Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Pedofilia, monsignor Viganò: “Papa Francesco si dimetta. Ha seguito consigli dei perversi e operato il male”

    Pedofilia, monsignor Viganò: “Papa Francesco si dimetta. Ha seguito consigli dei perversi e operato il male”

    A La Verità l’ex nunzio apostolico negli Usa – allontanato da Benedetto XVI per volontà del cardinale Bertone – rivela di aver comunicato personalmente a Bergoglio, tre mesi dopo la sua elezione, gli abusi sessuali commessi dall’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick, al quale recentemente il Papa ha tolto la porpora

    “In questo momento estremamente drammatico la Chiesauniversale riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, Papa Francesco sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro”. A chiederlo è monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Usa, in un lungo e durissimo atto di accusa contro Bergoglio pubblicato su La Verità. Il diplomatico vaticano rivela di aver comunicato personalmente a Francesco, appena 3 mesi dopo la sua elezione al pontificato, ovvero nel giungo 2013, gli abusi sessuali su minori commessi dall’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick, al quale recentemente il Papa ha tolto la porpora.

    Secondo Viganò, Francesco “nel caso di McCarrick non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa! Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo”.

    Parole durissime e inequivocabili. Ma c’è di più. Viganò mette nero su bianco i nomi di tutti i cardinali e vescovi che, a suo giudizio, si sono resi complici coprendo la pedofilia di McCarrick. La lista è lunghissima. “Vescovi e sacerdoti, – scrive il nunzio apostolico – abusando della loro autorità, hanno commesso criminiorrendi a danno di loro fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad essere perpetrati”.

    Nelle parole di Viganò, che ripercorre in maniera precisa tutti gli avvenimenti del caso McCarrick, si legge anche, però, il suo forte risentimento per essere stato allontanato da Roma da Benedetto XVI per volontà del cardinale Bertone con il quale era entrato in forte contrasto. Il diplomatico, infatti, come è emerso quando furono pubblicati alcuni documenti riservati di Ratzinger nello scandalo Vatileaks 1, nutriva la certezza che sarebbe diventato cardinale presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Un desiderio che neanche Francesco ha esaudito limitandosi a mandarlo nel 2016 al compimento dell’età canonica delle dimissioni.

    Nel suo atto di accusa il diplomatico rivela che già “Papa Benedetto aveva comminato al cardinale McCarrick sanzioni simili a quelle ora inflittegli da Papa Francesco: il cardinale doveva lasciare il seminario in cui abitava, gli veniva proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze, di viaggiare, con obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Sanzioni, però, che, come l’ex nunzio negli Usa riporta di aver costatato personalmente, non erano state minimamente rispettate. “Papa Francesco – scrive Viganò – ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il Papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto Papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga”.

    La lettera di Viganò arriva mentre il Papa è in Irlanda dove, nel 2010, scoppiò in modo sconvolgente lo scandalo della pedofilia del clero. Una vicenda talmente grave che fu perfino chiusa per 4 anni l’ambasciata della Santa Sede nel Paese, poi riaperta nel 2014. Francesco, sulla scia della lettera che aveva scritto nel 2010 Benedetto XVI ai cattolici irlandesi, ha voluto chiedere perdono per “il fallimento delle autorità ecclesiastiche, vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri, nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti che ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica”.

    Proprio alla vigilia del viaggio, Bergoglio, che in Irlanda ha incontrato anche 8 vittime degli abusi, aveva indirizzato una lettera ai fedeli di tutto il mondo sulla piaga della pedofilia del clero. Lettera scritta di getto dopo l’ennesimo scandalo avvenuto proprio negli Stati Uniti, in Pennsylvania, dove 301 sacerdoti hanno abusato di oltre mille minori dagli anni ’40 in poi.

    Non a caso, Viganò scrive che “ora negli Stati Uniti è un coro che si leva specialmente dai fedeli laici, a cui ultimamente si sono uniti alcuni vescovi e sacerdoti, che chiedono che tutti quelli che hanno coperto con il loro silenzio il comportamento criminale di McCarrick o che si sono serviti di lui per fare carriera o promuovere i loro intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa si devono dimettere. Ma ciò non sarà sufficiente per sanare la situazione di gravissimi comportamenti immorali da parte del clero, vescovi e sacerdoti. Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale. Occorre sradicare le reti di omosessuali esistenti nella Chiesa”.

    Da qui l’appello del diplomatico vaticano: “Imploro tutti, in particolare i vescovi, a rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di omertà così diffusa, a denunciare ai media ed alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a conoscenza”. E aggiunge: “Voglio ricordare questa verità indefettibile della santità della Chiesa ai tanti che sono rimasti così profondamente scandalizzati degli abominevoli e sacrileghi comportamenti del già arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick, dalla grave, sconcertante e peccaminosa condotta di Papa Francesco e dall’omertà di tanti pastori, e che sono tentati di abbandonare la Chiesa deturpata da tante ignominie”.

    @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/26/pedofilia-monsignor-vigano-papa-francesco-si-dimetta-ha-seguito-consigli-dei-perversi-e-operato-il-male/4582449/

  • Le parole non bastano più. Clamorose proteste in Irlanda per la pedofilia, insufficienti le scuse del Papa

    Le parole non bastano più. Clamorose proteste in Irlanda per la pedofilia, insufficienti le scuse del Papa

    I drammi della pedofilia nella Chiesa rimbalzano da Australia a Cile, da Usa a Irlanda, ma poco è stato fatto. Anzi emerge una formidabile opera di occultamento

    Le parole non bastano più. Neppure le parole di scusa e di vergogna. Ci vogliono azioni, precise, contro la pedofilia del clero cattolico. È questa la cifra dell’impatto del rinnovato ribollire in tutto il mondo (dall’Australia al Cile, dagli Stati Uniti all’Irlanda) dei drammi della pedofilia nella Chiesa. La “protesta delle scarpe “lasciate sul selciato di Dublino da un gruppo di vittime era accompagnata dallo striscione “no words”.

    Pairs of baby shoes are hung from black ribbons on Gardiner Street in Dublin in memory of the children who died at the Bon Secours Mother and Baby Home in Tuam, Co Galway, during the visit of Pope Francis to Ireland. (Photo by Niall Carson/PA Images via Getty Images)

    La stessa cosa ha chiesto direttamente rivolgendosi al Papa il primo ministro irlandese Leo Varadkar, nel suo messaggio di benvenuto. “Usi il suo ufficio e la sua influenza”. L’ufficio ha che fare con le competenze e la giurisdizione, l’influenza con la guida religiosa e morale. L’ufficio con l’azione, l’influenza con le parole, l’insegnamento. E Varadkar ha parlato prima di ufficio e poi di influenza, forse non a caso. Ma lo stesso primate d’Irlanda Eamon Martin, arcivescovo di Armagh, ha dichiarato in una serie di interviste televisive che “la gente vuole qualcosa di più di espressioni di dispiacere”.

    Due luoghi e due tempi sono uniti in questa visita di Papa Francesco In Irlanda. La presenza del Pontefice alle giornate mondiali delle famiglia, che ha preceduto quella di oggi e domani a Dublino, si era svolta tre anni fa durante la visita ufficiale negli Stati Uniti, a Philadelphia. E paradossalmente proprio da lì è arrivato nelle scorse settimane il Rapporto del Gran Giurì che ha nuovamente inchiodato la Chiesa cattolica al suo passato carico di abusi sessuali su minori.

    Il Papa nella lettera di lunedì scorso si è rivolto a tutto il popolo di Dio, ha paradossalmente sottolineato la sua solitudine di Pastore. Nel testo nessun riferimento ai vescovi e alla loro responsabilità. Ma il richiamo a quanto già ebbe a scrivere Benedetto XVI proprio agli irlandesi. Nel 2010. Cioè otto anni fa.

    Due date, due tempi, distanti quasi un’infinità. E non sembra essere cambiato molto. Anzi. Due cardinali hanno dovuto dare forfait a Dublino, il cardinale di Washington Wuerl, chiamato in causa dal rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania, e il presidente della Commissione pontificia per la tutela dei minori, Seán O’ Malley, impegnato in un’indagine urgente su abusi commessi nel seminario della sua Diocesi. Un cardinale è imputato in Cile (Ezzati) e uno è sotto processo in Australia (Pell).

    L’Attorney General della Pennsylvania Josh Shapiro, in una lettera che ha indirizzato a Francesco esattamente un mese fa, il 25 luglio, ha ricordato di aver incontrato il Papa a Philadelphia nel 2015 all’incontro mondiale delle famiglie, di aver condiviso le sue parole contro gli abusi, ma tre anni dopo gli ha chiesto conto del perché non abbia fatto niente in relazione alla responsabilità dei vescovi. Già di per sè una lettera del genere, scritta su carta intestata, dovrebbe sollevare molti interrogativi, e certamente non può essere valutata con leggerezza.

    Nei giorni scorsi “dall’entourage papale” è stato negato ufficiosamente che sia in preparazione una seconda lettera del Papa ai vescovi cattolici. Ma intanto una nuova inchiesta è partita nel Missouri, da parte di un altro Gran Giurì. E tra gli arcivescovi che allora avevano responsabilità ci sono il cardinale di New York Dolan e il cardinale conservatore Burke.

    Se è vero che quasi la totalità dei casi denunciati di recente nel mondo (317 in Irlanda, nel 2017 ) risalgono a prima dell’anno Duemila, tuttavia tale ritardo nelle denunce dimostra che il sistema di occultamento è stato formidabile.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/08/25/le-parole-non-bastano-piu-clamorose-proteste-in-irlanda-per-la-pedofilia-insufficienti-le-scuse-del-papa_a_23509327/

  • I cattolici contro il Papa. La protesta dei biglietti per boicottare la Chiesa

    I cattolici contro il Papa. La protesta dei biglietti per boicottare la Chiesa

    Francesco da oggi in visita nell’isola. Ma i fedeli lo disertano in polemica con i casi di pedofilia

    Londra L’Irlanda si ribella al Papa. Non inizia certo sotto i migliori auspici la visita di Papa Francesco in uno dei Paesi più cattolici d’Europa.

    Lo aspetta infatti un’iniziativa che non ha precedenti e che si preannuncia come una delle proteste più eclatanti contro la Chiesa, colpevole nel passato, soprattutto in Irlanda, di centinaia di reati di pedofilia nei confronti di minori innocenti.

    Non è Papa Francesco a essere messo sotto accusa, anzi questo Pontefice è stato forse il primo a voler condannati i sacerdoti che si erano macchiati di una simile colpa, ma quello che Francesco rappresenta: una Chiesa che ha sempre saputo e che ha sempre coperto ogni misfatto e i relativi colpevoli. Così in molti hanno deciso di «dire di no al Papa», boicottando la sua udienza a Knock e la messa a Dublino in un modo alquanto originale. Chi vuole esprimere il suo dissenso ha richiesto un biglietto per partecipare e invece non si presenterà. «Si tratta di una protesta silenziosa e pacifica», hanno spiegato gli organizzatori della campagna chiamata appunto Say Nope to the Pope, che sulla pagina Facebook conta 9mila sostenitori. «Come cittadini irlandesi abbiamo diritto a ricevere un biglietto per essere presenti all’udienza papale ha spiegato Michael Stewart . I contribuenti hanno finanziato questa visita e il governo non ha tenuto conto della loro fede. Questo dettaglio è stato la ciliegina sulla torta che ha fatto esplodere un malcontento già molto forte».

    Ci sono mezzo milione di biglietti disponibili per la messa e altri 45mila possono essere richiesti per la visita a Knock. Ma sembra che saranno in molti a disertare. C’è chi afferma di aver richiesto 1.312 biglietti, mentre un altro ne ha ottenuti 800 usando indirizzi mail differenti. Quando Mary Coll ha visto l’annuncio della messa nel grande parco di Dublino non ha avuto esitazioni. Ne ha richiesto uno a nome suo e un secondo con il nome di sua madre, che l’aveva data in adozione nel 1962: nessuna delle due si presenterà all’appuntamento. Mary invece guiderà fino a Limerick per presenziare a una veglia nel luogo in cui lo scorso anno è stata scoperta una fossa comune nei pressi di una casa per ragazze madri gestita dalla Chiesa cattolica. Furono trovati i resti di almeno 800 neonati. La signora Coll ha raccontato al quotidiano britannico The Guardian che la maggioranza degli irlandesi non sono contenti di questa visita. Molti sono furiosi per i tanti scandali sessuali che hanno visto protagonisti i sacerdoti e per come tutto sia stato insabbiato per un tempo così lungo. Inoltre Dublino ricorda bene anche l’inumano trattamento di tante giovani madri sole, cacciate dal Paese e costrette a dare i figlioletti in adozione contro la propria volontà.

    Troppo dolore, troppe vite rovinate, troppi colpevoli lasciati impuniti. Gli irlandesi hanno detto «basta», e domenica preferiranno unirsi ai sopravvissuti agli abusi perpetrati dai servitori del clero piuttosto che recarsi ad ascoltare Sua Santità. Non raccogliere la sua chiamata è l’unico modo che conoscono per far sentire la loro voce. «Non esistono canali di dissenso all’interno della Chiesa spiega ancora Mary Coll , loro non sono interessati al nostro riscontro. Non è un’organizzazione dove puoi riempire un questionario e dare un giudizio sui loro servizi. La Chiesa agisce a modo suo e non si interessa a come uno la pensi». La protesta è stata invece criticata dal primo ministro Leo Varadkar. «Negare la possibilità di ottenere un biglietto a chi vuole essere presente all’evento – ha dichiarato il premier irlandese è un’azione meschina, da poveri di spirito».

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/i-cattolici-contro-papa-protesta-dei-biglietti-boicottare-1567919.html
  • Pedofilia, Papa Francesco accusa il clericalismo? Lo cancelli superando il celibato

    Pedofilia, Papa Francesco accusa il clericalismo? Lo cancelli superando il celibato

    Qualche commentatore (ad esempio, Alberto Melloni su La Repubblica) ha molto enfatizzato il riferimento critico che il Papaha fatto al clericalismo nella sua “lettera al popolo di Dio” ispirata dalle recenti rivelazioni sui crimini sessuali del clero. Innanzitutto va detto che si tratta di poche righe all’interno di un testo che presenta, per il resto, una lettura inadeguata e puramente spirituale della vicenda della pedofilia clericale, tutta centrata sul pentimento, la preghiera e il digiuno, ovvero su quelle medicine spirituali dispensate a piene mani lungo i decenni dai vescovi che coprivano pedofili e gli abusatori.

    In secondo luogo, si tratta di un riferimento vaghissimo e totalmente incongruente con la strategia che Francesco ha deciso di seguire sul tema. Riferendosi al clericalismo infatti il pontefice ha evocato “un modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa […]” che “non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente. Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso – ha concluso sul punto il papa – significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo”.

    Sono parole che sentiamo pronunciare da tantissimi anni (anche, e spesso, dal predecessore tedesco di Bergoglio) e sono parole giuste e vere. Il punto è: cosa deve fare la Chiesa concretamente per risolvere il problema del clericalismo? Una prima via è quella di insistere sulla preghiera, la penitenza, la conversione al Vangelo: tutte azioni meravigliose ed edificanti sotto un profilo spirituale ma, temo (e non sono il solo a nutrire questo sospetto), totalmente inefficaci sul piano pratico, inadatte a produrre il gigantesco cambiamento che sta dinanzi alla Chiesa Cattolica, se essa avesse davvero deciso di cambiare strada.

    La seconda via è, ahimè, molto più dolorosa, anche se decisamente più esaltante sotto il profilo dei risultati che consentirebbe di ottenere. Essa consiste nell’agire razionalmente e nel pensare che il problema del clericalismo si risolve riducendo la distanza che oggi separa il laicato dal clero cattolico e che tale distanza possa essere accorciata se si riducono drasticamente i privilegi e le risorse di potere del clero.

    Non è difficile individuare i modi attraverso i quali questo può avvenire. Si potrebbe, ad esempio, iniziare a sottrarre del tutto ai parroci il governo delle parrocchie, privandoli di quelle funzioni di governo (finanziario e pastorale) assoluto e monocratico di cui beneficiano oggi. Si potrebbero, introducendo un importante elemento di democrazia, rendere eleggibili i vescovi. Si potrebbero, sostituendoli con strutture formative aperte e trasparenti, chiudere i seminari, istituzioni della controriforma nel quale il clericalismo come spirito di casta viene ancor oggi esaltato e coltivato. Si potrebbe soprattutto cancellare la norma sulla quale il clericalismo viene oggi maggiormente fondato (e che è anche alla base della stragrande maggioranza dei crimini sessuali del clero) e cioè il celibato obbligatorio. E’ proprio la castità presunta del clero, con tutto il corollario di purezza, sacralità, sovrumanità che ad essa si accompagna, a stabilire la principale premessa del clericalismo. E’ l’idea che il prete sia in grado di fare quello che a nessuno di noi riesce e cioè domare i propri istinti sessuali sublimandoli nella preghiera e nell’amore degli altri a farci pensare che sia una creatura speciale, una persona che Dio ama di più di quanto di ami noi, una sorta di anello di congiunzione tra l’umano e il divino che merita rispetto e venerazione.

    Questa è la principale sorgente del clericalismo. Ed è questa la questione che Francesco non ha mai avuto il coraggio di affrontare, dimostrandosi fino in fondo prigioniero della logica che pure ha denunciato. Se lo facesse forse crollerebbe la Chiesa, ma il cristianesimo potrebbe vivere una stagione nuova e rinnovata. All’insegna della verità e del coraggio.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/25/pedofilia-papa-francesco-accusa-il-clericalismo-lo-cancelli-superando-il-celibato/4580397/

  • Pedofilia Usa, ai cattolici non basta il mea culpa sugli abusi. Il Papa deve legiferare

    Pedofilia Usa, ai cattolici non basta il mea culpa sugli abusi. Il Papa deve legiferare

    Le conclusioni del Grand Jury di Pennsylvania sui crimini di abuso e occultamento commessi da uomini di Chiesa sono per l’episcopato cattolico e il Papa molto più di un campanello di allarme. Sono una sirena  dal suono lacerante, che intima ad agire con la massima rapidità.

    Più di mille minori abusati, più di trecento preti predatori. L’arco temporale riguarda gli ultimi settant’anni. L’ambito è relativo alle otto diocesi dello stato di Pennsylvania. I dettagli gettano una luce sinistra sull’atteggiamento dei vescovi. Vescovi che non hanno voluto incontrare le vittime perché consigliati a non farlo dai propri avvocati e dagli agenti delle compagnie assicurative. Vescovi sistematicamente inclini a credere alle giustificazioni del loro preti e a immaginare che i predatori fossero “guariti” dopo qualche sessione di psicoterapia. E quindi preti criminali lasciati a compierenuovi abusi.

    Papa Francesco ha reagito con una “Lettera al Popolo di Dio”, ribadendo “tolleranza zero” e  sottolineando che le ferite “non vanno mai prescritte”.

    Com’è nel suo stile, il pontefice è stato estremamente sincero: “Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite”. Al tempo stesso Francesco ha colto l’occasione per mettere il dito nella piaga del clericalismo. Quel modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa, ha spiegato, diffuso tra sacerdoti e fedeli e che “fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo”. Dire no all’abuso – scandisce il Papa – significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo.

    Eppure questa Lettera non basterà per placare la rabbia, l’indignazione, lo smarrimento e il disgusto che si manifestano in larga parte del mondo cattolico e anche tra i diversamente credenti, che guardano con attenzione alla figura di Bergoglio. L’opinione pubblica è come un mare con i suoi venti e le sue correnti. E sarebbe un errore sottovalutare i mutamenti che sotto la superficie si producono in questo oceano di milioni di teste e di cuori.

    In questo gran mare dell’opinione pubblica comincia a farsi strada l’idea che i mea culpa e le dichiarazioni e gli incontri con le vittime non bastino più. Ieri avevano un significato forte perché indicavano la disponibilità ad un mutamento di rotta. Oggi l’opinione pubblica chiede di più. Si aspetta la concretezza di decisioni normative, che cambino i meccanismi del sistema. Vale per i morti causati dal crollo del ponte di Genova, vale per i sopravvissuti a migliaia e migliaia di abusi.

    Storicamente la caratteristica della Chiesa cattolica è sempre stata quella di essere un corpo organizzato. Non un corpo liquido e molecolare come il mondo dei credenti musulmani o buddisti. Ma una comunità strutturata e organizzata con i suoi codici e le sue istruzioni, i suoi controllori (episkopos, la parola greca per vescovo, significava agli albori del cristianesimo esattamente “ispettore”), le sue puntuali verifiche: rendiconti quinquennali dei vescovi in Vaticano, visite periodiche del vescovi ai propri parroci.

    Francesco, pur essendo eminentemente una personalità carismatica ed evangelizzatrice, ha avuto ben presente questo aspetto quando ha emanato norme che consentono ai vescovi locali di dichiarare nullo un matrimonio, quando ha autorizzato ogni prete (fosse pure un lefebvriano scismatico) ad assolvere il peccato di aborto, quando ha introdotto nel codice di diritto canonico norme rigorose contro la pedopornografia, quando ha modificato il catechismo abolendo ogni tolleranza verso la pena di morte.

    Tocca a lui agire adesso come Supremo Legislatore, quale lo indica il codice di diritto canonico.

    Quello che ora è divenuto urgente e non più procrastinabile nella Chiesa cattolica è l’instaurazione di un meccanismo normativo che contrasti efficacemente i crimini di abuso. Best practice si chiama nel mondo economico il miglior modo di procedere contro disfunzioni e prevenire possibili reati. Non c’è più nulla da inventare. Esempi virtuosi si trovano negli episcopati di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania.

    Dal rapporto del Grand Jury di Pennsylvania risulta che i crimini sono diminuiti drasticamente a partire dal 2002 (anche papa Francesco vi accenna nella sua Lettera), ma non è affatto casuale. Nel 2002 i vescovi americani si dotano di Linee guida severe, che prevedono la denuncia del crimine e l’espulsione del criminale dallo stato clericale. Dal Vaticano l’opinione pubblica si aspetta oggi che siano emanate Linee guida impegnative per tutti gli episcopati del mondo e che sia messo in campo quel tribunale per i vescovi occultatori (negligenti, secondo un’espressione più benevola) che Francesco aveva deciso di varare già nel 2015 prima di lasciarsi bloccare dalle resistenze interne della Curia.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/21/pedofilia-usa-ai-cattolici-non-basta-il-mea-culpa-sugli-abusi-il-papa-deve-legiferare/4572085/

  • Le vittime di abusi del clero chiedono una nuova guida per la Pontificia Commissione Tutela dei Minori

    Le vittime di abusi del clero chiedono una nuova guida per la Pontificia Commissione Tutela dei Minori

    ECA NOTIZIE DAL MONDO #ECAinIreland

    Conferenza stampa ECA OGGI a Dublino: Le vittime di abusi nel clero chiedono una nuova guida della Commissione papale

    QUANDO: L’incontro inizierà alle 12.00 di venerdì 24 agosto. Il notiziario conferenza / tavola rotonda inizierà circa alle 12:15.

    DOVE: Redwood Suite 4, Ballsbridge Hotel, Pembroke Road, Ballsbridge, Dublino 4

    CHI: Setteimportanti leader e attivisti sopravvissuti che sono membri di ECA (Ending Clergy Abuse), un progetto di giustizia mondiale volto a ritenere la chiesa cattolica responsabile per porre fine agli abusi sessuali del clero. Vedi i dettagli di seguito.

    CHE COSA: Primi sopravvissuti da tutto il mondo si riuniranno a mezzogiorno venerdì 24 agosto per rispondere all’unica sessione del World Meeting of Families sulla tutela dei bambini, prevista per venerdì mattina. Vedi notiziario:

    https://www.ecaglobal.org/leading-survivors-activists-to-react-to-safeguarding-discussion-at-wmof/

    Il gruppo solleciterà inoltre il Papa a nominare un nuovo leader per la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    PERCHÉ: Nei quattro anni in cui il cardinale Seán O’Malley, arcivescovo di Boston, ha guidato la Pontificia Commissione per la protezione dei minori, il lavoro della commissione non ha prodotto alcuna riforma significativa.

    O’Malley non è riuscito a persuadere il Papa a mettere in atto nessuna delle raccomandazioni meritevoli della commissione. Il tribunale per vescovi complici e insabbiatori non è mai decollato. La “tolleranza zero” per i preti pedofili non è ancora praticata dalla maggior parte dei vescovi e dei superiori religiosi del mondo.

    O’Malley ha fallito persino nell’attuare la raccomandazione della commissione secondo cui ogni vittima che contatta il Vaticano riceve una risposta.

    Sotto O’Malley, tutti i membri molto determinati e incentrati sulle vittime hanno lasciato la Commissione o sono stati licenziati.

    “Chiaramente, la commissione ha bisogno di un nuovo leader: qualcuno che è più deciso e determinato, con la volontà di rischiare” dice Peter Saunders.

    Un esempio di quel tipo di leadership, dice il gruppo, potrebbe essere l’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino. Martin sembra essere l’unico Vescovo al mondo a consegnare volontariamente alle autorità civili l’archivio di documenti della Diocesi, circa 65.000 pagine. La Diocesi di Martin è una delle poche al mondo al di fuori degli Stati Uniti a decretare volontariamente la “tolleranza zero” e rimuovere i sacerdoti, con resoconti credibili di abusi sessuali su minori, dal loro ministero. Recentemente e ripetutamente, Martin ha anche identificato e definito correttamente il problema degli abusi sessuali su minori da parte del clero come un sistema istituzionale o “meccanismo” che “consente o facilita l’abuso”. Ha dichiarato che queste strutture “devono essere abbattute e distrutte per sempre”.

    Ian Elliot, uno dei veri e propri osservatori interni assunti dalla chiesa nella storia della crisi degli abusi, ha detto questo su Martin, “non poteva, nella sua coscienza, fare i conti con il fatto che qualsiasi membro del clero potesse abusare di una giovane persona “.

    QUESTI PRINCIPALI SOGGETTI E ATTIVISTI PARLANO:

    * Pete Saunders del Regno Unito, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro attivo della Pontificia Commissione per la protezione dei minori dal 2014 al 2016. È stato messo in congedo dopo aver criticato pubblicamente il Papa per aver difeso un vescovo cileno insabbiatore e il cardinale George Pell per il  trattamento crudele delle vittime. Pete ha fondato il NAPAC, l’Associazione nazionale per le persone maltrattate nell’infanzia.

    * Rev. Thomas P. Doyle, O.P. degli Stati Uniti, un prete domenicano e avvocato canonico, noto informatore che ha diffidato i vescovi degli Stati Uniti nel 1985. Tom ha svolto attività di perito in migliaia di casi di abuso in tutto il mondo.

    * Mark Vincent Healy di Dublino, sopravvissuto agli abusi sessuali di due preti irlandesi, uno dei primi sopravvissuti ad incontrare papa Francesco

    * Lieve Halsberghe del Belgio, leader attivista e ricercatore il cui lavoro ha portato molti abusatori alla giustizia

    * Matthias Katsch della Germania, sopravvissuto all’abuso di clero, portavoce di ECKIGER TISCH (Organizzazione di auto-aiuto delle vittime della violenza sessuale nelle istituzioni gesuite in Germania n.d.r.) e membro del Consiglio dei sopravvissuti tedesco

    * Peter Isely degli Stati Uniti, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro fondatore ed ex direttore del Midwest (1992-2017) di Survivors Network degli Abusati dei Sacerdoti (SNAP). Peter ha fondato l’unico programma mondiale di ricovero ospedaliero per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    * Margaret McGuckin dell’Irlanda del Nord, una sopravvissuta di abusi sui minori e membro fondatore del gruppo di sostegno dei Sopravvissuti e delle vittime di abusi istituzionali (SAVIA). Una sopravvissuta di anni nella famigerata casa dei bambini di Nazareth House, aiutò a portare avanti le indagini sugli abusi istituzionalizzati.

    CHI SIAMO:

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che forza la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea di ECA rappresentano oltre 18 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

  • LA COMPLICITÀ COI PRETI PEDOFILI – il caso Pennsylvania

    LA COMPLICITÀ COI PRETI PEDOFILI – il caso Pennsylvania

    di Marco Marzano

    Vaticano – Il report del governo Usa conferma che gli abusi ci sono ovunque nella Chiesa e vengono sempre coperti. Ma il Papa, anche nella sua lettera ai fedeli, continua a trattare le molestie come un problema spirituale invece che penale

    Il report del Grand Jury della Pennsylvania sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico in sei diocesi di quello Stato americano è un catalogo di orrori a danno di minorenni, ripetuti nel tempo e aggravati dal riguardare un’intera organizzazione: quella di cui facevano parte sia gli abusatori che i loro complici, tutti coloro che li hanno aiutati a sottrarsi alla giustizia.

    Il documento somiglia agli altri analoghi prodotti in tutti i luoghi in cui si sia tentato di far luce sui delitti sessuali commessi da membri del clero cattolico. Ovunque si indaghi, a Boston come a Ratisbona, in Australia come in Irlanda, si scopre lo stesso marciume. Come si legge nelle prime righe del rapporto: “Sapevamo che queste storie accadevano qui e là. Ora conosciamo la verità e sappiamo che accadeva dappertutto”.

    Quel che colpisce in questo caso sono le dimensioni del lavoro investigativo, le centinaia di migliaia di pagine di documenti riservati (che le diocesi sono state costrette a consegnare) esaminate con cura, le testimonianze raccolte e il fatto che i sacerdoti coinvolti siano più di 300, le vittime identificate sono almeno un migliaio, anche se tutto fa ritenere che, come si legge nel rapporto, siano in realtà tante di più, che di molti crimini si siano perse le tracce o che tante vittime abbiano deciso di non rivelare quel che hanno subito. Molti degli abusati sono maschi di tutte le età, ma non mancano anche le bambine. Tutti costoro hanno subito violenze sessuali di ogni genere da parte di abusatori più o meno seriali. Le loro storie vengono ricostruite nel rapporto con meticolosa precisione.

    E tuttavia quel che impressiona di più è la descrizione del comportamento dei responsabili delle diocesi, dei vescovi. Nel report si legge che, malgrado qualche piccola differenza di stile, in tutte le diocesi prevaleva un codice di comportamento standardizzato. Grazie anche alla collaborazione di alcuni agenti del FBI esso è stato finalmente portato alla luce. Il codice consiste di sette norme: a) far sempre uso di eufemismi nel descrivere i crimini, non parlare mai di “stupro”, ma di “condotta inappropriata”; b) non far condurre indagini approfondite da personale qualificato e preferire ad esse le testimonianze degli amici e dei colleghi del carnefice; c) al fine di fornire un’apparenza di integrità, inviare il prete abusatore presso un centro di trattamento psichiatrico nel quale venga però considerata valida esclusivamente la sua versione dei fatti; d) se si rivelasse proprio necessario rimuovere un prete dal proprio incarico, non precisare mai le cause e parlare di “malattia” o “esaurimento nervoso”; e) anche se un prete è uno stupratore, continuare a fornirgli il pieno sostentamento, ignorando il fatto che possa continuare a stuprare; f) se si viene a sapere che un prete è un abusatore, trasferirlo ad un’altra parrocchia dove nessuno lo conosca; g) non riferire nulla polizia, non denunciare mai.

    Il “codice” è stato applicato ovunque e ha comportato la sistematica sordità alla sofferenza delle vittime, la costante protezione dei carnefici e soprattutto, almeno fino a qualche tempo fa, la tutela della reputazione dell’istituzione ecclesiastica. Il fatto che oggi ne venga rivelata l’esistenza testimonia che la società civile, insieme alla stampa e alle istituzioni pubbliche americane, non sono più disposte a tollerare le implicazioni criminali dell’operato della Chiesa Cattolica. Gli autori del report fanno mostra di un cauto ottimismo. E tuttavia la malattia non è certo estinta (nel report ci sono casi molto recenti), deve rimanere alta la pressione sulla Chiesa affinché essa non torni ai vecchi vizi si sa che quasi sempre (le vittime hanno bisogno di tempo per far emergere il ricordo delle violenze subite), vanno introdotti cambiamenti nella legislazione degli Stati al fine di rendere più facile individuare e perseguire i preti autori di violenze sui minori.

    Soprattutto sarebbe necessario che venissero avviate in tutto il mondo iniziative giudiziarie come questa della Pennsylvania, così come sarebbe vitale che al stampa facesse quel che ha fatto il Boston Globe nel caso Spotlight, il vero avvio della lotta ai crimini sessuali della Chiesa cattolica americana. Sarebbe anche necessario che da Roma giungessero segnali meno ambigui e reticenti. Da questo punto di vista, la recente “lettera al popolo di Dio” di papa Francesco è inadeguata. E lo è in particolare laddove si concentra su una lettura degli abusi come difetto spirituale e sull’esercizio della preghiera e del digiuno come principale pratica riparatoria. Ma preghiera e digiuno sono proprio i farmaci più di frequente somministrati nel passato da vescovi e pastori ai loro confratelli colpevoli di aver compiuto qualche azione esecrabile nei confronti di un minore. Quell’atto, una molestia o addirittura una violenza carnale ai danni di un bambino, veniva interpretata precisamente come una mancanza spirituale, come un peccato, un’offesa a Dio, che richiedeva, come riparazione, preghiera e digiuno. Due pratiche compatibili con il segreto attorno al reato, con la protezione del chierico peccatore dalle grinfie della giustizia civile e con l’indifferenza verso la sofferenza della vittima.

    Da vertici della Chiesa davvero interessati a combattere il fenomeno e a cambiare verso ci aspetteremmo tutt’altro. Ci attenderemmo, in luogo di una generica richiesta di perdono, un invito solenne rivolto a tutte le vittime del mondo di reati commessi da membri del clero a presentarsi dinanzi alle autorità ecclesiastiche e a quelle civili per denunziare i loro carnefici. O un ordine tassativo rivolto ai vescovi di tutto il pianeta a fare ciò che quelli della Pennsylvania sono stati costretti a fare: aprire i loro archivi, rendere pubblici i documenti che attestano le responsabilità che tantissimi dirigenti della Chiesa hanno avuto nel coprire, aiutare, sostenere gli autori di crimini sessuali.

    Infine, ci attenderemmo l’indizione di un sinodo straordinario dedicato al tema del ministero sacerdotale, nel corso del quale potesse essere indagata, con l’ausilio di scienziati e ricercatori esperti nel campo, l’analisi della relazione tra la formazione seminariale, il celibato obbligatorio, il profilo sacrale del sacerdozio, da un lato e la commissione di reati sessuali sui minori e la protezione di casta accordata al clero dai dirigenti ecclesiastici dall’altra. Si tratterebbe di un passaggio doloroso, ma di un epocale momento di parresia, nel quale la Chiesa potrebbe davvero iniziare una stagione nuova, rifondando su basi nuove i propri rapporti con la comunità dei fedeli e con la società civile. Sarebbe qualcosa di davvero rivoluzionario e di ben diverso dai balbettii di scuse che si sentono pronunciare in questi giorni di fronte ai racconti dell’orrore che giungono dalla Pennsylvania.

  • ECA CONFERENZA STAMPA 24 AGOSTO 2018

    ECA CONFERENZA STAMPA 24 AGOSTO 2018

    ECA NOTIZIE MONDIALI     #ECAinIreland

    Leader dei sopravvissuti e attivisti per reagire alla discussione sulla tutela dei minori al WMOF (World Meeting of Families – Meeting Mondiale delle Famiglie n.d.r.)

    Gruppo di sopravvissuti del mondo per convocare una conferenza stampa / gruppo, poco dopo la sessione della tutela dei minori al WMOF

    Alla conferenza stampa sarà presente l’ex membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che è stato rimosso per essere stato troppo esplicito

    QUANDO: L’incontro inizierà alle 12.00 di venerdì 24 agosto. Il notiziario conferenza / tavola rotonda inizierà circa alle 12:15.

    DOVE: Redwood Suite 4, Ballsbridge Hotel, Pembroke Road, Ballsbridge, Dublino 4

    CHI: Sei importanti leader e attivisti sopravvissuti che sono membri di ECA (Ending Clergy Abuse), un progetto di giustizia mondiale volto a ritenere la chiesa cattolica responsabile per porre fine agli abusi sessuali del clero. Vedi i dettagli di seguito.

    CHE COSA: Primi sopravvissuti da tutto il mondo si riuniranno a mezzogiorno venerdì 24 agosto per rispondere all’unica sessione del World Meeting of Families sulla tutela dei bambini, prevista per venerdì mattina.

    L’argomento della sessione WMOF è “Salvaguardare i bambini e gli adulti vulnerabili”. A questa tavola rotonda saranno presenti due ex membri e un membro attuale della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    È l’unica discussione della conferenza WMOF di tre giorni sugli abusi sessuali del clero, nonostante il riaccendersi della tempesta mondiale intorno alla crisi.

    Alle 12.00, un’ora dopo la fine della discussione di salvaguardia WMOF, si riunirà un gruppo di importanti sopravvissuti, attivisti e esperti.

    La tavola rotonda reagirà alla sessione WMOF. Il gruppo di mezzogiorno discuterà anche sul perché la chiesa non può garantire la tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili, salvaguardando al contempo i criminali abusatori del clero con la complicità dei vescovi.

    CHI – DETTAGLI:

    * Pete Saunders del Regno Unito, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro attivo della Pontificia Commissione per la protezione dei minori dal 2014 al 2016. È stato messo in congedo dopo aver criticato pubblicamente il Papa per aver difeso un vescovo cileno insabbiatore e il cardinale George Pell per il  trattamento crudele delle vittime. Pete ha fondato il NAPAC, l’Associazione nazionale per le persone maltrattate nell’infanzia.

    * Rev. Thomas P. Doyle, O.P. degli Stati Uniti, un prete domenicano e avvocato canonico, noto informatore che ha diffidato i vescovi degli Stati Uniti nel 1985. Tom ha svolto attività di perito in migliaia di casi di abuso in tutto il mondo.

    * Mark Vincent Healy di Dublino, sopravvissuto agli abusi sessuali di due preti irlandesi, uno dei primi sopravvissuti ad incontrare papa Francesco

    * Lieve Halsberghe del Belgio, leader attivista e ricercatore il cui lavoro ha portato molti abusatori alla giustizia

    * Matthias Katsch della Germania, sopravvissuto all’abuso di clero, portavoce di ECKIGER TISCH (Organizzazione di auto-aiuto delle vittime della violenza sessuale nelle istituzioni gesuite in Germania n.d.r.) e membro del Consiglio dei sopravvissuti tedesco

    * Peter Isely degli Stati Uniti, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro fondatore ed ex direttore del Midwest (1992-2017) di Survivors Network degli Abusati dei Sacerdoti (SNAP). Peter ha fondato l’unico programma mondiale di ricovero ospedaliero per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    CHI SIAMO:

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che forza la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea di ECA rappresentano oltre 18 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

  • Sopravvissuti del mondo a Papa Francesco: 3 cose deve fare ora per porre fine all’abuso del clero

    Sopravvissuti del mondo a Papa Francesco: 3 cose deve fare ora per porre fine all’abuso del clero

    Le parole richiedono piano e azione. Queste 3 azioni, dice il gruppo, agiranno contro abusi sessuali del clero e insabbiamenti

    Riconosciamo nuovi linguaggi e concetti nella lettera del Papa. L’abuso sessuale è un crimine e non solo un peccato. La copertura e il silenzio dei vescovi e della gerarchia sono complicità e devono essere trattati dalla giustizia criminale locale. Il Papa, per la prima volta, parla dell’importanza dell’eliminazione dei limiti della prescrizione degli abusi sessuali su minori, perché “il dolore e la verità non finiscono”. Questi nuovi concetti nella lettera di un Papa sono un passo, ma non un vero piano per porre fine alla “cultura dell’abuso e della copertura”, come ha affermato in una recente comunicazione all’inizio di quest’anno.

    Tuttavia, nella sua “Lettera al Popolo di Dio” da 2.000 parole, Papa Francesco non menziona né si impegna in un singolo passo concreto per risolvere la crisi degli abusi.

    Annunciando questa mancanza di specificità, l’organizzazione globale ECA (Ending Clergy Abuse), un gruppo di sopravvissuti e attivisti mondiali, provenienti da oltre 18 paesi e 4 continenti, chiede al Papa di impegnarsi immediatamente in un piano d’azione in 3 punti che agirà contro gli abusi sessuali del clero e gli insabbiamenti che sono una epidemia mondiale.

    “Questo è il momento decisivo per Papa Francesco”, ha dichiarato Mark Vincent Healy, membro di ECA e sopravvissuto agli abusi sessuali di due preti irlandesi. “È venuto nel nostro paese nel bel mezzo di un tumulto mondiale per gli abusi sessuali del clero. Non dovrebbe andarsene fino a quando non ci darà un piano per porre fine a questa crisi “.

    Secondo ECA, qualsiasi piano del Papa deve includere queste 3 azioni:

    1. Promulgare nel mondo tolleranza zero per ogni chierico abusatore e per la complicità di ogni superiore. Ciascun atto di abuso o copertura sessuale su minori, indipendentemente da quando si è verificato, comporterà la loro rimozione permanente dal ministero o dall’ufficio.
    2. Creare un registro pubblico mondiale di tutto il clero con accuse fondate di abusi sessuali. Ciò comincerebbe con la pubblicazione immediata dei 3.400 chierici giudicati colpevoli dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF). Questo proteggerà i nostri bambini e le nostre comunità.
    3. Dichiarare l’obbligo di denunciare abusi sessuali su minori attuali e passati alle autorità civili. Non segnalarlo dovrebbe significare la scomunica immediata

    Queste tre misure sono fondamentali per la promessa di non “risparmiare sforzi” per “creare una cultura in grado di impedire che tali situazioni accadano” e “di impedire la possibilità che queste vengano coperte e perpetuate”.

    Nessuna organizzazione può proteggersi da sola. La Chiesa cattolica non è un’eccezione e deve essere ritenuta responsabile. Secondo Matthias Katsch, membro di ECA e sopravvissuto in Germania, “qualunque cosa il Papa faccia internamente, la sua promessa può essere raggiunta solo con l’aiuto delle autorità civili. Una pulizia completa avverrà solo se si intensificheranno indagini e procedimenti a livello internazionale e statale “.

    CHI SIAMO

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che costringe la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea della Corte rappresentano oltre 18 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

    LINK:

    https://www.cbsnews.com/news/vatican-reveals-how-many-priests-defrocked-for-sex-abuse-since-2004/

  • Scandalo pedofilia in chiesa, vittima: lettera papa non dà soluzioni

    Scandalo pedofilia in chiesa, vittima: lettera papa non dà soluzioni

    Uno dei testimoni che, davanti al Gran Giurì della Pennsylvania ha raccontato di essere stato molestato per anni da sacerdoti, ha dichiarato che la lettera di papa Francesco non offre soluzioni su come la Chiesa cattolica dovrebbe combattere la pedofilia. Jim Faluszczak, 49 anni, ex prete che ora lavora con le vittime di abusi, ha aggiunto che se il Papa non riesce a trovare immediatamente delle soluzioni dovrebbe ritirarsi.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/scandalo-pedofilia-in-chiesa-vittima-lettera-papa-non-da-soluzioni_3158979-201802a.shtml