Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Rupnik assolto?

    Rupnik assolto?

    INCREDIBILE! Apprendiamo da voci insistenti e molto autorevoli che il processo penale, in corso in Vaticano, a carico di don Marko Ivan Rupnik si sarebbe concluso con un esito a lui favorevole.

    Con queste parole il blog Messa in Latino ha dato la notizia che, se confermata, sarebbe senz’altro un inatteso finale della vicenda dell’ex gesuita e artista don Marko Rupnik. Le fonti di MIL restano riservate ma sono autorevoli: l’intenzione sembra quella di far arrivare all’opinione pubblica una sentenza che altrimenti potrebbe rimanere sepolta sotto la consueta omertà della Chiesa.

    Di Rupnik, ex gesuita, artista milionario, amico di papa Francesco e abusatore seriale, ho scritto molto negli ultimi quattro anni; gli ultimi articoli li trovate qui e qui. Tutta la storia dell’ambizioso mosaicista sloveno, dall’ascesa sotto papa Giovanni Paolo II allo scandalo contenuto da Francesco, l’abbiamo raccontata nel podcast La Scomunica e la trovate su Spotify.

    Dall’ottobre 2023 Rupnik è sotto processo canonico per abusi sessuali nei confronti di numerose suore della Comunità Loyola, comunità che lui stesso aveva contribuito a fondare alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso. Lo scorso 13 ottobre il Dicastero per la dottrina della fede ha nominato i cinque giudici (donne e chierici) del tribunale designato a trattare il suo caso; da allora non si è più saputo nulla.

    L’assoluzione sarebbe uno choc per tutti quelli che danno per scontata la dimissione dallo stato clericale del noto mosaicista ma certamente anche un chiaro segnale di come Prevost intende gestire il problema abusi nella Chiesa.

    Infatti, se davvero Rupnik è stato assolto dalle accuse di abusi sessuali, nonostante le testimonianze raccolte dai gesuiti e le vittime che si sono rivolte alla stampa, a cominciare da Gloria Branciani, siamo di fronte a una mossa incredibile – e per molti versi drammatica – di papa Leone XIV.

    Se la notizia fosse confermata, infatti, sapremmo che nella Chiesa la parola di decine di donne che denunciano una violenza sessuale e spirituale non contano nulla di fronte alla figura del sacerdote, soprattutto se famoso e amico di (almeno) un pontefice. Non conta nulla che tutti nella Chiesa sapessero, da decenni, qual era il “vizio” del carismatico artista. Non conta che Rupnik sia già stato scomunicato nel 2020 per “assoluzione del complice in confessione”, cioè per aver assolto la donna con cui aveva avuto rapporti sessuali (un’altra vittima, a cui è stato pagato un risarcimento dalla Compagnia di Gesù). L’unica cosa che conta è il potere, meglio se sostenuto dal denaro, alla faccia della retorica sulla tolleranza zero sugli abusi e sulla richiesta di perdono alle vittime. La Chiesa, con l’assoluzione di Rupnik, segnerebbe un vistoso autogol, le cui conseguenze sono ancora tutte da valutare.

    Certo oggi ci sarà movimento, dietro le quinte vaticane. Ci torniamo su presto.

    (nella foto, un mosaico di Rupnik a Lubiana)

    https://federicatourn.substack.com/p/rupnik-assolto

  • Vescovo accusato di abusi, il Papa congeda un prelato pronto ad andare in pensione. Lui: «Fare chiarezza sulla verità»

    Vescovo accusato di abusi, il Papa congeda un prelato pronto ad andare in pensione. Lui: «Fare chiarezza sulla verità»

    Papa Leone XIV conferma la sua linea dura contro gli abusi. Congeda dunque mons. Antonio Santarsiero Rosa, vescovo di Huacho, in Perú. Il prelato ha 75 anni, l’età in cui i vescovi vanno in pensione. Ma Santarsiero è accusato di abusi e aveva chiesto già ad aprile di rinunciare al suo ruolo di segretario generale della Conferenza episcopale peruviana per potere «fare chiarezza sulla verità».

    All’epoca, alcuni organi di stampa, come il sito web “InfoVaticana“, avevano riportato una denuncia contro di lui per presunti abusi sessuali e maltrattamenti psicologici avvenuti nel seminario di questa città costiera, vicino a Lima. Monsignor Santarsiero ha sempre negato le accuse.

    La decisione del Papa

    Nell’attesa che venga fatta piena chiarezza, il Papa lo ha allontanato dal governo della diocesi e al momento non ha nominato un nuovo vescovo. Per Prevost la lotta agli abusi è una priorità, in scia alla linea intrapresa da Papa Francesco e ancora prima da Benedetto XVI. Tra le decisioni prese, per esempio, quella nei confronti del vescovo di Cadice, Spagna, mons. Rafael Zornoza Boy, che era al centro, in Spagna, di una bufera per accuse di abusi sessuali.

    Papa Leone ha anche intrapreso un dialogo con le vittime, a partire dalla rete americana Eca (Endin Clergy Abuse) che, dopo l’incontro con il Pontefice lo scorso ottobre, ed era la prima volta che la combattiva associazione varcava la soglia del Vaticano, ha avviato un dialogo anche con la Commissione vaticana per la tutela dei minori.

    In attesa del viaggio in Francia, a fine settembre, nel corso del quale Papa Leone XIV «certamente», come detto dai vescovi francesi a La Croix, incontrerà un gruppo di vittime di abusi, restano comunque forti le parole pronunciate nell’ultimo viaggio, quello in Spagna a giugno, nel corso del quale il Pontefice ha incontrato alcune persone che ancora portano le ferite a causa di abusi subiti da parte di membri del clero. Parlando successivamente con i vescovi spagnoli, Leone XIV aveva detto: «Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura. Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione».

    https://www.leggo.it/esteri/news/15_luglio_2026_vescovo_accusato_abusi_papa_leone_accetta_rinuncia_oggi-9652943.html

  • Drogava le vittime e le violentava in parrocchia: sacerdote condannato a 52 anni

    Drogava le vittime e le violentava in parrocchia: sacerdote condannato a 52 anni

    AGI – Il sacerdote di Malaga accusato di aver drogato e abusato sessualmente di quattro donne tra il 2014 e il 2018, atti che avrebbe filmato e che sono stati scoperti dalla sua compagna su un computer nella casa che condividevano a Melilla, è stato condannato a 52 anni di carcere dal Tribunale provinciale di Malaga. L’imputato, 35 anni, noto come Padre Fran, è stato riconosciuto colpevole di quattro capi d’accusa di violenza sessuale, tre dei quali con penetrazione, e quattro capi d’accusa di divulgazione di informazioni private, entrambi di natura continuativa, secondo la sentenza, ottenuta dall’agenzia EFE.

    La dinamica delle aggressioni e il valore delle prove video

    Il giudizio della Corte sull’assoluto disprezzo della dignità umana

    https://www.agi.it/estero/news/2026-07-09/spagna-sacerdote-condannato-abusi-37940396/

  • Denunciato da 5 donne, il cardinale di Rabat si autosospende

    Denunciato da 5 donne, il cardinale di Rabat si autosospende

    Cinque donne lo accusano di condotta sessuale inappropriata, il Vaticano ha aperto un’indagine e il cardinale Cristobal Lopez Romero, originario della Spagna ma arcivescovo di Rabat in Marocco, ha deciso di dimettersi temporaneamente, almeno fino a quando si farà chiarezza sulla vicenda.

    Tutto è partito da una inchiesta dell’Afp ha rivelato che almeno cinque donne lo hanno accusato di condotta sessuale inappropriata.

    Il cardinale respinge ogni addebito. L’Afp ha raccolto la testimonianza di una donna e ha inoltre esaminato una dichiarazione scritta di un’altra donna, presentata alla Nunziatura Apostolica, la rappresentanza diplomatica vaticana nella capitale marocchina. Si accusa il cardinale spagnolo, salesiano, settantaquattrenne, di comportamenti “inappropriati”; un approccio da cui la donna afferma di essere riuscita a sottrarsi, seppure con difficoltà. Una fonte interna alla diocesi ha inoltre riferito di essere stata informata che almeno altre tre donne avevano denunciato di essere state vittime di “episodi analoghi”.

    Il cardinale ha deciso di informare direttamente sulla situazione attraverso un comunicato che è stato rilanciato dai media vaticani: “Al termine di un anno pastorale fruttuoso, la nostra Chiesa di Rabat si trova ad affrontare un evento difficile. Sono accusato di comportamento inappropriato nei confronti di donne adulte. Questa situazione ha indotto la Chiesa ad avviare un’indagine preliminare”. L’indagine è “nelle mani della Chiesa Cattolica Romana”, spiega il porporato spagnolo, originario di Almeria, assicurando la sua collaborazione. E proprio per non ostacolare tale inchiesta, il cardinale spiega: “Mi asterrò dal presiedere celebrazioni pubbliche e dal partecipare ad attività pastorali”.

    López Romero si rivolge ai fedeli: “Confido nella vostra comprensione”. E aggiunge: “Questo evento è fonte di turbamento per tutti noi”. Come arcivescovo, si dice “pienamente consapevole delle difficoltà che sta causando e dei legittimi interrogativi che può sollevare in tutti”. Da qui la decisione che “i membri della comunità diocesana ne siano informati immediatamente”.

    L’arcivescovo di Rabat aveva accolto Papa Francesco nel suo viaggio apostolico in Marocco nel marzo del 2019. Nell’ottobre dello stesso anno Bergoglio aveva deciso di crearlo cardinale. A maggio 2025 era nel toto-nomi del futuro Papa, dopo la morte di Bergoglio, nel conclave in cui è stato eletto Leone XIV.

    Originario dell’Europa, con una lunga esperienza in America Latina, univa, con il suo ministero in Marocco, la Chiesa di diversi continenti. Lopez Romero in quei giorni pre-conclave scherzava con i giornalisti ricordando il proverbio “chi entra Papa esce cardinale”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2026/07/07/denunciato-da-5-donne-il-cardinal-lopez-romero-si-fa-da-parte_cc0ec8b5-e900-41f9-ae12-1aacb06948bc.html

  • Rhode Island, valanga di cause contro la diocesi: riemergono decenni di abusi e insabbiamenti

    Rhode Island, valanga di cause contro la diocesi: riemergono decenni di abusi e insabbiamenti

    La diocesi cattolica romana di Providence si trova nel pieno di una tempesta giudiziaria senza precedenti: solo nel primo giorno utile, mercoledì, sono state depositate 33 cause a livello statale e almeno una denuncia federale che accusano sacerdoti, diaconi e funzionari ecclesiastici di abusi sessuali risalenti fino al 1958. È l’effetto immediato della nuova legge approvata a giugno dall’Assemblea Generale, che ha aperto una finestra di prescrizione fino al 30 giugno 2028, consentendo alle vittime di riaprire casi da tempo bloccati. La norma modifica radicalmente il precedente limite: prima, le vittime potevano denunciare fino ai 53 anni.

    Ora, chiunque abbia subito abusi può intentare causa contro istituzioni come la diocesi, indipendentemente dall’età. Il nuovo contesto legislativo arriva dopo la pubblicazione, a marzo, del rapporto di 282 pagine del procuratore generale Peter Neronha, che documenta decenni di violenze e insabbiamenti. Secondo il rapporto, 72 sacerdoti e diaconi sono stati accusati in modo credibile; solo 14 erano ancora in vita. Tra le cause presentate mercoledì, spiccano storie che attendono giustizia da oltre mezzo secolo. Un uomo di circa 70 anni, oggi residente a Westerly, sostiene di essere stato abusato ripetutamente da Monsignor Bernard J. Lennon negli anni ’50.

    Un’altra denuncia riguarda Monsignor John Ferry, accusato di aver abusato di un quattordicenne nel 1964. La denuncia federale, presentata dallo studio Grant & Eisenhofer, riguarda invece Monsignor Roland Lepire, accusato di aver abusato di almeno sei ragazzi tra il 1975 e il 1980. Gli avvocati sottolineano che molte vittime sono cresciute come cattolici devoti e chiedono solo “piena trasparenza e responsabilità”. Secondo Mike Quinn, il suo studio ha già preparato almeno 130 denunce contro la diocesi. Durante il dibattito legislativo, alcuni parlamentari hanno sollevato dubbi sulla costituzionalità della riapertura dei termini, ma la legge è stata approvata con modifiche.

    https://ladiscussione.com/449950/esteri/diocesi-providence-abusi/

  • Mons. Cordileone concorda un risarcimento multimilionario per chiudere oltre 500 casi di abusi nell’arcidiocesi di San Francisco

    Mons. Cordileone concorda un risarcimento multimilionario per chiudere oltre 500 casi di abusi nell’arcidiocesi di San Francisco

    L’arcidiocesi di San Francisco ha raggiunto un accordo per pagare 395 milioni di dollari al fine di risolvere più di 500 cause relative ad abusi sessuali commessi da membri del clero. Il patto, che dovrà essere ratificato nell’ambito della procedura di fallimento avviata dall’arcidiocesi nel 2023, riguarda circa 530 vittime.

    L’accordo arriva tre anni dopo che l’arcidiocesi ha chiesto di accedere al processo di fallimento, una misura adottata dopo la presentazione di centinaia di cause ai sensi della legislazione approvata in California nel 2019, che ha temporaneamente aperto la possibilità di presentare denunce per abusi avvenuti decenni fa.

    Come parte dell’accordo, l’arcivescovo di San Francisco, mons. Salvatore Cordileone, invierà una lettera personale di scuse a ciascuna delle vittime incluse nel processo.

    In un comunicato, Cordileone ha affermato che si augura che l’accordo «offra un percorso verso un risarcimento equo per i sopravvissuti che hanno sopportato il peso di questi abusi per tutta la vita».

    «Accettiamo pienamente la responsabilità per quanto accaduto e chiedo sinceramente perdono a tutti coloro che hanno sofferto», ha aggiunto l’arcivescovo.

    Nuove misure di protezione e trasparenza

    Oltre al risarcimento economico, l’arcidiocesi dovrà attuare una serie di misure volte a rafforzare la protezione dei minori e la trasparenza istituzionale.

    Tra gli impegni assunti figura l’elaborazione e la pubblicazione di un elenco aggiornato di tutti i chierici accusati di abusi, in cui saranno incluse le denunce presentate e l’esito delle indagini corrispondenti. Inoltre, l’arcidiocesi non potrà imporre accordi di riservatezza che limitino la capacità delle vittime di parlare pubblicamente dei fatti.

    I rappresentanti legali dei ricorrenti hanno anche spiegato che un comitato formato da sopravvissuti supervisionerà la distribuzione dei risarcimenti, tenendo conto delle circostanze particolari di ciascun caso.

    Un nuovo accordo multimilionario in California

    L’accordo raggiunto a San Francisco si aggiunge ad altri patti multimilionari chiusi negli ultimi anni da diverse diocesi californiane. Nel 2024, l’arcidiocesi di Los Angeles ha concordato il pagamento di 880 milioni di dollari per risolvere migliaia di richieste di risarcimento per abusi sessuali, il più grande accordo di questo tipo raggiunto fino ad oggi da un’istituzione cattolica negli Stati Uniti.

    L’arcidiocesi di San Francisco conta circa 440.000 fedeli distribuiti tra le contee di San Francisco, Marin e San Mateo. L’accordo rappresenta un nuovo passo nel lungo processo di riparazione alle vittime e di revisione delle politiche di protezione dei minori promosso dalla Chiesa negli Stati Uniti dopo decenni di scandali per abusi sessuali.

    https://infovaticana.com/it/2026/07/02/mons-cordileone-accetta-un-risarcimento-multimilionario-per-chiudere-oltre-500-casi-di-abusi-nellarcidiocesi-di-san-francisco/

  • Don Ciro Panigara condannato a 5 anni per abusi sui bambini. La Diocesi: “Siamo vicini alle vittime”

    Don Ciro Panigara condannato a 5 anni per abusi sui bambini. La Diocesi: “Siamo vicini alle vittime”

    Brescia, 1 luglio 2026 – Cinque anni di reclusione per don Ciro Panigara, sacerdote bresciano accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi che frequentavano le parrocchie in cui prestava servizio. Si tratta della decisione del giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Brescia al termine del processo celebrato con rito abbreviato.

    L’imputato, 49 anni, era accusato di episodi avvenuti tra il 2011 e il 2014 ai danni di sette minori, all’epoca di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, nelle parrocchie di Adro e di San Paolo, in provincia di Brescia.

    L’accusa
    La Procura aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe compiuto e fatto compiere ai ragazzi atti di natura sessuale approfittando del rapporto di fiducia instaurato nell’ambito delle attività parrocchiali. Le presunte vittime, pur non avendo presentato denuncia, hanno confermato i fatti durante le indagini.

    Nel corso delle indagini, la Procura ha acquisito anche il contenuto dei dispositivi elettronici in uso al sacerdote e raccolto, tra gli altri elementi, la testimonianza dell’allora vescovo della diocesi, che aveva rimosso il religioso dall’incarico dopo le prime segnalazioni.

    La condanna
    Il giudice ha pronunciato una sentenza di condanna per parte delle contestazioni, mentre per altri cinque episodi ha dichiarato il non luogo a procedere. Sulla determinazione della pena potrebbero aver inciso la prescrizione di alcuni fatti risalenti al 2011 e all’inizio del 2012 e la diversa qualificazione giuridica di alcune condotte. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari dall’aprile 2025. La difesa ha annunciato ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

    La Diocesi: “Vicinanza alle persone coinvolte”
    Intanto la Diocesi di Brescia esprime “rammarico per la vicenda” e ribadisce il proprio impegno a sostegno delle vittime e nella collaborazione con la magistratura. In una nota diffusa oggi, la Diocesi afferma di prendere atto della notizia della condanna a cinque anni per violenza sessuale su minore in primo grado di don Ciro Panigara ed esprime “vicinanza e solidarietà a tutte le persone coinvolte in questa dolorosa vicenda, che ha provocato e provoca dolore e tristezza nell’intera comunità”. La Curia ribadisce inoltre “la piena disponibilità a collaborare con l’autorità civile per la ricerca della verità e il ristabilimento della giustizia” e rinnova l’impegno, attraverso il Servizio diocesano per la tutela dei minori, “ad ascoltare e a prendere in carico le vittime”, oltre che a promuovere “una cultura della protezione dei minori e degli adulti vulnerabili”.

    https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/sacerdote-abusi-sessuali-ragazzini-vsqncmfe

  • Abusi su minori, sacerdote condannato a 5 anni a Brescia

    Abusi su minori, sacerdote condannato a 5 anni a Brescia

    Cinque anni di reclusione per don Ciro Panigada, sacerdote bresciano accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi che frequentavano le parrocchie in cui prestava servizio.

    Lo ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Brescia al termine del processo celebrato con rito abbreviato.
    L’imputato, 49 anni, era accusato di episodi avvenuti tra il 2011 e il 2014 ai danni di sette minori, all’epoca di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, nelle parrocchie di Adro e di San Paolo, in provincia di Brescia.

    La Procura aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe compiuto e fatto compiere ai ragazzi atti di natura sessuale approfittando del rapporto di fiducia instaurato nell’ambito delle attività parrocchiali. Le presunte vittime, pur non avendo presentato denuncia, hanno confermato i fatti durante le indagini.

    Il giudice ha pronunciato una sentenza di condanna per parte delle contestazioni, mentre per altri cinque episodi ha dichiarato il non luogo a procedere. Sulla determinazione della pena potrebbero aver inciso la prescrizione di alcuni fatti risalenti al 2011 e all’inizio del 2012 e la diversa qualificazione giuridica di alcune condotte. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

    Nel corso delle indagini, la Procura ha acquisito anche il contenuto dei dispositivi elettronici in uso al sacerdote e raccolto, tra gli altri elementi, la testimonianza dell’allora vescovo della diocesi, che aveva rimosso il religioso dall’incarico dopo le prime segnalazioni. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari dall’aprile 2025.

    La difesa ha annunciato ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2026/07/01/abusi-su-minori-sacerdote-condannato-a-5-anni-a-brescia_013eae4f-d4f2-450e-890f-c9a0057833a3.html

  • L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di pagare 395 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali da parte del clero

    L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di pagare 395 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali da parte del clero

    L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di risarcire con 395 milioni di dollari (circa 350 milioni di euro) più di 500 persone che avevano denunciato di aver subìto abusi sessuali da parte di membri del clero. L’accordo prevede l’introduzione di misure per prevenire nuovi abusi, come un maggior controllo sui dipendenti dell’arcidiocesi, un divieto di comunicazioni digitali tra adulti e bambini e la compilazione di una lista dei religiosi accusati; prevede inoltre che l’arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, scriva una lettera di scuse a ogni persona coinvolta.

    Spesso gli abusi denunciati risalgono a decenni fa, ma le persone coinvolte avevano potuto presentare richiesta di risarcimento grazie a una legge della California del 2019 che permetteva di farlo entro il 31 dicembre del 2022. Nell’agosto del 2023 l’arcidiocesi di San Francisco aveva chiesto l’amministrazione straordinaria con l’obiettivo di gestire i propri fondi per pagare i risarcimenti.

    Quello dell’arcidiocesi di San Francisco non è un caso isolato. Nel 2024 l’arcidiocesi di Los Angeles fece un accordo da 880 milioni di dollari per risarcire 1.353 vittime di abusi sessuali da parte del clero, mentre quella di New York ha accettato di avviare una mediazione per risarcirne quasi altrettante. Anche l’arcidiocesi di New Orleans pagherà almeno 230 milioni di dollari a centinaia di vittime di abusi sessuali.

    https://www.ilpost.it/2026/06/30/arcidiocesi-san-francisco-patteggiamento-risarcimento-vittime-abusi-sessuali-clero/

  • Il Vaticano cerca di proteggersi dal rafforzamento UE sulle norme penali italiane in materia di abusi sessuali

    Il Vaticano cerca di proteggersi dal rafforzamento UE sulle norme penali italiane in materia di abusi sessuali

    In Europa si sta replicando quanto è già accaduto a partire dal 2000 negli Stati Uniti, dove abbiamo visto fallire a decine intere diocesi costrette dai tribunali a risarcire le vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero.

    Se pure al momento in Europa (Italia a parte) i danni economici sono meno gravi di quelli che la Chiesa ha subito negli Stati Uniti, al momento la Francia, la Spagna, il Portogallo, la Svizzera, il Belgio, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Germania, l’Irlanda hanno iniziato ad avviare risarcimenti economici alle vittime.

    L’Italia detiene il 43% dei sacerdoti di tutta Europa, il 12,7% nel mondo (dato dell’Osservatorio permanente a cura di Mark Vincent Healy) e il danno economico nella sola Italia è consistente quasi quanto quello che la Chiesa ha subito in Europa. Se pure le cifre dei risarcimenti dati in Europa siano irrisorie confronto a quelle costrette dai tribunali in USA, parliamo di una media di 60.000€ a vittima, Italia esclusa una bella cifra in totale.

    Per fare un esempio, l’Italia che oggi conta di fatto un totale di casi censiti dall’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO (28 giugno 2026) pari a 1.178 casi (ovvero il 3,80% escluso l’indotto laico) con un numero di vittime censito pari a 4.761 vittime sopravvissute. In soldoni varrebbe a dire risarcimenti per un totale solo in Italia pari a 285.660.000 di euro. Una cifra di certo non indifferente, calcolando che il dato del nostro osservatorio è in grave difetto rispetto a quello che produrrebbe una commissione governativa indipendente. Oggi l’Italia è un’autentica bomba pronta ad esplodere dentro la Chiesa.

    Di pochi giorni fa la notizia già anticipata dall’UE dopo la petizione n. 0354/2023 che la Rete L’ABUSO ha depositato il 13 dicembre del 2023, che la Presidenza del Consiglio e i rappresentanti del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sull’aggiornamento delle norme penali in materia di abusi sessuali e sfruttamento sessuale dei minori.

    Le norme riviste copriranno un maggior numero di reati, prevederanno pene più severe e garantiranno un’azione penale più efficace, anche attraverso l’allungamento dei termini di prescrizione.

    Un “Grosso guaio in Vaticano”, il quale da un po’ di tempo tuttavia ha già messo le mani avanti, cosciente che le connivenze col governo italiano non avrebbero potuto fare più di tanto di fronte alla direttiva UE, quindi l’unica soluzione è quella di intervenire dentro le istituzioni dello Stato, per ritardare e penalizzare più possibile la ratifica della norma UE.

    Esattamente come accadde alla ratifica della Carta di Lanzarote che, grazie alle “distrazioni” del legislatore, in Italia è praticamente inutile. In quel caso riuscirono, a differenza del resto d’Europa, a sollevare dall’esibizione del cosiddetto certificato anti pedofilia l’intera categoria del volontariato, a cui guarda caso la Chiesa appartiene.

    Ma questo non è il solo handicap: il certificato anti pedofilia per funzionare necessita che l’obbligo di denuncia sia applicato a tutti i cittadini. Cosa che invece in Italia è limitato solo ai pubblici ufficiali, penalizzando così questa norma che in realtà sarebbe molto efficace in quanto vieta a chi già pregiudicato per reati sessuali di poter tornare a lavorare con i minori.

    La storpiatura concessa invece dal legislatore non solo permette che i sacerdoti pregiudicati per reati sessuali, scontata la condanna, tornino a contatto con i minori, ma fa sì che in Italia, non solo la Chiesa ma l’intera categoria del volontariato diventi rifugio sicuro per i pedofili.

    Un grosso rischio in Italia in quanto la nuova norma che UE si appresta a inserire, si muove ed ha efficacia qualora le precedenti norme siano state correttamente ratificate. Nel caso italiano è disastrosa, vediamo perché.

    I punti che l’Italia si appresta a valutare sono i seguenti.

    1. “Un canale sicuro e indipendente attraverso il quale i bambini, compresi quelli con disabilità, possano denunciare gli abusi subiti proprio all’interno delle istituzioni deputate a proteggerli.”

    In assenza di un obbligo generalizzato di denuncia per tutti i cittadini, e quindi della possibilità che siano gli adulti a segnalare gli abusi subiti dai minori, questo obiettivo incontra un ostacolo insormontabile. Un bambino, infatti, spesso non è nelle condizioni di comprendere pienamente l’abuso subito, né tantomeno di denunciarlo autonomamente.

    Il fatto che oggi il Governo italiano continui a consentire alla Chiesa di gestire internamente i casi di abuso che si verificano al proprio interno equivale, in sostanza, ad affidare il controllo al soggetto stesso che dovrebbe essere sottoposto a verifica: è come mettere Dracula all’Avis.

    1. “Standard nazionali di supervisione, affinché una persona o un luogo già condannati non possano continuare ad accogliere bambini.”

    Anche questo obiettivo risulta compromesso dalla mancanza di un obbligo di denuncia. Se i reati non vengono denunciati, il responsabile difficilmente sarà processato e condannato; di conseguenza, non entrerà nei registri previsti dalla normativa a tutela dei minori. Ne deriva che il sistema di controllo risulta, nella maggior parte dei casi, inapplicabile.

    1. “Un meccanismo nazionale per riconoscere e risarcire le vittime del passato, indipendentemente dai limiti temporali previsti dalla legge, come hanno già fatto Svizzera, Spagna e Francia.”

    Vale la medesima considerazione. Senza una denuncia, un procedimento giudiziario e una sentenza definitiva di condanna, sarà estremamente difficile per una vittima vedere riconosciuto e dimostrare il proprio status di sopravvissuto agli abusi, con tutte le conseguenze che ciò comporta sul piano del riconoscimento e dell’eventuale riparazione.

    1. “Un’inchiesta nazionale per dare finalmente al Paese la verità che ancora manca: quanti bambini vengono abusati all’interno delle sue istituzioni.”

    Questo è, probabilmente, il punto più preoccupante, perché rischia di vanificare quanto già realizzato in molti Paesi europei attraverso commissioni d’inchiesta realmente indipendenti.

    Un’inchiesta nazionale affidata a uno Stato che, fino ad oggi, ha mostrato una sostanziale connivenza con il clero difficilmente potrebbe essere considerata indipendente. Al contrario, rischierebbe di cancellare, con un solo atto, il passato e le responsabilità non soltanto della Chiesa, ma anche dello Stato italiano.

    L’Italia è infatti l’unico Paese europeo che, nonostante i ripetuti richiami degli organismi sovranazionali per la violazione di convenzioni internazionali, come la Convenzione di Lanzarote e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, continua a non adottare interventi adeguati. Già nel 2019 le Nazioni Unite avevano evidenziato le gravi carenze del sistema italiano; nel marzo scorso l’ONU è tornata a richiamare il Governo italiano, chiedendo nuovamente conto del mancato rispetto degli obblighi assunti in materia di tutela dei minori.

    Nel 2019 l’ONU, a seguito di una istanza della Rete L’ABUSO, non a caso chiedeva all’Italia di:

    (21) Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Ad oggi nulla di quanto raccomandava l’ONU già nel 2019 è stato attuato dal Governo italiano.

    La Rete L’ABUSO ha scoperto quanto sta attualmente accadendo proprio all’interno del governo, grazie a personaggi facoltosi che tuttavia millantano crediti che non hanno e che verosimilmente si stanno muovendo nelle retrovie vaticane che li ha “assunti”.