Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • SAVONA: “Il vescovo sapeva dei preti pedofili”

    SAVONA: “Il vescovo sapeva dei preti pedofili”

    LA COLLABORATRICE DELLA CHIESA ACCUSA: “USATA PER SPIARE LE VITTIME DEGLI ABUSI”

    Di Silvia Campese IL SECOLO XIX 08-02-14

    Nuovo scandalo per la diocesi savonese. A scatenare la bomba, questa volta, un medico piuttosto noto in città, Luisa Bonello, cattolica impegnata, che ha consegnato direttamente in Vaticano, nelle mani di Papa Francesco, il dossier relativo alla vicenda “pedofilia savonese”. Sentenze e documenti della magistratura, lettere a firma dei vescovi, testimonianze delle vittime. Non solo. In un’intervista rilasciata a Il Secolo XIX, la Bonello ha pesantemente criticato l’operato del vescovo Vittorio Lupi arrivando a sostenere di essere stata usata dalla curia per riferire informazioni riferite dalle vittime, alcune in cura da lei come pazienti. Accuse a cui il vescovo Lupi ha risposto con durezza definendo falsità tali affermazioni e parlando di «vendetta personale a seguito della revoca del Ministero dell’Eucarestia». E ha aggiunto: «Non intendo rispondere alle falsità di una persona che, ai miei occhi, non ha il minimo credito», il commento del Monsignore. Ma le affermazioni del medico savonese, riportate nell’intervista pubblicata di seguito, aprono nuove ombre sulla diocesi.

    Dottoressa Bonello, perché è andata in Vaticano e ha voluto consegnare di persona il materiale riguardante la pedofilia nella nostra diocesi?

    Perché ero stufa di vedere la mia Chiesa, la mia Diocesi ridotte così.

    Che cosa è accaduto durante quei giorni?

    Sono stata tre giorni in Vaticano, a Santa Marta, nella residenza di Papa Francesco, e ho incontrato ripetutamente il Papa. Si mangiava insieme, nella stessa stanza. Al tavolo mi è capitato di essere accanto all’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno, mentre ho incontrato un alto concittadino, il fratello di don Giuseppe Militello, organista, oggi assunto in Vaticano.

    Quale materiale ha consegnato?

    Tutti i documenti di cui ero in possesso e dove si evince con chiarezza l’omertà dei vari vescovi che si sono succeduti, le responsabilità dei preti pedofili, con i riscontri legali della magistratura e le testimonianze delle vittime. Mi è stato assicurato che tutto il materiale verrà consegnato alla Commissione antipedofilia del Vaticano.

    Vedremo presto i risultati?

    Presto non lo so, perché la Commissione si occupa dei reati di pedofilia compiuti in tutto il mondo. Molti, purtroppo. Spero, però, il prima possibile, anche perché è urgente un intervento per salvare la nostra diocesi.

    Perché ha deciso di parlare proprio ora?

    Perché soltanto di recente ho preso coscienza del fatto che il Vescovo mi usava. Mi usava per sapere che cosa sapevo della vicenda pedofilia. Mi chiedeva di riferirgli tutte le notizie, tutte le informazioni di cui ero venuta a conoscenza dalle vittime. Ma lui sapeva già benissimo tutto. Era omertoso. Pensavo, riferendo a lui, di prestare un servizio alla mia Chiesa al fine di combattere l’orrore della pedofilia. Purtroppo, però, il suo fine non era quello.

    Si è rivolta mai a qualche altro prelato ligure?

    Visto che dal Vescovo non ottenevo riscontri, ho mandato una lettera a Cardinale Bagnasco contenenti le stesse informazioni che avevo già riferito a Lupi. Dicendo che, nella mia diocesi, invece di ricevere un aiuto nella battaglia, ho trovato soltanto omertà. Tali concetti sono stati riferiti al Vescovo Lupi.

    I suoi rapporti con il vescovo sono, di recente, cambiati in modo negativo.

    Da quando ho iniziato a occuparmi in modo approfondito della vicenda pedofilia, Monsignore ha iniziato a colpirmi negli affetti più cari. Prima di tutto mi è stato revocato il ministero della somministrazione dell’Eucarestia. Era una cosa a cui tenevo profondamente portando conforto ai miei pazienti in ospedale, spesso in gravi condizioni di dolore. Ma non è tutto. Mi ha allontanato dal mio padre spirituale, Don Nino Maio, a cui ero legata da una profonda amicizia oltre ad essere il suo medico personale

    Perché il Vescovo avrebbe dovuto agire in questo modo?

    È difficile dirlo. Questo è un pensiero mio non suffragato da nulla, ma che mi sento di riferire. Don Nino Maio è stato molto vicino a due preti responsabili di abusi sui minori. Era padre spirituale di Don Nello Giraudo e ha sostenuto per due anni don Pinetto aiutandolo a inserirsi nella comunità di Celle Ligure dove è parroco.

    Ha motivi di pensare che Don Maio sia a conoscenza di aspetti inediti relativi alla pedofilia nella chiesa savonese?

    Sì, credo di sì. E penso anche che sia questo il motivo per cui il vescovo mi ha allontanato con provvedimenti così severi dal sacerdote.

    Dottoressa, lei ha conosciuto direttamente vittime di pedofilia clericale?

    Sì. Due, in particolare, sono miei pazienti.

    Queste persone hanno le hanno mai riferito di avere denunciato i sacerdoti e di avere cercato di rompere il muro dell’omertà?

    La vittima più adulta, un uomo sessantenne, non ha mai fatto in pubblico il nome del suo abusatore, che peraltro oggi non è più vivo. La sua vita, però, è stata segnata in modo devastante, tanto che ancora oggi entra e esce dalla Psichiatria. Poi c’è un ragazzo giovane, oggi trentacinquenne, che non è mai riuscito è riuscito a ricostruirsi davvero una vita.

    Ha riferito di questo ragazzo al vescovo?

    Si, di questa persona si.

    E il vescovo?

    Mi stava a sentire ma non ha mai fatto niente. Pur sapendo da anni cosa stava succedendo.

  • Dove è nascosto don Silverio Mura, il sacerdote della diocesi di Nola denunciato per presunti abusi ?

    Dove è nascosto don Silverio Mura, il sacerdote della diocesi di Nola denunciato per presunti abusi ?

    Una storia allucinante quella subita dalla vittima di don Silverio, un prete che come in molti casi era l’amico di tutta la famiglia.

    Quando la sua vittima, oramai grande decise di sposarsi, la famiglia si rivolse a lui, l’orco che aveva abusato di loro figlio, ma non lo sapevano.

    Il figlio non aveva mai trovato il coraggio di parlare con loro. Non lo riuscii a fare neanche con la moglie, almeno fino a oggi.

    Il parroco, dopo la denuncia della Rete L’ABUSO è sparito, aiutateci a ritrovarlo.

    TUTTA LA STORIA;

    Malgrado le denunce da parte della vittima al Vescovo di Nola e al Card. Crescienzio Sepe, alle autorità civili, ai mezzi di informazione, don Silverio Mura non solo resta in servizio, ma cosa più grave continua tranquillamente ad insegnare nelle scuole, a contatto con minori.
    Un’altra storia di “ordinaria pedofilia” Che giunge a Rete L’ABUSO dalla provincia di Napoli, scegliamo di raccontarla perché particolarmente documentata (con tanto di video tra vittima e abusatore) e in grado di far comprendere quale è il dramma delle vittime di preti pedofili. E’ in grado anche, di lanciare un messaggio chiaro di civiltà e sensibilizzazione per chi lo vuole cogliere, a contrasto di questa inciviltà.
    Tutto comincia nel 1987 in una scuola del napoletano, la vittima un bambino di 11 anni che viene adescato a scuola da don S. M. il quale lo invita a casa, fuori dall’orario scolastico. Preso il ragazzino si rende conto di non essere il solo al quale don S. M. dedica le sue morbose attenzioni, sono almeno in 7.

    Passano anni prima che l’incubo finisca, finalmente il ragazzino riesce a tagliare il cordone ombelicale creatosi col carnefice, come da cliché passano ancora anni prima che maturi il dramma e comprenda che le sue crisi per le quali è in cura derivano da quello che ha subito da bambino. Quando realizza è già sposato e padre di famiglia. Ha tre figli e inorridisce all’idea che quel prete pedocriminale, amico di famiglia che non solo lo ha sposato, ma che ha anche battezzato i suoi tre figli, sia ancora in circolazione e a contatto con minori. L’uomo è credente, di istinto si rivolge alle autorità ecclesiastiche scrive al Cardinale Crescenzio Sepe, riceve la notifica di lettura della mail, ma nessuna risposta. Un altro dramma dell’uomo è che non ha mai trovato la forza di raccontare alla moglie quello che aveva subito da quel prete, non può nemmeno spiegare a cosa sono dovute le sue frequenti crisi. Matura la situazione e sotto il consiglio dello psicologo racconta tutto alla moglie e ai genitori, i quali trovano fortunatamente la forza e l’amore per aiutarlo. Scrive nuovamente alla Diocesi, lo fa anche la moglie, ma nessuna risposta. Di sua iniziativa lo psicologo dell’uomo, comprendendo che buona parte del dramma è dovuta anche al fatto che il sacerdote sia un pericolo per i bambini, scrive al Vescovo Lucio Lemmo, in un passaggio della sua lettera scrive ” Non mi pongo come il perito legale di XXXXX, ma il suo curante. Ho segnalato questo drammatico caso alla Chiesa perché ho ritenuto soprattutto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo di cittadino morale e cattolico”. La Diocesi non risponde direttamente ma invia a casa dell’uomo due giovani che si presentano con una busta contenente 300€, a nome della Caritas, sottolineando, che non vi saranno altri aiuti.

    L’uomo non ha mai chiesto soldi, la sua unica preoccupazione sono i minori a rischio. Deluso dalla chiesa e impotente si reca alla Stazione dei Carabinieri di Napoli Ponticelli il 22/06/2010 e sporge regolare denuncia, ma i fatti sono prescritti, non ci sarà un’indagine nulla, quella denuncia finirà su uno scaffale.

    Il presunto pedofilo, malgrado le denunce e le segnalazioni è tutt’ora a piede libero, ex parroco della parrocchia Santissima Annunziata di Pollena Trocchia (diocesi di Napoli), insegnante di religione nell’istituto alberghiero “C. Russo” di Cicciano (diocesi di Nola) nell’anno scolastico 2012 – 2013 http://www.ipsar.net/orario_provvisorio_2013/Docenti/Docente47.html

    Non si chiede di riparare un danno irreparabile, si chiede solo che questo non continui, che venga fermato, che il prete non stia più a contatto con minori, perché “non impedire un fatto che si ha il dovere di impedire,equivale a cagionarlo” . (Sentenza del Giudice del Tribunale di Savona Fiorenza Giorgi maggio 2012 contro Mons. Dante Lafranconi) .
    Per questo ci appelliamo al dovere civico di chi fa informazione e successivamente a quello dei genitori perche si chieda conto alla Diocesi, alla Chiesa e al Cardinale Sepe, della sicurezza dei propri figli.

     

     

  • Pedofilia, gli occhi del Papa sulla Diocesi di Savona

    Pedofilia, gli occhi del Papa sulla Diocesi di Savona

    Savona – Il “dossier pedofilia” della diocesi di Savona arriva nelle mani di Papa Francesco. A consegnarlo direttamente al pontefice, un medico della cittadina ligure, Luisa Bonello, ex ministro dell’Eucarestia e catechista, strettamente legata agli ambienti cattolici, che di recente ha assunto una posizione critica verso la chiesa, delusa dalla mancata assunzione di responsabilità e di concreti provvedimenti da parte della Curia savonese nei confronti dei preti pedofili. La Bonello ha portato i casi savonesi a Roma, sulla scrivania di Papa Francesco. Che, sul tema, è stato molto chiaro invitando alla massima trasparenzatutti i vescovi italiani. Quella trasparenza che è mancata a Savona, come emerso dagli stessi documenti che la magistratura savonese fece acquisire, perquisendo la cassaforte della diocesi, e sequestrando i carteggi dei vescovi con Joseph Ratzinger, contenenti precise indicazioni che invitavano a occultare le responsabilità dei sacerdoti che avevano compiuto abusi sui minori nel savonese.

    Vicende gravi, oggi a disposizione nei dettagli del Vaticano. «Di recente sono stata tre giorni a Roma, in Vaticano, nella residenza di Santa Marta, dove risiede il Papa – racconta la dottoressa savonese. – Stufa di vedere la mia diocesi tradita dai suoi stessi ministri, ho chiesto un incontro per riferire e testimoniare sulla delicata vicenda». Tre giornate intense nel corso delle quali la Bonello ha incontrato un alto prelato e ha avuto occasione di parlare con il Pontefice diverse volte. «Durante il viaggio – dice – ho consegnato il dossier che ho messo insieme in questi anni relativo alla vicenda savonese. Sentenze della magistratura, lettere, testimonianze scritte da cui si evince con chiarezza l’omertà dei vari vescovi che si sono succeduti nella diocesi».

    Le accuse della Bonello sono estremamente gravi nei confronti di tutta la curia ma, soprattutto, nei confronti dell’attuale vescovo Vittorio Lupi. «Tutto è cominciato per caso, quando due miei pazienti si sono aperti con me e mi hanno rivelato di essere stati abusati da sacerdoti della nostra diocesi – racconta. – Ho cercato di approfondire le vicende e, purtroppo, si è aperta anche per me una pagina estremamente dolorosa della storia della nostra chiesa. Ingenuamente, ho riferito a monsignor Lupi tutto quello che sapevo, certa che sarebbe intervenuto immediatamente. Nulla. Lui si informava, mi interrogava ripetutamente e insistentemente cercando di capire che cosa sapevo e che cosa riferivano le vittime. Alla lunga sono giunta a una conclusione dolorosa: il mio vescovo sapeva tutto e mi stava usando. Voleva sapere sino a che punto io e i laici potevamo conoscere le vicende che, peraltro, lui stesso conosceva già benissimo». Secondo la Bonello l’atteggiamento del vescovo nei suoi confronti cambia proprio quando, da fedelissima della curia savonese, si trasforma in una “pentita” affamata di verità. «Ero Ministro dell’Eucarestia e somministravo la Comunione ai malati – dice la Bonello – e mi è stato revocato il mandato. Mi è stato anche impedito di frequentare il mio padre spirituale, Don Nino Majo, che è venuto involontariamente a contatto con le vicende della pedofilia essendo figura guida di don Nello Giraudo, condannato per pedofilia nel 2012, e di don Pietro Pinetto, i cui casi sono risultati reali ma prescritti. Che non sia questo il motivo per cui sono stata allontanata dal sacerdote: per il rischio, cioè, che venissi a conoscenza di altre, gravi, realtà che si sono verificate nella nostra diocesi?». Durissima la reazione di monsignor Lupi. «Non intendo commentare le falsità riferite da una donna che agisce per vendetta – le parole del vescovo. – Una persona vendicativa che, per via della revoca del Ministero eucaristico, ha tirato fuori delle menzogne contro la nostra Chiesa».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/02/08/AQ5oIijB-pedofilia_diocesi_savona.shtml

  • Cà degli Oppi: prete condannato per pedofilia ora dice Messa nella Bassa Veronese

    Cà degli Oppi: prete condannato per pedofilia ora dice Messa nella Bassa Veronese

    CA’ DEGLI OPPI (VERONA), 9 FEBBRAIO 2014- I fatti per i quali don Paolo Biasi è stato condannato risalgono al 2005. Quattro ragazze di 14 anni avevano sporto denuncia contro il prete per averle “palpeggiate in diverse occasioni al seno”. Oggi è parroco a Cà degli Oppi, nel veronese.

    Il processo inizia nel 2008. Nel 2010 il prete viene condannato ad un anno e mezzo in primo grado con la condizionale e al risarcimento di 20mila euro a due delle vittime. Il suo avvocato gli consiglia di ricorrere in appello, ma don Paolo rinuncia, pur dichiarandosi innocente. Già all’apertura del processo, il prete era stato rimosso dalla parrocchia di Castel Ritaldi e spedito a Verona, sua città natale. Il vescovo Zenti l’ha prima mandato a fare il cappellano a Castelletto di Brenzone per tre anni e poi l’ha messo alla guida della parrocchia di Cà degli Oppi. L’altra sera va in onda un servizio del programma “Le Iene”, dove il giornalista Pablo Trincia ha posto alcune domande direttamente a don Paolo e anche al vescovo . “È opportuno che un sacerdote condannato per molestie sessuali sia messo a insegnare catechismo a bambini e ragazzini?” ha chiesto Trincia. “Non poteva la diocesi trovargli un’altra collocazione a servizio di malati, anziani, carcerati o dietro ad una scrivania? Non è pericoloso lasciarlo ancora a contatto di minori dopo quello che ha fatto? Oppure il Vaticano non riconosce la giustizia italiana che ha emesso una condanna diventata definitiva con la rinuncia al ricorso?”. Di tutta risposta il prete recita diverse “Ave Maria”. A spiegare la posizione della Chiesa è invece il direttore dell’ufficio stampa della diocesi di Verona, don Bruno Fasani. “Innanzitutto va premesso che don Paolo ha un’indole particolarmente aperta, è un prete “amicone”, abbraccia i suoi parrocchiani e cerca una vicinanza fisica oltre che spirituale con loro: non lo dico io, ma fior fiore di esperti del comportamento che hanno avuto modo di studiare don Paolo arrivando a definire il suo modo di rapportarsi alle persone tipico di un adolescente, con grandi manifestazioni di cordialità. Ora, relativamente ai fatti incresciosi, sarebbe accaduto tutto una notte di Natale: dopo la messa, la sacrestia s’è riempita di gente per lo scambio di auguri e c’erano anche le due ragazzine che proprio in quella situazione sarebbero state molestate. Sono tornate a casa e hanno raccontato tutto ai genitori. Da lì, è partita la denuncia. Il fatto che don Paolo abbia potuto in mezzo a tanti parrocchiani” continua don Bruno Fasani “in sacrestia, toccare le ragazzine, è sembrato inverosimile a tutti e il processo è stato affrontato con la certezza che sarebbe finito in una bolla di sapone. Invece, arriva la condanna. Il vescovo di Spoleto d’accordo con il nostro monsignor Zenti decide allora di far tornare don Paolo a Verona. Viene mandato per tre anni a Castelletto di Brenzone, nel convento delle suore, a fare il cappellano. Il vescovo Zenti», prosegue don Fasani, seguendo le indicazioni di Roma sottopone don Paolo ad alcuni test medici eseguiti da professori del comportamento che confermano che, al di là di atteggiamenti adolescenziali privi però di ogni valenza libidica, è persona che non ha alcun tipo di problema dal punto di vista della pedofilia”. La Santa Sede dichiara: “Può tornare a fare il prete”. “Forte del giudizio di esperti e del nulla osta del Vaticano” conclude don Fasani, “il vescovo Zenti lo trasferisce da Castelletto a dirigere la parrocchia di Ca’ degli Oppi. E a prova che non ha nulla da tenere nascosto a nessuno, scrive ai parrocchiani una lettera che è stata letta in chiesa per annunciare il suo arrivo e spiegare l’intera vicenda”.

    Il vescovo Zenti assicura: “Sono state svolte approfondite indagini compiute in sede diocesana e presso la Santa Sede in seguito alle quali don Paolo è risultato del tutto innocente. Se si fosse rivelato che era realmente colpevole di molestie sessuali non ve lo avrei certo mandato come parroco. “Come vescovo me ne assumo la responsabilità”. Conclude don Fasani: “La faccenda è delicata ma dobbiamo stare attenti che la foga di vedere preti pedofili dappertutto porti a criminalizzare anche chi è innocente”, dicendo inoltre che questi sono “anni nei quali, soprattutto per tramite dei media, con disinvoltura si mescolavano accuse vere con accuse montate o inconsistenti” e dicendo che Don Paolo “ha vissuto la vicenda con angoscia e ha chiesto di non procedere all’appello perché non se la sentiva di sottoporsi ancora per lungo tempo a quel calvario mediatico che era stato usato contro di lui”.

    Federica Sterza

    Foto www.media.larena.it

    http://www.infooggi.it/articolo/ca-degli-oppi-prete-condannato-per-pedofilia-ora-dice-messa-nella-bassa-veronese/60113/

  • Il Vaticano strigliato dall’Onu per aver violato la convenzione sui diritti dei minori

    Il Vaticano strigliato dall’Onu per aver violato la convenzione sui diritti dei minori

    La scorsa estate la commissione per i diritti del fanciullo dell’Onu aveva chiesto alla Santa Sededi presentare un dettagliato rapporto sugli abusi sessuali commessi da religiosi in tutto il mondo. Il Vaticano, invece di fornirlo, ha glissato, mentre papa Francesco annunciava l’istituzione di una commissione interna per contrastare l’endemico scandalo della pedofilia ecclesiastica. Ora è arrivata la relazione Onu. E contesta al Vaticano punto per punto una serie di violazioni della convenzione.

    La relazione della commissione

    La commissione riconosce la volontà della Santa Sede di prendere misure per contrastare il fenomeno della pedofilia e tutelare meglio i diritti dei bambini, citando le iniziative degli ultimi anni di Benedetto XVI e Francesco. Si è consapevoli che i vescovi e religiosi di spicco “non agiscano come rappresentanti o delegati del pontefice romano”, ma si ricorda che nonostante ciò questi sono “legati a vincolo di obbedienza al papa”. E che la Santa Sede, nel ratificare la convenzione, si è impegnata a implementarla non solo nel territorio di Città del Vaticano, ma anche “in qualità di potere supremo della Chiesa cattolica attraverso gli individui e le istituzioni poste sotto la sua autorità”.

    Ci si rammarica che le raccomandazioni già fatte nel report del 1995 non sono state pienamente attuate. Manca un adeguamento del diritto canonico, che funge da legge interna, alla convenzione Onu soprattutto per la tutela dei diritti dei minori contro discriminazione, violenza e abusi sessuali. Si riconoscono le tante iniziative umanitarie a favore dei bambini nel mondo da parte di organizzazioni cattoliche, ma si aggiunge che manca un “approccio comprensibile centrato sui diritti dei bambini” e un meccanismo indipendente per la tutela dei loro diritti.

    La commissione vede positivamente la possibilità di modificare l’espressione discriminatoria “figli illegittimi” usata nel canone 1139 e le dichiarazioni di Bergoglio, ma è preoccupata dalle passate affermazioni sull’omosessualità, “che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro gay, lesbiche, bisessuali, transgender e bambini cresciuti in coppie dello stesso sesso”. Invita il Vaticano a usare la propria “autorità morale” per combattere stereotipi e discriminazioni, anche modificando espressioni usate nei testi di scuola cattolici.

    Serve attenzione anche per i figli nati da sacerdoti, che non vengono in molti casi riconosciuti, e per le madri, verso cui è prassi strappare accordi che impongono riservatezza in cambio di denaro. Preoccupazione è espressa anche per la pratica, promossa da organizzazioni cattoliche, delle cosiddette “ruote degli esposti” in cui si possono abbandonare bambini: si invita a trovare alternative come le nascite “riservate” negli ospedali, a permettere ai bambini di scoprire la famiglia di provenienza e soprattutto ad arginare il fenomeno fornendo adeguato family planning e impedire gravidanze indesiderate.

    Violenza, tortura, pedofilia

    Sul fronte della violenza e la tortura, il commitee lamenta la mancanza di misure necessarie per la difesa dei diritti delle ragazze rinchiuse in strutture come le lavanderie Magdalene in Irlanda, gestite da quattro congregazioni di suore fino al 1996. Luoghi dove le giovani erano “obbligate a forme di lavoro in condizioni simili alla schiavitù”, subivano “trattamento inumano, crudele e degradante” e anche abusi sessuali, erano private della propria identità e segregate, eventuali figli venivano allontanati. Nonostante ciò la Chiesa non ha preso iniziative per investigare e rintracciare le responsabilità (come tristemente raccontato anche nel toccante film Philomenadi Stephen Frears, la cui protagonista è stata ricevuta proprio ieri dal papa), cosa ora auspicata sulla base delle raccomandazioni rivolte nel 2011 dal Committee against Torture all’Irlanda. Analogamente si chiede che venga esplicitamente bandita la punizione corporale su bambini, in modo che le linee guida di scuole e istituzioni cattoliche siano chiare e in linea con la convenzione. Viene contestata anche la posizione secondo cui le autorità civili debbano intervenire solo in caso di “abusi provati”, per non interferire nelle famiglie: ciò “mina seriamente gli sforzi e le misure per prevenire gli abusi e l’abbandono di bambini”

    Lo scandalo pedofilia clericale ha colpito “decine di migliaia di bambini in tutto il mondo” e il comitato è “seriamente preoccupato” per il lassismo della Santa Sede. Non solo, ma anche per aver coperto preti noti per gli abusi, trasferendoli di parrocchia in parrocchia o in altri paesi, una “pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta” che ha consentito loro di rimanere a contatto con bambini, permettendo così ulteriori violenze. Fenomeno tutt’altro che archiviato, se si considera che qualche giorno fa Le Iene hanno portato alla ribalta l’ennesimo caso di prete condannato per abuso su minori, ma che è tuttora catechista, nonostante la presunta rivoluzione di papa Bergoglio. Perché il vescovo di Verona don Giuseppe Zenti e il Vaticano — “dopo approfondite indagini compiute in sede diocesana e presso la Santa Sede”, come si perita di chiarire lo stesso vescovo in una lettera affissa nelle parrocchie — hanno giudicato che potesse ancora stare a contatto con bambini e ragazzi, limitandosi a spostarlo in un’altra parrocchia. Un modo tutt’altro che trasparente e rispettoso delle leggi e della dignità delle vittime di gestire questi casi, che conferma come il Vaticano sia portato a conoscenza di questi episodi e abbia potere decisionale in merito, ma tenda tuttavia a insabbiare, arrivando a rispondere alle recenti richieste dell’Onu che la Chiesa è entità “distinta e separata” e la responsabilità è dei singoli ordinamenti degli stati dove avvengono gli abusi.

    Anche se il Vaticano ha la piena giurisdizione sugli abusi sessuali almeno dal 1962 e questi casi siano gestiti dalla Congregazione per la dottrina della fede dal 2001, non sono stati forniti alla commissione i dati richiesti. Le misure disciplinarie interne hanno permesso alla “maggior parte” dei preti coinvolti di sfuggire ai tribunali. Il “codice del silenzio” imposto a tutto il clero “sotto pena di scomunica” ha permesso di insabbiare i casi, con suore e preti scomunicati per aver violato il segreto, cui faceva da contraltare l’incoraggiamento a mantenere il silenzio (come la lettera del 2001, resa pubblica solo nel 2010, del cardinale Castrillon Hoyos che si congratulava con il vescovo Pierre Pican, rifiutatosi di denunciare un prete poi condannato a 18 anni di carcere per stupri vari). Per lungo tempo la Chiesa ha negato collaborazione o ha posto ostacoli alle autorità civili e alle commissioni istituite per scoprire gli abusi.

    Si chiede quindi che la commissione istituita nel dicembre del 2013 da Francesco investighi e che vengano rimossi tutti i religiosi coinvolti, nonché trasparenza nella condivisione degli archivi. Si propone che il Codice canonico consideri gli abusi sessuali su minori non semplici “delitti contro la morale”, ma crimini. Durante la discussione della bozza finale della Commission on the Status of Women del 2013 la Santa Sede, di concerto con la Conferenza delle organizzazioni islamiche, caldeggiava che religione, costumi e tradizioni fornissero agli stati la base per aggirare i propri obblighi nella difesa della dignità femminile e contro la violenza.

    Discriminazione delle famiglie

    Preoccupazione viene espressa anche per le disposizioni canoniche che non riconoscono le “diverse forme di famiglia” e “spesso discriminano i bambini sulla base della loro situazione familiare”. Anche se il Vaticano con enfasi promuove l’importanza di uno sviluppo armonioso della personalità del bambino, come riconosciuto positivamente dalla commissione, suscitano dubbi situazioni come quelle dei Legionari di Cristo, in cui ragazzi vengono “progressivamente separati dalle loro famiglie e isolati dal mondo esterno”. Si ricorda che persino il presidente della conferenza episcopale francese, monsignor George Pontier, ha ammesso lo scorso novembre la manipolazione delle coscienze individuali in alcune congregazioni e istituzioni cattoliche.

    L’accesso all’aborto in caso di pericolo di vita è un tema caldo evidenziato in sede Onu. Si cita il caso avvenuto nel 2009 in Brasile di una bambina di nove anni stuprata e messa incinta dal patrigno, in cui l’arcivescovo di Pernambuco e la conferenza episcopale hanno condannato la madre e il dottore che aveva effettuato l’interruzione di gravidanza. Per questo l’ente Onu chiede al Vaticano di “rivedere la sua posizione sull’aborto che pone rischi evidenti per la vita e la salute delle ragazze incinte”, nonché di emendare il canone 1398 in modo da “identificare circostanze in base alle quali possa essere consentito l’accesso ai servizi di aborto”. La posizione chiusa della Chiesa sulla contraccezione ha “conseguenze negative” per la diffusione di malattie e la mancanza di adeguata informazione sessuale: per questo si ricordano i pericoli delle gravidanze “precoci e indesiderate” e dell’aborto clandestino, con picchi di malattie e mortalità tra le adolescenti incinte e ragazzi. Anche le scuole cattoliche dovrebbero assicurare una educazione sessuale e riproduttiva adeguata per prevenire la diffusione dell’AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze indesiderate, viene suggerito.

    Altra questione è la separazione di migliaia di bambini dalle madri, specialmente in strutture gestite da congregazioni cattoliche di Spagna e Irlanda. Questi bambini furono mandati in orfanotrofi o assegnati a famiglie adottive all’estero e il Vaticano non ha agito. In generale, di fronte ad abusi su bambini, la Santa Sede “ha sistematicamente messo al primo posto la reputazione della Chiesa e del presunto reo rispetto alla protezione delle piccole vittime”, nonché osteggiato le famiglie e “imposto la riservatezza” come “precondizione per una compensazione finanziaria”. Dopo aver snocciolato i punti critici e le violazioni vaticane, riconoscendo quanto intanto fatto e incoraggiandone sforzi ulteriori, la commissione raccomanda alla Santa Sede di ratificare altri documenti che ancora non ha sottoscritto, sempre sul tema della tutela dei bambini. Quindi si annuncia il prossimo appuntamento al primo settembre 2017, per il prossimo report.

    Confessione religiosa o stato sovrano?

    Il Vaticano si è detto sorpreso dalle osservazioni della commissione. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa, in una nota ha contraccato parlando di attentato alla libertà religiosa, di “intrusione” in “posizioni dottrinali e morali”, nonché influenza di lobby gay e laiche “pregiudizialmente contrarie alla Chiesa cattolica e alla Santa Sede” e mancanza di attenzione “alle posizioni della Santa Sede stessa”.

    Ma è difficile sostenere che quella dell’Onu sia un’ingerenza arbitraria su affari unicamente spirituali. Il Vaticano infatti è prima di tutto uno stato (e a tutti gli effetti: grazie, vale la pena di ricordarlo, al concordato con il regime fascista nel 1929), la Santa Sede fa parte delle Nazioni Unite in qualità di osservatore e ha voluto di propria iniziativa sottoscrivere, seppure con vistose riserve motivate dalla dottrina, la convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

    Invitato il Vaticano a modificare specifici canoni del suo codice

    La Commissione per i diritti dell’infanzia non fa altro che monitorare periodicamente i sottoscrittori di questa convenzione affinché la applichino in concreto, li avverte se vi sono violazioni, li invita a sanarle. Quindi, visto che il Vaticano è uno stato sovrano e si è dotato di un corpus di leggi (il codice di diritto canonico), la commissione è legittimata e ha anzi il dovere (come tutte le altre commissioni Onu incaricate di far applicare le convenzioni internazionali) di evidenziare, come fa anche con altri stati, i punti della legislazione che cozzano con la convenzione. Ed è proprio ciò che ha fatto la commissione nelle considerazioni finali al suo secondo rapporto sulla Santa Sede: ha elencato le varie violazioni della convenzione e invitato il Vaticano a modificare specifici canoni del suo codice. Questa è una prassi normale se si pretende di far parte dell’Onu e di sottoscriverne le convenzioni.

    Durante la 65esima sessione della commissione a Ginevra, conclusasi il 31 gennaio, anche altri paesi sono stati oggetto di monitoraggio. Ma il Vaticano chiede un trattamento speciale, contando sul fatto di poter mettere il piede in due staffe: considerandosi un ente spirituale per rivendicare la propria libertà religiosa e non essere toccato dalle contestazioni di natura legale, ma tornando ad essere stato sovrano e istituzione quando si tratta di rivendicare una posizione nel consesso internazionale ed esercitare la sua ingerenza a livello politico. Se vuole evitare di essere messo sotto osservazione, non ha che una strada: rinunciare a ogni pretesa temporale, quantomeno in sede Onu. Nessuno lo obbliga a farne parte.

    La redazione

    Il Vaticano strigliato dall’Onu per aver violato la convenzione sui diritti dei minori

  • Pedofilia, il Vaticano replica all’Onu: “Accuse ideologiche, siamo sorpresi”

    Pedofilia, il Vaticano replica all’Onu: “Accuse ideologiche, siamo sorpresi”

    Pubblichiamo questo articolo perche è corretto dare voce anche al Vaticano. Sottolineiamo questo in quanto le dichiarazioni della Santa Sede a nostro avviso sono ipocrite.

    La commissione ONU ha posto una serie di domande al Vaticano e ha chiesto una serie di documenti, che però non sono stati forniti. Al tempo stesso, fino ad oggi la Santa Sede ha sempre rifiutato il dialogo con vittime ed associazioni omettendo anche qualunque tipo di supporto alle vittime, ha anzi continuato a demonizzarle e screditarle, aumentando così la loro agonia.

    Al momento il Vaticano non è ne affidabile, ne credibile cioè non è in grado di fornire nessuna procedura che garantisca la tutela dei minori affidati al clero. La documentazione che emerge fino ad oggi prova che il Vaticano, al di la delle dichiarazioni ha continuato sistematicamente a insabbiare crimini, proteggere i criminali pedofili e tutelare l’immagine della chiesa. Per questo motivo, più che legittimo l’ONU è arrivato a ragionevoli conclusioni.

    La risposta di monsignor Silvano Tomasi, ambasciatore vaticano, al rapporto delle Nazioni Unite sulle presunte coperture dei preti pedofili da parte della Santa Sede.

    A proposito delle dure accuse al Vaticano sulla questione degli abusi su minori commessi da esponenti del clero, lanciate nelle osservazioni conclusive del Comitato Onu per i diritti del fanciullo, mons. Silvano Tomasi dice alla Radio Vaticana che “bisognerà aspettare, leggere attentamente e analizzare in dettaglio quanto scrivono i membri di questa Commissione”, ma “la prima reazione è di sorpresa, perché l’aspetto negativo del documento che hanno prodotto è che sembra quasi che fosse già stato preparato prima dell’incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede, che ha dato in dettaglio risposte precise su vari punti, che non sono state poi riportate in questo documento conclusivo o almeno non sembrano essere state prese in seria considerazione”. Di fatto, secondo l’osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra, “il documento sembra quasi non essere aggiornato, tenendo conto di quello che in questi ultimi anni è stato fatto a livello di Santa Sede, con le misure prese direttamente dall’autorità dello Stato della Città del Vaticano e poi nei vari Paesi dalle singole Conferenze episcopali”. Quindi, “manca la prospettiva corretta e aggiornata che ha visto in realtà una serie di cambiamenti per la protezione dei bambini che mi pare difficile di trovare, allo stesso livello di impegno, in altre istituzioni o addirittura in altri Stati”. Per quanto riguarda poi la raccomandazione fatta alla Santa Sede di cambiare la sua posizione sulla questione dell’aborto, mons. Tomasi sottolinea che “questo Comitato non ha fatto un buon servizio alle Nazioni Unite, cercando di introdurre e richiedere alla Santa Sede di cambiare il suo insegnamento non negoziabile!”. “Probabilmente delle Organizzazioni non governative – che hanno interessi sull’omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni – hanno certamente avuto le loro osservazioni da presentare e in qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica”, conclude l’osservatore permanente della Santa Sede.

    http://www.unionesarda.it/articolo/notizie_mondo/2014/02/05/pedofilia_il_vaticano_replica_all_onu_accuse_ideologiche_siamo_sorpresi-3-353050.html

  • Una catena di comando ha occultato tutto. Di Marco Politi

    Una catena di comando ha occultato tutto. Di Marco Politi

    di Marco Politi in “il Fatto Quotidiano” del 6 febbraio 2014 –

    La folgore dell’Onu cade sul Vaticano e illumina violentemente colpe, omissioni, ritardi nel contrastare gli abusi sessuali del clero. Al tempo stesso costringe la Santa Sede a rendere conto di quanto ancora non sta facendo per portare alla luce i crimini commessi e assicurare alla giustizia i preti delinquenti.

    Ci sono passaggi nel rapporto del Comitato per i diritti dell’infanzia, che sembrano scritti prima del 2010 quando Benedetto XVI fece pubblicamente mea culpa (nella sua lettera ai cattolici d’Irlanda) per i silenzi della Chiesa, il mancato ascolto delle vittime, la disapplicazione delle norme canoniche che punivano il crimine, l’assenza di intervento dei vescovi e – testualmente – la “preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali”. Allora e in seguito Benedetto XVI ribadì più volte che i preti colpevoli dovevano sottoporsi alla giustizia civile.

    Sia Ratzinger che Bergoglio hanno inasprito la normativa del codice canonico e – a differenza della giustizia civile – i delitti cadono ora in prescrizione solo vent’anni Della stagione precedente fa parte una catena di comando che non ha funzionato. La gran massa dei vescovi ha trattato il problema proteggendo generalmente i colpevoli. Esemplare il caso del cardinale Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston, trasferito a Roma alla basilica di Santa Maria Maggiore da Giovanni Paolo II per evitargli disavventure con la giustizia americana.

    Non ha funzionato il controllo della Congregazione del Clero. Vergognosa la lettera che il prefetto della congregazione, cardinale Castrillon Hoyos, scrive nel 2001 al vescovo francese Pican per complimentarsi di non aver denunciato alla magistratura un prete, poi condannato per abuso di undici minori. Non ha funzionato, negli anni del pontificato di Giovanni Paolo II, la Congregazione per la dottrina della fede guidata dall’allora cardinale Ratzinger: congregazione troppo lenta, troppo legalistica nel reagire ad una serie di casi gravissimi venuti poi alla luce sulla stampa internazionale, troppo silenziosa sui crimini del fondatore dei Legionari di Cristo.

    Non ha funzionato la segreteria di Stato, retta dal cardinale Sodano, proprio nel caso eclatante di Marcial Maciel Degollado: il governo centrale della Chiesa non ha dato nessun seguito a lettere ufficiali pervenute tramite i nunzi e a denunce pubbliche sulla stampa. Papa Francesco nel suo primo incontro con l’attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha ribadito l’impegno della Chiesa a combattere la pedofilia nelle proprie file. Il rapporto Onu, rifacendo tutta la storia, mette però in luce tutto ciò che oggi ancora non funziona.

    Vale poco l’obiezione di parte ecclesiastica che la Chiesa non è una multinazionale e il Vaticano non ne sarebbe il quartiere generale. Perchè certo il pontefice non può sapere cosa fa un prete in Amazzonia, tocca al vescovo vigilare. Ma spetta ai papi e al loro governo vigilare che tutto l’organismo rispetti e applichi le leggi, che la Chiesa stessa si è data. Tanto più che il cattolicesimo gode – unico fra le religioni – di una fisionomia statuale. E allora il centro deve rendere conto del funzionamento delle sue norme in periferia.

    C’è da fare moltissimo.
    Benedetto XVI incaricò le conferenze episcopali di dotarsi di Linee-guida per contrastare il fenomeno. Ci sono conferenze episcopali, che si sono dotate di strutture nazionali e diocesane serie, e ci sono conferenze episcopali – fra cui brilla la Cei – che finora si sono rifiutate in tutti i modi di assumersi responsabilità nel fare applicare le norme ecclesiastiche. È un atteggiamento di fuga, che non può continuare. Dopo il rapporto del comitato Onu per i diritti dell’infanzia è evidente che dal Vaticano devono arrivare indicazioni cogenti per tutti – con la creazione di strutture ecclesiali locali e nazionali per scoprire i crimini – se la Santa Sede non vorrà trovarsi di nuovo fra tre anni sul banco, inoltre non è tollerabile restare a metà del guado rispetto al dovere di denuncia alla magistratura.

    In coerenza con gli auspici di Benedetto XVI, il Vaticano la deve dichiarare obbligatoria. Se la pedofilia è un crimine, come ha ricordato papa Francesco ai giornalisti tornando dal Brasile, l’omertà di un vescovo non è sostenibile. Dire ad esempio, come fa la Cei, che in Italia il vescovo non è un pubblico ufficiale, è ridicolo. Perché? Se io privato cittadino vedo che per strada massacrano una vecchietta, che faccio? Tiro avanti zitto perché non sono un pubblico ufficiale?

    Il lavoro del comitato di Ginevra si sta rivelando prezioso. Grazie alle audizioni, cui sono stati chiamati i rappresentanti vaticani, è emerso che Benedetto XVI in due anni ha espulso 384 preti indegni. Bene. Il rispetto delle vittime esige che siano aperte inchieste in tutti i Paesi perché vengano alla luce i crimini nascosti e avvolti nel silenzio. Papa Francesco lo sa dall’esperienza che hanno fatto i suoi connazionali in Argentina. Quando è in gioco la violazione dei diritti umani non esiste una trasparenza a metà. Non si fa pace con il passato, se prima non si porta alla luce tutta la verità. Chiarendo chi è stato colpevole e chi complice. Il comitato ha toccato anche un punto delicato, che finora era stato sempre rimosso: il destino dei figli dei preti. Non c’è dubbio che tutto ciò rappresenti una sfida per il pontificato di Francesco. Ma la Chiesa non può eluderla.

    http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201402/140206politi.pdf

  • Scoppia il caso del prete condannato

    Scoppia il caso del prete condannato

    Quando si dice le coincidenze. Nello stesso giorno in cui l’Onu ha accusato il Vaticano di «aver sistematicamente adottato politiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi su minori e all’impunità dei sacerdoti colpevoli», la chiesa veronese è finita al centro delle polemiche dopo il servizio delle «Iene» sul prete condannato per molestie sessuali dal tribunale di Spoleto e trasferito a fare il parroco nella Bassa.
    I fatti risalgono al 2005. Quattro ragazze di 14 anni denunciano don Paolo Biasi per averle «palpeggiate in diverse occasioni al seno». Nel 2008 parte il processo. Nel 2010 il religioso viene condannato a un anno e mezzo con la condizionale e al risarcimento di 20mila euro a due delle vittime costituitesi parte civile.
    Per l’avvocato Laura Modena si tratta di una «sentenza che grida vendetta» e consiglia il ricorso in appello. Don Paolo non vuole andare avanti, rinuncia al secondo grado di giudizio pur dichiarandosi innocente.
    Rimosso già all’apertura delle indagini dalla parrocchia umbra di Castel Ritaldi, viene spedito a Verona, sua città natale. Qui, dopo essere stato mandato dal vescovo Zenti a fare il cappellano a Castelletto di Brenzone per tre anni, quattro mesi fa è stato «reintegrato» e messo alla guida della parrocchia di Ca’ degli Oppi. Si arriva così all’altra sera al servizio della «iena» Pablo Trincia che ha reso pubblico il passato di don Paolo intervistando due delle quattro ragazze molestate e venendo direttamente nel paese della Bassa a parlare con lui e con monsignor Zenti. Il servizio del giornalista gira attorno ad una semplice domanda, ripetutamente rivolta a don Paolo e al vescovo: «È opportuno che un sacerdote condannato per molestie sessuali sia messo a insegnare catechismo a bambini e ragazzini? Non poteva la diocesi trovargli un’altra collocazione a servizio di malati, anziani, carcerati o dietro ad una scrivania? Non è pericoloso lasciarlo ancora a contatto di minori dopo quello che ha fatto? Oppure il Vaticano non riconosce la giustizia italiana che ha emesso una condanna diventanta definitiva con la rinuncia al ricorso?».
    La recita di continue «Ave Maria» è stata la risposta alle domande da parte dello stesso don Paolo mentre il vescovo Zenti ha cercato di spiegare che «bisogna conoscere e dire la verità», che don Paolo «va bene lì dov’è adesso», che «non si può trattare la gente in questo modo, è una violenza, un’aggressione che non accetto».
    A spiegare con calma la posizione della Chiesa è don Bruno Fasani, direttore dell’ufficio stampa della diocesi di Verona. «Innanzittutto va premesso che don Paolo ha un’indole particolarmente aperta, è un prete “amicone”, abbraccia i suoi parrocchiani e cerca una vicinanza fisica oltre che spiriturale con loro: non lo dico io», precisa don Fasani, «ma fior fiore di esperti del comportamento che hanno avuto modo di studiare don Paolo arrivando a definire il suo modo di rapportarsi alle persone tipico di un adolescente, con grandi manifestazioni di cordialità. Ora, relativamente ai fatti incresciosi, sarebbe accaduto tutto una notte di Natale: dopo la messa, la sacrestia s’è riempita di gente per lo scambio di auguri e c’erano anche le due ragazzine che proprio in quella situazione sarebbero state molestate. Sono tornate a casa e hanno raccontato tutto ai genitori. Da lì, è partita la denuncia». Continua don Fasani: «Il fatto che don Paolo abbia potuto in mezzo a tanti parrocchiani, in sacrestia, toccare le ragazzine, è sembrato inverosimile a tutti e il processo è stato affrontato con la certezza che sarebbe finito in una bolla di sapone. Invece, arriva la condanna. Il vescovo di Spoleto d’accordo con il nostro monsignor Zenti decide allora di far tornare don Paolo a Verona. Viene mandato per tre anni a Castelletto di Brenzone, nel convento delle suore, a fare il cappellano». Una sorta di «punizione» in attesa di chiarire, fuori dalle aule di tribunale, la posizione del sacerdote che continua a proclamarsi innocente. «Il vescovo Zenti», prosegue don Fasani, «seguendo le indicazioni di Roma sottopone don Paolo ad alcuni test medici eseguiti da professori del comportamento che confermano che, al di là di atteggiamenti adolescenziali privi però di ogni valenza libidica, è persona che non ha alcun tipo di problema dal punto di vista della pedofilia». L’esito dell’esame viene mandato alla Santa Sede alla Congregazione della dottrina per la fede che conclude: «Può tornare a fare il prete».
    «Forte del giudizio di esperti e del nulla osta del Vaticano», conclude don Fasani, «il vescovo Zenti lo trasferisce da Castelletto a dirigere la parrocchia di Ca’ degli Oppi. E a prova che non ha nulla da tenere nascosto a nessuno, scrive ai parrocchiani una lettera che è stata letta in chiesa per annunciare il suo arrivo e spiegare l’intera vicenda». In alcuni passaggi in cui ricostruisce la vicenda parla di «affettuosità nello scambio degli auguri natalizi», di «anni nei quali, soprattutto per tramite dei media, con disinvoltura si mescolavano accuse vere con accuse montate o inconsistenti», di un don Paolo che «ha vissuto la vicenda con angoscia e ha chiesto di non procedere all’appello perchè non se la sentiva di sottoporsi ancora per lungo tempo a quel calvario mediatico che era stato usato contro di lui». Termina il vescovo: «Sono state svolte approfondite indagini compiute in sede diocesana e presso la Santa Sede in seguito alle quali don Paolo è risultato del tutto innocente… Se si fosse rivelato che era realmente colpevole di molestie sessuali non ve lo avrei certo mandato come parrocco. Come vescovo me ne assumo la responsabilità». L’invito per e-mail, poi, a una parrocchiana che chiedeva chiarimenti: «Accogliete don Paolo con amore e pregate per lui che ha già sofferto abbastanza».
    Conclude don Fasani: «La facenda è delicata ma dobbiamo stare attenti che la foga di vedere preti pedofili dapperttutto porti a criminalizzare anche chi è innocente».

    Camilla Ferro

    http://www.larena.it/stories/dalla_home/641536_una_folla_in_preghiera_per_il_parroco/

  • ANCHE L’ ONU HA APPURATO CHE IL VATICANO È UNO STATO DEDITO ALLA PEDOFILIA. COMUNICATO STAMPA DELLA RETE L’ ABUSO

    ANCHE L’ ONU HA APPURATO CHE IL VATICANO È UNO STATO DEDITO ALLA PEDOFILIA. COMUNICATO STAMPA DELLA RETE L’ ABUSO

    Preti pedofili. La Rete l’Abuso vuole verità e giustizia Apriamo gli archivi e denunciamo i preti criminali.
    L’ONU condanna il Vaticano con accuse che da anni rivolgiamo al Vaticano e al clero cattolico.

    Non è più tollerabile che preti pedofili e psicopatici vengano allevati nei seminari. Chiudiamo i seminari minori dove bambini e ragazzini vengono reclutati al sacerdozio senza alcuna consapevolezza della vita affettiva e sessuale.

    Vogliamo la denuncia automatica di ogni notizia di reato alla magistratura. E’ compito dei giudici valutare a loro fondatezza e non dei vescovi. Impedire la commissione di altri reati e assicurare i criminali alla giustizia è un dovere di ogni essere umano, anche se non c’è un dovere giuridico di denuncia.

    Vogliamo l’immediata rimozione dal clero dei soggetti verso cui vengono mosse accuse di qualche fondatezza, senza aspettare i tempi spesso lunghissimi dei processi. Anche perché spesso la prescrizione impedisce anche il celebrarsi dei processi.

    Vogliamo l’immediata consegna degli archivi diocesani e vaticani dei preti responsabili di abusi sessuali alla magistratura e all’opinione pubblica, perché anche i crimini prescritti siano conosciuti.

    Vogliamo che il Vaticano e le diocesi si facciano carico, anche economicamente, del recupero psicofisico delle vittime e le risarciscano spontaneamente.

    Vogliamo che sia finalmente interrotta la pratica omertosa di soffocare gli scandali, nascondere i criminali, diffamare le vittime, negare la realtà.

    Serve una gigantesca opera di verità e giustizia.

    Finora da papa Francesco e dal suo predecessore abbiamo sentito solo chiacchiere.

    L’Ufficio di Presidenza

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webp2014/01/31/relazione-onu-comitato-per-la-tutela-del-fanciullo-2014/

  • Giada, la vittima di don Marino Genova grida la sua rabbia. Ammette anche di avere ritrovato la forza denunciando.

    Giada, la vittima di don Marino Genova grida la sua rabbia. Ammette anche di avere ritrovato la forza denunciando.

    Mi meraviglio di me stessa, che dopo la condizione triste che sto vivendo, fatta di maltrattamenti e delle offese più cocenti che una donna possa sopportare, mi ritrovo a scoprire in me una forza nuova che mi permette di andare avanti, con la fiducia che prima o poi questa situazione finirà.

    Con la certezza che sarà stabilito il vero carnefice.

    Spero di ritrovare presto la mia strada, di dimenticare il calvario che ho vissuto e che ancora sto vivendo.

    Il sindaco non si è degnato di fare una telefonata per dare a me e alla mia famiglia una parola di conforto, decidendo di non esprimersi nemmeno in merito alle lettere anonime pubblicate sui giornali, dove diversi parrocchiani mi accusavano di aver inventato tutta la storia soltanto per fare soldi.

    Persino la Gatti, tutrice dei minori alla Regione, ha preso posizione in questa vicenda, affermando che la stampa non avrebbe mai dovuto pubblicare determinate lettere, né agire con un atteggiamento evidentemente poco deontologico.

    Io non so più davvero cosa pensare.

    La parrocchia è come se mi stesse emarginando, ho chiesto al prete di cominciare le prove del coro, ma con varie scuse non me lo ha permesso.

    Ho incontrato personalmente il Papa e gli ho spiegato in tre distinte occasioni le violenze che ho ricevuto.

    Lui ha scelto però il silenzio, probabilmente per ovvi motivi.

    La mia scelta di parlare ha una ragione precisa: mi auguro che tutte le vittime di don Marino Genova, tutte le persone che per paura o per vergogna fino ad oggi non hanno parlato, escano allo scoperto e denuncino alla Magistratura per affrontare la situazione.

    Insieme possiamo fare molto.

    Possiamo dire alla Chiesa Cattolica che non vogliamo soltanto belle parole, ma fatti.

    Possiamo dire che vogliamo far emergere la verità e che ci spieghi per quali motivi, dopo 25 anni, Don Marino Genova è stato trasferito da San Felice a Portocannone nel settembre 2005.

    Anche il Vescovo Gianfranco De Luca, subito dopo i 18 anni, mi ha abbandonata e non mi ha più pagato le cure psicologiche come mi aveva assicurato.

    Per tamponare allo scandalo, ha promesso a mia madre un lavoro come donna delle pulizie, per un onere di 340 euro, dimostrando probabilmente di aver fatto un gesto di solidarietà e dicendo che adesso col guadagno di mia madre posso continuare le terapie.

    Per fortuna, c’è tanta gente che in silenzio mi è solidale.

    Su Facebook hanno creato un gruppo di circa duecento sostenitori del prete e di oltre 1200 che chiedono “Giustizia per Giada”.

    Non sono sola, lo so che non lo sono. Assieme al sostegno e all’aiuto di queste persone che stanno combattendo la mia battaglia, riuscirò a far sì che la verità venga fuori e che si sappia dove sta la vera menzogna.

    Ringrazio la Rete L’ABUSO e l’avvocato Sergio Cavaliere che da quando mi hanno preso in carico mi stanno vicino e mi sostengono.