Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Diocesi Bolzano. Pedofilia e abusi, 54 denunce in 2 anni, 6 negli ultimi 2 mesi, Ma il vescovo non fa i nomi dei preti accusati

    Diocesi Bolzano. Pedofilia e abusi, 54 denunce in 2 anni, 6 negli ultimi 2 mesi, Ma il vescovo non fa i nomi dei preti accusati

    NELLA CHIESA ALTOATESINA SEGNALATI SEI NUOVI CASI DI ABUSI SESSUALI

    In Alto Adige nel 2010 la diocesi altoatesina ha attivato un servizio di segnalazione, anche anonima, di presunti abusi sessuali perpetrati da sacerdoti o loro collaboratori nell’ambito dell’attività ecclesiastica. Il vescovo di Bolzano e Bressanone Ivo Muser (nella foto) ha rivelato che i casi sino ad oggi segnalati sono stati 54, di cui sei negli ultimi mesi. Delle nuove segnalazioni sarà ovviamente notiziata la Procura della Repubblica che dovrà verificare lam possibilità di aprire u7n’inchiesta sulla base degli elementi segnalati. Sino ad oggi gli episodi di violenza segnalati riguardano presunti casi di violenza sessuale con alcuni casi anche di violenza fisica e psicologica.

    Preti pedofili/ La Diocesi di Bolzano comunica i primi numeri: 54 segnalazioni in due
    Sabato, 6 ottobre 2012 – 16:08:00

    Un passo avanti e uno indietro nell’impegno della Chiesa cattolica nella lotta all’abuso dei religiosi nei confronti dei bambini. Con una conferenza stampa tenutasi ieri a Nalles (Bz), il vescovo della Diocesi di Bolzano-Bressanone Ivo Muser ha annunciato i primi risultati dell’azione di,trasparenza iniziata nel maggio 2010 con l’attivazione di un’apposita pagina sul sito web della Diocesi attraverso la quale è possibile inviare segnalazioni al Vicario Generale Joseph Matzneller, oppure anche alla Procura della Repubblica di Bolzano.

    Secondo i dati diffusi da monsignor Muser, le segnalazioni sono state 54 in quasi due anni, con un incremento negli ultimi mesi, quando da 48 si è passati in poco tempo a 54. Muser ha sempre preso posizione per la difesa delle vittime e la chiarezza su questi casi, rivolgendo – sottolinea il Corriere della Sera – un forte pensiero alla sofferenza degli abusati.

    Dopo le parole di Muser «Mai soli con i bambini»

    Don Mario Gretter, parroco del Duomo: «Il vescovo ci ha invitato a trovare soluzioni pratiche per evitare fraintendimenti con i piccoli ed i loro genitori»

    di Valeria Frangipane

    BOLZANO. La Diocesi sposa la linea della massima trasparenza e presenta gli ultimi dati che parlano di 54 abusi sessuali segnalati alla Curia da quando è scattata l’operazione trasparenza nel 2010. La Chiesa torna così a parlare di pedofilia ed a scusarsi con i fedeli per il comportamento di alcuni sacerdoti e collaboratori laici mentre il vescovo Ivo Muser invita i religiosi a trovare soluzioni pratiche per evitare ogni possibile fraintendimento. on Mario Gretter, parroco del Duomo, traduce in pratica l’invito: «Nessuno di noi sta mai solo con un bambino».

    «Il tema dell’abuso – ha ricordato il vescovo in un discorso pronunciato l’altro giorno a Nalles – richiede un’attenzione particolare non soltanto per le accuse e i fatti avvenuti. La tutela e la difesa dell’integrità fisica e psichica del bambino sono, insieme al bene del piccolo e del suo ambiente familiare e sociale, un valore supremo sia in conformità a una visione dell’uomo nella fede cristiana sia in base ai diritti umani e quelli internazionali del bambino. Come Chiesa siamo chiamati a confrontarci con la realtà dell’abuso avvenuto nelle nostre istituzioni pastorali, educative e sociali che per altro erano riconosciute come ambiente sicuro, protettivo e formativo. E’ compito nostro provvedere che la verità sugli abusi avvenuti nelle proprie realtà emerga per tutti che sono stati coinvolti. Il mio pensiero va alle vittime, alle ferite e le sofferenze delle persone, allora ancora minori, per il trauma subito; penso all’umiliazione vissuta, alla sfiducia ed alla rabbia. Mi auguro che i bambini possano vivere in un mondo e futuro dove la loro dignità e la loro integrità psichica e fisica vengano garantite e protette, come ha fatto ed insegnato Gesù che più volte ha messo i bambini al centro della sua predicazione per istruire gli adulti». Chiediamo a don Gretter come è cambiato il rapporto tra religiosi e minori e cosa chiede a loro il vescovo.

    I casi di pedofilia che hanno scosso anche la Diocesi altoatesina, hanno cambiato in parte la vostra vita quotidiana e se sì, come ?

    «Sì, l’hanno cambiata. Il vescovo Muser ci ha invitato a trovare delle soluzioni pratiche per evitare ogni tipo di fraintendimento».

    Ci può spiegare nel concreto di cosa si tratta?

    «Vogliamo evitare in tutti i modi che certi situazioni vengano mal interpretate. Per questo nessuno di noi sta mai solo con un bambino, ci deve essere sempre un secondo adulto».

    Come fate, per esempio, con i chierichetti?

    «Stiamo tutti insieme in sacrestia, nessun bimbo, ripeto, resta mai da solo con un adulto. E in sacrestia è un viavai continuo di gente».

    Quali indicazioni non scritte vi siete dati?

    «Cerchiamo di organizzare sempre dei gruppi numerosi di bambini e di avere anche una relazione aperta e tranquilla con i loro genitori».

    I genitori si sono fatti più sospettosi o meno?

    «No, nessuno di loro ci ha mai fatto strane domande. Diciamo che, per esempio, la parrocchia del Duomo è aperta. I genitori vengono, vedono con che persone hanno a che fare i loro figli e decidono autonomamente che fare. Ricordo che, se vogliono, possono per esempio partecipare anche alla catechesi con i loro piccoli».

    I sospetti e le accuse di pedofilia, determinati da casi che non vi riguardano, in che modo vi hanno trasformato?

    «Diciamo che ogni tipo di relazione porta anche ad una vicinanza fisica sulla quale adesso occorre fare molta attenzione senza però esagerare. Se giochiamo all’aperto con i piccoli a “rubabandiera” può capitare, per esempio, di toccare l’avversario… ecco in questo caso mi verrebbe da sorridere se qualcuno obiettasse qualcosa. Altra cosa… se un bimbo mi viene incontro di corsa e mi butta le braccia al collo non posso certo staccarmelo di dosso e dirgli di stare lontano! Va anche detto che se andiamo in campeggio dobbiamo adottare degli accorgimenti precisi. Credo che occorra, come sempre, intelligenza, sensibilità e capacità di valutare le singole situazioni».

    Lei come vive questa condizione?

    «Mi crea dolore sapere che qualcuno abbia abusato di chi non poteva difendersi e provo rabbia a pensare che ci siano vittime e carnefici ma dico anche che se c’è qualcuno che continua a pensare male di tutti noi proprio non so che farci».

    07 ottobre 2012

  • Cile, un vescovo sotto inchiesta per abusi di minori

    Cile, un vescovo sotto inchiesta per abusi di minori

    4/10/2012
    Cile, un vescovo sotto inchiesta per abusi di minori
    La Santa Sede ha avviato un’indagine nei confronti di Marco Antonio Órdenes Fernández. Il prelato “a riposo” in Perù, è tornato nel Paese
    Andrés Beltramo Álvarez
    Città del Vaticano

    La Chiesa cattolica del Cile ha dovuto affrontare, questa settimana, una notizia inattesa. La Santa Sede ha aperto un’inchiesta nei confronti del vescovo della diocesi di Iquique, nella regione di Tarapacá, Marco Antonio Órdenes Fernández, per denunce di abusi sessuali nei confronti di minori. La nunziatura apostolica di Santiago ha confermato la notizia. Mentre i suoi fedeli si trovano in stato di shock, il religioso li avrebbe abbandonati sin da settembre, quando si è recato in Perù per seguire una presunta terapia medica.

    La situazione è grave e ci sono pochi precedenti. Quello più famoso è lo scandalo dell’ex vescovo di Bruges (nel Belgio), Roger Vangheluwe, che ha presentato le sue dimissioni nell’aprile del 2011 dopo aver ammesso in pubblico l’abuso di un suo nipote. Il caso cileno, però, è un po’ diverso, perché l’imputato non ha mai ammesso la colpa né ha presentato le dimissioni, nonostante l’inchiesta nei suoi confronti sia cominciata più di cinque mesi fa.

    In Cile come a Roma si attendono un intervento della Congregazione per i Vescovi del Vaticano, per chiedere le dimissioni del religioso “per cause di forze maggiori” o per proporre la sua destituzione al Pontefice, come avvenuto in altri casi simili. Soprattutto perché, secondo la testimonianza di una delle vittime, le accuse avrebbero un alto grado di affidabilità.

    Lo scorso 2 ottobre, l’ambasciata vaticana in Cile ha steso un breve comunicato nel quale riconosceva gli sviluppi dell’inchiesta dallo scorso aprile e chiariva anche che, trattandosi di un vescovo, la procedura è in mano alla Santa Sede, tramite il nunzio apostolico Ivo Scapolo, che ha gestito con assoluta serietà tutta la vicenda.

    «Sin dall’inizio di questo caso, la nunziatura ha cercato di offrire supporto psicologico e accompagnamento per le persone colpite, ed è anche stata in contatto con monsigniore Órdenes, che ha chiesto un permesso medico», si legge nella nota.

    Lo stesso giorno, il dipartimento di comunicazioni della diocesi di Iquique ha confermato che il religioso «soffre di una vecchia complicazione al fegato, che ha finito per diventare uno scompenso enzimatico e un acuto stato di stress». Sarebbe questo, dunque, il motivo del suo viaggio in Perù: a riposo su consiglio dei medici.

    Ma è significativo il fatto che, nel mezzo dell’inchiesta, il prelato abbia avuto il permesso di uscire dal paese. In ogni caso, se la richiesta delle sue dimissioni non procedesse, per mancanza di prove, andrebbe avanti in ogni caso per motivi di salute, perché risulta evidente che le sue condizioni mediche gli hanno impedito di compiere i suoi doveri di vescovo.

    Perciò il Nunzio Scapolo si è recato ieri alla città cilena di Arica nella quale si trova il religioso, dopo il suo ritorno dalla vicina località di Tacna in Perù.

    L’inchiesta canonica, comunque, non è la prima nei confronti del pastore di Iquique. Un giudice di Tarapacá ha riconosciuto che era stato indagato nel 2009 per una denuncia di abusi sessuali presentata dai genitori di una vittima maggiorenne.

    «Io non chiedo soldi: chiedo giustizia e serenità per me […] Vorrei soltanto vederlo lontano dal sacerdozio, e chiedo da lui il riconoscimento e l’assunzione delle sue responsabilità», aveva affermato in un’intervista con CNN Rodrigo Pino, il quale accusa il religioso di aver abusato di lui quando aveva 15 anni ed era il suo chierichetto. Ha anche aggiunto che «nella via di Dio c’è gente buona e gente cattiva. Io ho sperimentato la cattiveria con tutto il male che mi ha fatto, perché in quel momento io ho messo in questione anche la mia identità sessuale». Lo scorso 3 ottobre, lo stesso Pino ha rivelato di aver ricevuto «una risposta molto positiva dal Vaticano, una risposta che ci ha rallegrati». Ma Pino non ha voluto fornire più dettagli.

  • Don Marco davanti al giudice. Deve rispondere di cinque violenze

    Don Marco davanti al giudice. Deve rispondere di cinque violenze

    Mercoledì 03 Ottobre 2012
    Domani l’udienza preliminare. Possibile la scelta dell’Abbreviato
    Don Marco Mangiacasale, ex economo della Diocesi di Como ed ex parroco della parrocchia di San Giuliano, in pieno centro città, comparirà domani davanti al giudice.
    Il pubblico ministero Simona De Salvo ha infatti chiesto al gup Nicoletta Cremona il rinvio a giudizio, e la questione verrà dibattuta a partire dalle 9 della mattina nel corso dell’udienza preliminare in programma nel palazzo di giustizia lariano. In aula non ci sarà il prete, che è agli arresti domiciliari in una struttura religiosa protetta del Piemonte, ma ci saranno i suoi avvocati, il legale del foro di Como Renato Papa e quello del foro di Milano Mario Zanchetti. La difesa, anche se la scelta verrà formalizzata solo di fronte al giudice, dovrebbe chiedere il rito Abbreviato che porterà a uno sconto di pena di un terzo.
    Si chiude così la prima parte di una vicenda che ha scosso nel profondo la comunità comasca, e non solo quella dei fedeli. Don Marco Mangiacasale, prete e uomo conosciuto e stimato, è infatti finito in carcere lo scorso 7 marzo con un’accusa terribile: violenza sessuale continuata su cinque ragazzine minorenni appartenenti alla parrocchia di San Giuliano.
    Da quanto è stato possibile apprendere, tutte le vittime sarebbero già state risarcite prima dell’approdo in aula del fascicolo. Un passaggio che, nei mesi scorsi, uno dei due legali del religioso – Renato Papa, che ieri non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione – spiegava in questo modo: «Il risarcimento non vuole rappresentare una mercificazione del dolore ma è un ulteriore attestato concreto della volontà di alleggerire la sofferenza delle vittime e dei loro familiari. Non si tratta di dare un valore economico al dolore, che non ha un prezzo. Non abbiamo pattuito alcuna cifra non perché stiamo facendo una trattativa commerciale, ma perché procediamo con attente valutazioni per capire come definire l’importo». Non va dimenticato, tra l’altro, che già nel primo interrogatorio subito dopo l’arresto dello scorso marzo (manette che scattarono mentre il sacerdote era a un incontro con altri religiosi ad Abbadia Lariana) don Mangiacasale ammise le sue responsabilità, anticipando anche alcune situazioni che non gli erano ancora state contestate e che sono poi emerse nell’ambito dell’inchiesta. Le indagini, infatti, furono aperte dalla denuncia di una giovane vittima di don Marco, convinta a riferire tutto ai genitori (di quanto avveniva nella casa del prete) nel corso di una confessione. Ma il fascicolo aperto dal pm De Salvo portò nelle prime settimane di intenso lavoro a far lievitare le denunce contro l’ex economo della Diocesi fino al numero di cinque. Le stesse che vengono oggi contestate dalla Procura lariana che ha chiesto il rinvio a giudizio di don Marco. Dopo l’arresto, il religioso fu subito sospeso dal vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, da ogni incarico ecclesiastico. E fu proprio la guida della Diocesi lariana uno dei primi a presentarsi al quinto piano del palazzo di giustizia per riferire quanto di sua conoscenza.
    Per la cronaca, i fatti finiti nell’avviso di conclusione delle indagini sono cinque, tutti avvenuti tra il 2008 e il 2012, pochi giorni prima dell’arresto. Le vittime, all’epoca delle violenze subìte, avevano 15 anni (una), 13 anni (tre giovani) e una, addirittura, appena 12 anni.
    Palpeggiamenti e molestie che avvenivano nella casa del sacerdote e non solo, anche nelle attività oratoriali compiute da San Giuliano fuori dalla provincia.
    La festa di San Giuliano e il Vangelo
    Questi ultimi sei mesi sono stati senza dubbio i più difficili per la comunità di San Giuliano, finita agli onori delle cronache cittadine e nazionali per fatti di cui avrebbe volentieri fatto a meno. Domenica scorsa, tra l’altro, San Giuliano ha festeggiato i 90 anni di fondazione della parrocchia, con ospite proprio il vescovo – monsignor Diego Coletti – che non ha voluto far mancare la propria presenza a una comunità tanto flagellata da quanto accaduto.
    La sorte ha però riservato un ulteriore spunto di riflessione: il messale della domenica, infatti, aveva previsto un passaggio del Vangelo di Marco (guarda caso il nome di don Mangiacasale) dalle parole pesanti, quelle del capitolo 9 (versetti 38-42) che recitano testualmente: «Chi infatti non è contro di noi è per noi. E chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua perché siete di Cristo, io vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa. Ma chiunque sarà occasione di scandalo a uno di questi piccoli che credono, meglio sarebbe per lui che gli appendessero al collo una macina da mulino e lo gettassero in mare».

    Mauro Peverelli

  • La convenzione di Lanzarote è legge: la parola pedofilia entra nel codice penale

    La convenzione di Lanzarote è legge: la parola pedofilia entra nel codice penale

    Il Senato approva all’unanimità, con 262 sì, la ratifica della Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, siglata a Lanzarote nel 2007. Dopo la sesta lettura è finalmente legge. Entra nel nostro codice penale (art.414-bis) la parola pedofilia.

    Le finalità della Convezione di Lanzarote
    La Convenzione di Lanzarote risponde alla necessità riscontrata dal Consiglio d’Europa di elaborare nuovi strumenti vincolanti per gli Stati parte del Coe per il contrasto allo sfruttamento e all’abuso sessuale dei minori. La Convenzioneè stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 12 luglio 2007 e aperta alla firma il 25 ottobre 2007 a Lanzarote. Allo stato attuale, il testo é stato sottoscritto da 41 Stati, tutti membri del Coe, fra i quali l’Italia, che l’ha sottoscritta il 7 novembre 2007.

    DOCUMENTI; 13517347

    112013-11-18_Convenzione-Lanzarote

    Sono 10 gli Stati ad averla ratificata: Albania, Danimarca, Francia, Grecia, Italia, Malta, Olanda, San Marino, Serbia e Spagna. Avendo raggiunto l’obiettivo di 5 ratifiche, la Convenzioneè entrata in vigore il 1 luglio 2010. Si tratta di un documento con il quale i paesi aderenti si impegnano a rafforzare la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, adottando criteri e misure comuni sia per la prevenzione del fenomeno, sia per il perseguimento dei rei, nonché per la tutela delle vittime. L’obiettivoè contrastare quei reati che, come la pedopornografia, sempre più spesso, vengono compiuti con l’ausilio delle moderne tecnologie e sono consumati al di fuori dai confini nazionali del Paese di origine del reo.

    Il recepimento italiano e l’introduzione dei nuovi articoli del codice penale

    Il disegno di legge italiano che recepisce le disposizioni della Convenzioneprevere l’introduzione nel codice penale dell’articolo 414-bis (‘Pedofilia e pedopornografia culturale’) che punisce con la reclusione da tre a cinque anni chiunque, con qualsiasi mezzo, anche telematico, e con qualsiasi forma di espressione, istiga a commettere reati di prostituzione minorile, di pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico, di violenza sessuale nei confronti di bambini e di corruzione di minore. Alla medesima pena sarà sottoposto anche chi, ‘pubblicamente, fa apologia di questi delitti’.

    Viene, inoltre, introdotto l’articolo 609-undecies (‘Adescamento di minorenni – grooming’), che stabilisce che per «adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l’utilizzo della rete Internet o di altre reti o mezzi di comunicazione« e che tale condotta sia punita con la pena da uno a tre anni. Previste pene più severe per tutta una serie di reati: dai delitti di maltrattamenti in famiglia a danno di minori ai reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati a sfondo sessuale a danno di minori.

    È inoltre previsto un inasprimento delle pene anche per i reati di prostituzione minorile e di pornografia minorile. Infine non si potrà più dichiarare di non essere a conoscenza della minore età della persona offesa nel caso di commissione di uno dei delitti contro i minori.

    Le reazioni

    Save the children esprime ‘grande soddisfazione’ per l’approvazione da parte del Senato del testo di ratifica della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori e contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale anche a mezzo internet, ferma in parlamento dal 2007. Con l’approvazione definitiva al Senato, al termine di un iter durato 5 anni, l’Italia rafforza il proprio sistema di protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso e si adegua agli altri paesi europei ‘.

    ‘Secondo una ricerca di Save the children «tra i giovani che utilizzano internet il 13% invia proprie foto o immagini di sé nudo ad adulti – dichiara Calerio Neri, direttore generale del’organizzazione in italia – con l’approvazione di oggi, l’ Italia potrà finalmente avvalersi di uno strumento fondamentale di protezione e di contrasto dai frequenti casi di abuso e sfruttamento sessuale che avvengono anche attraverso la rete’.
    Unicef Italia accoglie con favore la notizia dell’approvazione del Ddl di Ratifica della Convenzione di Lanzarote. ‘La Convenzione, infatti – dichiara Giacomo Guerrera, Presidente dell’Unicef Italia – rappresenta uno strumento fondamentale per la tutela dei minorenni, da gravi violazioni come l’abuso e lo sfruttamento sessuale. Inoltre, sarà maggiormente efficace l’azione di contrasto a questi gravi reati, spesso portata avanti in collaborazione con altri Stati, grazie a mezzi ancora più incisivi’.

  • USA e Canada. I boy scout cattolici protessero migliaia di pedofili, Si conferma la regola omertosa tra le istituzioni cattoliche

    USA e Canada. I boy scout cattolici protessero migliaia di pedofili, Si conferma la regola omertosa tra le istituzioni cattoliche

    17/09/2012 – Pubblicati i file segreti di Tommaso Caldarelli

    Il Los Angeles Times sgancia la bomba sui Boy Scouts of America, definiti “una delle associazioni più autorevoli di tutti gli Stati Uniti”. Il prestigioso giornale della città californiana è venuto in possesso di un registro di oltre 1600 casi in cui capi scout nei ranghi dell’associazione si sarebbero resi colpevoli di violenze sessuali a danno dei ragazzi a loro affidati.

    Questi soggetti sono stati allontanati dall’associazione – anche se, come vedremo, non è affatto detto che essi siano stati permanentemente banditi dal servizio con i ragazzi – ma in ben pochi casi i responsabili dell’associazione scout hanno alzato il telefono e hanno avvisato le pubbliche autorità. Tutt’altro, in effetti, emerge dai dati. “Ai volontari e agli impiegati sospettati di abusi sessuali veniva concesso di lasciare l’associazione pubblicando motivazioni false come “motivi d’affari”, piuttosto che “problemi cerebrali cronici” e “impegni al festival di Shakespeare” – ma non solo: in alcuni casi, il soggetto è stato salutato con i migliori onori e con “il massimo dispiacere per questo tipo di dimissioni”. La blacklist, definita dal LA Times “perversion list”, viene regolarmente aggiornata dal 1919 da parte di BSA e viene, con lo stesso zelo, tenuta lontana dall’occhio pubblico.

    INSABBIAMENTO – L’associazione ha risposto, come vedremo, al giornale, prendendosi ogni responsabilità per la mala gestio di questi eventi e chiedendo scusa. Il minimo, vista l’imponenza delle rivelazioni. “Gli uomini espulsi per gli abusi spesso potevano rientrare, solo per essere accusati di nuove molestie. Ora, una rassegna più estesa mostra che gli scout hanno addirittura protetto i molestatori tenendo le accuse sotto le coperte. Nella maggioranza dei casi, gli scout hanno saputo degli abusi dopo che essi sono stati comunicati alle autorità. In più di 500 casi, però, i capi hanno saputo tutto dai ragazzi, dai genitori, dai membri degli staff, da segnalazioni anonime”: e che hanno fatto? Nell’80% di questi casi non risulta che gli scout d’America si siano mossi per avvertire la polizia, e in 100, addirittura, si sono prodigati “per coprire lo scandalo o permettere ai sospetti di nasconderlo”.

    IL CASO HUMPHRIES – Per vero, prima del 2010 non esisteva una policy dell’associazione che imponeva la denuncia “al minimo sospetto”: la politica era quella del rispetto delle normative nazionali, che non sempre imponevano la denuncia dei soggetti. Tuttavia, anche quando le normative esistevano, le prove indicano che BSA non le abbia rispettate (alcuni casi in New Jersey negli anni ’70). Una storia su tutti: Arthur W. Humphries era capo in Virginia da oltre 50 anni, un educatore ritenuto modello. Era anche, però, un molestatore seriale. Dopo il suo arresto nel 1984, gli scout dissero che non “avevano alcun sospetto su di lui”, ma questo non è affatto vero, perché nel 1978 un bambino di 12 anni raccontò che l’uomo lo costrinse a praticare sesso orale. Gli scout non raccontarono nulla alla polizia, e gli scrissero anche una magniloquente lettera di referenze due anni dopo.

    LA RISPOSTA – Insabbiare, dunque; iscrivere in lista nera, allontanare dall’associazione – a volte con parole dure ma con garanzia di impunità: “Ti chiediamo di interrompere la tua relazione con i Boy Scout of America. Non rilasceremo alcuna informazione a nessuno” – mantenere alto il buon nome dell’associazione. Ma di mezzo si è messo un giudice nell’Oregon che lo scorso giugno ha ordinato l’esibizione di oltre 1600 documenti dell’associazione, invischiata in un caso di violenza da 20 milioni di dollari. Fra i documenti, appunto, questa blacklist. A stretto giro il comunicato di Bsa: “Boy Scouts of America crede che anche solo un singolo sintomo di abuso sia inaccettabile, e ci dispiace che in altri tempi non abbiamo fatto sforzi sufficienti a proteggere i bambini. Siamo molto dispiaciuti ed estendiamo le nostre più profonde simpatie alle vittime”. Per il futuro si continuerà “a migliorare le nostre policy multi-approccio, che ora includono test attitudinali, addestramento programmato, programmi di sicurezza. Ci siamo sempre messi a disposizione delle autorità e oggi chiediamo ai nostri membri di riportare anche solo i sospetti di abuso alle forze dell’ordine”.

    http://www.giornalettismo.com/archives/497959/i-boy-scout-americani-coprirono-migliaia-di-pedofili/

    26/06/2012 – Bufera sul movimento canadese che ora promette trasparenza
    Lo scandalo pedofilia degli scout

    di Tommaso Caldarelli
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    Lo scoutismo canadese è una delle poche associazioni dello scoutismo mondiale ad essersi dotata fin dal 1992 di una politica esplicita per trattare eventuali casi di pedofilia che dovessero capitare nei suoi ranghi: radiazione immediata e deferimento alla polizia. Secondo l’inchiesta che la società di revisione Kpmg ha promosso, pare che questa nuova politica sia stata male applicata, male interpretata, lasciata alla gestione delle singole unità territoriali e male insegnata, se è vero che un quinto dei casi di pedofilia non denunciati hanno avuto luogo proprio dopo il 1992.

    LUCI ED OMBRE – E’ estesa la raccolta dati che Scouts of Canada ha promosso, scrive il Globe and Mail, dalla sua documentazione.

    Tutti i casi di pedofilia che sono emersi, dopo la pubblicazione dei risultati dello studio, sono stati consegnati alla polizia e il leader dello scoutismo ha chiesto scusa a tutte le vittime con un lungo messaggio su Youtube.

    “Stiamo mettendo a nudo tutte le luci e le ombre della nostra storia”, ha detto Steve Kent, capo commissario dello scoutismo canadese. Dall’inchiesta di Kpmg sono emersi quasi 500 nomi di capi educatori “allontanati o espulsi” per condotta sessuale impropria: per questi casi nella stragrande maggioranza non c’era bisogno di denuncia da parte del movimento scout perché la polizia era già a conoscenza della condotta.

    LA LISTA CONFIDENZIALE – In ben pochi casi, quasi 30, lo scoutismo si è attivato per contattare le forze dell’ordine; in quasi 130 casi lo scoutismo o non si è attivato, o non esistono dati sufficienti per confermare che si sia effettivamente attivato per una denuncia.

    Scrive il Globe and Mail che “l’inchiesta di Kpmg arriva all’indomani del pagamento da parte di Boy Scouts of America di milioni di dollari in patteggiamenti e segue la rivelazione da parte della CBC dell’esistenza di una “lista confidenziale” di capi possibili pedofili” nello scoutismo canadese. Lo studio del revisore conferma in ogni caso che le linee guida del 1992 hanno contribuito ad aumentare il numero delle denunce di capi presunti pedofili, e che dal 2001 la situazione è grandemente migliorata.

    Non solo preti: gli scout pagano 1,4 milioni di dollari a una vittima di abusi
    14/04/2010 – Negli Usa si conclude un processo all’organizzazione di Baden Powell. Che non ha cacciato uno scoutmaster colpevole di aver violentato 17 ragazzi. E teneva nascosti i “perversion files”, una lista di accusati di pedofilia. I Boy Scout d’America dovranno pagare

    di Redazione
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    Negli Usa si conclude un processo all’organizzazione di Baden Powell. Che non ha cacciato uno scoutmaster colpevole di aver violentato 17 ragazzi. E teneva nascosti i “perversion files”, una lista di accusati di pedofilia.

    I Boy Scout d’America dovranno pagare 1,4 milioni di danni ad un uomo che, quando era ragazzo, è stato molestato da un capo scout. Lo ha deciso una giuria di Portland che ha anche stabilito che l’organizzazione, che ha la sua sede principale ad Irving, in Texas, potrebbe essere condannata, in una seconda fase del processo, a pagare ulteriori indennizzi, fino a 25 milioni di dollari, per non aver protetto il giovane vittima di abusi rimuovendo dal suo incarico lo «scoutmaster».

    NEGLIGENZA COLPEVOLE – È stata così accolto il ricorso di Kerry Lewis, ora 38enne, che ha accusato gli Scout di negligenza per aver permesso all’ex capo scout Timur Dykes di continuare a svolgere la sua attività anche dopo che l’uomo nel 1983 aveva confessato ad un vescovo della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, la chiesa mormone che negli anni ’80 coordinava un terzo dell’intera organizzazione degli scout americani, che aveva molestato 17 ragazzi. Decisiva è stata la presentazione alla giuria dei cosidetti «perversion files», cioè la lista dei nomi delle persone interne all’organizzazione accusate di pedofila dal 1965 al 1984, che veniva tenuta segreta nella sede centrale dei Boy Scout.

    UN SEGRETO INCONFESSABILE – L’organizzazione ha cercato in tutti i modi di continuare a tenerla segreta ma la lo scorso febbraio la Corte Suprema dell’Oregon ha ordinato che i circa mille documenti fossero utilizzati nel processo di Portland. L’organizzazione nazionale dei Boy Scout si è sempre difesa delle accuse di negligenza, rivendicando invece una sua azione per proteggere sempre i ragazzi da eventuali abusi. «Siamo rattristati per quello che è successo a Lewis, le azioni dell’uomo che ha commesso questi crimini non rappresentano i valori e gli ideali dei Boy Scouts di America» ha detto il portavoce Deron Smith annunciando il ricorso contro la sentenza. Anche perchè la decisione della giuria di Portland potrebbe essere seguita da altre analoghe, dal momento che vi sono altre nove cause del genere in questo momento in corso negli Stati Uniti.

    (AdnKronos)

    http://www.giornalettismo.com/archives/59174/solo-preti-gli-scout-pagano-14/

    La capo scout e il quindicenne: non è un B-movie, è tutto vero
    11/12/2009 – Quando si dice “parola di scout” si intende sottolineare le virtù di lealtà e sincerità di chi appartiene all’associazione: ma la realtà a volte è un’altra Chi non si fiderebbe a mandare i propri figli in un bel campeggio scout?

    di talentosprecato
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    Quando si dice “parola di scout” si intende sottolineare le virtù di lealtà e sincerità di chi appartiene all’associazione: ma la realtà a volte è un’altra

    Chi non si fiderebbe a mandare i propri figli in un bel campeggio scout? Sì, è vero, può capitare che i ragazzi una volta in tenda non imparino solamente a fare ogni tipo di nodo, o ad accendere un fuoco in condizioni difficili, ma almeno lo fanno in mezzo alla Natura, e sorvegliati da adulti responsabili. Capita a volte però che una divisa, un ruolo, una posizione di responsabilità, servano proprio a nascondere devianze e debolezze. E che siano proprio quegli adulti ai quali un genitore affida tranquillo il proprio ragazzo a essere quelli da cui difendersi; pensare che atteggiamenti scorretti, soprattutto in campo sessuale, siano confinati al mondo maschile, è quanto meno miope: la pedofilia è anche “donna”e non ci si può, non ci si deve fidare nemmeno degli scout.

    INDOVINA CHI C’E’ IN CAMERA DA LETTO – E’ questo il succo di quanto di grave è stato svelato nei giorni scorsi nel profondo e bigotto Sud degli Stati Uniti, ad O’ Fallon, Missouri,: una capo scout trentanovenne, Wendy R. Rogers è stata infatti incriminata per abusi sessuali su minore, per aver fatto sesso con un adolescente di 15 anni:i due sono stati scoperti domenica scorsa nella camera da letto del ragazzo in flagranza di un rapporto, mentre si scaldavano reciprocamente, dagli stessi genitori del ragazzo che sentendo dei rumori si sono allarmati; hanno bloccato la porta così che la donna non potesse uscire, ancora scioccati nel riconoscere nella partner del figlio non una ragazzina, ma il capo scout che lo aveva accompagnato nell’ultimo campeggio. “C’è uno stupro in corso”. Così, con una telefonata nel primo pomeriggio della giornata, qualcuno ha avvisato la polizia. Non si sono fatti attendere troppo tre agenti che hanno repentinamente effettuato un sopralluogo nell’abitazione del ragazzino. Insieme ai suoi genitori hanno verificato con i propri occhi l’atto “pedofilo” in corso, interrompendolo. Arrestata la donna, dopo averne evitato la fuga, l’hanno condotta in prigione, mentre la sua macchina, parcheggiata nel vialetto davanti alla casa del suo piccolo amante, veniva portata via. Per capire come era considerata nel quartiere la Rogers, basta leggere la dichiarazione di un vicino, Mitch Sorrell: “Utilizzava tutto il suo tempo libero per fare volontariato, è stato uno shock” e ha aggiunto dicendo di aver fatto in modo che il proprio figlio di 9 anni non potesse avvicinarsi ad un televisore dopo l’arresto, “Non so cosa dire a nostro figlio, è solo una cosa terribile“.

    SOTTO LA TENDA – “Siamo rimasti scioccati e profondamente rattristati nell’apprendere le accuse contro lavolontaria scout“, ha detto Alicia M. Lifrak, il capo scout esecutivo scout del Lewis and Clark Council Boy Scouts of America. La donna, al servizio di un campo scout dell’Illinois dal 2004 come volontaria, non aveva mai destato infatti perplessità o dubbi su eventuali perversioni sessuali. Comunque la sua collaborazione con la Troop 35, la cellula scout di cui faceva parte, è stata interrotta. Il punto non è che un quindicenne faccia sesso, sarebbe un non notizia: la questione è invece che un adulto utilizzi la propria posizione di leader per ottenere attenzioni particolari, anche quando non si parla di bambini, anche quando il primo commento che viene in mente è qualcosa di simile a “sicuramente si sarà divertito, che guastafeste!”. Infatti al momento i fatti indicano che tra i due esista qualcosa che ha il carattere di una relazione prettamente esclusiva più che di una vera e propria violenza, insomma di un amore, per così dire, “diverso”. Pedofilo, in ogni caso, certo. Malato, sicuramente. Martedì scorso Wendy è stata incriminata, ma solo ieri la stampa ne ha diffuso le generalità e la foto. In lacrime, disperata, distrutta. Così appare la bionda americana, sicuramente diversa da come appariva mentre guidava il suo gruppo. Perché è proprio sotto le tende montate all’aperto che si immagina abbia avuto inizio la sua relazione con il quindicenne. Al momento le indagini sono ancora in corso. Il ragazzo è stato sottoposto ad una visita medica per accertarne gli abusi, presto sarà effettuato un esame del DNA della donna, ed inoltre più saranno ascoltate delle registrazioni telefoniche. Non la testimonianza del ragazzo, per il momento almeno, per cercare di tutelarlo, di proteggerlo. Gli investigatori hanno tentato di capire se ci sono altre vittime, ma pare che nel corso di questi anni la capo scout non abbia rivolto le medesime attenzioni amorose nei confronti di altri piccoli ospiti del camping. Ad oggi, comunque, son stati sentiti almeno altri 10 altri ragazzi e le loro rispettive famiglie. Per ora niente. Solo paura.

    http://www.giornalettismo.com/archives/44103/la-capo-scout-e-il-quindicenne-non-e-un-b-movie-e-tutto-vero/

  • Argentina. Prete abusò di 50 ragazzini in seminario, Non mandate i vostri figli dai preti

    Argentina. Prete abusò di 50 ragazzini in seminario, Non mandate i vostri figli dai preti

    Aperta un’inchiesta su Justo Josè Ilarraz, ex direttore del seminario di Parana, 500 km a nordest di Buenos Aires. Avrebbe abusato di adolescenti tra i 12 e i 14 anni.
    sabato 15 settembre 2012 09:25
    In Argentina è stata aperta un’inchiesta su un prete accusato di abusi sessuali su almeno 50 giovani seminaristi. Il procuratore generale della Corte di giustizia della provincia nordorientale di Entre Rios, Jorge Garcia, ha avviato il procedimento in seguito alla pubblicazione di un articolo da parte della stampa locale che denuncia gli abusi che sarebbero stati commessi vent’anni fa da Justo Josè Ilarraz, ex direttore del seminario di Parana, 500 km a nordest di Buenos Aires.

    Secondo le accuse della procura, almeno 50 adolescenti di età comprese tra i 12 ed i 14 anni sono stati vittima del religioso tra il 1984 ed il 1992. In un comunicato, l’arcivescovo di Parana ha condannato i “gravissimi errori” del parte del prete pedofilo ed espresso “profonda vergogna ed immenso dolore” per i fatti e le vittime. Secondo la Chiesa argentina, Justo Jos, Ilarraz ? stato rimosso da ogni funzione sacerdotale.

  • Pedofilia. Primo vescovo condannato per non aver bloccato prete pedofilo, Migliaia di vescovi meritano la galera

    Pedofilia. Primo vescovo condannato per non aver bloccato prete pedofilo, Migliaia di vescovi meritano la galera

    WASHINGTON – È il primo vescovo cattolico a venire condannato per reati legati ad atti di pedofilia negli Stati Uniti. Robert W. Finn, 59 anni, vescovo dell’arcidiocesi di Kansas City, è stato riconosciuto colpevole di aver protetto il prelato a lui sottoposto, padre Shawn Ratigan, che per anni ha scattato foto porno di bambini della parrocchia.

    In un processo lampo durato meno di un’ora, John Torrence, giudice della contea, ha accettato parte della tesi dell’accusa ed ha condannato Finn a due anni di libertà vigilata, a una multa di 1.000 dollari e all’obbligo di costituire un fondo di 10.000 dollari per le spese di assistenza psicologica alle famiglie delle piccole vittime degli atti di pedofilia commessi da padre Ratigan.

    Prima che venisse letta la sentenza, il vescovo ha detto: «Sono profondamente dispiaciuto per il dolore causato, ma sono grato che l’accusa e la Corte di giustizia abbiano chiuso questa storia».

    Il vescovo era stato messo in guardia sin dal dicembre 2010 delle tendenze pedofile di padre Ratigan: un tecnico che stava riparando il computer del prete aveva scoperto centinaia di foto di genitali di bambini e lo avevo riferito alla diocesi.

    Finn aveva relegato il prete all’interno del convento e gli aveva proibito di avere contatti con i ragazzini. Ma padre Ratigan aveva continuato a frequentare picnic con bambini, prime comunioni ed altre riunioni sociali. E le foto porno continuarono a venire scattate sino al maggio 2011.

    Nuovi rapporti fecero intervenire la polizia: padre Ratigan tentò il suicidio ma fu salvato. Ora attende il suo processo. Non è chiaro se il vescovo Finn resterà o pressioni dal Vaticano lo spingeranno alle dimissioni: «Bisognerebbe chiamare Roma per conoscere il suo futuro», ha commento secco Peter Baker, il procuratore.
    Venerdì 07 Settembre 2012 – 20:09 Ultimo aggiornamento: 20:11

  • Australia, arrestato ex vicario che coprì casi di pedofilia

    Australia, arrestato ex vicario che coprì casi di pedofilia

    31/08/2012
    Australia, arrestato ex vicario che coprì casi di pedofilia
    Preti australiani

    Preti australiani
    Padre Tom Brennan è imputato di omissioni di denuncia di gravi reati, relativi ad abusi nei confronti di giovani da parte di un ex sacerdote John Denham

    L’ex vicario generale di una diocesi è il primo sacerdote cattolico in Australia arrestato e incriminato per aver tenuto nascoste le denunce di reati di pedofilia di un altro prete. Padre Tom Brennan, 74 anni, è imputato di omissione di denuncia di gravi reati, relativi ad abusi sessuali su due ragazzi da parte dell’ ex sacerdote John Denham.

    I reati sarebbero stati commessi verso la fine degli anni Settanta in una scuola di Newcastle, a nord di Sydney, in cui padre Denham era insegnante e padre Brennan il preside.

    Il sergente Kristi Faber, detective di una task force dedicata agli abusi di pedofilia in istituzioni religiose, ha accusato Brennan anche di otto episodi di abuso su un ragazzo di 8 anni in una chiesa, nel 1984 e 1985, e di due reati di
    aggressione fisica per aver infierito contro i due ragazzi dopo che avevano denunciato di aver subito abusi da Denham.

    Il dott. Bernard Barrett, del gruppo di supporto delle vittime di religiosi pedofili, ha descritto le incriminazioni come «una pietra miliare in Australia». «È la prima volta che un leader religioso di tale livello è incriminato per aver nascosto reati di pedofilia di un altro presunto trasgressore», ha detto.

    Il vescovo di Newcastle, Bill Wright, in un comunicato esprime «profonda tristezza». «Dobbiamo trovare la forza dentro di noi per sostenere coloro che guardano alla Chiesa perchè spieghi l’inspiegabile», dichiara fra l’altro.

    22/09/2012
    Australia, rapporto choc: 600 bimbi abusati da preti tra il 1930 e il 1980
    La piaga della pedofilia

    La denuncia arriva della chiesa cattolica. L’arcivescovo di Melbourne: “Episodi vergognosi”

    Oltre 600 bambini hanno subito violenze da sacerdoti a partire dagli anni ’30 del secolo scorso in Australia. Lo afferma la chiesa cattolica dello Stato di Vittoria, in un rapporto presentato a una commissione parlamentare, ripreso dai media nazionali. Secondo il documento, almeno 620 adolescenti sono stati vittime di abusi sessuali con una maggioranza di casi registrati tra gli anni ’60 e ’80.

    L’arcivescovo di Melbourne, Denis Hart, in una nota diffusa alla stampa, parla di episodi “orribili” e “vergognosi”, mentre le associazioni delle vittime sostengono che i giovani abusati potrebbe essere oltre 10.000.

    Durante la visita in Australia nel luglio 2008, papa Benedetto XVI ha incontrato alcune delle vittime e ha chiesto pubblicamente scusa per gli abusi.

    16/11/2012
    In Australia aperta un’inchiesta federale sugli abusi sessuali
    Melbourne

    Melbourne
    La premier Julia Gillard è intenzionata a far luce alle centinaia di accuse
    Maria Teresa Pontara Pederiva
    Roma

    Un mese fa aveva destato scalpore l’affermazione di un docente presso il Royal Institute of Technology di Melbourne, Des Cahill, secondo il quale, stando ai dati, in Australia , precisamente fra quanti avevano studiato al Corpus Christi Colleg (il seminario), quasi 1 sacerdote su 20 avrebbe compiuto atti di abuso sessuale su minori tra il 1940 e il 1966 (14 su 378 preti condannati).

    “Cristiani ossessionati dal sesso” era stata la risposta di Zac Alstin, ricercatore di bioetica ad Adelaide: dentro la Chiesa esistono persone con un approccio “malsano” nei confronti della morale sessuale.

    Ed è di questi giorni la notizia dell’apertura di un’inchiesta federale sugli abusi all’interno di istituzioni statali o religiose con centinaia di accuse a partire dalla metà degli anni ‘90: non è sotto torchio solo la Chiesa, ma centinaia scuole e comunità, circoli sportivi e attività ricreative. La premier australiana Julia Gillard ha dichiarato alla stampa: “troppi bambini hanno subito abusi in questi anni, ma hanno visto anche adulti deluderli perché è stata tradita la loro fiducia in chi ha compiuto l’abuso e contemporaneamente nei confronti di quelli che avrebbero potuto aiutarli e non l’hanno fatto”.

    Il cardinale George Pell, arcivescovo di Sidney e presidente della conferenza episcopale australiana, dapprima, parlando dalla Cattedrale di St. Mary, ha definito “sproporzionata” un’inchiesta federale, poi è tornato sui suoi passi dichiarando che la Chiesa è disposta a collaborare per far emergere la verità. Le accuse sono diversificate e giungono anche alla persona del cardinale Pell accusato, insieme ad altri, di aver coperto casi di abuso versando direttamente i risarcimenti alle vittime, ma torna di nuovo sul tappeto il tema del segreto confessionale che avrebbe impedito le denunce.

    L’indagine giunge a pochi giorni dall’apertura di un’indagine nel Nuovo Galles del Sud sulle accuse mosse nei confronti di religiosi e preti. Nel frattempo nello stato di Victoria sono stati ascritti alla responsabilità di membri della Chiesa ben 620 abusi perpetuati dagli anni ’30 in qua.

  • Preti pedofili. Vaticano propaganda stretta giudiziaria, Come ammettere che per decenni hanno fatto finta di niente

    Preti pedofili. Vaticano propaganda stretta giudiziaria, Come ammettere che per decenni hanno fatto finta di niente

    da Adista Notizie n. 31 del 08/09/2012

    CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Ogni anno la Libreria Editrice Vaticana pubblica un volume, intitolato L’attività della Santa Sede, che riepiloga tutti gli atti compiuti dal papa, dalla Curia romana e dagli altri organismi vaticani. Pur essendo compilata a cura della Segreteria di Stato, si tratta (lo chiarisce lo stesso frontespizio del volume) di una «pubblicazione non ufficiale», ma contiene una notevole mole di informazioni, statistiche e dati. Solitamente destinato agli “addetti ai lavori”, quest’anno il volume è stato invece lanciato in grande stile dal Vaticano, desideroso di dare un’immagine positiva di sé, legata alla “trasparenza” con cui rende note le informazioni circa la propria attività, ma anche alla fermezza con cui starebbe perseguendo i crimini commessi dal clero, specie quelli legati alla pedofilia.

    Ed in effetti esattamente in questa direzione va il “lancio” fatto dall’Ansa il 28 agosto: «La linea della trasparenza avviata da Benedetto XVI sul tema della pedofilia ha portato a un “considerevole’’ aumento delle denunce dei casi di abusi su minori», scrive la più autorevole agenzia di stampa italiana. La notizia, pubblicata in questa stessa prospettiva anche da diversi quotidiani e siti internet (il blog di Sandro Magister e Vatican Insider su tutti), ha avuto così una certa eco.

    In sostanza, dalle circa 1.300 pagine di testo emerge che nell’anno trascorso l’ufficio disciplinare della Congregazione per la Dottrina della Fede, diretto dal promotore di giustizia mons. Charles J. Scicluna, ha aperto 599 nuove pratiche, 440 delle quali riguardanti i «delicta graviora», e che tra quessti la stragrande maggioranza (404) sono casi di abusi perpetrati da chierici a danno di minori. Anche se, come afferma il volume, «nell’anno 2011, rispetto all’anno 2010, sono pervenute all’ufficio disciplinare meno segnalazioni», «rispetto agli anni precedenti (ad esempio il quinquennio 2005-2009) il numero dei casi è aumentato considerevolmente».

    Insomma meno denunce, ma più indagini aperte. E più provvedimenti disciplinari: nel 2011 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha sottoposto al papa la richiesta di laicizzazione «ex officio» di 125 soggetti e per altri 135 la richiesta di dispensa dagli obblighi sacerdotali. Un segno di efficienza e di ferma volontà di attuare il motu proprio promulgato dal papa il 21 maggio 2010 che integrava il De delictis gravioribus del 2001, lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede che dava indicazione agli episcopati mondiali su come trattare i «delitti più gravi commessi contro la morale e nella celebrazione dei sacramenti», e quindi anche la pedofilia tra il clero, prevedendo la dimissione dallo stato clericale dei preti colpevoli, quando non vi sono margini di dubbio sulle loro responsabilità. I dati pubblicati nel volume edito dalla Santa Sede, hanno detto un po’ tutti gli organi di stampa, sarebbero quindi un segno evidente che la “cura” contro la pedofilia avviata da papa Benedetto XVI sta ottenendo i suoi effetti.

    Verrebbe però da chiedersi come mai tanta solerzia da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede si sia manifestata solo nel 2011, quando lo scandalo mondiale seguito alle clamorose rivelazioni sugli abusi perpetrati da esponenti del clero in Paesi come Stati Uniti, Irlanda, Germania, Belgio stava gettando ombre e discredito anche sul Vaticano, e non invece negli anni precedenti, dal momento che i primi casi eclatanti di pedofilia emersero già nel 2001, negli Stati Uniti, e che Benedetto XVI, il papa che il mantra della stampa main stream descrive come quello che si è battuto con più vigore per debellare questa piaga, è in carica ormai da più di 7 anni.

    Inoltre, nel De Delictis Gravioribus voluto nel 2001 proprio da Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ex Sant’Uffizio avocava a sé il controllo sui “crimini più gravi”, compresi gli abusi sui minori. Come a dire che l’attuale papa possedeva tutti i dossier sui preti pedofili in ogni parte del mondo. Nonostante ciò, fino ad anni recenti il dicastero che Ratzinger ha diretto fino al 2005 non ha agito con grande tempestività e rigore nei confronti di questi ecclesiastici. Quel documento (all’art. 11) ribadiva inoltre l’importanza del vincolo della segretezza. Tutti coloro, vittime, testimoni, ordinario diocesano, personale del tribunale ecclesiastico, che erano implicati in una vicenda di abusi sessuali da parte di un ecclesiastico erano «tenuti al più stretto segreto (il cosiddetto ‘segreto del Sant’Uffizio’), su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica latae sententiae, per il fatto stesso di aver violato il segreto».

    Un modo con cui oggettivamente l’autorità ecclesiastica ha impedito che i casi di pedofilia tra il clero fossero conosciuti dall’opinione pubblica. E denunciati all’autorità civile. Tanto che per i contenuti di questa lettera riservata, Ratzinger fu denunciato per «intralcio alla giustizia» dall’avvocato Daniel Shea di Houston (il 20 settembre 2005 il Dipartimento di Stato statunitense concesse al papa l’immunità diplomatica, in quanto capo in carica di uno Stato sovrano).

    Ancora una chiosa sulla pretesa “severità” con cui la Chiesa starebbe fronteggiando i casi di pedofilia tra il clero. La condanna massima da parte della giustizia ecclesiastica nei confronti di un prete pedofilo resta, anche dopo la “riforma” di Ratzinger, la dimissione dallo stato clericale. Una circostanza che stride fortemente con il fatto che altri tra “i più gravi delitti” sottoposti al giudizio della CdF come l’eresia, l’apostasia e lo scisma, i reati contro l’eucaristia, l’attentata ordinazione sacra della donna prevedano invece la pena della scomunica. (valerio gigante)

    Articolo tratto da
    ADISTA
    La redazione di ADISTA si trova in via Acciaioli n.7 – 00186 Roma Telefono +39 06 686.86.92 +39 06 688.019.24 Fax +39 06 686.58.98 E-mail info@adista.it Sito www.adista.it

  • Don Antonio Calcedonio Di Maggio in passato condannato dieci anni fa per una storia di pedofilia, scontata la pena, era tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio.

    Don Antonio Calcedonio Di Maggio in passato condannato dieci anni fa per una storia di pedofilia, scontata la pena, era tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio.

    24/08/2012 @ 06:05:22, in it

    Sacerdote, insegnate e anche pedofilo, secondo la magistratura. E’ stato condannato, in rito abbreviato, dal gup Claudio Mattioli, a 4 anni e due mesi, un sacerdote accusato di aver abusato di due ragazzini.

    Il prete, A.D. [Don Antonio Calcedonio Di Maggio – n.d.R.TA], di 58 anni, di origine siciliana, officiava nella diocesi dedicata alla Madonna di Czestokova, alla Rustica, e insegnava religione alla scuola media di Roma «Salvo D’Acquisto». L’uomo, che per i fatti oggetto del procedimento era anche finito in manette, è da tempo agli arresti domiciliari in un convento di Benedettini Silvestrini a Bassano Romano. Il capo d’imputazione per A.D. è: atti sessuali con minori, aggravati dal fatto che le vittime erano a lui affidate «per ragioni di educazione e di vigilanza». Il giudice ha imposto anche una provvisionale di 15mila euro di rimborso alle vittime.

    GIA’ CONDANNATOPER LO STESSO REATO – In passato era già stato condannato dieci anni fa per una storia molto simile ma, scontata la pena, era tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio. Arrestato nell’estate scorsa, il religioso, inizialmente, aveva negato tutto, ma in seguito aveva confessato, almeno in parte, cercando però di sminuire la gravità delle violenze. La prima denuncia a carico di A.D. venne presentata dai genitori di un dodicenne con gravi problemi psichici, un ragazzo “affetto da un disturbo del comportamento nell’ambito dell’organizzazione cognitiva borderline”. Il giovane, che frequentava l’oratorio della Rustica, raccontò di essere stato palpeggiato e molestato dal sacerdote e, qualche giorno dopo, alcuni amichetti della stessa età gli raccontarono di aver subìto lo stesso tipo di violenze. In seguito si accertò un secondo caso, avvenuto, stavolta, durante un campo scuola nell’isola di Ventotene.

    A.D. [ Don Antonio Calcedonio Di Maggio – n.d.R.TA ] aveva sorpreso un gruppo di ragazzi che scherzavano e si misuravano gli organi genitali. Il religioso avrebbe approfittato della circostanza per rivolgere pesanti avances a un altro adolescente, anche lui di 12 anni.

    Fonte: corriere.it – 05 luglio 2007