Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

    Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

    Tommaso Caldarelli 8 gennaio 2011

    Su Repubblica la lettera degli ex-ragazzi dell’isola: “Girano tuttora vestiti da sacerdoti, è uno scandalo”.

    “Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti”: la sintassi un po’ elementare è dovuta al fatto che a Malta il dialetto che si parla è più o meno questo, un misto di italiano con sintassi inglese, un dialetto pidgin, come lo definisce la Repubblica: ma quello che conta, nella comunicazione è il messaggio. E il messaggio che le vittime degli abusi dei preti pedofili nella piccola isola di Malta rischia di arrivare chiaro e forte alle orecchie di papa Ratzinger, in Vaticano.

    MALTA – I ragazzi maltesi hanno preso carta e penna e hanno scritto al Papa, per denunciare una situazione che loro ritengono scandalosa. Il Papa, nella sua opera di restaurazione della Chiesa sconvolta dagli abusi dei pedofili, si sarebbe dimenticato dell’isola nel Mediterraneo.

    Le vittime degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell’arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. «Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?». Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell’orfanotrofio di Santa Venera,costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa — che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che «sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita» — oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi

    Esteri
    Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”
    Tommaso Caldarelli

    GIUSTIZIA – Non si è fatto abbastanza, dicono i ragazzi di Malta, per fermare gli uomini in tonaca che si sono resi responsabili di abusi, che hanno anche e persino confessato le loro colpe, ma che sono tutti, ancora, al loro posto: a girare per la Valletta con l’abito talare.

    Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non si è ancora concluso. E proprio in questi giorni l’avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un’istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la “sovraesposizione mediatica” dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico. Eppure la “investigatio previa”, l’indagine interna condotta dal “Response team” della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l’ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse «risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma».

    Ma c’è fiducia, nelle parole dei ragazzi, e non accusa: scrivono al Pontefice per avere ascolto e aiuto. Per invocare un’azione più incisiva, sicuri che il Papa, che ha già dimostrato di voler affrontare lo scandalo dei pedofili nella Chiesa con la giusta forza, non si dimentichi degli ex-bambini di Malta.

    Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto

    www.giornalettismo.com/archives/108…ofili-di-malta/

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…-religioso.html

    Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

    13 aprile 2010 — pagina 19 sezione: POLITICA ESTERA
    LA VALLETTA – L’ arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha già promesso di incontrarli. Ma loro sperano di parlare direttamente con Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà nell’ isola in occasione del 1950esimo anniversario del naufragio di San Paolo. Sei presunte vittime degli orrori dell’ orfanotrofio di San Giuseppe ieri hanno esposto le loro richieste in una conferenza stampa. Da sette anni aspettano una sentenza che condanni i frati della struttura in cui sono cresciuti, chiusa nel 2003 dopo che un assistente sociale aveva sorpreso un religioso in atteggiamenti osceni con un ragazzino riferendo quel cheaveva visto alla polizia. Due frati ammisero le loro colpe, salvoritrattare le confessioni in un secondo momento durante il processo. Altri ex ospiti dell’ orfanotrofio, divenuti adulti, denunciarono di essere stati molestati e in un caso anche stuprati dai frati. Ed emerse anche che uno di loro, Godwin Scerri, era già ricercato per fatti simili dalle autorità canadesi ma ciò nonostante era stato ammesso a insegnare ai bambini. Sulla vicenda, però, era calato il silenzio. Fino a quando, tre settimane fa, una delle vittime, Lawrence Grech, oggi 37enne, ha scritto al Vaticano per chiedere che il Papa fosse informato della loro storia e porgesse loro le sue scuse. Grech e gli altri nove compagni di orfanotrofio che hanno denunciato gli abusi vorrebbero incontrare anche monsignor Charles Scicluna, l’ uomo della Congregazione della Fede al quale Ratzinger ha affidato il compito di indagare sui casi di pedofilia all’ interno della Chiesa. Ma a manifestare la disponibilità a vedere le vittime per ora è stato solo l’ arcivescovo Cremona. Ieri Grech ha anche rivelato che «uno dei frati che ci ha molestatoè liberoe vive in Italia». Il riferimento va a padre Conrad Sciberras, che ora vive ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove dirige la versione in inglese di una rivista del movimento dei Focolari, “Unità e Carisma”. «Ho letto delle accuse nei miei confronti solo dai giornali – dice Sciberras – Dalla polizia non ho mai ricevuto nulla, anche perché mi trovavo in Italia già dal 1999. Poi ho saputo dal mio avvocato che le contestazioni nei miei confronti erano cadute in prescrizione. Da quando è scoppiato lo scandalo mi è stato proibito di avere contatti con minorenni. Ma nego assolutamente di aver mai commesso molestie. Al massimo qualche carezza o uno scappellotto…». DAL NOSTRO INVIATO DAVIDE CARLUCCI

  • ‘A Malta preti pedofili protetti dalla Chiesa’ I preti pedofili sono ancora tra noi

    ‘A Malta preti pedofili protetti dalla Chiesa’ I preti pedofili sono ancora tra noi

    08 gennaio 2011 — pagina 1 – 17 sezione: PRIMA PAGINA
    LA LETTERA l’ hanno scritta nell’ italiano pidgin, contaminato dall’ inglese, che tuttora si parla a Malta. Ma il messaggio, indirizzato al Papa, è chiarissimo: «Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti». LE VITTIME degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell’ arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. «Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?». Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell’ orfanotrofio di Santa Venera, costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa – che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che «sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita» – oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi. Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non siè ancora concluso. E proprio in questi giorni l’ avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un’ istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la “sovraesposizione mediatica” dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico. Eppure la “investigatio previa”, l’ indagine interna condotta dal “Response team” della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l’ ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) e Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse «risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma». Ma le vittime degli abusi non contestano Benedetto XVI. Al contrario, tornano a ringraziarlo per il tempo che ha dedicato loro durante la visita nell’ isola. E lo implorano: «Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto». Il timore di Lawrence Grech, uno dei sei firmatari dell’ appello, è che alla fine il loro caso finisca per essere insabbiato. «A Malta Chiesa, potere politico e magistratura sono una cosa sola – dice – Tant’ è vero che un ministro è venuto in aula a testimoniare a favore dei sacerdoti. Pochi, anche nell’ opposizione, vogliono difenderci: la gente è molto religiosa e ha paura di toccare i preti. Ma noi non riusciamo a dimenticare. E neppure a parlarne con i nostri figli». La loro lettera è arrivata anche nelle mani di monsignor Charles Scicluna, il promotore di giustizia della congregazione per la dottrina della fede cattolica delegato da Ratzinger di occuparsi dei casi di pedofilia. Scicluna, anche lui maltese, preferisce però astenersi da commenti. Ma a stento riescea nascondere la «mortificazione» per i tempi estenuanti con cui la vicenda è stata trattata dalle autorità e dalla Curia della sua nazione. Una lentezza che rischia di vanificare tutti gli sforzi di Benedetto XVI di far pulizia all’ interno della Chiesa, alimentando le frustrazioni delle vittime. – DAVIDE CARLUCCI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…lla-chiesa.html

  • PRETI PEDOFILI: CHIESA BELGA SOSPENDE 22 DI 134 COINVOLTI – 12.01.11 – 12:00

    PRETI PEDOFILI: CHIESA BELGA SOSPENDE 22 DI 134 COINVOLTI – 12.01.11 – 12:00

    (AGI) – Bruxelles, 12 gen. – La Chiesa belga ha sospeso 22 dei 134 preti coinvolti in presunti casi di pedofilia. La lista dei 134 e’ stata stilata dalla Conferenza episcopale del Paese. Dei 134, 90 sono ancora vivi. A questi andranno aggiunti una cinquantina di nomi, secondo le denunce presentate dalla presunte vittime negli ultimi mesi. .

    www.blitzquotidiano.it/italia/agi/p…nvolti-1285260/

    Belgio: solo un prete pedofilo su sei viene allontanato dalla Chiesa

    BRUXELLES – Un rapporto ufficiale pubblicato dalla Chiesa Cattolica belga ha annunciato che solo un prete per ogni sei sacerdoti responsabili di abusi sessuali contro i minorenni sono stati puniti con l’allontanamento dalla Chiesa. Il documento diffuso dalla Chiesa belga alla fine di dicembre, ha rivelato dettagliatamente i 134 casi di abusi e maltrattamenti sessuali commessi dai sacerdoti pedofili nel corso dei diversi decenni.
    Stando al documento, riportato martedì dal quotidiano belga Le Soir, nel 70 per cento dei casi delle violenze sessuali, la chiesa o la magistratura belga ha ricevuto le denunce da parte delle vittime tuttavia solamente un prete ogni sei ha ricevuto la pena massima ovvero la sospensione definitiva dalle funzioni. Il drammatico rapporto giunge poco dopo le rivelazioni fatte sui nuovi casi degli scandali sessuali scoppiati largamente in un paese a grande maggioranza cattolica. A partire dal nuovo anno cristiano, la Chiesa Cattolica in Belgio è nuovamente stata sottoposta alle accuse di abusi sessuali questa volta avvenuta nell’istituto scolastico “Stella Maris”, gestito da suore. Un gruppo di suore sono state accusate di aver abusato di molti minori in un collegio del sudovest del Paese, nella cittadina di Courtrai. Secondo i media del paese, gli avvenimenti risalirebbero ai decenni fra il 1960 ed il 1990.

     

  • Una suora per aguzzino. Ancora scandali nella Chiesa

    Una suora per aguzzino. Ancora scandali nella Chiesa

    Una suora per aguzzino. Ancora scandali nella Chiesa
    05/01/2011 – 14:30

    Federico Tulli
    BELGIO. Denunciati nuovi casi di pedofilia in un istituto religioso, avvenuti tra il 1965 e gli anni Novanta. Nel Paese una commissione d’inchiesta ha già visionato oltre mille dossier sugli abusi.

    Violentato dall’età di 5 anni fino all’adolescenza dalle suore dell’istituto scolastico che frequentava. Il nuovo capitolo della storia di abusi compiuti in ambienti clericali, in Belgio, si è aperto lunedì scorso con la denuncia di un cinquantenne (la cui identità è ancora ignota) che aveva vissuto durante gli anni Sessanta nell’istituto religioso Stella Maris di Courtrai. L’anonima testimonianza è stata rilanciata da due emittenti locali (Eén e Radio2 Fiandres). L’uomo ha raccontato di aver subito abusi per circa 10 anni da due suore e dalla madre superiora. Il tribunale di Courtrai ha annunciato l’apertura di un’inchiesta che riguarderà anche altri presunti casi di violenze compiute in 30 anni, tra il 1965 e gli anni Novanta, ai danni di bambini di quell’istituto.

    «Si tratta di storie vecchie ma verranno tutte prese in considerazione dal cda dello Stella Maris», ha osservato l’avvocato Jan Leysen che rappresenta l’istituto, invitando le altre «eventuali vittime» a testimoniare in tribunale. Con inquietante regolarità non passa settimana senza che il Belgio non sia scosso dall’emergere di casi di pedofilia verificatisi dal secondo dopoguerra in poi. Il lungo silenzio su gran parte di queste vicende si è rotto a metà 2010 quando la magistratura di Bruxelles ha scoperto 475 dossier su altrettante vittime, chiusi negli archivi della commissione indipendente “Adriaenssens” (dal nome del presidente) che dai primi anni Duemila agiva in stretta collaborazione con i vescovi locali. È nell’ambito di questa stessa indagine che ad aprile scorso si era dimesso il vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, accusato di aver violentato una giovane.

    L’ultimo clamoroso caso è deflagrato il 28 dicembre con la confessione del teologo Francois Houtart, fondatore della Ong Centro tricontinentale di Lovanio e veterano del forum sociale mondiale. Il “papa altermondista” ha infatti ammesso di avere abusato nel 1960 di uno dei suoi cugini che allora aveva otto anni, chiedendo ai suoi fan di ritirare la richiesta di candidatura per il Nobel della Pace. Tutto questo accade nel pieno dei lavori della commissione speciale d’inchiesta parlamentare che si occupa di ricostruire la storia dei crimini pedofili compiuti nell’ambito della Chiesa belga. Un lavoro certamente non facile, specie per l’atteggiamento delle autorità ecclesiastiche. È nel corso di una delle ultime sedute dell’anno appena concluso che il primate del Belgio, monsignor Andrè-Joseph Leonard, aveva scioccato gli auditori dichiarando che le vittime degli abusi sessuali commessi da preti potrebbero essere risarcite come quelle che patiscono i danni causati da un’inondazione.

    «La Chiesa cattolica – aveva detto convinto Leonard, comparando le vittime di catastrofi naturali a quelle dei violentatori – potrebbe, liberamente, partecipare con altre parti della società, a costituire un fondo di solidarietà, non perché sia tenuta giuridicamente a farlo, ma perché c’è un dovere di solidarietà con tutte le vittime, di inondazioni, di epidemie, ma anche di abusi sessuali». Quale sia il numero esatto degli abusi ancora non è chiaro. Per ora ci sono i 475 dossier della commissione Adriaenssens, a cui vanno sommate le 103 denunce raccolte in autunno dalla procura federale belga e le 427 denunce raccolte dal 1992 al 2010 dall’associazione dei Diritti dell’uomo nella Chiesa presieduta da Rik Devillè. L’uomo, che è un ex sacerdote, il 22 novembre fu il primo testimone davanti ai parlamentari di Bruxelles, dimostrando come la Chiesa cattolica abbia spesso imposto la legge del silenzio alle vittime.

    http://www.terranews.it/news/2011/01/una-s…li-nella-chiesa

  • Vaticano e Irlanda: vi dice niente?

    Vaticano e Irlanda: vi dice niente?

    Vaticano e Irlanda: vi dice niente?
    Le autorità ecclesiastiche sapevano che Tony Walsh era un prete pedofilo, ma ci misero 16 anni per allontanarlo
    17 dicembre 2010

    Quando in Vaticano si scoprì che Tony Walsh era un prete pedofilo, le autorità ecclesiastiche chiesero al prelato di ritirarsi per almeno dieci anni in un monastero, ma non fecero altro per denunciare il caso o espellere Walsh dalla comunità Cattolica. Le rivelazioni sull’ennesimo caso di pedofilia nella Chiesa in Irlanda sono contenute nel diciannovesimo capitolo del Murphy Report, il rapporto che venne preparato nel novembre del 2009 dalla Commissione d’inchiesta che si occupò dello scandalo dei preti pedofili nel paese.

    Il capitolo in questione non era ancora stato resto noto perché lo scorso anno Walsh era sotto processo. Il 6 dicembre scorso, Tony Walsh è stato condannato a sedici anni di carcere per aver abusato sessualmente di tre minorenni tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta.

    I membri della Commissione che hanno scritto il rapporto criticano le autorità ecclesiastiche e quelle irlandesi per come fu gestito il caso Walsh. Stando alla ricostruzione contenuta nel capitolo, dopo aver constatato che nel corso di 15 anni il prete aveva abusato sessualmente di alcuni minorenni, le massime cariche della Chiesa in Irlanda decisero di spostare il prete in un monastero per evitare possibili nuovi scandali. Preti, canonici, monsignori, vescovi e l’arcivescovo di Dublino erano a conoscenza del problema, spiega la BBC.

    Il tentato stupro di un ragazzino nella toilette di un pub a Dublino nel maggio del 1994 portò infine al suo allontanamento. Walsh cerò di assalire l’adolescente dopo che aveva assistito al funerale di suo nonno, mentre le autorità ecclesiastiche a Roma discutevano su come dovesse essere affrontato il problema. Le indagini sulla sua condotta iniziarono nei primi anni Novanta, ma stando al rapporto Walsh si oppose a tutti i gradi del processo messo in piedi dalla Chiesa.

    Il processo canonico per scomunicare Walsh e spretarlo iniziò nel gennaio del 1992, a quasi un anno di distanza dal momento in cui le autorità ecclesiastiche decisero di procedere contro il prete. La richiesta di ridurre Walsh allo stato laicale fu inviata a Roma nel 1993, ma il prelato fece appello e il Vaticano decise di accogliere le sue promesse. Per ottenere la sua estromissione ci vollero alcune lettere inviate dall’arcivescovo di Dublino direttamente al Papa.

    Walsh fu ridotto allo stato laicale nel 1996 a sedici anni di distanza dalle prime proteste per alcuni casi sospetti di pedofilia. Ottenne una liquidazione pari a diecimila euro, ma continuò a presentarsi in giro come prete.

    Stando alle cifre del rapporto, almeno quaranta persone lamentarono di esser state vittime di abusi sessuali da parte di Walsh. L’arcivescovo di Dublino dal 1972 al 1984, Dermot Ryan, non avrebbe condotto le dovute indagini e gli accertamenti necessari né su Walsh né su altri preti accusati di pedofilia. Nel rapporto si parla anche di condotta «inaccettabile» da parte di due ufficiali di polizia, che nel 1990 e nel 1992 avrebbero ricevuto alcune segnalazioni senza avviare nessuna indagine.

    http://www.ilpost.it/2010/12/17/pedofilia-irlanda-tony-walsh-vaticano/

  • Il sistematico occultamento degli abusi nell’arcidiocesi di Monaco

    Il sistematico occultamento degli abusi nell’arcidiocesi di Monaco

    Il sistematico occultamento degli abusi nell’arcidiocesi di Monaco

    Lo Spiegel e la Süddeutsche Zeitung riportano notizie circa l’indagine legale affidata all’avv. Marion Westphal, ora pubblicata, per la valutazione dei documenti della diocesi di Monaco e Freising inerenti al periodo 1945-2009. L’indagine indipendente, ordinata dalla Chiesa, ha fornito dati sconvolgenti. “Abbiamo avuto a che fare con molteplici distruzioni di documenti”, ha detto l’avv. Westphal. Invece di preoccuparsi del dolore delle vittime, i collaboratori della Chiesa avrebbero voluto evitare lo scandalo. L’ufficio Westphal ha prodotto l’indagine sulla base dei 13.200 documenti esaminati e di colloqui avuti coi dipendenti dell’arcidiocesi. In 365 documenti si sono trovate indicazioni di abusi. Fra il 1945 e il 2009 almeno 159 preti sono stati sospettati di abusi sessuali o maltrattamenti fisici, oltre e diaconi, insegnanti di religione e collaboratori. In passato solo in 26 casi dei preti sono stati sottoposti a giudizio. L’indagine giunge però alla conclusione che almeno altri 17 ecclesiastici possono essere imputati di delitti sessuali.
    Non si è potuto chiarire il ruolo dell’attuale pontefice in relazione ai casi intervenuti quando era lui arcivescovo. La Westphal non gli muove rimproveri, anche se del periodo che lo riguarda manca la documentazione: l’indagine lamenta una cura dei documenti disastrosa. La responsabilità di seguire i casi sospetti ricadeva allora sul vicario generale. Solo in un caso, secondo la perizia, è documentato il coinvolgimento personale di Ratzinger, ma a causa della cattiva conservazione dei documenti non si sa per certo se allora ne fosse seguita una denuncia. Ci sarebbe un documento che accusa il papa: a suo tempo Ratzinger si sarebbe impegnato più di quanto si sapeva sinora per dare un posto a un curatore d’anime pedofilo. Del ben noto caso di quel parroco che durante il tempo in cui era arcivescovo Ratzinger arrivò da Essen e fu subito insediato a Monaco la Westphal non ha trovato traccia nei 13,200 documenti esaminati dal suo ufficio: ne resta solo la storia edificante dell’attuale papa.
    Nelle 250 pagine del resoconto dell’indagine si legge che il responsabile del personale fino alla morte conservava a casa sua la relativa documentazione; e fu lui che nel 1980 ricevette a Monaco il parroco pedofilo di Essen. Mancano dati sicuri sul trasferimento di preti in altre diocesi. Nel periodo esaminato, indipendentemente da chi fosse il titolare dell’arcidiocesi, le vittime non trovarono mai ascolto, mentre i colpevoli furono protetti e sottratti alla punizione. Il resoconto degli abusi dell’arcidiocesi di Monaco tratta di un sistema che dev’essere stato in vigore anche in altre diocesi, ma è diffusa l’impressione che l’indagine di Monaco nel prossimo futuro rimarrà l’unica.

    Ermanno Morgari

    http://www.uaar.it/news/2010/12/12/il-sistematico-occultamento-degli-abusi-nell-arcidiocesi-di-monaco/

  • Preti pedofili, il Papa: dobbiamo riparare all’ingiustizia degli abusi dei sacerdoti

    Preti pedofili, il Papa: dobbiamo riparare all’ingiustizia degli abusi dei sacerdoti

    Benedetto XVI ha parlato a lungo degli abusi sessuali
    Poi l’appello a tutti i leader: fermate la cristianofobia

    CITTÀ DEL VATICANO (20 dicembre) – «Mercato della pornografia», «turismo sessuale», «droga», sono mali che con forza crescente nuocciono al mondo. Lo ha denunciato il Papa nel discorso alla Curia: «la devastazione psicologica di bambini – ha detto – in cui persone umane sono ridotte ad articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi». E il turismo sessuale minaccia «una intera generazione». Ne ha parlato a proposito del «contesto» in cui sono stati commessi abusi di preti su bimbi, peccato che resta di «particolare gravità» e per cui la Chiesa ha «responsabilità».

    Benedetto XVI nel suo consueto discorso alla Curia per gli auguri natalizi, è tornato lungamente sullo scandalo degli abusi sessuali commessi da sacerdoti e ha insistito sulla necessità che la Chiesa faccia tutto il possibile per riparare alle ingiustizie di cui si sono responsabili i preti. «Dobbiamo accogliere questa umiliazione – ha detto Ratzinger – come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento. Solo la verità salva». «Dobbiamo interrogarci – ha aggiunto – su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia avvenuta. Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero nostro modo di configurare l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene». «Dobbiamo essere capaci – ha aggiunto – di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perchè una tale cosa non possa più succedere». «È questo anche il luogo per ringraziare di cuore – ha detto ancora – tutti coloro che si impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la capacità di credere al suo messaggio. Nei miei incontri con le vittime di questo peccato, ho sempre trovato anche persone che, con grande dedizione, stanno a fianco di chi soffre e ha subito danno. È questa l’occasione per ringraziare anche i tanti buoni sacerdoti che trasmettono in umiltà e fedeltà la bontà del Signore e, in mezzo alle devastazioni, sono testimoni della bellezza non perduta del sacerdozio».

    Appello del Papa a «tutte le persone con responsabilità politica e religiosa perchè fermino la cristianofobia». Lo ha rivolto ricordando la situazione del Medio oriente. I leader, ha chiesto, «si alzino a difendere i profughi e i sofferenti e a rivitalizzare lo spirito di riconciliazione».

    www.gazzettino.it/articolo.php?id=131425&sez=MONDO

  • «Serve rigore, ma sono vicino a don Mauro»

    «Serve rigore, ma sono vicino a don Mauro»

    Giovedì 09 Dicembre 2010
    Il vescovo di Como Diego Coletti ha parlato per la prima volta su Etv della vicenda giudiziaria

    Quando arrivò alla guida della Diocesi di Como, nel gennaio del 2007, la vicenda che riguarda don Mauro Stefanoni era esplosa da tempo.

    Finendo per coinvolgere anche l’ex vescovo di Como, monsignor Alessandro Maggiolini, iscritto sul registro degli indagati dalla Procura con l’accusa di favoreggiamento personale. Posizione poi archiviata.

    “Don” Diego Coletti, come ama essere chiamato, entrò nella città di Volta in punta di piedi, e tra mille mani da stringere, spalle da abbracciare e volti a cui sorridere, si trovò anche il pesante fardello del processo in corso a carico dell’ex parroco di Laglio, accusato – dalla stessa Procura – di violenza sessuale su un ragazzo dell’oratorio che, all’epoca dei fatti (avvenuti presumibilmente tra l’agosto del 2003 e l’ottobre del 2004) era minorenne.

    Da allora, monsignor Coletti, il nuovo vescovo di Como, prese provvedimenti rimuovendo don Mauro da Colico (dove era stato spostato da Maggiolini), sottraendo all’ex parroco ogni incarico pastorale ma lasciando ai freddi comunicati stampa della Diocesi il compito di commentare la sentenza sia di primo grado, giunta il 29 maggio del 2008, esattamente quattro mesi dopo l’insediamento del nuovo vescovo, sia quella di secondo grado.

    Mai, insomma, la guida della Chiesa lariana aveva parlato direttamente della questione. Almeno fino a queste ore. Perché monsignor Diego Coletti, di fronte alle domande del giornalista di Etv, Davide Cantoni, e in occasione del saluto alla città e ai fedeli per il Natale – l’intervista integrale verrà trasmessa dall’emittente lariana il 25 dicembre – ha affrontato, senza nascondersi e per più minuti, anche il tema di don Mauro Stefanoni e della sua condanna a otto anni anche in secondo grado. Pena inflitta dai tre giudici del collegio d’appello di Milano e che ha ricalcato in tutto e per tutto la decisione presa dai magistrati di Como due anni fa. Un intervento che riportiamo testualmente, parola per parola.

    Partendo, ovviamente, dalla lettura del dispositivo effettuata lo scorso 23 novembre 2010.
    In questa vicenda serve rigore
    «Io distinguerei due piani del discorso sulla vicenda – sono le parole del Vescovo – Il primo sono la serietà e il rigore con cui vanno affrontate queste vicende che, per fortuna, statisticamente sono ridotte. Ma anche fossero ancora più ridotte, ciò non toglie che siano comunque delicatissime e gravissime. Vanno affrontate con grande rigore, anche a vera difesa dell’imputato fino a un giudizio definitivo. Rigore, serietà e impegno per togliere ogni possibile giudizio di sottovalutazione o peggio ancora di occultamento, o scelta di protezione di chi può avere commesso un reato».

    In passato ci sono state smentite
    «Nel concreto però – prosegue monsignor Coletti – io devo anche prendere atto della tenacia, della serietà e della pervicacia con la quale, in questo caso, l’accusato continua a dichiararsi innocente. Io sono convinto che i magistrati facciano il loro lavoro in modo serio, ma anche nel passato recente non sono mancati, in casi simili, clamorose smentite di sentenze fatte in maniera molto accurata e ineccepibile che poi, per il giungere di nuove testimonianze sono state ridimensionate».

    Sono vicino a don Mauro
    «Io in questo caso cerco di essere personalmente vicino all’ex parroco di Laglio, lasciando che faccia le sue scelte in autonomia e libertà ma mettendolo in una condizione in cui non abbia responsabilità pastorali di alcun genere – prosegue il vescovo di Como – in modo da tenersi fuori da ogni possibile accusa di sottovalutazione della sua posizione. La questione è lacerante e dolorosa, sia nell’ipotesi della sua colpevolezza, e questo è evidente, sia nell’ipotesi che la magistratura ha in questi giorni smentito con la seconda condanna, ovvero quella della sua innocenza. Episodi di cronaca anche molto recente fanno riflettere sulla situazione pesante di persone che magari innocentemente sono state accusate e perseguite per poi accorgersi dopo mesi o anni che per una convergenza di circostanze si è puntato nella direzione sbagliata».
    L’incontro con le vittime
    «Ho incontrato i genitori, non il ragazzo – dice ancora monsignor Coletti – I genitori mi hanno ringraziato per l’incontro. Non siamo entrati nel merito ma ho chiesto loro di trovare una strada anche per questo ragazzo, perché possa recuperare serenità e fiducia in chi lo circonda. Non c’è nessun risentimento nei loro confronti. Loro avevano il sacrosanto diritto di fronte ad una ipotesi di reato di chiedere che il caso venisse esaminato da chi di dovere».

    Il processo canonico
    L’ultimo punto toccato dal vescovo di Como, è il processo canonico incardinato dopo la sentenza di primo grado e poi sospeso in attesa dell’appello. Cosa avverrà ora?
    «Confermo che il processo è iniziato. Poi è stato interrotto per evitare indebite sovrapposizioni o sconfinamenti con il processo penale. 
    Adesso vedremo se si andrà in Cassazione e in tal caso aspetteremo. Se invece si dovesse decidere di non andare in terzo grado e la sentenza diventasse definitiva, allora il processo canonico riprenderebbe».
    Non rimane dunque che attendere il deposito delle motivazioni della sentenza – entro 90 giorni – e la successiva volontà o meno di don Mauro e dei suoi avvocati di ricorrere ai giudici della Suprema Corte.

  • Bolzano. Abusi su 7 chierichetti. Condannato prete tedesco

    Bolzano. Abusi su 7 chierichetti. Condannato prete tedesco

    Prete pedofilo tedesco condannato per pedofilia in Alto Adige

    PRETE PEDOFILO CONDANNATO ALTO ADIGE – Condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, un sacerdote tedesco è stato condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, in Baviera, per abusi su sette chierichetti, avvenuti una decina di anni fa durante una colonia estiva in Alto Adige. Il parroco, che è stato rimosso dal suo incarico, è stato condannato a due anni di carcere con la condizionale e 5.000 euro di risarcimento per ciascuna delle sue vittime.

    Scrive il quotidiano Augsburger Allgemeine, i fatti sono avvenuti in un albergo in Alto Adige. Il prete si è sdraiato nudo nel letto con i ragazzini, toccandoli nelle parti intime. Successivi abusi sono avvenuti sotto la doccia in una piscina. Le vittime avevano tra 8 e 12 anni d’età. Già nel 1999 un direttore di scuola aveva sollevato il terribile sospetto contro il parroco, che su ordine della diocesi era stato allontanato dai bambini. L’inchiesta penale è invece partita solo questa primavera sull’onda delle segnalazioni di abusi nell’ambito ecclesiale.

    http://www.direttanews.it/2010/12/01/prete…-in-alto-adige/

    Pedofilia: abusi in Alto Adige, condannato prete tedesco
    Fatti avvenuti una decina di anni fa durante colonia estiva
    01 dicembre, 12:03

    (ANSA) – BOLZANO, 1 DIC – Un sacerdote tedesco e’ stato condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, in Baviera, per abusi su sette chierichetti. I fatti sono avvenuti una decina di anni fa durante una colonia estiva in Alto Adige. Il parroco, che nel frattempo e’ stato rimosso dal suo incarico, e’ stato condannato a due anni di carcere con la condizionale e 5.000 euro di risarcimento per ciascuna delle sue vittime. Altri fatti, giudicati piu’ gravi dall’accusa, sono andati in prescrizione. (ANSA).

    Traduzione da Tedesco verso Italiano
    Aichach
    Ex-prete condannato per abuso di ragazzi
    2010/11/29 14:10 orologio

    Aichach. Ha abusato sessualmente i chierichetti affidato viaggio in Sud Tirolo e nella piscina coperta. Il giudice giuria della gioventù di Aichach condannato l’ex-pastore della congregazione Schiltberg ora a una pena detentiva di due anni di libertà vigilata, ma solo la “punta dell’iceberg” – per cinque atti incriminati di sette figli (da otto a dodici anni) tra il 1994 e il suo ” improvvisa e volontario “ricordo, la Diocesi di Augsburg, nel 1999. Un “grande numero di reati più gravi” (procuratore Franz Wörz) della ex-ministro negli anni precedenti che sono stati giudicati in tribunale come gravi abusi sessuali restano impuniti, tuttavia – sono bloccate.

    Più di 20 anni, il sacerdote accusato nella cittadina della contea orientale. Chissà per quanto tempo sarebbe l’abuso di ragazzini ci andate così, se non “un coraggioso rettore nel 1999 le note di alcuni dei suoi studenti ha dato la fede e ha informato l’Ufficio della Pubblica Istruzione, avrebbe chiesto Giudice Dieter Gockel. La diocesi d’accordo, ma ha tratto le conclusioni, ma solo a un trasferimento interno – un compito senza alcun contatto con i bambini.

    L’ex ufficiale personale Josef Heigl aveva in quel tempo rispetto al nostro giornale e altri media, le accuse di abuso, sulle voci che circolano in paese, torna con forza. Nel corso dell’udienza di ieri è stato il parlare di “cover up” dagli ex dirigenti. L’inchiesta penale è arrivato solo nella primavera del 2010 al rotolo, come sempre più casi di abuso erano conosciuti dalla Chiesa cattolica. Su specifica richiesta di notizie Aichacher a marzo, la diocesi ha risposto tre giorni dopo fece un ultimatum pubblico: o il sacerdote appare a se stesso o la diocesi andare al procuratore. Una lettera da parte del clero, a “indagare” gli eventi avviati, quindi il procedimento penale. Il detective ha intervistato circa 30 testimoni le accuse.

    Il sacerdote di 65 anni, che è sospeso dalle sue funzioni da marzo, secondo il parere deve tutte le vittime (una decina), a versare € 5.000 ciascuno per danni. Inoltre vietato vittime da incidenti che non sono stati incriminati ieri, il giudice Gockel ha detto nel suo verdetto: “Il Paese è ancora la fede. Nel paese è anche la fiducia. Che è gravemente abusato. Si può sentire solo nelle dichiarazioni nei file, quanto dolore per la parte interessata, fino ad oggi su di esso “. Weil aveva dato il clero accusato in anticipo tutte le accuse e che i giovani di ieri risparmiato una dichiarazione in tribunale, ma ho la frase che serve carcere con sospensione della può essere così Gockel: “In uno studio, non potrebbero essere risolte con sospensione condizionale.” Il giudice giuria dei giovani ha sospeso il frase ben al di sopra della richiesta del pubblico ministero, che aveva chiesto la pena di un anno. In una prigione durata di due anni, il sacerdote avrebbe dovuto scontare la pena, non può essere sospeso. Come precedentemente segnalato, Gockel ha respinto nel mese di settembre, l’applicazione di penalità e l’ex ministro per il dibattito pubblico nella corte citata perché era “la frase come troppo bassa” considerazione.

    I reati, che sono stati pubblicati ieri l’atto d’accusa stavano giocando fuori per tutte le escursioni e campeggi. Di conseguenza, l’ex pastore messo in una guest house in Alto Adige ai ragazzi altrettanto nuda nuda in un letto matrimoniale e manipolato ai loro genitali per “suscitare sessualmente”. Quando viaggio di balneazione ha fatto per le docce comuni, cercando di lavare i bambini, e andò allo stesso modo verso l’altare – in alcuni casi, i ragazzi erano più le vittime. Alcuni bambini sono stati ripetutamente abusato.

    Per pubblico ministero, l’imputato Wörz “un danno enorme fatto”. Aveva fiducia solido dei bambini e dei genitori maltrattati. D’altro canto, il sacerdote aveva ammesso tutto, ha detto il procuratore. Ha difeso la pena, quindi una condanna senza processo “. E ‘stato progettato per proteggere le vittime e non la tutela del colpevole” Una frase è di un anno con la condizionale e dal punto di vista delle forze dell’ordine “al confine inferiore a risolvere”. In questo caso, ci è voluto un lungo periodo di tempo fino a quando la verità è venuta alla luce. Tuttavia, è stato un bene che mi sono trasferita in qualcosa società ora, “il procuratore ha detto:” non temere feriti, che loro non lo credo “.

    Il difensore Nicola Fackler ha detto che il suo cliente ha ammesso tutto ed è stato “dal 1999 con assoluta impunità”. Le opere erano su “back sono estremamente lungo” a 17 anni. Anche rispetto ad altri incidenti è stata una pena detentiva di un anno a caso, era l’avvocato. Il giudice giuria dei giovani d’accordo. giudice Gockel: “Se fosse poi stato incriminato, non c’erano pene detentive con la condizionale.” Da cristiano Lichtenstern

    La notizia originale, tradotta da google

    http://www.augsburger-allgemeine.de/Home/L…ageid,4492.html

    Aichach
    Ex-Pfarrer für Missbrauch von Buben verurteilt
    29.11.2010 14:10 Uhr

    Aichach. Er missbrauchte ihm anvertraute Buben sexuell beim Ministrantenausflug in Südtirol und im Hallenbad. Das Jugendschöffengericht in Aichach verurteilte den früheren Pfarrer der Gemeinde Schiltberg nun zu einer Haftstrafe von zwei Jahren auf Bewährung, aber nur für die „Spitze des Eisbergs“ – für fünf angeklagte Taten an sieben Kindern (acht bis zwölf Jahre alt) zwischen 1994 und seiner „plötzlichen und freiwilligen“ Abberufung, so die Diözese Augsburg, im Jahr 1999. Eine „Vielzahl von schlimmeren Straftaten“ (Staatsanwalt Franz Wörz) des Ex-Pfarrers in den Jahren zuvor, die vor Gericht als schwerer sexueller Missbrauch bewertet wurden, bleiben dagegen ungeahndet – sie sind verjährt.

    Über 20 Jahre war der Angeklagte Pfarrer in der Gemeinde im östlichen Landkreis. Wer weiß, wie lange der Missbrauch von kleinen Buben dort so weitergegangen wäre, wenn nicht „ein mutiger Rektor“ 1999 den Hinweisen einiger seiner Schüler Glauben geschenkt und das Schulamt informiert hätte, fragte sich Richter Dieter Gockel. Die verständigte Diözese zog zwar Konsequenzen, aber nur mit einer internen Versetzung – eine neue Aufgabe ohne Kontakt zu Kindern.

    Der frühere Personalreferent Josef Heigl wies damals gegenüber unserer Zeitung und anderen Medien die Missbrauchsvorwürfe, über die Gerüchte im Dorf kursierten, nachdrücklich zurück. In der Verhandlung war gestern die Rede von „Vertuschung“ durch die damaligen Verantwortlichen. Die strafrechtlichen Ermittlungen kamen erst im Frühjahr 2010 ins Rollen, als immer mehr Missbrauchsfälle bei der katholischen Kirche bekannt wurden. Auf eine konkrete Anfrage der Aichacher Nachrichten im März reagierte die Diözese drei Tage später mit einem öffentlich gemachten Ultimatum: Entweder der Priester zeigt sich selbst an oder die Diözese geht zur Staatsanwaltschaft. Ein Schreiben des Geistlichen, die Vorfälle zu „untersuchen“, löste dann das Strafverfahren aus. Die Kripo befragte rund 30 Zeugen zu den Vorwürfen.

    Der 65-jährige Priester, der seit März von seinen Aufgaben suspendiert ist, muss laut Urteil allen Geschädigten (etwa zehn) jeweils 5000 Euro Schmerzensgeld zahlen. Auch an Opfer aus verjährten Vorfällen, die gestern nicht angeklagt waren, betonte Richter Gockel in seiner Urteilsbegründung: „Auf dem Land ist noch Glauben. Auf dem Land ist auch das Vertrauen. Das haben Sie schwer missbraucht. Man spürt allein aus den Aussagen in den Akten, wie sehr die Betroffenen teilweise bis heute daran leiden.“ Weil der angeklagte Geistliche schon im Vorfeld alle Vorwürfe eingeräumt hatte und damit den jungen Männern gestern eine Aussage vor Gericht ersparte, habe die Verbüßung der Haftstrafe ausgesetzt werden können, so Gockel: „Bei einer streitigen Verhandlung wäre es nicht mit Bewährung abgegangen.“ Das Jugendschöffengericht blieb mit dem Strafmaß aber deutlich über dem Antrag der Staatsanwaltschaft, die wie beim Strafbefehl ein Jahr gefordert hatte. Bei einer Haftstrafe über zwei Jahre hätte der Priester die Strafe absitzen müssen, sie kann nicht mehr ausgesetzt werden. Wie berichtet, hat Gockel im September den Strafbefehlsantrag abgelehnt und den Ex-Pfarrer zur öffentlichen Verhandlung ins Gericht zitiert, weil er „die Freiheitsstrafe als zu niedrig“ erachtete.

    Die Straftaten, die gestern aus der Anklageschrift bekannt wurden, spielten sich alle bei Ausflügen und Freizeiten ab. Demnach legte sich der frühere Pfarrer in einem Gasthof in Südtirol nackt zu den ebenfalls unbekleideten Buben in ein Doppelbett und manipulierte an deren Geschlechtsteilen, um „sich sexuell zu erregen“. Beim Badeausflug gab er beim gemeinsamen Duschen an, die Kinder waschen zu wollen, und verging sich ähnlich an den Ministranten – in einigen Fällen waren mehrere Buben das Opfer. Einige Kinder wurden mehrmals missbraucht.

    Für Staatsanwalt Wörz hat der Angeklagte „enormen Schaden angerichtet“. Er habe massiv das Vertrauen von Kindern und Eltern missbraucht. Auf der anderen Seite habe der Priester alles eingeräumt, so der Staatsanwalt. Er verteidigte den Strafbefehl, also eine Verurteilung ohne Verhandlung: „Das diente dem Schutz der Opfer und nicht dem Schutz des Täters.“ Eine Strafe von einem Jahr auf Bewährung sei auch aus Sicht der Strafverfolger „an der untersten Grenze anzusiedeln“. In diesem Fall habe es lange gedauert, bis die Wahrheit ans Licht kam. Es sei aber gut, dass sich in der Gesellschaft jetzt etwas bewegt habe, sagte der Staatsanwalt: „Geschädigte müssen nicht mehr befürchten, dass ihnen nicht geglaubt wird.“

    Verteidiger Nikolaus Fackler betonte, sein Mandant habe alles zugegeben und sei „seit 1999 absolut straffrei“. Die Taten würden mit bis zu 17 Jahren „extrem lange zurückliegen“. Auch im Vergleich mit anderen Vorfällen sei eine Freiheitsstrafe von einem Jahr angemessen, befand der Rechtsanwalt. Das Jugendschöffengericht war anderer Ansicht. Richter Gockel: „Wäre er damals angeklagt worden, hätte es keine Freiheitsstrafe auf Bewährung gegeben.“ Von Christian Lichtenstern


    Aichach Ex-Pfarrer für Missbrauch von Buben verurteilt 29.11.2010 14:10 Uhr Aichach. Er missbrauchte ihm anvertraute Buben sexuell beim Ministrantenausflug in Südtirol und im Hallenbad. Das Jugendschöffengericht in Aichach verurteilte den früheren Pfarrer der Gemeinde Schiltberg nun zu einer Haftstrafe von zwei Jahren auf Bewährung, aber nur für die „Spitze des Eisbergs“ – für fünf angeklagte Taten an sieben Kindern (acht bis zwölf Jahre alt) zwischen 1994 und seiner „plötzlichen und freiwilligen“ Abberufung, so die Diözese Augsburg, im Jahr 1999. Eine „Vielzahl von schlimmeren Straftaten“ (Staatsanwalt Franz Wörz) des Ex-Pfarrers in den Jahren zuvor, die vor Gericht als schwerer sexueller Missbrauch bewertet wurden, bleiben dagegen ungeahndet – sie sind verjährt. Über 20 Jahre war der Angeklagte Pfarrer in der Gemeinde im östlichen Landkreis. Wer weiß, wie lange der Missbrauch von kleinen Buben dort so weitergegangen wäre, wenn nicht „ein mutiger Rektor“ 1999 den Hinweisen einiger seiner Schüler Glauben geschenkt und das Schulamt informiert hätte, fragte sich Richter Dieter Gockel. Die verständigte Diözese zog zwar Konsequenzen, aber nur mit einer internen Versetzung – eine neue Aufgabe ohne Kontakt zu Kindern. Der frühere Personalreferent Josef Heigl wies damals gegenüber unserer Zeitung und anderen Medien die Missbrauchsvorwürfe, über die Gerüchte im Dorf kursierten, nachdrücklich zurück. In der Verhandlung war gestern die Rede von „Vertuschung“ durch die damaligen Verantwortlichen. Die strafrechtlichen Ermittlungen kamen erst im Frühjahr 2010 ins Rollen, als immer mehr Missbrauchsfälle bei der katholischen Kirche bekannt wurden. Auf eine konkrete Anfrage der Aichacher Nachrichten im März reagierte die Diözese drei Tage später mit einem öffentlich gemachten Ultimatum: Entweder der Priester zeigt sich selbst an oder die Diözese geht zur Staatsanwaltschaft. Ein Schreiben des Geistlichen, die Vorfälle zu „untersuchen“, löste dann das Strafverfahren aus. Die Kripo befragte rund 30 Zeugen zu den Vorwürfen. Der 65-jährige Priester, der seit März von seinen Aufgaben suspendiert ist, muss laut Urteil allen Geschädigten (etwa zehn) jeweils 5000 Euro Schmerzensgeld zahlen. Auch an Opfer aus verjährten Vorfällen, die gestern nicht angeklagt waren, betonte Richter Gockel in seiner Urteilsbegründung: „Auf dem Land ist noch Glauben. Auf dem Land ist auch das Vertrauen. Das haben Sie schwer missbraucht. Man spürt allein aus den Aussagen in den Akten, wie sehr die Betroffenen teilweise bis heute daran leiden.“ Weil der angeklagte Geistliche schon im Vorfeld alle Vorwürfe eingeräumt hatte und damit den jungen Männern gestern eine Aussage vor Gericht ersparte, habe die Verbüßung der Haftstrafe ausgesetzt werden können, so Gockel: „Bei einer streitigen Verhandlung wäre es nicht mit Bewährung abgegangen.“ Das Jugendschöffengericht blieb mit dem Strafmaß aber deutlich über dem Antrag der Staatsanwaltschaft, die wie beim Strafbefehl ein Jahr gefordert hatte. Bei einer Haftstrafe über zwei Jahre hätte der Priester die Strafe absitzen müssen, sie kann nicht mehr ausgesetzt werden. Wie berichtet, hat Gockel im September den Strafbefehlsantrag abgelehnt und den Ex-Pfarrer zur öffentlichen Verhandlung ins Gericht zitiert, weil er „die Freiheitsstrafe als zu niedrig“ erachtete. Die Straftaten, die gestern aus der Anklageschrift bekannt wurden, spielten sich alle bei Ausflügen und Freizeiten ab. Demnach legte sich der frühere Pfarrer in einem Gasthof in Südtirol nackt zu den ebenfalls unbekleideten Buben in ein Doppelbett und manipulierte an deren Geschlechtsteilen, um „sich sexuell zu erregen“. Beim Badeausflug gab er beim gemeinsamen Duschen an, die Kinder waschen zu wollen, und verging sich ähnlich an den Ministranten – in einigen Fällen waren mehrere Buben das Opfer. Einige Kinder wurden mehrmals missbraucht. Für Staatsanwalt Wörz hat der Angeklagte „enormen Schaden angerichtet“. Er habe massiv das Vertrauen von Kindern und Eltern missbraucht. Auf der anderen Seite habe der Priester alles eingeräumt, so der Staatsanwalt. Er verteidigte den Strafbefehl, also eine Verurteilung ohne Verhandlung: „Das diente dem Schutz der Opfer und nicht dem Schutz des Täters.“ Eine Strafe von einem Jahr auf Bewährung sei auch aus Sicht der Strafverfolger „an der untersten Grenze anzusiedeln“. In diesem Fall habe es lange gedauert, bis die Wahrheit ans Licht kam. Es sei aber gut, dass sich in der Gesellschaft jetzt etwas bewegt habe, sagte der Staatsanwalt: „Geschädigte müssen nicht mehr befürchten, dass ihnen nicht geglaubt wird.“ Verteidiger Nikolaus Fackler betonte, sein Mandant habe alles zugegeben und sei „seit 1999 absolut straffrei“. Die Taten würden mit bis zu 17 Jahren „extrem lange zurückliegen“. Auch im Vergleich mit anderen Vorfällen sei eine Freiheitsstrafe von einem Jahr angemessen, befand der Rechtsanwalt. Das Jugendschöffengericht war anderer Ansicht. Richter Gockel: „Wäre er damals angeklagt worden, hätte es keine Freiheitsstrafe auf Bewährung gegeben.“ Von Christian Lichtenstern

  • Savona, Zanardi in piazza Sisto per denunciare i pedofili e dire no alla censura

    Savona, Zanardi in piazza Sisto per denunciare i pedofili e dire no alla censura

    Savona. Non ha potuto, come avrebbe voluto, parlare di pedofilia nella Sala Rossa del Comune di Savona. Francesco Zanardi, ancora una volta, non si è però arreso e ha voluto essere presente lo stesso, davanti a Palazzo Sisto, per portare avanti la sua battaglia. Dopo che un’ordinanza del sindaco ha fatto rimuovere i manifesti di denuncia di Zanardi dai muri della città, l’omosessuale savonese se li è “attaccati” addosso nel vero senso della parola mostrandoli a tutti i cittadini che passavano dalle parti di piazza Sisto.

    Zanardi ha indossato i panni dell’uomo “sandwich” e ha mostrato, da un lato, il manifesto che è stato fatto rimuovere, dall’altro un cartello con scritto: “Almeno una cosa buona l’abbiamo fatta, Briano a Lavagnola non c’è più”. Il grande accusatore della diocesi, in piazza, si è reso disponibile a fornire informazioni e a raccontare la “sua” verità sui casi di pedofilia nella diocesi di Savona. L’omosessuale savonese ha voluto, attraverso questo “flash mob contro l’ipocrisia” protestare contro la decisione del sindaco che, a suo giudizio, ha voluto censurarlo.

    “In piazza Sisto, sede del Comune di Savona, ad attenderci abbiamo trovato molta più gente di quella che ci aspettavamo. Tanti cittadini savonesi: cattolici, credenti, arrabbiati e indignati. Molti non si sono avvicinati ma leggevano da lontano i cartelloni che Pennestri ed io avevamo appesi tipo sandwich. Tra noi anche i genitori di Alessandro e di altre vittime: difficile trattenere le lacrime” ha detto Zanardi.

    “Domani sarò ospite a Pavia presso la comunità per minori Piccolo Alan. Da molto voglio andare ma purtroppo il tempo e le poche risorse economiche mi costringono a rimandare. Anche lì ci sono tante vittime, vittime dell’indifferenza e dell’ipocrisia di molti, di quelli che sentenziano, giudicano ma non producono nulla per migliorare la società nella quale viviamo. Ringraziamo i cittadini savonesi che sono intervenuti oggi abbattendo il muro dell’ipocrisia savonese, tutti coloro che ci hanno ugualmente sostenuti con SMS ed e-mail, l’associazione Piccolo Alan nella persona Alberto Sala, la sezione UAAR di Savona nella persona di Francesca Marzadori, l’associazione Radicale Certi Diritti nella persona di Sergio Rovasio, l’Italia Dei Valori nella persona di Vincenzina Ascanio, le vittime dell’istituto Antonio Provolo di Verona e l’associazione nazionale A.N.N.A. no AIDS Onlus” ha concluso l’omosessuale savonese.

    https://www.ivg.it/2010/11/savona-zanardi-in-piazza-sisto-per-denunciare-i-pedofili-e-dire-no-alla-censura/?amp