Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Diocesi di Tursi (PZ). Don Carlo prete pedofilo, punito dal Sant’Uffizio, Divieto di messe solenni per crimini prescritti

    Diocesi di Tursi (PZ). Don Carlo prete pedofilo, punito dal Sant’Uffizio, Divieto di messe solenni per crimini prescritti

     Continuerà ad indossare la tonaca e a dare la comunione. Don Carlo, il sacerdote di Lagonegro accusato un anno fa di pedofilia, è stato privato dalla Chiesa di qualsiasi ufficio ecclesiastico e della facoltà di confessare minori, ma resta prete: potrà celebrare l’eucaristia quotidiana, senza alcuna solennità, e offrire l’assistenza spirituale solo nei luoghi di dolore e di sofferenza, per espiare la sua colpa ma specialmente per pregare e meditare sull’umana sofferenza e sulla fragilità morale.  E’ stata questa la pena che la diocesi di Tursi- Lagonegro ha ritenuto appropriata per punire il “grave delitto”, quello degli abusi sessuali in età minorile, commesso da Don Carlo. La sentenza, con tanto di sigillo con i simboli della chiesa cattolica è stata firmata dal vicario giudiziale Monsignor Francesco Sirufo, il quale, nella comunicazione alla parte offesa, chiedendo umilmente perdono a nome suo e del prete, per il male psicologico arrecato alle vittime, si è dichiarato completamente disponibile per l’accompagnamento spirituale ed ecclesiale dei fedeli laici coinvolti.  

    Il documento risale al 4 ottobre 2013, ma è stato notificato al denunciante solo qualche giorno fa. Ad esaminare il caso sono stati i sacerdoti che compongono la Congregazione per la dottrina della fede. “Pur ritenendo prescritto il reato – scrive Don Sirufo- la Congregazione ha concesso la deroga e chiesto all’ordinario del posto di comminare la pena opportuna”. C’è chi, però trova la sentenza inadeguata e per iscritto sul Web esprime la sua opinione: “proteggi i tuoi figli dalla chiesa che protegge i preti pedofili”. Caterina Guzzo

    http://www.105tv.it/web/cronaca/3782-diocesi-tursi-lagonegro-prete-pedofilo-privato-di-tutti-gli-uffici-ecclesiastici.html

  • Preti pedofili, il video choc che imbarazza Bergoglio. Intervista a Francesco Zanardi

    Preti pedofili, il video choc che imbarazza Bergoglio. Intervista a Francesco Zanardi

    Da “il manifesto” 10 maggio 2014

    Luca Kocci

    Un video di 8 minuti per chiedere giustizia. Lo hanno inviato ieri a papa Francesco 17 donne e uomini che hanno subito abusi e violenze da parte di preti e religiosi. L’iniziativa è stata promossa dalla rete L’Abuso, l’associazione che da anni aggrega e difende le vittime dei preti pedofili in Italia.

    «Vogliamo solo giustizia», «chiediamo che Bergoglio ci dia delle risposte e faccia giustizia», ripetono nei loro brevissimi video messaggi le 17 vittime. C’è Giada Vitale, 18 anni, abusata da un prete da quando aveva 13 anni fino ai 16, che chiede a papa Francesco perché non ha risposto alla sua lettera che gli ha consegnato personalmente. Erik Zattoni, 32enne, nato da un abuso subito dalla madre da don Pietro Tosi, come riconosciuto dal test del dna, che domanda come mai quel prete – ora morto – non sia nemmeno stato dimesso dallo stato clericale. E poi ci sono otto ex ospiti dell’Istituto per sordomuti “Provolo” di Verona che, insieme ad altre decine di ragazze e ragazzi accolti al “Provolo”, hanno subito abusi e violenze da parte di 26 preti e fratelli laici fra gli anni ’50 gli anni ‘80, come stabilito anche da una commissione di inchiesta voluta nel 2009 dal Vaticano e presieduta da Mario Sannite, ex presidente del tribunale di Verona. «Inizialmente la Curia dichiarò che non avrebbe dato importanza alla prescrizione, ma poi, forse visti anche i risultati dell’inchiesta, ritrattò», rileva la rete L’Abuso. Di quei 26 preti e religiosi, 12 sono deceduti. I restanti 14 sono impuniti, molti – prescritti – sono ancora preti e vivono tuttora al Provolo, altri invece sono stati trasferiti nella succursale argentina dell’istituto, con sede a La Plata.

    «La nostra vuole essere una denuncia pacata ma netta, perché nessuno di noi ha ricevuto risposte. Sembra che papa Francesco stia facendo molto per le vittime della pedofilia, ma dal nostro punto di vista non è cambiato nulla», spiega Francesco Zanardi, portavoce della rete L’Abuso. La denuncia alle autorità civili e alla magistratura resta, per Zanardi, l’unico strumento veramente efficace di giustizia e di risarcimento per le vittime. Ed è un passo che le autorità religiose non intendono fare. «L’istituzione ecclesiastica nel migliore dei casi avvia un processo canonico nei confronti del prete pedofilo – aggiunge – e la pena più severa è la dimissione dalla stato clericale. In questo modo, secondo noi, la Chiesa risolve il “suo” problema, perché allontana da sé chi ha sbagliato. Ma se non c’è l’intervento della magistratura, non si può dire che giustizia sia stata fatta. Perlomeno dal punto di vista delle vittime. E a questo proposito, il fatto che le Linee guida antipedofilia della Cei, rese note poche settimane fa, non prevedano per i vescovi un obbligo stringente di denuncia alla magistratura ma solo un generico “dovere morale di contribuire al bene comune” ci sembra un fatto gravissimo».

    La Congregazione per la dottrina della fede – ha comunicato qualche giorno fa monsignor Silvano Tomasi al Comitato Onu sulla Convenzione contro la tortura – fra il 2004 e il 2013 ha ritenuto attendibili 3.420 casi di abuso su minori commessi tra gli anni ’50 e gli anni ’80. I preti dimessi dallo stato clericale sono 848, mentre 2.572 sono stati puniti dalla Santa Sede con «altre misure canoniche e disciplinari». «Ma questi numeri non valgono per l’Italia, dove le vittime non hanno ricevuto nessun sostegno», dice Zanardi, che annuncia: «Nelle prossime settimane presenteremo un dossier all’Onu con i casi di 150 preti italiani condannati in via definitiva per abuso e violenze sessuali su minori. Ma se consideriamo anche i prescritti e quelli in attesa di giudizio il numero aumenta notevolmente».

    Luca Kocci “Il Manifesto”

  • Preti pedofili, il video choc che imbarazza Bergoglio (VIDEO)

    Preti pedofili, il video choc che imbarazza Bergoglio (VIDEO)

    Un video di 8 minuti per chie­dere giu­sti­zia. Lo hanno inviato ieri a papa Fran­ce­sco 17 donne e uomini che hanno subito abusi e vio­lenze da parte di preti e reli­giosi. L’iniziativa è stata pro­mossa dalla rete L’Abuso, l’associazione che da anni aggrega e difende le vit­time dei preti pedo­fili in Ita­lia.
    «Vogliamo solo giu­sti­zia», «chie­diamo che Ber­go­glio ci dia delle rispo­ste e fac­cia giu­sti­zia», ripe­tono nei loro bre­vis­simi video mes­saggi le 17 vittime.

    C’è Giada Vitale, 18 anni, abu­sata da un prete da quando aveva 13 anni fino ai 16, che chiede a papa Fran­ce­sco per­ché non ha rispo­sto alla sua let­tera che gli ha con­se­gnato per­so­nal­mente. Erik Zat­toni, 32enne, nato da un abuso subito dalla madre da don Pie­tro Tosi, come rico­no­sciuto dal test del dna, che domanda come mai quel prete – ora morto – non sia nem­meno stato dimesso dallo stato cle­ri­cale. E poi ci sono otto ex ospiti dell’Istituto per sor­do­muti «Pro­volo» di Verona che, insieme ad altre decine di ragazze e ragazzi accolti al «Pro­volo», hanno subito abusi e vio­lenze da parte di 26 preti e fra­telli laici fra gli anni ’50 gli anni ‘80, come sta­bi­lito anche da una com­mis­sione di inchie­sta voluta nel 2009 dal Vati­cano e pre­sie­duta da Mario San­nite, ex pre­si­dente del tri­bu­nale di Verona. «Ini­zial­mente la Curia dichiarò che non avrebbe dato impor­tanza alla pre­scri­zione, ma poi, forse visti anche i risul­tati dell’inchiesta, ritrattò», rileva la rete L’Abuso. Di quei 26 preti e reli­giosi, 12 sono dece­duti. I restanti 14 sono impu­niti, molti – pre­scritti – sono ancora preti e vivono tut­tora al Pro­volo, altri invece sono stati tra­sfe­riti nella suc­cur­sale argen­tina dell’istituto, con sede a La Plata.

    «La nostra vuole essere una denun­cia pacata ma netta, per­ché nes­suno di noi ha rice­vuto rispo­ste. Sem­bra che papa Fran­ce­sco stia facendo molto per le vit­time della pedo­fi­lia, ma dal nostro punto di vista non è cam­biato nulla», spiega Fran­ce­sco Zanardi, por­ta­voce della rete L’Abuso. La denun­cia alle auto­rità civili e alla magi­stra­tura resta, per Zanardi, l’unico stru­mento vera­mente effi­cace di giu­sti­zia e di risar­ci­mento per le vit­time. Ed è un passo che le auto­rità reli­giose non inten­dono fare. «L’istituzione eccle­sia­stica nel migliore dei casi avvia un pro­cesso cano­nico nei con­fronti del prete pedo­filo – aggiunge – e la pena più severa è la dimis­sione dalla stato cle­ri­cale. In que­sto modo, secondo noi, la Chiesa risolve il «suo» pro­blema, per­ché allon­tana da sé chi ha sba­gliato. Ma se non c’è l’intervento della magi­stra­tura, non si può dire che giu­sti­zia sia stata fatta. Per­lo­meno dal punto di vista delle vit­time. E a que­sto pro­po­sito, il fatto che le Linee guida anti­pe­do­fi­lia della Cei, rese note poche set­ti­mane fa, non pre­ve­dano per i vescovi un obbligo strin­gente di denun­cia alla magi­stra­tura ma solo un gene­rico «dovere morale di con­tri­buire al bene comune» ci sem­bra un fatto gravissimo».

    La Con­gre­ga­zione per la dot­trina della fede – ha comu­ni­cato qual­che giorno fa mon­si­gnor Sil­vano Tomasi al Comi­tato Onu sulla Con­ven­zione con­tro la tor­tura – fra il 2004 e il 2013 ha rite­nuto atten­di­bili 3.420 casi di abuso su minori com­messi tra gli anni ’50 e gli anni ’80. I preti dimessi dallo stato cle­ri­cale sono 848, men­tre 2.572 sono stati puniti dalla Santa Sede con «altre misure cano­ni­che e disci­pli­nari». «Ma que­sti numeri non val­gono per l’Italia, dove le vit­time non hanno rice­vuto nes­sun soste­gno», dice Zanardi, che annun­cia: «Nelle pros­sime set­ti­mane pre­sen­te­remo un dos­sier all’Onu con i casi di 150 preti ita­liani con­dan­nati in via defi­ni­tiva per abuso e vio­lenze ses­suali su minori. Ma se con­si­de­riamo anche i pre­scritti e quelli in attesa di giu­di­zio il numero aumenta notevolmente».

  • Il “j’accuse” delle vittime italiane in un video messaggio a Papa Francesco.

    Il “j’accuse” delle vittime italiane in un video messaggio a Papa Francesco.

    Un video nel quale diverse vittime italiane di preti pedofili, fanno il loro appello a papa Francesco, molte gli rimproverano il silenzio.

  • #PapaFrancesco : Il filmato shock della Rete L’ABUSO

    #PapaFrancesco : Il filmato shock della Rete L’ABUSO

    Un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciano pubblicamente la loro situazione e la loro indignazione davanti ad una campagna mediatica falsa, avviata dal Vaticano e fatta sulla loro pelle.

    Una campagna mediatica che offende profondamente e sottopone le vittime ad un’ulteriore violenza, per mano di quel carnefice, che invece di riparare, propaganda il falso cercando di far credere all’opinione pubblica che la chiesa sta intervenendo in aiuto delle vittime.

    Le vittime inserite nel video sottotitolato in 3 lingue, sono 17, alcune giovanissime e non prescritte. Hanno tutte in comune il fatto di essere state abusate da preti pedofili, di aver scritto a Papa Francesco la loro storia, di non aver ricevuto nessuna risposta e nessun aiuto dal Vaticano.

    Un video messaggio molto pacato, colmo di voglia di VERITA’ e GIUSTIZIA, è stato recapitato oggi anche a mons. Angelo Becciu, Sostituto presso la Segreteria di Stato Vaticano e indirizzato a Papa Francesco.

    Parallela a questa iniziativa di denuncia pubblica sulle verità omesse, l’associazione Rete L’ABUSO Onlus annuncia che nei prossimi giorni invierà attraverso un proprio corrispondente a Londra, un rapporto all’ONU sui preti pedofili italiani, contenente circa 150 casi di preti condannati in definitiva dal 2000 ad oggi, molti ancora in servizio.

    Un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne. Anche la recente e pesante relazione dell’Onu infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti.

    Insieme a quel rapporto anche la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona, Antonio Provolo, il quale ha una sede proprio a La Plata in Argentina.

    A riconoscere le tendenze pedofile dei 27 preti in questione, non furono ne le vittime, ne i tribunali italiani, ma fu una commissione di inchiesta voluta proprio dal Vaticano nel 2009, sotto il pontificato di Papa Ratzinger, il quale una volta saputo quali fossero i sacerdoti implicati, li ha nascosti.

    Questo documento video, vi farà comprendere il perché le vittime di preti pedofili di tutto il mondo diffidano così tanto dalla chiesa e soprattutto dalle promesse mai concretizzate, fatte del Papa di turno. Portando a distanza di decenni i segni delle violenze subite.

    Il Portavoce Francesco Zanardi

    Il video denuncia è stato prodotto dalla Rete L’ABUSO grazie al coraggio e alla collaborazione delle vittime italiane.

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Corrispondente e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

    Montaggio video Francesco Zanardi, narrazioni Mario Molinari.

    Traduzione e sottotitoli per l’inglese Mirko Gabossi, per lo spagnolo Francesco Nuzzi.

  • Al Papa il video sui preti pedofili Mons. Becciu sarà “l’ambasciatore”

    Al Papa il video sui preti pedofili Mons. Becciu sarà “l’ambasciatore”

    Monsignor Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato vaticana, è stato scelto come tramite da un gruppo di vittime di atti di pedofilia da parte del clero affinché recapiti un video con un loro appello a Papa Francesco al fine di chiedere “giustizia”. A darne notizia è l’associazione “Rete L’abuso Onlus”, che ha anche annunciato, nei prossimi giorni, l’invio di un rapporto all’Onu sui preti pedofili italiani. Al suo interno, circa 150 casi di sacerdoti condannati in via definitiva dal 2000 a oggi, “molti ancora in servizio”. La lista dei nominativi è già online sul sito dell’associazione.

    Secondo la Onlus si tratta di “un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti Paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne”. “Anche la recente e pesante relazione dell’Onu – si fa notare – infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti”. Insieme a quel rapporto, l’associazione porterà anche “la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona Antonio Provolo, che ha una sede proprio a La Plata in Argentina”.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_italiana/2014/05/09/al_papa_il_video_sui_preti_pedofili_mons_becciu_sar_l_ambasciatore-5-366895.html

  • Alla Casa del Giovane i domiciliari per don Marco condannato per pedofilia

    Alla Casa del Giovane i domiciliari per don Marco condannato per pedofilia

    La vicenda era iniziata il 26 novembre 2007 creando non poco scalpore: don Marco Baresi era stato prelevato dal Seminario di via Bollani a Brescia, dove era vicerettore, e portato in isolamento nel carcere di Canton Mombello. Sull’ordinanza di custodia cautelare un’accusa da brivido: violenza sessuale su minore e diffusione di materiale pedopornografico.

    In cella don Baresi era rimasto solo per una notte, il giorno successivo all’arresto il gip Silvia Milesi aveva accolto la richiesta dei difensori e concesso gli arresti domiciliari. Il sacerdote era tornato a casa dei genitori e aveva atteso il processo con il sostegno dei familiari, ma soprattutto di un gruppo di giovani che aveva creato in Rete il sito “FreeDon” per dimostrare l’innocenza del sacerdote e chiedere la sua assoluzione. Anche nei giorni scorsi il gruppo ha ribadito “Chi condanna don Marco, condanna un innocente”.

    A inchiodare don Marco c’erano le accuse di un ragazzo che due anni prima dell’arresto, in cura da una psicologa, si era confidato raccontando di aver avuto rapporti sessuali con il sacerdote quando frequentava le medie al Seminario e non aveva ancora compiuto 14 anni. Dalla scuola del Seminario il ragazzino era stato allontanato per una serie di problemi, ma in precedenza non aveva raccontato nulla.

    La psicologa, ricevuta la confidenza, aveva subito avvisato i genitori del ragazzino che si erano rivolti alla polizia. La credibilità del ragazzino era stata valutata da esperti, le accuse avevano retto e il 26 novembre 2007 erano scattate le manette. Dopo l’arresto l’abitazione del sacerdote in Seminario era stata perquisita dagli investigatori della Mobile.

    Il computer aveva riservato una serie di sorprese. Nell’hard disk del portatile, senza alcuna password d’accesso, in uso al sacerdote – ma utilizzabile anche da altre persone come è stato sostenuto nel corso dei processi dall’imputato e dai difensori – l’esperto aveva trovato traccia di ben seicento files dal contenuto pedopornografico. I files erano stati cancellati, ma in modo non perfetto, nei giorni immediatamente precedenti all’arresto.

    Nel processo d’appello la difesa aveva sostenuto che il giorno in cui vennero scaricati 180 files (l’ordine era partito dal computer alle 12.30 del 28 aprile 2007) don Baresi non era al Seminario, ma era ospite a pranzo in un’altra parte della città. Il 20 maggio 2009 il Tribunale di Brescia ha condannato don Baresi a sette anni e mezzo di reclusione.

    Un anno dopo, il 16 giugno 2010, in secondo grado è stata confermata la condanna. In questa occasione il vescovo di Brescia Luciano Monari si era detto fiducioso che don Baresi potesse dimostrare la propria innocenza. Ma anche in Cassazione, il 23 giugno 2011, la condanna a sette anni e mezzo è stata confermata a seguito delle prove ritenute schiaccianti nei confronti dell’imputato. Nel febbraio 2013 è stato arrestato per scontare la pena nel carcere di Bergamo.

    A dicembre 2013 don Fausto Resmini aveva annunciato che a breve don Marco sarebbe potuto uscire dal carcere per seguire un percorso personale. Percorso che era previsto al Patronato San Vincenzo di Sorisole da lui diretto, e dove ha sede la Comunità per minori “Don Milani” che si occupa di ragazzini vittime di violenza o che stanno scontando pene per reati gravi.

    Bergamonews aveva sollevato il caso denunciando la contraddizione di questa convivenza tra sacerdoti condannati per pedofilia e minori vittime di abusi sessuali. Il direttore della struttura di Sorisole aveva garantito che non esisteva questa possibilità.

    Tempo tre mesi e don Baresi è stato affidato al Conventino alla Casa del Giovane. Il Conventino dà ospitalità ad anziani sacerdoti, ma nella stessa struttura ci sono adolescenti e giovani studenti ospiti alla Casa del Giovane, non ultimi i ragazzi delle fomazioni giovanili dell’Atalanta.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/alla-casa-del-giovane-i-domiciliari-don-marco-condannato-pedofilia-189423

  • Preti pedofili: quasi 3500 casi in dieci anni, 884 sacerdoti allontanati

    Preti pedofili: quasi 3500 casi in dieci anni, 884 sacerdoti allontanati

    Tra il 2004 ed il 2013, il Vaticano ha «cacciato» 884 preti accusati di pedofilia, svestendoli dell’abito talare e riducendoli allo stato di laici, cioè di comuni cittadini. Lo ha detto martedì a Ginevra il nunzio apostolico presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, Silvano Tomasi, nel corso della seconda giornata di esame del rapporto della Santa Sede davanti ai dieci esperti del 52esimo Comitato Onu contro la tortura. Negli ultimi nove anni, sono stati 3.420 i casi giunti alla Congregazione per la Dottrina della fede, fondati su accuse credibili di abusi sessuali commessi da membri del clero contro minorenni. La maggioranza dei casi si riferisce agli anni ‘50, ‘60, 70’ e ‘80.Per stare ai provvedimenti presi solo negli ultimi due anni, Benedetto XVI aveva sospeso 384 sacerdoti negli ultimi due anni del suo pontificato.

    «La Chiesa sta affrontando il problema»

    Dal 2004, più di 3.400 casi credibili di abusi sono stati denunciati al Vaticano, di cui 401 nel solo 2013. Altre misure disciplinari sono state prese nei confronti di 2.572 sacerdoti. Tra le sanzioni minori ai 2.572 sacerdoti c’è anche l’imposizione a vivere il resto della vita in penitenza e preghiera, misura spesso usata quando il prete accusato è anziano o infermo. Non sono pochi, ma, precisa Tomasi, si tratta di sacerdoti che vengono «messi in un luogo in cui non hanno alcun contatto con bambini». Del resto, ricorda monsignore, la «Santa Sede non ha la competenza o i mezzi di avviare procedure per crimini fuori dalla Città del Vaticano». Tuttavia «compie ogni sforzo per condurre procedure ecclesiastiche nei confronti di membri del clero contro i quali sono state mosse accuse credibili di abusi sessuali contro minori, ma senza pregiudizio per le procedure giudiziarie nel Paese di residenza». «Direi che il punto più importante da fare entrare nella convinzione degli esperti – afferma Tomasi – è che la Chiesa, da una parte la Santa Sede, nel suo campo, e le Conferenze episcopali e la Chiesa in generale, da 10 anni sono sul fronte per combattere contro ogni abuso sessuale sui minori, per prevenire questo crimine, per aiutare le vittime e per punire anche chi è colpevole. Quindi, non vogliamo che rimanga fossilizzata la percezione che la Chiesa non abbia fatto abbastanza o che la Chiesa abbia cercato di evitare o che stia ancora evitando di affrontare il problema».

    Il primo rapporto davanti al comitato Onu contro la tortura

    Le conclusioni del Comitato sull’esame del rapporto della Santa Sede sono attese il 23 maggio. Si tratta del primo rapporto della Santa Sede davanti al Comitato Onu contro la tortura. Il Comitato esamina i rapporti di tutti i 155 Paesi aderenti alla Convenzione del 1984 contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti. La Santa Sede ha aderito al Trattato nel 2002. Intanto, un commento del Wall Street Journal afferma che se il Comitato Onu preposto al rispetto della Convenzione contro la Tortura «dovesse accogliere la richiesta» di alcune associazioni e gruppi e «concludere che il Vaticano ha violato la Convenzione» per i casi di abusi sui minori, «questo rappresenterebbe un’interpretazione giuridicamente insostenibile e perversa del trattato» che potrebbe indebolire la sua efficacia e soprattutto «rappresenterebbe un attacco palese alla libertà religiosa». Nell’analisi firmata da David B. Rivkin Jr. e Lee A. Casey – ex funzionari del Dipartimento di Giustizia a Washington durante le presidenze Reagan e George W. Bush – si ricorda che nel passato la Chiesa non si è mossa in maniera adeguata nella lotta alla pedofilia ma «più recentemente ha invece ammesso i propri errori e ha messo in campo riforme fondamentali per risolvere il problema».Per gli editorialisti di Wsj nessuno ha dubbi nel condannare la pedofilia «ma inserire la questione nella Convenzione contro la tortura è legalmente scorretto».

    http://www.corriere.it/cronache/14_maggio_06/preti-pedofili-quasi-3500-casi-dieci-anni-884-sacerdoti-allontanati-b93d09f4-d54b-11e3-b55e-35440997414c.shtml

  • PEDOFILIA A PORTOCANNONE, IL DOLORE DI GIADA: DON MARINO GIRA IMPUNEMENTE E CI POSSIAMO INCROCIARE PER STRADA

    PEDOFILIA A PORTOCANNONE, IL DOLORE DI GIADA: DON MARINO GIRA IMPUNEMENTE E CI POSSIAMO INCROCIARE PER STRADA

    Giada Vitale la 18enne di Portocannone, violentata per quasi cinque anni dal parroco Don Marino Genova, sta ritornando piano piano alla normalità. Ha ripreso a suonare anche il pianoforte, dopo aver lasciato il Conservatorio. E’ stata invitata nuovamente a suonare davanti al pubblico. Stava per tornare alla normalità seguendo il suo percorso di recupero dal trauma, aspettando il processo penale contro il prete che l’ha abusata per anni e la discussione del caso davanti al Santo Uffizio.

    Ce la sta facendo ma il suo percorso di recupero appare disturbato da avvenimenti che sia la legge che la giustizia ecclesiastica dovrebbero evitare.  A minare il percorso faticoso è la possibilità di incontrare per strada il suo carnefice. Quando meno se lo aspetta, nei giorni in cui magari si alza serena per essere venuta al mondo.

    Il suo dolore lo ha espresso mediante il profilo facebook e ci ha autorizzate a parlarne. Ecco quanto accaduto tre giorni fa: Un risveglio alquanto sereno, l’ impegno della palestra , quando sulla strada incontro Marino Genova in macchina con dei ragazzi, presumibilmente i suoi nipoti. Lo percepisco a distanza che è lui, guardo per avere la conferma e già il mio battito cardiaco aumenta fino a darmi malessere. Si, è proprio lui, tutto festante , felice di intraprendere una giornata in pieno sole. Scompare in me quella parvenza di serenità. Penso:” ma come … la vittima si organizza la giornata impasticcandosi di pillole per non morire; il carnefice, tutto tanquillo, come se nulla fosse stato se ne va a zonzo”. Ingiustizie che toccano ed ogni giorno intossicano la vita di chi non ha fatto nulla per meritare tutto quello che le è accaduto. Tutto tace, se non il cicaleccio perfido e lesivo di alcune persone che non si vogliono arrendere alla verità dei fatti.

    Il dolore si può toccare con mano. E’ una cosa che non dovrebbe accadere ne a lei ne a nessun’altra vittima che prova a prendere la sua vita in mano. Due sono le cose che dovrebbero avvenire: una modifica della legge dello stato e una di quella del diritto ecclesiastico. Ed è proprio la Chiesa che non dovrebbe permettere ai preti accusati di pedofilia di tornare nei luoghi frequentati dalla sua vittima. L’allontanamento andrebbe applicato come Dio comanda e non a chiacchiere. Don Marino Genova nel basso Molise non dovrebbe più tornare. Almeno fino a quando il caso non si chiude. E mai più se e quando venisse confermata la sua colpevolezza.

    Tutto questo andrebbe garantito non solo dalla giustizia ecclesiastica ma anche da quella ordinaria. La quale tutti i santi giorni mette le vittime di violenza a rischio. Che lascia liberi i colpevoli e fa in modo che le vittime siano a rischio femminicidio. Come se nulla fosse, come se la vita delle donne non valesse proprio nulla. E’ questo che noi di Unavoceperledonne chiediamo a grande voce alle due giustizie impegnate sul caso. Per la serenità e per il recupero psicologico di Giada. L’unica persona che merita tutela in questo caso.

  • Lagonegro (PZ). Don Carlo, prete pedofilo, punito dal Sant’uffizio, Divieto di messe solenni per crimini prescritti. E poi tarallucci e vino

    Lagonegro (PZ). Don Carlo, prete pedofilo, punito dal Sant’uffizio, Divieto di messe solenni per crimini prescritti. E poi tarallucci e vino

    Divieto di messe solenni per crimini prescritti. E poi tarallucci e vino

    Lagonegro è nella diocesi di Tursi – Lagonegro.

    Diocesi di Lagonegro La Chiesa condanna il «pretepedofilo»

    di Fabio Amendolara

    LAGONEGRO – L’hanno privato di qualsiasi ufficio ecclesiastico e della facoltà di confessare minori. Don Carlo continuerà a indossare la tonaca e a celebrare l’eucarestia, ma senza solennità. La sentenza, con tanto di sigillo con i simboli della chiesa cattolica, è della diocesi di Tursi-Lagonegro. Ed è firmata dal vicario giudiziale, monsignor Francesco Sirufo. Don Carlo è accusato di «grave delitto»: la pedofilia.Il documento – di cui la Gazzetta è in possesso – risale al 4 ottobre del 2013, ma è stato notificato al «denunciante» – la persona che ha svelato al vicario giudiziale «di aver subìto abusi sessuali in età minorile» – solo qualche giorno fa. Ma è stato inviato anche alla Congregazione per la dottrina della fede.

    Sono stati proprio i sacerdoti che compongono la Congregazione per la dottrina della fede a esaminare il caso. «Processo diocesano», lo definisce don Sirufo nella comunicazione alla parte offesa. E scrive: «La Congregazione, pur ritenendo prescritto il reato, ha concesso la deroga e chiesto all’ordinario del posto di comminare la pena opportuna». Ecco la pena per il prete: «È privato di qualsiasi ufficio ecclesiastico. È privato della facoltà di confessare i minori in quei luoghi e circostanze in cui la loro presenza è preponderante o totale (collegi, colonie, scuole, incontri con soli ragazzi o giovani). Può celebrare l’eucarestia quotidiana, senza alcuna solennità, e offrire l’assistenza spirituale solo nei luoghi di dolore e di sofferenza (case di riposo per anziani, cliniche e ospedali), non solo per espiare la sua colpa, ma specialmente per pregare e meditare sull’umana sofferenza e sulla fragilità morale che, senza la grazia di Dio e l’aiuto della chiesa, rischia di renderci non graditi al Signore e non idonei per la salvezza dei fratelli». La comunicazione si chiude con un pensiero del vescovo. Scrive don Sirufo: «Il vescovo, mentre conferma la sua vicinanza e chiede umilmente perdono a nome suo e di don Carlo per il male morale, spirituale e psicologico arrecato alle vittime, si dichiara completamente disponibile per l’accompagnamento spirituale ed ecclesiale dei fedeli laici coinvolti». E don Carlo? Continuerà a dare la comunione, ma «senza solennità».
    01 Maggio 2014

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/diocesi-di-lagonegro-la-chiesa-condanna-il-prete-pedofilo-no714532