Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi nella chiesa, il rapporto sulle molestie in Svizzera fa luce sui problemi del clero

    Abusi nella chiesa, il rapporto sulle molestie in Svizzera fa luce sui problemi del clero

    di Marco Marzano – All’elenco delle conferenze episcopali che hanno deciso, a differenza di quelle italiana e polacca, di far sul serio sul terreno della lotta agli abusi sessuali del clero va ora aggiunta quella svizzera. Da pochi giorni è stato infatti pubblicato il primo Report della commissione indipendente incaricata di far luce sul tema nel territorio della Confederazione Elvetica.

    Si tratta di uno “studio-pilota” realizzato in un solo anno di lavoro e anticipatore di un più ampio e approfondito lavoro di ricerca da realizzarsi nel prossimo futuro. Malgrado questo limite, il documento presenta almeno due notevoli motivi di interesse.

    Il primo di questi è metodologico e riguarda il carattere squisitamente scientifico dell’impresa. L’episcopato svizzero ha infatti deciso di affidare il delicato incarico di lavorare sul tema a un gruppo di soli accademici, in particolare di storici dell’Università di Zurigo esperti in ricerca d’archivio e storia orale.

    A costoro, la chiesa svizzera ha consentito il pieno accesso a quegli armadi parrocchiali e diocesani (e a quelli di molti ordini religiosi) nei quali sono contenuti i dossier che riguardano i sacerdoti macchiatisi di questi crimini nel corso degli ultimi settant’anni (un netto diniego a rendere disponibili ai ricercatori i propri registri è invece provenuto dagli organismi vaticani, dalla nunziatura apostolica e da tutti dicasteri romani).

    Gli scienziati sociali coinvolti nell’impresa hanno cioè potuto in piena libertà scandagliare, in tutte le diocesi del paese, decine di archivi, esaminare una documentazione di migliaia di pagine e di seguito condurre decine di colloqui e interviste con le vittime, ma anche con esperti e rappresentanti ecclesiastici.

    È ovvio che, per questa via, per ragioni che è facile immaginare (archivi distrutti o incompleti, dati cancellati, denunce di crimini non riportate o mai presentate, resoconti edulcorati rispetto alla testimonianza delle vittime) si è potuto far luce solo su una parte del fenomeno.

    Si tratta tuttavia di quella porzione di esso che era ben nota alle autorità ecclesiastiche e che, per le motivazioni più varie e spesso con la complicità di singoli, famiglie e autorità civili, è stata tenuta nascosta per decenni.

    Un oscuramento, e il report molto opportunamente lo riconosce, che non si è limitato al clero diocesano, ma che ha incluso gli ordini religiosi e anche i cosiddetti “movimenti ecclesiali”, ovvero quei gruppi, tanto spesso generati dall’azione di un capo carismatico (Kiko Arguello, Chiara Lubich, ecc.), che negli ultimi sessant’anni hanno animato la vita della chiesa. In tali aggregazioni è talvolta prevalsa una logica settaria e fanatica, inevitabilmente accompagnata da manifestazioni di subordinazione incondizionata, da raggiri e da abusi (anche sessuali).
    I casi di abuso individuati e documentati dalla commissione sono stati un migliaio. Le vittime sono risultate in maggioranza maschi (56 per cento) e in larga misura minorenni (il 74 per

    cento). Quest’ultimo dato rimanda a un secondo motivo di interesse ricavato dai dati del report svizzero. Gli estensori del rapporto hanno infatti deciso di estendere la rilevazione anche agli adulti (il 14 per cento dei casi; del restante 12 per cento non si è riusciti a stabilire l’età).

    Per giustificare questa scelta, gli autori del report hanno dovuto far propria quella teoria che stabilisce che se uno dei due partner di una relazione sessuale gode di una posizione di autorità rispetto all’altro (e se quindi quest’ultimo si trova in una condizione di “dipendenza spirituale,emozionale, finanziaria o strutturale”), ogni consenso è in linea di principio assolutamente escluso.

    «In tali situazioni, – si legge nel rapporto – l’autore del delitto si adopera al fine di “sottomettere” preventivamente le proprie “vittime”, cosicché le persone offese si sentono “prescelte”, e il contatto fisico viene motivato dal contesto sacro».

    In altre parole, l’assenso che il partner più debole (ma adulto e nel pieno delle sue facoltà) ha espresso al momento della consumazione del rapporto è da considerarsi, per questa teoria, sempre frutto di una manipolazione, di una sottile estorsione ad opera del potente.

    Gli studiosi svizzeri sono consapevoli del carattere controverso di questa posizione e, in due passaggi dell’articolo, menzionano due rischi che non vanno sottovalutati: il primo è che sfumi del tutto la distinzione tra abuso e relazione sessuale consenziente, dal momento che quest’ultima può essere sempre, a distanza di tempo e stante le condizioni di cui sopra, essere classificata come abuso.

    Il secondo rischio è che le vittime vengano “intrappolate” a vita in un ruolo che assegna loro solo la parte di oggetti passivi e manipolati. Di qui, «Poiché diverse persone hanno esplicitamente dichiarato di non volersi identificare unicamente come vittime», è discesa la decisione, si legge nel report, di rinunciare all’uso del sostantivo vittima e utilizzare «diverse formulazioni quali “persone abusate”, “persone offese” e “persone vittime di abuso”».

    Personalmente sono disposto a riconoscere per intero la bontà della scelta di includere gli adulti tra le persone offese, a patto che però si riconosca che buona parte della responsabilità ricade su quegli elementi culturali così diffusi nel cattolicesimo che mettono al centro la funzione di guida spirituale dei sacerdoti, l’obbedienza incondizionata, la gerarchia e la disciplina.

    Bisogna insomma accettare (e lo fanno esplicitamente anche gli estensori del rapporto nelle pagine conclusive del documento) il fatto che l’idea che la salvezza (o la perfezione) si raggiunga attraverso il totale affidamento ad un pastore (maschio e celibe) al quale vengono attribuite virtù e qualità sovrumane è la premessa per la stragrande maggioranza degli abusi, degli sconfinamenti, delle manipolazioni e delle violenze clericali. Se non si modifica questo elemento, la storia degli abusi clericali non avrà mai un termine. Ce ne è giunta una conferma anche dalla Svizzera.
    https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/abusi-nella-chiesa-il-rapporto-sulle-molestie-in-svizzera-fa-luce-sui-problemi-del-clero-sd6hsqmv

  • Crollo della fede tra gli italiani, uno su due non crede più e gli atei sono raddoppiati: il dossier

    Crollo della fede tra gli italiani, uno su due non crede più e gli atei sono raddoppiati: il dossier

    È stato un allontanamento progressivo e micidiale, tipico di una società che si sta trasformando nel profondo sotto l’effetto della secolarizzazione. Anche la cattolicissima Italia che un tempo era nota per essere patria di santi e missionari si sta avviando ad assomigliare sempre di più alla Francia o alla Germania, dove la religione è ormai un elemento quasi marginale nella vita delle persone.

    A fotografare impietosamente il fenomeno dell’abbandono è una ricerca nazionale che la rivista cattolica Il Regno – fondata dai Dehoniani – ha affidato al professor Paolo Segatti dell’Università di Milano con il compito di scandagliare a fondo gli italiani. Il risultato finale è stato presentato a Camaldoli, ad un convegno al quale partecipa anche il cardinale Pietro Parolin.

    FIDUCIA

    Probabilmente l’immagine della società che fuoriesce non è di certo quella sperata dalla Chiesa.

    In poco più di dieci anni chi non crede in Dio è passato dal 26% al 36%. Mentre chi, al contrario, afferma di credere (non importa se graniticamente o con dubbi a seguito) è solo il 57% della popolazione, contro il 72% del 2009. Grosso modo un italiano su due. In quattordici anni la frequenza alle messe è ormai in picchiata ovunque. Chi va in parrocchia ogni domenica, per esempio, è solo il 18%. Tuttavia resta molto forte nella gente il riferimento culturale di base.

    Alla domanda a quale religione si appartiene, il 72,7% risponde senza esitazione: «A quella cattolica». Nel frattempo però la scristianizzazione affiora in un altro dato. Gli atei dichiarati sono raddoppiati e dal 6,2% sono saliti al 15,9%. Resta però ancora una certa fiducia di fondo nell’istituzione ecclesiale che dal 68% passa al 58%. Anche su questo fronte si tratta di un dato in calo probabilmente per effetto degli scandali legati agli abusi sessuali che in questo decennio hanno squassato la Chiesa.

    Una dinamica di sfiducia già sperimentata in altri Paesi europei che stanno cercando di recuperare la fiducia collettiva con l’avvio di seri programmi di tutela per le vittime di abusi. «C’è un declino della partecipazione e dell’adesione alla vita religiosa, con un aumento in questi ultimi 15 anni di percentuali significative. Un calo costante, inarrestato e su settori crescenti», spiegano gli organizzatori. Il professor Segatti rileva poi che il Covid, in questo quadro incerto, ha finito per allontanare ancora di più gli anziani che si recavano regolarmente in chiesa prima della pandemia.

    I nonni ormai si sono abituati ad assistere alle liturgie in tv dopo che la pratica era stata sdoganata direttamente da Papa Francesco durante il periodo del lockdown. Ma con la fine della pandemia la situazione non era tornata ai livelli precedenti, anzi, nella ricerca è ulteriormente peggiorata, sono contenute novità anche sul versante del comportamento politico visto che la propensione al voto dei cattolici si posiziona nell’area di centro, sia di coloro che guardano a centro-destra, sia di coloro che guardano a centro-sinistra. Inoltre i cattolici praticanti sono più propensi alla partecipazione politica e sono meno esposti alle sirene sovraniste.

    FUTURO

    Il tema della scristianizzazione da tempo è al centro delle riflessioni di Papa Francesco che, proprio per questo, ha convocato in Vaticano oltre 400 delegati da tutto il mondo per prendere parte al Sinodo sulla Sinodalità, vale a dire una maxi riflessione con l’obiettivo di individuare cammini condivisi per avvicinare la Chiesa alla gente e renderla maggiormente attrattiva. Tra i temi che si affacciano anche quelli relativi alla morale sessuale, all’omosessualità, alle donne e a come applicare metodi più democratici nella gestione delle diocesi. Inutile dire che l’assemblea è spaccata in due nonostante gli appelli all’unità da parte del Pontefice.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/crollo_fede_italiani_non_credono_piu_atei_raddoppiati_dossier_cosa_dice-7676582.html

  • Un rapporto vaticano rivela l’adescamento da parte del vescovo “predatore sessuale”.

    Un rapporto vaticano rivela l’adescamento da parte del vescovo “predatore sessuale”.

    Il vescovo Christopher Saunders a un evento della Giornata Mondiale della Gioventù nel 2008.
    Associated Press / Alamy

    Il Vaticano sta indagando sulle accuse di abusi sessuali e uso improprio dei fondi della Chiesa da parte dell’ex vescovo di Broome, la cui diocesi copre una vasta area del nord tropicale dell’Australia occidentale e comprende un gran numero di comunità aborigene.

    Un rapporto di 200 pagine commissionato dalla Chiesa sostiene che il 73enne Christopher Saunders ha abusato sessualmente di quattro giovani aborigeni e ha abusato di centinaia di migliaia di dollari provenienti dai fondi della Chiesa e di beneficenza nel tentativo di adescarne altre dozzine.

    L’indagine della Chiesa, portata sotto  i poteri d’inchiesta del Vaticano Vos Estis Lux Mundi , è stata supervisionata dall’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge e condotta da esperti ex investigatori della polizia.

    Il rapporto vaticano, trapelato alla rete 7News a settembre, descriveva Saunders come un “predatore sessuale” che cercava di “depredare uomini e ragazzi aborigeni vulnerabili”, identificando quattro probabili vittime e scoprendo che potrebbe aver adescato altri 67 ragazzi e uomini.

    La rete ha riferito che Saunders era ben noto per aver organizzato le cosiddette feste “Bunga-Bunga” – dove erano invitati solo ospiti maschi.

    Secondo 7News, il rapporto vaticano ha trovato accuse contro Saunders risalenti a poco dopo essere stato ordinato sacerdote a Sydney, circa 50 anni fa, e secondo cui avrebbe sviluppato un metodo per adescare i maschi indigeni offrendo loro in dono alcol, telefoni, contanti e viaggiare.

    Ha inoltre affermato che il rapporto ha rilevato che Saunders spendeva circa 4.000 dollari australiani al mese in alcol e che aveva cinque conti bancari che a un certo punto contenevano circa 3 milioni di dollari australiani e aveva acquistato una barca per 70.000 dollari australiani e diverse automobili.

    Saunders ha rassegnato le dimissioni nel 2021 dopo che una prima indagine della polizia è stata resa pubblica. Ha negato strenuamente le accuse e ha rifiutato gli inviti a farsi intervistare dagli investigatori della Chiesa.

    Il rapporto è stato completato in aprile e inviato a Roma. Sei mesi dopo, nessuna decisione è stata presa sul futuro del vescovo Saunders.

    In un comunicato, l’arcivescovo di Perth Timothy Costelloe, presidente della Conferenza episcopale australiana, ha affermato che le accuse contro Saunders sono “molto serie e profondamente angoscianti” ed è giusto che siano state indagate a fondo.

    “Rispetteremo la natura confidenziale e duratura di questo processo non commentando accuse specifiche che sono state sollevate”, ha affermato.

    “A tempo debito la Santa Sede prenderà le sue determinazioni. Si spera che ciò non venga indebitamente ritardato”.

    La polizia dell’Australia occidentale ha richiesto una copia del rapporto del Vaticano. Avevano già condotto due indagini sulle accuse nei confronti di Saunders, ma i pubblici ministeri hanno deciso che non c’erano prove sufficienti per accusarlo.

    Dall’assoluzione del cardinale George Pell presso l’Alta Corte del paese nel 2020, il vescovo Saunders è la figura di più alto rango nella Chiesa australiana ad affrontare un’indagine su crimini sessuali.

  • La Compagnia di Gesù nega la responsabilità istituzionale nei casi di pedofilia in Bolivia

    La Compagnia di Gesù nega la responsabilità istituzionale nei casi di pedofilia in Bolivia

    La Paz, 3 ott (EFE).- La Compagnia di Gesù in Bolivia ha negato una presunta responsabilità istituzionale nei casi di pedofilia commessi da alcuni sacerdoti e per i quali martedì alcune vittime hanno sporto denuncia contro il superiore dell’ordine del paese.

    “I crimini che alcuni gesuiti potrebbero aver commesso sono interamente di loro responsabilità e la Compagnia di Gesù in Bolivia sarà la prima a prevedere sanzioni che meritano (…) e non vede alcun senso nella causa presentata”, si legge nell’ordinanza. … è una dichiarazione.

    Gli ex alunni del collegio Juan XXIII, della città di Cochabamba, hanno presentato una denuncia contro il superiore provinciale dei gesuiti, Bernardo Mercado, ritenendo che la congregazione cattolica avesse una responsabilità “istituzionale” nei casi in cui nove gesuiti sono accusati di pedofilia.

    Ci sono anche otto ex provinciali che, secondo i denuncianti, erano a conoscenza degli abusi commessi dai gesuiti e che devono rispondere come “complici e complici”.

    La denuncia si basa sul “blocco di costituzionalità” secondo cui i membri dell’organizzazione religiosa hanno commesso “violazioni sistematiche” nei confronti di una popolazione specifica e sono considerati “contro l’umanità”, quindi non prescrivono.

    A questo proposito, la Compagnia di Gesù ha sottolineato che i delitti denunciati “sono di carattere personale” e che tali responsabilità individuali “devono essere punite, determinate e sanzionate dalla giustizia”.

    “La Compagnia di Gesù riafferma che il suo dovere istituzionale viene adempiuto e garantito, con la priorità che le vittime trovino giustizia”, ​​ha aggiunto.

    I casi di pedofilia nella Compagnia di Gesù sono venuti alla luce lo scorso maggio quando il media spagnolo El País ha pubblicato in un’inchiesta il contenuto del diario del gesuita spagnolo Alfonso Pedrajas, in cui racconta i presunti abusi da lui commessi contro minori in Bolivia.

    In quel testo, il religioso, morto nel 2009, fa riferimento ai presunti abusi da lui perpetrati su decine di bambini quando era responsabile della scuola Juan XXIII di Cochabamba, dal 1971.

    Nel 2019, l’EFE ha annunciato il caso del sacerdote Luis Roma, ora deceduto, attraverso la denuncia di un ex membro della Compagnia di Gesù, che ha chiesto l’anonimato, e che ha basato le accuse su trenta fotografie esplicite in cui affermava di riconoscere l’aggressore di numerosi minori tra i 6 ed i 12 anni.

    In seguito a questi avvenimenti, la Procura boliviana ha avviato un’indagine in diversi dipartimenti del Paese per denunce di pedofilia che coinvolgono soprattutto preti cattolici.

    Lo scorso maggio, il governo di Luis Arce ha presentato un disegno di legge affinché i reati sessuali contro i minori non siano prescritti, progetto respinto dal Parlamento pochi giorni fa, che ha suscitato le proteste di diversi settori che difendono l’infanzia e l’adolescenza. 

    EFE

  • Le vittime di abusi sessuali chiedono l’intervento dell’ONU e del Vaticano

    Le vittime di abusi sessuali chiedono l’intervento dell’ONU e del Vaticano

    “È una pandemia e deve finire”, ha detto martedì ai giornalisti a Ginevra Adalberto Mendez, fondatore di Ending Clergy Abuse (ECA). “È un problema enorme, un problema di diritti umani, non solo in Europa, ma in tutto il mondo”.

    A Ginevra, i membri dell’ECA e le vittime terranno dei colloqui a margine del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. L’obiettivo è quello di avere un primo incontro con i rappresentanti degli Stati su come ritenere il Vaticano responsabile delle violazioni dei suoi obblighi internazionali.

    Sono previsti colloqui anche con i Comitati per i diritti dell’infanzia e contro la tortura. L’ECA vuole sapere se la Santa Sede ha risposto ufficialmente alla richiesta avanzata quasi dieci anni fa nei rapporti degli esperti indipendenti di questi due organismi affinché il Vaticano onorasse i suoi obblighi internazionali.

    La Corte intende continuare il proprio lavoro all’Aia. Vuole chiedere alla Corte internazionale di giustizia (ICJ) un’analisi dello status giuridico della Santa Sede. Vuole anche che la Corte penale internazionale (CPI) si occupi di alcuni casi.

    Coinvolto il Canada

    “I genocidi e i crimini contro l’umanità non vengono perpetrati esclusivamente durante le guerre”, ha affermato Mendez. “Nel caso degli abusi del clero in Canada, si tratta chiaramente di un genocidio”, ha detto. “E in Colombia abbiamo assistito forse al primo caso concreto di crimini contro l’umanità da parte di un’agenzia ecclesiastica e di un gruppo di sacerdoti.”

    I leader dell’ECA sono stati accompagnati a Ginevra da diversi sopravvissuti agli abusi provenienti da diversi paesi. “Chiedo a Papa Francesco di smettere di insabbiare alcuni autori”, ha detto Diego Perez dall’Argentina. Il suo aggressore si è suicidato, ma Perez sta dando la caccia all’uomo che ha protetto il prete, Victor Fernandez.

    Era uno dei nuovi cardinali nominati pochi giorni fa dal Papa, insieme a Emil Paul Tscherrig del canton Vallese in Svizzera.

    Un’altra vittima, la canadese Evelyn Korkmaz, ha chiesto alla Chiesa cattolica del suo Paese di aprire i suoi archivi dopo la scoperta, due anni fa, di fosse comuni che coinvolgevano più di 200 bambini indigeni in Canada. “Continuerò a parlare apertamente finché non ci sarà tolleranza zero”, afferma.

    Questi bambini furono allontanati con la forza dalle loro famiglie e educati in un istituto cattolico dalla fine del XIX secolo fino alla fine degli anni ’60. Il sito fu poi rilevato dal governo negli anni ’70 e chiuso a metà degli anni ’90.

    Lunedì, l’ECA ha presentato a Roma una proposta per una legge di “tolleranza zero”, che vuole che il Vaticano faccia rispettare. Secondo l’Ong, i preti responsabili di abusi e coloro che li insabbiano dovrebbero essere privati ​​di ogni titolo religioso.

    In Svizzera, un recente studio dell’Università di Zurigo ha riferito che dal 1950 in Svizzera sono stati perpetrati oltre 1.000 atti di abuso sessuale da parte di chierici cattolici e membri dell’Ordine.

    “Il caso della Svizzera mostra la portata del problema”, ha detto Mendez. Il numero totale delle vittime nel mondo è incerto. Ufficialmente si stima che siano circa 100.000. Ma questa cifra potrebbe essere tre volte superiore solo in alcuni paesi, afferma il fondatore dell’ECA.

    https://www.swissinfo.ch/eng/society/victims-of-sexual-abuse-demand-action-from-un-and-vatican/48858128

  • Presentazione report vittime su omissioni CEI – Stampa Estera Roma

    Presentazione report vittime su omissioni CEI – Stampa Estera Roma

    Buongiorno a tutti. Ecco in questi giorni coi colleghi abbiamo un po’ discusso le varie situazioni, colleghi di tutto il mondo e abbiamo visto come stanno andando le cose. L’Italia purtroppo risulta il paese con più problematiche dove la piaga della pedofilia chiericale è davvero un cancro e ci sono tre motivi.

    Il primo motivo è la stampa italiana che sta producendo da circa quattro anni fake news, in questo senso purtroppo scrivono ciò che esce dal Vaticano ma scorrettamente deontologicamente, non chiedono mai alle vittime se in realtà quanto dice la chiesa è vero, non sento diciamo un contraddittorio delle vittime. Questo deontologicamente è un gravissimo problema perché disinforma anche i lettori.

    Il secondo problema è purtroppo la giustizia italiana. Qualche mese fa abbiamo inviato più di 400 casi alla Procura Generale Della Repubblica in un report che poi è stato mandato anche sotto forma di denuncia sia alle Nazioni Unite sia al Parlamento Europeo dove è in corso attualmente è una petizione.

    Ebbene in questo caso è stato abbastanza grave anzi piuttosto grave; la Procura Generale Della Repubblica che ha l’obbligo di procedere d’ufficio non ha neanche acquisito i nominativi malgrado i solleciti, cioè ha omesso di fare verifiche. Se pure in Italia abbiamo poche leggi, questa esiste, cioè l’obbligo di procedura d’ufficio quando si tratta di Minori e questo è stato omesso.

    Tuttavia presentiamo quest’oggi (poi chi lo vuole possiamo darlo tramite il link) in questa sede un report separato da quello dello Stato italiano. In questo si parla della Conferenza Episcopale Italiana.

    Noi abbiamo avuto diversi incontri direttamente con il presidente della CEI, il cardinale Matteo Zuppi, io non so chi di voi era alla prima conferenza stampa, quando intervenni di fronte a Zuppi, mi disse ci vediamo e se avete dei nominativi portateceli. Benissimo ci siamo visti ma i nominativi non li ha voluti. Cioè non c’è stata possibilità di dare questi nominativi.

    Parallelamente parlo di zuppi perché in realtà è il capo dei vescovi italiani, il presidente della Conferenza Episcopale. Purtroppo abbiamo decine di casi e qualche d’uno di lo documentiamo nel rapporto che poi vi posso dare, dove anche i vescovi fanno la stessa cosa anzi addirittura, dietro segnalazione al vescovo, come è successo a noi nel caso di Imperia, il Vescovo Suetta, bene lui ha risposto minacciando querela. Gli sportelli diocesani in Italia se cerchi di dargli informazioni spesso e volentieri ti intimidiscono minacciando.

    La rete d’abuso non si spaventa di sicuro dietro minacce di quella di un Vescovo. Anche perché non la farà purtroppo.

    Ma provate a mettervi un attimo nei panni di una vittima che va a denunciare in uno di questi sportelli diocesani e viene minacciato di querela!

    La situazione si va unire gravemente con quella del Governo italiano; cioè conferenza Episcopale e Governo perché un’altra omissione, un altro “permesso” che ha dato lo Stato italiano impunemente, è quello emerso durante la conferenza; la CEI ha chiaramente detto che non darà i nominativi dei preti pedofili alla magistratura.

    Cioè in pratica la magistratura ha lasciato facoltà alla conferenza episcopale di insabbiare i casi. Cioè di omettere le denunce di omettere la giustizia alle vittime e via dicendo.

    In questo report dove un centinaio di casi erano più che sufficienti, abbiamo trattato invece ben 332 fascicoli.

    Spiego il motivo, perché in realtà sono molti di più ma sono 332 casi che l’abuso ha seguito raccolto e documentato nei 13 anni di lavoro in Italia.

    Quindi sono casi che ho seguito personalmente, casi di cui so le affermazioni e i contenuti.

    Negli altri casi spesso mancano diciamo, gli altri casi italiani che non abbiamo seguito, spesso manca la vittima mancano dei riscontri e c’è solo quello che ha scritto la Stampa, che purtroppo in Italia è spesso totalmente inaffidabile.

    Bene in questi 300 e passa casi, un dato che emerge davvero terrificante perché come vediamo in Francia in Spagna, insomma in tutto il mondo, anche se non piacevolmente le conferenze episcopali si sono messe in moto, in Francia addirittura risarcendo le vittime, poco ma lo ha fatto, c’è stata un’attività.

    In Italia Invece la conferenza episcopale è totalmente omissiva e abbiamo riscontrato nel 100% dei casi che è stata messa ovviamente la denuncia alle autorità civili; nel 100% dei casi la chiesa non ha mai reso giustizia neppure umana alla vittima; nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ottenuto neppure un soccorso cioè, cure mediche, psicologiche come era stato promesso. Di nuovo nel 100% dei casi non c’è stato alcun indennizzo anzi quando parlai con il presidente della CEI Matteo zuppi, oltre a non volere i casi chiesi “ma almeno di quella limitata fascia che volete censire,” che era quella dal 2000 al 2023 “ci saranno risarcimenti?” Zuppi disse no per carità, se iniziamo a risarcire le vittime poi vengono tutti a denunciare.

    Ecco questo direi che è un fatto abbastanza grave perché di fatto la CEI sta facendo dossieraggio, cioè sta acquisendo dalle vittime i nominativi dei preti pedofili per poi spostarli eccetera eccetera. Come vedrete nel report. Otto pagine che adesso non mi dilungo a spiegare, poi lo leggete.

    Di fatto spostando i preti continuando a insabbiare, non facendo proprio nulla.

    Ecco vi lascio perché il tempo a disposizione, mi fanno segno che è poco.

    P.S. – Nella fretta prima mi sono dimenticato di dire che questo report che poi vi darò, domani sarà depositato come allegato alle Nazioni Unite.

    Domani staremo a Ginevra presso il comitato per i diritti dell’infanzia dove la chiesa non ha aderito alla convenzione ONU. li abbiamo depositato già il report sullo Stato italiano e questo allegato va ad aggravare quel report.

    Cioè va a dimostrare (per quello che è separato, in questo report non si parla di Stato si parla solo della chiesa e questo deposito sono le prove in pratica) il favoreggiamento alla pedofilia del Governo italiano e della magistratura italiana

    Ecco questo è quello che mi sono dimenticato prima di dire nella fretta.

  • I sopravvissuti agli abusi del clero propongono la legge di “tolleranza zero” dopo la nomina del Vaticano

    I sopravvissuti agli abusi del clero propongono la legge di “tolleranza zero” dopo la nomina del Vaticano

    ROMA – I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero hanno presentato lunedì una nuova proposta di legge della Chiesa che chiede la rimozione permanente dei preti e dei superiori violenti che li coprivano, mentre aumentavano la loro indignazione per la scelta di Papa Francesco di dirigere l’ufficio vaticano che indaga sui crimini sessuali .

    Il gruppo di difesa globale End Clergy Abuse ha presentato il progetto di legge in una conferenza stampa dopo giorni di proteste in Vaticano e prima di presentare le proprie denunce alle Nazioni Unite a Ginevra. Stanno cercando di attirare l’attenzione sullo scandalo in corso nella Chiesa cattolica e sul fallimento di Francesco e della gerarchia nel mantenere anni di promesse di “tolleranza zero” per gli abusi.

    Nello specifico, i sopravvissuti hanno espresso stupore per la nomina da parte di Francesco di un vecchio amico e teologo, il cardinale Victor Fernandez, a subentrare come prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, visti i casi in cui Fernandez ha trattato casi come vescovo nella sua nativa Argentina.

    Quando Fernández era vescovo di La Plata, in Argentina, si rifiutò di rimuovere immediatamente uno dei suoi sacerdoti, Eduardo Lorenzo, che era stato ripetutamente accusato di abusi su adolescenti. Dieci anni dopo che una vittima si era fatta avanti per la prima volta, e poche ore dopo aver appreso che un giudice argentino aveva ordinato il suo arresto, Lorenzo è stato trovato morto nel 2019 in quello che è stato giudicato un suicidio. Fernandez era stato al fianco di Lorenzo e aveva officiato il suo funerale.

    L’ufficio vaticano che Fernandez ora dirige ha trattato casi di abusi sui preti a livello globale dal 2001, infliggendo punizioni ecclesiastiche che non sono mai più severe dell’essere destituiti o “ridotti” al rango di laico. Dopo anni rialzisti sotto il defunto Papa Benedetto XVI, che ha destituito quasi 850 preti in un decennio, l’ufficio negli ultimi anni sembra aver adottato un approccio più indulgente mentre i casi si riversavano da tutto il mondo.

    Lo stesso Francesco ha avuto una grande curva di apprendimento sugli abusi, arrivando in Vaticano nel 2013 affermando di non aver mai gestito un caso e poi combinando un grosso scandalo in Cile nel 2018. Ha fatto dietrofront, ha giurato “tolleranza zero” per gli abusi e ha mobilitato attraverso una nuova legge ecclesiastica che ritiene i vescovi responsabili quando insabbiano i casi.

    Ma recentemente, lo slancio sembra essere scemato, la trasparenza è rimasta sfuggente e le vittime hanno avvertito un arretramento – forse soprattutto con la nomina di Fernandez da parte di Francesco a capo dell’ufficio per gli abusi sessuali del Vaticano.

    “Siamo facilmente tornati indietro di 10 anni su questo tema questa settimana”, ha affermato Peter Isely, membro fondatore sia di End Clergy Abuse (ECA) now che della sua organizzazione partner statunitense, SNAP.

    Una delle vittime di Lorenzo, Diego Perez, era a Roma questa settimana e ha detto che non poteva credere che Fernández fosse ora a capo dell’ufficio che tratta i casi di abuso a livello globale.

    “Sicuramente non dovrebbe essere in questa posizione”, ha detto Perez ai giornalisti.

    Fernandez ha riconosciuto in un’intervista con l’Associated Press all’inizio di quest’anno di aver commesso degli errori nel caso Lorenzo, dicendo che avrebbe dovuto rimuoverlo dal ministero prima e trattare meglio le sue vittime. Ha incolpato la propria inesperienza e ciò che ha detto erano procedure ecclesiastiche poco chiare.

    La risorsa online BishopAccountability.org ha documentato altri due casi che, secondo lui, dimostrano che Fernandez si è schierato dalla parte dei suoi preti piuttosto che dalle loro presunte vittime.

    Sabato Francesco ha nominato Fernandez cardinale, dopo avergli detto nella sua lettera di nomina che non avrebbe dovuto occuparsi personalmente dei casi di abusi nel suo nuovo incarico in Vaticano. Francis ha detto che la piccola sezione disciplinare dell’ufficio, guidata da un prete irlandese, si occuperà del dossier, anche se la portata del problema richiede da tempo una leadership autorevole e di alto rango in una gerarchia ancora restia a rimuovere gli autori di abusi.

    La nuova proposta di legge ecclesiastica presentata lunedì dall’ECA prevede che qualsiasi sacerdote che commetta un reato sessuale contro un minore o un “adulto vulnerabile” venga licenziato dallo stato clericale. Verrebbe rimosso anche qualsiasi vescovo o superiore religioso che non denunciasse i crimini sessuali alle forze dell’ordine.

    Janet Aguti, membro dell’ECA dell’Uganda, ha affermato che l’insabbiamento dei casi di abusi del clero in Africa è ancora peggiore che altrove a causa dello stigma dei crimini sessuali e dello status elevato che i sacerdoti hanno nelle comunità africane. Ciò rende difficile per le vittime farsi avanti e tanto meno trovare giustizia da parte delle autorità statali o ecclesiastiche, che in genere rispondono trasferendo gli autori degli abusi in nuove diocesi, ha affermato.

    “Loro (sacerdoti) ci hanno aiutato a costruire scuole, ci hanno aiutato a costruire ospedali. E non vuoi essere il primo a uscire allo scoperto e puntare il dito contro di loro perché altrimenti la comunità si rivolterà contro di te”, ha detto.

    Gli organizzatori hanno affermato di aver tentato in vari modi di far arrivare il testo della proposta di legge “tolleranza zero” nelle mani di Francesco, anche tramite un cardinale di alto profilo che aiuta a gestire il grande incontro dei vescovi vaticani questo mese, il cardinale Jean-Claude Hollerich.

    Hollerich ha detto agli organizzatori che ne avrebbe dato una copia a Francis a dicembre.

  • Pedofilia: Usa, l’arcidiocesi di Baltimora dichiara bancarotta

    Pedofilia: Usa, l’arcidiocesi di Baltimora dichiara bancarotta

    L’arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, con due giorni di anticipo sull’entrata in vigore di una nuova legge statale che permette alle vittime di preti pedofili di far causa a prescindere da quando si sarebbero svolti gli abusi.

    L’arcivescovo William Lori ha attribuito il ricorso al Chapter 11, che ora protegge la più antica diocesi degli Stati Uniti, da potenziali debitori, al “gran numero di azioni legali” che finora erano state proibite dalle leggi dello stato del Maryland.

    Lori ha detto che aver fatto ricorso allo strumento della bancarotta è “la miglior strada possibile per risarcire le vittime alla luce delle limitate risorse della diocesi che altrimenti sarebbero state risucchiate dalle azioni legali”.

    Il ricorso al Chapter 11 blocca tutte le azioni leali contro l’arcidiocesi, che altrimenti sarebbero scattate a partire da domenica.

    Un giudice si occuperà adesso della riorganizzazione della arcidiocesi, con l’obiettivo di stabilire una scadenza entro cui le vittime potranno farsi avanti davanti alla magistratura.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2023/09/30/pedofilia-usa-larcidiocesi-di-baltimora-dichiara-bancarotta_da4073b0-6674-41fd-92f4-63886dbd113b.html

  • I sopravvissuti agli abusi del clero alzano la voce prima del Sinodo

    I sopravvissuti agli abusi del clero alzano la voce prima del Sinodo

    Roma. 30 settembre 2023: un gruppo di dieci sopravvissuti e sostenitori dell’organizzazione globale Ending Clergy Abuse (ECA) è arrivato a Roma diversi giorni prima dell’inizio del Sinodo sulla sinodalità per intraprendere un pellegrinaggio portando una croce con le parole “Tolleranza Zero” blasonato su di esso.

    Hanno distribuito volantini lungo il percorso per sensibilizzare le persone lungo il percorso sulla loro richiesta a Papa Francesco di attuare la Tolleranza Zero contro gli abusi sessuali del clero che aveva promesso. Hanno camminato per 125 km da Montefiascone a Roma.

    Leona Huggins, una sopravvissuta agli abusi infantili proveniente dal Canada, si è unita al pellegrinaggio insieme a suo figlio che si è offerto volontario per portare la croce. Leona ha detto: ‘Io non dovrei portare la croce dell’abuso sessuale, né dovrebbe farlo mio figlio; La croce non spetta a noi da portare, ma continuiamo a farlo perché la Chiesa continua a ignorarci nella nostra ricerca della giustizia”.

    Il 27 settembre si sono uniti a loro a Roma altri 20 membri dell’ECA, tra cui sopravvissuti, avvocati e attivisti provenienti da tutti i continenti.

    Questo incontro dell’ECA che si terrà a Roma nel 2023 si concentra su tre obiettivi principali:

    1. Fare in modo che gli abusi del clero siano argomento di discussione nel prossimo Sinodo sulla sinodalità
    2. Adottare le raccomandazioni del Comitato sui diritti dell’infanzia del 2014 per porre fine agli abusi sessuali del clero e fornire giustizia ai sopravvissuti
    3. Attuare la tolleranza zero verso gli abusi sessuali nei paesi Chiesa subito

    L’abuso sessuale del clero è l’unico problema che ha fatto perdere credibilità alla Chiesa in tutto il mondo, soprattutto in America Latina, Stati Uniti, Canada, Europa e Australia.

    I teologi che si erano riuniti a Lipsia, in Germania, una settimana prima per un simposio intitolato “Le forti figlie di Dio”, l’8 e 19 settembre, per discutere le riforme auspicate nel prossimo Sinodo, hanno sottolineato che, poiché gli abusi sessuali da parte del clero sono sistemici nella Chiesa cattolica, non si può parlare di sinodalità se non si individuano e si modificano di conseguenza le strutture che hanno consentito l’abuso.

    La Chiesa deve essere ritenuta responsabile e considerata conforme agli standard internazionali dei diritti umani, in particolare ai diritti dei bambini e delle donne, affermano i sopravvissuti dell’ECA.

    Purtroppo, il Sinodo non ha creato uno spazio per ascoltare le voci dei sopravvissuti al Sinodo. Il che solleva la domanda: “Di chi vengono ascoltate le voci?”

    Le vittime/sopravvissute agli abusi, presenti da diverse parti del mondo, hanno avuto l’opportunità di condividere le loro storie all’Assemblea dell’ECA del 2023. Tra questi figurano un prete, un’ex suora, 2 persone LGBTQI+ e due giovani donne provenienti rispettivamente dall’America Latina e dall’Africa.

    Dalle loro storie è evidente che la definizione di “vulnerabilità” applicata alle vittime da Papa Francesco nel suo Motu Proprio del 2019 deve andare ben oltre. Le storie hanno dimostrato che la vulnerabilità comprende molteplici categorie di intersezionalità come povertà, etnia, differenza di potere, genere, status sociale e spirituale, oltre all’età e alla disabilità che devono essere riconosciute.

    La differenza nei rapporti di potere è stata identificata come l’unica ragione per cui il clero trova così facile abusare delle persone sotto il suo potere.

    Le storie erano strazianti. Anche dopo decenni di abusi, le vittime non hanno potuto raccontare la loro storia senza versare lacrime che hanno messo in luce il profondo dolore che l’abuso ha lasciato sui sopravvissuti.

    “Le nostre non sono solo storie, le nostre storie raccontano la tragedia delle nostre vite. Mi sentivo umiliato quando non venivo ascoltato. Mi ha fatto sentire come se fossi morto. Chi mi ha abusato era una persona potente nella Chiesa e la mia famiglia ha preso parte attiva nella Chiesa, quindi si sono rifiutati di credermi”, ha raccontato un uomo di mezza età.

    È molto turbato dal fatto di essere stato manipolato dal prete per portare altri ragazzi dal prete per abusarne. Il senso di colpa continua a perseguitarlo ancora oggi. Non si trattava di un solo prete, ce n’erano molti altri, ha detto.

    Mentre la Chiesa non ha fatto nulla, lo Stato ha accusato il suo aggressore e lo ha dichiarato colpevole. Quando sono andati ad arrestare il prete, questi si è sparato e si è ucciso. Ha concluso dicendo: “Non credo che io o gli altri che hanno abusato di me abbiamo ottenuto giustizia”.

    Una vittima queer ha affermato di non poter separare la Chiesa dal colonialismo: “Sono una persona queer, non bianca. Sono stato cacciato di casa all’età di 13 anni e mandato in una scuola correzionale dove il mio aggressore era il consigliere spirituale”.

    I sopravvissuti e i difensori argentini sono turbati dal fatto che Papa Francesco abbia recentemente nominato ed elevato il prelato argentino Victor Manuel Frenandez a capo del dicastero della Dottrina della Fede. “Fernandez non è riuscito ad affrontare i casi di abusi nella sua stessa diocesi, come affronterà i casi di abusi dell’intera Chiesa?”, chiedono.

    Una ex religiosa della regione indigena del Chiapas in Messico ha raccolto storie di diverse suore della sua regione che si sono unite a una congregazione diocesana e hanno subito abusi da parte del loro direttore spirituale.

    Ha portato i dossier a Roma sperando di consegnarli al Dicastero dei Vescovi poiché il loro vescovo sembrava aver bloccato la loro richiesta di giustizia. Il racconto della sua esperienza con il personale dell’ufficio del dicastero mette in luce la burocrazia dell’istituzione che frustra i sopravvissuti nella loro ricerca di giustizia.

    Una giovane donna dell’Uganda ha detto: “Per un sopravvissuto ad abusi anche solo accusare un prete di abusi nel mio paese è considerato una blasfemia dalla comunità”. Ha detto di sentirsi incoraggiata nel sentire che la questione viene affrontata dai sopravvissuti e dai sostenitori in diverse parti del mondo.

    Grazie all’impegno di Sara Oveido dal Cile, la voce delle vittime/sopravvissute è arrivata alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra e New York. Il gruppo è determinato a continuare a lavorare con la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite e con la Chiesa non solo per ottenere giustizia per i sopravvissuti, ma per prevenire gli abusi e quindi proteggere le generazioni future di persone vulnerabili.

    I membri fondatori dell’ECA hanno portato avanti la visione della defunta Barbara Blaine, ex sopravvissuta ad abusi, che ho avuto il privilegio di incontrare negli Stati Uniti nel 2015, poco prima della sua improvvisa scomparsa.

    Survivors of clergy abuse raise voice prior to Synod

  • ZERO TOLLERANZA della Questura di Roma contro i bambini abusati dai preti

    ZERO TOLLERANZA della Questura di Roma contro i bambini abusati dai preti

    Oggi vi racconto una storia incredibile ma purtroppo vera.

    Durante il meeting dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero arrivati a Roma da tutto il mondo, dalla Germania è arrivato un carro rappresentante due croci che reggono una amaca nella quale dorme un cardinale e sulla quale una scritta dice “L’instancabile investigazione sugli abusi sessuali sui minori”.

    Ebbene, appena il carro è arrivato a Roma gli autisti sono stati arrestati e multati in zona Colosseo, il motivo scritto sul verbale, è che il carro impediva ai turisti la vista del monumento…

    Subito rilasciati in quanto non sussisteva alcun reato, gli autisti hanno portato il carro presso uno dei due Hotels che ospitano i sopravvissuti.

    La polizia lo ha seguito, non è noto il motivo, tuttavia da ieri notte quel carro che non è neppure stato sequestrato, è sorvegliato a vista dalla polizia che questa mattina, quando è stato portato nell’hotel più grosso per evitare l’inutile ingombro del parcheggio pubblico, è stato seguito da una volante, ora piazzata dietro il carro, dove resterà sicuramente tutto il giorno, la notte e domani.

    Un inutile spreco di forze di polizia non per prevenire un reato, ma per salvare la faccia al Papa, censurando le vittime che da anni inutilmente chiedono giustizia per i crimini subiti da bambini.

    Una vergogna tutta Made in Italy….