Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

    L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

    Era novembre 2022 quando Casamicciola finì sotto i riflettori per la raccapricciante vicenda dell’asilo degli orrori. Quattro suore dell’Istituto Istituto Santa Maria della Provvidenza furono accusate di aver maltrattato bambini loro affidati.
    Nell’udienza di ieri che si è svolta dinanzi al 9° Collegio del Tribunale di Napoli, è stata pronunciata la sentenza di primo grado che ha assolto con la formula “per non aver commesso il fatto” Suor Edda e Suor Alice.
    Il tribunale, inoltre, nel valutare le argomentazioni della difesa delle imputate sostenute dall’avvocato Giorgio Varano ha condannato alla pena di 3 anni e 6 mesi Suor Goretti e a tre anni Suor Nellina.

    LA STORIA
    A suor Marie Georgette Rahasimalala era stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere mentre alla madre superiora Angela De Bonis, meglio conosciuta come suor Edda, Noeline Razanadraozy e Curay Alice Albaracin il divieto di dimora in Campania. A tutte e quattro veniva contestato il reato di concorso in maltrattamenti nei confronti di minori con l’aggravante; alla sola Marie Georgette Rahasimalala le lesioni personali aggravate; a Curay Alice Albaracin violenza privata aggravata.

    Alla base dell’indagine condotta dai Carabinieri di Ischia e valutate dal Il Giudice per le indagini preliminari, dr.ssa Federica De Bellis, emergenza il raccapricciante racconto di una bambina che aveva girato un video delle violenze mostrandolo poi alla madre
    La pronuncia del Tribunale di Napoli, da un lato restituisce a Suor Edda e Suor Alice un verdetto di assoluzione rispetto alle accuse e, dall’altro lato, invece, restituisce giustizia ai piccoli bambini che veniva maltrattati dalle altre due imputate.

    IL RACCONTO DELLA BAMBINA
    La vicenda e le testimonianze dei piccoli ospiti dell’asilo di Casamicciola erano state ricostruite dal gip Federica De Bellis: «Ho frequentato l’istituto delle suore per circa tre anni e ora ho smesso di andarci perché non mi piace come trattano i bambini. Mi ricordo che il 27 luglio di quest’anno verso ora di pranzo, il bimbo piccolo che io già conosco perché frequenta l’istituto da circa due anni, aveva tirato il velo alla suora e noi chiamiamo “Goretti”, a questo punto la suora ha iniziato a picchiarlo, tant’è che il ferro del grembiule che indossava la suora ha graffiato sulla lingua. A questo punto, il fratello più grande è intervenuto per difendere il piccolino e veniva picchiato con schiaffi e tirate di capelli, dalla suora, tanto che gli usciva il sangue dal naso. Anche l’altra sorellina più piccola, che cercava di avvicinarsi a lui, le venivano tirati i capelli dalla Suora.
    Ricordo che nella stanza è intervenuta anche suor “Nellina “, la quale è stata attirata dal parapiglia che stava succedendo, ma non è intervenuta a difendere i bimbi. Anche questa suora è solita, soprattutto con i bimbi più piccoli, dai quattro ai tre anni circa “picchiarli… tipo bacchettandoli con una ciabatta, colpendoli sulle braccia, tirandogli i capelli, dandogli schiaffi, soprattutto questa “Suor Nellina” che ha una mano molto forte, fatto che ricordo bene essendo stata anche io colpita negli anni passati. Penso che venissero colpiti i più piccoli perché indifesi e più restii a raccontare le cose…

    Ho provato a raccontare a mamma quello che succedeva dalle suore, ma mamma all’inizio non mi credeva, così ho deciso di fare un video appena si è verificato un altro fatto, per farlo poi vedere a mamma… Mentre stavo facendo il video, un bimbo più piccolo che mi stava vicino, mi ha detto di non fare la spia, chiamando poi un’altra bimba più grande, la quale poi ha avvertito le suore che io avevo fatto un video, chiedendo di portarglielo. Ho portato il telefono a Suor Alice che ha visionato il video e mi ha detto di cancellarlo. Io l’ho cancellato ma sapendo che comunque restava memorizzato nel telefono e poi quando mamma mi è venuta a prendere le ho raccontato quello che era successo e le ho girato il video.
    Il giorno dopo, all’arrivo dalle suore, ho visto che le suore stavano togliendo i telefoni agli altri bimbi, tant’è che poi lo hanno tolto anche a me, dicendomi di non portarlo più… Per quel che ricordo un atteggiamento così violento non accadeva tanto spesso, ricordo solo schiaffi e tirate di capelli. Sono tornata per una sola settimana a settembre, perché mamma lavora ma io non volevo in alcun modo tornarci, anche perché la suora superiore “Edda” mi controllava sempre la borsa e gli altri ragazzini mi dicono che sono una “spiona di merda”… Dopo il fatto dell’aggressione ai due fratellini, ricordo che non è intervenuto nessun medico, né ambulanza, né sono stati portati in ospedale, ricordo solo che suor Alice ha messo del limone sul naso del bimbo che sanguinava».

    LE ACCUSE
    RAHASIMALALA Marie Georgette, RAZANADRAOZY Noeline, CURAYAlice Albaracin e DE BONIS Angela erano accusate in relazione al reato di cui all’art. 61 n.5, n.11 , 11 ter, n. 11 quinquies , 110, artt. 572 co. 1 e li c.p. perché, , in concorso tra di loro, De Bonis Angela, nella qualità di Suora Superiore dell’Istituto Santa Maria della Provvidenza e Comunità educativa a dimensione familiare presso il quale prestano servizio anche Rahasimalala Marie Georgette quale lavapiatti , Razanadraoy Noeline quale cuoca e Curay Alice addetta al doposcuola , istituto deputato a ospitare minori o in affido a seguito di provvedimenti giudiziari o quali ospiti esterni a seguito di corrispettivo pagato privatamente dai genitori, infliggevano alle piccole vittime sofferenze fisiche consistite in atti di violenza quali tirate di capelli, schiaffi alla nuca, calci, ciabatte sulle mani, intimando loro il silenzio e privandoli dei telefoni cellullari al fine di impedire riprese video fotografiche.

    In particolare Razanadraozy Noeline picchiava, tirava per i capelli, bacchettava sulle braccia con una ciabatta le piccole vittime; Rahasimalala Marie Georgette, in data 27.07 ca, strattonava e tirava per i capelli bimbo di 4 anni, addebitandogli di averle tirato il velo e colpiva con uno schiaffo al volto, provocandogli la fuoriuscita di sangue dal naso, il di lui fratello di anni 8 intervenuto per difendere il fratellino; De Bonis Angela, in data 03.10 ca colpiva ripetutamente alla nuca il minore Espositore Antonio facendolo piangere disperatamente a seguito di litigio con altro bimbo. Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

    Rahasimalala Marie Georgette: in relazione al reato di cui agli artt. 61 n.2, 61 n.5, n.11, 11 ter , n. 11 quinquies , 582,585 c.p. perché, al fine di eseguire il reato di cui al capo che precede e con la condotta ivi descritta, strattonando e tirando per i capelli il piccolo di anni 4, addebitandogli di averle tirato il velo gli cagionava lesioni personali come al di lui fratello, di anni 8 intervenuto per difenderlo, che veniva colpito al volto con uno schiaffo, provocandogli la fuoriuscita di sangue dal naso; Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica e psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

    Curay Alice Albaracin: in relazione al reato di cui all’art. 61 n.2, n.5, n.11, art. 610 c.p. perché, al fine di eseguire il reato di cui al capo a) che precede, e con la condotta ivi descritta, costringeva una bimba di 8 anni a consegnarle il telefono cellulare e, dopo averlo visionato, a cancellare il video eseguito che riprendeva l’aggressione i due bimbi, minacciandola di non fare più riprese video e foto e di non portare più il cellullare all’interno dell’Istituto Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica e psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

    L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

  • Pastori sposati abusavano dei bimbi

    Pastori sposati abusavano dei bimbi

    di Davide Romano – Vi fu un tempo in cui i protestanti francesi guardavano con distaccata superiorità agli scandali della Chiesa cattolica. “È il celibato”, mormoravano nei loro templi. “È la struttura gerarchica vaticana”. Poi è arrivata la lettera di Catherine.

    Ottantun anni, una vita passata a nascondere il suo segreto, Catherine (nome di fantasia) ha scritto quest’estate alla redazione di Réforme, il giornale protestante francese. Ha raccontato di quando, bambina, fu abusata da un pastore riformato. Non un giovane focoso, non un celibe represso, ma un pastore in pensione, sposato, padre di quattro figli e nonno. Per sessant’anni ha sepolto quel trauma, emerso solo quando suo figlio si è tolto la vita. “Ho continuato ad andare avanti nella vita senza pormi domande”, ha scritto, “senza sapere da dove venisse il mio disagio”.

    La Chiesa protestante unita di Francia (EPUdF) ha dovuto ammettere che il caso di Catherine non era isolato. Con un gesto che ricorda la confessione pubblica tanto cara ai riformatori del XVI secolo, ha deciso di aderire alla Commissione di riconoscimento e riparazione (Crr). Un organismo nato, ironia della sorte, proprio per gestire gli scandali della Chiesa cattolica.

    “Due anni fa”, racconta Emmanuelle Seyboldt, presidente del consiglio nazionale della Chiesa Protestante Unita di Francia, “abbiamo creato una cellula di ascolto professionale e indipendente”. Ma non bastava. Le vittime di abusi di venti, trent’anni fa chiedevano qualcosa di più del semplice ascolto. La Chiesa ha stanziato fino a 60.000 euro per ogni vittima. Non un risarcimento – come si può risarcire una vita spezzata? – ma un riconoscimento simbolico del danno subito, qualcuno mormora anche troppo simbolico.

    Seyboldt sostiene che la struttura collegiale della Chiesa protestante unita e la limitazione dei mandati abbiano impedito una “deriva sistemica”. Ma Valérie Duval-Poujol, vicepresidente della Federazione protestante di Francia, non è d’accordo. Parla di “fattori aggravanti”: i rapporti di potere, una sopravvalutazione quasi idolatrica della figura pastorale, tabù ancestrali sulla sessualità, disuguaglianze tra uomini e donne. Le stesse dinamiche, guarda caso, che, a detti di alcuni, si ritrovano anche nella Chiesa cattolica.

    I numeri, per ora, sono contenuti. La cellula d’ascolto ha ricevuto poche denunce di abusi storici, “si contano sulle dita di una mano”, dice Seyboldt. Ma quante vittime tacciono ancora? Quante Catherine aspettano sessant’anni prima di trovare il coraggio di parlare?

    La verità è che i protestanti francesi stanno imparando, a loro spese, che non basta essere eredi di Calvino per essere immuni dalla corruzione morale. La vera Riforma, oggi come nel 1517, passa attraverso il pentimento, la confessione pubblica e la riparazione del male commesso. Anche se questo significa ammettere che i demoni non abitano solo in Vaticano.

  • La Chiesa polacca di San Giovanni Paolo II squassata dagli abusi, le vittime incontrano i vescovi

    La Chiesa polacca di San Giovanni Paolo II squassata dagli abusi, le vittime incontrano i vescovi

    La Chiesa polacca che ha dato i natali a San Giovanni Paolo II sta facendo i conti con la piaga degli abusi sessuali e, per la prima volta, le vittime di preti pedofili sono state ospiti di una assemblea plenaria all’interno della conferenza episcopale. Si tratta di un passaggio simbolico importante dopo decenni di scontri sotterranei tra vescovi che avrebbero preferito continuare ad ignorare la questione per salvare il buon nome dell’istituzione ecclesiastica, e altri prelati che invece avrebbero voluto agire diversamente, mossi da sentimenti di giustizia e carità, battendosi per dare ascolto alle vittime e garantire una certa trasparenza. La svolta si è avuta nel maggio scorso quando Papa Francesco ha accettato le dimissioni dell’arcivescovo polacco Andrzej Dzięga, il quale aveva dovuto sostenere l’accusa pubblica di avere insabbiato sistematicamente dei casi.

    Il prelato era alla guida di una importante diocesi.

    Nel lasciare anzitempo l’incarico, in una lettera, scriveva: «Se le mie debolezze, tra cui la comprensione parziale di circostanze specifiche, e talvolta anche la mia normale stanchezza umana, sono diventate la causa della vostra ansia, mi dispiace». Le accuse erano state sollevate a più riprese da gruppi cattolici e associazioni umanitarie. Negli anni passati l’opinione pubblica, attraverso i media, si era concentrata anche sul ruolo svolto dall’ex potentissimo cardinale Stanislao Dziwisz, ex segretario particolare di Giovanni Paolo II. Un cardinale influente, a suo tempo amico personale di padre Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (uno dei peggiori criminali che abbia mai avuto la Chiesa). Francesco aveva fatto condurre una inchiesta sulle presunte mancanze gestionali di Dziwisz (anch’egli accusato di aver coperto abusi) ma non era stato riscontrato nulla di grave dal cardinale Bagnasco, inviato a Cracovia per indagare.

    VARSAVIA

    In questa nuova fase il primate polacco, l’arcivescovo Wojciech Polak, sta lavorando per cercare di ridare credibilità alla Chiesa e il passo compiuto di accogliere le vittime è stato giudicato positivamente durante una conferenza stampa congiunta a Częstochowa martedì. «Sono molto grato che i vescovi siano riusciti intraprendere questo cammino» ha detto Robert Fidura, una delle vittime. «Sembra che ci stiamo muovendo nella stessa direzione e stiamo iniziando a vedere certe cose in modo molto simile».

    Un’altra persona coinvolta, Jakub Pankowiak, ha definito storico l’incontro con i vescovi. Lui stesso ha l’impressione che ora sia molto più facile capirsi e camminare insieme. L’arcivescovo Polak ha ammesso, invece, che i vescovi hanno finalmente riconosciuto il grande contributo fornito dalle vittime a far emergere la verità. Agli inizi di quest’anno le vittime avevano rivolto all’episcopato una lunga lettera in cui chiedevano la sospensione di un vescovo – l’ennesimo – accusato di negligenza nel trattare casi di violenze nella sua diocesi. Il tema al centro della discussione era sempre lo stesso: la mancanza di trasparenza, di giustizia verso le vittime, di tutela verso i minori.

    La prassi che è sempre stata seguita nella Chiesa, almeno fino ai tempi di Giovanni Paolo II, era di spostare il prete abusatore   parrocchia all’altra, cercando cos’ di mantenere sotto controllo lo scandalo per non intaccare l’immagine dell’istituzione. Con il caso orribile avvenuto a Boston, a cavallo del 2000, da cui è stato tratto anche il film intitolato Spotlight, il Vaticano è stato costretto ad avviare una lenta e faticosa revisione sia giuridica che pastorale e amministrativa sugli abusi. In questo cammino ecclesiale ogni nazione mostra una situazione diversa e il quadro complessivo si presenta a macchia di leopardo. Esistono paesi dove i vescovi hanno aperto gli archivi diocesani, fino a 70 anni prima per verificare l’operato svolto, e altri paesi che fanno fatica ad adeguarsi. La Chiesa italiana, per esempio, è ancora in grave ritardo e con un livello di trasparenza sulla gestione degli abusi pari allo zero.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_chiesa_polacca_vittime_giovanni_paolo_ii_wojtyla-8489812.html

  • Violenza su minori in ambito settario e religioso, Stefania Ascari deposita una interrogazione parlamentare

    Violenza su minori in ambito settario e religioso, Stefania Ascari deposita una interrogazione parlamentare

    Malgrado giacciano ancora impolverate – la prima dal 2010, la seconda dal 2017 – sugli scaffali della Camera le interrogazioni parlamentari presentate dall’Onorevole Maurizio Turco e dall’onorevole Matteo Mantero, Stefania Ascari prova nuovamente a toccare l’enorme problema italiano dei minori abusati, in particolare da sette e in ambito religioso.

    Lo fa con una nuova interrogazione depositata il 15 novembre 2024 rivolta a PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI; MINISTERO DELL’INTERNO; MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;  MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE ai quali chiede:

     Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

    in tutto il mondo esistono comunità di fede che forniscono risorse, sostegno e opportunità ai soggetti maggiormente vulnerabili, rivestendo un ruolo significativo anche nella protezione dei minori;

    altre istituzioni religiose sono tuttavia annoverate tra le organizzazioni formali in cui risultano gravi carenze nelle politiche di salvaguardia, abusi psicologici e sessuali sistematici verso i bambini e insabbiamenti delle accuse;

    in data 1o novembre 2024, l’Ansa ha riferito che una inchiesta della Procura di Firenze ha condotto all’incriminazione di un testimone di Geova accusato di abusi sessuali reiterati contro 7 bambine. Le violenze, protrattesi per 4 anni, avrebbero avuto inizio nel 2014 all’interno della Sala del Regno;

    con un comunicato stampa la confessione religiosa ha reso noto di ignorare la vicenda e di avere espulso l’affiliato nel 2018;

    secondo fonti governative estere e di stampa, i Testimoni di Geova sarebbero stati oggetto di plurime inchieste di autorità governative di Stati esteri che avrebbero concordemente rilevato, tra l’altro, le inadeguatezze delle procedure e politiche interne di tutela dei minori, la tendenza a non incentivare le denunce, l’occultamento di vicende di abusi e pedofilia, la mancata collaborazione con le autorità, nonché gravi casi di vittimizzazione secondaria;

    nei Paesi Bassi dove la confessione si sarebbe opposta all’invito di istituire una indagine interna sui casi di abusi in danno di minori, la Camera dei deputati avrebbe commissionato ai ricercatori dell’Università di Utrecht tale studio. Le pesanti conclusioni della relazione, resa pubblica nel gennaio 2020, sarebbero in linea con quanto emerso nelle inchieste governative;

    la recente indagine della Commissione reale neozelandese, oltre a confermare analogamente le risultanze delle altre commissioni governative, avrebbe evidenziato che l’interrogatorio di bambini e giovani vittime di abusi sessuali condotto dai membri del cosiddetto comitato giudiziario interno dei Testimoni di Geova, si sarebbe configurato come «inappropriato ed emotivamente e psicologicamente violento»;

    per istituire un comitato giudiziario in caso di abusi, i Testimoni di Geova di tutto il mondo, si avvarrebbero della regola scritturale dei «due testimoni» secondo cui una segnalazione di abusi è ritenuta attendibile solo laddove vi siano almeno due testimoni oculari del fatto;

    benché la religione sostenga che la regola disciplini unicamente questioni di natura ecclesiastica, le citate inchieste governative avrebbero rilevato che applicata a contesti di abuso su minori, avrebbe contribuito a falsificare la realtà, aumentato il rischio del crimine e generato ulteriore sofferenza alle vittime;

    anche nel nostro Paese gli organi di informazione avrebbero più volte riferito in merito a vicende di abusi e insabbiamenti in seno alla confessione, confermate da ex anziani di congregazione che presiedevano tali comitati giudiziari, senza tuttavia alcuna attenzione da parte istituzionale –:

    se non ritengano necessario e urgente, per quanto di competenza, adottare iniziative volte ad approfondire i fenomeni descritti in premessa;

    se e quali iniziative, per quanto di competenza, i Ministri interrogati intendano eventualmente adottare per fronteggiare il grave fenomeno degli abusi su minori in contesti religiosi.

  • Terrificanti aggressioni e molestie sessuali lungo il Cammino di Santiago. Le pellegrine hanno rivelato: “Molti uomini si masturbano davanti a noi”

    Terrificanti aggressioni e molestie sessuali lungo il Cammino di Santiago. Le pellegrine hanno rivelato: “Molti uomini si masturbano davanti a noi”

    Il Cammino di Santiago è una delle esperienze fisiche e spirituali più importanti non solo per i cattolici, ma anche per chi vuole avventurarsi in un percorso lungo un sentiero che attraversa la natura. Ma non sempre tutto gira per il verso giusto. Il Guardian ha, infatti, raccolto la testimonianza di nove donne che hanno dichiarato di aver subito “terrificanti molestie” durante il tentativo di percorrere il cammino, In aree quasi deserte della Spagna del Portogallo e della Francia.

    Altre vittime hanno affermato di aver addirittura temuto per la propria vita. Sette pellegrine hanno dichiarato di aver incontrato uomini in Spagna e Portogallo che si masturbavano o si toccavano. Un uomo in particolare ha poi inseguito la pellegrina in fuga verso la campagna.

    Un’altra donna ha affermato di essersi difesa da assalti improvvisi a sfondo sessuale e commenti osceni da parte di diversi uomini, mentre un’altra ha affermato che un uomo si era fermato in un furgone mentre camminava e l’aveva esortata a salire con epiteti ingiuriosi.

    Lorena Gaibor, fondatrice di Camigas, un forum online che mette in contatto le pellegrine dal 2015, ha affermato che le segnalazioni sono scioccanti, ma non sorprendenti. “Le molestie sessuali sono previste sul Cammino. Sembrano siano molto comuni. Ogni anno riceviamo segnalazioni di donne che vivono le stesse cose”.

    Poi alcuni dati interessanti. Negli ultimi anni la popolarità dei vari percorsi di pellegrinaggio è aumentata vertiginosamente, in particolare tra le donne. L’anno scorso un record di 446.000 persone ha percorso il Cammino, il 53% delle quali donne. Pedro Blanco, rappresentante del governo centrale spagnolo in Galizia, ha dichiarato: “L’anno scorso più di 230.000 donne l’hanno fatto e molte di loro non hanno esitato a farlo da sole”, ha detto ai giornalisti. Insomma il fenomeno del pellegrinaggio non accenna a diminuire, nonostante i bruttissimi incidenti di percorso.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/11/12/cammino-di-santiago-pellegrinaggio-molestie-sessuali/7764654/

  • Francia, Germania, Inghilterra, il tema degli abusi scuote e interroga le chiese

    Francia, Germania, Inghilterra, il tema degli abusi scuote e interroga le chiese

    Nel cuore dell’estate, una lettera ha toccato particolarmente la redazione di Réforme, il giornale protestante francese. Così racconta in un articolo la giornalista Alice Papin. A 81 anni, Catherine (il suo nome è stato cambiato) confida di sentirsi stupita quando di leggere articoli «che mettono in luce i problemi degli ecclesiastici cattolici, problemi che vengono spiegati con il celibato imposto loro dai voti» perché lei stessa, da bambina, è stata vittima di abusi sessuali da parte di un pastore riformato in pensione, di circa sessant’anni, sposato, padre di quattro figli figlie e persino nonno. Ha raccontato di aver completamente seppellito questi fatti, riemersi vent’anni fa, al momento del suicidio di suo figlio, durante uno scambio con uno psicologo. «Ho continuato ad andare avanti nella vita senza pormi domande, senza sapere da dove venisse il mio disagio. Ho messo tutte le mie forze per adattarmi».

    La storia di Catherine non è isolata all’interno del protestantesimo. Nel desiderio di riparare gli abusi sessuali commessi contro minori o persone vulnerabili, la Chiesa protestante unita di Francia (EPUdF) ha deciso di unirsi alla Commissione di riconoscimento e riparazione (Crr) alla fine di ottobre; una decisione annunciata in un comunicato stampa diffuso il 7 novembre. Questa scelta si inserisce nel quadro delle azioni intraprese a sostegno delle vittime di violenza, secondo Emmanuelle Seyboldt, presidente del consiglio nazionale dell’EPUdF: «Due anni fa, abbiamo creato una cellula di servizio di ascolto professionale e indipendente per combattere molestie, discriminazioni, abusi di potere e violenza all’interno della Chiesa. Alcuni mesi fa, i membri della cellula ci hanno raccontato della loro incapacità di sostenere le vittime di abusi di venti o trent’anni fa, che si aspettano qualcosa di diverso dal semplice ascolto da parte della Chiesa. Ci è sembrato allora fondamentale trovare persone competenti che li aiutassero a superare questi vecchi traumi».

    Percorso di supporto

    Diversi motivi hanno portato l’EPUdF a scegliere il Crr come organismo terzo, spiega Emmanuelle Seyboldt: l’esperienza di questa organizzazione, che ha sostenuto un migliaio di persone dalla sua creazione; l’importanza attribuita alla giustizia riparativa nel percorso di conciliazione, in coerenza con le convinzioni dell’EPUdF ; il fatto che il Crr è un ente del tutto indipendente dalla Chiesa, composto da membri di diverse fedi, anche protestanti, tutti reclutati per le loro competenze; e, infine, la straordinaria personalità di suor Véronique Margron, alla guida della Conferenza dei Religiosi e delle Religiose di Francia e iniziatrice della Crr. «La giustizia riparativa, che pone il dialogo al centro del suo approccio, sembra essere lo strumento più adatto per sostenere le vittime e consentire la chiusura di storie che, decenni dopo, continuano a perseguitarle», afferma Emmanuelle Seyboldt.

    All’interno del Crr, le vittime delle persone che ricoprono responsabilità nell’EPUdF beneficeranno dello stesso sostegno di coloro che hanno subito abusi nella Chiesa cattolica. «Abbiamo ideato un programma di sostegno che cerchiamo costantemente di migliorare», spiega Antoine Garapon, presidente del Crr. Questo percorso si svolge in diverse tappe fondamentali: prima l’udienza, poi una valutazione effettuata da due referenti attraverso uno strumento di analisi che permette di misurare l’impatto della violenza sessuale sulla vita delle vittime, e infine la riparazione, decisa in assemblea plenaria da parte di una commissione. La riparazione avrà un tetto massimo di 60.000 euro. È importante non confondere risarcimento e riparazione. Il risarcimento, che mira a risarcire materialmente una perdita, non può applicarsi qui, perché non può riparare una vita spezzata da uno o più atti violenti. Ciò che offriamo è una forma di riparazione simbolica, un riconoscimento ufficiale dei fatti e della sofferenza che ne deriva. La cifra stanziata serve semplicemente a dare più peso a questa parola di riconoscimento.»

    Nessuna “deriva sistemica”

    Dal punto di vista finanziario, sarà la Chiesa protestante unita, a livello nazionale, a sostenere i costi della riparazione, e non le Chiese locali. Per quanto riguarda il processo di giustizia riparativa, le sue modalità saranno definite caso per caso, in un dialogo tra la vittima e l’organismo interessato (consiglio presbiterale, regionale o nazionale). Ci si può tuttavia chiedere perché l’EPUdF, prima di aderire al Crr, non abbia avviato un’indagine indipendente su larga scala, come avvenuto nella Chiesa cattolica attraverso la Commissione Ciase, per valutare l’entità degli abusi nel protestantesimo.

    «Ogni vittima è una di troppo; per questo riconosciamo la responsabilità della Chiesa in questa violenza e stiamo adottando misure concrete, spiega Emmanuelle Seyboldt, sempre dalle colonne del giornale Réforme. Tuttavia, il funzionamento dell’EPUdF, caratterizzato in particolare dalla collegialità dei suoi organi e dalla limitazione dei mandati, sembra proteggerci da una deriva sistemica all’interno della nostra organizzazione. Ma la Chiesa protestante unita non è immune alla violenza, come la società francese.» Secondo Emmanuelle Seyboldt, dalla sua creazione, il numero di chiamate ricevute dall’unità d’ascolto riguardanti violenze passate contro minori o persone vulnerabili rimane molto limitato e «si conta sulle dita di una mano».

    Fattori aggravanti

    Ma le vittime scelgono sempre di farsi avanti? Per quanto riguarda la violenza attuale, gli abusi si potrebbero contare sulle dita di due mani o forse di più. «Quando affermiamo, come nel rapporto della commissione etica e società della Federazione protestante di Francia sulla violenza sessuale e spirituale, pubblicato nel febbraio 2023​​​​​​​, che non esiste alcun abuso caratteriale sistemico all’interno del protestantesimo, questo non significa in alcun modo che questa violenza non esista tra noi», precisa Valérie Duval-Poujol, vicepresidente della Federazione protestante di Francia, impegnata nella sensibilizzazione sugli abusi spirituali e sessuali. Secondo la teologa battista gli abusi sono numerosi e, forse a causa della minore visibilità mediatica dei casi protestanti, la parola non è ancora stata del tutto diffusa. Osserva che, sul campo, pastori specializzati nel sostegno o psicologi incontrano ogni settimana le vittime. Se alcuni aspetti del protestantesimo possono limitare la violenza, ci sono anche, secondo Valérie Duval-Poujol, fattori aggravanti: rapporti di potere, una sopravvalutazione della figura pastorale posta a modello, tabù sulla sessualità o addirittura disuguaglianze tra uomini e donne.

    La Commissione per il riconoscimento e la riparazione

    La Commissione Riconoscimento e Riparazione (Crr) è stata creata nel novembre 2021, dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione Indipendente sugli Abusi Sessuali nella Chiesa (Ciase), che stimava in 320.000 il numero delle vittime di abusi sessuali da parte di religiosi e laici persone nella Chiesa cattolica tra il 1950 e il 2020. Questo rapporto ha suscitato uno shock ben oltre i confini della Chiesa di Francia. Allo stesso tempo è stata istituita l’Autorità nazionale indipendente per il riconoscimento e la riparazione (Inirr). Queste due organizzazioni indipendenti condividono lo stesso obiettivo: riconoscere e riparare questi massicci abusi. Tuttavia, la Crr prende in considerazione la violenza commessa all’interno delle congregazioni religiose, mentre l’Inirr si concentra su quella perpetrata dai membri delle diocesi della Conferenza episcopale di Francia.

    Il Sinodo della Chiesa tedesca affronta a sua volta il tema degli abusi

    Il tema degli abusi all’interno delle istituzioni ecclesiastiche sta avendo un grosso peso anche nel Sinodo della Ekd, la Chiesa evangelica in Germania, in corso fino a domani 13 novembre a Würzburg. La chiesa evangelica tedesca proprio un anno fa è stata scossa dalle dimissioni della sua presidente, la pastora Annette Kurchus, accusata di aver celato un caso di violenza sessuale all’interno della sua comunità.

    L’Ekd, che federa chiese evangeliche e luterane tedesche per un totale di circa 25 milioni di persone, ha istituito negli scorsi anni un Forum sulla partecipazione alla violenza sessuale che durante il Sinodo in corso ha presentato un piano d’azione in materia.

    Una delle misure raccomandate riguarda la revisione della politica di protezione dalla violenza dell’Ekd, che dovrebbe garantire standard uniformi di prevenzione, intervento e sostegno. La creazione di un ufficio di mediazione dovrebbe consentire un sostegno migliore e indipendente alle persone colpite. Un altro punto centrale è una profonda sensibilizzazione della Chiesa e della diaconia.

    «Lo studio di revisione del forum ci ha dimostrato all’inizio dell’anno che non abbiamo ancora raggiunto il punto sperato in termini di trattamento e prevenzione», ha affermato la presidente del Sinodo Anne-Nicole Heinrich. «Sono  grata che siamo riusciti a tradurre le raccomandazioni in misure concrete. Nella Chiesa protestante e nella Diakonia tutti sono ora chiamati a partecipare coerentemente all’attuazione, con tutte le nostre energie e senza se e senza ma».

    Uno studio scioccante

    Il riferimento è all’analisi fortemente voluta dalla stessa Ekd che lo ha finanziato tre anni fa con ben 3,6 milioni di euro di investimento, all’indomani  dell’emergere di varie testimonianze di abusi raccolte nel tempo. Lo studio fa parte di un pacchetto completo di misure per la protezione dagli abusi e molestie sessuali, che il Sinodo Ekd ha deciso di adottare a novembre 2018 (avevamo parlato qui dei numeri inquietanti degli abusi anche in seno alla Chiesa evangelica in Germania). Da allora, la Chiesa evangelica ha istituito un consiglio consultivo per la protezione contro la violenza. Ci sono commissioni indipendenti nelle chiese regionali che riconoscono l’ingiustizia che si è verificata. La protezione contro la violenza è stata anche incorporata nei regolamenti legali tramite una direttiva transnazionale sulla protezione della violenza.

     I dati sono effettivamente sconvolgenti: il team di ricerca indipendente ha identificato almeno 2200 vittime accertate, che sommate ai casi in fase di accertamento, potrebbero portare a oltre 9 mila i minori vittima di abusi nella Chiesa evangelica dal 1946 a oggi, con un numero di presunti abusatori che supererebbe le 3 mila unità. Un terzo fra loro sarebbero pastori e vescovi, gli altri operatori che lavoravano per organizzazioni legate alla chiesa, Diaconia in particolare.

    «Il riconoscimento non è solo una questione di soldi», sottolinea Detlev Zander, portavoce delle vittime nel Forum. «Rappresenta un atteggiamento che la Chiesa dovrebbe e deve mostrare verso il mondo esterno. Il riconoscimento si riflette anche nel fatto che la Chiesa abbia il coraggio di intraprendere nuove strade».

    Nella riunione di Würzburg il Sinodo vuole decidere anche altre misure che consentano di trarre conclusioni dallo studio presentato a gennaio sulla portata della violenza sessuale nella Chiesa protestante e nella diaconia. 

    In Inghilterra l’arcivescovo Justin Welby sulla graticola

    Quanto il tema sia centrale per il futuro delle chiese, soprattutto per quanto riguarda la loro credibilità, lo dimostra anche il caso, scoppiato in queste ore, che riguarda l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primus inter pares della Comunione anglicana. Caso che in realtà sarebbe già stato noto da tempo alle autorità ecclesiastiche; da qui le feroci critiche in corso.

    L’arcivescovo  Welby sta affrontando una crescente pressione per dimettersi dopo che una commissione indipendente chiamata a valutare l’operato in tema di abusi sessuali della Chiesa d’Inghilterra ha concluso in parte che Welby «poteva e avrebbe dovuto» denunciare le accuse alle autorità un decennio fa, quando venne a conoscenza per la prima volta di una losca vincerà di violenze.

    La controversia si concentra su un’indagine sulle accuse di abusi contro John Smyth, accusato di attacchi «continui, brutali e orribili» su oltre 100 ragazzi e giovani uomini mentre frequentavano campi cristiani alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80. L’indagine indipendente è stata commissionata nel 2019 dal National Safeguarding Team della chiesa. I suoi risultati sono stati pubblicati e divulgati la scorsa settimana, il 7 novembre.

    «Nonostante i notevoli sforzi compiuti da singoli individui per portare all’attenzione delle autorità competenti la portata e l’orrore della condotta di Smyth, anche da parte delle vittime e di alcuni membri del clero, le misure adottate dalla Chiesa d’Inghilterra e da altre organizzazioni e individui sono state inefficaci e non hanno né completamente esposto né impedito ulteriori abusi da parte sua», afferma il rapporto investigativo.

    «Netta mancanza di empatia e tendenza a minimizzare la questione»

    Il giorno della pubblicazione del rapporto, Welby ha rilasciato delle scuse pubbliche per non essersi assicurato che «la terribile tragedia fosse indagata energicamente» e per non aver incontrato rapidamente le vittime di Smyth. 

    Welby e altri alti funzionari della Chiesa d’Inghilterra sono venuti a conoscenza per la prima volta delle accuse di abusi contro Smyth nell’agosto 2013 (11 anni fa!), afferma il rapporto, ma «c’è stata una netta mancanza di empatia mostrata da queste figure di alto livello e una tendenza a minimizzare la questione, dimostrata dall’assenza di ulteriori interrogatori e follow-up».

    La polizia inoltre ha aperto un’indagine penale su Smyth nel 2017 in risposta alle informazioni rese pubbliche quell’anno in un documentario televisivo. Smyth è morto nel 2018 all’età di 75 anni. All’epoca, si diceva che si trovasse in Zimbabwe e che fosse in procinto di essere estradato per affrontare le accuse in Inghilterra.

    Ieri 11 novembre, Helen-Ann Hartley, vescova di Newcastle, ha chiesto le dimissioni di Welby.

    «Penso che sia molto difficile per la chiesa, in quanto chiesa nazionale e consolidata, continuare ad avere una voce morale in qualsiasi modo, forma o aspetto nella nostra nazione, quando non possiamo mettere ordine in casa nostra per quanto riguarda qualcosa di così criticamente importante come gli abusi» ha detto Hartley alla BBC.

    Separatamente, un membro del Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra, il reverendo Robert Thompson, ha lanciato una petizione su Change.org chiedendo a Welby di dimettersi. A ieri sera, aveva ricevuto più di 7.000 firme virtuali.

    L’Episcopal News Service ha contattato l’ufficio stampa di Welby a Lambeth Palace per chiedere un commento e un portavoce ha rimarcato che «L’arcivescovo ribadisce il suo orrore per la portata dell’abuso di John Smyth. Welby si è scusato profondamente sia per i suoi fallimenti e omissioni, sia per la malvagità, l’occultamento e l’abuso da parte della chiesa in senso più ampio».

    Welby, secondo la dichiarazione, «non era a conoscenza o sospettava delle accuse prima che gli venissero comunicate nel 2013» e non ha intenzione di dimettersi. Spera, tuttavia, che il rapporto investigativo supporti «il lavoro in corso per costruire una chiesa più sicura qui e in tutto il mondo».

    Un storia nota da decenni

    Un’indagine del 1982 condotta segretamente dall’Iwerne Trust, che finanziava i campi estivi, fu insabbiata. Il Winchester College, la scuola pubblica frequentata da molte delle vittime, proibì a Smyth di entrare nei suoi locali ma non denunciò i suoi crimini alla polizia.

    Smyth si trasferì nello Zimbabwe, dove continuò ad abusare di ragazzi e dovette affrontare le accuse di aver ucciso un ragazzo di 16 anni in un campo estivo nel 1992. Il caso fu archiviato. Smyth si sposto quindi in Sudafrica, dove nel 2017 fu rimosso dall’incarico di leader della sua chiesa locale a Città del Capo dopo accuse di comportamento inappropriato.

    Welby aveva incontrato Smyth quando faceva volontariato nei campi estivi dell’Iwerne Trust nel Dorset. Nel 2017 disse: «Per come lo ricordo, era un oratore affascinante, delizioso, molto intelligente e brillante. Non ero un suo caro amico, non ero nella sua cerchia ristretta o nella cerchia ristretta della dirigenza del campo, tutt’altro».

    Il rapporto della scorsa settimana ha affermato che Welby «potrebbe non essere stato a conoscenza dell’estrema gravità dell’abuso, ma è molto probabile che avesse almeno un livello di conoscenza del fatto che John Smyth fosse motivo di preoccupazione».

    Nel 2013, pochi mesi dopo che Welby aveva assunto il suo ruolo di arcivescovo, lui e altre figure di alto livello sono stati informati delle accuse. La scorsa settimana Welby ha riconosciuto di non aver «garantito che ciò fosse perseguito con la stessa energia e spietatezza di quanto avrebbe dovuto essere». È stato, ha detto, un «fallimento davvero vergognoso».

    Da quando Welby è diventato arcivescovo, la Chiesa d’Inghilterra ha pubblicato una serie di rapporti sulla sua gestione dei casi di abusi. Quasi tutti hanno trovato prove di occultamento, insabbiamento e sforzi per contenere i danni alla reputazione.

    La Chiesa d’Inghilterra ha investito denaro e risorse nei suoi sforzi per migliorare la tutela e correggere gli errori del passato. Ci sono stati alcuni miglioramenti, ma la maggior parte dei sopravvissuti afferma che nel complesso la risposta della chiesa è stata incoerente e spesso dannosa.

    Ciò che contraddistingue questo caso è che Welby vi è personalmente coinvolto. Era nei campi estivi quando Smyth, un uomo che ammirava molto, metteva in atto i suoi abusi. Era in una posizione di potere quando i sopravvissuti si sono fatti avanti e non è intervenuto. La Chiesa d’Inghilterra ha tergiversato sulla revisione commissionata sui crimini di Smyth. Non c’è da stupirsi che le richieste di dimissioni di Welby stiano aumentando.

    Francia, Germania, Inghilterra, il tema degli abusi scuote e interroga le chiese

  • Abusi sessuali, in Gran Bretagna si dimette l’arcivescovo di Canterbury Welby

    Abusi sessuali, in Gran Bretagna si dimette l’arcivescovo di Canterbury Welby

    Si è dimesso Justin Welby, l’arcivescovo anglicano di Canterbury. La decisione è arrivata dopo l’accusa di aver nascosto gli abusi sessuali e psicologici contro minorenni da parte di un amico avvocato, John Smyth, morto nel 2018. Welby non avrebbe informato la polizia delle violenze dell’uomo, avvenute nei campi estivi organizzati dalla chiesa anglicana. Il caso ha scatenato la rabbia dei fedeli e dei vertici della Chiesa anglicana. Alcuni membri del Sinodo generale, l’assemblea nazionale della Chiesa, aveva chiesto le dimissioni dal momento che l’arcivescovo aveva “perso la fiducia del suo clero”.

    “Credo che farmi da parte sia nell’interesse della Chiesa d’Inghilterra, che amo profondamente e che ho avuto l’onore di servire”, ha annunciato l’arcivescovo di Canterbury in un comunicato.

    Con la denuncia si sarebbero prevenuti ulteriori abusi

     Secondo un’indagine indipendente, Welby non ha mai denunciato Smyth nonostante fosse stato informato degli abusi da lui compiuti nell’agosto 2013, poco dopo essere diventato arcivescovo di Canterbury. La Makin Review, che ha condotto l’indagine, ha rilevato che se Smyth fosse stato denunciato alla polizia nel 2013, si sarebbe potuto contribuire a scoprire la verità, si sarebbero prevenuti ulteriori abusi e ciò avrebbe portato a una possibile condanna penale.

    Gli abusi sarebbero continuati fino alla morte

     “In effetti, sono stati persi tre anni e mezzo, un lasso di tempo entro il quale John Smyth avrebbe potuto essere assicurato alla giustizia e ogni abuso che stava commettendo in Sudafrica sarebbe stato scoperto e fermato”, ha rilevato l’indagine. Tra il 1984 e il 2001, Smyth infatti ha vissuto in Zimbabwe e successivamente in Sudafrica. Ha continuato ad abusare di ragazzi e giovani uomini e ci sono prove che gli abusi siano continuati fino alla sua morte, avvenuta in Sudafrica nell’agosto 2018. Smyth in veste di predicatore laico avrebbe preso di mira almeno 130 tra bambini e ragazzi nel corso di campi estivi cristiani per giovani tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

    Premier Starmer: “Accuse orribili”

     Il futuro dell’arcivescovo di Canterbury “è una questione che riguarda la Chiesa”, ha detto il primo ministro britannico, Keir Starmer. “Vorrei essere chiaro: da quello che so le accuse sono orribili, sia per la loro portata sia per il loro contenuto”, ha affermato Starmer, aggiungendo: “E’ una questione che riguarda la Chiesa, ma non mi tirerò indietro dal fatto che queste sono accuse orribili e che i miei pensieri sono con le vittime”.

    https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/abusi-gb-si-dimette-arcivescovo-canterbury-welby_90223880-202402k.shtml

  • La diocesi di Oakland propone un fondo di oltre 117 milioni di dollari per l’accordo sugli abusi sessuali del clero; gli avvocati delle vittime lo definiscono “una truffa e una farsa”

    La diocesi di Oakland propone un fondo di oltre 117 milioni di dollari per l’accordo sugli abusi sessuali del clero; gli avvocati delle vittime lo definiscono “una truffa e una farsa”

    OAKLAND — Questa settimana la diocesi di Oakland ha proposto di creare un fondo fiduciario del valore di almeno 117 milioni di dollari per aiutare a risolvere centinaia di cause legali che denunciano decenni di abusi sessuali da parte dei suoi sacerdoti , in un accordo che gli avvocati delle vittime hanno immediatamente definito “patetico”.

    Il pagamento proposto dalla diocesi ha evidenziato un piano di riorganizzazione presentato venerdì sera per uscire dalla bancarotta del Capitolo 11 e risolvere circa 350 cause legali da parte di persone che affermano di essere state abusate dai leader della chiesa cattolica. Il fondo sarebbe finanziato nel corso di diversi anni e includerebbe il titolo di una proprietà di Livermore che la chiesa afferma potrebbe aggiungere decine di milioni di dollari di valore al fondo delle vittime.

    Gli avvocati delle vittime di violenza sessuale hanno definito il piano “una truffa e una farsa” sabato, sostenendo che la diocesi ha sottovalutato i propri beni come mezzo per evitare di pagare di più. Se approvato, il pagamento sarebbe inferiore a un accordo da 880 milioni di dollari raggiunto il mese scorso tra l’arcidiocesi di Los Angeles e oltre 1.350 persone che hanno fatto causa ai leader della chiesa nella California meridionale.

    “È quello che chiamiamo un piano di cram-down”, ha detto Rick Simons, avvocato di numerose vittime di aggressioni sessuali e consulente di collegamento per i casi di abusi del clero nella California settentrionale. “Stanno cercando di far entrare il piano nella gola dei sopravvissuti, senza il loro consenso o la loro approvazione, perché si sono rifiutati di negoziare un piano equo e vogliono provare a risparmiare denaro”.

    “È uno sforzo ridicolo nascondere i loro beni e semplicemente non pagare i loro debiti come parte della loro riorganizzazione”, ha aggiunto Simons. “I loro importi sono patetici”.

    In una dichiarazione pubblicata sul suo sito web, la diocesi di Oakland ha affermato che il piano offriva “un risarcimento giusto ed equo”, suggerendo al contempo che il valore del trust potrebbe aumentare tra $ 43 milioni e $ 81 milioni tenendo conto del valore percepito del titolo di proprietà di Livermore. Inoltre, la diocesi ha proposto di dare tutti i diritti e gli interessi delle sue polizze assicurative al trust, il che potrebbe consentire alle vittime di abusi di richiedere denaro agli assicuratori della diocesi.

    OAKLAND — Questa settimana la diocesi di Oakland ha proposto di creare un fondo fiduciario del valore di almeno 117 milioni di dollari per aiutare a risolvere centinaia di cause legali che denunciano decenni di abusi sessuali da parte dei suoi sacerdoti , in un accordo che gli avvocati delle vittime hanno immediatamente definito “patetico”.

    Il pagamento proposto dalla diocesi ha evidenziato un piano di riorganizzazione presentato venerdì sera per uscire dalla bancarotta del Capitolo 11 e risolvere circa 350 cause legali da parte di persone che affermano di essere state abusate dai leader della chiesa cattolica. Il fondo sarebbe finanziato nel corso di diversi anni e includerebbe il titolo di una proprietà di Livermore che la chiesa afferma potrebbe aggiungere decine di milioni di dollari di valore al fondo delle vittime.

    Gli avvocati delle vittime di violenza sessuale hanno definito il piano “una truffa e una farsa” sabato, sostenendo che la diocesi ha sottovalutato i propri beni come mezzo per evitare di pagare di più. Se approvato, il pagamento sarebbe inferiore a un accordo da 880 milioni di dollari raggiunto il mese scorso tra l’arcidiocesi di Los Angeles e oltre 1.350 persone che hanno fatto causa ai leader della chiesa nella California meridionale.

    “È quello che chiamiamo un piano di cram-down”, ha detto Rick Simons, avvocato di numerose vittime di aggressioni sessuali e consulente di collegamento per i casi di abusi del clero nella California settentrionale. “Stanno cercando di far entrare il piano nella gola dei sopravvissuti, senza il loro consenso o la loro approvazione, perché si sono rifiutati di negoziare un piano equo e vogliono provare a risparmiare denaro”.

    “È uno sforzo ridicolo nascondere i loro beni e semplicemente non pagare i loro debiti come parte della loro riorganizzazione”, ha aggiunto Simons. “I loro importi sono patetici”.

    In una dichiarazione pubblicata sul suo sito web, la diocesi di Oakland ha affermato che il piano offriva “un risarcimento giusto ed equo”, suggerendo al contempo che il valore del trust potrebbe aumentare tra $ 43 milioni e $ 81 milioni tenendo conto del valore percepito del titolo di proprietà di Livermore. Inoltre, la diocesi ha proposto di dare tutti i diritti e gli interessi delle sue polizze assicurative al trust, il che potrebbe consentire alle vittime di abusi di richiedere denaro agli assicuratori della diocesi.

    Pochi mesi dopo la chiusura di quella speciale finestra di deposito alla fine del 2023, la diocesi ha risposto presentando istanza di protezione fallimentare ai sensi del Capitolo 11. La mossa ha suscitato l’immediata condanna delle vittime di abusi e dei loro avvocati, le cui cause sono state di fatto sospese mentre un giudice fallimentare esaminava le finanze e i beni della chiesa.

    La dichiarazione di fallimento equivaleva a “un’altra forma di insabbiamento”, ha detto Dan McNevin, un sopravvissuto agli abusi della contea di Alameda, quando la chiesa ha presentato la sua prima dichiarazione a maggio. La sua causa contro la chiesa circa 20 anni fa era tra le 56 che si sono concluse con una media di 1 milione di dollari, una cifra che ha fatto impallidire la proposta più recente della diocesi, in particolare tenendo conto dell’inflazione.

    La presentazione di venerdì includeva la creazione di un “Survivor’s Trust”, che includerebbe 103 milioni di dollari in contanti direttamente dalla diocesi, oltre a 14,25 milioni di dollari dalla Roman Catholic Welfare Corporation/Schools. Includeva anche il titolo di proprietà di Livermore, che sarebbe stato trasferito “così com’è, dove si trova”. La proprietà era stata concepita come sede di una scuola superiore, ma ora è vuota.

    Il fondo sarebbe finanziato a rate nell’arco di diversi anni, a partire da una rata iniziale di circa 65 milioni di dollari, per poi aumentare di 10 milioni di dollari fino a raggiungere i 13 milioni di dollari nei successivi anni.

    Il piano è stato depositato l’ultimo giorno in cui la diocesi aveva il diritto esclusivo di depositare un piano di riorganizzazione presso il tribunale fallimentare, ha affermato la diocesi. Nella sua dichiarazione di venerdì, la diocesi ha affermato che avrebbe “ottenuto un prestito, utilizzato risorse in contanti e venduto immobili”, ma ha fornito pochi altri dettagli.

    “Ci auguriamo che i sopravvissuti riconoscano comunque che la diocesi sta lavorando in buona fede per cercare di risarcirli in modo equo e giusto”, ha affermato Barber, in una nota di ottobre ai parrocchiani.

    Gli avvocati delle vittime di abusi, tuttavia, hanno suggerito che non finanziare immediatamente il trust avrebbe danneggiato le persone che erano già state vittime della chiesa, dato che il valore di quel trust potrebbe erodersi con il tempo e l’inflazione. E hanno messo in dubbio se la chiesa fosse completamente trasparente nella sua contabilità finanziaria.

    Gli avvocati hanno anche suggerito che la chiesa potrebbe fare di più per vendere i suoi considerevoli possedimenti immobiliari in tutta la regione, il cui valore supera di gran lunga l’importo dell’accordo proposto. Un punto da cui iniziare sarebbe vendere decine di parrocchie che sembrano essere senza preti, ha detto Jeff Anderson, un avvocato che rappresenta più di 100 vittime.

    “Stanno dando priorità ai propri interessi rispetto a quelli dei bambini che hanno danneggiato”, ha aggiunto Jennifer Stein, avvocato di numerose vittime. “Riteniamo che abbiano la possibilità di pagare molto di più e continuano a scegliere i propri interessi rispetto a quelli dei loro ex studenti, ex parrocchiani, gli stessi cattolici e la comunità che servivano e che continuano a servire”.

    Diocese of Oakland proposes $117 million-plus fund in clergy sex abuse deal; victims’ attorneys call it ‘a scam and a sham’

  • Quiliano accoglie la terza istallazione della “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili”

    Quiliano accoglie la terza istallazione della “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili”

    È la terza città italiana dopo Savona e Enna, ad accogliere la “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili” lanciata in Italia dalla Rete L’ABUSO, ECA Global e Italy Church Too, che sarà inaugurata sabato 16 alle ore 10 in Piazza Costituzione a Quiliano.

    Un’iniziativa di sensibilizzazione che tra le prossime istallazioni prevede quelle di Spotorno, Finale Ligure, Roma, Cagliari e Rimini.

    Il Comune di Quiliano ha accolto con grande piacere la proposta alla quale, tra i promotori, aveva aderito da subito la Polisportiva di Quiliano e il suo Presidente Aureliano Pastorelli.

    Una panchina che come ricorda il portavoce della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi

    “Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato.

    Deve servire da simbolo agli adulti, alla società civile, a chi può o deve tutelare minori o persone vulnerabili, a non chiudere gli occhi, a non voltarsi dall’altra parte, ma ad intervenire.

    In questo purtroppo siamo ancora molto indietro in Italia, abbiamo ancora difficoltà; perché ci fa paura; perché ci imbarazza; perché non lo riteniamo un non nostro problema intervenire nei casi di violenza, troppo spesso dimenticando che siamo noi gli occhi e gli orecchi di chi è in difficoltà oltre che della giustizia. Siamo noi che dobbiamo civilmente tutelarci, partendo dai nostri figli, dai nostri nipoti, dai nostri cari facendo prevenzione, denunciando.

    Non possiamo pretendere che siano le vittime a farlo perché in quanto tali non ne hanno le risorse, spesso non ne hanno la forza ed è per questo che siamo noi a dover intervenire. Perché chi è fragile o non in grado di potersi tutelare da sé, possa contare sugli altri e su una concreta e civile società, e non restando solo.”

    Un’iniziativa alla quale sia la Giunta del Comune di Quiliano, sia la Polisportiva di Quiliano aderiscono aggiungendo la targa di patrocinio all’iniziativa.

  • QUILIANO – INAUGURAZIONE DELLA PANCHINA VIOLA

    QUILIANO – INAUGURAZIONE DELLA PANCHINA VIOLA

    Il Comune di Quiliano ha accolto con grande piacere la proposta della Sezione Human Rights Connect – Rete L’abuso e dall’ECA– Global Justice Project, di realizzare una panchina tematica di colore viola per sensibilizzare contro la violenza sessuale su minori e persone vulnerabili.

    L’Associazione RETE L’ABUSO nell’anno 2010 ha lanciato la prima iniziativa a livello nazionale promossa da sopravvissuti e sostenitori, volta a queste tematiche, che ha consentito di creare una rete di supporto alle vittime, ottenendo un riconoscimento Honoris Causa da ECA Global Justice Project – riconosciuta presso le Nazioni Unite e presente in 43 Paesi e di cui la Rete L’ABUSO è membro fondatore – e dal Coordinamento italiano Italy Church Too.

    VERONICA VAGLIANO

    INAUGURAZIONE DELLA PANCHINA VIOLA