Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • TIVOLI – Mirko Campoli, altri sei anni e 10 mesi di carcere per l’orco dell’Azione Cattolica

    TIVOLI – Mirko Campoli, altri sei anni e 10 mesi di carcere per l’orco dell’Azione Cattolica

    Sei anni e 10 mesi di reclusione per aver abusato di un altro minore.

    È la sentenza emessa oggi, mercoledì 11 settembre, dal Tribunale di Tivoli nei confronti di Mirko Campoli, 47enne di Villa Adriana, ex prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente dell’Azione cattolica della Diocesi di Tivoli, già condannato lo scorso 7 marzo a 9 anni di reclusione per violenza sessuale su due ragazzini di 13 e 16 anni, oggi rispettivamente di 20 e 23 anni.

    Nel processo celebrato oggi davanti al Giudice per l’udienza preliminare Sabina Lencioni, secondo la formula del rito abbreviato, Mirko Campoli è stato riconosciuto colpevole di violenze sessuali sul fratellino del 20enne, figlio di amici di famiglia.

    L’ex insegnante, invece, è stato prosciolto da una seconda accusa di abusi nei confronti di un bambino di 10 ospite di una casa famiglia a Boccea dove l’ex Presidente dell’Azione Cattolica lavorava.

    Secondo la ricostruzione degli investigatori del Pool antiviolenza del commissariato di Tivoli coordinati dal sostituto commissario Davide Sinibaldi e diretti dal sostituto procuratore Arianna Armanini, l’ex insegnante avrebbe approfittato del ragazzino mentre era a letto e dormiva per oltre tre anni dal 2018 a marzo 2020.

    Nel processo di oggi si sono costituiti parte civile, attraverso l’Avvocato Michele De Stefano, l’Associazione “No Child abuse Aps” fondata a Tivoli dai genitori delle prime due vittime, Matteo e Edoardo, oltre al Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio rappresentato dall’Avvocato Pasquale lattari, e l’Avvocato Mario Caligiuri per “Rete l’abuso”, associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    L’Avvocato Michele de Stefano, difensore delle due vittime nel primo processo, e di Alessandro nel secondo, ha ritenuto doveroso dichiarare che, nonostante la consapevolezza che nessuna condanna e nessun risarcimento potranno mai ripagare il dolore subito, quello raggiunto oggi è un verdetto di cui ritenersi assolutamente soddisfatto.

    “Ritengo inoltre importante sottolineare la partecipazione dell’Associazione “No Child Abuse Aps” che, ovunque ne sarà legittimata, si costituirà parte civile a fianco delle vittime di reati di pedofilia”, afferma l’Avvocato De Stefano.

    Anche l’Associazione “No Child Abuse Aps”, attraverso un comunicato stampa sulla propria pagina ufficiale, ha evidenziato l’importanza del risultato raggiunto oggi.
    “No Child Abuse Aps – si legge – esprime un profondo ringraziamento a tutti gli Organi Giudiziari che hanno portato alla sentenza di condanna a 6 anni e 10 mesi di reclusione nel secondo filone del processo a Mirko Campoli. Certi che questo sia solo l’inizio di un percorso che ci porterà ad essere sempre in prima linea nella lotta contro la Pedofilia, la pedopornografia e ogni altra forma di violenza”.

    La condanna di oggi, sommata a quella del primo processo, vede un resoconto finale di oltre 15 anni di reclusione in carcere per Mirko Campoli.

    Claudia Santolamazza

    TIVOLI – Mirko Campoli, altri sei anni e 10 mesi di carcere per l’orco dell’Azione Cattolica

  • «Sono 1.200 i preti pedofili»: il report sulle violenze nascoste nella chiesa

    «Sono 1.200 i preti pedofili»: il report sulle violenze nascoste nella chiesa

    Francesco Peloso DOMANI – Il sistema di protezione dei minori dagli abusi sessuali in Italia è particolarmente fragile. Le leggi sulla carta in parte ci sono, ma certo la volontà di fare sul serio fino a ora non è emersa.
    Secondo uno studio di Rete l’abuso che verrà presentato oggi, dal 2000 ad oggi si contano circa 1.200 preti che sono stati coinvolti in molestie sessuali sui minori, ma è un dato ottimistico. Il problema è che finora non è mai stata condotta un’indagine nazionale con criteri scientifici e statistici adeguati tale per disegnare un quadro generale su una tematica che, per sua stessa natura, tende a rimanere sommersa.
    Si pensi solo a quanto è difficile per un minore, bambino o ragazzo, denunciare un abuso subito o semplicemente parlarne con qualcuno. Per questo la conoscenza della realtà è fondamentale, anche per capire la reale entità dei reati commessi.
    È questo uno dei punti, fra gli altri, sui quali batte da tempo l’associazione Rete l’abuso, impegnata da anni nella denuncia dei reati di abuso commessi dai preti e nella messa a punto di una aggiornata banca dati degli abusatori e delle vittime dei pedofili in ambito ecclesiale. Ora, però, l’associazione guidata da Francesco Zanardi ha deciso di andare oltre e ha lavorato a un “report” che affronta il tema non limitandosi allo scandalo nella chiesa.

    Numeri da rivedere
    La vulgata vuole che la maggior parte degli abusi avvenga in famiglia, ma mancano i numeri per un raffronto reale con quanto avviene nelle scuole, nelle associazioni sportive e ricreative, nelle parrocchie. Certo, in Italia è stato istituito dal 2006 (anche se la legge cui fa riferimento è del 1998) un Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile.
    Attualmente si trova sotto il ministero delle Politiche per la famiglia e, ciclicamente, viene ricostituito nella sua composizione. L’ultima a farlo è stata la ministra Eugenia Roccella nel giugno scorso. Ma, guardando da vicino la storia quasi ventennale di questo organismo, si ha l’impressione di una struttura che vive soprattutto sulla carta.
    Fra i compiti dell’Osservatorio c’è anche quello di redigere una relazione annuale sul fenomeno pedofilia nel suo complesso e presentarla al parlamento. Nella relazione del 2021 i dati raccolti si basano essenzialmente sulle denunce arrivate alle forze di sicurezza, cioè la punta dell’iceberg del problema. Ma, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità risalenti a qualche anno fa, in Europa, il 9,6 per cento dei bambini subisce abusi sessuali. Cioè circa 18 milioni di minori.

    L’Italia e la chiesa
    C’è comunque, in questa storia, un punto di svolta. Nel 2019 il comitato delle Nazioni unite per i diritti dell’infanzia ha pubblicato le sue raccomandazioni all’Italia dopo aver svolto una serie di audizioni con istituzioni e realtà associative, fra le quali Rete l’abuso.
    Fra le varie indicazioni ve n’era una assai significativa, con la quale si chiedeva al nostro paese di «modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione».
    L’Italia, pur avendo recepito la Convenzione per la protezione dei minori nel 2012, aveva poi “aggiustato” la legge nel 2014, escludendo il volontariato e la chiesa dall’obbligo di presentare il certificato antipedofilia per chi lavorava a stretto contatto con i minori. La norma restava in vigore solo per chi era dipendente in senso formale.
    Ancora, il comitato dell’Onu indicava la necessità di «istituire una Commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della chiesa cattolica». Raccomandazione che conserva la sua validità e che potrebbe essere estesa al fenomeno nel suo complesso.

    D’altro canto, il comitato rilevava come, a fronte di «numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della chiesa cattolica nel territorio dello stato membro», fosse particolarmente «basso il numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana».
    Ancora, si chiedeva di rendere obbligatoria per tutti la denuncia «di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti», superando il limite imposto dalla legge attuale che prevede l’obbligo solo per un pubblico ufficiale. Ma, se certamente la chiesa, con le sue omissioni, resta il grande convitato di pietra istituzionale di questa vicenda, è evidente che il problema ha una consistenza assai più ampia e, semmai, quanto avviene in rapporto alla chiesa, è la spia di un modo di agire più generale che investe la società italiana nel suo complesso.
    Ne è riprova la clamorosa protesta messa in scena dai fedeli di Enna, in Sicilia, presso due chiese: la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove, lo scorso 23 agosto, officiavano prelati coinvolti nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Una protesta silenziosa si è svolta anche davanti alla cattedrale di Piazza Armerina, la diocesi guidata da don Rosario Gisana che sarebbe stato a conoscenza degli abusi di don Rugolo e lo avrebbe coperto. Intanto ieri il papa ha allontanato, in Germania, il vescovo ausiliare della diocesi di Hildesheim, Heinz-Günter Bongartz, 69 anni. Era accusato da un parroco di aver coperto gli abusi su minori da parte di un sacerdote.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-italiana-abusi-sessuali-pedofilia-report-rete-abuso-violenze-nascoste-v7zsbnlw

  • MINORI. PEDOFILIA, GARANTE LAZIO: RAGAZZI DEVONO SAPER RICONOSCERE CAMPANELLI ALLARME

    MINORI. PEDOFILIA, GARANTE LAZIO: RAGAZZI DEVONO SAPER RICONOSCERE CAMPANELLI ALLARME

    (DIRE) Roma, 12 set. – “Il mio lavoro si è concentrato e si concentrerà anche quest’anno, nel rendere edotti i ragazzi sul tema degli abusi, per quello che potrò e mi consentiranno di fare.

    Lavoro per non lasciare i ragazzi nell’ombra e in quelle situazioni fumose che non garantiscono seriamente la loro protezione e la loro tutela”, lo ha detto Monica Sansoni, Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio, intervenendo alla conferenza organizzata da Rete L’Abuso per presentare il report sulle vittime di pedofilia in Italia. Il report conta 1.570 ‘sopravvissuti’ agli abusi, di questi ben 1.426 sono minori vittime di sacerdoti.

    “Sono numeri importanti- ha commentato Sansoni- ma immaginiamo quanto sia il sommerso, quanti siano i casi che non emergono. In questi giorni di fine estate, ad esempio, sono stata già contattata da tre famiglie che mi vogliono rappresentare abusi ai danni di minori che provengono da ambienti della Chiesa”. “Tra i nostri compiti, come garanti- continua Sansoni- c’è quello di tutelare i giovani, ossia insegnargli quali sono gli atteggiamenti lesivi dei loro diritti e consentirne il recupero e il benessere psicofisio, su questo dobbiamo concentrarci”.

    Parlare di questi temi con i ragazzi o le famiglie, però, non è facile. “Ho più facilità ad approcciate l’argomento sotto il punto di vista del web- dice Sansoni- Quando, invece, si vanno a toccare i segnali di rischio ‘faccia a faccia’ trovo più difficoltà all’approccio perché c’è una difficoltà proprio ad affrontare l’argomento sessualità e a indicare quali sono i comportamenti leciti e quali no.

    Ma bisogna formare i ragazzi affinché essi stessi possano individuare i campanelli d’allarme che conducono il minore a essere bersaglio del pedofilo”. “La paura più grande che hanno i giovani abusati- conclude la garante- è quella di non essere creduti ed è per questo che io, in primis, mi faccio portavoce delle loro denunce anche quando ho pochi elementi da portare alla Magistratura”. (Mab / Dire) 13:18 12-09-24 NNNN

  • Rete l’Abuso, per lotta alla pedofilia troppi vuoti legislativi

    Rete l’Abuso, per lotta alla pedofilia troppi vuoti legislativi

    (ANSA) – ROMA, 12 SET – La lotta alla pedofilia in Italia èdifficile a causa delle “inerzie dei governi che si sonosusseguiti, più volte richiamati dagli organi sovranazionali. Adoggi sono ancora inadempienti di fronte alle raccomandazioni”.

    E’ quanto afferma la Rete L’Abuso che oggi in una conferenzaonline ha fatto il punto della situazione. “Paradossalmente ildato meno inquietante che emerge dal report, sono le migliaia divittime prodotte ogni anno nel paese. Più preoccupante invecequella ‘free zone’ prodotta da vuoti legislativi, tanto evidentiche non esiste possibilità di ragionevole dubbio; lo Stato perinerzia è il diretto responsabile”, denuncia l’associazione chequesta volta mette sotto la lente non solo il clero masoprattutto l’ampio mondo del volontariato e delle associazionisportive, che hanno un contatto diretto con migliaia di bambini.

    “I report governativi ogni anno restituiscono dati come ilnumero di vittime, spesso preso dai report della Polizia diStato (le sole denunce quindi, a vedere pure poche) chetuttavia, se pur a nostro avviso risulti sottostimato nelpanorama europeo, restituisce diverse migliaia di vittime afronte delle quali però, non si legge sulla cronaca di indaginio di arresti. La domanda ovvia – si chiede l’associazione – chesorge è: dove sono i pedofili che le hanno prodotte? Un reportprodotto in mesi di lavoro analizzando i dati a nostradisposizione che disegnano un quadro davvero inquietante.

    Questavolta non sul clero – si sottolinea – ma il quadro generaledell’Italia, paese che si può tranquillamente definire il terzomondo europeo in materia di tutela di minori e personevulnerabili”. (ANSA).2024-09-12 13:25RTU

  • MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    (DIRE) Roma, 12 set. – “I dati (1570 vittime censite da L’Abuso e 956 dichiarate dalla Chiesa) sono inseriti e conteggiati separatamente- spiega la Rete- in quanto molto fumosi, parziali e non circostanziati, né per quanto riguarda le diocesi di provenienza del dato, né per quanto riguarda le regioni italiane, il numero di vittime prodotte, il sesso e l’età, i provvedimenti presi, l’attuale incarico e collocazione. Tuttavia- spiega- sono dati ufficiali dichiarati e se pur estremamente vaghi e imprecisi non possono essere omessi. Parliamo tra le altre cose di dati che non compaiono nel censimento dettagliato per regioni fatto dalla Rete L’Abuso, quindi vanno sommati ai 1570”.

    “Il censimento della Rete L’Abuso- spiega l’Associazione- è basato solo su casi documentali pubblici, ovvero non abbiamo inserito alcun dato di casi non denunciati e questi sono un totale di 360, che hanno prodotto 1570 sopravvissuti.

    Quelli che invece si evincono dalle dichiarazioni della stessa chiesa sono nettamente superiori, 913 casi di abusatori, quasi il triplo di quelli censiti dalla Rete L’Abuso e, se pur incompleti, tuttavia dichiarano almeno altri 956 sopravvissuti, da sommare i nostri 1570″.

    L’analisi della Rete L’Abuso, però, non si è fermata qui e ha prodotto anche delle proiezioni. “Facendo una proiezione su base proporzionale del dato Cei mancante riguardo al potenziale di sopravvissuti prodotti (dato X della Cei dove X è uguale ai sopravvissuti censiti dalla Rete L’Abuso moltiplicato per i 913 autori dichiarati da Cei, diviso 360 autori censiti dalla Rete) si ottengono altri 3990 sopravvissuti da sommare ai 1570 della Rete L’Abuso”.

    Sommando il dato reale censito dall’Osservatorio e il dato di proiezione della Chiesa si arriva a un totale di 5559
    vittime. Un numero enorme.

    Alla luce di questi dati, nel corso della conferenza, la Rete L’Abuso ha sottolineato l’importanza dell’obbligo di denuncia per tutti i cittadini “che nel caso del clero anziché rimandare la scelta di denunciare al vescovo- spiega l’Associazione- obbligherebbe le singole persone che abbiano un fondato sospetto a denunciarlo”. Per L’Abuso, poi “un altro vuoto grave è quello del certificato anti pedofilia, che lascia scoperto tutto il volontariato, al quale appartiene anche il clero, ma non solo”, spiega l’Associazione.

    Grazie ai dati prodotti nell’ambito del clero, Rete L’Abuso ha elaborato anche una proporzione percentuale di quello che potrebbe essere il potenziale di molestatori nell’intera fascia del volontariato “che conta molte più persone dei 35.000 sacerdoti censiti nel report, ed è soggetta agli stessi identici vuoti legislativi del clero”, spiegano.

    “Come abbiamo calcolato sulla base di 35.000 sacerdoti che 1.200 circa risulterebbero molestatori sessuali, per lo più di minori, sulla stessa base percentuale ottenuta (3,64%), calcoliamo la stessa percentuale al dato Istat che parla di un totale di 4,661 milioni di volontari nel 2021. Se poi moltiplichiamo l’improbabile dato (come premesso in assoluto difetto) per il prodotto minimo di cinque presunte vittime per ogni molestatore, otteniamo una triste ipotesi dell’enorme entità del fenomeno, incontrollato in Italia: 848.300”.
    (Mab / Dire)

  • MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    (DIRE) Roma, 12 set. – Sono 1570 le vittime di pedofilia in Italia secondo i dati raccolti dalla Rete L’Abuso, nel specifico 192 donne e 1378 uomini. L’Associazione italiana sopravvissuti agli abusi del clero ha realizzato un dettagliato censimento per regioni fotografando gli ultimi 15 anni. L’analisi evidenzia 1426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

    Negli abusanti la Rete conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Il dettaglio delle regioni riporta: 13 vittime di
    pedofilia in Abruzzo; 19 in Basilicata; 44 in Calabria; 56 in Campania; 73 in Emilia; 100 nel Lazio; 65 in Liguria; 370 in Lombardia; 18 nelle Marche; 25 in Molise; 135 in Piemonte; 66 in Puglia; 30 in Sardegna; 89 in Sicilia; 126 in Toscana; 232 nel Triveneto; 100 in Umbria; e 9 in Vaticano.

    Di queste 1570 persone, secondo quanto riportato dal report, 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1404 dal Tribunale ecclesiastico.

    Per Rete L’Abuso, però, si tratta di numeri in difetto, “tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre”. A queste 1570 vittime andrebbero sommate le 956 vittime (non documentate) dichiarate dalla Chiesa,vittime prodotte da 913 autori “mai denunciati all’Autorità Giudiziaria”, ha sottolineato Francesco Zanardi, presidente Rete L’Abuso, nell’ambito della conferenza di presentazione del report che si è svolta questa mattina. (SEGUE) (Mab / Dire)

  • LIVE CONFERENZA STAMPA  – Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia

    LIVE CONFERENZA STAMPA – Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia

    L’Osservatorio della Rete L’ABUSO scoperchia il vaso di Pandora italiano sugli abusi a danno di minori e persone vulnerabili, le inerzie dei Governi susseguiti e più volte richiamati dagli organi sovranazionali, ad oggi ancora inadempienti di fronte alle raccomandazioni.

    Paradossalmente il dato meno inquietante che emerge dal report, sono le migliaia di vittime prodotte ogni anno nel paese. Più preoccupante invece quella “FREE ZONE” prodotta da vuoti legislativi, tanto evidenti che non esiste possibilità di ragionevole dubbio; lo Stato per inerzia è il diretto responsabile.

    I report governativi ogni anno restituiscono dati come il numero di vittime, spesso preso dai report della Polizia di Stato (le sole denunce quindi, a vedere pure poche) che tuttavia, se pur a nostro avviso risulti sottostimato nel panorama europeo, restituisce diverse migliaia di vittime a fronte delle quali però, non si legge sulla cronaca di indagini o di arresti.

    La domanda ovvia che sorge è; dove sono i pedofili che le hanno prodotte?

    Un report prodotto in mesi di lavoro analizzando i dati a nostra disposizione che disegnano un quadro davvero inquietante. Questa volta non sul clero ma il quadro generale dell’Italia, paese che si può tranquillamente definire il terzo mondo europeo in materia di tutela di minori e persone vulnerabili.

    Lo illustreremo nella presentazione del Report giovedì 12 settembre, ore 10 e ne discuteremo con i tecnici ed alcuni Garanti regionali.

    Potete seguirci a partire dalle ore 10 su tutti i social della Rete L’ABUSO o direttamente dal nostro sito web.

    Per accrediti – SOLO GIORNALISTI; accrediti@retelabuso.org

    Interverranno:

    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO

    Federico Tulli – Giornalista e autore

    Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente

    Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio

    Carla Pugligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna

    Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini

    Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria

    Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea

    Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too

    Giorgio Barone – CBI – Pres. Commissione Medica e Antidoping – PCSOS Project Mgr. – Protezione dei Bambini nello Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF

    Luca Battaglieri – Avvocato che collabora con Rete L’ABUSO e in ambito sportivo

    Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse”

    Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

  • Il Papa apre la fermata di Timor Est: gli abusi stanno “prosperando in tutto il mondo”

    Il Papa apre la fermata di Timor Est: gli abusi stanno “prosperando in tutto il mondo”

    DILI – Mentre Papa Francesco inizia la sua breve visita di due giorni a Timor Est, uno dei principali problemi di fondo con cui dovrà confrontarsi è la crisi degli abusi sessuali da parte del clero, mentre la nazione è scossa dalle accuse contro membri molto venerati del clero.

    Papa Francesco è atterrato a Timor Est, chiamato anche Timor Leste, il 9 settembre, dopo aver visitato Indonesia e Papua Nuova Guinea nell’ambito di un più ampio tour in Asia e Oceania che lo porterà anche a Singapore.

    In un discorso alle autorità nazionali dopo il suo arrivo a Dili lunedì pomeriggio, Papa Francesco ha fatto un riferimento velato alla questione degli abusi, invitando le autorità a “prevenire ogni tipo di abuso e garantire un’infanzia sana e serena per tutti i giovani”.

    Tuttavia, non si è scusato né ha collegato la questione degli abusi alla Chiesa cattolica o ai suoi rappresentanti.

    “Non dimentichiamo che questi bambini e adolescenti vedono violata la loro dignità”, ha detto Francesco, aggiungendo a braccio che “il problema sta fiorendo in tutto il mondo”.

    In risposta a ciò, ha affermato che “siamo tutti chiamati a fare tutto il possibile per prevenire ogni tipo di abuso e garantire un’infanzia sana e serena a tutti i giovani”, ma non ha insistito ulteriormente sulla questione.

    Prima del suo arrivo, il gruppo di difesa dei sopravvissuti agli abusi del clero Bishop Accountability ha pubblicato una lettera aperta al cardinale americano Sean O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, chiedendo al Papa di affrontare apertamente la questione durante la sua permanenza a Timor Est.

    Negli ultimi anni, Timor Est è stata alle prese con accuse di pedofilia nei confronti del famoso vescovo ed eroe nazionale Carlos Ximenes Belo, premio Nobel sanzionato dal Vaticano.

    Belo, che si ritiene risieda in Portogallo, è un ex vescovo di Dili che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 1996 per il suo impegno nella promozione dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei timoresi orientali durante l’occupazione indonesiana dal 1975 al 1999 e per aver promosso una soluzione giusta e pacifica al conflitto del paese mentre lottava per la propria indipendenza.

    Si è dimesso nel 2002 all’insolita giovane età di 54 anni e nel 2022 è stato pubblicamente accusato di abusi sessuali su minori; in seguito, il Vaticano ha affermato che gli era stato impedito di svolgere il ministero quando, nel 2019, sono emerse accuse di stupro e abusi su ragazzi adolescenti.

    L’eredità di Belo rimane una macchia per la Chiesa a Timor Est, ma i suoi sforzi per l’indipendenza nazionale gli hanno anche fatto guadagnare un sostegno duraturo tra molti timoresi orientali, rendendo il suo caso complesso e delicato che Papa Francesco dovrà gestire con attenzione durante la sua permanenza nel Paese.

    Allo stesso modo, l’ex sacerdote americano Richard Daschbach è stato ridotto allo stato laicale nel 2018 dopo essere stato accusato e aver poi ammesso di aver abusato sessualmente di bambine affidate alle sue cure mentre prestava servizio come missionario a Timor Est.

    Ha dovuto affrontare accuse civili ed è stato condannato da un tribunale timorese nel 2021 per abusi sessuali su ragazze orfane e svantaggiate, segnando la prima volta che un membro del clero è stato sanzionato civilmente per abusi nel paese. È stato condannato a 12 anni di prigione.

    Daschbach aveva prestato servizio nella remota cittadina di Oecusse e, come Belo, è celebrato e difeso dalla gente del posto e da politici di alto rango per i suoi sforzi nel sostenere la spinta del paese verso l’indipendenza.

    Il Primo Ministro di Timor Est, Xanana Gusmão, avrebbe fatto visita a Daschbach almeno due volte in prigione per il suo compleanno. I figli di Gusmão avrebbero poi scritto lettere alle vittime per scusarsi delle azioni del padre.

    Non è previsto che Papa Francesco incontri privatamente Gusmão durante la sua visita a Dili; tuttavia, Gusmão ha partecipato all’incontro del Papa con le autorità civili nazionali dopo l’atterraggio del pontefice nel Paese.

    Nella sua lettera a O’Malley, Bishop Accountability ha chiesto a O’Malley di esortare Papa Francesco “a essere il campione delle vittime” e di consigliare al papa “di parlare con ferocia durante la sua visita a loro favore. Aiutarlo a capire quanto soli e spaventati devono sentirsi”.

    Anne Barret Doyle, co-direttrice di Bishop Accountability, ha affermato in una dichiarazione che “Un numero imprecisato di vittime di abusi sessuali su minori a Timor Est ha probabilmente paura di denunciare le proprie sofferenze, mentre osserva i potenti predatori crogiolarsi nell’affermazione pubblica nonostante le gravi accuse di abusi contro di loro”.

    “È una situazione triste per le vittime, ma Papa Francesco potrebbe cambiarla. È venerato a Timor Est. Se condannasse esplicitamente Belo e Daschbach, e lodasse il coraggio delle loro vittime, le sue parole potrebbero avere un impatto positivo enorme”, ha detto.

    “Per spezzare l’attaccamento del popolo a Daschbach e Belo, il Papa deve denunciare i due uomini per nome… Una dichiarazione generica che omette i nomi degli autori sarà facilmente ignorata o male interpretata”.

    Papa Francesco, accolto da migliaia di persone del posto che si sono riversate in strada per vederlo dopo il suo arrivo a Dili, nel suo discorso alle autorità non ha affrontato direttamente il tema degli abusi sessuali da parte del clero né ha chiamato per nome Belo o Daschbach.

    Parlando delle sfide sociali che Timor Est deve affrontare, come l’abuso di alcol e la violenza delle gang di giovani addestrati nelle arti marziali, il Papa ha detto: “Invece di usare questa conoscenza al servizio degli indifesi, la usano come un’opportunità per mostrare il potere fugace e dannoso della violenza”.

    Si prevede che Papa Francesco parlerà più approfonditamente dell’argomento durante l’incontro con i vescovi, il clero e i religiosi del Paese martedì.

    In passato, l’inviato del Vaticano a Timor Est, monsignor Marco Sprizzi, ha esortato i cattolici sostenitori di Belo a rispettare le sanzioni imposte al suo ministero per i “gravi crimini” da lui commessi, nonostante il favore di cui gode ancora in gran parte della società di Timor Est.

    L’ultima visita papale a Timor Est ebbe luogo quando arrivò Papa Giovanni Paolo nel 1989, prima dell’indipendenza del paese. Timor Est dichiarò l’indipendenza nel 1975, ma non fu riconosciuta fino al 2002.

    Papa Francesco ha riconosciuto la violenza del recente passato di Timor Est, che ha combattuto per ottenere l’indipendenza dall’occupazione indonesiana, e ha applaudito il ruolo svolto dalla fede cattolica nell’aiutare il Paese a raggiungere tale obiettivo.

    Ha inoltre elogiato l’impegno del Paese nel perseguire una piena riconciliazione con l’Indonesia nonostante i problemi del recente passato, un atteggiamento che, a suo dire, “trova la sua prima e più pura fonte negli insegnamenti del Vangelo”.

    Timor Est è una nazione a maggioranza cattolica: circa il 97% della popolazione locale è cattolica e la Chiesa gode di ampio sostegno tra i leader politici e di collaborazione con il governo nazionale.

    Il papa ha toccato gli alti livelli di povertà, soprattutto nelle aree rurali, esortando le autorità a sfruttare le risorse naturali del paese, come petrolio e gas, per promuovere lo sviluppo sociale. Ha chiesto una formazione adeguata per i leader politici, affermando che la dottrina sociale della chiesa dovrebbe fungere da “fondamento”, poiché promuove lo sviluppo integrale e cerca di evitare “inaccettabili disuguaglianze” e prendersi cura di coloro che sono ai margini della società.

    La questione degli abusi è stata un tema delicato anche durante la visita del Papa in Papua Nuova Guinea, poiché il Pacifico è da tempo considerato dalla Chiesa cattolica la discarica per i membri del clero accusati di abusi sessuali, che la Chiesa voleva tenere lontani dall’opinione pubblica.

    Un esempio delle sfide che il Papa deve affrontare nell’affrontare gli scandali sugli abusi in luoghi in cui la sensibilità è diversa da quella degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale può essere il caso di padre Carlos Miguel Buela, fondatore argentino di un ordine religioso noto come Istituto del Verbo Incarnato.

    Buela morì nel 2023 in seguito alle accuse di aver abusato sessualmente dei seminaristi della sua congregazione.

    Parlando ai giornalisti a Vanimo, un angolo remoto della Papua Nuova Guinea visitato domenica da Papa Francesco, un missionario argentino e membro dell’ordine di Buela ha ampiamente liquidato le accuse.

    “Sì, è stato accusato di abusi e assolto da [Papa] Benedetto XVI”, ha detto padre Miguel de la Calle, pastore di Vanimo e parte di un gruppo di missionari argentini che hanno incontrato Francesco.

    “Lo stesso Francesco gli diede una benedizione prima di morire”, ha detto de la Calle, e ha criticato i giornalisti per essersi concentrati eccessivamente sulle accuse.

    De la Calle, sottolineando che il fondatore si era trasferito a Genova prima di morire, ha insistito sul fatto che non è mai stato condannato.

    “Papa Francesco ha apprezzato molto il fondatore, apprezza il nostro carisma”, ha detto.

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    Pope opens East Timor stop saying abuse is ‘flowering all over the world’

  • Papa Francesco manterrà il silenzio sullo scandalo degli abusi sessuali su minori durante la sua visita a Timor Est?

    Papa Francesco manterrà il silenzio sullo scandalo degli abusi sessuali su minori durante la sua visita a Timor Est?

    Durante la sua prossima visita a Timor Est, Papa Francesco è stato invitato ad affrontare il problema degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica.

    La richiesta, avanzata dall’influente organizzazione non-profit BishopAccountability.org, ha chiesto a una delle arcidiocesi più importanti degli Stati Uniti, il cardinale Sean O’Malley, di convincere il papa a denunciare gli abusi sessuali durante il suo viaggio.

    Due importanti figure cattoliche a Timor Est sono state al centro di accuse di abusi sessuali, tra cui il vescovo Carlos Ximenes Belo, che in precedenza era il capo della Chiesa cattolica del paese. Ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1996 ed è ampiamente celebrato a Timor Est per essere stato determinante nel paese che ha ottenuto l’indipendenza dall’Indonesia nel 2002.

    Ma quello stesso anno Belo si dimise all’improvviso, adducendo problemi di salute, e fu mandato in Mozambico per lavorare come missionario prima di trasferirsi in Portogallo.

    Il Vaticano gli ha segretamente proibito di avere contatti con bambini o con Timor Est, in seguito alle accuse di abusi sessuali su ragazzi minorenni per un periodo di 20 anni, accuse poi rese pubbliche e riconosciute dal Vaticano nel 2022.

    BishopAccountability.org ha osservato che Belo gode ancora di popolarità a Timor Est, con funzionari statali come il presidente José Ramos-Horta che lo elogiano pubblicamente e gli danno il benvenuto nel Paese.

    La chiesa di Timor Est ha ampiamente minimizzato o messo in dubbio le accuse contro Melo e altri mosse contro un popolare missionario americano che ha confessato di aver molestato delle giovani ragazze. Molti si concentrano invece sul loro ruolo nel salvare vite durante la sanguinosa lotta del paese contro l’Indonesia per l’indipendenza.

    Il viaggio di Papa Francesco a Timor Est sarà il suo primo nel Paese. Tuttavia, il Vaticano non ha ancora commentato se incontrerà le vittime di abusi o se ne parlerà direttamente come ha fatto in precedenza.

    Circa il 98% degli 1,3 milioni di abitanti di Timor Est è cattolico, il che lo rende il Paese più cattolico al mondo, escludendo il Vaticano.

    Il loro status eroico in alcune parti dell’Asia, dove la società tende a conferire molto potere agli adulti e alle figure autoritarie, aiuta a spiegare perché i vescovi siano ancora venerati mentre altrove nel mondo casi simili vengono accolti con indignazione, ha affermato Anne Barrett Doyle di Bishop Accountability.

    “I vescovi sono potenti e nei paesi in via di sviluppo dove la chiesa è dominante, sono straordinariamente potenti”, ha affermato Barrett Doyle.

    https://www.euronews.com/my-europe/2024/09/08/will-francis-stay-silent-over-sex-abuse-scandal-when-he-visits-east-timor

  • Abusi, il caso del vescovo Nobel per la Pace (condannato per pedofilia) sarà il banco di prova di Papa Francesco a Timor Est

    Abusi, il caso del vescovo Nobel per la Pace (condannato per pedofilia) sarà il banco di prova di Papa Francesco a Timor Est

    Molte vittime della pedofilia a Timor Est, prossima tappa del viaggio in Asia e Oceania del Papa, si aspettano che Francesco possa fare chiarezza su due vicende sconvolgenti e sulle quali la Chiesa ha fatto scendere una imbarazzante coltre di silenzio. In entrambi i casi i prelati pur avendo stuprato minori sono ancora ampiamente lodati per aver sostenuto il popolo timorese durante la violenta occupazione indonesiana. Si tratta del vescovo Premio Nobel per la Pace, Carlos Ximenes Belo che ora si trova in un monastero in Portogallo (e punito dal Vaticano in modo ridicolo) e dell’ex sacerdote Richard Daschbach attualmente in una prigione di Timor Est.

    Abusi, il brutto caso del vescovo «insabbiatore» ora accusato anche dal predecessore apre il “processo” in Vaticano.

    A fare da portavoce di tanti ex ragazzi molestati in passato e’ una associazione americana molto influente, BishopAccountability.org che ha chiesto al cardinale Sean O’Malley, già influente collaboratore del Papa, di riferire a Bergoglio della necessità di fare luce sulle vicende scandalose.

    Tanto per cominciare, dicono, «facendo i nomi degli abusatori», citandoli apertamente nei discorsi in pubblico, in modo da esortare i timoresi «a smettere di sostenerli. Le vittime di Timor Est si sentono sicuramente spaventate e sole».

    ABUSI

    La continua popolarità dei due autori dei reati sessuali, infatti, è ancora altissima nonostante i crimini. E tra i sostenitori conta anche il presidente e il primo ministro del paese, il cui sostegno ha di fatto creato un clima generale in cui le vittime si sentono intimidite per farsi avanti. «Un numero ampio di vittime a Timor Est ha probabilmente paura di denunciare mentre osserva i potenti predatori crogiolarsi nell’affermazione pubblica» ha detto Barrett Doyle di BishopAccountability. «È una situazione cupa che Papa Francesco potrebbe cambiare».

    ARCHIVI

    Fondata nel 2003, BishopAccountability.org documenta la crisi degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica. Offre una vasta collezione online di documenti e resoconti. La sua missione è dare al pubblico accesso alle informazioni relative alla crisi degli abusi in tutto il mondo. Si tratta di un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro che chiede trasparenza e responsabilità.

    Tra i sostenitori degli abusatori ci sono anche funzionari statali influenti a cominciare dal presidente di Timor Est, José Ramos-Horta, che ha elogiato pubblicamente il suo amico vescovo Belo, sostenendo che lo avrebbe accolto di nuovo nel paese in qualsiasi momento. Alla AP ha anche aggiunto di sperare che il Papa non menzioni affatto i crimini perché «sarebbe come accusare qualcuno due volte». Una posizione ampiamente condivisa anche nella Chiesa timorese. Naturalmente non si sa se il cardinale O’Malley ha già avuto la possibilità di informare il Papa. In ogni caso, nella prossima tappa asiatica, sarà di fronte a un bivio: denunciare e condannare il vescovo pedofilo come gli chiedono le vittime della pedofilia oppure tacere come si aspetta il Presidente di Timor Est.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_carlos_ximenes_belo_premio_nobel_pace_papa_francesco_viaggio_timor_est_abusi-8339881.html