Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • SPAGNA: ABUSI SESSUALI PORTATORI HANDICAP, INDAGATI 2 PRETI

    SPAGNA: ABUSI SESSUALI PORTATORI HANDICAP, INDAGATI 2 PRETI

    (AGI) – Madrid, 12 mag. – Un nuovo scandalo investe la chiesa cattolica spagnola. Due sacerdoti francescani sono indagati perche’ sospettati di aver commesso abusi sessuali in un centro per di assistenza ai portatori di handicap. Lo riferiscono fonti processuali. Teatro delle presunte violenze la Casa di San Francesco d’Assisi di Cordoba: gli indagati sono il capo dell’istituto ed un altro sacerdote. L’eta’ delle vittime non e’ stata rivelata.

    http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-…ndagati_2_preti

  • Ratzinger fa la vittima: “Chiesa perseguitata dai preti pedofili”, e alle vittime chi ci pensa?

    Ratzinger fa la vittima: “Chiesa perseguitata dai preti pedofili”, e alle vittime chi ci pensa?

    Papa a Lisbona: le maggiori persecuzioni alla Chiesa vengono dalla Chiesa stessa
    «Preti pedofili, il perdono non sostituisce la giustizia. Attuali sofferenze della Chiesa annunciate nel 3° segreto di Fatima»

    LISBONA (11 maggio) – Una chiesa perseguitata dai suoi stessi peccati, una chiesa, le cui sofferenze già erano state annunciate dal segreto di Fatima e un perdono che non vuole sostituirsi alla giustizia: il Papa arriva in Portogallo e le sue parole non posso non anadare al dramma dei preti pedofili che sta sconvolgendo la Chiesa cattolica.

    «Oggi le più grandi persecuzioni alla Chiesa non vengono da fuori ma dai peccati che ci sono dentro la Chiesa stessa», ha affermato Benedetto XVI durante il volo che lo ha condotto in Portogallo, con riferimento alla scandalo degli abusi su minori, che ha definito «realmente terrificante».

    «Il perdono non sostituisce la giustizia». Elencando le «risposte che la Chiesa deve dare», così come già prospettato nel messaggio di Fatima, il Papa ha citato «la penitenza, la preghiera, l’accettazione, il perdono che occorre dare, ma anche la necessità di giustizia, perchè il perdono non sostituisce la giustizia». Quindi «la conversione permanente, e le tre virtù teologali: la fede, la speranza, la carità».

    Le attuali «sofferenze» della Chiesa fanno parte di quelle annunciate nel terzo segreto di Fatima. «Oltre alla missione di sofferenza del Papa, che in prima istanza possiamo riferire all’attentato a Giovani Paolo II – ha detto il Papa -, nel messaggio di Fatima ci sono indicazioni su realtà del futuro della Chiesa». Ed è vero, ha aggiunto, che «oltre ai momenti indicati nelle visioni, si parla della realtà di passione della Chiesa. Ci sono sofferenze della Chiesa che si annunciano». Benedetto XVI ha ricordato che «il Signore ha detto che la Chiesa sarà sofferente fino alla fine del mondo. E oggi questo – ha concluso – lo vediamo in modo particolare».

  • Prete pedofilo: condannato a 6 sei anni don Marco Cerrullo

    Prete pedofilo: condannato a 6 sei anni don Marco Cerrullo

    Casal di Principe – La settima sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione per don Marco Cerullo. Il viceparroco a Casal di Principe e insegnante di religione a Villa Literno, fu arrestato in flagranza dai Carabinieri di Casal di Principe il 19 dicembre 2007, in campagna, mentre violentava un suo alunno di 11 anni. Alla vista dei Carabinieri il prete tentava una precipitosa fuga in auto, interrotta dall’arresto. La vittima raccontò che don Marco lo aveva allontanato dalla scuola con la scusa di comprare i colori del presepe. Aggiunse che già altre volte aveva abusato di lui, anche a casa del bimbo. Nell’immediatezza il vescovo di Aversa monsignor Milano dichiarò che preferiva aspettare i tempi della giustizia. Non un euro di risarcimento è stato pagato dal prete in questi anni, nonostante una condanna a 50.000 euro.

    Come da me commentato in alcune interviste:

    * al Guardian http://www.guardian.co.uk/world/2010/mar/2…le-priests-ital… a Le figarò .
    * a Il Fatto Quotidiano http://ilgiornalieri.blogspot.com/2010/04/…i-dei-preti-ita…
    * e riprese da centinaia di organi di stampa italiani ed esteri, quello di don Cerullo è solo uno dei pochissimi casi (circa 130) di pedofilia ecclesiastica di cui ha parlato la stampa in Italia.

    La punta dell’iceberg fatto di connivenze ecclesiastiche, diffusa omertà, paura e vergogna delle vittime, di una stampa distratta e timorosa verso le gerarchie ecclesiastiche. Il cardinale Sodano, facendo gli auguri a Benedetto XVI, ha affermato orgoglioso che il popolo di Dio “non si lascia impressionare dal chiacchiericcio del momento”. Solo chiacchiere per il cardinale Sodano. Quelle chiacchiere con cui il cardinale Schoenborn lo accusa di aver insabbiato per 15 anni lo scandalo del cardinale pedofilo Groer. Quelle che lo accusano di aver protetto il prete pedofilo fondatore dei Legionari di Cristo, Maciel. La giustizia ha fatto il suo corso ma monsignor Milano non ha ancora pronunciato una parola. Non una parola di pietà per la sorte della vittima in questi due anni e cinque mesi. Eppure si è preoccupato della sorte di don Marco, “promettente teologo”. Qualcuno ha trovato a don Marco un comodo rifugio dove ha scontato più di 2 anni agli arresti domiciliari in una comunità religiosa. Non sappiamo se don Cerullo continuerà a dir messa, scontata la reclusione. Non sappiamo se nella comunità protetta si è astenuto “da ogni ufficio o servizio in strutture frequentate da minori” come prescritto dal GUP Chiaromonte il 19 novembre 2008. Monsignor Milano non ha commentato le “chiacchiere” della stampa sui trasferimenti di don Cerullo di parrocchia in parrocchia, né le “chiacchiere” sul famigerato “gioco dello scarpone” in voga nel seminario minore di Aversa, dove don Cerullo ha studiato e prestato servizio come “assistente spirituale dei giovani seminaristi”. Ora i familiari di don Marco, assistiti dagli avvocati Sergio Cavaliere e Costantino Puocci si rivolgeranno alla giustizia civile. Ma nessuno ripagherà la vittima di una infanzia distrutta per sempre, né i silenzi del monsignor Milano e né le “chiacchiere” delle gerarchie ecclesiastiche. Da loro non vogliamo sentire più chiacchiere ma fatti. Vogliamo dai vescovi le denunce alla magistratura. Vogliamo che si aprano gli archivi diocesani e vaticani. Vogliamo i nomi e i cognomi. Vogliamo le indagini e i processi. Vogliamo che a nessun prete pedofilo non sia consentito fare il sacerdote. Vogliamo concreti atti di riparazione. Non scuse televisive e chiacchiere utili solo al consenso mediatico. Vogliamo che i preti pedofili siano curati in strutture psichiatriche, perché la pedofilia è un disturbo della personalità recidivante, che non si cura con le preghiere e il recupero “spirituale”. Vogliamo la rimozione delle cause della pedofilia clericale, che non sono in un generico segno dei tempi, come vorrebbero farci credere le gerarchie ecclesiastiche. Vogliamo che sia allungata la prescrizione, perché 10 anni è un termine troppo breve perché la vittima possa denunciare violenze subite da bambino. La vittima ha bisogno di decenni per elaborare l’abuso e averne il coraggio di parlare. Troppi crimini sono impuniti, troppi criminali sono in libertà. E’ ora di rompere il muro di omertà e di silenzio che è il miglior alleato dei preti pedofili. Chi sa parli! Per il bene dei nostri figli.

  • «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    Città del Vaticano Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, ha accusato l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano di aver contribuito a insabbiare, 15 anni fa, le accuse contro l’allora cardinale Hans Hermann Groer, reo di molestie sessuali su dei seminaristi risalenti a molti anni prima. E ha pure criticato apertamente Sodano per aver definito lo scandalo degli abusi sui minori «un chiacchiericcio».

    È un attacco senza precedenti, seppure a scoppio ritardato, quello che arriva dall’Austria.
    Il cardinale Schönborn, allievo di Ratzinger, già a fine marzo, dialogando con i giornalisti, aveva rivelato che era stato il «partito diplomatico della Curia romana» a risparmiare a Groer l’apertura di un’inchiesta. Un mese dopo, il 28 aprile, l’arcivescovo di Vienna ha rincarato la dose. Le sue parole, riportate il giorno dopo da due giornali austriaci, sono state rilanciate il 4 maggio dall’agenzia cattolica Kathpress e hanno fatto il giro del mondo.
    Schönborn fa innanzitutto riferimento al messaggio di solidarietà a Benedetto XVI che il cardinale Sodano, decano del collegio cardinalizio, lesse all’inizio della messa di Pasqua in piazza San Pietro, dicendo tra l’altro al Papa: «È con lei il popolo di Dio che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio».
    La parola chiacchiericcio, che pure riecheggiava un’analoga espressione usata dallo stesso Pontefice nell’omelia della domenica delle Palme, è suonata offensiva per le vittime, secondo il cardinale di Vienna. Il quale ha anche ricordato che proprio Sodano, 15 anni fa, sarebbe stato colui che «ha impedito che si facesse una commissione d’inchiesta sul caso Groer, commissione che Ratzinger voleva costituire».
    Un’accusa precisa e circostanziata, che fa riemergere il triste caso dell’arcivescovo di Vienna Groer, un conservatore nominato da Papa Wojtyla al momento del pensionamento del progressista Franz König, figura chiave dell’Ostpolitik, del Concilio e anche del conclave dell’ottobre 1978.
    Groer venne accusato nel 1995 da un ex seminarista di abusi. Altri accusatori si aggiunsero al primo. Il cardinale, già settantacinquenne, venne dimissionato e il suo posto fu preso dal vescovo ausiliare Schönborn.

    Ieri Papa Ratzinger ha incontrato le gerarchie del Belgio, dove nelle scorse settimane il vescovo di Bruges ha confessato abusi su un minore, e ha infine accolto le dimissioni di monsignor Walter Mixa, vescovo di Ausburg e ordinario militare per la Germania.
    Il vescovo, già accusato di malversazioni economiche e maltrattamenti su minori, è stato ora anche accusato di abusi sessuali su un giovane all’epoca in cui era vescovo di Eichstatt.

    http://www.ilgiornale.it/news/sodano-insabbi-l-inchiesta-sui-preti-pedofili.html

  • Pedofilia, la Cei: cento inchieste canoniche negli ultimi dieci anni

    Pedofilia, la Cei: cento inchieste canoniche negli ultimi dieci anni

    «Nel nostro Paese non c’è bisogno di alcuna commissionie speciale»
    CITTA’ DEL VATICANO
    In Italia non c’è bisogno di «alcuna commissione speciale» sui casi di pedofilia nel clero, sul modello di quella istituita ad esempio dalla Conferenza episcopale tedesca. Lo ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, incontrando i giornalisti durante l’assemblea generale dei vescovi italiani, riuniti da ieri in Vaticano. Secondo Crociata, «le indicazioni del Papa ai cattolici irlandesi e le linee-guida della Congregazione per la Dottrina della fede contengono tutti gli elementi necessari per continuare ad affrontare i casi che si presentano». Il numero due della Cei ha sottolineato che dal punto di vista canonico la Congregazione dell’ex Sant’Uffizio e da quello civile le autorità competenti «hanno nei responsabili della vita della chiesa tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti». Crociata, a una domanda dei giornalisti, ha ribadito che «la normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia». «Evidentemente – ha proseguito – questo non esclude, ma anzi richiede e prevede per nostra specifica iniziativa, che ci siano tutta la collaborazione e la cooperazione per rendere possibile l’accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi». «Che un vescovo possa essere chiamato a testimoniare – ha concluso il segretario della Cei, con riferimento al processo in corso a un sacerdote nel Lazio – è un fatto del tutto ordinario, nella misura in cui egli sia a conoscenza dei fatti».

    Il «dramma» della pedofilia non sta provocando cali delle pre-iscrizioni alle scuole cattoliche nè fenomeni di disaffezione dei credenti, anzi viene visto come «l’occasione per la Chiesa per un salto di qualità », ha aggiunto monsignor Crociata. Pur riconoscendo «l’assoluta gravità e drammaticità del problema», ha sottolineato che «sarebbe una grave distorsione guardare alla vita della Chiesa solo dall’angolo visuale di questa specifica questione». «La Chiesa è ferita – ha aggiunto -, dopo le vittime e con le vittime, perchè viene stravolto quello che la totalità dei credenti, dei responsabili e degli educatori, tranne alcune eccezioni, fa ogni giorno in maniera positiva, costruttiva, a volte anche eroica».

    Il numero due della Cei ha detto di «non avere notizia» di cali di iscrizioni alle scuole cattoliche, «perchè la reazione, come ha dimostrato anche il raduno in Piazza San Pietro di domenica 16 maggio, è che la Chiesa vuole affrontare il problema e superarlo». «Il popolo cattolico – ha proseguito mons. Crociata – ha orrore del fenomeno pedofilia, vuole che sia affrontato con chiarezza e con le misure necessarie, ma, superandolo, vuole che la Chiesa cresca in qualità ». E per la prima volta da quando è scoppiato il caso della pedofilia, la Conferenza episcopale italiana rende noto che sono cento i casi di abusi sessuali sui minori da parte di preti cattolici che i vertici della Chiesa italiana hanno registrato negli ultimi dieci anni. «In termini generali e veritieri ci risultano un centinaio di casi relativi a procedimenti canonici avviati nell’ultimo decennio», ha dichiarato Crociata.

  • Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia”

    Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia”

    repubblica it
    Christoph Schoenborn, sferra un durissimo attacco all’ex segretario di Stato: “Ha offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda un chiacchericcio”. Benedetto XVI ratifica l’addio di monsignor Mixa, il vescovo di Augusta travolto da scandali di varia natura

    Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia” Benedetto XVI

    CITTA’ DEL VATICANO – Nel giorno in cui il Papa accetta le dimissioni del discusso vescovo di Augusta, l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, sferra un durissimo attacco all’ex segretario di stato vaticano Angelo Sodano. Facendo nome e cognome lo accusa di aver offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda “un chiacchericcio” e lo ha rimproverato di aver insabbiato a suo tempo l’inchiesta sugli atti di pedofilia compiuti dall’allora capo della diocesi viennese, Hans Hermann Groer. Il porporato, allievo e amico di Benedetto XVI, ha parlato durante un incontro informale con rappresentanti dei media austriaci, di cui riferisce l’agenzia Kathpress.

    Schoenborn ha ribadito che Sodano avrebbe impedito 15 anni fa la creazione di una commissione di indagine sul “caso Groer”. Uno scandalo esploso nel 1995 quando un ex seminarista di Hollabrunn accusò Groer di aver abusato ripetutamente di lui all’inizio degli anni ’70. Altre accuse seguirono e Groer non tardo’ a dimettersi, ufficialmente per sopraggiunti limiti di età. Morì nel 2003 senza mai ammettere alcuna responsabilità.

    Lo scorso 28 marzo, l’attuale arcivescovo di Vienna aveva formulato l’accusa, senza però citare esplicitamente l’ex segretario di Stato vaticano. In un’intervista al canale televisivo austriaco Orf, aveva sostenuto che nel 1995 Ratzinger si era adoperato energicamente affinchè il Vaticano conducesse un’indagine su Groer: una richiesta che era stata vanificata “dall’altra parte” quella che faceva capo alla diplomazia vaticana.

    Le dimissioni di monsignor Mixa. Benedetto XVI ha dunque accettato le dimissioni del vescovo di Augusta e ordinario militare per la Germania, monsignor Walter Mixa, travolto da rivelazioni su malversazioni economiche e maltrattamenti inflitti a giovani collegiali. I fatti, da lui ammessi, riguardano il periodo in cui era parroco. Il prelato – che ha chiesto le dimissioni il 22 april – secondo le rivelazioni dei media sarebbe sotto inchiesta per abusi sessuali.

    L’udienza con i vescovi belgi. E sempre oggi il Papa ha anche ricevuto in udienza i vescovi del Belgio. Richiamandoli con forza ad attuare una “vasta e seria” pastorale vocazionale, per formare al sacerdozio uomini santi. Anche in questo caso, il riferimento è chiaramente agli scandali legati alla pedofilia. Da qui l’esortazione “all’ascolto reciproco, nella preghiera comune e nella carità di Cristo, soprattutto in questi tempi nei quali la vostra chiesa stessa è stata provata dal peccato”. Il primate del Belgio, monsignor Joseph André Leonard, ha ammesso con Benedetto XVI che “quella che le si avvicina oggi è una Chiesa addolorata, ma anche determinata ad affrontare questo tipo di problema con chiarezza”. Leonard ha citato in particolare “il grave scandalo provocato dalle dimissioni forzate del vescovo di Bruges, monsignor Roger Vangheluwe”.

    Riguardo alla possibilità di emanare nuove norme per prevenire eventuali abusi da parte del clero, il primate del Belgio ha affermato che di ciò i vescovi belgi hanno parlato con la Congregazione per la dottrina della Fede. “Nel suo discorso – ha concluso Leonard – il Papa ha fatto allusione al dramma della nostra Chiesa spiegando che per ritrovare la credibilità l’unica via da percorrere è quella della ricerca della santità di preti e vescovi. E’ stato molto importante l’incoraggiamento che il Pontefice ci ha dato, soprattutto perché molti preti nella Chiesa belga soffrono per questa situazione di cui non hanno colpa”.

    (08 maggio 2010)

  • La Chiesa Cattolica e lo scandalo pedofilia. Un problema noto da 2000 anni

    La Chiesa Cattolica e lo scandalo pedofilia. Un problema noto da 2000 anni

    La Chiesa Cattolica è cosciente del problema da 2000 anni e questo video è una sintesi delle maggiori azioni intraprese per questo problema…e non tutte a favore delle vittime.

    Il video è la traduzione in italiano di Catholic Church Sex Scandals (mirror) (Hungry Beast) tratto dalla televisione nazionale australiana ABC.

    Die katholische Kirche und der Skandal pedofilia.Un bekanntes Problem seit 2000 Jahren Die katholische Kirche ist sich des Problems bewusst seit 2000 Jahren und dieses Video ist eine Zusammenfassung der wichtigsten Maßnahmen ergriffen, um dieses Problem … und nicht alle Opfer. Das Video ist die italienische Übersetzung der katholischen Kirche Sex-Skandale (Spiegel) (Ehrensenf) von der australischen nationalen Fernsehsender ABC übernommen.

    L’Eglise catholique et le problème pedofilia.Un scandale connu depuis 2000 ans L’Eglise catholique est consciente du problème pour les années 2000 et cette vidéo est un résumé des principales mesures prises à ce problème … et pas toutes les victimes. La vidéo est la traduction italienne de scandales sexuels Eglise catholique, le (miroir) (Hungry Beast) prises à partir australienne ABC télévision nationale.

    The Catholic Church and the scandal pedofilia.Un known problem for 2000 years The Catholic Church is aware of the problem for 2000 years and this video is a summary of the major actions taken to this problem … and not all the victims. The video is the Italian translation of the Catholic Church Sex Scandals (mirror) (Hungry Beast) taken from Australian national ABC television.

    La Iglesia Católica y el problema pedofilia.Un escándalo conocido desde hace 2000 años La Iglesia católica es consciente del problema desde hace 2000 años y este video es un resumen de las principales medidas adoptadas a este problema … y no todas las víctimas. El video es la traducción al italiano de los escándalos sexuales de la Iglesia Católica (espejo) (Hungría Bestia) tomadas de la televisión nacional australiana ABC.

  • Così ha abusato di nostra figlia”

    Così ha abusato di nostra figlia”

    Mercoledì 05 Maggio 2010 09:35 Carmine Castoro
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    Solo negli ultimi giorni hanno “lasciato” le funzioni di ministro di Dio i vescovi di Limerick, di Cloyne, e un terzo presule irlandese, James Moriarty, il vescovo di Bruges in Belgio, il vescovo di Augusta in Germania, e nuovi casi spuntano come funghi avvelenati anche in Italia via via che le vittime di abusi sessuali da parte di rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche trovano il coraggio di denunciare i loro carnefici tonacati.

    Una lunga lista di proscrizione. Storie torbide, buie, che a fatica escono da una riottosa clandestinità dove sono state seppellite per anni da una prassi interna al Vaticano e ai suoi apparati più elevati che impone di non divulgare la notizia di molestie e atti sessuali commessi da sacerdoti su inermi minorenni, di aspettare, di avere prove certe e insindacabili, di non stabilire subito rapporti di “buon vicinato” e di collaborazione con gli uffici giudiziari competenti dello Stato laico, di stornare l’attenzione dell’opinione pubblica, di pregare, questo sì, per il prete “intrappolato” dalla sua incoercibile carnalità e per le sue vittime, ma di uscire allo scoperto e di avere pietà e rispetto per queste ultime, no. Finché si può. Finché il segreto regge e i documenti pontifici che negli ultimi decenni, a partire dalla Crimen Sollicitationis del ‘62, hanno imposto prudenza, omertà e una pianificata omissione di fatti e responsabilità, riescono ad alzare un argine. Poi l’argine si rompe. E al dossier della commissione Murphy in Irlanda e ad una trasmissione d’inchiesta nello stesso Paese dal titolo Cardinal Secrets, fanno seguito in Italia il libro-choc Il Peccato nascosto (Nutrimenti), poi le dichiarazioni vibranti dello stesso Papa di condanna dei preti pedofili e le indagini e le sentenze della magistratura. Una ragnatela di vere e proprie sequenze criminali commesse all’ombra delle canoniche che passano dai palpeggiamenti, alle violenze esplicite e ripetute, alle punizioni corporali, all’uso di materiale pornografico, a reati gravissimi di tipo seriale che sanno di innocenza violata, di tenerezza sporcata, di fiori recisi.

    L’avvocato Claudia Colombo sta difendendo una decina di bambine di Ferrara vittime di abusi in un asilo religioso da parte del parroco direttore. Il prelato è stato condannato in primo grado il 9 aprile del 2008 a sei anni e dieci mesi di reclusione per atti sessuali su minori di anni 10 e per violenza sessuale su due insegnanti dello stesso istituto, e al pagamento di una provvisionale di decine di migliaia di euro che non liquida perché nullatenente. E la Curia tace. In esclusiva per Il Punto, i genitori di una di queste bambine hanno accettato di raccontare la loro tristissima esperienza fatta di verità strazianti e di civica nobiltà. (Con P le risposte del papà, con M quelle della mamma).

    Innanzitutto, qual è il senso del vostro essere qui oggi?
    P: «E’ un modo di far capire che quando succedono questi fatti bisogna agire subito e fare delle denunce. Poi vorremmo anche far capire come ci si sente quando si affida la propria figlia a una persona di fiducia – nel caso di un prete è come se la si affidasse direttamente a Dio -, e poi traditi senza nemmeno una dichiarazione di scusa o un “mi dispiace”. Certo, bisogna aspettare i tre gradi di giudizio, ma non c’è stato nessun atto di volontà, di pudore, di carità cristiana».
    C’è nei vostri ricordi un momento preciso, un primo giorno in cui il dramma ha preso avvio?
    M: «Ricevetti una prima telefonata da una insegnante di mia figlia un pomeriggio verso le 4; inaspettata, lei era una ragazza con la quale avevamo come tutti i genitori un buon rapporto. Disse: “E’ successo qualcosa? Vi hanno chiamato i carabinieri?”. Non capivamo. Il giorno dopo arrivarono i carabinieri a casa con un documento di convocazione e ci siamo dovuti presentare in caserma, del tutto ignari di essere parte lesa. A quel punto è successo l’inferno, ci è caduto tutto addosso, certe cose sei abituato a vederle in tv, ma quando capitano a te ti distruggono la vita, sbatti la testa, non capisci cosa è successo, sei nel più completo buio. Noi pensavamo, tra l’altro, di essere stati chiamati per testimoniare su una scena che riguardava un bacio plateale dato dal prete a una bambina in particolare all’interno dell’asilo, vista da me e da un’altra mamma, ma non pensavamo che ci fosse altro fango sotto».
    P: «Si trattava di cose che si ripetevano da due anni, e la questione è saltata fuori dopo due anni. E’ questo che ci ha lasciati del tutto basiti, il fatto che chi ha visto ha lasciato correre, sottovalutando. A quel punto io e mia moglie abbiamo dovuto scavare, ricostruire dichiarazioni e frasi che i bimbi di solito dicono con fantasia, o magari per la svogliatezza di non andare a scuola. Due anni di pensieri, parole per capire. E combaciava tutto».
    Avete mai avuto sentori, nella normale vita familiare, di qualcosa che stava cambiando nei comportamenti di vostra figlia come conseguenza delle molestie?
    M: «Solo episodi che i genitori di norma inquadrano come fisiologiche fasi di crescita. Con qualche accentuazione, però. A volte quando andavo a fumare fuori casa, oltre una porta finestra, urlava spaventatissima per la paura di restare sola dietro il vetro. All’asilo mostrava a volte intolleranza ad andare con una babysitter che impiegava tantissimo tempo a lasciarla sola, non ci voleva stare, e io mi precipitavo appena finivo di lavorare per prenderla subito perché rimaneva buona poche ore. Ma pensi che siano capricci, magari ti senti in colpa perché sei impegnata per tantissime ore al giorno, e una figlia vuole stare coi genitori, ma non pensi mai che si tratti di un sentimento profondo di disagio. Finito quel periodo ricordiamo che disse: “Non voglio più andare a quell’asilaccio”».
    E qualche segnale di allarme più di tipo fisico, emotivo?
    M: «Un’affermazione, col senno di poi, l’abbiamo incanalata nel giusto senso. Da un certo momento in poi nell’andare in bagno chiudeva la porta, anche se non c’era la chiave, dicendo “ho bisogno della mia privacy, all’asilo il prete è sempre lì che viene da noi bimbe grandi ad asciugarci, ma noi non ne abbiamo bisogno, lui deve accudire le bimbe piccole, noi siamo autosufficienti”».
    P: «Personalmente ho inteso queste frasi nel senso della responsabilità, della vigilanza pura e semplice che il prete attuava per evitare che i bimbi si facessero male, che facessero i monelli. Solo dopo abbiamo capito la diversità di queste parole, mentre all’inizio sembrava che lei volesse dire: “Io non ho bisogno di assistenza, sono una bimba sveglia”».
    Avete sensi di colpa per non aver intuito il peggio?
    M: «No sensi di colpa, tanta rabbia, perché non ci si può fidare nemmeno della propria ombra».
    P: «Inizialmente abbiamo provato uno stupore grande, superi diverse fasi emotive poi razionalmente metti insieme i fatti e cerchi di capire, perché si tratta di una persona malata, in altro modo non la si può definire. Ma la cosa più fastidiosa è stato constatare che le cose andavano avanti da due anni, e invece bisognava affrontare e stroncare tutto sul nascere. La cosa rilevante è l’arco temporale: dai fatti alla denuncia gli episodi criminosi sono andati avanti e si sono ripetuti».
    Come avete gestito il rapporto con lei dopo la scoperta della verità?
    M: «Uscita dall’asilo non ne ha più parlato, né ha dato segni di intolleranza, ha continuato a fare quello che una bimba della sua età fa. In quarta elementare non voleva più andare a scuola, all’improvviso, pur avendo dimostrato ottimo spirito di adattamento facendo due anni in una scuola e tre in un’altra. Diciamo che dopo lo scoppio della vicenda abbiamo fatto da noi e, nonostante la tristezza di questo periodo particolare, non si è accorta di niente. Una psicologa ci ha fatto capire che blocchi di questo tipo non sono infrequenti, temevamo fosse la ritorsione di qualche elemento legato alle molestie, ma sembra sia solo una paura irrazionale, un episodio occasionale legato alla crescita. La psicologa mi ha fatto domande sulla gravidanza, il concepimento, perché sembra che qualsiasi dramma dall’embrione possa creare queste angosce. Per ora siamo rimasti così, sospesi. Quando è andata in quinta, passavo ogni mattina a osservarla».
    P: «E’ ancora ingenua, aspetterò due tre anni per parlare, ma quando è matura le spiegherò i fatti».
    La vicenda di vostra figlia ha inciso anche su di voi?
    M: «Ci siamo richiusi come in un guscio. Perdi la voglia di vivere, di fare qualsiasi cosa, vai a lavorare un po’ in trance, lui si è rinchiuso nella sua musica, abbiamo quasi eretto una barriera tra di noi per non soffrire: non ci si guardava in faccia per non rispecchiare il reciproco dolore, una barriera a 360 gradi fra noi e col mondo esterno per proteggerci, come se non fosse successo niente. Io sono più nervosa, agitata, darei fuoco a mezzo mondo».
    P: «Quando si fa violenza a un bimbo che non sa difendersi, non hai strumenti in mano, da dove cominci? Non si ha esperienza, sei lì, ti dici: “Qualcosa dovrò fare, ma poi ognuno ha il suo carattere, chi sbraita, chi si chiude, io sono calmo e pacato, ma ognuno ha il suo modo di assimilare l’amarezza».
    Avete dovuto far finta di niente…
    M: «Esatto, sorrisi, tranquillità, anche se dentro tutto si amplifica e quando ti arrabbi sei sul limite del crollo, ti accorgi che stai urlando più del solito, quando magari il figlio non ha colpa, o per cose futili».
    Avete temuto il giudizio della gente?
    M: «Non tanto il giudizio, quanto il vuoto. E poi quella sottile accusa di andare contro la Chiesa per chissà quale mania di protagonismo, quando invece le persone toccate da questo problema sono tante».
    P: «Un’istituzione come la Chiesa è guardata con reverenza, ma che l’abbia commessa un padre di famiglia o un prete, la violenza deve essere giudicata e condannata, e non far passare per delinquente chi denuncia un prete. Oggi avremmo avuto maggiore appoggio dall’opinione pubblica perché si è scoperta la pentola».
    Che idea vi siete fatti della pedofilia dei preti?
    M: «La considero aberrante, una delle peggiori schifezze al mondo, un grosso tradimento della fiducia che hai riposto in chi ha una posizione delicata. Io che andavo a prendere la bimba e avevo un rapporto di amicizia con insegnanti ed educatrici, vedevo che una di queste spesso era in lacrime, il clima era teso, i bambini tutti seduti in silenzio, ma non me lo spiegavo: pensavo che erano stati sgridati perché troppo esuberanti, poi abbiamo scoperto i fatti. Ci guardava in faccia e piangeva, ci credo, vergognati…».
    Non vi eravate accorti delle attenzioni del prete verso vostra figlia?
    M: «Non nei confronti di nostra figlia, ma il comportamento ambiguo e inqualificabile verso un’altra bambina con baci espliciti, fisici, nel cortile, tra le mamme, era tangibile, e la situazione era arrivata a un punto di rottura. La stessa scena si ripeteva alla luce del sole, il cortile era a vista e asilo e parrocchia erano collegati. Quando ho incrociato lo sguardo del prete in aula ho provato schifo e rabbia e pensieri diciamo fantasiosi contro di lui che tutti proverebbero al posto mio».
    Che futuro pensate aspetti voi e la crescita della bambina?
    M: «Aspettiamo di vedere come prosegue tutto e come affronteremo la cosa con la bambina che diventerà adolescente. Se ci saranno conseguenze psicologiche per lei non si può dire: rispetto ad altre bambine, sono state leggere queste invadenze da parte del prete, ma anche lì è un rimandare, un vivere alla giornata. Per ora è tranquilla, stiamo a guardare».
    Cosa vi sentite di suggerire a genitori che si trovassero in analoghe situazioni?
    P: «Denunciare e non tacere: se avete dubbi parlatene e non state zitti, perché a certe cose non si dà peso, le si prende come nel nostro caso per forme di vicinanza, di sorveglianza».
    M: «Io mi sento di dire che è molto importante affidarsi a strutture dove tante persone sono in grado di aiutarti; non siamo mai soli e non dobbiamo vergognarci. E’ semplicissimo aprire le giuste porte e avere giusti consigli».
    Per paradosso, adesso volete più bene a vostra figlia?
    M: «Non siamo diventati iperprotettivi, il controllo, l’educazione sono fondamentali. Farà la cresima normalmente, non l’abbiamo isolata dall’ambiente ecclesiastico perché se uno è malato non è che tutti lo sono. Qui da noi in paese la Chiesa si sente nel suo vero essere, lì era qualcosa allo sbando. Non l’abbiamo demonizzata, come culto non lo abbiamo escluso dalla nostra vita. Ha sbagliato una persona per menefreghismo e disumanità, e non la Chiesa».

    http://www.ilpuntontc.it/index.php/attualita/906-qcosi-ha-abusato-di-nostra-figliaq.html

  • Don Cantini, le vittime si appellano al Papa: “Perché Maniago resta vicario?”

    Don Cantini, le vittime si appellano al Papa: “Perché Maniago resta vicario?”

    di Maria Cristina Carratù, da Repubblica

    Perché la pulizia che la Chiesa sta facendo al suo interno ha risparmiato Firenze? Perché, dall´Irlanda all´America, i vescovi che hanno coperto preti pedofili sono stati costretti a lasciare i loro incarichi, e qui, dove è ancora aperta la ferita degli abusi di don Lelio Cantini, i vertici della Diocesi considerano chiuso un caso che in realtà non lo è affatto?

    E perché l´arcivescovo Giuseppe Betori non ha mai sentito il bisogno di incontrare le vittime, mentre ha confermato vicario generale il vescovo ausiliare Claudio Maniago, il primo che ha saputo degli abusi, e che ha cercato di mettere tutto a tacere?

    Sono le domande contenute in una lettera che le vittime dell´ex parroco della Regina della pace, ridotto allo stato laicale da Benedetto XVI nell´ottobre 2008, hanno appena inviato al Papa, al prefetto della Congregazione per la dottrina della fede William Jospeh Levada e al promotore di giustizia della congregazione Charles Scicluna, confortati dal nuovo corso che la Santa Sede sembra aver imboccato in materia di preti pedofili.

    Le vittime sono convinte che la sola condanna di don Cantini non basti, e che “un capro espiatorio” rischi di far passare sotto silenzio “responsabilità oggettive” che “devono invece ugualmente venire alla luce e ottenere la giusta condanna”. Secondo loro, infatti, di fronte agli abusi e al “dominio delle coscienze” messi in atto dal prete e da Rosanna Saveri, la veggente che stava al suo fianco, “una intera Chiesa” avrebbe “taciuto, sottovalutato, non voluto vedere”. Mentre alla parrocchia della Regina della pace si formava una “chiesa parallela” destinata a “prendere sempre più campo” all´interno di quella locale, scrivono, tramite “l´occupazione di ruoli strategici” nella Diocesi. Primo fra tutti quello ricoperto da Maniago, pupillo di don Cantini.

    Il che spiegherebbe, a parere delle vittime, il tentativo messo in atto dal vescovo ausiliare (ex compagno di parrocchia, cui, nell´ottobre del 2004, si erano rivolte, con fiducia, per denunciare i fatti), di “ostacolare con ogni mezzo la nostra richiesta di verità”, “tacendo” con l´allora arcivescovo Ennio Antonelli e “invitandoci più volte al silenzio”. I memoriali con le denunce arrivarono infatti ad Antonelli soltanto l´anno dopo tramite l´ex arcivescovo Piovanelli. Anche in seguito, tuttavia, e finché, nel 2007, il caso non è esploso sui giornali, secondo le vittime “la nostra Chiesa ha cercato di farci tacere attraverso intimidazioni e minacce”. Né l´arrivo di Betori sembra aver cambiato il clima: “Mai in questi due anni”, sottolineano, il nuovo vescovo “ha sentito l´esigenza di incontrarci”. Mentre ha “confermato Maniago vicario generale”. Il tutto, quando “in altri paesi del mondo vescovi e vicari che avevano avuto gli stessi comportamenti sono stati giustamente allontanati”. Le vittime chiedono quindi al Papa “che siano definitivamente appurate tutte le responsabilità”.

    http://www.altracitta.org/2010/05/04/don-c…-resta-vicario/

  • Pedofilia. Cancellato contributo di 110.000 € all’associazione di don Di Noto.

    Pedofilia. Cancellato contributo di 110.000 € all’associazione di don Di Noto.

    Il prete che lotta contro la pedofilia però è sempre pronto a difendere la propria casta dalle accuse di pedofilia.

    Ora scopriamo che riceve bei soldini pubblici per cercare nel web immagini pedopornografiche.

    04-05-10
    PEDOFILIA: SICILIA ABOLISCE CONTRIBUTO A ONLUS METER

    (ASCA) – Palermo, 4 mag – La Regione Siciliana ha cancellato dalla sua Finanziaria il contributo di 110.000 euro annuali a consuntivo che ha sempre fornito a Meter, l’Onlus fondata da don Fortunato Di Noto e da 20 anni attiva nella lotta alla pedofilia e la pedopornografia online.

    ”Il nostro e’ un bilancio di rendicontazione – afferma Don Fortunato – che fa invidia alle migliori societa’, la trasparenza e la legalita’ delle spese effettuate con parsimonia ed onore fanno la differenza per l’infanzia, ma e’ questo che alla Regione non piace.

    Hanno dato fior di centinaia di migliaia di euro ad altre realta’ associative e vorremo sapere con quale criterio. E’ una vergogna!”.

    Siamo sicuri che, se i politici vedessero o conoscessero o meglio ancora ”lavorassero” in questo settore – prosegue Don Fortunato – per contrastare il fenomeno dell’abuso sui bambini gli verrebbe da vomitare, il fatto e’ che non sanno di cosa si tratta, gli sembra che il nostro lavoro sia solo monitoraggio o statistiche, il nostro lavoro e’ concretamente aiutare le vittime 824 bambini aiutati e non spartire denaro per nulla, ma a quanto pare non e’ un settore di loro interesse, e’ di poco conto che deve essere soppresso, non vi sono vittime che interessano, non sono di loro interesse appartengono ad altre famiglie, questa attivita’ non e’ redditizia, non da’ posti di lavoro”.

    res/sam/alf