Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • L’enorme inchiesta del País sugli abusi sessuali della Chiesa in Spagna

    L’enorme inchiesta del País sugli abusi sessuali della Chiesa in Spagna

    Durante la sua visita apostolica in Spagna, papa Leone XIV ha incontrato sei vittime di abusi sessuali su minori commessi da rappresentanti della Chiesa cattolica spagnola. Pochi giorni prima, sul volo che lo portava da Roma a Madrid, il corrispondente del quotidiano spagnolo El País Íñigo Domínguez gli aveva consegnato una chiavetta USB contenente sei dossier, realizzati negli anni dal giornale con un eccezionale lavoro d’inchiesta su oltre 3mila casi di abusi in Spagna.

    El País in Spagna ha avuto un ruolo centrale nello svelare, catalogare e raccogliere questo genere di casi. Lo ha fatto con un’inchiesta iniziata nel 2018 e che continua tuttora. Ha permesso di creare un database enorme e dettagliato, e soprattutto di superare la negazione e il silenzio della gerarchia clericale spagnola, durate decenni.

    Mentre in altri paesi commissioni indipendenti e indagini interne alla Chiesa avevano individuato migliaia di casi, fino all’ottobre del 2018 la gerarchia ecclesiastica spagnola ne aveva riconosciuti quattro. Quando il quotidiano avviò l’inchiesta, la Conferenza episcopale sosteneva che la Spagna fosse «un’eccezione fra i paesi cattolici».

    In Spagna c’erano 23mila parrocchie e 18mila sacerdoti, ma non esisteva alcuna statistica ufficiale sui casi di violenza sessuale sui minori da parte del clero o di laici in istituzioni religiose. Domínguez, Núñez e alcuni colleghi iniziarono a raccoglierli con un lavoro d’archivio, facendo riferimento a sentenze giudiziarie digitalizzate a partire dagli anni Ottanta, e nella prima inchiesta ne trovarono 34. Pubblicandola, aggiunsero anche un indirizzo email a cui inviare testimonianze e segnalazioni: iniziarono subito ad arrivarne centinaia, e questo cambiò tutto.

    Nel corso degli anni El País ha svelato circa un migliaio di nuovi casi, raccolti in sei successivi dossier, da più di 1.800 pagine e con 800 diverse testimonianze.

    Núñez dice che «quando arriva una segnalazione, la prima cosa è contattare la persona. La prima telefonata può durare anche due o tre ore, a volte è la prima volta che quella persona racconta la sua storia». Dopo il racconto i giornalisti chiedono se esiste un qualche tipo di documentazione, se ci sono dei familiari che conoscono i fatti, se sono state salvate mail o messaggi che possono essere prove degli abusi o di eventuali coperture da parte della Chiesa.

    Núñez dice che il lavoro di verifica e indagine su un caso può proseguire per mesi: «Alcuni vogliono solo raccontare, ma poi non vogliono che la storia sia pubblicata, altri non compaiono col nome intero, ma solo con le iniziali. In generale non più di un terzo delle storie arriva a essere pubblicato». Dal 2018 un gruppo variabile di 6-10 giornalisti si è occupato dei casi, a volte in modo continuativo, altre più saltuario.

    Negli anni il lavoro si è esteso al Sudamerica, di cui El Paìs si occupa estesamente. Sono state individuate, rivelate e raccontate altre centinaia di casi, fra cui quello di un gesuita spagnolo che abusò di almeno 85 minori in Bolivia, registrando tutto in una specie di diario. Il caso ha avuto grande rilevanza internazionale ed è stato raccontato anche in un libro.

    Lo scorso gennaio la Chiesa spagnola ha firmato un accordo di collaborazione con lo Stato in cui si impegna a risarcire le persone che da minorenni hanno subìto abusi sessuali, ma che non possono più ricevere risarcimenti attraverso una causa in tribunale perché il reato è prescritto o perché la persona che ha commesso gli abusi è morta. L’entità di questi risarcimenti e la resistenza a concederle varia da caso a caso: può accadere che per lo stesso tipo di delitto, in situazioni simili, i risarcimenti varino molto da diocesi a diocesi.

    https://www.ilpost.it/2026/06/12/el-pais-abusi-sessuali-chiesa/

  • Repubblica Ceca, chiesa fuori dallo Stato. Cartellino rosso

    Repubblica Ceca, chiesa fuori dallo Stato. Cartellino rosso

    Cartellino rosso dei politici, una seconda possibilità dall’autorità ecclesiastica?
    Società civile contro Cattolica: 1:0 finora?

    Mi chiedo, fino a quando noi credenti tollereremo che una persona che ha ripetute e serie riserve continui ad agire all’altare. E per quanto tempo trascureremo che i responsabili della Chiesa non rispondono a questi stimoli in modo da rafforzarsi la fiducia dei credenti?

    Mi stupisce ancora di più il confronto con un partito politico, che ha reagito nel giro di pochi giorni, dopo aver preso conoscenza di simili informazioni. L’interessato ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico di leadership e ha sospeso l’iscrizione.

    In chiesa, invece, sono passati mesi di avvertimenti, conversazioni e promesse, eppure nulla sembra essere cambiato. Questo non mi pone interrogativi sul fallimento dell’individuo, ma soprattutto sulla responsabilità delle istituzioni e di chi le guida.

    Non sto per condannare nessuno senza un esame adeguato. Sono tutta per la credibilità della chiesa. Se ci aspettiamo responsabilità morale dai credenti, dovremmo aspettarci la stessa responsabilità da chi rappresenta pubblicamente la chiesa.

    Incrociamo le dita per la chiesa. Vediamo come va a finire tutta la storia e non perdiamo la speranza che proteggere le persone vulnerabili non sia solo una bella parola nei documenti, ma una vera pratica. La salvaguardia non è un attacco alla chiesa, è un servizio alla chiesa.

    La chiesa dovrebbe essere un posto pulito, affidabile e sicuro. Un luogo dove la verità non deve temere la luce e dove la protezione delle persone è al di sopra della tutela della reputazione delle istituzioni. Lo auguro non solo a me stesso ma a tutti quelli che vengono in chiesa in cerca di fede, speranza e sicurezza.
    Per una chiesa pura Jan Rozek
    Pro čistou církev

    Perché ne sto parlando in pubblico? Perché il preside non solo non risponde alla richiesta di appuntamento, ma anche nel caso delle vittime nega la mia persona. Volevo parlare di tutto all’interno della comunità ecclesiastica. Purtroppo, il preside di Václav Koloničný si rifiuta. Quindi è necessario proteggere i credenti in questo modo…

    https://www.facebook.com/photo?fbid=10234465305757818&set=a.10205907998562986

  • Cechia-Abusi: accordo vescovi e vittime

    Cechia-Abusi: accordo vescovi e vittime

    «Oggi, 2 giugno 2026, presso il monastero di Strahov a Praga è stato firmato un memorandum d’intesa tra la Conferenza episcopale ceca e l’associazione Someone Will Believe You (“Qualcuno ti crederà”). Il documento sancisce un impegno congiunto per la tutela delle persone vulnerabili all’interno della Chiesa, il sostegno alle vittime di abusi e lo sviluppo di strategie di prevenzione e di approccio sensibile nei confronti di coloro che hanno subito abusi da parte di chierici o operatori pastorali».

    L’importante passo porta la firma del vicepresidente della Conferenza e neo-arcivescovo di Praga, Stanislav Přbyl, e del responsabile dell’associazione delle vittime Jiri Kylar.

    La ventata di novità introdotta da Přbyl che ha perorato una Chiesa mite, autentica e disponibile al dialogo con tutti, è risultata credibile e condivisibile dai rappresentanti delle vittime.

    L’associazione Someone Will Believe You raduna persone che hanno subito abusi nel contesto ecclesiale e altrove con alcuni esperti, garantendo un ambiente sicuro e possibilità di influire sulla formazione del clero e sui necessari cambiamenti sistemici.

    Sul versante dei vescovi è nata, nel 2025, una commissione per la prevenzione e la protezione degli abusi, presieduta da mons. Přbyl, che, con la collaborazione di vari esperti, intende rafforzare l’approccio pastorale e terapeutico rispetto al problema, elaborare metodologie per la prevenzione e collaborare con le vittime e le autorità pubbliche.

    Gli intenti e il documento

    Il memorandum è distinto in sei brevi capitoli: scopo e natura del documento; forme concrete di collaborazione; autonomia e indipendenza delle parti; diritto alla critica anche pubblica; obiettivi comuni; disposizioni finali.

    In premessa si dice: «Le parti condividono la convinzione che una prevenzione efficace, procedure trasparenti, l’ascolto delle vittime e la disponibilità all’autocritica siano condizioni indispensabili per affrontare responsabilmente la questione».

    Fra gli scopi della collaborazione, si precisa l’ambito della prevenzione, la risposta alle segnalazioni e il sostegno a quanti dichiarano di essere vittime. La collaborazione si può sviluppare attraverso consultazioni e dialoghi specialistici fra le due parti, un comune impegno in ordine agli strumenti formativi e alla condivisione delle esperienze di lavoro, lo sviluppo dei metodi di sostegno alle vittime e la riflessione sui punti critici e i fallimenti del passato.

    La chiara distinzione delle responsabilità dei due contraenti conferma l’autonoma responsabilità delle parti e la loro differenza istituzionale e di autorità, anche in previsione di possibili tensioni e di reciproche insoddisfazioni.

    Quanto al diritto alla critica, si dice: «La stipula del presente memorandum non limita in alcun modo il diritto di ciascuna delle parti di esprimere pubblicamente posizioni critiche nei confronti delle azioni, delle decisioni e delle impostazioni sistemiche dell’altra parte, né di segnalare fallimenti, carenze o rischi del suo operato, anche attraverso i media o altre forme di comunicazione pubblica», anche se si chiede la reciproca buona fede.

    Gli obiettivi comuni sono così definiti: «ridurre sistematicamente il rischio di abusi sessuali attraverso una prevenzione efficace, contribuire a una gestione trasparente, equa e responsabile dei casi di abusi sessuali, rafforzare la tutela dei diritti delle vittime e favorirne il recupero, promuovere una cultura istituzionale improntata alla responsabilità, all’apertura e alla disponibilità al cambiamento». Il documento è a tempo indeterminato.

    Le cose stanno cambiando

    In gennaio, mons. Přbyl e Jiri Kylar avevano inaugurato una mostra sul tema abusi nel monastero francescano di Praga. Kylar aveva detto: «Il percorso verso la collaborazione con la Chiesa è stato lungo e difficile; le vittime di violenza sessuale hanno trovato scarsa sensibilità ed empatia … Vedo che le cose stanno cambiando e che vescovi, sacerdoti e fedeli si stanno impegnando molto di più per approfondire la questione degli abusi. Vogliamo trovare uno spazio sicuro per la condivisione».

    In occasione della firma del documento ha aggiunto che il memorandum non è una conclusione, ma l’inizio: «Siamo felici che, dopo tanti anni in cui alcuni leader religiosi hanno preferito il silenzio, si stia ora aprendo la possibilità di aiutare insieme la Chiesa a diventare un luogo sicuro».

    Il vescovo ha ricordato il percorso comune già fatto con l’associazione nelle indicazioni su come denunciare l’abuso o come avviarne la soluzione giuridica e ha aggiunto: «Comprendo il dolore di tutti coloro che sono stati vittime di abusi. Credo che la collaborazione tra la commissione della Chiesa cattolica ceca per la prevenzione e la protezione degli abusi con l’associazione Someone Will Believe You rafforzerà la possibilità di aiutare in modo efficace e sensibile tutti coloro che hanno subìto un danno o una mancanza di attenzione nell’affrontare questi problemi da parte dei responsabili ecclesiali».

    Nella vicenda vi è anche un risvolto personale. Jiri Kylar aveva comunicato, nel marzo 2019, al vescovo ausiliare di Praga, Zdenek Wasserebauer, responsabile del centro di contatto con le vittime e successivamente membro della commissione creata dai vescovi, il nome del prete che lo aveva molestato. Il collegio incaricato di accertare la fondatezza delle accuse ha immediatamente sospeso dal servizio il sacerdote, peraltro oggetto di molte voci critiche sui media locali, avviando le procedure canoniche del caso.

    https://www.settimananews.it/chiesa/cechia-abusi-accordo-vescovi-vittime/

  • PEDOFILIA, DEFINITIVI I 12 ANNI DI RECLUSIONE PER L’EX PROF DI RELIGIONE

    PEDOFILIA, DEFINITIVI I 12 ANNI DI RECLUSIONE PER L’EX PROF DI RELIGIONE

    La Cassazione, respingendo il ricorso della difesa, ha reso definitiva a 12 anni di reclusione la condanna dell’ex professore di religione del liceo scientifico “Ettore Majorana” di Latina, nonché ex diacono, Alessandro Frateschi, assistito dagli avvocati Edoardo Fascione e Danilo Riccio. La condanna, come noto, è stata comminata per il reato di violenza sessuale aggravata dalla minore età delle cinque vittime.

    Il ricorso chiedeva anche l’annullamento ad altra sezione della Corte d’Appello limitatamente al trattamento sanzionatorio. Il procuratore generale della Cassazione ha chiesto l’inammissibilità del ricorso e gli ermellini sono stati dello stesso avviso.

    A marzo scorso, la terza sezione della Corte d’Appello di Roma aveva depositato le motivazioni con cui il 26 novembre 2025 aveva confermato la condanna a 12 anni di reclusione per Alessandro Frateschi, 51enne originario di Terracina, condannato in primo grado, col giudizio abbreviato, a luglio 2024.

    Sette le parti civili, tra cui le vittime dei comportamenti di Frateschi, i genitori e il Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, Monica Sansoni, difesi dagli avvocati Nicodemo Gentile, Antonio Cozza e Francesca Giuffrida. È stato il Procuratore generale della Corte d’Appello a chiedere al conferma “in toto” delle accuse a carico dell’ex diacono, allontanato anche dalla Chiesa per decisione di Papa Prevost. La difesa dell’uomo aveva cercato di scardinare le accuse, non trovando accoglimento.

    I giudici dell’Appello, confermando il primo grado, erano stati netti con Frateschi, rimarcando, in uno dei passaggi, che “tiratosi indietro uno dei ragazzi”, l’uomo “aveva rivolto le sue attenzioni sessuali su un’altra preda, anch’egli in condizione di particolare fragilità non solo per la sua minore età, ma per la sua storia familiare, dal momento che era orfano di madre, con un padre assente e viveva in una Casa-famiglia”. A quel punto, l’imputato non si era fatto scrupoli a “cogliere il ragazzo di sorpresa e masturbarlo, inviandogli messaggi per proseguire gli approcci sessuali con lui, cercando, peraltro, successivamente, di esercitare – sia lui che la moglie – pressioni psicologiche, anche tramite la sorella, per evitare la denuncia”.

    Ad un altro ragazzo, Frateschi diceva “io mi sto mettendo nudo, mettiti nudo pure tu, così ne parliamo di come siamo nudi”. Una volta che il ragazzo aveva scritto “mi sto facendo due palle” – per dire che si stava annoiando – Frateschi aveva replicato “in che senso?” aggiungendo le palle con le facce innamorate. Spesso ricorreva ai doppi sensi, come quando gli aveva detto “comunque stai tranquillo, non tifare le pippe mentali”, e subito dopo aveva aggiunto “fatti altri tipi di pippe”.

    E ancora: “sia in classe che nei corridoi, durante la ricreazione, gli veniva vicino, faceva battute maliziose e gli metteva la mano sui fianchi e sulle gambe e lui indietreggiava, provando un disagio sempre maggiore”.

    “Durante le lezioni di religione tenute dal docente, quest’ultimo era continuamente chiamato alla cattedra e ogni volta era oggetto di apprezzamenti e, poi, il professore gli mostrava dal suo cellulare le immagini di lui nudo. In particolare, in un’occasione davanti a tutti il professore aveva mimato l’atto sessuale prendendo da dietro uno dei ragazzi e provocando nel giovane un moto di stizza, tanto da divincolarsi subito, nonostante avesse più volte invitato il professore a “tenere le mani a posto“.

    “Dall’analisi della documentazione digitale rinvenuta nei dispositivi informatici sequestrati all’imputato – spiegavano i giudici dell’Appello -, si rileva non solo l’esistenza di copioso materiale di chiaro contenuto pedopornografico, consistente in file di video e file di immagini sia reali che virtuali, tutte ritraenti individui di sesso maschile, sia l’esistenza di una conversazione tramite messenger con una persona che riferiva di abusi subiti, dall’età di sette fino ai dieci anni, ad opera del nonno, oltre a file di carattere pornografico, tra cui anche foto e video ritraenti l’imputato mentre consumava atti sessuali con persone dello stesso sesso il cui viso era intenzionalmente occultato, riprendendo il tutto in diretta sui social e archiviando gli screenshot“.

    Inquietante il racconto riportato dal minorenne della casa famiglia “preso in adozione” da Frateschi. Il ragazzino è stato abusato e continuamente provocato: “Non ho dormito perché avevo paura che lui entrasse in camera e iniziasse a fare di nuovo “queste cose“.

    L’appello della difesa, motivava l’Appello, “deve essere integralmente rigettato. Il rigetto dell’appello e la conferma della sentenza di primo grado comportano la condanna dell’appellante al pagamento delle spese di giustizia attinenti al giudizio di impugnazione. Vanno confermate, anche, le statuizioni civili della gravata sentenza, con condanna dell’imputato alla rifusione delle spese di rappresentanza e assistenza del grado di giudizio sostenute dalle parti civili”.

    PEDOFILIA, DEFINITIVI I 12 ANNI DI RECLUSIONE PER L’EX PROF DI RELIGIONE

  • Abusi nella chiesa: l’inchiesta che scuote il Paese prima del viaggio del Papa

    Abusi nella chiesa: l’inchiesta che scuote il Paese prima del viaggio del Papa

    A pochi giorni dall’arrivo di papa Leone XIV in Spagna, un caso scuote la Chiesa cattolica del Paese. Novantaquattro alti prelati sono finiti sotto accusa, sospettati di aver nascosto denunce di abusi sessuali commessi da sacerdoti. Si parla di vere e proprie coperture: alcuni avrebbero protetto i colpevoli, zittendo le vittime. L’inchiesta vuole scavare su decenni di omertà. Un nodo che mette in crisi il legame tra fede e responsabilità morale, in un’istituzione che da sempre pesa nella società spagnola.

    L’inchiesta sugli abusi nella chiesa

    L’inchiesta pubblica su El País si basa su un lavoro minuzioso, che ha esaminato 1.622 casi di abusi sessuali all’interno della Chiesa spagnola. I numeri sono inquietanti: tra i sospettati figurano 7 cardinali, 61 vescovi e 26 superiori di ordini religiosi, tutti accusati di aver coperto le denunce delle vittime. Partita nel 2018, l’indagine ha passato al setaccio testimonianze, sentenze canoniche e atti giudiziari, rivelando un sistema di omertà ben radicato. Da notare che il recente rapporto della Conferenza episcopale spagnola ‘Para dar luz’ ha invece evitato di affrontare il tema delle coperture.

    El País ha chiesto spiegazioni a 211 enti ecclesiastici coinvolti – 70 diocesi e 141 ordini religiosi – ma ha ricevuto risposte complete soltanto da tre, e dopo oltre un mese. La copertura degli abusi non è un fenomeno recente: si trovano casi fin dagli anni Cinquanta e Sessanta. Tra i nomi più controversi spiccano due prelati in procinto di essere beatificati, accusati di aver favorito il trasferimento di sacerdoti pedofili.

    Uno dei casi più drammatici riguarda il sacerdote José Prat, condannato a 17 anni per lo stupro e l’omicidio di un bambino di 9 anni nel 1971. Nonostante la condanna, fu spostato a un altro incarico ecclesiastico senza mai scontare la pena, un episodio che mostra quanto fosse fragile la giustizia interna alla Chiesa in materia di abusi.

    Papa Leone XIV tra consenso e diffidenza: la società spagnola è divisa

    Come riportato da ANSA, a poche ore dall’arrivo del pontefice in Spagna, un sondaggio dell’Istituto 40dB su 2.000 cittadini disegna un quadro sfaccettato. Leone XIV gode di ampio apprezzamento sulle questioni globali come la pace e l’immigrazione: il 69,8% condivide la sua condanna della guerra, il 57,1% approva le sue critiche alle deportazioni di massa. L’enciclica “Magnifica Humanitas” sui rischi dell’intelligenza artificiale raccoglie il favore del 40,4%.

    Le parole del Papa sulle migrazioni, cuore della sua visita, convincono il 45,1% degli intervistati. La sua scelta di rivolgersi direttamente al Congresso spagnolo è sostenuta dal 48%, segno di un’apertura al dialogo. L’approvazione personale raggiunge il 44,5%, con appena un 6,5% di giudizi negativi.

    Ma cresce la richiesta di riforme dentro la Chiesa: l’80% degli spagnoli vuole una modernizzazione della gerarchia per allinearla ai valori della società attuale. Nel frattempo, il 60,9% riconosce il ruolo sociale e caritativo del clero nel Paese.

    Abusi nella Chiesa: i dati evidenziano una ferita ancora aperta

    La richiesta di chiarimenti sugli abusi nella Chiesa rappresentano un esempio di questa tendenza riformista. Secondo quanto emerso dal sondaggio, infatti, la percezione della gestione di questi drammatici eventi da parte delle autorità ecclesiastiche risulta fortemente compromessa agli occhi della stragrande maggioranza della popolazione.

    Il 71,1% degli intervistati si è detto infatti convinto che l’istituzione continui a nascondere i casi di violenza, evidenziando una persistente barriera di diffidenza difficile da abbattere.

    Questo elemento non fa che amplificare il senso di distanza tra la base dei fedeli e i vertici, portando l’attenzione sulla necessità di riforme strutturali non più rimandabili per il futuro del cattolicesimo.

    https://www.alanews.it/2026/06/05/cronaca/abusi-nella-chiesa-linchiesta-che-scuote-il-paese-prima-del-viaggio-del-papa/

  • La vittima di don Rugolo scrive a Mattarella: «Il vescovo Gisana alla cerimonia del 2 giugno alla vigilia del processo»

    La vittima di don Rugolo scrive a Mattarella: «Il vescovo Gisana alla cerimonia del 2 giugno alla vigilia del processo»

    Antonio Messina, l’archeologo la cui denuncia ha portato alla condanna del sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato in Cassazione a tre anni per violenza sessuale a danno di minori, ha scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella denunciando la presenza, nel corso della cerimonia dello scorso 2 giugno per la festa della Repubblica, del vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, a processo con il vicario giudiziale Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa madre di Enna per falsa testimonianza in una coda nel processo Rugolo. Il vescovo, il 2 giugno, era a fianco della presidente del tribunale di Enna, Miriam D’Amore, tribunale che il prossimo 8 ottobre dovrà giudicare i due prelati, dice Messina.

    La lettera si conclude con un appello: «Le scrivo, signor presidente, al fine di chiederle, nel pieno rispetto del fondamentale principio della presunzione di innocenza, un intervento volto a sensibilizzare le istituzioni locali e, nello specifico, la prefettura di Enna, al rispetto del sentire delle vittime dei reati che, dopo aver denunciato, continuano a vivere nei loro contesti dove i poteri forti godono di canali privilegiati di interazione con le istituzioni e dove, certamente, l’attenzione alla sofferenza altrui, deve essere anteposta ai protocolli ed ai cerimoniali che, in occasioni così importanti per il nostro paese, sono una manifestazione pubblica dell’agire dello stato».

    La lettera è stata diffusa tramite l’associazione di sopravvissuti la Rete L’Abuso.

    https://www.lasicilia.it/news/cronaca/3045868/antonio-messina-scrive-a-mattarella-il-vescovo-gisana-alla-cerimonia-del-2-giugno-alla-vigilia-del-processo.html

  • Abusi sessuali del clero – Lettera aperta di Antonio Messina al Presidente Sergio Mattarella

    Abusi sessuali del clero – Lettera aperta di Antonio Messina al Presidente Sergio Mattarella

    Al Presidente della Repubblica
    Sergio Mattarella
    Palazzo del Quirinale
    00187 Roma

    mi permetto di indirizzare alla Sua attenzione questa lettera aperta, in qualità di cittadino che, dopo avere denunciato le violenze sessuali subite da parte di un sacerdote di Enna, ha dovuto affrontare un calvario giudiziario e personale che mi ha fatto perdere il senso di fiducia che avevo riposto nella giustizia e nelle istituzioni tutte.

    Il 17 dicembre 2020 sporgevo denuncia-querela negli uffici della Squadra Mobile della Questura di Enna, dove esponevo i fatti gravi commessi da don Giuseppe Rugolo, sacerdote di Enna, appartenente alla Diocesi di Piazza Armerina. Dalla mia denuncia-querela scaturiva un’indagine articolata e complessa, che consentiva di accertare la consumazione di reati a sfondo sessuale commessi dal sacerdote anche ai danni di altri minori.

    Eppure, a fronte di una mia condotta lineare, sostenuta dalle forze dell’Ordine e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, sono stato oggetto di attacchi personali, vessazioni e tentativi di isolamento, anche in sede istituzionale.

    Cosa ancor più grave, ho dovuto assistere a condotte poste in essere, in ambito giudiziario, che facevano supporre una relazione stretta fra la magistratura ed i vertici ecclesiastici, in spregio quantomeno al senso di opportunità che dovrebbe sorreggere l’agire di chi ricopre ruoli di responsabilità e che, pertanto, non deve solo essere imparziale, ma deve anche apparire tale.

    Durante il processo di primo grado io ed i miei genitori abbiamo dovuto sopportare che il Presidente del Collegio Giudicante mangiasse dei dolci, da lui offerti, insieme all’imputato ed al suo collegio difensivo. Ancora, il 16 febbraio 2024, quindici giorni prima della sentenza di primo grado, lo stesso Presidente del Collegio Giudicante partecipava all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale Ecclesiastico di Ragusa, alla presenza del Segretario generale della CEI, Mons. Giuseppe

    Baturi. Ed ancora, in occasione dell’udienza del 4 marzo 2024, prima della pronuncia della sentenza di primo grado, malgrado il processo fosse celebrato a porte chiuse, veniva consentita la presenza in aula della moglie del Presidente del Collegio, quale giornalista, mentre durante tutte le precedenti udienze era stato vietato l’accesso ai giornalisti, in un’occasione finanche ai locali del Tribunale di Enna.

    Dal procedimento penale a carico del sacerdote, condannato a tre anni di reclusione, ormai con sentenza passata in giudicato in data 14.05.2026, è scaturito il procedimento penale a carico del Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e del Vicario Giudiziale, nonché parroco della chiesa madre di Enna, Vincenzo Murgano, oggi imputati per il reato di falsa testimonianza resa proprio al fine di coprire l’operato del sacerdote.

    All’uopo, devo segnalare che nel corso del processo è maturata la prescrizione dei reati commessi ai miei danni dal 2009 al 2011, cosicché la sentenza di condanna è stata pronunciata per un episodio di tentativo di violenza sessuale, commesso ai miei danni, e altri episodi commessi di altri due giovani, minori all’epoca dei fatti.

    Invero, già nella sentenza di primo grado stesa dal Tribunale di Enna, l’operato del Vescovo di Piazza Armerina veniva così descritto “ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri/doveri conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione”

    Eppure, nella giornata del 2 giugno 2026, in occasione delle celebrazioni pubbliche per la festa della Repubblica, organizzate dalla Prefettura di Enna, ho dovuto assistere alla presenza del Vescovo Rosario Gisana, evidentemente invitato dalla Prefettura, stare accanto all’attuale Presidente del Tribunale di Enna.

    Tale circostanza mi ha profondamente sconvolto.

    A tale riguardo devo evidenziare che ormai da diversi anni, pur non avendo contezza diretta della circostanza, ho potuto apprezzare un contegno rispettoso del senso dell’opportunità da parte del precedente Prefetto, Maria Carolina Ippolito, e talvolta da parte di altre istituzioni militari che hanno celebrato particolari ricorrenze di natura religiosa alla presenza del Vescovo di Nicosia, Diocesi comunque ricadente nel territorio della Provincia di Enna, conservando così i rapporti con l’autorità ecclesiastica e, al contempo, avendo rispetto dello svolgersi dei procedimenti penali a carico dei predetti prelati della Diocesi di Piazza Armerina.

    La circostanza esposta mi ha profondamento ferito ed indignato tanto più che in occasione della mia recente candidatura alle Elezioni amministrative della mia Città, ho dovuto subire quello che sento di poter ritenere un vero e proprio accanimento processuale della Prefettura di Enna e della Commissione elettorale circondariale di Enna, che hanno dato incarico all’Avvocatura dello Stato per impugnare la sentenza del TAR di Catania che mi aveva riammesso alle elezioni amministrative, da cui ero stato escluso per un vizio formale, consistente nella mancanza dell’autentica di una firma, a seguito di una mera svista. Al contrario, il Ministero della Giustizia, benché chiamato come persona offesa nel procedimento penale per falsa testimonianza del Vescovo di Piazza Armerina, ha scelto di non essere presente al mio fianco, lasciandomi da solo ancora una volta e non concedendo mandato all’Avvocatura dello Stato di costituirsi parte civile.

    Il messaggio del mio totale isolamento da parte delle istituzioni appartiene ormai al sentire comune della mia Città.

    Ill.mo Signor Presidente, mi chiedo e Le chiedo se ha avuto un senso la mia denuncia, se è giusto che un cittadino che si è rivolto alle istituzioni debba pagare un prezzo così alto e se, ancora, la presenza di un imputato accanto alle più alte cariche istituzionali locali non debba farmi ritenere che c’è già una sentenza scritta, tanto da consentire al Vescovo Rosario Gisana, ormai riabilitato anzitempo, di sedere a cuor leggero fra le figure che dovrebbero essere un esempio per i cittadini e per le nuove generazioni, pure presenti alla manifestazione del 2 giugno. I giovani dovrebbero guardare con fiducia alle istituzioni, dalle quali dovrebbero ricevere protezione e sostegno, piuttosto che assistere alla presenza di chi ha contribuito alla perpetuazione degli abusi sui minori.

    Le scrivo, signor Presidente, al fine di chiederLe, nel pieno rispetto del fondamentale principio della presunzione di innocenza, un intervento volto a sensibilizzare le istituzioni locali e, nello specifico, la Prefettura di Enna, al rispetto del sentire delle vittime dei reati che, dopo aver denunciato, continuano a vivere nei loro contesti dove i poteri forti godono di canali privilegiati di interazione con le Istituzioni e dove, certamente, l’attenzione alla sofferenza altrui, deve essere anteposta ai protocolli ed ai cerimoniali che, in occasioni così importanti per il nostro Paese, sono una manifestazione pubblica dell’agire dello Stato.

         Con ossequi
    Enna, lì 4 giugno 2026

    Lettera al presidente della Repubblica

  • Abusi nel seminario francescano, il Tribunale ecclesiastico: «Gravi responsabilità della Chiesa»

    Abusi nel seminario francescano, il Tribunale ecclesiastico: «Gravi responsabilità della Chiesa»

    Oristano «Colpevole assenza di vigilanza da parte di chi aveva l’obbligo di tutelare il gregge, preferendo il decoro dell’abito alla salvezza delle anime». È in questo passaggio delle motivazioni depositate dal Tribunale ecclesiastico interdiocesano sardo che si riassume il verdetto su una delle pagine più cupe della Chiesa isolana. La dimissione dallo stato clericale di don Valerio Manca sancisce la fine di un’omertà durata decenni, restituendo giustizia al dolore di padre Paolo Contini, vittima di abusi che ne hanno profondamente segnato l’esistenza. La sentenza scoperchia una cupola di silenzio che ha protetto Manca per quasi quarant’anni. I magistrati, lungi dal limitarsi alla condanna del singolo, analizzano l’apparato ecclesiastico: una struttura che, pur di «preservare l’immagine dell’istituzione», ha barattato la tutela dei minori con una deliberata «amnesia burocratica». Per il collegio giudicante dunque «non si tratta di mancanze veniali, ma di una condotta predatoria» che ha trovato terreno fertile in una rete di coperture interne alla Chiesa stessa, trasformando il silenzio in una strategia di gestione volta a proteggere i propri membri a discapito delle vittime.

    Tra il 1987 e il 1990 nel Collegio serafico di Oristano, Manca, allora noto come padre Emanuele, agì su un giovanissimo Paolo Contini. Il coraggio di Contini — esploso pubblicamente il 13 maggio 2023 dal pulpito della parrocchia di Ghilarza — ha trasformato una ferita privata in una denuncia. La prova risiede nella lettera di scuse che padre Manca gli inviò nel 2021: un maldestro tentativo di conciliazione privata che, ribaltatosi nelle mani della vittima, è diventato confessione stragiudiziale capace di infrangere ogni sigillo. Nelle motivazioni, il Tribunale definisce l’operato di Manca una «devastante distruzione dell’integrità morale del minore», orchestrata con «metodica premeditazione» e la «strumentalizzazione del carisma del ruolo di guida spirituale» per assoggettare le sue vittime. I giudici stigmatizzano come la Chiesa abbia agito, per decenni, preferendo la difesa corporativa rispetto ai valori evangelici, scegliendo deliberatamente di non vedere. Già al momento della sentenza, lo scorso 15 gennaio, la reazione di padre Paolo fu intrisa di una solennità profetica: «Non è una vittoria contro la Chiesa, ma una vittoria della Chiesa». Il Tribunale, mettendo a verbale la «colpevole assenza di vigilanza» di chi deteneva l’obbligo di tutelare, ha sancito il fallimento di un’istituzione che, finalmente, si arrende alla realtà dei fatti.

    Ed è proprio padre Paolo Contini, a dettare il senso ultimo di questa lunga traversata: «Per me si scrive la parola fine in questa dolorosissima vicenda. È stato un percorso lungo, faticoso e non privo di inattese sorprese. Era giusto farlo non soltanto per me, ma per il bene della Chiesa tutta e per evitare ad altri bambini di cadere vittime del mio stesso abusatore. Io avevo già perdonato, ma la giustizia era necessaria. Ora posso dire che ho fatto il mio dovere e che posso ritornare alla mia vita, cercando di recuperare la serenità e la pace che in questa vicenda giudiziaria sono state messe a dura prova. Ringrazio il Signore per avermi dato la forza e sono grato a tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo penoso viaggio. Prego anche per il condannato, perché possa davvero prendere coscienza del male che ha fatto e possa lasciarsi convertire dal Signore».

    https://www.lanuovasardegna.it/oristano/cronaca/2026/06/02/news/abusi-nel-seminario-francescano-gravi-responsabilita-della-chiesa-1.100877572
  • Vittime di abusi in Portogallo denunciano psicologa che conduceva i colloqui del gruppo Vita

    Vittime di abusi in Portogallo denunciano psicologa che conduceva i colloqui del gruppo Vita

    Le vittime di abusi sessuali da parte del clero cattolico hanno deciso di denunciare la psicologa del gruppo Vita, che si occupa delle rivendicazioni e dei risarcimenti dovuti a quelle vittime. Succede in Portogallo, dove l’associazione Coração Silenciado (‘Cuore in silenzio’), che riunisce uomini e donne che in passato hanno subito abusi in chiesa, ha denunciato presso l’Ordine nazionale degli psicologi la psicologa Rute Agulhas, che per conto del gruppo Vita conduceva i colloqui realizzati per valutare la necessità di sostegno psicologico e finanziario a ciascuno di essi.

    In causa c’è proprio il metodo con cui questi colloqui sarebbero stati condotti. Ai media, il portavoce dell’associazione Coração Silenciado, António Grosso, ha denunciato il modo “assai invadente e offensivo”, che includeva domande, a suo dire, inopportune, come chiedere a una persona se si masturba ancora o no. “Nulla a che vedere con ciò che è accaduto 40 o 50 anni fa”, ha affermato Grosso.

    La denuncia risale a circa due mesi fa, ma la notizia è stata diffusa solo negli ultimi giorni e, in un comunicato di queste ore firmato da Rute Agulhas in qualità di coordinatrice del gruppo Vita, si legge che “tutte le interviste hanno seguito un copione semi-strutturato, basato sulle buone pratiche nazionali e internazionali per la valutazione dell’impatto psicologico in situazioni potenzialmente traumatiche, nonché sulle linee guida etiche e deontologiche previste dall’Ordine degli psicologi portoghesi”. Per questo motivo il gruppo Vita respinge ogni accusa.

    Lo scorso aprile la Conferenza episcopale portoghese aveva confermato ai media nazionali che, in merito ai risarcimenti stipulati per le vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero in Portogallo, c’era stata una “riduzione significativa” degli importi proposti dalla commissione di esperti. Finora la Chiesa portoghese avrebbe pagato 1 milione e 600 mila euro alle vittime di violenza sessuale.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1929464/vita-gruppo-vittime-abusi-portogallo-colloqui-psicologa-conduceva

  • Uno scandalo sulla pedofilia nelle scuole di infanzia sta sconvolgendo la Francia

    Uno scandalo sulla pedofilia nelle scuole di infanzia sta sconvolgendo la Francia

    di Margherita Coletta – Due giorni fa si è aperto nella capitale francese un processo riguardante casi di abusi e maltrattamenti su bambini con età tra i 3 e gli 11 anni, allievi delle scuole pubbliche, commessi dal personale addetto alle attività extra-scolastiche. Impressionante è il dato di denunce e persone coinvolte: 46 animatori sono stati sospesi già nel 2025 e altri 78 nel 2026 (dal primo gennaio al 3 aprile). Le segnalazioni provengono da tutta la Francia, ma una parte significativa è concentrata nella capitale, dato che accoglie nel suo sistema scolastico un numero più elevato di queste figure scolastiche.

    Attualmente, la procura di Parigi sta concentrando le sue indagini su oltre 100 segnalazioni in 84 scuole materne, circa 20 scuole elementari e una decina di asili nido. Come dichiarato dal sindaco della città, Emmanuel Grégoire, dato l’alto numero di denunce, non si tratta di casi isolati, ma di un vero e proprio problema “sistemico”. Le accuse si rivolgono nei confronti dei cosiddetti “sorveglianti scolastici” e “animatori”: delle figure che si occupano degli alunni durante le pause pranzo e la ricreazione, il riposo pomeridiano e il doposcuola. Si tratta di un ruolo che non ha una formazione e che non prevede un diploma professionale, ma soltanto un certificato ottenuto dopo un corso di due settimane. Per legge, un/a sorvegliante scolastico non dovrebbe mai restare solo con i bambini, ma spesso questa regola non viene rispettata.

    Il caso

    Il caso è emerso nell’aprile del 2025, quando il direttore dell’asilo nido Alphonse-Baudin, nell’est di Parigi, ha segnalato alle autorità le segnalazioni dei genitori di due bambine che avevano notato un loro improvviso isolamento e comportamenti anomali relativi al responsabile delle attività del doposcuola. Barka Zerouali, cofondatrice di #MeToooEcole (un collettivo francese contro le violenze nei confronti dei bambini nelle scuole), ha dichiarato all’emittente radio franceifo che “il processo per i fatti della scuola Alphonse-Baudin è il secondo di una lunga serie di casi che si susseguiranno nella capitale. È molto importante. La miccia è accesa, speriamo seguano altri procedimenti”. Diversi animatori sono già stati arrestati, altri sono attualmente sotto processo, mentre il numero di denunce aumenta. Le associazioni e gli avvocati dei genitori delle vittime hanno accusato le autorità competenti di aver trascurato il problema, non fornendo risorse necessarie ad un’azione tempestiva e permettendo alle persone accusate di continuare a svolgere il loro lavoro (spesso, cambiando semplicemente scuola). Diversi avvocati lamentano che le denunce dei loro clienti non sono ancora state prese in considerazione e domenica scorsa la procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, ha confermato che “un numero considerevole di accuse è in attesa di essere indagato”.

    Bufera politica

    Parallelamente allo scandalo, galoppa la polemica politica. La destra, all’opposizione, accusa i rivali socialisti alla guida del comune di Parigi di aver trascurato le segnalazioni ricevute e di aver concesso agli accusati di continuare a svolgere il loro lavoro. Anne Hidalgo, ex sindaca della capitale, aveva ammesso a febbraio che l’amministrazione aveva commesso “errori” nella gestione di questi casi. Emmanuel Grégoire, vicensindaco dal 2018 al 2024 e attuale sindaco della capitale, ha ora annunciato “misure eccezionali” per far fronte ad un vero e proprio fenomeno. Grégoire ha rivelato di aver subito a sua volta abusi sessuali alle elementari, durante un doposcuola e ha accettato di istituire un’inchiesta sulla gestione dei sorveglianti, richiesta dall’opposizione. Il sindaco ha, poi, annunciato un piano di 20 milioni di euro per “una grave disfunzione” del sistema, istituendo un’assemblea di cittadini/e per ripensare il ruolo dei sorveglianti scolastici e chiedendo che il personale venga sospeso immediatamente al primo segnale di abuso. Grégoire ha spiegato di preferire “essere ingiusto con loro per il momento, piuttosto che correre il minimo rischio nei confronti dei cittadini”. La scelta ha attirato a sé diverse critiche da parte degli stessi animatori e sorveglianti e dei sindacati di categoria, che la settimana passata hanno indetto uno sciopero contro le “sospensioni arbitrarie” e le precarie condizioni di lavoro (essendo lavorati per lo più con contratti a ore o a tempo determinato). Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha annunciato, intanto, che i casellari giudiziari degli animatori saranno sistematicamente controllati e che il personale giudiziario verrà potenziato. “Istituiremo un procuratore specializzato in ogni procura”, ha annunciato Darmanin, sottolineando la sua volontà di attuare un vero e proprio “Piano Marshall” composto da un ampio numero “di esperi che portino avanti le indagini”.

    Uno scandalo sulla pedofilia nelle scuole di infanzia sta sconvolgendo la Francia