Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Don Cantini, l’inchiesta rischia la prescrizione

    Don Cantini, l’inchiesta rischia la prescrizione

    Gli inquirenti cercano testimoni di eventuali abusi compiuti dal parroco dopo il 1987
    Solo dopo la denuncia pubblica il sacerdote fu ritenuto colpevole dal Vaticano

    Domani saranno trascorsi esattamente tre anni dal giorno in cui “Repubblica” documentò il dramma delle bambine, dei bambini e degli adolescenti che, avendo avuto la sfortuna di frequentare la parrocchia fiorentina della Regina della Pace, avevano subìto abusi da parte del loro priore, don Lelio Cantini.

    Dopo aver regnato con piglio autoritario per quasi 40 anni sulla parrocchia alla periferia di Firenze, nel 2005 don Lelio era stato trasferito, ufficialmente “per motivi di salute” nella piccola parrocchia di Mucciano. I suoi ex allievi, che nel 2004 avevano trovato la forza di rivolgersi al giovane vescovo Claudio Maniago, anch’egli ex parrocchiano della Regina della Pace e avviato al sacerdozio da don Cantini, perché li aiutasse a trovare giustizia in seno alla Chiesa, vennero sollecitati dal cardinale Antonelli a “invocare da Dio la guarigione della memoria”. Soltanto dopo la pubblica denuncia sugli abusi, il Vaticano impose un supplemento di indagini al termine del quale, nell’ottobre 2008, il sacerdote fu riconosciuto colpevole e ridotto allo stato laicale.

    Nel frattempo l’inchiesta della magistratura si è incagliata nelle secche della prescrizione. Le drammatiche testimonianze delle ex e degli ex parrocchiani hanno documentato abusi e violenze fra il 1973 e il 1987. Dopo, il silenzio. Eppure è difficile credere che un pedofilo acclarato quale era don Cantini – un sacerdote che alle bambine imponeva rapporti sessuali “come gesto di comunione con Dio”, che ne abusava dicendo loro “Te lo chiede Gesù”, oppure “E’ un dono del Signore” – si sia improvvisamente emendato e per i successivi quasi vent’anni abbia tenuto un comportamento irreprensibile. Eppure nessun altro si è fatto avanti. Senza testimonianze più recenti, l’inchiesta penale è destinata alla archiviazione per prescrizione.

    Mentre la questione dei preti pedofili dilaga in mezzo mondo, in Italia le vittime continuano a sentirsi profondamente isolate. Il 25 settembre a Verona si terrà il primo incontro fra coloro che hanno avuto il coraggio di denunciare gli abusi. Significativo uno dei temi dell’incontro: “Difficile muoverci in una società clericale”.
    A Firenze, nonostante lo scandalo di don Cantini, la Curia non ha denunciato alla procura nessun altro caso di abuso, neppure quelli conclamati dell’ex parroco della Ginestra Fiorentina e poi di San Mauro a Signa, don Roberto Berti, che si infilava nudo nei sacchi a pelo dei suoi piccoli parrocchiani. Il sacerdote è stato riconosciuto colpevole dalla Congregazione per la dottrina della fede e punito otto anni di residenza obbligata in regime di vigilanza (ma non ridotto allo stato laicale). Nel novembre 2009 la sentenza è stata affissa sulla porta della chiesa. Segnale chiaro di una sensibilità nuova. Nonostante ciò, la Curia non ha denunciato i fatti in procura, né lo hanno fatto le famiglie dei ragazzi.

    Il silenzio continua a circondare ogni genere di comportamento “scandaloso” dei sacerdoti, inclusi i casi di incontri omosessuali, talvolta a sfondo sadomaso, che la Chiesa ufficialmente condanna con durezza ma che sembra tollerare e blindare nel più assoluto riserbo quando coinvolgono dei sacerdoti. In questi anni c’è chi ha tentato di gettare un po’ di luce sugli abusi consumati all’interno di alcuni seminari. E’ uscito un libro (“L’omosessualità non è più una virtù”, Edarc), che fra mille cautele sembra riferirsi a gravi fatti avvenuti a fine anni ’90 nel seminario vescovile di Fiesole. Ma è sconsolante la conclusione di un giovane ex seminarista: “Non ho mai visto rendere giustizia a chi è stato calpestato”. (f. s.)

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/04/06/news/don_cantini_inchiesta_rischio_prescrizione-3146884/?ref=rephp

  • Pedofilia, a Savona un’altra denuncia

    Pedofilia, a Savona un’altra denuncia

    Repubblica — 06 aprile 2010 pagina 9 sezione: GENOVA
    «SONO vittima di un sacerdote pedofilo che da più d a i trent’anni miete vittime nel savonese. La chiesa, dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre».

    Sono le parole accorate contenute in una lettera di Francesco Zanardi, attivista gay savonese, al cardinale Angelo Sodano, che nella messa di Pasqua ha rivolto un messaggio di vicinanza della chiesa a papa Benedetto XVI sotto attacco per gli scandali dei preti pedofili.

    Zanardi era finito sui giornali nei mesi scorsi per la lunga battaglia, con tanto di sciopero della fame, per il matrimonio gay con il compagno Manuel, ora rivela che anche lui avrebbe subito violenze sessuali all’età di tredici anni. «Proprio in questi mesi pare che la giustizia stia facendo il suo orso nei confronti di questo sacerdote», scrive Zanardi nella lettera al cardinale Sodano, e rivela anche che il caso risale al 1983 ma era finito in prescrizione per la denuncia tardiva dello stesso Zanardi, ma ora è stato recentemente riaperto.

    «Sono stato sentito dal magistrato nelle ultime ore – dice, e aggiunge – dal giudice ho accompagnato altre due vittime di quel parroco. Frequentavamo la stessa parrocchia, una chiesa nel savonese. Io avevo 13 ani, loro qualche anno meno. Tutti avevamo alle spalle famiglie sfasciate: chi non aveva il padre, chi la madre alcolizzata. Io non avevo né uno né l’altra. Facevamo i chierichetti in quella chiesa e lui ci portava a fare campeggio nei boschi, oppure ci ospitava in casa della madre anziana. Ci chiedeva di dormire con lui. Credevamo fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci mostrava».

    Zanardi ammette anche che è molto difficile trovare il coraggio di denunciare i propri carnefici, «ma io come vittima – scrive nella lettera a Sodano – penso che questo atto di coraggio sia doveroso verso gli altri e verso le nostre coscienze» e invita tutti a «trovare la forza di denunciare alla magistratura queste atrocità per non permettere che queste persone facciano ad altri il male che hanno fatto a noi». Per questo motivo l’attivista gay di Savona giudica «uno spergiuro» la presa di posizione del cardinale nel giorno della Pasqua con «dichiarazioni che offendono e tendono ad infangare mediaticamente non i colpevoli ma le vittime come me», perché «chi crede in Dio chiede semplicemente la verità da Lei definita chiacchiericcio». – NADIA CAMPINI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/06/pedofilia-savona-unaltra-denuncia.html

  • L’attivista Zanardi: a 13 anni fui violentato da un parroco

    L’attivista Zanardi: a 13 anni fui violentato da un parroco

    05/04/2010 – 16:33
    L’attivista gay Zanardi: a 13 anni fui violentato da un parroco

    Rivelazione Shock di Francesco Zanardi, imprenditore savonese, e attivista radicale per la causa che riguarda i diritti degli omosessuali in Italia
    Ora, in risposta al Cardinale Angelo Sodano, al quale ha inviato una lettera aperta, l’attivista gay critica le parole dello stesso Cardinale, che aveva nel giorno della Santa Pasqua rivolto un messaggio di vicinanza a Benedetto XVI, attaccato su più fronti per gli scandali riguardanti gli episodi di pedofilia che sarebbero stati occultati dallo stesso Ratzinger.

    In tale messaggio Sodano aveva definito “chiacchericcio“ le denunce e le accuse che vedrebbero il Santo Padre ed in generale il Vaticano nascondere o comunque “tralasciare” i presunti numerosi casi di abuso sessuale a danni di minori e bambini da parte di sacerdoti o alti prelati.

    “All’età di 13 anni – dice Zanardi – ho subito violenze sessuali da parte di un prete di Savona. Finalmente la giustizia sta facendo il suo corso nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall’omertà della Chiesa e della gente”

    L’attacco di uno dei maggiori attivisti nel campo del riconoscimento dei diritti civili degli omosessuali si basa sul fatto che le dichiarazioni del Cardinal Sodano, offenderebbero le vittime ( come lui) piuttosto che invece in colpevoli ( come dovrebbe essere:

    “Quelle dichiarazioni infangano non i colpevoli ma le vittime come me. Sono stato anche io abusato da un sacerdote pedofilo che da più di 30 anni miete vittime nel savonese.”

    Zanardi si è rivolto alla stessa procura che ha recentemente provveduto all’arresto di Luciano Massaferro, un prete di Alassio, accusato di aver abusato di una bimba di 11 anni. La parte della lettera che racconta ciò che Zanardi avrebbe subìto all’età di 13 anni mette oggettivamente i brividi, anche se ovviamente risulta essere ancora tutta da verificare.

    Dal giudice ho accompagnato altre due vittime di quel parrocco. Frequentavamo la stessa parrocchia, una chiesa nel savonese. Io avevo 13 ani, loro qualche anno meno. Tutti avevamo alle spalle famiglie sfasciate: chi non aveva il padre, chi la madre alcolizzata. Io non avevo né uno né l’altra. Facevamo i chierichetti in quella chiesa e lui ci portava a fare campeggio nei boschi, oppure ci ospitava in casa della madre anziana. Ci chiedeva di dormire con lui. Credevamo fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci mostrava. Ci dava una famiglia, ci ascoltava, ci faceva giocare come un padre, a noi che non avevamo nessuno con cui vivere la nostra adolesenza.
    E alla sera ci chiamava in tenda. Per anni ho vissuto con vergogna quei ricordi e anche ora, alcune vittime, pensano che sia sbagliato denunciare il proprio carnefice perché allora ci aveva amato, in una maniera assassina, ma ci aveva dato quell’affetto che un ragazzino ha bisogno per crescere. Ora basta però: chiedo a tutti di trovare la forza e denunciare alla magistratura queste atrocità come ho fatto io. Queste persone non devono fare ad altri, il male che hanno fatto a noi“

  • Savona: preti e pedofilia, Zanardi scrive a Sodano

    Savona: preti e pedofilia, Zanardi scrive a Sodano

    Una lettera aperta a Sua Eminenza Cardinale Angelo Sodano sul caso preti/pedofili è stata scritta da Francesco Zanardi, il savonese che il mese scorso si è sposato con Manuel Incorvaia.

    “Mi rivolgo a Lei precisando anticipatamente che non volevo turbare assolutamente il clima della Santa Pasqua, ma mi trovo indignato davanti alla pubblica offesa fatta da Lei signore alla presenza del Santo Padre, nei confronti delle vittime di sacerdoti pedofili.
    Mi chiamo Francesco Zanardi e sono vittima di un sacerdote pedofilo che da più di 30 anni miete vittime nel savonese.
    Proprio in questi mesi, finalmente, pare che la giustizia stia facendo finalmente il suo corso nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall’omertà della Chiesa e della gente.
    Io e le altre vittime, troviamo che siano uno spergiuro le Sue dichiarazioni azzardate, davanti al Santo Padre nel giorno della resurezione di Gesù, dichiarazioni che offendono e tendono ad infangare mediaticamente non i colpevoli ma le vittime come me. La chiesa, dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre.
    Le stesse dichiarazioni sono apparse sulle pagine dei quotidiani da parte del Cardinale Tarcisio Bertone e le trovo infamanti nei confronti nei nostri confronti. La chiesa questa volta non è attaccata, chi crede in Dio chiede semplicemente la verità.
    Mi auguro che la Chiesa si assuma con più serietà e onestà, la responsabilità delle atrocità che ha coperto negli anni e risarcisca quanto possibile le vittime questi crimini, vittime hanno già subito e che ora sono costrette nuovamente a rivivere.
    Mi auguro che tutte le vittime come me non debbano subire altre ingiuste violenze, ma finalmente giustizia”.

    r.c.

    Lunedì 05 Aprile 2010 ore 07:23

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=73313

  • Zanardi: “Io, vittima di un prete pedofilo

    Zanardi: “Io, vittima di un prete pedofilo

    Chiesa con le vittime non con il Papa”
    L’attivista gay di Savona, sposato con il suo compagno dopo una lunga protesta, critica le parole dell’ex Segretario di Stato Vaticano Angelo Sodano che alla messa di Pasqua ha espresso solidarietà al Pontefice attaccato dopo lo scandalo dei sacerdoti pedofili. E svela: “All’età di 13 anni fu violentato da un parroco di Savona nascosto dall’omertà della Chiesa”
    di BRUNO PERSANO

    Zanardi: “Io, vittima di un prete pedofilo Chiesa con le vittime non con il Papa” Francesco Zanardi, a sinistra, il suo compagno Manuel Incorvaia, e Paola Concia, deputata Pd

    “La Chiesa, dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre”. In una lettera aperta inviata al cardinale Angelo Sodano, Francesco Zanardi – attivista gay di Savona che il mese scorso si è sposato con il suo compagno dopo una lunga protesta – attacca la presa di posizione del cardinale e svela: “All’età di 13 anni ho subito violenze sessuali da parte di un prete di Savona. Finalmente la giustizia sta facendo il suo corso nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall’omertà della Chiesa e della gente”.

    Rompendo il protocollo della messa di Pasqua, domenica l’ex Segretario di Stato aveva rivolto un messaggio di vicinanza di tutta la Chiesa al pontefice dopo lo scandalo sulla pedofilia e aveva definito “chiaccericcio” le denunce contro il silenzio usato dal Vaticano per celare gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti. “Ci stringiamo intorno a Lei”, aveva detto il cardinale rivolgendosi al Pontefice. “Il popolo di Dio non si lascia impressionare dal chiacchiericcio, dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti”.

    Zanardi critica le parole usate dall’ex Segretario di Stato Vaticano e si indigna “davanti alla pubblica offesa fatta alla presenza del Santo Padre”: “Quelle dichiarazioni – scrive l’imprenditore savonese – infangano non i colpevoli ma le vittime come me. Sono stato anche io abusato da un sacerdote pedofilo che da più di 30 anni miete vittime nel savonese. Un sacerdote che per anni è stato nascosto dall’omertà della Chiesa e della gente”.

    La procura di Savona alla quale Zanardi si è rivolto, è la stessa che sta indagando sulla vicenda di don Luciano Massaferro, il prete di Alassio rinchiuso in carcere da più di 3 mesi con l’accusa di aver abusato di una undicenne. “Dal giudice – spiega Zanardi – ho accompagnato altre due vittime di quel parrocco. Frequentavamo la stessa parrocchia, una chiesa nel savonese. Io avevo 13 ani, loro qualche anno meno. Tutti avevamo alle spalle famiglie sfasciate: chi non aveva il padre, chi la madre alcolizzata. Io non avevo né uno né l’altra. Facevamo i chierichetti in quella chiesa e lui ci portava a fare campeggio nei boschi, oppure ci ospitava in casa della madre anziana. Ci chiedeva di dormire con lui. Credevamo fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci mostrava. Ci dava una famiglia, ci ascoltava, ci faceva giocare come un padre, a noi che non avevamo nessuno con cui vivere la nostra adolesenza. E alla sera ci chiamava in tenda. Per anni ho vissuto con vergogna quei ricordi e anche ora, alcune vittime, pensano che sia sbagliato denunciare il proprio carnefice perché allora ci aveva amato, in una maniera assassina, ma ci aveva dato quell’affetto che un ragazzino ha bisogno per crescere. Ora basta però: chiedo a tutti di trovare la forza e denunciare alla magistratura queste atrocità come ho fatto io. Queste persone non devono fare ad altri, il male che hanno fatto a noi”.

    (05 aprile 2010)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/04/05/news/zanardi_sodano-3135190/?ref=rephp

    Pedofilia, lettera di una vittima a Sodano «La Chiesa stia con noi, non con il Papa»

    L’appello di un attivista gay di Savona che ha denunciato abusi da parte di un prete: «Dichiarazioni ci infangano»

    SAVONA – «La chiesa dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre». Così, in una lettera inviata al cardinale Angelo Sodano, Francesco Zanardi – attivista gay di Savona che il mese scorso si è sposato con il compagno dopo una lunga protesta – attacca la presa di posizione del cardinale che domenica, rompendo il protocollo della messa di Pasqua, ha rivolto un messaggio di vicinanza di tutta la Chiesa al Pontefice riguardo agli scandali sulla pedofilia.

    «INFANGATE LE VITTIME» – «Io e le altre vittime – scrive Zanardi nella lettera aperta a Sodano – troviamo che siano uno spergiuro le Sue dichiarazioni azzardate, davanti al Santo Padre nel giorno della resurrezione di Gesù, dichiarazioni che offendono e tendono a infangare mediaticamente non i colpevoli ma le vittime come me». «Mi rivolgo a Lei – scrive Zanardi – precisando anticipatamente che non volevo turbare assolutamente il clima della Santa Pasqua, ma mi trovo indignato davanti alla pubblica offesa fatta da Lei alla presenza del Santo Padre, nei confronti delle vittime di sacerdoti pedofili». Sono anche io – prosegue – «vittima di un sacerdote pedofilo che da più di 30 anni miete vittime nel Savonese. Proprio in questi mesi, finalmente, pare che la giustizia stia facendo il suo corso nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall’omertà della Chiesa e della gente».

    «CHIEDIAMO LA VERITÀ» – Dichiarazioni – si legge ancora nella lettera al cardinale Sodano – che «trovo infamanti nei nostri confronti. La chiesa questa volta non è attaccata, chi crede in Dio chiede semplicemente la verità. Mi auguro che la Chiesa si assuma con più serietà e onestà la responsabilità delle atrocità che ha coperto negli anni e risarcisca quanto possibile le vittime questi crimini, vittime hanno già subito e che ora sono costrette nuovamente a rivivere. Mi auguro che tutte le vittime come me non debbano subire altre ingiuste violenze, ma finalmente giustizia», aggiunge Zanardi che recentemente ha denunciato alla magistratura di essere stato vittima di un caso di pedofilia compiuto nei suoi confronti da un sacerdote quando era ragazzino. La magistratura ha aperto un’inchiesta e martedì Zanardi sarà ascoltato in procura a Savona. L’attivista si è sposato il mese scorso con Manuel Incorvaia, dopo uno sciopero della fame per rivendicare i diritti degli omosessuali. (Ansa)

    05 aprile 2010

    http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_05/pedofilia-chiesa-sodano-papa-lettera-gay_a3938512-409c-11df-84ba-00144f02aabe.shtml

  • Pedofilia, Di Segni a stampa: paragone con antisemitismo “osceno”

    Pedofilia, Di Segni a stampa: paragone con antisemitismo “osceno”

    ROMA (Reuters) – Ripugnante e osceno. Così il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni in un’intervista ha definito il paragone tra gli attacchi alla Chiesa per i casi di preti pedofili e l’antisemitismo, utilizzato dal predicatore Raniero Cantalamessa.

    “E’ ripugnante, osceno e soprattutto offensivo nei confronti delle vittime degli abusi così come nei confronti delle vittime dell’Olocausto”, ha detto Di Segni in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Stampa.

    Ieri padre Cantalamessa, nell’omelia per la celebrazione del Venerdì santo presieduta da Benedetto XVI, ha letto una lettera ricevuta da un amico ebreo il quale ha scritto che “l’uso dello stereotipo, il passaggio dalla responsabilità e colpa personale a quella collettiva mi ricordano gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo”.

    “Sinora non ho visto San Pietro bruciare né ci sono stati scoppi di violenza contro preti. Il Vaticano sta tentando di trasformare i persecutori in vittime”, ha detto Di Segni, precisando che quello con l’antisemitismo “è un parallelo improprio e una caduta di gusto”.

    Alcuni media hanno accusato il Papa di negligenza nella gestione di casi di abusi su minori quando era cardinale. Scosso dalla crisi, il Vaticano ha accusato i media di tentare “ignobilmente” di macchiare a tutti i costi il leader della Chiesa cattolica.

    Il Vaticano ha negato di aver coperto i casi, aggiungendo che la colpa di individui che hanno commesso dei reati, per quanto odiosi, non può ricadere sul Pontefice o sull’intera Chiesa.

    Di Segni sottolinea che finora nessuno nella comunità ebraica era intervenuto sugli scandali dei sacerdoti pedofili, “eppure già prima dell’omelia di padre Cantalamessa si erano sentite voci su attacchi alla Chiesa da parte della lobby ebraica. E si è persino detto in ambienti cattolici che la stampa italiana è controllata dagli ebrei. Neppure vale la pena di replicare a simili assurdità”.

    Lo scorso gennaio il rabbino capo di Roma ha accolto in sinagoga Benedetto XVI, per una visita che ha creato una profonda spaccatura nella comunità ebraica, all’interno della quale molti sostengono che Pio XII, Pontefice dal 1939 al 1958, non abbia fatto abbastanza per aiutare gli ebrei durante le persecuzioni naziste.

    http://it.reuters.com/article/entertainmentNews/idITMIE63203R20100403

  • Malta. Decine di preti accusati di pedofilia, viaggio del papa, infuriano le polemiche

    Malta. Decine di preti accusati di pedofilia, viaggio del papa, infuriano le polemiche

     

    Pedofilia/ Vittima Malta: Papa affronti tema in prossimo viaggio
    Benedetto XVI nell’isola dal 16 al 17 aprile

    Valletta, 5 apr. (Ap) – Nel suo prossimo viaggio a malta (16-17 aprile) il Papa dovrebbe affrontare apertamente il tema della pedofilia nella Chiesa e chiedere scusa, secondo una vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote che risiede nell’isola.

    “Dovrebbe riconoscere che queste cose sono accadute a Malta riflettere sulla sofferenza delle vittime e pronunciare scuse formali”, afferma all”Associated press’ Lawrence Grech, 37 anni. L’uomo è una delle dieci persone che hanno testimoniato ad un processo contro tre sacerdoti di Malta. Grech afferma di essere stato abusato all’epoca in cui viveva in un orfanatrofio cattolico. L’Ap riferisce che una squadra di indagine maltese ha raccolto negli ultimi undici anni denunce per 85 casi di abusi su minori da parte di 25 sacerdoti.

    Alla vigilia della visita del pontefice, la rabbia delle vittime: “Benedetto XVI ci chieda scusa”
    Tra il 2001 e il 2009 ben 845 i casi di abusi su minori. E almeno undici religiosi coinvolti
    Malta, gli orrori nell’orfanotrofio “E i preti pedofili sono ancora qui”
    dal nostro inviato DAVIDE CARLUCCI

    Malta, gli orrori nell’orfanotrofio “E i preti pedofili sono ancora qui”

    Lawrence Grech
    LA VALLETTA – Due settimane fa Lawrence Grech ha implorato aiuto al Vaticano. “Sono cresciuto per vent’anni in un orfanotrofio a Malta. Voglio raccontarvi la mia storia e quella di altre nove vittime di abusi sessuali come me. Lo abbiamo già fatto con le autorità ecclesiastiche maltesi, non è servito a niente”. Gli autori delle violenze, spiega, sono quattro. “Uno è fuggito in Italia, gli altri tre hanno ammesso le loro responsabilità alla polizia. Ma la Chiesa qui è molto potente, hanno i migliori avvocati…”. Finora Grech non ha ricevuto risposte alla sua mail. Ma continua a sperare: la sua grande occasione è la prima visita di Benedetto XVI nell’arcipelago, prevista per il 17 e il 18 aprile. “Vorrei che prima del suo arrivo il papa riflettesse e chiedesse scusa”.

    L’appello di Grech, costretto, tredicenne, a farsi toccare dai frati dell’orfanotrofio di Santa Venera o a vestirsi da donna – per non dire dei veri e propri stupri denunciati da altri suoi compagni – arriva dopo i continui rinvii di un processo che si trascina ormai da sette anni. La pedofilia tra i sacerdoti a Malta non è purtroppo una novità: una commissione d’indagine diocesana sul fenomeno calcola che siano 45 i religiosi coinvolti negli ultimi undici anni. Nessuno di loro, però, è stato mai condannato né ha mai scontato un giorno di carcere. E il giudice che presiede la commissione, Victor Colombo Caruana, in un’intervista al Times of Malta ha difeso la linea della Chiesa: “Denunciare i casi alla polizia sarebbe inutile, senza il consenso delle vittime”.

    Ma quando nel 2003 un assistente sociale scoprì gli orrori nell’orfanotrofio di Grech, la Chiesa maltese tentò di bloccare l’inchiesta, appellandosi a un concordato con il governo che sottrarrebbe i preti alla giurisdizione ordinaria. Il tribunale respinse il ricorso ma assicurò che gli atti sarebbero rimasti segreti. Nessuno ha potuto così leggere i verbali con le confessioni di uno dei frati, Joseph Bonnet: “A Leonard (una delle vittime, ndr) piaceva stare sulle mie gambe… Un giorno eravamo tutti e due nudi… Può darsi che in quel momento io mi sia toccato davanti a lui…”. O l’ammissione di Charles Pulis: “La mia camera era come un club, tutti i ragazzini venivano a stare sul mio letto. E da allora è cominciata tra il 1982 e il 1983, la mia debolezza. Questi abusi sessuali sfortunatamente erano molto frequenti”. Pulis dice di aver cercato di contenere i suoi impulsi. “Volevo uscirne. Così sono andato a Roma a visitare la Casa dei bambini. E lì mi hanno suggerito di seguire un programma di recupero. La terapia mi ha fatto molto bene, sono diventato sensibile ai bambini vittime di abusi”.

    Tra gli imputati c’è anche padre Godwin Scelli, sfuggito a un arresto in Canada per altri abusi. Scelli trovò facilmente riparo a Roma e a Malta: l’arcivescovo dell’epoca, pur essendo a conoscenza dei suoi precedenti, lo aveva accolto nella sua diocesi, bollando le notizie su Scelli come “indiscrezioni giornalistiche”.

    L’agenzia Appogg si è occupata, tra il 2001 e il 2009, di ben 845 casi di abusi, sessuali e non, su minorenni. “Ma se a commetterli sono preti e suore, quasi sempre le denunce restano in parrocchia”, accusa Grech. A Gozo, nel villaggio contadino di Nadur, incontriamo un sacerdote sospeso dalla Curia: non può recitare messa in pubblico ma continua a farlo in privato. “Fu la madre di un ragazzo a denunciarmi. Aveva avuto un esaurimento, povera donna…”. La gente del paese è con lui: “E’ innocente – assicura una fedele – e comunque, chi siamo noi per giudicare?”.

    È finita con le scuse dell’arcivescovo di Gozo – ma senza nessuna conseguenza penale – anche l’inchiesta interna sul convento di Ghajnsielem, che nel 2008 confermò le accuse sulle sevizie alle quali erano sottoposte le bambine, costrette a ingoiare il loro vomito e frustate con la cinghia sin dagli anni Settanta.
    A Gozo, nel capoluogo Victoria, vive anche padre Anthony Mercieca, divenuto famoso, nel 2006 per aver molestato il deputato repubblicano Mark Foley quando era ancora tredicenne. Fu Foley a fare il suo nome dopo essersi dimesso perché accusato, a sua volta, di aver importunato i suoi giovani collaboratori. “Facevamo il bagno nudi e forse una volta lo toccai…”, ammise poi Mercieca in un’intervista. Poi si fecero avanti altre due presunte vittime, una delle quali raccontò di essere stato costretto anche a rapporti orali. “Ho negato tutto. E non ho voglia più di resuscitare questi fantasmi, ormai è acqua passata: ho già sofferto molto”, taglia corto ora Mercieca, che a Victoria è ancora molto rispettato: una foto che lo ritrae da giovane è in bell’evidenza nella fornitissima – grazie alle sue donazioni – biblioteca della Cattedrale.

    In questi giorni molti, a Malta, chiedono verità. Nei forum e nei gruppi Facebook che da tempo chiedono l’istituzione di un registro dei pedofili – da poco approvato dal parlamento maltese – si parla apertamente di “omertà” e si propone una commissione d’indagine come in Irlanda. Ma dal governo fanno sapere: “Non è nella nostra agenda”.

    (03 aprile 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/03/news/casi_malta-3097075/

     

  • Critiche del rabbino capo al predicatore della Casa pontificia.

    Critiche del rabbino capo al predicatore della Casa pontificia.

    Preti pedofili, Di Segni: assurdo parallelo con antisemitismo. Altro caso in Arizona
    Critiche del rabbino capo al predicatore della Casa pontificia. Polemiche per l’ispezione di Alfano a Milano

    ROMA (3 aprile) – Dure critiche da parte del mondo ebraico per il parallelo fatto da padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, durante la liturgia del Venerdì Santo in Vaticano tra gli attacchi alla Chiesa per i preti pedofili e «gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo». Il New York Times cita la reazione «incredula» del rabbino capo di Roma Riccardo di Segni. Mentre in Arizona emerge un altro caso di pedofilia, in Italia è polemica per la decisione del ministro della Giustizia Angelino Alfano di avviare un’ispezione a Milano sulle dichiarazioni del procuratore aggiunto Forno che in un’intervista aveva dichiarato che la Chiesa aveva coperto i casi di pedofilia.

    Di Segni: assurdo il parallelo con l’antisemitismo. «Con un minimo di ironia potrei dire che, visto che oggi è il Venerdì Santo, quando la Chiesa prega il Signore che illumini i nostri cuori perchè riconosciamo Gesù – ha detto il rabbino alludendo al passo della preghiera sulla conversione degli ebrei – che anche noi preghiamo il Signore perchè illumini i loro cuori». Il New York Times cita comunque anche la precisazione fatta dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi: «Non credo che si tratti di un parallelo appropriato. La lettera dovrebbe essere interpretata come un messaggio di solidarietà da parte di un ebreo. Non voleva essere un attacco al mondo ebraico, assolutamente no». Un’associazione Usa di vittime di abusi sessuali da parte di preti, inoltre, ha definito il parallelo «un insulto sia alle vittime degli abusi che alla popolazione ebraica».

    Reazioni critiche anche da parte di Elan Steinberg, vice-presidente della associazione americana dei Superstiti dell’Olocausto e i loro Discendenti.

    Nuovo caso in Arizona. Il caso di un prete pedofilo dell’Arizona denunciato al cardinale Josep Ratzinger nel 1992, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma risolto solo dodici anni dopo nonostante gli ammonimenti del clero Usa è emerso oggi sui media americani. Le molestie di Padre Michael Teta ai bambini che confessava nella sua parrocchia a Tucson (Arizona) erano cominciate negli anni ’70 ma solo due decenni dopo il prete era finito sotto inchiesta e rimosso dal vescovo Manuel Moreno dal suo ministero. Ma la richiesta di rimuovere totalmente Teta dai ranghi della Chiesa, giunta a Ratzinger nel 1992, era rimasta inevasa per dodici anni nonostante le ripetute richieste inviate al Vaticano del vescovo Moreno che giudicava «satanico» il comportamento del prete nei confronti dei minorenni. I documenti sul caso sono stati diffusi da un legale che rappresenta due delle vittime di padre Teta.

  • Pedofilia, procuratore denuncia la Chiesa E il ministro Alfano manda gli ispettori

    Pedofilia, procuratore denuncia la Chiesa E il ministro Alfano manda gli ispettori

    Il procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno, denuncia coperture da parte delle autorità ecclesiastiche nei confronti di sacerdoti responsabili di abusi sessuali sui minori. L’intervista rilasciata al Giornaleaccende il dibattito politico e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, decide di inviare gli ispettori nel capoluogo lombardo per fare luce sulla vicenda.

    LA SCELTA DEL MINISTRO – Il ministro – si legge in una nota – «lette le dichiarazioni rese ieri alla stampa dal Procuratore aggiunto di Milano dott. Forno, che ha accusato le gerarchie ecclesiastiche di coprire i sacerdoti responsabili di gravi fatti di pedofilia, considerato il carattere potenzialmente diffamatorio di tali dichiarazioni, ha dato mandato al suo ufficio ispettivo di verificare se il dott. Forno con tale condotta abbia violato i doveri di correttezza equilibrio e riserbo che devono essere particolarmente osservati nella trattazione di procedimenti delicati come quelli per reati di pedofilia, reati che vanno perseguiti con estrema decisione ma – si precisa nella nota – evitando pericolose generalizzazioni».

    LA REPLICA DI FORNO – «Non ho inteso fare alcuna generalizzazione e anzi ho dato atto che migliaia di preti compiono con scrupolo la loro missione», ha precisato Forno. «Ho constatato che le vicende che ho trattato non sono nate da denunce da parte dell’autorità ecclesiastica. Ribadisco, tuttavia, che, una volta iniziate le indagini, non ho mai incontrato ostacoli di alcun tipo da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Poiché si tratta di indagini concluse, sarò ben lieto di fornire agli ispettori tutti i chiarimenti ritenuti utili, anche sulla base della esperienza che ho maturato durante questi anni in tutte le indagini per casi di pedofilia e abuso su minori», ha concluso il procuratore aggiunto.

    LA DIFESA DELLA CURIA – La Curia di Milano, intanto, ha fatto sapere con una nota che «non ha in nessuno modo coperto i presunti abusi o ostacolato le indagini». Alla Curia di Milano fa eco l’ispettore dei Salesiani di Milano, don Agostino Sosio, il quale – sempre in relazione all’accusa di «copertura» di una presunta molestia che coinvolge uno dei suoi preti – attesta «di essere convinto della sua innocenza e di avere rigettato la richiesta di denaro da parte del padre della presunta vittima». «Il sacerdote indagato – si legge nella nota della Curia – appartiene ad una Congregazione religiosa e non ha incarichi diocesani. Interpellata dalla Procura di Milano nel settembre 2008 a proposito di questo caso, la Curia ha provveduto a indirizzare gli inquirenti all’ordine religioso di competenza». L’ispettore dei Salesiani di Milano, don Sosio, sottolinea inoltre che la congregazione ha preferito «difendere in tribunale l’ innocenza del sacerdote: è stata talmente trasparente e collaborativa la nostra azione che il prete – saputo delle indagini – è di sua iniziativa rientrato dall’estero per mettersi a disposizione degli inquirenti».

    LE REAZIONI – Una decisione, quella del ministro Alfano, che ha scatenato la reazione dell’Italia dei Valori: «Alfano dovrebbe congratularsi con il pm milanese – è il commento di Leoluca Orlando- e dovrebbe, invece, fornire più strumenti al comparto per arrestare i criminali e fermare l’abominio della pedofilia. I pedofili e chi li copre vanno comunque puniti e denunciati». Non solo: Alfano, secondo Orlando che lo definisce «il ministro dell’ingiustizia», si dovrebbe vergognare perché «con questa ispezione, sembra voler intimidire i magistrati che lavorano per difendere i bambini dagli orchi, solo perché sarebbero coinvolti alti prelati e sacerdoti. Alfano chiarisca la sua condotta in Parlamento o si dimetta». Di opinione opposta il pdl Maurizio Lupi: «Le parole di Forno sono gravissime e assolutamente fuori luogo. Il giudizio del Papa su questo argomento è netto e ben espresso nella lettera inviata ai cattolici d’Irlanda. Non c’è alcuna volontà di coprire o insabbiare quelli che il Papa definisce con durezza atti peccaminosi e criminali. È ora di smetterla con questi attacchi strumentali che, colpendo la Chiesa, minano le basi stesse della nostra società».

    LA DENUNCIA DEL PROCURATORE – Le parole del procuratore Forno erano state chiare: «Nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai arrivata una sola denuncia, né da parte dei vescovi né da parte dei singoli preti e questo è un po’ strano». Forno aveva spiegato che «la lista dei sacerdoti inquisiti per reati sessuali non è corta», ma in nessun caso la denuncia è partita dall’ambiente ecclesiastico, bensì dai familiari delle vittime «dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa e questa non ha fatto assolutamente niente». Con episodi così numerosi, il procuratore aggiunto avanza anche un dubbio: «che ci siano sacerdoti che scelgono di fare i sacerdoti perché è oggettivo che nella scelta del sacerdozio c’è un’enorme facilitazione nell’avvicinare le vittime». Non solo, conclude, i colpevoli «non vengono cacciati, ma nemmeno messi nelle condizioni di non nuocere più». Lo stesso direttore Vittorio Feltri era intervenuto con un editoriale: «Pensavamo che la piaga della pedofilia fosse estranea al clero italiano – ha scritto Feltri in prima pagina – e invece nessun uomo è immune da vizi e debolezze, nemmeno i preti di casa nostra».

    http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_02/pedofilia-forno-denuncia-coperture-chiesa-ispettori-alfano_5806b44e-3e5c-11df-b5a6-00144f02aabe.shtml

  • Procuratore Milano. “E’ allarme preti pedofili, vescovi complici”

    Procuratore Milano. “E’ allarme preti pedofili, vescovi complici”

    Pietro Forno, capo del pool antimolestie: “La lista di sacerdoti inquisiti è lunga. La Chiesa non ha mai ostacolato le indagini. Ma i vertici non hanno mai denunciato un caso“. L’Abc: “Anche Paolo VI sapeva”

    Roma – Una gerarchia cattolica che tace, copre, insabbia. Che per paura degli scandali non punisce i pret i colpevoli di abusi sessuali. Che li lascia a contatto con i fedeli e con i bambini. Che chiude gli occhi davanti a un fenomeno talmente radicato e devastante da domandarsi se non vi siano uomini che scelgono la strada del sacerdozio proprio per poter avvicinare le loro vittime. È un quadro sconcertante quello dipinto in questa intervista al Giornale dal magistrato che da più tempo in Italia si occupa di abusi sessuali: Pietro Forno, procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, capo del pool specializzato in molestie e stupri.

    Quanti sacerdoti ha inquisito per reati sessuali?

    «La lista, purtroppo, non è corta».

    E qual è stato l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche?

    «Devo dare atto che, una volta iniziate le indagini, non mi sono mai stati messi ostacoli. Però le notizie positive finiscono qui».

    In che senso?

    «Nel senso che nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia né da parte di vescovi, né da parte di singoli preti, e questo è un po’ strano. La magistratura quando arriva a inquisire un sacerdote per questi reati ci deve arrivare da sola, con le sue forze. E lo fa in genere sulla base di denunce di familiari della vittima, che si rivolgono all’autorità giudiziaria dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa, e questa non ha fatto assolutamente niente».

    Ma i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i preti che sbagliano.

    «È vero che non esiste un obbligo formale di denunciada parte dell’autorità ecclesiastica, perché un vescovo non èun pubblico ufficiale. Quindi il vescovo che tace non commette il reato che commetterebbe un preside che tacesse. È anche veroche qualunque cittadino – soprattutto quandoè investito di un’autorità odi un’autorevolezza particolari – quando viene a sapere di un reato per cui si può procedere d’ufficio ha la possibilità di denunciare, e direi il dovere morale. Questo non avviene mai. Mai. È un punto dolente. Noi come magistrati abbiamo l’obbligo di informare l’ordinario diocesano, ovvero il vescovo, quando arrestiamoo chiediamo il rinvio a giudizio di un prete, e lo abbiamo sempre rispettato. Ma il contrario non mi è mai accaduto. Non ho mai ricevuto dalle gerarchie cattoliche una sola denuncia nei confronti di un prete o di un altro sottoposto al controllo vescovile, come un sacrestano, un educatore, un chierichetto».

    Perché? Nonsanno quello che accade nelle loro parrocchie? O lo sanno e preferiscono tacere?

    «Io sono convinto che loro sappiano molto più di quello che sappiamo noi. Ma c’è un problema a monte, ed è cosa significa l’abuso sessuale da parte di un sacerdote. E qui mi permetto di dire una cosa di cui in questi giorni non si è parlato, nelle tante discussioni sul temadegli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Il discorso viene spesso liquidato come un problema di pedofilia. Mail prete che abusa di un bambino è più paragonabile aungenitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato “padre”, e questo è significativo. Seguardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a un abuso incestuoso che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache di questi giorni si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di quattordici o quindici anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo “lo vuole Gesù”. Ecco, il concetto del “lo vuole Gesù” è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale».

    Quali sono le ripercussioni sulle vittime?

    «Sono esperienze che marchiano in profondità le vittime per tutta la vita, proprio per le figure da cui provengono. Io ho in mano un documento della Chiesa canadese che negli anni Novanta è stata la prima a fare una indagine interna e ha scoperto che il 5 per cento del clero canadese ha queste tendenze. Il 5 per cento! In quel documento si ricostruiscono le conseguenze devastanti che questi avvenimenti hanno sulle vittime, si ricostruiscono persino i loro percorsi religiosi, e si vede che spesso abbandonano la Chiesa e si formano una immagine di Dio molto simile a quella dei loro abusanti».

    Perché sono così numerosi questi casi?

    «Io ormai ho un dubbio, e parlo solo di dubbio perché non posso avere riscontri diretti: che ci siano sacerdoti che scelgono di fare i sacerdoti per abusare, perché è oggettivo che nella scelta del sacerdozio c’è un’enorme facilitazione nell’avvicinarele vittime. Eppure compiono tutto il percorso formativo fino a venire messi a contatto con i ragazzi. Questo pone un grosso interrogativo: ma nessuno se n’è accorto prima? Dov’è il discernimento spirituale che dovrebbero esercitare coloro che li scelgono? Non hanno osservato il loro comportamento, le loro tendenze, le modalità con le quali si rapportano ai giovani? E un’ultima domanda: cosa accade all’interno dei seminari?».

    Se le cose stanno come le descrive lei, siamo di fronte aunfenomeno di indulgenza, se non di omertà, da parte delle gerarchie. Teme che in fondo questi siano considerati peccati veniali?

    «Nessun teologo può avere l’ardire di sostenere che si tratti di un peccato veniale, tanto che questi sono tra i pochi casi per cui il diritto canonico prevede la riduzione allo stato laicale. Eppure nessuno di questi sacerdoti ha mai subito questa punizione. Neanche quello che diceva alle sue vittime “lo vuole Gesù”».

    La riduzione allo stato laicale può essere una soluzione estrema. Magari prendono misure più blande.

    «Io convengo chela riduzione allo stato laicale sia indubbiamente una sanzione grave, ma di fronte alla gravità di queste cose non credo che si debba essere indulgenti. Invece non solo non vengono cacciati ma accade a volte che non vengano nemmeno messi in condizioni di non nuocere più. Quando hanno queste notizie si limitano a spostarli da una parrocchia all’altra, e così gli permettono di fare altre vittime inconsapevoli, perché quando la piazza è bruciata gli consentono di andare dove non li conoscono».

    Come se lo spiega?

    «Lo chieda a loro. Non alla Chiesa, ma alla gerarchia ecclesiale. Della Chiesa fanno parte anche i fedeli, e molti di loro – tra cui il sottoscritto – la pensano diversamente. Il problema è la gerarchia. Secondo me non li puniscono perché li hanno scelti loro, educati loro, allevati loro, e quindi si creano dei legami di difesa, di protezione. E c’è soprattutto la paura dello scandalo. Cheè una paura pocoevangelica, perché il Vangelo dice invece che è necessario che gli scandali avvengano. È una paura poco cristiana, insomma»

    Adesso le sembra che qualcosa stia cambiando? Che stiano correndo ai ripari?

    «Nel 2000 scrissi suunarivista giuridica che esisteva un problema di pedofilia nella Chiesa, e un sacerdote che va per la maggiore mi replicò negando semplicemente l’esistenza del problema. Adesso quello stesso sacerdote riconosce che questo dramma è reale. Meglio tardi che mai, mi vien da dire. E visto che nelle recenti direttive del Papa è previsto che le diocesi possanorivolgersi a laici per essere aiutate e consigliate nella prevenzione di questi fatti, io sono a disposizione. Qualche idea da suggerirgli ce l’avrei».

    http://www.ilgiornale.it/interni/pedofilia_pg_milano_i_vescovi_sono_complici_di_chi_abusa/01-04-2010/articolo-id=434292-page=0-comments=1