Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Cuneo. Foto pedopornografiche nel p.c. del parroco

    Cuneo. Foto pedopornografiche nel p.c. del parroco

    Operazione della polizia postale sulla rete: in manette tre insospettabili, tra loro anche uno psicologo

    Foto pedopornografiche in canonica finisce nei guai parroco della Granda

    Federica Cravero

    Il sacerdote ha tentato di impedire agli agenti di entrare e ne ha ferito uno chiudendo la porta

    Anche un sacerdote del Cuneese è rimasto impigliato nella rete della maxioperazione contro la pedopornografia online coordinata dalla polizia postale del compartimento Piemonte e Valle d´Aosta e dalla procura di Torino, che in tutta Italia ha portato a 23 denunce e tre arresti: uno psicologo milanese che lavorava nelle scuole e che insegnava educazione fisica per conto di un´associazione di genitori e due studenti di medicina di Roma, uno dei quali già tirocinante in ospedale. Tra gli indagati alcuni avevano precedenti per gli stessi reati e uno, in particolare, era stato arrestato in Sri Lanka per turismo sessuale.

    Due le perquisizioni in Piemonte. Nei giorni scorsi i poliziotti hanno fatto irruzione in una parrocchia della Granda: il prete ha tentato di impedire l´ingresso degli agenti, chiudendo la porta della canonica, ma un poliziotto è riuscito a infilare il piede, rimanendo ferito, e ad aprire un varco. Nella casa parrocchiale la squadra informatica della polizia postale ha trovato il computer in cui il sacerdote, che è stato denunciato a piede libero, conservava foto e filmati, che scaricava e scambiava su Internet.

    Quella appena conclusa è la seconda tranche di un´inchiesta, iniziata tre anni fa dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dal sostituto procuratore Stefano Demontis, che già nel 2008 aveva portato a una sessantina di perquisizioni in tutta la penisola. Tutto era iniziato, ha spiegato il procuratore capo Giancarlo Caselli, quando la polizia tedesca si era infiltrata in un sito web in cui i pedofili si scambiavano video e fotografie che ritraevano bambini e bambine anche piccolissimi in atteggiamenti osceni e scene di abusi e violenze.

    Un sito piuttosto esclusivo, se così si può dire, per accedere al quale occorreva dimostrare, come biglietto da visita, di avere nel proprio hard disk un vasto materiale da scambiare. Meglio se inedito nel mondo della pedofilia online e autoprodotto, ovvero frutto di filmini casalinghi in cui spesso le vittime sono figli o amici di famiglia. E c´era anche un agghiacciante forum di discussione, in cui gli utenti chattavano in inglese tra di loro commentando la qualità delle immagini e stilando una sorta di classifica delle perversioni. «È inquietante che le persone che hanno questo genere di “interesse” spesso abbiano a che fare anche per lavoro con minorenni», spiega Pietro Forno.

    In sette giorni di attività di investigatori tedeschi avevano individuato un milione di indirizzi ip, fornendo alle autorità italiane quelli rintracciabili nel nostro territorio. L´inchiesta era stata affidata alla polizia postale di corso Tazzoli, che ha scremato tra quella moltitudine di persone chi aveva fatto un accesso casuale al sito e chi invece era un utilizzatore abituale di quel materiale, affidando poi alle diverse procure le deleghe per le perquisizioni nelle altre città.
    (22 ottobre 2009)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…-granda/2113085

  • USA. Diocesi dichiara bancarotta per non pagare le vittime dei preti pedofili

    USA. Diocesi dichiara bancarotta per non pagare le vittime dei preti pedofili

    La diocesi di Wilmington, nello stato USA del Delaware, ha dichiarato bancarotta. Proprio ieri sarebbe dovuto cominciare il processo contro i sacerdoti che si sarebbero resi colpevoli di abusi sessuali. La diocesi, chiedendo la protezione dello stato contro i risarcimenti, si è dunque tutelata contro richieste ritenute troppo esose: il vescovo Francis Malooly ha esplicitamente sostenuto sul sito della diocesi che è questa la ragione alla base della dichiarazione di bancarotta. Secondo l’avvocato delle vittime, che hanno manifestato la loro indignazione fuori dal tribunale, la decisione “è solo l’ennesimo e triste capitolo di una lunga storia di insabbiamenti”. Quella di Wilmington, ricorda il Times, è la settima diocesi USA a fare questo passo.

    http://www.uaar.it/news/2009/10/20/usa-diocesi-dichiara-bancarotta-rischio-risarcimenti-alle-vittime-dei-preti-pedofili/

  • Un nuovo scandalo sulla Chiesa canadese

    Un nuovo scandalo sulla Chiesa canadese

    Un altro scandalo ha scosso la Chiesa cattolica canadese, dove un vescovo della Nuova Scozia è stato costretto a dimettersi in seguito alla scoperta di foto pornografiche infantili nel suo pc portatile e all’emissione di un mandato di arresto a suo carico.

    E’ stato un controllo di routine effettuato a caso all’aeroporto internazionale di Ottawa a rivelare la presenza delle immagini compromettenti nel laptop di monsignor Raymond Lahey.

    Il vescovo, 69 anni, guida la diocesi di Antigonish e, al momento del controllo allo scalo della capitale canadese, stava rientrando rientrava da un viaggio all’estero. Monsignor Lahey è stato arrestato all’aeroporto il 15 settembre scorso e poi rilasciato, ma il suo computer e “altri apparecchi di comunicazione” sono stati sequestrati, come ha precisato la polizia di Ottawa in un comunicato.

    Sul caso è stata aperta un’inchiesta che, il 25 settembre, ha avuto l’esito di incriminare monsignor Lahey per “possesso e importazione di pornografia infantile”. Il mandato d’arresto spiccato contro di lui non è ancora stato eseguito.

    Nel frattempo, monsignor Lahey è rientrato nella sua diocesi, che dirigeva dal 2003, e ha presentato sabato le sue dimissioni al Papa, il quale le ha accettate. Per uno strano concorso di circostanze, il vescovo di Antigonish aveva acquisito notorietà nell’agosto scorso, sempre in tema di scandali sessuali, ma in un ruolo del tutto diverso: era apparso in televisione per annunciare che la sua diocesi accettava di versare 13 milioni di dollari canadesi (8,3 milioni di euro) a una quindicina di vittime di abusi sessuali commessi da un prete. Aveva anche presentato le scuse della diocesi alle vittime e alle loro famiglie, dicendo di “sperare di non dover mai più trovarsi davanti a simili riprovevoli comportamenti”.

  • Vescovo Raymond Lahey sorpreso in aroporto sul pc foto pedopornografiche. Nel 1980 era stato già denunciato da due fratellini!

    Vescovo Raymond Lahey sorpreso in aroporto sul pc foto pedopornografiche. Nel 1980 era stato già denunciato da due fratellini!

    Ci sono dei nuovi risvolti sull’arresto del Vescovo Raymond Lahey arrestato in aeroporto dopo che gli veniva effettuato un controllo, apparentemente casuale sul suo pc-portatile in cui gli agenti rinvenivano materiale pedo-pornografico.
    Per chi non avesse seguito il caso qui potrà leggere l’epilogo.
    Nel 1980 il Vescovo Lahey era prete e già aveva ricevuto accuse per possesso di materiale pedo-pornografico, ma il tutto non ebbe un seguito. La Polizia di Terranova oggi sta cercando di fare chiarezza sul possesso di foto pedo-pornografiche che il Vescovo sembra abbia avuto più di 20 anni fa in casa sua.
    L’inchiesta parte di alcuni uomini che sono stati abusati dai preti nella scuola Cristiana a St.John’s Mount quando erano bambini. Questa scuola era anche un orfanotrofio Cashel che fu al centro di un indagine di pedofilia in cui furono coinvolti anche due fratellini che raccontarono di aver visto nel 1980 a casa di Lahey delle foto pedo-pornografiche.
    Le persone che allora furono coinvolte nello scandalo dell’orfanotrofio, hanno raccontato giovedì, alla CBC News che esistono degli atti ufficiali sulle loro dichiarazioni di allora nei confronti di Raymond Lahey, ma che vennero tralasciate.
    Nel frattempo l’investigatore Paul Davis del Royal Terranova Constabulary riferisce che non appena è venuto a conoscenza delle dichiarazioni rilasciate alla stampa da parte del Sig. Billy Earle (uno delle persone coinvolte negli abusi sessuali nell’orfanotrofio anni fa) si è attivato affinché vengano nuovamente visionate le dichiarazioni per determinare se ci siano riscontri o meno in quello che è stato detto venti anni fa. Davis ha aggiunto che la Polizia sta già rivedendo le registrazioni audio-video degli interrogatori fatti alle vittime e ai colpevoli riguardanti le indagini che erano state svolte per la vicenda degli abusi sessuali all’orfanotrofio Mount Cashel, comprese quelle dei due fratellini sul conto di padre Lahey, i Sig. Bille e Shane Earle.
    L’investigatore Davis dice che fino ad ora non si è trovato ancora alcuna prova a sostegno delle accuse formulate dai fratelli Earle.
    20 anni fa i due fratelli Earle testimoniarono a Terranova nel processo per violenza sessuale su minori avvenuta nell’orfanotrofio. I due fratelli sperano che oggi si possa scavare nel inchiesta che fu archiviata 20 anni fa nei confronti di Lahey. I due, quando erano ragazzini, raccontarono che Lahey allora era prete e che era diventato loro amico. I due frequentavano la casa del prete e in un occasione nell’ abitazione di Lahey i due fratellini trovarono dei cataloghi che gli erano stati spediti ( a Lahey) in cui venivano raffigurati bambini in situazioni pornografiche.
    Le indagini di allora confermarono che purtroppo i due fratellini avevano subito abusi sessuali nell’orfanotrofio Cristiano, l’indagine nei confronti dell’allora padre Raymond J. Lahey non ebbero nessun proseguo, ma oggi, alla luce di quanto è emerso il dubbio che sia stato un errore viene spontaneo. Per i due fratelli apprendere che oggi si è aperto un fascicolo a carico di Lahey, per i stessi motivi che 20 anni fa avevano fatto presente ha rievocato il dolore di quella ferita che sembrava ormai rimarginata, facendoli sprofondare nuovamente nel buio dei ricordi della loro adolescenza!
    Ora Lahey è accusato di detenzione e importazione di materiale pedo-pornografico, ma nonostante tutto è stato già rilasciato giovedì su cauzione che ammonta a 9.000 dollari!
    Potete risarcire con tutti i soldi che volete, ma nulla potrà lenire il dolore che le cicatrici di tale sofferenza lasciano a gli abusati e alla società.

  • Vaticano: non è pedofilia ma Efebofilia

    Vaticano: non è pedofilia ma Efebofilia

    I preti cattolici che abusano sessualmente di persone giovani non dovrebbero essere definiti pedofili a quanto dichiarato dal Vaticano.

    Il vaticano sostiene che l’esempio di abusi sessuali di minori da parte dei preti cattolici andrebbero descritti come casi di Efebofilia .

    Per chi non lo sapesse seconda una spiegazione prettamente scientifica, con il termine Pedofilia, che deriva dal greco “fanciullo-affetto” si intende una forma di devianza sessuale che consiste nell’attrazione sessuale da parte di un soggetto sessualmente maturo nei confronti di soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età preadolescenziale o bambini.

    L’attrazione sessuale inoltre verso i bambini non è sufficiente per la diagnosi di pedofilia. La psichiatria definisce pedofili solo quegli individui che di età superiore ai 16 anni, provano attrazione sessuale o affettiva, verso bambini o bambine.

    Non sono invece da considerarsi pedofili i soggetti attratti principalmente da persone in fasce di età pari o superiori ai 12 anni circa, purché abbiano già raggiunto lo sviluppo della pubertà; tale sintomo di attrazione per i ragazzi adolescenti e definita Efebofilia o anche Ninofofilia o sindrome di Lolita.

    Torniamo ora al nostro caso.

    L’arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, ha segnalato in una dichiarazione emessa in una riunione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, che sul problema degli abusi verso minori da parte dei sacerdoti non si può parlare di atti di pedofilia ma di omosessuali attratti da adolescenti”.

    Per tutti i sacerdoti coinvolti negli abusi, l’80 sul 90% dei casi crede a questo orientamento sessuale minore che viene manifestato nei confronti di ragazzi adolescenti in età compresa tra 11 e 17 anni.

    Nella dichiarazione, Tomasi ha, inoltre, tentatato di deviare l’attenzione nei confronti del Vaticano per quanto riguarda la critica dei suoi maniaci sessuali puntando il dito contro altre istituzioni religiose in cui si verificano le stesse, sconvenienti, situazioni. Il bue che chiama cornuto l’asino.

    L’arcivescovo, ovviamente era molto preparato ed ha dimostrato la sua tesi, durante la sua brillante discussione, con una statistica per dimostrare, che in termini di percentuali ,meno del 5% dei sacerdoti cattolici sono coinvolti negli abusi sessuali rispetto ad una percentuale più alta presente nelle chiese protestanti americane.

    Riportiamo per un’attenta riflessione le dichiarazioni dirette dell’arcivescovo:
    “nel clero cattolico solo tra l’1,5 e il 5% dei religiosi ha commesso atti di questo tipo, la percentuale è maggiore tra i familiari e gli amici delle vittime. Non si può parlare di pedofilia, solo di omosessuali attratti da adolescenti. Di tutti i preti implicati in casi di questo tipo, l’80-90% di essi appartengono alla minoranza sessuale che pratica l’ efebofilia ”.

    Che messaggio trarre da queste dichiarazioni? Convertitevi alla chiesa cattolica, avrete meno probabilità di essere vittime di abusi sessuali.
    E poi, ma la chiesa cattolica non è quella istituzione che non accetta l’ omosessuali tà? Come potrebbero mai verificarsi ed esser giustificati atti di questo genere all’interno di un’istituzione tanto importante?

    Forse si tratta di una sorta di catechesi? Nel caso l’arivescovo avesse bisogno di altre motivazioni.
    Eh già, forse questi sacerdoti alla fine non è che si sentano attratti verso i ragazzi, magari cercano di metterli direttamente in situazioni reali per cercare di far capire loro che è sbagliato. Cosi a 13 anni durante una confessione, tra le mura di una chiesa, potresti trovarti in un confessionale dove mentre confessi i tuoi peccati qualcuno vada un po’ oltre, e poi ti obbliga a pentirti per quello che hai fatto, o che ti ha fatto, solo dopo però. Sì, sicuramente sarà questo il fine di tale comportamento. Quindi ha ragione l’arcivescovo, non è giusto condannare questi uomini.

    Pedofilia, scontro IHEU – Vaticano in sede ONU

    La scorsa settimana Keith Porteous Wood, delegato IHEU (l’organizzazione che unisce le associazioni secolariste di tutto il mondo, UAAR compresa), ha attaccato il Vaticano nel consiglio dei diritti umani dell’ONU sostenendo che la Santa Sede copre gli abusi nei confronti dei minori, accusa le vittime di mentire e protegge gli ecclesiastici direttamente o indirettamente coinvolti. Della risposta vaticana dà oggi notizia il Guardian: si sta facendo pulizia, si ribatte, e in ogni caso “nelle altre confessioni religiose succedono le stesse cose, se non peggio”.

    http://www.uaar.it/news/2009/09/29/pedofilia-scontro-iheu-vaticano-sede-onu/

    Onu, Vaticano: “Preti colpevoli di violenze non sono pedofili ma omosessuali”

    Silvano Tomasi, osservatore del Vaticano in sede ONU, intervenendo a Ginevra presso il consiglio dei diritti umani per rispondere alle critiche mosse dal delegato IHEU Keith Porteous Wood (Ultimissima del 29 settembre), ha sostenuto che nella maggior parte dei casi i preti che si sono macchiati di violenze su minori non sono pedofili, ma piuttosto omosessuali con tendenze di “efebofilia” come riportano testate quali “El Pais”.
    Tra le repliche a questa dichiarazione, da segnalare quella del presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso: “Il Vaticano è in stato confusionale e confonde ancora una volta il reato di pedofilia, commesso da uomini adulti nei confronti di minori – bambini o bambine, ragazzi o ragazze – con i rapporti consenzienti omosessuali. […] Il vero problema della Chiesa cattolica è la repressione sessuale che crea solo gravi danni nelle persone, essendo causa di solitudine, disinformazione e patologie sessuali”.

    http://www.uaar.it/news/2009/10/02/onu-vaticano-preti-colpevoli-violenze-non-sono-pedofili-omosessuali/

  • Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    pubblicato il 15 settembre 2009

    Mezzo secolo di sevizie nei luoghi più sacri. Ora c’è un’inchiesta, ma è alto il rischio impunità.

    “Avveniva notte dopo notte. Nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni”. “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia“. E ancora. “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici“. “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda“. “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui. Nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato“. “A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia, il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata“. “Ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi. Anche sotto l’altare”.

    LA CULTURA DEL SILENZIO – Settantatré casi di presunti abusi sessuali su minori in dieci anni, più di 235 vittime. Sono i dati allarmanti contenuti in un’inchiesta dell’Associated Press sugli scandali a sfondo sessuale che hanno coinvolto preti cattolici in Italia. Quello che ne emerge è una realtà di soprusi circondata per decenni da una cultura del silenzio, in un Paese dove la Chiesa è una delle istituzioni più rispettate, una realtà che però sta lentamente venendo alla luce grazie a un movimento che vuole smascherare e sradicare i colpevoli. Il conteggio dell’Ap è basato sulle cronache locali e sui siti e blog delle vittime di abusi. I numeri – osserva l’autrice dell’inchiesta, Nicole Winfield – sono ancora irrisori rispetto alle centinaia di casi all’esame dei tribunali statunitensi o irlandesi. Basti pensare che la Chiesa italiana finora è stata costretta a pagare soltanto qualche centinaio di migliaia di euro come risarcimento alle vittime, rispetto ai 2,6 miliardi di dollari calcolati per la diocesi americana e gli 1,1 miliardi di euro (1,5 miliardi di dollari) stimati per le vittime in Irlanda. Ma questo non significa che i casi di abusi italiani non abbiano ripercussioni, tutt’altro: con 50.850 preti su una popolazione di 60 milioni di abitanti, l’Italia ha più sacerdoti di tutto il Sud America o dell’Africa. Negli Stati Uniti – dove il Vaticano può contare su 44.700 preti per una popolazione di 300 milioni – dal 1950 ad oggi sono stati accusati di molestie a minori più di 4mila preti cattolici. I casi italiani, d’altronde, seguono più o meno lo stesso schema di quelli americani e irlandesi: spesso i sacerdoti hanno preso di mira poveri, disabili fisici o mentali, oppure tossicodipendenti affidati alle loro cure.

    L’ INCHIESTA DELL’ ESPRESSO – L’Associated Press dedica ampio spazio al caso dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, reso pubblico lo scorso gennaio da un’inchiesta dell’Espresso in cui risultava che decine di bambini e ragazzi sordi fossero stati violentati e molestati dagli insegnanti-sacerdoti almeno fino al 1984. Accuse sottoscritte da oltre sessanta fra ex alunni e alunne dell’ Istituto e rese pubbliche solo dopo le parole di condanna del Papa contro i sacerdoti pedofili. Purtroppo, tutti i reati che sono stati commessi ai danni di quei minori sono ormai prescritti e pur avendo testimonianze scritte e filmate alcuni di quei sacerdoti, ormai anziani, sono ancora in servizio nell’ Istituto. Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni, qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli“. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona.

    LA MADRE DI TUTTI I TABU’ – Ma nell’indagine dell’ Ap si citano anche vicende di incitamento alla prostituzione o partecipazione a riti satanici. Su tutto, pesa l’incertezza della pena. Quando ci sono state sentenze giudiziarie, osservano, si è passati da due anni con la condizionale a otto anni di carcere, anche se “con l’ormai nota lentezza del sistema giudiziario italiano, non è dato stabilire quante di queste condanne verranno effettivamente scontate“. Quando invece si è trattato di patteggiare un risarcimento, le cifre variano dai 15mila ai 150mila euro per vittima. E troppo poco coraggio, quando si tratta di queste vicende, anche da parte dei media più indipendenti. In più c’è una certa ritrosia nelle piccole città italiane, dove non si parla di sesso e figurarsi di sesso fra un prete e un bambino. “E’ il top dei tabù” ha detto Jacqueline Monica Magi, il giudice che segue i casi di pedofilia “questo è il provincialismo dell’ Italia”. “Come avrei potuto dire a mio padre che un prete faceva sesso con me ?”, Alessandro Vantini, 59 anni, ha raccontato tutto all’ Ap con il linguaggio dei segni, “non potevi parlarne ai tuoi parenti perché loro ti avrebbero picchiato”. E Gianni Bisoli, 60 anni, ha accusato di prolungate molestie sessuali, monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona, morto nel 1981 e in odore di beatificazione. Un’inchiesta della diocesi di Verona scagiona Carraro, ma le testimonianze non riguarderebbero le presunte vittime e si limiterebbero a coinvolgere altri membri della Congregazione e loro affiliati, personale della scuola e documentazione interna. Il processo di beatificazione è stato sospeso, ma adesso è tutto nelle mani del Vaticano. L’attuale vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti inizialmente aveva accusato gli ex studenti di fabbricare menzogne, ma quando uno dei religiosi accusati ha ammesso le relazioni sessuali, si è visto costretto ad ordinare un’inchiesta interna. Il risultato ha accertato che alcuni abusi sarebbero avvenuti realmente.

    UNO TSUNAMI – Nel 2002 quando scoppiò lo scandalo negli Stati Uniti, monsignor Betori aveva giustificato il non aver affrontato la questione nella Conferenza Episcopale, con il fatto che in Italia gli abusi sessuali fossero molto limitati. Ora, invece, i prelati italiani e il Vaticano sembrano aver capito che il problema è molto più serio. Monsignor Charles Scicluna della Congregazione per la Dottrina della Fede che segue tutti questi casi ha ammesso che le pubbliche denunce in Italia sono in aumento da quando è scoppiato lo tsunami negli States. “C’è un cambio di mentalità”-riferiscono dall’ Ap-“e questo può essere molto positivo”. “E’ accaduto”- dice Scicluna-“è importante che se ne parli, altrimenti non possiamo come Chiesa aiutare quelli che ne hanno bisogno. Vittime e carnefici”.

    Parliamone, aggiungiamo noi. Perché questi reati non cadano in prescrizione e perché chi li ha commessi possa essere giudicato da un Tribunale e non da una diocesi. O peggio, una Congrega.

    http://www.giornalettismo.com/archives/36654/italia-e-davvero-lotta-contro-i-preti-pedofili/

  • Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti

    Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti

    Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti
    La notizia non è certo recente, risale infatti alla fine di gennaio.

    Si tratta di casi di abusi e violenze sessuali denunciati da alcuni ex allievi di un Istituto per sordomuti a Provolo di Verona. Gli autori della violenze – durate anni – sarebbero alcuni sacerdoti dell’Istituto ed altri della curia scaligera.

    Al tempo, a parte un servizio curato dall’Espresso, la triste vicenda non ebbe il dovuto risalto. Adesso viene portata all’attenzione del pubblico olandese per merito di uno dei maggiori quotidiani dei paesi bassi, il Der Volkskrant, che ne ha tratto un articolato servizio raffrontandola con analoghe situazioni che hanno visto coinvolto il clero americano e irlandese. Riportiamo l’articolo la cui traduzione è stata curata da ItaliadallEstero.

    «Gli scolari non udenti non erano al sicuro nemmeno nel confessionale» Der Volkskrant 14 settembre 2009.

    Di abusi sessuali da parte del clero non si parla mai pubblicamente in Italia. Ma lentamente le cose stanno cambiando. “ Poi il vescovo iniziò a palparmi. Succedeva sera dopo sera. A volte nella camera da letto del prete, a volte in bagno, a volte addirittura nel confessionale “. Quando A.V. (59) frequentava una scuola cattolica per non udenti, i preti abusavano di lui così spesso che si sentiva “come se fosse morto”. Quest’anno A.V. e diversi altri ex-alunni hanno fatto qualcosa che in Italia è molto fuori dal comune: sono usciti allo scoperto con l’accusa di essere stati costretti nel passato a fare sesso con i preti.

    In Italia, dove la Chiesa è ancora un’istituzione rispettata dalla popolazione, per decenni gli abusi sessuali del clero sono stati circondati da silenzio. Ma ora “nell’orticello del Vaticano” sta nascendo un movimento che vuole denunciare questi comportamenti riprovevoli.L’agenzia stampa Associated Press (AP) ha contato 73 casi di sospettato abuso sessuale da parte di preti, per un totale di più di 235 vittime coinvolte. L’informazione proviene da articoli giornalistici, da siti internet e dai blog di alcune vittime. Quasi tutti i casi sono venuti alla luce negli ultimi sette anni dopo la pubblicità ricevuta da uno scandalo su un prete negli Stati Uniti.

    Il numero dei casi in Italia è limitato in confronto alle centinaia di processi intentati negli Stati Uniti ed in Irlanda. La Chiesa cattolica in Italia ha finora dovuto pagare alle vittime solo poche centinaia di migliaia di euro di risarcimento danni. Negli Stati Uniti ed in Irlanda le cifre sono notevolmente più elevate: rispettivamente 1,6 miliardi ed 1 miliardo di euro. Ma per un Paese dove fino a dieci anni fa le notizie sugli abusi del clero erano pressochè sconosciute, queste cifre sono ragguardevoli. È possibile che i casi riportati siano solo la punta dell’iceberg.

    Si può distinguere lo stesso schema emerso negli scandali americani ed irlandesi: i preti molestano i poveri, gli invalidi fisici o mentali o i giovani tossicodipendenti affidati alle loro cure. L’incapacità di parlare di molti non udenti rendeva per esempio più semplice costringere le vittime al silenzio. Pochi osano criticare la Chiesa in Italia. Inoltre l’Italia conosce ancora un certo pudore. Non si parla liberamente di sesso, a maggior ragione di sesso tra preti e bambini.

    67 ex-alunni dell’Istituto Antonio Provolo per non udenti di Verona hanno rotto il silenzio ed hanno firmato una dichiarazione in cui affermano che abusi sessuali, pedofilia e punizioni corporali erano frequenti tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80 in questa scuola. Anche A.V. ha parlato dopo un lungo silenzio: “Come facevo a raccontare a mio padre che un prete aveva fatto sesso con me? Non lo potevi dire ai tuoi genitori, altrimenti i preti ti picchiavano.”

    A.V. dice di essere soggetto ad ansia estrema da quando fu violentato da un prete. Fa riferimento a due preti e due fratelli laici , ma non vuole che i nomi vengano pubblicati per paura di ritorsioni legali – tre degli uomini menzionati sono ancora in vita. “Fino all’eta’ di trent’anni ho sofferto di depressione”, racconta A.V., che frequentò l’istituto per sordi dai 6 ai 19 anni. “Mia moglie ha detto che sarebbe stato bene parlarne, per togliermi il peso dalle spalle.”

    G.B. (60), un ex compagno di classe di A.V., accusa sedici preti e fratelli laici di averlo penetrato e costretto a sesso orale e masturbazione. Anche il vescovo di Verona ora deceduto, Giuseppe Carraro, in odore di santificazione, avrebbe abusato di lui svariate volte. G.B. si ricorda di come fu portato dal Vescovo. “Il Vescovo iniziò a palparmi. Non volevo, ma lui continuò.” Racconta che il vescovo provò a penetrarlo con una banana e che una volta lo fece con un dito. Per tenerlo calmo gli dava caramelle o i soldi per il gelato.

    L’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, ha inizialmente accusato gli ex-alunni dell’Istituto Provolo di aver prodotto false dichiarazioni. Ma dopo che uno dei preti accusati ha riconosciuto di avere avuto relazioni sessuali con gli scolari, Zenti ha ordinato un’inchiesta interna. Ma durante l’inchiesta non è stata ascoltata nessuna delle vittime e sono solo state raccolte le dichiarazioni di membri della congregazione e di altro personale scolastico. Alcuni casi di abuso sono stati ammessi, ma si tratta solo di una frazione di tutte le accuse. Due seminaristi ed un fratello laico sono stati licenziati. Il vescovo Carraro è stato assolto.

    http://minitrue.it/09/2009/sacerdoti-pedofili-e-ragazzi-non-udenti/

  • Pedofilia, scontro IHEU – Vaticano in sede ONU

    Pedofilia, scontro IHEU – Vaticano in sede ONU

    http://www.uaar.it/news/2009/09/29/pedofil…icano-sede-onu/

    Pedofilia, scontro IHEU – Vaticano in sede ONU

    La scorsa settimana Keith Porteous Wood, delegato IHEU (l’organizzazione che unisce le associazioni secolariste di tutto il mondo, UAAR compresa), ha attaccato il Vaticano (1) nel consiglio dei diritti umani dell’ONU sostenendo che la Santa Sede copre gli abusi nei confronti dei minori, accusa le vittime di mentire e protegge gli ecclesiastici direttamente o indirettamente coinvolti. Della risposta vaticana dà oggi notizia il Guardian (2): si sta facendo pulizia, si ribatte, e in ogni caso “nelle altre confessioni religiose succedono le stesse cose, se non peggio”.

    (1) http://www.iheu.org/iheu-calls-vatican-rec…r-un-convention
    (2) http://www.guardian.co.uk/world/2009/sep/2…eligion-vatican

  • Violentata da preti. Il vescovo: “Vai all’inferno puttana”

    Violentata da preti. Il vescovo: “Vai all’inferno puttana”

    Melbourne, l’arcivescovo Cattolico Denis Hart ha detto «vai all’inferno, puttana» a una donna che era stata violentata da un prete, condotta dichiarata terrificante da un magistrato di Victoria. L’arcivescovo Hart si è in seguito scusato con la donna davanti alla Corte di Melbourne per ciò che il magistrato Anne Goldsborough ha definito come un «terrificante abuso verbale.»

    Ma la scorsa notte, l’arcivescovo Hart ha ripetutamente affermato che «non ricorda» i suoi commenti o il rimprovero del magistrato, avvenuti a metà del 2004. «Sono passati tanti anni, non ricordo di preciso,» ha detto durante un’intervista al quotidiano The Age.

    Quando gli è stato fatto presente che avrebbe dovuto certamente ricordare in quanto è stato oggetto di dibattito per la corte, ha ripetuto nuovamente: «non ricordo.»

    I documenti della corte confermano lo sfogo dell’arcivescovo dopo aver ottenuto un’ingiunzione contro la donna, che lo aveva perseguitato dopo essere stata violentata dal sacerdote Barry Whelan nel 2001.

    Il magistrato ha detto che l’arcivescovo Hart, «su tutte le furie,» ha detto alla donna «vai all’inferno, puttana» quando ha bussato alla sua porta all’1 e 20 del mattino nel Marzo del 2004. La donna è stata oggetto di una precedente ingiunzione dopo aver lanciato pietre attraverso una finestra della casa dell’arcivescovo e aver litigato con lui e il suo staff.

    Consegnando le sue conclusioni nel Giugno del 2004, il magistrato Goldsborough ha detto: «l’arcivescovo Hart si è scusato per questo atto terrificante e scortese direttamente dal banco dei testimoni in mia presenza.»

    Il magistrato non ha ritenuto che «l’arcivescovo fosse impaurito o preoccupato per sé stesso o altri» quando ha trovato la donna di fronte alla porta d’ingresso di casa sua – ma ha altresì definito inaccettabile la condotta della donna.

    Il magistrato ha rilevato che l’arcivescovo era furioso in quanto la sua privacy era stata gravemente violata in seguito alla visita notturna. Ma ha rigettato la richiesta fatta dall’avvocato dell’arcivescovo di non tenere in considerazione la violenza subita dalla donna.

    «Sono sicuro… dall’arcivescovo stesso che [lui] … ha una buona comprensione della complessa serie di circostanze nelle quali [la vittima] si trova almeno in parte causate… dall’abuso dell’ex sacerdote Barry Whelan. »

    Nelle sue conclusioni, il magistrato ha anche detto che dopo aver visitato la casa dell’arcivescovo, la donna ha chiesto le sue scuse per i suoi commenti e ha detto telefonicamente al suo staff di volerlo uccidere. Goldsborough ha constatato che la donna «non aveva alcuna intenzione di portare a termine la sua minaccia,» ma l’ha definita «minatoria e allarmante.»

    «La vittima ha affermato che il suo comportamento durante le conversazioni al telefono è scaturito dal dolore e dalla frustrazione,» scrive il magistrato Goldsborough.

    «Sebbene sia completamente comprensibile da un lato, è assolutamente inaccettabile in tutti gli altri.» Whelan ha abusato della donna nel 2001, dopo l’annullamento della sospensione commiatagli negli anni ’90 a seguito di accuse di violenze sessuali.

    In diverse decadi, almeno cinque donne hanno accusato Whelan di averle violentate, compresa una donna che aveva 13 anni al momento della violenza e un’altra che sostiene di aver dato alla luce il figlio di Whelan.

    La chiesa aveva raggiunto nel 2006 un accordo segreto con la donna coinvolta nel caso del 2004.

    Benché non fosse in grado di ricordare i suoi commenti verso la donna e il rimprovero del magistrato, l’arcivescovo Hart ha rivelato alcuni degli eventi che hanno portato al processo. «Ho indossato la tonaca, sono andato alla porta ed ero molto infastidito… [lei stava] suonando e suonando ancora, mi ero appena addormentato, ero molto stanco, stavo per partire per Roma e sono sceso e sono sicuro che ho parlato con forza, ma ciò che ho detto non lo ricordo.»

    Lo scorso mese in una pubblicazione della Cattedrale St Patrick, Barry Whelan era stato definito “tesoro nazionale”, malgrado le indagini interne della chiesa avessero confermato gli abusi dell’ex sacerdote. L’arcidioceso ha poi affermato che si è trattato di un errore e si è scusata.

    Le indagini del quotidiano The Age sul modus operandi della Chiesa Cattolica di Melbourne nel gestire i casi di accuse di violenza sessuale hanno portato alla luce:

    1) Che un sacerdote accusato di aver violentato un minore è stato informato da un’investigatore della chiesa di essere oggetto di un’indagine della polizia.

    L’arcivescovo Hart ha affermato di aver accettato la giustificazione di Peter O’Callaghan di non aver avuto alcun divieto di informare il sacerdote dell’indagine della polizia.

    2) I commenti del vicario generale Les Tomlinson, secondo il quale esisterebbe “un’industria delle vittime” di abusi sessuali commessi da sacerdoti, che sfrutterebbe le vittime per fare soldi. Commenti che l’arcivescovo Hart ha definito «inutili.»

    3) Le richieste di un gruppo di vittime, sostenute da due vescovi, di riesaminare la gestione delle lamentele dell’arcidiocesi di Melbourne. L’arcivescovo Hart ha affermato che non c’è alcun bisogno di riesaminare il sistema. «Preferisco concentrarmi sulla compassione che dobbiamo mostrare alle vittime… Sono persone che avrebbero dovuto aspettarsi di più dai sacerdoti ed è una tremenda sofferenza essere traditi da coloro in cui avevano riposto fiducia.»

  • Esecutiva la sentenza nei confronti di don Abbiati Violentò tre bimbi: portato in carcere il prete pedofilo

    Esecutiva la sentenza nei confronti di don Abbiati Violentò tre bimbi: portato in carcere il prete pedofilo

    PAVIA 31/07/2009 – Con il suo arresto la comunità religiosa di Pavia aveva tremato a lungo. Alla fine le porte del carcere si sono aperte per Giuseppe Abbiati, 68 anni, il parroco di Borgorello (Pv) accusato di aver violentato tre bambini, che frequentavano l’oratorio da lui guidato.

    Ieri, infatti, è diventata esecutiva la sentenza della corte di Cassazione pronunciata lo scorso giugno, che aveva condannato il religioso a 4 anni e 8 mesi di reclusione.
    «Li stavo aspettando: avevo già le valigie pronte – ha detto il parroco – Ma io continuo a essere innocente».

    La vicenda
    La vicenda di don Giuseppe è iniziata 5 anni fa quando tre bambini, frequentatori dell’oratorio di Borgerello (Pavia), guidato dal parroco, rivelarono di aver subito molestie sessuali. La madre di uno dei piccoli fece denuncia e subito nei confronti del prete scattò l’inchiesta. In primo grado fu condannato a 6 anni di carcere. Ma il religioso ha sempre respinto ogni accusa e per evitare la costituzione di parte civile versò a titolo di risarcimento la somma di 30mila euro alla donna che lo accusava di aver molestato il figlio. In Appello la condanna al sacerdote venne ridotta a 4 anni e 8 mesi. Ma non ci fu la riapertura del’istruttoria, come l’imputato aveva chiesto per chiarire la sua posizione.
    E convincere i giudici della sua innocenza. Per l’accusa invece, il prete avrebbe abusato dei bambini durante una gita in campagna, dopo aver offerto loro un gelato. in carcere.
    «Ma quel giorno – lo difende la sorella – ho trovato mio fratello Giuseppe in oratorio. Mi disse che era impegnato prima nelle confessioni e poi a celebrare la Messa».

    La difesa
    «Siamo davanti ad una vicenda surreale» si sfoga la nipote del sacerdote che ricorda come lo zio avesse salvato tanti giovani dalla droga e non abbia mai avuto problemi con i ragazzi dell’oratorio. Di tutt’altro parere le madri delle piccole vittime. «Finalmente è stata fatta giustizia» spiega una di loro.
    La donna in un primo momento aveva chiesto un risarcimento di 300mila euro ricevendone poi 30mila. All’oratorio di Borgarello invece difendono tutti il religioso, che si è detto pronto a seguire i carabinieri che andranno a prelevarlo per portarlo in carcere. «La gente – dice – sa che io non ho commesso alcun reato e la mia coscienza mi consentirà di scontare la condanna in assoluta tranquillità». «Sono innocente – si è sempre difeso lui – Andrò in prigione da innocente».