Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Polonia/ Ritrovato carbonizzato sacerdote accusato di pedofilia

    Polonia/ Ritrovato carbonizzato sacerdote accusato di pedofilia

    Polonia/ Ritrovato carbonizzato sacerdote accusato di pedofilia
    Boguslaw P. fermato e poi rilasciato qualche giorno fa
    AFP

    Varsavia, 10 ago. (TMNews) – I corpo di un sacerdote cattolico polacco di 53 anni accusato di pedofilia è stato ritrovato carbonizzato davanti alla tomba di famiglia nel cimitero del villaggio di Lopiennik Nadrzeczny, nel sud della Polonia. Lo ha reso noto la locale procura di di Zamosc. Il sacerdote, identificato solo con il nome di Boguslaw P., era imputato in un processo per molestie sessuali commesse negli anni 2004-2005 ai danni di un suo chierichetto a Pocking, in Germania, dove era parroco. Il religioso era sospettato di aver commesso lo stesso reato nei confronti di altri due ragazzi dieci anni fa a Turka, nel sudest della Polonia.

    “L’identità del cadavere è stata confermata da un amico” ha detto all’Afp Miroslaw Buczek, procuratore aggiunto di Zamosc. Secondo il sito gazeta.pl, un coltello e una bottiglia di liquido infiammabile sono stati ritrovati accanto al corpo parzialmente carbonizzato. Il sacerdote era stato fermato martedì dalla polizia in seguito all’indagine sui fatti di Turka, ma rilasciato la mattina seguente a condizione di non lasciare il luogo di soggiorno abituale e di non avvicinare la sue presunte vittime. Boguslaw P., che si dichiarava non colpevole, rischiava 12 anni di prigione. Nonostante qualche caso isolato negli anni scorsi, in Polonia non è mai scoppiato un vero e proprio scandalo pedofilia nei ranghi della chiesa cattolica, in un Paese in cui il 90% degli abitanti si professa cattolico.

  • Il gup: Don Seppia personalità negativa, mai pentito

    Il gup: Don Seppia personalità negativa, mai pentito

    Il gup: Don Seppia personalità negativa, mai pentito
    Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato il parroco a 9 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minore e tentata prostituzione minorile.

    Don Riccardo Seppia, il parroco condannato a Genova a 9 anni, sei mesi e 20 giorni, per violenza sessuale su un chierichetto minorenne, tentata induzione alla prostituzione minorile e cessione di droga, ha una “personalità assai negativa” e non ha mai dimostrato di essersi realmente pentito. A dirlo è il gup Roberta Bossi che ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna pronunciata nel maggio scorso a carico dell’ex parroco della chiesa dello Spirito santo di Sestri Ponente, a Genova.

    Scrive il giudice che “Nonostante il ruolo ecclesiastico rivestito ha frequentato abitualmente locali trasgressivi, ha partecipato ad orge, usa un linguaggio blasfemo e volgare, predilige rapporti sessuali non protetti nonostante la sua condizione di soggetto affetto da Hiv e, circostanza ancor più grave, ha più volte cercato o scelto le sue vittime approfittando della loro condizione di marginalità sociale”. Dalle motivazioni della sentenza, emerge il quadro di un uomo dalla “personalità assai negativa”, “del tutto in contrasto con quell’immagine di ‘Uomo di Dio’ che lo stesso Seppia ha rappresentato a sua firma apparsi sul Giornalino Parrocchiale”, aggiunge il giudice Bossi nella sue valutazioni. “Altrettanto negativo è stato il comportamento processuale del Seppia – prosegue il giudice – che si è limitato, durante gli interrogatori, a confermare il contenuto, non suscettibile di lettura alternativa, delle telefonate e dei messaggi monitorati nel corso delle indagini”.

    Nelle 46 pagine di motivazioni, attraverso l’analisi delle prove, viene tracciata la personalità di Seppia e sono analizzati i singoli reati a lui ascritti, dalla violenza al chierichetto al tentativo di convincere minorenni stranieri ad accoppiarsi con lui in cambio di droga, al rapporto malsano con sodale ex seminarista Emanuele Alfano. L’ex chierichetto, un ragazzo di 16 anni che frequentava la sua parrocchia, risulta essere stato bersagliato per mesi dalle sue avances, talmente pressanti da creare nella sua giovane mente di adolescente un trauma documentato dalle perizie psichiatriche disposte su di lui. Tuttavia “l’assenza di una seria presa di coscienza del male arrecato – annota il gup – è dimostrata dal fatto che l’imputato, ben consapevole del turbamento psicologico arrecato al giovane (chierichetto), non ha offerto alcun risarcimento economico idoneo a sostenere i costi di un percorso terapeutico”.

    Al momento don Seppia è rinchiuso nel carcere di Sanremo, nel settore sex offenders, dove ha rapporti solo con i famigliari e con il suo avvocato, il genovese Paolo Bonanni. La sua condotta non ha mai destato le attenzioni della direzione del carcere. Il legale sta valutando se appellare la sentenza.

  • Pedofilia, il prete che sconfessò la Chiesa

    Pedofilia, il prete che sconfessò la Chiesa

    Violentato dall’età di 12 anni dal suo educatore, Dino Cinel oggi ha 71 anni. All’epoca degli abusi era un novello seminarista. L’aguzzino? Un sacerdote, anzi più che un sacerdote. Tale era il rettore del seminario di Bassano, “Istituto Scalabrini”: padre Francesco Tirandola della congregazione dei Missionari di san Carlo. Gli stupri di Tirandola durano quattro anni, le violenze psicologiche proseguono per altri tre. Fino all’età di 46 anni Cinel blinda il dramma dentro di sé, ricacciandolo nei meandri della memoria.

    Nel corso di alcune sedute di psicoterapia, la devastazione subita emerge in tutta la sua reale dimensione. Inizia così un lungo e doloroso percorso di elaborazione e ricerca personale che nel 2012 si è materializzato in un libro autobiografico. Atto di accusa circostanziato e reso inattaccabile da una logica ineccepibile – oltre che da documenti e testimonianze inconfutabili – “Un prete sconfessa la Chiesa” (Albatros) è una complessa opera che fonde insieme la testimonianza di una vita, la denuncia e l’indignazione di un uomo e l’analisi storico-sociale di un docente universitario (Cinel è stato ordinario di storia americana in diversi atenei statunitensi) sulla conflittuale tematica dell’eros nel mondo ecclesiastico.

    Lasciare la Chiesa e il sacerdozio sono stati atti fondamentali per ricostruirsi una vita in tutte le sue dimensioni, ma insufficienti a cancellare i residui della violenza subita. Cinel decide quindi di intraprendere la via della denuncia diretta verso la Chiesa.

    Forte anche della profonda conoscenza di certi meccanismi interni alla Santa Sede, vuole confrontarsi di persona con le istituzioni che rappresentano la giustizia vaticana richiamandole alle loro responsabilità e rivendicando i propri diritti. Ma, come l’autore documenta con la precisione dello storico di professione, sono proprio le alte sfere – quelle che spesso sentiamo annunciare sui media italiani il massimo impegno nei confronti delle vittime e la tolleranza zero verso i carnefici in tonaca – a mostrare agghiaccianti ipocrisie e incoerenze, evidenziando un malato “narcisismo” istituzionale che nega la devastazione interiore subita dalle vittime, mirando a renderle invisibili annullandone la stessa esistenza.

    Spicca in questo senso, dalle pagine del libro, la figura del promotore di giustizia monsignor Charles Scicluna, il braccio della legge vaticano. È dopo il suo incontro dagli esiti sconcertanti che, come lo stesso Cinel racconta a Cronache Laiche, l’idea di raccontare tutto in un libro che lo ha accompagnato per una vita non può più rimanere tale. E in meno di sei mesi Cinel confeziona il suo “j’accuse!”. Insieme con Sua santità (Chiarelettere) di Gianluigi Nuzzi, Un prete sconfessa la Chiesa chiude il cerchio e mette definitivamente a nudo la vera natura di un pensiero e di una cultura strumentali alla salvaguardia del potere politico ed economico della Chiesa cattolica e apostolica romana.

    «Non potevo elaborare un giudizio sulla Chiesa senza aver affrontato di persona chi ne muove le fila» spiega Cinel. «Avrei voluto parlare con il successore di Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Levada, ma alla richiesta di un appuntamento lui mi rispose di scrivere una relazione. Lo avevo già fatto senza ottenere mai una risposta. La sua politica era quella di sperare che prima o poi mi sarei stancato di sbattere contro il muro del silenzio. Ho scritto anche a Benedetto XVI, stesso risultato». Alla fine Cinel è riuscito a incontrare Scicluna. Erano i primi mesi del 2011.

    In generale sono due i cardini su cui l’autore si è basato per arrivare a formulare un giudizio assolutamente negativo sull’operato della Chiesa riguardo il tema della pedofilia ecclesiastica. Il primo è la totale indifferenza nei confronti di una verifica storica: «Quando sono riuscito a raccontare a Scicluna cosa è successo, con tanto di prove, testimonianze e relazioni mediche, la risposta (offensiva) è stata che il mio violentatore oggi è considerato un santo, un sacerdote degno di tutti gli onori. Io non mi so capacitare come una società di persone si renda talmente spregevole da non voler guardare nemmeno in faccia la realtà storica».

    Il secondo mattoncino è l’assoluta mancanza di rispetto per le competenze professionali “straniere”. «Io ho portato in Città del Vaticano i referti di tre medici che spiegano quali ferite mi ha provocato la violenza subita. La risposta da me ricevuta è che queste diagnosi sono scientificamente inattendibile. Punto. Non dicono che devono farmi visitare da un altro medico di loro fiducia come normalmente si usa in questi casi per verificare. Non ci pensano nemmeno. Per loro quello che “produce” la società laica non ha nessun valore».

    Ma la faccia che la Chiesa mostra in pubblico, specie con le vittime, è del tutto diversa. Almeno a prima vista. Cinel è un fiume in piena: «Benedetto XVI ha pronunciato parole talmente offensive che nemmeno una persona di modesta intelligenza se le può permettere. Lui dice che le vittime di sacerdoti pedofili sono i nuovi martiri. Come si può essere tanto cinici? Come si può pensare di cooptare all’interno della Chiesa delle persone che proprio dalla Chiesa stessa hanno avuto la vita distrutta?».

    Secondo l’ex sacerdote questo atteggiamento è studiato dalle gerarchie ecclesiastiche in ogni minimo particolare. «Questo papa è cosciente che il problema della pedofilia clericale è gigantesco. Ma non ha alcuna intenzione di risolverlo. Piangere davanti alle vittime, dichiarare davanti a loro che la Chiesa si assume le proprie responsabilità, invocare la tolleranza zero, è tutta una messa in scena. I fatti concreti stanno a zero.

    La realtà e che Benedetto XVI si è circondato di un gruppo di persone che faranno con lui quello che lui ha fatto col papa precedente. Due o tre anni dopo la sua morte lo beatificheranno e via verso la santificazione». Così tutti dimenticheranno cosa è successo durante il pontificato di Benedetto XVI e durante i 25 anni in cui Joseph Ratzingher è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. «Magari diventerà, in cielo, il santo protettore delle vittime di preti pedofili. Così in Vaticano riusciranno a spillare un bel po’ di denaro ai pellegrini in adorazione. Un modo molto pratico, il solito, per non assolvere le proprie responsabilità qui in terra».

    Federico Tulli

  • Proteggeva i preti pedofili, arrestato Monsignor Lynn, Quando arresteranno vescovi e cardinali italiani?

    Proteggeva i preti pedofili, arrestato Monsignor Lynn, Quando arresteranno vescovi e cardinali italiani?

    L’uomo è stato condannato per aver coperto gli abusi perpetrati da altri preti a minori, riassegnandoli ad altre parrocchie.
    di Simona Vitale 25 luglio 2012 16:04

    Un giudice ha condannato Monsignor William Lynn, il più alto esponente della Chiesa Romana Cattolica negli Stati Uniti, a trascorrere da tre a sei anni in una prigione di Stato, facendo di lui il più alto funzionario in grado della chiesa cattolica degli Stati Uniti ad essere imprigionato nello scandalo mondiale che ha coinvolto il mondo del clero per il reato di pedofilia. Lynn, che ha servito come segretario per il clero dell’arcidiocesi di Philadelphia dal 1992 al 2004, è stato condannato lo scorso 22 giugno per aver coperto degli abusi sessuali a danni di bambini commessi da preti pedofili, anziché denunciarli. Il tutto al fine di evitare lo scandalo.

    Lynn non è mai stato accusato di abusi e non ha mai incontrato le vittime dei preti in questione. Alla sentenza, letta nella giornata di ieri 24 luglio, il giudice M. Teresa Sarmina ha biasimato Monsignor Lynn per non aver sostenuto e protetto i bambini, vittime degli abusi dei preti. Lynn è stato descritto come un uomo colto che sa distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ma che ha scelto male, dicendo che aveva schermato, protetto e aiutato dei veri e propri “mostri in abito talare”.

    Proteggeva i preti pedofili, arrestato Monsignor Lynn

  • Pagava minorenni per prestazioni sessuali: arrestato prete a Sciacca

    Pagava minorenni per prestazioni sessuali: arrestato prete a Sciacca

    Il sacerdote è un palermitano di 41 anni, Davide Mordino. Adescava le sue giovani vittime con la scusa di fargli fare un “test sulla sensibilità corporea”

    SCIACCA. La polizia di Sciacca (Agrigento) ha arrestato un sacerdote palermitano di 41 anni, Davide Mordino, già parroco della basilica di San Calogero, con l’accusa di aver pagato, per avere rapporti sessuali con lui, un minorenne coinvolto in un’operazione antidroga che risale al 2009. Furono gli investigatori, nell’ambito dell’inchiesta principale, a scoprire casualmente il reato e ad aprire un’indagine parallela.
    Secondo gli agenti, il prete adescava le sue giovani vittime con la scusa di fargli fare un “test sulla sensibilità corporea”, cui seguivano diverse prestazioni sessuali, pagate singolarmente tra 50 e 300 euro. Stando a quanto riferito dalla polizia, inoltre, il sacerdote faceva sottoscrivere un modulo falso facendo credere ai ragazzi desiderosi di entrare nel mondo dello spettacolo di essere in grado di farli partecipare al programma televisivo “Amici” di Maria De Filippi. Il religioso è stato rinchiuso nel carcere palermitano dell’Ucciardone.

  • Sciacca, parroco arrestato per abusi sessuali su minori

    Sciacca, parroco arrestato per abusi sessuali su minori

     Lunedì 23 Luglio 2012 14:07
    Arrestato parroco di Sciacca che avrebbe abusato sessualmente di ragazzini anche minorenni. Oggi a Palermo, i poliziotti del commissariato di Sciacca, hanno arrestato, in esecuzione di ordinanza cautelare in carcere emessa dal Gip Tribunale di Palermo Maria Pino su richiesta dei Pm della Procura palermitana titolari dell’indagine, Laura Vaccaro e Alessia Sinatra, Davide Mordino, 41 anni, parroco della Basilica di San Calogero di Sciacca resosi responsabile fino alla data del 30 dicembre 2009, secondo le accuse, di aver compiuto atti sessuali con numerosi minori di sesso maschile di età compresa a tra i 14 ed i 18 anni, in cambio di denaro, con l’aggravante di aver commesso i fatti in danno di minori e con l’abuso di poteri e con violazione dei doveri inerenti la propria qualità di ministro di culto.

    La complessa attività di indagine trae le sue origini dall’ operazione antidroga “Mata Hari” dalle cui risultanze investigative si appurava che l’allora sacerdote della Basilica San Calogero di Sciacca, padre Davide Mordino intratteneva rapporti sessuali a pagamento con un indagato di quell’indagine.

    Sebbene, ovviamente, tale condotta non fosse assolutamente rilevante con riguardo alle investigazioni in corso, la polizia di Sciacca avviava un’indagine finalizzata ad accertare se il prete si intrattenesse nei locali della Basilica di San Calogero anche con dei minorenni.

    Risultava dalle indagini che il consolidato e ricorrente modus operandi del sacerdote era questo: approcciava le sue giovani vittime con la scusa di fargli fare un test sulla sensibilità corporea (pagato, asseritamente, dall’Università di Palermo), cui seguivano le diverse prestazioni sessuali, con pagamento ai ragazzi della somma di denaro da un minimo di 50 euro fino ad un massimo di 300 euro.

    Il sacerdote, faceva, altresì sottoscrivere, un modulo apparentemente intestato alla società Mediaset di Milano, che avrebbe consentito loro la partecipazione a programmi televisivi, stante peraltro la sua parentela con un noto intrattenitore televisivo, impegnato in trasmissioni condotte da Maria De Filippi rendendosi, in tal modo, facilmente credibile ai ragazzi, de siderosi di entrare nel mondo dello spettacolo.

    A seguito dell’articolata attività svolta, la direzione delle indagini veniva assunta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo competente per il reato di prostituzione minorile.

    Dopo l’arresto odierno della polizia e le operazioni di rito il prete Davide Mordino è staro rinchiuso nel carcere dell’Ucciardone di Palermo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

    http://www.comunicalo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=11819%3Asciacca-parroco-arrestato-per-abusi-sessuali-su-minori&catid=95%3Atop-news&Itemid=26

  • la difesa di don Massaferro affidata all’avvocato che difese Giulio Andreotti.

    la difesa di don Massaferro affidata all’avvocato che difese Giulio Andreotti.

     

    E’ prevista per venerdì la decisione della sezione penale della Cassazione sul ricorso presentato dai legali di Don Luciano Massaferro, imputato già condannato in primo grado per molestie ed abusi su una adolescente di 12 anni, il quale avrebbe affidato la sua difesa nientemeno che all’avvocato Franco Coppi.
    Coppi fu il legale di Andreotti nei processi per mafia.
    Mi sorgono spontanee alcune domande: chi pagherà la parcella di questo avvocato? E se sarà la diocesi a pagare, da dove arriveranno questi soldi?
    Questa è purtroppo un’umiliazione per le vittime di preti pedofili, che oltre ad aver subito gli abusi vengono emarginate dalla società, soprattutto da quella cattolica che invece di dimostrare quell’amore e quel pentimento che tanto predica, troppo spesso invece le perseguita per aver denunciato. Pochissimi i casi in cui le vittime vengono risarcite o sostenute nelle terapie, mentre molti, troppi i casi dove il carnefice invece viene sostenuto anche economicamente.

    Deve essere ben disperata la diocesi per doversi affidare a un legale di questo calibro!

    http://www.savonanews.it/2012/07/20/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/zanardi-la-difesa-di-don-massaferro-affidata-allavvocato-che-difese-giulio-andreotti.html

  • Il prete pedofilo è sieropositivo. Vittime a rischio AIDS, Il vescovo: “lo sapevo dal 1990, era meglio se usava il preservativo”

    Il prete pedofilo è sieropositivo. Vittime a rischio AIDS, Il vescovo: “lo sapevo dal 1990, era meglio se usava il preservativo”

    Un prêtre a été condamné, vendredi, à huit ans de prison pour le viol d’un enfant de chœur, âgé de 14 ans au moment des faits. Séropositif, le prêtre n’avait pas contaminé la victime.
    Le prêtre de Sainte-Marie, Jacky Hoarau, a été condamné par la cour d’assises de Saint-Denis-de-la-Réunion.

    Accusé d’avoir violé un adolescent âgé de 14 ans, le père Jacky Hoarau a été condamné ce vendredi à 8 ans de prison, l’avocat général ayant requis une peine qui ne soit pas inférieure à 7 ans de prison.

    La mère d’un enfant de chœur a découvert en 2010 que son fils avait subi plusieurs viols entre 2008 et 2009 par le père Hoarau, prêtre de la paroisse Sainte-Marie de Saint-Denis de La Réunion. Séropositif, le prêtre n’a toutefois pas contaminé le jeune garçon. Ce dernier raconte à sa mère le calvaire qu’il subit : régulièrement après la messe, le père Hoarau l’embrasse en évoquant le baiser des apôtres, avant de lui imposer des actes sexuels, notamment des fellations.

    Incarcéré pendant six mois après son arrestation en 2010, le père Hoareau est jugé depuis jeudi 26 avril devant la cour d’assises de Saint-Denis de La Réunion. C’est la première fois qu’un prêtre est jugé pour de tels faits sur cette île.
    L’évêque de la Réunion : “Mieux vaut le préservatif que donner la mort”

    Appelé à témoigner durant l’audience, l’évêque de la Réunion, Mgr Gilbert Aubry, a bien précisé que la mère de l’enfant de chœur a dit que « l’Église n’a fait aucune pression et aucune menace sur elle », décrit le Journal de l’île de la Réunion. L’évêque a précisé que, durant les années 1990, le père Jacky Hoarau lui avait confié qu’il était homosexuel et séropositif. Le curé avait alors été envoyé au Québec pour y suivre une « thérapie sexuelle. Je lui ai dit que si son comportement débordait sur des enfants, je ferai un signalement », a poursuivi à l’audience Mgr Aubry, dont les propos sont rapportés par le quotidien régional réunionnais.

    « Le père Hoarau aurait pu transmettre la mort à cet enfant », a souligné le président de la cour d’assises. « Evidemment », a répondu l’évêque. « Ma position est connue. Mieux vaut le préservatif que donner la mort et recevoir la mort ».

    Pendant l’audience, le père Hoarau a avoué les actes sexuels, mais a nié les viols. Il reconnaît sa faute mais parle toutefois d’un « accident ». L’affaire a déclenché l’indignation dans la communauté catholique de l’île.
    Actu France-Soir / Service Faits Divers (avec l’AFP)

  • La CDF verso la bocciatura delle norme CEI antipedofilia

    La CDF verso la bocciatura delle norme CEI antipedofilia

    Vaticano/ La CDF verso la bocciatura delle norme CEI antipedofilia, don Di Noto ad Affaritaliani.it: “Chi tace e non collabora si macchia di favoreggiamento”.
    Martedì, 10 luglio 2012 – 16:38:00

    Chi tace e non collabora “si macchia di favoreggiamento”. E la Chiesa “non può e non deve mai tacere sugli ignobili peccati e reati che chiunque, in particolar modo i sacerdoti e i religiosi, compie nei confronti dei bambini e delle persone vulnerabili”. Ha le idee chiare don Fortunato Di Noto, il sacerdote antipedofilia fondatore di Meter intervistato da Affaritaliani sulle norme antipedofilia varate dalla Conferenza Episcopale il 21 maggio scorso e che sarebbero state ritenute “poco incisive” da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Ecco l’intervista

    Don Fortunato, la CDF ha bacchettato la Cei. Che cosa ne pensa?

    “Non direi ci sia stata una bacchettata. La Congregazione per la Dottrina della Fede, che peraltro prenderà una decisione definitiva – approvando o respingendo le norme volute dalla CEI – nel mese di ottobre, sta semplicemente consigliando i vescovi italiani. È normale quindi che ci saranno emendamenti, correzioni, e così via”.

    Nel mirino delle polemiche sollevate dalle norme CEI c’è, soprattutto, il mancato obbligo di denunzia da parte del vescovo nei confronti di un sacerdote colpevole di abusi su minori… “L’ho già detto e lo ripeto: l’obbligo di denuncia è solo per i pubblici ufficiali, e un vescovo non lo è. Altrimenti cambiamo le leggi italiane. Però è vera anche un’altra cosa, questa: la Chiesa non può e non deve mai tacere sugli ignobili peccati e reati che chiunque, in particolar modo i sacerdoti e religiosi, compie nei confronti dei bambini e persone vulnerabili. Per questo motivo, è urgente che la Chiesa in questo delicato campo doloroso che lede i diritti fondamentali dei piccoli debba promuovere una azione concreta ed efficace per difendere e tutelare le vittime, al di là di tutto e sopra ogni cosa”.

    In che modo?

    “Questo deve essere fatto con trasparenza e lealtà con modalità collaborative con le leggi dello Stato a cui uno come cittadino appartiene. Chi tace e non collabora si macchia di favoreggiamento, di un esecrabile reato e grave peccato che grida e griderà sempre: ‘Dio, fammi giustizia’”.

    Insomma, non è necessario un obbligo scritto, l’obbligo c’è già ed è morale?

    “Non è la prima volta che la Chiesa richiama i sacerdoti, i religiosi e le religiose nella loro qualità di cittadini della comunità terrestre a difendere e a promuovere i diritti dell’uomo, lo fa da sempre. I sacerdoti poi, particolarmente per dovere pastorale. Basta leggere ‘la Chiesa e i diritti dell’uomo’ del 1975 (un documento della Pontificia Commissione – oggi pontificio consiglio – Iustitia et Pax, N.d.R.)”.

    Allora l’obbligo c’è, anche se non è scritto?

    “Infatti, ecco che cosa dice proprio questo documento del ’75: ‘la Chiesa per essere credibile esige il ricorso a denunce concrete mediante le quali si condanni l’aggressione e l’aggressore. La difesa dei diritti dell’uomo,- dei diritti dei bambini, dei deboli e delle persone vulnerabili – a cui è tenuta la Chiesa, implica l’uso della denuncia delle violazioni avvenute o in atto, sia che si tratti di azioni isolate come di situazioni permanenti. Questo diventa necessario soprattutto quando le persone che sono state oggetto di tali ingiustizie non possono difendersi da sole’. E aggiungo…”.

    Prego.

    “…sempre da questo documento: “Sono ancora vive le parole di paolo VI, nel 1972 ‘la missione episcopale impone il dovere di denunciare coraggiosamente le ingiustizie con carità’. Nel recente messaggio alle Nazioni Unite (10 dicembre 1973) il Papa, riferendosi al persistere e al continuo aggravarsi di violazioni nei riguardi dei diritti dell’uomo, ha energicamente affermato: ‘A tutte le vittime silenziose della ingiustizia Noi prestiamo la Nostra voce di protesta e di supplica’. Ecco, credo che questo sia illuminante e le linee guida a cui tutti siamo chiamati, senza indietreggiare, senza dimenticare che la chiesa è chiamata alla ‘pastorale della denuncia’ nella verità e nella giustizia permeata dalla misericordia di Dio. Ecco la sfida, ecco la rivoluzione sempre attuale”.

    A chi si rivolge questa pastorale?

    “Leggo: ‘Di tali vittime alcune categorie sono state da sempre segnalate all’attenzione del mondo quali: i discriminati per motivi razziali ed etnici, gli oppressi dal colonialismo, le vittime della soppressa libertà religiosa, coloro che sono stati privati della libertà d’espressione, i prigionieri vessati e torturati, gli avversari politici eliminati con violenza ed infine quegli esseri umani deboli e indífesi quali sono i bambini ancora nel seno materno’ e aggiungerei chi è violato nella sua intimità. Credo ci sia poco da aggiungere, solo da operare. La pedofilia è un crimine grave e devastante”.

    Antonino D’Anna

  • Corteo contro i preti pedofili: «Verità»

    Corteo contro i preti pedofili: «Verità»

    Gli ex allievi dell’istituto Provolo per sordomuti: «Chiediamo giustizia, ma curia e Vaticano tacciono»

     Cartelloni, volantini, striscioni e corteo per la terza Giornata della memoria delle vittime di reati di pedofilia commessi da religiosi. A organizzare l’iniziativa sono stati gli ex allievi dell’istituto per sordomuti Antonio Provolo, assieme al deputato radicale Maurizio Turco, che hanno voluto ricordare lo scandalo dei 67 presunti casi di abusi sessuali su ragazzini da parte di sacerdoti e laici, che sarebbero avvenuti tra la fine degli anni ’50 e il 1984. «Su quegli episodi», denuncia Turco, «non si è ancora fatta luce. La Conferenza episcopale italiana ha la facoltà di aprire gli archivi diocesani, dove sono nascoste importanti verità: alcune Conferenze
    episcopali lo hanno fatto, non capiamo perché quella italiana no», commenta il deputato dei Radicali. «Il vescovo Giuseppe Zenti si era impegnato a portare avanti un’inchiesta interna alla Curia per far luce su quanto avvenuto, ma dopo tre anni non sappiamo ancora nulla. Ci avevano rassicurato che avrebbero reso disponibili le registrazioni degli interrogatori, ma così non è stato». Turco lancia un appello a don Guido Todeschini, fondatore e direttore di Telepace: «Chiediamo a lui un contributo importante, perché si possa finalmente capire cos’è successo tra gli anni ’70 e ’80 e perché ciò venga reso pubblico». Ad affiancarlo è il portavoce dell’associazione Provolo, Marco Lodi Rizzini, che spiega il significato di questa giornata. «L’obiettivo è ricordare quanto è successo, nella speranza che non accada più», dice Rizzini. «L’anno scorso il Vaticano ha imposto alla Curia di sentire le presunte vittime degli abusi, nominando una commissione presieduta da Mario Sannite, ex presidente del Tribunale: stando a quanto da lui dichiarato a Matrix, tre preti e fratelli laici avrebbero ammesso gli abusi, ma su tutto questo è calato un imbarazzante silenzio». L’iniziativa, iniziata ieri mattina sulla scalinata della Gran Guardia, è proseguita nel pomeriggio con un corteo che si è snodato dallo stradone Provolo fino a piazza Erbe e poi di ritorno fino in piazza Bra. «Ricordiamo che dopo quasi un anno e mezzo dalla fine dei lavori della commissione d’inchiesta della curia di Verona, il Vaticano non si è a tutt’oggi espresso sui provvedimenti da adottare», ripetevano i manifestanti, camminando per le vie del centro. «Come abbiamo sempre detto, continueremo a chiedere giustizia affinché chi ha commesso quei crimini venga inchiodato alle proprie responsabilità».M.TR.