Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Il Belgio denuncia il Vaticano

    Il Belgio denuncia il Vaticano

    Decine di vittime dei preti pedofili presenteranno una denuncia contro la Santa Sede

    Sarà depositata il 16 settembre prossimo davanti al tribunale di Gand, Belgio, la denuncia collettiva contro il Vaticano di un gruppo di vittime dei preti pedofili. Lo scrive oggi il quotidiano De Morgen, citando il legale delle vittime, Christiane Mussche. L’avvocato sottolinea come la Santa Sede non sia riuscita ad intervenire anche dopo che sono emersi i casi di pedofilia nella Chiesa belga. Sarebbero più di 500 le storie di molestie emerse negli anni passati. “Ci sono state indicazioni del Papa di tenere quelle cose segrete, di stare in silenzio”, ha aggiunto Mussche accusando la Chiesa di una negligenza che sarebbe in conflitto con il diritto belga.

    LE VITTIME DENUNCIANO – Ma delle ottanta vittime che, all’inizio, erano pronte ad affrontare il processo civile, molte hanno già rinunciato, ha ammesso l’avvocato. Un effetto dissuasivo, ha spiegato Mussche, sarebbe stato provocato dalle affermazioni del senatore cristiano-democratico, Rik Torfs, esperto di diritto canonico, secondo il quale le vittime avrebbero poche possibilità di riuscita. “E’ uno scandalo – ha commentato l’avvocato – perché questo non è altro che ripetere l’intimidazione esercitata dalla Chiesa di cui le vittime hanno già sofferto”.

    LE TESTIMONIANZE – Lunedì scorso la conferenza episcopale belga ha affermato di essere intenzionata ad istituire una commissione per risarcire le vittime molestate molto tempo fa. Molte persone accusate degli abusi infatti non possono essere più processate. “Tutta la sicurezza della quale potevo godere nel corso della mia vita era svanita perché il sacerdote che ha abusato di me e del quale mi fidavo mi ha scosso nel profondo”, racconta oggi Walter Franckaert, una delle vittime. Jeroen Vyncke, 41 anni, lacrime agli occhi, dice di volere “una risarcimento per le opportunità professionali e i rapporti sociali persi”.

    IL VATICANO RESPINGE LE ACCUSE – I legali belgi sono intenzionati a seguire la strategia degli avvocati americani che difendono le vittime degli abusi del clero negli Stati Uniti. La denuncia per le molestie di un sacerdote di Milwaukee è stata notificata alla Santa Sede sfruttando i canali diplomatici degli States dopo che in Vaticano avevano in un primo momento rifiutato. Un’altra denuncia è stata presentata a Chicago il mese scorso. La citazione di Mussche sarà tradotta in italiano e consegnata in Vaticano. I legali della Santa Sede sostengono che le vittime non possono denunciare il Papa, perché protetto dall’immunità diplomatica. Allfermano che il Vaticano non può essere coinvolto in casi esteri perché è la diocesi locale non la sede mondiale, ad impiegare i sacerdoti.
    Publy

    http://www.giornalettismo.com/archives/135…preti-pedofili/

     

  • PEDOFILIA: CHIESA BELGA RICONOSCE RESPONSABILITA’ E PROMETTE INDENNIZZI

    PEDOFILIA: CHIESA BELGA RICONOSCE RESPONSABILITA’ E PROMETTE INDENNIZZI

    30-05-11
    (ASCA-AFP) – Bruxelles, 30 mag – La Chiesa cattolica belga riconosce la sua ”responsabilita’ morale” nello scandalo dei preti pedofili e si impegna a risarcire le vittime.

    ”Coscienti della loro respobnsabilita’ morale e dell’attenzione della societa’ nei loro confronti, i vescovi e le autorita’ religiose si impegnano ad assicurare un riconoscimento delle vittime e ad adottare delle misure riparatricim delle loro sofferenze”, si legge in un comunicato dei vescovi del Belgio. ”Si impegnano inoltre a restituire alle vittime la loro dignita’ e a conceder loro degli indennizzi finanziari a seconda dei loro bisogni”.

    Dopo Stati Uniti, Irlanda e Germania, il Belgio e’ stato uno dei paesi piu’ colpiti dal fenomeno degli abusi sessuali sui minori compiuti all’interno delle istituzioni cattoliche e lo scandalo ha coinvolto anche il vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, dimessosi dall’incarico dopo aver riconosciuto la resposnabilita’ per abusi sui minori compiuti fra il 1973 e il 1986.

    La nota dei vescovi arriva dopo l’annuncio di circa 80 vittime dei preti pedofili che intendono querelare il Vaticano davanti alla giustizia belga per ”negligenza colposa”.

  • Commissione d’inchiesta indipendente sull pedofilia clericale, Proposta dal grupo di vittime “La Colpa”

    Commissione d’inchiesta indipendente sull pedofilia clericale, Proposta dal grupo di vittime “La Colpa”

    di Gruppo La Colpa

    Sabato 21 maggio 2011 a Roma, presso la sede del Partito Radicale, si è tenuto il secondo incontro nazionale de La Colpa, gruppo di vittime della pedofilia clericale. La condivisione delle testimonianze di persone giunte da tutta Italia ha consentito di raggiungere il primo obiettivo del gruppo, l’attenzione e la solidarietà verso le vittime in un contesto protetto e familiare che ha visto anche la partecipazione dei fondatori della sezione europea dell’organizzazione americana Survivors voice (Sue Cox e Ton Leerschool). La riunione è stata l’occasione per la presentazione del multimedia e del progetto fotografico sui sopravvissuti alla pedofilia clericale realizzato da Silvia Amodio. La giornata è stata caratterizzata anche dagli interventi di professionisti ed esperti qualificati, che hanno affrontato i temi delle problematiche legali della pedofilia clericale (avv. Sergio Cavaliere), dei traumi psicologici dell’abuso (dott. Ascanio Trentini), dell’atteggiamento omertoso del Vaticano rispetto alle norme della legalità internazionale (on. Maurizio Turco). Nel corso dell’incontro è intervenuto il dott. Roberto Mirabile, presidente de La Caramella Buona Onlus che ha collaborato all’organizzazione dell’evento, il quale ha illustrato in maniera particolare il percorso e l’azione compiuta in occasione del recente processo a carico di don Ruggero Conti a Roma. L’incontro si è chiuso con la richiesta d’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente sulla pedofilia clericale in Italia, presentata durante la manifestazione che si è svolta nel pomeriggio di fronte alla Camera dei Deputati, e con l’annuncio dei prossimi eventi: la marcia di Verona del 1 luglio (per chiedere giustizia nei confronti degli abusi compiuti nell’Istituto Provolo e per l’istituzione di una giornata della memoria delle vittime italiane di reati di pedofilia commessi da religiosi), la marcia della National Secular Society di Londra in settembre e il secondo incontro internazionale promosso da Survivors voice a Roma per il 31 ottobre 2011

    Venerdì 27 Maggio,2011 Ore: 18:55

  • Lo scandalo di don Seppia rende più forte CL

    Lo scandalo di don Seppia rende più forte CL

    Michele Tornabuoni – Più di uno scandalo, più di un caso imbarazzante. L’arresto di don Riccardo Seppia, sacerdote tossicodipendente e sieropositivo accusato di ripetuti abusi sessuali su minori, è una vera e propria bomba per la Chiesa cattolica italiana.

    Il primo e più ovvio motivo è che la vicenda del parroco di Sestri Ponente ha messo il dito nella piaga di una Chiesa, quella italiana, in netto ritardo rispetto sul problema della pedofilia. Tutte le Conferenze episcopali mondiali, in realtà, hanno adottate nuove misure di contrasto e prevenzione solo incalzate dalle denunce, dalle perquisizioni di forze dell’ordine e magistratura, dalla prospettiva di un danno economico dovuto quando ai risarcimenti pagati alle vittime quando – è il caso della Germania – alla fuoriuscita dalla Chiesa dei fedeli e dei loro contributi fiscali. Dall’anno scorso, però, è divenuto palese che quella degli abusi sessuali sui minori è una piaga strutturale che riguarda solo una piccola minoranza dei sacerdoti ma ha attecchito – ed è stata insabbiata – sistematicamente in tutti i paesi del mondo.

    Eppure, fino a pochi mesi fa, i vertici della Conferenza episcopale italiana minimizzavano, contestualizzavano, rimandavano l’adozione di un pacchetto di misure d’emergenza. Fino al caso di don Seppia. Prima del suo arresto, neppure le ripetute pressioni vaticane erano riuscite a smuovere di un millimetro la Conferenza episcopale italiana. Non c’era riuscito il “promotore di giustizia” della Congregazione per la Dottrina della fede, mons. Charles J. Scicluna, che già l’anno scorso aveva denunciato, su Avvenire, “una certa cultura del silenzio ancora troppo diffusa nella Penisola”. Non c’era riuscita la recente lettera circolare dello stesso dicastero vaticano a tutti i vescovi del mondo. Le uniche risposte erano nate dall’iniziativa personale di qualche singolo presule, come il vescovo di Bressanone e Bolzano Karl Golser, che ha visto il numero verde creato nella sua diocesi contattato anche da altre regioni d’Italia, tanto è carente il quadro generale delle misure anti-pedofili.

    Ma, dopo l’arresto choc di Seppia un rilancio, nel quartier generale della Conferenza episcopale a via Aurelia, viene ritenuto non più rinviabile. L’assemblea generale della Cei in corso in questi giorni a Roma è chiamato a discutere – non senza divergenze tra “riformatori” e fautori dello status quo – proposte come uno sportello diocesano per le denunce, una banca dati nazionale, un delegato Cei unico per tutto il paese, un più stretto controllo dei singoli vescovi da parte della stessa Cei. Nulla – è la promessa – dovrebbe essere più come prima.

    Perché – ed è la seconda ragione per cui il caso di don Seppia rappresenta uno spartiacque – Genova è la diocesi del presidente della Cei Angelo Bagnasco. Il quale, infatti, ha reagito immediatamente, sospendendo il sacerdote e recandosi nella sua parrocchia per confortare i fedeli. La vicenda, però, allunga un’ombra pesante. Nella Curia genovese si insiste sul fatto che Bagnasco sia caduto dalle nuvole. L’arresto, in effetti, è avvenuto all’improvviso, gli inquirenti sono incappati nel giro di sfruttamento sessuale del prete indagando su un traffico di stupefacenti. Più passano i giorni, tuttavia, e più emergono le testimonianze di chi – uomini di Chiesa e semplici fedeli – sospettava di don Riccardo già da tempo. Perché nessuno ha parlato? All’orecchio di Bagnasco non era giunta nessuna voce? E all’orecchio dei suoi predecessori? L’interrogativo attraversa come un brivido il corpo dell’episcopato italiano, perché, prima di Bagnasco, sono stati arcivescovi di Genova il cardinale Tarcisio Bertone (dal 2002 al 2006), attuale Segretario di Stato vaticano, il cardinale Dionigi Tettamanzi (1995-2002), arcivescovo uscente di Milano, il cardinale Giovanni Canestri (1987-1995) e il mitologico cardinale Giuseppe Siri, faro dei conservatori in Conclave, papabile per eccellenza, porporato che andò in pensione nel 1987, due anni dopo aver ordinato al sacerdozio don Riccardo Seppia.

    Il pasticciaccio brutto di Sestri Levante, allora, avvolge nel dubbio alcune delle figure di maggior spicco dell’episcopato italiano di ieri e di oggi. I dubbi potrebbero essere infondati, i diversi cardinali che si sono susseguiti a Genova potrebbero essere sinceramente all’oscuro delle accuse, o, comunque, potrebbero aver agito, negli anni scorsi, con una superficialità non superiore a quella che accomuna praticamente tutti i vescovi del mondo negli anni passati in un’adeguatezza nei confronti della pedofilia colpevole, sicuramente, ma altrettanto sicuramente in via di superamento. Ora, però, questi dubbi, magari utilizzati in malafede, rischiano di avere un impatto sugli equilibri interni all’episcopato italiano. E, ad esempio, cambiare il gioco di bilanciamento della corsa del cardinale legato al movimento di Comunione e Liberazione Angelo Scola per Milano, scoraggiata, tra gli altri, proprio da Bertone, Tettamanzi e Bagnasco.

    C’è poi un ultimo motivo per il quale la brutta storia di don Seppia rappresenta una bomba nella vita della Chiesa italiana. Sinora nessun caso aveva avuto tanta risonanza nel nostro paese. Neppure il caso del prete fiorentino Lelio Cantini, arrestato e ridotto allo stato laicale. Neppure il caso del sacerdote romano Ruggero Conti, di recente condannato in primo grado a diciotto anni dal tribunale di Roma. Ora l’arresto del prete genovese può essere utilizzato dai nemici della Chiesa per screditarla in diatribe meramente politiche. E’ già accaduto, negli anni scorsi. Quando, ad esempio, il Giornale della famiglia Berlusconi ha attaccato il direttore d’allora di Avvenire Dino Boffo per la sua presunta omosessualità; quando lo stesso quotidiano insistette sulla vicenda di padre Evaldo Biasini, soprannominato “don bancomat” per il ruolo svolto negli affari della “cricca” dei grandi appalti; quando Panorama dedicò un lungo servizio al giro dei preti gay di Roma. Articoli di giornale quando fondati quando meno fondati, scritti sicuramente con l’intento di informare, ma capaci anche di indebolire l’immagine pubblica di una Chiesa che aveva osato criticare il Presidente del Consiglio per le sue notti ardenti. Una Chiesa, soprattutto, largamente finanziata dai fondi dell’otto per mille che ogni anno i contribuenti le riservano.

    In Cei, dove i dati arrivano tramite il ministero delle Finanze con tre anni di ritardo rispetto alla dichiarazione dei redditi, l’allarme, per quanto riservatamente, è già alto. Si teme che l’affaire pedofilia faccia crollare il gettito, si iniziano a fare i conti con un bilancio decurtato, si ragiona su come rilanciare l’immagine della Chiesa. E il caso di don Seppia certo non aiuta.

    www.linkiesta.it/scandalo-don-seppia-rende-piu-forte-cl

  • le stuprò per “guarirle”: chiesti 4 anni

    le stuprò per “guarirle”: chiesti 4 anni

    MILANO – Chiesta la condanna a 4 anni di carcere Antonio Morello, il 69enne che tra il 1999 e il 2002 avrebbe violentato due donne inducendole a credere che l’unico modo per superare i disturbi derivati da inesistenti molestie sessuali subite da piccole fosse quello di sottoporsi a una terapia individuale con lui in veste di “maestro” della psico-setta “The sacred path”.

    La richiesta è stata formulata dal pubblico ministero Brunella Sardoni ai giudici della quinta sezione penale e a essa si è associato l’avvocato Marco Marzari, legale di una delle due presunte vittime che si è costituita parte civile. Il dibattimento, che potrebbe già concludersi nel pomeriggio con la sentenza, deriva dallo stralcio della posizione di una delle dieci persone a processo a Bari, dove la setta aveva la sede operativa, con l’accusa di aver organizzato in tutta Italia numerosi seminari a pagamento, facendo credere ai partecipanti affetti da cancro o Aids di poter risolvere i loro problemi con il metodo Arkeon ideato da Vito Moccia.

    A Milano Morello è accusato di aver condizionato psicologicamente le vittime con la falsa autorità derivante dalla qualifica di “maestro” all’interno della setta, convincendole di essere state da bambine vittime di pedofilia e che per superare il trauma dovevano sottoporsi a una terapia particolare.

    Quindi, con l’aggravante di aver abusato della loro condizione di inferiorità fisica, le avrebbe costrette a subire atti sessuali nella propria abitazione. In un’altra occasione, si leggeva nella richiesta di custodia cautelare avanzata a suo tempo a Bari, si sarebbe reso responsabile anche di uno stupro di gruppo. Questa contestazione, però, non è stata trasmessa a Milano e figura nel procedimento barese come violenza privata.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-ital…morello-867742/

  • Genova Il sacerdote cercava rapporti non protetti sui siti gay.

    Genova Il sacerdote cercava rapporti non protetti sui siti gay.

    Don Riccardo Seppia (Ansa)

    MILANO – Cinque ore di interrogatorio per ammettere di aver fatto conoscere a don Riccardo Seppia ragazzi minorenni, per confessare di aver avuto rapporti sessuali con un quattordicenne che chiedeva l’elemosina sul sagrato della chiesa, Emanuele Alfano, l’ex seminarista ventiquattrenne arrestato giovedì scorso per induzione alla prostituzione minorile, non solo ha risposto alle domande del pm Stefano Puppo ma ha chiesto di dire di più. «Voglio parlare – ha detto – delle cose terribili che succedono in seminario, dove sono stato un anno prima di andarmene perché non ce la facevo più».

    Non ha potuto, i suoi avvocati difensori lo hanno fermato e lo stesso pm è andato oltre senza approfondire perché quello che succedeva, secondo Alfano, in seminario non è materia dell’inchiesta. Il gip ha convalidato l’arresto di Alfano, che resta in carcere per il rischio di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Il presidente della Cei Angelo Bagnasco ieri ha definito la pedofilia nel clero «un’infame emergenza non ancora superata». «Anche un solo caso – ha detto – sarebbe già troppo, quando i casi si ripetono lo strazio è indicibile e l’umiliazione totale» e ha parlato di «danni incalcolabili alle vittime e alle famiglie». L’umiliazione totale è destinata a aumentare via via che dall’indagine della Procura di Genova emerge la vita segreta di don Riccardo Seppia, il parroco arrestato per abusi su minore e cessione di cocaina, e quella dell’ex seminarista. Un ragazzo egiziano, Mohamed, racconta di orge: «Abbiamo fatto sesso in tre, io, don Seppia e il mio amico E.» ha detto agli inquirenti. Poi si è chiuso nel silenzio quando è stato indagato per favoreggiamento della prostituzione minorile, per aver portato l’amico diciassettenne dal prete. Quanto all’ex seminarista ha confessato di aver approfittato di un giovane mendicante: «Ho avvicinato un ragazzo di quattordici anni che chiedeva l’elemosina sul sagrato della chiesa, non quella del Santo Spirito, quella sulla piazza maggiore. L’ho convinto a venire con me e l’ho portato in un appartamento».

    Per don Seppia è in arrivo una nuova imputazione, induzione alla prostituzione minorile, mentre si alleggerisce l’accusa di violenza sessuale che sarà riformulata come tentata violenza. Il chierichetto oggetto delle sue attenzioni ha ridimensionato l’accaduto: «Mi ha afferrato alle spalle e si è strofinato contro di me – ha detto – ma non mi ha baciato perché io mi sono scostato». «Io i bambini li accarezzo e li bacio sulla guancia per affetto» ha detto don Seppia al pubblico ministero. Non ci sono accuse legate alla sieropositività del sacerdote. Chattando su un sito per incontri, gayromeo, dove era iscritto con il nome «Porko da usare», don Seppia avvicina un maggiorenne genovese: «Dove sei?» si informa, il ragazzo frequenta la stazione ferroviaria, il prete gli chiede: «Fai di tutto?», poi: «Lo fai anche senza preservativo?». Al «sì» prende accordi per l’incontro: «Va bene ottanta, allora». Interrogato dal pm don Seppia ha risposto che aveva rapporti non protetti solo con sieropositivi. Un altro fronte di indagine si apre su un episodio di diciassette anni fa, quando don Riccardo era parroco a Quinto. Un medico denunciò ai carabinieri telefonate oscene ai suoi due figli. Messa l’utenza sotto controllo si scoprì che le telefonate partivano dalla parrocchia. Dopo poco don Riccardo fu trasferito. Perché quella denuncia – che la Procura sta cercando negli archivi, con l’intenzione di ascoltare il medico – non ebbe alcun seguito? Ieri don Seppia è stato trasferito nel carcere di Sanremo, nella sezione per «predatori sessuali».

    Erika Dellacasa
    24 maggio 2011(ultima modifica: 25 maggio 2011)

    www.corriere.it/cronache/11_maggio_…8c5a7b9b0.shtml

     

  • l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

    l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

    Dal pulpito della chiesa che è stata di don Riccardo Seppia arrestato per droga e abusi sui minori, il sacerdote porta le parole di Benedetto XVI riferite al presidente della Cei. I fedeli si interrogano sul loro ex parroco. Nuovo scritte sulla facciata della parrocchia e striscioni contro i sacerdoti pedofili allo stadio. L’avvocato difensore: “Ricorreremo al Riesame”
    di NADIA CAMPINI

    Il cardinale Angelo Bagnasco visita la chiesa di don Riccardo Seppia

    Anche nella parrocchia dello Spirito Santo a Sestri è arrivata la benedizione del Papa, che Benedetto XVI aveva chiesto a Bagnasco di trasmettere a tutta la diocesi di Genova ferita dalle vicende del parroco arrestato. L’ha riportata don Stefano Moretti durante la messa domenicale, celebrata nella parrocchia di don Riccardo Seppia, mentre sulla facciata della chiesa sono apparse nuove scritte contro il parroco, subito cancellate, e dalla gradinata genoana dello stadio Ferraris, è comparso uno striscione che recitava “Preti pedofili al rogo”.

    IMMAGINI: nuove scritte contro don Seppia

    Parole di conforto sono state usate invece dal pulpito della chiesa Santo Spirito: “Mi faccio strumento – ha detto il sacerdote che ha sostituito don Riccardo Seppia – e vi porto la benedizione del Santo Padre che giovedì, nella giornata di Santificazione sacerdotale, ci è stata impartita dal cardinale Angelo Bagnasco”. La settimana scorsa parlando ai sacerdoti della sua diocesi, il presidente della Cei aveva raccontato dell’udienza privata avuta col Papa, dicendo che il Pontefice aveva promesso la sua preghiera per la diocesi e chiedendo di trasmetterla a tutte le parrocchie.

    Il teologo Mancuso: “E’ la punta dell’iceberg”

    E stamani, il cardinale, in Piazza San Pietro per il Regina Coeli di Benedetto XVI insieme a 1.100 ragazzi della diocesi di Genova che hanno ricevuto la cresima, torna sulla vicenda: “E’ un fatto di grande dolore _ dice _ un episodio veramente drammatico, che coinvolge delle persone oltre che un nostro sacerdote. Su questa vicenda dolorosa la presenza qui di tanti nostri ragazzi, col loro entusiasmo, appena ricevuta la Santa Cresima, insieme a tanti sacerdoti, è un po’ come l’olio sulle ferite”.

    La comunità si interroga su don Seppia. Per alcuni parrocchiani era “una bravissima persona e un prete irreprensibile”; per altri “un prete della notte”. Anche se una anziana fedele prima di entrare per la Messa ammette che forse è un “Dottor Jekyll e Mr Hyde”. “Cosa volete che vi dica? Siamo sconvolti”, commenta un signore con il rosario in mano che cammina a passo svelto davanti agli insulti sulla facciata. “Ma vi sembra possibile tutto questo? La nostra comunità è ferita e questi insulti non ci fanno certo piacere”.

    Le famiglie: “Pagateci i danni”

    Intanto, l’avvocato Paolo Bonanni, difensore di don Seppia, annuncia un ricorso al Tribunale del riesame, per conoscere tutte le carte dell’inchiesta. Dopo l’interrogatorio fiume di ieri, al momento, non è previsto nessun altro incontro con il pubblico ministero Stefano Puppo. “Quello che don Seppia doveva dire – ha spiegato l’avvocato – lo ha già riferito. Per noi non c’è più alcuna esigenza di farci sentire ancora”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…erita-16609443/

    E le famiglie preparano una class action
    “Ora i danni e un nuovo battesimo per i figli” 


    Cresce la rabbia tra i parenti dei ragazzi della parrocchia: “Il vescovo sapeva tutto, facciamo causa: ci devono risarcire”. “Sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni verso i piccoli no”

    di STEFANO ORIGONE

    La chiesa di Santo Spirito a Sestri

    “La Curia sapeva tutto e non l’ha fermato: faremo un’azione legale collettiva e chiederemo un risarcimento”. I genitori delle vittime di don Riccardo Seppia annunciano una “class-action” contro la chiesa. “Lancio un appello a tutti quelli che hanno figli che hanno avuto a che fare con “lui” – spiega un padre riferendosi al parroco – . Fatevi avanti, non abbiate vergogna. Raccoglieremo le nostre storie e avremo giustizia”. L’orrore che è venuto a galla non fa vacillare la fede di chi vive in via Calda, nel quartiere di Sestri, ma mette in seria discussione uno dei sacramenti: il battesimo. 

    “Secondo noi – dicono alcune madri – il fatto che sia stato impartito da un prete che ha commesso queste cose non lo rende valido. Vogliamo che i nostri figli vengano ribattezzati”. Negli ultimi mesi si era registrata una fuga dall’oratorio di Santo Spirito. “Perché don Riccardo era un rompiscatole, fiscale sulla frequenza delle messe”, ma soprattutto “perché lo faceva apposta a far notare la sua omosessualità. Quasi per sfida, come per dire: sono al di sopra di tutto e di tutti, nessuno può mettersi contro di me”. “Non ho nulla contro i gay – ammette Alessandra, la parrucchiera – , sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni morbose per i bambini, questo no, è inaccettabile”.

    Un’ex insegnante racconta di aver incontrato la madre di un ragazzino che ha ricevuto gli sms dal parroco. “Gli chiedeva di andare a trovarlo per parlare del catechismo. Per fortuna è più maturo della sua età e ha capito che doveva stargli alla larga”. I piccoli parrocchiani sanno bene cosa è successo a don Riccardo. Hanno parlato con i genitori, hanno letto i giornali e ne hanno discusso anche a scuola. Hanno analizzato più dei grandi questa brutta storia e ora non hanno più paura di parlare. Così viene fuori non solo il don Seppia cupo, censore, ma anche il don che per loro era strano per via di un’ossessione: i capelli.

    “Quando facevamo catechismo ci accarezzava in continuazione la testa, con forza – racconta un ragazzino mentre gioca sulle scale del portone con tre amichetti a “Yugioh” – . A uno che conosco ne ha strappato un piccolo ciuffo”. “A me dava i pizzicotti sulle guance e poi aveva quell’atteggiamento da femmina… “, ride un altro. Che ricordo avete del parroco? “Era terribile. Se arrivavi in ritardo di un minuto a catechismo o ti distraevi un attimo, ti “diceva di tutto””.

    Don Riccardo e quella mania per i capelli; don Riccardo che metteva i timbri sul quaderno per identificare chi non andava a messa e che rimproverava chi arrivava in ritardo a catechismo. Spesso si fermava a chiacchierare con l’ex seminarista Emanuele Alfano, finito in carcere per induzione e favoreggiamento della prostituzione. “Un tipo strano – raccontano nel palazzo dove abitava con mamma e papà – , che d’inverno girava con una mantello nero lungo fino ai piedi chiuso da una catenina dorata”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…figli-16590045/

  • Don Luciano Massaferro: è attendibile racconto chierichetta

    Don Luciano Massaferro: è attendibile racconto chierichetta

    19/05/2011 07:00
    Don Luciano Massaferro: è attendibile racconto chierichetta E’ attendibile il racconto della chierichetta di 12 anni molestata da don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio condannato a 7 anni e 8 mesi di reclusione per molestie sessuali. E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, un documento di oltre 40 pagine depositato ieri al tribunale di Savona. I difensori del sacerdote, Mauro Ronco e Alessandro Chirivì, hanno già annunciato che faranno ricorso in appello contro la condanna. Il sacerdote era stato arrestato dalla polizia il 29 dicembre 2009, dopo le segnalazioni arrivate dagli psicologi dell’ ospedale Giannina Gaslini di Genova. Dopo un periodo di detenzione a Chiavari, don Luciano era stato trasferito prima nel carcere di Sanremo, poi agli arresti domiciliari in un convento di suore a Diano Castello e, infine, nella sua abitazione all’interno della parrocchia di San Vincenzo.

    www.primocanale.it/news.php?id=89265

    Ricorrerà in Appello il parroco che molestò chierichetta

    Savona – Ha deciso di ricorrere in Appello, don Luciano Mazzaferro, il parroco di Alassio condannato per le molestie sessuali ad una ragazzina di 12 anni, sua chierichetta.
    La sentenza del processo ha riconosciuto attendibile la piccola vittima ed ha avvalorato la sua testimonianza di denuncia condannando il parroco alla pena di 7 anni e 8 mesi di reclusione.

    I primi ad accogliere come reali le dichiarazioni della vittima sono stati gli psicologi dell’ospedale Gaslini che hanno scoperto che la piccola aveva subito le attenzioni particolari del parroco.
    Anche il caso di don Luciano Mazzaferro, come quello più attuale di don Seppia di Sestri Ponente, ha sconcertato l’opinione pubblica e diviso i parrocchiani tra colpevolisti e innocentisti. Di certo ha rivelato, ancora una volta, quanto sia delicata la questione della “pedofilia” all’interno della Chiesa. Un problema da affrontare con la massima trasparenza e durezza e senza opporre alcun veto alle indagini nell’interesse dell’onorabilità della Chiesa stessa ma, ancor più, nell’interesse delle vittime.

    http://www.edizionioggi.it/cronaca/2011/5/…ierichetta.html

  • Don Seppia, in manette l’ex seminarista

    Don Seppia, in manette l’ex seminarista

    Genova – Nuovi elementi emergono nell’indagine che ha portato all’arresto di don Riccardo Seppia, il parroco di Genova Sestri Ponente arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di abuso su minore e cessione di stupefacente.

    In manette è finito anche Emanuele Alfano, l’ex seminarista di 41 anni, amico e complice del parroco. Era proprio lui infatti ad adescare i “ragazzini” per il parroco. Alfano stava organizzando una sua fuga da Genova: si stava per imbarcare come croupier su una nave da crociera. L’uomo è accusato di induzione alla prostituzione minorile continuata e favoreggiamento. Sono due i giovani vittime della dell’ex seminarista. Un minore, in particolare, sarebbe stato indotto a prostituirsi più volte, mentre per il secondo l’ex religioso è accusato di favoreggiamento alla prostituzione. L’uomo si trova ora nel carcere di Marassi, lo stesso in cui è detenuto da venerdì scorso don Riccardo Seppia. L’interrogatorio di garanzia nei suoi confronti è stato fissato per domani. Intanto i due ragazzi di 17 anni, sentiti nei giorni scorsi, hanno ammesso di aver avuto rapporti sessuali con don Riccardo Seppia ed Emanuele Alfano. Come raccontato dai ragazzi, i rapporti venivano consumati in cambio di soldi in appartamenti di conoscenti di don Riccardo e Alfano, sempre a Genova.

    Alfano non idoneo al sacerdozio – Emanuele Alfano «è stato un anno in propedeutica, per il discernimento, prima dell’ingresso in teologia». Al termine dell’anno di prova, svolto tra l’ottobre 2006 ed il giugno 2007, «è stato riconosciuto non idoneo per intraprendere il cammino del sacerdozio». Lo afferma monsignor Michele Cavallero, Rettore del Seminario Arcivescovile ed Interdiocesano “Benedetto XVI” di Genova frequentato dall’ex seminarista arrestato oggi pomeriggio a Genova.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/05…a_manette.shtml

  • Don Riccardo Seppia, le intercettazioni: «Procurami un negretto dal collo tenero»

    Don Riccardo Seppia, le intercettazioni: «Procurami un negretto dal collo tenero»

    Genova – Primo pomeriggio e la voce di E. A., ex seminarista ed ex croupier, personaggio chiave di quest’indagine ormai persa in meandri inimmaginabili, fa da contraltare alle richieste di don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente in carcere da sabato per pedofilia e cessione di cocaina che ieri, interrogato dal giudice, si è avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa di conoscere il contenuto delle carte: «Ehi…procurami un bambino…dal collo tenero». L’altro, che con lui aveva avuto «una relazione poi interrotta» come scrivono gli inquirenti, che di fatto parrebbe il componente d’una gang impegnata ad arruolare minorenni per organizzare incontri a sfondo sessuale con un prete, ha un mezzo sussulto davanti a tanta spregiudicatezza: «E mi raccomando l’età – insiste don Riccardo – perché sedicenni sono già troppo vecchi…procurami un ragazzo dal collo tenero…». I carabinieri sgranano gli occhi, e questo passaggio lo ascoltano e lo riascoltano, e alla fine la Procura lo inserisce fra quelli più «esemplificativi» della personalità «pericolosa» del religioso: «Mi serve un bambino dal collo tenero…». Dal collo tenero. E. A. certo, ha un attimo di titubanza ma alla fine si dice pronto: «Vabbè, vado alla Fiumara e vedo cosa ti posso trovare»…

    Diceva proprio così don Seppia, che nelle conversazioni fino a ieri più “coperte” dagli investigatori parrebbe spalancare il sipario su una realtà peggiore d’ogni previsione. Condita di bestemmie e «frasi blasfeme», dagli inquietanti «Satana sia con te» e dagli inviti a saltare la scuola, rivolti agli studenti che dovevano soddisfarne le voglie.

    «Mi serve un moretto»
    Il sistema per sfogarsi era molto più consolidato di quanto si pensasse. E contava su un “bacino” di potenziali vittime localizzato più o meno a ridosso del grande centro commerciale, la Fiumara appunto, del ponente cittadino: «Mi serve un negretto, un bel moretto, quelli che mi fanno eccitare da pazzi e mi raccomando non superi i quattordici anni…e meglio se si tratta di uno con problemi, di droga o senza famiglia sai…». Evidentemente più facile da ricattare.

    La merce di scambio è sempre la cocaina ed ecco la conversazione che dà agli investigatori «la prova»: «Mandami Yousef (il nome è di fantasia), nell’abitazione (la definisce testualmente così, come se fosse adibita di fatto a un unico scopo, ndr) che ho tanta roba e ci possiamo divertire…».

    «Non andare a scuola»
    Uno dei capitoli più gravi fra quelli che si delineano in queste ore, emergendo oggi con maggiore chiarezza, è sulla «violenza» al chierichetto quindicenne affetto da un lieve ritardo mentale e attirato in canonica. È la mattina d’un giorno infrasettimanale, aprile, quando il telefonino di M. è bersagliato dai messaggi del parroco, che nei momenti di maggiore incontenibilità gliene mandava anche venti-trenta al giorno: «Ciao, sono tutto solo, perché non vieni da me? Stamattina non c’è nessuno, possiamo stare qui…». L’altro che forse non capisce bene, data la particolarità dell’orario: «Ma io – replica – sono a scuola». Don Seppia non indugia granché e la controrisposta che “trilla” nello spazio di pochi secondi: «Allora semmai quando sono da solo, di’ alla mamma che vai a scuola, ma poi vieni da me. Devi venire da me quando sono da solo, a lei puoi raccontarle così…». La spirale che porta M. suo malgrado al vertice dei desideri del parroco, contempla aggiornamenti in tempo reale all’ex amante seminarista, quello che diceva «Io sono frocio e lo sai, non ho alcun problema ad ammetterlo con nessuno», ricevendo in cambio l’insofferenza del religioso: «Beato te che hai fatto outing, io non posso permetterlo…». E allora quando M. cede alle lusinghe di Don Seppia, quest’ultimo subito a raccontarlo all’amico: «Sai, oggi finalmente l’ho baciato in bocca», dopo averlo preso con violenza e costringendolo «a subire atti sessuali approfittando dello stato di soggezione psicologica». C’è un divario tale, fra chi soccombe e chi approfitta, da rappresentare formalmente un’aggravante a carico del prete: «Per aver agito contro una persona in condizioni di inferiorità e psichica».

    Bestemmie in diretta
    Quando si pensava d’aver ascoltato praticamente di tutto, ecco materializzarsi la nuova veste del prete bestemmiatore. Quello che maledice la Madonna scherzando con il suo complice spacciatore e pedofilo, se un presunto incontro sessuale non va a buon fine («reiterate frasi blasfeme»); quello che a un certo punto contatta uno dei sodali, è pomeriggio inoltrato, e si presenta così: «Ciao fratello, che Satana sia con te…». È vero che c’è già abbastanza carne al fuoco, per esplorare al momento scenari da romanzo. E però al peggio non sembra esserci limite. Don Seppia intanto fa scena muta davanti al giudice. E assicura che collaborerà…

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/05…procurami.shtml