Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 31 del 6 aprile

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 31 del 6 aprile

    Francesco Zanardi – Ben quattro persone avrebbero coperto gli abusi di Frateschi

    Sarebbero state a conoscenza dei presunti abusi sessuali di cui è accusato Alessandro Frateschi almeno quattro persone, sulle quali indaga la Procura della Repubblica di Latina. Si tratta di due suore e due psicologi, che avrebbero saputo cosa faceva il professore di religione, ma che non lo hanno denunciato.

    Per l’avvocato delle parti civili, Nicodemo Gentile, gli abusi sessuali al liceo Majorana potevano essere evitati se si fossero presi subito provvedimenti nei confronti del docente.

    Secondo quanto ricostruito finora in sede d’indagine ad essere a conoscenza dei presunti abusi sessuali compiuti dal professore erano almeno quattro persone, due suore e due psicologi, i quali avrebbero taciuto tutto. Il docente pare sia infatti stato contattato da una prima religiosa, che non lo ha denunciato. Stesso discorso per un’altra suora, che frequentava la stessa casa famiglia del professore.

    Una ragazza, che viveva in una casa famiglia insieme al fratello, ha raccontato gli abusi che quest’ultimo avrebbe subito e di aver conosciuto il professore. Un rapporto quello dei due fratelli e il docente, che è proseguito a casa sua, dove il ragazzo ha trascorso le vacanze di Natale, mentre la sorella, positiva al Covid, no.

    E proprio in quel frangente si sarebbero consumate le violenze denunciate dal ragazzo e dalla sorella ai carabinieri. Il giovane infatti si era confidato con una psicologa, esprimendo l’intenzione di rivolgersi alle forze dell’ordine, cosa che non gli è stata permessa. Il ragazzo poi avrebbe raccontato la stessa cosa allo psicologo di un’altra casa famiglia, il quale si sarebbe confrontato con una suora e anche in quel caso non è partita alcuna denuncia. Poi sono arrivate le denunce dal liceo Majorana, che hanno acceso i riflettori della Procura sul caso e il professore è stato arrestato.

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    Ludovica Eugenio – È morto a 94 anni mons. Thomas Gumbleton

    È morto a 94 anni mons. Thomas Gumbleton, già vescovo ausiliare di Detroit, campione dell’attivismo per la giustizia sociale e la pace, membro fondatore di Pax Christi USA. Gumbleton era spesso sulla scena dei luoghi più problematici del mondo e negli Stati Uniti fu arrestato per disobbedienza civile durante le proteste contro le armi nucleari e la guerra in Iraq del 2003. Prese anche posizione su questioni dottrinali controverse della chiesa come l’ordinazione delle donne e i diritti dei gay. Tutto ciò gli impedì di diventare vescovo ordinario, ma l’episodio che gli costò la carriera riguarda l’ambito degli abusi sessuali nella Chiesa, nel quale assunse una posizione impopolare che lo rese ancora più inviso alle gerarchie.

    L’impegno coerente e rigoroso di Gumbleton riguardo alla gestione degli abusi si intensificò dopo che scoprì che il prete che aveva abusato di Barbara Blaine, fondatrice di Snap, associazione di vittime, era ancora in circolazione e che il vescovo competente, al quale si era rivolto per un’azione efficace, non aveva fatto nulla.

    Nel gennaio 2006, fornì una testimonianza scritta ai legislatori dello stato dell’Ohio appoggiando l’estensione dei termini di prescrizione per le cause civili nei casi di abuso sessuale a vent’anni dopo il compimento dei 18 anni di età della vittima, e in particolare la clausola che proponeva l’apertura di una ulteriore finestra di un anno per consentire alle persone di farsi avanti con accuse che avessero già superato i termini di prescrizione. In quell’occasione rivelò anche di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete, all’età di 9 e 10 anni. La Conferenza episcopale e i vescovi dell’Ohio si erano espressi invece contro il disegno di legge; infuriati per la posizione di Gumbleton, lo denunciarono formalmente per aver violato la “communio episcoporum” (la comunione dei vescovi) presso il nunzio apostolico che si recò immediatamente a Roma.

    Di conseguenza, fu obbligato a dare le dimissioni da vescovo ausiliare e fu anche rimosso dal suo incarico di parroco presso la chiesa di San Leone, che esercitava dal 1983. Nel 2011, Gumbleton affermò che oltre a ricevere la notifica ufficiale che avrebbe dovuto dimettersi da pastore, nessuno dei suoi colleghi vescovi lo contattò personalmente quando si espresse a sostegno del disegno di legge e rivelò l’abuso di cui era stato vittima.

    Gumbleton ha continuato ad amministrare nelle parrocchie locali e ha continuato a scrivere e parlare su questioni di giustizia sociale fino alla sua morte. La benedettina suor Anne McCarthy, ex membro dello staff di Pax Christi USA che ha lavorato e viaggiato all’estero con lui ha detto che “quando arrivava il momento critico, Gumbleton sceglieva sempre il Vangelo rispetto all’istituzione”.

    Fonte ADISTA


    Alessio Di Florio – Blasfemia e ipocrisia, il doppio standard delle alte sfere e dei suoi

    Andrea Saltini è un artista, “Gratia Plena” è una sua mostra allestita nell’ex chiesa di Sant’Ignazio di Carpi (Modena), sede del Museo Diocesano. Fin qui appare una notizia come migliaia ogni anno compaiono nelle cronache locali. E questo probabilmente sarebbe stato il destino della mostra di Saltini se non ci fosse stato un improvviso polverone scatenato contro di lui da parte dell’integralismo cattolico italiano, locale e persino nazionale.

    Secondo loro la mostra “Gratia Plena” sarebbe blasfema perché le opere avrebbero delle allusioni sessuali. Tra queste addirittura un uomo chinato accanto a Gesù deposto dalla Croce è diventato una rappresentazione di sesso orale. Simile situazione per tutte le altre opere. Saltini ha chiarito la realtà e qualunque persona guardi senza malizia le opere si renderebbe conto della verità.

    Ed invece si è scatenata una campagna contro di lui e chi ospita la mostra. Ora, potremmo anche fermarci qui, “sessualizzare” anche ciò che nulla c’entra, vedere delle attività sessuali anche dove non ci sono, si commenterebbe da solo. Non possiamo fermarci perché Saltini lo scorso 28 marzo è stato ferito in maniera grave, aggredito nel luogo di esposizione della mostra.

    Movente l’indignazione e la rabbia verso la “blasfemia”. Un certo mondo “cattolico” si è, in questo caso, indignato, arrabbiato, sdegnato, mobilitato. In nome della lotta alla blasfemia lì dove la blasfemia non c’è. Nulla di tutto questo è mai accaduto, soprattutto in Italia, di fronte a ben altre vicende che dovrebbero scandalizzare, indignare, scatenare coscienze e masse.

    Non si potrebbe trovare nessun riferimento evangelico per la mobilitazione contro la mostra “Gratia Plena”, nei Vangeli invece è ampiamente riportata la frase che se si scandalizza un bambino sarebbe meglio per il colpevole mettersi una macina al collo e gettarsi in mare. Eppure non è mai stata considerata blasfema la pedofilia. Di denunce di abusi è piena la storia degli ultimi decenni della Chiesa. Tra gli accusati più noti Rupnik, ex gesuita non si capisce più fino a che punto ex.

    «La prima volta mi ha baciato sulla bocca dicendomi che così baciava l’altare dove celebrava l’eucaristia, perché con me poteva vivere il sesso come espressione dell’amore di Dio», l’uso del biblico Libro della Sapienza e della Trinità per costringere a rapporti sessuali, sono la denuncia di una suora intervistata da Federica Tourn. Articolo pubblicato nel dicembre 2022 sul quotidiano Domani e parte dell’inchiesta sulla pedofilia clericale portata avanti da ormai due anni. Questa sarebbe blasfemia ma della mobilitazione contro la “blasfemia che non c’è” nelle opere di Saltini (e di una “sessualizzazione” della Passione di Cristo vista solo da certi ambienti integralisti) nessuna traccia.

    Fonte: Avvenire, Domani

  • Scandalo Rupnik, cinque vittime denunciano gli abusi

    Scandalo Rupnik, cinque vittime denunciano gli abusi

    CITTÀ DEL VATICANO – Cinque denunce di presunte vittime dell’ex padre gesuita Marko Rupnik sono state depositate questa mattina al Dicastero della Dottrina della Fede dove è in corso una indagine. Nell’ottobre scorso, con una decisione clamorosa, era stato papa Francesco stesso a riaprire il caso dell’ex gesuita sloveno e noto mosaicista, disponendo una speciale deroga alle norme sulla prescrizione.

    Le testimonianze di presunti abusi subiti, come apprende l’agenzia di stampa italiana Ansa, sono state depositate dall’avvocato delle donne vittime, Laura Sgrò. Si tratta di due già note, e altre tre non ancora conosciute.

    Le denunce presentate riguardano cinque presunte vittime e parlano tutte di forti «pressioni psicologiche e spirituali». Due hanno raccontato la loro storia in una conferenza stampa il 21 febbraio scorso. Le altre tre sono due ex religiose e una religiosa. Una di queste, racconta il suo ingresso nel centro Aletti e i suoi rapporti con Rupnik fattisi sempre più intensi fino a quando cominciarono a essere caratterizzati da molestie continue sul luogo di lavoro, i cantieri dove prestava la sua opera per la realizzazione dei mosaici. Avrebbe subito un continuo “love bombing”. I rapporti si interrompono nel 2014 quando la religiosa per i traumi psichici riportati ricorre a terapie.

    La seconda entrò a far parte della Comunità di Loyola in Slovenia nel 1990 all’età di 24 anni. Anche lei racconta di violenze progressive, manipolazioni, vessazioni psicologiche, minacce, in particolare un episodio in cui padre Rupnik per dimostrarle la sua «forza» le ruppe un dito con le mani. «Ora hai il sigillo permanente della Compagnia di Gesù per sempre», le avrebbe detto motivando così quella violenza. La religiosa lasciò la Comunità nel 1998.

    La terza presunta vittima conobbe padre Rupnik nel 1980. Nella sua denuncia si descrivono con particolari dettagliati anche presunte violenze sessuali oltre che le richieste continue dello stesso Rupnik di partecipare a esperienze di sesso a tre, da lei sempre rifiutate. La donna decise anche di affrontare la questione con Rupnik ma «durante il dialogo e la confessione» in cui «gli disse chiaramente che era proprio lui l’origine del suo malessere», l’ex gesuita «si limitò a rispondere che non comprendeva cosa stesse dicendo».

    https://www.tio.ch/dal-mondo/cronaca/1745619/rupnik-vittime-cinque-abusi-decisione

  • Prof arrestato per pedofilia: suore e psicologi sapevano degli abusi ma non lo hanno denunciato

    Prof arrestato per pedofilia: suore e psicologi sapevano degli abusi ma non lo hanno denunciato

    Sarebbero state a conoscenza dei presunti abusi sessuali di cui è accusato Alessandro Frateschi almeno quattro persone, sulle quali indaga la Procura della Repubblica di Latina. Come riporta Il Messaggero, si tratta di due suore e due psicologi, che avrebbero saputo cosa faceva il professore di religione, ma che non lo hanno denunciato. Il cinquantenne è stato arrestato per pedofilia.

    Un quadro di violenze che è emerso solo in seguito, dopo le denunce al liceo Majorana. Per l’avvocato delle parti civili, Nicodemo Gentile, gli abusi sessuali al liceo potevano essere evitati se si fossero presi subito provvedimenti nei confronti del docente: “Le suore sapevano, ma non denunciarono, gli abusi sessuali al Majorana sono avvenuti l’anno successivo”. L’udienza preliminare riprenderà giovedì 4 aprile. Il giudice affiderà l’incarico a uno psicologo, per ascoltare i giovani, vittime delle presunte violenze.

    Due suore e due psicologi erano a conoscenza degli abusi sessuali del prof

    Secondo quanto ricostruito finora in sede d’indagine ad essere a conosceza dei presunti abusi sessuali compiuti dal professore erano almeno quattro persone, due suore e due psicologi, i quali avrebbero taciuto tutto. Il docente pare sia infatti stato contattato da una prima religiosa, che non lo ha denunciato. Stesso discorso per un’altra suora, che frequentava la stessa casa famiglia del professore.

    La testimonianza di una ragazza e di suo fratello
    Una ragazza, che viveva in una casa famiglia insieme al fratello, ha raccontato gli abusi che quest’ultimo avrebbe subito e di aver conosciuto il professore. Un rapporto quello dei due fratelli e il docente, che è proseguito a casa sua, dove il ragazzo ha trascorso le vacanze di Natale, mentre la sorella, positiva al Covid, no. E proprio in quel frangente si sarebbero consumate le violenze denunciate dal ragazzo e dalla sorella ai carabinieri. Il giovane infatti si era confidato con una psicologa, esprimendo l’intenzione di rivolgersi alle forze dell’ordine, cosa che non gli è stata permessa. Il ragazzo poi avrebbe raccontato la stessa cosa allo psicologo di un’altra casa famiglia, il quale si sarebbe confrontato con una suora e anche in quel caso non è partita alcuna denuncia. Poi sono arrivate le denunce dal liceo Majorana, che hanno acceso i riflettori della Procura sul caso e il professore è stato arrestato.

    https://www.fanpage.it/roma/prof-arrestato-per-pedofilia-suore-e-psicologi-sapevano-degli-abusi-ma-non-lo-hanno-denunciato/

  • (De)costruire il potere: il caso degli eccessi di potere sugli adulti

    (De)costruire il potere: il caso degli eccessi di potere sugli adulti

    Qui l’introduzione a questo testo.

    Chiesa cattolica e potere. Tema vastissimo, collegato agli abusi sessuali che monopolizzano la mia ricerca fin dagli anni ’90, il tema degli eccessi di potere all’interno della Chiesa cattolica, soprattutto nei confronti delle donne adulte, spesso ne costituisce l’introduzione.

    Eccessi e abusi di potere sono onnipresenti in tutte le società del mondo e a tutti i livelli strutturali. Tuttavia, il potere non si riduce alla violenza. È innanzitutto una realtà antropologica, un “posso”, che richiede di essere regolato eticamente per contribuire all’umanizzazione delle persone e delle società. È poi una realtà culturale, nel senso che i sistemi simbolici sociali come le religioni e le culture esercitano un potere complesso che può essere liberatorio o oppressivo, persino schiavizzante, tanto quanto la violenza esterna. Può contribuire alla libertà e all’emancipazione degli individui proponendo un’articolazione di segni, valori, norme, rappresentazioni… che permettono loro di appropriarsene per determinarsi, dare senso alla loro esistenza, emanciparsi e contribuire a loro volta allo sviluppo creativo di questi sistemi simbolici.

    Ma per molteplici ragioni che coinvolgono sia gli individui nella loro storia che le comunità umane nella loro strutturazione, le rappresentazioni ideali e normative, i funzionamenti istituzionali e gerarchici sistematici, ecc., l’esercizio di questo potere può degenerare, spesso in modo insidioso all’inizio, ma tanto più fortemente quando permea il simbolico a servizio dell’unità della persona e della sua possibilità di dare senso alla sua esistenza. L’eccesso di potere, con le sue complicità, può diventare un piano inclinato verso gli abusi caratterizzati subiti dalle vittime. Le loro modalità sono molteplici: autoritarismo, manipolazione della paura, risentimento, fake news, complottismo, oppressione, coercizione, molestie, controllo, asservimento fino alla schiavitù, abuso di coscienza, abusi finanziari, sessuali… Le comunità credenti non ne sono esenti, aggiungendo ancora a questa lista non esaustiva gli abusi spirituali e pastorali. Mi limiterò qui alla Chiesa cattolica e affronterò quattro punti. Innanzitutto gli abusi generati dall’eccesso di potere dei chierici sulle donne (1) esaminando la lenta emergenza delle rivelazioni (2), quindi alcune ragioni diventate evidenti di questi abusi (3) e infine l’immenso compito collettivo di ascoltare, discernere, riconoscere, prevenire a servizio di una dignità vulnerabile (4).

    I. La cultura degli abusi

    La presa di coscienza degli abusi all’interno della Chiesa avviene, ma lentamente e sotto la pressione delle testimonianze delle vittime, dei media e della società. Per la pedofilia, la Chiesa francese ha attraversato due fasi principali: innanzitutto il riconoscimento spaventato delle trasgressioni sui minori impostosi a causa della reputazione dell’istituzione; in seguito, la presa di coscienza della gravità del trauma delle vittime, bambini e persone vulnerabili, che ha portato alla creazione della CIASE nel febbraio 2019.

    Questa presa di coscienza è stata accompagnata da una diagnosi sintetizzata e cristallizzata dal papa Francesco nella parola “clericalismo”: questa cultura di relazioni disfunzionali tra chierici e laici a causa dell’asimmetria di potere e di un’abitudine di superiorità dei preti sui laici con, dice ancora Francesco, «un’eccessiva fissazione [del clericalismo] sul sesto comandamento». L’abuso sessuale è quindi una delle estreme conseguenze (ma non per questo rara) della dominazione e dell’eccesso di potere.

    Questa presa di coscienza ha portato ad alcune misure preventive. I leader della Chiesa hanno così compiuto un primo passo necessario, ma non sufficiente rispetto alla “cultura degli abusi” che deriva da una struttura di governo che concentra tutti i poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) e sostenuta principalmente solo dal ministero ordinato, e in particolare dalla gerarchia episcopale fino ai cardinali.

    Tuttavia, questi abusi di potere sono come l’anticamera degli abusi sessuali. E la pedofilia è solo la punta dell’iceberg, quella che la giustizia civile obbliga a riconoscere ma che alcuni leader ecclesiastici cercano di negare o minimizzare nella sua gravità o di soffocare. Rimane tutta la parte sommersa degli abusi sugli adulti particolarmente vulnerabili o resi tali dalle situazioni di eccesso di potere. Tuttavia, e lo dico con ancora più forza poiché questo contributo rischia di farlo dimenticare, non tutti i ministri ordinati della Chiesa sono coinvolti negli abusi. Alcuni (e non sono pochi) sono loro stessi vittime della loro gerarchia, mentre altri lottano, al loro livello e con mezzi pastorali talvolta molto limitati, contro il clericalismo e gli eccessi di potere. Ma sono legati mani e piedi dal sistema.

    E poi la cultura clericale non è l’unica responsabile. Non solo a causa dell’immaturità narcisistica di molti preti, di precedenti aggressioni nella loro giovinezza, ma anche della concentrazione gerarchica di tutto il potere (legislativo, giudiziario, esecutivo) e del patriarcalismo che continua a essere prevalente. È il documentario “Religiose abusate, lo scandalo nascosto della Chiesa”, trasmesso nel marzo 2019 su ARTE, a creare uno shock mondiale. Uno spettacolo di degenerazione aggravato dalle rivelazioni degli abusi commessi dai fondatori di nuove comunità.

    Queste disfunzioni sistemiche non coinvolgono tuttavia solo il funzionamento dell’istituzione ecclesiastica. Si basano sulle disfunzioni sistemiche delle moderne società, caratterizzate dal potere di dominio del modello liberale, individualista e consumista e dalla sua capacità di frammentazione e accelerazione del tempo, ecc. I sistemi di dominio successivi (con abusi e maltrattamenti nell’infanzia) o contemporanei si intrecciano tra loro e si influenzano reciprocamente, o addirittura si potenziano. Le donne ne sono ancora una volta le prime vittime, prima come bambine, poi come adulte, pur rimanendo in gran parte “invisibili”. Il diffondersi del movimento #MeToo, le coraggiose testimonianze delle vittime di abusi di ogni tipo nel mondo dello sport, dello spettacolo, dei media, ecc., il numero di femminicidi, le ricerche accademiche… ricordano che le disuguaglianze di genere perpetuano le circostanze favorevoli al dominio.

    II. Emergenza delle rivelazioni sugli abusi di potere sulle donne nella Chiesa

    Le prime segnalazioni di abusi sessuali da parte di chierici su donne adulte risalgono agli anni ’60. Richard Sipe pubblica i risultati delle sue ricerche e li invia ai vescovi americani, notando che circa la metà dei preti negli Stati Uniti praticano il celibato… Se alcune relazioni sono consenzienti, molte non lo sono. Ma denunciare è generalmente impossibile: i fatti sono conosciuti o intuiti, ma segnalarli significa rischiare il licenziamento o il discredito. Questo vale ancora oggi ampiamente per l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia e l’America del Sud… per le donne, ma anche per le suore che generalmente hanno uno status di seconda classe; tanto più quando la loro congregazione dipende dal vescovo locale. Questa sottomissione agli uomini che dirigono la Chiesa rende quasi impossibile la denuncia di queste aggressioni.

    Negli anni ’90, alcune religiose preparano per il Vaticano rapporti confidenziali centrati sull’Africa. Nel 1994- 1995, due suore, Maura O’Donohue e Marie McDonald, sensibilizzano la curia sugli abusi sulle suore, soprattutto in contesto africano. Ma è solo dopo la pubblicazione di questo documento nel National Catholic Reporter nel marzo 2001 che il portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls, parla di un «problema limitato geograficamente e che verrà risolto tramite la formazione e caso per caso». Negazione da parte della gerarchia.

    Ma durante gli ultimi due decenni, le rivelazioni sulla pedocriminalità autorizzano nuove pubblicazioni che lasciano intravedere abusi di potere prima delle aggressioni sessuali sia su bambini che su donne adulte. Sophie Ducrey è abusata da un prete della Comunità Saint-Jean; Anne Mardon è vittima del fondatore delle Fraternità monastiche di Gerusalemme a Saint-Gervais; Doris Wagner è abusata all’interno della comunità “Das Werk”. Renata Patti è stata vittima di abusi di potere all’interno dei Focolari. Sarah Suco, la cui famiglia è stata “arruolata” da una comunità carismatica, ha realizzato un film autobiografico, Les Éblouis. Donne tedesche hanno reagito al documentario di ARTE raggruppando le loro testimonianze di “persone coinvolte” (Betroffene) in un libro collettivo che analizza i processi di manipolazione. E che dire dell’ex gesuita Marko Rupnik, autore di numerosi mosaici, che ha abusato di una quarantina di suore e che ha a lungo goduto di varie protezioni in Vaticano… Si aggiungono i rapporti ufficiali – come quello della CIASE – pubblicati da istanze nazionali in vari Paesi del mondo. In Cile, gli abusi sono stati particolarmente scabrosi e abietti. Régine e Guy Ringwald raccontano come il prete Fernando Karadima e il gesuita Renato Poblete abbiano agito grazie a complicità politiche ed ecclesiali, a sistemi di corruzione diffusa e a un’impresa indubbiamente settaria su vasta scala (Stati Uniti, Australia, Paesi europei…). E non è finita: il 20 marzo 2024, gli otto ricercatori della commissione Indipendente e Interdisciplinare d’inchiesta sui Foyers de charité, presieduta da Alessandra Pozzo, hanno annunciato le loro dimissioni collettive. Anche qui: abusi di potere, abusi spirituali, di coscienza e sessuali in moltissimi Foyers… Ma l’emersione delle disfunzioni disturba e gli ostacoli si moltiplicano, fino a mettere in discussione l’indipendenza della commissione e le risorse finanziarie di una segreteria.

    Questa somma di testimonianze consente di basarsi sulle parole delle vittime per stabilire un’analisi interpretativa degli abusi di potere dei chierici su laici adulti, soprattutto donne. Non si possono comprendere né il trauma delle vittime né le disfunzioni istituzionali, né le distorsioni cognitive, ecc., se non si parte dalle parole delle interessate.

    III. Perché questi abusi di potere sulle donne?

    Ci sono diverse concause che connettono quelle relative alla Chiesa e alle sue dottrine a quelle delle società in cui questa Chiesa è radicata. Ne considereremo tre aspetti principali.

    Il potere legato al contesto e al luogo dell’abuso

    La stragrande maggioranza degli abusi avviene durante atti ecclesiastici esercitati da chierici in virtù del loro potere ministeriale e pastorale: 14 delle 23 donne tedesche sono state abusate durante un accompagnamento spirituale, 5 durante una confessione e 4 durante l’eucaristia. Lo stesso è accaduto a Sophie Ducrey, Anne Mardon, Doris Wagner…

    E questo non è casuale, poiché questo contesto è il luogo di una grande asimmetria di potere: innanzitutto a causa del ruolo assunto dall’autore degli abusi, detentore del potere ministeriale e pastorale. Se l’accompagnatore può non essere un prete, lo è comunque nella stragrande maggioranza dei casi, anche solo per il legame con la confessione. Tuttavia, non si può ricevere questo sacramento senza la mediazione di un chierico che stabilisce luogo e ora dell’appuntamento…

    Inoltre, perché l’accompagnamento spirituale richiede una reale possibilità di confidenza che rappresenta un grande pericolo per le persone accompagnate. Il consigliere/direttore spirituale e confessore sa molte cose intime legate alla vita personale delle sue dirette. Può usarle per esercitare pressioni su di loro, esigere una relazione, minacciare, molestare… giustificandosi eventualmente con argomenti teologici che manipola a proprio vantaggio. I

    nfine, perché è lui a decidere, responsabile dei luoghi che spesso sono senza finestre, serrati, impedendo la fuga, talvolta con un letto nelle vicinanze…

    Se nessuno è invulnerabile, la vulnerabilità effettiva delle persone dipende anche dal contesto che l’abusatore crea per sottomettere la sua futura vittima:

    – contesto dell’incontro: spesso lontano dagli sguardi esterni, dalla famiglia e dal cerchio dei parenti della donna interessata;

    – contesto costruito per suscitare compassione e giustificare la richiesta: quando il chierico sottolinea un eccesso di lavoro, una compensazione per il dono totale nel sacerdozio, un’infanzia difficile… Nel caso della tedesca Karin Weissenfels, il prete racconta la sua vita difficile per commuovere e chiedere l’inaccettabile;

    – contesto creato da regole spirituali proprie che impongono, se necessario, vincoli canonici illegali come l’obbligo di scegliere una persona specifica della comunità come confessore e accompagnatore. Una delle donne tedesche, Miriam Leb, vuole scegliere il suo confessore e preferisce rifiutare l’assoluzione piuttosto che rinunciare a questo. Ma il prete accompagnatore le invia un SMS la sera stessa per farla sentire in colpa: «Cosa faresti se morissi stanotte?… Andresti direttamente all’inferno». Questo atteggiamento, che va contro il diritto all’autodeterminazione spirituale, viola anche il canone 630 del Codice di Diritto Canonico del 1983 (CDC);

    – a volte il contesto è totalmente frammentato, illegale dal punto di vista canonico, mescolando foro interno e foro esterno, quando non dipende direttamente dalle fantasie del chierico che si prende per la voce di Dio, giustificando così ciò che impone: messe private a due (Mardon, Garnier…) o violazione del segreto della confessione da parte del confessore. Quello di Ellen Adler richiede una confessione generale (ingiustificata nelle circostanze pratiche di un monastero dove lei è solo di passaggio) e chiede inoltre a un novizio di essere presente «perché possa acquisire esperienza». Karin Weissenfels rimane incinta di un prete che poi le chiede di abortire. Per convincerla, questo prete le indica un collega che potrà darle l’assoluzione dopo il fatto; Karin, tuttavia, non convinta, spera di trovare da lui un aiuto per discernere, ma scopre che è complice del primo…;

    – infine, il contesto dipende anche dalle situazioni di vita delle donne e dalla loro storia, specialmente quando sono già state vittime di abusi all’interno della propria famiglia o della loro cerchia di conoscenze (incesto, abusi sessuali, abusi di potere, maltrattamenti). O quando c’è stata la morte di un parente, quando la donna vive un dramma familiare, il bullismo a scuola o sul lavoro, una situazione di isolamento, discriminazioni… Tutto ciò è frequente e può aumentare la vulnerabilità, ma anche una sete spirituale (Sophie Ducrey, Anne Mardon…) che contribuisce a plasmare un’immagine di Dio (Padre protettore, Dio onnipotente…) che gli aggressori spesso assumono a loro vantaggio.

    Perché hanno quasi sempre come un sesto senso per individuare i punti deboli delle donne che si confidano con loro e usare la loro vulnerabilità per esercitare su di loro un’oppressione distruttiva. Tuttavia, per alcune donne, non c’erano fragilità particolari all’inizio, ma la situazione di potere eccessivo le ha rese fragili, specialmente quando sono state educate a obbedire, a fidarsi dei preti. In mani giuste, queste donne avrebbero probabilmente potuto essere persone particolarmente dinamiche, creative e aperte alla novità; il loro desiderio di Dio e di un mondo più giusto ha dato loro gli strumenti per costruire un futuro significativo per loro stesse, per gli altri e per la Chiesa.

    II. Il potere legato allo status dei chierici e dei vescovi

    Diversi fattori si combinano per portare a eccessi di potere che possono sfociare in abusi sessuali.

    La costruzione della superiorità

  • Tavolette di cera? No, esseri umani

    Tavolette di cera? No, esseri umani

    di Federico Tulli – Di fronte a un delitto violento e così diffuso nella società civile come la pedofilia, io sono convinto che per comprenderne le motivazioni, organizzare una seria prevenzione a tutti i livelli e anche per fare seria informazione e divulgazione, occorra certamente dare un’adeguata copertura mediatica dei casi – facendo ben attenzione a non scadere nel morboso per vendere qualche copia in più – ma è fondamentale rivolgersi agli esperti. «La cosiddetta ‘pedofilia’ – letteralmente ‘amore per il bimbo’, ma tutto è fuorché amore e sessualità, è un attentato alle capacità della vittima di fidarsi degli altri, di sentire e pensare – è una storia che ha sempre tre componenti: la vittima, l’aggressore e l’ambiente in cui si verifica l’abuso», mi racconta la psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg, presidente di Netforpp Europa ​​Network Europeo per la Psichiatria Psicodinamica.

    «È ormai risaputo che nella maggior parte dei casi la violenza avvenga in famiglia. Premetto che all’estero esistono anche consultori per uomini con tendenze ‘pedofile’ che vorrebbero essere aiutati a non attuarle, ma in Italia questo concetto non si è ancora diffuso. Perciò noi psichiatri vediamo, nell’ambulatorio pubblico oppure nello studio privato, soprattutto le vittime: il bambino o l’adulto che è stato abusato da bambino. Sullo sfondo la persona che ha aggredito, lo zio, il padre, il nonno, il nuovo compagno della madre, ma c’è anche il resto della famiglia, i parenti della vittima – molto spesso la madre – che proprio non hanno visto o che hanno fatto finta di non vedere». Della famiglia, di certe famiglie molto credenti in un certo senso fa parte anche il prete della parrocchia dove i figli seguono la messa, si preparano alla comunione e così via.

    «Molte volte», racconta l’esperta, «quando sento queste storie, ho l’impressione che a livello latente ci sia una connivenza, una complicità della madre, o chi per lei, con il violentatore. C’è un essere d’accordo con l’intento che il bambino vada in qualche modo distrutto, nel senso che non deve uscire psichicamente indenne dall’infanzia e dalla pubertà». È un tema complesso e doloroso ma, osserva la dottoressa Homberg, va affrontato se si vogliono capire le dinamiche vere della cosiddetta pedofilia. «Se si estende questa considerazione al caso specifico della Chiesa cattolica», prosegue la psichiatra «possiamo dire che l’istituzione ecclesiastica rientri nella categoria del terzo elemento della triade, quello della ‘madre’ che preferisce non vedere. Oppure, se vede, arriva a sostenere che la vicenda non ha nessuna importanza in confronto alla storia della Chiesa».

    Quando qualcuno punta loro il dito contro, come ad esempio ha fatto nel 2014 l’Onu nel caso della violazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia, sembra quasi che dicano ‘ma cosa mai sarà successo?’. «È vero. Inoltre siamo in presenza di un fenomeno che è oggettivamente irritante per qualsiasi cittadino di un paese democratico. C’è un paese in Europa, lo Stato del Vaticano, c’è un’istituzione religiosa, la Chiesa cattolica, che si arroga il diritto di porsi al di sopra e al di fuori delle leggi ‘laiche’ dei singoli Stati. Pretende di fatto di poter costituire uno Stato a sé stante dentro gli altri Stati. Questo fenomeno non si vede solo in Italia, c’è lo stesso problema anche in altri paesi meno monopolizzati dalla Chiesa cattolica come la Germania. Si ha la sconfortante impressione che le gerarchie ecclesiastiche, forse perché sono ancora legate a un modello teocratico medioevale o di monarchia assoluta, siano incapaci di comprendere alcuni concetti moderni come quello di istituzione democratica o di Stato di diritto. Pertanto tranquillamente sostengono che il trattamento di questi che sono dei gravi reati commessi contro cittadini di un determinato paese, e come tali perseguiti dalla giurisdizione di questi paesi, siano in realtà una loro prerogativa da risolvere all’interno della Chiesa stessa, magari limitandosi a trasferire il prete pedofilo in un’altra parrocchia e tenendo segreto il motivo del trasferimento alla comunità».

    In barba all’incolumità dei bambini e allo Stato di diritto. «Da psichiatra», chiarisce Homberg, «ribadirei questo concetto: esiste una diffusa non cultura rispetto al bambino. Finché il bimbo non raggiunge i 7-8 anni di età, non scrive e non esercita il cosiddetto raziocinio, non sarebbe ancora un vero essere umano. Quindi quello che succede dalla nascita fino a quell’età non ha importanza. È un’idea errata che per fortuna non corrisponde più al pensare comune. Sebbene paradossalmente trovi ancora espressione in alcuni ambienti che in verità dovrebbero essere i più avanzati e progrediti: in molte università», conclude la psichiatra, «ancora oggi si insegna agli studenti che il neonato è una tavoletta di cera vuota, creta da plasmare, e che un’identità umana vera e propria nel bambino piccolo non esiste».

  • Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare – Conferenza stampa di Stefania Ascari

    Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare – Conferenza stampa di Stefania Ascari

    Roma Oggi sono tra i due e i quattro milioni gli italiani coinvolti in organizzazioni settarie. Non lo sappiamo con esattezza perché l’ultimo rapporto ufficiale del Ministero dell’Interno risale al 1998. Da 26 anni non abbiamo dati ufficiali per monitorare questo fenomeno che è in larga parte sommerso e finisce sulle pagine di cronaca soltanto quando gli esiti sono i più drammatici. La mancanza di informazioni dettagliate sul tema costituisce un forte limite sia per realizzare politiche dedicate sia per la conoscenza stessa del fenomeno.

    Alla Camera Dei Deputati attende di essere discussa una proposta di legge a prima firma della deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie in Italia. Ne parleremo giovedì 21 marzo alle ore 14.30 in una conferenza stampa presso la Camera Dei Deputati con i rappresentanti delle principali associazioni italiane che da decenni si occupano del tema. Nel silenzio le sette proliferano ed è compito delle istituzioni intervenire per arginare un fenomeno tanto pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine.

    Intervengono: Stefania Ascari, Deputata del Movimento 5 Stelle, prima firmataria della proposta di legge per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie;
    Toni Occhiello, Aivs Associazione italiana Vittime delle Sette ODV (FI);
    Lorita Tinelli, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Luigi Corvaglia, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Maurizio Alessandrini, Favis Associazione Familiari delle Vittime delle Sette Odv (RN);
    Rita Repetto, La Pulce nell’Orecchio Associazione Chiavari (GE);
    Cristina Caparesi, DERAD Italia Aps contro ogni Radicalismo (UD);
    Sergio Pietracito, Associazione vittime del Forteto (FI);
    Giovanni Ristuccia, SOS Antiplagio ONLUS (NO)
    —————–
    Ufficio Stampa Parlamento
    Movimento 5 Stelle

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 29 del 23 marzo

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 29 del 23 marzo

    Francesco Zanardi – Si torna in aula a Latina per l’udienza preliminare a carico Alessandro Frateschi

    Si torna in aula al tribunale di Latina, per l’udienza preliminare a carico Alessandro Frateschi, 50 anni, ex prof di religione e diacono arrestato per violenza sessuale a danno di cinque giovanissimi. La giudice Laura Morselli ha accolto la richiesta di incidente probatorio per ascoltare i tre ragazzi minorenni, studenti del liceo Majorana, e oggi dovrebbe essere affidato l’incarico a un perito che dovrà assistere i ragazzi nella delicata ricostruzione di episodi estremamente traumatici.

    Il giudice dovrà individuare uno psicologo specializzato nei reati sessuali a danno di minori che possa aiutarli nel racconto di quanto accaduto quando furono sottoposti ad abusi da parte del loro insegnante di religione, così come viene ipotizzato dall’accusa.

    Il perito, ancora non individuato, sarà incaricato di effettuare anche una perizia psicodiagnostica per rispondere a una serie di quesiti, esattamente cinque. Il giudice vuole infatti stabilire se i ragazzi minorenni abbiano subito maltrattamenti o abusi sessuali in ambiente familiare o scolastico, se ci siano stati episodi traumatici o particolari stati emotivi.

    Difficile al momento ipotizzare i motivi che possano aver portato il giudice a formulare quesiti così specifici. Forse sono legati a particolari passaggi contenuti nelle carte dell’inchiesta, ma è soltanto un’ipotesi visto che la richiesta della Procura in merito all’incidente probatorio riguardava esclusivamente la preziosa testimonianza delle vittime e non ne metteva assolutamente in discussione l’attendibilità.

    IL MESSAGGERO


    Federica Tourn – No alle confessioni ai bambini: sono a rischio abuso, lo dice uno studio di Friburgo

    Anche le confessioni dei bambini non sono esenti dal rischio di potenziali abusi sessuali perché nel confessionale si potrebbero insinuare comportamenti manipolativi o legami ambigui. Si tratta di una riflessione choc che si sta facendo strada nelle comunità cattoliche tedesche al punto che nella diocesi di Friburgo, in Germania, una commissione incaricata di occuparsi degli abusi, ha fatto affiorare il problema, chiedendo di accantonare le confessioni sui più piccini, e posticipandole a una età più adulta.

    Secondo l’agenzia cattolica KNA lo studio della diocesi ha mostrato che l’amministrazione di quel sacramento ai bambini della prima comunione potrebbe essere un «punto di iniziazione per gli abusi sessuali”, di conseguenza la raccomandazione della commissione è di abbandonarlo. Una misura prudenziale, a causa della stretta relazione tra bambino e il prete, la situazione che si viene a creare e potrebbe «aprire la possibilità di un comportamento manipolativo nei confronti di bambini e minori al punto da violarne i confini».

    Gli esperti hanno chiesto che i bambini di 7 e 8 anni non siano più invitati alla loro prima confessione. Molto più sensato, scrivono, aspettare che abbiano 15 o 16 anni. Le motivazioni sviluppate dagli psicologi fanno leva sul fatto che i piccoli a quell’età difficilmente hanno già chiara una visione consapevole della colpa e del peccato. L’arcidiocesi di Friburgo è stata così chiamata a correre ai ripari ed, eventualmente, provvedere a nuovi regolamenti.

    La confessione o sacramento della penitenza, per la Chiesa, ha un enorme significato. Durante la confessione i credenti rivelano i propri errori ed esprimono il loro rimorso mentre il sacerdote assolve il credente dai peccati per conto di Dio. Il sacerdote è poi vincolato al segreto assoluto dal sigillo della confessione.

    Papa Francesco ha spesso incoraggiato i preti ad essere indulgenti, misericordiosi e a perdonare tutto. «Per favore, fratelli, perdonate tutto, perdonate sempre, senza mettere il dito troppo nelle coscienze; lasciate che la gente dica le sue cose e voi ricevete quello come Gesù, con la carezza del vostro sguardo, con il silenzio della vostra comprensione. Per favore, il sacramento della confessione non è per torturare, ma è per dare pace. Perdonate tutto, come Dio perdonerà tutto a voi. Tutto, tutto, tutto».

    Fonte: Il Messaggero


    Alessio Di Florio – Finalmente partita commissione parlamentare Orlandi-Gregori

    Il 14 marzo si è riunita per la prima volta la commissione parlamentare d’inchiesta su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ed è stato costituito l’ufficio di presidenza. Ora la commissione è pienamente operativa e può iniziare i suoi lavori. Hanno avuto ragione Pietro Orlandi e l’avv. Laura Sgrò, si poteva proporre una commissione e può lavorare. Un fatto incontrovertibile che smentisce chi, dalle aule parlamentari al Vaticano, ha sostenuto il contrario.

    La settimana scorsa si è titolato su tromboni abbondanti e trombette mancanti, su come ci sono notizie che vengono pubblicate o non pubblicate esprimendo di fatto una posizione, una direzione, una linea. Fin troppo spesso inginocchiata e di comodo ad alte sfere. La partenza della commissione parlamentare lo conferma. L’anno scorso la narrazione, smentita dai fatti e crollata già decenni fa, della magistratura vaticana contro la famiglia Orlandi così come il polverone contro Pietro Orlandi piegando a campagne che hanno tentato di delegittimarlo parole pronunciate in una trasmissione televisiva hanno avuto ampissimi echi e uno spazio mediatico enorme. I due atti intimidatori contro di lui quasi nulla di tutto ciò.

    Esattamente come, in questi giorni, l’istituzione e la partenza della commissione. Che ora dovrà lavorare seriamente, dovrà fare inchiesta e non cercare “verità di comodo”. Come scrisse mesi fa su Notte Criminale Alessandro Ambrosini la commissione d’inchiesta Orlandi-Gregori “è un metro che misura la volontà effettiva di una classe dirigente di rompere con un passato che non ha raccontato, ha intorbidito. Che non ha cercato, ha coperto. Che non ha risolto, ha deviato”. “E’, e deve essere, la discontinuità con ciò che non è stato fatto troppe volte nella storia d’Italia. Deve essere la prova che lo Stato non ha paura di rispondere alla richiesta di verità e giustizia del proprio popolo. Che non teme di mettere sul tavolo il proprio futuro dissolvendo le nebbie del passato. Non c’è più tempo per passerelle e rassicurazioni. Servono solo fatti e concretezza. Questo deve essere il tempo degli uomini giusti, non delle marionette di un teatro stantio”.


    Federico Tulli – Tavolette di cera? No, esseri umani

    Di fronte a un delitto violento e così diffuso nella società civile come la pedofilia, io sono convinto che per comprenderne le motivazioni, organizzare una seria prevenzione a tutti i livelli e anche per fare seria informazione e divulgazione, occorra certamente dare un’adeguata copertura mediatica dei casi – facendo ben attenzione a non scadere nel morboso per vendere qualche copia in più – ma è fondamentale rivolgersi agli esperti. «La cosiddetta ‘pedofilia’ – letteralmente ‘amore per il bimbo’, ma tutto è fuorché amore e sessualità, è un attentato alle capacità della vittima di fidarsi degli altri, di sentire e pensare – è una storia che ha sempre tre componenti: la vittima, l’aggressore e l’ambiente in cui si verifica l’abuso», mi racconta la psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg, presidente di Netforpp Europa ​​Network Europeo per la Psichiatria Psicodinamica. «È ormai risaputo che nella maggior parte dei casi la violenza avvenga in famiglia. Premetto che all’estero esistono anche consultori per uomini con tendenze ‘pedofile’ che vorrebbero essere aiutati a non attuarle, ma in Italia questo concetto non si è ancora diffuso. Perciò noi psichiatri vediamo, nell’ambulatorio pubblico oppure nello studio privato, soprattutto le vittime: il bambino o l’adulto che è stato abusato da bambino. Sullo sfondo la persona che ha aggredito, lo zio, il padre, il nonno, il nuovo compagno della madre, ma c’è anche il resto della famiglia, i parenti della vittima – molto spesso la madre – che proprio non hanno visto o che hanno fatto finta di non vedere». Della famiglia, di certe famiglie molto credenti in un certo senso fa parte anche il prete della parrocchia dove i figli seguono la messa, si preparano alla comunione e così via.

    «Molte volte», racconta l’esperta, «quando sento queste storie, ho l’impressione che a livello latente ci sia una connivenza, una complicità della madre, o chi per lei, con il violentatore. C’è un essere d’accordo con l’intento che il bambino vada in qualche modo distrutto, nel senso che non deve uscire psichicamente indenne dall’infanzia e dalla pubertà». È un tema complesso e doloroso ma, osserva la dottoressa Homberg, va affrontato se si vogliono capire le dinamiche vere della cosiddetta pedofilia. «Se si estende questa considerazione al caso specifico della Chiesa cattolica», prosegue la psichiatra «possiamo dire che l’istituzione ecclesiastica rientri nella categoria del terzo elemento della triade, quello della ‘madre’ che preferisce non vedere. Oppure, se vede, arriva a sostenere che la vicenda non ha nessuna importanza in confronto alla storia della Chiesa».

    Quando qualcuno punta loro il dito contro, come ad esempio ha fatto nel 2014 l’Onu nel caso della violazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia, sembra quasi che dicano ‘ma cosa mai sarà successo?’. «È vero. Inoltre siamo in presenza di un fenomeno che è oggettivamente irritante per qualsiasi cittadino di un paese democratico. C’è un paese in Europa, lo Stato del Vaticano, c’è un’istituzione religiosa, la Chiesa cattolica, che si arroga il diritto di porsi al di sopra e al di fuori delle leggi ‘laiche’ dei singoli Stati. Pretende di fatto di poter costituire uno Stato a sé stante dentro gli altri Stati. Questo fenomeno non si vede solo in Italia, c’è lo stesso problema anche in altri paesi meno monopolizzati dalla Chiesa cattolica come la Germania. Si ha la sconfortante impressione che le gerarchie ecclesiastiche, forse perché sono ancora legate a un modello teocratico medioevale o di monarchia assoluta, siano incapaci di comprendere alcuni concetti moderni come quello di istituzione democratica o di Stato di diritto. Pertanto tranquillamente sostengono che il trattamento di questi che sono dei gravi reati commessi contro cittadini di un determinato paese, e come tali perseguiti dalla giurisdizione di questi paesi, siano in realtà una loro prerogativa da risolvere all’interno della Chiesa stessa, magari limitandosi a trasferire il prete pedofilo in un’altra parrocchia e tenendo segreto il motivo del trasferimento alla comunità».

    In barba all’incolumità dei bambini e allo Stato di diritto. «Da psichiatra», chiarisce Homberg, «ribadirei questo concetto: esiste una diffusa non cultura rispetto al bambino. Finché il bimbo non raggiunge i 7-8 anni di età, non scrive e non esercita il cosiddetto raziocinio, non sarebbe ancora un vero essere umano. Quindi quello che succede dalla nascita fino a quell’età non ha importanza. È un’idea errata che per fortuna non corrisponde più al pensare comune. Sebbene paradossalmente trovi ancora espressione in alcuni ambienti che in verità dovrebbero essere i più avanzati e progrediti: in molte università», conclude la psichiatra, «ancora oggi si insegna agli studenti che il neonato è una tavoletta di cera vuota, creta da plasmare, e che un’identità umana vera e propria nel bambino piccolo non esiste».

  • Vescovo abusa per anni del nipotino, Papa Francesco lo punisce: dimesso dallo stato clericale

    Vescovo abusa per anni del nipotino, Papa Francesco lo punisce: dimesso dallo stato clericale

    Dimissione dallo stato clericale per il vescovo belga Roger Vangheluwe, 87 anni, colpevole di abusi sessuali su minore. Una decisione presa direttamente da Papa Francesco nei confronti del pedofilo, reo confesso, che aveva ammesso di aver abusato per anni di un suo nipotino, senza però comprendere la gravità del reato.

    I reati a lui imputati erano tuttavia caduti in prescrizione, riferisce Vatican News, e per questo l’uomo di chiesa non è mai stato perseguito dalla giustizia belga. Il Vaticano gli aveva imposto solo di vivere in un monastero.
    Come si legge in una nota della Nunziatura a Bruxelles, nel corso degli ultimi mesi, sono emersi “nuovi elementi gravi riportati al Dicastero per la Dottrina della Fede, rendendo necessaria un riesame” della vicenda dell’ex presule che si era dimesso con Benedetto XVI, ma da allora, pur vivendo ritirato, era rimasto sacerdote.

    In seguito a una nuova indagine, il Dicastero ha quindi deciso di risentire la difesa del prelato; una volta esaminata, l’8 marzo 2024, la Dottrina della Fede “ha presentato la documentazione al Santo Padre, proponendo la dimissione dallo stato clericale, in conformità all’articolo 26 delle norme Sacramentorum sanctitatis tutela”. Ovvero il motu proprio di Giovanni Paolo II del 2001 sui “delitti più gravi” riservati all’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, aggiornato nel 2010 da Ratzinger e poi nel 2021 da Bergoglio.

    In seguito all’annuncio, i vescovi del Belgio hanno rilasciato una nota in cui ribadiscono di aver chiesto “in diverse occasioni” la dimissione dallo stato clericale ed esprimono la speranza che questa decisione “possa aiutare le vittime a riprendersi da questo abuso, che ha lasciato un segno così profondo su di loro e sui loro cari per tutta la vita”.

    https://www.fanpage.it/esteri/vescovo-abusa-per-anni-del-nipotino-papa-francesco-lo-punisce-dimesso-dallo-stato-clericale/

  • Prof pedofilo, perizia a sorpresa sulle vittime minorenni

    Prof pedofilo, perizia a sorpresa sulle vittime minorenni

    Si torna in aula oggi, al tribunale di Latina, per l’udienza preliminare a carico Alessandro Frateschi, 50 anni, ex prof di religione e diacono arrestato per violenza sessuale a danno di cinque giovanissimi. La giudice Laura Morselli ha accolto la richiesta di incidente probatorio per ascoltare i tre ragazzi minorenni, studenti del liceo Majorana, e oggi dovrebbe essere affidato l’incarico a un perito che dovrà assistere i ragazzi nella delicata ricostruzione di episodi estremamente traumatici.

    Il giudice dovrà individuare uno psicologo specializzato nei reati sessuali a danno di minori che possa aiutarli nel racconto di quanto accaduto quando furono sottoposti ad abusi da parte del loro insegnante di religione, così come viene ipotizzato dall’accusa.

    Ma c’è di più. Il perito, ancora non individuato, sarà incaricato di effettuare anche una perizia psicodiagnostica per rispondere a una serie di quesiti, esattamente cinque. Il giudice vuole infatti stabilire se i ragazzi minorenni abbiano subito maltrattamenti o abusi sessuali in ambiente familiare o scolastico, se ci siano stati episodi traumatici o particolari stati emotivi.

    E ancora bisognerà accertare se i minori siano colpiti da “turbe psicologiche” che possano influire in qualche modo sulla loro capacità di intendere e di volere; se abbiano capacità di controllo della realtà e la possibilità di argomentare con precisione e coerenza i fatti contestati all’indagato. Infine il giudice chiede al perito di accertare la credibilità e l’attendibilità dei minori in considerazione di eventuali forme di “pressione psicologica da parte di chicchessia”.

    Difficile al momento ipotizzare i motivi che possano aver portato il giudice a formulare quesiti così specifici. Forse sono legati a particolari passaggi contenuti nelle carte dell’inchiesta, ma è soltanto un’ipotesi visto che la richiesta della Procura in merito all’incidente probatorio riguardava esclusivamente la preziosa testimonianza delle vittime e non ne metteva assolutamente in discussione l’attendibilità.

    Per capire meglio il contesto generale bisognerà attendere l’esito della perizia e l’andamento dell’iter processuale che è ancora all’inizio.

    Con tutta probabilità neanche l’udienza oggi porterà alla decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio a carico di Frateschi. Prima si dovrà procedere con l’incidente probatorio che servirà a cristallizzare, come prova, le preziose testimonianze dei minorenni che hanno già descritto nel dettaglio gli abusi del loro ex insegnante di religione.

    Frateschi è agli arresti domiciliari dalla scorsa estate, dopo essere stato raggiunto da due ordinanze di custodia cautelare per gli abusi sessuali avvenuti ai danni di alcuni suoi alunni del liceo Majorana ma anche al di fuori della scuola, nei confronti del figlio di amici di famiglia e addirittura del fratello di una bambina che aveva in affidamento.

    L’avvocato Nicodemo Gentile, legale di alcuni dei ragazzi vittime dell’ex prof, ha sottolineato un aspetto inquietante dell’intera vicenda: «Abbiamo le prove ed è agli atti – ha detto il legale – che alcune suore già nel febbraio 2022 sapevano degli episodi relativi a un ragazzo.

    Sappiamo che una delle suore ha anche chiamato Frateschi, nel 2022.
    Nessuno però denunciò alle autorità. I fatti avvenuti al Majorana potevano essere evitati perché risalgono al 2023».

    Il gup ha accolto tutte le richieste di costituzione delle parti civili, quelle presentate dai 5 ragazzi vittime di Frateschi ma anche quella della Garante regionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Monica Sansoni. E’ stata invece esclusa la Diocesi di Latina come “responsabile civile”, così come chiesto dall’avvocato Gentile, poiché non è stato ritenuto sufficiente il fatto di aver “abilitato” l’indagato all’insegnamento della religione.

    IL MESSAGGERO

  • Il caso Spotlight e l’Italia

    Il caso Spotlight e l’Italia

    di Federico Tulli – A febbraio del 2016 arrivò nelle sale italiane Il caso Spotlight, il film di Tom McCarthy che in quello stesso mese si aggiudicherà due premi Oscar. Spotlight è il nome della squadra di giornalisti del «Boston Globe» che tra il 2001 e il 2002 indagò su alcuni casi di pedofilia clericale avvenuti nell’arcidiocesi locale e mai finiti nel mirino dell’autorità giudiziaria. Sotto la guida di un direttore per nulla intimorito dalle pressioni dei maggiorenti della città più europea e più cattolica degli Stati Uniti, per mesi questi giornalisti intervistarono le vittime e passarono in rassegna migliaia di pagine di documenti. Ricostruirono così un sistema di potere che, sotto la regia del potente arcivescovo Bernard Francis Law, per anni aveva bloccato sul nascere qualsiasi indagine e aveva messo a tacere vittime e testimoni scomodi per la Chiesa.

    Lo scoop, che valse al «Boston Globe» il premio Pulitzer 2003, fu per la Chiesa cattolica americana l’equivalente del Watergate. Non solo costò il posto a monsignor Law, che ammise di aver nascosto per anni gli abusi dei suoi sacerdoti, ma diede la forza a migliaia di vittime rimaste in silenzio, e isolate da quella Chiesa di cui si fidavano ciecamente (questo genere di abusi, infatti, avviene quasi sempre all’interno di ambienti profondamente religiosi), di denunciare alle autorità civili i crimini subiti.

    Emerse così che l’insabbiamento delle segnalazioni, il pagamento di somme di denaro alle vittime tramite avvocati senza scrupoli affinché non denunciassero i loro aguzzini e il trasferimento dei sacerdoti sospettati di pedofilia, erano la norma negli Stati Uniti. Ben presto, grazie alla lezione universale di giornalismo realizzata dall’inchiesta degli uomini di Spotlight, e magistralmente ricostruita da McCarthy, si scoprirà che lo stesso accadeva da decenni anche in Europa, Australia, Sudamerica e Africa. Ma questa lezione, in Italia, tranne rarissimi casi: la rivista Left, Adista, il lavoro di Federica Tourn su Domani, non è stata evidentemente recepita.

    Tra i tanti meriti del film Spotlight c’è quello di aver spiegato chiaramente quanto siano importanti la trasparenza e la collaborazione tra istituzioni nella gestione dei casi di abusi clericali e, al tempo stesso, quanto sia distruttiva per la salute psicofisica delle vittime qualsiasi strategia che non vada in questa direzione. La pellicola di Tom McCarthy evidenzia inoltre l’importanza decisiva del ruolo dei media e di un’informazione libera, indipendente e – per così dire – empatica.

    I giornalisti di Spotlight sono riusciti a sbaragliare il potentissimo avversario grazie al rapporto di fiducia instaurato con i testimoni, ponendosi con un approccio laico, affettivo, nei confronti dei loro interlocutori sopravvissuti alle violenze. E senza innalzare la barriera del giudizio morale che scatta quando c’è la convinzione violentissima che sia il bambino a indurre in tentazione l’uomo di fede e a spingerlo a un atto di lussuria, che il Catechismo della Chiesa cattolica annovera tra le «offese alla castità» (can. 2351).

    Un’idea perversa e delirante, tuttora radicata e diffusa (anche riguardo alla violenza sulle donne), come emerge ogni tanto da incaute interviste rilasciate da alcuni ecclesiastici, che vedono nel presunto ammiccamento sessuale del bimbo la personificazione del diavolo e attribuiscono allo stupro un carattere di desiderio, annullando completamente la realtà del bambino (bambino che – è bene precisarlo – non ha e non può avere né sessualità né desiderio, dal momento che questa dimensione psicofisica si realizza nella pubertà, con il pieno sviluppo degli organi genitali). Ed è un pensiero che se da un lato ha sempre alimentato il senso di colpa e di oppressione delle vittime riducendole al silenzio, dall’altro ha fornito per decenni ai preti pedofili, descritti non come criminali ma come peccatori indotti in tentazione, la garanzia di impunità da parte della Chiesa cattolica.