Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Germania: venti giovani vittime di abusi in un collegio di gesuiti

    Germania: venti giovani vittime di abusi in un collegio di gesuiti

    Berlino. Sono almeno venti le vittime di abusi sessuali da parte di due ex insegnanti, due padri gesuiti del prestigioso collegio berlinese Canisius, che a distanza di decenni hanno deciso di denunciare quanto accaduto. Secondo il rettore dell’istituto stesso, padre Klaus Mertes, due ex insegnanti dell’istituto che erano di ruolo negli anni settanta ed ottanta sono sono stati indagati per aver abusato dei propri allievi, oggi uomini di quarant’anni che hanno deciso di denunciare l’accaduto dopo un incontro tra ex compagni.

    Il capo dell’Ordine dei Gesuiti tedeschi Padre Stefan Dartmann ha ammesso di essere in possesso delle prove degli abusi dal lontano 1981, ma di non aver mai informato nessuno dei fatti.

    www.sabatoseraonline.it/home_ssol.p…_id=126387&l=it

    Germania, si allarga lo scandalo dei gesuiti

    02/02 12:14 CET

    Si allarga in Germania lo scandalo dei preti gesuiti che hanno abusato di bambini in collegi religiosi. Dopo gli almeno 20 casi riscontrati a Berlino, ne emergono altri in differenti città, come Amburgo, Blasien, Gottinga e Hildesheim.

    Il rettore del collegio Canisius di Berlino: “E’ una catastrofe pedagogica. Possiamo tentare di rimediare, per quanto sia possibile 30 anni dopo, dicendo: sì, ce lo avevate detto. No, non vi abbiamo risposto. Oggi vogliamo ascoltarvi. Per favore, raccontateci e noi vi crederemo”.

    I casi accertati riguardano un insegnante di religione e uno di attività sportive, che poi sarebbe stato accusato di abusi sessuali in altri istituti dove avrebbe lavorato in seguito, in Spagna e Cile.

    Gli abusi sono stati commessi negli anni Settanta e Ottanta. Al momento 25 persone si sono fatte avanti per denunciare di essere state vittime delle attenzioni dei religiosi.

    Germania/ Almeno 20 vittime di abusi in collegio gesuiti Berlino
    Ordine ha in mano prove dal 1981, ma non ha mai avvertito nessuno

    Berlino, 1 feb. (Ap) – Il rettore del collegio Canisius, prestigioso istituto di gesuiti a Berlino, aveva già intuito che ad avere subito abusi sessuali da parte di due ex insegnanti, due padri gesuiti, erano più dei sette allievi che inizialmente, a distanza di decenni e con grande timidezza, hanno denunciato quanto successo. Padre Klaus Mertes, che la settimana scorsa ha inviato una lettera di scuse a 500 ex allievi e tenuto una conferenza stampa perché la vicenda sia nota, ha annunciato oggi che il numero degli studenti vittime di abusi è salito a venti.

    Almeno due ex insegnanti dell’istituto sono indagati. Hanno insegnato al Canisius negli Anni Settanta e Ottanta per poi lasciare l’istituto in circostanze che restano da chiarire. Il capo dell’Ordine dei gesuiti in Germania, Padre Stefan Dartmann, ha spiegato che gli insegnanti sono stati trasferiti in altri istituti cattolici nel paese, dove potrebbero avere commesso altri abusi. L’Ordine – ha ammesso Dartmann – ha in mano prove di questi episodi dal 1981, ma non ha mai informato i genitori, gli studenti o le autorità.

    Mertes ha raccontato la settimana scorsa dei primi sette casi: è stato messo al corrente degli abusi nel 2004 prima da due allievi che lo pregarono di non fare rivelazioni pubbliche. Nel dicembre 2010 poi, altre cinque vittime, tutti ormai uomini oltre i 40 anni, hanno confidato abusi dopo un incontro con dei compagni di corso.

  • Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna
    Comunicato stampa, 02 Febbario 2010
    PRETE PEDOFILO. CECCONI: “ESIGIAMO TRASPARENZA
    SULLE RESPONSABILITA’ DELLA CURIA.
    INAMISSIBILE L’ASSENZA DI AIUTO
    ALLE VITTIME MINORENNI”

    Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, in merito al prete accusato di molestie sessuali nei confronti delle bambine di un asilo cattolico e al comportamento tenuto dalla Curia di Bologna.

    “Secondo le testimonianze rese in aula da diverse persone che frequentavano la scuola materna all’interno della struttura parrocchiale di cui il prete era responsabile (maestre trimestrali, bidelle, cuoche), l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare. Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano l’asilo in provincia di Ferrara, ma ricadente nella diocesi di Bologna“.

    “In primo grado di giudizio, il tribunale di Ferrara ha condannato il prete a 6 anni e 10 mesi di reclusione, per aver commesso, in veste di educatore, reiterati atti di pedofilia su numerose piccole alunne”.

    “Il giorno 11 Novembre 2004 le educatrici informarono i genitori di quanto accadeva nell’asilo. Decisero di avvisare i superiori del prete e la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si recarono a Bologna per incontrare i responsabili della Curia. L’incontro avvenne il giorno 8 Gennaio 2005, alla presenza di Mons. Ernesto Vecchi, numero due della Chiesa bolognese”.

    “Secondo quanto riportato dall’educatrice, Vecchi disse: “Quell’uomo è malato e questo incontro non è mai avvenuto“. Quando Mons. Vecchi seppe poi che era già scattata una denuncia, si arrabbiò moltissimo, urlò contro la maestra, sostenendo che era pagata da loro”.

    “I giudici Caruso, Oliva e Bighetti, nella sentenza di condanna del prete pedofilo, hanno precisato che “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto del parroco, e di cui i rappresentanti dei genitori e l’educatrice intendevano discutere, equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”“.

    “Per i giudici ferraresi siamo di fronte a un “muro di gomma delle autorità ecclesiastiche”, che influì anche sulla tempestività delle denunce e quindi direttamente sul numero di bambine che sono rimaste vittime di molestie sessuali”.

    “Alla luce dei fatti riportati e che hanno trovato conferma nel processo di primo grado, a cui vanno aggiunti i documenti vaticani “Crimen sollicitationis” e “De delictis gravioribus”, che indicano alle diocesi cattoliche di tutto il mondo come comportarsi nei casi di pedofilia tra i sacerdoti”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “Chiediamo che la Curia di Bologna, responsabile dell’asilo in cui lavorava il prete condannato, risponda alle seguenti domande di fronte all’opinione pubblica:

    • Il “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” in Vaticano. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?
    • Nel 2009 il Cardinale Caffarra ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori?
    • Il “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?
    • Dove si trova attualmente il prete pedofilo condannato?
    • Esercita ancora una professione a contatto con minori?
    • Perché la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie, come richiestoLe, anche ieri, dal loro avvocato?
    • Ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna?
    • Non ritiene la Curia doveroso informare la famiglie e la cittadinanza in questi casi?”

    “Come Rete Laica e come cittadini riteniamo che il comportamento omertoso della Curia di Bologna sia gravissimo e la qualifica come un’istituzione che protegge chi commette un reato piuttosto che le vittime del reato stesso. Non si potrà non tener conto di questa vicenda”, conclude Cecconi, “quando si andrà a discutere del possibile rinnovo della convenzione tra il Comune e le scuole private cattoliche“.

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

  • Sul computer non c’è nulla Ma don Lu lo ha formattato

    Sul computer non c’è nulla Ma don Lu lo ha formattato

    I primi accertamenti delle perizie sono stati comunicati ieri alla procura e lasciano aperti dubbi e suscitano perplessità. Nei prossimi giorni verrà studiato l’hard disk del quarto personale del sacerdote recuperato la scorsa settimana

    Una prima sommaria verifica del computer di don Luciano, sequestrato la scorsa settimana in casa di un amico del sacerdote, non ha portato alla luce elementi inquietanti.

    Ma don Luciano Massaferro, prima di regalare il pc, lo ha formattato, ossia ha cancellato tutti i contenuti presenti nell’hard disk. Un atteggiamento che ha di insospettito gli inquirenti.

    Sono stati i due periti informatici nominati dalla procura a segnalare l’anomalia ai sostituti procuratori Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro, che ieri pomeriggio hanno convocato un vertice in procura per analizzare la situazione. Oltre ai due periti era presente anche il supertestimone dell’accusa, anche lui perito, che aveva aiutato don Massaferro a trasferire alcuni files da quel computer a quello nuovo.

    Proprio la sua testimonianza aveva consolidato la certezza negli inquirenti sulla presenza di quel quarto strumento informatico che invece il parroco di San Vincenzo e San Giovanni ha sempre negato.

    Ha partecipato anche lui all’incontro durato quasi due ore nell’ufficio del pm Coccoli e nel quale magistrati ed esperti informatici hanno deciso la linea di condotta da tenere. Sicuramente la direttiva è semplice: cercare di risalire ai file cancellati per verificare l’esistenza o meno di materiale che possa risultare utile all’indagine.

    Compito che non si annuncia agevole, nonostante i periti siano in possesso di sistemi estremamente all’avanguardia per fare luce anche sugli angoli più nascosti di quello che ormai sembra essere diventato uno degli aspetti cardine dell’inchiesta.

    Al momento la procura ha preso atto dell’importanza del ritrovamento del pc per demolire l’attendibilità del prete che ha sempre negato di averne avuto il possesso. Il procedimento di formattazione messo in atto da don Lu, inoltre, sembra fare a pugni con le iniziali affermazioni del sacerdote di non essere assolutamente esperto in materia informatica.

    L’aver cancellato i contenuti dell’hard disk non vuol dire comunque la volontà di togliere di mezzo materiale scottante. Di fronte all’intenzione di regalare il pc a un amico il prete potrebbe aver deciso di togliere ogni traccia del suo lavoro. Un’operazione innocua che potrebbe fare chiunque. Certo che, vista in un quadro indiziario come quello esistente l’operazione lascia adito a qualche dubbio.

    Non resta che attendere e verificare quale sarà la verità. L’inchiesta va avanti e la procura non intende tralasciare alcunché per fare piena luce sulla vicenda che, come ha puntualizzato nelle scorse settimane lo stesso procuratore Francantonio Granero, registra due vittime: l’undicenne parrocchiana e don Luciano.

    In attesa dell’annunciata visita nel carcere di Sanremo del vescovo di Albenga e Imperia, Mario Oliveri, al sesto piano del palazzo di giustizia di Savona non sarebbe arrivata ancora istanza di visita da parte del padre del sacerdote, mentre al contrario sarebbero state negate istanze di alcune persone vicine a don Lu che hanno chiesto di potergli fare visita nel penitenziario sanremasco.

    La difesa, dopo aver ottenuto alcuni atti, è in attesa dell’autorizzazione da parte del giudice delle indagini preliminari Emilio Fois di poter copiare il compact disk dell’audizione protetta della presunta vittima.

  • Nuovo scandalo sessuale nella Chiesa. I gesuiti tedeschi accusati di stupro

    Nuovo scandalo sessuale nella Chiesa. I gesuiti tedeschi accusati di stupro

    La chiesa finisce nuovamente nel mirino delle polemiche. Un nuovo scandalo a sfondo sessuale, infatti, ha investito il mondo ecclesiale, questa volta in Germania. Sul quotidiano Berliner Morgenpost il rettore di uno dei licei più prestigiosi di Berlino, il Canisius-Kolleg al Tiergarten, gestito dai gesuiti, ha presentato le scuse ufficiali a nome dell’istituto per una serie sistematica di violenze sessuali avvenute negli anni Settanta e Ottanta da parte di due insegnanti. Le testimonianze di alcuni allievi hanno convinto il rettore che non si trattava di casi sporadici o isolati, ma di violenze sistematiche durate oltre un decennio. Almeno due insegnanti sacerdoti sono sospettati di aver compiuto gli abusi sugli studenti; entrambi hanno lasciato l’ordine dei gesuiti negli anni Ottanta e non insegnano più nella scuola.

    IL RETTORE: SONO SCONVOLTO

    Dopo che alcune vittime degli abusi si erano rivolte al rettore, padre Klaus Mertes, quest’ultimo ha scritto una lettera a circa 600 ex studenti dell’istituto, molti dei quali oggi occupano posizioni di rilievo nella società, nella politica e nell’economia tedesca. “La violenza dell’accaduto mi ha sconvolto”, ha dichiarato il rettore al Berliner Morgenpost. “Ho assicurato alle vittime tutta la mia discrezione. Adesso loro sono liberi di decidere se rivolgersi all’opinione pubblica o alla polizia”.

    BUFERA PRETI PEDOFILI IN IRLANDA

    Quanto accaduto in Germania è solo l’ultimo di una serie di scandali sessuali che ha visto protagonista la chiesa cattolica. Dopo la bufera che ha coinvolto alcuni sacerdoti in Nord America, recentemente è stata la chiesa irlandese a finire nella bufera. E’ stata una delle pagine più nere della storia d’Irlanda, e della storia della chiesa cattolica: l’abuso sessuale sistematico e ampiamente diffuso ai danni di bambini e adolescenti di entrambi i sessi, in scuole, orfanotrofi, riformatori e altri istituti gestiti da ordini religiosi cattolici irlandesi. Un dossier con le testimonianze di 2.500 vittime di violenze, avvenute tra gli anni ’40 e gli anni ’80, negli istituti gestiti da preti e suore, riporta i racconti atroci, di uomini e donne oggi adulti che ricordano di essere stati picchiati in ogni parte del corpo con le mani e con ogni tipo di oggetti, seviziati, stuprati, talvolta da più persone contemporaneamente.

    LA CONDANNA DEL PAPA

    E sul tema è intervenuto duramente anche il Papa che ha convocato tutti i vescovi irlandesi per il 15 e il 16 febbraio a Roma: due giorni di confronto sullo scandalo degli abusi sessuali del clero dell’Isola, durante i quali presumibilmente saranno resi noti ai rappresentanti delle diocesi irlandese i contenuti della lettera che Benedetto XVI ha annunciato avrebbe inviato ai fedeli d’Irlanda per chiedere scusa e per ribadire la contrarietà della chiesa a tali abusi.

    LA COMPAGNIA DI GESU’, IL PIU’ GRANDE ISTITUTO RELIGIOSO

    La Compagnia di Gesù, questo il nome ufficiale dei gesuiti, è considerata singolarmente il più grande istituto religioso della Chiesa cattolica. Fu fondata nel 1534 da un gruppo di sei studenti dell’Università di Parigi che erano guidati da Ignazio di Loyola. L’attuale superiore dei gesuiti, storicamente chiamato il Papa Nero, per via del colore della tonaca, per la durata a vita dell’incarico e per il peso dell’ordine nel mondo cattolico, è padre Adolfo Nicolas, eletto il 19 gennaio 2008. Al primo gennaio 2009 i gesuiti erano in totale 18.516, di cui 13.112 sacerdoti (- 193 rispetto al 2008). La provincia più numerosa è quella italiana, con circa 700 membri.

    (Apcom)

  • Berlino anni ’70-’80, Canisius-Kolleg al Tiergarten, uno dei più prestigiosi licei della città

    Berlino anni ’70-’80, Canisius-Kolleg al Tiergarten, uno dei più prestigiosi licei della città

    Roma, 28 gen (Velino) – Un altro scandalo a sfondo sessuale imbarazza la Chiesa cattolica. Berlino anni ’70-’80, Canisius-Kolleg al Tiergarten, uno dei più prestigiosi licei della città – qui si è formata l’elite politica ed economica del Paese -, gestito dai gesuiti: è in questo collegio che due professori (gesuiti) avrebbero perpetrato violenze sistematiche su diversi studenti. La notizia è riportata dal quotidiano Berliner Morgenpost. L’attuale rettore, padre Klaus Mertes, ha inviato una lettera a tutti coloro (circa 600 persone) che all’epoca erano studenti del liceo, invitandoli a riferire eventuali informazioni che possano far luce sull’intera vicenda. Negli ultimi anni sono infatti emersi rapporti isolati su abusi, ma dopo la diffusione di un documento interno su questo problema, alcuni ex studenti hanno sporto denuncia, convincendo il rettore che si trattasse di un fenomeno ampio e sistematico, e non solo di casi isolati. “Con profonda costernazione e vergogna, ho appreso di queste terribili, non isolate, ma sistematiche violenze che sono andate avanti per anni” scrive Mertes.

    Non si conoscono ancora le dimensioni di quanto avvenuto, mentre i due professori hanno lasciato l’ordine dei gesuiti e la scuola negli anni Ottanta. Le vittime “non hanno avuto la dovuta protezione che avevano il diritto di attendersi dal Collegio e dall’Ordine”, anzi, hanno avuto davanti persone che “non hanno avuto rispetto” per loro. “Anche solo per questo – continua padre Mertes – questi atti non riguardano solo il colpevole e la vittima, ma tutto il collegio. E per questo voglio chiedere perdono a tutte le vittime a nome del collegio per quello che hanno subito qui”. Il gesuita ha quindi assicurato “la discrezione più totale”. Coloro che hanno subito abusi sono “liberi di denunciare alla polizia o di rendere pubblica la cosa. Non subirete minacce se parlate, al contrario, ci aiuterete a riparare a questi abusi”.

    www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1048903

    28 gennaio 2010 | 14:21
    Germania: un liceo di gesuiti coinvolto in uno scandalo di stupri
    Berlino. L’ennesima tegola a sfondo sessuale cade sulla testa della Chiesa cattolica. Questa volta in mezzo alla bagarre c’è finito un liceo tedesco gestito dai gesuiti, il prestigioso Canisius-Kolleg al Tiergarten, in cui, secondo il quotidiano Berliner Morgenpost, negli anni settanta e ottanta, si sarebbero verificati diverse violenze sessuali perpetrate da due insegnanti. A raccontare la vicenda, e a presentare le scuse ufficiali della scuola, è stato l’attuae rettore, Padre Klaus Mertes, a cui alcune delle vittime si erano rivolte per descrivere quanto avevano subito in passato. Il rettore ha così scritto una lettera a circa 600 ex studenti del liceo, molti dei quali sono oggi importanti personalità della vita politica, culturale ed economica della Germania. “La violenza dell’accaduto mi ha sconvolto -, ha dichiarato il rettore al quotidiano berlinese -. Ho assicurato alle vittime tutta la mia discrezione. Adesso loro sono liberi di decidere se rivolgersi all’opinione pubblica o alla polizia”. I due insegnanti, entrambi sacerdoti in quel periodo, hanno lasciato l’ordine dei gesuiti negli anni ottanta e oggi non insegnano più nell’istituto.

  • Germania, scandalo preti pedofili in collegio gesuiti

    Germania, scandalo preti pedofili in collegio gesuiti

    Germania, scandalo preti pedofili in collegio gesuiti
    Roma, 28 gen (Velino) – Un altro scandalo a sfondo sessuale imbarazza la Chiesa cattolica. Berlino anni ’70-’80, Canisius-Kolleg al Tiergarten, uno dei più prestigiosi licei della città – qui si è formata l’elite politica ed economica del Paese -, gestito dai gesuiti: è in questo collegio che due professori (gesuiti) avrebbero perpetrato violenze sistematiche su diversi studenti. La notizia è riportata dal quotidiano Berliner Morgenpost. L’attuale rettore, padre Klaus Mertes, ha inviato una lettera a tutti coloro (circa 600 persone) che all’epoca erano studenti del liceo, invitandoli a riferire eventuali informazioni che possano far luce sull’intera vicenda. Negli ultimi anni sono infatti emersi rapporti isolati su abusi, ma dopo la diffusione di un documento interno su questo problema, alcuni ex studenti hanno sporto denuncia, convincendo il rettore che si trattasse di un fenomeno ampio e sistematico, e non solo di casi isolati. “Con profonda costernazione e vergogna, ho appreso di queste terribili, non isolate, ma sistematiche violenze che sono andate avanti per anni” scrive Mertes.

    Non si conoscono ancora le dimensioni di quanto avvenuto, mentre i due professori hanno lasciato l’ordine dei gesuiti e la scuola negli anni Ottanta. Le vittime “non hanno avuto la dovuta protezione che avevano il diritto di attendersi dal Collegio e dall’Ordine”, anzi, hanno avuto davanti persone che “non hanno avuto rispetto” per loro. “Anche solo per questo – continua padre Mertes – questi atti non riguardano solo il colpevole e la vittima, ma tutto il collegio. E per questo voglio chiedere perdono a tutte le vittime a nome del collegio per quello che hanno subito qui”. Il gesuita ha quindi assicurato “la discrezione più totale”. Coloro che hanno subito abusi sono “liberi di denunciare alla polizia o di rendere pubblica la cosa. Non subirete minacce se parlate, al contrario, ci aiuterete a riparare a questi abusi”.

    www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1048903

    28 gennaio 2010 | 14:21
    Germania: un liceo di gesuiti coinvolto in uno scandalo di stupri
    Berlino. L’ennesima tegola a sfondo sessuale cade sulla testa della Chiesa cattolica. Questa volta in mezzo alla bagarre c’è finito un liceo tedesco gestito dai gesuiti, il prestigioso Canisius-Kolleg al Tiergarten, in cui, secondo il quotidiano Berliner Morgenpost, negli anni settanta e ottanta, si sarebbero verificati diverse violenze sessuali perpetrate da due insegnanti. A raccontare la vicenda, e a presentare le scuse ufficiali della scuola, è stato l’attuae rettore, Padre Klaus Mertes, a cui alcune delle vittime si erano rivolte per descrivere quanto avevano subito in passato. Il rettore ha così scritto una lettera a circa 600 ex studenti del liceo, molti dei quali sono oggi importanti personalità della vita politica, culturale ed economica della Germania. “La violenza dell’accaduto mi ha sconvolto -, ha dichiarato il rettore al quotidiano berlinese -. Ho assicurato alle vittime tutta la mia discrezione. Adesso loro sono liberi di decidere se rivolgersi all’opinione pubblica o alla polizia”. I due insegnanti, entrambi sacerdoti in quel periodo, hanno lasciato l’ordine dei gesuiti negli anni ottanta e oggi non insegnano più nell’istituto.

  • Nuovo scandalo sessuale nella Chiesa. I gesuiti tedeschi accusati di stupro Coinvolto uno dei più prestigiosi licei di Berlino.

    Nuovo scandalo sessuale nella Chiesa. I gesuiti tedeschi accusati di stupro Coinvolto uno dei più prestigiosi licei di Berlino.

    La chiesa finisce nuovamente nel mirino delle polemiche. Un nuovo scandalo a sfondo sessuale, infatti, ha investito il mondo ecclesiale, questa volta in Germania. Sul quotidiano Berliner Morgenpost il rettore di uno dei licei più prestigiosi di Berlino, il Canisius-Kolleg al Tiergarten, gestito dai gesuiti, ha presentato le scuse ufficiali a nome dell’istituto per una serie sistematica di violenze sessuali avvenute negli anni Settanta e Ottanta da parte di due insegnanti. Le testimonianze di alcuni allievi hanno convinto il rettore che non si trattava di casi sporadici o isolati, ma di violenze sistematiche durate oltre un decennio. Almeno due insegnanti sacerdoti sono sospettati di aver compiuto gli abusi sugli studenti; entrambi hanno lasciato l’ordine dei gesuiti negli anni Ottanta e non insegnano più nella scuola.

    IL RETTORE: SONO SCONVOLTO

    Dopo che alcune vittime degli abusi si erano rivolte al rettore, padre Klaus Mertes, quest’ultimo ha scritto una lettera a circa 600 ex studenti dell’istituto, molti dei quali oggi occupano posizioni di rilievo nella società, nella politica e nell’economia tedesca. “La violenza dell’accaduto mi ha sconvolto”, ha dichiarato il rettore al Berliner Morgenpost. “Ho assicurato alle vittime tutta la mia discrezione. Adesso loro sono liberi di decidere se rivolgersi all’opinione pubblica o alla polizia”.

    BUFERA PRETI PEDOFILI IN IRLANDA

    Quanto accaduto in Germania è solo l’ultimo di una serie di scandali sessuali che ha visto protagonista la chiesa cattolica. Dopo la bufera che ha coinvolto alcuni sacerdoti in Nord America, recentemente è stata la chiesa irlandese a finire nella bufera. E’ stata una delle pagine più nere della storia d’Irlanda, e della storia della chiesa cattolica: l’abuso sessuale sistematico e ampiamente diffuso ai danni di bambini e adolescenti di entrambi i sessi, in scuole, orfanotrofi, riformatori e altri istituti gestiti da ordini religiosi cattolici irlandesi. Un dossier con le testimonianze di 2.500 vittime di violenze, avvenute tra gli anni ’40 e gli anni ’80, negli istituti gestiti da preti e suore, riporta i racconti atroci, di uomini e donne oggi adulti che ricordano di essere stati picchiati in ogni parte del corpo con le mani e con ogni tipo di oggetti, seviziati, stuprati, talvolta da più persone contemporaneamente.

    LA CONDANNA DEL PAPA

    E sul tema è intervenuto duramente anche il Papa che ha convocato tutti i vescovi irlandesi per il 15 e il 16 febbraio a Roma: due giorni di confronto sullo scandalo degli abusi sessuali del clero dell’Isola, durante i quali presumibilmente saranno resi noti ai rappresentanti delle diocesi irlandese i contenuti della lettera che Benedetto XVI ha annunciato avrebbe inviato ai fedeli d’Irlanda per chiedere scusa e per ribadire la contrarietà della chiesa a tali abusi.

    LA COMPAGNIA DI GESU’, IL PIU’ GRANDE ISTITUTO RELIGIOSO

    La Compagnia di Gesù, questo il nome ufficiale dei gesuiti, è considerata singolarmente il più grande istituto religioso della Chiesa cattolica. Fu fondata nel 1534 da un gruppo di sei studenti dell’Università di Parigi che erano guidati da Ignazio di Loyola. L’attuale superiore dei gesuiti, storicamente chiamato il Papa Nero, per via del colore della tonaca, per la durata a vita dell’incarico e per il peso dell’ordine nel mondo cattolico, è padre Adolfo Nicolas, eletto il 19 gennaio 2008. Al primo gennaio 2009 i gesuiti erano in totale 18.516, di cui 13.112 sacerdoti (- 193 rispetto al 2008). La provincia più numerosa è quella italiana, con circa 700 membri.

    (Apcom)

  • Continuità con il passato, Betori non cambia. Maniago che resta al suo posto

    Continuità con il passato, Betori non cambia. Maniago che resta al suo posto

    Postato giovedì 14 gennaio 2010

    di Maria Cristina Carratù

    Un provvedimento atteso, attraverso cui si immaginava di poter decifrare l´impronta pastorale che il nuovo arcivescovo Giuseppe Betori, arrivato da poco più di un anno, ha intenzione di lasciare sulla Curia fiorentina. In realtà il nuovo organigramma deciso per piazza San Giovanni per il quinquennio 2010-2015, di cui Betori ha informato ieri l´assemblea del clero, nasce all´insegna di una innegabile continuità, con i vari uffici mantenuti a personalità che si sono finora distinte più come sicure esecutrici del magistero, che interessate a un reale confronto sulle grandi questioni all´ordine del giorno anche della Chiesa fiorentina – dalla bioetica, alla secolarizzazione, al dialogo interreligioso.

    E’ una Curia destinata dunque a dipendere più che mai, come Betori ha già dato prova di volere, direttamente dall´arcivescovo. La principale delle conferme è senza dubbio quella a vicario generale del vescovo ausiliare Claudio Maniago, che rimane perciò il numero due della Curia per quanto privato dell´ufficio liturgico (affidato al suo ‘erede´ don Roberto Gulino, docente alla Facoltà teologica). Una diminutio relativa, d´altra parte, quella del giovane vescovo, dato fra i più in carriera d´Italia fino a tre anni fa, quando la sua immagine è stata pesantemente investita dallo scandalo degli abusi sessuali di don Cantini.

    Suo padre spirituale, e le cui responsabilità, secondo le vittime del prete, Maniago avrebbe cercato di coprire. Molti si aspettavano che alla prima occasione potesse scattare quantomeno un trasferimento, mentre la conferma dimostra che l´intenzione di Betori è, almeno per il momento, di proteggere Maniago da quelle che negli ambienti della Curia più fedeli al vescovo ausiliare sono sempre state considerate pure «strumentalizzazioni» del caso Cantini. E intanto, in una nota, le vittime del prete pedofilo (che ricordano di non essere mai state ricevute dal nuovo arcivescovo), si dicono deluse per «l´assenza di rinnovamento» e per la «dimostrazione che questa chiesa non ha voluto vedere fino in fondo le proprie responsabilità».

    Confermato vicario episcopale per gli affari economici (settore cruciale, con la gestione economica e immobiliare della Curia, e in particolare dei progetti di decentramento degli uffici, e di accorpamento delle parrocchie) monsignor Fabrizio Porcinai, già titolare fino ad oggi dell´ufficio da cui però, per ragioni di funzionalità, è stato isolato l´economato (affidato per la prima volta a un laico, Carlo Sarri), mentre a don Marcello Caverni, parroco di San Gervasio, è stato affidato l´ufficio per gli affari economici. A capo di un altro importante settore, l´Ufficio per l´Arte sacra e i beni culturali ecclesiastici, arriva monsignor Timothy Verdon, finora responsabile della catechesi attraverso l´arte (e del Centro diocesano per ecumenismo e dialogo, dove resta), diventando così una sorta di soprintendente artistico della Curia, con vicedirettore (e direttore del nuovo progetto di catalogazione dei beni della diocesi) il diacono Alessandro Bicchi. Passa di mano la delega a rappresentante del vescovo presso i preti diocesani, da don Elio Agostini a monsignor Andrea Bellandi, ex rettore della Facoltà teologica (dove, su indicazione della Congregazione per la dottrina della fede e di quella per l´educazione cattolica, arriva don Stefano Tarocchi), mentre sono confermati, fra gli altri, don Giovanni Momigli alla pastorale sociale, monsignor Dante Carolla all´ufficio catechistico, don Massimo Marretti alla scuola, don Alfredo Jacopozzi alla cultura.

    [Fonte Repubblica]

    www.altracitta.org/?p=10649

     

  • GERMANIA: LINEA TELEFONICA PER DENUNICARE ABUSI PRETI CATTOLICI

    GERMANIA: LINEA TELEFONICA PER DENUNICARE ABUSI PRETI CATTOLICI

    12/01/2010
    GERMANIA: LINEA TELEFONICA PER DENUNICARE ABUSI PRETI CATTOLICI

    (ASCA-AFP) – Berlino, 11 gen – La Chiesa cattolica ha istuito una linea telefonica per consentire alle vittime degli abusi dei preti di denunciare questi episodi, avvenuti negli istituti religiosi dei gestiti dalla Chiesa. La linea, che sara’ attivata’ a partire da mercoledi’, intende fare luce sui fatti avvenuti fra gli anni cinquanta e sessanta. Il capo dell’organizzazione, Padre Hans Langendoerfer, ha detto di provare ”profondo rimorso” per coloro che hanno subito abusi.

  • Vaticano. “Giustizia ordinaria, ma solo per casi certi”. E chi lo stabilisce, i monsignori, e quando cominciano a denunciare i preti pedofili?

    Vaticano. “Giustizia ordinaria, ma solo per casi certi”. E chi lo stabilisce, i monsignori, e quando cominciano a denunciare i preti pedofili?

    E quando cominciano a denunciarli e a spedirli in galera invece di proteggerli? E chi stabilisce se un caso è serio o non serio? I monsignori?

    E c’è bisogno della loro autorizzazione per i tribunali?

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/12…inaria-1919341/

    Intervista del prefetto della Congregazione del Clero all’Osservatore
    “Fatti gravissimi e delittuosi, che feriscono profondamente la Chiesa”
    Preti pedofili, la svolta del Vaticano
    “Se casi certi, sì a giustizia ordinaria”
    di ORAZIO LA ROCCA

    CITTA’ DEL VATICANO – Sui preti che si macchiano del “gravissimo crimine” della pedofilia, in Vaticano è scattata l’ora della svolta. D’ora in poi oltre ad essere sottoposti al giudizio delle leggi ecclesiastiche, saranno consegnati anche ai tribunali civili per essere giudicati e condannati dopo un regolare processo. Per i preti pedofili, quindi, oltre alle pene ecclesiastiche – vale a dire immediata riduzione allo stato laicale e scomunica dalla Chiesa cattolica – saranno comminate anche le punizioni previste dai Codici penali ordinari.
    L’annuncio è stato dato ieri, dal cardinale prefetto della Congregazione per il clero, il brasiliano Claudio Hummes, il “ministro” vaticano incaricato da Benedetto XVI di intervenire “con la massima severità” nei confronti di quei sacerdoti che, tradendo il loro ruolo, vengono ritenuti colpevoli di violenze sessuali nei confronti dei minori che frequentano le loro parrocchie, come purtroppo è accaduto in diverse diocesi, specialmente negli Usa e nell’Irlanda del Nord.
    Papa Ratzinger l’11 dicembre scorso, ricevendo in Vaticano i vertici della Chiesa irlandese, aveva preannunciato chiaramente che sui preti pedofili non ci sarebbe stata nessuna tolleranza. La conferma di tale proposito arriva ora – ad un mese esatto da quella drammatica udienza – dal cardinale Hummes attraverso una intervista all’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede.

    “La dolorosa vicenda irlandese – per la quale tra l’altro alcuni vescovi si sono assunti le loro responsabilità e si sono fatti da parte – non può essere riferita a tutto il ministero episcopale”, afferma il porporato in un passaggio di un’intervista al giornale pontificio. “I vescovi sono buoni padri per i loro sacerdoti. Certo, esistono alcune situazioni disdicevoli, ma sono molto limitate. Si tratta purtroppo di situazioni legate alla condizione umana. E’ quanto accaduto in Irlanda. Un fatto dolorosissimo che colpisce prima di tutto, è vero, le vittime, ma ferisce anche profondamente il cuore della Chiesa. Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo – conclude il cardinale Hummes – anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria”. Al di là della prudente analisi fatta dal cordinale su un fenomeno tanto grave e sconvolgente come i casi di pedofilia tra i preti, è un fatto che per la prima volta un “ministro” della Santa Sede evoca per questi reati il ricorso alla giustizia ordinaria.

    “Provo rabbia e vergogna; sono profondamente colpito, turbato e addolorato: chi ha sbagliato pagherà”, aveva detto Benedetto XVI ricevendo a dicembre in Vaticano i vertici della Chiesa irlandesi per analizzare il Rapporto Murphy, l’inchiesta-choc fatta dal governo dell’Irlanda del Nord sugli abusi sessuali commessi dai sacerdoti della diocesi di Dublino dal 1975 al 2004. Trenta anni di violenze compiute da 46 preti ai danni di centinaia di bambini. Dopo la pubblicazione del Rapporto, nei giorni scorsi sono stati costretti alle dimissioni due vescovi irlandesi accusati di omesso controllo sui casi di pedofilia denunziati nelle loro diocesi. Altre dimissioni per analoghi motivi potrebbero essere decise dal cardinale Sean Brady, presidente della Conferenza episcopale irlandese, e dall’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, i due più importanti prelati cattolici irlandesi a cui il Papa ha affidato il gravoso compito di fare “pulizia” tra i preti corrotti e di rilanciare la comunità cattolica del loro Paese. Un obiettivo che sarà oggetto anche di una prossima lettera ad hoc che lo stesso Benedetto XVI invierà ai vescovi irlandesi prossimamente. In attesa della lettera papale, nel frattempo il Vaticano ha aperto ai preti pedofili “colpevoli” anche la strada dei tribunali civili. Non è poco. Anche se forse ci si poteva arrivare prima.

    (12 gennaio 2010)