Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione Media Web

  • Esclusiva: parla Pietro, il fratello di Emanuela Orlandi – Storie Italiane 31/10/2019

    Esclusiva: parla Pietro, il fratello di Emanuela Orlandi – Storie Italiane 31/10/2019

    Sono trascorsi 36 lunghi anni quando il 22 giugno 1983 a Roma una ragazza di soli 15 anni, Emanuela Orlandi, spariva in circostanze misteriose dopo una lezione di musica.

    La scomparsa di Emanuela, che inizialmente sembrava poter essere una fuga momentanea, si rivela ben presto un caso complicato fatto di depistaggi, segnalazioni, avvistamenti e ipotesi di complotti.

    In esclusiva a Storie Italiane l’intervista al fratello di Emanuela, Pietro Orlandi. LA PUNTATA INTEGRALE SU RAIPLAY

  • Grazie a Dio: recensione del film di François Ozon

    Grazie a Dio: recensione del film di François Ozon

    Esce nelle sale italiane il film di Ozon premiato al Festival di Berlino

    A due anni di distanza dallo scandalosissimo Doppio Amore, François Ozon decide di tornare sul grande schermo con un’altra opera d’impatto come Grazie a Dio. Il film, premiato dalla giuria al Festival di Berlino, tratta un tema delicatissimo come la pedofilia, prendendo spunto da una storia vera scoppiata nel 2014. Così l’opera, più che la narrazione di un racconto, tratteggia una testimonianza. Approfondiamo le tematiche di Grazie a Dio in questa nostra recensione.

    Il vincitore dell’Orso d’argento a Berlino è una produzione ex aequo tra Francia e Belgio e arriva nelle nostre sale solo oggi. La pellicola si prefigura come un dramma che grazie alla bravura di Ozon, capace di rinunciare ai vezzi del cinema d’essai in virtù di un avvicinamento al cinema d’autore popolare, riesce a far ragionare riguardo al fenomeno degli abusi sui minori. Espressione di una cinematografia engagé e che per questo motivo ha accostato il film al già cult Il Caso Spotlight, Grazie a Dio è una pellicola con una sua identità. Essa infatti ha in comune col film di McCarthy solo la tematica, ma il risultato è completamente differente. L’opera qui considerata si prefigura ben congegnata, capace di ricostruire abilmente il caso Preynat, ma comunque non esente da difetti.

    La trama: Grazie a Dio

    Alexandre Guérin (Melvil Poupaud) è un quarantenne padre di famiglia che vive a Lione, ma lavora a Parigi. Cattolico praticante educa i suoi figli nel rispetto delle pratiche religiose cristiane, ma un giorno viene a sapere che Bernard Preynat (Bernard Verley), il prete che lo aveva molestato da bambino, officia ancora messa ed è ancora a contatto con i bambini. Da questo momento in poi Alexandre, preoccupato per i piccoli e in primis per i suoi figli, deciderà di avviare una crociata personale.

    In principio opterà, con un misto tra sdegno e speranza, per denunciare tutto al cardinal Barbarin (François Marthouret), che apprezza per il suo atteggiamento intransigente verso la pedofilia dei sacerdoti. Tuttavia ciò che ne emerge è sconfortante e raffigura bene la difesa stoica dei pedofili  e l’omertà all’interno del clero. Infatti dopo un fitto scambio di email Alexandre deciderà di incontrare colui che lo ha “insozzato nella carne”, ma non troverà né il pentimento né l’agognata redenzione.

    Andata perduta così la fiducia nel cardinale, emergeranno invece la rabbia e l’indignazione di Alexandre, sentimenti che aveva represso durante la sua adolescenza. In tal modo il protagonista farà il primo passo verso la giustizia e denuncerà l’accaduto alla polizia. Successivamente con l’aiuto di François (Denis Mènochet) ed Emmanuel (Swann Arlaud), anche loro vittime degli abusi, considererà l’idea di rendere pubblica la responsabilità della Chiesa nell’affaire; in questo modo, con l’aumentare del numero delle denunce riguardanti le violenze subite, formeranno un associazione che deciderà di costituirsi in giudizio legale.

    Le consuetudini e la responsabilità della Chiesa

    In Grazie a Dio fin da subito spiccano la tematica della pedofilia e la correlata responsabilità della Chiesa. Tuttavia il film non si limita a segnalare gli abusi, ma cerca di esplorare il tema in maniera piuttosto sfaccettata e approfondita. Ora per Ozon non ci si può limitare ad una mera descrizione del problema, ma bisogna sviscerarne l’essenza. Pertanto il regista deve rivelare il meccanismo che rende effettivamente l’abuso sessuale un problema interno al chiericato, vale a dire una conseguenza intrinseca della sua stessa organizzazione simbolica. Un’organizzazione narrata con molta perizia e che si concentra prevalentemente su quello che potremmo chiamare, riecheggiando Slavoj Zizek, il “cuore di tenebra delle consuetudini”. Tutto ciò emerge lapalissianamente nella prima parte del film e in quelle che sono le figure del cardinal Barbarin e di padre Preynat.

    Essi incarnano l’inconscio istituzionale che sostiene tutte le istituzioni e che si manifesta nell’identificazione anche dei loro lati oscuri. Chi non lo fa infatti diventa automaticamente un emarginato, un soggetto escluso dalla comunità. In questo caso quindi Barbarin potrà limitarsi ad un’ammissione minimizzatrice solo nei confronti delle vittime e all’interno dell’istituzione, ma non gli sarà mai consentita una confessione pubblica e la conseguente destituzione di padre Preynat. Quest’ultimo invece raffigura il prodotto del procedimento sovrariportato, in quanto da un lato è la vittima di questo sistema ecclesiastico, ma dall’altro è il carnefice di tanti piccoli innocenti.

    In questo caso il regista coglie in pieno il paradosso della pedofilia nella Chiesa e la sua responsabilità. Quest’ultima nell’opera ha una duplice faccia: quella della mancata ammissione e dell’insabbiamento, ma anche quella della reiterazione del fenomeno mediante la messa a tacere degli scandali. Padre Preynat non si fermerà mai e questo anche per colpa dell’assenza di una punizione somministratagli fin dall’inizio.

    Il contrasto credenza/ateismo e il rapporto familiare

    Grazie a Dio evidenzia anche due punti fondamentali della denuncia delle vittime, vale a dire il contrasto credenza/ateismo e il rapporto familiare degli abusati. In primo luogo, per quanto si tratti tutto in maniera un po’ semplicistica, si denota la volontà di mettere in gioco la differenza tra il vivere la pedofilia da credente e il non viverla, tra l’abbandonare la fede per colpa dell’abuso o invece credere ancora nei dogmi cristiani.

    Il film riproduce bene queste esperienze differenti e lo fa sopratutto tramite la caratterizzazione dei personaggi. Essi, per quanto stereotipati, in questo senso rappresentano le diverse attitudini alla fede. Infatti si va dall’ateo al fervente credente, passando infine per il cattolico non praticante. In tal modo il film riesce ad analizzare il contrasto tra il voler cambiare la Chiesa dall’interno o il volerla smantellare, nonché a rileggere platonicamente il conflitto tra giustizia e vendetta. In un certo senso così il film diventa corale, facendo entrare diversi tipi di testimonianze. Queste esplicitano le differenti influenze che gli abusi possono provocare nella maturazione di un individuo.

    Il rapporto familiare è invece l’esemplificazione del sovvertimento dell’equilibrio costituito in seno alla famiglia, in quanto la decisione di uscire dal silenzio tende ad intaccare spesso i rapporti con i propri parenti. Dall’altro lato la famiglia, ovvero l’altra istituzione del film, in un certo senso si presta un po’ al gioco della Chiesa dal momento che spesso, per evitare lo scandalo e distruggere la normalità, decide di rimanere inerte davanti alla sacra istituzione. La comunità familiare, così come quella ecclesiastica, predilige quindi la normalità. La stessa normalità con cui beffardamente Barbarin pronuncia le parole che danno il titolo al film e che raffigura la scandalosa visione del problema da parte della Chiesa.

    Il lato tecnico – Grazie a Dio recensione

    Procediamo nella recensione di Grazie a Dio approfondendo il lato tecnico dell’opera. Tecnicamente l’opera risulta sicuramente ben interpretata e vede in Melvil Poupaud e François Marthouret dei buonissimi caratteristi. Inoltre è indubbia anche la pregevole caratterizzazione di Denis Menochet, ma più di tutti stupisce un istrionico Swann Arlaud. Egli non solo ci fa vivere il dramma interiore di questo personaggio, bensì risulta convincente anche nella rappresentazione fisica.

    La regia di Grazie a Dio è molto buona e riesce sicuramente a fare un bel compendio tra la perizia tecnica, testimoniata soprattutto in apertura con piani sequenza e inquadrature di stampo godardiano, e il contenuto della narrazione. Molto interessante anche la scelta della lettura delle email con la voce fuori campo, la quale dona al tutto una dimensione più intima, quasi si tratti di una confessione. Tuttavia la scelta più brillante del comparto registico è da ritrovarsi nei flashback degli abusi dove la fotografia tocca le sue vette più alte. Allo stesso tempo la pellicola realizza una vera e propria trasformazione dei luoghi sacri in spazi esecrabili.

    La scenografia è convincente e a tratti sorprende, così appunto come la fotografia. Grande pecca del film risulta essere invece la colonna sonora, a tratti impalpabile e per niente d’effetto. Inoltre la seconda parte della pellicola contiene alcuni errori di scrittura grossolani, i quali purtroppo intaccano quanto di buono fatto nella prima parte. Infatti il film ha il suo più grande difetto in un differenziale che viene a costituirsi tra prima e seconda parte del lungometraggio; questo da un lato è sicuramente un problema da imputare al montaggio, ma non preclude le responsabilità del regista.

    Considerazioni finali: Grazie a Dio recensione

    È necessario sottolineare come la pellicola si qualifichi come una buonissima opera filmica. Essa è capace non solo di riportare abilmente i fatti accaduti nel 2014 in Francia, ma riesce a far riflettere e pensare. Vi è poi da lodare la ricerca dell’opera di approcciarsi in maniera originale all’argomento trattato, ponendo in primo piano le vittime della pedofilia. Inoltre forse i 140 minuti del film sono un po’ troppi nell’economia dell’opera; visto e considerato che gli ultimi venti non aggiungono nulla alla ricostruzione storica dei fatti.

    Concludendo la nostra recensione di Grazie a Dio si capisce come il film abbia avuto il consenso della critica, ma con un occhio più attento si possono trovare dei difetti, alcuni purtroppo anche importanti. Pertanto il film, pur ritagliandosi un suo spazio e risultando ben più che interessante, a tratti risulta deficitario e non riesce a tenere l’asticella alta. Per questo motivo la valutazione non può che essere buona, ma non ottima come la prima parte del film aveva fatto intravedere.

    Grazie a Dio

  • François Ozon racconta una scena di Grazie a Dio

    François Ozon racconta una scena di Grazie a Dio

    “In questa sequenza abbiamo usato la famosa foto del bambino nel ghetto di Varsavia, per metterla in contrasto con le accuse di pedofilia”, dice nel video François Ozon, regista di Grazie a Dio.

    “Volevamo ricordare che il compito della chiesa è quello di proteggere i più deboli”. Il film è tratto da una storia vera. Alexandre scopre che padre Preynat, il prete che lo ha molestato durante l’infanzia, è tornato a officiare nella regione di Lione.

    Dato che la chiesa si rifiuta di sanzionare Preynat, Alexandre decide di lottare per rompere il silenzio sui casi come il suo e impedire ulteriori abusi. Grazie a Dio ha vinto l’Orso d’argento al festival di Berlino.

  • Caso Provolo – Canale 7 Argentina

    Caso Provolo – Canale 7 Argentina

    Un’intervista sul caso degli istituti per bambini sordi Provolo andata in onda su Canale 7 in Argentina

  • Pedofilia, Diocesi di Savona citata in giudizio per 5 milioni di euro

    Pedofilia, Diocesi di Savona citata in giudizio per 5 milioni di euro

    Pedofilia, Diocesi di Savona citata in giudizio per 5 milioni di euro

  • Cremona: pedofilia nel clero, chiesti risarcimenti per 5 milioni

    Cremona: pedofilia nel clero, chiesti risarcimenti per 5 milioni

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  • Bari, “Pedofilia clericale: non nascondiamola!”

    Bari, “Pedofilia clericale: non nascondiamola!”

    Il delicato argomento della pedofilia clericale sotto i diversi aspetti medico-psicologici, giuridici e di diffusione sul territorio italiano.

    Intervengono

    Francesco Zanardi
    Fondatore RETE L’ABUSO e ECA GLOBAL
    «Chiesa e pedofilia: Report dell’ONU e complicità dello Stato italiano»

    Maria Grazia Foschino
    Responsabile SSD di Psicologia – GIADA Ospedale Pediatrico «Giovanni XXIII»
    «Abusi sessuali in canonica. Esiti sulla salute delle vittime minorenni»

    Marilena Lanzellotto
    Coordinatrice Regionale ONDIF (Osservatorio Nazionale Diritto di Famiglia)
    «Tutela del minore tra legislazione italiana e disposizioni pontificie motu proprio»

    Modera Rosy Paparella
    Formatrice ed esperta in diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

    Introduce Vittorio Betti
    Coordinatore del Circolo Uaar di Bari

    https://www.uaar.it/appuntamenti/2019-06-11-bari-pedofilia-clericale-non-nascondiamola/

  • TG Tele Bari. Incontro UAAR

    TG Tele Bari. Incontro UAAR

    Questo pomeriggio nel centro polifunzionale degli studenti un convegno sul fenomeno della pedofilia clericale organizzato dal circolo unione degli atei e degli agnostici razionalistici di paris in chianti una conferenza dal titolo pedofilia clericale non nascondiamo la quella che questo pomeriggio si è tenuta nel centro polifunzionale degli studenti organizzata dal circolo unione degli atei e degli agnostici razionalisti di bari.

    Tanti gli interventi che hanno affrontato un tema di triste attualità come quello della pedofilia clericale esploso in modo vertiginoso al centro di numerosi interrogativi e indagini nel nostro paese l’italiano è stato denunciato dalla mia associazione alle nazioni unite c’è stata la seduta al 21 e 22 gennaio scorsi il 7 febbraio e l’onu ha rilasciato un report pesantissimo contro italia e attacca pesantemente innanzitutto l’autorità giudiziaria colpevole secondo le nazioni unite e anche secondo noi che l’abbiamo deportato di non fare indagini nei confronti dei sacerdoti e quando le fa purtroppo le condanne sono sempre veramente molto lievi.

    L’argomento è stato analizzato nel corso dell’incontro da più punti di vista dal report dell’onu sulla chiesa sulla pedofilia di francesco zanardi fondatore delle reti l’abuso e ca global ad un focus sulla tutela del minore tra legislazione italiana e disposizioni pontificio dalla coordinatrice regionale dell’osservatorio nazionale diritto di famiglia marilena lanzellotto analisi inoltre anche sui danni subiti dalle vittime minorenni a causa delle violenze tema affrontato dalla dottoressa maria grazia foschini queste esperienze possono essere alla base delle problematiche di tipo mentale più importanti dal disturbo da stress post traumatico depressione ansia problematiche di adattamento di relazione con gli altri però dobbiamo intervenire precocemente e precocemente mettere in atto tutti i processi riparativi e la crescita può riprendere tranquillamente

  • ARCI Atea; incontro con Federico Tulli e Francesco Zanardi

    ARCI Atea; incontro con Federico Tulli e Francesco Zanardi

    sabato 18 maggio 2019, presso la libreria Zivago a Milano, con Francesco Zanardi presidente di Rete l’Abuso e Federico Tulli giornalista di Left e coautore di Giustizia divina

  • Polonia: docufilm svela abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti

    Polonia: docufilm svela abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti

    S’intitola “Non dirlo a nessuno” il documentario, girato in Polonia, che dà voce alle vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare preti pedofili da una parrocchia all’altra.

    Le immagini, che illustrano molteplici casi di violenze su minori ad opera di sacerdoti cattolici, hanno già ricevuto più di 11 milioni di visualizzazioni su YouTube.

    “Ho l’impressione che, a partire da chi abusa sino alla gerarchia ecclesiastica – dice il regista, Tomasz Sekielski – ci sia una totale mancanza di empatia per le vittime, nulla che vada oltre frasi di circostanza come ‘Abbiamo le vittime nei nostri cuori’ oppure ‘Li incontreremo’: in effetti, non accade nient’altro”.

    Il leader del Partito ‘Diritto e Giustizia’, Kaczynski, annuncia intanto imminenti modifiche al codiceper inasprire le pene nei confronti di chi commette abusi su minori, passando dagli attuali 12 anni di massima pena a 30 anni di carcere.

    Il lungometraggio ha causato un’ondata di reazioni indignate: “Le prove – afferma Lech Walesa, ex Presidente del Paese – dicono che nella mia vita molti preti non erano brave persone, non è nella mia testa ma si è scoperto che è tutto vero, sono sorpreso ed è un peccato che io abbia avuto così tanti cattivi confessori e maestri di fede”.

    Interpellato sull’argomento da una giornalista televisiva polacca, l’Arcivescovo di Danzica, Glodz, ha detto che non guarderà il film, e alla domanda su quando finirà l’occultamento dei casi di pedofilia, ha risposto: “Non mi provochi, non sono così ingenuo come potrebbe pensare”.

    https://it.euronews.com/2019/05/14/polonia-docufilm-svela-abusi-sessuali-su-minori-da-parte-di-sacerdoti