Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Un tour in sette paesi per combattere gli abusi sessuali nell’infanzia

    Un tour in sette paesi per combattere gli abusi sessuali nell’infanzia

    Buenos Aires, 24 febbraio (EFE).- Dopo essersi presentati lo scorso ottobre davanti al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, gli argentini Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo intraprendono questo sabato un tour di sette paesi con un obiettivo ben preciso: rendere visibile e combattere il abusi sessuali su minori.

    Questa coppia, fondatrice dell’associazione ‘Adultxs por los derechos de la infancia’, inizierà un viaggio di più di un mese attraverso Marocco, Italia, Francia, Germania, Belgio, Spagna e Portogallo, dove incontreranno i rappresentanti delle agenzie governative e civili per sensibilizzare su un crimine subito da “un bambino su cinque” nel mondo.

    «È un crimine che resta impunito perché la società adulta ha scelto di tacere (…). La cosa terribile è che gli abusatori continuano ad agire e che i bambini di oggi continuano ad avere difficoltà. Per questo abbiamo la obbligo di cambiare questa realtà e uscire per difendere i bambini di oggi”, ha detto Piceda in una conversazione con EFE.

    Il tour inizierà con attività a Casablanca, Rabat e Dakhla, e proseguirà dal 7 all’11 marzo a Roma.

    Successivamente, Piceda e Cuattromo visiteranno Parigi (13-17 marzo), Berlino (20-22 marzo), Bruxelles (23-24 marzo), Madrid (27-30 marzo) e Lisbona (31 marzo-2 aprile), città dove incontreranno i rappresentanti dell’Unesco, del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea, tra le altre istituzioni.

    “Speriamo che questo tour apra nuovi orizzonti e nuovi impegni istituzionali, che capiamo essere essenziali per trasformare la storia e affinché questa causa cominci ad avere la massima importanza politica per le nostre società”, afferma Cuattromo.

    GLI ABUSI NELLA CHIESA ARGENTINA

    Quando aveva 13 anni, Cuattromo ha subito abusi sessuali presso la Scuola Marianista di Buenos Aires: nel 2012 la Giustizia argentina ha condannato il suo aggressore, il fratello Fernando Picciochi, a dodici anni di carcere.

    A questo proposito, Cuattromo critica l’atteggiamento dell’arcidiocesi di Buenos Aires, guidata dall’allora cardinale Jorge Bergoglio, attuale papa Francesco, organizzazione che accusa di sostenere il Collegio Marianista, ente che gli ha offerto un risarcimento civile per i danni causati Finché l’ha tenuto segreto.

    Negli ultimi dieci anni, Cuattromo ha più volte richiesto un’udienza al Sommo Pontefice per affrontare questo tema, richiesta che, assicura, è stata “totalmente” ignorata e che spiegherà dettagliatamente il 9 marzo, in un’apparizione presso la sede del l’Associazione della Stampa Estera di Roma.

    “Non siamo mai stati ricevuti da lui e questo spiega una profonda sottovalutazione e ignoranza da parte, nientemeno, del primo papa argentino e latinoamericano della storia nei confronti delle vittime di abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Argentina e in America Latina, ” si lamenta il co-fondatore di ‘Adultxs por los derechos de la infancia’. EFE

  • Abusi su minore, chiesti otto anni di carcere per sacerdote

    Abusi su minore, chiesti otto anni di carcere per sacerdote

    (ANSA) – NAPOLI, 22 FEB – Otto anni e quattro mesi di carcere sono stati chiesti dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per don Gianfranco Roncone, ex parroco di Presenzano, comune dell’Alto-Casertano, accusato del reato di violenza sessuale su un minore, all’epoca dei fatti 17enne.

    A don Roncone era contestato di aver abusato anche di un altro minore, ma per questo episodio la Procura ha invece chiesto l’assoluzione per non aver raggiunto la prova. Entrambi i ragazzi sono di origine albanese.

    Il processo si sta svolgendo nel tribunale di Santa Maria Capua Vetere davanti al collegio della prima sezione presieduto da Giovanni Caparco; si tornerà in aula l’otto marzo per le discussioni dei difensori di don Roncone, gli avvocati Renato Jappelli e Dario Mancino.

    Il sacerdote fu sospeso dalla Diocesi di Teano alla vigilia di Natale 2020 dopo l’apertura nei suoi confronti dell’inchiesta per abusi sessuali sui due minori (uno dei quali lo aveva denunciato dopo i fatti avvenuti nell’agosto 2020). Pochi mesi dopo, nell’aprile 2021, gli accertamenti della Procura e dei Carabinieri di Capua portarono don Roncone agli arresti domiciliari, poi revocati nel successivo mese di agosto in seguito all’incidente probatorio che aveva messo faccia a faccia il prete con i suoi due accusatori; durante il confronto emersero infatti alcune difformità nel racconto da parte di una delle due vittime, così il gip sostituì i domiciliari con la misura dell’obbligo di dimora nel comune di Sparanise, paese di residenza del sacerdote. Oggi don Roncone è libero da ogni misura.

    L’indagine partì nell’agosto 2020 dopo che il parroco fu sorpreso da una pattuglia di carabinieri della compagnia di Capua in auto, in una zona isolata nei pressi del cimitero di Presenzano, in compagnia di due giovani albanesi.

  • VITTIME DI ABUSI DI TUTTA EUROPA LANCIANO UNA PETIZIONE UE

    VITTIME DI ABUSI DI TUTTA EUROPA LANCIANO UNA PETIZIONE UE

    Parigi, 22 febbraio 2023 – La distribuzione di materiale pedopornografico online (CSAM) sta crescendo in modo esponenziale: da 1 milione di segnalazioni nel 2010 a 32 milioni nel 2022, che comprendono 88 milioni di immagini e video. I rapporti indicano che alcune aziende attive e con server nell’UE sono diventate i maggiori host di CSAM a livello globale (passando dall’ospitare più della metà di tutto il CSAM rilevato nel 2016 all’85% nel 2020). Questo dimostra un’allarmante tendenza all’aumento: l’Europa sta diventando un centro di distribuzione di immagini di violenza sessuale su internet e l’unico modo per impedirlo è arginare il flusso alla fonte, presso i fornitori di servizi internet.  “Questa violenza sessualizzata su Internet deve essere fermata”, ha sottolineato oggi Guido Fluri, ideatore di Justice Initiative, “perché dietro ogni immagine c’è un abuso. E dietro ogni abuso c’è la sofferenza di un bambino”.

    Insieme ai gruppi di vittime e alle organizzazioni per la tutela dei minori di tutta Europa, Justice Initiative ha lanciato una petizione internazionale che mira a migliorare la legislazione dell’UE. Guido Fluri ha sottolineato: “Da un lato, i sopravvissuti alla violenza sessuale dovrebbero ricevere maggiore sostegno. Dall’altro lato, si tratta di evitare che i bambini continuino a subire abusi. Chiediamo che l’Unione Europea assuma una posizione di leadership globale e voti a favore dell’attuale proposta legislativa per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori, in modo da poter proteggere tutti i bambini e gli adolescenti e rendere giustizia ai sopravvissuti.”

    La Commissione europea accoglie la petizione

    Antonio Labrador Jimenez, Team Leader per la lotta agli abusi sessuali sui minori presso la Commissione Europea, ha spiegato durante la conferenza stampa la natura cruciale della proposta di legge dell’UE per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori negli anni a venire. Senza questa legislazione, non ci sarà un modo legale per garantire che i fornitori di servizi Internet proteggano i bambini nell’Unione Europea.

    La legislazione stabilirà le regole per le aziende di internet al fine di impedire la circolazione di immagini e video di bambini che vengono abusati sessualmente e di altre vittime e sopravvissuti, e per evitare che gli adulti si avvicinino ai bambini online per abusarne sessualmente. Se necessario, la legislazione richiederà alle aziende di individuare, segnalare e rimuovere tali immagini e video. La legislazione prevede inoltre la creazione di un Centro dell’UE per la prevenzione e la lotta contro gli abusi sessuali sui minori che garantirà la trasparenza e la responsabilità di questo processo e faciliterà gli sforzi per assistere i sopravvissuti in tutta l’UE. Antonio Labrador Jimenez accoglie con favore la petizione di Justice Initiative in quanto contribuirà a richiamare l’attenzione sui problemi che la legislazione intende risolvere.

    Gruppi di protezione dell’infanzia: L’attuale protezione contro gli abusi è insufficiente

    “Dobbiamo agire subito”, afferma Nina Vaaranen-Valkonen (Finlandia), direttrice esecutiva di Suojellaan Lapsia, Protect Children, una delle principali organizzazioni europee per la protezione dei bambini. Per i sopravvissuti, afferma Vaaranen-Valkonen, il solo fatto di sapere che un video o una foto di un abuso viene diffuso su Internet è devastante.  C’è urgente bisogno di una regolamentazione e di una nuova legislazione, afferma Vaaranen-Valkonen: “L’attuale legislazione basata su sforzi volontari non è più sufficiente. È giunto il momento di difendere i diritti dei minori e di chiedere collettivamente regole vincolanti per rendere Internet sicuro per i bambini. Noi di Justice Initiative siamo al fianco delle vittime e dei sopravvissuti”.

    Gruppi di vittime europei sostengono la petizione 

    Gruppi di vittime di tutta Europa si sono impegnati con Justice Initiative. Uno di questi è il Brave Movement, un movimento internazionale di sopravvissuti e alleati che chiede di porre fine alla violenza sessuale infantile in tutto il mondo. “Sosteniamo l’appello di Justice Initiative insieme a molte altre ONG”, ha dichiarato Mié Kohiyama alla conferenza stampa di Parigi, co-presidente del gruppo di lavoro Bravemovement Europe e co-fondatrice di BeBraveFrance. Anche diverse vittime di abusi su minori hanno testimoniato alla conferenza stampa. Tra queste c’era Saga, una sopravvissuta svedese: “Sono onorata”, ha detto Saga, “di far parte della campagna europea di Justice Initiative e di essere circondata da altri attivisti e associazioni per i diritti dei minori. Oggi lanciamo la prima petizione europea contro gli abusi sui minori, una campagna fondamentale per garantire a tutti i bambini il diritto all’infanzia, senza abusi sessuali. Dobbiamo agire ora. Esorto l’UE a portare avanti i suoi sforzi per sostenere i sopravvissuti e a fare tutto ciò che è in suo potere per combattere questi abusi. Dobbiamo essere tenaci e non dobbiamo arrenderci. Cominciamo tutti a firmare questa petizione”.

    Justice Initiative è attiva anche in Italia: anche qui la raccolta di firme è già iniziata e nel corso del mese di marzo prenderanno il via una serie di eventi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica in merito.

    Sostegno politico al Parlamento europeo

    Tra i numerosi sostenitori politici c’è l’importante europarlamentare tedesca Marion Walsmann (relatrice ombra presso la Commissione per il mercato interno riguardo alla proposta di regolamento che stabilisce norme per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori). A suo avviso, i fornitori di servizi devono essere maggiormente responsabilizzati in modo che il materiale pedopornografico non solo possa essere individuato e rimosso più rapidamente, evitando così la sua diffusione, ma che si possa anche aumentare la prevenzione. “Ovviamente la protezione dei dati e la privacy degli utenti di Internet sono importanti, ma la protezione dei dati non deve diventare la protezione degli abusatori. Ho firmato la petizione (Justice Initiative) per una migliore protezione dei bambini in Europa e dovresti farlo anche tu, e non lo dico come europarlamentare ma come madre di due bambini. Perché ogni bambino abusato è uno di troppo”, ha dichiarato l’eurodeputata Walsmann.

    Qui trovate la petizione:

    Per maggiori informazioni: www.justice-initiative.eu

    Richieste ai media: info@maggioridirittiminoriprotetti.org

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  • Un collettivo di sopravvissuti argentini sarà a Roma dal 7 – 11 marzo

    Un collettivo di sopravvissuti argentini sarà a Roma dal 7 – 11 marzo

    Siamo Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo, fondatori dell’associazione civile “Adultxs por los Derechos de la Infancia” della città di Buenos Aires, in Argentina, un collettivo composto da sopravvissuti al crimine dell’abuso sessuale nell’infanzia e da protettori di bambini vittime nel presente, con il quale portiamo avanti da più di 10 anni e in tutto il nostro Paese un auspicabile compito di visibilità pubblica di questa ingiustizia e di accompagnamento solidale di chi la subisce, avendo percorso più di 195.000 km.

    Il 4 ottobre 2022, abbiamo presentato questo viaggio pubblico alla comunità internazionale presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra.

    Ed è con grande speranza che vogliamo dirvi che tra il 26 febbraio e il 6 aprile realizzeremo un tour di visibilità pubblica internazionale in Marocco (dal 26 febbraio al 5 marzo), a Roma dal 7 all’11 marzo, a Parigi dal 13 al 17 marzo, a Berlino dal 20 al 22 marzo, alla sede dell’Unione Europea a Bruxelles dal 23 al 24 marzo, a Madrid dal 27 al 30 marzo e a Lisbona dal 31 marzo al 2 aprile.

    A Roma faremo una presentazione pubblica del nostro libro, venerdì 10 marzo alle 17.30 presso la Casa Argentina in Via Veneto 7.

    Durante il nostro soggiorno condivideremo soprattutto la formidabile storia pubblica della lotta di Sebastián, sopravvissuto al crimine di abuso sessuale all’interno della Chiesa cattolica argentina, che ha ottenuto il processo e la condanna del suo abusatore più di vent’anni dopo i fatti e che, tuttavia, non è mai stato ricevuto da Papa
    Francesco nei suoi 10 anni di pontificato.

    Un’occasione gradita in cui condivideremo anche il nostro libro “Somos Sobrevivientes, crónicas de abuso sexual en la infancia” in cui otto notevoli scrittori argentini come Claudia Piñeiro, Sergio Olguin, Gabriela Cabezón Cámara e Dolores Reyes, tra gli altri, raccontano otto storie di coloro che compongono Adultxs por los Derechos de la Infancia (opera pubblicata da Alfaguara per il gruppo Penguin Random House nel novembre 2021).

    Testimonianze e un libro che cercano di rendere visibile un crimine di cui soffre non meno di un bambino e adolescente su cinque, secondo una campagna pubblica del Consiglio d’Europa, e che costituisce una grave violazione dei diritti umani dei bambini.

    Un’ingiustizia che merita un impegno urgente e la collaborazione di tutta la comunità internazionale e di ciascuno dei suoi Stati, nel loro ruolo di garanti dei diritti dei bambini e di firmatari della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia.
    Un compito che richiede anche l’azione di tutta la società civile, poiché “ci vuole un villaggio per crescere un bambino”.
    Non vediamo l’ora di parlare con voi!
    Grazie di cuore!
    E un grande abbraccio, con tutta la forza e la speranza del nostro libro e del nostro percorso collettivo!!!

    Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo (fondatori dell’associazione civile Adultxs por los Derechos de la Infancia)
    +54 9 11 69729541
    Mail: adultxsporlainfancia@gmail.com
    Web: www.adultxsporlosderechosdelainfancia.com
    Instagram: @adultxs1
    Twitter: @adultxs
    Facebook: Adulti per i diritti dei bambini
    YouTube: Adulti per i diritti dei bambini

    Pd: e per farvi conoscere le nostre traiettorie di lotta pubbliche e collettive, qui condividiamo
    il nostro sito www.adultxsporlosderechosdelainfancia.com

    https://www.lanacion.com.ar/sociedad/construyen-una-historia-de-amor-despues-de-que-losdos-fueron-abusados-en-la-infancia-nid1957136

    Riferimenti alla storia di dolore, lotta e speranza di Sebastian:

    https://www.lanacion.com.ar/seguridad/abuso-de-menores-en-un-colegio-y-mas-de-20-anosdespues-la-corte-lo-condeno-nid1884337/

    Juicio de Sebastián Cuattromo


    https://adultxsporlosderechosdelainfancia.com/abuso-eclesiastico/

    Riferimenti sul nostro libro “Siamo sopravvissuti, cronache di abusi sessuali infantili”:

    https://www.infobae.com/leamos/2022/05/13/es-lo-que-queria-que-se-escuchara-mi-voz-el-d
    etras-de-escena-del-libro-que-repara-a-las-victimas-de-abuso-sexual-infantil

  • Costruiscono una storia d’amore dopo che entrambi sono stati abusati durante l’infanzia

    Costruiscono una storia d’amore dopo che entrambi sono stati abusati durante l’infanzia

    Parlano di sopravvissuti. Di militanza. Di un obiettivo collettivo che supera l’individuo. Di persone che distruggono: con uno, con il proprio amor proprio, con le parole e i loro significati. Parlano di combattimenti. E non negare, perché solo riconoscendo la realtà puoi lavorare per trasformarla.

    Silvia Piceda è medico, ha una figlia e ha una relazione da 4 anni con Sebastián Cuattromo. Entrambi hanno subito abusi durante la loro infanzia. Entrambi sono stati derubati della loro innocenza.

    Silvia ha subito abusi tra i 9 e gli 11 anni, o almeno così ricorda. Come ha spiegato a LA NACION, in questi casi, è molto comune che le vittime di abusi sessuali infantili non ricordino esattamente quando è stato, dove oi dettagli; ciò che rimane è un’aura di vulnerabilità che – secondo la sua esperienza – è qualcosa che gli aggressori intuiscono e che l’ha portata a cadere in queste relazioni di dolore molte volte nella sua vita. Ha subito violenze da parte del padre, è stata abusata durante l’infanzia da due persone della sua cerchia: un cugino e un collega di lavoro; e più tardi sposò un uomo che scoprì -nel corso degli anni- di essere anche un molestatore di bambini.

    Per questo si dicono “sopravvissuti” a un’ingiustizia che l’ex giudice e specialista in questo problema, Carlos Rozanski, ha definito “il crimine più impunito sulla terra”. È che questo dolore lo soffre 1 bambino su 5 e, come dettagliato, in Argentina e in Occidente in generale, solo il 10% dei casi arriva all’attenzione della Magistratura e, all’interno di quell’universo, solo uno finisce sotto processo e sentenza: questo è stato il caso di Sebastián.

    Ha subito abusi all’età di 12 anni e ha sopportato quel dolore in silenzio per altri 10 anni. Finalmente, dopo aver lottato per 12 anni in campo giudiziario, riuscì ad arrivare al processo orale e pubblico che determinò, oltre 20 anni dopo, la condanna a 12 anni di reclusione del suo aguzzino , l’ex insegnante e fratello marianista Fernando Picciochi che ha incontrato alla scuola dove ha studiato. Ma Sebastián è l’eccezione alla regola: come descritto, la maggior parte dei molestatori rimane impunita.

    In ogni caso quella fatica ha avuto un costo e ha descritto quella tappa come un momento della sua vita attraversato dalla solitudine. “Ero convinto che essere così impegnato per una causa di questo tipo non mi permettesse di assumere altri tipi di impegni. Penso che i dolori e le ferite della mia stessa storia di abuso mi siano stati sovrapposti, mai lavorati bene, avevo ancora molto da affrontare e da guarire in quel senso. Mi sentivo meglio preservato stando da solo”, ha spiegato Sebastián, che oggi con il passare del tempo crede di essere stato molto duro con se stesso, non permettendo a se stesso di avere una relazione fino a quando non ha incontrato Silvia.

    Parla anche della solitudine come uno degli elementi della sua storia. “Dico che mia figlia ha salvato la mia infanzia. Mi sono dissociato dall’emozione. Potevo raccontarlo ma non potevo portare il dolore di ciò che significava, la sensazione di profonda solitudine che si trascinava. E ora ce l’ho, lo so e quella è un’arma, sapere che hai dolore e buchi è uno strumento che ti serve nel presente; non in smentita”, ha descritto Silvia, che non ha avuto la stessa sorte dal piano giudiziario e che, raccontando ai genitori gli abusi subiti, ha sofferto l’angoscia del silenzio: “L’argomento non è mai stato più discusso, come se avesse mai successo, e questo fa molto male. Questo fa sì che le vittime sopportino molta colpa. Qualcosa di traumatico di cui non hai la possibilità di parlare con nessuno ed esplode in uno”.

    Silvia si descrive come una donna vulnerabile e trova in questa qualità il fattore scatenante che l’ha portata ad associarsi con i violentatori. È cresciuto in una casa violenta dove i suoi abusi sono passati inosservati. Questo, oltre a danneggiare il rapporto con i genitori, le ha fatto perdere il rispetto di sé perché, secondo gli esperti, queste situazioni si verificano con persone di cui la bambina si fida completamente e che suscitano sensi di colpa. “Sono persone che stimi, sono sempre figure importanti e l’aver subito questo dolore in seguito influenza le decisioni che prendi nella vita, come nel mio caso l’aver sposato un violentatore, con la mia storia d’infanzia. Non mi sembra un caso .che ho vissuto e mi sono innamorato di un ragazzo con una struttura fondamentalmente psicopatica che era capace di oggettivare tutte le persone e abusare dei bambini”.

    Ha scoperto che il suo ex marito, Dalmiro Suarez, era un violentatore nel 2009 quando Romina, la figliastra di questo ex prigioniero politico, è andata a trovarla per dirle che aveva abusato di lei quando aveva 11 anni. Nonostante non abbia mai ricevuto giustizia perché quando ha messo in parole la sua sofferenza, il delitto era già prescritto, la sua testimonianza è stata la scossa che ha svegliato Silvia: “Romina è la verità come liberatrice e organizzatrice, è stato per me commuovere prendersi cura di mia figlia”.

    Ma in quel litigio Silvia ha dovuto fare i conti con alti e bassi della Giustizia che hanno messo in pericolo la figlia. Il tribunale della famiglia di La Plata l’ha costretta a ricollegare la figlia al padre, anche con la denuncia di abusi fatta da Romina e il fatto che il padre di Suarez avesse abusato di tre delle sue nipoti, che ha segnato una patologia. “Ritengo il tribunale della famiglia di La Plata interamente responsabile di tutto il disastro che ci è accaduto”, ha detto Silvia, che, appresa la verità e di fronte alla mancanza di risposte favorevoli da parte del tribunale, è scappata di casa con la figlia. un pezzo di terra che aveva acquistato accanto a quello di Suarez con la convinzione che, nonostante si fossero separati, sua figlia meritasse di mantenere il rapporto. Ovviamente all’epoca non sapevo che avesse a che fare con un violentatore.

    Silvia ha ricevuto anche una denuncia penale per impedimento di contatto: un contrattacco scaturito dai contatti di Suarez nel territorio giudiziario. La fine di questa lotta per il coinvolgimento si è verificata quando la figlia di Silvia aveva 14 anni e ha detto alla corte che non avrebbe mai più voluto rivederlo o frequentarlo. In quel momento, Romina li ha accompagnati e ha detto al suo aggressore: “Ogni volta che ti scoperai con la ragazza, io ci sarò, la troverai con me e mi dirai in faccia che non hai abusato di me”. Questo ha segnato l’ultimo tentativo di Suarez di riconnettersi.

    “Gli psicopatici arrivano e distruggono tutto. Partono deserti. Rubano anche il senso delle parole”, dice Silvia. Tuttavia, ha incontrato Sebastián, che è venuto a ricostruire tutto ciò che Suarez aveva distrutto. “Essere stato vittima o aver avuto una vita di dolore non toglie la possibilità di amare ed essere amati. La militanza, il lavorare per gli altri, per una vita migliore, non era sua, era mia. Questo lo ha salvato; Io sono il militante, non so cosa sarà, so solo che è un violentatore e deve stare in prigione”.

    Oggi Silvia e Sebastián guidano una ONG chiamata Adultxs por los Derechos de la Infancia , che attraverso incontri tra pari -in cui condividono le loro esperienze- e la visibilità di questo problema sociale militano per costruire una società adulta che, invece di lasciare i bambini “a caso liberati dalla famiglia che li ha toccati”, contribuiscono a migliorare la loro realtà attraverso diversi segni e gesti d’amore, consapevoli che tutti possono aiutare a salvare l’infanzia.

    Nella Giornata internazionale per la prevenzione degli abusi sui minori, che si celebra oggi, l’organizzazione si riunisce all’Obelisco dalle 18:00 per far conoscere ancora di più questa realtà e per dire “basta” all’impunità e all’ingiustizia con cui questi sopravvissuti.

    https://www.lanacion.com.ar/sociedad/construyen-una-historia-de-amor-despues-de-que-los-dos-fueron-abusados-en-la-infancia-nid1957136/

     

  • Caso Rupnik: mentre la CEI promuove chi lo osanna, in Brasile ritirata per “indegnità” la laurea honoris causa

    Caso Rupnik: mentre la CEI promuove chi lo osanna, in Brasile ritirata per “indegnità” la laurea honoris causa

    ROMA-ADISTA. «La Pontificia Università Cattolica del Paraná (PUCPR) comunica che, alla luce dei fatti ampiamente riportati sulle vicende di Marko Ivan Rupnik, il Consiglio Universitario della PUCPR, in seduta straordinaria tenutasi il 13 febbraio 2023, ai sensi della Risoluzione n. 01/2023, ha approvato la revoca del titolo di Doctor Honoris Causa conferito il 30 novembre 2022 all’artista sloveno, ritenendolo “indegno” di tale onorificenza». È quanto si legge, testualmente, sul sito dell’Università brasiliana in data 13 febbraio ed è, a oggi, uno dei pochi provvedimenti chiari e univoci contro il gesuita Marco Ivan Rupnik, prete, teologo e mosaicista osannato nel mondo, già condannato dal Dicastero per la Dottrina della Fede per abusi sessuali e manipolazione della coscienza su giovani donne della comunità Loyola in Slovenia e in Italia, a partire dagli anni ‘90. Mentre si attende a breve una comunicazione da parte della Compagnia di Gesù in merito, si continua a constatare il persistente e compatto silenzio da parte del Vaticano, che ancora non ha chiarito chi e come abbia deciso il ritiro della scomunica latae sententiae che era stata comminata al religioso per il crimine di assoluzione del complice, uno dei più gravi secondo il diritto canonico.

    A eccezione del provvedimento dell’università brasiliana, e mentre in giro per il mondo diverse istituzioni si chiedono se abbia un senso conservare opere d’arte prodotte da un abusatore seriale, la cui teologia e la cui arte sono profondamente intrecciate alla sua personalità, la Chiesa istituzionale in Italia sembra fare finta di niente. Il 14 febbraio è stato presentato in pompa magna, nella basilica di don Bosco a Roma, alla presenza del card. Matteo Zuppi presidente della Cei, il libro L’arte della buona battaglia (Edizioni San Paolo) di don Fabio Rosini – prete diocesano proveniente dal mondo neocatecumenale, molto popolare per le sue catechesi sui 10 comandamenti, responsabile del servizio per le vocazioni del Vicariato di Roma – che reca in copertina l’immagine di un’opera di Rupnik e nel quale l’autore, in due punti, cita Rupnik come «maestro e amico» (p. 11) e persino «profeta» (p. 397). Non solo: l’11 febbraio scorso Tv2000 – l’emittente televisiva della Cei – ha mandato in onda uno “spot promozionale” dello stesso libro.

    A questo proposito, il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa #ItalyChurchToo, del quale Adista fa parte, ha pubblicato una lettera aperta di Renata Patti, sopravvissuta ad abusi psicologici e spirituali nel movimento dei Focolari e in contatto con vittime di Rupnik. Nella lettera – inviata a Vincenzo Morgante, direttore di TV2000 e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire e, per competenza, a Zuppi, a mons. Ghizzoni (responsabile Cei per la tutela dei minori), a mons. Daniele Libanori (vescovo ausiliare di Roma) nonché, per conoscenza, al Segretario di Stato vaticano card. Pietro Parolin, denuncia il silenzio dei media cattolici istituzionali su Rupnik: «Ci sono vittime che hanno testimoniato – anche presso il team referente dei gesuiti – che sono state dominate psicologicamente, tenute sotto controllo psichico da anni e abusate anche sessualmente dal “profeta” Marko Ivan Rupnik». «Personalmente – prosegue la lettera – ho riletto il vangelo di Luca, cap. 18 e vorrei avere veramente la “voce” di quella “vedova” che con la sua insistenza vince anche un giudice iniquo, come mi scrive una delle due vittime che non ha più voce per denunciare ciò che nessuno vuol ascoltare. Ora per loro “grideranno le pietre”. Vergogna, vergogna, vergogna!». «Vi faccio notare, Egregi Direttori – si legge ancora – che non solo sono stata scandalizzata e profondamente scossa dalle parole di don Rosini, ma anche dal suo atteggiamento cosciente di ciò che è stato svelato dal suo “maestro” e che lui ha pubblicato, e da quello dei due conduttori che non posso immaginare fossero ignari dell’attualità ecclesiale riguardo l’autore del mosaico in copertina». Una «pessima informazione fornita al Popolo Santo di Dio».

    https://www.adista.it/articolo/69529

  • Abusi nella Chiesa, 16 segnalazioni a Bolzano: 11 sacerdoti e 2 religiose sotto accusa. Ugolini: “Serve uno sguardo onesto sulle condizioni che hanno coperto gli abusi”

    Abusi nella Chiesa, 16 segnalazioni a Bolzano: 11 sacerdoti e 2 religiose sotto accusa. Ugolini: “Serve uno sguardo onesto sulle condizioni che hanno coperto gli abusi”

    BOLZANO. Per certi versi la Diocesi di Bolzano rappresenta un unicum in Italia per quanto riguarda la lotta agli abusi. Dopo gli scandali degli anni passati infatti è nato un centro di ascolto che raccoglie le segnalazioni delle vittime di abusi avvenuti in ambito ecclesiastico.

    Il Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili è diretto dal sacerdote e psicologo Gottfried Ugolini, che si avvale della consulenza di un comitato interdisciplinare composto da membri interni ed esterni alla Chiesa, che si riunisce mensilmente. Alla prima riunione di lavoro del nuovo anno, presenti anche il vescovo diocesano Ivo Muser e il vicario generale Eugen Runggaldier, il Comitato di esperti impegnato per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili ha discusso la relazione annuale.

    Ugolini ha fatto sapere anche che l’anno scorso sono state 16 le persone che hanno contattato il Centro di ascolto e la sua responsabile Maria Sparber: sono state fatte 13 segnalazioni di esperienze di violenza all’interno della Chiesa e 3 di forme di violenza fuori dall’ambito ecclesiale.

    Come emerge dalla Relazione 2022, al Centro si sono rivolte 8 persone direttamente colpite, mentre le restanti hanno riferito le esperienze di altri o hanno avanzato sospetti. Un caso sospetto riguarda una situazione attuale, tutti gli altri risalgono a molti anni fa: complessivamente sono stati chiamati in causa 6 sacerdoti diocesani, 5 sacerdoti religiosi e 2 religiose. La diocesi e le congregazioni religiose sono state informate di ogni caso. “Nell’attuale caso sospetto – si legge in una nota – si tratta di un comportamento inappropriato e i superiori responsabili adottato le misure del caso”.

    Sempre per quanto riguarda il Centro di ascolto è in via di definizione un accordo di cooperazione con la Procura della Repubblica. L’intesa definitiva dovrebbe arrivare entro maggio e servirà a fornire una consulenza rapida e non burocratica in caso di segnalazioni poco chiare e incomplete, in modo da poter agire in conformità con le prescrizioni di legge. D’altra parte quello degli abusi nella Chiesa è un tema importante e per troppo tempo insabbiato. Secondo il Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, presentato dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), in Italia, solo negli ultimi 13 anni, sarebbero almeno 418 i preti coinvolti in casi di abusi sessuali. 

    Durante la riunione è stato presentato anche il progetto locale “Il coraggio di guardare”, che sarà guidato da Peter Beer dell’Istituto romano e sarà attivato nelle prossime settimane. Il lavoro del Servizio diocesano nell’ultimo anno, ha commentato Ugolini, è stato caratterizzato dal confronto approfondito sulla tematica “elaborare e prevenire”.

    “Rispetto ad altri approcci precedenti, questo progetto mira a un processo di cambiamento che parte da una visione del futuro. Questa visione richiede uno sguardo onesto sul passato della vita ecclesiale e sociale e sulle condizioni che hanno permesso e coperto gli abusi”, ha dichiarato Ugolini. Con il concetto sviluppato dall’Istituto di antropologia la diocesi vuole affrontare l’abuso di potere e la violenza sessualizzata con tre approcci: chiarire, elaborare, prevenire. L’attuazione del progetto richiede da due a tre anni e coinvolge tutti gli ambiti ecclesiali: la pastorale, la formazione, la Caritas e l’amministrazione. Guardando al futuro saranno sviluppate e attuate congiuntamente misure concrete ed efficaci di prevenzione in tutti i settori.

    https://www.ildolomiti.it/cronaca/2023/abusi-nella-chiesa-16-segnalazioni-a-bolzano-11-sacerdoti-e-2-religiose-sotto-accusa-ugolini-serve-uno-sguardo-onesto-sulle-condizioni-che-hanno-coperto-gli-abusi

  • L’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato alla Procura Generale della Repubblica, l’informativa sui preti pedofili

    L’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato alla Procura Generale della Repubblica, l’informativa sui preti pedofili

    Come preannunciato durante la presentazione del 1° Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiani, l’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato un fascicolo alle Istituzioni competenti.

    Interessati dunque, oltre la Procura Generale della Repubblica, il Comando Generale del Corpo dei Carabinieri, l’Organizzazione centrale e territoriale della Polizia di Stato presso il Ministero dell’Interno – Reparti di Polizia Giudiziaria e il Reparto per i Crimini violenti della Polizia di Stato, presso il Ministero dell’Interno, che nella mattina di ieri hanno ricevuto il fascicolo.

    L’Italia è il paese dell’Unione con la più alta densità di sacerdoti, tra i diocesani e i religiosi pari a 50.148, seguito dalla Francia, seconda per il numero 21.930, meno della metà di quelli italiani, che secondo i dati della commissione CIASE, vedrebbe 72 vittime per ogni sacerdote pedofilo. Tutti gli altri paesi, malgrado le cifre spaventose restituite dalle commissioni, hanno come densità di sacerdoti tutti meno dei numeri francesi.

    L’ultima commissione è quella portoghese, soli 3,936 sacerdoti totali, non tutti, chiaramente, pedofili, con quasi 5000 vittime, secondo i dati della commissione indipendente del Portogallo.

    Parliamo di migliaia di bambini stuprati dai preti. Tutti i paesi più industrializzati e così detti “civili” sono intervenuti in tutela della propria prole. In Italia, invece, nonostante il report della Cei che ha tracciato 68 preti pedofili, la magistratura tace.

    L’informativa, come già annunciato, ha lo scopo, in assenza di un dato istituzionale e della volontà politica, di fornire le notizie di reato omesse dalla Chiesa e dagli sportelli diocesani e di stimolare l’intervento della Giustizia per fare luce sul quel ” demonio di un ambiente malsano e omertoso” come spesso lo stesso Papa Francesco dichiara, sulle migliaia di casi che anche nel nostro paese rendono e hanno reso vittime, innocenti fanciulli.

    L’iniziativa promossa in Italia dalla Rete L’ABUSO, è in linea con il progetto europeo promosso da Justice Initiative  ed in visione del sinodo del prossimo ottobre, con l’iniziativa promossa da ECA Global, che vedrà nuovamente in Vaticano i sopravvissuti provenienti da tutto il mondo.

    Comunicato stampa_signed

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/procura-generale-della-repubblica-presso-la-corte-di-cassazione-roma/

  • L’arcidiocesi di Madrid riceve 34 denunce per abusi sessuali contro il clero, di cui 23 minorenni

    L’arcidiocesi di Madrid riceve 34 denunce per abusi sessuali contro il clero, di cui 23 minorenni

    (Julio Núñez, El País) L’arcidiocesi di Madrid ha pubblicato questo mercoledì il conteggio annuale dei casi di abusi sessuali ecclesiastici che Repara, il suo ufficio di assistenza alle vittime, ha ricevuto: 34 denunce contro membri della Chiesa, 23 delle quali le vittime erano minorenni quando si sono verificati gli eventi. 

    Di questi casi, 16 non erano ancora venuti alla luce. La diocesi non ha comunicato il numero degli aggressori, anche se precisa che ci sono diversi colpiti che indicano lo stesso sacerdote a Madrid. 

    Solo una dozzina dei casi sono stati commessi da sacerdoti appartenenti al vescovado di Madrid (due contro minori).(…)

  • Abusi, Università Pontificia ritira laurea al gesuita Rupnik abusatore seriale di suore: «Indegno» mentre il Vaticano tace

    Abusi, Università Pontificia ritira laurea al gesuita Rupnik abusatore seriale di suore: «Indegno» mentre il Vaticano tace

    Città del Vaticano – Mentre in America Latina, nella Pontificia Università del Paranà, è stato deciso all’unanimità dal corpo docente di revocare per indegnità la laurea honoris causa al gesuita artista padre Marko Rupnik, visto il suo passato scomodo e imbarazzante di molestie sessuali su donne laiche e religiose, in Vaticano continua a resistere un ostinato silenzio. L’assenza di trasparenza in questo brutto caso di abusi evidenzia coperture ai massimi vertici della Chiesa: ad oggi nessuno ha sciolto il dilemma se a togliere la scomunica a Rupnik per aver violato il gravissimo reato canonico dell’assoluzione di complice sia stato ‘solo’ il prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale gesuita Ladaria, oppure se la decisione sia stata presa direttamente da Papa Francesco.

    «La Pontificia Università Cattolica del Paraná (PUCPR) comunica che, alla luce dei fatti ampiamente riportati sugli eventi che hanno coinvolto Marko Ivan Rupnik, il Consiglio dell’Università della PUCPR, in una sessione straordinaria tenutasi il 13 febbraio 2023, in conformità con la Risoluzione n. 01/2023, ha approvato la revoca del titolo di Dottore Honoris Causa conferito il 30 novembre 2022 all’artista sloveno, ritenendolo “indegno” di tale omaggio» si legge nella delibera universitaria. Allo stesso modo altre istituzioni stanno valutando di ritirare analoghi conferimenti e, in parallelo, cresce la spinta a demolire i manufatti artistici di Rupnik – mosaici di scene evangeliche – contenuti in tante cappelle, chiese, monasteri del mondo. La domanda che viaggia sul we è sempre la stessa: è moralmente accettabile mantenere all’interno di un luogo sacro, dove la gente va a pregare e cercare Dio, le opere di un abusatore seriale?

    Più che un rompicapo ormai sembra un vicolo cieco. Il brutto caso del gesuita Marko Rupnik, accusato da diverse religiose di violenze sessuali e manipolazione della coscienza, è diventato l’esempio della scarsa trasparenza in Vaticano in tema di abusi sessuali. Le vicende legate a questo artista famosissimo e con amicizie importanti a ogni livello della Chiesa arrivano persino a gettare un’ombra sul pontificato. Papa Francesco in una intervista alla Associated Press ha però tagliato corto assicurando di non aver avuto nessun ruolo nella sua gestione. Eppure tanti dubbi restano sul tappeto.

    Papa Francesco in una intervista recente alla Ap ha smentito di avere avuto parte nel caso Rupnik: «Per me è stata una sorpresa, davvero. Questa persona, un artista di questo livello, per me è stata una grande sorpresa e una ferita». Francesco ha anche aggiunto di volere maggiore trasparenza. «E con la trasparenza arriva una cosa molto bella, che è la vergogna. La vergogna è una grazia».

    Di fatto il giallo resta ancora insoluto. Dopo una prima indagine all’interno della Compagnia di Gesù, il dossier era passato in Vaticano e il gesuita artista venne infatti condannato dalla Congregazione della Fede per il crimine canonico dell’assoluzione di complice che prevede la scomunica immediata del reo. Per la Chiesa si tratta di un peccato gravissimo. Rupnik però fu misteriosamente graziato poco tempo dopo, a suo favore intervenne una misura speciale che, tecnicamente, spetta  solo al pontefice.

    Ma Papa Francesco ha spiegato  alla Ap di essere intervenuto sul caso Rupnik solo proceduralmente e per mantenere la seconda serie di accuse delle nove donne vittime di abusi con lo stesso tribunale perché altrimenti «i percorsi procedurali si sarebbero divisi e poi tutto si confonde». Quanto al fatto che il Vaticano non abbia rinunciato alla prescrizione, il Pontefice concorda che sia giusto rinunciare «sempre» ai termini di prescrizione per i casi che coinvolgono minori e «adulti vulnerabili, per mantenere invece le tradizionali garanzie legali con i casi che coinvolgono altri soggetti».

    Le parole di Francesco hanno finito per far nascere ulteriori interrogativi oltre a quelli già esistenti. Tanto che la stampa americana ha subito evidenziato che i conti non quadrano. Se nel gennaio 2020 i giudici della Congregazione della Dottrina della Fede in modo unanime riconobbero Rupnik colpevole del gravissimo crimine, e nel maggio 2020 la scomunica fu cancellata con un colpo di spugna dal cardinale prefetto Ladaria (che difficilmente agisce autonomamente avendo bisogno di un placet superiore, quindi del Papa), la domanda che resta sul tappeto è che cosa sia accaduto dietro le quinte.

    Chi è intervenuto per aiutare il gesuita Rupnik? Ad aggravare il quadro ci fu  una altra strana decisione: nel marzo 2020 il Vaticano decise di affidare gli esercizi spirituali della curia proprio al gesuita che era stato appena scomunicato tanto che  effettivamente fu lui a predicare a cardinali e vescovi prima della quaresima di quell’anno. «Come è stato possibile che il Vaticano abbia affidato la predicazione degli esercizi spirituali al gesuita che era appena stato scomunicato dalla Congregazione della Dottrina della Fede?». Rupnik era stato chiamato a sostituire all’ultimo momento il predicatore padre Cantalamessa che era a casa con l’influenza.

    Il sito para vaticano Sismografo annota: «Non si sa chi prese la decisione di chiamare Rupnik. I massimi responsabili della Segreteria di Stato erano ancora ad Ariccia per l’annuale settimana di Esercizi spirituali e il Papa faceva altrettanto a Santa Marta, colpito da raffreddore. Questo tipo di decisione in teoria spetta al Sostituto della Segretaria di stato, il venezuelano Peña Parra. Il Sostituto è una persona molto vicina al Papa ed è possibile che Peña Parra abbia parlato con il Pontefice  della situazione venutasi a creare con l’impedimento di padre Cantalamessa. Il nome del gesuita Rupnik poteva venire fuori in modo spontaneo e immediato non solo per l’esperienza del sacerdote in materia di Esercizi spirituali ma anche per la relazione molto stretta con Papa Bergoglio».

    In Vaticano è risaputo che Rupnik ha goduto di amicizie e coperture influenti già ai tempi di Wojtyla. I gesuiti della Compagnia di Gesù di recente hanno fatto un riassunto del doloroso caso  evidenziando che da parte loro era già stata aperta una inchiesta preliminare per fare chiarezza sulle accuse di  «molestie sessuali e di assoluzione di una complice (…) nel peccato contro il sesto comandamento».

    Già nel 2019 l’indagine preliminare aveva appurato che le «accuse erano credibili» e che era stato inviato un plico alla Congregazione per la Dottrina della Fede;  nel frattempo a Rupnik erano state imposte “misure restrittive cautelari” a gennaio 2020, qualche settimana prima della predica per la Curia romana del primo venerdì della Quaresima, all’unanimità fu emessa la sentenza di colpevolezza: «c’è stata effettivamente l’assoluzione di una complice».

    https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/abusi_rupnik_papa_francesco_universita_laurea_coperture_vaticano_suore_vittime_cardinali_ladaria_de_donatis-7232837.html