Introduce Simone Padovani – Autore della mostra e responsabile della campagna Justice Initiative Italia
Francesco Zanardi – Vittima e presidente di Rete L’Abuso
Irene Cane – Vittima
Alessandro e Cristina – Genitori di vittima

Introduce Simone Padovani – Autore della mostra e responsabile della campagna Justice Initiative Italia
Francesco Zanardi – Vittima e presidente di Rete L’Abuso
Irene Cane – Vittima
Alessandro e Cristina – Genitori di vittima

L’orrore e la vergogna non conoscono confini. Dalla Romania alla Francia, dall’estremo nord della Scandinavia all’Italia, passando per Spagna, Svizzera, Belgio, Austria e molti altri paesi. Realtà diverse, altri abusi, altri autori, ma sempre le stesse vittime: i bambini.
Adozioni forzate, abusi sessuali in collegi e scuole, bambini allontanati con la forza dalle loro famiglie, vittime del traffico di esseri umani, bambini sottoposti a esperimenti sociali e bambini maltrattati in famiglia. Questo viaggio cerca di delineare un fenomeno che emerge dalle ombre del passato per evitare che questi crimini cadano nell’oblio e che le vittime vengano dimenticate senza che sia fatta giustizia.
Decine di ritratti fotografici in bianco e nero denunciano la vergogna: la vergogna che pervade e intossica le vite di chi ha subito violenza; la vergogna che dovrebbe provare chi ha calpestato queste giovani vite e ne ha abusato senza ritegno; la vergogna di noi spettatori per la nostra impotenza di fronte a un fenomeno fuori dalla nostra portata; e, infine, la vergogna di una realtà europea che vorrebbe essere moderna e sociale ma che non riesce a gestire in modo completo una situazione drammatica.
Questa è solo la punta dell’iceberg, uno scorcio di una realtà immensa, sommersa e difficile da quantificare che permea il tessuto sociale europeo e rende la vita di migliaia di persone difficile, se non impossibile. Uomini e donne che sono stati spezzati durante l’infanzia, quello che dovrebbe essere il periodo più sereno e spensierato della loro vita, e che meritano riconoscimento, scuse e giustizia. Riconoscimento, scuse pubbliche e giustizia sono tra gli obiettivi principali di Justice lnitiative.
Questo progetto riporta le vittime al centro dell’attenzione e mira a un’azione congiunta a livello europeo affinché i singoli Stati e governi prendano in mano la questione e presentino soluzioni concrete e fattibili che permettano a migliaia di cittadini di superare un passato drammatico e traumatico.


di Luciana Caglioti, Agnese Franceschini e Daniela Nosari – Il cardinale Marx di Monaco ha chiesto scusa e uno studio presentato a Mainz riapre la discussione sull’atteggiamento della Chiesa Cattolica tedesca verso le vittime di abusi sessuali perpetrati nelle diocesi.
Ci sarebbero stati insabbiamenti e censure che ora vengono ammessi pubblicamente.
Sono segnali di cambiamento? Ce ne parla Agnese Franceschini. Francesco Zanardi della “Rete L’Abuso” invece racconta come viene affrontato il problema in Italia da parte delle gerarchie ecclesiastiche.
Lo studio sulla diocesi di Mainz
Lo studio dal titolo “Esperire – Comprendere – Prevenire” è stato commissionato dalla stessa diocesi di Mainz. Secondo questo rapporto, sono oltre 400 le vittime di abusi sessuali nella diocesi di Mainz e 181 gli accusati. Di fronte a questi numeri inquietanti, il vescovo di Mainz Peter Kohlgraf ha ammesso un fallimento della Chiesa. Per la prima volta, inoltre, non si parla solo di atti commessi da chierici, ma da tutti i dipendenti della chiesa. Inoltre, sono stati inclusi anche i casi di abuso nei confronti di adulti, non solo di minori. Sono state esaminate circa 25.000 pagine di fascicoli e materiale d’archivio per il periodo dal 1945 al 2019 e sono state condotte 246 interviste personali, scritte o telefoniche. Dei 181 accusati, due terzi erano chierici, un terzo laici.
Le accuse ai vescovi Volk e Lehmann
Lo studio ha rivelato che i vertici della diocesi hanno fallito nel trattare almeno 48 presunti colpevoli. Tra gli altri, gli autori hanno adottato una linea dura nei confronti degli ex vescovi di Mainz, Hermann Volk e Karl Lehmann. Nel periodo sotto Volk, cioè tra gli anni Sessanta e Ottanta, gli atti di abuso sono stati particolarmente frequenti, ma la preoccupazione principale del vescovo era quella di non causare un fastidio pubblico e la sofferenza delle vittime non aveva importanza.
Per quanto riguarda Karl Lehmann, che è stato vescovo di Mainz dall’83 al 2016, colpisce il contrasto tra la sua immagine pubblica e mediatica e il suo atteggiamento e azioni personali, comunque volte a non prendere in considerazione i casi di violenza sessuale. In effetti Lehmann, anche come presidente della conferenza episcopale tedesca, era considerato tra i cardinali più aperti al dialogo e aveva più volte condannato i casi di abuso, ma secondo il suo successore Kohlgraf, Lehmann sarebbe la personificazione di una chiesa che non si assume le proprie responsabilità nei confronti delle vittime di abusi e le esclude. Avrebbe infatti ripetutamente messo in dubbio la responsabilità sistemica della Chiesa e della diocesi per gli atti di abuso e avrebbe mostrato nei suoi incontri con le vittime di violenza sessualizzata una durezza e un rifiuto incredibili.
La complicità di alcune famiglie
Secondo il rapporto anche le famiglie e i genitori di alcune vittime di abuso abbiano contribuito ad insabbiare. Questa è un’ulteriore dimostrazione di quanto la pratica sistematica di sminuire, nascondere e non perseguire abbia portato molti fedeli a non denunciare quanto stava accadendo e un atteggiamento complice e non critico da parte degli adulti.
Un atteggiamento diverso verso gli abusi
Il vescovo Kohlgraf ha dichiarato: “Stiamo parlando di un crimine, non di singoli scandali Le persone sono state distrutte nella fede e nella fiducia. Per me personalmente, come vescovo di Mainz, è importante assumermi le mie responsabilità e definire i percorsi futuri con le persone della diocesi.” Raramente ci sono state delle parole così chiare da parte di un alto rappresentante della Chiesa cattolica tedesca, che finalmente parla di crimine e chiede la collaborazione di tutti. È un’apertura al dialogo molto importante che viene ribadita anche da altri segnali di svolta. Ad esempio a gennaio di quest’anno il cardinale Reinhard Marx si è di nuovo scusato pubblicamente con le vittime di abusi nella diocesi di Monaco e ha ammesso di aver commesso degli errori. “Non posso cancellare quello che è successo, ma posso agire in modo diverso ora e in futuro”, ha dichiarato, e coerentemente con questo ha esortato a denunciare ogni indizio di abuso. Lo scorso anno era uscito uno studio anche sulla diocesi di Monaco, ma già nel giugno del 2021 il cardinale Marx aveva offerto le sue dimissioni, assumendosi la responsabilità della catastrofe degli abusi sessuali, ma papa Francesco le aveva rifiutate.
I primi fatti concreti
L’arcidiocesi di Monaco ha, ad esempio, rinunciato al diritto di invocare la prescrizione in un caso di abuso avvenuto 30 anni fa. Si è inoltre dichiarata pronta “a pagare un adeguato risarcimento per il dolore e la sofferenza del querelante e a trovare una soluzione appropriata per qualsiasi richiesta di risarcimento”, ha scritto in un comunicato pubblicato due giorni fa. Il caso è comunque interessante perché coinvolge anche il defunto papa Ratzinger che allora era Arcivescovo di Monaco e aveva permesso il trasferimento nella città bavarese del sacerdote colpevole di molestie, nonostante ci fossero già state accuse di abusi nei sui confronti. Per questo il 38enne vittima di abusi ha denunciato anche Benedetto XVI.
Sul sito della “Commissione indipendente sui casi di abusi sessuali su minori in Germania” si trova un elenco degli studi ancora in corso, la maggior parte di loro riguardano la Chiesa tedesca.
La situazione in Italia
Francesco Zanardi è il presidente di “Rete L’Abuso” – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, e mette in luce come in Italia l’elaborazione degli abusi sessuali da parte dei membri della chiesa sia ancora agli inizi. C’è ancora molto da fare per riconoscere e aiutare le vittime di abusi. E anche dal punto di vista legislativo mancano leggi adeguate.
Nell’intervista che ci ha rilasciato Zanardi parla inoltre del rapporto sugli abusi redatto dall’associazione, che mette in luce molti più casi rispetto a quelli rilevati dal rapporto CEI di novembre 2022, e si augura che porti a indagini approfondite sui membri della Chiesa accusati.


Milano – I dati, illustrati a Milano dalla rappresentante del Consiglio d’Europa Luisella Pavan-Woolfe, sono impressionanti: un bambino su cinque è vittima di abusi sessuali, nel 65% dei casi commessi da persone a lui conosciute. E, nella maggior parte dei casi, le violenze restano impunite perché gli episodi emergono dopo anni, quando i reati sono ormai prescritti. Su internet la diffusione di materiale pedopornografico sta crescendo in maniera esponenziale: da un milione di segnalazioni nel 2010 a 32 milioni nel 2022, che corrispondono a 88 milioni di immagini e video in circolazione sulla rete.
Parte da queste basi la petizione europea lanciata ieri in Italia, nella sede milanese di Emergency (dove è stata inaugurata anche la mostra fotografica di Simone Padovani, con i ritratti di 60 vittime di abusi), per chiedere maggiori tutele per i minori nell’Ue. Un’iniziativa lanciata da ‘Justice Initiative-European Response to Child Abuses’, progetto della fondazione svizzera Guido Fluri, dal 1981 impegnata per la protezione dell’infanzia, appoggiata tra gli altri da Emma Bonino, dal teologo tedesco Hans Zollner, e dall’associazione Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi per proteggere le vittime di violenze in ambiente ecclesiastico. Petizione che punta a “rendere giustizia ai sopravvissuti”, consentendo di processare gli autori anche a distanza di anni dagli episodi, e a fissare regole più stringenti per i colossi del web.
La storia di Chiara Giacoletto
Chiara Giacoletto, il 4 febbraio dell’anno scorso, “ha deciso di non tollerare più il suo dolore, e si è tolta la vita” all’età di 28 anni. Gli abusi sessuali che aveva subito da bambina, commessi in casa da un parente “insospettabile” che negli anni successivi è morto, sono stati per lei “un cancro dell’anima”. I genitori, il medico Alessandro Giacoletto e la farmacista Cristina Masera, hanno deciso di impegnarsi per la petizione per proteggere i minori. “Chiara era una splendida persona – racconta il padre, 62 anni – amava la letteratura, la fotografia, lo sci alpinismo e l’arrampicata. Era sensibile, intelligente e bella”.
Gli abusi, avvenuti quando Chiara aveva 5 anni, sono emersi, con tutto in loro orrore, solo in età adulta. La ragazza stava frequentando la facoltà di Medicina a Torino quando sono iniziati i problemi, che l’hanno portata a seguire un percorso di psicoterapia. “Con noi non si era mai confidata – racconta il padre – ed eravamo convinti che avesse vissuto un’infanzia serena, in un ambiente protetto. Ha parlato degli abusi solo con lo psichiatra. A un certo punto è partita per l’Etiopia, per volontariato, e noi abbiamo letto di nascosto il suo diario. Aveva scritto tutto, ci è crollato il mondo addosso”.
L’autore delle violenze, un parente stretto che rimaneva spesso solo in casa con la bambina, è deceduto da tempo per un tumore al polmone. “Era un insospettabile – prosegue Alessandro Giacoletto – se fosse in vita non sarebbe perseguibile, a causa di una legge che fa cadere in prescrizione i reati di abuso dopo 10 anni”. Chiara non ce l’ha fatta. Si è tolta la vita la sera del 4 febbraio 2022, lasciando una lettera. Alessandro e Cristina, distrutti dal dolore, hanno deciso di vendere la farmacia di famiglia nel Torinese e di devolvere il ricavato in beneficenza, anche per aiutare i bambini in Etiopia. “Chiara era la nostra unica figlia – conclude il padre – il 4 febbraio siamo morti anche noi”. Desiderano ricordarla con una frase dello scrittore Mauro Corona: “Quando a una farfalla si toccano le ali smette di volare”.
https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/abusi-chiara-giacoletto-b813d9ac

Vittime di abusi e maltrattamenti da tutta Europa condividono le loro storie per chiedere di migliorare le leggi per proteggere i minori da abusi e maltrattamenti.
Dall’Italia alla Svezia, dalla Romania al Portogallo: negli ultimi mesi, i ritratti di quasi 100 vittime di abusi su minori sono stati raccolti in tutta Europa.
Mai la dimensione del problema è stata catturata in questo modo. Foto e video realizzate nel 2022 da Simone Padovani, fotografo e psicologo internazionale, che documentano le ingiustizie danno voce alle vittime.
La mostra “SHAME – European Stories” che fa parte del progetto europeo Jsutice Initiative, sarà allestita in tutta Europa dopo essere stata al Palais de la Europe a Strasburgo e gode del patrocinio del Consiglio d’Europa, ed è a supporto della campagna europea Justice Initiative #SAFEFORKID
Sono intervenuti:
Dr.H.C. Guido Fluri – Iniziatore di Justice Initiative Europa
Luisella Pavan-Woolfe – Rappresentante del Consiglio D’Europa
Emma Bonino – rappresentante di +Europa Manuela Valenti – Emergency ONG Onlus
Simone Padovani – Autore della mostra e responsabile della campagna Justice Initiative Italia
Francesco Zanardi – Vittima e presidente di Rete L’Abuso
Irene Cane – Vittima
Alessandro e Cristina – Genitori di vittima

Vittime di abusi e maltrattamenti da tutta Europa condividono le loro storie per chiedere di migliorare le leggi per proteggere i minori da abusi e maltrattamenti.
Dall’Italia alla Svezia, dalla Romania al Portogallo: negli ultimi mesi, i ritratti di quasi 100 vittime di abusi su minori sono stati raccolti in tutta Europa.
Mai la dimensione del problema è stata catturata in questo modo. Foto e video realizzate nel 2022 da Simone Padovani, fotografo e psicologo internazionale, che documentano le ingiustizie danno voce alle vittime.
La mostra “SHAME – European Stories” che fa parte del progetto europeo Jsutice Initiative, sarà allestita in tutta Europa dopo essere stata al Palais de la Europe a Strasburgo e gode del patrocinio del Consiglio d’Europa, ed è a supporto della campagna europea Justice Initiative #SAFEFORKID Saremo lieti di accogliervi all’inaugurazione della mostra fotografica: SHAME – EUROPEAN STORIES INTERVERRANNO ALL’INAUGURAZIONE Dr.H.C.
Guido Fluri – Iniziatore di Justice Initiative Europa Luisella Pavan-Woolfe – Rappresentante del Consiglio D’Europa Emma Bonino – rappresentante di +Europa Manuela Valenti – Emergency ONG Onlus Simone Padovani – Autore della mostra e responsabile della campagna Justice Initiative Italia Francesco Zanardi – Vittima e presidente di Rete L’Abuso Irene Cane – Vittima Alessandro e Cristina – Genitori di vittima

Uno dei motivi non da poco per cui in Italia non si denuncia l’abuso minorile e non, ha uno stretto legame con l’ancora radicata cultura patriarcale del paese.
Mentre se pur sgradevole il rapporto tra una bambina (nelle donne adulte spesso spacciato per consenziente) ed un adulto maschio, è “tollerato” in quanto rappresenta nell’immaginario collettivo e culturale del paese, il caso dell’autorità maschile che esercita un suo “diritto”, rendendo quasi “pretestuosa” la “polemica” perché la fanciulla era minorenne, spesso “aggravata” dal fatto che questa fosse anche in balia dello sviluppo e, magari, a legittima difesa “provocante”…
Dall’altro lato dello squilibrio, si nota invece quando la vittima è un ragazzino e lo stupratore una donna adulta, malgrado i moltissimi casi, praticamente nessuna denuncia. Spesso addirittura un vanto per chi subisce. Quasi come se in questo caso cambiasse nella psiche della vittima un qualcosa che non è legato realmente alla psiche e al trauma effettivo, ma che è accolto meglio culturalmente, quindi non si riflette nell’apparenza in modo negativo.
La situazione di chi poi si riconosce o non si riconosce, a seguito di molestie sessuali da parte del suo stesso sesso, che sia sia omosessuale e ancora più complesso nella seconda. Una cosa che non dovrebbe essere un problema in una società civile in quanto si sta denunciando un crimine subito, la propria sessualità non conta, tranne che per i pregiudizi ideologici, ma di fatto pesa come nelle precedenti due situazioni.
Tre situazioni che sistematicamente notiamo pesare spesso nelle denunce che pervengono in associazione. Situazioni che creano un ulteriore ostacolo alla libertà della denuncia, spesso anche a comprendere in tempi procedibili dalla giustizia, il crimine subito.
Un unico punto di partenza culturale, che si fonda su basi ideologiche di certo poco democratiche e rinnegate da qualunque convenzione civile nel pianeta, ma ancora in voga in Italia, con un peso tristemente ancora notevole.
Ci troviamo di fronte al caso di persone che a fronte di una Costituzione democratica mai applicata, dove dovrebbero circolare per il paese, anche se ignoranti tutelati dai diritti, restano invece vittime di stupro e successivamente delle stesse Istituzioni dello Stato.
Per via di un pregiudizio culturale che va rispettato, ma non può negare come sta facendo i diritti ed essere di ostacolo (per timore del giudizio) alla denuncia di un crimine.
F.

Vittime di abusi e maltrattamenti da tutta Europa condividono le loro storie per chiedere di migliorare le leggi per proteggere i minori da abusi e maltrattamenti.#
23 Marzo 2023, ore 12.00, presso Casa Emergency, Milano – La mostra rimarrà aperta fino all’8 aprile.
Dall’Italia alla Svezia, dalla Romania al Portogallo: negli ultimi mesi, i ritratti di quasi 100 vittime di abusi su minori sono stati raccolti in tutta Europa. Mai la dimensione del problema è stata catturata in questo modo.
Foto e video realizzate nel 2022 da Simone Padovani, fotografo e psicologo internazionale, che documentano le ingiustizie danno voce alle vittime.
La mostra “SHAME – European Stories” che fa parte del progetto europeo Jsutice Initiative, sarà allestita in tutta Europa dopo essere stata al Palais de la Europe a Strasburgo e gode del patrocinio del Consiglio d’Europa, ed è a supporto della campagna europea Justice Initiative #SAFEFORKID
Saremo lieti di accogliervi all’inaugurazione della mostra fotografica:
SHAME – EUROPEAN STORIES
GIOVEDI 23 MARZO 2023 Ore 12.00 presso CASA EMERGENCY Via Santa Croce, 19, 20122 Milano MI
INTERVERRANNO ALL’INAUGURAZIONE
Dr.H.C. Guido Fluri – Iniziatore di Justice Initiative Europa
Luisella Pavan-Woolfe – Rappresentante del Consiglio D’Europa
Emma Bonino – rappresentante di +Europa
Manuela Valenti – Emergency ONG Onlus
Simone Padovani – Autore della mostra e responsabile della campagna Justice Initiative Italia
Francesco Zanardi – Vittima e presidente di Rete L’Abuso
Irene Cane – Vittima
Cristina – Genitore di una vittima

Dal 23 marzo all’8 aprile 2023 gli spazi espositivi di Casa Emergency a Milano ospitano la mostra fotografica e video Shame: European Stories del foto-reporter Simone Padovani. Promossa da Fondazione Guido Fluri e Emergency Ong Onlus, l’esposizione raccoglie più di 60 ritratti in bianco e nero di minori vittime di abuso e maltrattamento in tutta Europa accompagnati da videointerviste.
Milano –Patrocinata dal Consiglio D’Europa e parte integrante del progetto europeo Justice Initiative – European Response to Child Abuses, nato nel 2021 sotto l’egida delle Fondazione Guido Fluri in Svizzera, la mostra ha l’obiettivo di migliorare la protezione legislativa delle vittime di abuso o maltrattamento di minori e prevede una duplice campagna di raccolta firme: la prima lanciata dai gruppi di sopravvissuti e organizzazioni per la tutela dei minori di tutta Europa lo scorso 22 febbraio a Parigi, in occasione della Giornata europea delle vittime di reato, che ha attivato una petizione per una maggiore protezione contro gli abusi sessuali sui minori nell’Unione Europea; la seconda, a livello nazionale, per promuovere un’iniziativa di legge popolare per potenziare la normativa italiana in termini di prevenzione e assistenza delle vittime di abuso da minori.
Milano –La mostra è aperta al pubblico di Casa Emergency nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 12.30 alle ore 23.30.
https://www.mentelocale.it/milano/eventi/244832-shame-european-stories-mostra-fotografica-di-simone-padovani.htm

Due anni fa scoppiò il caso: don Gianfranco denunciò alle forze dell’ordine di aver subìto un’estorsione da due giovani. Oggi, il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha condannato don Gianfranco Roncone, ex parroco di Presenzano, comune dell’Alto-Casertano, a un anno e mezzo di carcere con pena sospesa per possesso di materiale pedopornografico, assolvendolo però, perché il fatto non sussiste, dalla più grave accusa di violenza sessuale su un minore di 16 anni e dal reato di induzione alla prostituzione minorile nei confronti di un 17enne (entrambi gli adolescenti sono albanesi).
La Procura di Santa Maria Capua Vetere aveva chiesto per il prete (difeso dagli gli avvocati Renato Jappelli e Dario Mancino) una condanna ad otto anni e sei mesi di carcere. Il sacerdote fu sospeso dalla Diocesi di Teano alla vigilia di Natale 2020 dopo l’apertura nei suoi confronti dell’inchiesta per abusi sessuali sui due minori (uno dei quali lo aveva denunciato dopo i fatti avvenuti nell’agosto 2020). Pochi mesi dopo, nell’aprile 2021, gli accertamenti della Procura e dei carabinieri di Capua portarono don Roncone agli arresti domiciliari, poi revocati nel successivo mese di agosto in seguito all’incidente probatorio che aveva messo faccia a faccia il prete con i suoi due accusatori; durante il confronto emersero infatti alcune difformità nel racconto da parte di una delle due vittime, così il gip sostituì i domiciliari con la misura dell’obbligo di dimora nel comune di Sparanise, paese di residenza del sacerdote.
Oggi don Roncone è libero da ogni misura. L’indagine partì nell’agosto 2020 dopo che il parroco fu sorpreso da una pattuglia di carabinieri della compagnia di Capua in auto, in una zona isolata nei pressi del cimitero di Presenzano, in compagnia di due giovani. Nel corso delle indagini al prete fu sequestrato del materiale pedopornografico, per il quale è stato condannato.
https://www.ilmattino.it/caserta/sacerdote_casertano_condannato_per_possesso_di_materiale_pedopornografico-7275365.html