Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Preti pedofili: Vaticano davanti all’ Onu per abusi sui minori

    Preti pedofili: Vaticano davanti all’ Onu per abusi sui minori

     (AGI) – Ginevra, 16 gen. –
    Per la prima volta il Vaticano dovra’ dare spiegazioni dinanzi all’Onu per gli abusi sessuali compiuti da alcuni preti sui minori.

    Una delegazione del Vaticano e’ attesa oggi dinanzi agli esperti del Comitato della Convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia, a Ginevra, che valutera’ la risposta data dalla Chiesa agli abusi sessuali compiuti da alcuni preti nel corso degli anni.

    Si tratta della prima volta che la Santa Sede viene interrogata da un organismo internazionale per aver coperto per anni lo scandalo. Sono state alcune organizzazioni e vittime statunitensi, europee e messicane a far arrivare il dossier sul tavolo del comitato. Il comitato, del quale fa parte anche l’italiana Maria Rita Parsi e che ha sede a Ginevra, si ispira alla Convenzione sui diritti dell’Infanzia, firmata da 193 Stati, tra i quali anche la Santa Sede: una convenzione che chiede ai firmatari di prendere le misure necessarie per proteggere i bambini dai pericoli e porre il loro benessere in cima a tutto.

    Il Vaticano ha ratificato la Convenzione nel 1990. Accusato per anni di aver coperto lo scandalo, il Vaticano nel 2011, scosso dall’entita’ del fenomeno, ha ordinato a tutti i vescovi di denunciare alla giustizia ordinaria del proprio Paese i membri del clero accusati di pedofilia e papa Benedetto XVI prima e poi papa Francesco hanno promesso una nuova linea.
    Il Comitato non ha poteri giuridici per punire i colpevoli e imporre riforme, ma una sanzione sarebbe un brutto colpo per la Chiesa che sta cercando di darsi una nuova immagine. (AGI) .

    http://www.agi.it/cronaca/notizie/201401160839-cro-rt10026-preti_pedofili_vaticano_davanti_all_onu_per_abusi_sui_minori

  • Pedofilia: Prete costringe vittime a rapporti orali “Dal mio pene benedetto dallo Spirito Santo esce il latte di Dio”

    Pedofilia: Prete costringe vittime a rapporti orali “Dal mio pene benedetto dallo Spirito Santo esce il latte di Dio”

     BRASILE – 28 Gennaio 2013 – La religione è un virus . Il mondo sta rapidamente scoprendo il danno ed i crimini che il Vaticano e le sue filiali hanno causato in tutto il mondo ( oltre 10 milioni di reati da parte di sacerdoti sui bambini ).

    Proprio quando pensi di avere sentito tutto, un altro crimine terribile e disgustoso, commesso da un prete criminale, suora, ministro o pastore , viene scoperto. Un pastore evangelico è riuscito ad abusare delle piccole vittime dopo averle convinte che il suo pene conteneva LATTE SANTO . Il nome del criminale : Valdeci Sobreni Picanto. Don Valdeci è stato arrestato dopo che la polizia ha accertato i reati. Il criminale ha affermato che lo “Spirito Santo” avrebbe il potere di uscire dal suo pene tramite “latte santo”.

    A sua detta il pene è stato benedetto e dal “Signore che lo aveva consacrato con il latte divino dello Spirito Santo” e, naturalmente, lo avrebbe incaricato di ” evangelizzare” le sue pecorelle disobbedienti e smarrite. “Lui ci ha convinti che solo Dio può entrare nella nostra vita attraverso la nostra bocca e per questo avrebbe fatto quello che ha fatto “ raccontano le vittime.

    I rapporti orali avvenivano spesso dopo le funzioni religiose, nel retro della chiesa e diventavano violenze ripetute fino a che “lo spirito santo non avrebbe effettivamente preso possesso del corpo passando attraverso bocca e stomaco”. Secondo quanto racconta la polizia, questo prete avrebbe affermato durante l’arresto di volere continuare ad “evangelizzare” ed “innaffiare” i compagni di cella. Marco Dimitri
    Leggi questo articolo su: https://www.bambinidisatana.com/2014/01/pedofilia-prete-costringe-vittime-rapporti-orali-dal-mio-pene-benedetto-dallo-spirito-santo-esce-il-latte-di-dio/ | Bambini di Satana

  • L’arcivescovo polacco che costringeva i bambini al sesso orale

    L’arcivescovo polacco che costringeva i bambini al sesso orale

    Un’ondata di scandali travolge la Chiesa cattolica del paese di Giovanni Paolo II

    La Chiesa cattolica polacca è colpita da un nuovo scandalo a carattere sessuale. L’arcivescovo  Wesolowski è accusato di aver costretto giovani domenicani ad avere rapporti con lui. Un ennesimo caso di abusi sessuali commessi da religiosi, che scuote le gerarchie di una delle più importanti comunità cattoliche europee.

    A children’s choir is pictured as a child sings next to the 13,8 m tall sculpture of late Pope John Paul II and a small replica after the unveiling ceremony in Czestochowa, southern Poland, on April 13, 2013. The world’s tallest statue of late pope John Paul II was unveiled Saturday in the Polish city of Czestochowa, already home to a Catholic icon believed to work miracles. AFP PHOTO/JANEK SKARZYNSKI (Photo credit should read JANEK SKARZYNSKI/AFP/Getty Images)

    MISTERO VATICANO – C’è un mistero nella Santa Sede. Il Vaticano infatti tiene segreta la collocazione dell’arcivescovo Józef Wesołowski, che ormai da molti mesi si è rifugiato dietro le protettive mura dello Stato governato dal Papa. Il pontefice aveva richiamato il prelato polacco ad agosto, togliendogli l’incarico da nunzio apostolico della Repubblica Dominicana. L’arcivescovo 65enne è accusato di aver costretto alcuni minorenni a praticare del sesso orale con lui, e di averli fotografati mentre li masturbava. Il caso ha scosso il paese caraibico così come la stessa Polonia da cui proviene Wesolowski. L’arcivescovo è infatti il più alto religioso di questa fondamentale comunità cattolica ad essere coinvolto in scandali sessuali, ma, come sottolinea il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, non è certo l’unico. Come prima in Germania e poi in Irlanda o negli Stati Uniti, anche in Polonia si è rotta la cortina del silenzio sulle molestie sessuali commesse dai preti e dai religiosi della Chiesa cattolica, rivelazioni che minano la fiducia dei fedeli e indignano l’opinione pubblica.

    MOLTI CASI – Come rimarca il quotidiano tedesco, il coraggio delle vittime ha reso possibile scoprire un numero crescente di nuovi casi di molestie sessuali commesse da religiosi cattolici, che però hanno portato più a qualche scusa di circostanza che ad un vero risarcimento. Negli ultimi anni ben 27 preti sono finiti davanti ad un tribunale per vicende legate ad abusi nei confronti di minori. La sentenza più dura comminata contro un membro della Chiesa cattolica è stata otto anni di carcere. La pena verrà scontata da un prete di una parrocchia vicino a Łódź, che ha stuprato cinque chierichetti. Il prete, che si è dichiarato innocente, aveva reso i giovani dipendenti finanziariamente, perché gli pagava le spese telefoniche. Il tribunale ha vietato questo religioso a non lavorare mai più coi giovani, ma alcuni fedeli gli hanno dimostrato ancora sostegno, manifestando in suo sostegno il giorno della sentenza.

    PRETE PRO ABORTO – Tra i 27 preti finiti in tribunale per loro molestie sessuali ci sono casi che hanno colpito in modo rilevante l’opinione pubblica polacca. A Bialystok un religioso è stato condannato a quattro anni di carcere, perché ha stuprato per otto volte una ragazza disabile. Un cappellano militare di Legionowo, nella Polonia centrale, che si è riuscito a rifugiare per lungo tempo presso una famiglia, è accusato di aver abusato ripetutamente di giovani minorenni. In un caso, dopo aver violentato la sua vittima, l’ha convinta ad abortire. Nel frattempo la Chiesa l’ha rimosso dalla facoltà di dire messa. Ulteriore grande attenzione è stata suscitata da due suicidi di religiosi, che erano altresì accusati di aver molestato sessualmente delle minorenni. Le gerarchie ecclesiastiche hanno reagito in modo duplice all’ondata di scandali, rimarca SZ. Nel caso del cappellano militare il vescovo suo superiore si è scusato con una lettera indirizzata ai familiari delle vittime. La conferenza episcopale ha annunciato tolleranza zero, introducendo nuove linee guida molto dure. Chi ha subito molestie sessuali però non ha ricevuto alcun risarcimento dalla Chiesa cattolica.

    SFIDUCIA NELLA CHIESA – Un’ondata di indignazione ha percorso la Polonia quando il presidente della Conferenza episcopale del paese, Józef Michalik, ha spiegato che la pedofilia sia causata dalla distruzione della famiglia. Per il capo dei vescovi polacchi un bambino che subisce la rottura di un matrimonio si perde e coinvolge altre persone nei suoi problemi. Una dichiarazione che ha provocato reazioni di condanna molto forti, e che ha portato lo stesso Michalik a chiedere scusa per l’incomprensione. Il comportamento della gerarchia ecclesiastica non ispira fiducia nei fedeli, tanto che secondo un recente sondaggio la stragrande maggioranza dei polacchi, il 68%, ritiene che la Chiesa voglia nascondere i casi relativi agli abusi sessuali. Un timore confermato dalla vicenda che coinvolge Wesolowski, che però al momento riguarda il solo Vaticano. Essendo un cittadino della Santa Sede l’arcivescovo polacco ha la possibilità di non essere estradato, né in Polonia così come a Santo Domingo.

    http://www.giornalettismo.com/archives/1304441/larcivescovo-polacco-che-costringeva-i-bambini-al-sesso-orale/

     

  • Abusi, l’Onu interroga il Vaticano: “Più impegno con i preti pedofili”

    Abusi, l’Onu interroga il Vaticano: “Più impegno con i preti pedofili”

    Sarà processato un prelato polacco. Il Papa: “Vergogna per la Chiesa”. I rappresentanti della Santa Sede a Ginevra per fornire spiegazioni sul caso esploso nel 2011

    di MARCO ANSALDO

    CITTÀ DEL VATICANO – Impegno a eliminare lo scandalo della pedofilia nella Chiesa. E annuncio di un processo in Vaticano per un diplomatico polacco accusato di abusi sessuali sui minori. Con questa doppia promessa formale la Santa Sede ieri ha risposto comparendo per la prima volta davanti a un organismo internazionale, l’Onu a Ginevra, per fornire spiegazioni sull’imbarazzante caso internazionale scoppiato nel 2011.

    Accusato per anni di aver coperto lo scandalo per difendere la propria reputazione, e scosso dall’entità del fenomeno, il Vaticano ha poi ordinato a tutti i vescovi di denunciare alla giustizia ordinaria del proprio Paese i membri del clero accusati di pedofilia. E Papa Benedetto XVI prima, e Papa Francesco dopo, hanno promesso una nuova linea. A comparire per rispondere alle domande di un comitato delle Nazioni Unite sull’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo era una delegazione di 6 persone guidata dall’osservatore permanente della Santa Sede a Ginevra, monsignor Silvano Tomasi, di cui faceva parte anche l’ex procuratore per i reati sessuali, monsignor Charles Scicluna, autore fino a pochi anni fa di denunce non sempre gradite in ambito ecclesiale, oggi vescovo a Malta.

    Nell’interrogatorio Scicluna ha riconosciuto che la Santa Sede è stata lenta ad affrontare la crisi, ma ha aggiunto che è adesso impegnata a farlo e incoraggiato i procuratori a intraprendere azioni contro chiunque ostacoli la giustizia. Duro l’intervento dell’investigatrice del comitato per i diritti umani, Sara Oviedo, la quale ha incalzato la delegazione vaticana chiedendo le ragioni per cui spesso i sacerdoti accusati di abusi siano stati trasferiti invece che consegnati alle forze dell’ordine. Un membro del comitato è anche la psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi.

    Monsignor Tomasi ha quindi parlato del caso riguardante l’ex nunzio apostolico nella Repubblica domenicana, il polacco Josef Wesolowski, accusato di abusi sessuali su minori. Verrà giudicato – ha detto – con “la severità che merita”. Tomasi si è poi diffuso sull’impegno della Chiesa per affrontare questo “crimine orrendo e abnorme” degli abusi, tanto a livello centrale quanto a livello di base. “Il risultato dell’azione combinata adottata – ha detto l’osservatore permanente vaticano – dalle Chiese locali e dalla Santa Sede presenta una cornice che, se correttamente applicata, contribuirà a eliminare gli abusi da parte del clero”.
    In un intervento alla Radio Vaticana, il portavoce papale, padre Federico Lombardi, ha detto che sul caso la Santa Sede ha dato risposte “ampie e efficaci”. E lo stesso Papa, nella sua omelia mattutina a Santa Marta, ha parlato di “corruzione dei sacerdoti” che invece di dare “da mangiare il pane della vita” danno un “pasto avvelenato”. “Tanti scandali – ha detto – che io non voglio menzionare singolarmente, ma tutti ne sappiamo… Sappiamo dove sono! La vergogna della Chiesa!”.

    Sono state alcune organizzazioni e vittime statunitensi, europee e messicane, a far arrivare il dossier degli abusi sul tavolo del comitato Onu. L’organismo non ha poteri giuridici per punire i colpevoli. Ma un’eventuale sanzione sarebbe un brutto colpo per la Chiesa che sta cercando di darsi una nuova immagine.

  • “Io, violentata a 13 anni, così ho trovato il coraggio di denunciare quel prete”. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    “Io, violentata a 13 anni, così ho trovato il coraggio di denunciare quel prete”. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     Il dramma di Francesca inizia da ragazzina in una parrocchia in Molise, quando don Marino la abbraccia per la prima volta in sagrestia. Seguono quattro anni di rapporti e di silenzi, poi la decisione di rivolgersi al vescovo, che sospende il sacerdote, e ai magistrati. “Ma in paese difendono quell’uomo. E io sogno di fuggire”

    di LUIGI NOCENTI

    PORTOCANNONE – UNA sera, dopo le prove del coro, don Marino mi ha chiamata in sagrestia: ha chiuso la porta a chiave e ha iniziato ad abbracciarmi forte e a toccarmi. Sono rimasta senza fiato e non ho avuto la forza di evitare quei contatti”. È solo l’inizio di un racconto dell’orrore, di un’adolescenza rubata a una ragazzina di 13 anni.

    FRANCESCA (il nome è di fantasia), oggi maggiorenne, è cresciuta a pochi chilometri da Termoli, nel comune molisano di Portocannone. Quattro anni di silenzio fino alla querela per ipotesi di abuso sessuale su minore di anni 14, due tentati suicidi e il suo presunto carnefice, don Marino Genova, 58 anni, sospeso in via cautelativa a divinis dal vescovo della diocesi Termoli-Larino. Una vicenda inquietante dove alberga l’ombra della pedofilia, ma anche la storia del coraggio di Francesca nell’esporsi in prima linea e uscire dal silenzio.

    È vero che don Marino voleva un figlio da lei?
    “Sì, mi diceva che ai miei 18 anni avrebbe voluto un rapporto completo. Io non volevo rimanere incinta, ma lui insisteva. Non ha mai preso precauzioni durante i nostri rapporti sessuali”.

    Come si sente oggi?
    “Aver raccontato tutto mi fa sentire sollevata, soprattutto dallo scorso 3 aprile, quando ho denunciato don Marino. Non lo faccio per soldi, ma per il male che mi è stato fatto. Oggi provo tanto schifo: per lui, per ciò che mi ha fatto, ma anche disprezzo verso me stessa, per non essere stata capace di difendermi. Spero almeno che la mia storia dia il coraggio di ribellarsi a chi vive vicende simili, in particolare eventuali altre vittime di don Marino: potrei non essere stata l’unica ad aver ricevuto le sue attenzioni sessuali”.

    Come ha conosciuto don Marino Genova?
    “Sono orfana di padre dall’età di 3 anni, mi hanno cresciuto mia madre e la nonna paterna. Fu lei a regalarmi un pianoforte quando ero bambina, ed è così che è nata la mia passione per la musica. Ho iniziato il conservatorio a 7 anni e a 12 mi fu chiesto di suonare l’organo per il coro della chiesa del paese. È qui che ho conosciuto don Marino”.

    Come sono nati i vostri incontri privati?
    “Mi mandava messaggi chiedendomi di andare in chiesa per aiutarlo. La prima volta che ha approfittato di me era da poco morta mia nonna ed ero molto fragile. Da quel momento è stato un susseguirsi di incontri intimi in sagrestia e anche a casa sua. Ci vedevamo un paio di volte a settimana”.

    Lei aveva 13 anni, lui 53 ed era pure un prete: non le sembrava strano?
    “Ciò che oggi non riesco a perdonarmi è proprio questo: non essermi resa conto di ciò che stava succedendo. Oggi è come se mi voltassi indietro e vedessi una bambina impaurita e sperduta che si fida del lupo cattivo, che confonde le lusinghe lussuriose di un prete di mezza età per dichiarazioni di vero amore”.

    Come è riuscita a porre fine a questa storia?
    “Una corista del gruppo parrocchiale aveva notato qualcosa di strano e un giorno sono crollata con questa signora. Avevo 17 anni e fino ad allora nessuno sapeva ciò che stava accadendo da quattro anni. Perfino mia madre: pensava che i miei disagi fisici  –  vomito, isteria, insonnia  –  fossero dovuti all’ansia per i troppi impegni tra il liceo, il conservatorio e il coro. Con questa signora sono anche andata dal vescovo Gianfranco De Luca”.

    E cosa accadde?
    “Era il novembre del 2012: don Marino è stato mandato in una comunità vicino a Roma. Poi sono entrata in contatto con Rete l’abuso e con il supporto legale di questa associazione ho deciso di querelarlo. A quel punto don Marino è stato sospeso: non può amministrare i sacramenti, celebrare messa né confessare. Ora sono in corso le indagini: spero si apra il processo e vengano appurate le sue responsabilità. In ogni caso, lui oggi può contare sul supporto della comunità in cui vive, a differenza di me”.

    Come mai?
    “Dopo che ho presentato la denuncia, mi sono ritrovata abbandonata a me stessa, anche economicamente. Il vescovo, che in passato mi aveva aiutato, dopo il mio diciottesimo compleanno ha dichiarato che stava diventando troppo costoso. L’ho scritto anche a Papa Francesco in una lettera in cui gli ho raccontato la mia storia e ciò che sto vivendo, il profondo disagio interiore in cui vivo: il malessere è esploso, tanto che ho pensato di farla finita”.

    E ha tentato il suicidio due volte.
    “Sì, per tutta l’estate sono stata ricoverata. Da allora mi segue uno psichiatra, assumo psicofarmaci, ma sto male. Ripensarmi in quegli atti sessuali è un incubo ad occhi aperti. Rivedo la bambina che ero e vorrei gridarle: fuggi, urla, ribellati. Ma nei ricordi non c’è una sola volta in cui sia riuscita a farlo, rimanevo lì, pietrificata, a subire di tutto. Ho ancora viva la sensazione di profondo stordimento dopo le sue carezze e i suoi baci, e il sentirmi mancare dopo il primo rapporto sessuale, senza neanche capire cosa fosse davvero accaduto. Mi chiedo a volte se si è reso conto di quanto male mi ha fatto”.

    E non è stato l’unico…
    “A ferirmi oggi sono anche tutte quelle persone che in qualche modo lo difendono o sostengono che in fondo non sono una vittima anche se avevo solo 13 anni e lui oltre quattro volte la mia età. In paese capita che mi ridano dietro o che su Facebook si formi un gruppo in suo favore. È incredibile, chissà se uscirò mai da questo tunnel di violenza psicologica. Persino la donna che all’inizio mi aiutò, mi portò dal prete esorcista del paese”.

    Cosa sogna per il suo futuro?
    “Dopo quello che è successo, ho lasciato il coro, la scuola, il conservatorio. Qui in paese sto davvero male. Sogno di andarmene, se qualcuno mi offrisse un lavoro, qualsiasi lavoro, fuggirei anche domani. A questo posto mi legano solo terribili, incancellabili ricordi”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2014/01/15/news/io_violentata_a_13_anni_cos_ho_trovato_il_coraggio_di_denunciare_quel_prete-75972402/

  • Pomeriggio 5, la denuncia di ‘Francesca’: “Don Marino ha abusato di me”. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Pomeriggio 5, la denuncia di ‘Francesca’: “Don Marino ha abusato di me”. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     MILANO. Un volo a Milano, il tempo di entrare in studio e raccontare la sua storia. Questo è appena accaduto in diretta televisiva su Pomeriggio 5, trasmissione d’intrattenimento di Canale 5 condotta da Barbara D’Urso, sul tema dell’ormai nazionale vicenda“don Marino Genova”.

    Spazio allo share, quindi, per una vicenda che piomba nelle case di oltre tre milioni di spettatori, come specificato dalla conduttrice, ed aggiunge sempre più protagonisti alla cronaca delle pagine web a non solo e così, dopo Repubblica, che ha pubblicato un’intervista in cartaceo sul numero di ieri, e le decine di articoli dei portali d’informazione locali, con le dichiarazioni divicinanza pubblicate da noi in esclusiva nei giorni scorsi, l’approdo a Mediaset è preceduto da mille polemiche legate al binomio “Chiesa e pedofilia” e a quello “Chiesa e omertà”, ma anche alle tante frasi pubblicate tra facebook e blog con anche la lettera-testimonianza della stessa ragazza chiamata “Francesca” per l’occasione.

    Ma torniamo ai fatti. Da Barbara D’Urso ha sfilato un lato della verità, quella della giovane donna che senza mezzi termini e con lacrime agli occhi ha affermato: “Il prete si è approfittato del fatto che mi mancavano il papà e la nonna da poco morta. La prima volta c’è stata quando avevo 13 anni (oggi ne ha 18) e lui mi portò in sacrestia, mi sbattè contro un muro e mi violentò”.

    Quattro anni di rapporti sessuali con don Marino che avrebbe plagiato la giovane donna: “Mi diceva parole dolci, mi scriveva e mandava decine di sms. Per era tutto normale, non riuscivo a capire. Non diceva di amarmi ma sia a casa mia che in sacrestia mi violentava. Diceva di volere un figlio da me”.In diretta tv spunta anche una e-mail di monsignor De Luca alla stessa D’Urso che afferma l’aver “riscontrato l’attendibilità dei fatti” contenuti nelle oltre 50 pagine di denuncia depositata dalla ragazza.

    Eppure si è tentato di dare voce anche a parte della cittadinanza di Portocannone che, intervistata, continua a “non credere alla veridicità dei fatti” ipotizzando un suo “esser stata costruita” quasi ad hoc per un semplice motivo: “soldi”.

    “La mia casa è accanto a quella del prete, io stessa pulivo la sua casa e non è assolutamente vera la denuncia”, sostiene una donna del paese e, poco dopo, ecco apparire in diretta Tv da Portocannone anche il sindaco Mascio che ha evidenziato “l’ottima attività pastorale del parroco a sostegno di tutti” … “eppure – lo interrompe la D’urso – aiutava anche sè stesso: è facile violentare una ragazzina”.

    E lì segue l’rvm con le voci di paese che sostengono pienamente don Marino: ”Non ci crediamo, don Marino è una persona speciale”. E così la replica della giovane e irritata Francesca che afferma: “Don Marino ha una doppia personalità e io voglio giustizia e rivolgo un appello alle altre vittime di parlare e denunciare”.

    La D’Urso ha proposto tutto come se fosse vero e appurato e don Marino già condannato mentre stringeva in mano la pagina del quotidiano “La Repubblica” denunciante il caso.

  • Portocannone: Parla la presunta vittima di don Marino Genova. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Portocannone: Parla la presunta vittima di don Marino Genova. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    “Ho tentato il suicidio già due volte: mi ossessiona il ricordo di quegli incontri, di ciò che ho subito. Provo schifo per ciò che è accaduto. Avevo solo 13 anni e non mi sono resa conto della gravità di ciò che stavo subendo. Ma ora che sono diventata maggiorenne ho trovato la forza e il coraggio per dire basta”. Le parole di Francesca , 18 anni, si intervallano lunghi silenzi: gli psicofarmaci che è costretta a prendere le impastano la voce e la memoria, ma non le tolgono le forze per gridare gli abusi sessuali di cui sostiene di essere stata vittima per mano di un sacerdote.  “Don Marino Genova era il parroco della Chiesta di Portocannone dove suonavo l’organo per il coro”, racconta Francesca, che da quando aveva 7 anni ha studiato al conservatorio musicale di Termoli. “E’ stata mia nonna con grandi sacrifici a regalarmi un pianoforte quando ero piccola”, ricorda, anche se oggi la sua depressione è così forte che l’ha allontanata persino dal suo amore per la musica. Una depressione che nasce dalla sofferenza: “Avevo 12 anni quando ho conosciuto Don Marino. Lui ne aveva 53”, sottolinea la ragazza. “Le sue attenzioni per me sono cominciate l’anno dopo: avevo da poco perso mia nonna paterna a cui ero particolarmente legata, ero in un momento di grande fragilità emotiva”, spiega Francesca, rimasta orfana del papà all’età di 3 anni e da allora cresciuta con sua madre Paola, oggi 58 anni, e la nonna Rita morta nel 2009 a 87 anni. “Il primo anno carezze, abbracci, baci, strusciamenti, poi sono cominciati i rapporti sessuali. Io ero molto ingenua e le sue parole mi ammaliavano, mi faceva fare ciò che voleva. Ero come impotente, senza una mia volontà di fronte a lui. Mi mandava messaggi al cellulare o tramite computer e mi chiedeva di raggiungerlo in sagrestia oppure a casa sua. Poteva capitare che mi chiamasse anche di sera, dopocena. Nessuno sapeva nulla. Persino mia madre non aveva alcun sospetto perché sapeva che andavo in chiesa, si fidava di Don Marino”, spiega Francesca.

    “Mia figlia ha sofferto per diversi anni di ansia, vomito, nervosismo, a scuola gli insegnanti mi dicevano che era sempre distratta. Pensavo che fossero i troppi impegni tra la scuola e il conservatorio, a cui si aggiungeva il coro per guadagnare qualcosa”, spiega la signora Paola. “Mai avrei immaginato ciò che stava accadendo”, dichiara oggi tra la rabbia e il dolore. “Ho sempre cercato di proteggere mia figlia proprio perché era rimasta senza il padre e saperla in parrocchia mi rendeva tranquilla. Ancora adesso mi chiedo come questa persona che è persino un prete, abbia potuto fare una cosa simile. Francesca non era altro che una bambina indifesa e lui si è approfittato della sua incapacità di ribellarsi”. Ed è proprio questo che oggi la giovane non riesce a perdonarsi: “Ora che ripenso a quegli anni mi chiedo perché ho accettato tutto questo, probabilmente ne ero succube, pensavo addirittura mi amasse. Più volte ho cercato di allontanarmi da lui anche perché il suo atteggiamento di totale indifferenza nei miei confronti dopo i rapporti intimi, mi feriva. Ma Don Marino tornava a cercarmi e io continuavo a subire. Finché una delle signore del coro notò qualcosa di strano: mi chiese spiegazioni e io sono le raccontai la verità”, spiega Francesca . “Insieme a lei andai anche dal Vescovo della Diocesi Gianfranco De Luca”, ricostruisce la ragazza. “Era il novembre 2012 e da quel momento Don Marino fu allontanato dalla parrocchia e mandato in una comunità vicino a Roma. Ma il 3 aprile 2013, dopo essere entrata in contatto con Rete l’Abuso e Francesco Zanardi, ho deciso di sporgere denuncia assistita dai loro avvocati: non è stato facile ma è stato l’unico modo per ribellarmi al mio passato e a quattro anni di abusi. A quel punto il vescovo ha sospeso Don Marino “a divinis”. Sebbene in via temporanea, Don Marino Genova attualmente non può amministrare sacramenti, confessare, celebrare messa finché non sarà fatta chiarezza sulla vicenda. “Dal punto di vista civile, dopo la mia querela sono in corso le indagini. Non so come finirà, spero di avere giustizia anche se nessun processo potrà restituirmi la serenità e il mio diritto a vivere un’adolescenza normale. A giugno dello scorso anno sono diventata maggiorenne ma non è stato un bel traguardo: mi sono sentita sola, sporca, debole. E ho perso la voglia di vivere”, racconta esasperata Francesca  che dopo un periodo di ricovero ospedaliero, è ora in cura da uno psichiatra.

    “Francesca  è una ragazza molto coraggiosa e ciò che ha fatto sporgendo querela ne è la dimostrazione”, interviene la signora Norma, 76 anni, ex maestra elementare e oggi amica fidata della ragazza. “La conosco fin da quando era bambina, riservata ed educata. Ciò che le è accaduto è vergognoso. Purtroppo il paese dove vive è piccolo e c’è chi dubita delle sue parole o addirittura la deride sebbene lei sia la vittima di questa vicenda. Io le ripeto sempre che deve camminare a testa alta, di guardare avanti, riprendere a studiare, ritrovare il piacere di suonare: chi l’ha ascoltata dice che le sue dita sono come il tocco delle ali di un angelo. Non deve arrendersi a chi la fa sentire in colpa o vede del male in lei”. Il male in lei, tanto che Francesca  è stata perfino portata dall’esorcista del suo paese: “Ho accettato anche questo”, dice arrendevole la ragazza. “Per due volte sono andata da un  sacerdote esorcista ma oggi sono certa: il profondo malessere interiore che provo deriva dagli abusi sessuali che ho subito, è solo questa la fonte del mio male”, constata con razionalità Francesca . “Lo scorso settembre mi sono recata a Roma per andare da Papa Francesco. Sono arrivata presto, per conquistare la prima fila perché volevo consegnargli una lettera. Gli ho scritto la mia storia, la storia del mio dolore. Spero di avere un riscontro confidando nella sua comprensione, nella sua capacità di accogliere chi soffre. E che il colpevole della mia tragedia venga punito. Perché ciò che è accaduto a me non accada a nessun’altra. Anzi, invito eventuali altre vittime di Don Marino Genova a farsi avanti perché l’unica nostra arma è quella di ribellarci”.

    Luigi Nocenti

    Leggi il servizio completo su Visto di questa settimana

  • Il caso del prete pedofilo di Como ed il silenzio delle istituzioni. L’appello delle vittime a Prometeo.

    Il caso del prete pedofilo di Como ed il silenzio delle istituzioni. L’appello delle vittime a Prometeo.

     “Il prete pedofilo di cui ci siamo fidati”….e la solita omertà
    Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di un gruppo di genitori.
    Ci impegniamo da oggi a seguire questo caso e tenervi aggiornati su ogni eventuale novità. Ma prima della lettera una breve cronistoria del caso, riportando un articolo de Il Giorno:

    Como, 29 maggio 2013 – I giudici della Corte d’Appello hanno confermato sentenza di colpevolezza e quantificazione della condanna. Con solo una leggera ridefinizione di uno dei capi di imputazione. Don Marco Mangiacasale, sacerdote di 49 anni ed ex economo della Diocesi di Como, è stato condannato anche in secondo grado a 3 anni e 5 mesi e 20 giorni di condanna, dieci giorni in meno dei 3 anni e 6 mesi di primo grado, in considerazione della ridefinizione di una delle accuse riguardanti una delle ragazze, che nel frattempo aveva compiuto i 16 anni di età. Le imputazioni infatti, riguardavano una serie di episodi di violenza sessuale, avvenuti a partire dal 2008. Adolescenti avvicinate in un contesto circoscritto e confidenziale, quando avevano tra i dodici e i tredici anni, e quasi sempre frequentate per almeno tre o quattro anni, quasi tutte gravitanti attorno al contesto della parrocchia di San Giuliano di Como, dove Mangiacasale era stato parroco prima di essere trasferito al ruolo di economo, e per le quali costituiva un punto di riferimento. Nelle imputazioni, comparivano i nomi di cinque ragazzine. A scatenare le indagini su di lui, e l’arresto avvenuto il 7 marzo dello scorso anno, era stata la denuncia di una di queste ragazzine, che si era confidata ai genitori. Da qui erano partiti gli accertamenti che avevano portato a configurare le accuse legate a cinque minorenni.

    In particolare, l’abuso sessuale contestato dal sostituto procuratore di Como Simona De Salvo, si configurava esattamente nel ruolo che lui ricopriva rispetto alle giovanissime frequentatrici della sua ex parrocchia, e quindi nell’aver approfittato del suo ruolo nel momento in cui ha portato a termine le condotte di cui è stato accusato. Dopo un periodo di alcune settimane trascorso in carcere al Bassone, a don Mangiacasale erano stati concessi gli arresti domiciliari in una struttura religiosa in Piemonte, dove si trova tuttora. Va da sé che i legali del sacerdote, ricorreranno ulteriormente in Cassazione, cercando così di allungare il più possibile i tempi di custodia cautelare che consentono all’imputato di consumare un periodo più lungo possibile agli arresti domiciliari, e scongiurando la possibilità di un nuovo ingresso in carcere in seguito alla pronuncia della sentenza definitiva. Infatti, per reati di questo genere, non è previsto l’affidamento in prova, e qualsiasi residuo di pena da scontare quando la condanna sarà definitiva, scorporata da quanto già scontato, lo porterebbe verso il periodo obbligatorio di osservazione della personalità, che avviene obbligatoriamente in carcere. Sollecitata circa il procedimento canonico, la Diocesi ricorda che, come da prassi, tale procedimento è già stato avviato «nei modi, nei tempi e nei termini previsti». Ricorda inoltre che «per la sua prosecuzione è comunque necessario attendere che il procedimento penale in atto esaurisca tutti i gradi di giudizio».

     Questa la lettera che abbiamo ricevuto:
    << Ecco un pezzo della nostra storia:
    siamo nel 2003: nella nostra parrocchia arriva un nuovo parroco, persona attiva,
    entusiasta che “affascina” soprattutto i ragazzi e i giovani.
    Noi siamo una famiglia che crede fortemente nella realtà dell’ oratorio e della
    parrocchia e, in più, non essendo neanche nativi di Como, ci avviciniamo
    volentieri a San Giuliano anche perchè desiderosi di entrare a far parte di un gruppo famiglia. Arriviamo a giugno 2008: la nostra figlia maggiore ha appena compiuto 13 anni e si sta preparando ad affrontare l’esame di Terza Media. Da un po’ di tempo, però, la vediamo un po’ strana, distratta, triste e poi felice…..Forse periodo tipico dell’età, ma quello che un po’ ci preoccupa è che pensiamo che si sia “infatuata”, “innamorata” del nuovo parroco. Insieme decidiamo che io , mamma , parlerò di questa cosa direttamente con lui, don Marco Mangiacasale anche perchè nostra figlia è poco più che una bambina e lui è un uomo maturo di 45 anni ; sicuramente potrà capire e ci potrà aiutare. Gli dico quello che penso e anche lui mi risponde di aver avuto un’ impressione simile, ma che è tipico dell’ adolescenza e del carattere egocentrico di nostra figlia. Ma, vista la mia preoccupazione, mi tranquillizza, mi rassicura dicendomi testualmente che ”ci avrebbe pensato lui”.
    Poi più nulla.
    Nostra figlia supera l’esame e si iscrive al Liceo.
    La scuola è difficile, impegnativa e “Simonetta” (nome fittizio messo da me! M.F.) trascorre il suo tempo sui libri a studiare. Unico sfogo l’oratorio, gli amici della parrocchia e il catechismo. Ma a don Marco non pensa più(o meglio cosi’ fa credere a noi genitori).
    Inoltre alla fine del 2009 don Marco viene nominato economo della diocesi e da noi arriva don Roberto. Tuttavia don Marco, non avendo una casa dove stare, viene invitato da don Roberto, che chiede il permesso al Vescovo, a rimanere ad abitare nella casa di San Giuliano, in oratorio. Il Vescovo concede il permesso , così don Marco può continuare ad occuparsi degli adolescenti a San Giuliano. L’anno successivo don Marco viene incaricato di seguire la pastorale giovanile a Lomazzo, paese limitrofo a Como, dove aveva svolto fino al 2003 il ministero di vicario. Arriviamo al 24 di febbraio 2012: “Simonetta” confessa al nuovo parroco (prima in confessione e poi fuori) quello che lei ritiene il “suo” peccato: dall’età di 13 anni tiene nascosto e sopporta da don Marco carezze sempre più insistenti che si spingono fino a far provare il piacere a “Simonetta” e a far si che anche “Simonetta” gli procuri piacere, sms spinti, fotografie delle parti intime, richieste morbose, celate da rassicurazioni, velate minacce rinchiuse dentro la parola “segreto” diventata una fortezza. L’ insistenza aveva un’ unico obiettivo chiaro: “ catechizzare” con la forza del proprio ruolo di potere, una ragazzina per convincerla ad avere rapporti sessuali
    completi e soddisfare le proprie perversioni senza scrupoli. Queste cose avevano avuto inizio nell’autunno 2008, nel dopo-catechismo, in casa di don Marco insieme agli altri amici dell’oratorio e continuavano anche durante i campi estivi. Ogni anno don Marco organizzava i campi estivi in una località piuttosto lontana da Como, in Piemonte a Sant’Anna di Vinadio in provincia di Cuneo. Più volte noi genitori dei ragazzi abbiamo chiesto a don Marco perchè non scegliesse posti più vicini e più comodi da raggiungere , ma lui rispondeva che quel posto era migliore di tutti.
    (Noi abbiamo fiducia che l’esperienza dei campi parrocchiali farà crescere i nostri figli e li farà maturare anche nella fede…..). Ma quando don Roberto ci chiama e insieme a “Simonetta” ci raccontano la verità di quegli anni, noi non riusciamo a credere che quel don Marco sia lo stesso che ha frequentato spesso casa nostra, con il quale abbiamo fatto i corsi per i fidanzati, che ha gioito con noi quando gli abbiamo annunciato di aspettare un altro figlio che poi ha battezzato…..
    Il tempo di renderci conto che tutto questo non è un incubo ma pura realtà, e, grazie all’aiuto di don Roberto, ci rivolgiamo all’autorità giudiziaria anche perchè, nel frattempo, incontriamo altri 2 genitori la cui figlia era stata molestata da don Marco nell’estate del 2008 e che si erano già rivolti al Vescovo nell’ autunno di quell’anno, denunciando verbalmente l’episodio e chiedendo al Vescovo di prendere dei provvedimenti. In pochi giorni don Marco finisce in carcere dove, oltre ad ammettere che è tutto vero, fa il nome di altre 4 ragazzine. Adesso, a più di un anno di tempo da ciò che è successo, la nostra sofferenza è ancora tanta, ma , soprattutto, quello che ci fa più male, è l’atteggiamento del nostro Vescovo, dal quale non abbiamo mai avuto un conforto diretto, neanche una telefonata, solo freddi comunicati stampa e parole vuote di vicinanza ufficiale. Anzi ha confuso le vittime con il carnefice , sono le ragazzine ad essere state violate e tradite nella loro apertura all’ amicizia accogliente verso il prete, verso il “padre” e “l’ educatore”. E’ la loro dignità di donne e di figlie di Dio ad essere stata calpestata e infangata, è la loro innocenza che è stata rubata e violata. Lui , che oggi continua a nascondere l’ evidenza dei fatti, a sminuire ciò che è successo, a dire che non è stato nulla di così grave, a far sentire in colpa noi genitori, nella speranza che tutto venga presto dimenticato. Ci sembra che noi di colpe proprio non ne abbiamo se non quella di esserci fidati di un suo uomo e da lui essere stati traditi. Ma noi non possiamo dimenticare e non riusciremo mai a dimenticare. Tutto questo non è giusto e noi vogliamo dire la nostra verità , quella vera, lo dobbiamo a “Simonetta” e agli altri nostri figli. Lo dobbiamo alla comunità, a tutta la Chiesa che non è nostra ,è di Dio che ce l’ ha affidata perchè la custodissimo. Non dobbiamo fare come si è sempre fatto, dobbiamo cambiare le cose e dobbiamo “salvare” la Chiesa. Un Vescovo non può continuare a farci ancora tanto male. Dice il Papa che il Vescovo deve difendere il suo gregge dai lupi, deve custodire, edificare e difendere il suo popolo. Come può un Vescovo essere così distante, come può predicare le parole di Gesù, come può “infangare” una cosa cosi’ grave e, in più, accusarci di colpe che, sinceramente, non pensiamo di meritare, come accaduto durante un’intervista trasmessa in una televisione locale e mandata in onda il giorno di Natale. Durante questa intervista il Vescovo ammette di essere stato avvisato delle “strane” inclinazioni di don Marco ma in merito ad un solo episodio, una “prima limitatissima segnalazione”. Poi aggiunge :” Ho convocato dopo la segnalazione don Marco e gli ho contestato quanto mi era stato riferito, e lui mi ha fornito le giustificazioni sufficienti”. Ma come possono esserci giustificazioni a questo ?
    Sempre durante la stessa intervista il Vescovo se la prende con la stampa:” il Vescovo sapeva, hanno scritto i giornali. Ma è seccante. Potrei dire a questi genitori: vi eravate accorti di altri episodi, come mai non siete venuti da me? E ci avete messo tre anni? “ Ci sembra che questo non lo meritiamo proprio!
    Noi non possiamo permettere che queste cose continuino a succedere e continueremo a far sentire la nostra voce perchè non vogliamo assolutamente che succeda mai più quello che è successo a San Giuliano.
    Vorremmo conoscere a che punto è arrivato lo svolgimento del processo
    canonico, se è vero che bisogna attendere la fine del processo civile ( che ha già
    espresso i primi due gradi, con la condanna a 3 anni 5 mesi e 20 giorni) .
    Con questo scritto noi genitori di “Simonetta” chiediamo di essere ascoltati e chiediamo che vengano presi provvedimenti seri nei confronti di un prete che ha infangato per anni il proprio abito e il volto della Chiesa stessa , rendendo 5 ragazzine oggetto delle proprie turpi pulsioni.
    E’ troppo? E’ troppo aspettarsi un po’ di umanità da parte di chi ricopre la più alta responsabilità nella nostra Diocesi? Era troppo aspettarsi meno superficialità in occasione della prima denuncia? E’ troppo restare sorpresi dal fatto che, pur avendo già ricevuto una denuncia, il Vescovo conceda il permesso di far risiedere don Marco ancora a san Giuliano continuando ad occuparsi degli adolescenti ? E ancora di più nominarlo responsabile della pastorale giovanile della Parrocchia di Lomazzo! E’ troppo attendersi dagli uomini di Chiesa un’ ammissione di responsabilità e una parola di scusa? Se tutto questo e’ troppo allora siamo in una brutta Chiesa. Attendiamo fiduciosi una Vostra risposta e alleghiamo la nostra “lettera aperta” pubblicata dal Corriere di Como dopo l’ intervista del nostro Vescovo:
    <<e’ passato=”” un=”” anno=”” dal=”” giorno=”” in=”” cui=”” abbiamo=”” conosciuto=”” da=”” nostra=”” figlia=”” la=”” verità=”” su=”” don=”” marco=”” mangiacasale.=”” parole=”” che=”” sono=”” entrate=”” nel=”” cuore=”” come=”” spade.=”” chi=”” consideravamo=”” riferimento=”” religioso=”” e=”” amico,=”” si=”” è=”” trasformato=”” incubo,=”” purtroppo=”” vero,=”” non=”” potevamo=”” fuggire.=”” davanti=”” ai=”” nostri=”” occhi=”” realtà=”” parlava=”” di=”” tre=”” anni=”” violenza=”” fisica=”” psicologica.<br=””> Nostra figlia, dall’età di tredici anni, aveva tenuto nascosto e sopportato
    “carezze” sempre più insistenti, sms spinti, richieste morbose, celate da
    rassicurazioni, da velate minacce, rinchiuse dentro la parola “segreto”,
    diventata una fortezza. L’insistenza aveva un obiettivo chiaro:
    “catechizzare”, con la forza del proprio ruolo di potere, una ragazzina per
    convincerla ad avere rapporti sessuali completi e soddisfare le proprie
    perversioni, senza scrupoli. Per noi, mamma e papà, il tempo trascorso non
    è stato medico. Ancora ci riecheggiano le parole tranquillizzanti di don
    Marco ai nostri dubbi sulla sua vicinanza e confidenza allegra. Lo shock di
    conoscere i particolari di una relazione per noi inimmaginabile non si
    affievolisce, anzi continua a scavare un tunnel verso il futuro, lastricato di
    sofferenza e di interrogativi inquietanti: quali saranno le conseguenze sulla
    affettività di nostra figlia? Quanto peserà nella sua vita di donna
    un’esperienza così terribile? Perché ingannare una ragazzina e non
    rivolgere le proprie attenzioni a persone adulte, consapevoli e padrone
    della propria esistenza? La lenta presa di coscienza del danno subìto
    alimenta la ferita, ancora infetta e viva. E’ il coraggio della denuncia, fatta
    da nostra figlia, l’unico bagliore nel buio della tristezza, l’appiglio che ci
    spinge a parlare ancora, a non fermare la nostra battaglia a favore della
    verità. Una lotta necessaria per dovere di trasparenza e per rispondere alle
    interpretazioni errate di una realtà, che ha un’unica faccia. Perché nutriamo
    una speranza: che non ci siano altre vittime, altre famiglie a pagare un
    prezzo così alto. Perché abbiamo una certezza: che la società non sia fatta
    solo di persone indifferenti e omertose, ma di individui onesti, con il
    coraggio di assumersi responsabilità. Perché ci è rimasta la fede, forza che
    risiede oltre i più alti campanili e non ha sempre corrispondenza con
    paramenti, abiti talari e stole di ogni ordine e grado.
    Dal Vescovo Diego Coletti non abbiamo avuto conforto diretto, se non
    freddi comunicati stampa e parole vuote di vicinanza ufficiale. Riceviamo,
    a distanza di tempo, colpe e mancanze inesistenti. Al Vescovo di Como
    chiediamo di prendere coscienza della gravità, ancora attuale, dei fatti, di
    lavorare nella direzione della verità, di condannare chi si macchia di un
    peccato così grave, di sostenerci con una presa di posizione netta. Non
    servono sorrisi o frasi di circostanza. Noi, che dal sorriso di un Suo uomo
    fidato, siamo stati traditi. A tutto il clero della Diocesi chiediamo di
    riflettere su quanto accaduto e di sostenere i deboli, le vittime, i poveri, chi
    non può pagare difese importanti, chi non ha voce, chi è minorenne.
    Chiediamo a tutti di non dimenticare. Siamo certi che insieme potremo
    lavorare per il bene dei giovani, della Chiesa, della nostra società.
    Attraverso un’ammissione di colpa, una condanna severa dei fatti accaduti,
    un’attenta vigilanza. Perché la nostra, insieme ad altre famiglie, possa
    uscire da questo angolo di dolore e riappropriarsi della serenità della vita
    che ci è stata rubata. Perché, ciò che è accaduto nella parrocchia di San
    Giuliano, non accada più.>>

  • Concistoro 2014. Per cardinale un protettore di preti pedofili, Inghilterra, l’arcivescovo Vincent Nichols accusa la stampa di congiura anticattolica

    Concistoro 2014. Per cardinale un protettore di preti pedofili, Inghilterra, l’arcivescovo Vincent Nichols accusa la stampa di congiura anticattolica

    BBC accusato di pregiudizio anti-cattolico
    Arcivescovo cattolico di Birmingham Vincent Nichols
    Mr Nichols ha parlato a nome dei cattolici in Inghilterra e Galles
    L’arcivescovo cattolico di Birmingham ha criticato sezioni della BBC, accusandoli di pregiudizio anti-cattolico.

    SER Mons. Vincent Nichols ha detto parti della notizie e attualità reparto della società è apparso per visualizzare la Chiesa cattolica “ostilità”.

    Le sue osservazioni sono state fatte prima di tre programmi che ha detto criticato la Chiesa cattolica.

    In una dichiarazione rilasciata a Londra il Lunedi, ha detto un programma in particolare, era “offensivo per tutti i cattolici in questo paese”.

    Papa caricaturale

    I tre programmi dovute ad essere trasmesso sono Kenyon Confronts, che indaga accuse di pedofilia nella chiesa, un programma documentario Panorama chiamato Sex and the Holy City e una serie animata BBC Three Popetown, in cui il Papa è caricaturale.

    L’arcivescovo ha individuato Kenyon Confronts per particolari critiche e nella sua dichiarazione ha detto che il programma è stato incentrato sulla “vecchie” le denunce di abusi che erano stati adeguatamente studiati.

    Egli ha anche affermato i ricercatori per il programma erano avvicinati sacerdoti dell’arcidiocesi di Birmingham in modo aggressivo, tra cui una presunta chiamata a uno nelle prime ore del mattino.

    Un 79-anno-vecchio prete è stato telefonò da un giornalista che agisce per la società il giorno il sacerdote aveva lasciato l’ospedale dopo l’intervento chirurgico, ha detto.

    E ‘offensivo per tutti i cattolici in questo paese
    SER Mons. Vincent Nichols su Kenyon Confronts

    Egli ha affermato un altro anziano sacerdote era stato “conquistato” da un giornalista in una casa di cura.

    Nella dichiarazione, l’arcivescovo ha detto: “La BBC è una grande società e le mie obiezioni non sono diffusi in tutta la BBC o di fare con la BBC come istituzione.

    «Ma ci sono chiaramente elementi o individui, soprattutto – per quanto posso dire – nei notizie e attualità, che sembrano avvicinarsi alla Chiesa cattolica con grande ostilità.

    “Certamente la comunità cattolica è stufo di vedere un servizio pubblico con il canone da pagare giornalisti senza scrupoli che cercano di ri-diffondere notizie vecchie e di trasmettere programmi che sono così fazioso e ostile. Troppo è troppo.”

    ‘Falso’

    Ha anche detto che i piani per la BBC per segnare il Giubileo d’argento di Papa Giovanni Paolo II e la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta con la proiezione del programma Panorama Sex and the Holy City non ha riconosciuto il “significato emotivo e storico di questi momenti” .

    Una dichiarazione BBC ha detto Kenyon Confronts stava esaminando come la chiesa cattolica trattare le vittime di abusi sui minori passato.

    La dichiarazione ha detto: “Si dà voce a coloro che si sentono i loro casi dovrebbero essere sentite.

    “Riconosciamo l’arcivescovo ha preoccupazioni per il programma. Crediamo che sia una questione di grave interesse pubblico che saranno abbastanza esaminato e segnalato.

    “Prendiamo la grande cura per rispecchiare tutte le fedi nel Regno Unito e in programma per celebrare il Giubileo d’argento di Papa Giovanni Paolo II attraverso la radio, la televisione e online. Avremo anche segnare la beatificazione di Madre Teresa per il nostro pubblico in patria e all’estero.”

    La critica dell’arcivescovo arriva dopo i tentativi da parte dell’arcivescovo di Westminster, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, per disegnare una linea sotto il sesso del bambino scandali di abusi nella Chiesa cattolica.

    Il Cardinale Murphy-O’Connor ha chiesto scusa per il suo “errore” nella nomina Padre Michael Hill come cappellano in aeroporto di Gatwick nel 1985.

    Il sacerdote è stato arrestato l’anno scorso dopo essersi dichiarato colpevole di sei reati di offesa al pudore contro tre ragazzi.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/3196222.stm

    Thursday, 16 October, 2003, 09:54 GMT 10:54 UK
    E-mail this to a friend Printable version
    Church sex files ‘should stay closed’
    Archbishop of Birmingham, the Most Reverend Vincent Nichols
    Archbishop Nichols believes sections of the BBC are “hostile”
    A Roman Catholic Archbishop has said there is no reason to reopen the Church’s files on sexual abuse for independent investigation.

    The Archbishop of Birmingham, the Most Reverend Vincent Nichols, was responding to calls made in the Kenyon Confronts programme, broadcast on BBC One on Wednesday night.

    He said he was “profoundly sorry” for the damage done by the Church, but said its files should remain private.

    Archbishop Nichols, who recently criticised sections of the BBC as “hostile” towards the Roman Catholic Church, said the programme should not have been shown on the eve of the silver jubilee of Pope John Paul II.

    New cases

    He said: “I appreciate the damage that is done by childhood abuse and the hurt that remains long after those events.

    “I have personally met all but one of those mentioned in this programme. I am profoundly sorry for the injuries caused by Catholic priests.”

    But he added: “This programme also called for the Catholic Church’s files on child sexual abuse to be opened to independent scrutiny.

    “The programme implied that this would reveal significant numbers of new cases and new victims of child abuse.

    “There is no evidence to support this opinion.

    Police request

    “The facts are that the files of the Archdiocese of Birmingham back to the 1950s were thoroughly inspected three years ago in order to make sure that there are no hidden cases.

    “Files have been opened to the police on request.”

    The programme found more than half of Catholic priests surveyed said they thought the Church had dealt inadequately with alleged abuse by priests.

    An ICM poll also found three-quarters of priests surveyed said their training had not prepared them for dealing with allegations of child sex abuse.

    Just over half those questioned said they trusted the Church to take care of problems with its own clergy.

    The Archbishop, who is chairman of the Catholic Office for the Protection of Children and Vulnerable Adults, recently said the Church still has “a lot to learn” about dealing with child sex abuse allegations.

    Roma 02/10/2006 09:50
    CHIESA CATTOLICA CRITICA BBC PER PROGRAMMA SU PRETI PEDOFILI

    Roma, 2 ott. (Apcom) – La Chiesa cattolica ha criticato la Bbc per aver mandato in onda un documentario in cui si accusa la sistematica copertura garantita da Papa Ratzinger, quando era ancora cardinale, a casi di abusi sessuali su minori commessi da preti. Come riferisce il sito della Bbc, l’arvicescovo di Birmingham Vincent Nichols ha definito “totalmente fuorviante” il documentario. Nel programma si è parlato di un documento del Vaticano – il ’Crimen Sollicitationis’ – scritto nel 1962, che apparentemente fornirebbe indicazioni ai vescovi su come gestire i casi di abusi su minori. Gli autori del documentario hanno intervistato padre Tom Doyle, un ex avvocato dalla Chiesa, licenziato dal Vaticano per le sue critiche ai casi di abusi, chiedendogli di interpretare il documento. Secondo Doyle, si tratterebbe di un testo che fornisce le direttive per coprire i casi di abusi sessuali. La Chiesa cattolica afferma invece che il documento non ha nulla a che vedere con questa questione, e riguarderebbe invece l’uso improprio delle confessioni. L’arcivescovo Nichols, che ha parlato a nome dei vescovi cattolici in Inghilterra e in Galles, ha detto che “il documentario fornisce una interpretazione errata di due documenti del Vaticano, per collegare la figura del Papa all’orrore degli abusi sessuali”.

    Fonte: http://today.reuters.it/

    Vescovi Gb: False accuse a Papa di aver insabbiato abusi bimbi
    lunedì, 2 ottobre 2006 11.00
    di Deborah Haynes
    LONDRA (Reuters) – I vescovi cattolici d’Inghilterra e Galles hanno bollato come “falso e interamente ingannevole” un documentario della Bbc sul presunto insabbiamento di abusi sessuali su minori in base a un sistema messo in opera da da Benedetto XVI prima di diventare Papa.
    Il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, primate di Inghilterra e Galles, vuole scrivere questa settimana a Mark Thompson, direttore generale della British Broadcasting Corporation (Bbc), per protestare contro il programma, trasmesso ieri.
    Il documentario di “Panorama”, programma di attualità di punta della Bbc, prendeva in esame quello che è stato descritto come un documento segreto scritto nel 1962 che fissa una procedura riguardo agli abusi su bambini all’interno della Chiesa.
    Il documento impone un giuramento di segretezza su vittima, sacerdote coinvolto ed eventuali testimoni. La rottura del giuramento comporterebbe la scomunica, dice la Bbc.
    “La procedura mirava a proteggere la reputazione del sacerdote finché la Chiesa avesse indagato, ma in pratica può offrire un modello per l’insabbiamento”, dice il documentario della Bbc.
    “L’uomo incaricato di attuarlo per 20 anni fu il cardinale Joseph Ratzinger”, ha detto nel programma “Reati sessuali e Vaticano” il giornalista Colm O’Gorman.
    Ratzinger è stato a capo della Congregazione per la dottrina della fede, responsabile dell’attuazione della dottrina, dal 1981 fino alla sua elezione nell’aprile 2005.
    Il Vaticano oggi ha detto che sta esaminando la trascrizione del programma, ma per il momento non ha rilasciato commenti.
    In risposta al documentario, l’arcivescovo Vincent Nichols di Birmingham, nell’Inghilterra centrale, ha detto che la Bbc dovrebbe “vergognarsi dello standard del giornalismo usato per mettere in piedi questo infondato attacco a Papa Benedetto XVI”.
    L’arcivescovo dice che ci sono due filoni nel documentario, uno che mette in luce casi di abusi su bambini da parte di preti – un reato che la Chiesa cattolica ha trattato con serietà, attenzione e trasparenza – e l’altro che costituisce un attacco il Vaticano.
    “Questo aspetto del programma è falso e interamente ingannevole”, ha detto Nichols in un comunicato sottoscritto dai vescovi di Inghilterra e Galles.
    “E’ falso perché travisa due documenti del Vaticano e li usa in modo ingannevole per collegare gli orrori degli abusi sui bambini alla persona del Papa”. Il secondo documento citato dalla Bbc è un aggiornamento del 2001 al testo originale.
    La Bbc difende il proprio documentario. “La protezione dei bambini è chiaramente una questione assolutamente di interesse pubblico”, ha detto in un comunicato in risposta alle critiche del vescovi.
    “La Bbc sostiene il programma di stanotte ’Panorama’, e invita gli spettatori a farsi una loro opinione una volta che l’abbiano visto”.

    Fonte: www.corriere.it/
    02 ott 09:53 Gran Bretagna: pedofilia, chiesa cattolica critica Bbc
    ROMA – La chiesa cattolica accusa un documentario mandato in onda dalla Bbc in cui si descrive la sistematica copertura garantita da Papa Ratzinger, quando era ancora cardinale, a casi di abusi sessuali su minori commessi da preti. Come riferisce il sito della Bbc, l’arcivescovo di Birmingham Vincent Nichols ha definito “totalmente fuorviante” il documentario. Il programma ha citato un documento del Vaticano – il ’Crimen Sollicitationis’ – del 1962, che fornirebbe indicazioni ai vescovi su come gestire i casi di abusi su minori. Gli autori del documentario hanno intervistato padre Tom Doyle, un ex avvocato dalla chiesa, licenziato dal Vaticano per le sue critiche ai casi di abusi, chiedendogli di interpretare il documento. Secondo Doyle, si tratterebbe di un testo che fornisce le direttive per coprire i casi di abusi sessuali. (Agr)

  • Le misure anti-pedofilia dei Legionari di Cristo? Nulla è cambiato

    Le misure anti-pedofilia dei Legionari di Cristo? Nulla è cambiato

    Il sistema della potente congregazione ancora oggi si regge sul segreto, sul sospetto, sul culto delle personalità, sul controllo e la manipolazione delle persone.

    Era tra i più papabili a diventare il direttore generale dei Legionari di Cristo – congregazione religiosa ultraconservatrice fondata in Messico – p. Deomar De Guedes, numero due della congregazione, in occasione del prossimo Capitolo generale, in programma a Roma a partire dall’8 gennaio. E invece ha preso una decisione drastica: quella di abbandonarla. Si è reso conto, infatti, che essa è tuttora permeata da un «sistema marcialista», legato cioè alla figura, ormai completamente screditata, del fondatore ed ex leader Marcial Maciel Degollado, pedofilo e responsabile di abusi, sessuali ma anche finanziari. Un sistema quindi che ancora oggi si reggerebbe sul segreto, sul sospetto, sul culto delle personalità, sul controllo e la manipolazione delle persone. Sono accuse pesanti che p. De Guedes ha messo per iscritto in una lettera al superiore generale, p. Sylvester Heereman, datata 8 novembre (e resa nota in via esclusiva da Religión Digital il 26/12) che spiega le motivazioni della sua scelta e offre la propria collaborazione e la propria esperienza. Ingegnere brasiliano, manager in una multinazionale, nel 2000 fu il primo prete brasiliano a entrare nella Legione. Diventò poi responsabile territoriale in Spagna, poi in Argentina e in Brasile finché, nel novembre 2012, fu nominato consigliere aggiunto della congregazione.

    Il passo compiuto da De Guedes è una doccia fredda per la congregazione che si trova in una fase molto difficile, commissariata e supervisionata dal card. Velasio De Paolis, che sta tentando di farla rinascere su basi radicalmente diverse. Lo dimostra una lettera dello stesso Heereman ai membri della congregazione, in cui dà conto dell’impegno profuso nella prevenzione degli abusi su minori – piaga diffusa nella congregazione a partire dallo stesso fondatore Maciel – fondata su una politica di tolleranza zero. «Affrontare la realtà dell’abuso sessuale aiuta a tenere in considerazione valori diversi ma complementari: la responsabilità della protezione delle persone che sono affidate alle nostre cure, la promozione e la difesa della giustizia, la compassione e la solidarietà con le vittime, il diritto degli imputati ad un giusto processo e – fermo restando che l’abuso sessuale è una condotta che non sarà mai tollerata – la misericordia e il sostegno dei nostri fratelli colpevoli di questo crimine».

    P. Heereman descrive poi i principi che guidano l’azione della Legione contro gli abusi: prima di tutto, la collaborazione con le autorità civili e ecclesiali, l’implementazione di un codice di condotta e di severe misure nella selezione dei candidati all’ingresso nella congregazione, l’elaborazione di procedure chiare per affrontare le denunce, rispettando tanto le necessità delle vittime quanto degli accusati. In tutto ciò, la priorità massima è, afferma Heereman, «il bene e la guarigione della vittima, così come la prevenzione di ulteriori incidenti». Ogni persona, aggiunge, ha diritto alla presunzione di innocenza, ma ciò non prescinde dalla piena collaborazione con le autorità e con l’attenzione delle vittime». Quanto al capitolo doloroso e infamante delle vittime di Maciel, Heereman afferma che tutte quelle che si sono presentate «sono state visitate, ascoltate e curate. La Commissione (istituita dal card. Velasio, ndr) ha valutato in ognuno dei casi come aiutarle a curare le loro ferite e ad affrontare le difficoltà della loro vita attuale, e ha presentato proposte al delegato pontificio e alla direzione generale. Abbiamo agito coerentemente e in questo momento non vi è alcun caso in sospeso». In tutto, 35 sono i preti accusati di abusi sessuali su minori; in 14 di questi casi non si è proceduto per accuse infondate o comportamento imprudente; nove sono stati trovati colpevoli (ivi compreso Maciel); due di essi non erano in grado di sostenere un’investigazione quando è stata presentata la denuncia; dieci hanno subito un processo. A parte Maciel, cinque sono i superiori accusati di comportamenti sessuali inappropriati; in tre casi non si è proceduto, due sono stati trovati colpevoli.

    Dalla fondazione, la Legione di Cristo ha ordinato 1.133 sacerdoti. Attualmente essa conta quattro vescovi, 961 sacerdoti e 1.877 tra religiosi, novizi, candidati e studenti, secondo quanto riporta, in un’intervista a Vatican Insider (30/12) p. Benjamin Clariond, direttore dell’ufficio internazionale della comunicazione istituzionale dei Legionari, nonché segretario della commissione per la riforma delle costituzioni. Oggi, la congregazione si trova in un momento cruciale: entro la fine di febbraio, infatti il Capitolo voterà il nuovo testo costituzionale, che verrà poi consegnato a papa Francesco per la ratifica definitiva. La scoperta degli scandali relativi a Maciel ha inferto una ferita gravissima alla Legione, che è stata sottoposta, nel 2010, due anni dopo la morte del fondatore, per volontà di papa Benedetto XVI, a una visita apostolica al termine della quale, spiega Clariond, «la Santa Sede ha riconosciuto che la maggioranza dei Legionari agivano correttamente ma che c’erano alcuni aspetti della vita della Legione da riformare».

    Di qui la necessità di rivedere le Costituzioni e la creazione di una commissione ad hoc: «Abbiamo riflettuto su ciò che siamo, sulla nostra identità, sul nostro modo di vivere», afferma Clariond, spiegando che a questo processo, durato tre anni, hanno partecipato tutti i legionari. La commissione ha presentato materiale per la discussione e una proposta di rinnovamento. Ogni comunità territoriale ha prodotto una sintesi e la commissione centrale le ha presentate alla commissione presieduta dal card. De Paolis con la partecipazione dei canonisti p. Gianfranco Ghirlanda e p. Agostino Montan. Oltre alla revisione degli statuti, però, si è reso necessario anche un cambiamento nella formazione dei seminaristi: «Ancora è da approfondire il percorso», ha detto Clariond. «Adesso si garantisce maggiore distinzione fra foro esterno e foro interno. Si sono effettuati cambiamenti anche nella struttura del nostro seminario a Roma». Se prima si privilegiava l’attività apostolica rispetto agli studi, ora c’è anche un «maggior senso di partecipazione alla Chiesa locale e viene data al seminarista più responsabilità nel proprio percorso vocazionale. Abbiamo acquisito un maggior senso di realismo sui nostri limiti e sulle nostre capacità».

    Ludovica Eugenio, Adista