Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Denunciano che il segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha coperto un prete colombiano

    Denunciano che il segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha coperto un prete colombiano

    Luis Manuel Alí , il nuovo segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, ha coperto un sacerdote colombiano. Lo ha ammesso in una comunicazione con questo corrispondente il 15 settembre 2023, riconoscendo di non aver mai informato la Procura Generale del caso di José de Jesús Amaya León , superiore generale dei Missionari Eudisti.

  • Sacerdote accusato di pedofilia

    Sacerdote accusato di pedofilia

    Un altro caso di pedofilia sta scuotendo gli ambienti ecclesiastici. Dopo la vicenda del prete alassino Luciano Massaferro, la Procura di Savona torna a indagare su un’altra storia di abusi commessi da un sacerdote. L’uomo, secondo quanto trapelato, sarebbe accusato di violenze sessuali, descritte come veri e propri «stupri», che risalirebbero a circa vent’anni fa, su minorenni (all’epoca). Le vittime, che hanno trovato il coraggio di raccontare quello che avrebbero subito solo nei mesi scorsi, all’epoca dei fatti erano minorenni. Adesso hanno tra i 30 e i 40 anni. Destinatario delle accuse un prete della diocesi di Savona, cinquantenne, di recente messo a riposo su sua richiesta. Ufficialmente per una pausa spirituale a fronte di una vocazione che si sarebbe incrinata nel tempo.

    Su di lui la Procura della Repubblica ha aperto nei mesi scorsi un’inchiesta affidata agli uomini della squadra mobile della Questura che hanno già raccolto la testimonianza di un gruppo di ragazzi che sarebbero stati molestati. Minorenni che erano abituati a frequentare le sue case.

    Il racconto dei molestati, a cui è stato chiesto il massimo riserbo su quanto messo a verbale come «persone informate sui fatti», è ora al vaglio della Procura che si sta impegnando nel verificare quanto riferito. Perchè i presunti episodi di violenza sarebbero stati riferiti a così tanto tempo di distanza? È l’interrogativo su cui si stanno muovendo gli inquirenti che non escludono ulteriori episodi, abusi continuati nel tempo. Al centro dell’inchiesta anche l’attendibilità di alcuni dei presunti testimoni dell’epoca, ora adulti in alcuni casi al centro delle cronache locali per svariati motivi.

    Alcuni di loro avrebbero anche registrato conversazioni con lo stesso prete in cui vengono citati gli abusi. Confidenze raccolte di recente da parte di chi è rimasto in contatto con lui. Nella serata di ieri il vescovo della diocesi di Savona-Noli, monsignor Vittorio Lupi, in merito all’inchiesta ha chiarito come «il prete in questione che conosco, su sua richiesta si sia preso un anno sabbatico, di pausa. Adesso non esercita le sue funzioni religiose».

    Sulle indagini la curia, per il momento, non ha espresso alcun commento.

  • Quasi 500 vittime di abusi sessuali della chiesa in Francia hanno ricevuto un risarcimento finanziario

    Quasi 500 vittime di abusi sessuali della chiesa in Francia hanno ricevuto un risarcimento finanziario

    NIZZA, Francia – Centinaia di vittime di abusi sessuali su minori da parte di preti o rappresentanti della chiesa hanno ricevuto finora un risarcimento finanziario dalla Chiesa cattolica francese nell’ambito di un ampio programma di riparazione, ha detto giovedì un organismo indipendente incaricato del processo.

    Un rapporto annuale dell’Autorità nazionale indipendente per il riconoscimento e la riparazione afferma che 1.351 vittime si sono fatte avanti per chiedere un risarcimento e cercare supporto psicologico nel tentativo di riprendersi dal trauma infantile.

    L’età media delle vittime che si sono manifestate è di 61 anni, ha dichiarato giovedì Marie Derain de Vaucresson, capo dell’organismo, in una conferenza stampa.

    Di questi, il 66% sono uomini e il 34% donne, ha detto. Il processo di reclamo è iniziato nel 2022.

    Finora l’autorità per le riparazioni ha approvato le richieste di risarcimento di 489 vittime, si legge nel rapporto. Di questi, a 88 persone è stato concesso il massimo di 60.000 euro (65.000 dollari). L’anno scorso sono state approvate 358 richieste di risarcimento delle vittime, per ciascuna delle quali è stato concesso un importo medio di 35.310 euro, si legge nel rapporto.

    La Conferenza episcopale francese ha accettato di fornire risarcimenti dopo che un rapporto del 2021 ha stimato che circa 330.000 bambini hanno subito abusi sessuali per oltre 70 anni da parte di preti o altre figure legate alla chiesa in Francia.

    Le stime si basavano su una ricerca più ampia condotta dall’Istituto nazionale francese di sanità e ricerca medica sugli abusi sessuali sui bambini.

    Il rapporto descrive un insabbiamento “sistemico” da parte dei funzionari ecclesiastici e esorta la Chiesa cattolica francese a rispettare lo stato di diritto in Francia.

    Una volta che l’autorità per le riparazioni approva la compensazione finanziaria, ogni caso viene inviato a un fondo speciale finanziato dalla chiesa per il pagamento.

    La maggior parte di coloro che si sono rivolti alle autorità nel 2023 hanno denunciato crimini “molto gravi”, afferma il rapporto, incluso lo stupro ripetuto.

    Secondo il rapporto, nel 39% dei casi gli abusi sono continuati per più di un anno e nel 12% dei casi l’aggressore ha manipolato psicologicamente la vittima fino a cinque anni dopo l’ultima aggressione fisica.

    Le vittime avevano tra i 6 e i 15 anni quando hanno subito gli abusi, afferma il rapporto.

    Le riparazioni includono anche sostegno non finanziario, come l’aiuto alle vittime per scrivere le loro storie, incontri con rappresentanti della chiesa locale o l’installazione di una targa in memoria delle vittime. Attualmente le autorità assistono circa 780 vittime.

    L’assistenza include l’aiuto a scrivere una lettera a un abusatore deceduto da tempo o a ricucire i rapporti interrotti con i figli adulti, i coniugi e altri membri della famiglia delle vittime.

    Molto spesso si tratta semplicemente di ascoltare le vittime – che ora hanno 60, 70 o addirittura 80 anni – parlare finalmente dopo essere state messe a tacere per così tanto tempo.

  • Teaser: Come la chiesa italiana insabbia i casi di abusi

    Teaser: Come la chiesa italiana insabbia i casi di abusi

    Il 5 marzo 2024 don Giuseppe Rugolo è stato condannato a 4 anni e 6 mesi in primo grado, dal tribunale di Enna. Da quasi due anni, con i miei colleghi Giorgio Meletti e Federica Tourn, seguiamo questa storia solo all’apprenza periferica.

    La consideriamo così importante da averci dedicato un podcast in sette puntate, La Confessione, di cui qui potete sentire un teaser, che inquadra la vicenda e presenta i fatti.

    Perché quella singola vicenda è come un frattale, replica in piccolo tutto il sistema di coperture e insabbiamenti che ha finora impedito che in Italia scoppiasse lo scandalo degli abusi nella Chiesa.

    Perché soltanto in Italia non è ancora scoppiato il caso degli abusi nella Chiesa cattolica? Perché il sistema di copertura degli abusatori è ancora in piedi ed efficace, coinvolge decine e decine di preti e vescovi ed è tacitamente approvato da papa Francesco.

    Il podcast La Confessione ricostruisce come la Chiesa italiana silenzia le denunce delle vittime, copre i preti sotto accusa e nasconde lo scandalo. E sono loro, i preti, a raccontarlo.

    “Ho insabbiato questa storia”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, intercettato al telefono mentre parla con don Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale in primo grado a Enna martedì 5 marzo.

    Per la prima volta possiamo ascoltare direttamente i protagonisti di una vicenda di abusi spiegare come funziona il sistema per insabbiare e depistare, come si usano le risorse della Chiesa per tacitare le vittime e lasciare gli abusatori impuniti. Secondo Gisana, le accuse di violenza sessuale per Rugolo sono un dono di Dio, “per diventare santo”.

    Antonio Messina è un ragazzo di Enna che per anni è stato abusato da don Rugolo, fin da quando era minorenne. Nel 2014 inizia a chiedere giustizia alle strutture ecclesiastiche, dieci anni dopo arriva la sentenza della magistratura ordinaria.

    Grazie alla sua denuncia, sono emersi i documenti audio su cui si basa questo podcast: intercettazioni telefoniche e dialoghi registrati dai protagonisti all’insaputa l’uno dell’altro.

    Sulla newsletter Appunti troverete approfondimenti e commenti ai temi trattati nel podcast.

    La Confessione

    è un podcast di giornalismo investigativo in 7 puntate disponibile su Spotify e tutte le principali piattaforme

    Autori:

    Stefano Feltri

    Giorgio Meletti

    Federica Tourn

    Con la collaborazione di  Carmelo Rosa

    Consulenza musicale e sonora: Stefano Tumiati

    Produzione:

    Il podcast La Confessione è possibile grazie al sostegno degli abbonati alla newsletter Appunti

  • Il caso degli abusi in Italia evidenzia come lo scandalo stia lentamente cominciando a venire alla luce nel cortile di casa del Papa

    Il caso degli abusi in Italia evidenzia come lo scandalo stia lentamente cominciando a venire alla luce nel cortile di casa del Papa

    ROMA – Lo scandalo degli abusi sessuali del clero sta lentamente prendendo piede in Italia con una crescente copertura mediatica, condanne penali e il lancio lunedì di un podcast investigativo dedicato a un caso che ha coinvolto tangenzialmente Papa Francesco.

    La scorsa settimana un tribunale siciliano ha riconosciuto colpevole un prete di violenza sessuale e tentata violenza sessuale contro tre minorenni e lo ha condannato a quattro anni e mezzo di carcere. Ha inoltre ritenuto la sua diocesi, Piazza Armerina in Sicilia, responsabile per danni civili separati e spese legali, una sentenza significativa data l’influenza che la Chiesa cattolica esercita in tutti gli aspetti della società italiana, in particolare nelle piccole città siciliane.

    Il vescovo di Piazza Armeria, Rosario Gisana, è stato registrato mentre ammetteva di aver coperto il sacerdote, reverendo Giuseppe Rugolo. È stato registrato mentre diceva di aver coperto un altro prete che aveva fatto molto peggio e descriveva le azioni di Rugolo come semplici “stupidità” di un giovane.

    La vittima Antonio Messina ha raccontato la sua storia lunedì al lancio del podcast sul suo caso, dicendo che era suo dovere parlare apertamente dopo aver affermato di essere stato “tradito” dalla sua chiesa.

    “Dopo le violenze e gli abusi che ho subito, c’è stato un altro abuso che ho ricevuto dal vescovo della diocesi di non essere creduto”, ha detto Messina. “Se questo può aprire le porte (agli altri che si fanno avanti)… allora fatelo.”

    I giornalisti investigativi italiani Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn hanno lanciato il podcast di sette episodi, utilizzando le registrazioni emerse durante il processo a porte chiuse. In uno, raccontato da Tourn, il vescovo apparentemente si vantava di avere il sostegno di Francesco perché gli aveva fatto un favore.

    Francesco, che ha visitato la diocesi di Gisana durante una gita di un giorno in Sicilia nel 2018, è chiaramente affezionato al vescovo. Lo ha detto pubblicamente alla vigilia della prevista udienza finale dei pubblici ministeri.

    “Questo vescovo è grande. È stato perseguitato, calunniato ma è stato fermo, sempre corretto, un uomo corretto», ha detto Francesco il 6 novembre durante l’udienza in Vaticano con Gisana e i pellegrini.

    La Chiesa cattolica italiana, unica per la presenza del Vaticano al suo interno, è riuscita a evitare una grande resa dei conti pubblica con la sua eredità di abusi e insabbiamenti.

    Qui lo scandalo è rimasto relativamente di basso profilo, a differenza di altri paesi in cui la gerarchia ha dovuto rispondere alla crescente indignazione pubblica, a pubblici ministeri aggressivi e avvocati civili e a una pletora di gruppi di sostegno per le vittime e media locali disposti a raccontare le loro storie.

    Sembra che almeno quest’ultimo stia lentamente cominciando a cambiare.

    La giornalista siciliana di Enna per l’agenzia di stampa italiana ANSA, Pierelisa Rizzo, che ha affermato di essere stata denunciata per diffamazione per la sua copertura del processo, ha detto che il “vaso di Pandora” per la cronaca sugli abusi del clero in Italia è stato ora aperto.

    Proprio questo fine settimana, il quotidiano nazionale La Repubblica ha pubblicato un articolo sulla difficile situazione delle suore maltrattate.

    L’avvocato Elianna Parasaliti, che rappresentava Messina, ha accolto con favore l’attenzione dei media, affermando che lei, Messina e i giornalisti che si occupavano del caso sono stati minacciati, denunciati e in alcuni casi seguiti dalla polizia durante il processo.

    «Questa attenzione per noi è stata una forma di tutela, oggi posso dirlo chiaramente, perché in questi anni abbiamo davvero temuto per noi stessi e per le nostre famiglie», ha detto. “Il clima di ostilità che abbiamo avvertito è qualcosa che non credo abbia la precedenza”.

    In una dichiarazione rilasciata la settimana scorsa dopo il verdetto, la diocesi siciliana ha respinto la copertura mediatica del processo e ha osservato che il sacerdote era stato condannato per accuse minori nel caso di Messina e che la sua ex parrocchia era stata completamente esonerata da responsabilità.

    La diocesi ha affermato di non essere responsabile delle azioni di Gisana o di quelle del suo predecessore, ma semplicemente perché era responsabile delle azioni di uno dei suoi sacerdoti.

    Sono previsti ricorsi e in Italia le sentenze non sono considerate definitive finché non sono esauriti tutti i ricorsi.

    La chiesa ha archiviato il caso internamente per un cavillo perché Rugolo era un seminarista al momento in cui sono iniziati gli abusi. Le leggi interne del Vaticano all’epoca prevedevano solo sanzioni canoniche contro i preti che abusavano dei bambini, non contro i seminaristi.

    L’avvocato Parasaliti ha detto che cercherà di riaprire il caso canonico sulla base della condanna del tribunale siciliano.

    https://www.washingtonpost.com/world/2024/03/11/italy-pope-vatican-abuse/e6c0be42-dfe1-11ee-95aa-7384336086f3_story.html

  • La rete dei pedofili: dalle parrocchie alle scuole, tre inchieste sul network dell’orrore. Stuprati anche i bambini del centro antiviolenze

    La rete dei pedofili: dalle parrocchie alle scuole, tre inchieste sul network dell’orrore. Stuprati anche i bambini del centro antiviolenze

    C’è una rete di insospettabili nel Lazio. Una rete di pedofili che è nata ed è cresciuta attorno alle scuole dell’hinterland romano e delle province. Che, partendo dalle parrocchie, è riuscita a prendere le comunità giovanili e le case famiglia legate ai presidi religiosi sul territorio. Questa rete sinora ha goduto di protezioni, mostrandosi allo stesso tempo in grado di terrorizzare le sue vittime.

    Ne fanno parte individui che potrebbero aver compiuto abusi pesantissimi anche tra le pareti domestiche. Soggetti abili a colpire i più fragili, quei giovanissimi che hanno subito molestie e che con le loro famiglie da oltre un anno spingono per conoscere la verità. Così, con le loro denunce, si sono guadagnati l’attenzione di tre Procure: prima Latina e Tivoli, ora Roma. Anche i pm di piazzale Clodio vogliono fare luce sulla rete, collegando i puntini di un disegno per ora ancora oscuro.

    Il tarlo ha iniziato a scavare nella mente degli inquirenti con le inchieste a carico dell’ex dirigente di Azione cattolica, Mirko Campoli a Tivoli, e del diacono Alessandro Frateschi, a Latina. Il primo è stato appena condannato a nove anni di reclusione per abusi su due ragazzini e per il secondo è stato chiesto il rinvio a giudizio.

    Alla procura di piazzale Clodio il compito di tirare le fila: al vaglio c’è un’enorme quantità di materiale pedopornografico finito sotto sequestro. Foto, video, chat inquietanti. Tutto il necessario per tentare di ricostruire la rete. Si vocifera di immagini e filmati proibiti. Tra i protagonisti anche preti e personaggi particolarmente in vista, addirittura politici. Indiscrezioni che hanno bisogno di conferme. Quanto già emerso e quanto sta emergendo tra Tivoli e il capoluogo pontino è però sufficiente. Basta a indirizzare le intenzioni della Procura della Capitale. A convincere i pm che questa storia merita di essere approfondita.

    Gennaio 2023, il primo allarme a Latina
    Era gennaio — la fine di gennaio — quando, venuta a conoscenza di presunti abusi subiti da uno studente del liceo scientifico “Majorana” di Latina, la Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Monica Sansoni, si è interessata per la prima volta a quanto stava accadendo all’interno dell’istituto pontino per poi presentare una denuncia in Procura. La garante aveva ricevuto confidenze su una serie di molestie subite da alcuni ragazzi da parte del prof di religione Alessandro Frateschi ed era stata informata anche di messaggi e foto pornografiche inviate dallo stesso insegnante ai ragazzi tramite i social. Aperta un’inchiesta dall’allora procuratore aggiunto Carlo Lasperanza, i carabinieri raccoglievano le testimonianze delle vittime e sequestravano a casa del prof due cellulari, due computer portatili, tablet e due pennette Usb. Gli elementi per fissare il primo nodo della rete.

    I racconti delle vittime
    «Si comportava con me come un ragazzo che cerca di approcciare con una ragazza, cercandomi e cercando di attendere il momento in cui stavo da solo, lontano dai miei amici». Così uno dei minori vittima di Fratesi ha aperto il primo squarcio. Poi sono arrivati gli altri. Ecco uno studente ascoltato dai carabinieri: «Guardate, mi ha mandato una sua foto. È disteso sul letto, in mutande, a gambe divaricate…». Eloquenti anche le chat: «Non ti mando le foto di come sto ora solo per decenza». Ancora: «Pure tu nudo sul letto?».
    L’inchiesta procede spedita, facendo emergere abusi su tre studenti. E, quelli più pesanti, le violenze su un minore in difficoltà di una casa famiglia di Terracina, la città dove vive l’indagato, e su un giovane figlio di amici stretti. Ragazzini travolti dall’orrore. In alcuni casi costretti a farsi sostenere dalla presenza di uno psicologo. Forzati a vivere tra imbarazzi e paure, che con coraggio e fatica stanno ancora cercando di superare a più di un anno dal trauma.

    Perché quello vissuto dagli studenti è stato un incubo.
    «Il professore — ha riferito uno di loro agli inquirenti — aveva con me comportamenti che capivo non fossero giusti, ma io lo giustificavo sempre e mi dicevo non è possibile che sta facendo queste cose». Di più: «So che è un esempio estremo, ma è come una donna che viene picchiata dal suo uomo e poi lo giustifica e ci torna insieme. Io mi sono sentito così, sentivo che lui non si comportava bene con me, ma io tornavo a confidarmi con lui e lui tornava a esagerare con me. Poi mi sentivo in colpa, perché volevo parlarne con qualcuno ma temevo quello che sarebbe successo a lui e ai suoi figli». «Avevo paura di incontrarlo nei corridoi, di restare solo con lui», fa mettere a verbale una delle vittime.

    Per non parlare dell’incubo vissuto dal minorenne che Frateschi aveva conosciuto tramite la casa famiglia e di quello del figlio di alcuni suoi amici, a cui avrebbe mostrato anche un video porno tra lui e un prete del posto, cercando — si ipotizza — di convincere il minore a compiere atti sessuali facendoli apparire come cose normali. Gli stessi compiuti da un parroco che il ragazzino conosceva bene. Un parroco tra l’altro protagonista nei mesi scorsi di una lettera falsa di autodenuncia, inviata da ignoti alle diverse parrocchie pontine, in cui è stata inserita anche una foto del sacerdote nudo. Un messaggio da parte di chi forse ha partecipato e forse è stato vittima di alcune attenzioni? Forse. Alla fine il figlio degli amici di Frateschi è arrivato a confessare ai carabinieri il timore di essere finito in qualcosa di più grande rispetto a delle semplici, per quanto rivoltanti, molestie: «Ho paura di poter essere ammazzato, perché temo che in questa storia ci siano situazioni strane».

    L’identikit del pedofilo
    Ma chi è Alessandro Frateschi? Il 50enne ha alle spalle un patteggiamento a due anni di reclusione per bancarotta fraudolenta nel 2006, reato dichiarato estinto sei anni dopo, una denuncia per attività di gestione di rifiuti non autorizzata nel 2013 da parte della polizia provinciale di Siena, una per omessa dichiarazione ed emissione di fatture per operazioni inesistenti come amministratore di una srl nel 2015, e una terza da parte della Guardia di Finanza per bancarotta fraudolenta e accesso abusivo al credito nel 2021.

    Frateschi aveva tentato la via del sacerdozio, ma era stato allontanato (dirà per incomprensioni con l’allora rettore) dal seminario di Anagni. Una cacciata che non gli ha mai impedito di gravitare comunque attorno al mondo dell’attivismo cattolico, impegnandosi in parrocchia a Terracina, nelle case famiglia, nell’associazionismo e arrivando poi a ottenere il via libera all’insegnamento della religione. Sposato e con figli, il vescovo Mariano Crociata lo aveva anche nominato diacono.

    La scoperta e la denuncia
    Il tempo di avviare le prime indagini e Frateschi è finito fuori dal liceo, dove era arrivato su indicazione della Diocesi di Latina. Per lui è arrivata anche la sospensione come diacono da parte del vescovo Crociata, presidente della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea. L’indagato ha però continuato a lavorare proprio in Diocesi, per l’Istituto di sostentamento del clero, fino a quando a luglio dell’anno scorso è stato arrestato e messo ai domiciliari. Un’ordinanza a cui ne è poi seguita una seconda nel settembre successivo. Tanto che in Curia hanno deciso anche di consegnare agli inquirenti il computer su cui lavorava il 50enne.
    Maggio 2023, la rete prende forma

    A maggio dell’anno scorso, questa volta a Tivoli, si apre il secondo fronte. La polizia arresta Mirko Campoli. A 47 anni, haun passato da professore di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Fermi”. Il curriculum è lungo: segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente diocesano dell’Azione cattolica, direttore dell’ufficio Scuola diocesano e incaricato regionale dell’ufficio Scuola e università dall’ufficio della Cei.

    Una maschera dietro alla quale il vero Campoli si è nascosto per anni.
    Nel 2019 già i primi dubbi, quando un minore riferì agli psicologi del consultorio familiare Ucipem “Familiaris Consortio” di aver subito abusi da parte del 47enne in un campo estivo. Il commissariato di Tivoli inviò un’informativa alla Procura, ma gli atti finirono ad Ancona e i pm archiviarono, ipotizzando che il minore, riferendo di essere stato abusato mentre era nel dormiveglia, avesse sognato le violenze. Arrivate altre denunce, con le vittime spinte dalle loro fidanzatine a prendere coraggio e farsi avanti con le forze dell’ordine, quattro anni dopo Campoli è stato arrestato e il vescovo gli ha revocato gli incarichi. Il 23 dicembre 2021, tra un’inchiesta e l’altra, intanto il 47enne era però andato a lavorare in una casa famiglia a Roma, che ospita vittime di violenze sessuali. E ora è accusato di aver compiuto abusi anche lì.

    La condanna
    Il 7 marzo, solo 48 ore fa, l’ex dirigente di Azione cattolica è stato condannato a 9 anni di reclusione dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Tivoli, che lo ha ritenuto responsabile di abusi su due minorenni: all’epoca avevano 12 e 16 anni.

    Nel primo caso Campoli, a cui i genitori del minore avevano affidato il figlio, avrebbe compiuto abusi sulla vittima per ben quattro anni, fermandosi soltanto quando, esplosa la pandemia, venne disposto il lockdown. Avrebbe commesso violenze a Tivoli, Guidonia e in altri centri religiosi disseminati nel resto d’Italia, «con una frequenza di almeno una volta al mese». Un totale di circa 50 violenze. Gli abusi sarebbero avvenuti anche durante una gita a Gardaland e avrebbero fortemente segnato l’allora minorenne.

    Nel secondo caso invece avrebbe abusato di un 16enne durante un campo scuola a Loreto, in provincia di Ancona. Un processo in cui si è costituita anche la Garante, Monica Sansoni, tramite l’avvocato Pasquale Lattari. Al momento della lettura della sentenza in tribunale c’erano anche gli investigatori del commissariato di Tivoli che hanno seguito il caso dall’inizio alle battute finali.

    Le due vittime, emozionate, si sono abbracciate e hanno pianto. «Questa non è una fine, ma un inizio», hanno detto allontanandosi dall’aula. «C’è stata giustizia ma non sarà mai abbastanza», ha detto la mamma di uno dei due. «Ci aspettavamo questo risultato come istituzione e siamo soddisfatti», ha aggiunto Monica Sansoni. «Questi ragazzi meritano il plauso di tutta la collettività. Il loro intento non era solo quello di ricevere giustizia, sebbene nessuna condanna e nessun risarcimento potrà mai ripagare il dolore e il danno da loro patito, ma anche di evitare che altri minori potessero subire le stesse gravissime cose», ha sottolineato il loro avvocato, Michele De Stefano.

    Le giustificazioni del diacono
    Chiusa l’inchiesta bis, il 47enne rischia un secondo processo per abusi sul fratellino di una delle prime due vittime e su un altro minore. È accusato infatti di aver abusato per due anni di un altro 12enne e sempre di violenza sessuale su un bambino di 10 anni ospite di una casa famiglia a Roma, a Boccea, che accoglie soprattutto minori «vittime di fenomeni di maltrattamento, abuso e abbandono». In tutti i casi Campoli è accusato di aver avvicinato i minori mentre erano immersi nel sonno o si trovavano nel dormiveglia e di averli costretti a subire una serie di abusi sessuali. Anche se in aula ha negato in parte e sostenuto che quelle violenze erano dovute a un suo momento di depressione.

    Frateschi, prima interrogato dal gip e poi in una memoria inviata agli inquirenti, nega ugualmente di aver compiuto abusi sessuali. Le violenze sul minore conosciuto in casa famiglia? Sapeva di un problema di salute e voleva vedere quale fosse la situazione. Foto oscene agli studenti? «Ho sbagliato nel modo di approcciarmi a questi ragazzi, nel modo in cui stavamo dialogando». E gli abusi sul figlio di amici? Si è sostanzialmente detto lui molestato e non il contrario. «Pur ribadendo di non aver preso io l’iniziativa in nessuno dei due episodi, in ogni caso nell’episodio… non ho saputo opporre un doveroso rifiuto».

    E le migliaia di foto e video pornografiche e pedopornografiche trovate sui suoi telefonini, tablet e pc? Ha detto di avere una «tendenza omosessuale» e che sulle chat che frequentava «c’erano scambi di foto continui, soprattutto con gente adulta, ma io poi mettevo tutto in un’unica cartella».

    Indizi e minacce, l’inchiesta si allarga
    A inquietare gli inquirenti pontini anche le minacce subite da vittime e testimoni. Con uno dei minori che ha riferito di aver subito violenze sessuali a cui ignoti hanno bruciato il citofono di casa e l’auto della garante per l’infanzia danneggiata per ben due volte. Una familiare di una delle vittime sarebbe poi stata avvicinata dallo stesso Frateschi, ancor prima dell’avvio delle indagini, e si sarebbe sentita chiedere di convincere la vittima a non presentare denuncia: «Insisteva per convincermi, dicendomi che avrebbe perso il lavoro, i figli e…». Tanto che il procuratore aggiunto Lasperanza, chiedendo l’arresto del prof e diacono, specificò: «L’indagato si è già dimostrato in grado di ostacolare l’acquisizione dei necessari elementi di riscontro probatorio, contattando testi per indurli a rendere dichiarazioni mendaci o reticenti». Senza contare che la sorella di uno dei minori avvicinata da Frateschi sarebbe stata avvicinata anche dalla moglie di quest’ultimo e «sottoposta a pressione psicologica». La moglie dell’indagato, secondo la Procura di Latina, avrebbe «minacciato il suicidio e l’omicidio dei figli piccoli», a cui l’interlocutrice «era legata», con l’obiettivo di convincere la donna «a intercedere» nei confronti del familiare, «per indurlo a non sporgere denuncia».

    Ma di un clima sinistro ha parlato anche il procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, al momento dell’arresto di Campoli: «Il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. I genitori non vogliono accettare la violenza che può avere patito il loro figlio e spesso si rivolgono all’autorità religiosa che tende a tenere la vicenda al suo interno». Critiche respinte dalla curia vescovile, anche se dopo il primo allarme nel 2019 Campoli è comunque stato lasciato al suo posto.

    La connessione: il caso arriva a Roma
    Campoli e Frateschi si conoscevano? Gli inquirenti hanno subito avuto il sospetto, avendo trovato una foto dell’ex dirigente di Azione cattolica sui dispositivi sequestrati al diacono. E gli investigatori sono alla ricerca di altre tracce che possano confermare l’ipotesi. Intanto le indagini ecclesiastiche sarebbero ancora al palo. Sono state annunciate, ma non si conosce il loro esito.

    L’attesa è così tutta per quelle della Procura di Roma. Frateschi ha camuffato il volto di diversi minori coinvolti in atti sessuali nei video che gli sono stati sequestrati per renderli irriconoscibili. Lo ha fatto temendo che possano essere riconosciute le vittime? E vi sono davvero anche insospettabili in pose oscene? Gli inquirenti romani stanno cercando di rispondere agli interrogativi. E allo stesso tempo stanno cercando di far luce su eventuali coperture. Tanto che nel capoluogo pontino è stata perquisita anche una parrocchia di un sacerdote che ha incarichi importanti. Indagini su cui occorrerà tutta la pazienza necessaria: l’obiettivo è ricostruire i contatti che chattavano con Frateschi. Ci sarebbero diversi personaggi romani. In quegli scambi si parla anche di abusi su minori, in famiglia. Dialoghi irripetibili. E il sospetto che una possibile rete di pedofilia sia ancora pienamente attiva, nonostante gli arresti e le condanne, è più che mai forte.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2024/03/09/news/rete_pedofili_inchiesta_parrocchie_scuole_violenze_sessuali_bambini_roma-422280746/

  • Garante infanzia, condanna nel procedimento in cui si era costituita parte civile

    Garante infanzia, condanna nel procedimento in cui si era costituita parte civile

    Il giorno 7 marzo, il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Tivoli ha condannato alla pena di 9 anni (al netto dello sconto di 1/3 per il rito abbreviato) una persona che aveva abusato di due minori in diversi contesti (uno anche durante un campo scuola associativo). La Garante dell’Infanzia ed adolescenza della Regione Lazio, istituzione pubblica indipendente e di garanzia del Consiglio Regionale, carica ricoperta da Monica Sansoni, era stata ammessa al procedimento quale parte civile.

    La legittimazione era fondata non solo sulle finalità istituzionali – la Garante ha il compito “di assicurare la piena attuazione dei diritti riconosciuti alle persone minori di età” (art.1 legge n. 38 del 2002 della Regione Lazio), ma soprattutto sull’attività – di prevenzione, sensibilizzazione e formazione dei diritti dei minori e loro tutela – che svolge nei territori, nei contesti associativi, nelle scuole, in favore dei ragazzi, delle loro famiglie e dei docenti.

    Il processo di Tivoli ha visto l’ammissione della Garante regionale quale parte civile tra le prime volte in Italia. La costituzione è funzionale alla vicinanza dell’Ufficio del Garante ai ragazzi ed alle loro famiglie: il reato che li vede vittime non è solo violazione della legge penale ma soprattutto violazione delle loro persone e dei loro diritti. Non vi è alcun intento persecutorio verso i carnefici ma solo richiesta di tutela dei minori.

    Significativo che a Tivoli i ragazzi e le loro famiglie abbiano manifestato viva soddisfazione alla Garante per il sostegno istituzionale e personale ricevuto. Per molto tempo sono stati, quali vittime di reati così gravi, pervasi dalla paura di non esser creduti, ma hanno trovato la forza di denunciare. E le loro storie sono state sostenute in primis dalle forze dell’ordine e della Procura della Repubblica.

    In tali reati il carnefice è spesso la persona – a volte che presta attività di volontariato – che dovrebbe avere cura dei minori o a cui sono affidati, nei vari contesti aggregativi. A tal fine la Garante nei prossimi giorni emanerà una direttiva per tutte le associazioni che accolgono minori affinché attivino la richiesta del certificato del casellario giudiziale per i volontari che si occupano dei minori, al fine di verificarne – ove necessaria – l’idoneità.

    Proposta che la Garante nazionale ha manifestato al Governo affinché avvii una proposta di legge in tal senso, sempre con lo stesso fine ispiratore: in tutti i contesti ed “in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.” (Convenzione ONU del 20 novembre 1989, ratificata in Italia con legge 176 del 1991, art. 3 co.1).

    A cura dell’Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

    https://www.consiglio.regione.lazio.it/?vw=newsDettaglio&id=3305

  • Il Papa incontra il comitato per la protezione dell’infanzia mentre gli eventi fuori dal Vaticano mostrano che lo scandalo degli abusi non sta scomparendo

    Il Papa incontra il comitato per la protezione dell’infanzia mentre gli eventi fuori dal Vaticano mostrano che lo scandalo degli abusi non sta scomparendo

    ROMA (AP) – Papa Francesco ha cercato di incoraggiare giovedì il suo comitato per la protezione dell’infanzia a continuare ad aiutare le vittime, poiché i nuovi sviluppi fuori dal Vaticano hanno sottolineato che lo scandalo degli abusi sessuali del clero della Chiesa cattolica non si risolverà presto .

    Francesco ha incontrato la sua Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che dovrebbe presto pubblicare il primo audit in assoluto sulle procedure e politiche di salvaguardia a livello ecclesiastico.

    Ma mentre il rapporto veniva compilato, i funzionari della chiesa in Svizzera riferivano di un’impennata delle vittime che si faceva avanti dopo la pubblicazione di settembre di un rapporto bomba che rilevava oltre 1.000 casi di abusi dalla metà del XX secolo in un paese con una popolazione cattolica relativamente piccola.

    La diocesi di Basilea, ad esempio, ha riferito che più della metà dei 183 casi sospetti negli ultimi 13 anni sono emersi negli ultimi sei mesi. Da quando è stato pubblicato il rapporto, l’agenzia di stampa svizzera SDA-Keystone ha segnalato almeno altri 70 casi in altre quattro diocesi.

    Più vicino a casa, un tribunale penale in Sicilia ha emesso questa settimana un verdetto importante contro un sacerdote che il Vaticano apparentemente ha scagionato per un cavillo anche dopo che una delle sue vittime aveva scritto a Francesco, implorandolo di intervenire.

    Il caso è stato osservato da vicino poiché la gerarchia cattolica italiana ha iniziato solo di recente e con riluttanza ad affrontare la sua eredità di abusi in un paese in cui la questione è ancora in qualche modo un tabù.

    La sentenza del tribunale di Enna ha condannato il sacerdote, rev. Giuseppe Rugolo, a quattro anni e mezzo di reclusione per tentata violenza sessuale e accuse connesse alla violenza contro tre minorenni. Secondo la sentenza di martedì, la corte ha ritenuto responsabile anche la sua diocesi, Piazza Armerina, in Sicilia, del pagamento dei danni civili e delle spese legali.

    Il vescovo di Piazza Armeria Rosario Gisana è stato sorpreso dalle intercettazioni telefoniche mentre confessava di aver coperto il sacerdote. Ma l’avvocato della diocesi, Gabriele Cantaro, ha sottolineato in una dichiarazione giovedì che la responsabilità non deriva dalle azioni di Gisana o del suo predecessore, ma semplicemente dalla responsabilità generale della diocesi per le azioni dei suoi sacerdoti.

    Secondo il quotidiano Domani, che ha seguito da vicino il caso, l’ufficio abusi sessuali del Vaticano ha archiviato il caso per motivi tecnici perché Rugolo era solo un seminarista quando è avvenuto l’abuso. Le norme interne del Vaticano all’epoca prevedevano solo sanzioni canoniche contro i sacerdoti che abusavano di minori, non contro i seminaristi.

    Il quotidiano Il Messaggero ha riferito nel 2021 che una delle vittime di Rugolo ha scritto direttamente a Francesco, implorandolo di intervenire dopo che lui e i suoi genitori avevano passato anni cercando di convincere la chiesa ad agire contro Rugolo, che era stato inviato in una diocesi del nord Italia dopo la furono sollevate accuse.

    In mezzo alla copertura mediatica italiana del caso, Francesco il 6 novembre ha elogiato di cuore Gisana quando il vescovo ha guidato un gruppo di pellegrini in Vaticano.

    “Questo vescovo è grande. È stato perseguitato, calunniato, ma è stato fermo, sempre corretto, un uomo corretto», ha detto Francesco in un discorso che ha indignato i difensori delle vittime.

    Giovedì Francesco ha detto ai suoi consulenti per la protezione dell’infanzia che ascoltare le vittime è fondamentale per aiutarle a guarire.

    “Nel nostro ministero ecclesiale di protezione dei minori, la vicinanza alle vittime di abusi non è un concetto astratto, ma una realtà molto concreta, fatta di ascolto, intervento, prevenzione e assistenza”, ha affermato nel discorso letto da un assistente mentre Francesco continua a riprendersi dalla malattia. l’influenza.

  • TIVOLI – Abusò di due ragazzini, l’orco dell’Azione Cattolica condannato a 9 anni

    TIVOLI – Abusò di due ragazzini, l’orco dell’Azione Cattolica condannato a 9 anni

    Si è concluso così oggi pomeriggio, giovedì 7 marzo, al Tribunale di Tivoli il processo con rito abbreviato nei confronti di Mirko Campoli, 47enne di Villa Adriana, ex prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente dell’Azione cattolica della Diocesi di Tivoli, Direttore dell’ufficio scuola diocesano e incaricato regionale dell’ufficio scuola e università dall’ufficio della Cei (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

    Dopo un’ora di camera di consiglio, verso le ore 16 il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Tivoli, Emanuela Maria Francini, ha emesso il verdetto di primo grado riconoscendolo colpevole di violenza sessuale su due ragazzini di 13 e 16 anni, oggi rispettivamente di 20 e 23 anni.

    Il Gup ha inoltre condannato Mirko Campoli alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell’interdizione perpetua dall’insegnamento, oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 15 mila euro a favore del 20enne, di 10 mila euro a favore del 23enne e di 5 mila euro a favore del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, costituitosi parte civile nel processo insieme alle vittime attraverso l’avvocato Pasquale Lattari.

    In aula a sostenere l’accusa oggi era presente il pubblico ministero Gabriele Iuzzolino in sostituzione della collega Arianna Armanini, titolare dell’inchiesta coordinata dal Procuratore Capo Francesco Menditto, che nell’udienza preliminare del 15 febbraio scorso aveva richiesto il massimo della pena per le accuse di abusi sessuali nei confronti di due adolescenti.

    Alla lettura del dispositivo di sentenza le vittime si sono abbracciate scoppiando in lacrime.

    In aula erano presenti gli investigatori del Pool del commissariato di Tivoli coordinato dal sostituto commissario Davide Sinibaldi. specializzato nel contrasto alla violenza di genere che il 5 maggio avevano arrestato l’ex insegnante al termine di un’articolata indagine (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

    Oggi pomeriggio Mirko Campoli era assente, ma nell’udienza del 15 febbraio scorso si era scusato col ventenne, continuando a negare le accuse di aver abusato del 23enne.

    “Ero depresso – aveva spiegato in sintesi l’ex insegnante ed educatore dell’Azione Cattolica, attualmente detenuto agli arresti domiciliari – vivevo un momento di fragilità e ho sbagliato”.

    Secondo la ricostruzione della Procura di Tivoli, Mirko Campoli ha abusato del ventenne in un periodo compreso tra la fine del 2017 e l’inizio del 2020. All’epoca la vittima aveva appena 13 anni e Campoli era un amico dei genitori, una coppia che affidava il ragazzino al docente.

    Gli inquirenti imputano all’ex insegnante almeno 50 violenze sessuali, la prima durante una gita a Gardaland, poi a Tivoli, Guidonia e in altre città, “con una frequenza di almeno una volta al mese”.

    Almeno fino al lockdown disposto dal governo a marzo 2020.

    Nel caso del 23enne, invece, l’ex educatore è stato riconosciuto colpevole di averne abusato nell’estate 2017 durante un campo estivo a Loreto, in provincia di Ancona, organizzato dall’Azione Cattolica.

    L’uomo avrebbe costretto il 16enne a subire atti sessuali mentre dormiva.

    I procedimenti giudiziari per Mirko  Campoli non sono terminati: la Procura di Tivoli è pronta a chiedere un secondo processo per un altro filone di indagine sempre pedofilia.

    In questo caso l’ex dirigente di Azione cattolica è accusato di abusi sul fratellino del 20enne, figlio di amici di famiglia violentato per oltre tre anni, e nei confronti di un bambino di 10 ospite di una casa famiglia a Boccea.

    Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’ex insegnante avrebbe approfittato dei ragazzini mentre erano a letto e dormivano.

    TIVOLI – Abusò di due ragazzini, l’orco dell’Azione Cattolica condannato a 9 anni

  • Enna, la condanna del prete per abusi sessuali sui minori fa discutere: botta e riposta tra diocesi e vittima

    Enna, la condanna del prete per abusi sessuali sui minori fa discutere: botta e riposta tra diocesi e vittima

    Per le motivazioni bisognerà attendere ancora 88 giorni, ma la sentenza con cui don Giuseppe Rugolo è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata su minori fa già discutere. Da una parte c’è l’avvocato difensore della curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina (di cui fa parte la parrocchia San Giovanni Battista di Enna dove era in servizio il sacerdote); dall’altra c’è la legale che assiste la prima vittima, un archeologo oggi 30enne ma all’epoca dei fatti minorenne, che ha denunciato.

    Il dispositivo è stato letto nell’aula del tribunale di Enna dal presidente Giuseppe Pitarresi, dopo otto ore di camera di consiglio, nel pomeriggio di martedì 5 marzo. Rugolo è stato condannato per tentata violenza sessuale ai danni dell’archeologo per i fatti accaduti nell’agosto del 2013. Per altre due vittime, invece, la condanna del sacerdote è per violenza sessuale continuata dal 2016 al 2018. Assolto, invece, con la formula «perché il fatto non sussiste» per gli stessi reati contestati ai danni di una vittima tra il 2018 e il 2019. Prescritte, infine, sono le presunte condotte portate avanti dal parroco fino al maggio del 2011. Intanto, Rugolo è stato anche interdetto «in perpetuo» – cioè per sempre – da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minorenni. L’interdizione durerà invece cinque anni per i pubblici uffici. Rugolo, inoltre, è stato condannato anche a risarcire le parti civili.

    «Prendiamo atto della decisione del tribunale di Enna, aspettando di leggere le motivazioni». Inizia così un comunicato inviato dall’avvocato Gabriele Cantaro, il difensore della curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina che è stata condannata come responsabile civile nel processo. Nell’attesa, però, il legale qualche puntino sulle i prova a metterlo. Innanzitutto sottolineando che il reato, almeno nei confronti della prima vittima, è stato «riqualificato in termini di tentativo» per i fatti accaduti nel 2013. «Il reato risulta solo tentato – risponde l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica che assiste il giovane – solo grazie al fatto che la vittima è riuscita a sottrarsi all’aggressione sessuale». Stando a quanto si legge nel dispositivo della sentenza, i fatti avvenuti dal 2009 al 2012 sarebbero avvenuti ma, a causa del tempo trascorso, i reati sono ormai prescritti. «Se il tribunale avesse ritenuto che non fossero accaduti – puntualizza – avrebbe prosciolto l’imputato nel merito». Per le altre due vittime, Rugolo è stato condannato per violenza sessuale aggravata a danno di minori e per atti sessuali con minori. «La reale pericolosità delle condotte del sacerdote – aggiunge Parasiliti Molica – si evince dalla decisione di dichiarare l’interdizione in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole o in strutture frequentate da minori».

    E qualche precisazione, dal legale della curia viene fatta proprio in merito alla responsabilità civile dell’organismo ecclesiastico. «La condanna in solido della curia vescovile di Piazza Armerina non riguarda la condotta attribuita al vescovo (né a quello attuale, Rosario Gisana; né a quello in carica all’epoca del fatti, Michele Pennisi, ndr) ma una responsabilità di tipo oggettivo per l’operato dei chierici». Ultima questione di cui discutere, ma questa sì dopo avere letto le motivazioni della sentenza sarà la «presunta offerta di denaro per insabbiare la vicenda». I genitori della vittima hanno sempre denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di soldi della Caritas in cambio del silenzio sulla vicenda; il vescovo Gisana, invece, ha sostenuto che proprio da loro sarebbe arrivata una richiesta economica.