Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Violenza sessuale, sacerdote salesiano nei guai

    Violenza sessuale, sacerdote salesiano nei guai

    Don Gabriele Corsani davanti al Gip di Rimini. La denuncia di un giovane nei confronti del confessore di Berlusconi

    di Adriano Agatti

    PAVIA. Mercoledì prossimo comparirà davanti al Gip del tribunale di Rimini con l’accusa di violenza sessuale dopo la denuncia di un giovane. Lui è don Gabriele Corsani, 45 anni, economo del collegio salesiano di Pavia e già confessore dell’ex premier Silvio Berlusconi e padre spirituale di numerosi sportivi professionisti. Un personaggio molto noto a Pavia anche se i fatti risalgono ad alcuni anni prima del suo arrivo in città.

    In ballo ci sarebbero due episodi distinti risalenti o al 2005 e al 2007. Vicende lontane nel tempo che dovranno essere ricostruite davanti al Giudice delle indagini preliminari di Rimini che dovrà decidere se prosciogliere il sacerdote, originario di Sesto San Giovanni, oppure se rinviarlo a giudizio.

    Don Gabriele Corsani è accusato da un ex allievo che ha poi chiamato in causa anche un amico: le loro testimonianze dovranno essere valutate con attenzione.

    L’inchiesta della Procura della repubblica di Rimini era iniziata il 5 luglio del 2011. Un giovane di 24 anni si era presentato ai carabinieri di una stazione della Lombardia e aveva raccontato una vicenda che sarebbe successa quattro anni prima in un albergo di Rimini. Il sacerdote, secondo l’accusa, avrebbe attirato in una stanza l’ex allievo di una scuola di ispirazione cattolica del milanese. Gli avrebbe proposto di dormire insieme e lo avrebbe palpeggiato sui genitali.

    L’ex allievo sarebbe riuscito a fuggire e, all’inizio, non avrebbe raccontato quello che era successo. Ma non sarebbe riuscito a dimenticare l’imbarazzante vicenda. Il giovane aveva anche raccontato ai carabinieri di aver raccolto confidenze di amici, vittime di vicende simili. I carabinieri li avevano identificati e li avevano sentiti come testimoni. Uno di loro, in particolare avrebbe messo a verbale una vicenda che risaliva addirittura al 2005. Durante un corso di aggiornamento, che prevedeva il pernottamento, don Gabriele (che era in pigiama) avrebbe cercato di baciarlo. «In una maniera non certo amichevole», aveva detto ai carabinieri ma senza sporgere denuncia.

    La procura di Rimini ha contestato l’aggravante del ruolo direttivo ricoperto dal sacerdote. L’inchiesta era stata conclusa alcuni mesi fa e i magistrati avevano chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote. Mercoledì prossimo è stata quindi fissata l’udienza preliminare davanti al Gip. Impossibile parlare con il salesiano in questi giorni. «Don Gabriele non c’è per qualche giorno», ripetono in collegio. Probabilmente i superiori lo hanno tenuto lontano dalla curiosità in attesa che la vicenda si chiarisca in un modo o nell’altro.
    16 febbraio 2013

  • ROMA – Si è dimesso il cardinale Keith O’Brien accusato di comportamenti inappropriati.

    ROMA – Si è dimesso il cardinale Keith O’Brien accusato di comportamenti inappropriati.

    ROMA – Si è dimesso il cardinale Keith O’Brien accusato di comportamenti inappropriati. Il cardinale scozzese O’Brien, è l”unico a rappresentare la Gran Bretagna durante le votazioni per il nuovo Papa ed è il porporato di più alto grado della chiesa cattolica nel Paese.

    Il Papa ha accettato il 18 febbraio scorso la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Saint Andrews and Edinburgh (Scozia), presentata dal cardinale ÒBrien, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. È quanto si legge sul sito della Radio Vaticana.

    Le accuse. Tre sacerdoti e un ex prete lo avevano accusato di “comportamenti inappropriati”, attenzioni sessuali non gradite, da quello che si capisce dalle denunce svelate ieri dall’Observer. Le quattro presunte vittime (di cui non sono note le generalità) volevano impedire al cardinale di partecipare al conclave e ne avevano chieste le immediate dimissioni. Il caso aveva scatenato una bufera in Inghilterra e anche in Vaticano

  • Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI

    Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI

    3/02/2013
    Bufera abusi sulla Chiesa polacca. La scure di Benedetto XVI San Pietro, la Cupola

    San Pietro, la Cupola
    Le rivelazione di un libro del giornalista olandese Ekke Overbeek “Abbiate paura”, che denuncia alcuni esponenti nella chiesa
    Giacomo Galeazzi – Città del Vaticano

    Sos abusi nel clero polacco, in arrivo un nuovo scandalo pedofilia per la Chiesa cattolica.”In Polonia potrebbero esserci migliaia di vittime di preti pedofili”, scrive il giornalista olandese Ekke Overbeek nel suo libro Lękajcie się (“Abbiate paura”). “È una bomba a orologeria all’interno della Chiesa?”, si domanda il quotidiano polacco Polska.

    L’autore del libro descrive le vite distrutte di dodici vittime di abusi sessuali e condanna duramente la Chiesa polacca, ancora molto influente nel Paese, accusandola di “non aver fatto praticamente nulla” per sradicare la pedofilia dai suoi ranghi. “

    Nella Chiesa gli abusi sessuali sono sempre anche una forma di abuso di potere”, denunciò a settembre l’ex promotore di giustizia della Congregazione della Dottrina della Fede, Charles Scicluna, oggi vescovo ausiliare di Malta. Parole utili a capire cosa cosa stia accadendo in queste ore in Polonia e negli Stati Uniti in termini di “purificazione” anti-abusi.

    Il fronte della lotta alla pedofilia ingaggiata da Benedetto XVI, che si sta spostando in Polonia, dove la vicinanza di alcuni sospettati all’entourage di papa Wojtyla troppo a lungo ha reso ardue le indagini. E’ la stessa ragione per la quale il caso Maciel era stato colpevolmente “congelato” fino all’elezione di Benedetto XVI. Ora si sta finalmente alzando il tiro: non ci si limita piu’ a individuare i colpevoli materiali dei delitti ma si colpisce duramente anche chi li ha coperti, senza guardare in faccia a nessuno”.

    Per questo nel giro di poche settimane le cronache hanno visto visto “cadere”, dopo oltre una sessantina di vescovi rimossi, anche le teste di due cardinali. Il primate irlandese Sean Brady, che aveva omesso, quando era un giovane sacerdote incaricato di indagini su casi di pedolfilia, la denuncia alla Santa Sede del proprio vescovo colpevole di insabbiamento, adesso si e’ visto estromettere dalla cura pastorale della sua diocesi con l’arrivo di un coadiutore con pieni poteri.

    E’ stato sanzionato anche l’arcivescovo emerito di Los Angeles, cardinale Roger Mahoney: l’attuale arcivescovo Josè Gomez (in accordo con Benedetto XVI) lo ha sollevato da tutti gli incarichi amministrativi e dalla possibilità di presiedere le celebrazioni pubbliche, avendolo riconosciuto responsabile dell’insabbiamento di centinaia di casi. “Si tratta di una vera e propria svolta perché in precedenza due altri cardinali coinvolti nello scandalo sono stati trattati ben diversamente- afferma il vaticanista Salvatore Izzo – Fu consentito di ritirarsi in un convento tedesco all’arcivescovo di Vienna Groer, colpevole direttamente di abusi e a lungo difeso a Roma da eminenti curiali, che avevano di fatto isolato l’allora cardinale Joseph Ratzinger, l’unico convinto della necessità di processare il porporato benedettino”.

    E fu addirittura trasferito a Roma come arciprete di Santa Maria Maggiore l’arcivescovo di Boston Law, che aveva sottolvalutato le denunce e consentito così ai preti pedofili di agire indisturbati (si limitava aventualmente a trasferirli da una parrocchia all’altra). “La purificazione della Chiesa voluta da Papa Ratzinger passa sempre di più per la dissezione di consolidati gruppi di potere, cordate che non si sono limitate negli anni a promuovere i loro esponenti a incarichi sempre più prestigiosi ma hanno di fatto coperto i loro delitti. Del resto l’altro grande tema della Riforma Benedettiana è la critica al carrierismo”.Il sistema delle cordate che Papa Ratzinger cerca da 7 anni di debellare certo non era avallato da Giovanni Paolo II che tuttavia negli anni della sua malattia non veniva puntualmente informato, ma che in alcune eclatanti vicende intervenne personalmente appoggiando le richieste di giustizia dell’allora prefetto della Cdf Ratzinger.

    A rompere il cerchio che blindava il Pontefice malato, quando si trattò di rimuovere il potente arcivescovo di Poznan Paetz, rinfacciandogli d’aver insidiato in più occasioni alcuni seminaristi, era stata la psichiatra Wanda Poltawska, che Karol Wojtyla considerava come una sorella e che oso’ entrare in conflitto con chi molto il alto aveva cercato di coprire il caso. Altri due coraggiosi che, insieme al pg Scicluna, hanno sfidato i potentati ecclesiastici apoggiando gli sforzi dell’allora cardinale Ratzinger sono stati i successori di Law e Groer, e cioè il cappuccino O’Malley (il cui principale collaboratore, l’inflessibile padre Oliver, è stato scelto da Benedetto XVI come successore di Scicluna) e il domenicano Schoenborn.

  • Germania/ Prete pedofilo a sbarra: Bimbi mi sembravano d’accordo

    Germania/ Prete pedofilo a sbarra: Bimbi mi sembravano d’accordo

    Padre Andreas ammette 280 abusi dal 2004, tre le vittime.

    Roma, 13 gen. (TMNews) – “Non ho mai avuto l’impressione che i bambini non fossero d’accordo”. Lo ha ripetuto più volte ieri in aula Padre Andreas, sacerdote 46enne di Salzgitter, sotto processo a Braunschweig, Bassa Sassonia, con l’accusa di avere commesso 280 abusi sessuali su tre minori che preparavano la comunione.

    Il sacerdote, reo confesso e in custodia cautelare, ha ammesso i suoi reati, cominciati nel 2004, ma non ha mostrato segni di pentimento davanti al tribunale della Bassa Sassonia, Land nord-occidentale a cui fa capo Hannover. Il prete ha cominciato con un ragazzino di 9 anni. Lo invitava a dormire nel suo letto, lo riempiva di baci, carezze e altro. Poi gli offriva dei regali costosi, tra cui una macchina fotografica, un cellulare, un computer e un viaggio a Disneyland a Parigi. Il martirio del ragazzo è durato due anni, dopo di che la madre ha tagliato i ponti, perchè il prete voleva immischiarsi nell’educazione del figlio.

    Un anno dopo, Don Andreas, si lega ad un altro bimbo di 9 anni e poi anche al fratello, 13 anni. Una delle due vittime ha rivelato tutto alla madre e finalmente il prete è stato arrestato. “Non avevo intenzione di avvicinarmi a loro sessualmente. Ho perso la testa”, ha dichiarato in aula, sostenendo tuttavia di considerare i ragazzini come dei figli. “Pensate che un padre infliggerebbe ciò ai suoi figli?”, ha detto parlando con il procuratore. Silenzio. Sono circa 2.800 le foto pornografiche ritrovate nel suo computer e tra queste c’erano anche quelle delle sue vittime.

  • Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    24 gennaio 2013 – ore 14:53
    Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    “Tiene davvero un basso profilo”, confessa Elizabeth Johnson, vicina di casa del cardinale Roger Mahony, emerito di Los Angeles, ora residente a North Hollywood, appena dietro la chiesa di San Carlo Borromeo. La conferma di uno stile, quello di sua eminenza, da sempre coltivato nonostante oggi gli sia impossibile fuggire dai riflettori dei media. Tutti, infatti, adesso parlano di lui, a cominciare dal New York Times che in un pezzo di Laurie Goodstein spiega come le nuove sorprendenti rivelazioni – uscite poche ore fa e confermate dallo stesso porporato – in merito agli abusi sessuali commessi dai preti nella sua diocesi “macchino indelebilmente la sua figura”. Mahony ha sostanzialmente confermato non solo di aver in qualche modo coperto gli abusi dei preti su alcuni minori, ma di aver fatto in modo che un suo sacerdote accusato di pedofilia non tornasse in diocesi dopo un breve soggiorno in New Mexico perché “sarebbe stato processato”.
    Piaccia o no, questo era fino a pochi anni fa il modus operandi di molti vescovi di fronte a un problema, quello della pedofilia, sul quale la chiesa ha dimostrato enorme impreparazione. Solo che a Los Angeles, a differenza di Boston e di altre diocesi dove i vescovi hanno pagato un caro prezzo (basti pensare al cardinale Law), i fedeli non hanno mai sospettato azioni d’insabbiamento, e per questo hanno sempre difeso Mahony dalle accuse. Oggi però le nuove rivelazioni su Mahony, che nel 2011 è stato sostituito da José Gomez, parlano di fatti che molti ignoravano e cambiano l’idea che i fedeli si erano fatti di lui.

    La diocesi di Los Angeles è terra da tempo martoriata. Come risarcimento nei confronti di 508 persone che avevano denunciato abusi, la chiesa locale aveva accettato di pagare la cifra record di 660 milioni di dollari. Ma nonostante il pagamento per molto tempo sono rimasti dubbi sulla reale consapevolezza dei vertici, almeno dal punto di vista giudiziario, di quanto accadeva nel territorio. Fino a quando, negli scorsi giorni, sono stati presentati in tribunale alcuni rapporti prima sconosciuti, come parte della causa contro l’arcidiocesi. Pubblicati dal Los Angeles Times, i documenti mostrano in modo chiaro come l’arcidiocesi americana abbia cercato di coprire gli abusi dei sacerdoti prima che lo scandalo scoppiasse. Ma invece di rimuovere dall’incarico chi aveva commesso i crimini e contattare le forze dell’ordine, l’arcidiocesi si è limitata a inviare i sacerdoti responsabili in centri di trattamento. Nel 1986 lo stesso Mahony scrisse a un istituto del New Mexico, dove era stato inviato padre Peter Garcia che ammetterà poi di aver abusato di una dozzina di ragazzini: “Credo che se monsignor Garcia dovesse riapparire qui, nella nostra arcidiocesi, correremmo il rischio di azioni legali, a causa delle sue azioni”. Parole che mostrano come egli fosse a conoscenza dei crimini del sacerdote, la maggior parte compiuti contro ragazzi provenienti da famiglie di immigrati clandestini.

    Eppure Mahony non era l’unico a sapere: in una lettera del 1987 scritta da monsignor Thomas J. Curry sulla situazione del reverendo Michael Baker (inviato anche quest’ultimo per un trattamento in New Mexico dopo aver ammesso di aver abusato di ragazzi giovani), il primo si rivolge allo stesso arcivescovo emerito, affermando “di essere consapevole del fatto che ciò che era stato fatto rientrava tra i reati perseguiti dalle legge in California”. Per questo invitava a non far rientrare il prete che si era macchiato degli abusi. Un modo di fare consueto nelle diocesi americane fino a qualche anno fa, azioni che hanno portato Mahony a dire poche ore fa: “Soltanto due decenni più tardi, quando ho incontrato oltre cento vittime delle violenze, ho capito quanto abbiano potuto soffrire”.

    di Paolo Rodari – @PaoloRodari

  • I preti pedofili ricattano i bambini con la confessione, Li colpevolizzano per garantirsi l’impunità

    I preti pedofili ricattano i bambini con la confessione, Li colpevolizzano per garantirsi l’impunità

    21/01/2013 – La manipolazione psicologica per ottenere il silenzio delle vittime
    I preti pedofili che ricattavano i bambini con la Confessione

    di Alessandra Cristofari

    L’indagine sui casi di pedofilia della Chiesa ai danni di bambini e adolescenti, compiuti dal 1950 al 1980, continua a rivelare nuovi inquietanti tasselli.

    IL CASO – Le ricerche hanno dimostrato che gli abusi sui bambini tedeschi erano dei veri e propri atti premeditati. In pratica, i funzionari della Chiesa manipolavano psicologicamente le loro vittime al fine di estorcere appagamento sessuale senza incappare in possibili ritorsioni (ne abbiamo parlato qui). Oggi la Bild, torna sulla vicenda tuonando “niente è successo per caso” e ricorda che “i sacerdoti utilizzavano la fiducia dei bambini per abusare di loro”. Come avveniva la manipolazione?
    LEGGI ANCHE: “Io pedofilo, vi racconto come adescavo le mie prede” – Foto

    MANIPOLAZIONE – Stephan Ackermann, il vescovo responsabile della Cei tedesca ha spiegato che i sacerdoti conquistavano la fiducia delle vittime al momento della confessione e della preghiera. “Abbiamo ricevuto quasi 8.500 segnalazioni”, ha detto il vescovo, in merito alle testimonianze che hanno permesso di ricostruire il puzzle del martirio pedofilo. Ad oggi, si contano quasi 1.200 vittime e l’indagine continuerà perché Ackermann è conscio che potrebbero esserci – purtroppo – ancora molti casi sepolti dal tempo.

    LA VIOLENZA – La maggior parte delle vittime era maschile, quindi i preti hanno dimostrato una loro “preferenza”. Per estorcere l’abuso, i preti pedofili si servivano di effetti psicologici collegati alla preghiera che andavano a sottomettere la devozione dei piccoli fedeli, tanto da indurli in un silenzio durato più di trent’anni. Le violenze sono balzate alla cronaca dopo la denuncia di un primo caso nel 2010 che ha dato l’avvio a una serie di confessioni e di testimonianze registrate dal numero verde istituito dalla commissione di indagine.

    http://www.giornalettismo.com/archives/721011/nuovi-scandali-sullindagine-dei-preti-pedofili-tedeschi/

  • Germania. Vescovi bloccano ricercatori antipedofilia., La loro colpa è di voler pubblicare gli atti dell’inchiesta

    Germania. Vescovi bloccano ricercatori antipedofilia., La loro colpa è di voler pubblicare gli atti dell’inchiesta

    In un comunicato, i presuli spiegano la decisione con il venir meno del rapporto di fiducia con il prof. Christian Pfeiffer, direttore dell’ Istituto.

    Alessandro Speciale – Roma –

    Il percorso di trasparenza della Chiesa cattolica tedesca di fronte allo scandalo pedofilia ha subito oggi un duro colpo: la Conferenza episcopale tedesca ha infatti annunciato la cancellazione di uno studio scientifico a 360 gradi sulle cause degli abusi commessi dai preti, ed è stata accusata di aver distrutto documenti e cercato di censurare i risultati della ricerca.

    Quando all’ inizio del 2010 lo scandalo degli abusi sessuali su minori, dopo aver travolto la Chiesa negli Stati Uniti e in Irlanda, si allargò anche alla Germania, i vescovi tedeschi reagirono con una prontezza e una apertura che molti osservatori definirono esemplari.
    Oltre a creare un referente unico per i casi di abuso in tutto il Paese – monsignor Stephan Ackermann, vescovo di Treviri – era stato istituito un numero verde per le vittime, le linee guida per affrontare i casi di abuso erano state riviste e la Chiesa aveva collaborato alla ‘ Tavola rotonda’ istituita dal governo federale. Lo sforzo era culminato con il Simposio mondiale sugli abusi nella Chiesa organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana a Roma dello scorso febbraio, sponsorizzato da varie diocesi tedesche.

    La Chiesa di Germania aveva anche avviato due progetti scientifici. Il primo, in collaborazione con l’Istituto di ricerca criminologica della Bassa Sassonia (Kriminologischen Forschungsinstitut Niedersachsen, KFN), uno dei più rispettati del Paese, doveva comprendere un’ inchiesta sulle vittime di abusi dal 1945 a oggi, un’ analisi di come i casi erano stati gestiti nella Chiesa e una serie di interviste approfondite con vittime e molestatori.

    Dopo un anno e mezzo di lavoro (il progetto era partito nel 2011), monsignor Ackermann ha annunciato oggi in un comunicato la decisione di sospendere l’ accordo con il Kfn. I vescovi sono ra alla ricerca di un nuovo partner per completare la ricerca.

    “Ci siamo trovati oggi costretti – si legge nella nota – a recedere con effetto immediato dall’accordo con il Kfn per gravi motivi, e a chiedere la restituzione di fondi per la ricerca già erogati”. Secondo il rappresentate dei vescovi tedeschi, si è rotto il “rapporto di fiducia” con il direttore dell’Istituto, Christian Pfeiffer.

    “La fiducia – sottolinea il comunicato – è un elemento irrinunciabile in un progetto così ampio e delicato. Su questo, i partner del progetto si erano trovati d’accordo fin dall’inizio. Il comportamento del professor Pfeiffer nel campo della comunicazione nei riguardi dei responsabili ecclesiali ha purtroppo causato la perdita di quella base di fiducia necessaria ad una ulteriore collaborazione costruttiva. Siamo spiacenti di non aver potuto trovare una soluzione consensuale, nonostante i nostri sforzi”.

    Secondo il KFN, che ha risposto con un suo comunicato all’ annuncio dei vescovi, dopo alcuni mesi di lavoro il progetto aveva iniziato a incontrare una “opposizione crescente” in seno alla Conferenza episcopale. Ad esempio, i vescovi avevano chiesto di poter mettere il veto alla pubblicazione dei risultati della ricerca – una richiesta respinta dall’ Istituto perché “non compatibile con la libertà di ricerca scientifica”.

    Inoltre, il KFN accusa la Chiesa tedesca di non aver mantenuto la promessa di fornire pieno accesso ai propri archivi sui casi di preti accusati di abuso. “Nell’ ultimo anno alcune persone all’ interno della Chiesa ci hanno informato in modo credibile che alcune diocesi avevano distrutto alcuni documenti”, spiega l’ Istituto. Si tratta di un atto condotto sulla base del canone 489 paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico, che recita: “Ogni anno si distruggano i documenti che riguardano le cause criminali in materia di costumi, se i rei sono morti oppure se tali cause si sono concluse da un decennio con una sentenza di condanna, conservando però un breve sommario del fatto con il testo della sentenza definitiva”. Il KFN ha chiesto alle diocesi quali e quanti documenti fossero stati distrutti in base a questa norma – ma senza ricevere risposta.

    La rottura della collaborazione con l’ Istituto è stato accolta con preoccupazione del movimento cattolico di riforma “Noi Siamo Chiesa”: “Il modo in cui i vescovi hanno gestito questa faccenda fa temere una nuova ondata di abbandoni della Chiesa, come quella che nel 2010 (anno di esplosione dello scandalo pedofilia, ndr) ha portato 181mila persona ad annunciare la loro uscita dalla comunità ecclesiale”.

  • I vescovi bloccano le indagini sui preti pedofili

    I vescovi bloccano le indagini sui preti pedofili

    I vescovi cattolici tedeschi hanno fermato le indagini sugli abusi sessuali commessi da alcuni sacerdoti su minorenni tra gli anni cinquanta e gli anni ottanta. Lo rivelaun’inchiesta del quotidiano Süddeutsche Zeitung.

    Stando al giornale, i vescovi tedeschi avrebbero chiesto all’Istituto di ricerche criminologiche della Bassa Sassonia, un organo indipendente guidato dal professor Christian Pfeiffer, di interrompere le ricerche cominciate nel 2011. La diocesi ha fatto sapere che l’inchiesta sarà affidata a un altro istituto, conferma la Bbc.

    La ricerca è stata avviata nel 2011, dopo che i vescovi avevano ricevuto centinaia di denunce riguardo a presunti abusi sessuali commessi tra gli anni cinquanta e ottanta in Germania da sacerdoti della diocesi. Il papa Benedetto XVI nei mesi successivi ha incontrato le vittime e ha offerto un risarcimento finanziario.

    Il professor Christian Pfeiffer ha accusato i vescovi tedeschi di “censura”. “Tutto quello che facevamo doveva essere approvato dai vescovi”, ha aggiunto.

    La fine della collaborazione con Pfeiffer è stata confermata dalla stessa Conferenza episcopale tedesca. “Il rapporto di fiducia reciproca tra i vescovi e il capo dell’istituto si è rotto”, ha commentato il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann.

    http://www.internazionale.it/news/germania/2013/01/09/i-vescovi-bloccano-le-indagini-sui-preti-pedofili/

  • Giudice impone alla Chiesa di rivelare i nomi dei sacerdoti accusati di abusi

    Giudice impone alla Chiesa di rivelare i nomi dei sacerdoti accusati di abusi

    L’Arcidiocesi di Los Angeles, ha sottolineato che gli adempimenti sono stati effettuati e “gran parte delle informazioni in questione sono già state rese pubbliche”

    REDAZIONE
    ROMA

    Saranno presto pubbliche gran parte delle 30.000 pagine di documenti che raccontano, nomi, luoghi, date, e orrori dei casi di pedofilia e abusi sessuali a carico di sacerdoti e prelati della Arcidiocesi cattolica di Los Angeles.

    Si tratta di una delle più gravi storie di pedofilia della Chiesa cattolica americana che portò nel 2007 ad un mega-rimborso alle vittime pari a 660 milioni di dollari. Nonostante l’accordo, l’identità dei sacerdoti coinvolti è sempre stata protetta dall’anonimato: ora, però, su appello dell’associazione delle vittime e di alcune organizzazioni di media Usa, il giudice della Corte suprema dell California, Emilie Elias, ne ha ordinato la pubblicazione.

    La sentenza rovescia un verdetto del 2011, in cui si dava ragione alla richiesta di 20 sacerdoti, concedendo alla Chiesa di `cancellare´ dai documenti i nomi degli ecclesiastici coinvolti. Le migliaia di pagine di denunce, confessioni, atti giudiziari contengono tra l’altro `documenti interni´ alla Chiesa che rivelerebbero corrispondenze scritte tra il Vaticano e preti accusati o colpevoli di abusi.

    «Non credete che i fedeli abbiano il diritto di sapere cosa è acaduto nella loro chiesa locale?», ha chiesto retoricamente il giudice Elias prima di pronunciare il verdetto. I tempi della pubblicazione non sono ancora stati definiti, ma l’avvocato dell’Arcidocesi, Michael Hennigan, ha dichiarato: «L’obiettivo diei miei clienti è arrivare ad una chiusura al più presto della vicenda».

  • La diocesi “assolve” un vescovo pedofilo morto da 31 anni

    La diocesi “assolve” un vescovo pedofilo morto da 31 anni

    14.12.2012
    Preti pedofili, assolto ex vescovo
    Sotto sorveglianza due religiosi

    SCANDALO. Svolta nell’inchiesta per gli abusi perpetrati per trent’anni ad ex allievi sordomuti dell’istituto Provolo. La Santa Sede: «Senza fondamento le accuse a monsignor Carraro». Precetto penale e ammonizione canonica nei confronti dei sacerdoti

    Verona. In 67 denunciarono di aver patito abusi sessuali e umiliazioni. Accusarono, a trent’anni di distanza, i religiosi del Provolo, in vita ne restano quattro (fratel Lino Gugole è deceduto nell’agosto 2011) e per due di loro la Santa Sede ha preso provvedimenti. Le violenze, denunciarono le vittime, avvennero tra la fine degli anni Cinquanta e il 1984 nell’istituto che si occupa dell’educazione dei bambini sordi, nella tenuta Cervi a San Zeno di Montagna e nella sede del Chievo ed emersero tre anni fa. L’istituzione di una commissione presieduta da Mario Sannite, magistrato in pensione, già presidente del Tribunale di Verona e della Corte d’Appello di Brescia, che aveva il compito di ascoltare le vittime di quegli abusi, rappresentò il primo segnale ufficiale dell’interessamento della Santa Sede per accertare la verità. E la Congregazione per la dottrina della fede, al termine dell’indagine e alla luce della relazione del presidente Sannite, ha emanato i provvedimenti a carico di don Eligio Piccoli e don Danilo Corradi. Sono state invece ritenute «affette da incoerenze e contraddizioni» le denunce che riguardavano gli abusi compiuti dall’allora vescovo di Verona monsignor Giuseppe Carraro: «la congregazione che aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione giunge a concludere che “non ritenendo fondate le predette accuse invita il dicastero (per le cause dei santi a procedere al completamento della positio in questione”». Per quel che riguarda don Piccoli, la Santa Sede, «tenuto conto anche dell’età avanzata e della salute precaria» lo ha sanzionato con precetto penale che comporta innanzitutto una vita dedita alla preghiera e alla penitenza, il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte di persone individuate dal Vescovo di Verona. Ammonizione canonica invece per don Danilo Corradi: «le accuse non risultano provate ma, stante il dubbio, è stata disposta la stretta sorveglianza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti».Don Agostino Micheloni «afferma che all’epoca degli abusi non risiedeva al Chievo ma nella Casa madre». E la Santa Sede attende la documentazione per verificare le sue affermazioni mentre don Rino Corradi «dichiara che all’epoca non risiedeva a Verona ma a Gorizia», richiesta di documentazione anche per lui. «Le pene sono estremamente edulcorate», il commento di Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’associazione sordi Provolo, «proprio in considerazione di una vicenda che ha rovesciato la vita a bambini che poi hanno avuto problemi enormi. Quello che mi pare importante», evidenzia, «è il fatto che il Vaticano ha accettato che ci fosse una commissione senza preti e l’ammissione che abusi ci sono stati».