Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    41965 LUGANO-ADISTA. Contro lo svizzero don Rolando Leo, 55 anni, prete ordinato nel 2005 originario di Mendrisio e incardinato nella diocesi di Lugano, è stato aperto un fascicolo penale per abusi sessuali su minori dal locale “ministero pubblico”. Don Leo non è un prete qualsiasi: cappellano e docente del Collegio Bartolomeo Papio, ad Ascona, insegnante al Liceo di Savosa, assistente diocesano della Pastorale giovanile, è anche direttore dell’ufficio insegnamento religioso scolastico nonché assistente dell’Azione Cattolica, presidente della “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, membro del “Forum svizzero per il dialogo interreligioso ed interculturale” Il suo caso ha sconvolto ai primi di agosto la Chiesa del Canton Ticino, in Svizzera: secondo quanto riporta il Corriere del Ticino (8/8), il prete è stato fermato dalla polizia il 6 agosto nel collegio di Ascona mercoledì mattina, è stato lungamente interrogato e il magistrato coordinatore dell’inchiesta, la procuratrice Valentina Tuoni, ne ha chiesto la carcerazione; il prete è stato posto in detenzione preventiva alla Farera, il carcere giudiziario di Lugano.

    L’8 agosto la diocesi ha emesso un comunicato nel quale si affermava che «a seguito di una segnalazione giunta direttamente all’amministratore apostolico, monsignor Alain de Raemy» il giudice aveva «avviato un’indagine nei confronti di un presbitero. Le ipotesi di reato sono atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, pornografia». La vittima ha denunciato il suo caso al vescovo il quale, dopo aver coinvolto la commissione di esperti sugli abusi clericali, ha prontamente inoltrato il fascicolo alla magistratura.

    La denuncia del vescovo ora zelante…

    La denuncia della vittima sarebbe frutto di un appello di qualche mese fa di mons. de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano e vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo, che nei mesi scorsi, in seguito alla pubblicazione, il 12 settembre dello scorso anno, dello studio preliminare dell’Università di Zurigo sugli abusi nella Chiesa Svizzera (v. Adista Notizie n. 31/23), che rivelava l’esistenza di 1.002 casi, 510 accusati e 921 vittime, aveva chiesto alle vittime di farsi avanti e di denunciare i fatti. Mons. De Raemy deve essere rimasto scottato dalle accuse mosse a lui e ad altri 5 vescovi svizzeri (in tutto quattro ancora in esercizio e due emeriti) all’inizio dell’anno di aver insabbiato o rallentato l’iter di alcuni casi di abusi (v. Adista Notizie n. 2/24). A muovere queste accuse fondate era stato mons. Nicolas Betticher, già portavoce della Conferenza episcopale, giudice del tribunale ecclesiastico interdiocesano, vicario generale a Losanna, segretario di nunziatura e attualmente parroco a Berna.

    Questa volta mons. De Raemy pare essersi mobilitato tempestivamente, applicando le nuove norme stabilite dal Codice canonico, con la sospensione immediata del sacerdote dalle sue funzioni ela segnalazione alla giustizia penale.

    «Siamo fiduciosi che l’opera dell’autorità giudiziaria possa giungere in tempi rapidi a determinare l’esatta fisionomia dei fatti accaduti», ha detto monsignor de Raemy nel comunicato, che non dice molto altro per la «delicatezza della fattispecie e il rispetto di tutte le persone coinvolte».

    Una Chiesa sconvolta

    Le istituzioni nelle quale don Leo prestava il suo servizio sono rimaste sconvolte dal fatto. Il rettore del Collegio Papio don Patrizio Foletti, ha manifestato al Corriere del Ticino il suo «sconcerto: sono caduto dal quinto piano»; «neanche lontanamente mi è mai passato dalla mente che tutto questo potesse accadere», ha aggiunto, specificando che dall’interno del Collegio non era mai arrivata alcuna segnalazione su eventuali comportamenti illeciti del prete.

    Don Foletti ha scritto alle famiglie degli allievi della scuola, senza negare i fatti ma cercando di rassicurarle sulla sicurezza e sul futuro della scuola: «A tutt’oggi, i fatti non sembrano toccare l’attività di don Rolando in Collegio», ha scritto. «Siamo ovviamente sconcertati e addolorati come voi, e stiamo già facendo quanto possibile per iniziare in modo sereno l’anno scolastico. Dignità e rispetto della persona restano, come sempre anche in passato, al centro delle attenzioni del Collegio. In attesa di rivedervi restiamo a disposizione per ascoltare il vostro disagio».

    Che l’arresto di don Leo abbia sconvolto la Chiesa ticinese lo dimostra un lungo articolo comparso il 9 agosto sul giornale del Ticino: «Nessuno sembra voler sperare che dalla sede giudiziaria esca una risposta diversa da quella al momento data come unica verità», cioè i presunti «atti sessuali con fanciulli, la pornografia, la coazione sessuale e gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, un carico che nell’arco di 24 ore ha portato dal primo interrogatorio alla carcerazione preventiva, quest’ultima disposta oggi da Paolo Bordoli nel ruolo di giudice dei provvedimenti coercitivi», e che dovrebbe durare per almeno due mesi.

    Accompagnamento dei giovani. Fino all’arresto…

    L’inchiesta è durata alcuni mesi: la prima segnalazione alla magistratura, fatta da de Raemy, risale a marzo, subito dopo la segnalazione della vittima, ora maggiorenne, che riferiva fatti risalenti al 2018 o 2019. Ma pur nella tempestività della denuncia, alcuni fatti creano sconcerto, come il fatto che il prete, dunque sotto inchiesta da mesi – e ora ovviamente cautelativamente sospeso dal ministero – abbia potuto accompagnare, fino alla sera prima dell’arresto, in un pellegrinaggio di una decina di giorni a Medjugorje, un gruppo di ragazzi. «Perché la Curia ha lasciato che il sacerdote accompagnasse i giovani, molti dei quali minori, a Medjugorje?», si chiede il Corriere del Ticino. «Una domanda lecita», per la diocesi, che tuttavia non ha ancora dato risposta. E se è vero che nei tempi dell’inchiesta occorre fare riferimento alla presunzione di innocenza dell’accusato, nei tempi lunghi intercorsi tra denuncia e arresto (5 mesi) la reiterazione di uno o più tra i reati ipotizzati era ben possibile. «Don Rolando Leo ha tuttavia continuato ad insegnare e ad occuparsi delle attività di sua competenza», osserva il Corriere del Ticino: «Lo stesso viaggio a Medjugorje ha avuto luogo con un gruppo di ragazzi di cui il presbitero – insieme con il confratello don Kamil Cielinski – è stato conduttore e animatore, le tappe delle varie presenze in eventi comunitari sono state documentate in una sorta di continuo diario pubblico via “social” e sulle pagine del portale www.catt.ch; prima del pellegrinaggio nell’ex-Iugoslavia vi era stata a luglio, per 24 ore, la presenza al campo dell’“Azione cattolica giovani” con base alla “Montanina” di Blenio frazione Camperio; nulla davvero era stato accertato nel frattempo, nulla che potesse indurre ad un intervento d’autorità?». Ora sarà compito della magistratura indagare, è se si sia in presenza di un fatto isolato o se vi siano altri episodi, stante il fatto che il prete ha spaziato, per i diversi compiti ministeriali, per anni in tutto il territorio elvetico. Don Rolando Leo non ha finora confermato né smentito le accuse.

    I riverberi politici

    La vicenda ha già avuto riflessi all’interno del Gran Consiglio, il Parlamento del cantone svizzero, per ciò che riguarda le norme che regolano i rapporti tra Chiesa e Stato. Dopo aver presentato un’interpellanza, i deputati del Movimento per il socialismo (MPS) Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini hanno depositato la proposta di un’iniziativa parlamentare con l’obiettivo di introdurre una modifica dell’art. 7 della Legge sulla Chiesa cattolica un dispositivo che obblighi l’autorità ecclesiastica (il vescovo ordinario del luogo) a segnalare immediatamente ogni sospetto di reato riguardante un membro del clero. Nella formulazione attuale della legge, varata il 16 dicembre 2002, all’art. 7 sull’obbligo di notifica dell’Autorità giudiziaria si dice infatti soltanto: «Il procuratore pubblico notifica all’Ordinario, al più presto ma al massimo entro tre mesi dall’apertura dell’istruzione, l’esistenza di un procedimento penale a carico di un ecclesiastico, ad eccezione dei casi senza rilevanza per la funzione»; una norma unilaterale che non sancisce alcun obbligo per la Chiesa.

    Nel frattempo la richiesta è stata anche lanciata su act.campax.org in forma di petizione (quasi mille le adesioni finora), chiedendo al Gran Consiglio la modifica dell’art. 7 e misure «per garantire che le segnalazioni avvengano senza ritardi, tutelando così la sicurezza e l’integrità delle vittime e la corretta amministrazione della giustizia».

    https://www.adista.it/articolo/72470

  • Conclusioni dal rapporto dell’AP sullo scandalo degli abusi del clero a Timor Est prima della visita di Papa Francesco

    Conclusioni dal rapporto dell’AP sullo scandalo degli abusi del clero a Timor Est prima della visita di Papa Francesco

    DILI, Timor Est (AP) — Quando Papa Francesco compirà il suo viaggio nel nuovo Paese asiatico, Timor Est, sarà il secondo Papa a visitarlo dopo Giovanni Paolo II nel 1989 e il primo da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza dall’Indonesia nel 2002.

    Inoltre, appena due anni dopo che il Vaticano ha riconosciuto che il vescovo Carlos Ximenes Belo, eroe dell’indipendenza di Timor Est e premio Nobel per la pace, aveva abusato sessualmente di ragazzini, e tre anni dopo che un popolare missionario americano era stato condannato per molestie su ragazzine.

    I due ecclesiastici godono ancora di un ampio sostegno tra la stragrande maggioranza della popolazione cattolica di Timor Est, per il loro fermo sostegno al Paese durante la sanguinosa lotta per l’indipendenza.

    Una visita dell’Associated Press nella capitale Dili, in vista della visita di Francesco, che inizierà il 9 settembre, ha evidenziato che la maggior parte delle persone minimizza, dubita o respinge le affermazioni contro i due.

  • COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato

    COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato

    Quante vittime ha fatto la pedofilia in Italia e quante sono a livello regionale?

    Tanti numeri ma pochi dati, quelli che ogni anno vengono divulgati in Italia. Sembra più un annuale “bollettino dei caduti” dietro al quale poi però non troviamo a fronte dei dati, politiche di prevenzione e sensibilizzazione sul territorio.

    Quanto e dove è esteso dunque il fenomeno nel paese e quali sono le lacune o le circostanze che lo favoriscono?

    Abbiamo passato l’estate cercando di produrlo qualitativamente, con atti giudiziari e quanto reperibile e ci siamo riusciti. Un dato che è in assoluto difetto con la realtà, tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre.

    Un dato che per la carente disponibilità di quelli governativi abbiamo prodotto utilizzando i nostri e che per l’accuratezza di analisi – vista qualitativamente e non numericamente – abbiamo suddiviso tra donne, uomini, maggiorenni ecc. quindi è proiettabile a livello statistico.

    Se pur il dato analizzato sia quello della chiesa al quale abbiamo aggiunto il suo indotto laico volontario e analizzato un periodo limitato – circa 15 anni con una integrazione dei pochi casi registrati dal 2000 al 2010 – l’analisi è stata fatta nell’ambito della categoria a cui appartiene anche il clero, il volontariato. Una categoria da sempre ad alto rischio, oggi ancora di più a causa di alcune introduzioni normative che in Italia, anziché tutelare i minori, hanno favorito nella loro applicazione proprio il volontariato come terreno di “caccia” per i predatori.

    A questo scopo abbiamo allestito una sessione perpetua del report sul nostro portale “Abuse Tracker Italia”. Sessione che resterà aggiornata in tempo reale e integrata con più dati di quelli che andremo a presentare il prossimo 12 settembre, già ampiamente sufficienti.

    Quali le soluzioni efficaci possibili nell’immediato?

    Relatori;

    • Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO
    • Federico Tulli – Giornalista e autore
    • Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente
    • Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio
    • Carla Puligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna
    • Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini
    • Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria
    • Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea
    • Giorgio Barone – CBI – Pres. Medical & Antidoping Commission – PCSOS Project Mgr. – Protecting Children in Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF
    • Luca Battaglieri – Avvocato che collabora con la Rete L’ABUSO e in ambito sportivo
    • Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too
    • Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse”
    • Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

     

  • Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

    Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

    41954 ENNA-ADISTA. La scena ha un valore simbolico molto forte: all’ingresso dei sacerdoti in chiesa, un folto gruppo di fedeli si alza ed esce, in segno di protesta. È accaduto il 22 agosto scorso in due chiese di Enna, la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove a celebrare erano sacerdoti i cui nomi compaiono nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, il prete denunciato alle autorità civili da Antonio Messina, che subì i suoi abusi sessuali, e condannato nel marzo scorso dalla giustizia civile a 4 anni e sei mesi di reclusione ex articolo 609 bis e quater del Codice penale (tentata violenza sessuale e violenza su minori di 16 anni), con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.

    All’esterno, i fedeli hanno esposto dei cartelli con citazioni evangeliche e lo slogan dell’iniziativa: «Non accetto prediche da chi copre un abuso».

    La scena, che è stata filmata, è diventata virale sui social media. Anche a Piazza Armerina, della cui diocesi Enna fa parte, si è svolta una protesta silenziosa, davanti alla cattedrale. Nelle motivazioni della sentenza di condanna, pubblicate in 222 pagine lo scorso luglio, a 137 giorni dalla sentenza di primo grado (v. Adista Notizie n. 29/24), il vescovo di Piazza Armerina mons. Rosario Gisana, pur non essendo indagato, è fatto oggetto di pesanti accuse, come quella di aver agevolato l’attività predatoria di Rugolo.

    Il documento cita «elementi chiari e univoci a sostegno di una condotta coscientemente colposa da parte del vescovo monsignor Rosario Gisana, che rendono vieppiù legittima la condanna al risarcimento del danno della Curia, nella sua qualità di responsabile civile, per i pregiudizi cagionati dagli abusi sessuali perpetrati da padre Rugolo».

    Gisana infatti «già nel 2016 e negli anni successivi in cui l’imputato seguitava a perpetrare abusi sessuali» ai danni degli altri due adolescenti vittime di Rugolo «era pienamente consapevole del fatto che p. Rugolo era stato segnalato a lui per avere tenuto, nel recente passato, condotte simili con altri ragazzi giovanissimi».

    Le motivazioni della sentenza da parte del Tribunale dunque confermavano quanto raccontato nel podcast “La Confessione” dei giornalisti Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn, che aveva ricostruito tutto il sistema di insabbiamenti del caso Rugolo sulla base dei documenti e delle registrazioni telefoniche messe agli atti e in seguito nella disponibilità delle parti, presentando, come spiegato da Feltri stesso, una «riproduzione quasi in scala 1:1 del meccanismo di copertura che la Chiesa offre ai sacerdoti che sbagliano»; un filo che risale da un prete a un vescovo fino al papa (v. Adista Notizie n. 11/24). Il documento ha fornito nuovo materiale per una puntata extra del Podcast, pubblicata il primo agosto scorso, e ha provocato anche una reazione di mons. Gisana, che ha cercato di difendersi in un’intervista rilasciata a La Stampa (26/7).

    A Enna anche la seconda “panchina viola” contro gli abusi clericali

    Il gesto di protesta dei fedeli ha efficacemente concretizzato e condensato quella presa di coscienza della realtà dei fatti già espressa la scorsa primavera con l’enorme affluenza della popolazione alla presentazione del podcast a Enna, che aveva visto la partecipazione di più di 150 persone, incredule e indignate.

    Tutto questo indica che forse il sistema di omertà e di coperture degli abusi comincia a creparsi e che la base cattolica sta attraversando una fase di profondo cambiamento, “non ci sta più” e non è più disposta a stare dalla parte del clero. Un segno che forse qualcosa sta cambiando – e che Enna può diventare la capofila di una più massiccia consapevolezza sul tema degli abusi – è anche l’inaugurazione, al Belvedere Marconi, nella città siciliana, seconda in Italia dopo Savona, della panchina viola contro gli abusi sessuali perpetrati da uomini del clero, autorizzata dal Comune su richiesta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete l’Abuso”, e sponsorizzata anche da ECA – Ending Clergy Abuse e dal coordinamento #ItalyChurchToo (di cui fa parte anche Adista), sollecitata anche dal quotidiano La Sicilia. «Questa installazione rappresenta un’importante passo avanti nell’impegno di questa amministrazione nella lotta alla violenza sui minori – ha detto il sindaco Maurizio Dipietro (Ansa, 28/8) – e uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli». Anche qui sembra registrarsi uno scatto di consapevolezza: solo qualche mese fa, il podcast “La Confessione” aveva rilevato come l’amministrazione comunale non si fosse costituita parte civile nel processo contro don Rugolo. L’assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta, esprime ora soddisfazione: «Questa iniziativa, simbolo, fra altri, della lotta contro la violenza sulle donne e a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione che l’amministrazione comunale sta portando avanti. La panchina va a completare, insieme a quella rossa dedicata alla violenza contro le donne e quella gialla, dedicata a Giulio Regeni il parco della Sensibilità della Comunità». Non si tratta solo «di un semplice arredo urbano», ha aggiunto: «È un segnale forte e chiaro, un invito alla comunità tutta a riflettere su tematiche fondamentali come il rispetto, l’uguaglianza e la tutela dei più deboli. La nuova panchina sarà un punto di riferimento, un luogo dove fermarsi a pensare e a confrontarsi, contribuendo a creare una cultura della non violenza e dell’inclusione e contro ogni abuso in particolare sui minori», e intende essere espressione dell’«impegno per una società più giusta ed equa, dove ogni individuo possa sentirsi libero di esprimere se stesso e di vivere la propria vita senza paura».

    Anche per Francesco Zanardi, creatore della campagna, la panchina viola a Enna rappresenta il segno di un cambiamento: «Un nuovo gesto fortissimo per la città che non può che lasciarmi soddisfatto e per cui esprimo grande stima e che spero si ripeta ovunque». La campagna, intitolata “Ondaviola”, può essere portata in tutti i Comuni italiani. Si può aiutare a diffonderla nel proprio luogo di residenza, contattando Rete L’Abuso attraverso l’apposito form, su ondaviola.retelabuso.it.

    https://www.adista.it/articolo/72433

  • “Il Papa chieda scusa agli ennesi”

    “Il Papa chieda scusa agli ennesi”

    “Adesso il papa chieda scusa ai sopravvissuti di Enna”. La provocazione di Francesco Zanardi presidente di Rete l’Abuso, unica associazione che accoglie le vittime di pedofilia clericale, arriva mentre è ancora forte l’impatto delle parole severe, determinate e piene di umanità di Papa Francesco per i migranti e mentre “l’onda viola” si muove da Enna tra lo “sciopero della Messa”, per protestare pacificamente contro i silenzi della Curia, la coda social ed un altro tassello importante per la sensibilizzazione sul tema: una panchina viola appena installata su richiesta dello stesso Zanardi all’amministrazione comunale Dipietro al Belvedere.

    Nelle parole del Papa sui migranti c’è piena coerenza con il Vangelo, cosa creerebbe lo stesso effetto sugli abusi sessuali clericali?

    “Se si vuole essere credibili – dice Zanardi- si deve applicare il Motu proprio vos estis lux mundi voluto da questo Papa in nome della tolleranza zero, sopratutto nella parte in cui parla dei vescovi insabbiatori”. Cosa manca per metterlo in atto? “ ho avuto modo di confrontarmi direttamente su questo tema in più occasioni anche con i vertici della CEI.

    Potrebbe mancare la denuncia diciamo interna, nonostante sia certo e noto che all’indomani del deposito delle motivazioni alla condanna di Don Rugolo, sia stato inviato tutto alla Cdf ed alla Nunziatura Aspostolica“.

    Zanardi ancora dice “ Ricordiamo certamente tutti le parole di elogio e sostegno di Papa Francesco nei confronti di Monsignor Gisana, nonostante il giudizio già in stato avanzato al tribunale di Enna. Ecco, io mi auguro che sia stata un’incredibile gaffe come accadde in Cile.

    Sottolineo però che in Cile preso atto sei fatti accaduti non solo si scusò ma procedette alla rimozione di diversi Vescovi. Per questo precedente ma ancora di più, in virtù del motu proprio che lui stesso ha voluto, auspico questa volta le scuse, assieme ai fatti, arrivino ai sopravvissuti di Enna, che attendono ancora risposta alla loro lettera”.

    Zanardi ha fatto della sua storia di sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote subiti negli anni ‘80 quando aveva appena 11 anni, la battaglia della vita “dal 2010 mi batto perché non accada ad altri” ed è fondatore e presidente dell’unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra e tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in 4 continenti.

    Al suo lavoro incessante si deve l’unica mappatura online facilmente fruibile da tutti, dal sito dell’associazione, con nomi e foto dei preti indagati per reati sessuali o già condannati. E’ anche possibile consultare il database dell’associazione. “In Sicilia attualmente sono 87, ma sono purtroppo molti di più. Noi riportiamo quelli già indagati e condannati e lavoriamo al continuo aggiornamento per aiutare la consapevolezza tra la gente.” Cosa segna il senso morale all’interno della società?

    “Lo dico sempre perché ci credo profondamente la prova di moralità di una società risiede in quello che essa fa per i suoi bambini. E’ un principio mutuato dal Vangelo. Ad Enna credo ci sia un vero risveglio in questo senso, una presa di coscienza rara che vorrei fosse premiata ottenendo una Chiesa realmente rinnovata.”

    Tiziana Tavella – LA SICILIA

  • Il Papa adesso dovrebbe fare le scuse ad ANTONIO MESSINA, le ALTRE VITTIME di Enna e procedere nei confronti del vescovo Gisana

    Il Papa adesso dovrebbe fare le scuse ad ANTONIO MESSINA, le ALTRE VITTIME di Enna e procedere nei confronti del vescovo Gisana

    “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo.”

    Che sia stata un’incredibile gaffe come accadde in Cile non vi è dubbio, ma come in Cile e ancor di più adesso, in virtù del motu proprio che lo stesso Papa Francesco ha voluto, questa volta le scuse andrebbero doverosamente fatte ai sopravvissuti di Enna, che ancora attendono risposta alle loro lettere.

    Ma non basta!

    Se si vuole essere credibili si deve applicare il Motu proprio vos estis lux mundi voluto dal Papa in nome della tolleranza zero, sopratutto nella parte in cui parla dei vescovi insabbiatori, procedendo nei confronti del Vescovo Rosario Gisana che come emerge anche nel podcast “La confessione”, intercettato dagli inquirenti è lui stesso ad ammettere non solo di avere insabbiato il caso di don Giuseppe Rugolo, ma a suo dire l’esistenza di altri casi ben peggiori, di cui si meraviglia non siano ancora esplosi pubblicamente.

    Anche le motivazioni della sentenza di condanna di don Rugolo evidenziano senza dubbi una poco lodevole gestione del caso da parte del vescovo Gisana.

    Come la reazione degli stessi ennesi che abbandonando la messa manifestano “Non accetto prediche da chi copre un abuso”.

    Un segnale forte sopratutto per l’Italia, non abituata a queste azioni.

    Un atto dovuto. Il minimo per dimostrare un po’ di credibilità alle dichiarazioni o, almeno l’intenzione di voler provare a sanare il problema della pedofilia nella chiesa.

    Intenzione fino a oggi dichiarata a gran voce in articoli di giornale, ma mai applicata nella sua concretezza.

  • A Enna panchina contro le violenze di esponenti del clero

    A Enna panchina contro le violenze di esponenti del clero

    Il Comune di Enna, accogliendo la richiesta di Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso, unica associazione italiana che si occupa di vittime di abusi da parte di esponenti del clero, ha installato al Belvedere Marconi una panchina viola, simbolo della lotta alla violenza sui minori.

    È la seconda installata in Italia, dopo Savona, e la prima in Sicilia.

    “Questa iniziativa, simbolo, fra altri, della lotta contro la violenza sulle donne e a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori – dice l’assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta – si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione che l’amministrazione comunale sta portando avanti. La panchina va a completare, insieme a quella rossa dedicata alla violenza contro le donne e quella gialla, dedicata a Giulio Regeni il parco della Sensibilità della Comunità” .

    “Questa installazione rappresenta un importante passo avanti nell’impegno dell’amministrazione comunale di Enna nella lotta alla violenza sui minori – dichiara il sindaco di Enna, Maurizio Dipietro – ed uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli”.

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2024/08/28/a-enna-panchina-contro-le-violenze-di-esponenti-del-clero_21611b71-d742-4c17-beb7-86477d019a1e.html

  • Amazzonia, arrestato un sacerdote accusato di pedofilia

    Amazzonia, arrestato un sacerdote accusato di pedofilia

    Un sacerdote è stato arrestato nel cuore dell’Amazzonia brasiliana con l’accusa di aver commesso abusi sessuali, sfruttamento e aborto nei confronti di minorenni.

    La polizia ha riferito che, al momento dell’arresto, il sacerdote era a letto con una ragazza che aveva appena compiuto 18 anni.

    Nella casa del religioso sarebbero stati rinvenuti anche diversi video di scene di sesso con adolescenti e altre persone.

    Una delle vittime (sono 4 in tutto) ha dichiarato di aver avuto rapporti con il sacerdote da quando aveva 14 anni e di essere rimasta incinta, ma di essere stata “costretta” ad abortire nel 2023.

    https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/amazzonia-arrestato-sacerdote-accusato-pedofilia_86240636-202402k.shtml

  • Sul sito di Vatican News un’opera di Rupnik a Ferragosto: «Affronto alle vittime di abusi»

    Sul sito di Vatican News un’opera di Rupnik a Ferragosto: «Affronto alle vittime di abusi»

    Le polemiche riguardo alla presenza delle opere di padre Marko Rupnik, l’artista ed ex gesuita ora sotto processo in Vaticano per abusi sessuali ai danni di alcune religiose, continuano a infiammare il dibattito pubblico e si estendono anche ai media della Santa Sede.

    In particolare, le critiche si sono amplificate online, con un focus su un’opera di Rupnik ancora visibile su VaticanNews, il portale informativo del Vaticano. Alberto Melloni, storico del cristianesimo, ha sollevato la questione su X in occasione della festa dell’Assunta di ieri 15 agosto, sottolineando come la permanenza di questo mosaico possa rappresentare – a suo avviso – un simbolo di mal gestita sensibilità e un segno di «oscuri legami».

    «Vogliono compiacere il Papa»

    «Nel sito @VaticanNews sulle letture dell’Assunzione è rimasto un mosaico di p. Rupnik che non è esattamente infungibile», ha scritto lo storico sul social di Musk. «Il partito del #TooLittleTooLate (troppo poco, troppo tardi, ndr) vi vedrà la prova di oscuri legami; chi vuol prendere in castagna il papa sarà contento; le vittime si sentiranno più ferite», ha aggiunto. Secondo Melloni, la situazione non fa altro che alimentare il risentimento di chi ritiene che le vittime di Rupnik siano state ulteriormente ferite da queste scelte e che il Papa stesso potrebbe essere coinvolto in una presunta trama di opportunismo.

    Melloni ha poi commentato ulteriormente su X, con una serie di altri tweet, affermando di non sapere se e quando le opere di Rupnik saranno rimosse, ma ha osservato che vi è una grande quantità di lavori dell’artista che potrebbero essere considerati come tentativi di compiacere la visione papale attraverso un «gusto pretesco mediocre». Lo storico ha infatti dichiarato: «Penso che ce ne siano troppe (di opere di Rupnik, ndr) perché troppi pensavano di compiacere il papa. Ma immagino che nessuna comunità dove viva una delle sue vittime possa imporle di non chiederne la demolizione».

    https://www.open.online/2024/08/17/caso-rupnik-polemica-vatican-news-melloni/

  • Trasferiti al Nord Italia i due preti napoletani accusati di violenza sessuale

    Trasferiti al Nord Italia i due preti napoletani accusati di violenza sessuale

    Padre Silvestro e frate Gildi sono accusati di violenza sessuale e, nel caso di Gildi, anche di concorso in rapina aggravata. Entrambi erano stati arrestati il primo agosto scorso, insieme a due imprenditori di Afragola, Giuseppe Castaldo e Antonio Di Maso, accusati di rapina aggravata in concorso. La rapina è stata eseguita materialmente da due giovani, Danilo Bottino e Biagio Cirillo, noti alle forze dell’ordine e sospettati di far parte di un clan criminale locale.

    Mentre gli imprenditori sono stati posti agli arresti domiciliari, i due giovani malviventi rimangono in carcere a Poggioreale per la loro pericolosità sociale. La Curia di Napoli potrebbe aver già avviato il processo ecclesiastico per la sospensione “a divinis” di padre Silvestro, un provvedimento che lo escluderebbe dall’amministrazione dei sacramenti, inclusi la celebrazione della messa e la confessione.

    Le indagini

    Le indagini, condotte dalla procura di Napoli Nord sotto la direzione di Maria Antonietta Troncone, hanno rivelato che i due religiosi costringevano le loro vittime, un italiano e un extracomunitario, a partecipare a rapporti sessuali e orge di gruppo in cambio di cibo, supporto economico e promesse di lavoro stabile e ben retribuito. Questa situazione è durata tre anni, fino a quando le vittime si sono rivolte a un avvocato per difendere i propri diritti. L’avvocato delle vittime ha richiesto un risarcimento significativo per gli abusi subiti, supportato da prove registrate sui telefoni delle vittime, comprese conversazioni su app come “Tinder” e “Amigos”.

    La situazione è peggiorata ulteriormente quando frate Gildi ha chiesto l’intervento degli imprenditori, i quali hanno organizzato una rapina per sottrarre i cellulari contenenti le prove incriminanti. La rapina ha avuto un successo parziale: uno dei cellulari è stato rubato, mentre l’altro è stato consegnato alle autorità dalle vittime, che hanno indicato padre Gildi come mandante del crimine.

    Trasferiti al Nord Italia i due preti napoletani accusati di violenza sessuale