mia prima festa, la mia prima uscita, e mi sentivo grande, orgogliosa, contenta…ma un orco vestito di nero, col collarino bianco, ha distrutto ogni gioia di quel giorno.

    Al momento della foto di gruppo sull’altare, approfittando della confusione, di tanto rumore, mi prese in braccio, mi pose sulla sedia, mi teneva stretta sul petto con il suo braccio, mi bloccava con la sua forza e da dietro si strofinava il suo organo genitale sui miei glutei. Impossibile muovermi, chiedere aiuto, erano tutti intenti a fare la foto, e in quel momento, davanti gli occhi di tutti, subivo l’orrore dell’abuso sessuale di uno sporco prete, che abusava di una bambina, inerte, e dopo aver soddisfatto il suo squallido piacere, mi diceva : “Brava, sei stata brava, sei proprio una brava bambina!”… avevo solo 5 anni e non ho mai dimenticato il suo volto, schifoso, i capelli neri tinti, i suoi occhi sadici, la sua voce, le sue mani grosse, rozze…

    Mia madre non volle credermi, ma cosa peggiore raccontò tutto alla catechista, che mi portò dal parroco, un famoso esorcista, conosciuto e venerato da tutti in città, che ho odiato fino alla sua morte, perchè mi disse che ero una bugiarda, che avevo una fantasia malata e perversa, che stavo peccando contro Dio, e che Dio sapeva tutto e vedeva tutto, cosa peggiore questo schifoso prete esorcista, raccontò tutto ad altre catechiste in modo da prevenirle, e da allora fui guardata da tutti in modo strano, ogni volta che andavo in chiesa sentivo gli occhi su di me.

    Mi chiusi nel silenzio, non parlai più con nessuno, e iniziai a detestare quel prete, quella catechista, Francesca, che era acida, cattiva, che ogni qualvolta andavo al catechismo mi diceva che Dio mi osservava, e poi quel parroco esorcista che mi ricordava che avrei dovuto chiedere perdono a Dio in confessione.

    Arrivò il giorno della prima confessione, non volevo che fosse l’esorcista a confessarmi, cercai di mettermi in fila per un altro sacerdote, ed invece ad un certo momento sento la sua voce chiamare la catechista: “Francesca, vai a prenderla, portamela qui, adesso deve confessarsi con me!”

    Francesca venne a prendermi, mi strattonò dal braccio dicendomi che dovevo confessare i miei peccati davanti a Dio, la mia falsità!

    Avevo 9 anni, ricordavo perfettamente cosa era successo 4 anni prima, quella domenica in Duomo, e con vergogna sotto gli ammonimenti di quel verme di sacerdote, dissi che avevo peccato, ripetei quello che lui mi costrinse a dire: ho peccato, ho detto falsa testimonianza contro Dio, ho mentito, ho inventato tutto.

    Non avevo inventato nulla, a 5 anni avevo denunciato gli abusi della chiesa, ma ero piccola, innocente, sola, contro tutto e tutti, e ancora peggio, non sapevo di cosa la chiesa è capace, dei crimini celati dietro l’omertà e la falsità del clero.

    Quel sacerdote esorcista, purtroppo mi ha rovinato il giorno della comunione, perchè con la sua meschinità, non si è limitato soltanto a costringermi in confessione ad affermare il falso, no, la veglia della comunione mi costrinse al digiuno come penitenza per i miei peccati e il giorno della comunione sull’altare mi derise dicendo che ero tremenda, che avevo una perfida immaginazione.

    Dopo quel giorno non ho più voluto mettere piede in quella chiesa, non volevo più rivedere quell’essere schifoso, osannato da tutti come un santo, né quella catechista che mi hanno fatto stare male per anni.

    Da adulta, quando ho capito cosa avevo vissuto, un abuso sessuale da parte di un sacerdote pedofilo, ho voluto denunciare, ma mi sono trovata di fronte a dei muri di silenzio, sacerdoti, vescovi, tutti compatti nel dirmi che non potevo accusare qualcuno senza prove. Ho cercato negli annali della diocesi, volevo trovare il suo nome, ma mi è stato impedito, dopo l’abuso un altro abuso, quello dell’omertà di chi copre ed è complice, chissà quanti altri bambini hanno vissuto un’esperienza come la mia, e quanta sofferenza, dolore si sono dovuti tenere dentro.

    Un abuso non si cancella come il gesso sulla lavagna, resta indelebile sulla pelle, sul corpo di una vittima, è come una cicatrice che resta per sempre a ricordare quel dolore, ma la vita mi riservava altro ancora, avrei dovuto conoscere un dolore più grande, l’abuso spirituale, psicologico con fine sessuale.

    In un momento molto difficile della mia vita, mi sono avvicinata ad una comunità religiosa, un amico mi aveva parlato di un padre carismatico, dotato di un dono speciale, che faceva delle omelie meravigliose, e che mi avrebbe aiutata a ritrovare la pace in me stessa, mi avrebbe guidata spiritualmente.

    Con molti dubbi e freni, andai a conoscere quel padre, e la confessione mi deluse, molto superficiale e sbrigativa, quasi avesse fretta e dubitai che fosse un vero religioso.

    Volli comunque andare ad ascoltarlo a messa, in effetti, le sue omelie erano molto belle, anche molto preparate, mi convinsi a seguirlo ed in breve divenne il mio confessore, il mio padre spirituale.

    Mi confidavo con lui, gli parlavo dei miei problemi, delle mie sofferenze, lo vedevo come un fratello, un amico sincero, sicuro, un vero amico.

    Gli raccontai dell’abuso da bambina al Duomo, del mio dolore per non essere stata creduta, e del silenzio di tutta una vita per quell’abuso.

    I suoi occhi cambiarono in quel momento, ma non riuscìì a captare subito il motivo, mi ricordo quello che mi disse: “che bello che ti sei confidata con me, adesso il nostro rapporto è speciale, perchè mi hai confidato il tuo segreto.”

    Da quel giorno, iniziò a chiamarmi, a mandarmi messaggi per farmi andare da lui per la messa, per parlare, era diventato pesante, ma mi diceva che lo faceva per me, perchè aveva capito che avevo bisogno di lui, che mi voleva bene.

    Poi cominciò a parlarmi in modo strano, Dio lo chiamava ad essere uomo, ad amarmi secondo Dio e natura, ma non era sesso, era un amore puro, totale, fatto di corpi ed anima. Mi parlò di un rapporto speciale, che doveva essere tenuto segreto agli altri, che io ero speciale e che avevo bisogno di un essere speciale come lui, e non dovevo aver paura perchè Dio voleva il mio bene e non dovevo temere nulla con lui.

    Mi prese la paura, non reggevo più quel rapporto, opprimente, malato, perverso, e lui divenne violento, furioso; non era più il padre buono, carismatico che avevo conosciuto, anzi forse non lo è mai stato!

    Iniziò ad insultarmi, a mortificarmi, a farmi sentire stupida, incapace, di colpo persi la stima per me stessa, e cosa peggiore era quel religioso, quel padre, che avevo scelto come mio padre spirituale a distruggermi in questo modo.

    Passò dall’abuso spirituale, allo psicologico infine sessuale, senza preoccuparsi delle conseguenze. Diceva che Dio era amore, che lo chiamava ad essere uomo, ad amarmi, senza pudore, né vergogna, perchè Dio si era fatto uomo per amare l’umanità tutta.

    Mi diceva che la castità non esiste, che è un’ invenzione dell’uomo, e che in nessun testo della Bibbia si parla di castità, se Dio avesse voluto degli uomini casti, allora sarebbe andato contro natura ed avrebbe imposto la castrazione, e che la castità era un’invenzione della chiesa, che è la causa di tanti abusi contro i bambini e le religiose.

    Mi disorientò completamente, non poteva essere vero, lui, biblista, che parlava tanto di discernimento, della responsabilità dell’uomo delle proprie azioni, mi parlava ora come un animale in preda all’istinto e alle pulsioni sessuali che non controllava.

    Ho chiesto aiuto a dei confratelli, dei sacerdoti, teologi, che scrivono libri e fanno conferenze sul tema dell’abuso spirituale, religioso, ma nessuno mi ha creduta.

    Ben 7 sacerdoti mi hanno detto di tacere, di dimenticare, perdonare ed andare avanti, cercare di trovare altri interessi nella vita che mi facessero pensare ad altro, perchè altrimenti non avrei fatto nulla di buono e sarei sprofondata nella depressione.

    A tutti questi sacerdoti, oggi ho voglia di dire che la vostra omertà è un secondo abuso per me, perchè non si può dimenticare, non si perdona un abuso ed un abusatore facilmente, ma soprattutto questa è la mia vita, non sarà mai più la stessa, da quell’abuso ci sono state delle conseguenze indelebili ed oggi il mio interesse è che non ci siano più vittime che soffrano in silenzio.

    Con forza, grazie all’aiuto di tanti amici, che oggi sono la mia famiglia, ho denunciato, ma nonostante la denuncia, le prove schiaccianti contro di lui, la falsa mistica, la perversione, il suo narcisismo patologico, la sua manipolazione, questo religioso ha continuato ad esercitare per mesi, a celebrare la messa con i bambini, a pubblicare ogni giorno lectio bibliche, ergendosi come guida spirituale per l’umanità.

    Mentre io per mesi mi annientavo, sprofondando nel silenzio, nella depressione, nell’indifferenza di tutti coloro che mi hanno detto di tacere, perchè un caso non è grave, che vuoi che sia, un caso, uno scivolone può capitare a tutti nella vita, basta rialzarsi…peccato che quel caso abbia segnato per sempre la mia vita!

    Come negli scacchi si muovono le pedine, così nella chiesa si spostano i preti una volta denunciato l’abuso, e come ogni mossa prevedibile, il religioso in questione è stato trasferito, per “motivi di salute”, ma la realtà è ben altra, è stato sospeso e non potrà ricoprire nessun incarico religioso perchè accusato di abuso spirituale, psicologico a sfondo sessuale.

    Mi chiedo come sia possibile credere in una chiesa così falsa, che adduce ragioni di salute per coprire un abusatore, fin quando la chiesa ha intenzione di nascondersi dietro un dito, e continuare a proteggere tutti coloro che neppure lontanamente nutrono un sentimento cristiano?

    Fin quando la chiesa continuerà a nascondere gli abusi, ad essere omertosa, a non voler ascoltare le vere vittime, proteggendo l’abusatore che non ha il coraggio delle sue azioni e si proclama vittima suo malgrado?

    Si ha umanità per l’abusatore, gli si procura un avvocato d’ufficio per difenderlo in tribunale, uno psicologo, per aiutarlo perchè manifesta un disagio psichico conseguente alla denuncia, avendo fino ad allora goduto di ottimo umore, e la vittima? Chi pensa alla vittima?

    Della vittima non ci si preoccupa, la vittima resta nel limbo, in un sentimento di colpa, in attesa di avere notizie delle indagini, del processo, e di tutto quello che la chiesa dovrebbe assicurarle, assistenza medica, psicologica, neppure l’ombra, perchè non è mai considerata in quanto tale, ma “presunta” vittima!

    Non mi piace usare il termine vittima, nè survivor, sopravvissuta, perchè entrambi i termini sottintendono una forma passiva, io sono VIVA e ATTIVA, e la mia voce, un tempo in silenzio, deve essere oggi un grido stridente per le orecchie sorde che non hanno voluto sentire!

    La colpa non è MAI della vittima, che ha trovato la forza di denunciare, ma dell’abusatore che ha tradito la fiducia, la fede e l’amore.

    La copla è solo di chi ha ferito, mai di chi ha avuto il coraggio di dire basta.

    Denunciando, so di aver fatto qualcosa di profondamente GIUSTO, anche se doloroso, perché ho denunciato qualcosa che sta sconvolgendo ormai da mesi la mia quotidianità.

    Ho avuto il coraggio di dire la verità  dove altri hanno preferito il silenzio e, in questo , c’è una forza rara, che nessuno potrà mai togliermi, perchè oggi la mia vita è la conseguenza di quell’abuso, e finalmente ho liberato me stessa.

    Ho rotto una catena invisibile fatta di paura, vergogna e inganno, ho dato voce a tante altre donne che, come me, hanno conosciuto la manipolazione scambiata per guida spirituale.

    Spero che ogni giorno, un pochino alla volta, ogni vittima riesca a sentire la leggerezza che merita, la pace che ci spetta e l’orgoglio di aver scelto la verità, essendo fieri e orgogliosi di se stessi.

    La chiesa dovrebbe rileggere l’ottavo comandamento, che proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri. Questa norma morale deriva dalla vocazione del popolo santo ad essere testimone del suo Dio il quale è verità e vuole la verità. Le offese alla verità esprimono, con parole o azioni, un rifiuto di impegnarsi nella rettitudine morale: sono profonde infedeltà a Dio e, in tal senso, scalzano le basi dell’Alleanza.

    Fin quando la chiesa considererà una menzogna, una falsa realtà per chi non deve sapere la verità, non assumerà mai le sue responsabilità, e continuerà a non vedere oltre il suo dito, e a vivere nella continua menzogna dei padri.

                                                                                                                                                                 Libera

  • Marocco, un prete francese accusato di abusi sessuali su rifugiati africani

    Marocco, un prete francese accusato di abusi sessuali su rifugiati africani

    Un sacerdote francese, il padre Antoine Exelmans, è accusato di violenze sessuali nei confronti di giovani rifugiati africani a Casablanca, dove tra il 2021 e il 2024 ha diretto il servizio d’accoglienza per migranti dell’église Notre-Dame-de-Lourdes. Secondo quanto riportato dal giornale marocchino Enass e confermato da un’indagine interna dell’arcidiocesi di Rabat, il religioso avrebbe commesso abusi su almeno cinque persone, tra cui un minore.

    Divenuto negli ultimi anni una figura di riferimento nella Chiesa cattolica del Marocco per il sostegno ai migranti, Exelmans avrebbe approfittato della sua posizione per instaurare un vero e proprio “sistema di sfruttamento sessuale”, come lo definisce Enass. Il caso è emerso a seguito di una denuncia presentata nel maggio 2024 da una delle vittime, che ha portato all’apertura di un’inchiesta della Brigata nazionale della polizia giudiziaria di Casablanca.

    Poche settimane dopo il deposito della denuncia, il sacerdote ha lasciato il Paese, un mese prima della conclusione ufficiale della sua missione. Per Enass, si tratterebbe di una fuga. Ma l’arcivescovo di Rabat smentisce questa versione, affermando che il religioso si è recato in Francia con l’autorizzazione delle autorità ecclesiastiche e che oggi si trova lì agli arresti domiciliari, “a disposizione” della giustizia francese e marocchina.

    L’arcidiocesi di Rabat ha riconosciuto che “degli abusi sessuali sono stati commessi” e ha assicurato la propria collaborazione con le autorità competenti, pur ribadendo la volontà di accompagnare le vittime nel percorso di giustizia e guarigione. L’inchiesta, ancora in corso, getta nuova luce sulle vulnerabilità dei rifugiati africani in Marocco, spesso privi di tutela e di risorse, e solleva interrogativi più ampi sul controllo e la trasparenza delle strutture ecclesiastiche di assistenza.

    Marocco, un prete francese accusato di abusi sessuali su rifugiati africani

  • Morto S.E. Giulio Sanguineti, vescovo di Savona che coprì per primo il pedofilo don Giraudo

    Morto S.E. Giulio Sanguineti, vescovo di Savona che coprì per primo il pedofilo don Giraudo

    Nato a Santa Giulia di Centaura, nel comune di Lavagna il 20 febbraio 1932, era stato ordinato presbitero il 29 maggio 1955 da mons. Francesco Marchesani.

    Laureato in Diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, aveva prestato servizio come Presidente del Tribunale ecclesiastico diocesano. Tra gli altri incarichi quello di Cancelliere e di Canonico della Cattedrale.

    Eletto Vescovo di Savona-Noli il 5 dicembre 1980, era stato consacrato il 6 gennaio 1981 in San Pietro da Giovanni Paolo II.

    Fu il primo di quattro vescovi a gestire nella diocesi di Savona – Noli, il caso di don Nello Giraudo, ordinato proprio in concomitanza con la sua nomina a vescovo.

    Proprio quell’anno, il sacerdote che aveva appena preso i voti esternò le sue tendenze pedofile ai danni di un ragazzino, Massimiliano.

    Sanguineti, raggiunto dai genitori del ragazzo che minacciavano querela alla polizia, si limitò a spostarlo quindici chilometri più in la, a Spotorno dove oggi documentiamo decine di vittime.

    Ripreso da “LE IENE” proprio sul caso savonese che coprì per primo, non si risparmiò di attaccare le stesse vittime sopravvissute.

    QUI I DUE SERVIZI de LE IENE

  • Abusi sessuali, il Vaticano indaga sul vescovo di Cadice

    Abusi sessuali, il Vaticano indaga sul vescovo di Cadice

    La prima inchiesta canonica per presunti abusi sessuali contro un vescovo ha suscitato scalpore in Spagna e provocato la sospensione dell’agenda del prelato. È stata aperta dal Vaticano contro Rafael Zornoza, 76 anni, vescovo di Cadice e Ceuta, accusato di abusi sessuali su un minore, tra il 1994 e il 2000, quando era sacerdote a Getafe (Madrid), e dirigeva il seminario maggiore.

    Il denunciante, un ex seminarista, ha raccontato in una lettera, inviata quest’estate al Dicastero per la Dottrina della Fede come Zornoza lo costringesse a subire abusi sessuali, da quando aveva 14 anni e fino ai 21.

    «Scrivo questa lettera con la sola intenzione di evitare che quanto è accaduto a me possa continuare e succedere ad altri bambini», dice il denunciante nelle prime righe della missiva, rivelata oggi da El Pais. La vicenda non ha precedenti in Spagna, dove per la prima volta un vescovo è oggetto di un’indagine per presunta pedofilia. Le norme ecclesiastiche prevedono che il responsabile dell’indagine sia l’arcivescovo metropolitano da cui dipende l’indagato. In questo caso, già prescritto dalla giustizia civile, sarebbe l’arcivescovo di Siviglia. Ma il fascicolo è stato di trasferito la scorsa settimana al Tribunale della Rota della Nunziatura Apostolica in Spagna e potrebbe culminare in un processo canonico.

    In una nota ufficiale, la diocesi di Cadice e Ceuta ha confermato che Zornoza «ha sospeso temporaneamente la sua agenda per il chiarimento dei fatti e per ricevere il trattamento per un cancro aggressivo di cui è affetto». Tuttavia, ha respinto le accuse «molto gravi e infondate» nei riguardi del prelato, nominato vescovo nel 2011 da papa Benedetto XIV. E, dopo aver espresso «piena fiducia nella giustizia ecclesiastica», ha fatto appello al «rispetto della presunzione di innocenza».

    Sulla stessa linea, la Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha manifestato «rispetto» per il lavoro di investigazione avviato dal Tribunale della Rota e «fiducia nella giustizia».

    Secondo il denunciante, gli abusi sarebbero avvenuti quando Zornoza, allora 45enne, era sacerdote della diocesi alla periferia di Madrid. E sarebbero continuati anche quando la vittima, ormai maggiorenne, entrò nel seminario maggiore, con violenze fisiche e una serie di manipolazioni psicologiche, inclusi trattamenti terapeutici per «curare» la sua presunta omosessualità. Solo dopo tre decenni, l’uomo è stato capace di riconoscere gli abusi subiti, riuscendo a denunciarli.

    Quello di Zornoza non è un caso isolato. Stando all’inchiesta giornalistica di El Pais, che ha monitorato e documentato i casi di violenza sessuale in ambito ecclesiastico dalla fine degli anni ’90, sono 1.568 i membri del clero accusati di abusi su minori e 2.954 le vittime accertate. Ma un quadro ancora più drammatico è emerso nel 2023 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta guidata dal Difensore del Popolo, secondo cui almeno 440.000 vittime potrebbero essere coinvolte in abusi sessuali in ambito ecclesiastico. Parallelamente la Cee ha affidato un proprio ‘audit’ allo studio legale Cremades&Sotelo, che ha accertato oltre 2.000 vittime, delle quali solo il 2% ha avuto accesso al Programma di indennizzo e riparazione del danno subito (Prive), con compensazioni concrete.

    https://www.cdt.ch/news/mondo/abusi-sessuali-il-vaticano-indaga-sul-vescovo-di-cadice-410649

  • La società civile contro gli abusi sessuali nella Chiesa slovena

    La società civile contro gli abusi sessuali nella Chiesa slovena

    La Coalizione contro i privilegi ecclesiastici e l’Associazione degli atei di Slovenia sono convinte che in Slovenia non ci sia ancora stato un impegno sistematico, da parte delle autorità e delle istituzioni competenti, sugli abusi sessuali commessi da appartenenti al clero, per questo chiedono ai legislatori di intervenire.

    Secondo i promotori dell’iniziativa, la Chiesa cattolica occupa un posto speciale nella società slovena, e questo rappresenta una sorta di garanzia implicita di intoccabilità per molti ecclesiastici.

    La convinzione, inoltre, è che gli organi di lavoro interni non possano essere obiettivi, per questo chiedono l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, dotata di ampi poteri e in grado di indagare sulla questione in modo approfondito, anche per verificare l’eventuale coinvolgimento di funzionari pubblici nell’occultamento di casi di abuso.

    Il tema è molto delicato e divisivo, e anche la Curia romana ha riconosciuto, circoscrivendo il contorno della questione a un 2-3% di ecclesiastici colpevoli di abusi contro i minori.

    Valutazioni indipendenti parlano di numeri tre o quattro volte superiori, una stima che quindi in Slovenia si aggira intorno a un centinaio di chierici potenzialmente colpevoli.

    I firmatari dell’iniziativa si aspettano ora un atteggiamento collaborativo dalla Chiesa cattolica, perché – hanno detto – l’impegno non è contro l’istituzione, ma a favore e tutela delle vittime di abusi sessuali.

    Valerio Fabbri

    https://www.rtvslo.si/capodistria/radio-capodistria/notizie/slovenia/la-societa-civile-contro-gli-abusi-sessuali-nella-chiesa-slovena/763313