Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Don Tiziano Miani, prete salesiano pedofilo di Pordenone, recidivo in USA

    Don Tiziano Miani, prete salesiano pedofilo di Pordenone, recidivo in USA

    Arriva a poche ore di distanza dalla clamorosa sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, la prima citazione in giudizio per il Vaticano in un processo contro un prete accusato di abusi sessuali su minori. La denuncia viene dall’avvocato Jeff Anderson, il legale che difende le vittime degli abusi in America. La decisione presa dal massimo organismo giudiziario degli States aveva del resto spalancato la strada a questa ipotesi: in sostanza i giudici non avevano accolto il ricorso presentato da Jerry Lena, l’avvocato della Santa Sede, con il quale si contestava la decisione di alcuni tribunali locali e federali, da ultimo quello dell’Oregon, di chiamare anche le autorità vaticane a rispondere nei procedimenti contro i preti pedofili.

    In discussione non era la responsabilità diretta del reato, ma la copertura – la ‘cover up’ – dello stesso, messa in atto da vescovi e superiori religiosi spostando sacerdoti da una diocesi l’altra e a volte da un Paese a un altro. Avvenimenti che, sostengono gli avvocati dell’accusa in diversi processi, non potevano avvenire senza che le autorità vaticane non fossero a conoscenza della manovra. A peggiorare le cose ci sono quei casi in cui è venuta alla luce una corrispondenza fra Roma e i vescovi locali per decidere il da farsi di fronte a preti abusatori. Insomma per la Santa Sede si annunciava una grana di dimensioni notevoli che ha avuto subito una ricaduta concreta.

    Anderson, ha sporto denuncia contro la Santa Sede in California. La vicenda è quella di un sacerdote salesiano, Titian Miani di 83 anni, noto come padre Jim; Miani era già stato arrestato nel 2003 per un caso di pedofilia poi caduto in prescrizione. Il fatto è, però, che padre Jim aveva un passato tutt’altro che limpido, e anzi accuse contro di lui erano state già rilevate in Italia e in Canada, quindi in California. Nelle parole dell’accusa, il Vaticano, in particolare la Congregazione per la dottrina della fede, oltre ai superiori del religioso, erano stati avvertiti della situazione ma decisero di insabbiare il caso. Padre Jim fu poi trasferito a Bellflower, sempre in California, dove venne incaricato dei rapporti con gli studenti senza che né gli studenti né le famiglie fossero avvertiti. Qui Miani avrebbe commesso abusi su almeno quattro minori, tra cui un ragazzo quindicenne e le sue due sorelline.

    Se questo è l’ultimo capitolo di una battaglia giudiziaria, va detto che in realtà la sentenza della Corte non cancella le prerogative diplomatiche del Papa o del Segretario di Stato, ma apre all’ipotesi della responsabilità civile, e quindi anche dei risarcimenti, da parte non solo della singola diocesi, ma dello stesso Vaticano il quale, a questo punto, attraverso un suo rappresentante – per esempio il nunzio apostolico – può essere chiamato a deporre in un processo. E’ quindi anche possibile che si arrivi a una condanna dei vertici della Chiesa per pedofilia. In gioco ormai, è anche la doppia natura della Santa Sede, quella religiosa e quella statale. Per questo il professore Giuseppe Dalla Torre, presidente del Tribunale dello Stato vaticano, ha risposto spiegando che nell’ordinamento americano la Chiesa è considerata una corporation, «in sostanza, anche se in maniera assolutamente impropria, la Chiesa viene paragonata ad una sorta di multinazionale». Da qui discendono, secondo il giurista, conclusioni sbagliate. «E’ contraddittorio – afferma Dalla Torre – considerare, da un lato, la Chiesa una corporation e, dall’altro, intrattenere con la Santa Sede, ossia con il governo di questa stessa Chiesa, relazioni diplomatiche».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2010/07/01/AML34cpD-pedofilia_citazione_giudizio.shtml

  • Pedofilia, in California parte la causa contro il Vaticano

    Pedofilia, in California parte la causa contro il Vaticano

    Dopo il sostanziale via libera della Corte Suprema a procedere contro la Santa Sede, l’avvocato Jeff Anderson ha annunciato un’azione legale contro i vertici d’Oltretevere. Al centro della denuncia gli abusi sessuali commessi dal salesiano “padre Jim”
    30 giugno, 2010
    L’avvocato Jeff Anderson, difensore di numerose vittime di abusi sessuali da parte d’ecclesiastici negli Stati Uniti, torna all’attacco. Dopo il sostanziale via libera della Corte Suprema a procedere contro il Vaticano, il legale ha annunciato una denuncia contro la Santa Sede in California, accusando i suoi più alti rappresentanti di aver coperto gli abusi compiuti, in Italia e negli Stati Uniti, da un sacerdote salesiano. Anderson accusa i vertici del Vaticano e i superiori dell’ordine dei salesiani d’aver insabbiato le numerose molestie sessuali di Titian Miani, conosciuto come “padre Jim” dai suoi allievi.

    Il religioso ha attualmente 83 anni e nel 2003 era stato arrestato per un caso di pedofilia poi caduto in prescrizione. Secondo Anderson “il Vaticano era stato avvertito ma il Papa e la Congregazione per la Dottrina della Fede non avevano rimosso il prete pedofilo”. Nell’azione legale si afferma che i superiori salesiani erano a conoscenza delle tendenze di Miani, il quale, in ogni caso, una volta trasferito a Bellflower, fu incaricato dei rapporti con gli studenti senza che né gli studenti né le famiglie fossero avvertiti. Secondo Anderson “questo prete ha fatto almeno 13 vittime e malgrado ciò ha continuato a svolgere il suo servizio”.

  • “Porterò Benedetto XVI in tribunale” Esulta l’avvocato delle vittime americane

    “Porterò Benedetto XVI in tribunale” Esulta l’avvocato delle vittime americane

    La Corte Suprema Usa non accoglie un ricorso della Santa Sede: “Il Vaticano non ha immunità”. Parla il legale delle vittime dei sacerdoti: “La decisione di Washington è un’enorme vittoria. Non penso sia possibile processare il Pontefice, ma cercherò di ottenere la sua deposizione”
    dal nostro inviato ANGELO AQUARO

    “Porterò Benedetto XVI in tribunale” Esulta l’avvocato delle vittime americane L’avvocato Jeff Anderson

    NEW YORK – L’aveva promesso e lo farà: “Porterò il Papa in tribunale”. Ma nel giorno in cui raccoglie la vittoria 1 – “E’ caduto un nuovo muro di Berlino” – Jeff Anderson, 62 anni, l’avvocato delle vittime dei preti negli Stati Uniti, l’uomo che scoprì che anche sua figlia fu abusata da un ex sacerdote, pensa per prima cosa alla prossima mossa: una “missione in Italia” per raccogliere le deposizioni dei cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, che lui ritiene responsabile del cover up, della copertura, dell’insabbiatura dello scandalo pedofilia.

    Avvocato, la Corte Suprema non accoglie l’appello del Vaticano. Il suo processo più andare avanti.
    “E’ una grande vittoria, una vittoria enorme. Per la storia degli abusi sessuali dei preti è la caduta del muro di Berlino, la caduta della separazione tra la Germania Est e la Germania Ovest, tra l’Est e l’Occidente… “.

    Ma che cosa vuol dire in concreto?
    “E’ una enorme vittoria legale. Per le vittime di questi crimini è una straordinaria opportunità di avere finalmente giustizia. E di far sì che il Vaticano venga ritenuto responsabile per la sua negligenza: per la sua criminale negligenza. E per il suo ruolo nella copertura dei crimini dei preti”.

    Eppure non c’è stata sentenza. La Corte si è limitata a non accogliere l’appello del Vaticano.
    “Ma è una vittoria enorme che la Corte ci abbia dato il semaforo verde, finalmente il via libera: dopo otto anni di impedimenti sollevati dall’inizio della causa, nel 2002, dopo otto anni di ostacoli”.

    Davvero a questo punto pensa di portare, come ha annunciato, Papa Ratzinger alla sbarra?
    “Sì, questa è una delle cose che faremo. Ma prima cominceremo dal cardinale Sodano e dal cardinale Bertone. Al Papa ci arriveremo. Non voglio certo cominciare da lì: voglio prima raccogliere le loro deposizioni in particolare. Perché loro – uno come segretario di Stato, l’altro come Capo del collegio cardinalizio, sono stati i top guys, i personaggi chiave”.

    Perché proprio loro?
    “Perché nelle loro posizioni sono stati al centro delle coperture per un lungo periodo. Così come lo fu il cardinale Joseph Ratzinger, l’attuale Papa Benedetto, quando aveva responsabilità nella Curia. Lui adesso è il capo supremo e non partirò nell’inchiesta da lui: ma ci arriverò”.

    Come farà a raccogliere queste deposizioni? Pensa di organizzare degli interrogatori in Italia?
    “Sì, dovremo andare in Vaticano, organizzeremo le deposizioni, organizzeremo una missione”.

    Primo passo, lei dice, Bertone e Sodano. Per arrivare a portare sotto processo il Papa?
    “Guardi, cercheremo come ho detto di avere la deposizione anche del Papa. Io non penso che sarà possibile processare il Papa in quanto Papa: ma il Vaticano sì. Per la prima volta avremo la possibilità di fare un processo, qui negli Usa, in cui il Vaticano può essere considerato responsabile nella copertura di quei crimini che sono gli abusi dei preti. E’ soltanto una decisione che riguarda un caso ma apre la porta ad altri casi e soprattutto al principio di responsabilità. E questa è la cosa più importante”.

    Come si è sentito appena avuta la notizia della decisione della Corte Suprema?
    “Estasiato…”.

    (29 giugno 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/29/news/avvocato_vittime_pedofili-5238694/

  • Pedofilia: strappo Bruxelles-Vaticano

    Pedofilia: strappo Bruxelles-Vaticano

    Si sono dimessi in massa i membri della commissione creata dalla Chiesa per esaminare i casi di pedofilia in Belgio ad opera di sacerdoti. Il primo a gettare la spugna è stato Peter Adriaenssens,  docente di psichiatria all’Università di Lovanio e presidente della commissione che da lui prende il nome.

    Il suo ritiro è un atto di protesta contro le indagini condotte dalla magistratura belga che, a suo parere,  scavalcano il lavoro della commissione.

    In particolare, Adriaenssens ha condannato le recenti perquisizioni all’arcivescovado di Mechelen, che hanno portato al sequestro di 475 dossier su denunce di abusi sessuali commessi da preti.

    “Siamo serviti da esca”, ha commentato Adriaenssens che dal 2000 riceveva le denunce e forniva assistenza psicologica, medica e legale alle vittime di sacerdoti. Tra queste, molte avevano scelto di appellarsi alla commissione evitando il ricorso alla giustizia ordinaria, che avrebbe messo a rischio la loro privacy.

    Il Vaticano  ha duramente criticato l’operazione. Lo stesso Papa  ha giudicato il sequestro dei fascicoli un’operazione  “deplorevole e sorprendente”, perché la giustizia deve fare il suo corso “nel rispetto della specificità e autonomia” della Chiesa.

    La magistratura belga ha agito in questo modo “a fronte della convinzione che noi volessimo nascondere le cose, truffarli in un qualche modo”, ha aggiunto Adriaenssens rivolgendosi alla stampa belga.

    E, mentre gli inquirenti esamineranno i dossier sequestrati, la Chiesa dovrà decidere se ricostruire la commissione con altri membri o mettere un punto a questa esperienza.

    Guarda il servizio

    https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-48ed2771-8dfb-4099-bbe5-01ad97366646-tg3.html

  • Pedofilia, la Corte Suprema Usa: “Niente immunità per il Vaticano”

    Pedofilia, la Corte Suprema Usa: “Niente immunità per il Vaticano”

    Sì ai processi civili contro i sacerdoti
    La Corte Suprema Usa non si è pronunciata sul diritto all’immunità

    Pedofilia, la Corte Suprema Usa:
    “Niente immunità per il Vaticano”
    NEW YORK
    La Corte Suprema mette in scacco il Papa: nonostante siano in maggioranza cattolici, i giudici costituzionali degli Stati Uniti hanno aperto la strada a una azione legale che teoricamente potrebbe portare sul banco dei testimoni Benedetto XVI e i vertici della Santa Sede e costringere il Vaticano a risarcimenti milionari.

    Decidendo di non prendere in esame la richiesta del Vaticano sul caso “Anonimo contro Santa Sede” i giudici hanno rinviato a un tribunale dell’Oregon la decisione se il Vaticano deve essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili. Gli abusi al centro del caso risalgono al 1965. Il prete in questione, Andrew Ronan, è morto nel 1992.

    Il Vaticano aveva chiesto alla Corte di esimere la Santa Sede dal giudizio invocando l’immunità riconosciuta agli stati stranieri sovrani in base al Foreign Sovereign Immunities Act del 1976, una prerogativa su cui si era espressa favorevolmente l’amministrazione Obama.

    Questa legge prevede eccezioni: una di queste riguarda i dipendenti di uno stato straniero. La Corte d’Appello, nel caso “Anonimo contro Santa Sede”, aveva accolto l’eccezione riconoscendo che padre Ronan, trasferito più volte negli anni Cinquanta e Sessanta dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland, poteva per questo essere considerato un impiegato del Vaticano.

    «L’azione della Corte Suprema è una coraggiosa risposta alle preghiere di migliaia di vittime delle molestie sessuali dei preti che finalmente hanno una chance di giustizia», ha commentato Jeff Anderson, l’avvocato che accusa la Santa Sede per conto di un uomo che ha chiesto l’anonimato e che afferma di essere stato molestato da Ronan quando aveva 15 anni.

    Deluso Jeffrey Lena, il legale della Santa Sede, che avrebbe preferito veder riconosciuta l’immunità a livello di Corte Suprema. Secondo Lena tuttavia, la decisione di oggi «non significa che eravamo in errore nella interpretazione della legge. I giudici di Washington hanno valutato che il caso, per ora, non meritava di essere esaminato al loro livello. Non volevano scegliere questo caso come veicolo per chiarire la legge su questo punto».

    “Anonimo contro Santa Sede” torna ora all’esame della Corte Distrettuale dell’Oregon e il dibattito si impernierà sulla teoria che Ronan era dipendente del Vaticano. Una tesi «insostenibile», secondo Lena: «La Santa Sede non paga lo stipendio del prete, nè la sua pensione, nè esercita controllo quotidiano sul suo operato. Ronan era un prete dell’Ordine del Frati Servi di Maria. La sua stessa esistenza era sconosciuta al Vaticano fino a dopo gli eventi in questione».

    L’azione legale percorrerà un cammino parallelo con un’altra causa, “McBryan contro Santa Sede”, in cui gli avvocati che accusano il Vaticano hanno chiesto di portare il Papa alla sbarra. La scorsa settimana Lena si è opposto alla richiesta invocando la legge sull’immunità e argomentando che una testimonianza del Papa in un tribunale Usa «incoraggerebbe tribunali stranieri a ordinare le deposizioni del Presidente degli Stati Uniti in casi come quelli delle renditions della Cia», i trasferimenti segreti di sospetti terroristi dopo le stragi dell’11 settembre

    http://lastampa.it/redazione/cmsSezioni/es…56261girata.asp

  • Catechista pedofilo, condanna bis sesso via webcam con un ragazzino

    Catechista pedofilo, condanna bis sesso via webcam con un ragazzino

    L’uomo è un ex commesso della Procura in carcere per abusi nei confronti di un quindicenne. Le indagini hanno messo in luce una sua sistematica attività di adescamento di adolescenti su Internet. E’ così scattata una nuova sentenza: 5 anni per aver costretto un minore a rapporti sessuali via webcam. Il suo avvocato si è rivolto in Cassazione contro la sentenza del primo caso
    La prima vittima l’aveva conosciuta in parrocchia, la seconda su Internet. E’ stato raggiunto da una nuova condanna l’ex commesso della Procura di Bologna arrestato nel maggio del 2008 con l’accusa di pedofilia. Nel primo caso era finito in carcere per avere abusato di un quindicenne conosciuto nella parrocchia dove per anni era stato catechista, un ragazzino al quale aveva fatto da padrino per la cresima e che saltuariamente incontrava nella sua abitazione. Ad accorgersi che qualcosa non andava furono i genitori dell’adolescente. Indagando scoprirono che il figlio veniva circuito con lusinghe e piccoli regali come ad esempio la ricarica del cellulare.

    Nel gennaio del 2009 fu condannato a otto anni, pena che sta scontando nel carcere bolognese della Dozza. In quell’occasione scattarono gli accertamenti sulla sua attività informatica che dimostrarono come l’uomo tentasse di adescare i ragazzi su Internet sistematicamente. Fu raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare per violenza sessuale e detenzione e diffusione di immagini pedopornografiche finalizzate all’adescamento dei minorenni. Vennero individuate altre potenziali vittime tra cui un ragazzino slavo che secondo l’accusa fu indotto ad esibirsi via webcam. Per questo episodio oggi l’ex commesso è stato condannato a cinque anni.

    Durante le indagini si presentò anche un uomo sulla trentina raccontando di essere stato vittima di abusi simili da parte dell’imputato quando aveva circa 13 anni. Un episodio per il quale però è scattata la prescrizione. Il difensore del cinquantunenne ha presentato appello in Cassazione contro la sentenza di appello che ha confermato la condanna in primo grado a otto anni per la vicenda della prima vittima, quella che ha aperto l’inchiesta.

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/06/28/news/una_seconda_condanna_per_il_pedofilo_cinque_anni_per_l_adescamento_di_un_ragazzino-5225812/

  • Chiesa e pedofilia, i peccati di Annozero

    Chiesa e pedofilia, i peccati di Annozero

    “Caro Santoro, la puntata sulla pedofilia clericale mi ha lasciato un’amarezza che non posso non comunicarle”. Per l’autrice di “Viaggio nel silenzio” – libro inchiesta sullo scandalo dei preti pedofili – il conduttore è sembrato “troppo intento a non pestare i piedi alla Chiesa”. E qui spiega perchè, dalla scelta degli ospiti a quella dei contenuti, la trasmissione è stata “un’occasione persa” per fare buona informazione.

    di Vania Lucia Gaito

    Gentile dott. Santoro,
    le scrivo dopo che è trascorso un po’ di tempo dalla messa in onda della puntata sui “Peccati e reati” della Chiesa cattolica. Ho lasciato volutamente trascorrere qualche giorno per due motivi. Il primo, più ovvio, è che la mia indignazione era veramente al colmo. Il secondo, forse meno ovvio, era che non intendevo far strumentalizzare l’espressione del mio pensiero per altri fini, soprattutto nei confronti di una trasmissione che ha avuto così tanti meriti come quella da lei condotta.

    E tuttavia la puntata sulla pedofilia clericale mi ha lasciato un’amarezza che non posso non comunicarle. La stessa amarezza provata, del resto, da molti suoi telespettatori, che si sarebbero aspettati ben altri argomenti, magari una maggiore attenzione alla situazione italiana. Perché, pur conoscendo la gravità della situazione in altri paesi, è bene, è giusto, è sacrosanto informare gli italiani di quanto è grave anche la situazione in casa nostra. La stessa Congregazione per la Dottrina della Fede ammette che in Italia ci sono un centinaio di sacerdoti attualmente indagati per abusi sessuali nei confronti di bambini. E, può esserne certo, sono dati sottostimati.

    Troppo intento a non pestare i piedi alla Chiesa, nella puntata sullo scandalo dei preti pedofili lei ha prima di tutto ritenuto opportuno specificare che tutti i presenti erano cattolici. Insomma, un modo per far capire che, tutto sommato, si stavano lavando i panni sporchi in famiglia. Solo che la lavatrice di Annozero è piuttosto piccola, e bisogna scegliere quali panni lavarci. E avete optato per pochi fazzoletti, e per giunta alla presenza di lavandai pseudo-esperti attenti più all’integrità della macchina che non all’effettiva pulizia del bucato.

    In quest’ottica, quindi, sono stati invitati ospiti pronti a sfoderare, col suo beneplacito, le spade in difesa della Chiesa. Il giornalista Socci ha tenuto a disinformare sulle percentuali di pedofili fra i preti rispetto alla presenza di pedofili in altre confessioni religiose e in altri contesti. E Socci dall’alto di quale competenza in materia parla? Quella delle sagrestie e delle genuflessioni?

    Parlare di percentuali è ridicolo, se si considera che in questi casi gli abusi che non arrivano ad essere denunciati sono talmente tanti che qualsiasi statistica risulta inficiata. Quale sarebbe il “campione rappresentativo”, cardine della statistica, su cui si basano i numeri snocciolati in trasmissione? Semplicemente non esistono, perché queste pseudo percentuali si basano solo sui casi denunciati, che sono una minima parte dei casi reali.

    Tra l’altro, e lo dico per informazione sia sua che di Socci, solo negli ultimi anni i giornali nazionali hanno dato notizia di almeno 170 sacerdoti pedofili italiani. E sono pochi quelli che vengono alla ribalta delle cronache. Non solo lo so io, che ho fatto le ricerche del caso e ho reso pubblico il database su MicroMega, ma lo sa benissimo anche la redazione di Annozero, che mi ha contattato proprio per avere queste informazioni. E degli argomenti di cui si è parlato in quelle due ore trascorse al telefono con loro, non se n’è vista traccia in trasmissione. Per non scontentare Socci e chi per lui?

    Senza contare che Socci ha ritenuto opportuno parlare della perseguitata Chiesa cattolica, guardandosi bene dal menzionare la Chiesa persecutrice, la responsabilità della chiesa nei genocidi di Rwanda, Canada, Argentina, il ruolo più che ambiguo di Pio XII nei confronti del fascismo e del nazismo, gli appoggi alle peggiori dittature, a partire da quelle di Spagna e Grecia, le crociate moderne contro omosessuali e “relativisti”.

    Ho anche sentito Socci parlare dei bambini africani, malnutriti e malati, di cui solo la Chiesa, a detta sua, pare preoccuparsi. Strano che non si sia specificato che, a fronte del miliardo di euro l’anno che la Chiesa incamera solo dall’otto per mille, per quei bambini spende solo 85 milioni. La chiesa incassa 100, spende 20 (?) e fa pure la figura della santa! Perché non informare anche di questo il pubblico?

    Lei si è premurato invece di dare voce alla Chiesa istituzionale, con l’invito al vescovo di Palestrina, che ha tenuto a sottolineare l’impegno di Ratzinger nei confronti della pedofilia clericale. Nessuno però ha specificato che, a smentire le parole del pontefice, ci sono fatti incontrovertibili: da un lato, in quei famosi viaggi negli Stati Uniti e in Australia, il papa ha preso posizione contro i sacerdoti pedofili, dall’altro, sempre in quei viaggi, si è accompagnato con vescovi e cardinali famosi per aver protetto e coperto gli stessi preti pedofili.

    Inoltre, bastava ricordare che Ratzinger non ha mai espulso dalla Chiesa i vescovi che hanno abusato dei bambini o che hanno coperto i sacerdoti pedofili, crimine anche peggiore: in alcuni casi si è limitato ad accettarne le dimissioni. Non sarebbe stato opportuno sapere dove finiscono questi vescovi, una volta lasciata la loro carica? E perché non vengono ridotti allo stato laicale?

    In più, ho personalmente trovato urticante quel sorrisetto compiaciuto sulle labbra del prelato, nel vedere come i suoi colleghi sfuggissero ai giornalisti. Quel sorriso è un’espressione universale. E’ il ghigno del potere impunito.

    Senza contare che la scelta di andare negli Stati Uniti a documentare alcuni casi americani fa sembrare che questa problematica riguardi ancora, per la maggior parte, i sacerdoti di oltre oceano. Evidentemente, non è opportuno informare gli italiani del fatto che in Italia, a casa nostra, sono accadute le stesse cose, e anche di peggio. Bastava raccontare l’epopea dell’Istituto Provolo per bambini sordi di Verona, dove gli abusi si sono perpetrati per decenni, nella stessa indifferenza che la Chiesa istituzionale ha dimostrato nei confronti della vicenda di Murphy.

    Inoltre, come sempre, non ho sentito una sola parola che spiegasse cos’è, fisicamente, un abuso sessuale su un bambino, cosa accade al corpo di un bambino, che non è ancora un corpo adulto, né ho sentito chiedere come mai la Chiesa, che si dice tanto caritatevole, sia così concentrata a proteggere i propri beni piuttosto che a sostenere, anche economicamente, le vittime dei sacerdoti, che hanno bisogno di terapie e sostegno.

    Ho sentito invece parlare di cure e riabilitazione dei preti pedofili. Mi permettano i soloni ospiti di Annozero: sono fesserie. I sexual offender non “guariscono”, e pedofili si resta per sempre. Glielo avrebbe saputo dire anche un qualunque studente di psicologia del terzo anno. Al massimo, in rarissimi casi, si può imparare a contenere la pulsione deviata, se si vive in un contesto in cui non ci sia esposizione a certi “stimoli”.

    Inoltre, e non vorrei annoiarla oltre, ci si è ben guardati dallo spiegare che la genesi della pedofilia clericale è del tutto differente dalla genesi della pedofilia “comune”. Perché la pedofilia clericale nasce nei seminari minori, fomentata dalla cultura sessuofobica, quella che la Chiesa istituzionale non intende affatto “rivedere” o mettere in discussione, perché è il mezzo che utilizza per ingenerare il senso di colpa e governare, attraverso di esso, le coscienze dei fedeli e dei suoi stessi sacerdoti. Senza contare che proprio nei seminari si viene abusati da piccoli, imparando così ad abusare da grandi.

    La politica che sta mettendo in atto la Chiesa è quella dell’ “anello debole”. Fino a che non è esploso lo scandalo, l’anello debole erano le vittime, e lo sono ancora. Quando le gerarchie ecclesiastiche sono state messe di fronte al problema e hanno dovuto dare risposte concrete, hanno sacrificato un altro anello debole, i sacerdoti pedofili. Guardandosi bene dall’ammettere le proprie responsabilità nella genesi di quella stessa pedofilia.
    Ecco, la sua trasmissione è stata un’occasione perduta.

    (4 giugno 2010)

  • Il segreto del confessionale. Come i preti assolvono i loro colleghi

    Il segreto del confessionale. Come i preti assolvono i loro colleghi

    Don Porcile e la pedofilia

    Don Valentino Porcile, parroco di Sant’Ambrogio di Cornigliano, è un sacerdote della (ridotta) pattuglia dei quarantenni in clergyman nell’arcidiocesi di Genova. E accetta di raccontare le sue percezioni, i suoi dubbi, i suoi problemi di coscienza. «Ho incontrato due religiosi, nella mia vita sacerdotale, che mi hanno detto esplicitamente di avere problemi di pedofilia. Uno in ambito ligure, uno abbastanza lontano, nel corso di un incontro ecumenico avuto a Taizé in Francia quattro o cinque anni fa: era un italiano che veniva dal sud. Ma entrambi mi hanno parlato in confessione. E in questi casi, purtroppo, un prete è impossibilitato ad agire». Eccoli, i drammi della coscienza di un sacerdote. Non è “omertà”, silenzio all’interno di una setta. Ma la confessione comporta un vincolo che, per la Chiesa, è inviolabile. «Nel momento stesso in cui assolvo un penitente – dice monsignor Luigi Noli, decano dei sacerdoti genovesi – io dimentico quello che mi ha detto. Deve essere esattamente come non averlo sentito. Perchè nel sacramento il penitente parla a un ministro di Dio». La motivazione teologica può essere condivisibile o no da chi non crede. Ma quella umana è trasparente: se così non fosse, nessuno racconterebbe i fatti propri a un prete. Quindi spezzare il principio – anche solo per una volta – significherebbe cancellare per sempre l’istituto (il sacramento) della confessione. E però, la quotidianità è diversa. Pone conflitti interiori.

    «La situazione di pedofilia è estremamente delicata, al punto che per me, istintivamente, andrebbe considerata fuori da ogni canone – riprende don Valentino – perché in mezzo ci sono dei bambini. Non dico che andrebbe sancita una deroga all’obbligo del silenzio, so che questo è in ogni caso inviolabile. Ma certamente quelle confessioni hanno provocato, dentro di me, una crisi. Mi sono sentito travolto da un senso di impotenza». Come ha agito, concretamente, don Valentino? «Sono situazioni che un prete può gestire solo all’interno della confessione, pastoralmente ho dato l’assoluzione, umanamente ho cercato di consigliare per il meglio. Ho detto che il problema andava affrontato, ho dato la mia disponibilità a parlarne col vescovo competente, a suggerire specialisti che potessero aiutarli. Ho detto: se c’è bisogno rimango a disposizione. Ma purtroppo non c’è stato alcun seguito…».

    E il confessore si confessa, racconta il suo animo ferito. «Razionalmente, ti rendi conto che quei penitenti si sono rivolti a te solo come ministro di Dio, per nessun altro motivo ti avrebbero raccontato la loro vita e le loro colpe. Ma sai anche che hai incontrato chi ha una malattia, un persona che potrebbe rifare ciò che ha fatto. E tu non fai nulla per fermarlo». Andare dal suo vescovo sarebbe stata una soluzione? «Avrei potuto farlo – risponde – Ma nemmeno il Papa può dare la dispensa a violare il segreto sacramentale. E allora o fai il nome, ma non puoi. Oppure è tutto inutile». Un parroco dà ascolto a migliaia di anime, affronta l’orrore da tanti punti di vista. E sa che anche le piccole vittime della pedofilia possono sentirsi colpevoli di ciò che hanno subito. «Sì, è difficile ma almeno, in quei casi, c’è una via di uscita. Puoi chiedere a chi hai davanti di liberarti dal segreto che appartiene totalmente a lui: per poterlo aiutare». È successo, racconta, ma – a conferma che l’orrore non è certamente solo in qualche frangia della Chiesa – non c’entravano preti o religiosi o estranei. «Era una ragazzina, avrà avuto undici anni. Mi ha detto: io non riesco a parlarne con la mamma, fallo tu. E io ho dovuto rivelare a quella donna la verità: era il padre ad abusare della piccola…».

    viani@ilsecoloxix.it

  • Preghiera di riparazione in Vaticano “Per i colpevoli l’inferno sarà più duro”

    Preghiera di riparazione in Vaticano “Per i colpevoli l’inferno sarà più duro”

    Durissime le parole pronunciate da monsignor Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione della Fede: “Sarebbe davvero meglio” che i loro crimini fossero “causa di morte”

    Preghiera di riparazione in Vaticano “Per i colpevoli l’inferno sarà più duro” Charles Scicluna

    ROMA – “Sarebbe davvero meglio” per i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori che i loro crimini fossero “causa di morte” perché per loro “la dannazione sarà più terribile”. Lo ha detto il promotore di giustizia della Congregazione della Fede, monsignor Charles Scicluna, incaricato di seguire tutti i casi di preti responsabili di abusi, in una preghiera “di riparazione e di intercessione” a San Pietro per lo scandalo di pedofilia nella Chiesa.

    I lettori hanno invitato i presenti a pregare “per le vittime di abusi perpetrati da uomini e donne della Chiesa, perché possano giungere alla guarigione delle loro ferite e a sperimentare la vera pace” e “per i chierici e i religiosi che hanno commesso abusi, perché alla luce della verità possano affrontare con onestà le conseguenze delle loro colpe e accogliere le esigenza della giustizia”.

    Mons. Scicluna ha introdotto la preghiera con una meditazione del vangelo di Marco ricordando anche il passaggio in cui si afferma: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare”. “Diversi ‘Santi Padri’ – ha detto il prelato commentando il brano – interpretano la mano, il piede, l’occhio come l’amico caro al nostro cuore, con cui condividiamo la nostra vita, a cui siamo legati con legami di affetto, concordia, fraternità”. Tuttavia, ha aggiunto, “c’è un limite a questo legame. L’amicizia cristiana si sottomette alla legge di Dio” e dunque, ha spiegato Scicluna, “se il mio amico, il mio compagno, la persona a me cara è per me occasione di peccato, è per me un inciampo nel mio peregrinare io non ho altra scelta secondo il criterio del Signore se non di tagliare questo legame”.

    Una scelta che rappresenta “uno strazio”, ha continuato il promotore di giustizia, “eppure il Signore è chiaro: è meglio per te entrare da solo nel Regno, senza una mano, senza un piede, senza un occhio, che con il mio amico andare nella Gaenna (nell’inferno ndr.), nel fuoco inestinguibile”. “Questa immagine così forte delle membra, del corpo – ha osservato monsignor Scicluna – ci mette senza troppa confusione di fronte allo specchio della nostra coscienza”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/29…i_duro-4423953/

  • Pedofilia: Bagnasco, in Italia possibili coperture

    Pedofilia: Bagnasco, in Italia possibili coperture

    28 maggio 2010 ore 14:45.

    «E’ possibile» che ci siano in Italia casi di vescovi che hanno insabbiato accuse contro preti pedofili, ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, rispondendo alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa conclusiva dell’assemblea generale della Cei: «Qualora ciò fosse accertato il giudizio della Chiesa è noto: è una cosa di per sé sbagliata e da superare».

    Nessuna commissione ad hoc
    In Italia comunque non ci saranno commissioni «ad hoc» per affrontare gli scandali di pedofilia; ogni vescovo sarà il «referente» per le vittime e potrà prendere decisioni e iniziative a seconda della situazione locale ha spiegato Bagnasco. Il porporato ha detto che, al momento, non è in grado di dare ulteriori dettagli sui cento procedimenti canonici avviati contro preti negli ultimi dieci anni in Italia.

    «Anche io ho dovuto gestire un caso»
    Il cardinale Bagnasco, ha riferito ai giornalisti di aver dovuto gestire, in tutta la sua carriera ecclesiastica, un solo caso di presunta pedofilia. È avvenuto – ha detto in conferenza stampa – quando era responsabile della diocesi di Pesaro. «Mi era stata segnalata una situazione, in cui ho dovuto verificare l’attendibilità di un’accusa, di una voce, di un ‘rumor’; ad una valutazione puntuale e attenta, era poi emerso che non vi era consistenza nella denuncia contro il sacerdote. E anche la Congregazione per la dottrina della fede, a cui era stato segnalato il caso, aveva deciso di non procedere».

    A Genova «fino ad oggi non mi risulta alcun caso» e – ha concluso – «speriamo di non doverne mai affrontare».

    I vescovi sono i referenti
    Quando una persona si rivolge al proprio vescovo per denunciare di aver subito degli abusi sessuali da parte di un prete, «la si riceve immediatamente, di giorno o di notte»: così A chi metteva in dubbio la possibilità di parlare direttamente con il vescovo, Bagnasco ha risposto: «Non credo che un vescovo sia inaccessibile. Io ricevo lettere personali e riservate, scritte anche a stampatello su una pagina di quaderno su varie questioni delicate. Molti prendono, scrivono e presentano un problema». Nel caso di denunce d’abuso sessuale, ha proseguito, si tratta di «situazioni così gravi che richiedono una risposta immediata».

    Dopo di ché «la procedura sarà quella che sarà. Ci vogliono i tempi necessari, i più brevi possibili. La situazione va valutata. È possibile che il vescovo dica di parlare con il proprio vicario generale o con altri rappresentanti della diocesi, ma questo fa parte del suo discernimento».

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-28/bagnasco-possibile-italia-siano-142900.shtml?uuid=AYqHrytB