Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Scandalo-pedofilia, ad aprile è boom di “sbattezzi”

    Scandalo-pedofilia, ad aprile è boom di “sbattezzi”

    Circa 5.500 persone hanno scaricato ad aprile il modulo per chiedere di “sbattezzarsi” (foto): lo rivela il sito dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti

    Lo scandalo dei preti pedofili sta convincendo sempre più persone ad abbandonare la Chiesa cattolica. E molti di loro non si accontentano di non andare più a Messa o in chiesa, ma chiedono di “sbattezzarsi”: ad aprile 5.500 persone hanno scaricato il modulo per la richiesta dal sito dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar).
    Finora i picchi si erano verificati solo in occasione delle giornate dello sbattezzo – spiega Raffaele Carcano, segretario nazionale della Uaar – e viene da chiedersi perché, ad aprile 2010, tanti italiani abbiano deciso di informarsi a proposito”. E il boom non riguarda solo i download. “Abbiamo ricevuto”, spiega Carcano, “anche telefonate ed e-mail, soprattutto da parte di cittadini che continuano a dichiararsi credenti, ma sono delusi dalla Chiesa. Ci sembra abbastanza probabile che tutto questo sia conseguenza dello scandalo pedofilia, che proprio in aprile ha conosciuto il suo periodo più caldo: e questo spiegherebbe perché il fenomeno non è solo italiano ed è anzi particolarmente visibile in Germania”.

    Il numero di download potrebbe però sottostimare il fenomeno dello sbattezzo, sia perché molti si allontanano dalla Chiesa senza sentire la necessità di sbattezzarsi, sia perché “chi scarica il modulo può anche fotocopiarlo e distribuirlo ad amici e familiari. Per questo non è possibile dare dati esatti sugli sbattezzati, ma solo usare il numero di download come parametro dell’interesse intorno alla cosa”.

    http://city.corriere.it/2010/05/13/milano/documenti/scandalo-pedofilia-ad-aprile-boom-sbattezzi-20770629852.shtml

  • Ratzinger fa la vittima: “Chiesa perseguitata dai preti pedofili”, e alle vittime chi ci pensa?

    Ratzinger fa la vittima: “Chiesa perseguitata dai preti pedofili”, e alle vittime chi ci pensa?

    Papa a Lisbona: le maggiori persecuzioni alla Chiesa vengono dalla Chiesa stessa
    «Preti pedofili, il perdono non sostituisce la giustizia. Attuali sofferenze della Chiesa annunciate nel 3° segreto di Fatima»

    LISBONA (11 maggio) – Una chiesa perseguitata dai suoi stessi peccati, una chiesa, le cui sofferenze già erano state annunciate dal segreto di Fatima e un perdono che non vuole sostituirsi alla giustizia: il Papa arriva in Portogallo e le sue parole non posso non anadare al dramma dei preti pedofili che sta sconvolgendo la Chiesa cattolica.

    «Oggi le più grandi persecuzioni alla Chiesa non vengono da fuori ma dai peccati che ci sono dentro la Chiesa stessa», ha affermato Benedetto XVI durante il volo che lo ha condotto in Portogallo, con riferimento alla scandalo degli abusi su minori, che ha definito «realmente terrificante».

    «Il perdono non sostituisce la giustizia». Elencando le «risposte che la Chiesa deve dare», così come già prospettato nel messaggio di Fatima, il Papa ha citato «la penitenza, la preghiera, l’accettazione, il perdono che occorre dare, ma anche la necessità di giustizia, perchè il perdono non sostituisce la giustizia». Quindi «la conversione permanente, e le tre virtù teologali: la fede, la speranza, la carità».

    Le attuali «sofferenze» della Chiesa fanno parte di quelle annunciate nel terzo segreto di Fatima. «Oltre alla missione di sofferenza del Papa, che in prima istanza possiamo riferire all’attentato a Giovani Paolo II – ha detto il Papa -, nel messaggio di Fatima ci sono indicazioni su realtà del futuro della Chiesa». Ed è vero, ha aggiunto, che «oltre ai momenti indicati nelle visioni, si parla della realtà di passione della Chiesa. Ci sono sofferenze della Chiesa che si annunciano». Benedetto XVI ha ricordato che «il Signore ha detto che la Chiesa sarà sofferente fino alla fine del mondo. E oggi questo – ha concluso – lo vediamo in modo particolare».

  • «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    Città del Vaticano Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, ha accusato l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano di aver contribuito a insabbiare, 15 anni fa, le accuse contro l’allora cardinale Hans Hermann Groer, reo di molestie sessuali su dei seminaristi risalenti a molti anni prima. E ha pure criticato apertamente Sodano per aver definito lo scandalo degli abusi sui minori «un chiacchiericcio».

    È un attacco senza precedenti, seppure a scoppio ritardato, quello che arriva dall’Austria.
    Il cardinale Schönborn, allievo di Ratzinger, già a fine marzo, dialogando con i giornalisti, aveva rivelato che era stato il «partito diplomatico della Curia romana» a risparmiare a Groer l’apertura di un’inchiesta. Un mese dopo, il 28 aprile, l’arcivescovo di Vienna ha rincarato la dose. Le sue parole, riportate il giorno dopo da due giornali austriaci, sono state rilanciate il 4 maggio dall’agenzia cattolica Kathpress e hanno fatto il giro del mondo.
    Schönborn fa innanzitutto riferimento al messaggio di solidarietà a Benedetto XVI che il cardinale Sodano, decano del collegio cardinalizio, lesse all’inizio della messa di Pasqua in piazza San Pietro, dicendo tra l’altro al Papa: «È con lei il popolo di Dio che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio».
    La parola chiacchiericcio, che pure riecheggiava un’analoga espressione usata dallo stesso Pontefice nell’omelia della domenica delle Palme, è suonata offensiva per le vittime, secondo il cardinale di Vienna. Il quale ha anche ricordato che proprio Sodano, 15 anni fa, sarebbe stato colui che «ha impedito che si facesse una commissione d’inchiesta sul caso Groer, commissione che Ratzinger voleva costituire».
    Un’accusa precisa e circostanziata, che fa riemergere il triste caso dell’arcivescovo di Vienna Groer, un conservatore nominato da Papa Wojtyla al momento del pensionamento del progressista Franz König, figura chiave dell’Ostpolitik, del Concilio e anche del conclave dell’ottobre 1978.
    Groer venne accusato nel 1995 da un ex seminarista di abusi. Altri accusatori si aggiunsero al primo. Il cardinale, già settantacinquenne, venne dimissionato e il suo posto fu preso dal vescovo ausiliare Schönborn.

    Ieri Papa Ratzinger ha incontrato le gerarchie del Belgio, dove nelle scorse settimane il vescovo di Bruges ha confessato abusi su un minore, e ha infine accolto le dimissioni di monsignor Walter Mixa, vescovo di Ausburg e ordinario militare per la Germania.
    Il vescovo, già accusato di malversazioni economiche e maltrattamenti su minori, è stato ora anche accusato di abusi sessuali su un giovane all’epoca in cui era vescovo di Eichstatt.

    http://www.ilgiornale.it/news/sodano-insabbi-l-inchiesta-sui-preti-pedofili.html

  • Rai, campagna sms di solidarietà al papa

    Rai, campagna sms di solidarietà al papa

    la Rai lancia la campagna “Sms al papa per la solidarietà”

    “A sua immagine”, il programma religioso di Raiuno, attiva un numero telefonico per inviare sms al papa.
    L’iniziativa è legata all’appuntamento del 16 maggio, il giorno in cui i movimenti e le associazioni laicali cattolici si ritroveranno in Piazza San Pietro per testimoniare a Benedetto XVI l’affetto del popolo cristiano.

    Un comunicato rende noto che il numero per inviare gli sms (attivo da domenica 9 maggio) sarà 3351863091. Tutti i messaggi saranno consegnati al pontefice entro il mese di maggio. “E’ un’occasione davvero unica – dichiara nella nota il conduttore del programma, Rosario Carello – attraverso questo numero chiunque potrà manifestare la propria solidarietà, anche chi non sarà fisicamente in Piazza San Pietro”.
    repubblica it

  • Incriminazione di Ratzinger. Obama difende il Vaticano

    Incriminazione di Ratzinger. Obama difende il Vaticano

    /5/2010 – Il passo dell’avvocatura del governo
    Obama difende la Santa Sede “Nessun risarcimento da Roma”

    L’amministrazione prende posizione nella disputa alla Corte Suprema
    La Casa Bianca sostiene le posizioni legali della Santa Sede nella disputa in atto di fronte alla Corte Suprema, che vede gli avvocati di una vittima di abusi tentare di coinvolgere il Pontefice. A descrivere la posizione dell’amministrazione Obama è il testo depositato presso la Corte Suprema dall’avvocatura del governo, rappresentata da Neal Kumar Kaytal, e controfirmato da Harold Hongju Koh, legale del Dipartimento di Stato, nel quale si affronta la tesi sollevata dal Tribunale distrettuale dell’Oregon in merito alla possibilità di ammettere la richiesta di risarcimenti alla Santa Sede per la presenza di un «rapporto di impiego» fra il Pontefice e i preti accusati di abusi.
    La Corte d’appello federale accettò questa impostazione ma ora l’avvocatura di Obama afferma che «l’interesse degli Stati Uniti è nel rimandare il giudizio alla Corte d’appello per ulteriori considerazioni». Ecco la spiegazione: «La Corte d’appello ha errato nel ritenere che il Tribunale distrettuale abbia la giurisdizione per discutere le accuse nei confronti della Santa Sede a causa degli abusi sessuali commessi da un prete» per il motivo che procedere in questa direzione comporterebbe «andare oltre i limiti» imposti dalla legge federale che consente di portare a giudizio Stati stranieri. La legge federale consente di ammettere cause contro Stati sovrani per responsabilità civile solo se viene provato che l’atto che ha causato il danno – in questo caso l’abuso – è una conseguenza della «finalità dell’impiego». Su questo punto l’avvocatura di Obama condivide la posizione dell’avvocato Jeffrey Lena, che rappresenta la Santa Sede. «Poiché i contestati abusi sessuali non rientrano nella finalità dell’impiego del prete – si legge a pagina 13 del documento depositato presso la Corte Suprema di Washington – la legge dell’Oregon non prevede la possibilità di coinvolgere rappresentanti di uno Stato straniero». Da qui la richiesta dell’avvocatura alla Corte Suprema di rimandare il caso affinché sia la Corte d’appello a rivedere l’approccio legale al possibile coinvolgimento della Santa Sede.
    Il passo della Casa Bianca va nella stessa direzione della tesi della difesa della Santa Sede che la scorsa settimana aveva fondato le obiezioni sull’impossibilità di definire le relazioni fra Vaticano e preti come «lavoro dipendente» trattandosi di «cooperazione religiosa». La parola passa adesso ai nove giudici della Corte Suprema di Washington che entro un mese dovrebbero esprimersi ma in attesa degli sviluppi sul piano giuridico, il passo dall’avvocatura dello Stato lascia intendere un orientamento del governo federale a non volere un allargamento della giurisdizione dei tribunali Usa nelle cause contro Stati stranieri. Bisogna inoltre tener presente che a guidare l’avvocatura è Elena Kagan, designata da Obama a giudice della Corte Suprema, ed è in ragione del suo status di candidata che a firmare il documento è stato il vice Kaytal. L’avvocato Lena ha scelto di non commentare il passo dell’avvocatura perché «sta ora alla Corte Suprema parlare», ma in passato ha sottolineato come questo caso ha una rilevanza che va ben oltre la Santa Sede investendo l’equilibrio dei poteri fra enti internazionali.

  • Pedofilia, la Cei: cento inchieste canoniche negli ultimi dieci anni

    Pedofilia, la Cei: cento inchieste canoniche negli ultimi dieci anni

    «Nel nostro Paese non c’è bisogno di alcuna commissionie speciale»
    CITTA’ DEL VATICANO
    In Italia non c’è bisogno di «alcuna commissione speciale» sui casi di pedofilia nel clero, sul modello di quella istituita ad esempio dalla Conferenza episcopale tedesca. Lo ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, incontrando i giornalisti durante l’assemblea generale dei vescovi italiani, riuniti da ieri in Vaticano. Secondo Crociata, «le indicazioni del Papa ai cattolici irlandesi e le linee-guida della Congregazione per la Dottrina della fede contengono tutti gli elementi necessari per continuare ad affrontare i casi che si presentano». Il numero due della Cei ha sottolineato che dal punto di vista canonico la Congregazione dell’ex Sant’Uffizio e da quello civile le autorità competenti «hanno nei responsabili della vita della chiesa tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti». Crociata, a una domanda dei giornalisti, ha ribadito che «la normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia». «Evidentemente – ha proseguito – questo non esclude, ma anzi richiede e prevede per nostra specifica iniziativa, che ci siano tutta la collaborazione e la cooperazione per rendere possibile l’accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi». «Che un vescovo possa essere chiamato a testimoniare – ha concluso il segretario della Cei, con riferimento al processo in corso a un sacerdote nel Lazio – è un fatto del tutto ordinario, nella misura in cui egli sia a conoscenza dei fatti».

    Il «dramma» della pedofilia non sta provocando cali delle pre-iscrizioni alle scuole cattoliche nè fenomeni di disaffezione dei credenti, anzi viene visto come «l’occasione per la Chiesa per un salto di qualità », ha aggiunto monsignor Crociata. Pur riconoscendo «l’assoluta gravità e drammaticità del problema», ha sottolineato che «sarebbe una grave distorsione guardare alla vita della Chiesa solo dall’angolo visuale di questa specifica questione». «La Chiesa è ferita – ha aggiunto -, dopo le vittime e con le vittime, perchè viene stravolto quello che la totalità dei credenti, dei responsabili e degli educatori, tranne alcune eccezioni, fa ogni giorno in maniera positiva, costruttiva, a volte anche eroica».

    Il numero due della Cei ha detto di «non avere notizia» di cali di iscrizioni alle scuole cattoliche, «perchè la reazione, come ha dimostrato anche il raduno in Piazza San Pietro di domenica 16 maggio, è che la Chiesa vuole affrontare il problema e superarlo». «Il popolo cattolico – ha proseguito mons. Crociata – ha orrore del fenomeno pedofilia, vuole che sia affrontato con chiarezza e con le misure necessarie, ma, superandolo, vuole che la Chiesa cresca in qualità ». E per la prima volta da quando è scoppiato il caso della pedofilia, la Conferenza episcopale italiana rende noto che sono cento i casi di abusi sessuali sui minori da parte di preti cattolici che i vertici della Chiesa italiana hanno registrato negli ultimi dieci anni. «In termini generali e veritieri ci risultano un centinaio di casi relativi a procedimenti canonici avviati nell’ultimo decennio», ha dichiarato Crociata.

  • New York Times: la Chiesa coprì prete pedofilo in Africa

    New York Times: la Chiesa coprì prete pedofilo in Africa

    ROMA (8 maggio) – Il New York Times torna oggi sul suo sito on-line ad attaccare il Vaticano. Il quotidiano di New York, citando una intervista rilasciata all’agenzia americana Associated Press da un maestro di scuola elementare di Mananka, in Sierra Leone, riporta la vicenda di un sacerdote cattolico, James Tully, che, nonostante le accuse di abusi commessi in un remoto villaggio dell’Africa, dopo essere stato richiamato in patria dalla Chiesa americana, venne riassegnato allo stesso villaggio, dove torna ad abusare di bambini. A muovere l’accusa ¨ un maestro di scuola di cui l’Ap non fa il nome. Ha chiesto di non rivelare la sua identità  perchè – scrive il New York Times – «lavora in una scuola cattolica e ha paura di essere licenziato».

    Il maestro ha detto di essere stato abusato a sua volta dal reverendo Tully e, come lui, «molti altri bambini». I fatti si riferiscono a due periodi precisi. Il primo va dal 1979 al 1985, quando Tully venne mandato per la prima volta in Sierra Leone. Il secondo periodo va dal 1994 al 1998, quando il sacerdote venne mandato in Sierra Leone per la seconda volta. Il sacerdote da allora ¨ tornato negli Stati Uniti, nel New Jersey. Avvicinato dalla Ap, non ha voluto fare commenti. Il vescovo cattolico di Makeni, in Sierra Leone, Giorgio Biguzzi, anche lui avvicinato dalla Ap, ha detto di non aver mai ricevuto alcuna lamentela circa il presunto comportamento avuto da padre Tully.

    «Nessuna vittima di abusi sessuali – ha detto il vescovo Biguzzi, citato dal New York Times – o nessuno dei suoi familiari, amici, conoscenti, si ¨ mai presentata per informarmi di essere stata sessualmente abusata da padre Tully». Al contrario, secondo decine di testimonianze raccolte dalla Ap (e pubblicate dal Times), padre Tully ebbe decine di incontri sessuali nella sua casa di Kamalo, dove viveva negli anni trascorsi in Sierra Leone.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=29022&sez=HOME_NELMONDO&npl=&desc_sez=

  • Omosessualità e pedofilia, il pensiero dell’arcivescovo Grings (siamo al delirio…)

    Omosessualità e pedofilia, il pensiero dell’arcivescovo Grings (siamo al delirio…)

    Dadeus Grings, arcivescovo brasiliano di Porto Alegre (due milioni e mezzo di fedeli), intervenendo a proposito dei casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti, ha rilasciato dichiarazioni che hanno suscitato numerose polemiche. Secondo Grings, riporta AP (1), il problema è che “è la società, oggi, a essere pedofila”: del resto, “si sa che gli adolescenti sono spontaneamente omosessuali”. Concedendo diritti agli omosessuali, ha continuato Grings, si arriverà presto ai diritti ai pedofili. Cosa fare, dunque, si è chiesto Grings, per “educare i bambini a una sessualità umana e accettabile” (evidentemente preclusa agli omosessuali)?
    Si coglie l’occasione per ricordare che il concetto di ‘bambino’ secondo il magistero cattolico non è esattamente lo stesso percepito dal resto della società. Stando al Codice di diritto canonico (can. 97), per ‘bambino’ la Chiesa intende il minore di sette anni, età alla quale si presume acquisisca l’età della ragione e la responsabilità dei suoi atti; inoltre, secondo per esempio la versione inglese di Wikipedia (2), l’età minima del consenso per avere relazioni sessuali è, in Vaticano, di dodici anni.
    Nel frattempo la magistratura tedesca ha posto sotto inchiesta per abusi sessuali il vescovo di Augusta Walter Mixa, che recentemente ha offerto le proprie dimissioni al papa dopo aver ammesso di aver schiaffeggiato, quando ancora era parroco, alcuni bambini ospiti di un orfanotrofio. Sul New York Times è invece stato pubblicato un articolo molto critico (3) nei confronti dell’atteggiamento “poco assertivo” del cardinale William J. Levada, successore di Joseph Ratzinger nell’incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina del clero.
    Che la vicenda dei preti pedofili stia facendo vacillare il prestigio della Chiesa cattolica è mostrato dal modo sempre più esplicito e sempre più ‘assodato’ con cui se ne parla: si veda per esempio il video sullo spray scaccia-preti (4), ora sottotitolato in italiano.

    (1) http://www.google.com/hostednews/ap/articl…FK1TJAD9FH00GO2
    (2) http://en.wikipedia.org/wiki/Ages_of_conse…e#Vatican_State
    (3) http://www.nytimes.com/2010/05/06/world/eu….html?th&emc=th
    (4) http://dailymotion.virgilio.it/video/x701g…sottotitoli_fun

    http://www.uaar.it/news/2010/05/07/omosessualita-e-pedofilia-il-pensiero-arcivescovo-grings/

  • Vania Lucia Gaito: “La colpa della Chiesa è nella sua sessuofobia”

    Vania Lucia Gaito: “La colpa della Chiesa è nella sua sessuofobia”

    Non sono casi isolati: i preti pedofili sono migliaia in tutto il mondo e molti anche in Italia. Un fenomeno taciuto per anni e ‘coperto’ dal Vaticano, pronto a solidarizzare anche con chi è stato condannato dalla giustizia. O, se proprio costretto, a risarcire la vittima comprandone il silenzio. ”Tu non parlare con nessuno”: la Chiesa sembra offrire solo la promessa del perdono alle vittime e ai colpevoli, tutti allo stesso modo peccatori. Peccatore perfino il bambino di soli nove mesi stuprato da padre Oliver O’Grady. Ma adesso, qualcosa sta cambiando: il libro ‘Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa’, edito da Tea, della coraggiosa psicologa salernitana Vania Lucia Gaito, che dal 2006 collabora con il blog di controinformazione ‘Bispensiero’ sul quale, nel 2007, ha trasmesso e sottotitolato il documentario della BBC ‘Sex Crimes and Vatican’, raccoglie le voci di chi ha avuto il coraggio di denunciare e di ribellarsi, raccontando anche che cos’è, oggi, la vita di un prete.

    Vania Lucia Gaito, nell’ottobre del 2002 la tv irlandese RTE (Radio  Telefis Eireann) ha trasmesso il celeberrimo documentario ‘Cardinal Secrets’ da cui poi nacque il tempestoso ‘rapporto Murphy’: anche in Italia si sono avuti comportamenti omissivi nei confronti dei bambini?
    “In Italia si fa molto scudo alla Chiesa cattolica e si ha pochissima o nessuna attenzione per le vittime. Teoricamente, sono tutti a favore all’antipedofilia, ma non nel momento in cui si fanno alcune leggi che spostano i tempi di prescrizione e li riducono. Per esempio, la ex Cirielli  ha spostato i tempi di prescrizione facendoli arrivare a dieci anni. Un reato come l’abuso sessuale (perchè la pedofilia non è un reato, mentre lo è l’abuso sessuale) già è difficile da denunciare, perché distrugge l’autostima delle persone. Esiste un tempo entro cui l’abuso va denunciato: il termine massimo è di dieci anni, compresi i tre gradi di giudizio. Ciò significa che chi ha subito un abuso anche in giovane età, considerando tutto il tempo che ci vuole per elaborare l’abuso, ricostruire l’autostima e arrivare a una denuncia all’istituzione pubblica,  occorrono molto spesso degli anni. Ed è questo il motivo per cui molti accusati di pedofilia vedono prescriversi il reato, come Don Giorgio Carli: il reato in Cassazione era prescritto e la stessa Cassazione lo ha condannato a un risarcimento civile. Però, penalmente non è stato possibile perseguirlo, perché erano trascorsi più di dieci anni. All’estero, il problema viene vissuto diversamente. L’Olanda, per esempio, ultimamente è invischiata in casi di pedofilia, ma la legislazione olandese prevede una prescrizione di vent’anni dal compimento del diciottesimo anno della vittima. Quindi, se qualcuno è stato abusato a 5 anni, da quando ne compie 18 ha ancora vent’anni di tempo per denunciare e far perseguire il reato. In Italia, la prescrizione corre anche lungo il processo, mentre in altri Paesi la prescrizione, con il processo, si blocca, perché l’intenzione dello Stato è quella di perseguire il reato una volta che è stato istituito un processo, per cercare giustizia fino alla fine”.

    Da secoli, la Chiesa conosce l’esistenza di reati di abuso sessuale su bambini e adulti: sono più numerosi i casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica o di altre categorie sociali?
    “E’ difficilissimo fare una stima di questo genere, perché proprio per il fatto che non si denuncia, il fenomeno rimane sommerso, dunque immenso. Noi abbiamo alcuni dati, alcuni anche molto falsati per quanto riguarda la pedofilia e gli abusi sessuali in famiglia, oppure nelle istituzioni sportive o a scuola. Poi, molto dipende anche dal tipo di abuso a cui facciamo riferimento: io parlo di abusi sessuali perché la pedofilia, nel senso diagnostico del termine, riguarda un certo tipo di disturbo di carattere sessuale che implica una serie di peculiarità per poter fare una diagnosi di pedofilia: una differenza di almeno cinque anni di età tra la vittima e l’abusante e una presenza di fantasie di natura pedofila per almeno sei mesi. Sicuramente, quello che è importante è  invece l’atto, perché ci sono pedofili che non mettono mai in pratica quelle che sono le loro fantasie, poiché temono il giudizio sociale, essendo il criminale molto lucido e sapendo benissimo a che cosa va incontro. Ci sono dei pedofili che non sono criminali. E ci sono delle persone che abusano dei minori pur non essendo pedofili, per una questione di opportunità o per altre forme di disagio, perché  il minore è chiaramente più vulnerabile e meno ‘giudicante’, da un punto di vista psicologico, rispetto all’adulto. Quindi, ci possono essere anche altre patologie ed è quel che accade con la categoria dei sacerdoti-pedofili: fermo restando che esiste una percentuale che, pur abusando di minori, non sono strettamente classificati come pedofili, come persone attratte da minori, non per questo si può parlare di reati meno gravi rispetto all’abuso di un bambino di pochi mesi, come nel caso di Oliver O’Grady”.

    Lei, nella sua analisi, è partita da dati concreti parlando con tante vittime e sacerdoti: quanto è stato difficile o doloroso ottenere la loro fiducia?
    “Difficile sicuramente: ci sono vittime che riescono a elaborare il dolore, che sono stati aiutati, che hanno fatto un percorso per cui l’abuso è divenuto una parte della loro vita, dolorosa, difficile, ma comunque vissuto da ex vittime. Poi, ci sono persone che non riescono ad andare oltre quell’abuso, non perché sia costantemente nei loro pensieri, ma perché non sono riusciti a elaborare quanto è loro capitato, non hanno avuto aiuti efficaci, molto spesso non sono stati creduti quando hanno denunciato. Ho conosciuto genitori di bambini piccolissimi, di età neppure scolastica, che pur di non accettare che i loro figli avessero subito abusi da un sacerdote, hanno portato i figli dall’esorcista. Quando non si viene creduti, il processo di elaborazione è molto più complesso: difficilmente se ne viene fuori. Ovviamente, ciò condiziona tutta una vita. Molti di coloro che abusano, inoltre, hanno subìto abusi a loro volta e hanno ‘imparato’ che quello è il ‘modo’, che quella la sessualità”.

    120 mila  ‘preti sposati’ nel mondo e la Chiesa continua a non considerare le parole della Bibbia: “Non è bene che l’uomo sia solo”. C’è un rapporto tra celibato e pedofilia, oppure la pedofilia è un problema a sé?
    “Il celibato è una scelta che si fa nel momento in cui si decide di prendere l’ordine e, quando si prende questa decisione, si passa dal seminario ‘minore’ a quello ‘maggiore’. In quello minore arrivano i ragazzi delle scuole medie: adolescenti di dieci, undici anni circa che si ritrovano in un ambiente molto particolare, a senso unico, intanto, in cui non ci sono donne. E il tipo di educazione sessuofobica che impartisce la Chiesa è differente dal tipo di educazione o dal tipo di esperienza che si può fare vivendo in una realtà diversa. All’interno dei seminari si subiscono molto spesso abusi da educatori o sacerdoti che dovrebbero prendersi cura dei bambini a loro affidati. Celebre è il ‘gioco dello scarpone’, nei seminari, un modo di proporre la sessualità che è dicotomico. In pratica, la figura della donna viene scissa in due: da una parte, la figura della Vergine Maria, ascetica, estranea alla quotidianità della donna, dall’altra c’è Eva, la tentatrice, colei che ti può togliere la virtù, che ti spinge al peccato. E’ ovvio che con una dicotomia di questo genere, tutto diventa fortemente angosciante, castrante, soprattutto nell’immaginario di un bambino. Il problema sorge nel momento in cui si affrontano le pulsioni adolescenziali: l’adolescenza è un bombardamento ormonale impressionante e difficilmente si può chiedere a un ragazzino di 13 anni di contenere un impulso sessuale raramente sopprimibile. L’unico tipo di educazione che viene data è molto superficiale, dal momento che i ragazzi non sono assolutamente preparati a comprendere bene quel che succede al loro corpo, all’intero organismo. Le amicizie ‘particolari’ all’interno dei seminari sono una prassi conosciutissima e non da adesso, perché se gli educatori ‘mettono in guardia’ i ragazzini, vuol dire che sanno benissimo ciò che succede all’interno di molte strutture. Ovviamente, quando c’è l’impossibilità di avere un rapporto ‘oggettuale’ per un maschio, per un uomo, quando la donna è inaccessibile proprio perché non c’è, oppure è connotata in modo molto ‘frustrante’, si cerca un oggetto sessuale sostitutivo. Il più delle volte, arriva dal compagno di stanza, dall’amico di seminario, dal ragazzo più grande e con più esperienza, se non addirittura da un sacerdote che abusa. Ovviamente, la disparità tra una persona adulta, che sa perfettamente quello che sta facendo e un ragazzino di tredici anni, ormonalmente ‘bombardato’, è enorme, dal punto di vista proprio della consapevolezza. Per questo motivo si tratta di abusi”.

    Freud sosteneva che un pedofilo è un bambino che cerca un altro bambino: considerando la loro sessualità polimorfa, i preti  hanno la loro responsabilità personale o sono solo frutto di una cultura misogina e manichea, respirata nei soffocanti seminari minorili?
    “In gran parte, è il tipo di cultura: quando Freud parla di un pedofilo narcisista, nel senso che cerca il bambino perfetto, che è rimasto psicologicamente ‘fissato’ alla propria figura di bambino onnipotente, quindi prima del complesso edipico, ovviamente si rifà a quello che è il pedofilo puro. Fortunatamente, è difficile trovare un narcisista puro, anche se la cultura  moderna spinge in tal senso, ma si tratta di forme di narcisismo ‘secondario’. Quello di cui parlava Freud è, invece, un narcisismo ‘primario’: il bambino aveva l’onnipotenza di creare il mondo e, da grande, non riesce a ‘uscire’ da se stesso per affrontare una relazione a due, in cui uno limita l’onnipotenza dell’altro. All’interno dei seminari, quando accadono queste cose, la crescita psicoaffettiva e psicosessuale la si subisce come un ‘blocco’. La persona che subisce un abuso, anche se cresce e va avanti con gli anni, cerca la compagnia di persone che siano al suo stesso livello affettivo, cioè al momento in cui è rimasto ‘bloccato’ in compagnia di un dodicenne o di un quindicenne. Dal punto di vista sessuale, per lui la ‘normalità’ è con un coetaneo, per la legge molto meno”.

    Lo scrittore cattolico Vittorio Messori ha proposto un bizzarro  ragionamento algebrico: “Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori…”. Esiste, forse, una filosofia del pedofilo?
    “Certamente: esiste una pedofilia del pedofilo, una giornata dell’orgoglio pedofilo. In quell’articolo manca pochissimo all’apologia di reato. Ricordo una persona, che è stata beatificata e poi santificata, che aveva la debolezza di andare ai giardini pubblici, aprire l’impermeabile e mostrarsi alle mamme. Leggere queste cose fa riflettere: se la Chiesa ha santificato questa persona e poi dà un’immagine dei santi come di persone dalla moralità specchiata, da emulare, forse sono tante, allora, le cose che essa ‘fa’ e ‘non dice’. C’è differenza, allora, tra quanto la Chiesa impone con la pastorale e quanto effettivamente essa sia consapevole di come questa morale sia ‘di piombo’, tanto che non la segue neppure lei stessa. Molti sacerdoti si sentono al di fuori delle leggi in cui vivono, fuori della consapevolezza di essere persone come tutte le altre: essere il ‘vicario’ di Cristo, chiaramente in nome e per conto, crea un sentimento di onnipotenza che può sfociare anche in determinati comportamenti. Quando, poi, la Chiesa ‘copre’ invece di denunciare, a maggior ragione il delirio di onnipotenza va oltre quelli che sono i comuni confini, perché ovviamente, se una persona che commette determinati atti venisse perseguita dalle leggi dello Stato, magari denunciato dal vescovo, raramente si arriverebbe a certi parossismi”.

    Don Pierino Gelmini, il celebre prete antidroga, imputato per numerose molestie sessuali, ha parlato di “un complotto di qualche lobby radical-chic”: ci sono ottimi motivi per stabilire che anche la sua vicenda verrà consegnata all’oblio?
    “Sicuramente si. Quello di Don Gelmini, anzi del signor Pierino Gelmini, perché non è più un sacerdote, avendo chiesto la riduzione allo stato laicale e avendola ottenuta alla velocità della luce poiché la Chiesta è stata felicissima di liberarsi di lui, è uno di quei casi che si trascineranno a oltranza e che, probabilmente, andranno in prescrizione. Parliamo di un uomo che ha 84 anni. C’è questa tendenza della Chiesa, poi, a sentirsi perseguitata: la Chiesa non è affatto perseguitata, ma storicamente persecutrice. In pratica, da Costantino in poi, la Chiesa si è sempre professata  perseguitata, mentre invece ha avallato una  serie di abomini  inconcepibili,  passando per le Crociate, l’Inquisizione e i genocidi. La Chiesa, nel corso dei millenni, ha fatto veramente di tutto e di più professandosi sempre vittima, secondo una dicotomia di pensiero davvero impressionante. Il fatto di voler continuare la persecuzione ebraico-giudaica, per chi continua a crederci, è veramente ridicolo. Il ‘New York Times’ ha reso pubblici documenti che coinvolgevano Benedetto XVI in grandi responsabilità per quello che è stato l’occultamento di determinati casi americani: anche se lui può esser stato l’ultima ‘pietra’ di un lungo cammino, piuttosto che recitare un ‘Mea culpa’, ammettere una serie di errori e riparare quanto fatto si è preferito passare per le vittime di un ‘complotto ebraico-giudaico’ da parte del ‘New York Times’. E ciò semplicemente per il fatto che quel giornale è di proprietà di una famiglia ebrea. Il ‘Washington Post’, che ha tirato fuori lo scandalo di Boston vincendo il premio Pulitzer, o il ‘Wall Street Journal’ e una serie di altre testate americane che non hanno assolutamente nulla a che fare con proprietari di origine ebrea, hanno pubblicato cose molto più pesanti. La Chiesa è maestra nel togliersi di dosso qualsiasi peso: e questa volta lo ha fatto prima con queste dichiarazioni vergognose sul complotto ebraico, poi con quelle, ancora più pesanti, tendenti a recidere qualsiasi collegamento tra pedofilia e sessuofobia, mentre mirano a creare un presunto – e, sottolineo, inesistente – legame tra pedofilia e omosessualità. E’ vergognoso affermare  una cosa del genere: l’omofobia che caratterizza la Chiesa è la vergogna che ha permesso, non più di un anno fa, di non far passare all’Onu la moratoria sulla pena di morte per gli omosessuali. Il Vaticano è quello che si è maggiormente adoperato perché ciò non avvenisse”.

    Lo scorso 16 febbraio 2010, Benedetto XVI ha comunicato urbi et orbi la sua volontà di fare chiarezza e pulizia nelle file dei preti: la si può considerare una svolta straordinariamente epocale?
    “Benedetto XVI lo aveva già proposto anche quando è andato a farsi un viaggetto negli Stati Uniti, un anno e mezzo fa. E la sua volontà era fermissima, tanto che affermò che la pedofilia è incompatibile con il sacerdozio. Tuttavia, questa sua presa di posizione forte nei confronti della pedofilia clericale dovrebbe avere una rispondenza anche nei fatti. Solo che nessuno ricorda più che, nel momento in cui Benedetto XVI è approdato negli Stati Uniti, lo Snap (l’Associazione delle vittime della pedofilia clericale) ha chiesto per mesi un incontro con Benedetto XVI, sempre categoricamente rifiutato. Tuttavia, gli Usa non sono l’Italia. Quindi, quando Joseph Ratzinger è andato a festeggiare il suo compleanno da Bush, i media americani si sono scatenati: la trasmissione ‘Good Morning America’, che è una delle più seguite, ha ricordato quali fossero le responsabilità di Ratzinger nello scandalo della pedofilia. Così, fuori programma, Benedetto XVI ha deciso di incontrare a Washington cinque vittime – su 13 mila – per 25 minuti, in piedi, nella cappella privata apostolica della Nunziatura. Ha regalato il rosario e ha detto: “Pregate, noi vi perdoniamo, voi perdonateci”. Questa la sintesi della questione. Ha avuto, però, molto tempo per accompagnarsi con tre cardinali: Roger Mahony, che a Los Angeles ha protetto dei preti pedofili, Edward Egan, che a New York ha fatto la stessa cosa e il cardinale Francis George, anche quest’ultimo con un passato molto pesante. L’anno scorso, proprio George è stato eletto presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici americani: io non vedo, dunque, una volontà reale. Si dovrebbe fare pulizia partendo dalle alte cariche: dal cardinale Law, che ha protetto il ‘fior fiore’ dei preti pedofili e che, trascinato in tribunale, era pronto a dichiarare fallimento pur di non risarcire le vittime. Il cardinale Law è stato addirittura promosso: è diventato arciprete, a Roma, presso la basilica di Santa Maria Maggiore. Oppure, si potrebbero consegnare gli archivi segreti delle varie curie direttamente alla Polizia, in modo da avere dei raffronti tra quanto testimoniato da determinati vescovi e quanto effettivamente è capitato. A Roma, ultimamente, è in corso il processo contro Don Ruggiero Conti. E’ stato sentito il vescovo Gino Reali, che ha già gestito due preti pedofili o, comunque, accusati di abusi sessuali: in entrambi i casi, il vescovo nulla sapeva, nonostante le denunce scritte. Insomma, di quale volontà stiamo parlando? Si continua a fare esattamente come si è sempre fatto fino a oggi, a proteggere i sacerdoti, a difendere i beni della Chiesa da eventuali richieste di risarcimento. Il problema è anche questo: se si ammette la propria responsabilità, la propria negligenza, se si ammette di aver saputo e di aver ‘coperto’, le richieste possono arrivare al parossismo, essendo la Chiesa molto più legata ai soldi che al Vangelo..”.(Laici.it)

  • Pedofilia. Cancellato contributo di 110.000 € all’associazione di don Di Noto.

    Pedofilia. Cancellato contributo di 110.000 € all’associazione di don Di Noto.

    Il prete che lotta contro la pedofilia però è sempre pronto a difendere la propria casta dalle accuse di pedofilia.

    Ora scopriamo che riceve bei soldini pubblici per cercare nel web immagini pedopornografiche.

    04-05-10
    PEDOFILIA: SICILIA ABOLISCE CONTRIBUTO A ONLUS METER

    (ASCA) – Palermo, 4 mag – La Regione Siciliana ha cancellato dalla sua Finanziaria il contributo di 110.000 euro annuali a consuntivo che ha sempre fornito a Meter, l’Onlus fondata da don Fortunato Di Noto e da 20 anni attiva nella lotta alla pedofilia e la pedopornografia online.

    ”Il nostro e’ un bilancio di rendicontazione – afferma Don Fortunato – che fa invidia alle migliori societa’, la trasparenza e la legalita’ delle spese effettuate con parsimonia ed onore fanno la differenza per l’infanzia, ma e’ questo che alla Regione non piace.

    Hanno dato fior di centinaia di migliaia di euro ad altre realta’ associative e vorremo sapere con quale criterio. E’ una vergogna!”.

    Siamo sicuri che, se i politici vedessero o conoscessero o meglio ancora ”lavorassero” in questo settore – prosegue Don Fortunato – per contrastare il fenomeno dell’abuso sui bambini gli verrebbe da vomitare, il fatto e’ che non sanno di cosa si tratta, gli sembra che il nostro lavoro sia solo monitoraggio o statistiche, il nostro lavoro e’ concretamente aiutare le vittime 824 bambini aiutati e non spartire denaro per nulla, ma a quanto pare non e’ un settore di loro interesse, e’ di poco conto che deve essere soppresso, non vi sono vittime che interessano, non sono di loro interesse appartengono ad altre famiglie, questa attivita’ non e’ redditizia, non da’ posti di lavoro”.

    res/sam/alf