Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Olanda. Vescovo Johannes Gijsen abusò di minori. Chiesa cattolica ammette, Trasferito in Islanda, il pedofilo è morto impunito nel 2013

    Olanda. Vescovo Johannes Gijsen abusò di minori. Chiesa cattolica ammette, Trasferito in Islanda, il pedofilo è morto impunito nel 2013

     Genova – La Chiesa cattolica olandese, in una rara ammissione di colpa, ha confermato che il vescovo Johannes Gijsen, deceduto l’anno scorso, è stato responsabile di abusi sessuali su due ragazzi tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ‘60.

    Ad ammettere la colpa di Gijsen è stata unacommissione formata dalla diocesi di Roermond, che dopo le dovute indagini ha dovuto ammettere la fondatezza delle accuse. L’ammissione è arrivata ieri, nello stesso giorno in cui Papa Francesco ha chiesto perdono per le colpe dei preti pedofili.

    “Mea Culpa”, una associazione olandese di supporto alle vittime di questo tipo di abusi, ha accolto positivamente la notizia, ma ha sottolineato che le accuse a Gijsen erano state fatte tempo fa, constatando che «le accuse nei confronti di membri del clero viventi spesso non vengono riscontrate».

    Il vescovo Frans Wiertz, attualmente alla guida della diocesi, ha accettato i risultati della commissione esprimendo il proprio «rammarico per gli abusi e le sofferenze inflitti alle vittime». Wiertz ha personalmente incontrato i due uomini chiedendo loro perdono.

    Gijsen, a capo della diocesi dal 1972 al 1993, è uno dei pochi alti membri del clero cattolico a venire riconosciuto colpevole di abusi sessuali. Secondo le accuse, il vescovo, all’epoca cappellano in un seminario, palpeggiò i due uomini, all’epoca minorenni, e costrinse uno dei due a un rapporto orale.

    Nel 2011 Gijsen fu accusato pubblicamente di questo episodio, ma rispose di non saperne nulla. La commissione ha riaperto il caso dopo aver ricevuto una nuova denuncia, riguardante un altro episodio di cui il vescovo «non poteva non essere a conoscenza».

    Gijsen è stato uno dei vescovi conservatori inviati dal Vaticano in Olanda negli anni ‘60, per contrastare l’onda riformista che pervadeva la chiesa locale all’epoca. Dopo la diocesi di Roermond, Gijsen ha guidato quella d’Islanda dal ‘96 al 2007. Un’altra commissione lì lo ha accusato di aver “coperto” un altro p rete accusato di abusi.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2014/04/12/AQY2bdSC-minorenni_ammette_ragazzi.shtml

  • #PRETIPEDOFILI ne parleremo lunedì a TERRA il programma di Toni Capuozzo.

    #PRETIPEDOFILI ne parleremo lunedì a TERRA il programma di Toni Capuozzo.

     Si affronta ancora una volta il tema della pedofilia nella chiesa, un tema sul quale fino ad oggi abbiamo sentito dichiarazioni molto forti da parte del Papa, ma che nel concreto ad oggi non ha visto ancora nessun provvedimento pratico, soprattutto nei confronti delle migliaia di vittime italiane che aspettano ancora giustizia.

    Nel servizio di Anna Migotto girato a Savona, Verona e Bologna l’intervista al portavoce della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi anche lui vittima, Roberto Nicolick fratello di un seminarista abusato e poi deceduto e don Giovanni Lupino un sacerdote che non sottostà al silenzio che spesso la chiesa impone.

  • Pedofilia nella chiesa

    Pedofilia nella chiesa

     L’intervista di LUCIGNOLO alle vittime italiane e al portavoce della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, che combatte la pedofilia clericale in Italia.

    Puntata del 13-4-2014 

    http://www.video.mediaset.it/video/lucignolo/clip/452786/pedofilia-nella-chiesa.html

  • “Dissi in faccia a Don Desio, tu vai con i ragazzini”

    “Dissi in faccia a Don Desio, tu vai con i ragazzini”

    Glielo disse nel 2005. Senza denunciarlo. Quanti abusi si sarebbero potuti evitare con una denuncia ai magistrati?

    Le litigate con il prete, poi la decisione di ritirare i figli dall’asilo: “Avevano il divieto di andare in parrocchia e di parlare con lui”

    RAVENNA – “I miei figli avevano il divieto assoluto di frequentare quella parrocchia e di parlargli”. Lei, una madre di Casalborsetti era stata tra le prime ad accorgersene, anni orsono. E lo aveva detto; dietro quello sguardo e quegli atteggiamenti ostentati che poco si addicono a un uomo di chiesa, aveva sospettato che don Giovanni Desio nascondesse altro. Prove? Nessuna, solo “glielo si leggeva in volto”. Così aveva preso la decisione: dopo aver proibito ai figli di andare in chiesa e rivolgere anche solo la parola al sacerdote, li aveva ritirati dall’asilo. Poi lo aveva affrontato faccia a faccia: “Gli avevo detto che per me lui andava con i ragazzini”. A quasi nove anni di distanza, l’arresto di sabato del parroco 52enne d’origine milanese, arriva come un contrappasso dantesco per ripagarla delle litigate davanti a tutti, con quella sfrontatezza che aveva costretto la donna anche a cambiare le proprie abitudini di vita. Il più piccolo dei suoi bambini è ora adolescente; la stessa età dei due giovani che secondo l’accusa formulata dal pm Isabella Cavallari sono stati adescati dallo ‘Zio John’, e le cui esplicite conversazioni sono finite nelle 20 pagine dell’ordinanza del giudice Rossella Materia che ha disposto la misura cautelare in carcere. Proprio lui, ieri, ha deciso di sfogarsi scrivendo un post (poi cancellato nel pomeriggio) nella pagina Facebook del don: “L’unico prete che girava vestito Lacoste e in Bmw. Ti dico io cosa, ti sta bene un bel pigiamino a righe e via nei campi, spero che in gabbia te ne facciano passare quante tu ne hai fatte passare a me…”.

    Signora, a cosa alludeva suo figlio? 
    “Non è tra le vittime di Desio, se è questo che vuole chiedermi”.

    Cos’è successo allora? 
    “Tutto risale a otto-nove anni fa. Me ne accorsi praticamente subito che quel prete aveva qualcosa di strano”.

    Da cosa? 
    “Dallo sguardo, dall’atteggiamento che aveva con tutti. Guardi, qui a Casalborsetti la voce è circolata in fretta, in molti l’avevano capito, chi dice che non ne sapeva nulla non dice il vero”.

    Lei come reagì? 

    “I miei bambini frequentavano l’asilo prima del suo arrivo. Li tolsi immediatamente, non hanno ricevuto nè comunione nè cresima. Da allora hanno avuto il divieto assoluto di frequentare la parrocchia e rivolgergli la parola, avevano addirittura il permesso di rispondergli male”.

    Quindi si incrociavano… 
    “Naturalmente, perché lui era spesso al bar. Quando li vedeva, li fissava, gli diceva che erano dei maleducati, provocava. Capitava anche con me, sono famose le nostre litigate davanti a tutti, mi salutava apposta nonostante gli avessi intimato più volte di smetterla”.

    Quando ritirò i suoi figli dall’asilo gli spiegò il motivo? 
    “Certo, lo affrontai, glielo dissi in faccia, ero con un’altra mamma. E lui reagì farfugliando cose insensate, incolpando altri, ‘sarà quello che fa la dottrina’, disse. Ne parlai anche con altre mamme”.

    Insomma lo accusò pubblicamente di andare con dei ragazzini, ma non la querelò? 
    “Sparse la voce tra gli altri genitori che lo avevo calunniato, ma io non ho mai ricevuto alcuna querela”.

    Che effetto le ha fatto l’arresto dei giorni scorsi? 

    “Come detto, in molti sapevano. Sono solo felice di aver tolto i miei figli in tempo da quell’asilo e dalla parrocchia, prima che crescessero nella sua orbita. Ora hanno la stessa età di quei raggazzini di cui purtroppo si parla adesso nei giornali”.

    Federico Spadoni
  • Il Vaticano risponde a una vittima; state tranquilli ci pensa Francesco a don Silverio Mura

    Il Vaticano risponde a una vittima; state tranquilli ci pensa Francesco a don Silverio Mura

     Quasi un modulo prestampato, generico dal significato non troppo definito, se non si conosce il contenuto della missiva inviata. Questa la lettera che ha ricevuto nei giorni scorsi dalla Segreteria di Stato Vaticana uno degli assistiti della Rete L’ABUSO.

    Circa un mese fa l’uomo aveva scritto in Vaticano raccontando gli abusi subiti dal suo insegnante di religione nella scuola di Ponticelli. Don Silverio Mura all’epoca dei fatti oltre ad insegnare religione era anche vice parroco nella parrocchia di Porchiano nel quartiere di Napoli Ponticelli frequentata dalla vittima. Successivamente il sacerdote fu trasferito come parroco a Pollena Trocchia, ma le violenze continuarono. Paolo (nome di fantasia) che oggi ha 38 anni era riuscito a denunciare, ma purtroppo come accade al 90% delle vittime, scopre che il reato è caduto in prescrizione. Si era allora rivolto alla diocesi di Napoli e anche al cardinale Crescenzio Sepe ma senza successo. Anche il medico che ha in cura Paolo preoccupato per lo stato psicofisico dell’uomo e dei continui peggioramenti dovuti anche alla delusione di non essere considerato, aveva scritto alla curia, ma anche in quel caso nessuna risposta.

     Nel 2012 Paolo si rivolge alla Rete L’ABUSO e scopriamo che don Silverio Mura, malgrado le denunce continua insegnare come se nulla fosse in una scuola, l’IPSAR C. Russo di Cicciano.  Segnaliamo i fatti a chi di competenza ma il prete sparisce, per ora non abbiamo più traccia.

    Come potete leggere nella lettera, in modo molto generico si scrive che “quanto da lei comunicato è stato portato all’attenzione del Dicastero competente”.

    Ora è normale che la vittima si sia fatta delle domande, ce le siamo fatte anche noi che sappiamo che questa non è l’unica vittima che si è rivolta al Vaticano; molti altri nostri assistiti lo hanno fatto; alcuni sono addirittura riusciti a dare in mano direttamente al papa una lettera. Ma a loro, malgrado sia passato molto tempo, nessuno ha risposto.

    Viene anche da chiedersi se a seguito di questa risposta la vittima riceverà dal Vaticano un risarcimento e se si, perché le altre vittime non lo riceveranno?

    Restiamo in attesa, sperando che il sacerdote venga denunciato e spretato e che questa, ma anche tutte le altre vittime, vengano risarcite. Risarcite anche nella dignità che l’abuso gli ha tolto, insieme a tutte le promesse fatte fino ad oggi, di cui però non si è mai vista realizzazione rendendo nuovamente violenza alle vittime e non la giustizia di cui hanno diritto.

    Rete L’ABUSO

  • Pedofilia, Papa: “Chiedo perdono per abusi del clero”. Ma quando risarcirà le vittime? Con le scuse ci fanno un po poco !!

    Pedofilia, Papa: “Chiedo perdono per abusi del clero”. Ma quando risarcirà le vittime? Con le scuse ci fanno un po poco !!

    Pedofilia, Papa: “Chiedo perdono per abusi del clero”

     Il pontefice assicura: “Non faremo nessun passo indietro”. “Chiesa cosciente del danno che ha provocato”. E ribadisce “diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma”

    CITTA’ DEL VATICANO – Usa parole dure il Papa e chiede perdono per la prima volta in maniera così esplicita a nome della Chiesa per i sacerdoti che si sono macchiati di pedofilia. Lo fa incontrando la delegazione dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia. Le sue parole richiamano il ‘mea culpa’ a nome della Chiesa che Joseph Ratzinger pronunciò il 12 giugno 2010.

    “Nessun passo indietro”. La riflessione è partita innanzitutto dagli abusi commessi su minori da esponenti della Chiesa. Mi sento chiamato a farmi carico” e “a chiedere perdono” per il male che alcuni sacerdoti “hanno compiuto, per gli abusi sessuali sui bambini”, ha detto il pontefice, assicurando che non verrà fatto nessun “passo indietro” nel “trattamento di questo problema” e nelle “sanzioni”. “La Chiesa è cosciente di questo danno! E’ un danno personale e morale loro… ma di uomini di Chiesa! E noi non vogliamo compiere un passo indietro in ciò che riguarda il trattamento di questo problema e le sanzioni che devono essere comminate. Al contrario credo che dobbiamo essere molto forti! Con i bambini non si gioca!”.

    I bambini-soldato. Poi Papa Francesco ha parlato delle condizioni dei bambini in tante aree del mondo. “Ai nostri giorni è importante portare avanti i progetti contro il lavoro-schiavo, contro il reclutamento dei bambini-soldato e ogni tipo di violenza sui minori, ha detto ringraziando i rappresentanti dell’organismo che si occupa dei minori per il loro impegno. “E’ una espressione concreta e attuale – ha detto a loro il Papa – della predilezione che il Signore Gesù ha per loro”.

    “Bambini hanno diritto a un padre e una madre”.
     “Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare in relazione alla mascolinità e alla femminilità di un padre e di una madre”.  La “impostazione dei progetti educativi”, ha detto il papa, è innanzitutto necessario “sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli”: “a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti. Conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del ‘pensiero unico’”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/04/11/news/pedofilia_papa_chiedo_perdono_per_abusi_del_clero-83321769/?ref=HREC1-2

  • Il Vescovo Roberto Amadei sapeva già nel 2004 che don Aristide Belingheri era un molestatore. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Il Vescovo Roberto Amadei sapeva già nel 2004 che don Aristide Belingheri era un molestatore. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    La cronaca di pochi giorni fa ci racconta la vicenda di don Alessandro Raccagni il sacerdote del bergamasco che dopo la messa, parlando ai fedeli ha annunciato di voler abbandonare la tonaca e confessa di essere stato abusato da piccolo nel seminario di Bergamo.

    Alessandro Raccagni non svela il nome del suo molestatore, la diocesi si guarda bene dal fare dichiarazioni, ma come dice il proverbio il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

    Alla Rete L’ABUSO arrivano centinaia di vittime ogni anno le quali ci mettono a conoscenza di fatti, li documentano e nel caso di Bergamo possiamo dirvi non solo che il prete molestatore è don Aristide Belingheri morto nel 2007, ma possiamo anche dirvi che la diocesi e il seminario erano ben informati sulle tendenze pedofile di don Aristide almeno dal 2004 al punto tale che lo spostarono a Roma.

    Ad aggiungere un pezzo a questa storia è un’altra vittima di don Aristide Belingheri anche lui come Raccagni si chiama Alessandro, un suo compagno di corso.

    Parliamo di Alessandro V. che a differenza di Raccagni non prese mai i voti e lasciò il seminario con un trauma che anni dopo gli rovinerà la vita.

    Alessandro V. si rivolse alla Rete L’ABUSO nel 2010 chiedendo di essere aiutato, in quanto ha dietro le spalle una storia drammatica fatta di traumi ma anche di porte chiuse in faccia dai vari vescovi che si sono susseguiti.

    Alessandro ci fornisce lettere dei primi anni 2000 che aveva inviato alla diocesi, lettere alle quali l’allora vescovo Roberto Amadei rispose. Le lettere manoscritte in questione sono una del 24 agosto 2004, l’altra del 15 marzo 2005 nelle quali Amadei si scusa per la tarda risposta e rassicura Alessandro “Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi”.

    Nella successiva lettera, quella del 15 marzo 2005 Amadei concede ad Alessandro V. un incontro e gli chiede di rivolgersi a don Alessandro Locatelli, suo segretario per fissare una data.

    Ci sono diversi incontri tra Amadei e Alessandro V. nei quali la vittima racconta degli abusi subiti in seminario e del muro di gomma che anche lui si trovò ad affrontare quando denunciò. Parlarono della situazione in cui si trova, delle cure mediche alle quali è sottoposto a causa di quegli abusi. Amadei non si mostra ostile, anzi cerca di venire incontro ad Alessandro e gli promette giustizia e un risarcimento che lo aiuti ad affrontare almeno le spese mediche.

    La cosa però va per le lunghe e nel 2007 il prete abusatore don Aristide Belingheri muore e forse con lui anche un pò dell’interesse della curia a fare silenzio sulla vicenda. Amadei si allontana sempre più da ciò che erano gli impegni presi con Alessandro. Nel 2009 anche il vescovo Roberto Amadei muore.

    Alessandro. V. si rivolge al suo successore, mons. Francesco Beschi nel maggio del 2010 il quale però chiuderà bruscamente il dialogo. Arrivò solo una comunicazione da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano (Avv. Mario Zanchetti) nella quale si diceva che a seguito di indagini, nella Diocesi e nel Seminario di Bergamo non era emerso nulla, nessuno ricordava nulla di queste vicende.

    Alessandro non si arrende e denuncia al tribunale di Bergamo ma il 07-06-2013 il fascicolo viene achiviato.

    Chiede anche più volte udienza al rettore del seminario don Pasquale Pezzoli arrivando fino ad incatenarsi nel giugno del 2012, senza ottenere nessuna risposta.

    Nel marzo del 2014 un’altra vittima di quel seminario, un sacerdote Alessandro Raccagni, conferma non solo i fatti, ma nelle sue dimissioni lamenta l’omertà che la chiesa ha avuto anche questa volta, si dissocia con un gesto clamoroso da una chiesa che non condivide.

    Rendiamo noto che giorni scorsi la Rete L’ABUSO ha formalizzato una denuncia sulla vicenda alla Procura della Repubblica di Bergamo inviando anche il materiale in nostro possesso.  Da quello che abbiamo potuto apprendere esisterebbero altre vittime alle quali facciamo un appello, quello di rivolgersi direttamente alla Procura della Repubblica di Bergamo o in qualunque stazione di polizia o carabinieri denunciando.

    Comprendiamo la difficoltà a compiere questo passo, soprattutto se sono passati degli anni e se si deve informare una famiglia che magari ancora oggi è allo scuro di tutto, ma riteniamo sia importante almeno rifletterci.

    La Rete L’ABUSO è a disposizione qualora sceglieste di denunciare anche attraverso l’associazione o per qualunque altra esigenza potete scrivere a lombardia@retelabuso.org .

    Francesco Zanardi

    Rete L’ABUSO

  • Sacerdote condannato per abusi: il commento della Diocesi: Che come al solito prega per il prete e non per le vittime….

    Sacerdote condannato per abusi: il commento della Diocesi: Che come al solito prega per il prete e non per le vittime….

    Sacerdote condannato per abusi: il commento della Diocesi “Restiamo in attesa degli ulteriori gradi di giudizio, pregando per don Marco e proseguendo nella linea di massima trasparenza, che fin dall’inizio ha voluto seguire in questa triste e dolorosa vicenda”

    Sacerdote condannato per abusi: il commento della Diocesi

    Dopo la notizia della sentenza di condanna di primo grado nei confronti di don Marco Raisa, sacerdote accusato di abusi sessuali, arriva il commento della Diocesi di Novara.

    “Ancora una volta – si legge in una nota stampa – esprimiamo profonda tristezza per le sofferenze vissute e manifestiamo la nostra affettuosa vicinanza ai giovani e alla famiglie coinvolti, sostenendoli con la preghiera. Confermiamo la fiducia nell’operato della Magistratura, che proseguirà il cammino nel far piena luce sui fatti attribuiti. Restiamo in attesa degli ulteriori gradi di giudizio, pregando per don Marco e proseguendo nella linea di massima trasparenza, che fin dall’inizio ha voluto seguire in questa triste e dolorosa vicenda.

    http://www.novaratoday.it/cronaca/sacerdote-condannato-abusi-sessuali-commento-diocesi.html

  • Abusi, Provolo: «Chiederemo risarcimenti alla diocesi»

    Abusi, Provolo: «Chiederemo risarcimenti alla diocesi»

    Gli ex allievi dell’Istituto per sordomuti Provolo, che hanno dichiarato di aver subito abusi da parte di sacerdoti in un periodo che va dagli anni Cinquanta fino al 1984, attiveranno richieste di risarcimento nei confronti della diocesi di Verona, per poi arrivare fino alla Santa Sede se necessario. È quanto annunciato da Maurizio Turco dei Radicali nel corso di una conferenza stampa alla Camera dell’Associazione Sordi Antonio Provolo. «Si voleva evitare la politica dei risarcimenti – ha detto Turco – ma evidentemente è l’unico linguaggio che li porta a più miti consigli», ha detto riferendosi alle autorità ecclesiastiche. «Visto che non abbiamo avuto giustizia – ha aggiunto il presidente dell’associazione Giorgio Dalla Bernardina – chiediamo i risarcimenti per i danni e le sofferenze subite per tanti anni».

    Le richieste sono dirette alle autorità ecclesiastiche in quanto nel momento in cui le vittime decisero di denunciare pubblicamente le presunte violenze subite, qualche anno fa, i reati erano già «abbondantemente prescritti da tempo», spiega l’avvocato Giuseppe Rossodivita. «Si trattava di bambini sordi, che vivevano in istituto e che spesso non avevano famiglia», aggiunge il legale. Lo stesso presidente dell’associazione Dalla Bernardina riferisce di aver tentato di fare sapere che cosa accadeva ma per molti anni non è stato capito. «Mia mamma veniva a trovarmi una volta al mese – afferma potendo oggi comunicare a parole e non solo a gesti come quando era bambino -, io cercavo di farle capire le violenze che subivo ma non ero compreso. Sono anche scappato due volte dal collegio ma mi hanno riportato dentro e picchiato. Sono stato all’Istituto Provolo fino all’età di 22 anni e ne ho visti tanti di ragazzi che subivano violenze sessuali e fisiche».

    Secondo l’associazione sarebbero dodici i sacerdoti accusati ancora in vita per i quali non sono stati presi provvedimenti. C’è infine anche un contenzioso sull’utilizzo della Tenuta Cervi, nel Comune di San Zeno di Montagna a Verona, che «nelle intenzioni della Fondazione che l’ha lasciata in eredità doveva essere a disposizione dei bambini sordomuti e non nelle mani di coloro che invece li hanno violati», ha concluso Turco.

    http://szenoinstampa.blogspot.it/2014/08/abusi-provolo-chiederemo-risarcimenti.html

  • Pedofilia: L’associazione A. Provolo di Verona a Roma per la conferenza stampa della Camera dei Deputati

    Pedofilia: L’associazione A. Provolo di Verona a Roma per la conferenza stampa della Camera dei Deputati

     Comunicato stampa: Il 9 aprile 2014, a Roma presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati alle ore 9:45 si terrà la conferenza stampa delle vittime di pedofilia clericale dell’Istituto per Sordomuti “Antonio Provolo” di Verona nella quale saranno trattati i seguenti argomenti:

    1. Commissione d’indagine voluta dal Vaticano e provvedimenti presi dallo stesso
    2. Riunione con la Special Rapporteur dell’ONU, dott.ssa Rashida Manjoo, tenutasi a Milano presso l’Università Bicocca il 20/01/2012 su invito dell’ONU-Commissione per i Diritti dei Bambini
    3. Articolo de “il Fatto Quotidiano” del 14/12/2012. Accuse di un altro sordomuto al Vescovo Giuseppe Carraro.
    4. Nostra querela per diffamazione al giornale “L’Avvenire”
    5. Lettera del Vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Zenti, del 14/02/2013 indirizzata ai presbiteri nella quale si raccomanda la ri-servatezza qualora si venga a conoscenza di “qualche situazione di turbolenza”
    6. Lettera dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo” a Papa Francesco del 31/12/2013
    7. Riunione del 16/01/2014 presso l’ONU-Commissione per i Diritti dei Bambini e relative reprimende dell’ONU nei confronti del Vaticano
    8. Richiesta di risarcimento al Vaticano per le vittime di pedofilia cleri-cale
    9. Ricorso delle vittime alla Commissione Europea per i Diritti Umani
    10. Si chiede l’ apertura degli archivi vaticani inerenti i casi di pedofili-a, l’allontanamento dei preti coinvolti o sospettati di abusi come ri-chiesto dalla Commissione ONU

    Verona, 05 aprile 2014

    ASSOCIAZIONE SORDI “ANTONIO PROVOLO” – ONLUS ASSOCIATA ALLA F.I.A.D.D.A. FAMIGLIE ITALIANE ASSOCIATE PER LA DIFESA DEI DIRITTI DEGLI AUDIOLESI – ONLUS Sede Legale: Via Marin Faliero, 10/C – 37138 Verona – Tel. 045/8026956 – Fax 045/591580 e.mail: info@associazionesordiprovolo.it – C.F. 03088110238

    Associazione non lucrativa che ha per scopo l’integrazione delle persone sorde nella società