Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Don Gelmini in terapia intensiva. “Condizioni molto serie”

    Don Gelmini in terapia intensiva. “Condizioni molto serie”

    Don Gelmini in terapia intensiva. “Condizioni molto serie”

    TERNI – E’ quanto si legge in una nota della Comunità Incontro, in cui si comunica anche che lo stato di salute del prete è “stazionario”. Il sacerdote è ricoverato da martedì scorso per uno scompenso cardiaco.

    TERNI – Sono ”molto serie” anche se al momento sostanzialmente stazionarie le condizioni di don Pierino Gelmini ricoverato all’ospedale di Terni. Lo si legge in un comunicato diffuso in serata dalla comunità Incontro di Amelia.
    Nella nota si spiega che il sacerdote è stato trasferito oggi nel reparto di terapia intensiva della cardiologia ternana dopo un accertamento gastroscopico. Don Gelmini – è detto ancora nella nota – rimane vigile pur in uno stato ”di leggera sedazione farmacologica come prevede la terapia medica”. La decisione è stato presa dai medici dopo “complicazioni” legate a una emorragia che ha interessato l’apparato digerente. L’emorragia sarebbe dovuta a un’ulcera da stress. ”Si attendono, non a breve, le comunicazioni del personale sanitario del nosocomio ternano – ha reso noto la Comunità Incontro – e un bollettino medico ufficiale che nel dettaglio spieghi le cause del trasferimento e le condizioni cliniche di don Gelmini che vengono definite ‘molto serie’ anche se al momento sostanzialmente stazionarie”. Nell’ospedale ternano sono presenti tutti i più stretti collaboratori del fondatore della comunità Incontro, che ha ricevuto anche la visita del vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia.

    IL RICOVERO. Don Gelmini è stato ricoverato il 4 gennaio scorso per l’insorgenza di uno “scompenso cardiaco congestizio secondario a cardiopatia ipertensiva e diabetica in fase dilatativa”. “Contemporaneamente – si leggeva in un bollettino dell’Azienda ospedaliera ternana pubblicato poco dopo il ricovero – è iniziata una aritmia sopraventricolare presumibilmente indotta dalla dilatazione degli atri sinistro e destro, peraltro non influenzante il ritmo cardiaco che rimane sotto il controllo di un pace-maker funzionante impiantato cinque anni fa”. Don Gelmini, 86 anni da compiere il 20 gennaio, è stato sottoposto a un ecocardiogramma transtoracico e transesofageo che ha messo in evidenza una “importante disfunzione biventricolare e ha escluso la presenza di formazioni trombotiche intracavitarie”. Il sacerdote sta affrontando “con spirito molto forte” la degenza, e “continua a pensare ai suoi impegni comunitari”. Aveva detto nei giorni scorsi il direttore della struttura complessa di cardiologia professor Enrico Boschetti.
    giovedì, 06 gennaio 2011

  • La leggenda del prete scopatore diventa un libro

    La leggenda del prete scopatore diventa un libro

    La leggenda del prete scopatore diventa un libro
    Dario Ferri
    4 gennaio 2011

    Padre Alberto Cutiè, idolo dei cattolici americani, racconta per la prima volta in pubblico il suo dilemma di sacerdote ed amante

    Il prete che ha sconvolto i cattolici americani ha deciso di raccontare la sua storia in un libro. Padre Alberto Cutiè, figlio di esuli cubani, era diventato negli anni 2000 uno dei personaggi più popolari della comunità cattolica che si trova in Florida. Giovane, di bell’aspetto, era conduttore di un programma televisivo religioso di buon successo. L’anno scorso era stato scovato dai paparazzi sulle spiagge di Miami abbracciato alla sua amante, e lo scandalo susseguente aveva portato il sacerdote ad abbandonare la Chiesa cattolica per diventare ministro in quella Episcopale. Ora in un libro Padre Cutiè rivela la sua storia e prende posizioni contro il celibato imposto ai preti, pubblicando le foto della sua prima figlia

    Il PRETE FIGO – Una rivista messicana era arrivata a definire il sacerdote di origine cubana l’Oprah della televisione latina statunitense. Il suo soprannome era il Padre bello, carino, con un gioco di parole tra il suo cognome e la parola cute. Altri lo chiamavano Padre ma che peccato, visto il fascino esplosivo del sacerdote sulle donne, e l’impossibilità per le fedeli di poter uscire con lui. Un soprannome però non molto calzante, visto che nel suo libro “Dilemma: la lotta di un prete tra la fede e l’amore” il sacerdote della Florida racconta la sua doppia vita. In pubblico prete di battaglia, poi diventato celebre grazie alle sue apparizioni in televisione. In privato amante generoso, costretto dal suo mestiere a nascondere una relazione che gli aveva fatto scoprire definitivamente l’amore. Una bugia tollerata però dai fedeli, che non vedevano un grande problema nella vita sentimentale del sacerdote, che aveva una relazione con una persona adulta consenziente, a differenza di altri preti coinvolti in disgustosi abusi sui minori.

    DILEMMA MORALE – Padre Cutiè racconta nel suo libro del suo iniziale entusiasmo verso gli ideali cattolici, rappresentanti da personaggi come Madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo II. L’amore verso il prossimo e la dedizione completa verso i bisognosi erano i suoi punti di riferimento, ma già durante il seminario il sacerdote cubano americano aveva scoperto che l’istituzione Chiesa non gli piaceva. Cresciuto in una famiglia anti castrista e abituato a mettere in dubbio l’autoritarismo presente nella società, padre Alberto si chiedeva se davvero il suo posto era “ in un’organizzazione senza pietà, inflessibile e dittatoriale.” Un dilemma generato dallo sconvolgente rapporto con i suoi superiori, interessati solo al business per rafforzare la Chiesa e che si disinteressavano dei numerosi casi di abusi sui minori che vedevano protagonisti i sacerdoti nelle parrocchie. Lo stesso padre Alberto era stato mandato a mettere a posto vicende che poi venivano silenziate dai vescovi della Florida, troppo preoccupati per i potenziali danni di immagine che le molestie dei preti avrebbero potuto provocare.

    ABBANDONO DELLA CHIESA – Il successo televisivo della scorsa decade ha regalato fama e notorietà al prete bello della Florida, ma lo ha anche responsabilizzato maggiormente di fronte ai numerosissimi fedeli che vedevano in lui un punto di riferimento. Padre Cutiè è diventato famoso per il suo stile di ascolto lontano dalla rigidità morale di un confessore, e la sua popolarità ha messo in difficoltà il sacerdote rispetto alla doppia vita che aveva iniziato. Innamoratosi di una sua fedele – “non riuscivo a staccare gli occhi da lei mentre dicevo Messa”, racconta – poi diventata la sua fidanzata, per quanto nascosta, il sacerdote sentiva in sé il conflitto della sua immagine pubblica e della sua vita privata. Le foto che hanno reso pubblica la sua relazione hanno consigliato al sacerdote il cambio di fede, visto che il “suo amore era così bello che poteva provenire direttamente da Dio”, e non trovava nessun peccato nella sua relazione. La freddezza dei vertici cattolici ha sconvolto padre Alberto, che non ha trovato equo il suo trattamento rispetto alla copertura fornita a preti che si sono comportati in modo criminale ma sono stati tenuti all’interno della Chiesa. Da un anno il sacerdote è diventato ministro della Chiesa Episcopale, dove si è potuto sposare, avere una bambina e vivere una vita finalmente trasparente, senza più coperture.

    http://www.giornalettismo.com/archives/108…venta-un-libro/

  • Scandalo pedofilia, il 2010 è stato  l’annus horribilis della Chiesa cattolica

    Scandalo pedofilia, il 2010 è stato l’annus horribilis della Chiesa cattolica

    I casi di abusi sessuali da parte dei preti hanno caratterizzato tutto il 2010. Tanto che i vescovi sono costretti ad ammettere di aver saputo e taciuto. Papa Benedetto XVI condanna le violenze. Ecco allora la cronaca, mese per mese, di uno degli anni più difficile per il Vaticano.

    Per la Chiesa cattolica il 2010 è stato un anno difficile. Soprattutto per lo scandalo degli abusi sessuali non più solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Dopo le migliaia di casi in Irlanda, denunciati nel 2009 dalle commissioni Ryan e Murphy, l’anno, appena passato, si è aperto con nuovi casi in Austria, in Belgio, in Olanda e in Germania.

    In Germania sono coinvolte soprattutto le scuole cattoliche: per decenni, alcuni dei più prestigiosi istituti cattolici tedeschi sono stati il luogo in cui si sono consumate violenze sessuali agghiaccianti. Accuse di abusi e maltrattamenti anche nel Coro di Ratisbona, diretto dal fratello del pontefice, Georg Ratzinger, dal 1964 al 1993. Anche in Austria sono i collegi i luoghi in cui vengono maggiormente consumati gli abusi sessuali, ma anche le parrocchie e perfino le case. La drammaticità della situazione spinge il Vaticano ad istituire commissioni indipendenti d’inchiesta, ma non basta ad arginare la disaffezione dei fedeli. Nella sola Austria, il 42% dei cattolici abbandona la Chiesa.

    Incapaci di affrontare gli avvenimenti, i vescovi sono costretti ad ammettere di aver saputo e taciuto, trasferendo i preti colpevoli da una parrocchia all’altra. Le dimissioni cominciano in Irlanda, dove tre vescovi lasciano l’incarico. Il vescovo belga, Roger Vangheluwe, si dimette confessando di aver abusato di un bambino. Anche il vescovo norvegese Georg Muller lascia dopo aver rivelato di aver violentato un chierichetto.

    E mentre il Papa, nel corso del viaggio a Malta, incontra le vittime dei preti pedofili e in diversi discorsi pubblici condanna senza riserve la pedofilia clericale, il New York Times pubblica una serie di dossier che rivelano come i vertici del Vaticano e lo stesso Ratzinger pur essendo a conoscenza di casi molto gravi abbiano adottato la politica del silenzio e della copertura. La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede: il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori.

    Anche sul fronte italiano, sono oltre una decina i sacerdoti condannati per abusi sessuali. Lo stesso monsignor Crociata, segretario generale della CEI, per la prima volta ammette che il Vaticano ha ricevuto denunce su circa 100 casi di preti pedofili negli ultimi dieci anni. Ma è una stima per difetto. Infine, Wikileaks pubblica alcuni cablo che rivelano come, nel caso irlandese, il Vaticano, nonostante la sbandierata disponibilità a fare luce sullo scandalo dei preti pedofili e a collaborare con le autorità civili, non abbia permesso ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi commessi dai sacerdoti irlandesi.

    Si chiude così un anno drammatico, che ha portato migliaia di fedeli a lasciare la Chiesa. E la disaffezione non potrà che continuare, finché il problema della pedofilia clericale non sarà affrontato alla radice, riesaminando il pesantissimo ruolo dell’educazione sessuofobica impartita nei seminari nella genesi di quella che ormai è considerata una vera e propria piaga. Ecco, dunque, la cronaca di questo annus horribilis della Chiesa

    Gennaio

    Il Vaticano sancisce l’obbligo di denunciare i preti pedofili alle autorità civili. Tuttavia tale obbligo vale solo per i Paesi in cui la legge già lo impone. Benedetto XVI riduce allo stato laicale don Marco Dessì, missionario condannato per abusi sessuali su diversi bambini del Nicaragua.

    Febbraio

    Arrestato Angelo Balducci, gentiluomo di Sua Santità. Nell’inchiesta emerge anche uno scandalo che porta in Vaticano. Secondo l’accusa, un religioso nigeriano del coro di san Pietro si occupa di reperire, per gli appetiti dell’ingegnere, giovani e ragazzi presentati, talvolta, come seminaristi.

    Condannato in primo grado a 1 anno e 5 mesi don Paolo Biasi, per molestie ai danni di 4 bambine. Padre Aldo Nuvola, ex parroco nella chiesa Regina Pacis a Palermo, è rinviato a giudizio con l’accusa di avere tentato di ottenere prestazioni sessuali da un ragazzo di 17 anni.

    Marzo

    Mentre il Papa invia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi, con una ferma condanna dei sacerdoti pedofili, il presidente della conferenza episcopale tedesca ammette che le diocesi hanno intenzionalmente taciuto per anni sui moltissimi casi di violenze commesse dai sacerdoti in Germania. Un giornale austriaco rivela una serie di abusi sessuali e fisici anche all’interno del rinomato coro dei Piccoli Cantori di Ratisbona. Negli Stati Uniti esplode il caso Murphy. I vertici del Vaticano, tra cui il futuro Papa Benedetto XVI, secondo il New York Times, occultarono gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi in una scuola del Wisconsin.

    In Italia, è condannato in primo grado a 3 anni e 11 mesi don Pierpaolo Mologni, per aver abusato di un bambino disabile e per detenzione di materiale pedopornografico. Si prescrivono le accuse a don Giorgio Carli, ma la Cassazione lo condanna a un risarcimento di 750.000 euro. Rinviato a giudizio don Jesus Vasquez, sacerdote a San Nicola Manfredi (BN), per violenza sessuale su due bambini. Don Claudio Ballerini è condannato per la terza volta per atti osceni di fronte a minori.

    Aprile

    Georg Mueller, ex vescovo norvegese, confessa che è stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni. Si dimette anche il vescovo belga  Roger Vangheluwe, dopo aver rivelato di aver abusato sessualmente di un ragazzo. Anche il vescovo irlandeseJames Moriarty, accusato di aver coperto in passato abusi sessuali lascia l’incarico.

    Il Papa, incontrando alcune vittime dei sacerdoti maltesi, esprime la sua vergogna e il suo dolore per quello che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto. Ma da oltreoceano arrivano nuovi scandali. Una lettera del 1985 firmata dal cardinale Joseph Ratzinger dimostra la resistenza opposta dal futuro Papa alla rimozione di padre Stephen Kiesle, che aveva molestato diversi bambini. Il cardinale Angelo Sodano bolla come “chiacchiericcio” le critiche a Chiesa e Pontefice per la gestione dello scandalo dei preti pedofili. Un sacerdote 40enne di origini indiane viene arrestato a Teramo per violenza sessuale su una bimba di 10 anni.

    Maggio

    La Chiesa italiana ammette di aver ricevuto denunce su circa 100 casi di preti pedofili negli ultimi dieci anni. La Cei, tuttavia, si rifiuta di far conoscere il numero dei preti successivamente sospesi secondo la legge canonica. Per la prima volta in Italia un vescovo è chiamato a testimoniare. Gino Reali, vescovo della diocesi di Porto Rufina, è chiamato in tribunale per chiarire come mai non abbia preso provvedimenti in merito alla vicenda processuale che vede imputato don Ruggero Conti, accusato di abusi sessuali.

    Giugno

    La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede, confermando la decisione della Corte d’Appello dell’Oregon di considerare il Vaticano come civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori.

    In Italia, viene ridotto allo stato laicale don Andrea Agostini, condannato nella primavera 2008 in primo grado a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali ai danni di dieci bambine (dai tre ai sei anni) che frequentavano l’asilo parrocchiale da lui diretto.

    Luglio

    Un ex sacerdote australiano John Sidney Denham, 67 anni, viene condannato a quasi 20 anni di carcere per aver abusato di almeno 25 ragazzi in diverse scuole, dove era responsabile delle punizioni disciplinari e nelle quali aveva creato un clima di terrore e depravazione.

    Il New York Times pubblica un reportage di documenti interni alla Chiesa che svelano come Joseph Ratzinger, quando dirigeva la Congregazione per la dottrina della fede, fosse “parte di una cultura di non-responsabilità, negazionismo, e ostruzionismo della giustizia” di fronte agli abusi sessuali commessi da sacerdoti. Tra le rivelazioni spunta un vertice segreto avvenuto in Vaticano nel 2000 tra Ratzinger e i vescovi delle nazioni anglofone più colpite dagli scandali di pedofilia: Stati Uniti, Irlanda, Australia.

    Settembre

    La parrocchia del Sacro Cuore di Foggia e l’Istituto nazionale dei Salesiani di Roma sono citati come responsabili civili nel processo che vede imputato un prete, un salesiano di 79 anni, vice parroco al Sacro Cuore di Foggia, che avrebbe molestato 4 ragazzine che si confessavano con lui.

    Scompare nel nulla don Matteo Diletti, prete bergamasco di 39 anni, a pochi giorni dall’udienza in Cassazione che lo vedeva imputato per abusi sessuali su una ragazzina di 13 anni. La cassazione confermerà la condanna a 4 anni.

    Ottobre

    I quotidiani in lingua fiamminga riportano 103 nuove denunce contro i preti pedofili belgi. Tuttavia, la chiesa belga non istituirà una nuova commissione d’indagine. In Italia, don Secondo Bongiovanni, sacerdote 56enne, viene condannato a Sondrio per abusi sessuali ai danni di un bambino di 12 anni.

    Novembre

    Il Papa ammette ritardi e coperture nella gestione del caso diMarcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, pedofilo, tossicomane e padre di diversi figli illegittimi.

    Dicembre

    Pubblicati i cablo WikiLeaks sul Vaticano. Secondo le rivelazioni, il Vaticano ha rifiutato di permettere ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi dei sacerdoti su minori in Irlanda. Non solo: la richiesta di presentarsi di fronte alla commissione Murphy “ha offeso molte persone in Vaticano. Pensano che l’Irlanda non abbia protetto e rispettato la sovranità vaticana durante l’inchiesta”, dice un cablogramma. Una giuria nel Delaware stabilisce un risarcimento di 30 milioni di sterline per un uomo stuprato più di cento volte da un prete cattolico. E’ la somma più ingente che sia stata mai assegnata a una singola vittima. In Italia, don Domenico Pezzini è condannato a dieci anni di carcere per aver abusato sessualmente di un minorenne originario del Bangladesh.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/03/scandalo-pedofilia-il-2010-e-stato-lannus-horribilis-della-chiesa-cattolica/84609/

  • Vita, truffe e galere di Don Gelmini, il prete di Silvio accusato di pedofilia

    Vita, truffe e galere di Don Gelmini, il prete di Silvio accusato di pedofilia

    Di Massimo Mele – 29 Dicembre 2010

    Ieri l’ultima delle telefonate alla comunità incontro del discusso sacerdote. Da Roma al Vietnam, guai giudiziari di ogni genere, prima della tegola definitiva: rinvio a giudizio per abusi a minori.

    L’ultima occasione pubblica è stata ieri. A Natale, si sa, siamo tutti più buoni. E anche il premier, Silvio Berlusconi, per sentirsi migliore non esita a dedicare il suo natale a chi ha più bisogno: luogo prediletto per un saluto di vicinanza e di beneficienza è, da anni, la comunità Incontro di Don Piero Gelmini, ad Amelia, in Umbria. Se non di persona, almeno telefonicamente il presidente del Consiglio non rinuncia mai ad elogiare pubblicamente il lavoro dell’amico Piero.

    SIMILITUDINI – Ieri, per la seconda volta in due anni consecutivi, il Cavaliere ha scelto la comunicazione telefonica alla festa di Natale dell’associazione terapeutica che accoglie tossicodipendenti e sieropositivi nella campagna Umbria del paesino in provincia di Terni.

    Nel corso della telefonata Berlusconi non manca di divagare sul piano personale. Soprattutto, sugli attacchi che gli vengono rivolti in continuazione. «Cerco di imitarti — dice a don Gelmini — come tieni botta tu, tengo botta io. Se c’è qualcuno che è oggetto di diffamazione quotidiana sono io, mi hanno accusato di tutto, dalle stragi alla mafia». Ma è un motivo in più per non ritirarsi: «Non dobbiamo avere dubbi nell’andare avanti perchè deluderemmo tutti i nostri sostenitori, tutte le persone che hanno fiducia in noi».

    Così le parole della telefonata su Repubblica, e un parallelo davvero azzeccato: Berlusconi, come don Gelmini, “terrebbe botta” davanti ai reiterati attacchi di chi gli vorrebbe male. Di chi non avrebbe intenzione di lasciarlo in pace. E davvero, da Don Gelmini potrà trovare conforto, Berlusconi: se non altro perchè il sacerdote ha alle spalle una lunga sequela di guai con la giustizia, lunga quasi quanto quella del Premier. E’ fin dagli anni ‘70 il prete che svolge la meritoria attività di accogliere, indistintamente ed in tutto il mondo, diseredati, tossicodipendenti, sieropositivi, galeotti, ex-carcerati, per offrirgli l’occasione di una redenzione, di una nuova vita in comunità, un luogo in cui poter parlare liberamente dei propri problemi senza la paura di essere giudicati; ma accanto a tutto questo, don Gelmini è un cliente affezionato delle procure italiane. Un uomo in cui, come nell’abito talare, il bianco ed il nero si mischiano un po’.

    PADRE JAGUAR
     – E’ un vecchio articolo della Stampa, ripreso in tutte le salse dalla rete, a raccontarci l’identikit di don Piero Gelmini. Si era nei favolosi anni ‘70, ma la vita pubblica del sacerdote, allora, era appena iniziata.

    C’è stato un altro don Pierino prima di don Pierino. Un prete che ha sempre sfidato le convenzioni, ma che di guai con la giustizia ne ha avuti tanti, ed è pure finito in carcere un paio di volte. A un certo punto è stato anche sospeso «a divinis», salvo poi essere perdonato da Santa Romana Chiesa. E’ il don Gelmini che non figura nelle biografie ufficiali. I fatti accadono tra il 1969 e il 1977, quando don Pierino era ancora considerato un «fratello di». Una figura minore che viveva di luce riflessa rispetto al più esuberante padre Eligio, confessore di calciatori, amico di Gianni Rivera, frequentatore di feste, fondatore delle comunità antidroga «Mondo X» e del Telefono Amico. Anni che furono in salita per don Pierino e che non vengono mai citati nelle pubblicazioni di Comunità Incontro. Per forza. Era il 13 novembre 1969 quando i carabinieri lo arrestarono per la prima volta, nella sua villa all’Infernetto, zona Casal Palocco, alla periferia di Roma. E già all’epoca fece scalpore che questo sacerdote avesse una Jaguar in giardino. Lui, don Pierino, nella sua autobiografia scrive che lì, nella villa dell’Infernetto, dopo un primissimo incontro-choc con un drogato, tale Alfredo, nel 1963, cominciò a interessarsi agli eroinomani. In tanti bussavano alla sua porta. «Ed è là che, ospitando, ancora senza tempi o criteri precisi, ragazzi che si rivolgono a lui, curando la loro assistenza legale e visitandoli in carcere, mette progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituiranno l’ossatura della Comunità Incontro».

    Così Francesco Grignetti sul quotidiano torinese ripercorre i primi anni della vita di “Padre Jaguar”. Fratello, come abbiamo visto, di un altro sacerdote, quel padre Eligio che lo accompagnerà anche in alcune vicende giudiziarie ma che, come si apprende, era di casa nel jet-set del pallone italiano. Dalla sua casa di viale Vaticano, in cui abitava in quanto segretario di un alto cardinale, dopo l’incontro con questo tale Alfredo Nunzi, si trasferisce nella periferia residenziale di Roma, all’Infernetto.

    Mise, quindi, progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituirono l’ossatura e un’iniziale struttura organizzativa della Comunità Incontro. Si passava, così, dalla semplice attenzione al singolo all’elaborazione di un programma comunitario. Con l’apertura del Centro di Mulino Silla, il 27 settembre 1979, nasceva la prima realtà che darà l’impronta a tutti i Centri successivi. Attualmente, sono circa 200 le comunità presenti in tutte le regioni d’Italia e all’estero (Spagna, Thailandia, Canada, Bolivia, Costa Rica, Francia, Svizzera, Slovenia, Brasile, Stati Uniti).

    Così, riassuntivamente, la sua pagina di Wikipedia.

    GIRI POCO CHIARI – Ma mentre la sua attività umanitaria prendeva le prime mosse, continuava con ben altra caratura la vita pubblica e politica. Agganci importanti, referenti istituzionali, amicizie con politici e col bel mondo dei palazzi romani, affari, soldi che girano: dopo la scoperta di una Sudamerica-connection, le accuse della magistratura non tarderanno ad arrivare.

    All’epoca, Gelmini aveva un certo ruolo nella Curia. Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires. Ma aveva scoperto la nuova vocazione. «Rinunciai alla carriera per salire su una corriera di balordi», la sua battuta preferita. I freddi resoconti di giustizia dicono in verità che fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa. Lo accusarono di avere sfruttato l’incarico di segretario del cardinale per organizzare un’ambigua ditta di import-export con l’America Latina. E restò impigliato in una storia poco chiara legata a una cooperativa edilizia collegata con le Acli che dovrebbe costruire palazzine all’Eur. La cooperativa fallì mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a spiccare un mandato di cattura. Don Pierino, che amava farsi chiamare «monsignore», e per questo motivo si era beccato anche una diffida della Curia, sparì dalla circolazione.

    Via di corsa dunque: destinazione, il sud-est asiatico, dove si poteva dare una mano a diseredati dalla guerra vietnamita e, quando avanzava tempo, anche truffare la famiglia presidenziale.

    Si saprà poi che era finito nel cattolicissimo Vietnam del Sud dove era entrato in contatto con l’arcivescovo della cittadina di Hué. Ma la storia finì di nuovo male: sua eminenza Dihn-Thuc, e anche la signora Nhu, vedova del Presidente Diem, lo denunciarono per appropriazione indebita. Ci fecero i titoloni sui giornali: «Chi è il monsignore che raggirò la vedova di Presidente vietnamita».

    IN GALERA – Gelmini dunque, non riesce a stare fermo, e ovunque va finisce sulle prime pagine dei giornali per cause non sempre limpidissime. Fallita l’esperienza vietnamita, capisce che forse il gioco non vale la candela e che il suo paese lo chiama. Torna in Italia e affronta le conseguenze delle sue azioni precedenti all’espatrio.

    Dovette rientrare in Italia. Però l’aspettavano al varco. Si legge su un ingiallito ritaglio del Messaggero: «Gli danno quattro anni di carcere, nel luglio del ‘71. Li sconta tutti. Come detenuto, non è esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare “promiscuità” con gli altri reclusi». Cattiverie. Fatto sta che le biografie ufficiali sorvolano su questi episodi. Non così i giornali dell’epoca. Anche perché nel 1976, quando queste vicende sembravano ormai morte e sepolte, e don Pierino aveva scontato la sua condanna, nonché trascorso un periodo di purgatorio ecclesiale in Maremma, lo arrestarono di nuovo.

    Insomma, fin dalla carcerazione all’inizio degli anni ‘70 si iniziano a manifestare pubblicamente alcune sue tendenze: diciamo che il prelato avrebbe avuto difficoltà a restare dentro i ranghi del voto di continenza sessuale. Il direttore del carcere, imbarazzato, ogni tanto disponeva a suo danno l’isolamento. Tornato in libertà, e scontata anche la pena ecclesiale, don Gelmini finisce di nuovo in carcere insieme al fratello, questa volta, per una storia di traffico di beni alimentari con l’Africa che poi risultò infondata. Ma il nome di Gelmini era ormai di dominio pubblico, e per il prete pensò che forse era il caso di tornare a dedicarsi all’attività umanitaria.

    INCONTRO – E’ la creazione della comunità Incontro

    Passata quest’ennesima bufera, comunque, don Pierino tornò all’Infernetto. Sulla Stampa la descrivevano così: «Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina e due cani: un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera». Tre anni dopo, nel 1979, sbarcava con un pugno di seguaci, e alcuni tossicodipendenti che stravedevano per lui, ad Amelia, nel cuore di un’Umbria che nel frattempo si è spopolata. Adocchiò un rudere in una valletta che lì chiamavano delle Streghe, e lo ottenne dal Comune in concessione quarantennale. Era un casale diroccato. Diventerà il Mulino Silla, casa-madre di un movimento impetuoso di comunità.

    Fondata la comunità, le polemiche intorno a padre Gelmini si arrestano? Neanche per sogno: nonostante la concessione quarantennale da parte del Comune, la comunità Incontro inizia ad espandersi in maniera incontrollata e non sempre legale. Abusi edilizi, la nuova grana in cui Gelmini si infila, tanto che finisce in contenzioso addirittura col comune della cittadina umbra. Il decreto che disponeva l’invio degli atti alla procura venne firmato dall’allora sindaco della cittadina umbra: Luciano Lama, il grande segretario della CGIL del 1977. Si era, al tempo dell’illecito urbanistico, all’inizio degli anni 90.

    Per una buona mezz’ ora Luciano Lama, senatore della Quercia, rinuncia al conforto della pipa. E parla senza pause. Parla e spiega come, da sindaco di Amelia, poltrona che ricopre da tre anni, sia balzato in sella a una mini-crociata “mani pulite” con la determinazione militante di un vecchio leone che non depone le armi. Lo scenario è da Peppone e don Camillo, ma stavolta, nella disfida, non tira aria di ricomposizione pacifica. Dall’ altra parte della barricata, c’ è don Pierino Gelmini, che governa una specie di città dentro la città, quella che ospita ben otto comunità per tossicodipendenti nel solo comune umbro di Amelia (targate Gelmini, sono 150 in Italia, qualche decina nel mondo). Lama ha denunciato il prete per abuso edilizio e ha scelto di firmare personalmente l’ atto d’ accusa, che poteva essere siglato da un semplice funzionario. “Quell’ uomo – sentenzia – gode di tali protezioni che non ho voluto consegnare ad altri la responsabilità di spedire gli atti in procura”, dice. La vicenda, la racconta lui stesso. “A seguito di un’ indagine dell’ ufficio tecnico, abbiamo scoperto che don Gelmini ha realizzato alcune opere senza licenza edilizia: un campo sportivo, una mensa, l’ allargamento di una strada con abbattimento di alberi, lo spostamento di alcuni muri di sostegno. Il tutto in un podere, quello di Cenciolello, che tredici anni fa il comune gli affidò in comodato, quindi gratis. Poi abbiamo deciso di vendere, e si sono spulciate le carte che prima non si era tenuti a verificare. Risultato: quelle licenze potevano benissimo essere autorizzate, però il prete se n’ è ben guardato di chiederle con prassi regolare. E sa perché? Perché si sente onnipotente e intoccabile”. La denuncia era obbligatoria. Ma è stata lo show down di anni di frizioni tra Amelia e il suo “scomodo” ospite. I quasi mille ex drogati, il 70 per cento dei quali sieropositivi o già ammalati di Aids, sfiorano infatti il dieci per cento della popolazione del comune e suscitano reazioni di rigetto da parte della gente infastidita di vederli circolare liberamente. L’ anno scorso, duecento genitori insorsero perché due bambini sieropositivi furono iscritti alla scuola pubblica. Alcune famiglie minacciarono di ritirare i propri figli. “Ma la gente si irrita soprattutto per l’ invadenza del personaggio e per la sua ‘ disinvoltura’ affaristica – nota Lama, col fervore di un paladino dei deboli contro un potente che non ha mai nascosto le sue simpatie craxiane -. Don Gelmini ha soldi in quantità. Lo Stato e la Regione lo foraggiano, e ci sono i cospicui lasciti dei privati. Così apre cantieri che il bilancio del comune neppure si sogna. Prenda Silla, alle porte di Amelia. Una città “gelminiana”. Lì sorgerà il centro internazionale delle comunità ‘ Incontro’ . Un investimento immobiliare imponente. Si dice anche che il prete abbia messo gli occhi sul vecchio carcere in disuso, proprio di fronte al municipio, dove andranno i drogati col trattamento di semilibertà previsto dalla legge. E appena dieci giorni fa ha acquistato il monastero di Santa Monica (700 milioni) dove ha fatto sapere che abiteranno dieci suore. In realtà, sembra che ci finiranno alcuni suoi ex ospiti che continuano a collaborare come istruttori della comunità. Un specie di albergo di lusso. Le altre comunità, come ‘ Abele’ , funzionano benissimo senza questa frenesia del mattone. Ad Amelia rischia invece di incrinarsi la pace sociale davanti a un signore che fa quel che gli pare. E, badi, non c’ è nessuna intenzione persecutoria da parte nostra. Tant’ è che abbiamo già dato via libera a 60 mila metri quadri di cemento.

    Così raccontava la storia la Repubblica.

    LA POLITICA – Le amicizie con la politica, dunque, per la prima volta saltano fuori nel discorso pubblico che riguarda don Gelmini da Amelia. E ricordiamocele, perchè ci torneranno utili fra pochissimo: salteranno di nuovo fuori nel luogo più inimmaginabile. Intanto la segnalazione di illecito urbanistico cammina, e don Gelmini finisce sotto l’inchiesta formale che la procura apre.

    Il fondatore della comunità “Incontro” è finito sotto inchiesta perchè è vicepresidente della cooperativa “Terra nostra”, una delle tante create dai suoi ragazzi impegnati anche in varie attività per uscire dal tunnel della droga. Analogo provvedimento è stato preso anche nei confronti del presidente della società Claudio Legramante. La cooperativa, secondo la denuncia presentata dal Comune, avrebbe realizzato abusivamente un campo di calcio, un forno, costruzioni ad uso abitativo, scale e viali lastricati, una rimessa per attrezzi agricoli, alcuni muretti e, sempre in località Cenciolello, risulterebbe non in regola l’ installazione di alcuni prefabbricati destinati a cucine e refettori. Don Pierino Gelmini per queste costruzioni aveva a suo tempo presentato tutte le richieste di autorizzazione necessarie. Ma in Comune furono respinte. Venerdì il magistrato compirà un primo sopralluogo nella zona delle costruzioni abusive.

    Ma forse erano stati i ragazzi ad essersi allargati un po’ troppo, e Gelmini era responsabile solo in veste strettamente formale. D’altronde, la comunità Incontro era diventata ormai un’istituzione che accoglieva centinaia di uomini e donne in difficoltà, gli spazi iniziavano a servire, e qualcuno evidentemente per gettare il cemento non aveva aspettato tutte le autorizzazioni necessarie. Ma insomma, fosse stato solo questo il problema: le questioni serie, e serie davvero, stavano per arrivare.

    ABUSI SESSUALI – Don Gelmini è stato di recente rinviato a giudizio per casi di pedofilia e abusi sessuali all’interno della comunità Incontro. Sono oltre 12 le persone che lo accusano, alcune delle quali minorenni al tempo del fatto: secondo chi si pretende vittima, il prete avrebbe abusato del proprio carisma e della propria autorità per costringere gli ospiti della sua struttura a tribiutargli le attenzioni che lui chiedeva. Nel corso delle indagini preliminari, oltre 10 persone accettano di sottoporsi all’incidente probatorio, in modo che la loro deposizione possa essere cristallizzata e utilizzata come prova indiscutibile.

    Una decina di ragazzi sarebbero stati costretti a subire le sue attenzioni, obbligati a soddisfare i suoi desideri particolari. Tra loro, anche due giovani che all’epoca dei fatti erano minorenni. La Procura di Terni chiede il rinvio a giudizio di don Pierino Gelmini. Un anno dopo l’avvio degli accertamenti sul suo conto, sollecita il processo per il fondatore della comunità Incontro per violenza sessuale. I magistrati ritengono dunque attendibili i racconti di quegli ospiti della struttura di Amelia, in Umbria, che cercavano di uscire dalla tossicodipendenza e hanno affermato di essere stati «molestati, palpeggiati, costretti ad atti sessuali». E chiedono che vengano giudicati anche i collaboratori più stretti, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca. Li accusano di favoreggiamento per aver tentato di convincere i testimoni a ritrattare. «Pressioni in cambio di soldi », dice l’accusa. E per sostenere la fondatezza di questa circostanza elenca i viaggi e i contatti con le presunte parti lese. Ma chiede anche il processo per Patrizia Guarino, la madre di uno dei ragazzi che avrebbe subito le violenze. La donna avrebbe avvertito don Gelmini delle indagini in corso e avrebbe poi accettato denaro per condizionare il figlio. In particolare è stata trovata traccia di un vaglia online di 500 euro. A mettere nei guai il sacerdote sono state le testimonianze di oltre trenta persone che hanno raccontato come don Gelmini li chiamasse nella sua stanza e poi li inducesse a partecipare a giochi erotici. Ma poi si è deciso di inserire nel capo di imputazione soltanto gli episodi che, secondo l’accusa, «erano certamente provati».

    Piccoli favori, pochi spiccioli in denaro, storie ovattate di comunità di recupero, tu dai a me, io do a te: dai, su, che sarà mai.

    AIUTATI CHE DIO T’AIUTA – E invece qualcuno si risente. Anche perchè don Gelmini, per convincere i suoi ospiti a concedersi a lui, metteva sul banco da vendita utilità di ogni genere: e vista l’eterogeneità dei suoi ospiti, qualche piatto ricco che poteva convincerli c’era sempre. Come la promessa, fatta magari a qualche detenuto in attesa di giudizio affidato alla sua comunità, o qualche arrestato ai domiciliari presso Incontro, di oliare le rotelle giuste per favorirlo.

    Nelle carte depositate al termine delle indagini c’è il verbale di Michele Iacobbi, 34 anni, il principale accusatore di don Pierino, che all’epoca era agli arresti domiciliari presso la comunità. È stato lui a presentare la prima denuncia. E ha accusato il sacerdote di aver sfruttato anche le sue amicizie politiche per convincere lui e gli altri giovani tossicodipendenti a soddisfare le proprie esigenze. «Mi disse — ha messo a verbale Iacobbi — che siccome io ero accusato di mafia lui poteva parlare con Berlusconi, con Taviani e anche con l’ex senatore Imposimato per farmi avere una pena più lieve». La sua testimonianza è stata ritenuta pienamente attendibile e nel capo di imputazione a don Gelmini viene contestato di aver violentato i ragazzi «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze». Una tesi che il difensore Filippo Dinacci ha contestato nella sua memoria sottolineando la «completa infondatezza delle denunce presentate».

    Il processo per don Gelmini, rinviato a giudizio dalla procura che ha giudicato queste prove sufficienti per aprire una vicenda processuale, comincerà nel marzo prossimo. Il prete incassa la solidarietà di Silvio Berlusconi, che, assimilandolo a lui, lo considera un perseguitato dalle toghe rosse “che lo accusano di tutto”. Ad accusarlo, in verità, sono gli ospiti della sua comunità che si affermano vittime delle sue attenzioni illecite. Ma difendere un compagno di politica, per il centrodestra italiano, sembra essere prioritario.

    Al sacerdote è giunto il sostegno del centrodestra, schieramento per il quale era da tempo un punto di riferimento. “In Italia e in ogni parte del mondo centinaia di migliaia di ragazzi e di famiglie ritrovano la vita e il sorriso grazie all’opera infaticabile di don Pierino Gelmini”, ha detto il deputato di An Maurizio Gasparri, la cui “devozione nei confronti di uno dei pochi eroi civili del nostro tempo è convinta e totale”. L’Udc Luca Volontè ha parlato di “furore anticattolico” e ha invitato il ministro della Giustizia Mastella a inviare degli ispettori nella procura di Terni. Vladimir Luxuria, deputata di Rifondazione Comunista, ha invece chiesto di “non fare assoluzioni preventive” e di non “assolvere una persona indagata per reati così gravi solo perché è un sacerdote”.

    Così le dichiarazioni degli esponenti politici al tempo dell’apertura delle indagini su Gelmini. Maurizio Gasparri era stato il presidente del comitato dei festeggiamenti per gli 80 anni del sacerdote. Silvio Berlusconi, lo abbiamo visto, lo chiama ogni anno per dargli solidarietà. Alle sue vittime, forse, penseranno i giudici, prima di essere investiti dall’ennesima accusa di essere toghe politicizzate che usano le loro funzioni per colpire gli avversari politici. L’assoluzione politica per il prete che ammoniva contro l’invasione dell’Islam ai danni dell’Europa nei convegni di Alleanza Nazionale è invece già stata assicurata.

    Da Giornalettismo.com

  • Berlusconi chiama l’ex prete Gelmini, sotto accusa per pedofilia

    Berlusconi chiama l’ex prete Gelmini, sotto accusa per pedofilia

    Berlusconi chiama l’ex prete Gelmini, sotto accusa per pedofilia
    di Redazione

    Berlusconi e Pierino Gelmini Silvio Berlusconi telefona a (ex don) Pierino Gelmini annunciando polemiche politiche di varia natura. Tutti i media ne parlano. Non tutti i media raccontano che Pierino Gelmini è stato costretto a spretarsi. Che è stato rinviato a giudizio per molestie sessuali nei confronti di minori. Che è uno di quei preti tanto discussi accusati di pedofilia. Che a breve si capirà se sarà condannato dalla magistratura italiana. Nel frattempo il premier, il Tg1, i sodali di Mediaset occultano i fatti. Noi speriamo invece che la rete faccia girare la verità, la diffonda, non la occulti. (ex don) Pierino Gelmini è un personaggio a cui (se confermate le prime risultanze processuali) non affideremmo i nostri figli. Berlusconi vi si affida invece per lanciare messaggi agli italiani. Evidentemente per Silvio la molestia sessuale non è il più grave dei crimini possibili.

    Perché la Chiesa – dei gerarchi e di base – tace? Perché non suggerisce a Berlusconi di cercarsi preti meno chiacchierati a cui telefonare? Forse perché le comunità di Gelmini sono un luogo di raccolta di denaro e di politici di prim’ordine?

    (26 dicembre 2010)

  • Vaticano e Irlanda: vi dice niente?

    Vaticano e Irlanda: vi dice niente?

    Vaticano e Irlanda: vi dice niente?
    Le autorità ecclesiastiche sapevano che Tony Walsh era un prete pedofilo, ma ci misero 16 anni per allontanarlo
    17 dicembre 2010

    Quando in Vaticano si scoprì che Tony Walsh era un prete pedofilo, le autorità ecclesiastiche chiesero al prelato di ritirarsi per almeno dieci anni in un monastero, ma non fecero altro per denunciare il caso o espellere Walsh dalla comunità Cattolica. Le rivelazioni sull’ennesimo caso di pedofilia nella Chiesa in Irlanda sono contenute nel diciannovesimo capitolo del Murphy Report, il rapporto che venne preparato nel novembre del 2009 dalla Commissione d’inchiesta che si occupò dello scandalo dei preti pedofili nel paese.

    Il capitolo in questione non era ancora stato resto noto perché lo scorso anno Walsh era sotto processo. Il 6 dicembre scorso, Tony Walsh è stato condannato a sedici anni di carcere per aver abusato sessualmente di tre minorenni tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta.

    I membri della Commissione che hanno scritto il rapporto criticano le autorità ecclesiastiche e quelle irlandesi per come fu gestito il caso Walsh. Stando alla ricostruzione contenuta nel capitolo, dopo aver constatato che nel corso di 15 anni il prete aveva abusato sessualmente di alcuni minorenni, le massime cariche della Chiesa in Irlanda decisero di spostare il prete in un monastero per evitare possibili nuovi scandali. Preti, canonici, monsignori, vescovi e l’arcivescovo di Dublino erano a conoscenza del problema, spiega la BBC.

    Il tentato stupro di un ragazzino nella toilette di un pub a Dublino nel maggio del 1994 portò infine al suo allontanamento. Walsh cerò di assalire l’adolescente dopo che aveva assistito al funerale di suo nonno, mentre le autorità ecclesiastiche a Roma discutevano su come dovesse essere affrontato il problema. Le indagini sulla sua condotta iniziarono nei primi anni Novanta, ma stando al rapporto Walsh si oppose a tutti i gradi del processo messo in piedi dalla Chiesa.

    Il processo canonico per scomunicare Walsh e spretarlo iniziò nel gennaio del 1992, a quasi un anno di distanza dal momento in cui le autorità ecclesiastiche decisero di procedere contro il prete. La richiesta di ridurre Walsh allo stato laicale fu inviata a Roma nel 1993, ma il prelato fece appello e il Vaticano decise di accogliere le sue promesse. Per ottenere la sua estromissione ci vollero alcune lettere inviate dall’arcivescovo di Dublino direttamente al Papa.

    Walsh fu ridotto allo stato laicale nel 1996 a sedici anni di distanza dalle prime proteste per alcuni casi sospetti di pedofilia. Ottenne una liquidazione pari a diecimila euro, ma continuò a presentarsi in giro come prete.

    Stando alle cifre del rapporto, almeno quaranta persone lamentarono di esser state vittime di abusi sessuali da parte di Walsh. L’arcivescovo di Dublino dal 1972 al 1984, Dermot Ryan, non avrebbe condotto le dovute indagini e gli accertamenti necessari né su Walsh né su altri preti accusati di pedofilia. Nel rapporto si parla anche di condotta «inaccettabile» da parte di due ufficiali di polizia, che nel 1990 e nel 1992 avrebbero ricevuto alcune segnalazioni senza avviare nessuna indagine.

    http://www.ilpost.it/2010/12/17/pedofilia-irlanda-tony-walsh-vaticano/

  • Ordinazione Presbiterale 08/06/1991 Compagnia di Gesù (Gesuiti) (S.I.)

    Ordinazione Presbiterale 08/06/1991 Compagnia di Gesù (Gesuiti) (S.I.)

    Usadi Giovanni Percolla
    Pedofilia, a Roma un gesuita nei guai
    pubblicato il 13 dicembre 2010

    Oggi insegna a Roma, negli anni Settanta avrebbe abusato di un bambino di 14 anni in Usa. Ma lui si difende: “Avevo 17 anni all’epoca, è impossibile che mi accusino”

    mea culpa large msg 120156036938 Pedofilia, a Roma un gesuita nei guaiUn gesuita statunitense che ora insegna liturgia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, padre Keith Pecklers, è stato accusato di molestie sessuali da una presunta vittima negli Stati Uniti.

    LA STORIA – Keith Brennan, che ora ha 48 anni, è stato ascoltato alla commissione per gli affari giurisdizionali del Senato del New Jersey nel quadro di un’indagine sui reati di pedofilia. Gli abusi sarebbero iniziati nel 1976 quando Brennan aveva 14 anni e il futuro sacerdote – all’epoca direttore musicale della parrocchia di St Paul – diciasette. Parlando delle sue esperienze in pubblico per la prima volta, Brennan ha ricordato i quattro anni di abusi sessuali che ha subito da parte del personale della Chiesa, a partire da quelli di Pecklers. Dopo gli abusi del maestro, Brennan ha preso il coraggio a quattro mani e ha confessato tutto al diacono della Chiesa, Thomas Stanford, che per tutta risposta lo ha iniziato all’abuso di alcool e droga e ha abusato a sua volta di lui. “Trentaquattro anni sono passati, ma non ho dimenticato un solo giorno, un singolo dettaglio della mia abuso”, ha detto Brennan.

    23315 125805054113099 4402 n Pedofilia, a Roma un gesuita nei guaiUN GESUITA IMPORTANTE – Pecklers, che è diventato un sacerdote, oggi è un gesuita studioso di primo piano: è professore di Liturgia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha scritto o ha partecipato alla stesura di nove libri, ed è un commentatore abituale degli affari del Vaticano per i media americani: ha affrontato anche il tema dell’abuso sessuale dei preti. Raggiunto telefonicamente dall’NJ in Italia, Pecklers non ha ammesso di aver avuto contatti sessuali con Brennan, ma ha detto che gli abusi non hanno potuto aver luogo perché anche lui all’epoca era un ragazzo. Negli anni Settanta ero studente, io stesso minorenne, per cui sarebbe impossibile essere accusato di questo tipo di cose. Avevo 17 anni, questo è tutto”. Brennan ha dichiarato in una successiva intervista che Pecklers ha iniziato a molestarlo un mese prima di compiere 18 anni, e ha continuato dopo la maggiore età. Soltanto nel 2008, dopo aver sofferto di depressione, ansia, attacchi di panico, disurbi alimentari e con la paura di aver contratto l’Aids, si è deciso a contattare un avvocato e adire le vie legali.

    http://www.giornalettismo.com/archives/103630/pedofilia-un-gesuita-nei-guai/

  • Per un cattolico il sacerdozio non è un diritto né una carica. Dovrebbe essere un servizio.

    Per un cattolico il sacerdozio non è un diritto né una carica. Dovrebbe essere un servizio.

    Infatti, per un cattolico il sacerdozio non è un diritto né una carica. Dovrebbe essere un servizio.

    Ma questo è vero solo in toria, visto che il sacerdozio è il principale strumento per fuggire dai morsi della fame e della miseria nei paesi poveri. Era così anche in Italia fuino alla fine degli anni ’60.

    Ora il sacerdozio è spesso la via di fuga da problemi esistenziali, in particolare dal disagio affettivo. Disagio per la propria omosessualità non accettata o mal vissuto o anche per l’incapacità stabilire normali relazioni affettive on l’altro sesso.

    A volte poi i sacerdoti sono gli scarti della soietà, i non buoni ad altro.

    Poi se uno è stato cacciato da 4 seminari significa che per molti reclutatori non c’era proprio speranza in questi anni di crisi di vocazioni.

    Responsabili della sua mort sono quindi quelli che lo hanno incoraggiato fino a 7 giorni dall’ordinazione.

    http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/201…ere_fango.shtml

    “Polvere e fango
    ai piedi di questo fratello”

    Ai funerali del diacono suicida le aspre parole del vescovo Scanavino

    Orvieto, 3 dicembre 2010 – Lo ha accolto all’ingresso dalla casa del Signore per l’ultima volta come un padre affettuoso, sfidando il vento gelido, e dall’altare ha chiesto perdono a Dio per se stesso, ma anche per una “Chiesa che sta crescendo in tanti suoi esponenti di spicco, ma ha ancora bisogno di crescere nell’amore”.

    È stato uno dei passaggi salienti che il vescovo monsignor Giovanni Scanavino ha scandito a voce ritmata, ieri pomeriggio, celebrando in Duomo le esequie del diacono Luca Seidita, il ventottenne pugliese che si è tolto la vita gettandosi dalla rupe dopo che la Santa Sede si era opposta alla sua ordinazione sacerdotale, già in programma per il 7 dicembre e “benedetta” dallo stesso vescovo contro il parere del Vaticano che non lo riteneva maturo, nè adatto a fare il prete.

    Pur di consentire a don Luca di coronare l’aspirazione della vita, padre Giovanni ha sfidato la Santa Sede e ieri pomeriggio gli occhi delle centinaia di persone presenti in Duomo erano tutte concentrate su di lui per carpirne ogni minima espressione, debolezza o cenno di sfida che fosse.

    Soltanto la solennità del dolore è riuscita a sopire per un’ora, e a malapena, il brusio che, da due giorni, arde come un fuoco sotto la cenere di questa immane tragedia, alimentando un rumore di sottofondo nutrito da illazioni sulla vita personale e le frequentazioni di Luca (il vescovo ha dovuto chiarire di non aver alcun elemento sulla sua presunta omsessualità), ma anche sui veleni che sarebbero sparsi da tempo all’interno della Curia orvietana, con alcuni prelati inclini a non disdegnare qualche passo falso del vescovo pur di metterlo in cattiva luce a Roma o, addirittura, disponibili a far trapelare qualche parola di sbieco e tutt’altro che benevole verso il loro pastore.

    Maldicenze, piccinerie, bassezze che il vescovo stesso ha voluto scacciare come mercanti dal tempio. “Chiediamo perdono per la polvere e il fango che sono stati gettati ai piedi di questo fratello”, ha invocato monsignor Scanavino. Ma a sentirsi in colpa per non aver saputo proteggere fino in fondo il fragile Luca è soprattutto il vescovo, che ha implorato anche “perdono a Dio per non essere stato in grado io, suo padre affettuoso, di parargli questo colpo”.

    La celebrazione in cattedrale è stata voluta fortemente da Scanavino come una sorta di compensazione di quella festa per l’ordinazione a cui il ragazzo nato in un paesino della Puglia e che aveva da poco perso il padre, non avrebbe avuto modo di vivere e gustarsi.

    E mentre il vescovo scoppia in lacrime davanti a tutti, viene in mente la semplice frase che amava ripetere madre Teresa, ma che in troppi avevano dimenticato parlando per mesi di don Luca e della sua vita: “Se giudichi gli altri, in verità non hai tempo per amarli”.

    CLAUDIO LATTANZI

    Cristianesimo e suicidio del diacono Luca Seidita Stampa E-mail

    Pontifex.RomaI giornali hanno dato ampio spazio al suicidio del diacono a cui era stata sospesa l’ordinazione sacerdotale. Ho conosciuto personalmente don Luca Seidita pochi mesi fa a Napoli, i miei amici padri Agostiniani del Vomero mi avevano invitato qualche giorno da loro perché il vescovo di Orvieto mons Giovanni Scanavino che è un agostiniano del loro ordine si recava nella loro parrocchia a fare le cresime. In quell’occasione conobbi don Luca che era segretario vescovile, cerimoniere e autista dell’alto prelato. Parlai a lungo con don Luca che mi dette anche il suo numero di cellulare invitandomi ad Orvieto alla sua ordinazione sacerdotale. Ho dei ricordi meravigliosi di quei giorni perché mons. Scanavino è una persona amabilissima e di grande intelligenza e cultura e ci fece molto ridere con le barzellette che ci raccontava in un modo molto arguto e ricordo don Luca come un giovane assai simpatico. Non sapevo che Luca avesse avuto un iter …

    … tormentato per arrivare al sacerdozio a causa di sue difficoltà nello studio ma certamente posso categoricamente escludere che avesse problemi di omosessualità come qualche cattiva lingua ha messo in giro, anche perché i “gay” si riconoscono facilmente…

    D’altro canto anche il povero mons. Martinelli ammazzato in Turchia era stato falsamente accusato di ciò…indubbiamente l’accusa di essere pedofili o omosessuali è una calunnia molto frequente nei riguardi del clero cattolico ed è quasi impossibile che un prete oggi non sia toccato da tale calunnia…. Certamente se mons. Scanavino sapeva che c’erano problemi per l’ordinazione di Luca avrebbe fatto bene prima a chiarirli con i dicasteri romani e poi a dare, una volta risolti, una data di ordinazione in modo da evitare la tragedia dell’annullamento della data di ordinazione con la conseguente vergogna..

    Comunque don Luca che si è suicidato per l’annullamento della data di ordinazione voluta dal Nunzio Apostolico in Italia ( il Papa non c’entra niente e non interviene neppure nelle ordinazioni dei vescovi…) era stato duramente provato psicologicamente per la morte del padre poche settimane fa e nella lettera ha chiesto perdono a Dio per questo gesto che il Vangelo non tollera e ha chiesto preghiere per la sua anima. Per il cristianesimo: la vita umana è preziosissima ed il suicidio è un atto gravemente malvagio; Dio non è una divinità lontana, bensì una Persona amorevole a cui chi soffre può rivolgersi, chiedere conforto, ascolto, ecc. Cristo per infinito amore ha patito le più atroci sofferenze fino alla morte in croce.

    E’ un Uomo-Dio che, per redimerci, assume su di sé liberamente la sofferenza, offre il dorso ai flagellatori, si sdraia sulla croce ed offre se stesso come modello di uomo sofferente e come compagno. Così, noi cristiani sappiamo che la nostra sofferenza è feconda e dunque possiamo sopportarla: la nostra sofferenza ci fa partecipare alla redenzione operata da Cristo in nostro favore (la redenzione da lui operata sulla croce, infatti, non giova affatto a Dio, bensì all’uomo, ha il fine di riscattarlo dal male); la sofferenza può essere da noi offerta per il bene di coloro che amiamo; in Cristo abbiamo un modello ed un compagno, che ci insegna a rendere feconda la sofferenza.

    Don Luca oggi che ti faranno i funerali ad Orvieto celebrerò qui a Campagna nella mia parrocchia di Santa Maria La Nova la santa messa in suffragio per te..

    Caro Luca Riposa in Pace!

    Don Marcello Stanzione

  • Abusa di un dodicenne in ascensore arrestato adepto setta di pedofili

    Abusa di un dodicenne in ascensore arrestato adepto setta di pedofili

    Francisco J. Rodriguez Ocampo è stato riconosciuto e inseguito da due amici della vittima. Catturato in metrò

    ROMA – Lo hanno riconosciuto. Si sono accertati che fosse proprio lui guardandolo dall’altro lato della strada. Poi hanno avvisato la polizia ed hanno cominciato a seguirlo.

    Il «mostro» camminava avanti a loro e dopo un po’, resosi conto di essere seguito, si è messo a correre. Ma è stato preso.

    E’ avvenuto così, grazie all’intervento di due ragazzi romani, l’arresto di un pedofilo. La polizia lo ha preso dopo che i due giovani lo avevano bloccato nei sotterranei della metropolitana nella stazione di piazza Vittorio.

    GIA’ CONDANNATO IN ARGENTINA – In manette è finito Francisco Javier Rodriguez Ocampo, 41 anni, argentino, indagato per violenza su un minore. L’uomo è sospettato di aver abusato di un ragazzino 12enne dopo averlo bloccato in un ascensore. Ocampo è un personaggio noto agli investigatori della sezioni minori della Squadra mobile perchè sospettato di far parte di una «setta di pedofili».
    Il 41 enne era stato già condannato in Argentina alla pena di 10 anni per corruzione di minori. L’uomo, inoltre, è oggetto di varie segnalazioni all’Interpol. Nel giugno 2010 anche la polizia francese aveva avviato un’indagine nei suoi confronti, sempre per pedofilia, dopo la denuncia effettuata dalla madre di un minore.

    CACCIA ALL’UOMO – Qualche giorno fa l’uomo è stato riconosciuto da un ragazzo e una ragazza amici della sua ultima vittima, un dodicenne che aveva raccontato a genitori e nonni di essere stato pesantemente molestato da uno sconosciuto nell’ascensore di casa sua. Poiché Ocampo stazionava spesso nei pressi dell’abitazione della vittima, era stato riconosciuto e segnalato a tutti i conoscenti come persona pericolosa: per questo i giovani romani lo hanno riconosciuto e inseguito, aiutati da un terzo amico, non senza aver prima avvertito la polizia e, poco dopo, anche una pattuglia di carabinieri che stazionava nei pressi di piazza Vittorio, all’Esquilino.
    La caccia all’uomo dei due ragazzi, seguiti dagli agenti di polizia – che volevano evitare che i giovani venissero a loro volta aggrediti dal ricercato -, è durata una decina di minuti. Il pedofilo è stato fermato dagli uomini della squadra mobile e condotto in commissariato. Dai computer della polizia è poi risultato che su Rodriguez Ocampo pendevano gravi indizi di colpevolezza e l’argentino è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto, poi convalidato.

    Redazione online
    11 ottobre 2010

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/10_ottobre_11/abusa-minore-ascensore-arrestato-1703924792249.shtml

  • Mons. Babini: “meglio preti pedofili che preti gay”

    Mons. Babini: “meglio preti pedofili che preti gay”

    Torna agli onori della cronaca mons. Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto, e ci ritorna con dichiarazioni rilasciate anche questa volta al sito Pontifex. Diventato famoso a livello internazionale per aver definito “campagna sionista” le critiche formulate nei confronti della Chiesa per la gestione dei casi dei religiosi pedofili (cfr. Ultimissima dell’11 aprile), Babini propone ora l’ergastolo per i preti gay, perché l’omosessualità, dice, è “una vera perversione contro natura”. Anzi, precisa, “l’omosessualità in un prete, se tradotta in pratica depravata, é addirittura più grave della pedofilia, si tratta di uomini viziosi e perversi, che si sono abbandonati a oscene pratiche contro natura”. Il prelato sostiene del resto che, se gli fosse capitato un prete pedofilo, non lo avrebbe denunciato, ma avrebbe cercato di redimerlo. “Una volta queste cose non avvenivano”, commenta infine con un tocco di nostalgia: “in altre epoche i preti gay finirebbero in gattabuia”.

    Mons. Babini: “meglio preti pedofili che preti gay”