Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Pedofilia: «Niente denunce siamo ebrei»

    Pedofilia: «Niente denunce siamo ebrei»

    La pensata del rabbino di NY: Risolvere i casi di pedofilia all’interno della comunità ebraica per non esporsi ai rischi del carcere, anche perché spesso i bambini mentono.

    Il rabbino decano dell’antica Università Yeshiva di New York ha messo in guardia i suoi colleghi dal denunciare alla polizia presunti casi di abusi sessuali su bambini. Queste denunce potrebbero portare non solo all’arresto di ebrei ma anche alla loro detenzione in cella assieme a degli ‘shvartze,’ vale a dire degli afro-americani, che li potrebbero uccidere. Il rabbino Hershel Schachter, membro anziano del Rabbi Isaac Elchanan Theological Seminary, ha detto anche che i bambini possono mentire e così rovinare la reputazione e la vita di un uomo innocente: «Potrebbe essere che alla fine tutta la faccenda sia una bolla di sapone», ha spiegato Schachter. Il quale ha quindi suggerito di creare dei comitati ebraici che vaglino in via preventiva eventuali casi di abusi e decidano in base alle prove se informare o meno le autorità. La Yeshiva University è stata al centro di uno scandalo dopo una serie di rapporti che hanno portato a galla una lunga serie di abusi compiuti da due professori dell’istituto per soli ragazzi a Manhattan.
    Evidentemente le modalità di gestione, finalizzate all’insabbiamento dei casi di pedofilia e alla negazione delle vittime, attuate dai gerarchi della Chiesa cattolica in tutto il mondo hanno fatto scuola anche presso le altre religioni monoteiste.

  • La vittima, Don Rocco, sacerdote di frontiera a Tor Bella Monaca

    La vittima, Don Rocco, sacerdote di frontiera a Tor Bella Monaca

    Perseguita il prete, allontanata dalla chiesa e indagata per stalking

    La vittima, Don Rocco, sacerdote di frontiera a Tor Bella Monaca

    di Adelaide Pierucci

    ROMA – Divieto di avvicinarsi alla parrocchia e di comunicare col prete, telefonicamente, via sms e sul web. E’ dovuta intervenire la magistratura per fermare una stalker invaghita del suo sacerdote. Un incubo per Bella Monaca, benvoluto da tutti e vittima dal gennaio 2012 dell’assillo di una fedele.

    La donna, un’impiegata di 41 anni, in un’escalation di passione ha cominciato a seguirlo, a tempestarlo di telefonate e messaggini, a fare irruzioni in canonica, a citarlo sul suo blog e a inviare lettere ad altri parrocchiani, fino a sedersi al primo banco durante la messa, usando metodi sempre più ossessivi, offensivi e minacciosi. Il sacerdote prima aveva preferito farsi sostituire alla messa, poi era anche finito al pronto soccorso in preda alle palpitazioni. E alla fine, estenuato, aveva deciso di denunciare la donna. Lo ha fatto nel settembre 2012. La procura di Roma si è subito attivata con una serie di interrogatori. E, nei giorni scorsi, è arrivata la svolta con l’allontanamento disposto dal giudice. Le indagini sono state fatte dai carabinieri di Tor bella Monaca e dalla polizia postale.

    LA DENUNCIA
    «Non ce la facevo più e ho affidato ad altri la soluzione del problema, ma preferisco non parlarne», ha detto ieri don Rocco. Il gip Nicola Di Grazia, su richiesta del pm Vincenzo Barba, ha disposto una misura cautelare nei confronti della donna intimandole di stare alla larga dal prete e dalla chiesa di Sant’Edith Stein. Due le accuse contro l’indagata: stalking e diffamazione.

    Con ostinatezza avrebbe assillato il sacerdote in modo da «ingenerare nello stesso – come scrive il gip – un fondato timore per la sua incolumità e causandogli un perdurante e grave stato di ansia e di paura tanto da indurlo, in due circostanze, a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Costringendo altresì lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita come farsi più volte sostituire nelle celebrazioni della santa messa in considerazione della presenza dell’indagata, in prima fila, fra i banchi della chiesa. O evitare di indire assemblee pubbliche al fine di evitare dissidi nella comunità parrocchiale.

    Ovvero richiedere ad alcuni parrocchiani di “scortarlo” nelle sue attività». Eppure la donna non si rassegnava e, quando il sacerdote, con garbo, cercava di allontanarla si ostinava a frequentare una parrocchia, fuori dalla sua circoscrizione.

    I TABULATI
    Dai tabulati sono state conteggiate 400 chiamate in un anno dal cellulare della donna a quello del sacerdote che era reperibile anche per le estreme unzioni e non poteva spegnere l’apparecchio. Telefonate per lo più mute, che arrivavano anche a casa. Poi, un’infinità di sms, spesso allusivi o offensivi. Ma era sul blog che la fedele si sfogava meglio contro il sacerdote, parlando di «Uccelli di rovo» o dipingendo come una «Una cupola mafiosa» il giro dei collaboratori del prete, dai catechisti al viceparroco, pure loro vittime indirette. Sul web l’indagata offendeva la reputazione di don Rocco e dei suoi collaboratori, indicandoli «facenti parte di una cupola mafiosa che, anziché manifestarsi come accogliente nei confronti della comunità parrocchiale, tenderebbe asseritamente a escludere chi, come lei, non risulta in linea con la parte offesa».

    L’OSSESSIONE
    Don Rocco non si sentiva più libero. La signora infatti «riusciva a impedire lo svolgimento sereno e ordinato della sua vita e del suo lavoro, senza alcuna remora e rispetto neanche del luogo di culto». Il gip nell’atteggiamento della donna ha ravvisato aspetti ossessivi e un concreto pericolo di recidiva. Da qui la decisione di tenere la fedele alla larga dalla chiesa per mettere fine all’azione persecutoria, architettata su più piani e anche via web. Il sacerdote un paio di volte non ha retto: in ospedale gli hanno diagnosticato forti palpitazioni.

    Venerdì 22 Marzo 2013 – 08:06

    giovedì 17 gennaio 2013
    Le scuse di don Rocco Massimiliano Caliandro
    Caliandro aspetto le tue scuse PUBBLICHE e non l’AVVENIRE dentro la cassetta postale!!!

    Me le devi! Ti sei schierato contro di me con chi mi ha aggredita dentro la tua parrocchia, ieri l’ho detto ad un sacerdote, è rimasto allibito, dice che i preti non si schierano mai ma sono preti di tutti i figli di Dio tu sei con Dio o con Satana?

    Sai un prete orgoglioso come e’ lui, quando le fa le dovute scuse?: l’anno del cazzo!
    Ossia l’unica cosa che sa fare. Decisioni puntualmente del cazzo. Dalla parte dell’interesse e mai del giusto. Giusto Vendola può votare uno così.

    La vendetta un sentimento buono o cattivo?

    Di solito, non ho interesse a vendicarmi di un qualche torto subito. Però, c’è un però. Nella vita le vendette mi sono sempre cadute in mano servite su piatti d’argento. Significa, che non le ho mai cercate, ma non ho mai scordato un torto, così da sempre, improvvisamente, accade qualcosa che mi consente di riscattarmi e questo mi da una soddisfazione immensa.
    Non mi provoca alcun senso di colpa, perché restituisco solo quanto mi viene dato, nulla di più.
    Molti ipocriti sostengono che la vendetta sia un qualcosa di negativo. Io no. Se ho l’opportunità di vendicarmi uso tutta la mia energia per annientare chi mi ha fatto del male. Ed anche questa volta ho più volontà perché non ho mai odiato stavolta odio con tutte le mie forze delle persone che sono il male assoluto. La melma, la merda pura di quelle intossicare dai rifiuti illegali.
    (10/01/2013 ore 10.58)
    Pubblicato da Monia Lustri a 10:58

    http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:vEKnuxUrga0J:monialustri.blogspot.com/2013/01/le-scuse-di-don-rocco-massimiliano.html+monia+lustri+don+rocco&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it

    luposolitario15 gennaio 2013 11:08

    Ma non pensi che accanirti con questo prete che già in quanto tale ha tutto il mio disprezzo ,sia tempo perso? La verità tanto la sapete solo tu e lui e se veramente esiste il tuo dio prima o poi farà i conti con lui
    Rispondi
    Monia Lustri15 gennaio 2013 11:25

    Vedo che è tempo perso in quanto credo che un prete che si schiera non è un prete;
    un prete che addirittura si schiera e fa collaborare delle persone violente non è un prete;
    quindi cosa ci fa in busta paga del vicariato se il suo lavoro non lo fa se non per fare il compiacente di chi a quelle mura ci sta abbarbicato addirittura fino a diventare violento con il suo bene placido? sa cosa significhi doversi vergognare per ciò che ancora oggi continua a fare fingendo che nulla sia accaduto li dentro?
    Non si fa schifo, cosa che invece fa a me… tanto quanto chi mi ha aggtedita e lui è stato il primo…
    Non mollerò finchè non se ne torna a rompere i coglioni a casa sua, al suo paese e non nella mia zona… dando corda a gente che sta li e al prossimo rompe solo i coglioni con prepotenza, arroganza e spavalderia..arriverà il giorno in cui il vescovo Marciante il culo non glielo potrà più coprire!
    E chi cresima i figli dei prediletti nemmeno.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/03/…atela-55089939/

    Repubblica Roma
    Venerdì 22 marzo 2013 – Aggiornato alle 14.44

    Parrocchiana stalker del prete
    Il giudice ordina: “Allontanatela”

    Una parrocchiana quarantenne, perseguita Don Rocco, il parroco della chiesa di Sant’Edith Stein, nel quartiere di Tor Bella Monaca. Il gip ha vietato alla donna ogni contatto con il sacerdote, vittima di una serie di atti persecutori
    di FRANCESCO SALVATORE

    Era molto più interessata al parrocco che alla chiesa. Un interesse tale che si trasformato in infatuazione e poi in ossessione. Lei, una parrocchiana quarantenne di origine abruzzese, adesso non potrà più avvicinarsi a Don Rocco, anche lui quarantenne, né contattarlo in alcun modo, né frequentare più la chiesa di Sant’Edith Stein a Tor Bella Monaca.

    Il gip Nicola Di Grazia, su richiesta del pm Vincenzo Barba, ha vietato alla donna ogni contatto con il sacerdote, vittima di una serie di atti persecutori. Telefonate, messaggi, pedinamenti e appostamenti che lo hanno turbato a tal punto da causargli un perdurante stato di ansia e paura, e che lo hanno costretto nell’ultimo anno ad andare al pronto soccorso due volte, oltre che alla rinuncia più grande: diverse volte non ha potuto nemmeno celebrare la messa.

    La vicenda, su cui hanno indagato i carabinieri, inizia nel gennaio dello scorso anno. La donna ha un interesse per Don Rocco e cerca in ogni modo di entrare in contatto con lui. La domenica a messa è sempre seduta in prima fila, mentre durante la settimana chiama in continuazione il prete – 400 telefonate nell’anno – e gli invia una miriade di messaggi. Un escalation negli ultimi mesi del 2012. La donna compie una serie di “incursioni” nell’ufficio privato del prete, ostinandosi a restare nonostante gli inviti ad andarsene. Una serie di atti che hanno sconvolto il parroco creando un clima teso fra gli altri parrocchiani che lo hanno indotto a denunciare quanto
    accadeva.

  • La storia di Padre Murphy, il sacerdote pedofilo

    La storia di Padre Murphy, il sacerdote pedofilo

    «Ero solo un bambino». Una frase semplice, eppure in grado di raccontare in modo diretto e intenso un dolore che sembra non avere mai fine.
    A pronunciare queste quattro parole nella lingua dei segni è, nel documentario diretto dal regista premio Oscar Alex Gibney Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio, una delle vittime degli abusi sessuali perpetrati per anni da Padre Lawrence Murphy ai bambini dell’istituto per sordi St. John’s School for the Deaf di St. Francis, a Milwaukee.
    I VOLTI DI UN DRAMMA.
    Pur potendo discutere eventuali errori commessi da Gibney nel ricostruire le azioni del Vaticano (accusato di aver coperto per anni gli abusi), il merito innegabile del film è quello di dare un volto al dramma della pedofilia allontanandosi da statistiche, documenti legali o dibatti di vaticanisti ed esperti, ma mostrando da vicino le ferite inguaribili inferte da chi avrebbe, al contrario, dovuto aiutare e proteggere i più deboli.
    Fin da prima dell’inizio del conclave, lo scandalo degli abusi su minori da parte di religiosi è stato uno degli argomenti più trattati e rappresenta ora uno dei problemi che papa Francesco è chiamato ad affrontare con maggiore attenzione, tenendo conto che questa pagina drammatica della storia della Chiesa rischia di far perdere la fiducia nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche.
    IL PARADISO TRADITO.
    Arthur Budzinksi, Terry Kohut, Pat Kuehn e Gary Smith in Mea Maxima Culpa confessano alle telecamere di Alex Gibney i segreti custoditi per anni, ripercorrendo la loro storia da quando arrivarono per la prima volta a scuola.
    Ai loro occhi innocenti l’istituto sembrava quasi il paradiso e si sentivano amati e protetti. La statua di Gesù raffigurato in mezzo ai più piccoli all’entrata della scuola ricordava loro ogni giorno che Dio li amava e per la prima volta non si sentivano diversi o incompresi a causa della loro sordità. La condizione che avrebbe dovuto renderli più bisognosi di cura e amore si è trasformata, invece, in una condanna.
    Padre Lawrence Murphy, a capo della scuola dal 1950 al 1974, con ognuno dei quattro bambini è passato in breve tempo dalle domande intime poste in confessionale alla violenza sessuale.
  • “Papa Francesco ha taciuto sui casi di pedofilia in Argentina”

    “Papa Francesco ha taciuto sui casi di pedofilia in Argentina”

    Nel giorno dell’insediamento ufficiale di Papa Francesco, il Washington Post tira fuori qualche scheletro dall’armadio e racconta la vicenda giudiziaria di padre Julio Cesar Grassi, sacerdote argentino e fondatore di un programma a sostegno degli orfani, oggi condannato con la condizionale per molestie sessuali ai danni di un bambino sotto la sua tutela.

    CONDANNATO A 15 ANNI, LIBERO – Si chiama Julio Cesar Grassi e, nell’Arcidiocesi di Buenos Aires, è una specie di celebrità. Giovane, dinamico, interessato al mondo dei media e con un’interessante schiera di finanziatori, padre Grassi è il fondatore di una rete di scuole, orfanotrofi e programmi educativi a sostegno dei bambini e dei giovani argentini più sfortunati. La sua fondazione ha un nome solare: Felices los Niños, bambini felici. Grazie alle sue azioni, padre Grassi si è guadagnato il plauso del mondo politico argentino e, ovviamente, anche quello del suo superiore, l’Arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco. Ma padre Grassi è stato condannato a 15 anni di prigione per aver molestato sessualmente un bambino che gli era stato affidato. La sentenza, risalente al 2009, è stata sospesa con la condizionale. Padre Grassi, pertanto, non si trova in carcere.

    BERGOGLIO E GLI ABUSI – Secondo quanto riportato dal Washington Post, nell’anno in cui Grassi fu condannato, Bergoglio si sarebbe rifiutato di incontrare la vittima del sacerdote, così come ogni altra persona che subì abusi da parte di un membro del clero argentino. Non avrebbe offerto né le sue scuse, né un risarcimento pecuniario, nemmeno in quei casi denunciati da altri membri della Chiesa o nei casi in cui i sacerdoti accusati fossero finiti in carcere. Bergoglio è stato eletto Pontefice meno di una settimana fa, e da quel giorno i media internazionali si sono soffermati principalmente sulle sue azioni durante la “guerra sporca” nel periodo della dittatura. Ma, oggi, lo scandalo che incombe sul Vaticano è legato alla pedofilia e, benché non ci siano prove che l’allora Arcivescovo di Buenos Aires abbia avuto un ruolo nel coprire i casi di abusi, si tratta di una macchia che potrebbe condizionare il papato di Bergoglio.

    “È STATO IN SILENZIO” – Numerose associazioni argentine a sostegno dei diritti umani hanno affermato che, negli ultimi anni, Bergoglio si sarebbe schierato con molta convinzione insieme alle organizzazione laiche per combattere la prostituzione minorile e il mercato del sesso e che avrebbe dato precise istruzioni ai vescovi di denunciare alla polizia tutte le accuse di abusi da parte dei membri del clero. Lo scorso settembre, quando un sacerdote è stato accusato di aver abusato di decine di ragazzini tra il 1984 e il 1992, Bergoglio aveva diffuso un comunicato in cui riaffermava “la sua profonda vergogna e l’immenso dolore per quanto commesso da una persona che dovrebbe dare l’esempio”. Tuttavia, per la maggior parte dei 14 anni in cui Bergoglio è stato Arcivescovo di Buenos Aires, non avrebbe intrapreso nessuna azione decisiva per proteggere i bambini dagli abusi, né avrebbe chiesto scusa quando i primi casi vennero alla luce. ”È stato in silenzio, completamente in silenzio” – ha dichiarato Ernesto Moreau, membro argentino delle Nazioni Unite nonché avvocato di alcune delle vittime che avevano chiesto, inutilmente, un incontro con Bergoglio. “In quel caso Bergoglio non fu troppo diverso dagli altri vescovi argentini, né dal Vaticano”.

    PADRE GRASSI, UN CASO PROBLEMATICO – Il caso di padre Grassi è stato particolarmente problematico, perché il sacerdote era considerato molto vicino sia a Bergoglio che ai giovani sacerdoti coinvolti nella fondazione. Una fondazione che accoglie 600 orfani e gestisce un giro di donazioni particolarmente cospicuo. Grassi non è stato espulso dal clero: anzi, dopo la sentenza, i vertici della Chiesa argentina guidati da Bergoglio, commissionarono un lungo report in cui si affermava che Grassi era innocente. Il documento è stato messo agli atti in vista del processo d’appello, ancora da celebrarsi, e Grassi può continuare a vivere a pochi passi dalle aule e dei dormitori della scuola da lui fondata e che oggi è diventata il centro della comunità fondata dal sacerdote. Alcuni dipendenti della scuola hanno testimoniato al processo. Una custode ha raccontato che Grassi “aveva i suoi preferiti, sempre maschietti. Regalava loro biciclette o giocattoli e poi ne sceglieva uno perché fosse il suo piccolo segretario”. Ad accusarlo ci sono poi le testimonianze di tre ragazzini, di età compresa tra i 9 e i 13 anni.

    RISTABILIRE LA CREDIBILITÀ DELLA CHIESA – “Molti cattolici vogliono proteggerlo e difenderlo – ha dichiarato Sister Martha Pelloni, avvocato argentino specializzato in abusi su minori – Ma quegli abusi erano reali”. Anche Fortunato Mallimaci, sociologo all’Università di Buenos Aires, ha analizzato la situazione: “Negli Stati Uniti e in Europa esiste una netta separazione tra Stato e Chiesa. Ma non in America Latina – ha spiegato – Qui la società civile è spesso troppo debole per superare il potere del clero e i sospetti si addensano prima sull’accusatore che sull’accusato. Ma se Bergoglio vuole ristabilire la credibilità della Chiesa – conclude Mallimaci – Dovrà essere il primo a dichiarare che nessun abuso verrà tollerato: a Washington come a Roma o a Buenos Aires”.

    www.giornalettismo.com/archives/835681/julio-cesar-grassi/

  • Papa, da attivisti accuse di silenzio su 2 casi pedofilia in Argentina

    Papa, da attivisti accuse di silenzio su 2 casi pedofilia in Argentina

    Buenos Aires (Argentina), 19 mar. (LaPresse/AP) – Il gruppo statunitense ‘Bishop accountability’, che si occupa di monitorare gli abusi sessuali commessi da sacerdoti, ha chiesto a papa Francesco di scusarsi per quella che definisce la protezione fornita dalla Chiesa argentina a due preti accusati di pedofilia. Le accuse riguardano l’atteggiamento dell’allora cardinale Bergoglio, ai tempi arcivescovo di Buenos Aires, in relazione al caso di due sacerdoti: si tratta di padre Julio Cesar Grassi, che guidava la fondazione ‘Happy children’ e venne condannato per pedofilia nel 2008, e di padre Napoleon Sasso, condannato nel 2007 per avere abusato di alcune bambine a una mensa per poveri, posto a cui era stato assegnato dopo avere già avuto problemi di pedofilia nella provincia di San Juan. L’allora cardinale Jorge Bergoglio non è stato coinvolto direttamente in nessuno scandalo di abusi sessuali e in nessun insabbiamento, ma l’avvocato delle vittime Ernesto Moreau denuncia ad Associated Press che Bergoglio non avrebbe rimosso i sacerdoti e si sarebbe rifiutato di incontrare le vittime. Secondo Moreau, inoltre, Bergoglio avrebbe anzi finanziato con i soldi della Chiesa un rapporto a sostegno di Grassi, il quale è ora libero in seguito al processo d’appello. Prima della sentenza, Grassi ringraziò Bergoglio per “non averlo mai abbandonato”.

    Secondo l’avvocato delle vittime dei due sacerdoti, “Bergoglio è stato l’uomo più potente della Chiesa d’Argentina dall’inizio di questo secolo” e “la leadership della Chiesa non ha mai fatto niente per rimuovere queste persone dal loro posto e non è stato neanche fatto nulla per alleviare il dolore delle vittime”. La co-direttrice di Bishop accountability, Anne Doyle, parlando con Associated Press ha chiesto che papa Francesco si scusi e identifichi pubblicamente i preti che sono stati “credibilmente accusati”. Per mandare un messaggio di tolleranza zero, secondo Doyle, papa Francesco dovrebbe fare le seguenti cose: chiedere all’arcidiocesi di Buenos Aires di pubblicare i documenti completi relativi ai due preti accusati, identificare pubblicamente ogni sacerdote a carico del quale ci siano “accuse credibili”, appoggiare pubblicamente l’obbligo per i funzionari della Chiesa di denunciare alle autorità ogni caso di sospetti abusi sessuali, ammettere di avere sbagliato a difendere i due preti, chiedere scusa alle vittime di Grassi e Sasso e infine offrirsi di incontrare le vittime adesso.

    Per la co-direttrice Bishop accountability, l’episodio dei due sacerdoti dimostra che Bergoglio non era al passo con la lotta della Chiesa contro la pedofilia, cominciata nel 2002 dopo che migliaia di casi vennero denunciati negli Stati Uniti e nel resto del mondo. “Il fatto che Bergoglio lo abbia fatto appena cinque anni fa, mentre i vescovi in altri Paesi incontravano le vittime di pedofilia e applicavano regole dure, lo colloca di certo indietro rispetto ad altre figure americane”, dice Doyle ad AP. Doyle ha ricordato che a mettere in luce la vicenda, mentre tutto il mondo guardava la cerimonia di avvio del pontificato di papa Francesco, è stato il Washington Post. “Le vittime di questi due preti sono i veri figli di Dio dei quali ha parlato nell’omelia di oggi”, ha Anne Doyle. “Loro sono i più vulnerabili tra i poveri. Speriamo che Francesco considererà questa una priorità, tenderà le braccia alle vittime e correggerà la sua terribile indifferenza dimostrata quando era arcivescovo”, ha concluso.
    Pubblicato il 19 marzo 2013

    www.lapresse.it/cronaca/papa-da-att…entina-1.302175

  • Pedofilia, Vaticano sostiene Mahony che ha partecipato al Conclave

    Pedofilia, Vaticano sostiene Mahony che ha partecipato al Conclave

    Lo scandalo pedofila che si è abbattuto sulla sua diocesi è stato senza conseguenze per Roger Mahony. Mentre il Cardinale di Los Angeles era riunito in Conclave, l’avvocato della sua arcidiocesi stava patteggiando una cifra milionaria con quattro vittime di abusi, per evitare il processo. Mahony sarebbe colpevole di omissione: Michael Baker, ex sacerdote della sua diocesi,gli avrebbe confessato di aver abusato di due fratellini per sette anni. Per i cattolici statunitensi, Mahony non doveva essere ammesso al Conclave. Per il Vaticano ne ha il diritto: “I cardinali, tra cui Roger Mahony che sono stati denunciata dallo SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), l’associazione statunitense delle vittime degli abusi”, spiega il canadese Thomas Rosica nel corso di una conferenza stampa, “hanno molto riflettuto sulle accuse mosse loro. Non c’era alcun motivo perché non partecipassero al Conclave. Ci sono uomini indicati da questa associazione che sono degni della nostra stima e del nostro rispetto e che hanno un posto nel conclave.” Sarebbero 130 i casi di presunte violenze a danno di minori avvenuti nel corso degli anni ’80 nella diocesi che Mahony ha guidata per 26 anni. L’organizzazione con sede a Chicago che rappresenta coloro che hanno subito abusi da parte dei sacerdoti continua a chiedere l’apertura di un’indagine.

  • Preti e pedofilia, polemiche e “porte chiuse” a Savona Notizie e video ultima ora dalla Liguria

    Preti e pedofilia, polemiche e “porte chiuse” a Savona Notizie e video ultima ora dalla Liguria

    Continua l’inchiesta di Tgn sui casi di pedofilia denunciati all’interno della Curia di Savona: molte porte chiuse e poche risposte, mentre è tornato da Roma Francesco Zanardi, una delle vittime dei presunti abusi, che ha raccolto 20mila firme per chiedere che mons. Calcagno non partecipi al Conclave per l’elezione del Papa.
  • Preti pedofili, la vittima Zanardi “Fuori Calcagno dal Conclave. Coprì gli abusi”

    Preti pedofili, la vittima Zanardi “Fuori Calcagno dal Conclave. Coprì gli abusi”

    Violenze coperte e insabbiate in nome dell’onore della diocesi di Savona. E’ quanto raccontato dalle Iene in un servizio trasmesso il 3 marzo. L’orco si chiama Nello Giraudo.

    Chi coprì le malefatte del sacerdote? Secondo una vittima, Francesco Zanardi, c’è anche il cardinale Domenico Calcagno, uno dei membri del prossimo conclave.

    A sostegno della sua tesi, Zanardi porta con sé una folta documentazione, carteggi e lettere indirizzate al Vaticano. Per lui la Chiesa sapeva, ma non trovava altra soluzione che spostare il parroco da una diocesi all’altra, non assicurando nemmeno la giusta protezione ai bambini: “Fu addirittura spedito a capo di una comunità per ragazzi disagiati, nonostante le accuse di molestie”.

    Il muro di omertà si squarcia nel 2007, quando il sacerdote viene condannato a un anno e sei mesi per un episodio del 2005. E gli altri? Tutti in prescrizione. Ma Calcagno è in buona compagnia: sono infatti 12 i cardinali compromessi dagli scandali sessuali.

    “Uomini come Mahony e Calcagno non possono votare ed essere papabili- afferma una rappresentante dello Snap, l’associazione vittime di preti pedofili nata negli Stati Uniti che ha reso pubblico l’elenco degli impresentabili – è terribile il messaggio che invia, come a dire che le vittime di abusi non hanno nessuna importanza” di Irene Buscemi

  • Zanardi consegna a nunzio apostolico le firme contro il cardinal Calcagno: “Pronta altra petizione per chiedere intervento nuovo Papa”

    Zanardi consegna a nunzio apostolico le firme contro il cardinal Calcagno: “Pronta altra petizione per chiedere intervento nuovo Papa”

    Roma. Il portavoce della rete L’Abuso, Francesco Zanardi, ha incontrato il nunzio apostolico monsignor Luca Lorusso, al quale ha consegnato il plico con le firme della petizione contro il cardinal Domenico Calcagno. “Mi sono intrattenuto circa quaranta minuti con il funzionario vaticano con il quale ho avuto un colloquio cordiale nel quale ho illustrato il dramma delle vittime. Possiamo dire riguardo alle firme che abbiamo raggiunto l’obiettivo preposto” commenta Zanardi.

    Gli attivisti anti-pedofilia hanno ribadito la loro richiesta di non far partecipare il cardinal Calcagno, ex vescovo di Savona, al conclave. Zanardi ha condiviso la trasferta nella capitale con i responsabili della statunitense Survivors Network di Abusati dai Sacerdoti (SNAP), per ribadire le accuse a Calcagno di aver “sistematicamente coperto i casi di pedofilia della diocesi di Savona nel Nord Italia ai tempi in cui ne era il vescovo”.

    “Non deve partecipare al conclave” ha ribadito Zanardi, che venerdì è stato fermato per due ore dalla polizia italiana quando aveva cercato di presentare la petizione contro il cardinal Calcagno al Vaticano.

    “Sono 20 mila firme – sottolinea Zanardi di ritorno da Roma – E’ stata un’impresa impegnativa ma siamo soddisfatti. Stiamo raccogliendo le sottoscrizioni per un’altra petizione, questa volta da sottoporre al nuovo pontefice: una petizione internazionale per chiedere l’estromissione dalla chiesa di tutti i sacerdoti, vescovi e cardinali che hanno insabbiato i casi di pedofilia”.

    http://www.ivg.it/2013/03/pedofilia-zanardi-consegna-a-nunzio-apostolico-la-petizione-contro-il-cardinal-calcagno/

  • Abusi nascosti dalla chiesa

    Abusi nascosti dalla chiesa

    La testimonianza di un altro ragazzo abusato da Don Nello. Guarda il servizio

    Per 25 anni avrebbe commesso abusi sessuali su bambini e adolescenti. A sostenerlo alcune vittime che a Le Iene hanno accusato Don Nello Giraudo di pedofilia ma soprattutto i vescovi Sanguineti, Lafranconi e Calcagno di sapere e di aver taciuto.

    Può la chiesa cattolica permettere che per 25 anni un prete abusi sessualmente di bambini ed adolescenti, senza muovere un dito? La speranza di tutti è che non sia possibile. Dal racconto minuzioso fatto dalle Iene ieri sera sembra purtroppo emergere invece un’agghiacciante verità.
    Secondo il servizio trasmesso su Italia 1 gli abusi sessuali ad opera di don Nello Giraudo si sarebbero perpetuati per 25 anni nonostante ben tre vescovi diversi fossero stati informati: da quanto riportato sarebbero stati informati Monsignor Giulio Sanguineti, vescovo di Savona e Noli dal 1980 al 1989, Monsignor Dante Lafranconi vescovo di Savona -Noli dal 1991 al 2001 e Monsignor Domenico Calcagno che dal 2002 al 2007 è stato vescovo di Savona e Noli…
    Una storia allucinante che attribuisce a Don Nello Giraudo una sequenza vertiginosa di abusi sessuali su bambini delle parrocchie del savonese.
    Unico provvedimento preso dai Monsignori quando venivano a conoscenza degli abusi, il trasferimento di Don Nello da una parrocchia all’altra del savonese.
    Così dopo essere stato accusato a Valleggia nel 1980 di atteggiamento morboso nei confronti di un bambino mentre insegna a scuola, don Nello viene spostato da Monsignor Sanguineti a Spotorno nel 1984. Qui a Spotorno si perpetuano abusi nei confronti di bambini tra cui quelli a danno di Francesco che dice di aver subito un centinaio di abusi in 5 anni. Don Carlo segnala il problema al vescovo ma non alla magistratura. Il nuovo vescovo Dante Lafranconi sposta Don Nello a Feglino nel 1992. Mirko, un ragazziono di 13 anni, subisce abusi sessuale nel 1994 durante un campeggio scout. Luca nel 2000 è vittima anch’egli di abusi.Nel 2002 Domenico Calcagno diventa vescovo di Savona. Don Carlo va dal vescovo per infpormarlo del caso Don Nello, e anche Francesco Zanardi, vittima di don Nello.
    Dopo un anno Monsignor Calcagno scrive al Cardinale Joseph Ratzinger che allora era Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede …«Eminenza reverendissima presento con animo colmo di sofferenza il caso riguardante Don Nello Giraudo, sacerdote di questa Diocesi.
    Allego descrizione del suo curriculum Vitae redatto dal vicario generale, Mons. Andrea Giusto. Al momento il Sacerdote in questione ha lasciato la Parrocchia di Feglino ed ha chiuso la comunità alloggio la Lanterna su mia richiesta. Attualmente è trasferito nella parrocchia di Noli ed è affidato al sacerdote don Pinetto.
    La documentazione allegata permetterà di conoscere meglio i dettagli: chiedo la cortesia di un consiglio circa l’atteggiamento da tenere, intendendo il Sacerdote continuare con un impegno pastorale. Per quanto possibile, intendo comunque evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto con bambini o adolescenti.
    Devotissimo in Cristo Signore
    Domenico Calcagno»

    Nel documento allegato Monsignor Calcagno non manca di sottolianeare a Joseph Ratzinger che nulla è uscito sui giornali e che non ci sono denunce in corso.«La chiesa avrebbe potuto o denunciare il caso alla magistratura o avviare un processo canonico, ma non avviene nulla di tutto questo» fanno sapere dalle Iene.. Don Nello Giraudo viene semplicemente spostato a Portio Magnone, a 10 chilometri da Feglino, e ricompare nel 2005 in un altro campo scout questa volta nelle vesti di educatore spirituale.

    Qui incontra Filippo un ragazzo di 17 anni che subisce violenza e lo denuncia alla magistratura.
    «Una volta mentre stavo lavando i piatti, don Nello mi avvicinò ed infilò repentinamente una mano sotto le mutande toccandomi il sedere ed il pene. Io ero molto giovane e questo gesto mi turbò profondamente. Scappai fuori ed andai a piangere vicino ad un fiume dove incontrai una ragazza…» Don Nello nel 2012 viene condannato ad un anno di carcere, ma grazie alla condizionale non fa neanche un giorno di carcere. Gli altri abusi sono caduti in prescrizione…

    Nel frattempo, mentre Domenico Calcagno è diventato Cardinale e dovrebbe prendere parte al Conclave, nessuno dei tre vescovi, Sanguineti, Lafranconi e Calcagno hanno accettato di parlare sull’argomento per fare chiarezza.