Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Pedofilia: strappo Bruxelles-Vaticano

    Pedofilia: strappo Bruxelles-Vaticano

    Si sono dimessi in massa i membri della commissione creata dalla Chiesa per esaminare i casi di pedofilia in Belgio ad opera di sacerdoti. Il primo a gettare la spugna è stato Peter Adriaenssens,  docente di psichiatria all’Università di Lovanio e presidente della commissione che da lui prende il nome.

    Il suo ritiro è un atto di protesta contro le indagini condotte dalla magistratura belga che, a suo parere,  scavalcano il lavoro della commissione.

    In particolare, Adriaenssens ha condannato le recenti perquisizioni all’arcivescovado di Mechelen, che hanno portato al sequestro di 475 dossier su denunce di abusi sessuali commessi da preti.

    “Siamo serviti da esca”, ha commentato Adriaenssens che dal 2000 riceveva le denunce e forniva assistenza psicologica, medica e legale alle vittime di sacerdoti. Tra queste, molte avevano scelto di appellarsi alla commissione evitando il ricorso alla giustizia ordinaria, che avrebbe messo a rischio la loro privacy.

    Il Vaticano  ha duramente criticato l’operazione. Lo stesso Papa  ha giudicato il sequestro dei fascicoli un’operazione  “deplorevole e sorprendente”, perché la giustizia deve fare il suo corso “nel rispetto della specificità e autonomia” della Chiesa.

    La magistratura belga ha agito in questo modo “a fronte della convinzione che noi volessimo nascondere le cose, truffarli in un qualche modo”, ha aggiunto Adriaenssens rivolgendosi alla stampa belga.

    E, mentre gli inquirenti esamineranno i dossier sequestrati, la Chiesa dovrà decidere se ricostruire la commissione con altri membri o mettere un punto a questa esperienza.

    Guarda il servizio

    https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-48ed2771-8dfb-4099-bbe5-01ad97366646-tg3.html

  • Pedofilia: Bagnasco, in Italia possibili coperture

    Pedofilia: Bagnasco, in Italia possibili coperture

    28 maggio 2010 ore 14:45.

    «E’ possibile» che ci siano in Italia casi di vescovi che hanno insabbiato accuse contro preti pedofili, ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, rispondendo alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa conclusiva dell’assemblea generale della Cei: «Qualora ciò fosse accertato il giudizio della Chiesa è noto: è una cosa di per sé sbagliata e da superare».

    Nessuna commissione ad hoc
    In Italia comunque non ci saranno commissioni «ad hoc» per affrontare gli scandali di pedofilia; ogni vescovo sarà il «referente» per le vittime e potrà prendere decisioni e iniziative a seconda della situazione locale ha spiegato Bagnasco. Il porporato ha detto che, al momento, non è in grado di dare ulteriori dettagli sui cento procedimenti canonici avviati contro preti negli ultimi dieci anni in Italia.

    «Anche io ho dovuto gestire un caso»
    Il cardinale Bagnasco, ha riferito ai giornalisti di aver dovuto gestire, in tutta la sua carriera ecclesiastica, un solo caso di presunta pedofilia. È avvenuto – ha detto in conferenza stampa – quando era responsabile della diocesi di Pesaro. «Mi era stata segnalata una situazione, in cui ho dovuto verificare l’attendibilità di un’accusa, di una voce, di un ‘rumor’; ad una valutazione puntuale e attenta, era poi emerso che non vi era consistenza nella denuncia contro il sacerdote. E anche la Congregazione per la dottrina della fede, a cui era stato segnalato il caso, aveva deciso di non procedere».

    A Genova «fino ad oggi non mi risulta alcun caso» e – ha concluso – «speriamo di non doverne mai affrontare».

    I vescovi sono i referenti
    Quando una persona si rivolge al proprio vescovo per denunciare di aver subito degli abusi sessuali da parte di un prete, «la si riceve immediatamente, di giorno o di notte»: così A chi metteva in dubbio la possibilità di parlare direttamente con il vescovo, Bagnasco ha risposto: «Non credo che un vescovo sia inaccessibile. Io ricevo lettere personali e riservate, scritte anche a stampatello su una pagina di quaderno su varie questioni delicate. Molti prendono, scrivono e presentano un problema». Nel caso di denunce d’abuso sessuale, ha proseguito, si tratta di «situazioni così gravi che richiedono una risposta immediata».

    Dopo di ché «la procedura sarà quella che sarà. Ci vogliono i tempi necessari, i più brevi possibili. La situazione va valutata. È possibile che il vescovo dica di parlare con il proprio vicario generale o con altri rappresentanti della diocesi, ma questo fa parte del suo discernimento».

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-28/bagnasco-possibile-italia-siano-142900.shtml?uuid=AYqHrytB

  • Violenza su minori, non scatterà l’arresto per gli episodi «di lieve entità»

    Violenza su minori, non scatterà l’arresto per gli episodi «di lieve entità»

    Idv: «solerzia incomprensibile»
    Violenza su minori, non scatterà l’arresto per gli episodi «di lieve entità»
    Emendamento dei senatori del centrodestra al ddl sulle intercettazioni: «Necessario contro incostituzionalità»

    idv: «solerzia incomprensibile»

    Violenza su minori, non scatterà l’arresto per gli episodi «di lieve entità»

    Emendamento dei senatori del centrodestra al ddl sulle intercettazioni: «Necessario contro incostituzionalità»

    ROMA – Tra gli emendamenti presentati dai senatori del Pdl al ddl sulle intercettazioni ce n’è uno che parla di violenza sui minori. Non è tra le proposte di modifica pubblicate sul sito Pdlsenato.it. L’emendamento prevede che nei casi di violenza sessuale «di lieve entità» nei confronti di minorenni non scatti l’obbligo dell’arresto in flagranza.

    «ERRORE MATERIALE» – Una nota del gruppo del Pdl al Senato spiega che la norma relativa alla pedofilia, modificata con un emendamento del centrodestra al ddl intercettazioni era solo la «correzione a un errore materiale commesso in precedenza». «La commissione Giustizia del Senato – si legge nel comunicato – ha con grande senso di responsabilità ulteriormente ampliato i casi di arresto obbligatorio in flagranza prevedendo che anche nelle ipotesi di atti sessuali con minorenni si applichi la stessa normativa della violenza sessuale». «Per un mero errore materiale – prosegue la nota – non era stata prevista la non applicabilità dell’arresto obbligatorio nei casi di minore gravità così come già avviene per la violenza sessuale. Tale omissione avrebbe reso la norma incostituzionale sia per la disparità con la violenza sessuale, sia perché la pena nel minimo, nei casi di minore gravità, è ampiamente al di sotto della soglia della sospensione condizionale e dell’affidamento in prova». «Con tale previsione, quindi – conclude il Pdl -, si statuisce un deciso inasprimento in tema di custodia cautelare a protezione dei minorenni, ancorché non si tratti di episodi di violenza».

    IDV: INCOMPRENSIBILE – «È davvero strana tutta questa sensibilità giuridica su una norma di un disegno di legge che è, a dir poco, incostituzionale e pieno di contraddizioni. Il responsabile giustizia dell’Idv Luigi Li Gotti commenta così la spiegazione che il gruppo del Pdl a Palazzo Madama dell’emendamento presentato dal centrodestra sulla violenza per i minori. «È davvero incomprensibile – prosegue – come si ponga attenzione su un possibile rilievo di incostituzionalità tra gli “atti di violenza” e la “violenza sessuale” sui minori. Mi sembra una sottigliezza giuridica senz’altro eccessiva in un provvedimento al quale mancano le basi, pieno di lacune e norme incostituzionali». «La spiegazione del Pdl, insomma – conclude il senatore dell’Idv -, suscita sospetti e non convince affatto».

    NAPOLITANO – Pochi giorni fa, intervenendo a un convegno dell’associazione Telefono Azzurro, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva chiesto alla politica di «intervenire tempestivamente e perfezionare, anche sul piano sanzionatorio, tutte le misure dirette a combattere ogni forma di violenza sui minori».

    Redazione online
    28 maggio 2010

    http://www.corriere.it/politica/10_maggio_28/intercettazioni-arresto-violenza-minori_8639e8e2-6a88-11df-bd58-00144f02aabe.shtml

  • Psichiatra cattolico: “Il 2% dei preti sono pedofili”, Ma gli sembrano pochi…

    Psichiatra cattolico: “Il 2% dei preti sono pedofili”, Ma gli sembrano pochi…

    26 Maggio 2010
    «Io, psichiatra e diacono, il mio servizio per i preti in crisi»
    Mi sono deciso a scrivere questa testimonianza dopo che un mio caro amico, a conoscenza del mio servizio verso i sacerdoti, cercò di provocarmi sul perché continuare dopo certi scandali. Quando risposi che oggi più che mai amo la Chiesa, replicò sorpreso: «Però, che fede!». Certo non avevo mai pensato che il mio amore per la Chiesa fosse un tema interessante per qualcuno, ma poi mi sono detto che forse questo è il momento di parlare lasciando andare il cuore sperando che questo sia di qualche utilità in questo momento di grande confusione.

    Amo la Chiesa innanzitutto perché mi è Madre. Lo è oggi ma lo è stata anche ieri, quando pieno del mio io potevo fare a meno di Dio. Silenziosamente, attraverso persone speciali, essa mi ha seguito da lontano e non si è fatta dissuadere dalle mie colpevoli infedeltà. Mi ha amato così come ero, dandomi il tempo del ravvedimento e della maturazione, senza dita puntate, paziente e piena di fiducia. La conversione è stata innanzitutto una profonda esperienza nella quale ho capito che cosa significa giudicare qualcun altro invece di allargare le braccia a dismisura fino ad aprirle alla stessa ampiezza di quelle del Crocefisso. Gesù di Nazareth ha lasciato che si forzasse la carne al legno per poter accogliere tutti, proprio tutti, ma soprattutto noi peccatori. Da questo abbraccio, dolce e sicuro, ho capito che cosa significa prendere le distanze dal peccato e continuare ad amare il peccatore. Così come fa quel Dio Mendicante seduto fuori dalla porta della nostra vita in attesa che gliela apriamo, per lasciarlo entrare nel nostro cuore e cambiarlo fino alla radice, anche quando tutto sembra opporsi.
    E io cosa avevo da offrirgli? Cosa avevo da offrire al sofferente, al ferito, al rabbioso, al disperato? Solo quello che avevo imparato nella mia professione di psicoterapeuta che allora volgeva verso la fine dei tre lustri. Eravamo nel 1994 e avevo già intrapreso il mio cammino di formazione diaconale, e il “grembiule della lavanda dei piedi” mi si era impresso nell’anima. Dovevo solo iniziare: ero certo che Lui avrebbe fatto il resto. Così nacque l’Apostolato accademico salvatoriano, con i suoi primi due rami operativi: il Centro per la famiglia Mater Salvatoris e il Centro per il sostegno psicologico al clero Oasi di Elim.

    Il primo era comprensibile data la professione, ma il secondo non aveva alcun senso se non in una profezia che allora non capii. Quando cominciò a crescere la fiducia della Chiesa verso le scienze umane cristianamente ispirate mi resi conto che si stava creando la condizione di una “vocazione nella vocazione”. Da allora il mio “prossimo speciale” sono stati i sacerdoti, i consacrati e le consacrate che si sono rivolte al nostro centro. Oggi sono centinaia le persone passate dall’Oasi di Elim, e da un anno dal Monte Tabor. Due strutture a favore del clero e della vita consacrata fortemente volute la prima dalla diocesi di Roma e la seconda dalla diocesi di Albano. Ambedue vanno ben oltre la territorialità delle due diocesi svolgendo, con il sostegno della Cei, il loro servizio.

    Chi sono quelli che ci chiedono aiuto? Sono persone cadute nella tribolazione del disagio psicologico. La maggior parte delle problematiche sono simili a quelle di coloro i quali si rivolgono ai nostri consultori familiari: stress, fobìe, oppure semplici disagi di ordine esistenziale, che comunque non consentono una vita e un ministero sereno. Anche i sacerdoti sono persone come tutti gli altri, anzi, molto più sollecitate dal sovraffaticamento e dallo stress. Quanti ne abbiamo accolti prima che stramazzassero per la fatica del loro ministero, a cui stavano dedicando senza riserva l’intera vita! Di fronte a tanto amore e abnegazione come non potevo non innamorarmi di questi uomini e donne i cui confini del cuore tentavano di raggiungere l’ampiezza del Cuore di Dio!

    Certamente nel percorso ho incontrato e toccato con mano anche lo scandalo della pedofilia e i suoi artefici. Ho incontrato i loro occhi toccando la profondità della loro paura e della loro vergogna. Quante sono queste persone rispetto all’insieme dei nostri “utenti”? Anche questa è una domanda ricorrente. Forse darò una grande delusione a chi vuole identificare la pedofilia con i preti, ma la percentuale ricalca pienamente quella già apparsa in altra documentazione: circa il 2%. La percentuale bassa non mi induce però, come non ha indotto il Santo Padre al cui fianco siamo dalla prima ora, a minimizzare il fenomeno. Il nostro intervento tempestivo fa la sua apparizione mentre le procedure canoniche fanno il loro corso. Nessuna fuga, nessun nascondiglio, ma solo la disponibilità professionale ad accogliere una persona che ha certamente bisogno di aiuto e che ha generato sofferenza ad altri.

    Di fronte a queste brutture la mia posizione non cambia: amo la Chiesa come e più di prima. Sento che mai come oggi ha bisogno di me, come madre ferita e addolorata. Come posso abbandonarla e allearmi con il giustizialismo di cui è imbevuto questo mondo materialista?
    Ma cosa è la Chiesa? Anzi, per la precisione, “chi” è la Chiesa? Lo scopro ogni volta in cui mi trovo davanti a “quell’uomo”, per parafrasare Natan quando mette re Davide di fronte alla colpa sulla quale voleva glissare. Quando guardo quegli occhi bassi per la vergogna scorrono davanti ai miei tutti gli attori dell’orribile scena. Le braccia della Chiesa che in quel momento indegnamente rappresento si allargano fino a tentare di contenere tutti, che siano credenti o che non lo siano. Sono un diacono, e in quanto tale sono uomo del prossimo, quello della “Chiesa del grembiule”, l’uomo di frontiera come mi hanno sempre detto. Allora la Chiesa che amo sta nel mio prossimo. E il mio prossimo è, in primo luogo, quello ferito, nel corpo, nel cuore e talvolta nell’anima. È quel bambino tradito e violato proprio da colui nel quale aveva riposto il suo affetto e la sua fiducia. Come non pensare a lui quando, facendo leva sulla sua vera contrizione, opero sul senso critico e sull’identità di sacerdote che doveva offrire a lui tutt’altro! Il mio prossimo è la sua famiglia, arrabbiata, addolorata e spaventata, a sua volta ferita non meno del figlio. Comprendo il bisogno di certezze. Il desiderio che la cosa non accada più a nessuno, e che nessun altro abbia a soffrire. Ecco allora che non basta solo guarire il sacerdote ammalato nell’oggi e nella mente, lo si deve guarire per sempre e nell’anima, per non ricadere in queste mostruosità. Il mio prossimo è la comunità nella quale si è perpetrato il gesto osceno, scandalizzata e disorientata, a una passo dal cadere nella cultura del sospetto anche sui suoi pastori più santi. Il chiamare in causa la comunità durante i colloqui psicoterapeutici diventa elemento di riflessione profonda e di allargamento degli orizzonti sulle conseguenze di questa deflagrazione immorale.

    Il mio prossimo è la Chiesa locale e il suo vescovo che nel dolore di padre fa propria la vergogna del figlio, e al quale comunque non può far mancare la sua presenza pur nel rigore e nella severità. Se si potesse rappresentare il cuore di un vescovo, così come io l’ho potuto vedere, siamo molto lontani dalle complicità descritte come scenari diabolici. Amando si può anche sbagliare, ed errori sono stati fatti, ma io credo molto nel motto che dice: «Solo chi non si assume la responsabilità del suo amore non sbaglia». Il mio prossimo è il Santo Padre su cui convergono le problematiche e le tribolazione della Chiesa e gli attacchi a essa. Egli è il mio Vescovo, ed è mio dovere offrirgli il mio braccio in qualunque frangente.

    Ma è anche il mio prossimo il sacerdote che ha sbagliato o che è ammalato. È mio compito e anche dovere della Chiesa, quale Madre, aiutarlo a recuperare la salute della mente e dello spirito, oltre che – in alcuni casi – aiutarlo ad accettare le determinazioni della giustizia.
    Ecco: questa è la Chiesa che amo. e nell’azione terapeutica tutto dev’essere armonizzato per il bene di tutti. Non è facile, anzi, è una battaglia estrema, da combattere non certo con gli strumenti del mondo. Il bambino ha bisogno di recuperare la sua fiducia nel mondo e non vuole la vendetta. La famiglia va aiutata a ritrovare la pace attraverso la giustizia e non fomentando l’accanimento. La comunità cristiana deve riflettere anche sulle proprie fragilità senza assurgere a giudice essa stessa accontentandosi della semplice espulsione della mela marcia.

    La Chiesa ormai è beneficamente avviata verso un radicale rinnovamento, cerca la verità e la giustizia ponendola quale caposaldo della credibilità dell’annuncio evangelico e dei suoi annunciatori, chierici o laici che siano. Su questo credo che nessuno possa nutrire più dubbi. Il principio guida è il “saper ben riconoscere e saper ben difendere la verità”, da qualunque parte essa si trovi. La verità richiede equilibrio, sapienza e serenità. E io credo che la Chiesa abbia queste virtù poiché, al di là dei limiti umani, essa è sempre un’istituzione prima di tutto divina. In questo percorso, ormai irreversibile, essa è sicuramente alleata con il mondo laico, ma senza abdicare al suo ruolo di Mater et Magistra, utilizzando gli strumenti propri. Lascia perciò ad altri la responsabilità di travalicare i limiti della giustizia e il rischio di incorrere nel pericoloso e quanto mai tremendo e vendicativo giustizialismo. Se nel passato la verità è stata colpevolmente attenuata, oggi in alcuni casi rischia con pari colpa di essere ingigantita.

    Ormai credo sia chiaro perché amo la Chiesa, quella reale quella impregnata della presenza di Dio e lacerata dalla fragilità degli uomini. Quella di oggi e non quella di ieri, quella concreta e non quella astratta. A essa non farò mai mancare le mie mani, la mia intelligenza e il mio cuore, qualunque sia la bruttura che dovessi incontrare. Mai come oggi la misericordia di Dio si è fatta carne lacerata ed è visibile aldilà di ogni ragionevole sopportazione.

    Il Dio dell’impossibile, così come io l’ho incontrato, mi dice che scellerato ed empio non è solo colui il quale commette la colpa, ma anche chi si arroga l’ultima parola di vita o di morte sul suo simile. Nessuno sconto per il peccato, ma mani tese verso il peccatore perché si redima. Questo principio, che nasce dalla mente giusta di Dio, può però essere capito solo da chi, stanco di vivere ripiegato sul proprio ombelico, decidendo di alzare il suo sguardo al Cielo supera la tentazione dell’onnipotenza per riconoscersi felicemente e pienamente creatura.
    Marco Ermes Luparia
    diacono permanente, psicologo psicoterapeuta, presidente dell’Apostolato accademico salvatoriano, responsabile del Centro Oasi di Elim e Monte Tabor.

  • Vescovo di Coira licenzia un cappellano

    Vescovo di Coira licenzia un cappellano

    Martedì 25 maggio, 12:19
    il vescovo Vitus Huonder (foto Reuters)
    Il prete, allontanato per questioni morali, era attivo presso l’ospedale cantonale

    Il vescovo di Coira Vitus Huonder ha rimosso dall’incarico un cappellano che prestava servizio presso l’ospedale cantonale di Coira in seguito alle segnalazioni di alcune donne che accusano il prete di comportamento equivoco.

    Stando a Christoph Casetti, portavoce del vescovo, i fatti contestati risalgono a diversi anni fa e non hanno nulla a che vedere con l’attuale incarico che il cappellano svolge presso il nosocomio da sette anni. Casetti ha tuttavia confermato che alcune donne si sono lamentate per il comportamento del cappellano.

    http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/info_on_line/2010/05/25-Vescovo-di-Coira-licenzia-un-cap

  • “Spero che torni il duce” e il vescovo di Montepulciano tace

    “Spero che torni il duce” e il vescovo di Montepulciano tace

    Scritto da STEFANO BISI il 24 maggio 2010

    Colletto Prete Ha destato scalpore a Montepulciano, la puntata di Annozero, andata in onda giovedì scorso su Rai 2 e condotta da Michele Santoro dal titolo “Peccati e Reati” incentrata sui casi di pedofilia nel clero cattolico. Nel finale di trasmissione è andata in onda infatti un inchiesta girata nella curia del capoluogo poliziano, relativa al caso del prete indiano che amministrava il culto in una piccola chiesa del comune di Sarteano. Lo scalpore e anche l’imbarazzo delle autorità religiose, è dovuto non tanto al caso di don Vijara Bhaksar o padre Vigei, come veniva chiamato, che ormai appartiene al passato, ma alla reazione e alle affermazioni fatte al giornalista Rai, dal segretario del vescovo. Il segretario, prima ha cercato di rispondere in modo evasivo al giornalista e poi si è lasciato andare affermando: “Questa è tutta una montatura per togliere l’otto per mille alla chiesa cattolica e non potendolo fare legalmente cercano di distogliere la popolazione in altro modo….. La Rai è in mano ai comunisti, i giornali per il 90% sono in mano ai comunisti che, anche se non ci sono più sono camuffati “ e poi la conclusione “spero che ritorni il Duce, si il Duce, ci vuole il Duce per rimettere le cose a posto”. Un’affermazione incredibile. Pensavamo che il vescovo della diocesi di Montepulciano Rodoldo Cetoloni prendesse ufficialmente posizione sulle parole del suo segretario. Perchè tace monsignore?

     http://www.stefanobisi.it/?p=3464&cpage=1
  • Intercettare un prete? Bisognerà informare il Vaticano, informare anche delle indagini

    Intercettare un prete? Bisognerà informare il Vaticano, informare anche delle indagini

    Intercettare un prete? Bisognerà informare il Vaticano

    Nel decreto legge che stabilisce regole più severe per l’utilizzo e la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche l’attenzione del governo si rivolge anche alla Santa sede. Uno dei punti approvato nella notte tra martedì 18 e mercoledì 19 gennaio, infatti, prevede ulteriori cautele nel caso che, il personaggio intercettato sia un religioso.

    In particolare il comma 24 dell’articolo 1 del ddl intercettazioni approvato in commissione Giustizia del Senato stabilisce che “se un pubblico ministero intercetta o indaga un uomo di Chiesa deve darne immediato avviso al Vaticano”.

    Durante la seduta notturna della commissione sono stati bocciati gli emendamenti dell’opposizione che puntavano a sopprimere questa norma dal testo. L’opposizione ha protestato contro tale misura. “Perché un privilegio del genere – ha chiesto il senatore del Pd Vincenzo Vita – deve essere previsto solo per i cattolici? Si crea una discriminazione importante sulla quale non siamo d’accordo”.

    http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/intercettare-prete-vaticano-382620/

    Ok alla norma “D’Addario” e a quella “Salva Iene”, le “talpe” rischian da 1 a 6 anni di carcere

    La Commissione giustizia del Senato accelera e dà il via libera in nottata a numerose norme ’calde’ del disegno di legge sulle intercettazioni. Nel corso della lunga seduta notturna hanno ricevuto l’ok la cosidetta norma ’D’Addario’ – che prevede che nessuno possa effettuare registrazioni senza il consenso di tutte le parti interessate – e le norme sul diritto di cronaca, ribattezzate ’Salva-Iene’: il giornalista professionista che effettuerà riprese e registrazioni nell’ambito di attività di stampa o di cronaca sancite solennemente dall’articolo 21 della Costituzione non rischierà alcuna condanna. Non si potranno fare riprese tv di processi se non ci sarà il consenso di tutti è le ’talpe’ che rivelino atti o notizie del processo coperti da segreto rischiano da uno a 6 anni di carcere. Inoltre chiunque pubblichi intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione o che risultino estranee alle indagini potra’ essere punito con il carcere da 6 mesi a tre anni. Passa anche la norma che rafforza l’obbligo già esistente per il pm di informare le gerarchie ecclesiastiche qualora ad essere indagato e intercettato sia un sacerdote o un vescovo: in quest’ultimo caso, il “pm invia l’informazione al cardinale segretario di Stato”. Sul tavolo resta da definire un altro punto ’caldo’ del ddl, quello relativo all’inasprimento delle pene per i giornalisti.

  • Ratzinger recensì libro di diacono sospettato di abusi

    Ratzinger recensì libro di diacono sospettato di abusi

    VATICANO
    Pedofilia, nuove ombre su Benedetto XVI “Consigliò il libro di un teologo accusato”

    SYDNEY – Non accenna a finire lo scandalo sulla pedofilia 1 che ha colpito la Chiesa. Stavolta “The Age”, un quotidiano australiano, tira in ballo Benedetto XVI, allora a capo della Congregazione per la dottrina della fede, che, nel 2004, scrisse una lunga prefazione ad un libro di un teologo australiano, posto sotto restrizioni disciplinari per ‘cattiva condotta sessuale’. Si tratta del diacono Scott Alcuin Reid che sembra avere una certa influenza in Vaticano, poichè la prefazione di un suo altro libro è stata scritta dal cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, prefetto della Congregazione per il clero.

    L’arcidiocesi di Melbourne nel 1991 lo aveva privato delle facoltà canoniche, non poteva cioè agire più come sacerdote. The Age riferisce che il prelato aveva fatto ripetute e talvolta aggressive avance a seminaristi a Melbourne e all’estero. Nonostante questo, però, l’arcidiocesi afferma di non aver ricevuto alcuna denuncia di abusi.

    Che vi fossero preoccupazioni, però, era chiaro. Tanto che tre successivi arcivescovi di Melbourne avevano “senza successo, strenuamente e ripetutamente esortato Reid a tornare allo stato laicale”. Lo scorso anno Reid è stato trasferito nella diocesi francese di Frejus-Toulon dal vescovo Dominique Rey, e l’arcidiocesi di Melbourne sostiene di aver informato il vescovo Rey delle sue preoccupazioni.

    Nel 2004 l’allora cardinal Ratzinger scrisse una prefazione di 2000 parole raccomandando ai lettori il libro di Reid “L’organico sviluppo della liturgia” dichiarando che l’opera “ci insegna e ci invita a ulteriore riflessione”. L’anno prima il cardinal Castrillon Hoyos aveva scritto nell’introduzione a “Descrizione delle cerimonie del rito romano” che Reid aveva “continuato il lavoro di autorevoli esperti delle cerimonie liturgiche”.

    (19 maggio 2010)

  • Dal Corriere: L’ennesimo moralista con le brache calate, Predica l’astinenza, ma ha l’amante

    Dal Corriere: L’ennesimo moralista con le brache calate, Predica l’astinenza, ma ha l’amante

    Deputato repubblicano si dimette
    Mark Souder: «Ho peccato contro Dio e la mia famiglia»

    WASHINGTON – Da gennaio, il deputato repubblicano Mark Souder, sposato e con figli, ha guidato la campagna del suo partito per l’astinenza sessuale dei giovani. Assieme alla sua assistente Tracy Jackson, Souder, un conservatore e un evangelico, ha girato un video a favore del sesso soltanto dopo le nozze, diffondendolo in tutti gli Usa: «L’astinenza sessuale prima del matrimonio è difficile» ha sostenuto tra l’altro, «ma i valori familiari costituiscono le fondamenta della nostra società». Un classico caso del leader politico che predica bene ma si comporta male. Ieri infatti Souder, l’apostolo della fedeltà coniugale, si è dovuto dimettere perché coinvolto nell’ultimo scandalo sessuale al Congresso, trasgressione che la cosiddetta maggioranza morale degli americani non perdona. Tracy Jackson, ha scoperto l’America con grande scalpore, era da anni la sua amante. Il deputato ha recitato il mea culpa: «Ho peccato contro Dio, contro mia moglie e contro la mia famiglia» ha detto. «Ho tradito la fiducia degli elettori». Ma ha denunciato «i veleni di Washington» e le violazioni dei diritto alla riservatezza dei parlamentari.

    BIPARTISAN- Il caso ha incuriosito il Washington Post. Assieme ad altri 72 volti nuovi repubblicani, Mark Souder era stato eletto parlamentare nel ’94, una ondata che aveva sottratto ai democratici il controllo della Camera e messo in gravi difficoltà il presidente Clinton. Allora si era parlato di una rivoluzione conservatrice evangelica. Ma in realtà, ha scritto il giornale, «fu una rivoluzione sessuale». Perché mai? Perché, ha spiegato il Washington Post, molti di quei volti nuovi erano tentati dal sesso, e nel corso degli anni successivi quindici di loro, tra cui tre donne, sono stati protagonisti di scandali e molti sono stati costretti ad andarsene. Non che i democratici, ha precisato, siano stati dei santi: hanno avuto vittime eccellenti del sesso, dall’ex senatore e candidato alla Casa Bianca John Edwards all’ex governatore dello stato di New York Eliot Spitzer.

    DOPPIE VITE – Ma la percentuale dei trasgressori repubblicani rappresenta un record piuttosto difficile da battere, e fa pensare che i loro valori siano fittizi. Il Washington Post si è divertito a citare le vicende più clamorose. Quella del deputato gay Mark Foley, che inseguiva i paggetti della Camera. Quella del senatore John Ensign, che stipendiava il marito dell’amante. E quella della deputatessa Helen Chenoweth, che negli anni Novanta crocefisse Clinton per la sua love story con la stagista della Casa Bianca Monica Lewinski, e che fu fatta fuori dal partito quando emerse che da un decennio aveva un rapporto adulterino. Il giornale ha anche sottolineato che alle elezioni parlamentari del prossimo novembre l’epidemia di tradimenti coniugali potrebbe nuocere ai repubblicani: gli elettori, ha ammonito, sono in rivolta, ritengono ipocriti o corrotti molti dei politici al potere e sono pronti a defenestrarli. Un giudizio confermato dall’esito di quattro primarie tenute ieri: è caduta persino la testa di Arlen Specter, un ottuagenario senatore, prima repubblicano poi democratico, a Washington da quasi mezzo secolo.

    Ennio Caretto
    19 maggio 2010

    Ormai non fa quasi più notizia. Prendiamo atto che i sessuofobi e i predicatori dell’astinenza sono tutti quantomeno sospetti.

    http://www.corriere.it/esteri/10_maggio_19/repubblicano-amante_05dafdd0-635d-11df-8b63-00144f02aabe.shtml

  • “Ecco perché non si può processare il Pontefice”

    “Ecco perché non si può processare il Pontefice”

    18/5/2010 – LO SCANDALO PEDOFILIA
    Il difensore americano: la Santa Sede non è un’azienda
    CORRISPONDENTE DA NEW YORK
    Papa Benedetto XVI La cooperazione religiosa non è un rapporto di lavoro dipendente»: è attorno a questo principio che ruotano le argomentazioni dell’avvocato difensore del Papa, Jeffrey Lena, che ieri ha depositato presso il Tribunale distrettuale del Kentucky a Louisville le carte legali tese a respingere la richiesta dell’accusa di coinvolgere i vertici del Vaticano nella causa intentata da tre vittime di abusi commessi da preti della diocesi locale.

    L’avvocato dell’accusa William McMurry rappresenta le tre vittime James O’Bryan, Donald Poppe e Michael Turner che hanno testimoniato di essere state rispettivamente molestate – in forme e circostanze diverse fra gli anni Cinquanta e Settanta, con alcuni episodi risalenti al 1920 – dai sacerdoti Laurence Kuntz, Arthur Wood e Louis Miller. McMurry ritiene che il Vaticano sia direttamente responsabile di quanto avvenuto in ragione di due motivi: il «chiaro e diretto controllo che esercita sui vescovi» e la «politica di segretezza» contenuta nel «Crimen Sollicitationis» che fu promulgato dal 1962 dalla Santa Sede, durante il pontificato di Giovanni XXIII e venne firmato dal cardinale del Santo Uffizio Alfredo Ottaviani, obbligando ogni sacerdote e non denunciare eventuali abusi in quanto equiparati ai segreti appresi nel confessionale. Se il Tribunale del Kentucky dovesse accettare questa impostazione aprirebbe la strada ad una «class action» delle vittime degli abusi contro il Vaticano simile a quelle che hanno visto le associazioni di consumatori strappare miliardi di risarcimenti ai produttori di tabacco, senza contare la possibilità di chiamare in causa il Papa e i vertici della Santa Sede.

    Da qui l’importanza della contromossa della difesa che punta a smantellare entrambe le accuse con dettagliate motivazioni, richiamandosi tanto ai principi del diritto americano quanto ai testi di quello canonico. «Riguardo al presunto rapporto di dipendenza fra la Santa Sede e i vescovi – spiega Lena a “La Stampa” – questo non sussiste» perché ne mancano i presupposti in quanto «la Santa Sede non controlla giorno per giorno l’operato del vescovo, non gli paga lo stipendio nè l’assicurazione sanitaria nè i benefici previdenziali, non gli fa avere gli strumenti con cui lavora, non controlla il suo orario di lavoro» e inoltre «il vescovo può assumere e licenziare chi vuole». Ciò che unisce il Vaticano alla diocesi del Kentucky, come a tutte le altre in America e nel mondo, «non è un rapporto di dipendenza lavorativa ma di cooperazione religiosa».

    Di conseguenza l’unico responsabile di quanto avviene nella diocesi è il vescovo e i vertici del Vaticano non possono essere chiamati in causa per quanto avviene sul territorio della diocesi. Se c’è una forma di «controllo» della Santa Sede sulle diocesi questo ha a che vedere con la teologia e il governo della Chiesa e dunque ciò comporta per il tribunale l’impossibilità di addentrarsi nell’esame della dottrina religiosa perché non rientra nei suoi compiti. «Trasformare la relazione fra il papa e i vescovi in un rapporto di lavoro dipendente significherebbe intervenire nelle politiche interne alla Chiesa ma ad impedire un simile intervento da parte di un tribunale civile è il Primo Emendamento della Costituzione americana» sottolinea Lena. Si tratta di una tesi che punta a smontare legalmente la definizione del Vaticano come di una corporation internazionale direttamente responsabile per ogni singola azione di tutti i preti, limitando il rapporto con le diocesi all’ambito esclusivo della fede e non dell’amministrazione. «Ad essere una corporation è piuttosto la diocesi del Kentucky con i suoi oltre 4000 dipendenti e le sue 110 parrocchie» aggiunge Lena, che entra inoltre nei particolari dei tre casi di abusi contestati, ricostruendo come quello nei confronti di Kuntz ha basi di prova molto deboli mentre negli altri due Wood e Miller vennero allontanati dal vescovo dell’epoca a seguito delle denunce fatte, a molti anni di distanza dai fatti contestati.

    Riguardo al secondo pilastro dell’accusa, l’avvocato del Papa ribatte facendo ricorso all’analisi del diritto canonico per affermare che «il “Crimen Sollicitationis” non impone affatto il silenzio sulle vicende di presunti abusi ma, anzi, comporta per il vescovo l’obbligo di far prevalere in questi casi la legge civile» collaborando con le inchieste proprio come Papa Benedetto XVI ha più volte chiesto di fare ai sacerdoti negli ultimi mesi. E’ sulla base di queste valutazioni che è stata formulata la richiesta al tribunale di respingere la causa intentata da O’Bryan, Poppe e Turner per «carenza di giurisdizione».