Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Germania, abusi sessuali nel collegio gesuita: i casi arrivano a 120

    Germania, abusi sessuali nel collegio gesuita: i casi arrivano a 120

    BERLINO (18 febbraio) – Si allarga ancora lo scandalo degli abusi sessuali nel collegio cattolico Canisius dei padri gesuiti in Germania: le giovani vittime sarebbero fra 115 e 120, alcune delle quali si sarebbero anche suicidate, mentre i presunti autori delle violenze sarebbero 12, e non due-tre come si pensava fino a oggi. «Questa vicenda ha assunto proporzioni che finora non sospettavamo», ha detto oggi a Berlino l’avvocatessa dell’ordine dei gesuiti, Ursula Raue.

    Tra i presunti autori delle violenze, che sarebbero state commesse negli anni ’70-’80 non solo nell’istituto berlinese, ma anche in altre scuole cattoliche del Paese, non ci sono solo preti, ha spiegato la Raue, ma anche insegnanti laici e due donne. In particolare, una di queste persone sospette, insegnava in una scuola di una Chiesa protestante.

    L’avvocatessa ha raccontato di vittime che si sono tolte la vita, presumibilmente a causa degli abusi, e di altre vittime che ancora oggi soffrono di incubi a causa delle violenze. Ci sono uomini, ha inoltre spiegato, che stanno parlando adesso – per la prima volta – di queste esperienze e che in tutti questi anni non hanno detto niente neanche alle loro mogli. Finora, il presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), mons. Robert Zollitsch, non ha commentato lo scandalo, ma un portavoce della Dbk ha confermato oggi che Zollitsch esprimerà una posizione su questo tema lunedì prossimo a Friburgo, in occasione della prima giornata dell’assemblea plenaria della Conferenza, che durerà fino al 25 febbraio.

    www.irispress.it/Iris/page.asp?VisI…di_Cate_Arti=16

    18/02/2010 – 16.18
    GERMANIA: SI ALLARGA LO SCANDALO SULLA PEDOFILIA E COINVOLGE ANCHE LAICI

    (IRIS) – ROMA, 18 FEB – “Questa vicenda ha assunto proporzioni che finora non sospettavamo”, ha detto oggi a Berlino l’avvocatessa dell’ordine dei gesuiti, Ursula Raue a proposito dello scandalo scoppiato nel collegio cattolico Canisius dei padri gesuiti in Germania.

    Sembra che i religiosi abbiano abusato di almeno 115 ragazzi, alcuni dei quali si sarebbero suicidati. Ad oggi sembra che lo scandalo assuma proporzioni più ampie.

    A cominciare dai presunti autori delle violenze che sarebbero 12, e non due-tre come si pensava.

    In più sembrerebbe che le violenze commesse negli anni ’70-’80, non si sarebbero perpetrate solo nell’istituto berlinese, ma anche in altre scuole cattoliche del Paese. Ad essere coinvolti, non sarebbero solo preti, ha spiegato la Raue, ma anche insegnanti laici e due donne.

    Ci sono uomini, ha inoltre aggiunto la Raue, che stanno parlando adesso di queste esperienze e che in tutti questi anni non hanno detto niente neanche alle loro mogli.

    Il presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), mons. Robert Zollitsch, non ha commentato lo scandalo, ma un portavoce della Dbk ha confermato oggi che Zollitsch esprimerà una posizione su questo tema lunedì prossimo a Friburgo, in occasione della prima giornata dell’assemblea plenaria della Conferenza, che durerà fino al 25 febbraio.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=26623&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=

  • Le bugie di don Di Noto. Pedofilia: “Coinvolti 80 preti e alcune suore”, In realtà sono molti di più

    Le bugie di don Di Noto. Pedofilia: “Coinvolti 80 preti e alcune suore”, In realtà sono molti di più

    In internet sono reperibili quasi 130 casi di preti accusati/processati/condannati per pedofilia negli ultimi anni.

    E sono solo i casi noti tramite internet, non le indagini e e i processi coperti dall’omertà della stampa, non i casi che non vengono alla luce perché nessuno denuncia.

    Don Di Noto mente spudoratamente per proteggere la sua casta.

    www.agi.it/cronaca/notizie/20100218…_e_alcune_suore

    PEDOFILIA: DI NOTO, COINVOLTI 80 PRETI ITALIANI E ALCUNE SUORE

    (AGI) – CdV, 18 feb. – “L’Italia non e’ immune dal triste fenomeno dei preti pedofili”. Lo afferma il sacerdote Fortunato Di Noto chiamato da Radio Vaticana a commentare la linea della “tolleranza zero” imposta dal Papa ai vescovi dell’Irlanda.
    “Attualmente – spiega il fondatore dell’associazione antipedofili Meter – in questi ultimi 10 anni, circa 80 sacerdoti sono stati coinvolti. O perche’ denunciati, gia’ processati e condannati riguardo al fenomeno. E’ un fenomeno che esiste, e’ un fenomeno che c’e’, nessuno puo’ dire che non e’ cosi’”. In Italia, concede don DI Noto, “forse e’ piu’ gestito e controllato, anche se ci sono stati dei casi affrontati con imprudenza”. A una domanda su eventuali casi di suore che abbiano compiuto abusi, Di Noto risponde che “questi fenomeni negli istituti religiosi femminili accadono in maniera molto piu’ blanda anche se non c’e’ stato un monitoraggio molto serio riguardo a questi fenomeni. Pero’ esistono, ci sono stati e credo che dobbiamo saperli affrontare”. Credo – spiega don Di Noto alla Radio Vaticana – che anche da noi bisogna fare un lavoro sui seminari, molto, molto lavoro di formazione, di discernimento nei Seminari. Bisogna fare un attento monitoraggio ma anche affrontare le situazioni delicatissime che si vengono a creare con molta oculatezza, prudenza e soprattutto efficacia”. “E credo – scandisce – che noi non dobbiamo mai piu’ permettere che qualcuno ci dica : Tu sei rimasto in silenzio. Tu non vuoi fare niente. Tu non vuoi affrontare il problema. Io credo che ognuno di noi deve assumersi le responsabilita’”. “Umilmente – aggiunge il sacerdote – mi appello ai vescovi: credo sia necessaria una azione pastorale molto piu’ decisi”. Alcuni vescovi, spiega, “hanno aperto Sportelli Meter, dove divengono un luogo pastorale per implantare l’azione per l’infanzia, l’impegno quotidiano nella promozione dei diritti dell’infanzia e nella capacita’ di coordinare con l’azione della pastorale familiare”. Secondo don Di Noto, insomma, gli strumenti ci sono. Non siamo piu’ all’anno zero”. Vogliamo, sintetizza, “una Chiesa che serve l’uomo che sta dalla parte dei poveri, che sta dalla parte dei piccoli, che evita lo scandalo. Perche’ lo scandalo e’ qualcosa di molto serio. del resto lo scandalo, la parola scandalo non e’ altro che un cappio e chi fa il cappio e’ colui che ha la volonta’ di accalappiare qualcuno e quindi di farlo cadere, di farlo incianpare per appropiarsene. Ecco – rileva Di Noto – la Chiesa non puo’ permettersi piu’ di fare questa azione o di coprire questa azione”. All’indomani delle decisioni del Papa e dei vescovi irlandesi, il sacerdote siciliano, dunque, si dice “molto commosso soprattutto per le vittime, per il dolore del Papa e anche per il silenzioso e quotidiano servizio dei mie volontari che ormai da 20 anni si occupano di questo fenomeno e di tanti altri sparsi nel mondo e nel silenzio si adoperano affinche’ questi fatti non accadano e soprattutto nel senso dell’accoglienza delle vittime, che sono ferite profondamente nel cuore, nell’animo che coinvolgono le famiglie e dunque le comunita’ parrocchiali”. “Quando accadono fatti perpetrati da sacerdoti – conclude – e’ un danno enorme a tutta la comunita’ ecclesiale, a tutte le parrocchie e anche alla Chiesa universale: credo che il Santo Padre abbia lanciato un appello, anche un impegno perche’ come e’ vero che dall’alta autorita’ che riveste fara’ una Lettera agli irlandesi, ma credo che da questa lettera pastorale dovremmo attingere un po’ tutti affinche’ questi piu’ in silenzio e soprattutto ancora far si’ che questa sia una azione pastorale quotidiana, dove i bambini devono essere accompagnati, dove i bambini devono essere educati ma dove gli adulti devono imparare a non offendere mai l’infanzia”. (AGI) .

  • Il Papa annuncia provvedimenti e convoca i vescovi irlandesi

    Il Papa annuncia provvedimenti e convoca i vescovi irlandesi

    Preti pedofili, oltre 100 casi in Germania
    LO SCANDALO. Coinvolte scuole dei gesuiti
    Il Papa annuncia provvedimenti e convoca i vescovi irlandesi

    • 16/02/2010
      Il Papa con i vescovi irlandesi

    BERLINO
    Continua ad allargarsi in Germania lo scandalo degli abusi sessuali in un prestigioso collegio gesuita di Berlino, che secondo la stampa potrebbe scuotere le fondamenta della Chiesa cattolica tedesca, proprio come è già successo negli Stati Uniti e in Irlanda.
    I fatti risalgono agli anni Settanta e Ottanta, ma da quando sono venuti alla luce – il 28 gennaio scorso – hanno provocato non poco imbarazzo nei gesuiti, che potrebbero anche essere costretti a risarcire alcune delle vittime. Finora si pensava che queste fossero circa 30, tutti ragazzi adolescenti che frequentavano il collegio Canisius di Berlino. Ieri, invece, il rettore dell’istituto, Klaus Mertes, ha parlato di un livello «a tre cifre», e l’avvocatessa dell’ordine dei gesuiti, Ursula Raue, ha confermato che si tratta di oltre 100 persone. La Raue dovrà presentare un primo rapporto ai gesuiti entro questa settimana, ma già sono arrivate le richieste di risarcimento. «Otto o nove vittime vorrebbero un indennizzo finanziario», ha detto Manuela Groll, legale delle vittime.
    Sono emersi altri 12 casi nella diocesi di Hildesheim (Bassa Sassonia), che si aggiungono a quelli venuti alla luce nelle ultime settimane in scuole dell’ordine di S. Ignazio. Un’inchiesta del settimanale «Der Spiegel» pubblicata la settimana scorsa, ha accertato, in 24 delle 27 diocesi della Germania (tre non hanno risposto), un totale di 94 religiosi o laici sospettati di abusi sessuali, dal 1995 a oggi.
    Intanto i vescovi irlandesi definiscono «molto seria» la vicenda degli abusi e Benedetto XVI ha promesso una lettera pastorale con importanti provvedimenti, allo studio da mesi e ora giunti probabilmente al traguardo, invitando a mettere avanti a tutto le sofferenze e i diritti delle vittime. Alla messa in memoria del defunto card. Cahal Daly all’Irish college di Roma, il responsabile per le Comunicazioni della Conferenza episcopale irlandese, mons. Joseph Duffy, non ha esitato ad ammettere «molto francamente quello che sanno tutti».
    Una prova «dolorosa» quella che sta attraversando la comunità cattolica irlandese che vede «alcuni uomini di Chiesa coinvolti in atti particolarmente esecrabili», ha detto il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone. Per questo il Papa ha convocato i vescovi irlandesi in Vaticano per la terza volta in sette mesi, un incontro di un giorno e mezzo a porte chiuse, con sospese fino al’una di oggi ogni attività.

  • Preti pedofili: così la Chiesa Tedesca copriva i criminali

    Preti pedofili: così la Chiesa Tedesca copriva i criminali

    I capi della Chiesa tedesca avrebbero minimizzato quando non occultato numerosi gravi casi di abusi sessuali su minori: un’inchiesta di Die Spiegel

    Il settimanale Die Spiegel esce questa settimana in Germania con un reportage dai contenuti accesi. Nel mirino di un inchiesta destinata a far parlare a lungo sono le responsabilità della Chiesa tedesca nei confronti di ripetuti casi di abusi sessuali da parte del clero.

    Da qualche tempo, negli alti palazzi dei vescovi e dei cardinali della Germania si respira un’aria pesante. Recenti rivelazioni rischiano di far saltare in aria un coperchio che per anni ha nascosto la tragica sofferenza di centinaia di vittime. Fino ad oggi la Curia Vaticana era riuscita a mettere il silenziatore alla potenziale polveriera.

    Oggi il muro del silenzio sta per crollare in Germania. Tutto è iniziato quando il Canisius College di Berlino, istituzione gesuita delle élite tedesche, ha recentemente svelato un sordido passato. Investigazioni interne rese pubbliche dagli amministratori dell’istituto hanno messo in luce una tragica verità sepolta: negli anni 70 e 80 numerosi membri della scuola furono oggetto di abusi sessuali. Da allora, dal giorno della rivelazione pubblica si fanno avanti su base quotidiana vittime di preti molestatori. Al 12 febbraio già 40 ex studenti avevano pubblicamente accusato tre preti gesuiti di molestie. Questi avrebbero agito indisturbati per anni prima a Berlino, poi alla St. Ansgar School ad Amburgo, al St. Blasien College e in diverse parrocchie della Bassa Sassonia.

    Eppure investigazioni interne in quegli anni furono fatte. Ma nessuna fu mai resa pubblica. E soprattutto la Curia romana e i capi della Chiesa tedesca, in dispregio delle coraggiose e sofferte testimonianze delle vittime, preferirono sempre mettere la sordina allo scandalo, piuttosto che pensare ai perseguitati e a prevenire nuovi crimini. Per lunghi decenni di fronti a casi conclamati di abusi i vescovi si limitarono a ripetere lo scaduto e tradizionale ritornello dei « casi isolati », dei « mariuoli ». Mai una vera condanna. Tutt’al più un prete trasferito di Diocesi, senza nemmeno che la nuova parrocchia fosse messa a conoscenza del profilo del soggetto per mettere al riparo i giovani da nuovi eventuali abusi.

    Uno di questi, Padre R., un professore di religione corpulento, dal look giovanile e dai modi gioviali. Padre R. oggi è, a differenza di altri, ancora in vita e nega tutti i capi d’accusa. Negli anni in cui insegnava al Canisius College coltivava di sé l’immagine di un prete moderno, che capiva le giovane generazioni. Ma già allora circolavano voci sulle sue malefatte. Il pullmino Volkswagen che guidava per portare i ragazzi portava sulla targa le lettere SJ, «Societas Jesu», ma per gli studenti le lettere stavano sarcasticamente per «Seine Jungs» («i suoi ragazzi»).

    I ragazzi di Padre R. erano frequentemente soggetti a «chiacchierate personali». Le sessioni, obbligatorie, dei colloqui avevano luogo in una cantina, che assunse poi il nomignolo di «cantina della masturbazione». «Dovevo togliermi i pantaloni e distendermi sul letto – dice un ex studente – Voleva guardarmi mentre mi masturbavo e toccarmi mentre lo facevo. »

    La storia di Padre R., nella sua tragica crudeltà, è solo la punta di un iceberg, un esempio meno truce e violento di tanti altri che raccontano l’infanzia rubata in Germania da preti pedofili, violenti, sadici. Di simile, nel caso del prete gioviale e degli altri simili a lui, c’è sempre la fine. Una fine di impunità.

    Il Padre R. fu allontanato dalla scuola quando una delle vittime ebbe il coraggio di denunciare gli abusi. Allontanarlo significò in sostanza dargli una sistemazione lontana, una diversa città, nuovi fedeli. Per la gente curiosa che si chiedeva a cosa fosse dovuto il trasferimento del prete giovane la risposta era immediata: « illeciti finanziari». Al prete veniva allora interdetta la gestione della finanza. Ma a nessuno veniva in mente di impedirgli la frequentazione dei bambini. Il tragico emblema di una Chiesa più attenta alla propria immagine e ai propri soldi che alla riparazione dei torti perpetrati dai suoi pastori.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/preti-pedofili-cosi-la-chiesa-tedesca-copriva-i-criminali-245402/

  • Prete pedofilo, sit in sotto la curia di Bologna

    Prete pedofilo, sit in sotto la curia di Bologna

    venerdì, 12 febbraio 2010, 20:05

    Anche Rete Laica Bologna ha aderito al sit-in indetto dall’Associazione radicale Anticlericale.Net, oggi alle ore 18 sotto la Curia di Bologna, per protestare contro la diocesi felsinea attorno alla vicenda del prete pedofilo, condannato a Ferrara in primo grado per molestie sessuali su bambine tra i 3 e i 6 anni.

    L’associazione si è recata sotto l’ufficio di Monsignor Vecchi e del Cardinale Caffarra “per portare fisicamente le domande a cui devono rispondere di fronte all’opinione pubblica”, spiega il portavoce Maurizio Cecconi, che afferma come “il documento vaticano “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” a Roma. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?”.

    “Nel 2009 il Cardinale Caffarra . continua Cecconi – ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori? Il documento vaticano “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?”.

    Le domande che la Rete Laica rivolge alla curia felsinea continuano chiedendo dove si trovi attualmente il prete condannato, se esercita ancora una professione a contatto con minori, qual è il suo nome e cognome (qui va detto che è la stessa legge, proprio a tutela della riservatezza delle piccole vittime, a imporne l’anonimato, ndr), se ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna, e perché – questa la domanda rivolta in una lettera pubblica dall’avvocato difensore delle famiglie costituitesi parti civili nel processo – la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie.

    www.estense.com/prete-pedofilo-sit-…-page-1#respond

  • La torta del monsignore

    La torta del monsignore

    Di chi sono le scuole materne cattoliche? A chi appartengono, chi ne è responsabile, chi le gestisce e ne assicura il buon funzionamento? Dipende dalla direzione che prendono i soldi. Se si tratta di chiederli, attingendo alle casse dello Stato, cioè alle tasche dei contribuenti, compresi i non-cattolici e i cattolici che credono nella scuola pubblica, allora gli asili parrocchiali e delle suorine sono a pieno titolo della Chiesa. Che batte cassa ormai senza più eufemismi e giri di parole: “Se c’è una torta, il 30% di quella torta va messo per le scuole cattoliche”, questa è una dichiarazione di monsignor Ernesto Vecchi, vescovo e vicario generale della Diocesi di Bologna, e risale a soli quattro mesi fa.

    Se invece i soldi c’è da darli, allora gli asili parrocchiali non sono più di nessuno, solo solo del prete che li gestisce, la Chiesa non c’entra più e non ne è più responsabile. Com’è accaduto nel caso di quell’asilo del ferrarese, dipendente dalla diocesi di Bologna, il cui sacerdote-maestro, condannato in primo grado per molestie di tipo pedofilo sulle bambine a lui affidate, fu obbligato a risarcire le famiglie delle piccole vittime con 28 mila euro di provvisionale, che risultando nullatenente non pagherà mai. Ma la sua Diocesi neppure: dopo essersi strenuamente opposta (con successo) nel corso del processo ad essere riconosciuta come responsabile civile per i danni, ora rifiuta anche, con un silenzio imbarazzato e fragoroso, di dare una risposta purchessia all’appello dell’avvocata delle famiglie, che chiede al cardinale Caffarra se non senta almeno il dovere morale, in mancanza dell’obbligo legale, di risarcire quelle bambine che furono messe fiduciosamente nelle mani di un sacerdote traditore del suo abito.

    La Chiesa di Bologna, al momento in cui scriviamo queste righe, non ha trovato neppure il coraggio (vogliamo dire la dignità?) di rispondere con un sincero “no” a quella richiesta, così come no ha trovato in due anni la sensibilità di scrivere due righe di rammarico e scuse a quelle famiglie che di madre Chiesa si erano fidate. Il pontefice chiede di aprire le porte alla verità sui casi di pedofilia nella Chiesa, ma a Bologna si chiudono le finestre (e le bocche) e si spera che nessuno ne parli. Ora che qualcuno ne ha parlato, attendiamo l’inevitabile corsivo indignato su Bologna Sette di domenica prossima contro le falsità dei laicisti. Se serve uno spunto, ricordiamo che, sempre quattro mesi fa, monsignor Vecchi dichiarò testualmente che “la parità si fa coi soldi”. Il rispetto per gli altri anche, almeno qualche volta, eccellenza.

    http://smargiassi.blogautore.repubblica.it/2010/02/11/la-torta-del-monsignore/

  • Vecchi disse: questo incontro non esiste” La denuncia dei genitori e di un´educatrice

    Vecchi disse: questo incontro non esiste” La denuncia dei genitori e di un´educatrice

    Data: 11/02/2010
    Pagina VI – Bologna “Vecchi disse: questo incontro non esiste” La denuncia dei genitori e di un´educatrice. Il vescovo al processo ha smentito Il sacerdote fu arrestato in marzo, due mesi dopo le denunce. Prima nessuno fece nulla Il caso riaperto da una lettera dell´avvocato delle vittime: la Curia risarcisca MICHELE SMARGIASSI (segue dalla prima di cronaca)
    I legali della Curia giudicano «tendenziosi e sbagliati» i passaggi della sentenza che riguardano l´atteggiamento della Chiesa bolognese, e annunciano battaglia in appello (molto lontano: primavera 2012). Difficile comunque negare che quello scandalo continui a imbarazzare la Curia bolognese, che nei due anni successivi alla sentenza non ha mai avvertito il bisogno di inviare due righe di rammarico alle famiglie delle dieci bambine (dai tre ai sei anni) palpeggiate e sottoposte a squallidi “giochi” dal sacerdote-insegnante di un asilo parrocchiale in un paese del ferrarese (ma nella diocesi bolognese) di cui, per ovvi motivi, tacciamo ogni elemento di identificazione. Un silenzio riportato alla luce dalla lettera aperta che l´avvocato di molte delle piccole vittime, Claudia Colombo, ha inviato due giorni fa al cardinale Carlo Caffarra per invitarlo, anche se la legge non lo obbligherebbe, a pagare il risarcimento di 28 mila euro fissato dal tribunale, che il sacerdote “nullatenente” non può versare, e che dunque le famiglie rischiano di non ricevere mai.
    Non è una coincidenza che quella vecchia storia torni oggi di attualità. Pochi giorni fa papa Ratzinger ha ammesso dolorosamente le colpe dei tanti suoi ministri che hanno «violato i diritti dei minori», e un mese fa il cardinale Hummes, prefetto della Congregazione del clero, ancora più nettamente ha disposto che i preti pedofili vengano denunciati alla giustizia ordinaria, non solo a quella ecclesiastica. Ma quando un´educatrice dell´asilo degli scandali, dopo aver raccolto le allarmanti testimonianze di alcune colleghe, tentò di avvisare le gerarchie, le cose non andarono proprio così. «Ho inviato diversi fax, ho fatto diverse telefonate, non ho avuto risposta», testimoniò al processo. «Mi rispondeva il segretario di monsignor Vecchi (…) al quale dicevo: mi rivolgo a voi nella speranza che possiate essere dei buoni genitori nei confronti di don …». Era il novembre del 2004. Infine, dopo appuntamenti fissati e rinviati, quell´incontro avvenne, ma ormai i genitori avevano già denunciato i loro sospetti ai carabinieri. E questo, riferirono i due “ambasciatori”, fece infuriare Vecchi: «Si arrabbiò moltissimo, cominciò a urlare contro di me dicendo che io ero pagata da loro, che dovevo dirglielo, che loro non sapevano niente, che non potevano immaginare (…) al che incominciai a dire che avevo fatto richiesta diverse volte (…) ma non c´è stato verso, nel senso che lui era arrabbiatissimo e la conversazione si chiuse lì». Commento dei giudici in sentenza: dopo questo «fallimentare estremo tentativo delle insegnanti e dei genitori di avvertire la Curia», «il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano (…) equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda dei rapporti con i vertici come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili».
    Dal lungo e sofferto processo emerge che in Curia nessuno negò l´esistenza di un problema in quell´asilo. Proprio Vecchi, nel burrascoso colloquio, secondo i suoi interlocutori riconobbe che «don … è molto malato». Del resto, quando all´inizio del 2004 i genitori insospettiti si erano rivolti ad altri parroci della zona e anche a una suora, almeno per un certo periodo il prete molestatore si era tenuto a freno, verosimilmente ammonito dall´alto. Se non mancò la consapevolezza, per i giudici mancò semmai il coraggio della trasparenza e dell´intervento tempestivo. Del resto il sacerdote fu arrestato in marzo, due mesi dopo l´incontro informativo in Curia, ma neppure allora la diocesi prese alcun provvedimento cautelativo nei confronti del sacerdote, che continuò a frequentare l´asilo. Mancò poi, accusa l´avvocato delle vittime, quel tratto di umana compassione che avrebbe dovuto rendere moralmente necessario un gesto di scuse verso le vittime di chi tradì i doveri dell´abito e del ruolo che la Chiesa stessa gli aveva affidato.

    “prete pedofilo “in curia clima ostile e omertoso” – michele smargiassi”

    Data: 11/02/2010
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    Cronaca Locale
    Pagina III – Bologna L´inchiesta Prete pedofilo “In Curia clima ostile e omertoso” MICHELE SMARGIASSI «Questo incontro non è mai avvenuto». L´educatrice dell´asilo degli scandali se lo ricordò, invece, e tre anni dopo fece mettere a verbale quell´ultima frase del monsignore, così com´era rimasta scolpita nella sua memoria, cioè pronunciata sulla soglia dell´ascensore della Curia. Anche il genitore di una delle bimbe molestate dal parroco-maestro di quell´asilo del ferrarese riferì al tribunale quasi le stesse parole del prelato: «Ci strinse la mano all´uscita e ci disse che questo incontro non c´era mai stato». Era l´8 gennaio 2005, il luogo era la Curia arcivescovile bolognese di via Altabella, e il monsignore pregato di intervenire su un caso di desolante pedofilia all´ombra di un campanile era il vicario generale della diocesi, il vescovo Ernesto Vecchi. Si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il prete fu poi condannato in primo grado, nell´aprile 2008, a sei anni e dieci mesi di carcere, che quel «tentativo di comunicare con la Curia» si rivelò, almeno per chi sperava nell´intervento delle gerarchie, «assolutamente improduttivo e connotato da una sostanziale ostilità e da un clima sostanzialmente omertoso». Al processo monsignor Vecchi rilasciò una diversa versione dell´incontro: mai saputo nulla prima, e nessun invito a tacere, «che bisogno ne avevo, c´era già la denuncia», scatta spazientito al telefono.
    SEGUE A PAGINA IV

  • PALPEGGIO’ 4 BAMBINE: CONDANNATO EX PARROCO DI SPOLETO

    PALPEGGIO’ 4 BAMBINE: CONDANNATO EX PARROCO DI SPOLETO

    PALPEGGIO’ 4 BAMBINE: CONDANNATO EX PARROCO DI SPOLETO
    Il sacerdote era presente in aula al momento della lettura. Difesa annuncia ricorso in appello. 20mila € alle parti civili

    Spoleto – 11/02/2010 22:21
    PALPEGGIO’ 4 BAMBINE: CONDANNATO EX PARROCO DI SPOLETO

    Colpevole di aver molestato 4 bambine. E’ questa la decisione a cui sono arrivati i giudici del Tribunale di Spoleto (Avenoso, Fornaci e Laudenzi) che hanno condannato l’ex parroco di Castel Ritaldi accusato di aver molestato le bimbette a 5 mesi di reclusione. Si chiude così il processo avviato il 26 giugno del 2008 a seguito delle denunce presentate dai genitori delle quattro ragazzine. La vicenda risale al 2005, quando le vittime confidarono ai rispettivi genitori delle particolari attenzioni ricevute dal sacerdote, P.B., appartenente alla diocesi di Verona ma inviato presso quella di Spoleto per reggere la parrocchia di Castel Ritaldi. Il parroco le avrebbe palpeggiate almeno in due occasioni, una delle quali il giorno di Natale, quando le 4 bimbette si erano recate in Chiesa.

    Un processo delicato, svolto sempre a porte chiuse, durante il quale sono state ascoltate anche le ragazzine (all’epoca dei fatti minori di 14 anni). Alla notizia delle denunce la diocesi di Spoleto intervenne immediatamente allontanando il parroco da Castel Ritaldi.

    P.B., che ha sempre respinto le accuse, ha preso parte a tutte le udienze. Era in aula anche oggi, quando i giudici hanno letto la sentenza. La pubblica accusa (Albano) aveva chiesto 18 mesi di reclusione. Disposto anche il risarcimento di 20.000 euro complessivi a 2 delle quattro famiglie che si erano costituite parte civile. La difesa del sacerdote, affidata all’avvocato Laura Modena del foro di Perugia, ha annunciato ricorso in appello.

    www.tuttoggi.info/articolo-20746.php


    L’identità del prete è facilmente ricostruibile

    www.spoletonline.com/index.php?sezi…ria&paginafrom=

    11 Gennaio 2007 alle 17:48:01
    Trasferimenti di parroci per le necessità della Chiesa diocesana

    Il primo dell’anno don Artemio Bastianini, parroco di Montefalco, ha lasciato definitivamente la parrocchia per andare missionario in Brasile, nell’arcidiocesi di Porto Velho, capitale della Rondonia. Al suo posto è stato nominato don Alessandro Lucentini, sinora Rettore del seminario diocesano e parroco di S. Sabino in Spoleto. L’ultima tranche del ripristino degli edifici sacri danneggiati dal terremoto, che nella sua fase finale richiede particolare attenzione e cura, e le scadenze cogenti che sono state poste dalle autorità civili, hanno fatto ritenere necessario che mons. Giampiero Ceccarelli, Vicario Episcopale per la ricostruzione, fosse sollevato dai suoi incarichi pastorali presso la parrocchia dell’Abbazia di S. Eutizio in Preci, dove, invece, si è destinato don Paolo Biasi, sinora parroco di S. Gregorio in Nido in Castel Ritaldi. E’, infatti, necessario che in quella assai grande parrocchia, collegata al più insigne monumento della tradizione monastica del nostro territorio, sia presente almeno un sacerdote di nazionalità italiana, per offrire collaborazione all’Arcivescovo, insieme ai sacerdoti non italiani che già lodevolmente operano in Abbazia. La grave malattia di mons. Tommaso Chianella, parroco dei Santi Domenico e Francesco in Spoleto, e lo stato di salute di altri sacerdoti ancor più avanzati d’età e assai malandati, richiedono speciale attenzione da parte della Curia Arcivescovile e la unanime preghiera di tutti i fedeli cattolici che hanno a cuore la loro Chiesa diocesana.

    www.cmdverona.it/viewArticle.asp?PK=76

  • Pedofilia/ Associazioni irlandesi vittime deluse: Nessuna azione

    Pedofilia/ Associazioni irlandesi vittime deluse: Nessuna azione

    Roma, 16 feb. (Apcom) – Sono deluse dall’esito dell’incontro tra i vescovi irlandesi e il Papa, le associazioni di vittime dei preti pedofili irlandesi. Alcune delle sigle più rappresentative – Irish Soca e Alliance Victim Support Group – si attendevano azioni più decise da parte di Benedetto XVI e una maggiore attenzione proprio a loro, le vittime degli abusi.

    “Siamo delusi”, spiega al telefono dall’Irlanda Tom Hayes, segretario generale della Alliance Support Group. “Il documento del Vaticano non contiene alcuna nuova formulazione o soluzione che sarebbe coraggio alle persone che sono state abusate. Abbiamo tuttavia speranza che il cardinale Sean Brady, presidente della conferenza episcopale irlandese, sarà capace di dare coraggio alle vittime al suo ritorno”. Quanto alla lettera che il Papa invierà nelle prossime settimane ai cattolici irlandesi, Hayes spiega: “Sarà una lettera pastorale e quindi non verrà letta da molte delle vittime, che ormai non frequentano più le chiese”.

    Sullo stesso tono, anche se con altro accento, la Irish Soca (Irish Survivors of Child Abuse). “Accogliamo con favore il fatto che il Santo Padre abbia riconosciuto che la pedofilia nella Chiesa è un crimine odioso che va affrontato con risolutezza”, spiega John Kelly. “Siamo tuttavia estremamente delusi per il fatto che il Papa non ha mostrato forte leadership nei confronti della crisi e noi vittime siamo anche arrabbiati per il fatto che Sua Santità non è sembrato in grado di prendere la necessaria ferma azione contro coloro che nella gerarchia della Chiesa irlandese hanno protetto i pedofili e che hanno disonorato in modo flagrante l’insegnamento di Cristo. Crediamo che Sua Santità abbia il dovere morale di recuperare l’onore alla nazione irlandese e di riconquistare la Vera Chiesa dall’anti-Cristo che è stato tanti decenni qui in Irlanda. In questo Sua Santità ha chiaramente fallito con le vittime e col popolo irlandese. La decisione di Sua Santità di chiedere ai vescovi irlandesi di affrontare questa crisi mostra una mancanza di visione, soprattutto perché sono gli stessi vescovi irlandesi il problema”.

    Pedofilia/ Papa incontra vescovi irlandesi: Cooperare con giudici
    La line della ‘tolleranza zero’.Prossima lettera a fedeli Irlanda

    Città del Vaticano, 16 feb. (Apcom) – Ancora parole nette, dure. La linea di ‘tolleranza zero’ adottata dal Papa sullo scandalo dei preti pedofili viene confermata anche all’incontro che Ratzinger ha convocato in Vaticano con i vescovi irlandesi dopo le denunce di due rapporti statali sui maltrattamenti negli istituti religiosi e sugli abusi sessuali coperti compiuti da preti irlandesi nei decenni passati e coperti da alcuni presuli. Reagiscono con delusione alcune delle associazioni di vittime. La Santa Sede, però, avverte che “l’attuale, dolorosa situazione non verrà risolta velocemente”. A marzo, tempo di Quaresima, intanto, è prevista la pubblicazione della lettera che Benedetto XVI indirizzerà direttamente ai cattolici irlandesi.

    Il Papa ha ascoltato per un giorno e mezzo, ieri e oggi, i vescovi irlandesi, li ha interrogati, si è intrattenuto con loro anche nelle pause. Ha pregato con loro. Alla fine, il Vaticano ha diffuso un comunicato che contiene una sostanziale novità. I vescovi irlandesi, vi si legge, “hanno evidenziato il proprio impegno a cooperare con le autorità giudiziarie in Irlanda, nel Nord e nel Sud, e con il National Board for Safeguarding Children della Chiesa cattolica in Irlanda per garantire che i criteri, le politiche e le procedure della Chiesa rappresentino la miglior pratica in questo settore”. Sinora non era così. L’istruzione dottrinale ‘Crimen sollecitationis’ (1962), rivista dalla congregazione per la Dottrina della fede presieduta da Ratzinger con la lettera ‘De delictis gravioribus’ (2001), non prevede l’obbligatorietà della denuncia di casi di pedofilia alle autorità statali. La materia viene lasciata alle competenze dei tribunali religiosi.

    Pedofilia/ Papa incontra vescovi irlandesi: Cooperare con … –

    Città del Vaticano, 16 feb. (Apcom) – Nel corso dell’incontro il Papa e i vescovi irlandesi “hanno esaminato il fallimento, per anni, delle autorità ecclesiastiche irlandesi nell’agire efficacemente riguardo casi che coinvolgono l’abuso sessuale di giovani perpetrato da alcuni sacerdoti e religiosi irlandesi”, rende noto il comunicato vaticano. Il Papa “ha osservato che l’abuso sessuale sui bambini e sui giovani non è soltanto un crimine odioso, ma è anche un grave peccato che offende Dio e ferisce la dignità della persona umana creata a sua immagine”. A quanto emerge ufficialmente non è stato sciolto il nodo delle dimissioni pendenti (dei sei presuli accusati uno è già stato dimesso, altri tre hanno rassegnato le dimissioni, uno è andato in pensione e uno fa resistenza a lasciare la diocesi), ma la linea è più che chiara. Di fronte a posizioni divergenti e sfaccettate, inoltre, il Papa “ha sfidato i vescovi ad affrontare i problemi del passato con determinazione e decisione e la presente crisi con onestà e coraggio”, nonché ad esprimersi “con una voce sola”. Benedetto XVI ha poi chiesto “una migliore preparazione pastorale, accademica, spirituale e umana” sia per i seminaristi che per i preti.

    Al di là delle misure concrete e dell’incontro con i vescovi irlandesi, comunque, il Papa è preoccupato. La sua analisi sociologica della pedofilia nella Chiesa viene spiegata con chiarezza nella nota vaticana: “Il Santo Padre ha anche fatto riferimento alla più generale crisi della fede che colpisce la Chiesa e l’ha collegata alla mancanza di rispetto per la persona umana e a quanto l’indebolimento della fede abbia contribuito in maniera determinante al fenomeno dell’abuso sessuale di minori”.

    La reazione a caldo delle vittime di abusi irlandesi è di delusione. “Siamo delusi”, spiega al telefono dall’Irlanda Tom Hayes, segretario generale della Alliance Support Group. “Il documento del Vaticano non contiene alcuna nuova formulazione o soluzione che sarebbe coraggio alle persone che sono state abusate. Sullo stesso tono, anche se con altro accento, la Irish Soca (Irish Survivors of Child Abuse). La decisione di Sua Santità di chiedere ai vescovi irlandesi di affrontare questa crisi mostra una mancanza di visione, soprattutto perché sono gli stessi vescovi irlandesi il problema”, afferma John Kelly. “Sono sicuro che il Papa affronterà la questione del dolore delle vittime nella sua lettera”, afferma il cardinale Sean Brady, presidente dei vescovi irlandesi, in una conferenza stampa nella sede di ‘Radio vaticana’. “Il Vaticano ha confermato l’impegno a rafforzare i rapporti con noi”, risponde il porporato, che contesta chi suggerisce che la Chiesa irlandese è un “capro espiatorio”. E ai giornalisti che domandano il perché dell’assenza di misure concrete dall’incontro in Vaticano, risponde: “Sta a noi, come conferenza episcopale e come singoli pastori, prendere misure concrete”.

    L”Osservatore romano’, intanto, interviene su un analogo scandalo che sta scuotendo l’opinione pubblica tedesca ripubblicando un recente articolo dalla ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ nel quale, alla denuncia dei fatti avvenuti, si sottolinea che “non sono vere novità”. A partire dal caso del Canisius-Kolleg al Tiergarten, prestigioso liceo gestito dai gesuiti a Berlino, sono emerse, nelle ultime settimane, oltre cento casi di abusi sessuali su minori in Germania. “Nel 2002 la Conferenza episcopale tedesca ha diffuso delle direttive, in base alle quali tutte le diocesi hanno introdotto una procedura chiara”, scrive la ‘Faz’, autorevole quotidiano conservatore molto amato da Papa Ratzinger. “Sono stati nominati degli interlocutori per le vittime, istituiti gruppi di esperti, chiamati importanti specialisti tedeschi per le perizie”. In questo senso, “qualsiasi vescovo che oggi volesse ancora nascondere sotto il tappeto una qualunque cosa in questo campo dovrebbe avere perso completamente il senno”, ma i tedeschi dovrebbero “accettare la banalizzazione degli abusi sessuali sui bambini che è stata compiuta per lungo tempo come parte della colpa di tutti noi”.

  • Palpeggiamenti a minorenni: condannato a cinque mesi ex parroco di Castel Ritaldi

    Palpeggiamenti a minorenni: condannato a cinque mesi ex parroco di Castel Ritaldi

    11 Febbraio 2010 alle 23:25:05
    Palpeggiamenti a minorenni: condannato a cinque mesi ex parroco di Castel Ritaldi
    Avrebbe abbracciato e toccato quattro ragazzine sotto i 14 anni di età

    di Daniele Ubaldi

    Cinque mesi di reclusione e 20mila euro di risarcimento a due delle quattro famiglie delle sue vittime. Ha avuto termine oggi, in udienza collegiale al tribunale di Spoleto, il processo all’ex parroco 47enne di Castel Ritaldi, accusato e infine riconosciuto colpevole di aver palpeggiato

    quattro minorenni, fra marzo del 2005 e dicembre 2006. In particolare, la sera della vigilia di Natale di quattro anni fa il parroco – nel frattempo allontanato dal piccolo comune Umbro – dopo aver celebrato la messa avrebbe abbracciato una minorenne all’interno della sagrestia, palpeggiandole il seno. L’uomo, originario di Verona, avrebbe ripetuto il gesto qualche giorno dopo, a Norcia, dove si stava svolgendo un campus. Il collegio giudicate, composto dai giudici Laudenzi, Avenoso e Fornaci, ha condannato il prete accogliendo solo in parte le richieste del pubblico ministero Albano, che voleva 18 mesi di reclusione. L’avvocato difensore Laura Modena ha annunciato ricorso in appello non appena ascoltata la lettura della sentenza. Presente in aula, come per tutta la durata del processo, anche il diretto interessato.

    www.spoletonline.com/index.php?page=articolo&id=130387