Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Come e perché il prete diventa pedofilo

    Come e perché il prete diventa pedofilo

    Intervento dello psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli in presentazione del nuovo libro di F. Tulli: Chiesa e pedofilia, il caso italiano. Feltrinelli Appia 30 maggio 2014

    di Domenico Fargnoli

    Nel libro di Federico Tulli, Chiesa e pedofilia, il caso italiano (L’Asino d’oro 2014), troviamo chiaramente formulate due domande: qual è la specificità della pedofilia nella Chiesa cattolica? Come e perché il prete diventa pedofilo?
    Il termine “pedofilia” è stato introdotto nella “Psichopathia sexualis” di Kraft Ebing (1886). In questa opera c’è un primo tentativo medico di mettere in relazione la perversione e la malattia mentale con la vita religiosa. Più in generale si può dire che nel rapporto con la dimensione del sacro nel Cristianesimo c’è sempre stato il rischio di una deriva psicopatologica complicata da condotte criminali, fra cui la pedofilia, ampiamente documentata nella storiografia.

    I due libri di Tulli su Chiesa e pedofilia (cfr. “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” L’Asino d’oro 2010) costituiscono una diade inscindibile che potrebbe essere, idealmente, la continuazione della “Storia criminale del cristianesimo” opera in 10 volumi scritta da Deschner Karlheinz scomparso recentemente. I due autori hanno in comune lo scrivere la storia dal punto il punto di vista delle vittime: vengono riportati ed analizzati fatti occultati nella letteratura apologetica e agiografica.
    Quanto alla seconda domanda bisogna considerare che tutta la formazione del prete è basata sulla sublimazione dell’istinto sessuale. Il concetto di istinto implica che esso sia innato: ma noi sappiamo che alla nascita nell’uomo non solo non ci sono istinti ma neppure sessualità. Quindi si sublima, si desessualizza un istinto che non esiste. Siamo rimasti al tempo degli eremiti nel deserto, i santi “talpa” e “pascolanti” che aggredivano i bambini occasionalmente incontrati nelle oasi. Essi combattevano le tentazioni della carne, cioè gli istinti cercando di distruggere il corpo. In realtà erano in preda a deliri e allucinazioni a sfondo erotico.
    Vorrei però raccontare come sono arrivato a queste considerazioni.

    A Londra nel Marzo 2011 con Federico abbiamo incontrato un gruppo i Survivors Voice Europe, un’associazione di sopravvissuti alla devastazione degli abusi. Fuori nella piazza antistante la sala dell’incontro c’era una locandina con uno scritto che polemizzava con papa Ratzinger dicendo: Non servono belle parole ma fatti. Basta! Non insisto sul fatto che per i papi chiedere perdono significa auto assolversi ricordo però che in quella circostanza, pur riconoscendo il sacrosanto diritto delle vittime di pretendere giustizia e risarcimento, ho pensato che si doveva andare oltre al confronto scontro con le gerarchie vaticane: il problema era affrontare la mentalità religiosa, scoprire ciò che che alimentava le violenza sui minori. 
    Tulli nei suoi libri mi sembra abbia condiviso questa impostazione. Egli non approda solo a un anticlericalismo fortemente motivato e documentato ma propone attraverso il contributo di vari esperti una ricerca sulla psicopatologia della vita religiosa. Molto opportunamente il nostro autore allarga il discorso ad una riflessione sulla natura più profonda, irrazionale del cristianesimo nel cui ambito si colloca la pedofilia clericale. Nel cuore dell’esperienza religiosa c’è appunto la dimensione del sacro, del quale il sacerdote dovrebbe essere il soggetto mediatore privilegiato. Perché egli realizza un minus piuttosto che un plus e si comporta come un criminale comune od un malato di mente?

    Ci si potrebbe chiedere cos’è il sacro. Mi limito ad alcune considerazioni seguendo la ricerca di Maria Gabriella Gatti nella prefazione del libro.
    Il sacro, è stato detto da Mircea Eliade, una struttura fondamentale della coscienza umana e non solo un momento della sua storia. L’esperienza del sacro sarebbe indissolubilmente legata allo sforzo dell’uomo per costruire un mondo che abbia significato.. Che significato ha però un mondo in cui i preti, metà uomini e metà santi, violentano i bambini?
    Il famoso teologo e antropologo Julien Ries, ha scritto che la comparsa dell’homo sapiens sul nostro pianeta coinciderebbe con quella dell”homo religiosus. 
    Il prendere coscienza di sé dell’uomo primitivo sarebbe stato subito il prendere coscienza di altro da sé, cioè della presenza di una potenza misteriosa ed invisibile nella realtà materiale. Questa sarebbe la struttura della coscienza. Essa avrebbe in sé stessa una vocazione religiosa per una qualità innata, antecedente ad ogni esperienza destinata a rimanere tale nel corso della storia.

    L’Homo religiosus è fin dall’inizio alienato: non sa che la potenza che colloca nella natura altro non è che l’energia, la forza, (avrebbe detto Goethe nel Faust) della pulsione che si crea nei primi istanti della vita quando il pensiero emerge dalla realtà biologica.
    Alla nascita il neonato non ha coscienza di sé ma è già in rapporto con il mondo ed è già una presenza umana.
    La coscienza, quando diventa certezza di sé stessi è condannata a rimane religiosa solo se è scissa da ciò che non è cosciente ed annulla il fondamento irrazionale dell’identità tipica della nostra specie.
    Rudof Otto, nel 1917 aveva definito il sacro come l’irrazionale nell’idea del divino. Sarebbe la presenza di Dio che suscita il terrore mistico, il sentimento del sublime , ineffabile ed irrazionale: non sarebbe l’irrazionale che crea Dio.
    Non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea di Dio aveva già affermato Feuerbach nell’”Essenza del Crisitianesimo” nel 1841: con la precisazione che è l’irrazionale, la pulsione di annullamento che crea l’idea di Dio e non solo la coscienza dei filosofi.

    Dai libri di Tulli traspare in filigrana una nuova concezione del sacro. 
    Esso è un prodotto umano storico, culturale e istituzionale il cui fine è far fronte ad una crisi della presenza, al rischio di non esserci nel mondo. Il sacro è l’alienazione dell’irrazionale che è dentro di noi nell’idea del divino fuori di noi. Il divino diventa, nel Cristianesimo, il trascendente, l’assolutamente altro, il Gans ander. Ernesto De Martino in alcuni scritti editi postumi nel libro “Storia e metastoria” sosteneva che l’origine del sacro sia rintracciabile nel vissuto di sentirsi gettati inermi nel mondo con il rischio di essere travolti che Martin Heidegger riteneva una condizione originaria e chiamava Geworfenheit. Lo psichiatra dell’Analisi collettiva, Massimo Fagioli, ha tradotto il termine con “parto animale” legando il suo uso, nella filosofia di Heidegger, alla pulsione di annullamento. La Geworfenheit è il vissuto di chi non riesce più a ricreare la propria nascita e, avendola annullata, ha perso l’ identità umana irrazionale.
    Il parto è ridotto allora ad una deiezione, ad un espulsione di materiale biologico come quella degli animali. La nascita umana è invece, per Fagioli, fantasia di sparizione che crea una realtà biologica e psichica nuova che gli animali non hanno.
    La Geworfenheit in quanto annullamento di ciò che è specificamente umano, è il pericolo estremo che minaccia ed a cui si cerca di ovviare con la spiritualità astratta del sacro, una irrealtà fuori dal tempo e dalla storia.

    Dopo questa premessa torniamo all’interrogativo del come e perché il prete diventa pedofilo. 
    Il concetto di sublimazione è stato utilizzato sia dalla psicoanalisi che dalla Chiesa cattolica. Esso si riferisce all’ipotesi psicoanalitica secondo la quale gli istinti sessuali, originariamente perversi verrebbero desessualizzati per scopi creativi e per obiettivi sociali. L’istinto sessuale, che essendo istinto sarebbe innato, andrebbe desessualizzato altrimenti saremmo del tutto uguali agli animali. Noi sappiamo invece che alla nascita non ci sono istinti ma neppure sessualità. «La sessualità è identità sessuale. Compare dopo che l’essere umano ha realizzato la propria nascita, svezzamento, visione dell’essere umano diverso, pubertà» (Fagioli).
    Tutta la formazione del prete scorre sul binario privilegiato della sublimazione: si dovrebbe desessualizzare, delirantemente ciò che nell’uomo non esiste, l’istinto sessuale.
    Questa idea, sconcertante, risulta chiaramente presente nell’enciclica Sacerdotalis caelibatus di Paolo VI (1967).
    Il celibato, diceva il Papa nel suo pronunciamento è una fulgida gemma, strumento indispensabile per l’elevazione spirituale oltre l’istinto sessuale ed i desideri della carne (testuale). Il sacerdote deve affrontare una quotidiana morte a tutto se stesso per essere più vicino a Dio. Il suo è un olocausto cioè un sacrificio totale di sé. La solitudine, o meglio l’isolamento sacerdotale, non è il vuoto perché esso è riempito dall’imitazione di Cristo Il celibato e la castità, per Paolo VI, non distorcerebbe la personalità anzi contribuirebbe alla sua maturità e stabilità. 
    E a proposito della sublimazione afferma testualmente il Pontefice: «La scelta del celibato esige lucida comprensione (.), attento dominio di sé e sapiente sublimazione della propria psiche su un piano superiore». 

    Leggendo l’Enciclica ci si rende conto che i sacerdoti sono vittime e complici di una concezione antiumana: devono annullare se stessi, devono realizzare, ad imitazione di Cristo ” un essere per la morte” ed affrontare il vuoto e lo smarrimento, il vissuto della Geworfenheit che così si determina. Essi devono cancellare. la loro nascita, cioè la propria dimensione affettiva ed irrazionale. Devono diventare anaffettivi in tutto simili ai nazisti come Heidegger, lo schizofrenico autore di Essere e tempo e dei Quaderni Neri. La vita del sacerdote, deposta sull’altare, deve recare i segni dell’Olocausto, il sacrificio levitico del maschio senza difetto. L’uso del termine “Olocausto”, evoca lo spettro del totale annientamento fisico. Come se la rinuncia alla sessualità comportasse una tendenza a procurare una lesione del corpo, un attacco alla vitalità propria e altrui: è quello che i pedofili fanno.
    Il concetto Freudiano di sublimazione adottato da Paolo VI e applicato alla formazione dei chierici può avere effetti devastanti.
    Nel tentativo di sublimare, che poi è annullare la sessualità come identità,, la personalità intera si altera, aumenta il narcisismo e si ipertrofizza la coscienza. Ciò spiegherebbe lo sviluppo del cosiddetto narcisismo clericale, favorito dalla cultura della Chiesa, cioè la grandiosità, un senso ingigantito della propria importanza, lo sfruttamento degli altri, la negazione che sfiora il delirio e che può giungere fino all’affermazione di una diversità ontologica fra chierici e laici. Un razzismo elevato all’ennesima potenza grazie al sacramento dell’ordine che si somma a quello battesimale anch’esso generatore, secondo Bergoglio, di una diversità ontologica dei credenti rispetto ai non credenti. La sublimazione non è altro che una formazione reattiva, come quella dei santi talpa, cioè una difesa patologica cronica rispetto ad un impulso perverso .

    Dalla formazione reattiva, dal narcisismo patologico al costituirsi di una falsa personalità , il passo è breve.. Il Sé pubblico si ipertrofizza mentre il sé privato cioè la sfera dell’intimità e della sessualità si atrofizza. Portato alle estreme conseguenze il processo sopra delineato determina una grave alterazione dell’equilibrio mentale.
    Paolo VI nella sua enciclica si riferiva all’isolamento del prete e al suo vuoto affettivo: il sacerdote lo avrebbe dovuto riempire, con l’imitazione di Cristo cioè il sacro.. Il sacro ha un carattere ambivalente presentandosi come fascinans et tremendum, alter ed ater, cioè alterità radicale ed oscurità insieme.
    Il sacerdote cerca Dio ma trova il male, la negazione ed il demonio. Trova la pulsione di annullamento al fondo del suo irrazionale alienato e corre il pericolo di impazzire. Nella sua vita compare lo spettro della catastrofe.

    Il prete pedofilo vi fa fronte creando un proprio rituale masturbatorio che si contrappone a quello eucaristico diventato privo di senso., In esso egli perfidamente attira e lucidamente coinvolge le vittime: si mantiene così in bilico fra sé pubblico e privato. Il sostegno e la complicità del clericalismo laico, altro grande imputato, e delle gerarchie ecclesiastiche lo confermano nel suo ruolo di pastore: egli rimane apparentemente asintomatico mentre circoscrive il suo delirio alla sfera dei comportamenti masturbatori. Nell’ambito di un’intimità malata e violenta che egli impone alle vittime ha modo di manifestarsi la sua volontà di ledere la vitalità altrui. La segretezza, le raffinate strategie di occultamento sono in funzione di un vissuto di onnipotenza che le permea. Il sacerdote, che non si rassegni ad una religiosità routinaria e razionale, burocratica e di facciata è schiacciato nella relazione che cerca di stabilire con il sacro, da un ideale che gli viene imposto e che si è paranoicamente imposto.

    Egli i rivolge allora ai bambini: solo in un rapporto totalmente asimmetrico , dove lui si pone come l’assolutamente altro, cioè un Dio o un demone malvagio, egli recupera una illusoria e transitoria sensazione di potenza. L’abuso sui minori diventa una droga. Essa esaurisce presto il suo effetto fino alla nuova dose in una spirale che si ferma solo con l’arresto. La pedofilia clericale ha quindi una sua caratteristica particolare che la distingue da altre forme di pedofilia Essa è un sintomo di una malattia in cui è coinvolto non solo il prete, ma anche l’intero apparato della Chiesa, nei suoi aspetti istituzionali e dottrinari. La Chiesa non può che cercare di occultare la realtà inquietante degli abusi, dietro dichiarazioni ufficiali che lasciano il tempo che trovano. Essa sa bene che il problema non è costituito dalle deviazioni sessuali di singoli soggetti ma è in discussione il suo intero modo di concepire la realtà umana e la sessualità. . La Chiesa società perfetta aspira a rimanere sempre la stessa, semper eadem ergendosi al di fuori del tempo e della storia. Il progetto di una immobilità assoluta, viene realizzato al prezzo di vite umane, sofferenze e torture indicibili. Tale sacrificio, per le gerarchie clericali, sembra non essere poi così importante. Importante è che l’immagine di Gesù e di Dio legati da un matrimonio mistico con la Chiesa, rifulga imperitura nei secoli dei secoli. 

  • Preti pedofili. Il vescovo di Lamezia contro il PM antimafia Nicola Gratteri

    Preti pedofili. Il vescovo di Lamezia contro il PM antimafia Nicola Gratteri

    Un inaccettabile e forzato shakeraggio di frasi calunniose sono state diffuse ieri sera a seguito dell’incontro pubblico con il Dottor Nicola Gratteri, durante la quarta edizione del Festival Trame. I toni utilizzati contro la Chiesa, a proposito di pedofilia e mafia, alla vigilia della visita di Papa Francesco, appaiono in stridente contrasto con tutta l’azione antimafia che la Chiesa a Lamezia Terme vive in prima linea con il suo Vescovo e i suoi preti.

    Questa è la risposta del Vescovo Cantafora al Dott. Gratteri, per quanto dichiarato nell’incontro di ieri di Trame.
    Continuando …

    Questa Sede Vescovile, pur avendo all’inizio sostenuto lo spirito della manifestazione sin dalla sua prima edizione, oggi con rammarico assiste alla trasformazione di Trame da evento culturale e propositivo per tutta la città, a contenitore per diffondere dichiarazioni ingiuriose contro tutti e tutto senza possibilità di contraddittorio. Parlassero i nostri magistrati, parlassero i nostri carabinieri e poliziotti e i nostri preti sottoscorta, riusciremmo a sentire anche la voce del sangue delle vittime.
    Accostare solo verbalmente crimini obbrobriosi come la pedofilia e la lotta alla mafia, con azioni quotidiane per tante famiglie italiane come mandare i propri figli al catechismo, non aiuta l’antimafia anzi mina quanto le comunità cristiane giorno per giorno costruiscono nella lotta contro la mafia e l’illegalità. Come Chiesa siamo convinti che la mafia si combatte insieme: Stato, Magistratura, Forze dell’Ordine e Chiesa. Non si vince questa battaglia lanciando discredito gli uni contro gli altri. La Chiesa con pronunciamenti autorevoli ha da sempre ribadito l’assoluta incompatibilità tra mafia e Vangelo, tra cultura mafiosa, prassi illegale con la dottrina cristiana. Questo basta, non serve aggiungere altro!
    Sul governo di Papa Francesco ricordiamo che la Chiesa continua a mostrare una capacità di cambiamento e di riforma non comune a molte istituzioni e facilmente verificabile negli atti di questo anno di pontificato. Una documentazione in merito può smentire il giudizio su Papa Francesco, il cui papato sarebbe ridotto ad abbracci e carezze”.

    Questa è la nota stampa diffusa dalla Curia Vescovile di Lamezia Terme a firma di Don Roberto Tomaino (Direttore Ufficio Comunicazioni della Diocesi di Lamezia Terme).

    http://www.lamezialive.it/il-vescovo-cantafora-scomunica-trame/

  • Belve! (sotto embargo)

    Belve! (sotto embargo)

    Dopo averlo violentato quand’era bambino, ora la chiesa sbatte in mezzo a una strada Francesco Zanardi, reo di essersi fatto portavoce delle vittime della pedofilia clericale e non.

    Belve. Solo così Vi si può chiamare, uomini di Dio, che contravvenite ad ogni preghiera, che esercitate il vostro squallido potere per violentar bambini orfani e inconsapevoli.

    Poi gli offrite una casa quando son grandi, sperando nel loro silenzio sotto ricatto. e se non funziona, via! In strada. Mobili, computer, ristrutturazioni fatte con amore e con la speranza di un futuro sereno, alle ortiche. Belve.

    Verranno rimessi a Voi i vostri debiti, come e peggio li rimettete a coloro che indegnamente ritenete vostri debitori, dopo aver sfondato la loro giovinezza e la loro malposta ingenuità.

    Ragazzi che vi hanno consegnato la loro innocenza per perderla nell’angosciosa penombra di una sacrestia o di qualche appartamento.

    A Voi che con paramenti sacri predicate l’amore e la pace.

    Belve! Lasciate stare Francesco Zanardi, ‘che la vita gliela avete rovinata a sufficienza. Inginocchiatevi, anche in privato, chiedete scusa, e lasciate che negli anni a venire sotto il tetto che gli concederete, perchè lo farete se siete anche solo Cristiani, possa finalmente ritrovare un po’ di quella serenità rubata dalle vostre turpi abitudini pedofile e pederastiche che fate finta da secoli di non vedere.

    Se no sarete belve, e nessuno vi salverà, nemmeno i Vostri fregi e le Vostre cariche.

    Così sia spero, Gesu mio.

    Mario Molinari

  • GIADA VITALE A 19 ANNI: NON SONO L’UNICA VITTIMA MOLISANA DI PRETI PEDOFILI, PAPA FRANCESCO LO SAPPIA

    GIADA VITALE A 19 ANNI: NON SONO L’UNICA VITTIMA MOLISANA DI PRETI PEDOFILI, PAPA FRANCESCO LO SAPPIA

     Giada Vitale ha 19 anni.  Li compie oggi e  noi di Una voce per le donne le facciamo questo regalo un po insolito. Un punto sulla sua situazione, partendo dai “piccoli – grandi successi” personali per poi raccontare quello che le  sta accadendo a livello giudiziario, con Don Marino Genova, il prete sospeso a divinis ed ex parroco di Portocannone, che circola ancora liberamente nella città di Termoli: a pochi chilometri da dove vive Giada, proprio vicino ai suoi interessi. Il tutto nonostante l’esposizione mediatica di un caso che è finito su “Le Iene” , “Pomeriggio 5″, “Repubblica” e ha sfondato i confini nazionali finendo nell’inchiesta di “France 24″.

    Giada oggi hai 19 anni appena compiuti. Quali sono i passi avanti compiuti?

    Nei giorni scorsi ho superato l’esame di idoneità per frequentare, l’anno prossimo a Vasto, il quinto anno di scuola superiore. L’ho fatto con l’aiuto del parroco di Termoli di Santa Maria degli Angeli che mi ha indirizzata alla scuola privata. Nella stessa Chiesa ho ripreso a suonare l’organo. Il prete di lì non è come gli altri e mi sta veramente aiutando.

    Come ti vedi oggi? Sei contenta dei risultati ottenuti? 

    Così così. Perché purtroppo i momenti bui ci sono ancora. Soprattutto da quando ho saputo che Marino Genova, dopo un periodo al Divino Amore di Roma, è tornato  vivere a Termoli. Nonostante le indagini non sono state ancora concluse. Poterlo rivedere a qualsiasi momento,non mi da la pace che vorrei. Mi fa sentire a rischio.

    A livello giudiziario a che punto sei?

    Le indagini preliminari davanti al Tribunale di Larino dovevano essere concluse ad aprile. Ma una volta scaduti i termini, sono stati chiesti e ottenuti altri  mesi di proroga delle indagini. Non sappiamo altro. Non ci dicono altro.

    E il processo canonico?

    Non ne parliamo. Il vescovo  non solo lascia don Marino libero di circolare per Termoli ma non mi fa sapere niente del processo canonico in cui io ho testimoniato. Un procedimento che  si è aperto solo perche io l’ho denunciato. Per ora rimane la sospensione “a divinis” per la quale non può celebrare messa ma di fatto non è stato ancora ridotto allo stato laicale. E’ ancora un prete. Devo sottolineare che neppure il Vaticano, a cui ho scritto, ci fa sapere nulla. Il Papa  il 5 luglio viene in Molise a fare passarella, mentre molte vittime aspettano giustizia anche dal vaticano. Ci tengo  a dire che io non sono la sola vittima dei preti pedofili molisani.

    La parrocchia di Portocannone, quella dove sono avvenuti  i fatti da quando avevi dai 13 ai 16 anni, come sta reagendo? 

    La parrocchia di Portocannone non ha detto una sola parola, né il parroco e né il consiglio parrocchiale, mentre sono stata aggredita da una parrocchiana che ho denunciato. Tutto questo quando alcuni parrocchiani del paese hanno pensato bene di scrivere lettere diffamatorie, inviate anche alla stampa locale, per tentare di distruggere la mia credibilità. C’è una grande differenza tra loro e i parrocchiani di Santa Maria degli Angeli, che mi hanno chiamata a dirigere il coro per le mie qualità e che hanno sentito l’esigenza di darmi la loro solidarietà, proprio mentre i miei concittadini hanno pensato che era giusto allontanarsi da me.

  • Julieta Añazco ha qualcosa da chiedere a Papa Francesco

    Julieta Añazco ha qualcosa da chiedere a Papa Francesco

     Julieta Añazco, vittima di abuso: Añasco ha lottato per anni per denunciare il caso alle autorità cattoliche. In gennaio, lei e altri 18 vittime, hanno scritto una lettera al Vaticano nella quale descrivono le loro denunce contro il Rev. Ricardo Gimenez, un sacerdote di la Plata, a est della provincia di Buenos Aires.

    Questa lettera non ha mai ricevuto risposta, ha detto Añasco. Añasco sostiene che lei è stata abusata da Giménez quando era bambina. Giménez fu arrestato per abusi su minori nel 1996, ma è stato rilasciato nel 1997.

    È ancora un sacerdote a Buenos Aires e mantiene la sua innocenza, affermando che coloro che hanno accusato sono stati posseduti dai demoni.

    Redazione Rete L’ABUSO

  • Assolto per querela tardiva, condannato civilmente a risarcimento

    Assolto per querela tardiva, condannato civilmente a risarcimento

    SANTA MARGHERITA LIGURE MI chiamo “omissis” e sono la mamma di una ragazza che ha subito abusi sessuali da un sacerdote…». Inizia così la lettera a Giovanni Paolo II di una madre di Santa Margherita Ligure, la cui figlia, dopo le attenzioni subite in canonica, è entrata in un convento di clausura. Sono una quarantina di righe che pesano come un macigno. Sono state scritte tempo fa (ma il testo è stato reso noto solo ieri), quando la vittima e i familiari avevano già accusato in tribunale il sacerdote.

    La donna rivolge al Papa un appello accorato: «Vi avevo già scritto in passato per chiedervi aiuto. Aiuto perchè, nonostante via sia stata una sentenza del tribunale di Chiavari in cui don Pino veniva dichiarato colpevole, tutta la città continuava a considerare me e la mia famiglia come gente spregevole, per il solo fatto di aver avuto il coraggio di dire la verità… Noi eravamo e restiamo indifesi, mentre don Pino continua a svolgere ogni funzione pastorale come se nulla fosse successo…». Era stata la madre della ragazza, nel 1996, a tre anni di distanza dai fatti, a presentare un esposto contro il sacerdote. La donna aveva accusato il parroco di Santa Margherita, don Pino Carpi, di aver abusato della figlia, quando quest´ultima aveva 15 anni. Le indagini erano sfociate in un rinvio a giudizio e nel processo. Il sacerdote aveva negato l´addebito. «Si sono inventati tutto», si era difeso. Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e 4 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale.

    La sentenza era arrivata nel `98. Avevano scritto i giudici di Chiavari: «Le fonti di accusa sono costituite dalle dichiarazioni della ragazza, della cui attendibilità non è lecito dubitare… Secondo quest´ultima, la frequentazione del parroco cominciò a trascendere dal normale rapporto di assistenza spirituale e religiosa, e in occasione delle confessioni che avvenivano nell´appartamento personale del Carpi assunse i caratteri di relazione sessuale… I contatti avvenivano con la frequenza di due o tre volte la settimana, nell´appartamento del Carpi e di pomeriggio…». Il sacerdote era stato prosciolto, perchè la querela nei suoi confronti è stata presentata in ritardo.

    A questo punto era intervenuta la Curia: don Pino era stato trasferito a Sestri Levante. Il provvedimento aveva scatenato la protesta di tanti parrocchiani di Santa Margherita, che erano insorti in difesa del prete, con striscioni e volantini. La famiglia della ragazza, intanto, denunciava ai carabinieri minacce continue. Don Carpi, oltre a negare l´accusa di abusi, aveva anche presentato una querela per falsa testimonianza e diffamazione contro i suoi accusatori. Scrive ancora la donna al Papa: «Lui è più forte, fa leva sull´abito che indossa e crede che lo protegga da tutto. Io credo invece che il suo comportamento sporchi quell´abito, portando molti a pensare che tutti i preti siano come lui, che denuncia, che attacca… E´ giusto tutto questo?».

    Nel gennaio scorso si è concluso il processo in sede civile intentato dalla famiglia. I giudici hanno condannato il sacerdote a risarcire con 30 milioni di lire la vittima. «Finora non ha ancora provveduto al pagamento», dicono gli avvocati Emanuele Quacquaro e Luigi Del Pacchia, i legali della ragazza, che proprio in questi giorni ha terminato il noviziato e che ha destinato la somma ad una associazione per le vittime della pedofilia. E don Carpi? A Sestri si parla di un suo possibile nuovo trasferimento. CARPI Giuseppe

    http://laici.forumcommunity.net/?t=56456075

  • Una tegola sulla testa di Papa Franceso arriva dalla Diocesi di Savona. Confermate le accuse dell’ONU

    Una tegola sulla testa di Papa Franceso arriva dalla Diocesi di Savona. Confermate le accuse dell’ONU

     Cosa ci può essere di più traumatico e al tempo stesso irrazionale e complesso da metabolizzare per una vittima, la quale nel momento in cui vede riconosciuto dalla giustizia il danno subito, se ne vede infliggere immediatamente un altro, sempre per mano di chi lo aveva reso vittima in precedenza ?

    Parliamo di pedofilia clericale, un trauma aggravato dalla soggezione che subisce la vittima, non solo per via della posizione del sacerdote, ma anche per le pressioni sistematiche che questa comincia a subire da parte della curia nel momento in cui denuncia.

    Parliamo di un caso specifico, quello di Francesco Zanardi, vittima a 11 anni e oggi presidente, di certo fastidioso dell’unica associazione che contrasta in Italia la pedofilia nel clero. Francesco non ha voluto raccontare in prima persona questa vicenda, non dà importanza al suo specifico caso perche non lo sente solo suo. Sostiene semplicemente “adesso tocca a me e adesso è il momento di dare un contributo alla causa con questa ulteriore denuncia”.

    Occupandosi di pedofilia a livello nazionale, Francesco ha una visione ampia del problema italiano, ritorsioni simili sono attuate regolarmente contro le vittime che spesso, a causa degli abusi subiti vivono una vita già precaria. L’obbiettivo è quello di farle desistere a denunciare o a proseguire.

    E’ accaduto a Daniel sfrattato dal parroco che aveva abusato del figlio di 3 anni, ad Alessandro, licenziato dalla curia all’apertura delle indagini. Casi come quello di Ferrara, dove una bambina di 13 anni messa incinta dal parroco, ha dovuto subire per nove mesi il ricatto che se avesse parlato, il prete abusatore avrebbe sfrattato lei e la sua famiglia. E’ riuscita a mantenere il segreto, solo 9 mesi.

    Purtroppo l’elenco di queste violenze  è ancora lunghissimo e sono tutti casi tristemente attuali, i cui abusi sono stati confermati dalla giustizia.

    Tutte vittime che mentre la legge da un lato indaga e riconosce loro il danno subito, gli stessi carnefici dall’altro infliggono una nuova violenza, conseguenza dell’aver denunciato. Tutto sotto gli occhi delle istituzioni che restano a guardare, apparentemente impotenti.

    Purtroppo le denunce di Zanardi e della Rete L’ABUSO trovano triste conferma anche nelle due pesanti relazioni dell’ONU, che condannano il Vaticano per queste sue politiche criminali inserendole nel capitolo di tortura.

    Infatti ciò che sta accadendo a Zanardi è particolarmente significativo perchè avviene dopo queste condanne e sopratutto perchè chi sta attuando altre violenze a quest’uomo, è un vescovo che nella vicenda, fino ad ora era totalmente estraneo ai fatti.

    La domanda viene spontanea: come mai una persona estranea ai fatti si spinge ad un gesto stupido ed impopolare, nei confronti di una vittima e in presenza di una condanna, nella quale non si ravvisa solo la responsabilità del pedofilo, ma sopratutto l’operato criminale di quella diocesi?

    Una vicenda che mette parecchio in bilico anche Papa Francesco, che come hanno raccontato i giornali è al corrente dello specifico caso savonese. Apparentemente le politiche di Papa Francesco sembrano in’attuabili oltre che inefficaci se quello che vediamo è il risultato di un caso arrivato fino alla sua attenzione.

    Per ora Zanardi non vuole rilasciare dichiarazioni in merito alla vicenda, per rispetto del vincolo di riservatezza dovuto ad una trattativa tra avvocati con la diocesi savonese, che in base al provvedimento del tribunale di Savona dovrà risarcire lui e le altre vittime. Chissà se la diocesi come suggerisce il buonsenso accetterà l’accordo o farà anche in questo caso ostruzionismo. Staremo a vedere.

    Nel frattempo Zanardi ha ricevuto la solidarietà delle vittime con le quali lavora, degli amici e anche dei colleghi statunitensi di SNAP, i quali gli hanno offerto appoggio.

    Simone S. Genova

     

  • INCHIESTA ONU; Le 30 mila lavandaie-schiave d’Irlanda E nessuno che almeno chieda loro scusa

    INCHIESTA ONU; Le 30 mila lavandaie-schiave d’Irlanda E nessuno che almeno chieda loro scusa

    Le donne “perdute” in custodia di quattro ordini religiosi, dal 1922 al 1996, chiuse a lavare panni gratis agli ordini delle suore cattoliche, a subire violenze psicologiche, fisiche, spesso sessuali. Il Comitato contro le torture delle Nazioni Unite chiede ora un’inchiesta, cosa che dovrebbe obbligare la Chiesa a rendere conto dell’accaduto

     di ALESSANDRA BADUEL

    GINEVRA – Per le donne perdute d’Irlanda non c’è giustizia, né identità. Niente scuse, né indennizzi. Non ancora, dopo 18 anni. In 30mila, secondo le stime, sono passate per le lavanderie gestite da quattro ordini religiosi, fra il 1922 e il 1996. Scelte perché, appunto, Maddalene “perdute” alla causa di una famiglia cattolica osservante: categoria che tutto includeva, dalla madre nubile alla piccola ladra, passando per il carattere ribelle e quella troppo bella e corteggiata, arrivando fino a chi aveva l’unica “colpa” di essere stata violentata, come è accaduto a Mary-Jo McDonagh, una delle poche che poi hanno avuto la forza di testimoniare sui successivi abusi nella lavanderia che doveva “salvarla”. Espulse spesso adolescenti da famiglie e comunità che non le volevano, quelle ragazze finivano chiuse a lavare panni gratis agli ordini delle suore cattoliche, a subire – anche – regolari violenze psicologiche, fisiche, spesso sessuali. 

    Non sono bastate le molte denunce. Ma non è bastata la prima scoperta di alcuni casi nel 1993, non è bastato il film di denuncia The Magdalene Sisters di Peter Mullan nel 2002, condannato senza incertezze dal Vaticano, né sono bastati libri, opere teatrali, canzoni di autori come Joni Mitchell (in Turbolent Indigo, album del ’94, poi di nuovo in Tears of stone nel ’99) e ancora poesie, poemi, racconti susseguitisi dagli anni 90 a oggi. Non è servito il documentario The Forgotten Maggies di Steven O’Riordan, che nel 2009 ha raccolto molte delle loro storie vere. Non è servito neppure l’esempio dello scandalo della pedofilia degli ultimi anni, davanti al quale la Chiesa è invece arrivata a scusarsi. Sulle Maddalene, gli ordini religiosi e lo Stato irlandese non ci sentono.

    Nessuno chiede almeno scusa.
     In questi giorni a Ginevra il Comitato contro le torture dell’Onu ha chiesto all’Irlanda di aprire un’inchiesta sulla vicenda, gesto che peraltro dovrebbe obbligare anche la Chiesa e in particolare gli ordini religiosi coinvolti a rendere conto dell’accaduto. A denunciare la situazione al Comitato, che sta compiendo l’esame periodico delle condizioni dei diritti umani all’interno di ogni Stato membro, è stato il gruppo irlandese Justice for Magdalenes (Jfm), appoggiato dal parere favorevole dellaIrish Human Rights Commission. “Il governo – spiega Claire McGettrick del Jfm – continua a non scusarsi, a non ordinare un’inchiesta, a non risarcire le donne, perlomeno con una pensione, per quello che noi definiamo un sistema di tortura durato settant’anni, del quale a sua volta l’Irlanda dovrebbe chiedere conto ai quattro ordini religiosi che gestivano le lavanderie. 

    Alcune di loro sono ancora nei conventi. Non saprebbero dove andare. Altre non hanno mai denunciato nulla. E ci sono i parenti, che non sanno niente del loro destino. Sono morte, spesso, ma senza un nome sulla tomba, come si scoprì nel ’93”. Fu la prima conferma di quello che l’arte aveva cercato di denunciare fin da Eclipsed, una commedia scritta all’inizio degli anni 90 da Patricia Burke-Brogan sulla sua esperienza di Maddalena trent’anni prima. I quattro ordini religiosi coinvolti hanno nomi serafici. The Sisters of Mercy, The Sisters of Charity, The Good Shepherd Sisters, The Sisters of Our Lady of Charity. All’inizio, quasi un secolo fa, le Maddalene erano davvero prostitute, come quella dei Vangeli, inviate dalle suore perché le spingessero verso la purificazione e la trasformazione in Sorelle di Santa Margherita. 

    Da prostituta a “donna perduta”. Presto però il concetto di “prostituta” si allargò a molte altre: le “donne perdute”. Incluse quelle che la stessa polizia irlandese, o le assistenti sociali dello Stato, portavano a scontare in quei conventi-laboratorio una pena sospesa per qualche piccolo reato lavando camicie. Le lavanderie intanto diventarono un affare sempre più lucrativo, con di nuovo lo Stato irlandese coinvolto come committente per le lenzuola e i panni di esercito e ospedali, commesse per le quali le suore ricevevano buoni compensi, soprattutto a fronte di una mano d’opera che non costava nulla oltre al vitto, naturalmente scarso.

    La Chiesa declina ogni responsabilità. Gli ordini religiosi non parlano. Nel 2010 il cardinale Sean Brady, allora primate della Chiesa d’Irlanda, oltre a tentare di scusarsi per le vittime della pedofilia – scandalo per il quale fu poi costretto a dimettersi, ricevette una delegazione di Justice for Magdalenes. Davanti alle loro richieste, replicò che l’esposizione dei fatti gli pareva onesta ed equilibrata, poi aggiunse: “Per gli standard di oggi, molto di quel che accadde all’epoca è difficile da comprendere”. E li invitò a capire che il problema non riguardava la Chiesa ma gli ordini religiosi che gestivano le lavanderie. La richiesta d’incontro rivolta da Justice for Magdalenes alla Conference of Religious of Ireland è stata respinta lo scorso ottobre.

    Lo Stato nega il coinvolgimento. Ma anche i tentativi, in corso da anni, di coinvolgere lo Stato irlandese perché promuova un’inchiesta e assicuri un compenso alle sopravvissute, oltre a sostenere la loro causa verso la Chiesa, non hanno avuto risultati. Lo scorso 24 maggio, interrogato a Ginevra dal Comitato contro le torture delle Nazioni Unite in rappresentanza del governo irlandese, Sean Aylward, segretario generale del dipartimento della Giustizia e capo della delegazione convocata dall’Onu, ha replicato negando tutto. Secondo lo Stato irlandese, gli abusi sono avvenuti “tanto tempo fa e in istituzioni private”, il dipartimento non ha mai ricevuto denunce in materia, la maggior parte delle donne è entrata volontariamente nelle lavanderie o, se minorenne, con il consenso dei parenti o di chi ne aveva la tutela. Inoltre, una sola lavanderia, a Dublino, sarebbe stata usata dallo Stato come centro di carcerazione preventiva, solo per pochi giorni alla volta e inoltre con ispezioni che non riscontrarono abusi. Il governo, ha concluso Aylward, sta comunque considerando la maniera in cui affrontare il problema. Come l’Irlanda ripete da tempo, ma senza risolversi ad agire, perlomeno fino alla convocazione da parte del Comitato contro le torture Onu.

    Si aspetta giustizia.
     Ora, come negli ultimi 18 anni, attendono giustizia sia quelle poche che hanno saputo denunciare, sia tutte le altre di cui nessuno sa quante siano: le molte rimaste in silenzio per paura e quelle, prive di mezzi, costrette a vivere ancora nelle congregazioni. Ci sono i corpi di quante morirono, ma non hanno una lapide. E ci sono i figli di quelle Maddalene imprigionate perché gravide o già mamme da nubili. Un altro numero imprecisato: quello dei bambini che grazie alle lavanderie della redenzione non hanno mai conosciuto le loro madri.

    http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/06/04/news/le_30_mila_lavandaie_irlandesi_schiavizzate_e_nessuno_che_chiede_almeno_scusa-17220017/

  • Ex prete, “sbattezzato” e “libero”

    Ex prete, “sbattezzato” e “libero”

    Signor Domolo, ha affermato che questo libro è una poesia sulla liberazione della coscienza. Il termine coscienza ricorre spesso nelle pagine del libro….

    Sì, sottolineo molto la parola coscienza, se vogliamo la parte „divina“  dell’uomo, ed è la parte più maltrattata della persona. Mentre stiamo parlando si sta facendo un grande lavoro sul plagio delle coscienze delle persone che sono a piazza San Pietro, sparse nel mondo e che vedono la chiesa cattolica come una via di salvezza, ma che invece è un esperienza di plagio, di sottomissione della coscienza, che è la parte più libera, più profonda, più importante dell’essere umano.

    Ci parli del suo il suo percorso

    Da bambino andavo a messa tutti i giorni. All’età di 5 anni, per una situazione famigliare disagiata e i preti si aggiravano intorno alla famiglia come avvoltoi. Hanno insistito con mia mamma e le mie sorelle più grandi invitandole a vivere un’esperienza di spiritualità cristiana quotidiana. Quindi andavamo tutti giorni a messa, io ero obbligato. Durante questi anni in cui partecipavo alla messa quotidiana, il parroco di questa parrocchia poco per volta è riuscito a raggirarmi, presentandosi come papà e alla fine, una volta ottenuta la mia fiducia, è iniziato l’abuso che è durato dagli 8 agli 11 anni.

    Questo prete aveva 60 anni allora

    Sì, esatto, chiaramente oggi è già morto. È morto poco prima che io potessi fare una denuncia, che poi non ho fatto. Lui non ha rispettato il mio essere bambino e io ho voluto rispettare il suo essere anziano, aveva più di 90 anni e infatti dopo qualche mese è morto.

    Poi ha deciso di diventare sacerdote…

    Ecco vorrei sottolineare che la decisione di diventare sacerdote non è una decisione libera per nessun prete, neppure il papa è stato libero di decidere la strada del sacerdote… perché la chiesa sin dalla nascita con il gesto del battesimo  devia completamente la persona, la capacità di decisione secondo la propria coscienza. Innanzitutto non esiste la chiamata di Dio, questo bisogna sottolinearlo, non esiste nessuna chiamata di questo dio che chiede di sacrificare la propria vita per il vangelo, ma c’è invece un plagio, un impostazione di dominio delle coscienze da parte delle gerarchie nei confronti di quei bambini e ragazzi più semplici, più deboli, con problemi spinti a seguire la via del seminario poi del sacerdote. Nel mio caso è stato ancora più facile questa spinta questo plagiarmi fu semplicissimo: ero abusato da questo prete che mi aveva tra le mani, perché la vittima poi diventa completamente dominata dal suo aguzzino.  Sempre questo prete spinse mia madre a farmi entrare in un collegio e poi la scelta dopo fu quella del seminario. E io ero già completamente  plagiato. Vivevo i miei pomeriggi e serate in chiesa quindi era la strada più facile da percorrere. E non è stata una scelta.

    Quindi nel 2005 si auto sospende e quattro anni dopo si sbattezza, può spiegarci questo suo gesto?

    Fu una cosa molto scandalosa perché sono stato il primo ad essere prete che si fa sbattezzare. Ma questo per me era personalmente un grande gesto di liberazione. Vorrei sottolineare il prete che ha abusato di me fu anche il prete che mi ha battezzato quindi fu anche simbolico quel gesto voglio completamente abbandonare questa strada. Lo sbattezzo è un gesto molto importante, molte persone che non credono più mi dicono non vado a fare le carte dello sbattezzo perché non servono a nulla… Non è vero la coscienza imprigionata ha bisogno di gesti simbolici per liberarsi.

    Lei ricorda nel libro che quando ha parlato dell’esperienza d’abuso con le gerarchie, è stato colpevolizzato. Questo le ha lasciato dei segni indelebili

    Chiaramente. Proprio in questo momento che noi stiamo parlando si sta svolgendo una parata carnevalesca a Roma che però non dimentichiamoci è teatrale ma riesce ad entrare nel profondo e ingabbiare la coscienza, perché lo scopo della chiesa è il dominio delle coscienze e delle anime, non l’annuncio del messaggio del Cristo, che è tutt’altra cosa. La maggior parte delle vittime si è dovuta inginocchiare confessare l’abuso subito come peccato, un peccato personale. Io, bambino di 8 anni, parlando dell’abuso subito ho attentato alla grandezza spirituale, alla santità di un prete di 60 anni. Questo basterebbe alle persone con un briciolo di buona coscienza e di cervello per rendersi conto che il lavoro che fa la chiesa nel mondo non è di liberazione della persona, ma di dominio, di sottomissione, di ingabbiamento delle persone e delle coscienze. Lo ha capito l’ONU e quest’anno hanno mandato un documento chiaro alla chiesa perché hanno capito finalmente che la chiesa cattolica fa un lavoro di dominio delle persone e non un lavoro di servizio.

    Infatti lei parla di gerarchia di dominio…

    Parliamo continuamente di salvaguardia dei bambini, dei diritti dei bambini, la tenerezza che ci fanno i bambini che soffrono, ma stiamo salvaguardando un’istituzione demoniaca che domina le persone solo perché è un istituzione che dura duemila anni, non ha niente a che fare con Gesù Cristo che è un liberatore della coscienza non è un dominatore. Questa gerarchia offre una via salvezza attraverso questa mediazione che non serve all’uomo perché Dio è dentro di noi non è fuori.

    L’ONU ha recentemente accusato il Vaticano di aver permesso abusi sessuali su migliaia di bambini. Sempre secondo i dati ONU le dimensioni di questo fenomeno pedofilia clericale sarebbero sterminate, quindi un fenomeno molto più vasto di quanto sia stato dimostrato, affermato.

    Conosciamo il 5% delle vittime mondiali della pedofilia clericale. I vescovi, cardinali e il papa stesso ultimamente sostengono che è vero, però ma il numero è irrisorio. La loro considerazione della persona è bassissima, perché basterebbe un solo bambino abusato da un prete per mettere in discussione il messaggio del Cristo. Ma le cifre sono molte più elevate siamo al 5% di scoperta, immaginate quando verrà fuori il tema della pedofilia clericale in Africa, in Asia, in America latina dove non hanno il coraggio di parlare perché la chiesa ha un potere economico sociale e politico forte.

    Salvatore Domolo, „In nomine padris“ termina in questo modo con queste sue parole “conosci te stesso e vivi nella danza solidale della madre terra” ci può spiegare questo ultimo passaggio? 

    La cosa importante che ho scoperto nel mio percorso di liberazione è che abbiamo un tesoro prezioso: noi stessi, noi abbiamo questo patrimonio personale che dobbiamo sapere curare e che prima di tutto dobbiamo sapere liberare dalle varie istituzioni, soprattutto dalle religioni.

    Ex prete, “sbattezzato” e “libero”

  • Bergoglio e la pedofilia: gli abusi sui bambini? Come un innocuo rituale

    Bergoglio e la pedofilia: gli abusi sui bambini? Come un innocuo rituale

    La violenza più efferata paragonata alle messe nere. Un crimine orrendo equivale a una rappresentazione pittoresca. E questo sarebbe il papa rivoluzionario?

    Hemant Mehta

    Alcuni giorni fa, è scoppiata una polemica alla Harvard University quando lo Harvard Extension Cultural Studies Club (con l’aiuto del Satanic Temple di New York) ha programmato la celebrazione di una “Messa Nera”, un rituale che stravolge la messa cattolica (ad esempio, dissacrando l’ostia della comunione).

    Pur sapendo che durante la cerimonia non sarebbe stata usata l’ostia consacrata, i cattolici hanno reagito furiosamente al fatto che il campus permettesse che la cerimonia avesse luogo (malgrado il contesto accademico). Una edizione straordinaria del Crimson ha titolato “Odio a Harvard” ed il Rettore Drew Faust ha partecipato ad una contro-messa cattolica in risposta (parlando a mezza bocca del diritto alla libertà di parola).

    A prescindere da cosa ne pensiate della messa nera, la verità è che non è stato leso alcun cattolico durante questo rituale. Ciò che è stato fatto era puramente simbolico. L’unico danno può essere stato quello alla sensibilità delle persone che si opponevano ad esso.

    Viene quindi spontaneo chiedersi cosa diavolo stesse pensando Papa Francesco quando ha paragonato una messa nera alle molestie sui bambini all’interno della Chiesa:

    Il Boston Globe ha aggiunto che Francesco ha usato un linguaggio forte nel denunciare l’abuso sessuale dei bambini da parte del clero, definendolo un “crimine molto grave” e dicendo che quando un prete abusa di un bambino, è come se avesse celebrato una messa nera come parte di un rituale satanico. «Dobbiamo agire con tolleranza zero», ha concluso il pontefice.

    L’abuso sessuale è un crimine molto grave. Le vittime sono segnate per tutta la vita. I preti sono stati troppo spesso tirati fuori dai guai o trasferiti in altre parrocchie. Le persone vengono ferite, fisicamente, mentalmente ed emotivamente.

    Una messa nera? Non fa male a nessuno. Al massimo, alcune persone sono sconvolte perché c’è chi non è d’accordo con loro e si fa beffe di un rituale che loro prendono molto sul serio. Ma anche se venisse dissacrata un’ostia consacrata, avrebbe lo stesso effetto della danza della pioggia. È simbolismo puro.

    Che il Papa possa paragonare l’abuso sessuale su minori ad un innocuo (per quanto controverso) rituale svilisce ogni bambino che è stato stuprato da un prete cattolico.

    A dire il vero, reg Epstein, cappellano umanista di Harvard che si era opposto alla messa nera, si è indignato per il paragone fatto dal Papa, scrivendo su Facebook: «Questa dichiarazione è raccapricciante e offensiva. Non si possono paragonare estese violazioni dei diritti umani ad un recente singolo episodio di fuorviante attivismo satirico. Non sono simili, ma molto, molto peggio. […] Spero che persone di qualsiasi appartenenza religiosa e non religiosa focalizzino l’attenzione su questa dichiarazione fuori luogo di #PapaFrancesco. Contattatelo su twitter. Si spera che funzioni. Dovrebbe chiedere scusa e poi trovare una maniera molto diversa quando parla di abuso se vuole realmente farsene carico».

    Dubito che contattarlo su twitter cambierà il modo di pensare del Papa, ma certamente il suo staff e i giornalisti che lo vedono con regolarità gli potranno chiedere di chiarire e rettificare le sue parole.

    Per un Papa conosciuto in tutto il mondo per la sua gentilezza, questa è stata una cosa estremamente stonata da dire


    Hemant Mehta, Patheos
    Traduzione di Flavia Vendittelli