Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Preti pedofili, Alfano invia ispettori a Milano Il procuratore: “Non ho accusato la Chiesa”

    Preti pedofili, Alfano invia ispettori a Milano Il procuratore: “Non ho accusato la Chiesa”

    ROMA – Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, invia ispettori a Milano dopo le dichiarazioni del procuratore aggiunto di Milano, capo del pool specializzato in molestie e stupri, sui sacerdoti coinvolti in reati sessuali.

    Il ministro – si legge in una nota del ministero – “lette le dichiarazioni rese ieri alla stampa dal Procuratore aggiunto di Milano dott. Forno, che ha accusato le gerarchie ecclesiastiche di coprire i sacerdoti responsabili di gravi fatti di pedofilia, considerato il carattere potenzialmente diffamatorio di tali dichiarazioni, ha dato mandato al suo ufficio ispettivo di verificare se il dott. Forno con tale condotta abbia violato  i doveri di correttezza equilibrio e riserbo che devono essere particolarmente osservati nella trattazione di procedimenti delicati come quelli per reati di pedofilia, reati che vanno perseguiti con estrema decisione ma – si precisa nella nota – evitando pericolose generalizzazioni”.

    Nell’intervista a “Il Giornale”, il procuratore Forno, cattolico, aveva detto: “Nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia nè da parte dei vescovi nè da parte dei singoli preti. Le indagini sono sempre partite da denunce dei familiari delle vittime che si rivolgono all’autorità giudiziaria dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa, e questa non ha fatto assolutamente niente”. E ancora: “Si creano legami di difesa, di protezione. E c’è soprattutto la paura dello scandalo”.

    La replica.
    Nicola Cerrato, procuratore capo di Milano facente funzione in assenza del titolare Manlio Minale, garantisce che “gli ispettori del ministro faranno il loro lavoro con grande senso di responsabilità e professionalità, come in tante altre occasioni”. E, a proposito delle dichiarazioni di Forno al ‘Giornale’, chiarisce che aveva già chiesto al procuratore aggiunto di precisare e puntualizzare e che “Forno lo ha fatto”. “Il ‘Giornale’ aveva enfatizzato le sue dichiarazioni –  aggiunge Cerrato -. Alcune parole del mio collega sono condivisibili, altre dovranno essere spiegate ulteriormente e lo farà lui. Io non posso impedire la libera manifestazione del pensiero. Lo stesso Forno successivamente ha precisato di aver trattato nella sua vita professionale soltanto una decina di casi di preti sottolineando che migliaia di sacerdoti fanno scrupolosamente il loro lavoro”.

    Parla Forno. Poche ore dopo arriva una dichiarazione dello stesso Pietro Forno: “Non ho inteso fare alcuna generalizzazione e anzi ho dato atto che migliaia di preti compiono con scrupolo la loro missione. Ho constatato che le vicende che ho trattato non sono nate da denunce da parte dell’autorità ecclesiastica. Ribadisco, tuttavia, che, una volta iniziate le indagini, non ho mai incontrato ostacoli di alcun tipo da parte delle gerarchie ecclesiastiche”. Poi il magistrato aggiunge: “Poichè si tratta di indagini concluse, sarò ben lieto di fornire agli ispettori tutti i chiarimenti ritenuti utili, anche sulla base della esperienza che ho maturato durante questi anni in tutte le indagini per casi di pedofilia e abuso su minori”.

    Idv attacca Alfano. “E’ grave che il ministro della Giustizia abbia avviato un’ispezione nei confronti del magistrato Pietro Forno, che ha avuto il coraggio di denunciare le presunte omertà sui casi di pedofilia all’interno delle gerarchie ecclesiastiche”. Così Leoluca Orlando, portavoce dell’Italia dei Valori, in una nota molto critica verso la decisione di Alfano. “Dovrebbe congratularsi con il pm milanese  –  prosegue il documento – e dovrebbe fornire più strumenti (al pool antimolestie) per arrestare i criminali e fermare l’abominio della pedofilia”. “Lo sa il ministro – aggiunge l’esponente di Idv – che, con la ex Cirielli, approvata per accorciare la prescrizione per favorire Berlusconi, non è stato possibile condannare in via definitiva molti pedofili che oggi sono a piede libero? L’Italia dei Valori è vicina al pm Forno e a tutti quei bambini violentati nel corpo e nell’anima le cui ferite non cadranno mai in prescrizione”. “Alfano si dovrebbe vergognare di questa ispezione, sembra voler intimidire i magistrati che lavorano per difendere i bambini dagli orchi, solo perché sarebbero coinvolti alti prelati e sacerdoti. Alfano chiarisca la sua condotta in Parlamento o si dimetta. La Chiesa, come popolo di Dio, è la prima ad avere interesse che si faccia luce per ogni eventuale errore o reato commesso da credenti o dai rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche”.

    Curia: “Mai coperto abusi”.
      Dopo le dichiarazioni di Forno, oggi “Il Giornale” pubblica un’intervista al padre di una bambina che avrebbe subito abusi da un salesiano. La reazione della Diocesi Ambrosiana in una nota a difesa della Curia di Milano, che “non ha in nessuno modo coperto i presunti abusi o ostacolato le indagini”.
    Alla Curia fa eco l’ispettore dei Salesiani di Milano, don Agostino Sosio, il quale – sempre in relazione all’accusa di “copertura” di un presunta molestia che coinvolge uno dei suoi preti – attesta “di essere convinto della sua innocenza e di avere rigettato la richiesta di denaro da parte del padre della presunta vittima”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/04/02/news/preti_pedofili_alfano_inva_ispettori_a_milano_il_procuratore_aveva_accusato_la_chiesa-3085801/

  • Savona: Preti e pedofilia: risponde Don Angelo Magnano

    Savona: Preti e pedofilia: risponde Don Angelo Magnano

    Savona, 1 aprile 2010

    di Matteo Ciangherotti – In seguito alle voci su una nuova inchiesta che riguarderebbe un parroco savonese accusato di pedofilia (i fatti risalirebbero a molti anni fa), la diocesi savonese “risponde” con un editoriale uscito oggi sulle pagine del Letimbro. Il direttore del giornale, don Angelo Magnano, affronta il delicato problema dei sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia. Le sue parole sono rivolte ai lettori e sono lo spunto per una riflessione comune sul tema che, ultimamente, con le accuse al Papa provenienti dai giornali americani e i casi di pedofilia in Irlanda, ha acquisito una forte rilevanza mediatica.

    “I lettori sicuramente si aspetteranno che Il Letimbro si esprima sulla vicenda – di grande risonanza mediatica – che ha visto coinvolto un sacerdote della nostra diocesi nell’accusa di pedofilia”, è l’apertura dell’editoriale. “Silenzio non sia, dunque, ma discrezione sì. Perché è quanto meno imprudente esprimere giudizi su una materia che attende di essere passata al vaglio della Magistratura e presenta risvolti piuttosto complessi”, continua Magnano, fornendo una lettura precisa della lettera che Benedetto XVI, dopo i fatti perpetrati di pedofilia, ha spedito ai cattolici irlandesi: “Analisi lucida ed onesta degli abusi commessi, ma al contempo invito, rivolto a tutti, a non perdere la speranza. Che significa, per le vittime, accogliere una possibile riconciliazione con la chiesa con la rielaborazione del proprio vissuto doloroso e, per i colpevoli, riconoscere apertamente la propria colpa, sottomettersi alle esigenze della giustizia, ma non disperare della misericordia di Dio”. L’editoriale si conclude quindi con uno sguardo sul futuro della diocesi savonese, parole prive di un facile giustizialismo ma anche di un ignobile tentativo di nascondere i fatti: “Chiudere gli occhi non è evangelico. Minimizzare i problemi non è evangelico. Evitare i “no” educativi non è evangelico. Rimandare le decisioni per paura non è evangelico. Comunque andrà a finire la vicenda del sacerdote savonese, la diocesi non ne uscirà bene se si sarà limitata a “lapidarlo” metaforicamente, ma solo se avrà avviato un profondo ripensamento della qualità cristiana delle proprie scelte, nel solco del programma che è stato maturato dopo il Convegno dello scorso anno”.

    http://albengacorsara.it/2010/04/01/savona-preti-e-pedofilia-risponde-don-angelo-magnano/

  • USA: “Anche Paolo VI sapeva protesse preti pedofili”

    USA: “Anche Paolo VI sapeva protesse preti pedofili”

    di Apcom
    Ricevette lettera da reverendo Fitzgerald con invito a rimuoverli
    Los Angeles, 1 apr. (Ap) – Anche Paolo VI era a conoscenza degli abusi perpetrati da preti pedofili negli Stati Uniti, già circa 50 anni fa. E’ quanto emerge da una lettera del 1963 indirizzata all’allora pontefice e ottenuta dall’Associated Press. La lettera fu inviata al papa dal reverendo Gerard M.C. Fitzgerald, capo dell’ordine dei Servi del Paraclito e contiene le opinioni dello stesso Fitzgerald sui principali problemi della Chiesa oltreoceano. Il reverendo, a quel tempo, guidava l’ordine che si occupava dell’assistenza ai sacerdoti non più in grado di svolgere la loro missione a causa di gravi problemi personali. Nella lettera, il reverendo suggerì a Paolo VI la rimozione di alcuni preti pedofili americani. La lettera fa parte oggi della folta documentazione in possesso di uno studio legale della California che difende le vittime di abusi sessuali in New Mexico.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=902127

  • “Porteremo il Papa in tribunale” Usa, la guerra dei legali delle vittime

    “Porteremo il Papa in tribunale” Usa, la guerra dei legali delle vittime

    E un documento svela che la Santa Sede offrì protezione a un prete cubano sotto accusa a Miami

    NEW YORK – Avvocato, ma davvero lei crede di poter portare il Papa a processo per pedofilia? Jeff Anderson, 62 anni, l’uomo che da un quarto di secolo combatte gli abusi dei preti negli Usa, il detective che ha scoperto i documenti che mostrerebbero come Joseph Ratzinger difese il molestatore di duecento bambini sordi, ha pochi dubbi: “Il mio caso porta direttamente al Vaticano. E io spero, anzi sono convinto di riuscire a fare deporre il Papa. Un tribunale mi ha già dato ragione. La Santa Sede si è appellata alla Corte Suprema. E adesso… “.

    E adesso Jeff non ha più un attimo di pace. I telefoni dell’ufficio legale di St. Paul, Minnesota, suonano che neppure le campane di Pasqua. “Ogni due settimane una nuova causa” dice Patrick Noaker, l’altro avvocato che da dieci anni segue Jeff. “Ma sapete che negli Usa un bimbo su sei è molestato?”. Anderson lo ha scoperto sulla sua pelle: anzi, sulla pelle di sua figlia. “Trovò la forza di confessarglielo solo dieci anni dopo”, ricorda Patrick. Il mostro era lo psicoterapeuta, per la cronaca un ex prete, che avrebbe dovuto assistere la ragazza, entrata in crisi per il divorzio – e, ha scritto l’Ap, ai tempi anche i problemi di alcolismo – del papà. “Ecco perché dobbiamo fare tutto quello che possiamo per fermare l’orrore. Arrivando fino a Roma: perché il meccanismo che abbiamo scoperto porta fin là”.
    Il meccanismo è una bomba a orologeria che spetta alla Corte Suprema disinnescare o meno. Il Washington Post ha scritto che ci sono già stati contatti con i legali del Vaticano. “Non nostri: probabilmente fanno parte dell’istruttoria della Corte, che deve decidere se accogliere il ricorso o no”. Ma uno stato straniero come il Vaticano non è protetto dall’immunità? “Questo è il punto” dice Jeff. “Il punto sono le eccezioni”.

    La legge prevede il perseguimento di uno stato straniero se i suoi dipendenti sono responsabili di “tortious activity”, cattiva condotta. “E i preti sono dipendenti del Vaticano: lo dimostra il fatto che è Roma a ordinare i trasferimenti”.
    Il procedimento non è l’unico intentato contro il Vaticano. Già cinque anni fa il segretario di Stato Angelo Sodano cercò di “sensibilizzare” sul tema la collega Condoleezza Rice: perché continuano a farci causa? Ma “John V. Doe contro la Santa Sede” (John Doe è il nome fittizio che si usa per coprire l’identità del molestato) è il primo arrivato in tribunale.
    Dice Pat Noacker: “Il caso dell’Oregon nasce così: un prete confesso di abusi che dall’Irlanda viene spostato negli Usa, prima a Chicago e poi appunto a Portland. Passo dopo passo, inchiesta dopo inchiesta, ci siamo resi conto che il meccanismo degli spostamenti era sempre identico. La scoperta di abusi, il trasferimento, altri abusi”.

    Come nella storia riemersa ieri di padre Ernesto Garcia Rubio. Era stato proprio Noaker a denunciare l’arcidiocesi di Miami otto anni fa. E ora salta fuori un documento risalente addirittura al 1968, in cui il nunzio apostolico a Washington, Luigi Raimondi, chiedeva a nome del Vaticano di “proteggere” quel prete “costretto a lasciare Cuba” per storie di pedofilia.

    Anni e anni di coperture e bugie. La ragnatela, dicono, tocca anche l’Italia. “Tanti sacerdoti in partenza, molti americani che hanno studiato nei seminari di lì. Il disegno è evidente: questa è la politica della Chiesa. E la politica della Chiesa non la fa il Papa?”. Dal Vaticano continuano a dire che no, i sacerdoti dipendono dai vescovi: e infatti finora sono state le diocesi a rispondere degli indennizzi miliardari. Ma il carteggio scoperto qui in Minnesota e pubblicato dal New York Times, con il futuro del prete pedofilo deciso a Roma, dice il contrario.

    Vi accusano di complotto, vi accusano di complicità nell’attacco dei grandi giornali a Benedetto XVI. “Ma sapete quanto aiuto abbiamo ricevuto da tanti sacerdoti, perfino da tanti vescovi? Una minoranza, purtroppo: troppe consegne del silenzio. Ma è dalla stessa chiesa che si alza l’indignazione: e sempre di preti, vescovi, che hanno potuto parlare con le vittime, conoscere le loro storie”.

    E se quel giorno arrivasse davvero? Il Papa sul banco degli imputati. E, da fare, una sola, decisiva domanda… “Perché ha permesso tutto questo. Perché lo ha permesso quando era vescovo in Germania. Perché lo ha permesso quando era cardinale a Roma. Perché continua a permetterlo ancora adesso”.

    (31 marzo 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/31/news/pedofilia_papa_tribunale-3034667/

  • CEI. “Pronti a collaborare coi giudici”. E chi ci crede?, ancora chiacchiere e niente fatti

    CEI. “Pronti a collaborare coi giudici”. E chi ci crede?, ancora chiacchiere e niente fatti

    I vescovi italiani: «Pronti a una leale collaborazione con le autorità dello Stato»

    Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco

    CITTÀ DEL VATICANO – La Cei è pronta a collaborare con la magistratura in merito ai casi di preti pedofili. Di fronte a tali reati, i vescovi italiani «non si oppongono, ma anzi convergono, con una leale collaborazione con le autorità dello Stato, a cui compete accertare la consistenza dei fatti denunciati». Questo il contenuto del comunicato finale dei lavori del Consiglio episcopale permanente, diffuso dalla Cei. La riunione del «parlamentino» dei vescovi si è svolta la scorsa settimana a Roma: «Ancora una volta, è stata confermata l’esigenza di un’accurata selezione dei candidati al sacerdozio, vagliandone la maturità umana e affettiva oltre che spirituale e pastorale». Da parte dei vescovi italiani, si legge nel testo, «si è pure sottolineato il valore del celibato, che non costituisce affatto un impedimento o una menomazione della sessualità, ma rappresenta, specialmente ai nostri giorni, una forma alternativa e umanamente arricchente di vivere la propria umanità in una radicale donazione a Cristo e alla Chiesa».

    «SGOMENTO» – Nella nota, la Conferenza episcopale italiana esprime «sgomento, senso di tradimento e rimorso per ciò che è stato compiuto da alcuni ministri della Chiesa». I vescovi si associano inoltre all’atteggiamento «fermo e illuminato di Benedetto XVI che, senza lasciare margini di incertezza né indulgere a minimizzazioni, invita la comunità ecclesiale ad accertare la verità dei fatti, assumendo nel caso i provvedimenti necessari». «I Vescovi del Consiglio Permanente hanno riaffermato – si legge nel documento – la vicinanza alle vittime di abusi e alle loro famiglie, parte vulnerata e offesa della Chiesa stessa». Da parte dei vescovi, si legge ancora nel testo, «sono confermate piena fiducia e sincera gratitudine ai tanti sacerdoti che, al pari dei religiosi e delle religiose, si dedicano nel nascondimento e con spirito di abnegazione all’annuncio del Vangelo e all’opera educativa, costituendo spesso l’unico punto di riferimento in contesti sociali frammentati e sfilacciati».

    Redazione online

    30 marzo 2010

    https://www.corriere.it/cronache/10_marzo_30/pedofilia-cei-collaborazione_c684ffbc-3bea-11df-80d0-00144f02aabe.shtml

  • Ratzinger evito’ processo in Usa grazie a immunita’

    Ratzinger evito’ processo in Usa grazie a immunita’

    ANSA – Nel 2005 Joseph Ratzinger, citato in giudizio – quando era ancora Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede – per intralcio alla giustizia nell’ambito di un processo, in Texas, su tre casi di abusi su minori commessi da un seminarista colombiano, si avvalse dell’immunità diplomatica in quanto nel frattempo era diventato papa ed evitò così di andare a deporre.

    L’episodio è ricordato nel libro ‘Il peccato nascosto’, di autore anonimo, pubblicato in questi giorni. L’avvocato Daniel Shea, che assisteva la parte lesa, denunciò l’allora prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede sulla base di due documenti che istruiscono il clero su come trattare i casi di abusi e violenze su minori. Il primo é il Crimen Sollicitationis, del 1962.

    Il secondo è la lettera De delictis gravioribus, redatta nel 2001 e indirizzata a tutte le gerarchie ecclesiastiche. Il testo, firmato proprio da Ratzinger, modifica quello del 1962, e in un passaggio afferma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, “sono soggetti al segreto pontificio” nella normativa canonica. La lettera, secondo l’accusa di Shea, costituiva un intralcio alla giustizia ordinaria.

    Denunciato nel gennaio 2005, Ratzinger nell’aprile dello stesso anno divenne papa. La Santa Sede chiese e ottenne così dal governo degli Stati Uniti l’immunità diplomatica per il pontefice, in quanto capo di Stato.

    Il processo in cui fu chiamato a deporre Joseph Ratzinger era presieduto dal giudice Lee Rosenthal ed era stato intentato a Harris County, in Texas, contro un seminarista colombiano, Juan carlos Patino-Arango, sospettato di molestie sessuali ai danni di tre ragazzi negli anni Novanta.

    L’avvocato difensore delle tre vittime, Daniel Shea, aveva scoperto che il seminarista, poco dopo l’inizio della causa, era fuggito e che i responsabili della diocesi avevano coperto i suoi misfatti. Nel corso del processo Shea citò in giudizio Joseph Ratzinger in quanto, firmando la lettera De delictis gravioribus, diretta alla gerarchia della Chiesa cattolica universale e quindi anche alle arcidiocesi statunitensi, “ostacolava pervicacemente” le indagini della giustizia ordinaria sugli abusi sessuali ad opera di preti.

    Secondo l’avvocato di Houston, quindi, alla radice della mancata denuncia del seminarista da parte della diocesi texana, c’erano proprio le istruzioni impartite dalla Santa Sede e firmate da Ratzinger.

    Chiamato a deporre oltreoceano, Ratzinger evitò tuttavia di recarsi al tribunale di Harris County: non appena fu eletto al soglio pontificio, i suoi legali chiesero di accordare al nuovo pontefice l’immunità diplomatica in quanto capo di uno Stato sovrano, la Città del Vaticano. Il dipartimento di Stato americano accolse la richiesta e, con una decisione firmata dall’allora presidente degli Usa George Bush e motivata dal viceprocuratore federale Peter Keisler, dichiarò Ratzinger non processabile.

    Secondo Keisler, il procedimento giudiziario contro il pontefice sarebbe stato “incompatibile con gli interessi di politica estera degli Usa”.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2010/03/28/visualizza_new.html_1737700720.html

  • Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

    Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

    ABUSI. Polemiche dopo la testimonianza di tre sordomuti che hanno frequentato il Provolo negli anni Sessanta
    Molte le telefonate di persone che volevano contattare l’associazione degli ex allievi L’Avvenire: «Contenzioso di tipo patrimoniale». El Pais titola: «Inferno a Verona»

    • 28/03/2010

    Le testimonianze delle vittime durante la trasmissione «Mi manda RaiTre»

    Hanno suscitato enorme impressione in città le choccanti testimonianze di tre ex allievi dell’istituto Antonio Provolo mandate in onda l’altra sera dalla trasmissione televisiva Mi manda Raitre. A riaccendere l’attenzione sulla vicenda è stato il fatto che per la prima volta alcune delle 67 persone – e 15 di loro l’hanno messo per iscritto – che hanno denunciato, a distanza di molti anni dai fatti, gli abusi che avrebbero subito da religiosi dell’istituto per sordomuti hanno accettato di comparire apertamente, con i loro volti e i loro nomi. E le loro rivelazioni, in un momento in cui i riflettori dell’opinione pubblica internazionale sono puntati sullo scandalo della pedofilia in ambienti ecclesiastici, hanno fatto il giro del mondo.
    «Durante la trasmissione, a quanto mi ha riferito il conduttore Andrea Vianello, sono arrivate moltissime telefonate, anche da Verona, di gente interessata a contattarci», afferma Marco Lodi Rizzini, l’avvocato che segue l’associazione degli ex allievi dell’istituto Provolo. E «molte adesioni», assicura, sono già arrivate al convegno che le associazioni dei familiari e delle vittime di abusi sessuali stanno organizzando per il 25 settembre a Verona. «L’assessore comunale Stefano Bertacco», fa sapere, «ci ha assicurato che se possibile potremo avere a disposizione la Gran Guardia, ma l’obiettivo è fare rete con le associazioni americane che stanno lottando affinché certi crimini non si ripetano più e la nostra, ribadisco, non è una battaglia contro la Chiesa ma contro comportamenti aberranti dal punto di vista etico, ho visto persone di 60 anni piangere nel raccontarmi ciò che hanno sofferto, nel dirmi di aver rinunciato ad avere figli per paura di mettere al mondo bimbi sordi che avrebbero potuto subire le stesse violenze fisiche e psichiche».
    In una pausa della trasmissione i tre ex allievi del Provolo si sono rifiutati di stringere la mano al portavoce della Curia monsignor Bruno Fasani, intervenuto a difesa dell’operato della diocesi scaligera, e a telecamere spente nei corridoi della Rai ci sarebbero stati anche momenti di tensione. Il sacerdote si era detto «commosso» nel trovarsi di fronte i loro volti e aveva offerto la «massima disponibilità ad accertare la verità». Ma gli altri erano stati irremovibili: «Prima vogliamo giustizia». Ricucire non sarà facile. «Troppi fraintendimenti e la cosa è sfuggita di mano a tutti», aveva ammesso Fasani. «Siamo stati accusati», commenta Rizzini, «di aver falsificato le dichiarazioni delle vittime, di essere dei ricattatori. Al monsignore, nel salutarlo, ho detto “il suo è un compito difficile”».
    Di «processo solo mediatico», intanto, parla il quotidiano cattolico Avvenire che torna ad affermare che «sullo sfondo della vicenda c’è un contenzioso di tipo patrimoniale». Si legge: «Era il gennaio 2009 quando il vescovo Giuseppe Zenti, di fronte alle gravissime accuse di pedofilia lanciate contro l’Istituto Provolo e la Congregazione Compagnia di Maria, chiedeva una denuncia vera e circostanziata». E aggiunge: «Sono passati un anno e due mesi, ma di quella denuncia ancora nulla, al punto che il procuratore capo, Giulio Schinaia, ha dichiarato di non poter procedere. Il processo mediatico, invece, è scattato subito, senza alcun riscontro». Secondo il giornale dei vescovi «tanti sono i fatti incredibili» e fra questi mette la circostanza che al Provolo ci siano stati «25 pedofili su 28 religiosi, senza che un solo racconto sia mai trapelato tra le famiglie o tra i bambini stessi». E conclude: «Solo ieri sera tre degli accusatori hanno presentato il loro volto e la loro identità. Un primo passo, si spera, verso un chiaro accertamento delle posizioni».
    Il giornale spagnolo El Paìs, invece, titola «El infierno en Verona». Nell’articolo si parla di «spaventoso caso di abusi massicci contro bambini sordomuti, molto simile a quello denunciato in Wisconsin», dipingendolo come lo «scandalo più grave di pederastia clericale conosciuto in Italia».E.S.

    http://www.larena.it/stories/Cronaca/139234__pedofilia_nellistituto_religioso_bufera_dopo_le_accuse_in_tiv/

  • In tv gli abusi all’istituto “Provolo”

    In tv gli abusi all’istituto “Provolo”

    IL CASO. Alla trasmissione “Mi manda Rai 3” si sono presentati tre ex allievi vittime di pedofilia. Tra i 60 abusati anche tre vicentini
    La Curia veronese ha voluto essere presente con il direttore dell’ufficio stampa, mons. Fasani

    Gli ex allievi dell’istituto “Provolo” ieri sera a “Mi manda Rai 3”

    Si sono presentati in tre: per la prima volta si sono mostrati in pubblico, per denunciare quello che avevano subìto. Erano tre dei circa 60 ex allievi dell’istituto “Provolo” per sordomuti di Verona, vittime di abusi sessuali da parte di religiosi dell’istituto veronese, nei decenni scorsi. Si sono presentati in televisione, negli studi di Rai 3, alla trasmissione “Mi manda Rai 3” condotta da Andrea Vianello.
    Di questa sessantina di ex allievi vittime di religiosi (e non solo) pedofili, tre sono vicentini, come era emerso nel corso delle indagini. I tre apparsi nella trasmissione televisiva ieri sera erano comunque tutti veronesi: Gianni Bisoli, Dario Laiti, Alessandro Vantini. Con le loro denunce hanno dato un nome e un volto a chi ha commesso gli abusi; e anche a chi li ha subìti.
    La redazione della trasmissione ha mandato in onda le testimonianze, dando voce a questi ormai adulti sordomuti abusati. Testimonianze che, come ha sottolineato anche il conduttore, andranno attentamente verificate. Testimonianze, comunque, agghiaccianti; con i nomi di una decina di sacerdoti e religiosi autori delle violenze ai bambini sordomuti dell’istituto.
    A “Mi manda Rai 3” era presente anche Paolo Tessadri, giornalista dell’Espresso, che per primo pubblicò la storia dei sordomuti dell’istituto “Provolo”. Con lui, anche Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’Associazione ex allievi dell’istituto veronese, a dare man forte al presidente Giorgio Dalla Bernardina.
    La Curia veronese non si è sottratta al dibattito. Era infatti presente il direttore dell’ufficio stampa della diocesi, mons. Bruno Fasani, che ha espresso partecipazione e profondo dolore nei confronti di chi aveva subìto abusi.
    Mons. Fasani ha comunque voluto precisare che la Chiesa di Verona non ha mai cercato di nascondere i fatti; e che, se finora aveva tenuto un atteggiamento prudente, era perchè mancavano denunce precise, con i nomi sia dei presunti abusatori sia degli abusati. È volontà della Chiesa stessa fare chiarezza fino in fondo, per arrivare alla verità, ha concluso il sacerdote veronese.
    Il dibattito, per quanto l’argomento fosse scabroso e per quanto la contrapposizione fosse evidente, ha seguito un andamento pacato, proprio in considerazione della sofferenza delle vittime. Da entrambe le parti sono state puntualizzate alcune precisazioni.
    A conclusione, un giovane pure lui vittima di abusi (ma non all’istituto veronese) ha chiesto la modifica della legge, in modo che gli abusi di pedofilia non possano cadere in prescrizione. E un giurista ha sottolineato che, se in sede penale il reato di pedofilia è soggetto a prescrizione, in sede civile c’è la possibilità di intervenire, in quanto il manifestarsi del danno può avvenire molto tempo dopo aver subìto il danno.
    Marco Sessa

    http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/139017__in_tv_gli_abusi_allistituto_provolo/

  • L’assemblea plenaria a Lourdes invia un messaggio di solidarietà a papa Benedetto XVI

    L’assemblea plenaria a Lourdes invia un messaggio di solidarietà a papa Benedetto XVI

    “Fatti abominevoli perpetrati da alcuni preti, proviamo amarezza”
    Vescovi francesi: “Proviamo vergogna
    al Papa il nostro sostegno”

    Vescovi francesi: “Proviamo vergogna al Papa il nostro sostegno”
    PARIGI – “Proviamo tutti vergogna e amarezza davanti ai fatti abominevoli perpetrati da alcuni preti e religiosi”, scrivono i vescovi di Francia in una lettera al Papa, Benedetto XVI, in relazione ai fatti di pedofilia emersi nella chiesa. Riuniti a Lourdes, in Francia, per l’Assemblea plenaria di primavera, i vescovi hanno indirizzato “un messaggio cordiale di sostegno” al pontefice “nel difficile periodo che attraversa la nostra chiesa”.

    I presuli francesi, nella loro lettera, si rivolgono al Papa: ”Abbiamo letto la vostra lettera ai cattolici irlandesi ed abbiamo capito che è anche un appello rivolto agli altri paesi”. Riferendosi poi al documento del 2000 messo a punto proprio dalla conferenza episcopale francese sulla pedofilia, aggiungono: “Abbiamo confermato le disposizione prese dieci anni fa e continueremo ad esercitare vigilanza. Noi tutti – prosegue il messaggio – sentiamo vergogna e rammarico per gli atti abominevoli perpetrati da alcuni sacerdoti e religiosi. Ci uniamo alle vostre parole forti destinate alle vittime di questi crimini. Coloro che hanno commesso questi atti sfigurano la nostra Chiesa, feriscono le comunità cristiane ed estendono il sospetto su tutti i membri del clero”.

    E ancora: “Anche se queste azioni sono commesse da un piccolo numero di sacerdoti – ed è già troppo – quelli che vivono con gioia e fedeltà il loro impegno a servire la Chiesa sono comunque danneggiati nella comunione del sacerdozio”. ”Constatiamo anche – scrivono poi i vescovi al Papa – che questi inaccettabili fatti sono utilizzati in una campagna volta ad attaccare la vostra persona e la vostra missione al servizio del corpo ecclesiale. Noi tutti soffriamo per questi attacchi sleali e indegni e ci teniamo a dirvi che portiamo con lei la pena che provocano queste calunnie che vi colpiscono ed esprimiamo la nostra comunione e il nostro sostegno”.

    (26 marzo 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/26/news/vescovi_francesi-2915708/

     

  • Preti pedofili, un caso anche a Salerno

    Preti pedofili, un caso anche a Salerno

    Il caso tenuto segreto: arrivano gli ispettori del Papa
    Il presule è consigliere dell’Istituto interdiocesano

    SALERNO— C’è una sentenza che potrebbe finire nelle mani degli ispettori che, dopo gli scandali sui preti pedofili in Irlanda, Germania e Stati Uniti, saranno inviati dal Vaticano in tutti i seminari delle diocesi.

    Con il mandato di verificare se ci sono sacerdoti accusati o implicati in inchieste su abusi sessuali. A Salerno gli ispettori rischiano di trovarsi al cospetto di una sentenza «passata in giudicato» che, dieci anni fa, ha condannato a un anno e cinque mesi un sacerdote salernitano, di 69 anni, per atti di libidine violenti nei confronti di due minorenni. Il presule è attualmente consigliere dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero e membro del collegio presbiterale, nominato direttamente dall’arcivescovo. Sedici anni fa, invece, al momento del reato contestato, insegnava religione in una scuola media di Pontecagnano Faiano e ha continuato a farlo anche dopo la denuncia inoltrata dai genitori delle vittime. Prima al preside dell’istituto e poi alla Procura di Salerno.

    A carico del sacerdote si aprirono due procedimenti: uno disciplinare e l’altro penale. Di cui l’arcivescovo Pierro era a conoscenza, tanto da scrivere una lettera all’avvocato del sacerdote che frattanto era diventato già imputato. C’è il racconto di due dodicenni che frequentano la stessa classe. C’è una ragazzina chiamata alla cattedra per leggere un brano. «Dovevo tenere il libro sulla cattedra e abbassarmi» riferì agli inquirenti. Il sacerdote l’avrebbe «avvicinata a sé, prendendola per la vita e la interrogava su quanto appena letto» scrivevano i magistrati del Tribunale di Salern. Poi, riprende il racconto della bambina: «Con la mano cominciava a scendere piano piano e a tirarmi più vicino a lui. Con la mano scendeva nel sedere e rimaneva con la mano lì ad accarezzare…insomma a tenerla sempre lì, praticamente, fino a quando non ero rimandata a posto».

    C’è un’altra studentessa, a cui invece veniva risparmiato raggiungere la cattedra. Lei restava al suo posto, seduta dietro il suo banco, a svolgere un compito mentre il suo insegnante di religione «sopraggiunto alle spalle, infilò la mano nella schiena superando maglione e camicia, toccando la schiena nuda fino al centro». E ci sono le testimonianze di quattro studenti che notano tutto, restano in silenzio e incassando le «offese» del sacerdote. Che usa addirittura parole volgari nei loro confronti. E’ il ritratto di «una indole violenta» quella che la magistratura fa del sacerdote. Che però scampa alla sanzione del procedimento disciplinare, conclusosi invece a suo favore. L’ispezione ministeriale disposta dopo la denuncia dei genitori, e comunicata all’arcivescovo di Salerno, allerta la magistratura e non i vertici scolastici ed ecclesiastici.

    È il 12 giugno del 1996 quando il sacerdote viene condannato in primo grado a due anni e quattro mesi di reclusione. Il prete continua ad insegnare. Tre anni dopo, l’undici novembre 1999, la Corte d’Appello riduce la pena a un anno e cinque mesi (il reato di ingiuria cade per difetto di querela, quello di atti di libidine violenti resta), confermata il 19 ottobre 2000 dalla Cassazione. Il sacerdote non fa più l’insegnate, ma siede tra i banchi dell’Istituto per il sostentamento del clero e del consiglio presbiterale.

    Angela Cappetta
    26 marzo 2010


    Leggo la sentenza n. 659/96, giudici Verasani-Cirillo-Orio della terza sezione penale, di condanna di S.G. alla pena di anni due e mesi quattro di reclusione ed alla interdizione per lo stesso periodo dalla professione di insegnante. Eh sì, perchè il sacerdote S.G. era ed è anche insegnante, e proprio a scuola ha commesso nefandezze inaudite su piccoli allievi. Oggi quel prete è tra i più osannati in Curia, e cosa più grave insegna ancora.

    http://www.dentrosalerno.it/web/2009/05/11/da-don-py-a-don-gs-la-saga-della-chiesa/

    Chiesa e pedofilia: un rapporto difficile
    15 Maggio 2009 – 15:476 commenti

    Aldo Bianchini

    Ho riflettuto molto prima di pubblicare, per stralci, una sentenza di condanna passata in giudicato che ha interessato un sacerdote salernitano (docente di religione) che dopo la condanna non solo continua a fare il docente ma è anche cresciuto nella considerazione della Curia salernitana. Mi sono deciso alla pubblicazione dopo le dichiarazioni del ministro Brunetta sullo scandalo dei preti pedofili e dopo l’intervento durissimo del vescovo di Teggiano mons. Spinillo contro “una certa stampa” rea (secondo Lui) di aver massacrato un povero sacerdote di Torre Orsaia che, tanto per cambiare, si fa chiamare “don Py” ed usa il social network facebook come un modello religioso parrocchiale. Che nella Chiesa, di ogni tempo, ci siano e ci saranno casi di preti pedofili è un fatto ormai acclarato; quanti palpeggiamenti di innocenti fanciulli si sono consumati nelle sagrestie e negli oratori: infiniti!! Quanti di questi eccessi sono venuti alla luce: pochissimi!! E la cosa fin quì potrebbe anche essere considerata come un rischio generico aggravato dalla circostanza dell’ambiente promiscuo che indurrebbe ad atti di libidine i preti più deboli. Ma quando ci troviamo di fronte ad una sentenza conclamata di condanna per atti di libidine nei confronti delle alunne a lui (prete) affidate per motivi di istruzione, la cosa mi sembra molto più grave e riprovevole. Tanto da beccare una condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, con tutte le attenuanti generiche riconosciute a favore dell’imputato. La scena del delitto una scuola media del nostro territorio, una classe mista (la 1^ a), un docente G.S. e due allieve dodicenni D.R.A.A. e P.A.; la sentenza n. 659 divenuta irrevocabile qualche anno fa dopo i vari gradi di giudizio. Dalla sentenza si legge: “”…durante lo svolgimento delle lezioni tenute presso il corso I-A di quell’Istituto, in più di un’occasione , approfittando della presenza ravvicinata della minore DRAA chiamata alla cattedra per la lettura di un brano, toccava con la propria mano la schiena e le natiche della giovane studentessa, ed in un’altra occasione infilò la mano all’interno del maglione indossato dalla minora PA nel mentre questa era intenta a svolgere un compito in classe, così toccandole la schiena nuda partendo dal collo. Il GS, poi, in altre occasioni utilizzò epiteti offensivi nei confronti di alcuni alunni della scuola, lesivi dell’onore dei medesimi … <ricchione, puttanelle, ma che cosa hai fatto ti sei masturbato con degli amici>… “”. Così si muoveva GS all’interno dell’istituto scolastico statale, utilizzando frasari scurrili e non consoni sopprattutto ad un sacerdote insegnante di religione. Ma sulle due minorenni si scatenava letteralmente. Sempre nella sentenza i giudici Verasani-Cirillo-Orio scrivono: “”…la DRAA ha precisato che durante l’ora di religione il prof. la chiamava alla cattedra e che durante la lettura doveva tenere il libro sulla cattedra ed abbassarsi; terminata la lettura l’insegnante la avvicinava a sè prendendola per la vita e la interrogava su quanto appena letto, ma nel contempo con la mano cominciava a scendere piano piano, e a tiirarla più vicino a lui … con la mano scendeva nel sedere e rimaneva con la mano lì ad accarezzare … insomma a tenerla sempre lì praticamente fino a quando veniva rimandata a posto … la PA ha invece riferito che un giorno, mentre era seduta al banco e stava scrivendo un compito in classe il prof. sopraggiunto alla sue spalle infilò la mano nella schiena superando maglione e camicia, toccando la schiena nuda fino al centro, al punto tale da osservare la presenza di brufoli sulla pelle della ragazza…. la PA, dal canto suo (continuano i giudici) ha asserito di aver visto l’episodio occorso alla compagna di classe confermando in toto la descrizione … con l’unica divergenza del sito anatomico nel quale si sarebbe soffermata la mano del docente … non già sul sedere bensì in mezzo alle gambe…””. Le notizie degli atti di libidine escono dalla scuola e i genitori insorgono; la preside prende provvedimenti disciplinari ed avverte l’Arcivescovo del grave accadimento mentre i genitori denunciano i casi alla Procura della Repubblica. Viene effettuata anche una perizia tecnica da parte di un CTU della Procura sulla disposizione dei banchi nell’aula per valutare i vari punti di visibilità e quindi l’attendibilità di molti alunni diquiella classe. Alla fine la sentenza durissima: due anni e quattro mesi di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo. Giustizia sembrerebbe fatta. Macchè, passa il tempo e invece di scomparire il prete cresce nella stima e nella fiducia della Curia e ritorna oltretutto ad insegnare in una scuola forse anche più prestigiosa di quella in cui aveva commesso i crimini puniti. Come se un malato di pedofilia potesse all’improvviso redimersi, guarire e ritornare sulla retta via. Quante altre minorenni sono state palpate da GS dopo la severa condanna? E’ impossibile rispondere, soltanto la sua coscienza potrà dirlo ed anche la coscienza di chi lo ha riconfermato, quasi premiandolo, nei posti di assoluta responsabilità. Altro che “Uccelli di rovo” di antica memoria, almeno lì il sacerdote, facendo l’uomo e non il pedofilo, guadagnò sul campo i galloni di cardinale. Alla prossima puntata.

    http://www.dentrosalerno.it/web/2009/05/15/chiesa-e-pedofilia-un-rapporto-difficile-2/