Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Papa: Irlanda; in visita affronterà questione pedofilia

    Papa: Irlanda; in visita affronterà questione pedofilia

    Papa Francesco, nella sua visita in Irlanda il 25 e 26 agosto per l’incontro mondiale delle famiglie, potrebbe affrontare anche la questione della pedofilia da parte del clero che nei decenni passati ha investito la Chiesa irlandese.

    Lo ha detto l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, secondo quanto riferisce la stampa locale rilanciando una lunga intervista a Rte.

    Parlando della pedofilia, l’arcivescovo Martin ha affermato che è importante che Papa Francesco non la affronti come parte della storia della Chiesa ma come parte del presente perché le ferite ci sono tuttora e ne stanno emergendo delle nuove. L’arcivescovo Martin ha aggiunto che se gli fosse stato chiesto due anni fa, avrebbe parlato solo di abusi da parte del clero. Ma ora, ha argomentato, ci sono tutta una serie di altre realtà, come case religiose tenute da suore, in cui l’abuso sta emergendo come “una triste dimensione del modo in cui la Chiesa si è sviluppata”.

    Alla domanda sulla reazione del Papa ai referendum sui matrimoni gay e sull’aborto in Irlanda, il vescovo di Dublino ha risposto che Papa Francesco non è mai stato coinvolto, ma c’è stata sorpresa nei numeri che hanno votato a favore delle proposte.

    Sulla protesta “Say Nope to the Pope”, che ha bloccato i biglietti per gli eventi, mons. Martin ha detto che tutti hanno il diritto di protestare, ma l’avere impedito a qualcuno che voleva davvero partecipare “non era la strada da percorrere”.

    Infine mons. Martin ritiene che la frase della Chiesa cattolica “intrinsecamente disordinata” per descrivere l’omosessualità non è stata una espressione felice ed occorre “liberarsi da un linguaggio offensivo”.

    https://www.swissinfo.ch/ita/papa–irlanda–in-visita-affronter%C3%A0-questione-pedofilia/44273238

  • Principe Carlo testimonierà su amico vescovo accusato di pedofilia/ Ultime notizie: Corte coprì ex religioso?

    Principe Carlo testimonierà su amico vescovo accusato di pedofilia/ Ultime notizie: Corte coprì ex religioso?

    Principe Carlo testimonierà su amico vescovo accusato di pedofilia: l’ex religioso fu coperto da Corte grazie ai suoi legami di amicizia? L’inchiesta su almeno 18 abusi in 30 anni.

    Il principe Carlo nei prossimi giorni sarà chiamato a rendere la sua testimonianza scritta in merito ad un caso di presunta pedofilia che vede coinvolto un vescovo, Peter Ball, condannato nel 2015 a 32 mesi di reclusione per abusi sessuali compiuti nel corso di un trentennio su almeno 18 giovani ragazzi. L’erede al trono, come spiega l’agenzia di stampa Ansa, sarà chiamato a rendere la propria testimonianza il prossimo 27 luglio di fronte alla Commissione d’inchiesta indipendente. Quest’ultima è attualmente al lavoro al fine di fare luce su decenni di presunti insabbiamenti nel Regno Unito nell’ambito di denunce per stupri e molestie sessuali a scapito di minori e contro potenti e personaggi celebri. In merito al caso in questione e che vedrà in qualche modo protagonista il Principe del Galles, quest’ultimo è un alto prelato della Chiesa d’Inghilterra che vede al vertice la stessa regina, nonché ex titolare della diocesi di Gloucester. Secondo la Commissione, il vescovo si sarebbe servito dei suoi legami a corte per assicurarsi l’impunità ed insabbiare le prove a suo carico. Al tempo stesso, non si esclude non si esclude che proprio i rapporti di familiarità con il principe Carlo possano aver avuto delle interferenze sul sistema giudiziario. Lo stesso erede al trono, pare avesse scritto una lettera di affidavit proprio su Ball agli inizi degli anni Novanta.

    L’AMICIZIA TRA IL PRINCIPE CARLO E L’EX VESCOVO BALL

    L’ex vescovo Peter Ball, come spiega il The Guardian, aveva definito il principe Carlo “un amico leale”. Oltre alla testimonianza scritta dell’erede al trono, nell’ambito della medesima udienza sul caso di presunta pedofilia interverrà anche l’ex arcivescovo di Canterbury, George Carey, il quale fornirà di persona le prove sottoponendosi al controinterrogatorio. Secondo l’inchiesta, l’intento dell’udienza è quello di chiarire “se ci sono stati tentativi inappropriati da parte di persone di rilievo – in questo caso dello stesso principe Carlo – di interferire nel processo di giustizia penale dopo che l’imputato è stato accusato per la prima volta di reati sessuali su minori”. Ball, oggi 86enne, dovrà rispondere di 18 casi di abusi sessuali su adolescenti e giovani uomini avvenuti tra gli anni ’70 e gli anni ’90, quando era vescovo di Lewes. Secondo quanto emerso nell’ambito dell’inchiesta, oltre alla richiesta di testimonianza avanzata al principe Carlo, una seconda avrebbe raggiunto anche il suo segretario privato. “Gli avvocati del principe hanno indicato la volontà del loro cliente di aiutarci e hanno sollevato una serie di questioni importanti da considerare”, ha spiegato in merito Alexis Jay, a capo dell’indagine.

  • L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    “Favoreggiamento della pedofilia clericale per motivi di realpolitik e di diplomazia con il Vaticano”.

    Per l’Italia all’Onu da tempo è stato aperto un fascicolo che, se dovesse tradursi in un’accusa formale, rischierebbe di coprirci di ridicolo oltre che metterci in enorme imbarazzo. E questo con buona pace della campagna di immagine anti preti pedofili a suo tempo avviata da Papa Francesco. Tutto questo accade a causa delle reiterate denunce della “Rete L’Abuso”, una onlus di oltre 500 ex vittime di abusi sessuali da parte di preti in Italia, nonché di altre organizzazioni similari che già da tempo esistono all’estero. Particolarmente quelle che sono state costituite in Paesi come Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina. Tutte riunite tra il 4 e l’8 giugno scorso in gran segreto a Bernex (Francia) per mettere a punto le strategie diplomatiche contro il Vaticano. E, pare, anche contro l’Italia stessa. Accusata di aver avuto un ruolo di copertura e favoreggiamento verso la “pedofilia clericale”.

    Nel febbraio del 2018, l’associazione di cui sopra, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali; diffida che aveva inviato anche al Comitato Onu per la tutela del fanciullo. Nella seduta di inizio giugno le Nazioni Unite hanno confermato l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale il 18 gennaio 2019. Proprio ai primi di giugno inoltre Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’Abuso”, era stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra insieme ad altri rappresentanti delle suddette associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo. Più precisamente è stato sentito dai funzionari della commissione Crc (Children Right Connection) e aveva confermato le accuse alla base dell’apertura del fascicolo sul “caso italiano”.

    Uno degli episodi più spinosi documentati da Zanardi riguarderebbe la presunta “continuità della linea omissiva della Santa Sede”. Condotta evidenziata in un report riguardante la vicenda di don Mauro Galli, che dimostrerebbe la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori. Sembra infatti – secondo le accuse depositate dalla “Rete L’Abuso” e rilanciate in un comunicato stampa – che i due protagonisti, monsignor Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia stata da tempo messa al corrente delle accuse ben argomentate di omissione in vigilando nei loro confronti, nel luglio 2017, anziché essere puniti secondo gli assunti della campagna comunicativa di pretesa tolleranza zero avviata da Papa Francesco, sarebbero stati entrambi promossi. Il primo a capo della diocesi più grande al mondo, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.

    Per l’Italia il capitolo spinoso è quello secondo il quale, “per motivi di diplomazia con il Vaticano”, spesso le autorità competenti avrebbero chiuso un occhio. Non tanto sui fatti di pedofilia e sui loro protagonisti, ma su chi li avrebbe coperti dall’alto delle proprie cariche arcivescovili all’interno della Chiesa. Una brutta gatta da pelare in sede Onu anche per il nostro ministro degli Esteri.

    http://www.opinione.it/societa/2018/07/17/rocco-schiavone_italia-onu-fascicolo-favoreggiamento-pedofilia-clericale-rete-abuso-papa-francesco/

  • Campo estivo, ragazzini presi  a bastonate dagli animatori

    Campo estivo, ragazzini presi a bastonate dagli animatori

    La denuncia dei genitori di tre ragazzini. I giovanissimi erano vacanza con la parrocchia, denunciano violenze. Il parroco: disguidi, ma niente maltrattamenti

    Hanno mandato i figli al campo estivo organizzato dalla parrocchia, ma l’esperienza che doveva essere di svago e di formazione — racconta il Gazzettino — si sarebbe rivelata un incubo per alcuni ragazzini delle scuole medie della parrocchia dell’Arcella, un popoloso quartiere di Padova. «Fin da subito gli animatori hanno applicato punizioni con metodi da caserma, ma poi sono arrivate addirittura le bastonate», raccontano i genitori di tre dodicenni, che domenica, quando hanno riabbracciato i figli al ritorno da San Pietro di Barbozza, sopra Valdobbiadene (Treviso), si sono presentati dal parroco, padre Nando Spimpolo, per avere delle spiegazioni.

    Al pronto soccorso

    Un ragazzino è stato anche visitato al pronto soccorso di Camposampiero nell’Alta padovana, da dove è stato dimesso con 4 giorni di prognosi per contusioni al dorso e alla gamba destra, «dovute a un’aggressione da parte di un animatore», come raccontato dai genitori al medico. «È vero, ci sono stati dei disguidi — ha spiegato il religioso al quotidiano locale — ma dire che sono stati applicati metodi da caserma e che i ragazzini sono stati maltrattati mi sembra proprio un’esagerazione».

    I racconti

    Secondo le accuse il gruppo era composto da una trentina di ragazzini di prima e seconda media. Il gruppo era accompagnato da nove animatori — sui 17 anni — e da cinque adulti. «Fin dalla prima sera non hanno concesso i cellulari ai ragazzi per poter chiamare casa come punizione per non essersi comportati bene». La situazione — hanno raccontato i minorenni ai genitori — è via via degenerata, «al punto che alcuni sono stati picchiati con bastoni e doghe di legno della rete del letto su gambe e schiena, nella loro stanza di notte. Un ragazzino avendo ricevuto una bastonata sulla schiena ha avuto difficoltà a respirare».

    https://www.corriere.it/cronache/18_luglio_09/campo-estivo-ragazzini-presi-bastonate-e999c752-834f-11e8-b0f1-5852deebaad6.shtml?refresh_ce-cp

  • Filmavano bimbi in spiaggia e si scambiavano foto su Facebook: nella rete dei pedofili anche un diacono

    Filmavano bimbi in spiaggia e si scambiavano foto su Facebook: nella rete dei pedofili anche un diacono

    Attraverso Facebook scambiavano materiale pedopornografico, in alcuni casi prodotto sfruttando minori adescati su internet, ma anche con filmati amatoriali realizzati sulle spiagge. Una ‘retè di pedofili è stata scoperta e sgominata dagli investigatori del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Firenze che hanno arrestato 2 persone e denunciato altre 12 uomini tra cui un aspirante diacono, pensionati, disoccupati, un agente finanziario, un barista, un dipendente di un’Asl, uno studente e un detenuto in carcere per reati della stessa indole.

    La ‘retè di pedofili è stata ricostruita dagli investigatori del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Firenze che ha portato a termine nei giorni scorsi un’operazione di contrasto al fenomeno della pedopornografia online con gli arresti e le denunce: tutti sono accusati di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, e, in alcuni casi, della produzione del materiale utilizzando gli stessi minori vittime di adescamento sul web. L’attività, diretta dalla Procura di Firenze, che ha coinvolto altre provincie sul territorio nazionale, è stata coordinata dal Centro Nazionale per il Contrasto della Pedoponografia Online del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma con il supporto di altri Compartimenti della Specialità.

    Tutto ha avuto inizio da una segnalazione del National Center for Missing Exploited Children (Ncmec), organizzazione non governativa statunitense, inerente alla diffusione di materiale pedopornografico in particolare a mezzo del social network Facebook. Attraverso una complessa e preliminare attività specialistica, gli investigatori del Compartimento di Firenze sono riusciti a dare un nome a chi si nascondeva dietro gli id di Facebook e i protocolli internet: pensionati, disoccupati, uno studente, un agente di attività finanziaria, un dipendente di un’azienda ospedaliera, un dipendente di un bar, un detenuto (in carcere per reati della stessa indole) e persino un aspirante diacono (non in regione Toscana – con ordinazione che sarebbe intervenuta di lì a pochi giorni), oltre a tre vittime tra i 13 e i 17 anni. Abruzzo, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Umbria, Sicilia sono le zone interessate dalle perquisizioni disposte dall’autorità giudiziaria ma il regista principale era proprio un 48enne residente nell’area del capoluogo toscano, arrestato in flagranza. L’uomo deteneva anche filmati amatoriali di minori ripresi a loro insaputa sulle spiagge del litorale toscano.

    La preview effettuata su un centinaio di personal computer, smartphone, tablet e supporti di memoria esterni sequestrati ai vari soggetti hanno immediatamente confermato la ricostruzione degli investigatori fiorentini e consentito di acquisire alcune migliaia di immagini e filmati illeciti. Sono al vaglio degli inquirenti alcune posizioni di soggetti stranieri titolari di profili Facebook, facenti parte del gruppo, che verranno comunicati tramite i canali di cooperazione internazionale agli investigatori di altri Paesi.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/pedopornografia_internet_facebook_minori-3840109.html

  • Australia, da ottobre i preti devono denunciare i casi di pedofilia appresi in confessionale. 600 sacerdoti contrari

    Australia, da ottobre i preti devono denunciare i casi di pedofilia appresi in confessionale. 600 sacerdoti contrari

    A farsi portavoce della protesta degli ecclesiastici è stato Padre Scott Armstrong, presidente della Australian Confraternity of Catholic Clergy: “È un’intrusione dello stato nel dominio del sacro, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto”

    In Australia 600 preti sono contrari all’ipotesi di legge che chiede ai sacerdoti di denunciare casi di pedofilia appresi in confessione. La norma viene vista come “un’intrusione dello stato nel dominio del sacro”, delle leggi che minano la libertà di religione. “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro” ha detto il presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, padre Scot Armstrong, per giustificare la presa di posizione dei presuli. La decisione dei 600 sacerdoti fa appello al diritto canonico riguardante il sacramento della penitenza per il perdono dei peccati: secondo i preti, la legislazione in via di approvazione farebbe fallire il rapporto religioso inviolabile tra il penitente con Dio.

    L’iter della legge, tuttavia, va avanti. A ottobre il South Australiasarà il primo stato ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10mila dollari (6500 euro) se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra. Il nuovo codice di leggi intende applicare una delle 122 raccomandazioni della Commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi di pedofilia.

    La legge che si sta dibattendo trova terreno fertile dopo un recente caso di cronaca che vede protagonista l’arcivescovo di AdelaidePhilip Wilson, che lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori negli anni ’70. I giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e all’epoca non ha informato le autorità civili: per questo motivo è  stato condannato a 12 mesi di reclusione. Il prete che abusò è morto nel 2006 in carcere dopo circa un anno di detenzione all’età di 65 anni. A metà agosto i giudici decideranno se concedere gli arresti domiciliari a mons. Wilson per motivi di salute.

    I vescovi australiani auspicano che questa condanna possa dare “un senso di pace e di guarigione a quanti sono stati abusati dal defunto sacerdote”, pur riconoscendo che “gli effetti di un abuso sessuale possono durare per tutta una vita”.  Venuta a conoscenza di questi episodi, la chiesa australiana ha deciso di portare avanti significative riforme con l’intento di scongiurare qualsiasi altro episodio simile e di proteggere i bambini all’interno delle comunità cristiane. Sulla vicenda è intervenuto anche il vescovo Greg O’Kelly, nominato dal Papa il 3 giugno scorso e amministratore apostolico “Sede Plena” dell’arcidiocesi di Adelaide: “In queste circostanze – ha detto – dobbiamo essere molto consapevoli dell’impatto sui sopravvissuti, sulle loro famiglie e su tutti coloro che li amano. Ho assistito all’angoscia e al dolore delle vittime. La Chiesa deve continuare a compiere ogni sforzo per ascoltarli e sostenerli. Il nostro impegno per la sicurezza di ogni bambino nella nostra Chiesa e nelle nostre scuole è fondamentale”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/04/australia-da-ottobre-i-preti-devono-denunciare-i-casi-di-pedofilia-appresi-in-confessionale-600-sacerdoti-contrari/4470170/

  • Chiesa e omosessualità: “Io, iniziato al sesso dal mio superiore”. Storie di seminario su FqMillenniuM in edicola

    Chiesa e omosessualità: “Io, iniziato al sesso dal mio superiore”. Storie di seminario su FqMillenniuM in edicola

    Sul mensile del Fatto il sociologo Marco Marzano racconta che cosa accade in un mondo poco accessibile. La storia di Carlo, entrato 14enne e subito vittima di attenzioni, nell’indifferenza di compagni e sacerdoti. Il legame fra la vita in queste “istituzioni totali” e i frequenti scandali sessuali, pedofilia compresa. E la rivoluzione di papa Bergoglio che qui non arriva.

    Stanza di un seminario del Nord Italia, pomeriggio d’autunno, subito dopo la ripresa della scuola. Il quattordicenne Carlo e il suo padre spirituale sono sdraiati vicini sul letto, quando il don si alza di scatto e si precipita verso il bagno, in fondo al lungo corridoio del suo appartamento. Dopo qualche istante, Carlo decide di seguirlo, teme che non si senta bene, che possa aver bisogno di aiuto. Quando arriva dinanzi alla porta spalancata del bagno però, lo spettacolo che gli si para davanti non è quello di un adulto che sta male, ma di un uomo in preda a una furiosa eccitazione.

    Comincia così una delle tante storie di seminario, sesso e omosessualità repressa raccolte negli anni da Marco Marzano, sociologo dell’università di Bergamo e collaboratore del Fatto Quotidiano, che sul numero di Fq Millennium attualmente in edicola offre uno spaccato inedito su un mondo per lo più inaccessibile. Il seminario, scrive Marzano “è un’istituzione totale che, al pari della caserma o del carcere, ha come obiettivo non la semplice formazione teologica del clero, ché questo potrebbero farlo anche le Università o le facoltà teologiche, ma la costruzione del carattere e dell’identità dei futuri sacerdoti”. Ma è anche un luogo in cui, all’esatto contrario di quanto predicato dalla Chiesa cattolica, i rapporti intimi tra sacerdoti e giovani aspiranti tali sono spesso noti e tollerati: l’“amicizia particolare” fra Carlo e don Mario “è nota a tutti in seminario e suscita non poche gelosie e battutine maliziose tra i compagni. Anche i superiori se ne accorgono, ma nessuno se ne scandalizza, nessuno pensa che sia il caso di intervenire”.

    Una questione che in Italia resta sotto silenzio, ma che secondo diverse ricerche internazionali ha un nesso forte con i frequenti scandali a sfondo sessuale, pedofilia compresa. E’ il “sexual underworld”, il sottomondo sessuale dei seminari e della vita clericale in genere, di cui ha scritto lo studioso australiano Barry M. Coldrey. E’ la subcultura clerico-omosessuale, così come l’ha descritta Mary Gail Frawley-O’Dea (il suo libro Atti impuri. La piaga dell’abuso sessuale nella chiesa cattolica è stato pubblicato in Italia da Raffaello Cortina Editore nel 2008). E così via. Una questione che, sottolinea Marzano nel suo ultimo libro La Chiesa Immobile-Francesco e la rivoluzione mancata (Laterza), neanche Papa Bergoglio è riuscito ad affrontare.

    Così, scrive il sociologo rievocando le storie raccolte per i suoi studi, “ciascuno può trovare, nel tempo, una sua via: c’è chi decide di avere una doppia vita, un amore segreto e stabile, c’è chi decide di saltabeccare di fiore in fiore cogliendo tutte le opportunità che gli si presentano, c’è anche chi, e non sono pochi, decide di risolvere il problema con una eroica automutilazione della propria sessualità”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/30/chiesa-e-omosessualita-io-iniziato-al-sesso-dal-mio-superiore-storie-di-seminario-su-fqmillennium-in-edicola/4459653/?-twitter

  • Botte e urla ai bimbi dell’asilo, sospese quattro suore: ma tra le mamme c’è chi le difende

    Botte e urla ai bimbi dell’asilo, sospese quattro suore: ma tra le mamme c’è chi le difende

    Botte e urla ai bimbi dell’asilo che dovevano accudire. E se non finivano presto di mangiare li chiudevano in stanze buie come punizione. Un nuovo caso di maltratatmenti a scuola che stavolta però non riguarda insegnanti ma quattro suore che sono state sospese dall’insegnamento in una scuola paritaria per l’infanzia di San Marcellino, nel Casertano.  I carabinieri di San Marcellino hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura aversana nei confronti delle quattro suore, rispettivamente di 76, 54, 47 e 34 anni, per le quali è stata disposta la sospensione dal servizio pubblico di insegnamento per la durata di 12 mesi.

    Tra le mamme però, c’è chi difende le suore e la scuola, sostenendo che si trattasse di una scuola di prim’ordine.

    Le suore, responsabili della gestione e delle attività didattiche della scuola paritaria, dovranno rispondere di maltrattamenti aggravati ai danni di alunni minori. Le indagini, condotte tra i mesi di aprile e maggio di quest’anno, sono scaturite dalle denunce presentate ai carabinieri di San Marcellino da parte dei genitori di cinque bambini, alunni della scuola, che, all’interno delle mura domestiche, avevano manifestato disagio e cambiamenti di umore chiaramente riconducibili a comportamenti subiti presso l’istituto scolastico. L’attività di indagine, condotta anche mediante l’utilizzo di videocamere, ha permesso di documentare diversi episodi ai danni dei bambini.

    I Carabinieri hanno installato le telecamere nella scuola accertando le violenze ai danni dei bimbi, in particolare schiaffoni, strattoni, capelli tirati; i piccoli – secondo quanto riferito dagli investigatori – venivano anche chiusi in una stanza buia se non finivano presto di mangiare.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_nera/bambini_maltrattati_asilo_suore-3824278.html

  • Diocesi licenzia prof: aveva denunciato uno stupro in una scuola cattolica

    Diocesi licenzia prof: aveva denunciato uno stupro in una scuola cattolica

    CITTA’ DEL VATICANO – Nonostante la mobilitazione compatta dei professori e delle famiglie degli studenti, uno stimato docente, preside da più di trent’anni in un collegio cattolico nella cittadina francese di Saint Ambroix, vicino a Nimes, Paul Gobillot, è stato licenziato in tronco alcuni giorni fa. La motivazione che è stata fornita dai vertici della scuola cattolica e dalla diocesi dalla quale dipende l’istituto, è: «per gravi motivi». Ciò che viene contestato al professore, ha raccontato Le Monde, è di avere denunciato alla polizia uno stupro avvenuto tra gli studenti durante una gita scolastica, gettando così discredito al buon nome della scuola cattolica.

    Il professore, 61 anni, era stato sospeso a fine aprile dopo che era venuta a galla una violenza durante una gita scolastica a Malta, quando un ragazzo aveva abusato di una studentessa e il filmato dello stupro era stato postato sui social. Il direttore Gobillot, saputo dell’accaduto qualche giorno più tardi, ha immediatamente accompagnato i genitori della studentessa dalla polizia per la denuncia. Ciò che viene contestato dalla diocesi e dal vescovo al professore è di essersi mosso in totale autonomia, andando alla polizia senza avvertire prima il vescovo della denuncia, mettendo così a repentaglio la reputazione dell’istituto. Il professore si è difeso spiegando che di fronte al dolore della ragazza e dei suoi genitori ha agito secondo giustizia. «Se un ragazzo è in difficoltà, anzi, in forte difficoltà, in genere non si perde tempo ma si agisce». A fianco del professore sono scesi in campo i genitori e il corpo docente che hanno manifestato davanti al vescovo che però pare irremovibile nella sua decisione.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/chiesa_scuola_professore_francia_cattolica_abusi_nimes_le_monde_protesta-3817470.html

  • Caso Emanuela Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici

    Caso Emanuela Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici

    Pubblichiamo dal blog di Fabrizio Peronaci, giornalista del “Corriere della Sera” e scrittore, l’ultimo contributo sul caso di Emanuela Orlandi, alla vigilia del 35esimo anniversario dalla scomparsa (22 giugno 1983). Oltre a due libri sul giallo della giovane cittadina vaticana, Peronaci ha pubblicato di recente “La Tentazione”, libro-verità su ripetuti scandali sessuali nell’ordine dei carmelitani scalzi.

    Caso Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici: Emanuela fu portata all’Aventino e poi trasferita al Nord. Uccisa la stessa sera?

    Trentacinque anni dopo, emergono nuovi e importanti frammenti di verità sulla fine di Emanuela Orlandi. Il caso resta dunque apertissimo, nonostante l’autorità giudiziaria nel 2015, su impulso del procuratore Giuseppe Pignatone, abbia disposto l’archiviazione dell’inchiesta.

    I nuovi elementi emergono da ambienti ecclesiastici legati all’ordine dei benedettini e riguardano le prime ore della scomparsa della ragazza quindicenne, il 22 giugno 1983. Emanuela, secondo il combinato disposto di alcune testimonianze autorevoli, sarebbe stata vista poco dopo le 19 all’Aventino, a bordo di una Bmw verde. La ragazza avrebbe tentato di scappare mentre era ancora a Roma e subito dopo sarebbe scattato il trasferimento verso nord, direzione Bolzano, passando per Bologna. Un allontanamento purtroppo finito tragicamente.

    I testimoni a conoscenza di questa evoluzione dei fatti portano, a supporto della loro attendibilità, tre elementi di conoscenza il cui riscontro è relativamente semplice.

    1) La ragazza soffriva di congiuntivite allergica

    2) La voce di Emanuela sulla famosa cassetta fatta pervenire dai rapitori fu registrata durante una recita avvenuta nel marzo precedente, organizzata dall’Azione cattolica

    3) La lista dei compagni di classe di terza media di Emanuela contiene due nomi di battesimo rivelatori

    Le fonti entrate in contatto con questo gruppo di Giornalismo Investigativo aggiungono un’ultima rivelazione di un certo interesse: Marco Accetti, il fotografo allora 27enne reo confesso del sequestro Orlandi, nella fase preliminare dell’azione avrebbe preso ordini da personaggi legati a monsignor Paul Marcinkus, l’allora presidente dello Ior.

    Se tale indicazione risultasse fondata, l’autoaccusa dello stesso Accetti, realizzata tramite il memoriale acquisito dalla Procura di Roma nel 2013, tornerebbe in primo piano, ma con un capovolgimento di ruoli: il supertestimone, al contrario che nel “ganglio” filocomunista che in Vaticano faceva capo al cardinal Casaroli, avrebbe militato nella fazione filoatlantica raccolta attorno a Giovanni Paolo II e al capo dello Ior. Si tratta di uno scenario già balenato in passato, in linea con il profilo da doppiogiochista del supertestimone.

    Caso Emanuela Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici