Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il Vaticano anche su De Raemy: ‘Errori, omissioni e mancanze’

    Il Vaticano anche su De Raemy: ‘Errori, omissioni e mancanze’

    di Cristina Ferrari – Errori, omissioni e mancanze nell’ambito delle norme procedurali canoniche. Nessuna trasgressione che richieda ad oggi l’apertura di un procedimento penale interno alla Chiesa, va detto, ma ad ogni modo, e confermata ne è dunque anche la gravità, comportamenti ritenuti “non corretti”.

    È questo il succo del comunicato stampa della Conferenza dei vescovi svizzeri in merito alla lettera ricevuta dal Dicastero romano per i vescovi dove vi sono indicati i risultati dell’indagine canonica preliminare atta a chiarire diverse accuse, anche di presunti abusi sessuali, mosse nei confronti di sei alti prelati elvetici, fra cui l’attuale amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, monsignor Alain de Raemy, allora nella Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo.

    “Da questa indagine, attentamente studiata dal Dicastero con l’aiuto di autorevoli esperti – si legge nella nota a firma di monsignor Joseph Maria Bonnemain, responsabile dell’indagine su incarico del Dicastero –, non sono emerse prove di reati punibili, insabbiamento, negligenze o errori tali da richiedere l’avvio di un procedimento penale canonico. Ciononostante, il comportamento descritto non è ritenuto corretto, o comunque è emerso che le procedure previste dal diritto canonico non sono state adeguatamente seguite. A causa di queste irregolarità formali, il Dicastero per i vescovi ha emesso delle riprensioni canoniche (un ammonimento per negligenza in sostanza, ndr), invitando gli stessi vescovi e l’intero corpo episcopale svizzero a prestare maggiore attenzione in futuro e a gestire i casi di abuso denunciati con massima diligenza e perizia, osservando rigorosamente tutte le norme vigenti in materia di procedimenti d’indagine”.

    Il prefetto, il cardinale Robert Francis Prevost, nella lettera del Dicastero riconosce anche che “nel corso di questi anni travagliati, i membri della Conferenza dei vescovi svizzeri hanno tutti compiuto notevoli progressi e acquisito una maggiore efficacia nel trattare i casi di abuso, assumendo personale sempre più qualificato e collaborando maggiormente con istituzioni indipendenti”, non senza incoraggiarli “a proseguire in questo cammino di vigilanza attiva e rigorosa nell’applicazione della normativa canonica sulla trattazione degli abusi sessuali, certi che le direttive della Chiesa non sono solo strumenti giuridici, ma riflettono un profondo senso di giustizia e responsabilità nei confronti delle vittime, alle quali dobbiamo ascolto, attenzione e riparazione”.

    Una nuova consapevolezza, magari anche un po’ tardiva: “I vescovi – annota ancora la Conferenza elvetica – si trovano in un processo di apprendimento e desiderano ribadire la loro determinazione a intraprendere un’azione più decisa contro gli abusi nella Chiesa attraverso la loro attenzione, la loro diligenza, una migliore conoscenza delle procedure canoniche e la prosecuzione delle misure nazionali già avviate. Questo obiettivo deve essere raggiunto anche attraverso un lavoro professionale di prevenzione”.

    Il vescovo Bonnemain, contattato da ‘laRegione’, ha confermato quanto evidenziato nel comunicato: «Un giudizio che vale per tutti i vescovi coinvolti. Oggi per questi casi, va detto, non c’è la base per iniziare una procedura penale canonica. Sono però state evidenziate ad ogni modo mancanze sottolineate anche nella lettera che è giunta e giungerà ai vescovi coinvolti».

    Una notizia, sicuramente, attesa anche dall’amministratore apostolico a cui abbiamo girato alcune domande.

    Monsignor De Raemy, come ha accolto il comunicato della Conferenza dei vescovi svizzeri?

    Era una risposta che aspettavamo da diversi mesi. Con le sue osservazioni, il Dicastero vaticano dei vescovi ha precisato ad alcuni vescovi svizzeri dove avrebbero dovuto essere più accurati nelle procedure, per il bene di tutti, a cominciare dalle persone vittime. Questo ci aiuta davvero molto, e io ne sono contento.

    Non le sono stati riscontrati risvolti penali, ma si parla di errori, omissioni e mancanze nell’ambito
    delle norme procedurali canoniche. Cosa ci può dire in questo senso relativamente al suo caso?

    Personalmente, non ho ancora ricevuto nulla dalla Santa Sede. Non posso quindi commentare una valutazione che ancora non ho avuto. Al momento opportuno, se ne potrà discutere.

    Il suo coinvolgimento in questo preciso caso, e il relativo riscontro vaticano di comportamento non corretto, crede abbia contribuito in tempi più recenti a portarla (penso al caso don Leo) ad attivarsi con più operosa diligenza?

    Per ora non c’è nessun riscontro vaticano concreto nei miei confronti, ma alla luce delle diverse vicende che sono venuto a conoscere in questi anni, ho scoperto quanto sia a volte delicato rispettare in tutto e fino in fondo i bisogni diversi delle persone vittime. Devono sentirsi libere, accolte, credute, protette e mai abbandonate, per riuscire a parlare e a denunciare. E noi che siamo responsabili, dobbiamo essere sempre più preparati a queste situazioni complesse e consapevoli delle sfide ad ampio grado nel prendere le decisioni che servono per tutti. La prevenzione, con l’educazione alla libertà dalla più giovane età, è un’assoluta priorità. Per quanto riguarda il caso di don Leo, non ci resta che aspettare le risposte dal lavoro dei magistrati, che chiariranno sicuramente tutti i contorni di questa triste vicenda.

    https://www.laregione.ch/cantone/ticino/1790817/vescovi-dicastero-indagine-vaticano-abusi-confronti-mancanze-errori-omissioni-raemy

  • ‘Errori’ dei vescovi svizzeri, ma nessun procedimento penale

    ‘Errori’ dei vescovi svizzeri, ma nessun procedimento penale

    Non è necessario aprire un procedimento penale all’interno della Chiesa cattolica nei confronti dei vescovi svizzeri sospettati di aver compiuto o insabbiato abusi sessuali. Lo indica oggi la Conferenza dei vescovi svizzeri (Cvs), precisando che il Vaticano ha comunque evidenziato errori e negligenze.

    Nel giugno 2023, il Dicastero per i vescovi a Roma aveva incaricato il vescovo di Coira, Joseph Maria Bonnemain, di condurre un’indagine canonica preliminare per esaminare varie accuse contro diversi vescovi svizzeri. Secondo un comunicato odierno della Cvs i risultati sono stati trasmessi al Dicastero all’inizio di quest’anno, e ora il Vaticano ha risposto.

    Il Dicastero per i vescovi afferma di aver seguito con grande attenzione gli sforzi compiuti dalla Cvs e da altri organismi ecclesiastici per esaminare la dolorosa storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo.

    I dettagli dell’indagine

    Nell’indagine che gli è stata presentata, il Vaticano rileva che non vi sono prove di reati punibili, occultamento, negligenza o errori che richiedano l’apertura di un procedimento penale canonico. Tuttavia, il comportamento descritto non viene considerato corretto: è emerso che le procedure previste dal diritto canonico non sono state seguite correttamente.

    A causa di queste irregolarità formali, il Dicastero ha emesso dei richiami canonici. Alcuni vescovi hanno anche ricevuto una risposta personale; si tratta del vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo Charles Morerod, di quello di Sion Jean-Marie Lovey e dell’abate di Saint-Maurice (Vs) Jean Scarcella. Altri tre scritti indirizzati a persone non membri della Cvs seguiranno; stando a quanto indicato da Bonnemain alla Rsi, tra di loro vi sarebbe anche l’amministratore apostolico Alain de Reamy (oggi della Diocesi di Lugano).

    Ammonizione formale

    Stando al prefetto del Dicastero per i vescovi, il cardinale Robert Francis Prevost, riferisce una nota dell’Abbazia di Saint-Maurice, non ci sono prove di abusi sessuali e insabbiamento contro Scarcella. Ciononostante, il Vaticano gli ha inflitto un’ammonizione formale. All’abate, che si era dimesso dalla carica nel settembre 2023 per “garantire l’indipendenza dell’indagine”, viene chiesto di astenersi in futuro “da tutto ciò che non è consono allo stato clericale nelle relazioni interpersonali”. L’Abbazia ricorda inoltre che ieri la Procura vallesana ha annunciato che non perseguirà mons. Scarcella.

    Per quanto riguarda Morerod e Lovey, entrambi accusati di occultamento, il Vaticano rimprovera loro di aver reagito in modo esitante e tardivo a casi sospetti di abusi, si legge nelle prese di posizione rilasciate dalle rispettive Diocesi.

    L’organo invita gli stessi vescovi e l’intero corpo episcopale svizzero a essere più attenti in futuro e a trattare i casi di abuso segnalati con la massima diligenza e competenza.

    Nelle sue lettere Prevost riconosce comunque i progressi significativi compiuti dai membri della Cvs negli ultimi difficili anni. Essi sono diventati più efficienti nel trattare i casi di abuso, impiegando personale sempre più qualificato in Svizzera e collaborando più intensamente con istituzioni indipendenti. Il cardinale Prevost incoraggia i vescovi svizzeri a continuare sulla strada della vigilanza attiva e rigorosa nell’applicazione del diritto canonico nel trattare gli abusi sessuali.

    Ammesse omissioni e mancanze

    Nel loro comunicato i membri della Cvs affermano di rammaricarsi profondamente per gli errori, le omissioni e le mancanze nell’applicazione delle norme canoniche che il Dicastero ha individuato. Essi sono in un processo di apprendimento e desiderano ribadire la loro determinazione a intraprendere un’azione più decisa contro gli abusi nella Chiesa attraverso la loro attenzione, la loro diligenza, una migliore conoscenza delle procedure canoniche e la continuazione delle misure nazionali già avviate. Questo obiettivo dovrà essere raggiunto anche attraverso un lavoro di prevenzione professionale.

    Il mandato di Bonnemain da parte del Vaticano era di indagare sul comportamento di quattro membri della Cvs per la possibile mancata denuncia di abusi. Un quinto membro della Conferenza episcopale doveva essere indagato per presunte molestie sessuali.

    Ciò dopo che Nicolas Betticher, ex vicario generale della Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, aveva denunciato internamente alla Chiesa diversi vescovi svizzeri di aver occultato abusi. Oggi Betticher si è espresso a favore della creazione di un Tribunale penale ecclesiastico interdiocesano svizzero, che in futuro si occuperebbe di tutti i casi di abuso al posto dei vescovi mettendo al centro le vittime. A suo dire, inoltre, i rimproveri del Vaticano non dovrebbero indurre i vescovi “a minimizzare la realtà”.

    Nel settembre dello scorso anno, l’Università di Zurigo aveva pubblicato uno studio sulla portata degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica romana svizzera dalla metà del XX secolo. La ricerca aveva dimostrato che i sacerdoti e i membri degli ordini religiosi hanno commesso oltre 1’000 casi di abusi sessuali dal 1950, anche se è probabile che il numero sia più elevato.

    https://www.laregione.ch/svizzera/svizzera/1790905/vescovi-abusi-vaticano-cvs-chiesa-dicastero-bonnemain-errori-procedimento

  • Il più grosso risarcimento di una diocesi alle persone abusate dal clero

    Il più grosso risarcimento di una diocesi alle persone abusate dal clero

    1.353 persone che hanno accusato alcuni sacerdoti cattolici di Los Angeles di aver abusato sessualmente di loro riceveranno 880 milioni di dollari (circa 810 milioni di euro) dall’arcidiocesi, grazie a un accordo annunciato mercoledì dai loro avvocati e dall’arcivescovo. È il più grande pagamento disposto da una diocesi per le vittime di abusi sessuali del clero. Alcune delle accuse contro la Chiesa sono vecchie di decenni: con questo ultimo accordo l’arcidiocesi ha risolto quasi tutti i contenziosi ancora aperti.

    Uno degli avvocati delle persone che accusavano la Chiesa ha detto che la somma era la più alta che l’arcidiocesi potesse pagare senza dover ricorrere a procedure fallimentari. Molte altre diocesi negli Stati Uniti lo hanno dovuto fare per raccogliere i fondi necessari a pagare le persone che le accusavano o a sostenere e spese legali. Fra queste ce ne sono diverse anche in California, lo stato federato in cui si trova anche Los Angeles, fra cui quelle di San Francisco e di San Diego. Il fallimento e le relative procedure possono però ritardare i risarcimenti anche di diversi anni, e in certi casi sono state usate per evitare del tutto i risarcimenti.

    Un altro degli avvocati ha detto che «non ci sarà mai vera giustizia quando il danno è la vita di un bambino», ma che comunque l’arcidiocesi ha affrontato almeno parzialmente le conseguenze delle proprie responsabilità e che il pagamento fornisce se non altro una giustizia parziale e «almeno un senso di chiusura ai sopravvissuti» agli abusi del clero.

    Il pagamento più grande finora era stato fatto sempre dall’arcidiocesi di Los Angeles nel 2007: pagò 660 milioni di dollari a 508 persone. In tutto l’arcidiocesi quindi ha dato oltre 1 miliardo e mezzo di dollari alle persone che hanno detto di aver subìto abusi sessuali. L’arcivescovo José Horacio Gómez ha detto che gli 880 milioni di dollari provengono da risparmi, investimenti, prestiti e altri beni dell’arcidiocesi, a cui si aggiungono altri pagamenti fatti da ordini religiosi e altre persone coinvolti nelle accuse.

    Diocesi e arcidiocesi sono le suddivisioni locali della Chiesa cattolica: quella di Los Angeles è la più grande degli Stati Uniti, con più di 4 milioni di fedeli e oltre 300 parrocchie. L’arcivescovo Gómez, che ha espresso rammarico per le sofferenze delle persone che hanno subìto abusi, ha detto che gli 880 milioni non proverranno dalle donazioni indirizzate alle parrocchie, alle scuole e alle campagne missionarie.

    Negli ultimi decenni migliaia di persone in tutto il mondo hanno detto di aver subìto abusi sessuali da parte di sacerdoti o altre persone in ambito ecclesiastico, spesso quando erano bambine. In molti casi le accuse hanno coinvolto anche l’organizzazione della Chiesa: molti vescovi sono stati accusati di non aver denunciato gli abusi di cui venivano a conoscenza commessi dai preti a loro sottoposti, di averli trasferiti per evitare che subissero un processo o di averli promossi nelle gerarchie ecclesiastiche.

    In molti casi le accuse non portano a un processo perché presentate decenni dopo i fatti, che quindi sono caduti in prescrizione. Tante delle persone abusate e di quelle accusate oggi sono molto anziane oppure morte. Una legge della California del 2019 (e altre simili approvate negli stessi anni in altre parti degli Stati Uniti) aveva aperto una finestra di tre anni per presentare denunce per reati prescritti, che ha portato a moltissime accuse.

    Un’associazione di sostegno alle persone abusate, il Survivors Network of those Abused by Priests, ha detto che l’accordo annunciato mercoledì è uno sviluppo positivo, ma non sufficiente, e ha chiesto all’arcivescovo di rendere disponibili tutti i documenti che riguardano i casi di abusi sessuali.

    https://www.ilpost.it/2024/10/17/risarcimento-diocesi-abusi-sessuali-clero-los-angeles

  • Abbé Pierre, abusi sessuali su 24 donne: i vescovi sapevano tutto. “Atti riprovevoli, ragazze segnate per tutta la vita”

    Abbé Pierre, abusi sessuali su 24 donne: i vescovi sapevano tutto. “Atti riprovevoli, ragazze segnate per tutta la vita”

    Piovono nuove pesanti accuse sull’Abbe Pierre, uno dei sacerdoti simbolo per i francesi, noto per la sua organizzazione Emmaus che opera in favore dei poveri e i rifugiati. Il sacerdote è morto nel 2007, ma dopo la sua scomparsa è emerso un grandissimo scandalo sessuale, tenuto nascosto dalla Chiesa. il prete è stato accusato da 24 donne di aggressioni sessuali e ora emerge dai documenti agli atti dell’indagine che i “vescovi sapevano ma hanno taciuto“.

    Lo sostiene l’Afp dopo aver consultato diversi documenti della Chiesa cattolica Issy-les-Moulineax, vicino a Parigi, resi accessibili al pubblico dalla Conferenza episcopale francese (CEF) a metà settembre. Sembra che gli atti – riporta Rsi – si moltiplicassero assieme al successo dei suoi libri: “Perdeva ogni autocontrollo” si legge in una lettera del ’64, probabilmente del Segretario generale dell’Episcopato.

    I suoi atti hanno segnato ragazze “per tutta la vita”. I 216 documenti confermano ciò che, all’apertura del fascicolo, aveva dichiarato il presidente della CEF: “Almeno alcuni vescovi” erano a conoscenza “dal 1955-1957” del “grave comportamento” dell’Abbé Pierre “nei confronti delle donne”. Si parla di “miseria morale”, “atti riprovevoli“, “stati anormali”.

    La prima ondata di rivelazioni ha scioccato la Francia, dove la figura del prete noto per la sua azione a favore dei poveri e dei senzatetto era molto stimata anche al di fuori del perimetro ecclesiale. Ribadendo il suo “sostegno totale” alle vittime, la Fondazione Abbé Pierre ha annunciato la chiusura definitiva del luogo di culto a lui dedicato, a Esteville, dove è sepolto, e la decisione di cambiare il proprio nome.

    https://www.affaritaliani.it/cronache/portafoglio-digitale-al-via-it-wallet-patente-e-tessera-sanitaria-entrano-nello-smartphone-940475.html

  • ENNA – Don Giuseppe Rugolo e la Diocesi di Piazza Armerina presentano appello

    ENNA – Don Giuseppe Rugolo e la Diocesi di Piazza Armerina presentano appello

    I legali di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per” violenza sessuale aggravata a danno di minori”, hanno presentato appello contro la sentenza emessa dal tribunale di Enna lo scorso 5 marzo che ha condannato il prete in primo grado.

    Di fatto i legali, Antonino Lizio e Dennis Lovison contestano tutto l’impianto accusatorio che ha portato alla condanna del sacerdote e chiedono la riapertura del dibattimento per l’assunzione di prove a discarico dell’imputato e ascoltare le altre due giovani vittime.

    I legali parlano di motivazione illogica, contraddittoria ed errata che avrebbe portato il Tribunale di Enna a travisare “la documentazione, emettendo una motivazione nella quale perviene a conclusioni scorrette nonché prive di supporto probatorio e, conseguentemente, ad un giudizio di colpevolezza errato”.

    Anche la Curia , ritenuta dal tribunale responsabile civilmente in solido con Rugolo ha presentato appello alla sentenza. Il legale del vescovo, Gabriele Cantaro, sostiene che la curia essendo un soggetto privo di personalità giuridica non può essere ritenuta responsabile civilmente “Le uniche persone giuridiche legalmente riconosciute , nell’ambito territoriale della Diocesi di Piazza Armerina – si legge nell’appello – sono la diocesi ed il seminario vescovile, ma certamente non la curia”.

  • Spagna, Argentina, Germania e Regno Unito: la crisi degli abusi sessuali

    Spagna, Argentina, Germania e Regno Unito: la crisi degli abusi sessuali

    Nel Regno Unito, uno studio rivela la gravità della crisi degli abusi sessuali da parte dei chierici, mentre i dati dell’America Latina mostrano l’erosione della leadership di Papa Francesco.

    Di Rodolfo Soriano-Núñez

    Venerdì 11 ottobre, nonostante una crisi interna alla sua amministrazione, Pedro Sánchez , presidente del governo del Regno di Spagna, ha trascorso un soggiorno a Roma con Papa Francesco .

    Entrambi hanno condiviso sorrisi e si sono scambiati regali come impone il protocollo. Dopo l’incontro con il pontefice, Sánchez ha avuto un altro incontro con il cardinale Pietro Parolin , segretario di Stato della Santa Sede e segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, l’arcivescovo britannico Paul Richard Gallagher .

    Dopo gli incontri, nella sede dell’Istituto Cervantes  a Roma, Sánchez ha informato i media. Dopo aver discusso la questione della guerra in Ucraina, ha sottolineato la disponibilità del suo governo a raggiungere un accordo affinché la Chiesa cattolica risarcisca le numerose vittime degli abusi sessuali da parte del clero in Spagna.

    Il governo di Sánchez non è esente da problemi nel suo Paese. Il giorno successivo, anche se la maggior parte dei giornali spagnoli ha sottolineato la sua visita a Roma con foto e titoli in prima pagina, la maggior parte di loro in realtà ha sottolineato l’ultimo scandalo di corruzione che ha travolto la sua amministrazione.

    Nonostante ciò, la questione manterrà una certa attualità in Spagna e nel mondo ispanofono, poiché martedì 15 Ángel Gabilondo , difensore civico spagnolo, parteciperà a una sessione del Congresso dei Deputati a Madrid, dove Gabilondo interverrà ancora una volta rivedere le cifre, i dati e i suggerimenti offerti nell’aprile di quest’anno, quando il suo ufficio ha pubblicato il rapporto  disponibile qui .

    Il 15 luglio la Los Angeles Press ha pubblicato un testo in cui riportava l’evoluzione della crisi degli abusi sessuali del clero in Spagna e le notizie contrastanti in quel Paese. Uno pubblicato dall’ufficio di Ángel Gabilondo , il difensore civico spagnolo; e un altro della Conferenza episcopale di Spagna, che si ricollega in qualche modo a un rapporto commissionato dai vescovi a una società di consulenza privata il cui socio principale, Javier Cremades , è membro dell’Opus Dei.

    Stai tranquillo

    È difficile credere che la nuova udienza di Gabilondo alle Cortes o i colloqui di Sánchez con papa Francesco, il cardinale Parolin e l’arcivescovo Gallagher basteranno a risolvere le divergenze tra l’approccio formalista e minimalista adottato dai vescovi spagnoli e la posizione assunta dal Difensore civico, ma questo è il nocciolo della questione per la Chiesa cattolica in Spagna e altrove.

    Anche se i politici e i media mainstream fanno del loro meglio per mantenere la questione il più silenziosa possibile, la questione continua a presentarsi in tutto il mondo di lingua spagnola. Lasciamo che i politici facciano tutto il possibile per mantenere la questione il più silenziosa possibile. La recente decisione del presidente cileno Gabriel Boric lo dimostra.

    Nel maggio 2022 Boric sembrava disposto ad avviare un’indagine che includesse gli abusi nella Chiesa cattolica . Tuttavia, quasi due anni dopo, nel giugno del 2024, l’indagine vera e propria si è rivelata meno estesa del previsto .

    In realtà, si trattava solo dei casi del cosiddetto National Minors Service , o SENAME, un ente simile agli uffici dei servizi per l’infanzia negli Stati Uniti o al Comprehensive Family Development in Messico, ma che, data la natura centralizzata dei servizi pubblica in Cile, è concentrata sotto l’autorità del governo nazionale.

    La decisione finale di Boric di limitare l’ambito dell’indagine sugli abusi ai casi avvenuti in strutture pubbliche ha scatenato l’ira dei numerosi sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Cile che, pur disposti a riconoscere la rilevanza dei casi SENAME, sono rimasti delusi dalla modo in cui il loro governo ha evitato i loro casi.

    Dall’altra parte delle Ande, nella patria di papa Francesco, la questione non è meno attuale. Al contrario. Da circa due anni lo fanno anche i media tradizionali, generalmente riluttanti a riferire sulla crisi degli abusi sessuali del clero e ancor meno quando si tratta dell’Opus Dei.

    Il 13 novembre 2023 La Nación , il principale quotidiano argentino, ha pubblicato nelle pagine di un supplemento un rapporto dettagliato sugli abusi avvenuti nell’Opus Dei.

    Un “frantumatore psicologico”

    I redattori del supplemento El Berliner hanno intitolato il loro articolo “Distruttore psicologico”, per sottolineare gli effetti dell’appartenenza all’Opus Dei, che era stato, negli anni Novanta, l’“ordine” preferito di Karol Wojtyla , il cui unico rivale a quel tempo era la Legione di Cristo messicana.

    Quella che quel supplemento raccontava è una storia familiare a chiunque abbia avuto conoscenza dei membri del cosiddetto Regnum Christi, un ramo del labirinto che costituisce la Legione di Cristo da circa 70 anni, e che è anche simili ai casi dei tanti rami del Sodalitium di Vita Cristiana in Perù, Brasile, Colombia e Stati Uniti.

    Cambiano i nomi dei leader, i luoghi e le vittime, ma i modelli si ritrovano nell’Opus Dei, nella Legione di Cristo, nel Sodalicio o nella risposta tedesca a questi cosiddetti “nuovi movimenti religiosi” e all’ordine chiamato Das Werk (l’opera) è la stessa.

    L’ articolo berlinese , pieno dei consueti dettagli sul tipo di atteggiamento nei confronti di se stessi, della famiglia, della vita, della proprietà e della pratica religiosa richiesto per essere membro dell’Opus Dei, era una sorta di continuazione di un articolo originariamente pubblicato da Paula Bistagnino .

    La Los Angeles Press pubblicò allora il suo rapporto. È disponibile in spagnolo prima di questo paragrafo. Il Buenos Aires Herald ha pubblicato una versione inglese di quel rapporto nel maggio 2024 .

    Lì il problema non era quello dei membri delle classi più ricche argentine che abbandonavano l’Opus Dei dopo tanti abusi, ma la storia di ragazze portate a Buenos Aires dalle zone rurali dell’Argentina, dalla Bolivia e dal Paraguay per diventare collaboratrici domestiche, cameriere.

    E non c’è niente di nuovo nella storia delle giovani donne che vanno a Buenos Aires per diventare vittime di qualche tipo di abuso. Questo è il retroscena di molti tanghi dell’inizio del XX secolo.

    Il problema è che i dirigenti dell’Opus Dei hanno portato queste donne a Buenos Aires con false premesse. L’Opus Dei offrì loro l’opportunità di studiare, di trovare un lavoro.

    Invece, costrinsero le donne a rimanere al servizio dell’élite maschile che guidava l’Opus Dei. Ancora una volta, ci sono storie simili con molte donne del Messico rurale portate nelle case del Regnum Christi a Monterrey o a Città del Messico, per servire i discepoli di Marcial Maciel nel suo “ordine religioso”.

    Quel che è peggio è che ora i leader dell’Opus Dei stanno conducendo una campagna per difendere quelle che dicono essere elezioni libere per coloro che hanno deciso di rimanere come servi. Il problema principale, ovviamente, è che se abbiamo imparato qualcosa dai resoconti di Bistagnino e di altri su ciò che accade nell’Opus Dei, è che le sue decisioni sono tutt’altro che libere.

    Un testo presentato come supplica per i cosiddetti “numerari ausiliari”, una delle tante categorie di appartenenza all’Opus Dei, è disponibile qui .

    Abusi religiosi senza confini

    E non è solo nel mondo di lingua spagnola. Nel marzo di quest’anno il quotidiano britannico The Financial Times ha pubblicato un resoconto dettagliato di come ciò sia avvenuto anche nel mondo anglofono.

    L’articolo originale è disponibile qui , ma per accedervi è necessario l’abbonamento. Antonia Cundy , la sua autrice, ha aggiornato le informazioni con il seguito dei casi.

    Un’altra preziosa fonte di informazioni su come si verificano gli abusi nell’Opus Dei nel mondo anglosassone è stata, da una decina d’anni circa, Steven Hassan , ex membro di un’altra organizzazione religiosa segreta e abusiva, i cosiddetti Moonies , persone che fanno parte della cosiddetta Chiesa dell’Unificazione .

    Ha pubblicato sul suo canale YouTube video che trattano di abusi religiosi in molte organizzazioni, dalla sua esperienza come ex membro dei Moonies , a ciò che sta accadendo nella Luce messicana del mondo o nell’Opus Dei nei video con Eileen Johnson , un ex numerario che operò nelle case britanniche e francesi di quell’ordine.

    Più recentemente, Hassan ha parlato con Gareth Gore , autore di uno dei rapporti più dettagliati sull’ordine originariamente fondato da Josemaría Escrivá de Balaguer in Spagna negli anni ’30, dopo la Guerra Civile.

    La settimana scorsa, quando l’Argentina era al centro di una delle più recenti mobilitazioni di protesta contro la brutale politica economica di Javier Milei , Gore ha pubblicato sui suoi social network una foto del raid effettuato dalla polizia federale argentina nel quartier generale sudamericano. dell’Opus Dei a Buenos Aires.

    Mentre scrivo non è chiaro quale sarà l’effetto del raid. La Procura Generale ha pubblicato un comunicato stampa, disponibile qui .

    Sebbene la dichiarazione sia ampia e parli dei leader precedenti e attuali dell’Opus Dei, i dettagli reali sono scarsi. Evidenzia come i leader dell’ordine abbiano costretto queste donne alla dipendenza e abbiano avuto poca o nessuna reale capacità di decidere sul loro futuro.

    Gli studi che venivano loro offerti consistevano infatti nel prepararli a prestare servizi come cuochi, governanti, sarte, ecc.

    Non avevano alcuna reale opportunità di studiare per un titolo accademico o di sviluppare una carriera professionale, nonostante le molte parole dei leader dell’Opus Dei secondo cui i loro membri possono intraprendere qualsiasi carriera desiderino.

    Sabato 12 ottobre Bistagnino ha pubblicato un thread su quello che era Twitter con la sintesi dei casi di alcune donne abusate dai leader dell’Opus Dei in Argentina.

    E, dato che questi casi risalgono ai tempi di Jorge Mario Bergoglio  come arcivescovo di Buenos Aires, c’è una possibilità, per quanto piccola, che l’indagine possa alla fine coinvolgerlo.

    La politicizzazione dell’abuso

    La politicizzazione del problema va contro gli interessi della Chiesa cattolica. Anche in paesi come il Canada, dove c’è grande fiducia nella polizia, nei pubblici ministeri e nei giudici, i preti e i vescovi cattolici cercano di impedire al loro governo di indagare su questi casi.

    Tuttavia, la politicizzazione è la migliore opportunità per le vittime di abusi sessuali, siano essi membri del clero o meno. Questa è la lezione che si può trarre dalle esperienze dei paesi in cui si sono verificati progressi reali sulla questione, come gli Stati Uniti.

    In America Latina, dove la fiducia nella polizia, nei pubblici ministeri e nei giudici è bassa, non ci sono state indagini nazionali o addirittura subnazionali come quelle avvenute di recente in stati americani come l’Illinois o il Maryland, per citare solo i due più recenti.

    Questo è uno dei motivi per cui la reazione di Papa Francesco nei confronti di Giuliana Caccia Arana e di altri membri del Sodalicio peruviano è stata così dura come il testo linkato sopra indicato la settimana scorsa.

    La sfiducia nelle autorità è un elemento delle strategie di difesa seguite dagli avvocati diocesani per trascinare le vittime degli abusi sessuali del clero in un labirinto di procedure burocratiche che, oltre ad essere estremamente costose, sono arcane anche in paesi come il Messico dove la Chiesa cattolica non gode eventuali privilegi formali speciali.

    Messico e Perù stanno attraversando complessi processi di riforma del sistema giudiziario. Nel caso messicano è difficile aspettarsi cambiamenti significativi; Il governo messicano ha “venduto” la riforma partendo da false premesse, e segue la riforma boliviana degli anni 2000 che, quando si tratta della crisi degli abusi sessuali del clero, ha offerto poca o nessuna speranza alle vittime, come dimostra il testo collegato di seguito .

    È difficile misurare per quanto tempo la Chiesa cattolica in America Latina continuerà a giocare a questo gioco. È chiaro che ci sono paesi in cui le possibilità che un vescovo respinga le accuse sono maggiori rispetto ad altri, presupponendo che non ci siano conseguenze fintanto che tengono i preti predatori fuori di prigione, ma il quadro generale della crisi è terribile.

    Perdita di un terzo

    Terribili come i dati che emergono da uno studio recentemente pubblicato dalla Durham University nel Regno Unito. Nell’aprile 2024, quell’università ha offerto i risultati di un’analisi approfondita delle prove disponibili presso le parrocchie di Inghilterra e Galles.

    Gli autori hanno scoperto che “un terzo dei cattolici che in precedenza partecipavano alla Messa hanno ridotto la propria presenza o hanno smesso del tutto di parteciparvi a causa della crisi degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica”.

    Lo studio completo, giustamente intitolato La croce del momento, è disponibile qui in formato PDF , e alcuni dei suoi risultati principali possono essere trovati qui .

    La gerarchia cattolica era ben consapevole del potenziale impatto della crisi degli abusi sessuali del clero, ma per quanto arroganti e sprezzanti siano i vescovi, hanno fatto di tutto per attribuire la crisi a creature mitiche come il “predatore solitario” o incolpare gli stessi -preferenza sessuale, come se avere quella preferenza sessuale fosse, di per sé, sufficiente per diventare un predatore sessuale.

    Il problema principale con questa interpretazione è che anche le “notizie” cattoliche più omofobe come EWTN devono riconoscere che l’orientamento sessuale non è necessariamente correlato all’essere un predatore sessuale come nel caso di Chiclayo, una città peruviana sulla costa del Pacifico. analizzato in dettaglio nel testo linkato sopra o come nel caso del Brasile linkato sotto. In entrambi i testi i preti accusati attaccavano le donne.

    Se i dati dello studio britannico fossero in qualche modo simili anche in altri paesi, ciò dovrebbe spiegare perché si percepisce l’angoscia nella delegazione tedesca al Sinodo in corso a Roma in questi giorni.

    Il vescovo tedesco del Limburgo, Georg Bätzing , ha chiesto pazienza ai suoi correligionari cattolici tedeschi presenti al Sinodo e a quelli che seguivano da casa. Purtroppo in Messico i giornali di grandi arcidiocesi come quella di Guadalajara presentano la delegazione tedesca al Sinodo e, in generale, il cattolicesimo tedesco come colpevoli del fatto che il sinodo è praticamente nato morto.

    The Tablet , una rivista cattolica britannica, ha sentito il bisogno di evidenziare le scarse aspettative sulla capacità del Sinodo  (solo testo inglese) di affrontare i molteplici bisogni di una Chiesa impantanata in una crisi da essa stessa provocata.

    La conseguenza di una nuova delusione nella volontà della Chiesa di produrre qualche soluzione ai molti problemi che alimentano la crisi degli abusi sessuali da parte del clero è la stessa dello studio britannico: l’abbandono di una pratica religiosa, una Chiesa che non è disposta ad affrontare i problemi che alimentano violenza contro i propri membri.

    Basta rivedere il caso dell’uso della parola italiana  frociaggine per vedere come anche i membri meno aggressivi della leadership cattolica, come Papa Francesco, siano fin troppo ansiosi di trovare modi, ragioni, momenti per incolpare i preti omosessuali o mettere in discussione la diritto delle donne a trovare una nuova comprensione di cosa significhi essere cattoliche.

    Torschlusspanik: Paura che la porta si chiuda

    Se i dati di Inghilterra e Galles parlano di una marcata riduzione delle persone disposte a partecipare alle messe e ad altre attività, i dati sull’appartenenza religiosa in Germania e Austria parlano di una crisi più profonda, con conseguenze difficili da misurare in questo momento, ma raccontano la storia di un gregge in diminuzione e le difficoltà di trovare nuovi modi per crescere.

    Il think tank tedesco Forschungsgruppe Weltanschauungen in Deutschland , il cosiddetto gruppo di ricerca sulle visioni del mondo in Germania, ha pubblicato nelle ultime settimane una serie di documenti sull’appartenenza religiosa in Germania e Austria che raccontano una storia desolante.

    Il 30 settembre hanno pubblicato la loro analisi più recente sull’appartenenza religiosa tedesca. La loro sintesi è che, dall’inizio degli anni ’90, “l’adesione alle due chiese maggiori (cattolica ed evangelica luterana) è diminuita di 17,2 milioni di membri”.

    Rispetto ai dati del 1970, la tendenza mostra una riduzione del 31% e, come mostrano molti altri studi condotti in diversi paesi, sta accelerando anche in paesi che, come gli Stati Uniti, erano un po’ isolati da queste tendenze.

    Se si analizzano i dati della vicina Austria, la situazione è simile: negli ultimi 30 anni, ogni anno poco più di 56mila persone hanno abbandonato la Chiesa cattolica in Austria, il che, secondo il think tank tedesco , rappresenta una perdita di appena oltre un milione e 800mila persone in un Paese di poco più di nove milioni di abitanti.

    I dati per la Germania possono essere trovati qui  e per l’Austria qui .

    Le brutte notizie che arrivano dalla Germania per la Chiesa cattolica non finiscono qui. Ulteriori dati provenienti dalla stessa fonte indicano che l’opinione pubblica tedesca approva il previsto definanziamento delle due principali chiese del paese.

    Quasi la metà del campione, il 48,5%, ha dichiarato di avere un giudizio molto positivo sulla decisione di tagliare i fondi alle due chiese principali. Un ulteriore 12,5% ritiene che sia una buona cosa, mentre il 18% dei partecipanti al campione (n=5.066) non ha espresso alcuna opinione e circa il 22% ha un’opinione molto negativa o piuttosto negativa della misura.

    I dettagli sono disponibili qui . In tedesco esiste una parola per descrivere il tipo di sensazione che si prova analizzando questi numeri: Torschlusspanik , la paura che le porte si chiudano davanti a te.

    Anche in Messico, l’analisi dei dati del censimento nazionale del 2020 (in Messico c’è una domanda specifica nel censimento sull’appartenenza religiosa) mostra un aumento significativo del numero (relativo e assoluto) di persone che si dichiarano non affiliate ad alcuna religione.

    E ciò che è peggio per la Chiesa cattolica è che l’appello del vescovo Bätzing ad essere paziente nei confronti del sinodo non solo dimentica le preoccupazioni dei pochi “liberali” che sono ancora disposti a prestare attenzione al sinodo. Né si affronta il rifiuto più virulento e violento del Sinodo che arriva dai settori più conservatori della Chiesa cattolica, che non sono disposti a riconoscere da soli alcun errore.

    La pazienza, quella che chiede il vescovo tedesco Bätzing ai suoi confratelli cattolici tedeschi, è difficile da trovare anche in America Latina. Il Pew Research Center ha recentemente diffuso i dati del suo più recente studio sulle popolazioni cattoliche di sei paesi dell’America Latina: Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico e Perù.

    I risultati (disponibili in inglese qui e un breve riassunto in spagnolo qui ) parlano di una realtà di perdita di fiducia nella capacità di Papa Francesco di fornire una leadership significativa in un momento di crisi per la sua Chiesa.

    https://losangelespress.org/investigaciones/espana-argentina-alemania-y-reino-unido-la-crisis-del-abuso-sexual-20241012-9828.html

  • Genova: abusi su minori, presunte vittime di sacerdote saranno sentite in incidente probatorio

    Genova: abusi su minori, presunte vittime di sacerdote saranno sentite in incidente probatorio

    I due ragazzini presunte vittime di padre Andrea Melis saranno sentiti in incidente probatorio. Una sorta di anticipazione del processo che serve a cristallizzare la prova.

    Melis era stato arrestato questa estate con l’accusa di violenza sessuale su minore. Nei giorni scorsi era stato scarcerato perché aveva chiesto e ottenuto, tramite i suoi legali Raffaele Caruso e Graziella Delfino, di essere trasferito in una comunità terapeutica per preti abusanti in Umbria. Melis, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, dava ricariche sulla Postapay, abiti griffati, videogiochi dopo gli abusi sessuali.

    Una delle due vittime, secondo il suo racconto, era stata abusata la prima volta quando aveva 12 anni e faceva il chierichetto in Liguria. Un altro era stato vittima di un tentativo di bacio, dopo avergli regalato una sigaretta elettronica. La Curia lo aveva sospeso dopo che era stato perquisito l’alloggio dove viveva. Appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, era direttore della Scuola elementare e della Fondazione Assarotti nel capoluogo ligure, in salita San Bartolomeo degli Armeni ed era presidente di Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie) oltre che parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure in provincia di Savona.

    https://telenord.it/genova-abusi-su-minori-presunte-vittime-di-sacerdote-saranno-sentite-in-incidente-probatorio-78967

  • L’arcidiocesi di New York sostiene che la compagnia assicurativa si rifiuta di pagare le vittime di abusi sessuali

    L’arcidiocesi di New York sostiene che la compagnia assicurativa si rifiuta di pagare le vittime di abusi sessuali

    L’arcidiocesi di New York ha intentato una causa contro la sua compagnia assicurativa per essersi presumibilmente rifiutata di risarcire le vittime di casi di abusi sessuali derivanti da anni di scandali che hanno afflitto la Chiesa.

    Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, ha dichiarato lunedì in una lettera ai membri della chiesa che la compagnia assicurativa Chubb ha sostenuto di non essere obbligata a risolvere le richieste di risarcimento perché gli abusi sulle vittime erano “previsti o voluti” dalla chiesa.

    “Chubb, per decenni la nostra principale compagnia assicurativa, nonostante le abbiamo pagato premi per oltre 2 miliardi di dollari secondo gli standard odierni, sta ora tentando di eludere il suo obbligo contrattuale legale e morale di risolvere i sinistri coperti, il che porterebbe pace e guarigione alle vittime sopravvissute”, ha scritto Dolan nella lettera.

    L’arcidiocesi ha intentato causa a Chubb per presunta violazione della legge generale sugli affari dello Stato di New York.

    Dolan ha affermato che in risposta al Child Victims Act, l’arcidiocesi ha risolto più di 400 casi non coperti dall’assicurazione tramite il suo Independent Reconciliation and Compensation Program, oltre ad altri 123 casi. Ma c’erano ancora circa 1.400 casi di presunti abusi, alcuni risalenti alla seconda guerra mondiale, rimasti contro la diocesi che Chubb stava cercando di evitare di coprire, secondo Dolan.

    “Nei documenti legali, Chubb ha abbandonato i titolari di polizze dell’arcidiocesi e della parrocchia e le persone per cui tali polizze sono state acquistate, i sopravvissuti di abusi sessuali su minori”, ha scritto Dolan. “Perché avrebbero dovuto fare una richiesta così palesemente falsa? Facile. Per proteggere i loro profitti, che attualmente fruttano 2 miliardi di dollari al trimestre. Il loro apparente piano, di cui sono state vittime altre assicurate Chubb… è progettato per ritardare, ritardare e ritardare ulteriormente, sperando di costringere l’arcidiocesi a pagare le richieste di risarcimento di cui Chubb è legalmente responsabile ma che si è rifiutata di pagare. Una triste storia!”

    Dolan ha osservato che non tutti i casi rimanenti erano contro sacerdoti.

    Chubb, che ha assicurato la diocesi dal 1956 al 2003, ha affermato in una dichiarazione che l’arcidiocesi “ha tollerato, nascosto e insabbiato abusi sessuali su minori dilaganti per decenni e, nonostante disponga di ingenti risorse finanziarie, continua a rifiutarsi di risarcire le proprie vittime”.

    Un portavoce ha accusato l’arcidiocesi di “tentare di scaricare la responsabilità delle proprie azioni sugli assicuratori, ma non ha voluto rivelare informazioni su ciò che sapeva dell’abuso. Inoltre, hanno nascosto la loro vasta ricchezza e i loro beni nascosti. Questa è solo un’altra manovra finanziaria dell’arcidiocesi per deviare, nascondere ed evitare la responsabilità”.

    Dolan ha anche annunciato che l’arcidiocesi venderà la sua sede centrale sulla First Avenue a Manhattan, trasferendosi in uffici più piccoli altrove nel 2025. Il denaro ricavato dalla vendita della sede centrale, così come altre potenziali proprietà, andrà a pagare gli accordi relativi al Child Victims Act.

    https://www.nbcnewyork.com/news/local/archdiocese-new-york-claims-insurance-provider-chubb-refusing-to-pay-sex-abuse-victims/5843793/

  • Quei ladri d’innocenza e l’indifferenza mortale dell’Italia laica

    Quei ladri d’innocenza e l’indifferenza mortale dell’Italia laica

    Da circa 20 anni mi occupo da giornalista di violenze su bambini e bambine (e donne) compiute in ambiente ecclesiastico e non solo. Da oltre dieci anni collaboro con Rete L’Abuso. Oltre ad aver molto studiato, ho intervistato avvocati, storici, filosofi, magistrati, sociologi, psichiatri e psicoterapeuti che hanno fatto ricerca scientifica su questi temi o che hanno avuto vittime tra i loro pazienti. Mi sono avvalso del loro contributo nei miei libri e nelle inchieste che ho scritto per 17 anni sul settimanale Left. Ma ho anche intervistato centinaia di vittime di Paesi diversi, ho visto l’orrore e la disperazione nei loro occhi.

    Quasi tutte avevano impiegato anche decine di anni a elaborare, per quanto possibile, e denunciare la violenza subita da bambini. Secondo uno studio australiano passano in media 33 anni prima che ci riescano. Molte vittime di preti pedofili hanno pesantissime disabilità congenite (sordità, cecità etc) che le hanno rese ancor più vulnerabili tra gli esseri umani più vulnerabili. Moltissime di quelle che ho incontrato sono cresciute senza uno o entrambi i genitori, oppure in ambiente familiare assente e anaffettivo, e di questa carenza affettiva aveva approfittato lucidamente il pedofilo per avvicinarsi al bambino o alla bambina sapendo che difficilmente un adulto li avrebbe protetti.

     

    Ricordo il racconto di una ragazza. Era stata stuprata per 4 anni, sin da bambina, da un sacerdote di oltre 40 anni più grande di lei. Non aveva praticamente mai avuto il padre, la mamma era la collaboratrice domestica del suo stupratore. Le chiesi: “Ma quando il parroco ti mise le mani addosso non dicesti nulla a tua madre? “Certo” mi rispose. E come reagì? “Mi dette uno schiaffo, mi accusò di aver inventato tutto e non ne parlò mai più”. Lei aveva 13 anni. Nessuno la aiutò e denunciò tutto appena divenuta maggiorenne. Ad accompagnarla in caserma, in un’altra città, fu una zia. L’indifferenza mortale della madre è la stessa che riscontro da 20 anni a livello istituzionale.

    In Italia Stato e Chiesa non hanno mai preso in considerazione l’idea di realizzare un’indagine su scala nazionale o di delegare una commissione indipendente a farlo. Tempo fa chiesi a una ministra per le Pari opportunità e al portavoce della Santa Sede (mons. Lombardi) come mai l’Italia non prendesse esempio da altri Paesi molto simili al nostro per tradizione cattolica, che hanno deciso di affrontare, indagando a fondo, il fenomeno criminale della pedofilia nella Chiesa cattolica. La ministra mi rispose che la questione non era nel programma di governo. Mons. Lombardi mi disse che da noi il problema non sussiste. Un inciso: rivolsi questa domanda alla ministra in occasione della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Lanzarote sulla tutela dei minori; seduto accanto a lei c’era un vescovo sebbene la Santa Sede non aderisca alla Convenzione.

     

    Non molto convinto di queste risposte mi sono messo a indagare e nel 2014 ho scritto il mio secondo libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”. Dopo oltre 200 pagine di inchiesta, fonti verificate, documenti e testimonianze alla mano, sono giunto alla conclusione opposta rispetto a quella del monsignore, avendo scoperto che dall’Unità d’Italia in poi la pedofilia di matrice clericale attraversa senza soluzione di continuità tutta la storia del nostro Paese.

    In Italia non esistono statistiche ufficiali sulla diffusione della pedofilia in generale, men che meno su quella di matrice clericale.

    Il ministero per le Pari opportunità non rende pubblici i dati dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile contribuendo a far passare l’idea falsa, nell’opinione pubblica, che si tratti di un fenomeno occasionale, circoscritto a determinati ambiti o specifiche realtà di degrado sociale.

    Tra il 2022 e l’inizio del 2023, in assenza di statistiche ufficiali ho realizzato per Left una lunga inchiesta – lavorando su fonti giornalistiche, documenti, testimonianze, sentenze passate in giudicato etc – dalla quale è emerso che in Italia in 23 anni, dal 2000, sono stati denunciati 146 sacerdoti, 113 sono state le condanne definitive per reati di natura pedofila, le vittime accertate minori di 14 anni sono state almeno 516. Dico almeno perché è impossibile anche solo stimare il numero delle vittime di pedopornografia online. Nessuna delle 146 denunce alla magistratura è partita da un vescovo.

     

    E ancora, il 17 dicembre del 2022 mons. Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale, ha rivelato che dal 2010 al 2020 sono stati «613 i fascicoli trasmessi dalle diocesi italiane al dicastero per la Dottrina della fede», cioè alla Santa sede. Altri 100 fascicoli erano stati trasmessi tra il 2000 e il 2010. Sommando questi numeri viene fuori che tra il 2000 e il 2023 in Italia sono stati denunciati almeno 146+613+100 (cioè 859) casi di pedofilia nella Chiesa. Nemmeno i 713 fascicoli della Cei sono mai stati condivisi con la magistratura, sempre in virtù del “diritto” a non collaborare sancito dall’articolo 4 del Concordato.

    Solo per fare un paragone veloce: Spotlight del Boston Globe nel 2001 ha dato il via alle inchieste negli Usa che hanno portato alla bancarotta 15 diocesi, partendo da 89 casi; la commissione Ciase in Francia, di cui tanto si è parlato qui da noi nel 2021, ha scoperchiato un’orrenda situazione molto simile a quella statunitense partendo dalla denuncia di 70 casi. Qui da noi, dopo 859 casi e chissà quante migliaia di vittime ancora non si muove nulla.

     

    La mia indagine giornalistica conferma quanto scoperto e accertato dall’associazione Rete L’abuso, una onlus che è anche l’unica realtà della società civile nel nostro Paese che si occupa di tutela dei diritti delle vittime di preti violentatori.

     

     

    È bene ribadire a questo punto che la cosiddetta “giustizia” ecclesiastica si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un peccato, un delitto contro la morale. E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete e la sua vittima facciano del «male» a Dio. È l’offesa alla divinità che è intollerabile, sta qui la «tolleranza zero» di papa Francesco, tanto esaltata anche dalla stampa laica. Si tratta di una visione umanamente e scientificamente inaccettabile (come si evince anche dalle slide appena mostrate), di cui l’Italia – uno Stato laico per Costituzione – non tiene conto nel tenere in vita il Concordato e l’articolo 4 in particolare. Ma anche nel disapplicare la Convenzione di Lanzarote.

    Cosa comporta questa situazione? Comporta che il pedofilo prete – che come tutti i pedofili è una persona gravemente malata di mente ma non di quelle che danno in escandescenza – sia lucidamente consapevole di poter agire pressoché indisturbato, potendo contare sulla “copertura” delle proprie istituzioni, e su un credito socialmente e politicamente riconosciuto molto più alto di qualsiasi altro membro della società civile.

    Questo significa che la vittima durante la sua vita non dovrà combattere solo contro le conseguenze della violenza in sé, ma anche contro tutto ciò che un sacerdote rappresenta ancora oggi – spesso inspiegabilmente – nell’immaginario comune. E dovrà combattere contro l’istituzione religiosa, di cui il pedofilo fa parte, capace di condizionare in maniera profonda sia l’opinione pubblica che la politica con suoi onnipresenti organi di propaganda e informazione, al fine di preservare in primis l’immagine pubblica del papa. E poco importa a costoro se questo atteggiamento abbia come diretta conseguenza la lesione di un diritto umano fondamentale: la salute psicofisica della persona.

    https://federicotulli.substack.com/p/quei-ladri-dinnocenza-e-lindifferenza

     

     

     

     

     

  • Quando un istituto per minori in Ticino era un “lager” con suore “aguzzine”

    Quando un istituto per minori in Ticino era un “lager” con suore “aguzzine”

    Oggi il von Mentlen di Bellinzona è un centro educativo moderno, dove gli ospiti minorenni – una cinquantina – godono di protezione e di supporto. Ma non è sempre stato così. Nel secolo scorso, chi è stato costretto a frequentarlo, lo descrive come un “lager” diretto da “suore aguzzine”.

    A decidere di illuminare quegli anni bui è un’indagine che l’istituto ha affidato all’Università di Ginevra: il risultato nasce da una dozzina di testimonianze raccolte dal ricercatore Marco Nardone e confluite nel libro “Bisogna portare alla luce queste sofferenze”, che verrà presentato giovedì.

    Era lo Stato a decidere chi internare

    Esiste dal 1911 il von Mentlen di Bellinzona, nato dalla volontà dell’omonima benefattrice Valeria e gestito dalle suore della congregazione cattolica della Santa Croce di Menzingen. Era lo Stato a decidere chi internare: figli ritenuti illegittimi, perché nati da donne sole, divorziate, da famiglie povere o perché di etnia nomade. Per la società erano colpe. E la colpa andava corretta.

    A scoprire il prezzo pagato per queste “colpe” è stato il ricercatore universitario Marco Nardone, che ha intervistato dodici persone, donne e uomini ultrasessantenni, ospiti dell’istituto per lo più negli anni Cinquanta. “L’educazione religiosa era molto rigida e severa. Le persone per descrivere la propria esperienza al von Mentlen parlano di prigione, di lager addirittura – racconta alla RSI lo studioso -. E parlano di disciplina militare”.

    “Ci punivano con l’acqua gelida”

    Per la prima volta queste pagine danno voce a chi aveva subito un collocamento coatto: fino agli anni Settanta, l’autorità cantonale imponeva l’internamento, incurante della volontà dei diretti interessati. “La parola d’ordine era ‘obbedisci!’”, racconta una testimone. “Mi ricordo che nei primi tempi che ero lì piangevo sempre e più piangevi più prendevi botte”, ricorda un altro internato. “Ci punivano con l’acqua gelida. Sotto la doccia o immergendoci nella vasca da bagno”. E ancora: “Mi è mancato enormemente l’affetto, le suore erano dure, rigide. Se non ubbidivi ti arrivavano le punizioni. Erano proprio delle aguzzine”.

    La priorità per le suore, dice Marco Nardone, “non era il benessere dei piccoli, ma la disciplina e l’ordine. Erano tanti bambini e poche suore, senza alcun tipo di formazione per questo lavoro. La violenza era proprio una strategia per gestire questa massa di bambini”.

    Sono stati i vertici del centro educativo a promuovere l’indagine sul loro passato. Per capire appunto se mai gli ospiti dell’istituzione religiosa subirono torti e ingiustizie. Undici anni fa il governo svizzero e poi anche quello ticinese avevano riabilitato, scusandosi, le persone vittime di collocamenti forzati. “Ci siamo resi conto – dice il direttore Vito Lo Russo – che non abbiamo veramente mai pensato a cosa succedeva al von Mentlen nel passato. Da lì ci siamo detti che non era possibile non andare a indagare le pratiche educative di quegli anni. Senza puntare necessariamente il dito contro qualcuno, ma per capire cosa succedeva a quel tempo”.

    Era stato un libro che parlava di soprusi al von Mentlen ad attirare l’attenzione della direzione. Un libro con la testimonianza di un ex internato – pubblicato cinque anni fa da Matteo Beltrami. S’intitola “Il mio nome era 125”. Cioè il numero di guardaroba di suo padre Pierre all’istituto.

    Pierre Beltrami ha avuto la forza di uscire allo scoperto. Gli altri 11 testimoni – intervistati da Marco Nardone no. Loro, uniti nel destino da una costante: la sofferenza per la violenza subita. Violenza fisica, psicologica e anche sessuale. “Avevamo sempre i pantaloni corti ed era freddo. D’inverno ci levavano i pantaloni e le mutande e ci mettevano sopra questi enormi caloriferi, a pieno regime, che ci ustionavano”, ricorda Beltrami. E ancora: “Abbiamo visto questo bambino affacciato alla finestra. Si chiamava Silvano, poteva avere 5 anni ed è caduto al suolo ed è morto. L’altra suora, quando ci hanno portati in aula, ha responsabilizzato noi perché lo abbiamo chiamato. Invece noi lo invitavamo a rientrare”.

    Tante vicende simili rimaste confinate fino ad oggi dentro le mura di un centro che come altri non era soggetto al controllo istituzionale. E il cui personale non aveva alcuna formazione adeguata.

    L’inchiesta dell’Università di Ginevra rientra fra le ricostruzioni storiche finanziate dal Fondo nazionale di ricerca. Il dipartimento di sociologia si è focalizzato sugli istituti religiosi di Vallese e Ticino. Sulle ingiustizie inflitte, le modalità di assistenza, la lesione dei diritti fondamentali dei bambini, ritenuti degli oggetti fino agli anni Cinquanta.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/quando-il-von-mentlen-era-un-lager-con-suore-aguzzine/87666912